Giacinto Butindaro

Domande e Risposte

Volume 1

PRESENTAZIONE

Roma, Febbraio 2006

Cari fratelli e sorelle, in questo libro ho raccolto tutte le domande, con le relative risposte da me scritte, presenti sul nostro sito internet www.lanuovavia.org all’8 Marzo 2005.

Le domande riguardano molti argomenti, quali la salvezza, la morale, l’ornamento esteriore della donna, il matrimonio, e così via. La maggior parte di esse sono domande che mi sono state fatte personalmente (a voce o tramite lettera elettronica) sia da credenti che da persone che ancora non sono credenti, mentre il resto delle domande sono domande che so che vengono fatte dai credenti o dalle persone del mondo.

Fiducioso che questo mio libro vi sarà utile nel Signore, vi saluto nel Signore.

La grazia del Signore sia con voi

Giacinto Butindaro

P,s. Faq sta per Frequently Asked Question che significa ‘Domanda Fatta Frequentemente’

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ADES

1. Ma il fuoco dell'Ades è metaforico o letterale?

Da quello che ha detto Gesù Cristo esso è letterale; si tratta però di un fuoco non attizzato da mano d'uomo come è scritto nel libro di Giobbe (cfr. Giob. 20:26)

Ma vediamo ora quanto ha detto Gesù sull'Ades quando ha parlato della storia del ricco e di Lazzaro. "Or v’era un uomo ricco, il quale vestiva porpora e bisso, ed ogni giorno godeva splendidamente; e v’era un pover’uomo chiamato Lazzaro, che giaceva alla porta di lui, pieno d’ulceri, e bramoso di sfamarsi con le briciole che cadevano dalla tavola del ricco; anzi perfino venivano i cani a leccargli le ulceri. Or avvenne che il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno d’Abramo; morì anche il ricco, e fu seppellito. E nell’Ades, essendo ne’ tormenti, alzò gli occhi e vide da lontano Abramo, e Lazzaro nel suo seno; ed esclamò: Padre Abramo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a intingere la punta del dito nell’acqua per rinfrescarmi la lingua, perché son tormentato in questa fiamma. Ma Abramo disse: Figliuolo, ricordati che tu ricevesti i tuoi beni in vita tua, e che Lazzaro similmente ricevette i mali; ma ora qui egli è consolato, e tu sei tormentato. E oltre a tutto questo, fra noi e voi è posta una gran voragine, perché quelli che vorrebbero passar di qui a voi non possano, né di là si passi da noi. Ed egli disse: Ti prego, dunque, o padre, che tu lo mandi a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli, affinché attesti loro queste cose, onde non abbiano anch’essi a venire in questo luogo di tormento. Abramo disse: Hanno Mosè e i profeti; ascoltin quelli. Ed egli: No, padre Abramo; ma se uno va a loro dai morti, si ravvedranno. Ma Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i profeti, non si lasceranno persuadere neppure se uno dei morti risuscitasse" (Luca 16:19-31). Come si può vedere in questa storia, il ricco che si trovava nell'Ades era tormentato da una fiamma ed a motivo di questo tormento voleva che gli si rinfrescasse la lingua con dell'acqua. Se quell'uomo dunque parlò di fiamma vuol dire che si trovava avvolto da del fuoco. Che sia così, cioè che le anime nell'Ades si trovino in mezzo a del fuoco che fa loro patire sofferenze terribili è stato confermato da tutti quei fratelli che Dio ha voluto vedessero l'Ades. Le loro parole sono eloquenti; nell'Ades c'è il fuoco.

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2. Ma l'Ades dove si trova?

L'Ades o soggiorno dei morti si trova sotto terra, a grande profondità. Questo lo si deduce da queste parole che Dio disse contro il principe di Tiro: "Allora ti trarrò giù, con quelli che scendon nella fossa, fra il popolo d’un tempo, ti farò dimorare nelle profondità della terra, nelle solitudini eterne, con quelli che scendon nella fossa, perché tu non sia più abitata; mentre rimetterò lo splendore sulla terra de’ viventi" (Ez. 26:20), e contro Faraone, re d'Egitto: "Così è avvenuto affinché gli alberi tutti piantati presso alle acque non sian fieri della propria altezza, non sporgan più la vetta fra il folto de’ rami, e tutti gli alberi potenti che si dissetano alle acque non persistano nella loro fierezza; poiché tutti quanti son dati alla morte, alle profondità della terra, assieme ai figliuoli degli uomini, a quelli che scendono nella fossa. Così parla il Signore, l’Eterno: Il giorno ch’ei discese nel soggiorno de’ morti, io feci fare cordoglio; a motivo di lui velai l’abisso, ne arrestai i fiumi, e le grandi acque furon fermate; a motivo di lui abbrunai il Libano, e tutti gli alberi de’ campi vennero meno a motivo di lui. Al rumore della sua caduta feci tremare le nazioni, quando lo feci scendere nel soggiorno de’ morti con quelli che scendono nella fossa; e nelle profondità della terra si consolarono tutti gli alberi di Eden, i più scelti e i più belli del Libano, tutti quelli che si dissetavano alle acque. Anch’essi discesero con lui nel soggiorno de’ morti, verso quelli che la spada ha uccisi: verso quelli che erano il suo braccio, e stavano alla sua ombra in mezzo alle nazioni. A chi dunque somigli tu per gloria e per grandezza fra gli alberi d’Eden? Così tu sarai precipitato con gli alberi d’Eden nelle profondità della terra; tu giacerai in mezzo agl’incirconcisi, fra quelli che la spada ha uccisi. Tal sarà di Faraone con tutta la sua moltitudine, dice il Signore, l’Eterno" (Ez. 31:14-18).

I credenti a cui Dio ha permesso di vedere l'Ades hanno tutti confermato queste parole.

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3. C’è differenza tra l’Ades e la Geenna?

Sì, c’è differenza quantunque siano ambedue dei luoghi di tormento destinati agli empi.

L’Ades è la dimora temporanea degli empi dopo morti, infatti è qua che essi scendono con la loro anima subito dopo morti (cfr. Luca 16:22-24) in attesa della resurrezione di giudizio.

La Geenna invece è il luogo dove gli empi saranno gettati con il loro corpo una volta risorti e giudicati; questo luogo è chiamato anche ‘fuoco eterno’ (Matt. 18:8-9; 25:41), e ‘stagno ardente di fuoco e di zolfo’ e ‘morte seconda’ (Apoc. 20:15; 21:8). A proposito di questa ultima definizione diciamo che quando Gesù disse: “In verità, in verità vi dico che se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte” (Giov. 8:51), si riferiva proprio a questa morte, la seconda, e non alla morte fisica, che è la prima, tanto è vero che Paolo, Pietro e tutti gli altri apostoli videro la prima morte.

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4. Se l'inferno si trova nella profondità della terra, quando il Signore creerà nuovi cieli e nuova terra, facendo sparire le cose vecchie, dove sarà questo luogo di tormento?

Nell'Apocalisse leggiamo che alla fine del millennio, quando il rimanente dei morti risorgerà, l'Ades (quello che chiamiamo inferno e che si trova nel cuore della terra) sarà gettato nello stagno di fuoco (cfr. Apoc. 20:14) che è il fuoco eterno nel quale saranno gettati il diavolo, i suoi angeli, e tutti i peccatori che risorgeranno (cfr. Apoc. 20:11-15). Devi quindi tenere presente che quando Dio distruggerà questo cielo e questa terra per crearne al loro posto degli altri che saranno eterni, prenderà l'Ades o il soggiorno dei morti (l'inferno), che prima di essere gettato nel fuoco eterno sarà svuotato dei suoi morti che risorgeranno e compariranno davanti a Dio per essere giudicati e condannati, e lo getterà nel fuoco eterno. Quindi l'Ades e il fuoco eterno sono due luoghi di tormento differenti; il primo è temporaneo nel senso che vi scendono le anime dei peccatori fino alla resurrezione, il secondo è eterno e riceverà tutti i peccatori alla resurrezione di giudicio e in quest'ultimo sarà gettato l'Ades. Spero che tu abbia capito bene.

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5. L’inferno è stato creato prima che Adamo peccasse?

Se per inferno intendi il fuoco eterno, ossia lo stagno ardente di fuoco e di zolfo, dove saranno gettati il diavolo, i suoi angeli, l’anticristo e tutti gli empi, io personalmente ti rispondo affermativamente, perché Gesù quando in quel giorno caccerà via lungi da lui gli empi (quelli che porrà alla sua sinistra) dirà loro: "Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato pel diavolo e per i suoi angeli!" (Matt. 25:41). Il fatto che il fuoco eterno sia stato preparato per il diavolo e i suoi angeli, ci fa capire che esso fu preparato prima che Adamo peccasse perché la ribellione del diavolo e dei suoi angeli risale a tempo prima dell’entrata del peccato nel mondo per mezzo di Adamo.

Se invece per inferno intendi l’Ades che è il luogo sotterraneo dove vanno le anime degli empi, e a cui il nome ‘inferno’ si addice di più perché inferno significa ‘luogo di sotto’, sono propenso a collocare la sua creazione quando fu fondata la terra o al massimo dopo che Adamo peccò.

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ADI (ASSEMBLEE DI DIO IN ITALIA)

1. Ho sentito dire a Francesco Toppi durante una predicazione mandata in onda su RadioEvangelo: 'Dio non è un Dio di vendette, Dio è un Dio d'amore'; è vero?

Innanzi tutto va detto che questa sua dichiarazione è confermata da queste parole che lui ha scritto nel suo libro A domanda risponde: "L'idea di un Dio vendicatore, pronto a giudicare e a condannare, è prettamente umana ed è retaggio di una concezione superstiziosa e pagana. Essa rivela l'assoluta ignoranza di chi non conosce il proprio Creatore e Salvatore' (Francesco Toppi, A domanda risponde, vol. 2, Roma 1993, pag. 186).

In secondo luogo va detto che questo è falso perché il nostro Dio, il Padre del nostro Signore Gesù Cristo, è anche un Dio di vendette in altre parole Egli è anche un vendicatore. Questo è quello che la Scrittura attesta in maniera chiara. Ma rivolgiamoci subito alla Scrittura per vedere quando essa definisce Dio un Dio di vendette.

Partiamo dall’Antico Testamento. Dio dice nella legge: "A me la vendetta e la retribuzione, quando il loro piede vacillerà!’ Poiché il giorno della loro calamità è vicino, e ciò che per loro è preparato, s’affretta a venire" (Deut. 32:35), ed anche: "… farò vendetta de’ miei nemici e darò ciò che si meritano a quelli che m’odiano" (Deut. 32:41). Mosè dice dunque: "Nazioni, cantate le lodi del suo popolo! poiché l’Eterno vendica il sangue de’ suoi servi, fa ricadere la sua vendetta sopra i suoi avversari, ma si mostra propizio alla sua terra, al suo popolo" (Deut. 32:43). Ci sono molti altri passi dell’Antico Patto che in una maniera o l’altra parlano del fare vendetta da parte di Dio; tra di essi voglio solo citare questo scritto nel libro del profeta Nahum: "L’Eterno è un Dio geloso e vendicatore; l’Eterno è vendicatore e pieno di furore; l’Eterno si vendica dei suoi avversari, e serba il cruccio per i suoi nemici" (Nahum 1:2), e quest’altro scritto nei Salmi: "O Dio delle vendette, o Eterno, Iddio delle vendette, apparisci nel tuo fulgore!" (Sal. 94:1).

Veniamo ora al Nuovo Testamento: ci sono due passi in particolare che attestano la medesima cosa, e cioè che Dio è un vendicatore, il primo è il seguente e fa parte di un discorso di Gesù: "Quando vedrete Gerusalemme circondata d’eserciti, sappiate allora che la sua desolazione è vicina. Allora quelli che sono in Giudea, fuggano a’ monti; e quelli che sono nella città, se ne partano; e quelli che sono per la campagna, non entrino in lei. Perché quelli son giorni di vendetta, affinché tutte le cose che sono scritte, siano adempite. Guai alle donne che saranno incinte, e a quelle che allatteranno in que’ giorni! Perché vi sarà gran distretta nel paese ed ira su questo popolo. E cadranno sotto il taglio della spada, e saran menati in cattività fra tutte le genti; e Gerusalemme sarà calpestata dai Gentili, finché i tempi de’ Gentili siano compiuti" (Luca 21:20-24). Il secondo passo si trova nella prima epistola di Paolo ai Tessalonicesi e dice: "Perché questa è la volontà di Dio: che vi santifichiate, che v’asteniate dalla fornicazione, che ciascun di voi sappia possedere il proprio corpo in santità ed onore, non dandosi a passioni di concupiscenza come fanno i pagani i quali non conoscono Iddio; e che nessuno soverchi il fratello né lo sfrutti negli affari; perché il Signore è un vendicatore in tutte queste cose, siccome anche v’abbiamo innanzi detto e protestato" (1 Tess. 4:3-6).

Come dunque si può constatare la Scrittura attesta in maniera eloquente e potente che il nostro Dio è un vendicatore che fa quindi le sue vendette. Ma d’altronde, se non fosse così, come potrebbe la stessa Scrittura affermare che Dio è giusto? Non potrebbe, quindi la vendetta si rende necessaria a Dio per manifestare la sua giustizia che è eccelsa. Siamo contenti di avere un Dio vendicatore, oltre che pietoso e misericordioso; siamo contenti perché sappiamo che lui ci farà giustizia dei torti che riceviamo sia da parte di credenti che di non credenti facendo ricadere il male sopra chi lo ha fatto. Certo, Dio dà talvolta a chi fa torto anche il tempo di pentirsi; ma una cosa è certa, se egli non si pente il giudizio di Dio gli piomberà addosso.

Nessuno si illuda, Dio vendica sia credenti che increduli da ogni torto che subiscono. Egli è il Giusto, a Lui sia la gloria ora e in eterno. Amen.

Ma c'è qualcosa d'altro che è necessario dire in questa occasione, e cioè che oggi molti predicatori amano presentare solo alcune virtù di Dio, e precisamente il suo amore, la sua bontà, la sua fedeltà, la sua misericordia e la sua compassione, tralasciando volontariamente di parlare della sua giustizia che si manifesta con le sue vendette, che spesso sono immediate come nel caso di Anania e Saffira che per avere mentito allo Spirito Santo furono fatti morire immediatamente (cfr. Atti 5:1-11), e come nel caso del re Erode che quando i Tiri e i Sidoni cominciarono a gridare: 'Voce di un dio, e non d'un uomo' fu colpito all'istante da un angelo del Signore perché non aveva dato a Dio la gloria e morì roso dai vermi (cfr. Atti 12:20-23). Ovviamente lo scopo è quello di non spaventare l'uditorio; i credenti non devono essere presi dal timore di Dio, non devono tremare al solo pensiero che Dio li può punire immediatamente, anche con la morte se lo decreta, per dei loro misfatti, per le loro ribellioni, per la loro caparbietà di cuore. No, i credenti devono pensare solo all'amore di Dio, alla sua compassione, alla sua misericordia! E così i credenti che ascoltano costoro si fanno un'idea di Dio tutta loro personale, che riflette quella del loro pastore che amano ascoltare. E ovviamente quando costoro che sono abituati a sentire parlare solo dell'amore di Dio e della sua misericordia incontrano un credente che parla anche delle vendette di Dio, allora costui passa per un credente superstizioso, paganizzato da chissà quale idea! Fratelli, nessuno vi seduca con i suoi vani ragionamenti; investigate diligentemente le Scritture e vedrete da voi stessi che Dio è un vendicatore.

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2. Devo solo, per correttezza nei vostri confronti e per amore di franchezza, esprimervi il mio sereno disaccordo su una domanda letta nella sezione Domande e Risposte, in particolare quella alla voce A.D.I. Le mie perplessità sono essenzialmente due: 1) La domanda posta mette in evidenza una frase tratta da una predica, estrapolandola totalmente dal proprio contesto. Anche la citazione dal libro ‘A domanda risponde’ non tiene conto che essa è parte di una risposta a una domanda, tra l'altro non riportata, con la quale si voleva mettere in evidenza che l'aspetto di Dio a cui dobbiamo guardare con maggiore fiducia, è il Suo amore, che consente a chiunque si pente, si ravvede e crede in Cristo di ottenere salvezza, indipendentemente dalla gravità delle proprie colpe. Penso che ogni testo fuori dal proprio contesto possa lasciare il campo a qualunque interpretazione. Non so se la persona che ha posto la domanda abbia provato a chiedere direttamente al fratello Toppi la spiegazione di questa frase, se non l'ha fatto penso che ha commesso un errore a chiedere a un altro (con tutto il rispetto e la stima fraterna) prima di chiedere al diretto interessato. Non conosco la predica in oggetto, ma più volte ho sentito il fratello Toppi predicare che chi non si converte dalla propria vita di peccato, soffrirà per l'eternità pene reali in un luogo eternamente separato da Dio il quale farà vendetta di tutte le iniquità che gli uomini hanno commesso garantendo una Giustizia perfetta a seguito di un Giudizio insindacabile. Questo per sottolineare che certamente il fratello Toppi non rifiuta l'idea che Dio è un Dio di vendette (e come potrebbe, i testi riportati nella vostra risposta sono magistralmente chiari), probabilmente (l'avverbio deriva dal fatto che non ho parlato direttamente con Toppi e posso quindi solo fare una deduzione sulla scorta della mia conoscenza che ho di lui) voleva mettere in evidenza, e in tal caso concordo pienamente con lui, che la caratteristica più importante e a cui l'uomo deve guardare con piena fiducia è l'Amore di Dio, anche se c'è da parte di ognuno di noi la consapevolezza che chi rigetterà tale amore, rifiutandone il frutto più glorioso, l'opera e la persona di Cristo Gesù, non potrà far altro che subire un giudizio dal quale scaturirà un verdetto di colpevolezza seguito da una pena eterna. 2) Non sono d'accordo con la scelta del titolo di questa domanda, A.D.I. Per chi non conosce questo movimento, del quale tutto si può dire tranne che rifiuta la dottrina del Giudizio di Dio, potrebbe sembrare che esso rifiuta la realtà biblica della punizione divina e della giustizia divina: ciò non è assolutamente vero. Inoltre riporto queste parole: ‘No, i credenti devono pensare solo all'amore di Dio, alla sua compassione, alla sua misericordia! E così i credenti che ascoltano costoro si fanno un'idea di Dio tutta loro personale, che riflette quella del loro pastore che amano ascoltare. E ovviamente quando costoro che sono abituati a sentire parlare solo dell'amore di Dio e della sua misericordia incontrano un credente che parla anche delle vendette di Dio, allora costui passa per un credente superstizioso, paganizzato da chissà quale idea! Fratelli, nessuno vi seduca con i suoi vani ragionamenti; investigate diligentemente le Scritture e vedrete da voi stessi che Dio è un vendicatore’. Caro scrittore, mi viene un dubbio, ma hai mai ascoltato più prediche di diversi pastori A.D.I.? Mi sembrerebbe strano se tu, avendone ascoltato una sola sull'Amore di Dio, o peggio ancora, non avendone ascoltata mai una (spero di no e che non sia tutto partito solamente da quella domanda), penseresti che essi sostengono che Dio è un vecchio barbuto bonaccione che un giorno perdonerà tutto dispensando fiori e pacche sulle spalle. Se lo pensi devo dirti che sei in errore, non abbiamo mai sostenuto una tale cosa. Dovresti venire nella mia comunità e sentire alcuni passaggi del pastore sulle pene eterne che a volte ti fanno saltare dal banco. L'accostamento della domanda al nome A.D.I. mi sembra quasi come andare al ristorante, leggere male il menù, uscire senza mangiare dicendo poi che il cibo non era buono. Ti saluto augurandomi che tu apprezzi questo chiarimento che ho sentito di dover dare, sperando che tutto sia nato solamente da una tua parziale conoscenza delle dottrine predicate dal fratello Toppi, e più in generale dai pastori delle A.D.I. Dio vi benedica

Vorrei dirti alcune poche cose, la prima cosa è che in quella mia risposta non ho per nulla attribuito nè a Toppi e neppure alle ADI la dottrina che Dio alla fine perdonerà tutti e non condannerà nessuno alle pene eterne. Sarei uno stolto se lo avessi fatto perchè so perfettamente quello che i pastori delle ADI insegnano a riguardo della salvezza, del giudizio eterno e delle pene eterne. Io lo so che nelle ADI viene insegnato che coloro che non si saranno ravveduti e non avranno creduto nel Signore saranno puniti per l'eternità. Anche se devo dirti a proposito del giudizio di Dio contro i peccatori dopo morti, che mi lascia alquanto perplesso quello che viene insegnato nelle ADI a proposito del fuoco dell'inferno che viene definito metaforico e non letterale (Toppi e tanti altri lo dicono, non so tu). In sostanza, nelle ADI viene insegnato che il fuoco dell'inferno, vedi per esempio il fuoco di cui parlò Gesù nella storia del ricco e del Lazzaro, non è un vero fuoco!!! Ho sentito personalmente io Francesco Toppi fare simili affermazioni durante una sua predicazione messa in onda su RadioEvangelo!! E quindi, anche il fuoco eterno di cui si parla nell'Apocalisse non è un vero fuoco!! Ma c'è altro da dire, e che a quanto pare nelle ADI c'è chi pensa che anche l'oro della Nuova Gerusalemme non sia da intendere letteralmente ma solo in maniera metaforica: mio fratello molti anni fa poco dopo che si convertì si trovò al funerale di un credente e stando vicino ad un famoso pastore delle ADI, non immaginando minimamente quello che costui gli avrebbe detto di lì a poco, cominciò nella sua semplicità a dirgli: 'Il fratello adesso cammina per strade d'oro, tocca il muro di diaspro ecc.!', ed ecco la risposta del pastore delle ADI: 'Rimarrei molto deluso se le cose fossero così!' e poi gli disse altre cose che nella sostanza si possono riassumere in questa frase: 'Le cose stanno scritte così solo per far capire ma non sono realmente così!' al che mio fratello aprì la bocca e gli disse: "Quel che è scritto è scritto!'. Mio fratello rimase a dir poco stupefatto di quelle affermazioni, e la stessa cosa dicasi dei miei genitori e di me che però a quel funerale non ero presente!! A proposito pensi anche tu che il fuoco dell'Ades e quello dello stagno ardente di fuoco e di zolfo, e l'oro della Nuova Gerusalemme, non siano da intendersi letteralmente ma solo in maniera metaforica? Vorrei una tua risposta a tale riguardo. E proprio assurdo pensare e dire simili cose sia riguardo al fuoco dell'inferno che all'oro della Nuova Gerusalemme!! Ma perchè il fuoco dell'Ades e quello della Geenna sono diventati tutto di un botto metaforici? Evidentemente per non spaventare troppo i peccatori. Non so nella tua comunità quello che viene insegnato e detto a riguardo, certo è però che in tante comunità delle ADI queste sono cose che vengono dette e insegnate. Il serpente è veramente sempre all'opera!!!

Ma veniamo ora alla mia risposta che hai letto sul sito. Ma l'hai letta attentamente? Quello che di falso ho attribuito a Toppi è questo e cioè la negazione che Dio sia pronto a giudicare e a condannare, e la cosa è differente. Ascolta le sue parole: 'L'idea di un Dio vendicatore, pronto a giudicare e a condannare, è prettamente umana ed è retaggio di una concezione superstiziosa e pagana. Essa rivela l'assoluta ignoranza di chi non conosce il proprio Creatore e Salvatore' (Francesco Toppi, A domanda risponde, vol. 2, Roma 1993, pag. 186). Ma cosa ci vuole a capire queste parole così chiare? Rimango veramente meravigliato nel sentirti parlare in quella maniera. Ma torniamo al punto capitale delle cose; la Scrittura insegna che Dio punisce ANCHE qui e ora i caparbi, i ribelli, i peccatori, l'esempio del re Erode e di Anania e Saffira, nel Nuovo Testamento, sono estremamente chiari. Perchè allora questo non viene detto e predicato dai pulpiti? Perchè non viene detto che Dio fa morire dei credenti ancora oggi perchè amano mentire? Sì, la menzogna è molto diffusa nelle Chiese, e a capo di questi amanti della menzogna ci sono tanti pastori che con la loro lingua usano frode!!! La doppiezza anche, e ripeto anche, nelle ADI è all'ordine del giorno, noi ne abbiamo le prove inequivocabili!! Pastori che dicono una cosa, e un minuto dopo la rinnegano e ti accusano di averli capiti male, di averli fraintesi!! Pastori che privatamente dicono una cosa e pubblicamente un altra! Ma Dio è giusto e a suo tempo punisce questi amanti della menzogna!! Ah, sì al locale di culto, tutti dicono che bisogna dire la verità, che Dio ama la sincerità di cuore, ma fuori dal locale di culto, la Parola di Dio è calpestata, disprezzata, non esiste. Sono duro e crudo, lo so, ma le cose stanno così. Degli scandali perpetrati da questi pastori oramai la lista è lunghissima!! Ma proseguiamo; perchè non viene detto che Dio punisce coloro che pensano di potere scoprire la loro nudità andando a mettersi mezzi nudi al mare per prendersi la tintarella? Perchè non viene predicato in mezzo alle ADI che dato che il nostro corpo è il tempio dello Spirito Santo esso non può essere profanato andando a scoprirlo sulle spiagge dei mari? Perchè? Forza, rispondimi. Ti pare un comportamento sano quello di portare tua moglie o tua figlia al mare e farla mettere in mutande e reggiseno davanti agli occhi di tutti coloro che sono lì presenti??? E magari al locale di culto le fai andare con la gonna lunga, e dici loro che devono vestirsi in maniera vereconda e modestia per onorare la sana dottrina!!! Che ipocrisia, che inganno, che contraddizione!! E dove avviene tutto ciò? Strano ma vero, in mezzo alle chiese pentecostali, comprese le comunità delle ADI. Ma che significa che ognuno di noi deve possedere il proprio corpo in santità ed onore non dandosi a passioni di concupiscenza come fanno i pagani perchè Dio è un vendicatore in tutte queste cose (cfr. 1 Tessalonicesi 4:4-6)? Nella pratica che significa tutto ciò? Te lo dico io se ancora non lo hai capito, e cioè che coloro che pensano sia una cosa giusta andare al mare a mettersi mezzi nudi, a contemplare la nudità altrui, per contaminarsi a piene mani, saranno puniti da Dio, lui sa come e quando farlo, ma lo fa, e qui, adesso. Allora, fratello, vengono dette queste cose nella tua comunità? se vengono dette sono contento, ma se anche nella tua comunità, con il pastore in testa ve ne andate a prendere la tintarella con le vostre mogli, le vostre figlie, le vostre sorelle e madri, sappiate che vi attirate l'ira di Dio che non lascerà impunita questa vostra passione ingannatrice e di concupiscenza. Tu forse mi dirai: 'Ma che vai dicendo, fratello?' Ma non ti pare di esagerare?' No, non mi pare proprio. Le cose purtroppo stanno così anche nelle ADI. Una volta anche nelle ADI chi si permetteva di andare a mettersi mezzo nudo al mare, veniva subito ammonito; ora invece lo si fa testimoniare liberamente per dire ai fratelli che sulla spiaggia del mare le benedizioni di Dio erano abbondanti! Loro vanno nelle tende dei peccatori, vanno a divertirsi, vanno a pascersi lo sguardo della nudità altrui e si contaminano, e poi vengono fatti testimoniare e tutti alla fine dicono: 'Amen!', il che significa che tutti sono d'accordo. Non c'è niente di male!!! Ma il male c'è, ma loro sono ciechi e non lo vedono. Ma io dico a costoro che Dio è santo ed è un vendicatore, e si vendica di quei credenti che si abbandonano anche a questa concupiscenza. Allora, fratello, vengono rivolte queste esortazioni nelle ADI? Per ciò che ne so, no. Anzi, ti posso dire che coloro che le rivolgono o si permettono di rivolgerle, sono attaccati in maniera violenta, disprezzati, calunniati, dai credenti, da Varese ad Agrigento, ANCHE nelle ADI è purtroppo così. I credenti ribelli e caparbi vogliono sentire parlare sempre della benignità e delle compassioni di Dio, e sono accontentati abbondantemente. Ma chi li avverte delle vendette di Dio? I pastori delle ADI? A me non pare, forse ce ne sarà qualcuno che io non conosco che dice queste stesse cose che dico io, ma in linea generale i credenti non vengono assolutamente messi in guardia dalle vendette di Dio che si abbatteranno su di loro a motivo di questa loro condotta indegna e ribelle.

Ecco perchè l'idea di un Dio vendicatore pronto a giudicare non è per nulla presentata ai credenti dai pastori delle ADI, perchè in primo luogo essi stessi che dovrebbero pascere il gregge dando l'esempio si corrompono non santificandosi nella loro vita quotidiana, e tanto è vero che in maniera sfacciata e arrogante dicono di andare al mare ad abbronzarsi! E le pecore gli vanno dietro, tutte in fila a loro danno. Ma nessuno rientra in sè stesso, dicendo: 'Ma dove sto andando? Che sto facendo?' Non conviene quindi presentare Dio anche come un vendicatore pronto a giudicare i ribelli, è ovvio questo, fin troppo ovvio! Ma il discorso potrei estenderlo alle minigonne, ai trucchi, agli orecchini, alle calze a rete, alle camicie trasparenti, ecc., che nelle ADI vengono permesse e tollerate, tanto che quando si entra in uno di questi locali di culto non pare proprio di essere tra dei Pentecostali. Vengono ammonite le sorelle in maniera chiara e franca che quelle cose se le devono togliere di dosso perchè non si addicono a donne che fanno professione di pietà? Viene detto loro che Dio è pronto a vendicarsi anche di quelle sue figliuole che non vogliono ubbidirgli? Il mio discorso è semplice, molto semplice. Quindi, al bando tutti quei discorsi di tanti pastori, che hanno come scopo quello di non impaurire i credenti caparbi di cui sono pieni anche i locali di culto delle ADI ed evitare che non tornino più, cosa che 'danneggerebbe' la cassa delle offerte!!

Ed allora per concludere; si parli dal pulpito dell'amore di Dio, della sua misericordia, della sua fedeltà e della sua bontà, ma si parli anche della sua giustizia e quindi anche delle sue vendette che si manifestano contro tutti quei credenti che amano il mondo, si corrompono, mentono, fanno torti a non finire ad altri fratelli, ecc. A proposito, di torti fatti ai fratelli, so di casi in cui nelle ADI sono stati minacciati di denuncia certi credenti che non volevano lasciare il locale di culto intestato alle ADI nelle mani degli aventi diritto, cioè dell'Ente Morale. E a capo di coloro che volevano sporgere denuncia c'era naturalmente il presidente delle ADI!! Bella testimonianza dinnanzi a quelli del mondo, proprio bella!! Ecco le cose che mi fanno indignare, ecco le cose che mi fanno infuriare, vedere che i fratelli si denunciano e minacciano altri credenti di portarli in giudizio davanti agli infedeli!! Ma perchè non patiscono qualche torto? Perchè non patiscono piuttosto qualche persecuzione? Ma chi tuona nelle ADI, dal pulpito, contro queste ingiustizie, contro queste iniquità? Chi avverte il popolo e i capi del popolo delle punizioni divine che riceveranno prontamente se non si convertono dalle loro vie malvagie? Chi? Chi? Ma proseguo, recentemente ho saputo da un mio zio che è nelle ADI da tantissimi anni, che adesso nelle ADI viene permesso ai credenti che hanno dei genitori non credenti cattolici che sono morti di andare alla messa funebre; non viene detto loro assolutamente nulla, anzi c'è il beneplacito del pastore. Vergogna, vergogna, ma sapete cosa è la messa? Sapete che la messa pretende di essere la ripetizione del sacrificio espiatorio di Cristo? Sapete che viene celebrata sia per i vivi che per i morti, per i loro peccati? Ma vi rendete conto che permettere a dei credenti di presenziare a un simile atto abominevole, è molto grave?! Allora, chi avverte questi credenti che non devono andare per nessuna ragione a questa funzione religiosa? Nessuno, nessuno, ecco la risposta. Ma Dio è amore, perdona, è compassionevole, continuano SOLTANTO a sentire questi credenti dal pulpito. Ma chi dice che Dio è un vendicatore pronto a punirli? Nessuno. Quindi, fratello, tu puoi girarla come vuoi la cosa, certo è però che i fatti parlano molto più chiaro di quanto fanno le parole nelle ADI. E il tutto fa parte di una linea ben definita, noi oramai la conosciamo questa linea o questa piega che hanno preso le ADI.

Ti ho parlato apertamente, rifletti a quello che ti ho detto.

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3. Ti scrivo per porti una domanda che secondo il mio parere è un pò delicata. Circa due mesi e mezzo fa una sorella di un'altra Chiesa ADI ha preso a frequentare una Chiesa della Riconciliazione senza mai abbandonare la chiesa d'origine. Il pastore (che è lo stesso sia della mia comunità che della sua) è venuto a conoscenza di questo fatto e piano piano ha cominciato a toglierle gli incarichi che aveva in chiesa (suonava, era monitrice per la scuola domenicale). Alla fine questa sorella ha cominciato a sentirsi come un'esclusa, era vista male, ed ha definitivamente lasciato l'ADI frequentando con regolarità l'altra Chiesa. Un giovedì durante la preghiera ed anche di domenica nel culto, il pastore ha parlato male di questa Chiesa ora frequentata da questa sorella ed ha criticato ovviamente anche lei. Ieri sera anche io ed un'altra sorella siamo andate (e non per la prima volta) in questa Chiesa dove ho respirato sana fede. Diverse volte dai discorsi del pastore ho inteso che lui non considera fratelli altri credenti di altre chiese (una volta parlandoci disse che in un paese dove c'è stato il terremoto non c'erano credenti, poi ho scoperto che c'erano dei membri della Chiesa dei fratelli). Spero di aver esposto chiaramente la storia. Ora la mia domanda è: posso considerare fratelli/sorelle i credenti di altre confessioni cristiane (per esempio: gli appartenenti alla Chiesa della Riconciliazione, Chiesa dei fratelli, Battisti ecc...)? Ti sarei grata se potessi rispondere a questo mio quesito. Sono certa che anche questa volta, esattamente come le altre, mi darai una risposta esauriente che dissiperà i miei dubbi.

Sorella nel Signore, la risposta è che tu puoi anzi devi considerare come fratelli e sorelle i credenti di altre denominazioni evangeliche come la Chiesa della Riconciliazione, la Chiesa dei fratelli, la Chiesa Battista, la Chiesa Presbiteriana, la Chiesa Metodista, ecc. Nota bene che ho detto ‘i credenti di altre denominazioni evangeliche’, perché in mezzo alle denominazioni evangeliche ci sono tanti che ancora non sono nati di nuovo e quindi non sono dei nostri fratelli. E bada bene che questo discorso vale anche per le ADI, nel senso che anche nelle ADI devi considerare fratelli e sorelle solo coloro che sono nati di nuovo e quindi che sono sicuri del perdono dei loro peccati e di avere la vita eterna. Tu dirai: ‘Ma allora nei locali di culto delle ADI ci sono anche dei perduti?’ Certo che ci sono, esattamente come nelle altre denominazioni evangeliche pentecostali e non.

Il fatto che ci siano pastori nelle ADI che non considerano fratelli i credenti di altre Chiese è una opera della carne, è una forma di settarismo condannato da Dio, un qualcosa che contrasta e contrista lo Spirito Santo perché Dio non ha riguardi personali, per Lui chiunque ha invocato il Signore è stato salvato, chiunque ha creduto in Gesù Cristo ha ottenuto la remissione dei peccati ed ha la vita eterna. Non importa in quale denominazione evangelica si trovano, Dio li conosce, essi sono da lui conosciuti ed amati. E quindi noi non possiamo disconoscerli e sprezzarli; guai a noi se lo facciamo! Per altro non mi è nuovo quello che mi dici; lo so che nelle ADI ci sono alcuni pastori che dicono simili cose. Vedi, per molti nelle ADI, se in un paese c’è solo una Chiesa Metodista, o solo una Chiesa Battista (o finanche solo una Chiesa Pentecostale non ADI), ancora non c’è la testimonianza del Vangelo in quel luogo, e perché? Perché non c’è una comunità delle ADI!!! Falso, assolutamente falso, perché anche queste Chiese proclamano il Vangelo della Grazia e tramite la loro predicazione ci sono persone che il Signore salva. Occorre ricordare a costoro che prima che sorgesse il Movimento Pentecostale, il Vangelo era ugualmente predicato, e c’erano tanti credenti in tutto il mondo. Tanti di coloro che in America ricevettero il battesimo con lo Spirito Santo erano Metodisti, Battisti, della Chiesa del Nazareno, dell’Esercito della salvezza ecc. Erano dei credenti che bramarono il battesimo con lo Spirito e lo ricevettero, ma ancora prima di riceverlo erano dei credenti. Il battesimo non li rese più salvati di prima. Quindi non si capisce come si possano fare affermazioni come: ‘I credenti delle altre chiese non sono fratelli!’ Allora non sono salvati? E allora vanno all’inferno! Ma come si può affermare ciò? Costoro in verità sono settari, e porteranno la pena del loro settarismo.

Con questo discorso però non voglio affatto sottacere che in queste altre denominazioni evangeliche vengono insegnate delle dottrine false, o vengono incoraggiati dei comportamenti sbagliati. No, questo neppure bisogna farlo, per amore del Signore. I battisti, come anche quelli della Chiesa dei Fratelli, rigettano il battesimo con lo Spirito e il parlare in lingue e dicono che lo Spirito non distribuisce più i suoi doni, e insegnano pure che ‘una volta salvati sempre salvati’; i metodisti, come anche i presbiteriani, praticano il battesimo dei bambini. Per citarti solo alcuni pochi esempi. Per quanto riguarda le altre chiese pentecostali che non fanno parte delle ADI, bisogna riconoscere che in molti casi vengono incoraggiati comportamenti sbagliati (come per esempio la ‘santa risata’, ed altre strane manifestazioni come il soffiare sulle persone per fare loro ricevere lo Spirito Santo, o lo spingere per fare cadere a terra coloro che vanno avanti affinché si preghi su di loro), come anche vengono diffuse dottrine false, ed anche vengono scoraggiati i credenti dal procacciare la santificazione (alle donne viene permesso di vestirsi come vogliono, con minigonne, vesti attillate, orecchini, ecc; e poi ai credenti vengono tranquillamente permesse certe concupiscenze mondane). Quindi è bene stare attenti e non lasciarsi trascinare dietro queste cose sbagliate. In riferimento alla Chiesa della Riconciliazione stai attenta perché io so che è una Chiesa coinvolta nell’ecumenismo con i Carismatici cattolici, il pastore Traettino (il fondatore e presidente della suddetta denominazione) è promotore di incontri ecumenici. Ad un incontro organizzato dai Carismatici cattolici – di alcuni anni fa - dove c’erano semplici cattolici romani, preti e frati, oltre ad avere predicato (ma non un messaggio di ravvedimento ai cattolici romani affinchè si convertano dagli idoli all’Iddio vivente e vero) ha portato pure una croce in processione!! Stai dunque molto attenta sorella, e non lasciarti ingannare dall’apparenza. Non sto dicendo che la Chiesa della Riconciliazione non predica il Vangelo o che non ci sono fratelli nel loro mezzo, ma sto solo mettendoti severamente in guardia da essa perché nel frequentarli potresti ritrovarti all’improvviso a braccetto con i Cattolici Romani che come tu sai predicano un altro Vangelo perché insegnano che l’uomo è salvato per opere e non per grazia. Stai dunque molto attenta.

Voglio infine dirti quanto segue: non è che nelle ADI non ci siano false dottrine insegnate, o comportamenti sbagliati incoraggiati. No, per esempio nelle ADI vengono insegnate le seguenti falsità: la gap-theory, che il fuoco dell’inferno non è letterale ma simbolico, che la descrizione della nuova Gerusalemme fatta da Giovanni nell’Apocalisse non è da intendersi letteralmente ma simbolicamente; che quando la chiesa è radunata il parlare in altra lingua più l’interpretazione corrisponde ad una profezia cioè ad un parlare rivolto agli uomini (quando invece non è così perché chi parla in altra lingua non parla agli uomini ma a Dio); che Dio non ha predestinato alcuni alla salvezza e altri alla perdizione, rigettano quindi il proponimento dell’elezione di Dio che dipende non dalle opere ma dalla volontà di Colui che chiama, in altre parole loro dicono che il destino l’uomo se lo costruisce lui con le sue mani, con le sue decisioni, non è che Dio fa sì che alcuni credano e altri invece non credano perché dipende dall’uomo la salvezza e non da una decisione di Dio presa prima della fondazione del mondo e mandata poi da Lui ad effetto: viene poi insegnato che la decima i credenti la devono pagare. Per quanto riguarda i comportamenti sbagliati, viene permesso in alcuni casi il matrimonio quando uno dei due è divorziato con il proprio coniuge ancora in vita; viene permesso a credenti che hanno i genitori Cattolici Romani e che muoiono cattolici di andare alla messa funebre per i loro genitori (e come tu sai la messa pretende di essere la ripetizione del sacrificio di Cristo offerto per la propiziazione dei peccati dei vivi e dei morti che sarebbero in purgatorio, quindi è un’abominazione); in alcuni casi viene permesso alla donna di insegnare, vengono fatte fare le scene teatrali ai bambini (mentre agli adulti viene detto che non le devono fare per evangelizzare, bene io dico, ma come possono vietarlo agli adulti quando loro stessi permettono ai bambini di imparare l’arte della recitazione da piccoli?); e poi non parliamo della televisione, dell’andare al mare a mettersi mezzi nudi, anche queste cose sono permesse e tollerate. Tuttavia va detto che queste medesime cose le si ritrovano pure in molte Chiese pentecostali non facenti parti delle ADI ma di altre denominazioni pentecostali.

Dunque, sorella, è chiaro che stando così le cose devi stare attenta a non accettare la falsità e la menzogna non importa da chi viene propagata. Devi essere prudente, e non lasciarti sedurre da vani ragionamenti, non importa chi li faccia, ripeto non importa chi li fa.

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4. Pace cari fratelli. Sono un giovane fratello ….. e frequento una comunità ADI ad Avellino, e vi scrivo perché ho bisogno di alcune risposte secondo la Parola di Dio. Vi prego di aiutarmi, se potete. La mia domanda è questa: è peccato che un uomo non credente, che non frequenta mai le riunioni di culto, che non prega mai, che non è battezzato in acqua e tantomeno in Spirito Santo, diriga un coro di lode nella comunità durante i culti? Se è peccato, io desidererei sapere il perché con la Parola di Dio. Ho bisogno di sapere se DIO approva il nostro coro formato in questa maniera o no. Desidero sapere se basta il fatto di avere un sentimento sincero nel nostro cuore nel lodare il Signore, anche se il direttore del coro non è credente, oppure se la Parola di Dio non è affatto d'accordo con quello che il pastore permette nel coro, e che quindi non basta il nostro buono sentimento ma ci vorrebbe l'ubbidienza alla Sua Parola perché quel servizio resoGli Gli sia gradito. Quest'uomo che dirige il coro è un maestro di musica molto competente, scrive delle basi musicali bellissime, ha dei mezzi straordinari per ascoltare la musica, ma non è credente. Non è uno di noi, non viene mai ai culti, sono 18 anni che è in questa comunità, e non si è mai convertito. Tuttavia gli si permette, come gli si è sempre permesso, di dirigere il coro della comunità, non soltanto durante le prove del coro, ma anche durante i culti, che sono gli unici culti ai quali il direttore viene. Cari fratelli io desidero sapere se sto sbagliando nel restare in questo coro, perché se stiamo partecipando ad un'opera non approvata da Dio, io ne desidero sapere prima di tutto il perché BIBLICAMENTE, e poi lasciare il coro, in base a questi motivi. Spero di essere stato chiaro nel presentarvi il mio dubbio ed il mio problema. Confido in una vostra risposta chiara con la Bibbia, perché è di quella che ho bisogno e non sono riuscito ancora a trovarla precisa e spiegata bene. Attendo una vostra risposta. Vi ringrazio tanto, spero che mi vogliate essere d'aiuto cari fratelli, sono molto confuso a riguardo, che Dio vi benedica molto, a presto.

Fratello, pace. Non lo sai che ad un non credente non è permesso ricoprire alcun ufficio o incarico nella Chiesa dell’Iddio vivente perché non è un membro del corpo di Cristo? Il non credente è un corpo estraneo all’assemblea dei santi, egli non ha nulla a che spartire o a che fare con i santi, come si può affidargli un incarico? Se una persona non è dei nostri, come si può affidargli sia pure solo la direzione di una corale in una Chiesa che ha come obbiettivo di innalzare lodi a Dio e guidare la comunità nella lode? Ascolta attentamente quello che dice la Scrittura a proposito di coloro che ricevettero dal re Davide l’incarico di cantare gli inni sacri nella casa di Dio e dei loro ‘direttori’: “Poi Davide e i capi dell’esercito appartarono per il servizio quelli de’ figliuoli di Asaf, di Heman e di Jeduthun che cantavano gl’inni sacri accompagnandosi con cetre, con saltèri e con cembali; e questo è il numero di quelli che furono incaricati di questo servizio. Dei figliuoli di Asaf: Zaccur, Josef, Nethania, Asarela, figliuoli di Asaf, sotto la direzione di Asaf, che cantava gl’inni sacri, seguendo le istruzioni del re. Di Jeduthun: i figliuoli di Jeduthun: Ghedalia, Tseri, Isaia, Hashabia, Mattithia e Scimei, sei, sotto la direzione del loro padre Jeduthun, che cantava gl’inni sacri con la cetra per lodare e celebrare l’Eterno. Di Heman: i figliuoli di Heman: Bukkija, Mattania, Uzziel, Scebuel, Jerimoth, Hanania, Hanani, Eliathak, Ghiddalthi, Romamti-Ezer, Joshbekasha, Mallothi, Hothir, Mahazioth. Tutti questi erano figliuoli di Heman, veggente del re, secondo la promessa di Dio, di accrescer la potenza di Heman. Iddio infatti avea dato a Heman quattordici figliuoli e tre figliuole. Tutti questi erano sotto la direzione dei loro padri per il canto della casa dell’Eterno, ed aveano dei cembali, dei saltèri e delle cetre per il servizio della casa di Dio. Eran sotto la direzione del re, di Asaf, di Jeduthun e di Heman. Il loro numero, compresi i loro fratelli istruiti nel canto in onore dell’Eterno, tutti quelli cioè ch’erano esperti in questo, ascendeva a dugentottantotto” (1 Cronache 25:1-7). Come puoi vedere tutti coloro che ricevettero l’incarico di cantare le lodi di Dio erano tutti Leviti, cioè membri del popolo d’Israele, come pure erano Leviti coloro che li dirigevano nella lode (cfr. 2 Cronache 5:12), cioè Asaf, Heman e Jeduthun i quali erano per altro profeti (cfr. Matteo 13:35; 2 Cronache 29:30; 35:15; 1 Cronache 25:5) e quindi uomini che profetizzavano per lo Spirito e avevano sogni e visioni. Nessuno straniero ricevette l’incarico di dirigere la lode della casa dell’Eterno. Ora, siccome sotto la grazia, l’Israele di Dio è formata da tutti coloro che sono nati da Dio, ossia da tutti coloro che sono stati circoncisi della circoncisione di Cristo, è evidente che non si possono prendere degli incirconcisi di cuore e affidargli l’incarico di dirigere dei santi nella lode a Dio. Coloro che sotto la grazia sono chiamati ad offrire un sacrificio di lode a Dio sono un real sacerdozio, una gente santa, una generazione eletta, e quindi chiunque non è un sacerdote di Cristo, chiunque non è un santo, chiunque non è un eletto, non può essere posto a dirigere la lode a Dio.

Se dunque un pastore permette che un non credente ricopra un incarico nella Chiesa sbaglia grandemente, questa cosa deve essergli fatta notare immediatamente affinché tolga quest’incarico all’infedele.

Risposta del fratello:

Caro fratello, pace. In passato molti credenti hanno cercato di fargli notare questa cosa, sono state tenute riunioni svariate, il pastore una volta ha anche ammesso che questo non è biblico, ma poi in seguito ha detto di non ricordarsi di averlo detto, cioè lo ha rinnegato. Poi c'erano anche dei fratelli che erano in grado di dirigere questo coro, ma alcune persone nel coro non li hanno voluti, perché non erano logicamente all'altezza tecnica del maestro di musica. Il pastore ha ascoltato il parere di questi pochi che all'interno del coro volevano quest'inconvertito, e non quelli che hanno cercato di fargli notare la cosa CON LA PAROLA. Tutto questo succede perchè quelli che vogliono questo maestro di musica sono FIGLI SUOI, e loro amici...insomma io credo che ci sia stata parzialità da parte del pastore, riguardo alla decisione di non permettere più a quell'uomo di dirigere il coro, probabilmente il pastore lo hanno plagiato. Molti in passato, vista la decisione del pastore di far rimanere quell'uomo alla direzione, hanno lasciato il coro, in segno di testimonianza, ed adesso io ed un altro giovane fratello, che da un anno siamo in questo coro, sapute le cose accadute nel passato, siamo andati dal pastore per cercare di fargli notare che non era biblico che un inconvertito diriga un coro nei culti, e che svolga un servizio per il Signore. Ma il pastore ci ha risposto che quell'uomo non svolge nessun servizio, siamo soltanto noi a svolgerlo il servizio, e che per adesso c'è bisogno di lui nel coro, perchè non c'è nessun altro a poterlo dirigere. Anche questo non è vero poichè c'erano invece alcuni fratelli che per anni hanno preso lezione di direzione di coro ed erano in grado, ma il pastore ci ha detto che quei fratelli non avevano voglia di continuare, e che non c'erano soldi per le spese delle lezioni. Ma non è vero, in quanto che io adesso mi sono proposto per prendere lezioni, e mi hanno detto che va bene, soltanto che adesso il maestro del coro ha detto che i brani che facciamo sono troppo difficili, e che li deve dirigere per forza lui. Cioè mi ha fatto capire che io non dirigerò questi brani. Io so anche che nel coro molti non vogliono che sia un altro a dirigere, in quanto che questo direttore è molto competente tecnicamente, ed un altro bravo come lui non è facile trovarlo in quanto alla tecnica, perchè lui ha studiato per anni e anni al conservatorio, dove anche insegna. Hanno rifiutato fratelli che erano in grado di dirigere, anche se non bravi tecnicamente come lui, ed hanno voluto lui. Chi ha insistito in particolare sono i figli del pastore, ed il pastore non ha ascoltato chi gli faceva notare l'incoerenza con la Parola, ma quelli che volevano quel maestro, essendosi convinto che è indispensabile, e che lui non svolge un servizio nella Chiesa, ma che è stato assoldato solo per far cantare il coro in maniera ottima, e più corretta tecnicamente. Spero che tu abbia capito il punto di vista del pastore, lui non ritiene che sia peccato permettere a quell'uomo di dirigere il coro, si è convinto di questo per i motivi che già ti ho spiegato. Io non so come regolarmi fratello, dammi qualche consiglio, che devo fare secondo te? E' vero invece che è peccato che quell'uomo diriga? E' vero che quell'uomo sta svolgendo un servizio nella Chiesa anche se non è credente? Perchè il pastore dice che non lo sta svolgendo? Qual è il comportamento che mi suggerisce il Signore secondo la Sua Parola? Che devo fare? Se non mi fanno neanche prendere lezioni di direzione come devo comportarmi? Attendo tue risposte, grazie molto davvero, il Signore ti benedica. PACE

Mia replica:

Alla luce di quanto mi hai detto, io se fossi al tuo posto, uscirei dal coro immediatamente.

Sua risposta:

Grazie della tua risposta ancora una volta. Ti volevo chiedere se puoi motivarmi la tua ultima risposta più chiaramente, in modo che io abbia chiaro in mente con la Parola perchè tu usciresti dal coro immediatamente. Spero di esserti stato chiaro, e di non starti scocciando con questa questione. Ho bisogno di un ulteriore chiarimento sulla tua risposta, nel senso che ti ho detto. Spero ancora una volta nella tua pazienza. Grazie molto, Dio ti benedica, pace.

Mia risposta finale:

Io me ne uscirei perchè non ammetto che un incredulo mi guidi o partecipi con me in una qualsiasi attività spirituale compiuta alla gloria di Dio.

La Scrittura dice: "Non vi mettete con gl'infedeli sotto un giogo che non è per voi; perché qual comunanza v'è egli fra la giustizia e l'iniquità? O qual comunione fra la luce e le tenebre? E quale armonia fra Cristo e Beliar? O che v'è di comune tra il fedele e l'infedele? E quale accordo fra il tempio di Dio e gl'idoli? Poiché noi siamo il tempio dell'Iddio vivente, come disse Iddio: Io abiterò in mezzo a loro e camminerò fra loro; e sarò loro Dio, ed essi saranno mio popolo" (2 Corinzi 6:14-16) Non è abbastanza chiaro che noi non possiamo metterci a servire Dio assieme a persone che non sono il tempio di Dio? Come fai dunque a metterti assieme a qualcuno che non è nato da Dio? Se dunque non hai nessuna comunione spirituale con questo direttore di coro, o va via lui (cosa molto difficile perchè il pastore lo appoggia) o vai via te, non puoi stare assieme ad un infedele sotto un giogo che non è per i santi.

La grazia sia con te

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5. Cari fratelli, pace del Signore. La mia domanda riguarda il parlare in lingue. Sono convertito a Cristo da poco più di 2 anni. Non ho ricevuto ancora il battesimo con lo Spirito Santo, ma questo non mi preoccupa; so bene che Gesù sa quando sarà il momento opportuno. Ultimamente mi è sorto un dubbio che diventa sempre più pressante. Nella comunità che frequento (ADI), durante il momento della preghiera comunitaria, ogni volta che un fratello parla in lingue ad alta voce, colui che traduce conclude sempre con la formula "così dice il Signore", facendo credere così che è Dio che parla alla comunità o a colui che ha "profetizzato", attraverso la sua stessa bocca. Ma dov'è che il Nuovo Testamento cita episodi del genere? Non è il credente che parla a Dio, quando parla in lingue? In questo caso le presunte traduzioni sono una presa in giro? Non oso chiedere questa cosa al pastore, perché tanto lui risponderebbe in modo da cascare in piedi. Quando gli chiesi, dopo aver letto un vostro articolo, perché cantiamo rivolgendoci direttamente allo Spirito Santo e perché tanti (compreso lui) pregano rivolgendosi anche allo Spirito Santo, mi rispose che è corretto e che ci sono dei passi (che, stranamente, non ricordava) dai quali si capisce che si può fare: è stata una risposta un pò confusa e per nulla soddisfacente, comunque ho voluto passarci sopra, tanto io non sono tenuto a fare per forza come fanno gli altri. Un'altra domanda un pò spinosa ma meno importante riguarda l'abbigliamento in comunità. Nella Bibbia è scritto chiaramente che l'uomo deve vestire da uomo e la donna da donna. Io, pur essendo un uomo (38 anni), non sono maschilista né femminista, ma cerco sempre di vedere le cose in maniera obbiettiva. E' vero che i pastori hanno deciso tante cose, nelle loro riunioni, per il bene della comunità e per evitare, a detta di loro, alcuni tipi di problemi, anche se queste cose, nella Bibbia, non sono neppure minimamente implicite: ad esempio la disposizione separata dei fratelli dalle sorelle, il santo bacio alla fine del culto che deve essere tra credenti dello stesso sesso, quando San Paolo non ha specificato questa cosa; ovviamente a me non cambia alcunché, sono solo riflessioni. La mia perplessità è circa l'obbligo per le donne di indossare la gonna. Ho saputo che il pastore ha ripreso alcune sorelle perché venivano in comunità con i pantaloni, neanche attillati. Tantissimi punti della Bibbia, soprattutto del Nuovo Testamento, sono eterni ed immutabili, ma riguardo l'abbigliamento come la mettiamo? Se esso è una variabile alla quale possiamo tranquillamente adattarci con le trasformazioni che ha subìto e che subirà nel tempo, allora oggi i pantaloni sono anche un indumento femminile e quindi non c'è alcunché di male se la donna cristiana li indossa, anche in comunità; se invece deve essere un punto fermo e rigido, bisogna ricordare non solo che la Bibbia non dice quale abbigliamento deve usare l'uomo e quale la donna, ma che neppure ai tempi di Gesù esistevano i pantaloni, perché sono stati inventati diversi secoli dopo, quindi neppure l'uomo cristiano di oggi dovrebbe indossarli, né in comunità né altrove, ma dovrebbe mettere semplicemente una veste e grezzi indumenti di pelle. Oltre al fatto che le sorelle giovani, ed anche meno giovani, fuori dal locale di culto usano spesso i pantaloni. Una sorella mi ha detto che è una regola per creare un certo ordine nel locale di culto e che questo non significa che fuori non li possano indossare. Allora mi chiedo perché dovrebbe sembrare un disordine se alcune sorelle indossano la gonna ed altre i pantaloni; l'importante è, secondo me, che sia un abbigliamento decoroso e non volgare. I fratelli non indossano mica tutti giacca e cravatta. Non è perché voglio essere un ribelle, ma mi sembrano delle regole inutili e ridicole, che non c'entrano alcunché con la fede e non servono a forgiare il buon cristiano. Vorrei sapere qual'è la vostra posizione al riguardo. Spero che possiate rispondermi prima possibile, soprattutto alla prima domanda: è importante per poter decidere come muovermi. Al limite preferisco non frequentare alcuna comunità, piuttosto che assistere a prese in giro. Il Signore mi capirebbe. Buon proseguimento e buona crescita nelle vie del Signore. Pace e Dio vi benedica.

Fratello nel Signore, pace. Secondo la Parola di Dio, chi parla in altra lingua non parla agli uomini ma a Dio (cfr. 1 Corinzi 14:2), per cui è evidente che quando il parlare in altra lingua viene interpretato la direzione di esso non è diversa. Voglio dire che se un fratello rivolge a Dio una preghiera o un cantico o un ringraziamento (perché in una di queste cose consiste il suo parlare in lingua – vedi 1 Corinzi 14:15-18), l’interpretazione non può consistere in un messaggio di esortazione o di consolazione rivolto alla chiesa (ossia in una profezia) ma consisterà in una preghiera o in un cantico o un ringraziamento. Alla luce di ciò dunque non si può accettare una profezia come interpretazione. Purtroppo, fratello, questo insegnamento è ignorato dalla maggior parte delle Chiese Pentecostali, per cui si sente il consueto ‘così parla il Signore’ dopo il parlare in lingue. Io ho scritto parecchio su questo argomento. Qui di seguito ti metto alcuni dei miei scritti su questo argomento che ti saranno utili a capire l’errore in cui sono caduti tanti fratelli. E spero che tu li faccia leggere a più fratelli possibili per il loro bene.

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Dalle Domande e Risposte

● Ma il parlare in lingue più l'interpretazione costituisce una profezia?

No, non costituisce una profezia e questo perché dato che - come abbiamo visto precedentemente - chi parla in altra lingua non parla agli uomini ma a Dio, è ovvio che anche l'interpretazione corrisponderà ad un parlare a Dio e non ad un parlare agli uomini. Se tu dici in inglese: 'Praise the Lord' (tradotto in italiano 'Lode al Signore') come farà chi interpreta a dire che tu hai detto: 'Così parla l'Eterno: 'Non temere, io sono con te'? Non potrà. Non ti pare? Come si può dunque interpretare una preghiera, un salmo, o un rendimento di grazie rivolto a Dio, con un messaggio rivolto agli uomini?

● Quando si parla in lingue chi è che parla, il credente? e perché parla a se stesso? perché attraverso il parlare in lingue si edifica se stesso e cosa avviene?

Certamente chi parla in altre lingue è il credente; i seguenti passi biblici lo attestano chiaramente: "E tutti furon ripieni dello Spirito Santo, e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi" (Atti 2:4), ed anche: " … li udivano parlare in altre lingue … " (Atti 10:46), ed ancora: "… chi parla in altra lingua non parla agli uomini ma a Dio … " (1 Cor. 14:2), per citare alcuni dei tanti passi. Va tuttavia detto che nonostante sia il credente a parlare in altra lingua, le parole sono pronunciate mediante lo Spirito Santo che è in lui e che lo sospinge a proferire quelle parole sconosciute. Quando per esempio il giorno della Pentecoste i circa centoventi furono ripieni di Spirito Santo è detto che cominciarono a parlare in altre lingue "secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi". Quindi quelle espressioni che essi proferirono venivano dallo Spirito di Dio. In altre parole il credente si mette a parlare mediante lo Spirito di Dio. Che sia così è confermato dal fatto che Paolo nell’esortare a pregare in altra lingua dice: " … orando in ogni tempo, per lo Spirito, con ogni sorta di preghiere e di supplicazioni …." (Ef. 6:18), e Giuda: "… pregando mediante lo Spirito Santo … " (Giuda 20). Ecco perché il credente ripieno di Spirito Santo è sicuro di proferire parole sante e giuste quando prega in altra lingua, perché sa che esse vengono proferite dallo Spirito di Dio che è santo. Ho detto ‘dallo Spirito’ perché la Scrittura dice anche: "Parimente ancora, lo Spirito sovviene alla nostra debolezza; perché noi non sappiamo pregare come si conviene; ma lo Spirito intercede egli stesso per noi con sospiri ineffabili; e Colui che investiga i cuori conosce qual sia il sentimento dello Spirito, perché esso intercede per i santi secondo Iddio" (Rom. 8:26-27). Come potete vedere in queste parole è detto che è lo Spirito che prega o intercede. Per essere completi però su questo punto occorre dire anche che c’è anche una parte compiuta dallo spirito dell’uomo in questo pregare infatti Paolo dice: "Se prego in altra lingua, ben prega lo spirito mio, ma la mia intelligenza rimane infruttuosa" (1 Cor. 14:14). Quindi lo Spirito Santo prega insieme con il nostro spirito.

Ora, vengo al secondo quesito. In base a quanto dice Paolo il parlare in altra lingua è rivolto a Dio e non agli uomini, egli dice infatti che chi parla in altra lingua non parla agli uomini ma a Dio (cfr. 1 Cor. 14:2). Non abbiamo forse visto poco fa che chi parla in altra lingua prega Dio? Quindi nel caso il parlare in altre lingue sia interpretato, l’interpretazione che ne verrà fuori non consisterà in una esortazione rivolta a tutti i presenti o solo a qualcuno dei presenti, ma in una preghiera (o in un cantico spirituale o in un ringraziamento rivolto a Dio). Ovviamente anche nel caso il parlare in lingue non fosse interpretato la direzione di quel parlare è sempre verso Dio. Naturalmente questo significa implicitamente che il credente che parla in altra lingua non parla a se stesso.

Come si spiega allora il fatto che Paolo dica che se nella chiesa dopo che hanno parlato in altra lingua due o tre e non c’è chi interpreta "si tacciano nella chiesa e parlino a se stessi e a Dio" (1 Cor. 14:28)? Si spiega così: quel parlare a se stessi e a Dio non è da intendersi come un parlar in lingue perché se è vero che nel caso del parlare a Dio il parlare in lingue potrebbe pure starci, non potrebbe invece starci nel parlare a se stessi perché altrimenti Paolo si sarebbe contraddetto. Il credente dunque in questo caso deve – sottovoce - parlare nella sua lingua conosciuta sia a se stesso che a Dio.

Vengo adesso al terzo quesito. Chi parla in altra lingua edifica se stesso perché fa una cosa giusta, santa, e pura, mediante lo Spirito di Dio. Quando diciamo che egli edifica se stesso vogliamo dire che egli si fortifica tramite questa esperienza spirituale, ossia egli acquisisce nuove forze. Per usare un termine di paragone terreno (con tutti i suoi limiti naturalmente), è come se il credente in quel momento ricaricasse le batterie che si erano un po’ scaricate. E questo ‘ricaricamento’ egli lo sente in maniera reale. D’altronde se ci sentiamo ricaricati, spiritualmente parlando, dopo avere pregato e cantato a Dio nella nostra lingua, non ci si deve sorprendere che questo ‘ricaricamento’ avvenga anche nel caso il pregare e il cantare a Dio siano effettuati in altra lingua.

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Da ‘I doni dello Spirito Santo’

● La profezia, la diversità delle lingue e l'interpretazione delle lingue

Esamineremo questi tre doni alla luce di quanto Paolo dice nel capitolo 14 della prima epistola ai Corinzi. L’apostolo Paolo dice quale dono spirituale i credenti devono ricercare per primo, e cioè quello di profezia infatti dice di desiderare "principalmente il dono di profezia" (1 Cor. 14:1). Perché proprio questo e non il dono della diversità delle lingue (ossia la capacità di parlare più lingue straniere) per esempio? Paolo lo spiega poco dopo. "Perché chi parla in altra lingua non parla agli uomini, ma a Dio; poiché nessuno l’intende, ma in ispirito proferisce misteri. Chi profetizza, invece, parla agli uomini un linguaggio di edificazione, di esortazione e di consolazione. Chi parla in altra lingua edifica se stesso; ma chi profetizza edifica la chiesa. Or io ben vorrei che tutti parlaste in altre lingue; ma molto più che profetaste; chi profetizza è superiore a chi parla in altre lingue, a meno ch’egli interpreti, affinché la chiesa ne riceva edificazione" (1 Cor. 14:2-5). Ecco spiegato dunque perché la profezia è da preferirsi alle lingue (come dono naturalmente). Perché mentre chi parla in altra lingua parla a Dio (ovviamente anche chi parla in una sola lingua straniera perché non ha il dono della diversità delle lingue, parla a Dio) perché nessuno lo capisce e proferisce misteri, e affinché la chiesa intenda quello che egli ha detto e ne riceva edificazione c’è bisogno di qualcuno che ha il dono dell’interpretazione che interpreti il suo parlare straniero; chi profetizza parla agli uomini un linguaggio di edificazione, consolazione ed esortazione che siccome è proferito nella lingua capita da tutti non ha bisogno di essere interpretato ed edifica la chiesa. Come abbiamo visto Paolo dice che vorrebbe che tutti parlassero in altre lingue, ma molto più che tutti profetassero perché chi profetizza è superiore a chi parla in altre lingue (per la ragione addotta prima). Ma questa superiorità cessa di esistere se chi parla in altre lingue interpreta pure infatti Paolo dice: "A meno che egli interpreti, affinché la chiesa ne riceva edificazione". Perché quel "a meno che"? Perché nel caso chi parla in altre lingue interpreta, pure la chiesa intenderà quello che lo Spirito ha detto in altre lingue tramite di lui a Dio, e ne riceverà edificazione. Facciamo un esempio esplicativo: mettiamo il caso che in mezzo all’assemblea un fratello preghi in altra lingua a Dio chiedendogli di liberare il fratello Tizio in Costa d’Avorio da degli uomini malvagi che si accingono ad ucciderlo a motivo della sua fede, e che dopo avere così pregato interpreti la preghiera rivolta in altra lingua. Che accadrà nell’assemblea? Che i credenti potranno dire ‘Amen’ a quella preghiera perché avranno capito in che cosa essa consisteva. E naturalmente essi tutti riceveranno grande edificazione nel sapere che lo Spirito per bocca di quel credente ha interceduto per un figliuolo di Dio a loro sconosciuto che si trova in una nazione di un altro continente. Nel caso invece il parlare in altre lingue consisteva in un cantico a Dio allora la chiesa capirà le parole di quel cantico spirituale. Ecco dunque perché la chiesa ne riceverà edificazione dall’interpretazione delle lingue. Non è come alcuni credono, per mancanza di conoscenza, che le lingue più interpretazione è una profezia cioè un parlare agli uomini, per questo la chiesa ne riceverà edificazione. Perché l’edificazione non si riceve esclusivamente sentendo proferire un messaggio di esortazione, consolazione ed edificazione rivolto agli uomini, ma pure sentendo una preghiera o un cantico (in questo caso interpretati da un’altra lingua). Questo è fuori di dubbio. Ora, Paolo dopo avere detto a meno che egli interpreti affinché la chiesa ne riceva edificazione dice: "Se per il vostro dono di lingue non proferite un parlare intelligibile, come si capirà quel che dite? Parlerete in aria. Ci sono nel mondo tante e tante specie di parlari, e niun parlare è senza significato. Se quindi io non intendo il significato del parlare, sarò un barbaro per chi parla, e chi parla sarà un barbaro per me. Così anche voi, poiché siete bramosi de’ doni spirituali, cercate di abbondarne per l’edificazione della chiesa. Perciò, chi parla in altra lingua preghi di poter interpretare; poiché, se prego in altra lingua, ben prega lo spirito mio, ma la mia intelligenza rimane infruttuosa. Che dunque? Io pregherò con lo spirito, ma pregherò anche con l’intelligenza; salmeggerò con lo spirito, ma salmeggerò anche con l’intelligenza" (1 Cor. 14:6-15). Queste parole dell’apostolo hanno l’evidente scopo di far capire ai credenti che il parlare in altra lingua in mezzo all’assemblea non sarà di alcuna utilità agli altri se non è accompagnato dall’interpretazione. In altre parole, il parlare in altra lingua privo dell’interpretazione è come una tromba che da un suono sconosciuto; è come qualcuno che parla una lingua barbara di cui non si capisce niente. Giova sì a chi parla in altra lingua perché lo edifica (lo edifica non perché capisce quello che dice, ma perché parla per lo Spirito), ma non giova alla chiesa perché essa non intende quello che viene detto. Ecco perché Paolo dice: "Perciò chi parla in altra lingua preghi di poter interpretare" (al fine di poter edificare la chiesa, oltre che se stesso). Perché se io prego in altra lingua prega il mio spirito ma la mia intelligenza rimane infruttuosa. Allora che devo fare, io che prego in altra lingua? domanda Paolo. Pregherò in altra lingua (con lo spirito) ma interpreterò pure (pregherò anche con l’intelligenza); salmeggerò (alcune versioni hanno canterò) in altra lingua (con lo spirito) ma interpreterò pure il mio salmeggiare (salmeggerò con l’intelligenza). Questo affinché la chiesa ne riceva edificazione. E subito dopo Paolo dice: "Altrimenti, se tu benedici Iddio soltanto con lo spirito, come potrà colui che occupa il posto del semplice uditore dire ‘Amen’ al tuo rendimento di grazie, poiché non sa quel che tu dici? Quanto a te, certo, tu fai un bel ringraziamento; ma l’altro non è edificato. Io ringrazio Dio che parlo in altre lingue più di tutti voi; ma nella chiesa preferisco dir cinque parole intelligibili per istruire anche gli altri, che dirne diecimila in altra lingua" (1 Cor. 14:16-19). Paolo in altre parole dice: nel caso invece tu non fai come ti dico io, cioè nel caso tu preghi o salmeggi in altra lingua senza darne l’interpretazione come potrà chi ti ascolta dire ‘amen’ al tuo rendimento di grazie (si noti che Paolo, parlando così, conferma che il credente quando parla in altra lingua si rivolge a Dio anche quando si trova assieme ad altri credenti)? Non potrà; certo tu farai un bel rendimento di grazie ma l’altro non sarà edificato. Io ringrazio Dio che parlo in altre lingue più di tutti voi, ciononostante nella chiesa preferisco dire cinque parole comprensibili che diecimila in altra lingua. E poi egli dice: "Fratelli, non siate fanciulli per senno; siate pur bambini quanto a malizia, ma quanto a senno, siate uomini fatti" (1 Cor. 14:20). Come dire, nella semplicità siate come i bambini, ma non siate bambini quanto a intelligenza, siate invece uomini fatti quanto a intelligenza. A questo punto Paolo cita queste parole pronunciate da Dio per mezzo di Isaia: "Egli è scritto nella legge: Io parlerò a questo popolo per mezzo di gente d’altra lingua, e per mezzo di labbra straniere; e neppur così mi ascolteranno, dice il Signore" (1 Cor. 14:21). E poi dice: "Pertanto le lingue servono di segno non per i credenti, ma per i non credenti: la profezia, invece, serve di segno non per i non credenti, ma per i credenti. Quando dunque tutta la chiesa si raduna assieme, se tutti parlano in altre lingue, ed entrano degli estranei o dei non credenti, non diranno essi che siete pazzi? Ma se tutti profetizzano, ed entra qualche non credente o qualche estraneo, egli è convinto da tutti, è scrutato da tutti, i segreti del suo cuore son palesati; e così, gettandosi giù con la faccia a terra, adorerà Dio, proclamando che Dio è veramente fra voi" (1 Cor. 14:22-25). Quel "pertanto" dopo quelle parole di Isaia stanno a confermare che in base a ciò che Dio disse tramite Isaia le lingue sono di segno agli increduli e non ai credenti, mentre la profezia è di segno ai credenti. Ecco perché Paolo dice che se entra qualche non credente e sente tutti parlare in lingue dirà che siamo dei pazzi, mentre se tutti profetizzano il non credente avrà i pensieri del suo cuore palesati e riconoscerà che Dio è in mezzo a noi. Ma allora che cosa si deve fare? Paolo risponde: "Quando vi radunate, avendo ciascun di voi un salmo, o un insegnamento, o una rivelazione, o un parlare in altra lingua, o una interpretazione, facciasi ogni cosa per l’edificazione. Se c’è chi parla in altra lingua, siano due o tre al più, a farlo; e l’un dopo l’altro; e uno interpreti; e se non v’è chi interpreti, si tacciano nella chiesa e parlino a se stessi e a Dio. Parlino due o tre profeti, e gli altri giudichino; e se una rivelazione è data a uno di quelli che stanno seduti, il precedente si taccia. Poiché tutti, uno ad uno, potete profetare; affinché tutti imparino e tutti sian consolati; e gli spiriti de’ profeti son sottoposti a’ profeti, perché Dio non è un Dio di confusione, ma di pace" (1 Cor. 14:26-33). In relazione alle lingue diciamo che, se c’è chi parla in altra lingua devono parlare in lingue solo due o al massimo tre, e uno dopo l’altro, e uno deve interpretare; ma se non c’è chi interpreta, coloro che parlano in altre lingue devono farlo sottovoce e non a guisa di tromba. I profeti, i quali hanno il dono di profezia, parlino; anche qui però due o tre al massimo, e gli altri esaminino le profezie. Nel caso però viene data una rivelazione ad un profeta che sta seduto il precedente si deve tacere. La conclusione del discorso di Paolo è questa: "Se qualcuno si stima esser profeta o spirituale, riconosca che le cose che io vi scrivo son comandamenti del Signore. E se qualcuno lo vuole ignorare, lo ignori. Pertanto, fratelli, bramate il profetare, e non impedite il parlare in altre lingue; ma ogni cosa sia fatta con decoro e con ordine" (1 Cor. 14:37-40). Le cose sono chiare, le parole di Paolo sono dei comandi del Signore. Dunque, il profetare deve essere bramato, il parlare in altre lingue non deve essere impedito, ma tutto deve essere fatto con decoro e con ordine.

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Dal mio libro confutatorio ‘Le Chiese pentecostali antitrinitarie e i Branhamiti’

(I pentecostali unitariani, come tu sai, sono contro la Trinità, però sul parlare in lingue e l’interpretazione hanno la medesima dottrina di molti Pentecostali trinitariani)

IL PARLARE IN ALTRE LINGUE E L'INTERPRETAZIONE

La dottrina unitariana

Nel suo libro dal titolo Spiritual Gifts, David K. Bernard parlando delle lingue e dell’interpretazione afferma quanto segue: ‘Noi possiamo definire il dono delle lingue come il dono di una espressione soprannaturale in una o più lingue sconosciute a chi parla. Noi possiamo identificare tre usi delle lingue nella chiesa del Nuovo Testamento: come il segno iniziale del battesimo dello Spirito Santo, in devozioni personali, e come una espressione pubblica che deve essere interpretata. Il processo fisico e spirituale è lo stesso in ognuno dei casi, ma lo scopo e l’effetto sono differenti…’ (David K. Bernard, Spiritual Gifts, pag. 185). Nel prosieguo della sua spiegazione, nel parlare delle lingue come segno del battesimo con lo Spirito, l’autore dice però che ‘strettamente parlando, noi non dovremmo usare il termine ‘dono delle lingue’ per questo primo uso; esso è piuttosto un segno che accompagna il dono dello Spirito Santo’ (David Bernard, op. cit., pag. 186). E questo perché ‘il dono dello Spirito Santo è per tutti i credenti. Per contrasto, non ognuno eserciterà il dono delle lingue per l’edificazione del corpo’ (ibid., pag. 186). Sempre su questo soggetto egli risponde a coloro che negano che il battesimo con lo Spirito Santo debba essere accompagnato dal segno delle lingue prendendo le parole di Paolo: "Parlan tutti in altre lingue?" (1 Cor. 12:30), e dice che Paolo scrisse a dei credenti ripieni di Spirito i quali erano stati tutti battezzati con lo Spirito e avevano parlato in lingue almeno una volta. Paolo ‘non insegnò che alcuni di loro non avrebbero mai parlato in lingue, ma egli spiegò che non tutti avrebbero esercitato il dono pubblico delle lingue nella vita della congregazione, e che quando alcuni lo facevano dovevano seguire certe direttive’ (ibid., pag. 187). Passando poi a parlare del secondo uso delle lingue Bernard dice che ‘esso è nella personale devozione per l’edificazione privata’ (ibid., pag. 188), e cita a sostegno 1 Corinzi 14:4-5 e 14:14-15, e dice: ‘E’ utile pregare e cantare in lingue…’ (ibid., pag. 188). Arriviamo ora al terzo uso delle lingue; ecco cosa dice David Bernard: ‘Dio alcune volte parla alla chiesa per mezzo dei doni delle lingue e dell’interpretazione combinati. Il primo dono, le lingue, arresta l’attenzione e rivela che Dio sta cercando di comunicare con l’uditorio. Poiché esso è così miracoloso e spettacolare, esso è spesso proprio efficace nel raggiungere i non credenti che sono presenti. Il secondo dono, l’interpretazione, rivela il vero messaggio che Dio desidera comunicare’ (ibid., pag. 192,193). Stando così le cose l’autore giunge alla conclusione che il dono di profezia ‘è l’equivalente delle lingue seguite dall’interpretazione’ (ibid., pag. 204). A proposito di questo terzo uso delle lingue chiamato dono delle lingue vi faccio notare che per Bernard esso si differenzia dal parlare in lingue di quando si viene battezzati con lo Spirito non perché è la capacità di parlare più di una lingua straniera ma perché è la capacità di parlare in altra lingua pubblicamente quando occorre farlo in due o al massimo in tre per attirare l’attenzione della congregazione e aspettare che qualcuno interpreti. Egli fa notare infatti che sia il giorno della Pentecoste, che a casa di Cornelio, che ad Efeso coloro che si misero a parlar in lingue lo fecero tutti assieme e nessuno interpretò le lingue o cercò di farlo; mentre in 1 Corinzi Paolo dice che in una congregazione solo due o tre devono parlar in lingue e ciascuno nel suo turno per aspettare poi l’interpretazione.

Confutazione

Siamo d’accordo che il battesimo con lo Spirito Santo è accompagnato dal segno del parlare in altra lingua, perché questo è quello che insegna il libro degli Atti degli apostoli. Siamo d’accordo che le parole di Paolo ai Corinzi che non tutti parlano in altre lingue (cfr. 1 Cor. 12:30) non significano affatto che il battesimo con lo Spirito non debba essere accompagnato dal parlare in lingue perché lui parlava a dei credenti che parlavano in lingue perché erano stati battezzati con lo Spirito Santo e in quelle parole lui fece riferimento al dono della diversità delle lingue. Ma a questo punto è bene dire che il dono della diversità delle lingue è la capacità data al credente dallo Spirito Santo di parlare in più lingue straniere mai imparate, non importa se in privato o in pubblico. In altre parole il credente che riceve dallo Spirito Santo questo dono viene messo in grado di pregare e cantare in più lingue sia quando è da solo che quando è riunito assieme ad altri credenti. Per cui il credente in linea di massima potrebbe ricevere questo dono spirituale sia quando viene battezzato con lo Spirito Santo (non importa se sarà da solo o in compagnia) o dopo che è stato battezzato con lo Spirito Santo (non importa se sarà da solo o assieme ad altri). Dire quindi che l’esercizio pubblico del parlar in altra lingua (cioè durante le riunioni della chiesa) che ha bisogno di essere interpretato costituisce il dono delle lingue di cui parla Paolo ai Corinzi, mentre il parlare in altra lingua di coloro che vengono battezzati con lo Spirito Santo e si mettono tutti assieme a parlare in altra lingua (come a Pentecoste, a casa di Cornelio e ad Efeso) non è il dono delle lingue perché in questi casi non si devono seguire le direttive di Paolo ai Corinzi: "Siano due o tre al più, a farlo; e l’un dopo l’altro; e uno interpreti" (1 Cor. 14:27), è qualche cosa che non corrisponde al vero. Lo ripeto in altri termini questo concetto perché desidero che vi sia reso il più chiaro possibile. Chi ha il dono delle lingue non si differenzia da chi non ce l’ha per il fatto che egli parla in altra lingua pubblicamente quando si raduna la chiesa e lo deve fare seguendo le direttive di Paolo ai Corinzi citate prima, mentre l’altro non fa questo uso delle lingue essendo che fa uso delle lingue solo nel privato. Ma egli si differenzia da chi non ha il dono della diversità delle lingue perché è in grado per lo Spirito di parlare più lingue straniere; o dal preciso momento quando è stato battezzato con lo Spirito o da qualche tempo dopo; e sia in privato che in pubblico. Certo, è innegabile che quando più credenti ricevono lo Spirito Santo contemporaneamente come nel caso dei discepoli a Pentecoste, o di Cornelio e dei suoi, o dei discepoli ad Efeso, essi cominciano a parlare in altre lingue tutti assieme. Questo però non significa che non ci sia il bisogno di interpretare quello che essi dicono in altre lingue al fine che i credenti presenti che li ascoltano ne ricevano edificazione, perché quel parlare in altra lingua è pur sempre un parlare per lo Spirito Santo.

Veniamo adesso alla direzione del parlare in altra lingua. Da quello che dice David Bernard quando un credente parla in altra lingua da solo prega e canta a Dio, mentre quando lo fa in pubblico (cioè secondo lui quando usa il dono delle lingue) il parlare è rivolto agli uomini per cui l’interpretazione sarà un messaggio di Dio nella lingua della chiesa diretto alla chiesa radunata; cosicché il dono delle lingue + l’interpretazione consiste ad una profezia. Anche questo non è vero perché dalle parole di Paolo sul parlar in lingue non emerge affatto questa distinzione di direzione e neppure che il parlar in lingue + l’interpretazione costituisca una profezia. Vediamo cosa dice Paolo a riguardo. Paolo dice ai Corinzi: "Procacciate la carità, non lasciando però di ricercare i doni spirituali, e principalmente il dono di profezia. Perché chi parla in altra lingua non parla agli uomini, ma a Dio; poiché nessuno l’intende, ma in ispirito proferisce misteri. Chi profetizza, invece, parla agli uomini un linguaggio di edificazione, di esortazione e di consolazione. Chi parla in altra lingua edifica se stesso; ma chi profetizza edifica la chiesa. Or io ben vorrei che tutti parlaste in altre lingue; ma molto più che profetaste; chi profetizza è superiore a chi parla in altre lingue, a meno ch’egli interpreti, affinché la chiesa ne riceva edificazione" (1 Cor. 14:1-5). Si noti innanzi tutto come Paolo esorti a procacciare la carità, senza per questo tralasciare di ricercare i doni spirituali. E poi che tra i doni spirituali da ricercare lui metta al primo posto il dono di profezia e non il dono delle lingue. Perché questo? Lo spiega subito dopo dicendo "poiché chi parla in altra lingua non parla agli uomini ma a Dio… chi profetizza invece parla agli uomini". Ecco il motivo dunque, perché mentre chi parla in altra lingua parla a Dio e non agli uomini, chi profetizza parla agli uomini. E poi perché chi parla in altra lingua edifica se stesso, mentre chi profetizza edifica la chiesa. Ecco perché lui dice che vorrebbe che tutti parlassero in altre lingue, ma molto più che profetassero, perché chi profetizza è superiore a chi parla in altra lingua proprio per la direzione che ha il parlare. Ma questa superiorità permane fino a che chi parla in altra lingua non interpreta pure, infatti Paolo dice: "A meno che egli interpreti, affinché la chiesa ne riceva edificazione". Cosa significa questo? Che se chi parla in altra lingua interpreta quello che dice, la chiesa sarà edificata come è edificata quando qualcuno profetizza, perché intenderà quello che è stato detto in altra lingua, e potrà dire ‘Amen’. Evidentemente anche quando il parlar in altra lingua sarà interpretato esso sarà sempre rivolto a Dio e non agli uomini, per cui non potrà essere una profezia. La chiesa sarà sì edificata dall’interpretazione, ma questa edificazione deriverà dal fatto che essa intenderà la preghiera o il rendimento di grazie o il cantico rivolto a Dio. Facciamo un esempio: un credente viene sentito parlare in altra lingua durante la riunione, segue l’interpretazione secondo la quale il credente ha pregato Dio di supplire ad uno specifico bisogno di un credente africano di cui viene fatto anche il nome che abita in una città del Sudan. Non dirà forse la chiesa ‘Amen’, perché avrà inteso in che cosa consisteva quel parlar in altra lingua e sarà quindi edificata nel constatare come lo Spirito conosce ogni cosa di tutti? Invece nel caso il parlar in altra lingua non sarà interpretato la chiesa non sarà edificata; sarà edificato il credente ma non l’assemblea. Nel caso specifico sopra menzionato, la chiesa non saprà che cosa il credente ha chiesto a Dio per cui quel parlare sarà senza significato per essa (ma non per Dio naturalmente). Ecco perché Paolo nel prosieguo del suo discorso mette molta enfasi sull’interpretazione delle lingue. Ascoltiamo quello che egli dice: "Infatti, fratelli, s’io venissi a voi parlando in altre lingue, che vi gioverei se la mia parola non vi recasse qualche rivelazione, o qualche conoscenza, o qualche profezia, o qualche insegnamento? Perfino le cose inanimate che dànno suono, quali il flauto o la cetra, se non dànno distinzione di suoni, come si conoscerà quel ch’è suonato col flauto o con la cetra? E se la tromba dà un suono sconosciuto, chi si preparerà alla battaglia? Così anche voi, se per il vostro dono di lingue non proferite un parlare intelligibile, come si capirà quel che dite? Parlerete in aria. Ci sono nel mondo tante e tante specie di parlari, e niun parlare è senza significato. Se quindi io non intendo il significato del parlare, sarò un barbaro per chi parla, e chi parla sarà un barbaro per me. Così anche voi, poiché siete bramosi de’ doni spirituali, cercate di abbondarne per l’edificazione della chiesa. Perciò, chi parla in altra lingua preghi di poter interpretare; poiché, se prego in altra lingua, ben prega lo spirito mio, ma la mia intelligenza rimane infruttuosa. Che dunque? Io pregherò con lo spirito, ma pregherò anche con l’intelligenza; salmeggerò con lo spirito, ma salmeggerò anche con l’intelligenza. Altrimenti, se tu benedici Iddio soltanto con lo spirito, come potrà colui che occupa il posto del semplice uditore dire ‘Amen’ al tuo rendimento di grazie, poiché non sa quel che tu dici? Quanto a te, certo, tu fai un bel ringraziamento; ma l’altro non è edificato. Io ringrazio Dio che parlo in altre lingue più di tutti voi; ma nella chiesa preferisco dir cinque parole intelligibili per istruire anche gli altri, che dirne diecimila in altra lingua" (1 Cor. 14:6-19). Si noti come Paolo in queste parole scoraggi il parlare in altre lingue privo dell’interpretazione quando la chiesa è radunata per il semplice motivo che esso non sarebbe di alcuna utilità alla raunanza. Ma si noti come anche nel caso il parlar in altra lingua fosse privo della relativa interpretazione, esso sarebbe sempre rivolto a Dio. Queste espressioni: "Se prego in altra lingua, ben prega lo spirito mio", "io pregherò con lo spirito", "salmeggerò con lo spirito", "tu benedici Dio soltanto con lo spirito", "al tuo rendimento di grazie", "tu fai un bel rendimento di grazie", lo confermano pienamente. Dunque anche quando la chiesa è radunata chi parla in altra lingua si rivolge a Dio e non solo quando è da solo. Non importa se chi parla in altra lingua ha il dono della diversità delle lingue o meno, il suo parlare per lo Spirito sarà sempre rivolto a Dio. Detto questo è evidente che dire che il parlare in altre lingue o il dono delle lingue + l’interpretazione costituisce il dono di profezia non può essere vero.

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Per ciò che riguarda l’abbigliamento femminile, siamo contro l’indossare i pantaloni da parte della donna sia nel locale di culto che fuori, e questo perché il pantalone maschilizza la donna, cioè la fa sembrare più maschio che donna. Non importa se attillati o no, i pantaloni addosso ad una donna la maschilizzano. Alla donna si addice la gonna, lunga naturalmente e non corta. Vedi, fratello, quando si parla dei capi di abbigliamento occorre sempre esaminare bene le loro caratteristiche per stabilire se possono essere indossati, vale a dire bisogna anche vedere se un capo d’abbigliamento femminile fa apparire o no una donna più uomo, e se un capo d’abbigliamento per uomo fa apparire l’uomo più femmina. Per cui, io uomo non posso indossare un capo d’abbigliamento che mi effeminizza, come una donna non può indossare qualche cosa che la maschilizza.

Infine ti voglio dire di continuare a frequentare la comunità di cui sei membro con il desiderio di mettere in guardia i fratelli e le sorelle da tutte le cose false che vengono fatte passare per vere. E tra queste cose false c’è la falsificazione dell’interpretazione delle lingue. Se poi facendo questo, ti espelleranno, allora cerca un’altra comunità pentecostale. Stai saldo nella fede, temi Dio e sii zelante nelle opere buone. Fammi sapere come andranno le cose tue.

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6. Caro Butindaro, mi dispiace usare un tono polemico ma dopo aver letto (non in modo approfondito per mancanza di tempo) gli scritti di Roberto Bracco sono amareggiato nel considerare come le ADI stiano viaggiando verso un atteggiamento che oltre a chiuderle verso tutti, indipendentemente se vivono la SANA DOTTRINA oppure no, le porta verso uno stato di professionalità pari a quello della chiesa Cattolica Romana, con una propria editoria la cui pubblicità campeggia puntualmente nelle riviste ufficiali interne con relativi prezzi delle pubblicazioni (definiti contributi consigliati, quasi per voler legittimare il commercio editoriale ma senza destare scandalo apponendo la dicitura prezzo per gli articoli messi in vendita). Nelle chiese organizzate gerarchicamente come le ADI si fa uso di mezzi di insegnamento calendariali come ad esempio i cosiddetti "manuali delle scuole domenicali", che da decenni vengono consigliati, dunque obbligatoriamente utilizzati contemporaneamente in tutte le comunità come le ADI, i quali spesso recano nella versione "per l'insegnante" suggerimenti per stimolare emotivamente i più giovani per coinvolgerli nella lezione oppure a fare delle puntuali offerte in danaro con modi molto discriminanti (ad esempio per i più piccoli c'è una specie di tabellina dove appuntare se il singolo partecipante in quel giorno ha versato l'offerta oppure no). Che fine hanno poi fatto le riunioni di una volta che avevano il solo scopo dell'edificazione e non la raccolta di danaro facendo leva sempre più spesso sull'emotività nei momenti particolari di Benedizione, per fare aprire i portafogli al di là delle proprie possibilità o intenzioni, sull'esempio dei ben più preparati "evangelisti" americani? E' sbagliato pensare che in questo modo nelle ADI si limiti l'azione dello Spirito nei singoli, che si dispongono all'insegnamento della Parola ai frequentatori delle scuole domenicali, cioè basando le proprie risorse sull'uso di editoria piuttosto che della guida personale dello Spirito? Non è in uso lo stesso sistema per la conduzione delle comunità? Quanto ancora di genuino è rimasto nelle ADI?

Fratello nel Signore, che ti dirò?

Certamente questo commercio di Bibbie, di libri di dottrina e di edificazione vari, presente nelle ADI è qualcosa che non si addice ai santi, è qualche cosa che disonora la sana dottrina di Dio. E’ un commercio anche se adesso viene apposta la dicitura ‘contributo consigliato’ al posto della dicitura ‘prezzo’. Quella di mettere la scritta del contributo consigliato è stata una maniera per non fare apparire il loro commercio un vero commercio, ma è evidente che alla luce della Scrittura anche questo è commercio. Speriamo che le cose migliorino, e che un giorno capiscano che questo loro commercio non è affatto buono.

Per ciò che concerne gli usi dei manuali per l’insegnante anche questa la ritengo una cosa che non si addice ai santi, perché credo che chi presiede per fare la scuola domenicale debba insegnare quello che Dio gli mette in cuore di insegnare in quel particolare giorno. Non importa se l’insegnamento viene rivolto a dei bambini, o a degli adulti, chi presiede ad insegnare deve affidarsi interamente a Dio chiedendogli di fargli insegnare in quel particolare giorno quello che Lui vuole, e non quello che gli altri vogliono. Questo non significa che chi deve insegnare non possa suddividere un insegnamento in più parti, nel senso che non possa tenere una serie di insegnamenti su un certo argomento nello spazio di un mese e così via, no, lo può fare, ma deve fare il tutto guidato da Dio, e non da manuali. Per altro, ho visto che questi manuali, per alcuni sono comodi perché così non hanno affatto bisogno di prepararsi, meditando e pregando, per lo studio, perché devono semplicemente leggere dal manuale la lezione. Quindi, il manuale in alcuni casi porta alla pigrizia spirituale: che bisogno c’è infatti di passare ore in preghiera, o meditando la Scrittura, se tutto quello che si deve dire è già scritto in un manuale. Quindi, certamente, in questa maniera si limita l’opera e la guida dello Spirito Santo nel ministro che deve insegnare la Parola di Dio.

Anche il fatto di apporre su una tabella se il piccolo che ha partecipato alla scuola domenicale ha versato o meno la sua offerta, non la ritengo una cosa che si addice ai santi. Perché mettere chi non ha dato? Per farlo vergognare? O per ricordargli che la prossima volta deve dare l’offerta? Si rimane veramente indignati nel vedere queste cose. Ricordo che molti anni fa su una pubblicazione delle ADI vidi niente di meno messi in ordine i nomi di tutti coloro che avevano mandato delle offerte alle ADI (non ricordo per quale ragione); c’erano sia i nomi dei fratelli che l’ammontare che avevano dato, ovviamente erano messi in ordine decrescente (se non ricordo male perché sono passati molti anni ormai) per cui quelli che avevano spedito più denaro erano ai primi posti, e quelli che avevano dato meno in basso. Io e mio fratello rimanemmo sconcertati nel vedere questa cosa. In questa maniera non si vuole far altro che sollecitare (in maniera subdola) chi ha dato poco o pochissimo, a dare la volta successiva molto di più per poter ricoprire una posizione preminente o comunque non disonorevole. Io personalmente non farei mai una simile cosa.

Il fatto poi di sollecitare a dare per l’opera di Dio facendo leva sempre più spesso sull'emotività nei momenti particolari di Benedizione, per fare aprire i portafogli al di là delle proprie possibilità o intenzioni, sull'esempio dei ben più preparati "evangelisti" americani, anche questa cosa non la ritengo si addice ai santi. Questa è astuzia, non si può definire in altra maniera. Ma d’altronde alcuni nelle ADI dicono che dobbiamo essere astuti come i serpenti, per cui non mi meraviglio più di tanto di questo comportamento.

Che cosa è rimasto allora di genuino nelle ADI? Ritengo poco. Molte predicazioni, molti discorsi sulle cose di Dio, sono artificiosi, sono tutte cose preparate con l’ausilio di un manuale o ripetute per sentito dire o niente di meno che lette da un foglio svolazzante che talvolta qualche colpo di vento improvviso porta via dal pulpito con grande imbarazzo del predicatore. Manca la pienezza di convinzione, manca la potenza, manca anche la chiarezza molte volte. Ho sentito spesso parlare in maniera ambigua, tanto da non capire cosa il predicatore volesse dire su una certa cosa. Non parliamo poi di esortazioni mirate, come per esempio quella rivolta alle sorelle di non mettersi minigonne, gonne con spacchi, gonne attillate, trucchi, orecchini, e così via. Sono quasi del tutto scomparse. Se poi andiamo all’esortazione di non andare al mare a mettersi mezzi nudi, qui si assiste a questo e cioè che la cosa è al contrario incoraggiata in svariate maniere. E guai a coloro che si permettono di levare la voce contro questo malcostume!! Verranno ingiuriati, derisi, e messi in un cantuccio.

Infine una cosa, la mancanza di genuinità sia nel parlare che nel comportamento non è qualcosa presente solo nelle ADI, nelle altre denominazioni pentecostali, è la stessa cosa. Anche nelle Elim, nella Chiesa Apostolica, nella Chiesa del Vangelo Quadrangolare, e in altre denominazioni, c’è questa mancanza di genuinità, di purità, di potenza, e di chiarezza. Il commercio per esempio è rampante anche in queste denominazioni pentecostali, le predicazioni sono anche qui spesso senza potenza, senza franchezza, ed anche qui non ci sono esortazioni contro certe concupiscenze mondane, come contro l’andare al mare, o come contro le minigonne, gli orecchini, le collane, i trucchi, e così via. Poi, per ciò che concerne la raccolta di denaro, anche qui assistiamo allo stesso spettacolo indecoroso.

Va tuttavia detto che ci sono, anche se in numero sempre più minore, sia nelle ADI che nelle altre denominazioni pentecostali, fratelli e sorelle che non si conformano a certi comportamenti sbagliati, a certi modi di fare scandalosi, perché sono semplici, umili, e saggi. Ti posso assicurare che costoro soffrono nel vedere e sentire certe cose, nella stessa maniera che soffro io o soffri tu.

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7. Carissimo Giacinto allegata troverai la busta usata da una chiesa ADI per raccogliere decime e offerte. Cosa ne pensi?



Poche parole di commento, io riprovo questo metodo per raccogliere denaro presente nelle ADI, sia perchè la raccolta include la decima che sotto la grazia non va imposta ai santi, e sia perchè sulla lettera occorre specificare sia la data che il proprio nome e cognome cosa questa che permette al pastore e agli anziani di tenere sotto controllo i credenti, o meglio le entrate provenienti dai credenti, insomma in questa maniera si può stilare un registro di chiesa in cui trascrivere periodicamente esattamente quanto uno ha o non ha dato, se le sue offerte e decime sono aumentate o meno con il tempo o si sono mantenute stabili, e così via. Ma Gesù non ci ha forse detto che quando facciamo elemosina, la nostra sinistra non deve sapere quello che fa la nostra destra affinchè la nostra elemosina sia fatta in segreto (cfr. Matteo 6:2-4)? Con questa lettera invece quello che fa la nostra destra viene apertamente fatto conoscere, capisco che magari questo avviene contro la propria volontà, ma avviene, e questo va evitato perchè quando si da bisogna cercare di non fare suonare la tromba per far vedere o sapere quando e quanto si da. Qui in effetti chi da viene costretto a suonare la tromba, e questo devo dire non può che rattristare chi ha un cuore onesto e sincero. E poi con questo metodo si può anche far vergognare un credente che magari per svariate circostanze della sua vita in un certo periodo può dare poco. Non solo, con questo metodo si possono pure incoraggiare gli ipocriti che ci sono nei locali di culto, perchè essi non aspettano altro di mettersi in mostra, di innalzarsi, di farsi vedere, di suonare la tromba per qualsiasi cosa fanno, per innalzarsi sugli altri e così via. Gente carnale questa che cammina secondo i desideri della carne, pieni di vanagloria e di arroganza, che così in questa maniera possono acquistare prestigio agli occhi del pastore o degli anziani della Chiesa, che naturalmente avranno un occhio di riguardo (checché se ne dica) nei confronti di quelli che danno più degli altri. E non solo, aggiungo che il pastore può essere anche condizionato per ciò che concerne la predicazione, perchè sapendo che certi credenti di cui sa il nome e cognome anche se si comportano male danno 'molto' cercherà con le sue predicazioni di non contristarli a ravvedimento, non cercherà di riprenderli come meritano in maniera chiara e precisa, per paura di perdere le loro abbondanti entrate, e ti posso assicurare che questo è quello che accade quando il pastore è corrotto. Il rischio di non vedere più le offerte e le decime di questi moderni Farisei è concreto, reale, e lo condizionerà. Non c'è dubbio su questo. Già questo avviene in comunità che non usano questo stratagemma, figuriamoci in quelle dove questo stratagemma è presente e collaudato!!!

Ecco perchè la maniera migliore per raccogliere denaro in seno alla Chiesa è quella di porre una scatola nel locale di culto dove i credenti sono chiamati a versare quanto hanno deliberato in cuore loro, secondo la prosperità concessagli dal Signore, perchè in questa maniera si evita di far conoscere al pastore o agli anziani quanto il singolo credente ha dato. Questa è la maniera di raccogliere denaro che fu usata ai giorni di Joas, re di Giuda, quando questo re decise di restaurare la casa dell’Eterno che prima che lui diventasse re era stata saccheggiata e profanata. Ecco quello che si legge nella Scrittura: “Il re dunque comandò che si facesse una cassa e che la si mettesse fuori, alla porta della casa dell’Eterno. Poi fu intimato in Giuda e in Gerusalemme che si portasse all’Eterno la tassa che Mosè, servo di Dio, aveva imposta ad Israele nel deserto. E tutti i capi e tutto il popolo se ne rallegrarono e portarono il danaro e lo gettarono nella cassa finché tutti ebbero pagato. Or quand’era il momento che i Leviti doveano portar la cassa agl’ispettori reali, perché vedevano che v’era molto danaro, il segretario del re e il commissario del sommo sacerdote venivano a vuotare la cassa; la prendevano, poi la riportavano al suo posto; facevan così ogni giorno, e raccolsero danaro in abbondanza. E il re e Jehoiada lo davano a quelli incaricati d’eseguire i lavori della casa dell’Eterno; e questi pagavano degli scalpellini e de’ legnaiuoli per restaurare la casa dell’Eterno, e anche de’ lavoratori di ferro e di rame per restaurare la casa dell’Eterno. Così gl’incaricati dei lavori si misero all’opera, e per le loro mani furon compiute le riparazioni; essi rimisero la casa di Dio in buono stato, e la consolidarono. E, quand’ebbero finito, portarono davanti al re e davanti a Jehoiada il rimanente del danaro, col quale si fecero degli utensili per la casa dell’Eterno: degli utensili per il servizio e per gli olocausti, delle coppe, e altri utensili d’oro e d’argento. E durante tutta la vita di Jehoiada, si offrirono del continuo olocausti nella casa dell’Eterno” (2 Cron. 24:8-14). Ovviamente in queste Scritture si parla di tassa, perchè il re si rifaceva alla legge di Mosè, ma noi non siamo più sotto la legge. Nel tempio di Gerusalemme ai giorni di Gesù era in questa maniera che si raccoglievano le offerte dei Giudei (cfr. Mar. 12:41).

Concludo dicendo questo: di alcune specifiche parole di Gesù a taluni pastori, ANCHE nelle ADI, oggi non importa proprio nulla, ecco perchè la semplicità ormai è quasi scomparsa ANCHE nelle ADI. Questo mi dispiace molto. Ma tu te lo immagini Gesù o gli apostoli del Signore agire in questa precisa maniera della lettera con tanto di nome e cognome per raccogliere le offerte dei credenti di allora? In verità questo metodo (e non è il solo) non fa parte di 'tutto l'Evangelo' che le ADI dicono di proclamare. E' qualcosa di estraneo, qualcosa che non si addice ai santi, qualcosa di riprovevole, qualcosa che per certo porta gli infedeli a biasimare la dottrina di Dio.

Condividerei il metodo della lettera, se nella lettera non ci fossero sia le diciture Offerta e Decima che lo spazio riservato al nome e al cognome, se perciò si trattasse di una semplice lettera che permette a chi da l'offerta di rimanere anonimo (per cui è raccomandabile che la lettera sia poi posta dall'offerente in una apposita scatola posta nel locale di culto). Ma così come è non la posso condividere. Io sono persuaso infatti che sia nel dare da parte dei credenti per i vari bisogni presenti nella Chiesa che nel ricevere le offerte da parte dei ministri di Dio, ci deve essere la massima prudenza per evitare che qualcuno abbia qualcosa da ridire sul metodo usato per raccogliere denaro per l'opera di Dio in mezzo alla Chiesa dell'Iddio vivente, colonna e base della verità.

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ANGELOLOGIA

1. Gli angeli possono essere adorati?

No, gli angeli non vanno adorati perché sono delle creature di Dio e noi dobbiamo adorare il Creatore, cioè Dio, secondo che è scritto: “Adora il Signore Iddio tuo, ed a lui solo rendi il culto” (Matt. 4:10). Nel libro dell’Apocalisse questa proibizione viene confermata da Giovanni che racconta come per ben due volte egli si prostrò dinnanzi all’angelo di Gesù, che gli aveva parlato e mostrato delle cose, per adorarlo e per ben due volte questo santo angelo gli proibì di dargli l’adorazione. Ecco le parole di Giovanni: “E l’angelo mi disse: Scrivi: Beati quelli che sono invitati alla cena delle nozze dell’Agnello. E mi disse: Queste sono le veraci parole di Dio. E io mi prostrai ai suoi piedi per adorarlo. Ed egli mi disse: Guàrdati dal farlo; io sono tuo conservo e de’ tuoi fratelli che serbano la testimonianza di Gesù; adora Iddio! …. E io, Giovanni, son quello che udii e vidi queste cose. E quando le ebbi udite e vedute, mi prostrai per adorare ai piedi dell’angelo che mi avea mostrate queste cose. Ma egli mi disse: Guàrdati dal farlo; io sono tuo conservo e de’ tuoi fratelli, i profeti, e di quelli che serbano le parole di questo libro. Adora Iddio” (Apoc. 19:9-10; 22:8-9).

Le cose sono molto chiare dunque, gli angeli non vanno adorati. Nessuno ti inganni con vani ragionamenti; l’adorazione rivolta agli angeli è idolatria e gli idolatri non erediteranno il regno di Dio. Nessuno ti defraudi del tuo premio facendo leva sul culto degli angeli (cfr. Col. 2:18), culto che è molto diffuso nel Cattolicesimo. Guardati dal metterti ad adorare e servire la creatura invece del Creatore che è benedetto in eterno. Amen.

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2. E’ vero che ciascuno di noi ha almeno un angelo che lo protegge?

Sì, è vero infatti è scritto che “gli angeli del Signore sono accampati intorno a quelli che lo temono, e li liberano” (Sal. 34:7). I primi discepoli del Signore credevano che ogni credente fosse protetto da degli angeli di Dio infatti quando certi credenti non credettero che fuori dalla porta della casa dove essi erano radunati (a pregare per Pietro che era stato messo in prigione ma che nel mentre – a loro insaputa - era stato liberato da un angelo del Signore) ci fosse Pietro dissero alla serva Rode “E’ il suo angelo” (Atti 12:15).

Gesù parlando dei piccoli fanciulli ebbe a parlare dei “loro angeli” (Matt. 18:10) che in cielo vedono del continuo la faccia del Padre suo.

Ci sono molte testimonianze tra la fratellanza di tutto il mondo di visioni di angeli visti attorno ai credenti. Va detto tuttavia che talvolta gli angeli appaiono anche nelle sembianze di uomini vestiti civilmente o militarmente, e non sempre vestiti di vesti bianche.

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3. Come possiamo affermare che anche Gabriele sia Arcangelo? Forse dal fatto che anche egli è uno degli spiriti al cospetto di Dio?

Ascolta, per ciò che concerne Gabriele io non insegno che lui sia un arcangelo, non ho prove bibliche per farlo. Nel primo libro scritto da Luca viene chiamato angelo (cfr. Luca 1:26) per cui mi limito a dire che si tratta di un angelo e basta. Certo, sta davanti a Dio, ma è chiamato angelo per cui è meglio limitarsi a dire che si tratta di un angelo. Lo so che alcuni definiscono Gabriele uno degli arcangeli, ma per farlo si basano solo sul fatto che egli sta davanti a Dio (cfr. Luca 1:19). Per ciò che mi riguarda non è sufficiente questo per definirlo un arcangelo.

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4. Fratello Giacinto, ti allego un breve studio che ho trovato su un sito straniero. Dice che i "figli di Dio" di cui si parla in Genesi 6 non erano angeli qualunque, ma erano gli angeli caduti di cui si parla in Giuda 6-7. Non avevo notato il collegamento tra il verso 7 e gli angeli di cui si parla nel verso 6, ma in ogni caso lo studio non mi convince, tu cosa ne pensi?

Allora, quei figli di Dio di cui si parla in Genesi 6 e che si presero le figlie degli uomini, erano effettivamente degli angeli di Dio, e questo è confermato in Giuda 6-7, e in 2 Piet. 2:4. Anche i passi di Giobbe lo confermano ampiamente che quei figli di Dio erano angeli di Dio. D'altronde devi tenere presente anche il linguaggio usato in genesi 6 perchè l'espressione 'figlie degli uomini' viene messa in contrapposizione a quella di 'figli di Dio' quindi i figli di Dio erano di un altra natura delle figlie degli uomini, e precisamente erano di natura angelica. Tuttavia stai attento a non confondere questi angeli 'ribelli' con gli angeli che seguirono Satana alla sua ribellione, perchè quest'ultimi si ribellarono a Dio tempo prima, e poi mentre quest'ultimi sono liberi di agire nel mondo (cfr. Apoc. 12:7; 2 Cor. 12:7) quegli angeli che lasciarono la loro dignità primiera e commisero fornicazione con le figlie degli uomini furono e sono tuttora custoditi nell'abisso in catene in attesa di essere giudicati in quel giorno, quindi non sono liberi di agire in questo mondo.

Nell'articolo quello che mi lascia perplesso e che non condivido è il fatto che l'autore dica che questo fu un attacco di satana contro il piano di Dio nel tentativo di contaminare l'intera razza umana e impedire una genealogia giusta da Adamo a Cristo 'attacking the plan of God, in an attempt to pollute the whole human race and prevent a righteous genealogy from Adam to Jesus Christ'. La Scrittura dice che 'ogni carne aveva corrotto la sua via sulla terra' (Gen. 6:12), quindi la malvagità sulla terra risaliva a tempo prima che avvenisse quella unione tra quegli angeli e delle figlie degli uomini, non è che quella grande malvagità che esisteva ai giorni di Noè fu il risultato di quella unione illecita, per lo meno questo è quello che io intendo dalla Scrittura. Come anche intendo che i giganti ci fossero anche prima che avvenisse quell'unione, infatti è scritto: "In quel tempo c’erano sulla terra i giganti, e ci furono anche di poi, quando i figliuoli di Dio si accostarono alle figliuole degli uomini, e queste fecero loro de’ figliuoli. Essi sono gli uomini potenti che, fin dai tempi antichi, sono stati famosi" (Gen. 6:4). Tieni dunque presente tutte queste cose a proposito di quegli angeli di Dio. La grazia sia con te.

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5. Chi erano i figli di Dio di Genesi 6:2, di cui si dice che si presero per mogli delle figliuole di uomini?

Sono degli angeli infatti così sono chiamati gli angeli di Dio nel libro di Giobbe: “Su che furon poggiate le sue fondamenta [della terra], o chi ne pose la pietra angolare quando le stelle del mattino cantavan tutte assieme e tutti i figli di Dio davan in gridi di giubilo?" (Giob. 38:6-7). Chi potevano essere infatti quegli esseri che giubilarono quando Dio pose le fondamenta della terra se non gli angeli?' Certamente non potevano essere degli esseri umani che ancora non erano stati creati, dato che l'uomo fu creato il sesto giorno della creazione.

Che quei figliuoli di Dio di Genesi 6:2 erano angeli è confermato per altro sia da Pietro che da Giuda; il primo dice che “Dio non risparmiò gli angeli che aveano peccato, ma li inabissò, confinandoli in antri tenebrosi per esservi custoditi pel giudizio” (2 Piet. 2:4); e il secondo dice: “Egli ha serbato in catene eterne, nelle tenebre, per il giudicio del gran giorno, gli angeli che non serbarono la loro dignità primiera, ma lasciarono la loro propria dimora. Nello stesso modo Sodoma e Gomorra e le città circonvicine, essendosi abbandonate alla fornicazione nella stessa maniera di costoro” (Giuda 6-7). In riferimento alle parole di Giuda notate come egli dica che gli abitanti di Sodoma, Gomorra e delle città vicine si abbandonarono alla fornicazione come fecero gli angeli di cui si parla poco prima.

Alcuni dicono che quei figliuoli di Dio fossero degli uomini (secondo questa opinione infatti si trattava di uomini che invocavano Dio) e non degli angeli; ma questa interpretazione non regge anche perchè se non fossero degli angeli quegli esseri di Genesi 6:2, ma bensì degli uomini, non avrebbe avuto senso dire che i figliuoli di Dio videro che le figliuole degli uomini erano belle e se le presero per mogli perchè sarebbe come dire che dei figliuoli degli uomini videro che le figliuole degli uomini erano belle e se le sposarono! Che sarebbe successo di strano e di particolare? Niente. Invece proprio perchè la natura di coloro che si presero per mogli le figliuole degli uomini era diversa dagli uomini, erano infatti degli angeli, allora lo scrittore sospinto dallo Spirito Santo ha chiamato quegli esseri 'figliuoli di Dio'. Lo scrittore ha voluto così evidenziare la diversa natura tra i figli di Dio e le figlie degli uomini; i primi erano angeli e le seconde delle normali creature femminili nate dall'accoppiamento tra uomo e donna. Il che è confermato anche dal verso 1 del capitolo 6 di Genesi che indica il tempo in cui avvenne questo fatto in questi termini: “Or quando gli uomini cominciarono a moltiplicare sulla faccia della terra e furon loro nate delle figliuole, avvenne ....". E' evidente infatti che gli angeli non avrebbero potuto vedere la bellezza delle figlie degli uomini se non dopo che esse fossero nate e cresciute.

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6. Qual è la differenza tra un angelo e un arcangelo?

La differenza è che l’arcangelo è un angelo di un grado superiore tanto è vero che nell’Apocalisse si legge che “vi fu battaglia in cielo: Michele e i suoi angeli combatterono col dragone, e il dragone e i suoi angeli combatterono, ma non vinsero, e il luogo loro non fu più trovato nel cielo. E il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato Diavolo e Satana, il seduttore di tutto il mondo, fu gettato giù; fu gettato sulla terra, e con lui furon gettati gli angeli suoi” (Apoc. 12:7-9). Michele, che è un arcangelo (Giuda 9), è quindi a capo degli angeli di Dio.

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ARTI OCCULTE

1. Tra le varie arti occulte ce n’è qualcuna che un Cristiano può esercitare senza con questo disubbidire a Dio?

No, non c’è neppure un arte occulta che un Cristiano può esercitare senza andare contro la Parola di Dio e questo perché qualsiasi arte occulta, non importa quanto innocua possa apparire, e non importa con quale nome sia chiamata, è un opera ingannatrice del diavolo che si fonda sulla menzogna, e non può essere altrimenti perché chi l’ha inventata è il padre della menzogna, ed è un arte che per poter essere svolta ha bisogno dell’assistenza di spiriti maligni che sono al servizio del diavolo. Ovviamente il diavolo per poter indurre le persone a mettersi a fare le arti occulte, non le presenta come sfacciatamente malvagie ed estremamente pericolose, ma le presenta o come giochi o come arti che procurano del bene all’umanità, insomma come pratiche al servizio dell’umanità. Qui sta l’inganno diabolico da smascherare; tanti però ci sono cascati in questo inganno riempiendosi di guai, sì perché la via delle arti occulte è piena di guai e questo perché chi le esercita ha a che fare con spiriti malvagi che sono più forti dell’uomo e una volta caduti nelle loro mani è la fine perché si diventa loro schiavi; da un lato fanno magari guadagnare molto denaro a chi le esercita (la serva che a Filippi aveva uno spirito indovino faceva guadagnare molti soldi ai suoi padroni), ma dall’altro lo tormentano in ogni maniera appunto perché sono malvagi. Quello che bisogna infatti sempre tenere presente è che qualsiasi spirito che aiuta un mago o un indovino o un astrologo o chiunque altro, a svolgere un’arte occulta o più arti occulte, è MALVAGIO, e quindi non può cercare il bene di nessuno, neppure di chi viene aiutato a svolgere una determinata arte occulta. Certo che il mago o l’astrologo o il negromante non ti verranno mai a dire che gli spiriti lo tormentano, gli fanno del male, no questo mai; ma i fatti sono questi e sono inconfutabili. Anzi questi ministri del diavolo con il sorriso in bocca sono pronti a dirti che sono felici, si sentono realizzati ecc., menzogne, solo menzogne. Coloro che svolgono arti occulte e i cui corpi e le loro case sono infestati da spiriti malvagi non hanno pace, vivono nella paura e nel terrore, sorridono ma hanno il cuore profondamente triste. Nelle loro case avvengono fenomeni soprannaturali spaventevoli, rumori in piena notte che possono andare dai passi di qualcuno a colpi improvvisi che si sentono nell’armadio, oggetti che all’improvviso cadono o si spostano, rubinetti che si aprono da sé, ecc. E’ una vita miserabile, molto miserabile quella che conducono i ministri del diavolo.

Termino con queste parole scritte nel libro della legge: “Non si trovi in mezzo a te chi faccia passare il suo figliuolo o la sua figliuola per il fuoco, né chi eserciti la divinazione, né pronosticatore, né augure, né mago, né incantatore, né chi consulti gli spiriti, né chi dica la buona fortuna, né negromante; perché chiunque fa queste cose è in abominio all’Eterno; e, a motivo di queste abominazioni, l’Eterno, il tuo Dio, sta per cacciare quelle nazioni d’innanzi a te” (Deut. 18:10-12).

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2. Che cosa dice la Bibbia a proposito dell’astrologia?

La Bibbia insegna che l’astrologia – cioè la cosiddetta scienza che pretende di predire il futuro alle persone tramite l’osservazione dei pianeti e delle stelle - è un arte divinatoria condannata da Dio infatti la legge – che come dice Paolo è fatta per qualsiasi cosa contraria alla sana dottrina (cfr. 1 Tim. 1:8-11) – dice: “Non si trovi in mezzo a te chi faccia passare il suo figliuolo o la sua figliuola per il fuoco, né chi eserciti la divinazione, né pronosticatore, né augure, né mago, né incantatore, né chi consulti gli spiriti, né chi dica la buona fortuna, né negromante; perché chiunque fa queste cose è in abominio all’Eterno; e, a motivo di queste abominazioni, l’Eterno, il tuo Dio, sta per cacciare quelle nazioni d’innanzi a te” (Deut. 18:10-12). Gli astrologi dunque – essendo persone che fanno dei pronostici e dicono la buona fortuna - vanno considerati degli individui che fanno qualcosa di abominevole agli occhi di Dio.

I pianeti e le stelle non possono in nessuna maniera influire sulla vita dell’uomo, né in bene e né in male, per cui è del tutto vano e inutile andare a consultare quelli che li osservano e studiano le loro varie posizioni. L’opera vana di questi individui è chiaramente attestata dalla Scrittura in questi termini: “Stattene or là co’ tuoi incantesimi e con la moltitudine de’ tuoi sortilegi, ne’ quali ti sei affaticata fin dalla tua giovinezza! forse potrai trarne profitto, forse riuscirai ad incutere terrore. Tu sei stanca di tutte le tue consultazioni; si levino dunque quelli che misurano il cielo, che osservano le stelle, che fanno pronostici ad ogni novilunio, e ti salvino dalle cose che ti piomberanno addosso! Ecco, essi sono come stoppia, il fuoco li consuma; non salveranno la loro vita dalla violenza della fiamma; non ne rimarrà brace a cui scaldarsi, né fuoco dinanzi al quale sedersi. Tale sarà la sorte di quelli intorno a cui ti sei affaticata. Quelli che han trafficato teco fin dalla tua giovinezza andranno errando ognuno dal suo lato, e non vi sarà alcuno che ti salvi” (Is. 47:12-15).

State dunque attenti fratelli, fuggite la consultazione – anche per scherzo – dell’oroscopo, si tratta di una opera del diavolo condannata da Dio.

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3. Ho sentito dire a delle persone che hanno potuto parlare con i loro morti partecipando a delle sedute spiritiche. Che c’è di vero in tutto ciò? Che dice la Bibbia a tale proposito?

Queste persone non hanno affatto parlato con i loro cari morti, ma si sono illusi di avere parlato con essi. Lo spiritismo infatti – cioè l’arte di evocare gli spiriti dei defunti per farli parlare con i vivi – è un arte divinatoria bugiarda generata da colui che è il padre della menzogna, cioè il diavolo.

Con chi hanno parlato allora queste persone che asseriscono di avere parlato chi con il fratello, chi con la sorella o la madre o il figlio? Hanno inconsapevolmente parlato con degli spiriti maligni al servizio del diavolo, che sanno contraffare o imitare molto bene la voce delle persone morte evocate. Se certi comici riescono a imitare così bene la voce di certi personaggi dello spettacolo o della politica, tanto da fare rimanere meravigliati talvolta persino le persone da loro imitate; non credo che ci sia affatto da meravigliarci un gran che se degli spiriti maligni riescano a fare la stessa cosa con la voce degli uomini. Il fine naturalmente che si prefiggono gli spiriti maligni è quello di sedurre i viventi.

La Bibbia condanna lo spiritismo, sia chi evoca gli spiriti dei defunti che chi va a consultare gli spiriti. E’ scritto infatti: “Non si trovi in mezzo a te chi faccia passare il suo figliuolo o la sua figliuola per il fuoco, né chi eserciti la divinazione, né pronosticatore, né augure, né mago, né incantatore, né chi consulti gli spiriti, né chi dica la buona fortuna, né negromante; perché chiunque fa queste cose è in abominio all’Eterno; e, a motivo di queste abominazioni, l’Eterno, il tuo Dio, sta per cacciare quelle nazioni d’innanzi a te” (Deut. 18:10-12), ed anche: “Non vi rivolgete agli spiriti, né agl’indovini; non li consultate, per non contaminarvi per mezzo loro. Io sono l’Eterno, l’Iddio vostro” (Lev. 19:31).

Il re Saul fu fatto morire da Dio anche per avere consultato gli spiriti infatti è scritto: “Così morì Saul, a motivo della infedeltà ch’egli avea commessa contro l’Eterno col non aver osservato la parola dell’Eterno, ed anche perché aveva interrogato e consultato quelli che evocano gli spiriti, mentre non avea consultato l’Eterno. E l’Eterno lo fece morire, e trasferì il regno a Davide, figliuolo d’Isai” (1 Cron. 10:13-14).

Termino con le parole del profeta Isaia: “Se vi si dice: ‘Consultate quelli che evocano gli spiriti e gl’indovini, quelli che sussurrano e bisbigliano’, rispondete: ‘Un popolo non dev’egli consultare il suo Dio? Si rivolgerà egli ai morti a pro de’ vivi?’ Alla legge! alla testimonianza! Se il popolo non parla così, non vi sarà per lui alcuna aurora! Andrà errando per il paese, affranto, affamato; e quando avrà fame, s’irriterà, maledirà il suo re ed il suo Dio. Volgerà lo sguardo in alto, lo volgerà verso la terra, ed ecco, non vedrà che distretta, tenebre, oscurità piena d’angoscia, e sarà sospinto in fitta tenebria” (Is. 8:19-22).

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4. Carissimo signor Giacinto, ho una piccola domanda da porle… Sto leggendo con molto interesse i suoi scritti, sono consapevole che lei scrive per svegliare la gente a non seguire una religione fasulla ma a seguire la propria fede; con questo sono dalla sua parte. Pensi che io mi sono avvicinata al Santo Vangelo dopo la morte accidentale di mio fratello. Per quello che le dirò ora la prego non cestini questa lettera. Dopo due anni di sofferenze, sensi di colpa e via dicendo, conobbi una medium, che si mise in contatto con mio fratello, la cosa più bella è che questa donna non mi ha mai chiesto soldi ma mi ha sempre esortato a trovare le risposte alle mie domande sul Vangelo. Questa signora fa la scrittura automatica. Dall'aldilà viene aiutata da molti "maestri" che a loro volta mi hanno spiegato come leggere il vangelo e perché. Nei suoi scritti ritrovo molto dei loro insegnamenti anche perché, come dicono loro, la verità è una e non deve essere divulgata a scopo di lucro. In lei, a questo proposito, ho visto la stessa cosa. In definitiva nella frase chiedi e ti sarà dato, io devo dire che ho sempre ricevuto. Volevo comunque farle una domanda che spero non la faccia arrabbiare. Alla luce dei fatti e della mia piccola esperienza di vita penso alla reincarnazione come qualche cosa di possibile; primo perché su Matteo 11-14 c'è un riferimento dove Gesù dice : ‘E se volete credermi , è Giovanni quel profeta Elia che deve tornare . Chi ha orecchi, cerchi di capire!’ Poi c'è un’altro tratto del Vangelo dove, ora non mi ricordo più dove, chiedono a Gesù se si risorge nella stessa carne e si nasce dalla stessa madre ma Gesù risponde che si rinasce dal ventre di un'altra madre insomma una cosa del genere. Questo mi fa presagire che Dio ci offre svariate vite per poter migliorare la nostra fede perché Egli ci ama a tal punto che ci offre sempre la possibilità di riscattarci. Pensi che parlando addirittura con un prete non mi ha ammonito per ciò che avevo detto anche perché volevo sapere dato che lui è più informato di me in un concilio vaticano sono stati assassinati due vescovi che non erano d’accordo nel togliere la reincarnazione anche perché Gesù non ha mai smentito la cosa. Insomma perdoni la confusione dei fatti, non sono molto brava a memorizzare le cose ma sento questo concetto reale; ero addirittura molto piccola che lo sentivo parte reale della mia vita. La ringrazio vivamente per l'attenzione, sperando di non aver offeso nessuno. Un arrivederci e a presto.

Ascolta, innanzi tutto sappi che chi pratica la negromanzia (l'evocazione degli spiriti) è dal diavolo e pratica qualcosa che la Parola di Dio condanna; non importa se egli o ella chieda o meno soldi, è dal diavolo, quindi ti esorto a non consultare i medium perchè essi fanno ciò che è in abominio a Dio. Ma non peccano solo i medium, ma anche coloro che vanno a consultarli, quindi dinnanzi a Dio hai peccato, pentiti immediatamente di questo tuo peccato e abbandonalo. Ricordati che il re Saul per aver consultato una medium fu messo a morte da Dio (1 Cronache 10:13-14).

Per altro quelli che i medium evocano non sono gli spiriti dei defunti ma spiriti maligni che si camuffano assumendo le sembianze e la voce dei morti evocati e così ingannano i viventi per cui tu sei stata ingannata perchè ti è stato fatto credere che eri stata messa in contatto con tuo fratello. Ripeto, lascia perdere i medium perchè sono dei ministri del diavolo che si travestono da ministri di giustizia. Tu dici che nei miei scritti ritrovi molti degli insegnamenti dei 'maestri' dell'al di là; ascolta, così non è e non può essere perchè i miei scritti si basano sulla Parola dell'Iddio vivente e vero che è verità, mentre gli insegnamenti dei 'maestri' procedono dal diavolo che è bugiardo e padre della menzogna. Nello studiare il New Age ho letto parecchi dei loro messaggi (per confutarli) e posso assicurarti che essi non hanno nulla a che fare con il Vangelo e con la dottrina di Dio. Gli insegnamenti dei cosiddetti 'maestri ascesi' sono pieni di menzogne, ripeto pieni, e menano in perdizione coloro che li accettano. Quindi rigettali, butta via qualsiasi libro che tu hai e che pretende di essere la parola di qualcuno di questi maestri. Procurati una Bibbia e leggi solo essa perchè essa è la Parola di Dio che può salvarti dai tuoi peccati. Leggi le parole del Maestro, cioè, il Signore Gesù Cristo, Colui che Dio Padre ha mandato nel mondo per salvare i peccatori e che ci ha detto tutte le cose che ha udito dal Padre suo. Abbi piena fiducia nelle sue parole, sono verità e possono salvarti e liberarti da qualsiasi inganno. Ti esorto a pentirti di tutti i tuoi peccati, a credere che egli è morto per i nostri peccati e che il terzo giorno è risorto dai morti per la nostra giustificazione, e a confessare che Egli è il Signore e sarai salvata. Per ciò che concerne la reincarnazione essa è menzogna, e l'ho ampiamente dimostrato nel mio libro ‘Il New Age’ che quindi ti invito a leggere attentamente. In esso troverai le risposte alle domande che mi hai fatto. Spero e prego che il Signore della gloria ti illumini e ti salvi dai tuoi peccati e dalla perdizione eterna. Dio ti benedica.

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BAMBINI

1. Come mai ci sono dei bambini che nascono con delle malattie ed anche con gravi disfunzioni fisiche?

Ora, le ragioni per cui un bambino nasce malato o con deficienze fisiche possono essere le seguenti.

La prima è che sia una punizione di Dio infatti Dio dice "io punisco l'iniquità dei padri sui figliuoli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano" (Es. 20:5). Ovviamente tu dirai: 'Come può un Dio così buono e misericordioso colpire il figlio di qualcuno per un suo misfatto personale?' Bene, ricordati che Dio è anche giusto e fa mietere ad ognuno il frutto della sua malvagità. Tu sai per esempio che ci sono alcuni che in virtù di alcuni loro vizi contro natura mettono al mondo dei figli con l'AIDS; non pensi che ciò sia la conseguenza dell'iniquità dei genitori? Ma tornando al fatto della punizione di Dio, ti voglio ricordare quello che avvenne al re Davide. Come tu sai il re Davide una notte mandò a chiamare Bath-Sheba, la moglie di Uria lo Hitteo, e si giacque con essa mettendola incinta, e in seguito fece uccidere il marito di Bath-Sheba. Ora, tu sai che Davide era un uomo secondo il cuore di Dio; ma che fece Dio? Chiuse gli occhi, lasciò stare Davide? No, ma gli mandò Nathan il profeta per annunciargli i suoi giudizi contro di lui. Tra questi giudizi ci fu pure il seguente. Dio gli disse: "Nondimeno, siccome facendo così tu hai data ai nemici dell'Eterno ampia occasione di bestemmiare, il figliuolo che t'è nato dovrà morire' (2 Sam. 12:14). Nathan se ne tornò a casa sua. E l'Eterno colpì il bambino che la moglie di Uria avea partorito a Davide, ed esso cadde gravemente ammalato. Ora, io ti chiedo: 'Non credi che Davide e Bath-Sheba soffrirono per questa malattia di cui fu colpito il bambino partorito da Bath-Sheba?' Io credo di sì. Tieni presente anche che Davide digiunò per sette giorni in favore del bambino, pensando e sperando che Dio avrebbe avuto pietà del bambino, ma le sue preghiere e il suo digiuno non servirono a nulla; il bambino fu fatto morire da Dio (2 Sam. 12:16-18). Che colpa aveva quel bambino per essere stato colpito da Dio? Io credo nessuna, tuttavia Dio agì con giustizia nei confronti di Davide. Ovviamente la punizione Dio può infliggerla anche colpendo di malattia un bambino mentre è ancora nel seno della madre. Naturalmente, questa ragione è difficile da accettare, ma la Scrittura ci autorizza a sostenerla.

Ma c'è anche un'altra ragione per cui talvolta Dio fa nascere un bambino in queste condizioni, ed è "affinché le opere di Dio siano manifestate in lui" (Giov. 9:3), quindi in vista della sua gloria nel senso che poi Egli guarirà il bambino nato in quelle condizioni, traendo gloria per il suo nome, come nel caso del cieco nato a cui Gesù diede la vista quando questi era in età adulta (cfr. Giov. 9:6-34). Tieni presente che di questi casi di bambini nati zoppi, ciechi, o sordi, o con altre anomalie fisiche ce ne sono stati anche in questo secolo, e che quando è avvenuta la guarigione i genitori se erano dei credenti si sono fortificati nel Signore, se invece erano increduli si sono convertiti al Signore.

Quindi io credo che la cosa migliore da fare per un credente in verso quelle famiglie che hanno dei figli nati malati è quella di incoraggiare i genitori ad avere fede in Dio e a pregarlo affinché guarisca il loro figlio o la loro figlia, io credo fermamente che nel nome di Gesù Cristo gli ammalati vengono guariti ancora oggi. "Pregate gli uni per gli altri onde siate guariti; molto può la supplicazione del giusto fatta con efficacia", dice Giacomo (Giac. 5:16). Quindi, non ci si tiri indietro dal dire a queste persone che il Signore Gesù Cristo può guarire la loro figlia o il loro figlio; siano esortati - se ancora non sono dei credenti - a credere nel Signore Gesù Cristo innanzi tutto per la loro salvezza e poi per la guarigione del malato. Sapete? Talvolta Dio "libera l'afflitto mediante l'afflizione, e gli apre gli orecchi mediante la sventura" (Giob. 36:15). La nostra speranza è che la famiglia sventurata, se ancora non è nella fede, mediante questa sventura possa venire alla conoscenza della verità: non sarebbe la prima volta che una cosa simile avviene. Quanti genitori nella disperazione per un figlio drogato o un figlio malato sono andati al Signore! La stessa cosa vale nel caso i genitori siano dei credenti, siano esortati a credere che il Signore può guarire il loro figlio o la loro figlia malata. In questa maniera essi si fortificheranno nel Signore e cominceranno ad aspettare la sua potente liberazione.

Ovviamente, sia fatta la volontà di Dio, Dio regna e fa quello che vuole. Io non posso assicurare che è la volontà di Dio che egli guarisca ogni bambino nato deformato o malato, ma fino a quando Dio non dice che non è la sua volontà guarire qualcuno occorre insistere presso il trono della sua grazia con fede: lui è l'Onnipotente ed è Misericordioso, ricordatevelo sempre. Una cosa va detta a riguardo dell'eventualità che il Signore abbia deciso di non guarire un figlio o una figlia di una coppia di credenti con una buona coscienza e che lo invocano in fede e in verità per la guarigione del loro figlio o della loro figlia; in questo caso certamente una delle ragioni per cui il Signore decide di non esaudirli è quella di mantenerli umili, sì perché l'afflizione ci tiene umili, la prova - malattia o altro che sia - ci impedisce di insuperbirci. Nella Scrittura abbiamo un esempio di come talvolta il Signore al fine di non far insuperbire dei suoi figliuoli infligge loro quella che apparentemente sembrerebbe una punizione per un loro misfatto e rifiuta di rimuovere questa afflizione alle loro suppliche, l'esempio è quello dell'apostolo Paolo. Ecco quanto lui stesso dice ai santi di Corinto: "E perché io non avessi ad insuperbire a motivo della eccellenza delle rivelazioni, m’è stata messa una scheggia nella carne, un angelo di Satana, per schiaffeggiarmi ond’io non insuperbisca. Tre volte ho pregato il Signore perché l’allontanasse da me; ed egli mi ha detto: La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza. Perciò molto volentieri mi glorierò piuttosto delle mie debolezze, onde la potenza di Cristo riposi su me. Per questo io mi compiaccio in debolezze, in ingiurie, in necessità, in persecuzioni, in angustie per amor di Cristo; perché, quando son debole, allora sono forte" (2 Cor. 12:7-10). Come si può ben vedere, alle richieste, precisamente furono tre, di Paolo di rimuovere l'angelo di Satana postogli da Dio per schiaffeggiarlo, il Signore gli rispose che la sua grazia gli bastava perchè nella sua debolezza egli avrebbe mostrato la sua potenza. L'angelo di Satana in altre parole avrebbe continuato a schiaffeggiarlo affinchè Paolo non si insuperbisse a motivo della eccellenza delle rivelazioni ricevute. Ciò lo avrebbe reso debole, ma nello stesso tempo anche forte. La risposta a quelle sue specifiche richieste dunque fu negativa, dal punto di vista umano, ma ovviamente giusta da parte di Dio che sa sempre quello che fa e per quale motivo lo fa. Le sue vie sono giustizia, anche quando ci risponde negativamente. A Lui sia la gloria ora e in eterno. Amen.

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2. Caro fratello Butindaro ho appena letto una sua risposta al quesito "Come mai ci sono dei bambini che nascono con delle malattie ed anche con gravi disfunzioni fisiche?"; la cosa che mi ha fatto letteralmente rabbrividire è questa, copio interamente la tua risposta così la riconoscerai sicuramente: "Ora, le ragioni per cui un bambino nasce malato o con deficienze fisiche possono essere le seguenti. La prima è che sia una punizione di Dio infatti Dio dice "io punisco l'iniquità dei padri sui figliuoli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano" (Es. 20:5). Ovviamente tu dirai: 'Come può un Dio così buono e misericordioso colpire il figlio di qualcuno per un suo misfatto personale?' Bene, ricordati che Dio è anche giusto e fa mietere ad ognuno il frutto della sua malvagità. Tu sai per esempio che ci sono alcuni che in virtù di alcuni loro vizi contro natura mettono al mondo dei figli con l'AIDS; non pensi che ciò sia la conseguenza dell'iniquità dei genitori? Ma tornando al fatto della punizione di Dio, ti voglio ricordare quello che avvenne al re Davide. Come tu sai il re Davide una notte mandò a chiamare Bath-Sheba, la moglie di Uria lo Hitteo, e si giacque con essa mettendola incinta, e in seguito fece uccidere il marito di Bath-Sheba. Ora, tu sai che Davide era un uomo secondo il cuore di Dio; ma che fece Dio? Chiuse gli occhi, lasciò stare Davide? No, ma gli mandò Nathan il profeta per annunciargli i suoi giudizi contro di lui. Tra questi giudizi ci fu pure il seguente. Dio gli disse: "Nondimeno, siccome facendo così tu hai data ai nemici dell'Eterno ampia occasione di bestemmiare, il figliuolo che t'è nato dovrà morire' (2 Sam. 12:14). Nathan se ne tornò a casa sua. E l'Eterno colpì il bambino che la moglie di Uria avea partorito a Davide, ed esso cadde gravemente ammalato. Ora, io ti chiedo: 'Non credi che Davide e Bath-Sheba soffrirono per questa malattia di cui fu colpito il bambino partorito da Bath-Sheba?' Io credo di sì. Tieni presente anche che Davide digiunò per sette giorni in favore del bambino, pensando e sperando che Dio avrebbe avuto pietà del bambino, ma le sue preghiere e il suo digiuno non servirono a nulla; il bambino fu fatto morire da Dio (2 Sam. 12:16-18). Che colpa aveva quel bambino per essere stato colpito da Dio? Io credo nessuna, tuttavia Dio agì con giustizia nei confronti di Davide. Ovviamente la punizione Dio può infliggerla anche colpendo di malattia un bambino mentre è ancora nel seno della madre. Naturalmente, questa ragione è difficile da accettare, ma la Scrittura ci autorizza a sostenerla’. Il dubbio che mi nasce spontaneo è questo: nella Parola di Dio è scritto in Giovanni 9:1-3 (nota il verso 3) “E passando vide un uomo ch'era cieco fin dalla nascita. E i suoi discepoli lo interrogarono, dicendo: Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco? Gesù rispose: Né lui peccò, né i suoi genitori; ma è così, affinché le opere di Dio siano manifestate in lui. (Sappiamo tutti e due benissimo che Gesù è venuto per adempiere la legge). In Ezechiele 18:18: Suo padre, siccome è stato un oppressore, ha commesso rapine a danno del fratello e ha fatto ciò che non è bene in mezzo al suo popolo, ecco che muore per la sua iniquità. 18:20 La persona che pecca è quella che morirà, il figlio non pagherà per l'iniquità del padre, e il padre non pagherà per l'iniquità del figlio; la giustizia del giusto sarà sul giusto, l'empietà dell'empio sarà sull'empio. in Deuteronomio 24:16: Non si metteranno a morte i padri per colpa dei figli, né si metteranno a morte i figli per colpa dei padri; ognuno sarà messo a morte per il proprio peccato. Ora, presupposto che: "Deuteronomio 17:6 Colui che dovrà morire sarà messo a morte sulla deposizione di due o di tre testimoni; non sarà messo a morte sulla deposizione di un solo testimonio", ho esposto 3 versi che vanno contro la tua tesi. Che ne pensi? vorrei capire come fai ad affermare che un bambino, puro alla nascita, possa essere afflitto da una punizione da Dio, per causa poi non imputabile a lui, quando poi sappiamo che tutti siamo responsabili delle nostre azioni. "Se mio padre non vuole convertirsi perchè dovrei io pagare per lui, quando poi Gesù ha pagato per tutti". Capisco l'esempio di Davide che hai citato, ma personalmente ho comparato vari passi della Bibbia, sia del NT che AT, con cui ti ho motivato la mia risposta. Per quanto riguarda Davide, a mio avviso, era un eccezione, perchè, come saprai, molte cose della vita in Dio sono personali e quindi variabili da persona a persona, senza contare poi, che nel caso di Davide, Dio non avrebbe potuto mai permettere che suo figlio, frutto di una sua trasgressione, salisse al trono. Fammi sapere che ne pensi. Dio ci aiuti e ogni cosa sia fatta per il prosieguo della Sua opera.

Innanzi tutto vorrei ribadire che nella mia risposta io non ho detto che tutti i bambini che nascono malati nascono in seguito ad una punizione di Dio verso i loro genitori, ma solo che in alcuni casi la ragione è questa. Difatti ho anche detto che in altri casi si tratta di una prova per i genitori, e quindi non è a cagione di un peccato dei genitori e in altri casi ancora è avvenuto così affinché le opere di Dio siano manifestate in lui e Dio tragga gloria da quella malattia.

Per cui nessuno mi può dire che io affermo che in ogni caso di malattia di un neonato o di una sua deformazione, si tratta di un giudizio di Dio contro i genitori o uno dei genitori. Può succedere, e succede, ma non sempre è per questa ragione. Dio ovviamente sa quando si tratta di un caso e quando si tratta di un altro; io ho solo detto quali possono essere le ragioni.

Riguardo ai passi che mi hai citato io sono d'accordo con essi, ma se tu leggi attentamente questi passi noterai che in essi Dio non dice che Lui non può punire delle persone facendogli morire i propri figli o magari colpendoli con delle malattie mentre essi sono ancora nel seno della madre o dopo che essi sono usciti dal seno. Tanto è vero che nel caso di Davide, per una colpa da lui commessa, il bambino che gli nacque dal suo rapporto illecito con Bath-Sheba fu fatto morire proprio da Dio. Prima il bambino fu colpito da Dio con una malattia, e poi fu fatto morire. Tu dici che si tratta di un eccezione, ma rimane il fatto che chi fece morire quel bambino fu DIO. Agì ingiustamente Dio? Non credo proprio. Lo so, noi possiamo dire: ‘Ma che male aveva fatto quel bambino?’ Ma non era stato Davide a commettere adulterio e a fare uccidere Uria lo Hitteo? Che c’entrava quel bambino?’ Ma rimane il fatto che Dio punì Davide infliggendo prima una malattia ad un bambino appena nato e poi facendolo morire. Ti confesso che dinnanzi a questa punizione di Dio verso Davide (e non verso il bambino) rimango meravigliato, ma devo prendere atto che ci fu e che dato che Dio non commette ingiustizie devo dire che quel giudizio verso Davide fu un giusto giudizio. E qui vorrei farti notare che Dio non fece morire il figlio di Davide perché non avrebbe mai potuto permettere che suo figlio, frutto di una sua trasgressione, salisse al trono, ma per un'altra ragione che gli disse il profeta Nathan e cioè perché Davide aveva fatto uccidere Uria per mano degli Ammoniti dando in questa maniera ai nemici di Dio ampia occasione di bestemmiare (cfr. 2 Sam. 12:13-14). Tienila dunque ben presente la ragione per la quale quel bambino fu fatto morire da Dio. Non fu perché il figlio di due adulteri non poteva salire al trono, anche perchè Dio ancora non aveva rivelato a Davide chi sarebbe stato quel suo figlio che Egli avrebbe posto sul trono, questo avvenne tempo dopo. Davide per quel misfatto che aveva compiuto meritava la morte, su questo non c’è il minimo dubbio, tuttavia Davide quando Nathan lo riprese severamente da parte di Dio, si pentì infatti disse: “Ho peccato contro l’Eterno” (2 Sam. 12:13) e allora Dio lo perdonò infatti Nathan gli disse: “E l’Eterno ha perdonato il tuo peccato. Tu non morrai” (2 Sam. 12:13). Quindi quel peccato gli fu rimesso, ma a cagione delle conseguenze di quel peccato, cioè per il fatto che Davide aveva così facendo dato agli Ammoniti occasione di bestemmiare Dio, il bambino che gli nacque da Bath-Sceba fu fatto morire da Dio. Questo nel caso di Davide.

Ma ci sono casi trascritti nella Bibbia in cui padri e figli sono stati fatti morire da Dio per i misfatti dei padri. Ti cito alcuni esempi; l’esempio di Kore, Dathan e Abiram che per essersi ribellati contro Mosè ed Aaronne, furono fatti scendere vivi nel soggiorno dei morti assieme ai loro figli e ai loro piccini (cfr. Num. 16:1-35); l’esempio di Acan che per avere preso dell’interdetto in Gerico Dio ordinò che fosse dato alle fiamme con tutto quello che gli apparteneva quindi anche con i suoi figli e le sue figlie (cfr. Gios. 7:1-26). L’esempio di Geroboamo che per i peccati che aveva commesso e che aveva fatto commettere al popolo fu prima colpito da Dio a morte (cfr. 2 Cron. 13:20) e poi Dio fece sterminare tutta la sua casa quindi anche i suoi figli (cfr. 1 Re 15:29-30). Qui siamo di fronte a casi di uomini che hanno rinnegato il patto che Dio aveva fatto con loro, e il loro peccato ha avuto delle conseguenze anche sui loro figli. In questi casi vediamo adempiute in maniera evidente le seguenti parole di Dio: “Io, l’Eterno, l’Iddio tuo, sono un Dio geloso che punisco l’iniquità dei padri sui figliuoli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano” (Es. 20:5). Il peccato di un padre quindi ha delle ripercussioni pure sui propri figli. Ma non aveva forse detto Dio nella legge al popolo che se essi avessero disubbidito alla sua voce Egli li avrebbe puniti sterminandogli i figli secondo che è scritto: “E se mi resistete con la vostra condotta e non volete darmi ascolto, io vi colpirò sette volte di più, secondo i vostri peccati. Manderò contro di voi le fiere della campagna, che vi rapiranno (nota mia: nella Diodati: ‘vi orberanno di’) i figliuoli, stermineranno il vostro bestiame, vi ridurranno a un piccol numero, e le vostre strade diverranno deserte” (Lev. 26:21-22)? E quando i loro figli non sarebbero stati distrutti sarebbero invece stati menati via in cattività secondo che è scritto: “I tuoi figliuoli e le tue figliuole saran dati in balìa d’un altro popolo; i tuoi occhi lo vedranno e languiranno del continuo dal rimpianto di loro, e la tua mano sarà senza forza” (Deut. 28:32) e: “Genererai figliuoli e figliuole, ma non saranno tuoi, perché andranno in schiavitù” (Deut. 28:41).

C’è anche un caso nel Nuovo Testamento in cui i figli di qualcuno sono stati puniti per la colpa di un loro genitore, è quello di Jezabel che nella chiesa di Tiatiri insegnava e seduceva i servitori del Signore perché commettessero fornicazione e mangiassero cose sacrificate agli idoli e a cui Dio aveva dato il tempo per ravvedersi ma lei non si era voluta ravvedere, allora Dio gettò lei sopra un letto di dolore e uccise i suoi figli. Ecco le parole di Gesù: “E metterò a morte i suoi figliuoli; e tutte le chiese conosceranno che io son colui che investigo le reni ed i cuori; e darò a ciascun di voi secondo le opere vostre” (Apoc. 2:23). E assieme a questo caso ti potrei citare quello degli scribi e dei Farisei del tempo di Gesù a cui Gesù Cristo rivolse delle dure parole che predicevano una loro punizione anche a motivo dell’iniquità dei loro padri, ecco le parole del Maestro: “Guai a voi, scribi e Farisei ipocriti, perché edificate i sepolcri ai profeti, e adornate le tombe de’ giusti e dite: Se fossimo stati ai dì de’ nostri padri, non saremmo stati loro complici nello spargere il sangue dei profeti! Talché voi testimoniate contro voi stessi, che siete figliuoli di coloro che uccisero i profeti. E voi, colmate pure la misura dei vostri padri! Serpenti, razza di vipere, come scamperete al giudizio della geenna? Perciò, ecco, io vi mando de’ profeti e de’ savî e degli scribi; di questi, alcuni ne ucciderete e metterete in croce; altri ne flagellerete nelle vostre sinagoghe e li perseguiterete di città in città, affinché venga su voi tutto il sangue giusto sparso sulla terra, dal sangue del giusto Abele, fino al sangue di Zaccaria, figliuol di Barachia, che voi uccideste fra il tempio e l’altare. Io vi dico in verità che tutte queste cose verranno su questa generazione” (Matt. 23:29-36). Come puoi vedere da te stesso, Gesù disse agli scribi e ai Farisei che su loro sarebbe venuto il sangue dei profeti che era stato sparso dai loro padri. E questa punizione si compì nell’anno 70 quando Gerusalemme fu distrutta dall’esercito romano e migliaia di persone furono trucidate. Quindi la Scrittura conferma che Dio punisce l’iniquità dei padri sui figli di coloro che lo odiano anche sotto la grazia; nessuno si illuda dunque.

Ora, in tutti questi casi che ho citato la punizione di Dio inflitta ai figli fu la morte, nel caso del figlio di Davide fu preceduta da una grave malattia che il bambino contrasse dopo che fu nato e quindi non mentre era ancora nel grembo della madre. Ed oggi Dio agisce nella stessa maniera, non è cambiato.

Ci sono casi però in cui la punizione Dio la infligge ai figli dei peccatori mentre essi sono ancora nel seno della loro madre e mi riferisco a casi di malformazione, di cecità, di sordità e di mutismo, ecc., per un peccato commesso dai genitori. L’esempio che mi viene in mente per primo è quello di un fratello e di una sorella che decidono di sposarsi mentre la Bibbia glielo vieta: “Non scoprirai la nudità della tua sorella, figliuola di tuo padre o figliuola di tua madre, sia essa nata in casa o nata fuori” (Lev. 18:9); “Se uno prende la propria sorella, figliuola di suo padre o figliuola di sua madre, e vede la nudità di lei ed ella vede la nudità di lui, è una infamia; ambedue saranno sterminati in presenza de’ figliuoli del loro popolo; quel tale ha scoperto la nudità della propria sorella; porterà la pena della sua iniquità” (Lev. 20:17). Non è forse vero che in molti casi i bambini nati da questo matrimonio incestuoso sono ciechi, sordi, malformati, ecc.? Anche i matrimoni con i cugini sono pericolosi e da essi nascono spesso figli malati, come si legge in un trattato di ginecologia: ‘Da un punto di vista essenzialmente clinico occorre sottolineare gli aspetti negativi del matrimonio fra consanguinei ed essenzialmente del matrimonio fra cugini di primo grado. Tali rischi sono connessi sia alla morbilità che alla mortalità. Numerose sono le affezioni che insorgono più facilmente nei nati da matrimoni fra primi cugini che non nei matrimoni fra persone che non hanno alcun antenato in comune. Fra queste affezioni quelle che presentano una più elevata frequenza, come denunciato ormai chiaramente da una vasta serie di indagini statistiche, sono, oltre l’albinismo e l’idiozia infantile amaurotica già citati, l’ittiosi congenita, la cecità congenita ai colori e la xeroderma pigmentosa. Oltre alla morbilità il matrimonio fra consanguinei fa materialmente aumentare i rischi di mortalità …’ (Cesare Andreoli, ‘Genetica’ in Trattato italiano di Ginecologia, vol. 1, Novara 1966, pag. 38). Come mai anche da questi matrimoni, vietati dalla Scrittura secondo che è scritto: “Nessuno si accosterà ad alcuna sua parente carnale per scoprire la sua nudità. Io sono l’Eterno” (Lev. 18:6), nascono dei figli malformati o gravemente malati? Semplice, si tratta della pena della loro iniquità che essi portano. E che dire poi di quei casi in cui il padre per avere commesso un peccato contro natura e avere contratto certe malattie veneree, mette incinta la propria moglie che dà alla luce un figlio malato a motivo della trasgressione del padre? Non sono questi casi in cui Dio fa ricadere l’iniquità dei genitori sui loro figli? Certo che sì. Ma d’altronde è scritto chiaramente che Dio punisce l’iniquità dei padri sui figli di coloro che lo odiano fino alla terza e alla quarta generazione (cfr. Es. 20:5).

Un’altra cosa: nella Scrittura troviamo il principio che per la colpa di un padre, anche i suoi discendenti ne pagano le conseguenze, e questo principio lo vediamo chiaramente esposto nella vita di Adamo, il primo uomo e il padre di tutte le generazioni a venire. Il peccato infatti è entrato nel mondo proprio tramite Adamo (cfr. Rom. 5:12), e con il peccato è entrata la morte spirituale (la punizione inflitta da Dio su Adamo) che è passata su tutti gli uomini che quindi nascono sotto il peccato e perciò sotto la condanna (cfr. Rom. 5:18). Perché la morte è passata anche sui discendenti di Adamo, anche se questi non hanno peccato con una trasgressione simile a quella di Adamo? Che colpa hanno avuto i discendenti di Adamo per essere nati sotto la condanna divina? Non pensi che l’esempio di Adamo insegni che le conseguenze del peccato si fanno sentire anche sui propri figli?

E dato che ti ho citato questo principio ti cito un altro principio biblico e cioè che nel momento in cui un uomo fa del bene anche i suoi discendenti vengono in una certa maniera considerati come se avessero fatto quell’opera. Questo principio lo troviamo nell’epistola agli Ebrei dove viene detto: “Or considerate quanto grande fosse colui al quale Abramo, il patriarca, dette la decima del meglio della preda. Or quelli d’infra i figliuoli di Levi che ricevono il sacerdozio, hanno bensì ordine, secondo la legge, di prender le decime dal popolo, cioè dai loro fratelli, benché questi siano usciti dai lombi d’Abramo; quello, invece, che non è della loro stirpe, prese la decima da Abramo e benedisse colui che avea le promesse! Ora, senza contraddizione, l’inferiore è benedetto dal superiore; e poi, qui, quelli che prendon le decime son degli uomini mortali; ma là le prende uno di cui si attesta che vive. E, per così dire, nella persona d’Abramo, Levi stesso, che prende le decime, fu sottoposto alla decima; perch’egli era ancora ne’ lombi di suo padre, quando Melchisedec incontrò Abramo” (Ebr. 7:4-10). Ora, Levi ancora non era nato, ma siccome era nei lombi d’Abrahamo quando questi diede la decima a Melchisedec, è come se anche lui avesse dato la decima, e ciò nella persona d’Abrahamo. Ecco perché Dio usa benignità verso i figli del giusto perché si ricorda del bene fatto dal loro padre. Per esempio quando Abrahamo fu provato da Dio e si mostrò ubbidiente fino ad essere disposto e pronto ad offrire il suo figlio Isacco, Dio per premiarlo gli giurò tra le altre cose questo: “Io certo ti benedirò e moltiplicherò la tua progenie come le stelle del cielo e come la rena ch’è sul lido del mare; e la tua progenie possederà la porta de’ suoi nemici” (Gen. 22:17). Quando Salomone si volse agli dèi delle nazioni e Dio si indignò contro di lui dicendogli che gli avrebbe tolto il regno per darlo al suo servo, gli disse: “Nondimeno, per amor di Davide tuo padre, io non lo farò te vivente, ma lo strapperò dalle mani del tuo figliuolo. Però, non gli strapperò tutto il reame, ma lascerò una tribù al tuo figliuolo, per amor di Davide mio servo, e per amor di Gerusalemme che io ho scelta” (1 Re 11:12-13). Nota come Dio promise due cose per amor di Davide; quindi in questi due casi la Scrittura evidenzia i meriti dei padri. Nel primo caso Dio fece una promessa alla progenie di Abrahamo per amor di Abrahamo, e nel secondo caso evitò a Salomone di vedere i suoi giudizi contro di lui mentre lui era ancora vivente per amore di Davide. Ma non è forse vero che anche tra gli stessi esseri umani, ci sono uomini che per il bene ricevuto da qualcuno, quando questi muore fanno del bene ai suoi figli per amore di costui? Nella Bibbia non leggiamo forse che Davide dopo che morì Gionathan che gli aveva fatto tanto bene, fece del bene al figlio di Gionathan, per amore di Gionathan (cfr. 2 Sam. 9:1-13)?

Dunque, non esistono solo dei demeriti dei padri che hanno delle nefaste conseguenze sui loro figli, ma anche dei meriti dei padri che hanno delle benefiche conseguenze sui loro figli, tutto ciò perché Dio è giusto.

Per concludere quindi, quei passi che tu mi hai citato nella tua domanda vanno visti anche alla luce di queste Scritture da me citate, e con essi armonizzati. Certamente quei passi da te citati sono veraci infatti un tribunale umano non può condannare a morte i figli di un uomo colpevole se questi suoi figli sono innocenti perché la legge insegna che ognuno deve essere messo a morte, nel caso la legge della nazione prescriva la pena di morte, per i propri crimini. I figli non possono essere messi a morte per i crimini dei padri. La legge di Dio vieta giustamente di punire i figli per i crimini dei padri perché ognuno deve essere punito per i propri misfatti. Quindi se il padre è malvagio e il figlio è giusto perché osserva la Parola di Dio, è giusto che la malvagità del malvagio lo faccia perire, e la giustizia del giusto faccia continuare quest’ultimo a vivere. Dal punto di vista legale, questo è giusto. I passi dunque che tu citi a sostegno del fatto che i figli non possono essere puniti per delle colpe dei padri, riguarda l’aspetto legale della legge di Mosè, l’aspetto giurisdizionale della legge.

Comprendo che i due aspetti della questione possono apparire in contraddizione tra di essi, ma non c’è affatto contraddizione.

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3. Sfogliando il sito, ho trovato una tua risposta molto interessante che vorrei approfondire: "1. Come mai ci sono dei bambini che nascono con delle malattie ed anche con gravi disfunzioni fisiche?" Nella risposta, tra le varie cause tu indichi "La prima è che sia una punizione di Dio infatti Dio dice "io punisco l'iniquità dei padri sui figliuoli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano" (Es. 20:5)", continuando porti anche l'esempio del Re Davide al quale muore il figlio come conseguenza del suo peccato. Mi trovo d’accordo con quanto affermi, ma la mia domanda è questa: io credente, nato di nuovo, che ho accettato Gesù Cristo come personale Salvatore, posso in qualche modo risentire o pagare le conseguenze di un peccato commesso da un genitore o parente prossimo? Esistono peccati commessi da parenti a mia insaputa che possono avere effetti negativi su di me anche se io e la mia famiglia siamo credenti? In sostanza, io figlio di Dio rientro tra le persone elencate nelle generazioni di Esodo 20:5? Questi casi vanno trattati in modo specifico affinché si annullino i possibili effetti (fatture, malocchi, pratiche occulte)? Personalmente credo che nel momento della nuova nascita, quando confesso i miei peccati conosciuti e non a Dio, io ne sia istantaneamente liberato. Grazie per la tua preziosa disponibilità, e che Dio benedica abbondantemente la tua opera.

Innanzi tutto va detto che quando qualcuno nasce di nuovo, diventa un figlio di Dio, e quindi cessa di essere un figlio dell’ira, cessa di essere un nemico di Dio perché si riconcilia con Dio in Cristo. E come dice Paolo: “Le cose vecchie son passate: ecco, son diventate nuove” (2 Cor. 5:17). E’ quindi da escludersi che un credente possa venire punito da Dio per un misfatto compiuto da un suo genitore o dai suoi genitori e questo perché il credente è stato riscattato dalla maledizione della legge secondo che è scritto: “Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge” (Gal. 3:13). Facciamo un esempio; se i genitori del credente sono dati all’occultismo e alla magia e secondo il giudizio di Dio sono meritevoli di morte e per questo vengono messi a morte da Dio, il credente non potrà essere messo a morte assieme a loro. Per ciò che concerne gli effetti di eventuali fatture, malocchi e altro che qualcuno abbia fatto contro una famiglia, nel momento in cui un membro di questa famiglia nasce di nuovo viene liberato da qualsiasi maledizione lanciatagli contro da un ministro di Satana e questo perché il figliuolo di Dio è cosparso con il sangue di Cristo, ha lo Spirito Santo in Lui, ed è protetto dagli angeli del Signore.

Per spiegarti questo concetto biblico mi rifaccio alla disubbidienza di Adamo, il padre dell’umanità, perché è da lui che sono discesi tutti gli uomini. Ora, egli disubbidì a Dio e a motivo di questa sua disubbidienza il peccato è passato su tutti gli uomini, e con il peccato la condanna (cfr. Rom. 5:12, 18). Ma che succede quando un figlio d’Adamo si pente dei suoi peccati e crede nel Figlio di Dio? Succede che questa condanna viene rimossa (cfr. Rom. 8:1), perché egli viene perdonato dai suoi peccati mediante la fede in Gesù. Quindi, mediante la fede, l’ira di Dio che pesava prima su questo discendente di Adamo, viene rimossa. Egli non è più considerato degno di essere punito con la morte seconda.

Va tuttavia anche detto che ci possono essere dei casi in cui il figlio di un uomo, nonostante sia stato perdonato appieno da Dio e liberato da ogni maledizione, può dover risentire di una certa condotta iniqua di suo padre. Per esempio, nel caso suo padre aveva contratto molti debiti e muore assieme a sua moglie con quei debiti, i creditori si rifaranno sui suoi figli per cui i figli dovranno pagare i debiti del loro papà.

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BATTESIMO CON LO SPIRITO SANTO

1. Che cosa è il battesimo con lo Spirito Santo?

Il battesimo con lo Spirito Santo è un battesimo che viene ministrato dal Signore Gesù Cristo a chi ha creduto secondo che è scritto: “Egli [Cristo] vi battezzerà con lo Spirito Santo ….” (Mat. 3:11), ed anche: ‘Voi sarete battezzati con lo Spirito Santo fra non molti giorni” (Atti1:5) parole queste che furono dette da Gesù ai suoi discepoli prima di ascendere in cielo. E’ un battesimo dunque che si sperimenta dopo essere nati da Dio.

Mediante questo battesimo il credente viene riempito di Spirito Santo perché questo è quello che successe il giorno della Pentecoste ai circa centoventi secondo che è scritto: “E tutti furono ripieni dello Spirito Santo ….” (Atti 2:4), quindi il credente mediante questo battesimo riceve una misura di Spirito Santo che si va ad aggiungere a quella che lui già possiede; secondo l’insegnamento biblico infatti il credente dal momento in cui ha creduto ha già una certa misura di Spirito Santo nel suo cuore, che gli permette di chiamare Dio ‘Padre’. In altre parole il credente quando nasce di nuovo riceve sì lo Spirito Santo ma non in maniera piena e traboccante, perché questa pienezza e abbondanza la si riceve in seguito appunto quando si viene battezzati con lo Spirito Santo.

Mediante il battesimo con lo Spirito Santo il credente viene rivestito di potenza dall’alto secondo che disse il Signore Gesù, poco prima di ascendere in cielo, ai suoi discepoli: “Poiché Giovanni battezzò sì con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo fra non molti giorni. ….. voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su voi, e mi sarete testimoni e in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra” (Atti 1:5,8). Questa potenza gli permette di essere un efficace testimone della grazia di Dio nella sua vita.

Infine va detto che quando un credente riceve il battesimo con lo Spirito Santo, egli comincia a parlare in altre lingue secondo che lo Spirito gli dà di esprimersi perché questo è quello che avvenne ai circa centoventi a Gerusalemme quando furono battezzati con lo Spirito Santo: “E tutti furono ripieni dello Spirito, e cominciarono a parlare in altre lingue secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi” (Atti 2:4). E non solo a loro, infatti avvenne la stessa cosa a Cornelio e a quelli di casa sua, e ai circa dodici discepoli di Efeso (cfr. Atti 10:44-46; 19:1-7). Il parlare in lingue è il segno esteriore che attesta che si è verificato il battesimo con lo Spirito Santo.

Questo battesimo si può ricevere sia tramite l’imposizione delle mani che senza, infatti nel libro degli Atti degli apostoli i circa centoventi a Gerusalemme e Cornelio e i suoi a Cesarea lo ricevettero senza l’imposizione delle mani di nessuno (cfr. Atti 2:1-4; 10:44-46; 11:15); mentre i circa dodici discepoli ad Efeso come anche l’apostolo Paolo lo ricevettero tramite l’imposizione delle mani (cfr. Atti 19:6: 9:17).

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2. Esistono Cristiani falsamente battezzati con lo Spirito Santo?

Sì, ne esistono e pure in grande numero. Ci sono sia tanti pastori che tante pecore falsamente battezzati con lo Spirito Santo. Quando dico che sono falsamente battezzati con lo Spirito Santo, intendo dire che essi non sono stati affatto battezzati con lo Spirito Santo, quantunque apparentemente pare che lo siano stati perché parlano in lingue che lingue poi non sono appunto perchè non hanno sperimentato il battesimo con lo Spirito Santo.

Ora, la falsificazione del battesimo con lo Spirito Santo costoro l'hanno potuta perpetrare in virtù del fatto che le lingue sono il segno esteriore che attesta l'avvenuto battesimo con lo Spirito Santo, per cui è stato sufficiente per loro inventarsi qualche parola, cioè mettersi a proferire alcune vocali e sillabe, per dare l'impressione ai più di avere ricevuto il battesimo con lo Spirito Santo. Questo è avvenuto in molti casi sotto la spinta o per la suggestione del pastore che con espressioni quali: 'Comincia a dire una parola, poi un'altra, e vedrai che pian piano imparerai a parlar in lingue', o: 'Loda il Signore, dì Alleluia, Alleluia, e abbandonati al Signore e vedrai che comincerai a parlare in lingue'; o ancora: 'Parla in lingue, parla in lingue', li ha convinti a dire qualche cosa che paresse il parlare in altre lingue prodotto da un genuino battesimo con lo Spirito Santo.

Ma come avviene nel campo naturale, che prima o poi la mistificazione di un prodotto viene scoperta, anche nel campo spirituale avviene la stessa cosa, per cui prima o poi il falso battesimo con lo Spirito Santo si paleserà. Ma in che maniera si palesa falso? Da queste prove; innanzi tutto dal fatto che chi proferisce quelle che sembrano parole dette per lo Spirito non ha ricevuto potenza dall'alto, potenza che il Signore ha promesso avrebbero ricevuto i suoi discepoli quando lo Spirito Santo sarebbe disceso su di loro (cfr. Atti 1:8), per cui se non c'è potenza non ci può essere stato nessun battesimo con lo Spirito Santo. E poi dal fatto che chi proferisce quelle frasi non sperimenta nessuna edificazione al suo interno, edificazione che invece è prodotta da un genuino parlare in altre lingue infatti l'apostolo Paolo dice che "chi parla in altra lingua edifica se stesso" (1 Cor. 14:4); e sempre in riferimento a chi proferisce quelle parole costui si accorge che le sue frasi non vengono proferite da lui perché sospinto dallo Spirito Santo o secondo che lo Spirito gli dà di esprimersi, ma perché si sforza di pronunciarle, cioè non è un fenomeno spontaneo prodotto dallo Spirito Santo che avviene in lui quello di parlare in lingue, ma qualche cosa di macchinoso, di artificioso.

Naturalmente chi dà l'impressione di essere stato battezzato con lo Spirito Santo quando in realtà non lo è, inganna se stesso e gli altri. Il danno peggiore a mio giudizio lo fa verso se stesso, perché si priva volontariamente della potenza di Dio e di un fenomeno spirituale glorioso e utile quale quello del parlare in altre lingue che accompagna il vero battesimo con lo Spirito Santo. Per uscire da quest'inganno diabolico egli deve dunque smettere di proferire quelle parole senza senso e cominciare a bramare di essere veramente battezzato con lo Spirito Santo.

Siccome so che un falso battesimo con lo Spirito Santo spesso è prodotto dall'impazienza da cui si fanno prendere alcuni credenti, a quei credenti che ancora non sono battezzati con lo Spirito dico: 'Abbiate fede in Cristo, aspettate con fede e pazienza che Egli vi battezzi con lo Spirito Santo. Sappiate che quando Egli lo farà, non vi inventerete proprio nulla, perché comincerete a parlar in altra lingua come lo Spirito vi darà di esprimervi'.

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3. Molti Cristiani Evangelici dicono che il battesimo con lo Spirito Santo si riceve quando si crede: altri, invece, dicono che si riceve dopo che si ha creduto, chi ha ragione?

Hanno ragione quest'ultimi perché in base a quello che insegna la Scrittura il battesimo con lo Spirito Santo si riceve dopo avere creduto nel Signore Gesù Cristo.

A conferma di ciò ci sono vari esempi biblici. Il primo di questi è quello degli apostoli del Signore il giorno della Pentecoste, i quali quando furono battezzati con lo Spirito Santo in quel giorno erano già dei credenti e quindi erano già nati di nuovo. Questo lo si deduce in base a ciò che Gesù disse di loro al Padre la notte in cui fu tradito: "Ora hanno conosciuto che tutte le cose che tu m’hai date, vengon da te; poiché le parole che tu mi hai date, le ho date a loro; ed essi le hanno ricevute, e hanno veramente conosciuto ch’io son proceduto da te, e hanno creduto che tu m’hai mandato. Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per quelli che tu m’hai dato, perché son tuoi; e tutte le cose mie son tue, e le cose tue son mie; ed io son glorificato in loro" (Giov. 17:7-10). Dunque i discepoli del Signore erano nati da Dio ancora prima che giungesse il giorno della Pentecoste in cui furono battezzati con lo Spirito Santo perché avevano creduto che Gesù era il Cristo mandato da Dio nel mondo. Non è forse scritto che "chiunque crede che Gesù è il Cristo, è nato da Dio" (1 Giov. 5:1)? E' vero che essi poi ebbero tutti uno sbandamento, in particolare Pietro lo rinnegò per ben tre volte, è vero anche che quando Gesù risuscitò inizialmente essi non credettero che fosse risorto infatti quando le donne riferirono loro che avevano visto Gesù e che egli gli aveva parlato essi si mostrarono increduli pensando che esse vaneggiassero (cfr. Luca 24:8-11), ma è altresì vero che quando Gesù apparve loro essi credettero che egli era risorto; lo stesso Tommaso che inizialmente non era presente quando Gesù apparve ai suoi condiscepoli quando Gesù apparve anche a lui credette. Ed a proposito delle apparizioni di Gesù ai suoi discepoli è necessario fare notare che quando Gesù apparve ai discepoli disse loro: "Ricevete lo Spirito Santo" (Giov. 20:22); questa è una cosa molto importante che conferma che i discepoli ancora prima del giorno della Pentecoste avevano lo Spirito Santo, o meglio una misura di Spirito Santo, per cui essi erano di Cristo perché la Parola di Dio dice che se uno non ha lo Spirito di Cristo egli non è di lui (cfr. Rom. 8:9). Come ho appena detto i discepoli prima del giorno della Pentecoste avevano una misura di Spirito Santo, che cosa avvenne quindi il giorno della Pentecoste quando essi furono battezzati con lo Spirito Santo? Avvenne che essi furono ripieni di Spirito Santo, e in virtù di questo riempimento cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro di esprimersi (cfr. Atti 2:4). Quindi il segno esteriore attestante che essi avevano ricevuto il battesimo con lo Spirito Santo fu il parlare in altre lingue.

Un altro esempio biblico attestante la differenza tra nuova nascita e battesimo con lo Spirito Santo è quello dei credenti di Samaria che quando sentirono Filippo predicare loro il Cristo, gli credettero e furono battezzati in acqua (cfr. Atti 8:12). Filippo però siccome non aveva il dono di imporre le mani sui credenti affinché essi ricevessero il battesimo con lo Spirito Santo, si limitò a battezzarli in acqua. Gli apostoli che erano a Gerusalemme quando sentirono che la Samaria aveva ricevuto la Parola di Dio vi mandarono Pietro e Giovanni, affinché questi pregassero per quei credenti per fare ricevere loro lo Spirito Santo. E così avvenne, gli apostoli andarono là e gli imposero le mani, e quei credenti ricevettero lo Spirito Santo. Forse qualcuno farà notare che in questo caso non si dice che i credenti cominciarono a parlare in altre lingue. E' vero che non sta scritto, ma avvenne perché è altresì scritto che un certo Simone che aveva anch'egli creduto vide "che per l’imposizione delle mani degli apostoli era dato lo Spirito Santo" (Atti 8:18). Da che cosa potè capire Simone che quei credenti avevano ricevuto lo Spirito Santo? Evidentemente dal fatto che li cominciò a sentir parlare in altre lingue.

L'altro esempio biblico che vogliamo prendere è quello dei circa dodici discepoli di Efeso. Ecco quanto racconta Luca: "Or avvenne, mentre Apollo era a Corinto, che Paolo, avendo traversato la parte alta del paese, venne ad Efeso; e vi trovò alcuni discepoli, ai quali disse: Riceveste voi lo Spirito Santo quando credeste? Ed essi a lui: Non abbiamo neppur sentito dire che ci sia lo Spirito Santo. Ed egli disse loro: Di che battesimo siete dunque stati battezzati? Ed essi risposero: Del battesimo di Giovanni. E Paolo disse: Giovanni battezzò col battesimo di ravvedimento, dicendo al popolo che credesse in colui che veniva dopo di lui, cioè, in Gesù. Udito questo, furon battezzati nel nome del Signor Gesù; e dopo che Paolo ebbe loro imposto le mani, lo Spirito Santo scese su loro, e parlavano in altre lingue, e profetizzavano. Erano, in tutto, circa dodici uomini" (Atti 19:1-7). Come si può vedere quegli uomini che Paolo incontrò ad Efeso erano dei discepoli del Signore, avevano quindi creduto nel Signore, ma ancora non erano stati battezzati con lo Spirito Santo infatti non avevano ancora ricevuto lo Spirito Santo. Per cui Paolo impose loro le mani affinché lo ricevessero, e anche qui come negli altri casi prima visti, il battesimo con lo Spirito Santo (o la ricezione della pienezza dello Spirito) fu accompagnato dal parlare in altre lingue.

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4. Si può essere riempiti di Spirito Santo senza parlare in lingue?

No, perchè secondo la Scrittura dal giorno della Pentecoste in poi chi viene riempito di Spirito Santo comincia a parlare in lingue secondo che lo Spirito gli dà di esprimersi. E’ scritto infatti a proposito di quello che avvenne il giorno della Pentecoste ai circa centoventi che erano radunati: "E come il giorno della Pentecoste fu giunto, tutti erano insieme nel medesimo luogo. E di subito si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, ed esso riempì tutta la casa dov’essi sedevano. E apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano, e se ne posò una su ciascuno di loro. E tutti furon ripieni dello Spirito Santo, e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi" (Atti 2:1-4).

Ho detto dal giorno della Pentecoste in poi perché prima di quel giorno si poteva essere riempiti di Spirito e non parlare in lingue. Ecco alcuni esempi tratti dalle Scritture del Nuovo Testamento. Zaccaria, il padre di Giovanni, fu ripieno di Spirito Santo ma non parlò in lingue, profetizzò solo. Giovanni il Battista fu ripieno di Spirito Santo e non parlava in lingue; Gesù fu ripieno di Spirito Santo ma non parlava in lingue.

Le lingue sono dunque, dal giorno della Pentecoste in avanti, il segno esteriore che attesta che si è stati riempiti di Spirito Santo, o detto in altre parole che si è stati battezzati con lo Spirito Santo perchè il riempimento di Spirito non è altro che il battesimo con lo Spirito Santo.

Si tenga presente a proposito delle lingue, che prima di quel giorno non erano mai state concesse da Dio ad alcuno; fu un qualcosa che Dio decise di concedere solo a partire da quel giorno.

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5. E' quando si viene battezzati con lo Spirito Santo che si entra a fare parte del Corpo di Cristo?

No, perché altrimenti si dovrebbe arrivare alla conclusione che gli apostoli prima che fossero battezzati con lo Spirito Santo non erano ancora membri del Corpo di Cristo. Possiamo dire una simile cosa riguardo a quegli uomini? No, perché Gesù aveva loro detto prima di essere arrestato: “Io sono la vera vite, e il Padre mio è il vignaiuolo. Ogni tralcio che in me non dà frutto, Egli lo toglie via; e ogni tralcio che dà frutto, lo rimonda affinché ne dia di più. Voi siete già mondi a motivo della parola che v'ho annunziata. Dimorate in me, e io dimorerò in voi. Come il tralcio non può da sé dar frutto se non rimane nella vite, così neppur voi, se non dimorate in me. Io son la vite, voi siete i tralci” (Giov. 15:1-5). In particolare vorrei che notaste che Gesù disse di essere la vite e che i suoi discepoli erano i tralci; se quindi i tralci fanno parte della vite è evidente che gli apostoli ancora prima di essere battezzati con lo Spirito Santo il giorno della Pentecoste erano a tutti gli effetti dei credenti e come tali dei membri del Corpo di Cristo.

Queste appena citate sono parole che Gesù disse ai suoi discepoli prima di soffrire sulla croce, ma anche dopo che egli ebbe sofferto disse alcune cose che fanno capire come essi fossero dei membri del Corpo di Cristo. Per esempio quando Gesù apparve loro disse: “Come il Padre mi ha mandato, anch'io mando voi. E detto questo, soffiò su loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo. A chi rimetterete i peccati, saranno rimessi; a chi li riterrete, saranno ritenuti” (Giov. 20:21-23). Se quindi gli apostoli ricevettero lo Spirito Santo (una misura di Esso) prima della Pentecoste, è evidente che lo Spirito Santo attestava loro che essi erano dei figli di Dio e quindi membri della Chiesa, ancora prima che il giorno della Pentecoste fossero ripieni di Spirito Santo.

Nessuno dunque v'inganni con vani ragionamenti, fratelli, perché ancora prima di essere battezzati con lo Spirito Santo con l'evidenza del parlare in lingue si è a tutti gli effetti membri del Corpo di Cristo ossia della Chiesa di Dio. Chi ha creduto nel Signore Gesù Cristo, è nato da Dio, ossia è stato rigenerato mediante la Parola di Dio e lo Spirito dell'Iddio vivente; e quindi è un figliuolo di Dio, e se è un figliuolo è parte della Chiesa di Dio, cioè di quell'edificio spirituale che ha da servire di dimora a Dio per lo Spirito (cfr. Ef. 2:22). L'entrata nella Chiesa di Dio avviene dunque quando si crede, e non quando in seguito si viene battezzati con lo Spirito Santo e si comincia a parlare in lingue.

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6. E’ giusto domandare il dono dello Spirito Santo allo Spirito Santo?

No, perché chi dona lo Spirito Santo è il Padre secondo che è scritto che è Lui che ci “comunica il dono del suo Santo Spirito” (1 Tess. 4:8; cfr. Atti 11:17). E difatti stando alle parole di Gesù lo Spirito Santo va domandato al Padre secondo che è scritto: “Se voi dunque, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figliuoli, quanto più il vostro Padre celeste donerà lo Spirito Santo a coloro che glielo domandano!” (Luca 11:13).

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7. E’ vero che le lingue del giorno della Pentecoste furono date per evangelizzare?

No, non è vero. Vediamo di spiegare perché.

Ora, Luca dice: “E come il giorno della Pentecoste fu giunto, tutti erano insieme nel medesimo luogo. E di subito si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, ed esso riempì tutta la casa dov’essi sedevano. E apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano, e se ne posò una su ciascuno di loro. E tutti furon ripieni dello Spirito Santo, e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi. Or in Gerusalemme si trovavan di soggiorno dei Giudei, uomini religiosi d’ogni nazione di sotto il cielo. Ed essendosi fatto quel suono, la moltitudine si radunò e fu confusa, perché ciascuno li udiva parlare nel suo proprio linguaggio. E tutti stupivano e si maravigliavano, dicendo: Ecco, tutti costoro che parlano non son eglino Galilei? E com’è che li udiamo parlare ciascuno nel nostro proprio natìo linguaggio? Noi Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia Cirenaica, e avventizî Romani, tanto Giudei che proseliti, Cretesi ed Arabi, li udiamo parlar delle cose grandi di Dio nelle nostre lingue. E tutti stupivano ed eran perplessi dicendosi l’uno all’altro: Che vuol esser questo? Ma altri, beffandosi, dicevano: Son pieni di vin dolce” (Atti 2:1-13). Si noti innanzi tutto che quella moltitudine di Giudei si radunò presso il luogo dove sedevano i discepoli del Signore, all’udire il suono come di vento impetuoso che soffiava, per cui essi arrivarono in quel luogo quando i discepoli stavano già parlando in altre lingue per lo Spirito. E cosa dicevano in quelle lingue i discepoli? Furono sentiti parlare delle cose grandi di Dio. Questo fu constatato da quei Giudei che si radunarono e li ascoltarono perché si avvidero che quei Galilei parlavano nelle loro natie lingue delle cose grandi di Dio. Si noti che tutti coloro che parlavano in altre lingue parlavano delle cose grandi di Dio; chi in una lingua, chi in una altra, ma tutti parlavano delle cose grandi di Dio. Ma queste cose grandi di Dio possono riferirsi al Vangelo che quei Giudei avevano bisogno di ascoltare? No, il Vangelo in quel parlare in altre lingue non era proclamato. Perché diciamo questo? Perché il Vangelo fu predicato a quei Giudei nella lingua ebraica (nella lingua che essi tutti potevano capire) da Simon Pietro, quando questi si alzò assieme agli undici dopo che sentì che alcuni si facevano beffe di loro pensando che erano ubriachi. Ecco quello che disse Pietro in quella predicazione: “Ma Pietro, levatosi in piè con gli undici, alzò la voce e parlò loro in questa maniera: Uomini giudei, e voi tutti che abitate in Gerusalemme, siavi noto questo, e prestate orecchio alle mie parole. Perché costoro non sono ebbri, come voi supponete, poiché non è che la terza ora del giorno: ma questo è quel che fu detto per mezzo del profeta Gioele: E avverrà negli ultimi giorni, dice Iddio, che io spanderò del mio Spirito sopra ogni carne; e i vostri figliuoli e le vostre figliuole profeteranno, e i vostri giovani vedranno delle visioni, e i vostri vecchi sogneranno dei sogni. E anche sui miei servi e sulle mie serventi, in quei giorni, spanderò del mio Spirito, e profeteranno. E farò prodigi su nel cielo, e segni giù sulla terra; sangue, e fuoco, e vapor di fumo. Il sole sarà mutato in tenebre, e la luna in sangue, prima che venga il grande e glorioso giorno, che è il giorno del Signore. Ed avverrà che chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato. Uomini israeliti, udite queste parole: Gesù il Nazareno, uomo che Dio ha accreditato fra voi mediante opere potenti e prodigî e segni che Dio fece per mezzo di lui fra voi, come voi stessi ben sapete, quest’uomo, allorché vi fu dato nelle mani, per il determinato consiglio e per la prescienza di Dio, voi, per man d’iniqui, inchiodandolo sulla croce, lo uccideste; ma Dio lo risuscitò, avendo sciolto gli angosciosi legami della morte, perché non era possibile ch’egli fosse da essa ritenuto. Poiché Davide dice di lui: Io ho avuto del continuo il Signore davanti agli occhi, perché egli è alla mia destra, affinché io non sia smosso. Perciò s’è rallegrato il cuor mio, e ha giubilato la mia lingua, e anche la mia carne riposerà in isperanza; poiché tu non lascerai l’anima mia nell’Ades, e non permetterai che il tuo Santo vegga la corruzione. Tu m’hai fatto conoscere le vie della vita; tu mi riempirai di letizia con la tua presenza. Uomini fratelli, ben può liberamente dirvisi intorno al patriarca Davide, ch’egli morì e fu sepolto; e la sua tomba è ancora al dì d’oggi fra noi. Egli dunque, essendo profeta e sapendo che Dio gli avea con giuramento promesso che sul suo trono avrebbe fatto sedere uno dei suoi discendenti, antivedendola, parlò della risurrezione di Cristo, dicendo che non sarebbe stato lasciato nell’Ades, e che la sua carne non avrebbe veduto la corruzione. Questo Gesù, Iddio l’ha risuscitato; del che noi tutti siamo testimoni. Egli dunque, essendo stato esaltato dalla destra di Dio, e avendo ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, ha sparso quello che ora vedete e udite. Poiché Davide non è salito in cielo; anzi egli stesso dice: Il Signore ha detto al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io abbia posto i tuoi nemici per sgabello de’ tuoi piedi. Sappia dunque sicuramente tutta la casa d’Israele che Iddio ha fatto e Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso” (Atti 2:14-36).

Ora, io dico, se i circa centoventi quando cominciarono a parlare in lingue si rivolgevano agli increduli annunciando il Vangelo che bisogno c’era che Pietro annunciasse loro il Vangelo in ebraico? Nessuno. Dunque quei credenti non potevano rivolgersi agli uomini increduli mediante il loro parlare in lingue. E questo è confermato dal fatto che i Giudei furono compunti nel cuore dopo aver ascoltato la predicazione di Pietro fatta nella loro lingua infatti è scritto: “Or essi, udite queste cose, furon compunti nel cuore…” (Atti 2:37), e non quando sentirono i credenti parlare nel loro natio linguaggio. In quell’occasione rimasero meravigliati, perplessi, ma non compunti nel cuore. Il compungimento venne solo quando sentirono dire a Pietro che quell’uomo Gesù che i Giudei avevano crocifisso era stato risuscitato da Dio, e che egli era stato fatto da Dio Signore e Cristo. Ed è confermato non solo da questo fatto, ma anche dalle parole che quei Giudei rivolsero a Pietro e agli altri apostoli, cioè: “Fratelli, che dobbiam fare?” (Atti 2:37); infatti se quei Giudei avevano già sentito la predicazione nel loro nativo linguaggio avrebbero di certo sentito dire che si dovevano ravvedere e farsi battezzare nel nome di Cristo, mentre il fatto che dopo averli sentiti parlare in altre lingue ancora non sapevano cosa dovevano fare vuol dire che in quelle “cose grandi di Dio” non era menzionato quello che essi dovevano fare. Come d’altronde anche nella predicazione di Pietro non c’era quello che essi dovevano fare; quello che dovevano fare fu loro detto dopo che Pietro ebbe terminato di predicare il Vangelo.

Questo errore di pensare che le lingue sono date per l’evangelizzazione fu fatto da molti credenti all’inizio di questo secolo quando in America molti cominciarono ad essere battezzati con lo Spirito Santo. Infatti inizialmente molti pensarono che le lingue che si ricevevano col battesimo con lo Spirito Santo servivano a predicare e alcuni partirono per dei paesi stranieri pensando che là avrebbero predicato con quelle lingue, ma poco tempo dopo tornarono a casa delusi. Questo errore viene fatto tuttora da certi credenti perché essi ignorano le parole di Paolo ai Corinzi: “Chi parla in altra lingua non parla agli uomini, ma a Dio” (1 Cor. 14:2). Notate con quanta chiarezza Paolo spiega in che direzione è rivolto il parlare in altra lingua. Non è diretto verso gli uomini, ma verso Dio.

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8. Esiste il dono di imporre le mani sui credenti affinchè ricevano lo Spirito Santo?

Sì. esiste. Questo si evince dalla risposta che Pietro diede a Simone (l’ex mago di Samaria che aveva creduto nel Vangelo) quando quest’ultimo offerse del denaro a Lui e a Giovanni per avere da loro la potestà che colui al quale imponesse le mani ricevesse lo Spirito Santo. Ecco le parole di Pietro: “Vada il tuo danaro teco in perdizione, poiché hai stimato che il dono di Dio si acquisti con danaro” (Atti 8:20). Pietro e Giovanni avevano dunque questo dono, cioè la potestà di imporre le mani per fare ricevere lo Spirito Santo ai credenti. Anche l’apostolo Paolo aveva questo dono infatti quando impose le mani ai circa dodici discepoli di Efeso essi ricevettero lo Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue (cfr. Atti 19:6), e tramite l’imposizione delle sue mani Timoteo ricevette lo Spirito Santo (cfr. 2 Tim. 1:6). Questo dono invece non l’aveva l’evangelista Filippo, che pure era un uomo ripieno di Spirito Santo che predicava con franchezza il Cristo e faceva miracoli nel nome di Gesù Cristo; questo lo si evince dal fatto che quantunque fosse stato tramite lui che i credenti di Samaria avevano creduto, quest’ultimi non ricevettero lo Spirito Santo se non dopo che Pietro e Giovanni vennero e pregarono per loro imponendo loro le mani.

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9. E’ possibile essere riempiti con lo Spirito Santo oggi e cominciare a parlar in lingue dopo qualche giorno?

No, non è possibile perché il parlare in altre lingue segue immediatamente il riempimento con lo Spirito Santo.

Il giorno della Pentecoste è detto infatti che quando i circa 120 furono tutti ripieni di Spirito Santo “cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi” (Atti 2:4).

La stessa cosa avvenne a casa di Cornelio quando lo Spirito Santo cadde su tutti coloro che stavano ascoltando la Parola predicata da Pietro secondo che è scritto: “Mentre Pietro parlava così, lo Spirito Santo cadde su tutti coloro che udivano la Parola. E tutti i credenti circoncisi che erano venuti con Pietro, rimasero stupiti che il dono dello Spirito Santo fosse sparso anche sui Gentili; poiché li udivano parlare in altre lingue, e magnificare Iddio” (Atti 10:44-46). E la stessa cosa si ripetè ad Efeso quando Paolo impose le mani a quei circa dodici discepoli secondo che è scritto: “E dopo che Paolo ebbe loro imposto le mani, lo Spirito Santo scese su loro, e parlavano in altre lingue, e profetizzavano” (Atti 19:6). Il parlare in lingue quindi è il segno visibile immediato che appare in chi viene riempito di Spirito Santo.

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10. Perché alcuni sotto la legge quando furono ripieni di Spirito Santo non cominciarono a parlare in altre lingue?

Non lo fecero perché la manifestazione del parlare in altre lingue quale segno immediato al riempimento di Spirito Santo era stata stabilita da Dio dover cominciare ad accompagnare il riempimento di Spirito Santo a partire dal giorno della Pentecoste in poi. Perché dal giorno della Pentecoste in poi? Perché in quel giorno Dio cominciò a spandere il suo Spirito sopra ogni carne. Fu infatti a partire dal giorno della Pentecoste che cominciò ad adempiersi la parola del profeta Gioele: “E avverrà negli ultimi giorni, dice Iddio, che io spanderò del mio Spirito sopra ogni carne; e i vostri figliuoli e le vostre figliuole profeteranno, e i vostri giovani vedranno delle visioni, e i vostri vecchi sogneranno dei sogni. E anche sui miei servi e sulle mie serventi, in quei giorni, spanderò del mio Spirito, e profeteranno ….” (Atti 2:17-18; Gioele 2:28-29).

Lo Spirito Santo, sotto la legge, non era ancora stato dato nel senso che non era ancora stato sparso come invece cominciò ad esserlo dopo che Gesù fu glorificato ossia dopo che Egli entrò nella sua gloria. (Sotto la legge però ci furono ugualmente degli uomini su cui si posò lo Spirito Santo o che furono ripieni di Spirito Santo). Questa cosa fu confermata da Gesù quando durante la festa delle Capanne disse: “Se alcuno ha sete, venga a me e beva. Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno” (Giov. 7:37-38). Giovanni infatti spiega che Egli disse questo “dello Spirito, che doveano ricevere quelli che crederebbero in lui; poiché lo Spirito non era ancora stato dato, perché Gesù non era ancora glorificato” (Giov. 7:39). Una volta però che Gesù fu esaltato dalla destra di Dio, che ricevette dal Padre lo Spirito Santo promesso, egli allora lo sparse (cfr. Atti 2:33).

Era necessario dunque un segno esteriore che accompagnasse sempre il riempimento di Spirito, a partire da quel giorno di Pentecoste, e questo segno fu il parlare in altre lingue. E questo è confermato da ben tre occasioni trascritte nel libro degli Atti in cui si dice esplicitamente che lo Spirito scese su dei credenti; il giorno della Pentecoste sui circa centoventi (cfr. Atti 11:15), a casa di Cornelio su lui, i suoi parenti e i suoi intimi amici (cfr. Atti 10:44-46) che stavano ancora ascoltando la Parola di Dio; e a Efeso - molti anni dopo - su circa dodici discepoli di Cristo (cfr. Atti 19:1-6).

Ho detto in precedenza che lo Spirito Santo sotto l’Antico Patto non era ancora stato dato quantunque ci furono degli uomini su cui si posò lo Spirito Santo e che furono ripieni di Spirito; va tuttavia fatta questa doverosa osservazione, e cioè che anche quando sotto la legge avvenne che lo Spirito si posò su qualcuno o investì qualcuno o riempì qualcuno, ci fu una manifestazione spirituale ben visibile ai presenti, che fu il mettersi a profetizzare. Questo è confermato dalle seguenti Scritture:

- “E l’Eterno scese nella nuvola e gli parlò; prese dello spirito che era su lui (su Mosè), e lo mise sui settanta anziani; e avvenne che, quando lo Spirito si fu posato su loro, quelli profetizzarono, ma non continuarono” (Num. 11:25).

- “E come giunsero a Ghibea, ecco che una schiera di profeti si fece incontro a Saul; allora lo Spirito di Dio lo investì, ed egli si mise a profetare in mezzo a loro” (1 Sam. 10:10).

- “E Saul inviò dei messi per pigliar Davide; ma quando questi videro l’adunanza dei profeti che profetavano, con Samuele che tenea la presidenza, lo Spirito di Dio investì i messi di Saul che si misero anch’essi a profetare” (1 Sam. 19:20).

- “E Zaccaria, suo padre fu ripieno dello Spirito Santo, e profetò...” (Luca 1:67).

- “E avvenne che come Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le balzò nel seno; ed Elisabetta fu ripiena di Spirito Santo, e a gran voce esclamò: Benedetta sei tu fra le donne, e benedetto è il frutto del tuo seno! E come mai m’è dato che la madre del mio Signore venga da me? Poiché ecco, non appena la voce del tuo saluto m’è giunta agli orecchi, il bambino m’è per giubilo balzato nel seno. E beata è colei che ha creduto, perché le cose dettele da parte del Signore, avranno compimento” (Luca 1:41-45).

Quindi anche il fatto che ora sotto la grazia quando lo Spirito scende su qualcuno, lo spinge a parlare in altre lingue non dovrebbe affatto meravigliare chi ha creduto nel Signore. E’ vero che le due manifestazioni sono diverse perché chi profetizza parla agli uomini, mentre chi parla in altra lingua parla a Dio, ma rimangono pur sempre delle manifestazioni concesse dallo stesso Spirito. Qualcuno allora domanderà: ‘Come mai Dio cambiò la manifestazione spirituale susseguente al riempimento di Spirito?’ Io ritengo che fu perché con la morte e la resurrezione di Gesù Cristo ebbe inizio un nuovo Patto, per cui anche lo spandimento dello Spirito Santo, operato da Cristo, aveva bisogno di un ‘segno’ nuovo mai verificatosi prima di allora. Per cui lo Spirito che scese sui circa centoventi era lo stesso Spirito che Dio posò sugli anziani di Israele nel deserto, ma la manifestazione che accompagnò questa discesa fu differente perché a Pentecoste quei credenti si misero a parlare in altre lingue. D’altronde noi sappiamo che con il Nuovo Patto sono mutate parecchie cose rispetto all’Antico; è mutato il sacerdozio, è mutata la legge, sono mutate le promesse; per cui non ci si deve meravigliare che sia cambiato anche il segno del riempimento dello Spirito Santo.

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11. Che fine hanno fatto tutti quelli che sono esistiti prima della nascita del movimento pentecostale (cioè prima del 1900) in base al tuo modo di credere? Hanno sempre sbagliato? Ti sei mai chiesto se il parlare in lingue fosse di estrema importanza per ricevere lo Spirito Santo, o la manifestazione di esso? Perché si è verificato in solo tre occasioni e Paolo in tutte le sue epistole dottrinali non lo cita nemmeno una volta? Ti do la spiegazione, se mi permetterai di dartela secondo la Parola di Dio. Perché i Discepoli parlavano in lingue? Era assolutamente necessario che vi fosse un segno esteriore, altrimenti i discepoli non avrebbero potuto sapere che lo Spirito Santo era disceso e neppure che poteva essere dato anche ai pagani, ma noi che viviamo dopo quel periodo d'introduzione alla nuova dispensazione non possiamo affermare che il Battesimo dello Spirito Santo sia obbligatoriamente legato al parlare in lingue; anzi al contrario, Paolo afferma che non tutti parlano in lingue (1 Corinzi 12:13-30). Se fosse come tu vuoi far credere, perché allora lo stesso Spirito Santo non guidò Paolo a farlo scrivere anche nelle epistole dove si leggono le basi dottrinali del cristianesimo? E se a Paolo lo Spirito Santo non ritenne farglielo scrivere, perché oggi lo si vuole per forza fare diventare dottrina? Paolo quando si convertì perché non parlò in lingue (e come lui tanti ancora)? Perché Elisabetta, quando il bimbo le balzò nel grembo e fu ripiena di Spirito Santo, non parlò in lingue?

Tutti quei credenti che a partire dal giorno della Pentecoste fino al 1900 hanno creduto e detto che il battesimo con lo Spirito Santo o il riempimento con lo Spirito Santo non è immediatamente seguito dal parlare in altra lingua hanno sbagliato nel credere ed affermare una simile cosa (come d’altronde sbagliano nel credere e dire questa stessa cosa, tanti credenti al giorno di oggi). Non importa quanto altisonanti siano i nomi di quei credenti, essi non credettero e non insegnarono una cosa giusta. Con questo non voglio assolutamente dire che essi non erano nati di nuovo, ma soltanto che su questo aspetto del consiglio di Dio denotarono una lacuna, una mancanza di conoscenza. Essi si trovarono in una situazione simile a quella in cui si trovò Apollo prima di incontrare Aquila e Priscilla, il quale – nonostante insegnasse con accuratezza le cose relative a Gesù Cristo – aveva conoscenza soltanto del battesimo di Giovanni, ed Aquila e Priscilla accortisi di ciò gli esposero più appieno la via di Dio (cfr. Atti 18:24-26). Certamente essi furono salvati se perseverarono fino alla fine nella fede, ma su questo punto sbagliarono. Come sbagliarono per esempio anche quei credenti che insegnarono che il battesimo andava ministrato anche ai neonati, o che il battesimo rigenerasse, e così via. O forse ci metteremo a dire che costoro avevano ragione nel ministrare il battesimo anche agli infanti o nel credere che il battesimo rigenerasse chi lo riceveva?

Perché successe solo in tre occasioni che i credenti si misero a parlare in lingue, e perché Paolo quando si convertì non parlò in lingue? Ecco la risposta. Innanzi tutto il fatto che nel libro degli Atti siano riferiti solo 3 casi in cui dei credenti cominciarono a parlare in altre lingue quando lo Spirito scese su loro, non significa affatto che questo successe solo quelle tre volte in tutti quegli anni che vanno da dopo l’assunzione di Gesù in cielo al viaggio di Paolo a Roma. Sarebbe come dire che siccome nel libro degli Atti è scritto solo una volta, e ripeto una volta sola, che un credente fu battezzato per immersione, sto parlando dell’eunuco di cui viene detto che scese nell’acqua con Filippo il quale lo battezzò (cfr. Atti 8:38), a quei tempi il battesimo non era sempre ministrato per immersione e quindi noi non possiamo arrivare alla conclusione che il battesimo va ministrato necessariamente per immersione!! Ed ancora, sarebbe come dire che siccome nel libro degli Atti non è scritto neppure una volta, e ripeto neppure una volta, che i credenti venivano battezzati nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo, come aveva ordinato di fare Gesù agli apostoli prima di essere assunto in cielo (cfr. Matt. 28:19), gli apostoli non battezzavano i credenti in questa maniera ma SOLO nel nome di Gesù Cristo. E proseguo dicendo anche questo; sarebbe come dire che siccome non è sempre scritto che dei credenti furono battezzati in acqua (vedi il caso dei credenti di Antiochia di Siria, del proconsole Sergio Paolo, dei credenti di Antiochia di Psidia, di Iconio, di Tessalonica e di Atene), non sempre i credenti di allora venivano battezzati in acqua per cui oggi il credente non è obbligato a farsi battezzare!! Ora, io ti domando: ‘Possiamo noi arrivare a tali conclusioni? Io non posso e credo che neppure tu possa farlo. Dunque, il fatto che negli Atti siano riferite solo tre occasioni in cui dei credenti parlarono in lingue quando furono riempiti di Spirito Santo non può in nessuna maniera indurre a pensare che questo fenomeno non si verificava ogni qual volta un credente veniva riempito di Spirito Santo, e che quindi anche oggi questo fenomeno non si deve verificare per forza di cose quando un credente viene riempito di Spirito Santo.

In riferimento a Paolo, occorre dire che quantunque negli Atti non c’è scritto che quando fu riempito di Spirito Santo tramite l’imposizione delle mani di Anania, egli si mise a parlare in lingue, si evince che lo fece dal fatto che ai santi di Corinto lui dice che parlava in lingue (cfr. 1 Cor. 14:18).

Tu dici che Paolo nelle sue epistole non parla mai del parlare in lingue come segno del battesimo con lo Spirito Santo. Questo è vero, ma se è per questo Paolo nelle sue epistole – dove tu dici si leggono le basi dottrinali del cristianesimo – non ha detto neppure che il battesimo si deve ministare per immersione, o che deve essere ministrato nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo. Che faremo allora? Ci mettiamo a battezzare anche per aspersione, e solo nel nome di Gesù Cristo (o solo nel nome del Figliuolo)?

Vengo adesso alla ragione che tu adduci per sostenere che adesso non c’è più il bisogno del segno esteriore delle lingue per attestare la discesa dello Spirito Santo. Ti confesso che pur sforzandomi non ho affatto capito questa ragione. Non capisco infatti come mai quel segno fosse necessario ai primi credenti per capire che lo Spirito Santo era disceso su di essi e per capire che poteva essere dato anche ai Gentili, e dopo un certo tempo esso abbia cessato di essere necessario PER CAPIRE LE MEDESIME COSE!!! Perché mai non dovremmo avere bisogno anche noi di questo segno visibile della discesa dello Spirito Santo sui credenti? A mio avviso, è logico pensare che quel segno esteriore sia necessario anche oggi per le stesse ragioni. Se fosse come dici tu poi, noi oggi non avremmo bisogno di avere qualcosa di cui invece ebbero assoluto bisogno i primi discepoli!! E allora ti domando: ‘Come facciamo allora noi a sapere se qualcuno è stato battezzato con lo Spirito Santo, Giudeo o Gentile che sia?’ Sicuramente, tu mi dirai, non dalle lingue! Bene, ma allora la stessa cosa avrebbe potuto valere anche per i primi discepoli!! Non ti pare? Non riesco infatti proprio a capire come mai noi oggi – secondo il tuo punto di vista – riusciamo a capire se uno è stato battezzato con lo Spirito Santo anche senza vedere il segno delle lingue, mentre i primi discepoli avevano per forza di cose bisogno di vedere quello specifico segno esteriore!!! Veramente tutto ciò è contraddittorio.

Paolo afferma che non tutti parlano in lingue; sì, ma se leggi bene il contesto, qui egli si riferisce alla diversità delle lingue (cfr. 1 Cor. 12:28), e quindi al dono dello Spirito Santo che si chiama così (e che consiste nella capacità di parlare più lingue straniere) che un credente può come anche non può avere perché nel corpo di Cristo non tutti hanno il medesimo dono. Lo stesso discorso vale per esempio per i doni di guarigioni, per il dono dell’interpretazione delle lingue (cfr. 1 Cor. 12:30), ecc. Il parlare in altra lingua (ossia la capacità di parlare una sola lingua straniera) invece è presente in tutti i credenti battezzati con lo Spirito Santo mentre è assente in tutti quei credenti non battezzati con lo Spirito Santo.

Riguardo alla domanda su Elisabetta vedi la mia risposta alla domanda ‘Perché alcuni sotto la legge quando furono ripieni di Spirito Santo non cominciarono a parlare in altre lingue?’.

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12. E' vero che un Cristiano che non parla in altre lingue non ha lo Spirito Santo?

No, non è vero e lo dimostreremo subito mediante le Scritture. Innanzi tutto però è necessario fare questa premessa. Quando si sente dire ad alcuni Cristiani che chi non parla in altre lingue non ha lo Spirito Santo, non bisogna intendere questa frase nel senso che chi non parla in altre lingue non ha per nulla lo Spirito Santo o che non è salvato, ma solo che egli non ha ancora ricevuto il battesimo con lo Spirito Santo che è una esperienza susseguente alla nuova nascita. Questi Cristiani non vogliono dunque dire che un credente che non parla in altre lingue non è salvato o che non è un figlio di Dio, nella maniera più assoluta. Rimane tuttavia vero che essi usano un espressione impropria, anzi sbagliata, perché essa fa capire che chi non parla in altre lingue non è un figlio di Dio. E che molti capiscono questa espressione in questa maniera, lo si vede dalla reazione di molti credenti che sentendo dire una simile frase nei loro confronti, siccome che loro ancora non parlano in altre lingue, si arrabbiano sentendosi offesi. La suddetta espressione va dunque rigettata anche se da alcuni non viene usata per dire una cosa sbagliata.

Ci sono però altri che quando usano questa espressione vogliono dire proprio che chi ancora non parla in altre lingue non ha per nulla lo Spirito Santo per cui non è ancora di Cristo, e perciò è ancora perduto. Io dimostrerò la falsità di questa affermazione con questo senso. Per fare questo però occorre prima di tutto spiegare che cosa è il parlare in altre lingue; una volta spiegato ciò sarà più facile capire la falsità della suddetta affermazione.

Ora, secondo quanto insegna la Scrittura il parlare in altre lingue è un fenomeno spirituale prodotto dallo Spirito Santo nel credente quando questi viene battezzato (da Cristo) con lo Spirito Santo, in altre parole quando il credente viene riempito di Spirito Santo. Che essere battezzati con lo Spirito Santo ed essere riempiti con lo Spirito sia la stessa esperienza è confermato dal fatto che prima che Gesù ascendesse in cielo disse ai suoi discepoli che fra non molti giorni sarebbero stati battezzati con lo Spirito Santo (cfr. Atti 1:5) e poi, pochi giorni dopo quando si adempì questa promessa di Cristo essi furono ripieni di Spirito Santo secondo che è scritto: "E come il giorno della Pentecoste fu giunto, tutti erano insieme nel medesimo luogo. E di subito si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, ed esso riempì tutta la casa dov’essi sedevano. E apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano, e se ne posò una su ciascuno di loro. E tutti furon ripieni dello Spirito Santo, e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi" (Atti 2:1-4). Ora, che cosa avvenne quando essi furono ripieni di Spirito Santo? Essi cominciarono (il che significa che prima ciò non avveniva) a parlare in altre lingue secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi. Ecco dunque comparire per la prima volta il parlare in altre lingue nella vita dei discepoli del Signore. Stabilito che il parlare in altre lingue segue immediatamente il riempimento di Spirito Santo, è evidente che esso è un segno che attesta che il credente ha sperimentato il riempimento di Spirito Santo. Se dunque questo fenomeno spirituale manca, ciò vuol dire che ancora il credente in questione non è ancora riempito di Spirito Santo o battezzato con lo Spirito Santo. Viene quindi da domandarsi; ‘Ma allora questo credente che ancora non parla in altre lingue non ha ancora lo Spirito Santo perché non ne è ripieno?’ No, qui bisogna fare una precisazione, non è che lui non ha lo Spirito Santo, lui non ne è ripieno, il che è differente. Facciamo un esempio; se io dico che il mio bicchiere non è pieno di acqua, non voglio certo dire con questo che dentro di esso non c’è una goccia di acqua, ma solo che non c’è abbastanza acqua all’interno da poterlo definire pieno. Un po’ d’acqua c’è dunque, ma non fino all’orlo o quasi. La stessa cosa vale per un cristiano che ancora non è ripieno di Spirito Santo, egli ha una certa misura di Spirito Santo ma non ne è ancora pieno. Tutto qua quindi. E che il credente che ancora non è battezzato con lo Spirito Santo, o ripieno di Spirito Santo, ha una misura di Spirito Santo in lui è attestato dal fatto che lui si sente di essere di Cristo, di essere un figlio di Dio e difatti chiama Dio Padre. Come può avere questa sicurezza al suo interno? In virtù della testimonianza dello Spirito Santo che è nel suo cuore. Paolo spiega questo ai Romani quando dice: "Poiché voi non avete ricevuto lo spirito di servitù per ricader nella paura; ma avete ricevuto lo spirito d’adozione, per il quale gridiamo: Abba! Padre! Lo Spirito stesso attesta insieme col nostro spirito, che siamo figliuoli di Dio; e se siamo figliuoli, siamo anche eredi; eredi di Dio e coeredi di Cristo, se pur soffriamo con lui, affinché siamo anche glorificati con lui" (Rom. 8:15-17). Stando dunque così le cose, il credente non ancora ripieno di Spirito Santo, è di Cristo, è un figlio di Dio, e ciò in virtù di quella misura di Spirito Santo che è in lui dal momento in cui ha creduto. Se egli non avesse neppure questa misura di Spirito Santo, allora sì non sarebbe di Cristo secondo che è scritto: "Or voi non siete nella carne ma nello spirito, se pur lo Spirito di Dio abita in voi; ma se uno non ha lo Spirito di Cristo, egli non è di lui" (Rom. 8:9), ma dato che Egli ce l’ha perché nel momento in cui si è pentito dei suoi peccati ed ha creduto in Cristo lo Spirito Santo è venuto in una certa misura ad abitare in lui, allora egli è di Cristo.

A questo punto è spontanea la domanda: ‘Se egli ha lo stesso una certa misura di Spirito Santo, che cosa gli serve il battesimo con lo Spirito Santo?’ o in altre parole: ‘Che cosa ha di più di lui un credente che invece è ripieno di Spirito Santo?’ La risposta è la seguente: il battesimo con lo Spirito Santo gli è necessario per ricevere potenza dall’alto e questo perché Gesù disse ai suoi a riguardo del battesimo con lo Spirito Santo che avrebbero ricevuto: "Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su voi, e mi sarete testimoni e in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra" (Atti 1:8). Ecco dunque la cosa che contraddistingue chi ha ricevuto il battesimo con lo Spirito Santo da chi ancora non lo ha ricevuto, la potenza. Su questo non c’è il benchè minimo dubbio. E le lingue? Evidentemente anche le lingue saranno un segno che contraddistinguerà il credente ripieno di Spirito Santo da quello che non lo è ancora. Ma a questo punto è necessario spiegare qualche cosa sulle lingue e precisamente sulla loro utilità che non viene quasi mai detta, e cioè che chi parla in altra lingua parla a Dio (cfr. 1 Cor. 14:2). E che cosa dice a Dio? L’apostolo Paolo spiega che egli in ispirito proferisce misteri (cfr. 1 Cor. 14:2). E di che specie siano questi misteri egli lo spiega quando fa capire che egli prega e intercede in altra lingua, rende grazie a Dio in altra lingua, canta in altra lingua. Non importa se il credente parla in una sola altra lingua straniera o in più lingue straniere (in questo caso egli ha anche il dono della diversità delle lingue), il credente parla a Dio. E’ utile parlare a Dio? Certo che lo è. In questo caso il credente intercede per i santi in altra lingua chiedendo a Dio delle cose per mezzo dello Spirito Santo (a lui sconosciute ma conosciute dallo Spirito), rende grazie a Dio per i suoi benefici, canta le sue lodi in lingue straniere con parole spirituali. Tutto ciò dunque avviene per lo Spirito Santo per bocca del credente; tutto questo in altra lingua, sì, in altra lingua. Chi può dire che queste cose non siano utili? Nessuno. Dunque la mancanza della capacità di parlare in altre lingue non fa altro che non permettere al credente di non pregare in altra lingua, di cantare in altra lingua, di rendere grazie in altra lingua. Qualcuno forse dirà: ‘Ma a me basta pregare e intercedere, rendere grazie e cantare a Dio in italiano in modo che capisco tutto’. Fratello, questo parlare non è retto, perché se Dio ha voluto provvedere ai suoi figliuoli la maniera per pregarlo, rendergli grazie e cantargli in altra o altre lingue, non si può dire che basta parlare a Dio in italiano.

E bada bene che chi ha stabilito ciò è Dio, quello stesso Dio che ha fatto tutte le cose con la sua infinita sapienza. Sarebbe come dire che io posso camminare anche con una gamba sola! Non dico che non posso farcela lo stesso a camminare, mi procuro delle stampelle e camminerò poi anch’io. Ma certamente non potrò correre, non avrò le stesse capacità di chi ha due gambe. Dunque, volendo, tu puoi pure continuare a pregare, rendere grazie a Dio e cantare a Dio solo in italiano, ma certamente avrai dei limiti, perché oltre un limite non potrai andare, cosa che invece potrà chi parla in altra lingua.

Dunque, non è l’appartenenza a Cristo che contraddistingue chi parla in altre lingue per lo Spirito da chi ancora non parla in lingue; non è la salvezza per cui il primo la possiede mentre il secondo no, ma tutt’altra cosa, cioè la potenza e la capacità di pregare, rendere grazie e cantare in altra lingua, in altre parole il pregare, rendere grazie e cantare per lo Spirito.

La giusta espressione dunque da usare nei confronti dei fratelli che ancora non parlano in altre lingue è: ‘Questi fratelli ancora non sono battezzati con lo Spirito Santo per cui ancora non hanno ricevuto potenza dall'alto, e la capacità di pregare, rendere grazie e cantare a Dio in altre lingue per lo Spirito Santo. Naturalmente anche questa espressione darà fastidio a qualcuno che ancora non è battezzato con lo Spirito Santo, ma in questo caso essa è vera.

Termino di rispondere a questa domanda dicendo quanto segue: chi è battezzato con lo Spirito Santo non è più salvato di chi ancora non è battezzato con lo Spirito; chi è battezzato con lo Spirito non è più importante agli occhi di Dio di chi ancora non lo è; chi è battezzato con lo Spirito non è un credente di prima categoria mentre chi non è ancora battezzato è di seconda categoria; il primo e il secondo sono ambedue fratelli, si devono accogliere in Cristo e rispettare, amare ed aiutare. Chi è già battezzato con lo Spirito deve però dire la verità anche su questa parte del consiglio di Dio e cioè che chi non parla in altra lingua non è ancora battezzato con lo Spirito; ciò lo deve dire a costo di offendere chi ancora non parla in altra lingua.

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13. Caro Butindaro, sono un ragazzo di 24 anni e ho avuto una esperienza in una comunità chiamata ‘nuova pentecoste’ legata alla chiesa cattolica, mi hanno spinto a parlare in lingue e ho cacciato degli strani suoni. Mi hanno detto che è il dono delle lingue, ma io sono turbato e ho paura che sia un altro spirito che mi inganna. Cosa devo fare?

Ascolta. Se ti hanno spinto a parlare in lingue, ed hai emesso degli strani suoni che assomigliano ad una lingua straniera, devi smettere di emettere quei suoni essendo che sei stato ingannato, o meglio sei stato sottoposto ad un fenomeno di suggestione e ti hanno fatto credere che il tutto è opera dello Spirito Santo.

La Bibbia parla del parlare in altre lingue, come segno esteriore del battesimo con lo Spirito Santo, ma questo parlare è un parlare che si manifesta nel Cristiano per opera dello Spirito Santo, in altre parole perchè si viene sospinti dallo Spirito Santo a parlare in altre lingue. Il giorno della Pentecoste infatti i circa centoventi discepoli quando furono ripieni di Spirito Santo cominciarono a parlare in altre lingue secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi (Atti 2:4). Quindi smetti di emettere quei suoni.

Ma prima di ogni altra cosa, se non lo hai ancora fatto, pentiti dei tuoi peccati e credi nel Signore Gesù Cristo per ottenere la remissione dei tuoi peccati, e poi esci dalla Chiesa Cattolica Romana che è piena di idolatria, di superstizioni, di dottrine false ecc. e cerca una Chiesa Evangelica Pentecostale e comincia a frequentarla. E comincia a ricercare il battesimo con lo Spirito Santo, quando sarai battezzato ti metterai a parlare in lingue per opera dello Spirito Santo che si impadronirà della tua lingua e delle tue corde vocali e ti farà parlare in altre lingue come dice la Parola di Dio. Leggi sul nostro sito le domande sul battesimo con lo Spirito Santo, ed anche l’insegnamento a riguardo. Dio ti benedica.

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14. Come mai questo parlare in lingue avviene solo nei movimenti pentecostali e carismatici?

Il parlare in lingue si verifica in seno al movimento pentecostale e al movimento carismatico (cioè in mezzo a quegli Evangelici che parlano in lingue, ma che non fanno parte di una denominazione pentecostale) perchè in questi movimenti non viene respinto. Dove invece viene mostrata incredulità verso questa manifestazione, lo Spirito non può manifestarsi. Per farti un esempio con la Parola di Dio, è come quando Gesù andò a Nazaret e non potè fare quivi molte opere potenti a cagione della loro incredulità (cfr. Matteo 13:58). Che cosa è che impedì al Signore di operare potentemente a Nazareth? L'incredulità. E così anche in tante Chiese evangeliche lo Spirito è impedito di manifestarsi con il parlare in lingue perchè c'è incredulità e vengono dette cose sul parlare in lingue che contristano lo Spirito Santo. In altre chiese evangeliche poi i credenti non sanno neppure che esista una tale manifestazione che accompagna il Battesimo con lo Spirito Santo, per cui in questo caso è la mancanza di conoscenza che impedisce il manifestarsi del parlare in lingue. Come avvenne ad Efeso dove quei circa dodici discepoli del Signore non sapevano neppure che esistesse lo Spirito Santo, e non parlavano ancora in lingue perchè non erano ancora stati battezzati con lo Spirito Santo (cfr. Atti 19:1-7). Va però anche detto che non perchè una chiesa si dica pentecostale ciò vuol dire che tutti i suoi membri parlano in lingue, perchè in molti casi ci sono credenti che ancora non parlano in lingue perchè non hanno ricevuto il battesimo con lo Spirito Santo. Le ragioni possono essere varie, tra cui in alcuni casi c'è anche quella dell'incredulità.

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15. Carissimi fratelli Giacinto e Illuminato, sono un fratello in Cristo, …. Ho letto la confutazione sul vostro sito riguardante il fatto che parlare in lingue è il sintomo che evidenzia l'avvenuto Battesimo dello Spirito Santo. E' da molto tempo che sono confuso, perchè non so se sono stato battezzato nello Spirito Santo o no. A sentire la vostra confutazione si direbbe di no perchè io non parlo in lingue. Anche nella mia Chiesa (che non frequento più in quanto non ne condivido più le false dottrine) mi veniva detto dal pastore: "Comincia a dire una parola, poi un'altra, e vedrai che pian piano imparerai a parlar in lingue', o: 'Loda il Signore, dì Alleluia, Alleluia, e abbandonati al Signore e vedrai che comincerai a parlare in lingue'; o ancora: 'Parla in lingue, parla in lingue" proprio come avete scritto nella vostra confutazione. Devo ammettere però che questa situazione mi ha scoraggiato molto e mi ha anche profondamente deluso. Ormai ho smesso di chiedere il battesimo e i doni in preghiera e non riesco più a desiderarli...ho perso la speranza. E' un anno che sono nato di nuovo e sinceramente sono anche un pò arrabbiato perchè non capisco perchè succede a tutti tranne che a me! So che mi risponderete di non guardare gli altri e di avere pazienza ma non ce la faccio!! Sentir parlare in lingue praticamente tutti mi deprime molto. Ho bisogno di capire se il problema sono io o cosa... Ammetto che tutto questo mi crea grandi problemi e complessi di inferiorità e non riesco a farmene una ragione se non che la colpa sia mia per qualche cosa che faccio di sbagliato anche se questo stona con il messaggio della grazia del Vangelo. Cosa ne pensate? Dio vi benedica

Grazie per la tua lettera che ho apprezzato per la sincerità e chiarezza. Certamente il battesimo con lo Spirito Santo è accompagnato dal parlare in lingue, ma come hai letto nelle mie confutazioni ci sono molti che falsificano le lingue per fare credere che hanno ricevuto il battesimo con lo Spirito e questo è un comportamento da biasimare. Questo purtroppo avviene anche dietro sollecitazione di pastori che a loro volta hanno falsificato le lingue per fare credere la stessa cosa.

E’ comprensibile dunque che uno nel vedere molti che dicono di avere subito ricevuto il battesimo con lo Spirito Santo e lui ancora lo brama e lo aspetta si scoraggi un po’. Ma io sono qui per incoraggiarti e quindi a dirti di non preoccuparti di quello che fanno gli altri, bada a te stesso e ricomincia a desiderare il battesimo con lo Spirito e i doni dello Spirito. E’ un desiderio che viene da Dio perché sia il battesimo con lo Spirito che i doni sono nella volontà Sua verso i suoi figliuoli. Tieni presente che una delle macchinazioni di Satana è proprio quella di non fare desiderare il battesimo con lo Spirito e i doni dello Spirito. Quindi stai attaccato alla parola di Dio e resisti al diavolo. Esamina le tue vie davanti a Dio e abbandona quelle che alla luce della Parola di Dio sono storte, confessa i tuoi peccati al Signore e abbandonali, vivi una vita santa, e non desistere dal ricercare il battesimo con lo Spirito e i doni dello Spirito. Chiedili con fede e abbi pazienza perché talvolta il Signore fa aspettare del tempo.

Nell’attesa di ricevere quello che hai chiesto, non sentirti inferiore a nessuno figliuolo di Dio, voglio dire, non sentirti un cristiano di seconda categoria, tu sei un figliuolo di Dio lavato nel prezioso sangue di Cristo in cui dimora lo Spirito della verità anche se ancora non sei ripieno di Spirito. Il Signore ti ha salvato per la sua grazia, tu gli appartieni e sei prezioso agli occhi suoi al pari di ogni suo figliuolo.

Persevera nella fede e nel timore di Dio.

La grazia del nostro Signore Gesù sia con te

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16. Innanzi tutto, mi voglio presentare: ….. vivo in Germania, da circa 2 anni mi sono convertito e cercando su Google in Italia informazioni sullo Spirito Santo e sui Doni Spirituali ho trovato il vostro sito, il più amplio che ho trovato e quello dove sono spiegate tante cose che fino ad oggi non ho mai sentito, ma adesso arriviamo al punto. Credo di essere una di quelle persone cadute nell'inganno del parlare in lingue. Tutto é iniziato circa tre settimane fa, quando nella nostra chiesa era stato invitato un pastore dell'Africa che doveva predicare sullo Spirito Santo. A parte il fatto che metà della sua predica l’ha spesa raccontando particolari della sua vita da peccatore, più che altro era il modo di come venivano presentate le sue "avventure", che non mi sembrava molto cristiano, ma su questo non voglio fare altri commenti inutili. Alla fine della predica siamo andati tutti in avanti per ricevere il Battesimo dello Spirito Santo (per chi non l´aveva ricevuto) oppure una nuova unzione, però io non l´ho Ricevuto e sono andato a parlare con questo pastore per avere ulteriori informazioni sul perché non l´avevo ricevuto. Alla fine lui si é messo a pregare e mi ha detto di aprire la bocca e di iniziare a parlare in altre lingue, ed io ho iniziato a pronunciare delle sillabe e poi parole che poi non sono vere parole, da quanto ho capito, essendo che io non sento nessuna potenza dall'alto e nessuna edificazione. Io ringrazio grandemente Dio che mi ha fatto trovare il vostro sito, solo che adesso ho una grande confusione in testa; ho chiesto al Signore di darmi lucidità, non so cosa fare, mi sento come una bandierina agitata dal vento, anche sulle altre cose che ho letto nel sito, per quanto riguarda la decima, il velo, l´abbigliamento, il pastore che predica con le mani in tasca e via dicendo, ho una lunga lista. Quello che vi chiedo é di darmi una spiegazione reale sul Battesimo dello Spirito Santo, come viene, cos´é questa edificazione di sè stessi. Io spero di ricevere una vostra risposta. Voi siete il terzo sito evangelico che contatto, purtroppo fino ad oggi nessuno mi ha mai risposto. Normale, nel mondo si dice non c´é due senza tre, ma io credo che il Signore si userà di voi per darmi la risposta che cerco. Vi ringrazio anticipatamente. La pace del Signore abbondi nei Vostri cuori.

Ascolta, la prima cosa che ti dico è questa, stai tranquillo e calmo, fiducioso nel Signore come se tutto quello che ti è accaduto non ti fosse accaduto. Quello che voglio dirti è non disperarti, quello che è avvenuto a te è avvenuto a tanti altri per mancanza di conoscenza e di discernimento. Io ho scritto molto sul battesimo con lo Spirito, per cui è inutile che ti scrivo di nuovo le stesse cose. Sul nostro sito potrai trovare molto anche nella sezione delle domande e delle risposte (voce ‘battesimo con lo Spirito Santo’), e nella sezione ‘confutazioni seconda serie’ (leggi il mio libro 'confutazione del libro di Tommaso Heinze ....'. Comunque, sappi che il battesimo con lo Spirito Santo è una dottrina biblica, è una esperienza gloriosa che porta i benefici di cui parla la Bibbia. Per quanto riguarda l'edificazione si tratta di una sorta di 'ricaricamento di batteria', 'di acquisizione di nuove forze spirituali'. Per esempio quando preghi sei edificato, non è vero? Quando canti sei edificato, non è vero? Quando senti una predicazione o un insegnamento o una esortazione sani sei edificato, non è vero? E così è quando parli in lingue per lo Spirito. L'edificazione consiste nel sentirsi più forti, e confermati nella fede. Ovviamente mi riferisco al vero parlare in lingue che comincia ad essere presente nella vita del credente dal momento che viene battezzato con lo Spirito Santo, è un parlare che è prodotto dallo Spirito di Dio per cui non è qualcosa che viene da te, lo Spirito si usa della tua bocca per pregare in altra lingua, per cantare in altra lingua, e per intercedere per altri in altra lingua. Non c'è proprio bisogno che un pastore ti dica di parlare in lingue, perchè quando lo Spirito verrà su di te tu ti sentirai riempito di esso ed Egli ti sospingerà a parlare in una altra lingua straniera o più lingue straniere. Aspetta fiducioso la potenza di Dio, lascia perdere quei comportamenti sbagliati che hai visto, e il Signore non ti deluderà. Ovviamente smetti di proferire quelle inutili parole che quel giorno, suggestionato da quel pastore africano, ti sei messo a proferire, ma probabilmente hai già smesso. Se hai ulteriori domande scrivimi. Per ciò che riguarda il velo, e le altre cose, quello che dici è la conferma che ormai in molte Chiese pentecostali molti precetti biblici sono sprezzati o ignorati (quello della decima invece è super ricordato e super onorato, per ovvi motivi), comunque tu farai bene ad osservare la Parola di Dio e a non lasciarti condizionare dalla condotta ribelle di alcuni credenti e pastori. Santificati nel timore di Dio, prendi seriamente la vita cristiana, onora Dio e vedrai che Dio ti onorerà grandemente. Sarai perseguitato dagli uomini, ma onorato da Dio. Aspetto una tua risposta. Stai saldo nella fede e combatti per essa. La grazia del nostro Signore sia con te

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17. Il battesimo con lo Spirito Santo è necessario per essere salvati?

No, il battesimo con lo Spirito Santo non è necessario riceverlo per essere salvati perché per essere salvati è necessario solo credere in Gesù Cristo secondo che è scritto: “Credi nel Signore Gesù e sarai salvato” (Atti 16:31), ed ancora: “Poiché gli è per grazia che voi siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non vien da voi; è il dono di Dio” (Ef. 2:8). La salvezza dal peccato e dalla perdizione eterna quindi si ottiene mediante la fede nel nome del Figliuol di Dio, cioè credendo che Egli è morto a cagione dei nostri peccati e risuscitato per la nostra giustificazione (cfr. Rom. 4:25). Ma allora a che cosa serve il battesimo con lo Spirito Santo? Il battesimo con lo Spirito Santo serve per essere rivestiti di potenza perché consiste in un rivestimento di potenza dall’alto, secondo che disse Gesù ai suoi discepoli: “Ed ecco, io mando su voi quello che il Padre mio ha promesso; quant’è a voi, rimanete in questa città, finché dall’alto siate rivestiti di potenza” (Luca 24:49) ed anche: “Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su voi” (Atti 1:8). E siccome quando si viene rivestiti di potenza mediante il battesimo con lo Spirito Santo si comincia a parlare a Dio in lingue, cioè a pregare o anche cantare a Dio in altra lingua (poiché chi parla in altra lingua si rivolge a Dio pregandolo o cantandogli un cantico; cfr. 1 Cor. 14:2,15,16-17) - e questo lo diciamo in base a ciò che avvenne il giorno della Pentecoste a Gerusalemme quando i discepoli furono battezzati con lo Spirito Santo (cfr. Atti 2:4) - è ovvio che il battesimo con lo Spirito serve per poter pregare o cantare a Dio in altra lingua o mediante lo Spirito Santo.

Stando così le cose, dunque, guardati da tutti quei credenti che dicono nella loro ignoranza che se uno non è battezzato con lo Spirito Santo non è salvato.

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18. Sto pregando affinché il Signore mi battezzi con lo Spirito Santo. Posso averlo in un attimo di fede? oppure devo prima santificarmi? ….. Volevo essere battezzato con lo Spirito Santo perché molti che l'hanno ricevuto mi hanno detto che si ha sempre una grande gioia nel cuore, ed io ho bisogno di questa gioia perché sono sempre triste, riesco ad avere gioia solo nei pochi momenti che vado in Chiesa mentre al lavoro sto malissimo, perché questa mia gioia non è completa? Cosa mi consigliate?

Per ciò che concerne il quando puoi ricevere il battesimo con lo Spirito Santo, ti dico che lo puoi ricevere in ogni momento, naturalmente non quando lo vogliamo noi ma quando lo vuole Dio perché Dio rimane sovrano anche in questo: è Lui e solo Lui che decide il momento preciso quando donare lo Spirito Santo. Dal momento in cui una persona crede nel nome del Figliuol di Dio, quella persona è atta a ricevere lo Spirito Santo perché ha la fede. Sono quelli del mondo che non possono riceverlo (cfr. Giov. 14:17) perché non credono nel nome del Figliuolo di Dio, ma coloro che sono discepoli di Cristo possono riceverlo perché credono in Lui. Cornelio e quelli di casa sua lo ricevettero pochissimo tempo dopo che ebbero creduto nel Vangelo, infatti Pietro stava ancora parlando loro quando lo Spirito Santo scese su Cornelio e su quelli di casa sua (cfr. Atti 10:44-46). I credenti di Samaria lo ricevettero qualche tempo dopo avere creduto, ma a differenza di Cornelio e di quelli di casa sua lo ricevettero mediante l’imposizione delle mani e la preghiera degli apostoli (cfr. Atti 8:14-17). I circa dodici discepoli di Efeso, lo ricevettero anch’essi qualche tempo dopo avere creduto nel Signore, e anch’essi tramite l’imposizione delle mani (cfr. Atti 19:6). Come puoi vedere, in tutti questi casi fu dopo che essi credettero che ricevettero lo Spirito Santo, ma per ciò che concerne i tempi essi differiscono in tutti e tre i casi. Ma comunque alla fine quei credenti ricevettero tutti lo Spirito Santo.

E’ chiaro che dicendoti che dal momento che una persona crede essa è atta a ricevere lo Spirito Santo, non è detto che essa lo riceverà dopo che avrà raggiunto un certo grado di santificazione, ossia dopo che avrà capito che certe cose non le deve dire, o fare, o indossare. Cerco di farti capire questo con un esempio: se una donna crede nel Signore Gesù, e nel giorno che crede ha gli orecchini addosso e finanche una minigonna, questo non significa che in quel giorno non può essere battezzata con lo Spirito Santo, anzi ci sono casi di donne che prima hanno ricevuto lo Spirito Santo e poi hanno capito che gli orecchini e la minigonna non se li dovevano più mettere, ed hanno smesso di metterseli. Ti ho fatto questo esempio per farti capire che il dono dello Spirito Santo non si riceve per forza di cose dopo che si è capito che questa o quell’altra cosa non va fatta. Tuttavia una cosa deve essere chiara, che dal momento che una persona crede, deve procacciare la santificazione, cioè deve astenersi da qualsiasi male o apparenza di male, al fine di piacere al Signore. Chi è stato crocifisso con Cristo al peccato, non può e non è legittimato a vivere ancora nel peccato. Il salario del peccato è la morte, se egli quindi pensa di poter continuare a vivere nel peccato cioè a camminare secondo la carne egli morirà: “Se vivete secondo la carne, voi morrete” (Rom. 8:13). Non importa se ha già ricevuto o meno lo Spirito Santo, se egli camminerà secondo i desideri della carne quel credente morirà. Quindi la santificazione si deve ricercare sia mentre si aspetta di essere battezzati con lo Spirito Santo e sia dopo: non è lecito abbandonarsi ai piaceri della carne e ai piaceri della vita nè prima e nè dopo avere ricevuto lo Spirito Santo. Se dunque tu hai coscienza di peccati che hai commesso, e stai aspettando di essere battezzato con lo Spirito Santo, farai bene a confessarli al Signore, e ad abbandonarli. I peccati, sappilo questo, costituiscono sempre una barriera che si frappone tra noi e Dio. Le parole del profeta Isaia sono estremamente eloquenti a tale riguardo: “Ecco, la mano dell’Eterno non è troppo corta per salvare, né il suo orecchio troppo duro per udire; ma son le vostre iniquità quelle che han posto una barriera fra voi e il vostro Dio; sono i vostri peccati quelli che han fatto sì ch’egli nasconda la sua faccia da voi, per non darvi più ascolto. Poiché le vostre mani son contaminate dal sangue, e le vostre dita dalla iniquità; le vostre labbra proferiscon menzogna, la vostra lingua sussurra perversità. Nessuno muove causa con giustizia, nessuno la discute con verità; s’appoggiano su quel che non è, dicon menzogne, concepiscono il male, partoriscono l’iniquità. Covano uova di basilisco, tessono tele di ragno; chi mangia delle loro uova muore, e l’uovo che uno schiaccia, dà fuori una vipera. Le loro tele non diventeranno vestiti, né costoro si copriranno delle loro opere; le loro opere son opere d’iniquità, e nelle loro mani vi sono atti di violenza. I loro piedi corrono al male, ed essi s’affrettano a spargere sangue innocente; i loro pensieri son pensieri d’iniquità, la desolazione e la ruina sono sulla loro strada. La via della pace non la conoscono, e non v’è equità nel loro procedere; si fanno de’ sentieri tortuosi, chiunque vi cammina non conosce la pace. Perciò la sentenza liberatrice è lunge da noi, e non arriva fino a noi la giustizia; noi aspettiamo la luce, ed ecco le tenebre; aspettiamo il chiarore del dì, e camminiamo nel buio. Andiam tastando la parete come i ciechi, andiamo a tastoni come chi non ha occhi; inciampiamo in pien mezzogiorno come nel crepuscolo, in mezzo all’abbondanza sembriamo de’ morti. Tutti quanti mugghiamo come orsi, andiam gemendo come colombe; aspettiamo la sentenza liberatrice, ed essa non viene; la salvezza, ed ella s’allontana da noi. Poiché le nostre trasgressioni si son moltiplicate dinanzi a te, e i nostri peccati testimoniano contro di noi; sì, le nostre trasgressioni ci sono presenti, e le nostre iniquità, le conosciamo. Siamo stati ribelli all’Eterno e l’abbiam rinnegato, ci siam ritratti dal seguire il nostro Dio, abbiam parlato d’oppressione e di rivolta, abbiam concepito e meditato in cuore parole di menzogna... E la sentenza liberatrice s’è ritirata, e la salvezza s’è tenuta lontana; poiché la verità soccombe sulla piazza pubblica, e la rettitudine non può avervi accesso; la verità è scomparsa, e chi si ritrae dal male s’espone ad essere spogliato” (Is. 59:1-15).

Riguardo alle tue ultime domande, voglio dirti che non è che dopo che si riceve il battesimo con lo Spirito Santo non si può più essere tristi o abbattuti, nessuno ti inganni. L’apostolo Paolo era ripieno di Spirito Santo e parlava in lingue, eppure fu abbattuto e contristato varie volte. Ebbe bisogno di essere consolato anche lui in certe occasioni (cfr. 2 Tim. 1:16; 2 Cor. 7:6). Certamente però la gioia della salvezza che aveva ottenuto non lo abbandonò mai perché dice in un posto: “Contristati eppure sempre allegri” (2 Cor. 6:10).

L’allegrezza è il frutto dello Spirito Santo (cfr. Gal. 5:22), per cui a prescindere che uno sia ripieno o meno di Spirito Santo, cioè a prescindere che uno sia battezzato o meno con lo Spirito Santo, egli ha questa gioia nel suo cuore. Non può essere altrimenti. Potrà essere abbattuto perché le persone gli fanno dei torti, lo perseguitano, e così via, ma la gioia del Signore continuerà a dimorare nel suo cuore come anche la pace. Certo però che – collegandomi a quanto ti ho detto prima – se il credente comincia ad abbandonarsi ai piaceri della carne e della vita, quella gioia e quella pace si dilegueranno (non importa se frequenta un locale di culto), perché egli permetterà al peccato di regnare nella sua carne, con le nefaste conseguenze che ne derivano. Il peccato porta tristezza e irrequietezza, appunto perché il suo salario è la morte, quindi per ciò che concerne i momenti di tristezza che ci sono nella tua vita, devi esaminare te stesso e vedere qual è la causa di questa tristezza. Se essa dovesse essere costituita da peccati, allora confessali e abbandonali. Vivi una vita santa, pia e giusta, e la benedizione di Dio regnerà nella tua vita. E rallegrati nel Signore che ci ha salvati.

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19. Secondo voi e secondo la Parola di Dio, un credente battezzato nello Spirito Santo deve per forza parlare in lingue? E c’è differenza tra il segno delle lingue e il parlare in lingue?

Sì, un credente che è stato battezzato con lo Spirito Santo parla in lingue perché il parlare in altra lingua è parte integrante del battesimo con lo Spirito Santo che Gesù promise ai suoi discepoli prima di essere assunto in cielo alla destra della Maestà.

I circa centoventi discepoli infatti quando il giorno della Pentecoste furono battezzati con lo Spirito Santo cominciarono a parlare in lingue, ecco quello che si legge negli Atti: “E come il giorno della Pentecoste fu giunto, tutti erano insieme nel medesimo luogo. E di subito si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, ed esso riempì tutta la casa dov’essi sedevano. E apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano, e se ne posò una su ciascuno di loro. E tutti furon ripieni dello Spirito Santo, e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi” (Atti 2:1-4). E la stessa cosa vale per Cornelio e quelli di casa sua quando furono battezzati con lo Spirito infatti anch’essi si misero subito a parlare in lingue secondo che è scritto: “Mentre Pietro parlava così, lo Spirito Santo cadde su tutti coloro che udivano la Parola. E tutti i credenti circoncisi che erano venuti con Pietro, rimasero stupiti che il dono dello Spirito Santo fosse sparso anche sui Gentili; poiché li udivano parlare in altre lingue, e magnificare Iddio” (Atti 10:44-46), Pietro raccontando quel fatto dice: “E come avevo cominciato a parlare, lo Spirito Santo scese su loro, com’era sceso su noi da principio. Mi ricordai allora della parola del Signore, che diceva: ‘Giovanni ha battezzato con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo’ (Atti 11:15-16).

Per ciò che concerne la tua domanda sulla differenza tra segno delle lingue e parlare in lingue, la domanda così come l’hai posta tu mi fa rispondere di no, perché quando uno viene battezzato con lo Spirito Santo comincia a parlare in altra lingua e quello è il segno esteriore del battesimo con lo Spirito Santo. La differenza per ciò che concerne le lingue, è quella tra chi parla in una sola lingua straniera e chi parla in più lingue straniere perché in questo secondo caso ci troviamo davanti ad un credente che oltre ad essere battezzato con lo Spirito ha il dono della diversità delle lingue (cfr. 1 Cor. 12:10) che è una capacità soprannaturale mediante la quale il credente parla varie lingue straniere, capacità che non tutti coloro che sono battezzati con lo Spirito hanno, ecco perché Paolo dice: “Parlano tutti in altre lingue?” (1 Cor. 12:30). Naturalmente, se questa capacità o questo dono il credente lo riceve quando viene battezzato con lo Spirito Santo egli comincerà a parlare varie lingue straniere sin dal momento in cui viene battezzato con lo Spirito Santo, per cui nel suo caso specifico il segno e il dono saranno considerati ‘uguali’ perché egli verrà sentito parlare più lingue straniere invece che una soltanto. Nel caso però il credente quando viene battezzato con lo Spirito Santo comincia a parlare in una sola altra lingua allora si deve parlare solo di segno perché è assente il dono della diversità delle lingue. Tuttavia una cosa deve essere chiara, il parlare in altra lingua, non importa se in una sola lingua o in più lingue, in sé stesso costituisce un segno per gli increduli perché Paolo dice che le lingue servono di segno non per i credenti ma per i non credenti (cfr. 1 Cor. 14:22). E’ evidente infatti che se un non credente che conosce sia l’arabo che l’ebraico, sente un credente italiano, che non conosce nessuna di queste lingue, lodare Dio in una sola di queste lingue o in ambedue le lingue, la cosa susciterà in lui eguale meraviglia. Ti faccio un altro esempio; è evidente che una guarigione di un credente malato non importa se fatta tramite un singolo fratello che ha i doni di guarigione o tramite gli anziani di una Chiesa che lo ungono d’olio nel nome del Signore e pregano su lui (e quindi anche se nessuno degli anziani ha dei doni di guarigione) costituisce un segno per un non credente che è testimone della guarigione e questo perché la guarigione di un infermo nel nome di Gesù Cristo è un segno. Gesù non ha forse detto che tra i segni che accompagneranno coloro che credono c’è quello che essi imporranno le mani agli infermi ed essi guariranno (cfr. Mar. 16:18)? Ha forse fatto distinzione tra un imposizione delle mani sull’infermo fatta da un credente con dei doni di guarigione e quella fatta da un credente che non ha questi doni? No, eppure il segno rimane. Così è nel campo delle lingue, o un credente parla per lo Spirito in una sola lingua straniera o in più lingue straniere con il dono della diversità delle lingue, quel parlare è un segno per i non credenti.

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20. E’ indispensabile essere battezzati con lo Spirito Santo per poter evangelizzare nelle strade e per le piazze? Alcuni dicono infatti che Gesù disse ai suoi discepoli di non dipartirsi da Gerusalemme ma di aspettare di essere rivestiti di potenza dall’alto, poi sarebbero stati suoi testimoni in Gerusalemme, in Giudea, in Samaria e fino alle estremità della terra?

Ascolta, con tutta l’importanza che ha il battesimo con lo Spirito Santo per un credente perché consiste in un rivestimento di potenza dall’alto, io non lo reputo indispensabile per potere rendere testimonianza della grazia di Dio, lo reputo utile per evangelizzare ma non indispensabile. Con questo cosa voglio dirti dunque? Che un credente nell’attesa di ricevere il battesimo con lo Spirito Santo può benissimo evangelizzare in qualsiasi luogo, certamente però con il battesimo con lo Spirito Santo egli sarà aiutato nell’opera di evangelizzazione.

Per spiegarti questo ti ricordo che gli apostoli del Signore evangelizzarono ancora prima di essere battezzati con lo Spirito Santo, precisamente mentre Gesù era ancora con loro, infatti è scritto in Marco che “predicavano che la gente si ravvedesse” (Mar. 6:12) ed anche: “Ed essi, partitisi, andavano attorno di villaggio in villaggio, evangelizzando e facendo guarigioni per ogni dove” (Luca 9:6). Tuttavia è vero che Gesù prima di essere assunto in cielo ordinò loro di non dipartirsi da Gerusalemme ma di aspettarvi il compimento della promessa del Padre (cfr. Luca 24:49). Vorrei però farti notare che questo fu un ordine dato agli apostoli da Gesù, essi lo sentirono con le loro orecchie dalla sua bocca, e fu un ordine specifico per loro infatti ordinò loro di non dipartirsi da Gerusalemme (cfr. Atti 1:4). Come anche gli apostoli sentirono personalmente Gesù dire loro che essi avrebbero ricevuto potenza quando lo Spirito Santo sarebbe venuto sopra di loro e gli sarebbero stati testimoni in Gerusalemme, e non solo in Gerusalemme ma anche in tutta la Giudea e Samaria e fino all’estremità della terra. Cosa questa che avvenne perché gli apostoli del Signore dopo che furono rivestiti di potenza resero testimonianza della resurrezione di Gesù prima in Gerusalemme, poi in tutta la Giudea e in Samaria e poi uscirono dai confini d’Israele per andare ad annunciare il Vangelo nelle altre nazioni. Pietro per esempio arrivò fino a Babilonia da cui scrisse anche una epistola. E’ evidente dunque che oggi se un credente dovesse sempre agire come gli apostoli, cioè se dopo avere creduto non dovesse dipartirsi dalla città o dal paese dove si trova per aspettarvi di ricevere il battesimo con lo Spirito Santo, egli dovrebbe ricevere un ordine simile direttamente dal Signore per non rendersi colpevole di avere testimoniato prima di essere rivestito di potenza. Un’altra cosa da tenere presente nel caso degli apostoli è che essi erano a conoscenza del battesimo con lo Spirito Santo perché Gesù gliene aveva parlato, sapevano in che cosa consistesse e sapevano anche che lo avrebbero ricevuto dopo non molti giorni dalla assunzione di Gesù in cielo. Ma oggi ci sono tanti credenti che credono nel Signore Gesù i quali non vengono a conoscenza di questa promessa se non dopo tanto tempo perché nella loro comunità non viene insegnato che esiste questa esperienza chiamata battesimo con lo Spirito Santo da farsi dopo avere creduto. Che faranno allora nel frattempo questi credenti che non sono a conoscenza del battesimo con lo Spirito? Renderanno testimonianza a piccoli e grandi del Vangelo della grazia di Dio perché l’amore di Cristo che è in loro li costringerà a rendere testimonianza della grazia di Dio. Che si può dire allora di quei credenti? Che peccano nell’evangelizzare per le strade e per le piazze e dovunque si trovano? Così non sia. Non giudichiamo ingiustamente i fratelli. O diremo forse che essi non sono dei testimoni di Cristo perché non sono stati ancora rivestiti di potenza dall’alto? Così non sia. Chi siamo noi da poter dire simili cose? Questo equivale ad offendere.

Ma oggi ci sono anche tanti credenti che dopo che credono nel Signore, benché nella loro comunità sentono parlare del battesimo con lo Spirito Santo, non lo ricevono subito ma dopo del tempo. Che devono fare dunque questi credenti? Stare zitti, tenere la bocca chiusa senza poter testimoniare della grazia di Dio, fino a che non saranno battezzati con lo Spirito Santo? Io non mi azzardo a dire loro una simile cosa, come non mi azzardo a dire loro di non andare in strada o in piazza ad evangelizzare se non dopo essere stati battezzati con lo Spirito Santo. Non reputo questo parlare un parlare saggio e sano. Io li incoraggio naturalmente a ricercare ardentemente il battesimo con lo Spirito Santo, ma vietargli di rendere testimonianza o di andare ad evangelizzare è qualcosa che non mi sento affatto di dire loro.

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21. …. volevo porvi una domanda: Sul vostro sito ho letto che quando si riceve il battesimo dello Spirito Santo si parla per forza in lingue, ma questo si riscontra solo in parte con le Scritture poiché viene anche detto: “Ora vi è diversità di carismi, ma vi è un medesimo Spirito. Vi è diversità di ministeri, ma non v'è che un medesimo Signore. Vi è varietà di operazioni, ma non vi è che un medesimo Dio, il quale opera tutte le cose in tutti. Ora a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per il bene comune. Infatti, a uno è data, mediante lo Spirito, parola di sapienza; a un altro parola di conoscenza, secondo il medesimo Spirito; a un altro, fede, mediante il medesimo Spirito; a un altro, carismi di guarigione, per mezzo del medesimo Spirito; a un altro, potenza di operare miracoli; a un altro, profezia; a un altro, il discernimento degli spiriti; a un altro, diversità di lingue e a un altro, l'interpretazione delle lingue; ma tutte queste cose le opera quell'unico e medesimo Spirito, distribuendo i doni a ciascuno in particolare come vuole.” (1 Corinzi 12:4-11) Però d’altra parte, come dite voi, abbiamo chiari esempi Biblici che attestano che non appena si veniva battezzati con lo Spirito Santo si parlava in lingue. Il parlare in lingue si manifesta come prima conferma dello Spirito Santo ed in seguito si riceve il dono che il Signore ha deciso per noi? Oppure può essere possibile che quando si viene battezzati con lo Spirito Santo si manifesta il dono che ci è stato dato qualsiasi esso sia? O forse nel caso dei battesimi con lo Spirito Santo di cui fà riferimento la Bibbia alla folla convertita veniva dato il dono delle lingue perché non erano ancora pronti per altri doni?

Fratello, quando si viene battezzati con lo Spirito si comincia a parlare in altra lingua, il che è il segno esteriore che attesta l’avvenuto battesimo con lo Spirito, ma non è detto che si ricevano altri doni in quel momento. Può succedere certamente che si riceva anche uno dei doni dello Spirito (come per esempio il dono della diversità delle lingue, la profezia, l’interpretazione, e così via) ma non è automatico. I circa dodici discepoli di Efeso per esempio ricevettero anche il dono di profezia quando lo Spirito scese su loro, ma degli altri credenti che furono battezzati con lo Spirito non viene detto che ricevettero questo dono (o che profetizzavano) subito dopo che lo Spirito scese su di essi. Molto spesso chi è stato battezzato con lo Spirito riceve in seguito i doni o il dono che Dio vuole dargli.

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BATTESIMO IN ACQUA

1. Che cosa è e cosa rappresenta il battesimo in acqua?

Il battesimo in acqua, che noi ministriamo a coloro che hanno creduto perché così ha ordinato doversi fare Gesù Cristo verso coloro che ricevono la sua parola (cfr. Matt. 28:19), è “la richiesta di una buona coscienza fatta a Dio” (1 Piet. 3:21). Ecco perché in colui che ha creduto nel Signore, nel momento in cui sente parlare del battesimo in acqua, nasce il forte desiderio di farsi battezzare e chiede subito di farsi battezzare. Ti ricordi l’eunuco? Ti ricordi come dopo che l’evangelista Filippo gli parlò di Gesù (e ovviamente anche del battesimo in acqua), quando giunsero durante il cammino ad una certa acqua, l’eunuco chiese di essere battezzato? (cfr. Atti 8:26-38) Perché mai fece questa richiesta se non perché sentì subito nella sua coscienza che doveva farsi battezzare per avere una buona coscienza davanti a Dio? Mediante questo battesimo, il credente testimonia dinnanzi a Dio, agli angeli, e ai santi (come anche dinnanzi al diavolo, ai suoi demoni e ai suoi figliuoli), di essersi ravveduto dai suoi peccati e di avere creduto nel Signore Gesù Cristo, e quindi di avere ottenuto la remissione dei suoi peccati, di essersi riconciliato con Dio. In altre parole, egli annuncia di essere morto al peccato con Cristo, e risorto con Cristo a novità di vita per seguire lui per il resto della sua vita. Questo infatti sta ad indicare l’immersione nell’acqua e la successiva uscita dall’acqua; Paolo spiega questo quando dice ai santi di Roma: “O ignorate voi che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Noi siam dunque stati con lui seppelliti mediante il battesimo nella sua morte, affinché, come Cristo è risuscitato dai morti mediante la gloria del Padre, così anche noi camminassimo in novità di vita” (Rom. 6:3-4). Il battesimo è una sorta di segno esteriore attestante la nuova nascita avvenuta nel credente. Detto in altre parole esso è il segno attestante la giustificazione ricevuta dal credente mediante la sua fede in Cristo. Rifacendoci ad una espressione di Paolo da lui usata in relazione al segno della circoncisione ricevuto da Abramo che lui definisce “suggello della giustizia ottenuta per la fede che aveva quando era incirconciso” (Rom. 4:11), possiamo dire che il battesimo è il segno che si riceve quale suggello della giustizia ottenuta mediante la fede quando ancora non si era battezzati in acqua.

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2. Il battesimo in acqua è facoltativo o obbligatorio?

E’ obbligatorio perché Gesù quando ordinò agli apostoli: “Andate dunque, ammaestrate tutti i popoli” (Matt. 28:19), disse pure subito dopo: “Battezzandoli nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo”. Il fatto che ci sia l’ordine di battezzare implicitamente significa che chi ha creduto ha il dovere di farsi battezzare. Quando Anania andò da Saulo gli disse: “Ed ora, che indugi? Levati, e sii battezzato …” (Atti 22:16).

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3. E’ mediante il battesimo che si ottiene la remissione dei peccati?

No, non è mediante l’atto del battesimo ma mediante la fede in Cristo (che precede il battesimo) che si ottiene la remissione dei propri peccati. Gesù Cristo infatti quando apparve a Saulo gli disse: “Ma lèvati, e sta’ in piè; perché per questo ti sono apparito: per stabilirti ministro e testimone delle cose che tu hai vedute, e di quelle per le quali ti apparirò ancora, liberandoti da questo popolo e dai Gentili, ai quali io ti mando per aprir loro gli occhi, onde si convertano dalle tenebre alla luce e dalla potestà di Satana a Dio, e ricevano, per la fede in me, la remissione dei peccati e la loro parte d’eredità fra i santificati” (Atti 26:16-18). L’apostolo Pietro ha confermato questo dicendo a casa di Cornelio: “Di lui attestano tutti i profeti che chiunque crede in lui riceve la remission de’ peccati mediante il suo nome” (Atti 10:43). Come si può ben vedere è mediante la fede nel nome di Gesù Cristo che si riceve la remissione dei peccati.

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4. In che cosa consisteva il battesimo per i morti praticato da alcuni credenti a Corinto secondo che è scritto: “Altrimenti, che faranno quelli che son battezzati per i morti? Se i morti non risuscitano affatto, perché dunque son essi battezzati per loro?” (1 Cor. 15:29)?

Consisteva in un battesimo in acqua compiuto da dei credenti a pro di credenti che erano morti senza di esso, un battesimo vicario dunque. Un battesimo comunque che noi non siamo chiamati a compiere; è vero che Paolo lo cita parlando ai santi di Corinto ma le sue parole non avallano affatto una simile usanza. Le sue parole sul battesimo per i morti avevano solo lo scopo di fare capire ai santi di Corinto, in mezzo ai quali alcuni dicevano che non v’era resurrezione dei morti, che se i morti non resuscitano era contraddittorio che alcuni si facessero battezzare per i morti. In altre parole Paolo volle loro dire che coloro che si facevano battezzare per i morti facevano ciò perché credevano che c’era la resurrezione dei morti altrimenti non lo avrebbero fatto.

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5. Gesù diede l’ordine di battezzare agli apostoli; ciò significa che solo gli apostoli hanno l’autorità di battezzare?

No, non è così perché il battesimo lo possono ministrare pure dei ministri del Vangelo che non sono apostoli.

Filippo infatti, che era evangelista (cfr. Atti 21:8) e non apostolo, a Samaria battezzò coloro che avevano creduto secondo che è scritto: “Ma quand’ebbero creduto a Filippo che annunziava loro la buona novella relativa al regno di Dio e al nome di Gesù Cristo, furon battezzati, uomini e donne. E Simone credette anch’egli; ed essendo stato battezzato, stava sempre con Filippo; e vedendo i miracoli e le gran potenti opere ch’eran fatti, stupiva” (Atti 8:12-13). Filippo battezzò pure l’eunuco (cfr. Atti 8:38).

Anche Anania, non era un apostolo – la Scrittura lo chiama soltanto “un certo discepolo” (Atti 9:10) e “uomo pio secondo la legge” (Atti 22:12) - eppure battezzò Saulo da Tarso (cfr. Atti 9:18).

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6. Il battesimo si può ministrare anche per aspersione?

No, il battesimo si deve ministrare solo per immersione. La stessa parola greca baptizo significa per altro 'immergere', 'tuffare'. L'eunuco dopo che fu evangelizzato dall'evangelista Filippo fu battezzato e questo battesimo lo ricevette per immersione infatti è scritto: "E cammin facendo, giunsero a una cert’acqua. E l’eunuco disse: Ecco dell’acqua; che impedisce che io sia battezzato? E comandò che il carro si fermasse; e discesero ambedue nell’acqua, Filippo e l’eunuco; e Filippo lo battezzò. E quando furon saliti fuori dell’acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo; e l’eunuco, continuando il suo cammino tutto allegro, non lo vide più" (Atti 8:36-39).

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7. I neonati vanno battezzati?

No, perché il battesimo, secondo l’insegnamento biblico, va ministrato a persone che hanno creduto nel Vangelo del nostro Signore Gesù Cristo, secondo che è scritto: "Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato" (Mar. 16:16); il che significa a persone che hanno accettato come veri i seguenti fatti storici cioè che Gesù Cristo è morto sulla croce per i nostri peccati e che il terzo giorno è risuscitato per la nostra giustificazione. Questo è quello che avveniva nella chiesa primitiva secondo che è scritto: "Quelli dunque i quali accettarono la sua parola, furon battezzati" (Atti 2:41), ed anche: "Ma quand’ebbero creduto a Filippo che annunziava loro la buona novella relativa al regno di Dio e al nome di Gesù Cristo, furon battezzati, uomini e donne" (Atti 8:12). E un neonato non ha per nulla la capacità di credere con il suo cuore queste cose.

In tutto il Nuovo Testamento non c’è un solo passo biblico che possa essere preso a favore del battesimo dei neonati, ripeto nessuno. Nel libro degli Atti che racconta la storia della Chiesa primitiva fino a circa l’anno 60, come anche nelle epistole degli apostoli, non c’è nessun riferimento ad una tale pratica. Essa era del tutto sconosciuta agli apostoli e ai discepoli antichi.

La pratica di battezzare i neonati, o meglio di aspergerli di acqua perché di fatto non si tratta neppure di un battesimo in acqua ma di una aspersione di acqua, cominciò ad essere introdotta in seno ai Cristiani quando si cominciò ad attribuire al battesimo il potere di purificare l’essere umano dai suoi peccati, potere che esso non ha perché questo potere lo possiede solo il sangue di Cristo, è solo tramite la fede nel suo sangue che si può ottenere la purificazione dei propri peccati.

Per un ulteriore approfondimento su questo argomento leggi il secondo capitolo del mio libro sulla Chiesa Cattolica Romana, in particolare la sezione dedicata alla confutazione del loro sacramento del battesimo.

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8. Caro fratello Giacinto, ti saluto nella pace del Signore. Vorrei farti una domanda semplice, ma contemporaneamente difficile. Quando una persona passa dal Cattolicesimo al "Cristianesimo" deve ribattezzarsi? Molti affermano che non c’è bisogno di ribattezzarsi, perchè si è stati battezzati già una volta; altri affermano che si deve ribattezzare perchè il vero battesimo è per immersione e si deve compiere il patto quando una persona è capace di intendere e di volere.

Quando un cattolico romano si converte a Cristo deve farsi battezzare per immersione da un ministro del Vangelo nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo. Quello che lui ricevette da bambino quando il prete lo asperse con la cosiddetta acqua santa non fu affatto il battesimo ordinato da Cristo.

Innanzi tutto perchè il battesimo ordinato da Cristo è per coloro che hanno creduto; Gesù Cristo infatti disse: "Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato" (Marco 16:16). Un neonato può avere creduto che Gesù Cristo è il Figlio di Dio, morto sulla croce per i nostri peccati e risorto dai morti il terzo giorno? Non credo proprio.

In secondo luogo perchè il battesimo ordinato da Cristo è per immersione e non per aspersione, vedi l’esempio dell’eunuco che scese nell’acqua con Filippo l’evangelista e fu da quest’ultimo battezzato (cfr. Atti 8:38). E d’altronde la stessa parola greca ‘baptizo’ indica questo fatto. Mentre il prete butta un pò d’acqua sul capo del neonato.

In terzo luogo perchè il cosiddetto battesimo cattolico ha la capacità secondo la dottrina cattolica di togliere i peccati, di cancellarli, a prescindere che sia ministrato a neonati o adulti, e questa è una eresia perchè è solo il sangue di Cristo che cancella i peccati dalla coscienza dell’uomo e questo avviene quando egli si ravvede e crede in Cristo Gesù. Secondo la Scrittura infatti la remissione dei peccati si ottiene quando si crede in Gesù Cristo (cfr. Atti 10:43), cioè quando si crede nel suo sacrificio espiatorio compiuto per noi, per riconciliarci con Dio. E’ il sangue di Gesù che purifica da ogni peccato, spiega Giovanni nella sua prima epistola; e non l’acqua del prete.

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9. Pace! Vorrei porti un quesito che riguarda il battesimo. Una mia cara amica in questi giorni ha "scoperto" l'amore di Dio e la potenza dello Spirito Santo e ha aperto il suo cuore a Gesù. Questa donna era mormone e quindi battezzata per immersione in quella chiesa, dopo qualche anno di matrimonio con un musulmano è divenuta anche lei musulmana. Credo che lei sia nata in una famiglia cattolica e che abbia anche ricevuto il battesimo cattolico. La mia domanda è: deve ripetere di nuovo il battesimo in una Chiesa Evangelica? Lei sente il bisogno di battezzarsi. Ti ringrazio in anticipo. Che Dio ti benedica per i servizi che tu e tuo fratello offrite a tutti noi.

Certo che deve farsi battezzare in seno alla Chiesa Evangelica perché il battesimo ricevuto in seno ai Mormoni è un battesimo non valido. I Mormoni sono eretici perché insegnano eresie di perdizione (Dio era un uomo poi diventò Dio, Dio ha un Padre, un Nonno ecc., Gesù si sposò a Cana di Galilea, la salvezza è per opere, i peccatori hanno la possibilità di sentire il Vangelo e di credere dopo morti, i vivi si devono far battezzare per i morti, e tante altre - leggi il mio libro confutatorio che è on line).Dì quindi a questa tua amica di farsi battezzare immediatamente.

La grazia sia con te

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10. Nel nome di chi va ministrato il battesimo in acqua?

Il battesimo in acqua va ministrato nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo perché così ha ordinato Gesù Cristo agli apostoli prima di essere assunto in cielo secondo che è scritto: “Andate dunque, ammaestrate tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo” (Matt. 28:19).

Nel nome del Padre perché Lui ha mandato il Figliuolo nel mondo per salvare il mondo; nel nome del Figliuolo perché Lui ha dato se stesso a cagione delle nostre offese ed è risuscitato per la nostra giustificazione; e nel nome dello Spirito Santo perché Egli è Colui che convince il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio, ed è stato sparso nei nostri cuori e mediante di esso gridiamo: ‘Abba, Padre!’.

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11. E’ quando siamo stati battezzati in acqua che abbiamo fatto patto con Dio?

No, non è quando siamo stati battezzati in acqua che abbiamo fatto patto con Dio, ma quando ci siamo ravveduti ed abbiamo creduto nel Figliuolo di Dio, ossia quando siamo stati giustificati mediante la nostra fede. In altre parole, noi abbiamo fatto il patto con Dio nel momento in cui abbiamo ricevuto la circoncisione del cuore, ossia quando abbiamo sperimentato la remissione dei nostri peccati perché questo si deve intendere per circoncisione del cuore. Come infatti la circoncisione della carne sotto l’Antico Patto era il segno del patto tra Dio e gli Israeliti, secondo che disse Dio: “E sarete circoncisi: e questo sarà un segno del patto fra me e voi” (Gen. 17:11), così ora sotto il Nuovo Patto il segno del patto fra Dio e noi è la circoncisione del cuore, che non è una circoncisione fatta da mano d’uomo (come lo era quella fatta sotto la legge) ma una circoncisione fatta da Cristo Gesù, il quale con il suo prezioso sangue ha purgato la nostra coscienza dai peccati che la contaminavano.

Il battesimo quindi, dato che segue la fede, dato che segue la circoncisione del cuore, è un atto esteriore mediante il quale il circonciso nel cuore proclama che egli ha già fatto PATTO con Dio.

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12. Caro fratello, ho letto sul tuo sito la risposta alla domanda su cosa consisteva il "battesimo per i morti" nella chiesa di Corinto (1Cor. 15:29). Mi rendo conto della difficoltà del problema, ma nella risposta ci sono alcune cose che non quadrano: 1) perché il futuro ‘che faranno quelli che...’, quando per alludere ad un uso già esistente sarebbe stato più logico adoperare il presente: "Che fanno?"; 2) Nel N.T. non c'è nulla che possa sostenere il battesimo vicario; 3) Nel I° secolo tale pratica non è documentata; la ritroviamo invece nel II° secolo. 4) E' strano che Paolo, che nella sua lettera corregge tanti errori dei Corinzi, non abbia neanche una parola di biasimo per una pratica superstiziosa e contraria allo spirito del Vangelo.

Ascolta, fratello, circa il battesimo per i morti praticato nella Chiesa di Corinto da alcuni, non sappiamo molto, anzi pochissimo, infatti l’unico accenno ce lo dà Paolo. Comunque, possiamo dedurre dalle sue parole che esisteva, questo si evince forse meglio nella Versione Diodati dove Paolo dice: “Altrimenti, che faranno coloro che son battezzati per li morti? se del tutto i morti non risuscitano, perché son eglino ancora battezzati per li morti?” (1 Cor. 15:29) Con queste domande Paolo è come se avesse voluto dire: ‘Ma se i morti non risuscitano, allora perchè quelli che sono battezzati per i morti si fanno ancora battezzare per i morti? Non è un controsenso farsi battezzare per persone che poi si sa non risusciteranno affatto ma rimarranno morti e basta? Certamente si rimane perplessi che Paolo non colga l’occasione per ammonire quelli che si facevano battezzare per i morti, tuttavia occorre tenere presente che il contesto non lo permetteva perché lui in quel caso stava parlando della resurrezione dei morti, e il battesimo vicario lui lo cita solo per fare notare l’assurdità di farsi battezzare per qualcuno morto che si crede non risusciterà. Alla fin fine Paolo con quelle parole vuole difendere la resurrezione dei morti, e non certamente il battesimo per i morti. Lo so, può sembrare strano che lui non ammonisca coloro che si facevano battezzare per i morti, tuttavia tieni presente che questo non significa che non lo abbia fatto in seguito infatti egli dice sempre ai Corinzi: “Le altre cose regolerò quando verrò” (1 Cor. 11:34), quindi nella Chiesa di Corinto di comportamenti sbagliati da correggere o da regolare ce ne erano altri non menzionati nella sua epistola. Ed io credo che tra queste cose c’era pure questo comportamento di alcuni credenti di farsi battezzare per i morti.

Paolo sapeva quello che scriveva e come scriveva, e io sono persuaso che con tutta la stranezza che possano avere queste sue due domande, certamente lui non insegnava a farsi battezzare per i morti come non lo insegnò neppure Gesù Cristo. Gesù ordinò di battezzare coloro che credevano, e quindi dato che per mettersi a credere occorre essere vivi fisicamente, il battesimo in acqua va ministrato solo ai vivi. Il ladrone che in fin di vita morì sulla croce, morì senza il battesimo in acqua. Possiamo allora noi pensare o immaginare che Gesù dopo che risuscitò ordinò a qualcuno dei suoi apostoli di farsi battezzare per quell’uomo? Io non lo penso nella maniera più assoluta. Se il battesimo per i morti fosse stato utile e necessario io credo che il Signore lo avrebbe chiaramente istituito, il fatto che non lo abbia fatto esclude quindi che sia una pratica da compiere.

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13. Può un cristiano nato di nuovo battezzare una persona che ha fatto una genuina esperienza con Gesù anche se non è pastore?

Certo che un Cristiano può battezzare un neoconvertito, anche se non è pastore, perché nella Scrittura abbiamo l’esempio di Filippo, che era un evangelista (cfr. Atti 21:8) e non un pastore o un anziano di Chiesa, che battezzò i Samaritani quando questi credettero alla Buona Novella del Regno di Dio (cfr. Atti 8:12), e l’eunuco quando questi credette e chiese di essere battezzato (cfr. Atti 8:26-38). Ovviamente, questo vale anche nel caso il Cristiano che deve battezzare sia un apostolo, un profeta, un dottore. Per esempio Paolo, che era un apostolo battezzò quei circa dodici discepoli di Efeso (cfr. Atti 19:5). Quando poi negli Atti è scritto che a Corinto molti dei Corinzi udendo Paolo credevano ed erano battezzati (cfr. Atti 18:8), tenendo presente che Paolo battezzò solo Crispo, Gaio e la famiglia di Stefana (cfr. 1 Cor. 1:14-16), dobbiamo ritenere che coloro che battezzarono la maggior parte dei credenti di quella città furono Sila e Timoteo che erano assieme a Paolo e che erano degli apostoli (cfr. Atti 18:5; 1 Tess. 1:1; 2:6); Sila era anche profeta (cfr. Atti 15:32). I credenti di Colosse furono battezzati da Epafra che fu colui che annunciò loro il Vangelo della grazia e che era un ministro di Cristo (cfr. Col. 1:7). Cornelio e quelli di casa sua che si convertirono al Signore dopo avere udito il Vangelo predicatogli dall’apostolo Pietro pare che furono battezzati dai credenti circoncisi che erano andati con Pietro a casa di Cornelio, infatti è scritto che Pietro comandò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo (cfr. Atti 10:48). Non sappiamo se quei credenti fossero dei conduttori o avessero un ministerio o fossero invece dei semplici credenti che non ricoprivano nessun ufficio nella chiesa e nessun ministerio; comunque nel caso furono loro a battezzare Cornelio e i suoi fu Pietro che era con loro a ordinarglielo.

E se il Cristiano non ricopre nessun ufficio nella Chiesa, cioè nel caso non sia né apostolo, né profeta, né evangelista, né pastore e né dottore, e neppure anziano e diacono? Come si deve comportare? Io ritengo che nel caso le circostanze non permettano altra soluzione che quella che sia lui stesso a battezzare, lo possa fare. Il battesimo sarà comunque valido.

Dico tutto questo perché io sono pienamente persuaso che nella Chiesa dell’Iddio vivente una pecora non può comportarsi come vuole, ma deve sottostare a un ordine, ossia deve essere sottomessa ai suoi conduttori che Dio ha stabilito per la conduzione della Chiesa e quindi anche per ministrare il battesimo in acqua e la cena del Signore. Ripeto, tranne che in circostanze del tutto particolari ed eccezionali, un cristiano deve lasciare che sia uno dei suoi conduttori o un ministro del Vangelo a ministrare il battesimo in acqua.

Per farti un esempio traendolo dalla vita di tutti i giorni, un cittadino italiano può certamente fare le funzioni di un vigile urbano nel caso è costretto a deviare il traffico subito dopo un grave incidente che succede proprio dinnanzi ai suoi occhi, qualcuno deve per forza farlo anche se egli non è un vigile o un poliziotto per mettere un po’ d’ordine al traffico, e questo succede alcune volte, ma è evidente che una volta che arrivano i vigili urbani o la polizia stradale, egli si metterà da parte per far fare il lavoro alle persone stabilite dallo Stato a fare questa cosa. Non è che quel cittadino si renderà colpevole mettendosi a fare il vigile o il poliziotto per qualche minuto, perché le circostanze erano del tutto speciali.

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BIBBIA

1. Che significato ha la parola Bibbia?

Il termine italiano Bibbia deriva dal greco Biblìa, plurale neutro, che significa 'I libri'. La Parola Biblìa passò poi nel latino della Chiesa e divenne un femminile singolare cioè Bibbia. Si dice che il primo ad usare il termine Biblìa per indicare i libri sacri sia stato Giovanni Crisostomo (344-407), uno dei cosiddetti padri della Chiesa.

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2. Ma nella Bibbia ho trovato delle contraddizioni; come mai questo?

No, nella Bibbia non ci sono contraddizioni. Semmai ci sono delle APPARENTI CONTRADDIZIONI che appaiono appunto contraddizioni a motivo della nostra limitata conoscenza. Non dobbiamo mai dimenticarci infatti che “noi conosciamo in parte” (1 Cor. 13:9), per cui ci sono delle cose scritte nella Bibbia che ci possono apparire in contraddizione tra loro. Sono pienamente persuaso che in quel giorno, quando la conoscenza sarà abolita (cfr. 1 Cor. 13:8), capiremo appieno perché certe espressioni e certi racconti presenti nella Bibbia ci apparivano in contraddizione tra di loro.

Tu allora mi dirai: ‘Ma come mai Dio ha voluto che nella Scrittura ci fossero queste apparenti contraddizioni?’ Ascolta, anch’io mi sono spesso domandato come mai Dio ha voluto che certe cose fossero scritte in maniera da apparire contraddittorie, ed ogni volta sono giunto alla stessa conclusione, e cioè che questo Dio ha voluto farlo per mettere alla prova i credenti per vedere se dinnanzi a tali APPARENTI CONTRADDIZIONI cominciano a mettere in dubbio o in discussione l’ispirazione della Scrittura. Prova che devo dire certi credenti non hanno superato perché hanno cominciato a dire che la Bibbia è un libro che ha degli errori! Per ciò che mi riguarda devo confessare che dopo che mi sono convertito ed ho cominciato ad investigare le Scritture, nel trovarmi davanti certi passaggi in contraddizione tra loro fui tentato di dire che nella Bibbia c’erano alcuni errori umani, ma considerando da vicino le cose alla luce di tutta la Scrittura giunsi alla conclusione che la Scrittura appunto perché Parola di Dio non poteva avere nessun errore e che quindi quelli che parevano degli errori erano ERRORI APPARENTI.

Ma sono anche persuaso che Dio ha voluto inserire queste apparenti contraddizioni nella sua Parola per fare inciampare gli increduli. Voglio fare a tale proposito due esempi.

Il primo è questo. Riguardo al Messia nel libro del profeta Isaia è scritto: “Poi un ramo uscirà dal tronco d’Isai, e un rampollo spunterà dalle sue radici. Lo spirito dell’Eterno riposerà su lui: spirito di sapienza e d’intelligenza, spirito di consiglio e di forza, spirito di conoscenza e di timor dell’Eterno. Respirerà come profumo il timor dell’Eterno, non giudicherà dall’apparenza, non darà sentenze stando al sentito dire, ma giudicherà i poveri con giustizia, farà ragione con equità agli umili del paese. Colpirà il paese con la verga della sua bocca, e col soffio delle sue labbra farà morir l’empio. La giustizia sarà la cintura delle sue reni, e la fedeltà la cintura dei suoi fianchi. Il lupo abiterà con l’agnello, e il leopardo giacerà col capretto; il vitello, il giovin leone e il bestiame ingrassato staranno assieme, e un bambino li condurrà. La vacca pascolerà con l’orsa, i loro piccini giaceranno assieme, e il leone mangerà lo strame come il bue. Il lattante si trastullerà sul buco dell’aspide, e il divezzato stenderà la mano sul covo del basilisco. Non si farà né male né guasto su tutto il mio monte santo, poiché la terra sarà ripiena della conoscenza dell’Eterno, come il fondo del mare dall’acque che lo coprono” (Is. 11:1-9). Come si può vedere in queste parole del profeta alla venuta del Messia ci sarebbe stata una radicale trasformazione nella natura, i poveri avrebbero ricevuto giustizia, l’empio sarebbe stato da lui messo a morte, e la terra sarebbe stata ripiena della conoscenza di Dio. Secondo però altre parole dello stesso profeta il Messia alla sua venuta avrebbe patito la morte per gli empi (cfr. cap. 53). Questa è una apparente contraddizione IN CUI INCIAMPANO GLI EBREI infatti essi dicono che Gesù non può essere il Messia appunto perché alla sua venuta non sono avvenute quelle cose scritte dal profeta Isaia al capitolo 11. Per noi adesso la cosa è chiara, in quei versi del capitolo 11 sopra citati, nella seconda parte, si fa riferimento a quello che avverrà al ritorno del Messia. Per loro però la cosa non è affatto chiara. Non è che per questo gli Ebrei ortodossi negano l’ispirazione del profeta Isaia, ma certamente inciampano nelle sue parole.

Il secondo esempio è questo. Nella legge è scritto: “Ascolta, Israele: l’Eterno, l’Iddio nostro, è l’unico Eterno” (Deut. 6:4), e nei profeti: “Io sono l’Eterno, e non ve n’è alcun altro; fuori di me non v’è altro Dio!… “ (Is. 45:5). Negli scritti del Nuovo Testamento però in svariate maniere è detto che Gesù Cristo, il Figlio di Dio, è Dio; uno di questi passi è questo: “In verità, in verità vi dico: Prima che Abramo fosse nato, io sono” (Giov. 8:58), e un altro è il seguente: “Nel principio era la Parola, e la Parola era con Dio, e la Parola era Dio” (Giov. 1:1-2). Non è dunque in contraddizione la Scrittura? No, non lo è – anche se sembra il contrario - perché quando la Scrittura parla dell’unicità di Dio parla di una unicità composita, per cui la Scrittura non esclude la divinità di Cristo, come neppure quella dello Spirito Santo. Gli Ebrei disubbidienti però inciampano in questa apparente contraddizione per cui rifiutano nella maniera più categorica di riconoscere la divinità di Gesù Cristo. E assieme agli Ebrei ce ne sono molti altri di individui increduli che inciampano proprio in questa apparente contraddizione biblica; tra questi per esempio ci sono i Testimoni di Geova che a differenza degli Ebrei però riconoscono l’ispirazione degli Scritti del Nuovo Testamento. Come ben sappiamo però i Testimoni di Geova, o meglio una loro specifica Commissione, hanno manipolato parecchi passi del Nuovo Testamento che attestano la divinità di Cristo.

Considerando dunque questi esempi citati, noi dobbiamo stare attenti a non inciampare in certe APPARENTI CONTRADDIZIONI presenti sia nell’Antico Testamento che nel Nuovo Testamento (a cui non riusciamo ancora a dare una spiegazione). Dio non si è mai contraddetto e non può contraddirsi – quindi la sua Parola non può avere contraddizioni – perché Egli non può mentire e non è doppio nel parlare. Sia Egli riconosciuto verace, ma ogni uomo bugiardo (cfr. Rom. 3:4). Amen.

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3. Ho sentito parlare di libri apocrifi (presenti nelle Bibbie cattoliche); di che si tratta?

Sono dei libri che la Chiesa Cattolica Romana ha aggiunto al canone della Bibbia (cioè a quell’insieme di libri riconosciuti sacri dalla Chiesa sin dall’inizio e di cui è composta la Bibbia). Essi sono: Tobia, Giuditta, Sapienza, Ecclesiastico, Baruc e 1 e 2 Maccabei. Oltre all’aggiunta di questi libri occorre dire che sono state fatte delle aggiunte al libro di Ester e a quello di Daniele. Sia i libri apocrifi che le aggiunte furono dichiarate SCRITTURA ISPIRATA DA DIO nella sessione del 8 Aprile 1546 del concilio di Trento.

Questo concilio ha lanciato un anatema contro chi non riconosce come sacri e canonici tutti i libri dichiarati tali da esso (per cui anche contro coloro che non riconoscono i libri apocrifi e le aggiunte come Parola di Dio); ecco l’anatema: ‘Se qualcuno, poi, non accetterà come sacri e canonici questi libri, interi con tutte le loro parti, come si é soliti leggerli nella chiesa cattolica e come si trovano nell’edizione antica della volgata latina e disprezzerà consapevolmente le predette tradizioni, sia anatema’ (Concilio di Trento, Sess. IV, primo decreto.). I libri apocrifi (da apokryphos, termine greco che significa ‘nascosto’) sono chiamati dalla chiesa romana ‘deuterocanonici’ ossia aggiunti al canone.

Noi non riconosciamo i libri apocrifi come Parola di Dio (e difatti nella nostra Bibbia non ci sono) per le seguenti ragioni:

1) Essi sono pieni di contraddizioni (reali e non apparenti) e di errori

2) Lo Spirito della verità che dice la verità, non attesta per nulla in noi figliuoli di Dio che essi sono Parola di Dio perché ci fa sentire in maniera inequivocabile che essi non devono essere accettati come Parola di Dio

3) Né Gesù Cristo e neppure gli apostoli fecero mai riferimento a questi libri apocrifi

4) Gli Ebrei prima e poi anche i Cristiani dei primi secoli dopo Cristo non li riconobbero mai come canonici.

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4. Come si spiega il fatto che nei Proverbi prima è scritto: “Non rispondere allo stolto secondo la sua follia, che tu non gli abbia a somigliare” (Prov. 26:4) e subito dopo: “Rispondi allo stolto secondo la sua follia, perché non abbia a credersi savio”?

Si spiega in questa maniera. C’è un tempo in cui occorre seguire il primo precetto e un tempo in cui bisogna seguire il secondo precetto. E’ necessario dunque discernere quando sia il caso di non rispondere allo stolto secondo la sua follia, e quando invece sia il caso di rispondergli come merita secondo la sua follia. In questo secondo caso lo si fa per non fare illudere lo stolto che con i suoi discorsi folli si crede più saggio di sette uomini che danno risposte sensate (cfr. Prov. 26:16).

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5. Quando Davide diceva nei Salmi: “Il tuo bastone e la tua verga sono quelli che mi consolano” (Sal. 23:4) cosa voleva dire?

Voleva dire che i castighi che Dio gli infliggeva alla fine risultavano a suo favore per cui erano ben accetti dalla mano di Dio. Questo concetto lo esprime in questa maniera lo scrittore del Salmo centodiciannove: “Prima che io fossi afflitto, andavo errando; ma ora osservo la tua parola …. È stato un bene per me l’essere afflitto, ond’io imparassi i tuoi statuti … Io so, o Eterno, che i tuoi giudizî son giusti, e che nella tua fedeltà m’hai afflitto” (67,71,75).

E lo conferma anche lo scrittore agli Ebrei quando dice: “Or ogni disciplina sembra, è vero, per il presente non esser causa d’allegrezza, ma di tristizia; però rende poi un pacifico frutto di giustizia a quelli che sono stati per essa esercitati” (Ebr. 12:11). Va detto però anche che il bastone e la verga Dio li usa anche contro i nostri nemici quando ci deve fare giustizia, per cui anche in questo caso il suo bastone e la sua verga ci consolano, ossia quando noi vediamo o ci ricordiamo di qualche giudizio di Dio contro coloro che ci fanno male proviamo consolazione e ci sentiamo sollevati perché riconosciamo che la nostra causa sta davanti a Dio e che Lui è un Dio giusto. Diceva il salmista a Dio: “Io mi ricordo de’ tuoi giudizi antichi, o Eterno, e mi consolo” (Sal. 119:52). Amen.

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6. Che cosa significa “Tutto è puro per quelli che sono puri” (Tito 1:15)?

Significa che tanto la mente che la coscienza di coloro che sono puri di cuore sono appunto pure; questo lo si capisce leggendo le parole successive che sono: “Ma per i contaminati ed increduli niente è puro; anzi, tanto la mente che la coscienza loro son contaminate. Fanno professione di conoscere Iddio; ma lo rinnegano con le loro opere, essendo abominevoli, e ribelli, e incapaci di qualsiasi opera buona” (Tito 1:15-16). Queste parole dunque non significano né che andare al mare o guardare la televisione o andare a ballare o fumare sono cose pure per i credenti, perché se così fosse vorrebbe dire che le concupiscenze mondane sono pure quando così non è tanto è vero che tramite di esse i credenti si contaminano. E non significano neppure che per coloro che sono puri di cuore ogni cibo è puro perché ci sono credenti che quantunque abbiano la loro coscienza purificata con il sangue di Gesù e abbiano un cuore puro dinnanzi a Dio, pure considerano un certo cibo impuro per una loro convinzione personale. Paolo dice che se un fratello “stima che una cosa è impura, per lui è impura” (Rom. 14:14). Se interpretassimo quelle parole di Paolo a Tito in questa maniera finiremmo con il dire che se un credente considera un cibo impuro ciò significa che lui non è puro e questo significherebbe giudicare il fratello.

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7. Lettura da Genesi 10:31: “Costoro [furono] i figliuoli di Sem, secondo le loro famiglie [e] lingue, ne' loro paesi, per le loro nazioni”. Questo versetto precede il capitolo dove si parla della torre di babele dove vennero confuse le lingue. Domanda: come mai parla di lingue, forse avevano già una lingua differente o il confondimento delle lingue fu solo per un popolo?

La risposta non è né la prima e neppure la seconda da te suggerita infatti nel racconto della costruzione della torre di Babele è detto che “tutta la terra parlava la stessa lingua e usava le stesse parole” (Gen. 11:1). Per cui prima che Dio confondesse il linguaggio degli uomini, tutti gli uomini parlavano la stessa lingua. Come si spiega allora il fatto che dei figli di Sem è detto nel versetto 31 del capitolo 10 – ma bada che la stessa cosa viene detta anche dei figli di Jafet, versetto 5; e dei figli di Cam, versetto 20 - che “questi sono i figliuoli di Sem, secondo le loro famiglie, secondo le loro lingue, nei loro paesi, secondo le loro nazioni”? Si spiega in questa maniera. Questi versetti citati prima del racconto della confusione del linguaggio operata da Dio, quantunque siano scritti prima del racconto della confusione del linguaggio si riferiscono a circostanze che si vennero a creare appunto dopo che Dio confuse il linguaggio degli uomini. Tu allora dirai: ‘Ma allora la Scrittura non racconta gli eventi in ordine cronologico?’ Non sempre. Per confermarti questo con un altro esempio biblico, cito Caino. Ora, di Caino, dopo che Dio lo maledisse e si partì dal cospetto di Dio, si dice che “Caino conobbe la sua moglie, la quale concepì e partorì Enoc” (Gen. 4:17). Dove prese questa donna Caino se prima di ciò da nessuna parte si parla di altre donne oltre a Eva? La risposta la troviamo dopo, quando la Scrittura dice che Adamo “generò figliuoli e figliuole” (Gen. 5:4). Quindi la donna che Caino prese per moglie era una delle figlie di Adamo, cioè una sorella di Caino. Nota bene però che delle figlie di Adamo si parla dopo che Caino ne prese in moglie una, eppure la nascita di queste donne fu anteriore al matrimonio di Caino con una di esse.

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8. Chi ha scritto l’epistola agli Ebrei?

Non si sa, alcuni dicono Paolo, altri Apollo, e altri ancora Barnaba. A favore della sua redazione da parte di Paolo depone soprattutto il fatto che alla fine di essa l’autore dice: “La grazia sia con tutti voi” (Ebr. 13:25), che era l’espressione di saluto tipica dell’apostolo Paolo infatti alla fine di una delle sue epistole egli scrisse: “Il saluto è di mia propria mano; di me, Paolo; questo serve di segno in ogni mia epistola; scrivo così. La grazia del Signor nostro Gesù Cristo sia con tutti voi” (2 Tess. 3:17-18).

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9. Dove sta scritta nella Bibbia la famosa frase ‘Aiutati, che Dio ti aiuta’?

Da nessuna parte. E’ una frase per altro che non corrisponde a verità perché Dio non dice all’uomo di aiutarsi per prima che poi lo aiuterà lui, ma di avere fede in Lui e invocarlo quando si trova nella distretta e Lui lo tirerà fuori. Dice infatti la Scrittura all’uomo: “Confidati nell’Eterno con tutto il cuore …” (Prov. 3:5), e: “Offri a Dio il sacrifizio della lode, e paga all’Altissimo i tuoi voti; e invocami nel giorno della distretta: io te ne trarrò fuori, e tu mi glorificherai” (Sal. 50:14-15). Sulle labbra di un Cristiano dunque questa frase non ci deve stare, ci deve semmai stare quest’altra frase: ‘Invoca Dio, cercalo con tutto il tuo cuore, e lui ti aiuterà qualunque sia il tuo problema’.

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10. La tua idea è tutta basata e completamente dipendente dalle "sacre scritture". Chi dice che sono reali avvenimenti?? Quali reali e sottolineo reali testimonianze?? E se fosse tutto fatto, scritto e tramandato dall'uomo per la sua indispensabile necessità di attribuire e dare una risposta a ciò che non si può conoscere? Ai misteri della vita??

Vedi, io mi baso sulla Sacra Scrittura perché credo che essa sia tutta ispirata da Dio. E che la Scrittura sia di origine divina lo dimostra - tra le tante cose - anche il fatto che coloro che hanno deciso di credere con tutto il cuore nel Vangelo hanno ottenuto la remissione dei loro peccati, hanno ottenuto la pace e la gioia che avevano cercato nei piaceri del mondo o nelle varie filosofie senza trovarle. Io che ti scrivo ho sperimentato tutto ciò mediante la mia fede, per cui io costituisco una testimonianza vivente. Non mi credi? Perché non decidi anche tu di credere in Gesù Cristo e vedrai come Lui trasformerà la tua vita? Prega Dio, chiedigli di rivelarsi nella tua vita in maniera personale e di certo lo farà. Guarda, la Bibbia è stata attaccata nei secoli, anzi nei millenni, da tanti che hanno addotto le più svariate ragioni al suo successo ma nessuno è riuscito a scalfire la sua importanza, o meglio nessuno è riuscito ad annullare il suo potere perché questo libro - checché ne dicano molti - ha un potere che nessun altro libro ha. La ragione? Semplice, il libro è ispirato per cui verace. Gli stessi archeologi hanno dovuto riconoscere della veracità di tante storie bibliche che per tanto tempo erano state considerate delle favole o delle leggende. E poi, ti domando, come fai a mettere in discussione l'esistenza storica di Gesù Cristo? Non credi che sarebbe come mettere in discussione l'esistenza di Napoleone, o di Cesare, o di Nerone? Dovrai pur riconoscere che Gesù di Nazareth è esistito! Anzi ti dirò di più, Gesù Cristo è anche risuscitato ed è stato assunto in cielo, per cui Egli vive ancora. Ascolta, metti da parte i tuoi pregiudizi contro la Bibbia, e credi in Cristo e vedrai come egli ti si manifesterà. Gesù un giorno disse queste parole: "Chi ha i miei comandamenti e li osserva, quello mi ama; e chi mi ama sarà amato dal Padre mio, e io l'amerò e mi manifesterò a lui" (Giov. 14:21). Prendilo in parola, non ti deluderà! Che Dio ti benedica e si manifesti nella tua vita.

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11. Perchè ti fidi così ciecamente di quello che dice la Bibbia? E se fosse tutto falso? E se fosse l'ateismo o una qualsiasi altra religione ad essere nella verità o non quella di Gesù Cristo? E se niente o tutto è nel giusto? Perchè continui a dire che solo tu sei nel giusto, criticando chi non crede?

Vedi, io mi fido di tutto quello che dice la Bibbia perché essa è ispirata da Dio e Dio non può mentire. Nessuna falsità è presente in essa. Perchè non ti metti a leggerla, cominciando dal Nuovo Testamento? La verità è solo in Gesù Cristo e questo perchè Lui è la verità. Lui è anche la sola via che mena a Dio, qualsiasi altra via che ti suggeriscono gli uomini è falsa. Io ho conosciuto la verità per cui esorto chi ancora non la conosce a conoscerla. Capisco perfettamente che il mio modo di parlare dà fastidio a molti perché pensano che io li giudichi ingiustamente, ma io so in chi ho creduto, e sono persuaso che Egli è potente a salvare sia coloro che mi ascoltano che coloro che leggono i miei messaggi di evangelizzazione. E tu, non ti sei mai domandata: 'E se Gesù fosse veramente il Figlio di Dio? E se tutto quello che egli ha detto fosse vero per cui fuori da lui non c'è salvezza?’ Il mio desiderio è quello che tu sia salvata e venga alla conoscenza della verità che è in Cristo Gesù. Sappi che fedeli sono le ferite di chi ama, e frequenti i baci di chi odia. Se sul momento ti senti ferita dalle mie parole, sappi che sono ferite di vero amore. Cerca la verità con tutto il cuore, chiedi a Dio di rivelarti qual'è la verità e vedrai che lui si manifesterà personalmente nella tua vita.

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12. Non mi sono sentita minimamente ferita dalle tue parole. Ognuno ha la propria opinione e non deve forzare il resto della gente a pensarla come lui. E' vero, potresti avere ragione tu e torto io, ma finchè non ne sono convinta rimango della mia idea. Come fai a dire che tu solo hai conosciuto la verità? E chi ti dice che Dio non può mentire (sempre se esiste)?

Innanzi tutto, ti dico che non mi considero il solo che ha conosciuto la verità, assieme a me ci sono tante e tante persone di tutti i popoli, le razze e le lingue, che l’hanno conosciuta. Anche tutte queste persone dunque possono dire di avere conosciuto la verità. Perché? Perché hanno conosciuto Colui che è la verità, cioè Gesù Cristo secondo che lui stesso ebbe a dire: “Io sono … la verità …” (Giov. 14:6). E che sia così lo attesta l’apostolo Giovanni che ci dice a noi che abbiamo creduto in Gesù Cristo: “Io vi ho scritto non perché non conoscete la verità, ma perché la conoscete, e perché tutto quel ch’è menzogna non ha che fare colla verità” (1 Giov. 2:21). E questa fiducia ovviamente viene da Dio e non da noi, il quale ha mandato il suo Spirito Santo nei nostri cuori che ci attesta che le cose stanno così: “Lo Spirito è la verità” (1 Giov. 5:6), e ci attesta nei nostri cuori che noi siamo nella verità.

Comprendo bene che questo mio parlare può sembrarti incomprensibile o estremamente semplicistico ma le cose stanno così.

Chi mi dice che Dio non può mentire? Sempre la Bibbia infatti è scritto che Dio “non può mentire” (Tito 1:2), e che “Iddio non è un uomo perch’ei mentisca” (Num. 23:19). Ecco perché – sempre la Bibbia – afferma: “Sia Dio riconosciuto verace, ma ogni uomo bugiardo” (Rom. 3:4). E che le cose stiano proprio così ci sono innumerevoli prove. Una per tutte, chi decide di credere nel Figliuolo di Dio riceve la remissione dei peccati e la vita eterna, come dice appunto la Parola di Dio. Io stesso sono una prova vivente che Dio non ha mentito e non può mentire perché avendo creduto in Gesù Cristo ho ottenuto la purificazione dei miei peccati e la vita eterna. Ho poi sperimentato tante volte la veracità di Dio, il tempo verrebbe meno se mi dovessi mettere a raccontare quante volte ho potuto toccare con mano che Dio non può mentire.

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13. Volevo chiederle l'interpretazione dei versetti di 1 Pietro 2:13-14, perché c’è in corso uno studio su questa epistola, e ci sono diverse interpretazioni

I passi in questione vogliono dire che noi Cristiani dobbiamo essere sottomessi ad ogni autorità creata dagli uomini che - bada bene - nonostante Pietro le chiami così è bene ricordare che non c'è autorità se non da Dio e che le autorità che esistono sono ordinate da Dio (Rom. 13:1), quindi quel 'creata dagli uomini' va intesa alla luce di queste altre parole scritte da Paolo. Ti spiego questo concetto con questo passo della legge. Dio disse ad Israele: 'Stabilisciti de’ giudici e dei magistrati in tutte le città che l’Eterno, il tuo Dio, ti dà, tribù per tribù; ed essi giudicheranno il popolo con giusti giudizi' (Deut. 16:18), quindi fu Dio ad ordinare che esistessero dei giudici e dei magistrati in mezzo al suo popolo, ma chi doveva stabilirli o crearli? Degli uomini infatti è detto 'stabilisciti...'. Quindi quelle autorità furono da un lato ordinate da Dio e dall'altro create dagli uomini. Mi pare evidente la cosa.

Ti faccio adesso un esempio tratto dal Nuovo Testamento: Ponzio Pilato, il governatore della Giudea, fu costituito tale dall'imperatore di Roma, eppure quando lui disse a Gesù: ' Non mi parli? Non sai che ho potestà di liberarti e potestà di crocifiggerti? Gesù gli rispose: Tu non avresti potestà alcuna contro di me, se ciò non ti fosse stato dato da alto... ' (Giov. 19:10-11). Quindi Gesù riconobbe che il governatore romano Ponzio Pilato aveva quella potestà particolare verso di lui, ma quella potestà gli era stata data da Dio e non dagli uomini quantunque fossero stati degli uomini a costituirlo governatore con quei poteri.

Alla luce di tutto ciò quindi, non importa di che tipo sia l'autorità in una nazione, cioè se di tipo democratico, o dittatoriale; se di destra o di sinistra, ecc.; le autorità sono ordinate da Dio e anche quando non ci piacciono - umanamente parlando - per certo è sempre Dio che le ha costituite per delle ragioni. Considera che persino quel Faraone che fece maltrattare gli Israeliti e che inizialmente rifiutò di lasciare andare libero Israele, era stato stabilito da Dio secondo che è scritto: "Appunto per questo io t'ho suscitato ...' (Rom. 9:17).

Questa sottomissione la dobbiamo nutrire e mostrare nei confronti delle autorità per amore del nome del Signore; è evidente infatti che dato che noi dobbiamo onorare il nome del Signore e far sì che il suo nome sia glorificato in noi dobbiamo fare di tutto per evitare che le autorità biasimino il nome del Signore per colpa nostra e quindi attenerci al bene (che pure le autorità ordinano di fare).

Le autorità a cui dobbiamo stare sottomesse vanno dal re ai governatori (ovviamente oggi in questa nazione le autorità hanno un nome diverso). In merito ai governatori Pietro dice che sono mandati dal re per punire i malfattori o come dice Paolo in merito ai magistrati: "Per infliggere una giusta punizione contro colui che fa il male" (Rom. 13:4); e dare invece lode a quelli che fanno il bene, non dice forse Paolo: "Fà quel che è bene, e avrai lode da essa ..." (Rom. 13:3)? Se dunque noi agiremo da malfattori saremo puniti come tutti gli altri malfattori, se invece agiremo in maniera onesta e giusta allora riceveremo lode dalle autorità.

Dobbiamo dunque fare il bene, e il bene soltanto per onorare il Signore dinnanzi alle autorità terrene. E in questa maniera, cioè facendo il bene, tureremo la bocca a tutti coloro che sparlano di noi dicendo che siamo dei malfattori (cfr. 1 Piet. 2:15). Ovviamente nel caso le autorità ci ordinano di fare qualche cosa che contrasta la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di noi, noi dobbiamo ubbidire a Dio anziché agli uomini (cfr. Atti 5:29; Dan.3:1-30; 6:1-28; Es. 1:15-21).

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14. In che cosa consiste il mistero di Cristo di cui parla Paolo in Efesini 3:2-5?

Lo dice lo stesso Paolo poco dopo in questi termini: “Vale a dire, che i Gentili sono eredi con noi, membra con noi d’un medesimo corpo e con noi partecipi della promessa fatta in Cristo Gesù mediante l’Evangelo” (Ef. 3:6). In altre parole consiste nell’adempimento del disegno formato da Dio avanti i secoli, e preannunziato per mezzo degli antichi profeti (cfr. Is. 11:10: Os. 1:10), che consisteva nel fare entrare i Gentili nel suo popolo per mezzo della fede in Cristo Gesù, e quindi nel fare di due popoli (quello ebraico e quello gentile) un popolo solo che è la Chiesa dell’Iddio vivente. Questo mistero fu tenuto occulto da Dio “fin dai tempi più remoti” (Rom. 16:25) per essere rivelato a suo tempo mediante lo Spirito Santo ai santi apostoli e profeti di Dio (cfr. Ef. 3:5) e manifestato quindi tramite di essi a tutti i santi.

La ragione per cui noi Gentili, nonostante siamo incirconcisi nella carne, e fossimo in passato esclusi dalla cittadinanza di Israele ed estranei ai patti della promessa, ora abbiamo potuto entrare a fare parte del popolo di Dio mediante la fede in Cristo Gesù è perché Gesù con la sua morte, come dice Paolo a noi credenti di fra i Gentili, “dei due popoli ne ha fatto uno solo ed ha abbattuto il muro di separazione con l’abolire nella sua carne la causa dell’inimicizia, la legge fatta di comandamenti in forma di precetti, affin di creare in se stesso dei due un solo uomo nuovo facendo la pace; ed affin di riconciliarli ambedue in un corpo unico con Dio, mediante la sua croce, sulla quale fece morire l’inimicizia loro” (Ef. 2:14-16).

Dunque, come spiega sempre Paolo, noi Gentili in Cristo per mezzo di Cristo abbiamo assieme ai Giudei che sono in Cristo, accesso al Padre in un medesimo Spirito, e non siamo più né forestieri né avventizî; ma siamo concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio, essendo stati edificati sul fondamento degli apostoli e de’ profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare, sulla quale l’edificio intero, ben collegato insieme, si va innalzando per essere un tempio santo nel Signore. Ed in lui noi pure entriamo a far parte dell’edificio, che ha da servire di dimora a Dio per lo Spirito (cfr. Ef. 2:18-22). Questa nostra entrata a fare parte del popolo di Dio è spiegata da Paolo con l’esempio dell’innesto, infatti egli dice ai santi di Roma che noi Gentili di nascita siamo stati tagliati dall’ulivo per sua natura selvatico e innestati contro natura nell’ulivo domestico (cfr. Rom. 11:24) dove abbiamo preso il posto di quei rami naturali troncati a motivo della loro incredulità, ossia i Giudei disubbidienti (cfr. Rom. 11:17,20), e dove sussistiamo per la nostra fede in Cristo Gesù. Il fatto dunque di essere dei rami per natura selvatici che sono stati innestati nell’ulivo domestico della cui radice e grassezza ora possiamo partecipare, deve portarci sempre a riflettere che non siamo noi a portare la radice ma la radice a portare noi e quindi a non insuperbirci contro i rami naturali troncati ossia gli Ebrei disubbidienti. E non solo, ma anche a temere Dio perché se Dio non ha risparmiato i rami naturali ma li ha troncati dal loro stesso ulivo a motivo della loro incredulità, non risparmierà neppure noi se ci tiriamo indietro e gettiamo via la nostra franchezza.

A Dio che ha chiamato anche noi di fra i Gentili a fare parte del suo popolo, sia la gloria ora e in eterno, in Cristo Gesù. Amen.

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15. Vi voglio rivolgere una domanda che ieri sera [29 Novembre 2000: nota mia] mi è passata per la mente e continuo a non avere una risposta. Ieri sera, appunto, leggendo la prima epistola di Paolo a Timoteo mi sono soffermato sul versetto 20 del capitolo 1 "Imeneo e Alessandro che io ho dato in mano di Satana perchè imparino a non bestemmiare" e poi ho letto anche il riferimento riportato a fondo pagina e cioè I Corinzi capitolo 5 verso 5 "ho deciso che quel tale sia dato in man di Satana a perdizione della carne, affinchè lo spirito sia salvo nel giorno del Signore Gesù Cristo". Che significa dare in mano di Satana? Che significato ha questa espressione dell'apostolo Paolo? Si può fare un esempio su avvenimenti simili ai giorni nostri? E quell'espressione "... a perdizione della carne, affinchè lo spirito sia salvo ..." significa che la carne può peccare e lo spirito restare salvo? Non credo!

L’espressione di Paolo ‘ho dato in mano di Satana’, usata sia nel caso di Imeneo e Alessandro che avendo fatto getto della buona coscienza avevano naufragato quanto alla fede, che nel caso di quel credente della Chiesa di Corinto che si teneva la moglie di suo padre, significa che l’apostolo Paolo nel nome del Signor Gesù e con la potestà del Signor nostro Gesù, decise nei confronti di questi tre credenti di allora di darli in potere di Satana o consegnarli a lui affinchè Satana li distruggesse con una grave malattia, quindi affinchè distruggesse la loro carne.

Noi sappiamo che Satana non può fare altro che distruggere un credente quando ciò gli viene permesso da Dio, ne abbiamo un esempio chiaro in Giobbe che fu colpito da Satana con il permesso di Dio (in questo caso però Dio consegnò Giobbe in man di Satana non perché egli avesse abbandonato la giustizia o si fosse reso colpevole di qualche particolare iniquità, ma solo per provarlo, la cosa quindi è un pò differente) con una ulcera maligna dalla pianta dei piedi al sommo del capo (cfr. Giob. 2:7), e Giobbe si ridusse ad una larva umana, ad un essere deformato nel corpo e distrutto tanto che lui ad un certo punto pensò di non avere più alcuna speranza di guarigione, che il sepolcro lo stava aspettando.

Ma veniamo allo scopo per cui Paolo diede quei credenti in mano di Satana; ho detto che fu affinchè Satana li distruggesse fisicamente, li umiliasse profondamente quindi. Ma ciò sempre in vista del loro bene, ossia in vista del loro ravvedimento, infatti nel primo caso Paolo dice che aveva dato Imeneo e Alessandro in mano di Satana affinchè essi imparassero a non bestemmiare; lo so che sembra strano e inverosimile che dei credenti si fossero messi a bestemmiare il nome santo di Dio, ma ciò è quello che era successo in quel caso. Ma Paolo con l’autorità divina li umiliò dandoli a Satana con la speranza che quella grave afflizione fisica li avrebbe indotti a rientrare in loro stessi e a pentirsi del loro peccato e smettere di proferire bestemmie. Nel secondo caso invece fu affinchè lo spirito fosse salvo nel giorno del Signor Gesù. Ora, in questo caso parrebbe che quel credente sarebbe stato automaticamente salvato dopo essere stato consegnato da Paolo in mano di Satana, ma è evidente che questa salvezza sarebbe stata possibile solo nel caso quel credente fosse rientrato in se stesso e si fosse pentito del suo peccato di fornicazione perché i fornicatori non erediteranno il regno di Dio (cfr. 1 Cor. 6:9-10). Quindi, anche in questo caso Paolo diede quel tale in mano di Satana affinchè sotto la pressione di quella grave malattia egli fosse indotto a ravvedersi ed essere così salvato.

Da questi due esempi di credenti dati in man di Satana, si evince che i servitori di Dio con l’autorità di Dio possono ‘usarsi’ di Satana al fine di indurre al ravvedimento certi credenti che si sono resi colpevoli di particolari iniquità. Ovviamente il diavolo è ben contento di colpire un credente con una grave malattia e di distruggerlo fisicamente, ma Dio è in grado di convertire il male che egli fa ad un credente in bene usandosi di quella sua malvagità per portare il credente traviato sulla retta via. O profondità della sapienza di Dio!

In questi casi appena visti, Dio si usa del diavolo al fine di porre fine a dei peccati, dando il ravvedimento ai diretti interessati. Ma ci sono dei casi in cui Dio si usa del diavolo per prevenire che un suo figliuolo cada in qualche peccato. Ne abbiamo un esempio in Paolo, a cui Dio, affinchè egli non si insuperbisse a motivo della eccellenza delle rivelazioni che aveva ricevuto dal Signore, pose un angelo di Satana per schiaffeggiarlo. In questa maniera, Paolo, umiliato fisicamente da Dio sarebbe stato impedito di inorgoglirsi. Dunque Dio si usa del diavolo e dei suoi angeli malvagi, sia per curare il male (uso questa espressione per farmi capire meglio) che per prevenirlo.

Ci sono casi oggi in cui dei servitori di Dio hanno dato dei credenti in mano di Satana a distruzione della loro carne in vista del loro ravvedimento? Io sono a conoscenza di un caso avendolo letto su un libro di un missionario che era stato in un paese orientale e che diceva di avere dato in man di Satana un credente che si era dato alla fornicazione.

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16. Potrei ricevere un approfondimento del Salmo 1:1-6?

Salmo 1

Beato l’uomo che non cammina secondo il consiglio degli empi, che non si ferma nella via de’ peccatori, né si siede sul banco degli schernitori; ma il cui diletto è nella legge dell’Eterno, e su quella legge medita giorno e notte. Egli sarà come un albero piantato presso a rivi d’acqua, il quale dà il suo frutto nella sua stagione, e la cui fronda non appassisce; e tutto quello che fa, prospererà. Non così gli empi; anzi son come pula che il vento porta via. Perciò gli empi non reggeranno dinanzi al giudizio, né i peccatori nella raunanza dei giusti. Poiché l’Eterno conosce la via dei giusti, ma la via degli empi mena alla rovina.

L’uomo che non cammina seguendo i suggerimenti della gente senza pietà, che non prende piacere a frequentare i peccatori per macchinare ed eseguire il male contro il suo prossimo, e che non prende piacere nello schernire come fanno tanti, cioè nel beffarsi del suo prossimo, ma piuttosto prende piacere nel meditare del continuo la Parola di Dio e ovviamente anche nel metterla in pratica perché la meditazione della Parola di Dio non è qualcosa fine a se stessa ma deve essere sempre compiuta per mettere in pratica i comandamenti di Dio che sono giustizia e verità, è dichiarato beato ossia felice. Qualcuno dirà: ‘Sarà vero?’ Sì, è vero, io ho sperimentato e sperimento tuttora questa beatitudine. E con me ci sono tanti e tanti altri che hanno costatato e costatano la veracità di queste parole. Oggi invece – stando a quanto il mondo fa vedere - pare proprio che la felicità si trovi nel camminare secondo il consiglio degli empi, nell’associarsi con i peccatori per fare il male, nel prendere in giro tutto e tutti. E' una vana apparenza, per questa gente non c’è alcuna felicità e nessuna pace. Dice bene il profeta Isaia: “Non v’è pace per gli empi” (Is. 57:21), e quindi nessuna beatitudine per loro. Si rifiutano di ascoltare Dio che è la fonte di ogni beatitudine, come possono essere felici? Nessuno quindi si faccia ingannare dai sorrisi, dalle ricchezze, dalla fama, degli empi dei peccatori e degli schernitori, perché essi non sono affatto felici ma sono pieni di guai, di paure, e di un vuoto interno terribile.

Il giusto è paragonato ad un albero, ma non a un albero qualsiasi piantato in un luogo qualsiasi, ma ad un albero piantato presso a rivi d’acqua, quindi che si rifornisce del continuo di acqua. La fonte di sapienza è un rivo che scorre perenne (cfr. Prov. 18:4), e il giusto si trova del continuo presso questo rivo a rifornirsi di essa. E questo gli permette di acquisire sempre nuove forze, anche in mezzo alle afflizioni più profonde (cfr. Sal. 84:7); e di splendere come un luminario in mezzo a questa generazione storta e perversa. La sua fronda non appassisce veramente mai, ma si mantiene sempre verde. Ed è un piacere vedere un albero che non appassisce mai a motivo della calura perché si trova piantato proprio presso l’acqua. E non solo, ma il giusto porta del frutto alla gloria del suo Dio, e lo porta a suo tempo, cioè nel tempo voluto da Dio esattamente come fa un albero fruttifero che porta il suo frutto nella sua stagione. E poi, tutto quello che egli fa prospererà, ovviamente tutto quello che rientra nel volere di Dio verso lui, tutto ciò che è nel Signore. Il buon successo appartiene alla Sapienza (cfr. Prov. 8:14), e questo successo il giusto lo sperimenta perché dà ascolto alla Sapienza.

Ma mentre il giusto è paragonato ad un albero piantato presso i rivi di acqua, gli empi sono paragonati a della pula, quindi a qualcosa che dinnanzi ad un colpo di vento sparisce, svanisce. Il profeta Isaia ha paragonato gli empi al mare agitato infatti dice: “Ma gli empi sono come il mare agitato, quando non si può calmare e le sue acque caccian fuori fango e pantano” (Is. 57:20), per spiegare che non hanno pace in loro essendo agitati da varie paure, e per spiegare che da loro fuoriescono follia e perversione e non frutti di giustizia come nel caso del giusto. Ma torniamo all’immagine della pula, è evidente che la pula non regge dinnanzi al vento, e così anche gli empi non reggeranno dinnanzi al giudizio di Dio perché saranno condannati e scaraventati nel fuoco eterno dove saranno tormentati per l’eternità, come anche gli empi non potranno stare assieme ai giusti perché la loro destinazione sarà il fuoco eterno mentre quella dei giusti sarà la Nuova Gerusalemme, la città celeste. Fuori (da questa città) i cani, fuori gli stregoni, i fornicatori, gli omicidi, gli idolatri, e chiunque ama e pratica la menzogna, dice Dio (cfr. Apoc. 22:15).

Non può essere altrimenti, perché la via degli empi mena alla rovina eterna, ad una infamia eterna, mentre la via dei giusti alla gloria eterna.

A Dio che ci ha chiamati alla sua eterna gloria in Cristo Gesù, sia la lode e l’onore in eterno. Amen.

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17. L’espressione ‘Dio mi ha messo in cuore o gli ha messo in cuore questa o quell’altra cosa’ è un espressione biblica o per lo meno che trova una conferma nella Bibbia?

Sì, è un espressione biblica infatti Nehemia scrisse: “Così giunsi a Gerusalemme; e quando v’ebbi passato tre giorni, mi levai di notte, presi meco pochi uomini, e non dissi nulla ad alcuno di quello che Dio m’avea messo in cuore di fare per Gerusalemme; non avevo meco altro giumento che quello ch’io cavalcavo” (Neh. 2:11-12) ed anche: “E il mio Dio mi mise in cuore di radunare i notabili, i magistrati e il popolo, per farne il censimento. E trovai il registro genealogico di quelli ch’eran tornati dall’esilio la prima volta, e vi trovai scritto quanto segue” (Neh. 7:5). E Paolo dice a proposito di Tito, che era un suo fedele collaboratore: “Or ringraziato sia Iddio che ha messo in cuore a Tito lo stesso zelo per voi; poiché non solo egli ha accettata la nostra esortazione, ma mosso da zelo anche maggiore si è spontaneamente posto in cammino per venire da voi” (2 Cor. 8:16-17).

Quando Dio mette in cuore a qualcuno di fare qualcosa questo sente un forte desiderio di fare quella cosa, una forte inclinazione verso quella cosa per cui si sentirà del continuo spinto da Dio verso quella determinata cosa che rientra nel volere di Dio per lui.

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18. In che modo è stato stabilito nella Bibbia che Noè visse 950 anni se ancora a quel tempo non si conosceva il calendario? Un anno era formato effettivamente da 12 mesi?

Alla luce delle Scritture io ti posso dire che già al tempo di Noè gli uomini erano in grado di stabilire quando iniziavano e terminavano non solo i giorni, ma anche i mesi e gli anni e questo lo facevano osservando il sole e la luna e le stelle. Questi luminari infatti (la luna anche se non ha luminosità propria perché riflette quella del sole è pur sempre un luminare che illumina la terra) furono creati da Dio oltre che per separare il giorno dalla notte anche per essere dei segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni. Ecco cosa dice la Scrittura: “Poi Dio disse: ‘Sianvi de’ luminari nella distesa dei cieli per separare il giorno dalla notte; e siano dei segni e per le stagioni e per i giorni e per gli anni; e servano da luminari nella distesa dei cieli per dar luce alla terra’. E così fu. E Dio fece i due grandi luminari: il luminare maggiore, per presiedere al giorno, e il luminare minore per presiedere alla notte; e fece pure le stelle. E Dio li mise nella distesa dei cieli per dar luce alla terra, per presiedere al giorno e alla notte e separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che questo era buono. Così fu sera, poi fu mattina: e fu il quarto giorno” (Gen. 1:14-19).

L’uomo dunque fu in grado sin dall’inizio di stabilire quando iniziava e quando terminava un giorno; egli fu in grado di stabilire anche quando iniziava e terminava un mese (a tal proposito era la luna nuova che annunciava l’inizio di un nuovo mese), e quando iniziava e terminava un anno.

Io sono persuaso che se Dio diede all’uomo che aveva creato la capacità e l’intelligenza necessaria per dare il nome a tutto il bestiame, agli uccelli dei cieli e ad ogni animale dei campi (cfr. Gen. 2:20), gli dette pure l’intelligenza per contare gli anni suoi e quelli degli altri.

Non vedo proprio perché ai giorni di Adamo, come anche in seguito ai giorni di Noè, gli uomini con l’intelligenza datagli da Dio non dovevano essere capaci di contare e discernere oltre i giorni, anche i mesi e gli anni, in sostanza non capisco proprio perché non dovessero avere anche loro un calendario quando oltre tutto in cielo essi avevano tutto ciò che era loro necessario per farselo.

Mi domandi poi se effettivamente ai giorni di Noè un anno fosse formato da 12 mesi; la mia risposta è affermativa ed esibisco queste prove a favore della mia risposta.

Il settimo mese, il diciassettesimo giorno del mese, da che era iniziato il diluvio, l’arca di Noè si fermò sulle montagne di Ararat (cfr. Gen. 8:4). Esattamente dopo 5 mesi quindi (cfr. Gen. 7:11), o 150 giorni perché è detto che le acque “alla fine di centocinquanta giorni cominciarono a scemare” (Gen. 8:3).

Il decimo mese, il primo giorno del mese, apparvero le vette dei monti (cfr. Gen. 8:5).

Dopo quaranta giorni Noè mandò fuori la colomba che tornò (cfr. Gen. 8:6-9); dopo altri sette giorni mandò di nuovo la colomba che tornò verso sera con nel becco una foglia di ulivo (cfr. Gen. 8:10-11); e dopo altri sette giorni egli mandò di nuovo fuori la colomba che non tornò più da lui (cfr. Gen. 8:12).

L’anno seicentesimoprimo di Noè, il primo mese, il primo giorno del mese, le acque erano asciugate sulla terra (cfr. Gen. 8:13), e Noè scoperchiò l’arca ed ecco che vide che la superficie del suolo era asciutta.

Ora, considerando che Noè in due occasioni aspettò 7 giorni prima di rimandare fuori la colomba, io ritengo che scoperchiò l’arca sette giorni dopo l’ultima colomba, per cui due mesi dopo che erano apparse le vette dei monti (erano apparse il decimo mese, il primo giorno) infatti 40 giorni + 7 + 7 + 7 fa 61 giorni. E la data corrisponde all’anno 601, primo mese e primo giorno del mese. Aggiungendo dunque al decimo mese altri due mesi abbiamo un totale di 12 mesi.

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19. Se Dio nel secondo comandamento vieta la fabbricazione di immagini di tutte le cose in cielo e in terra, come mai sulla cortina del luogo santissimo sono rappresentati due cherubini? Si sa che quelle immagini non venivano adorate, sarebbe allora pure giustificata la falsa risposta dei cattolici facendo la famigerata sottigliezza tra adorazione e venerazione rivolta ai santi. ai morti e alla madonna? E sarebbe pure ulteriormente giustificata da parte cattolica la produzione di immagini e sculture poste, poi, in casa e nei luoghi adibiti al culto come l'esempio del luogo santissimo?

Rispondo a queste tue domande, facendoti notare innanzi tutto tre sostanziali ma fondamentali differenze tra le sculture dei due cherubini fatte sull’arca santa e le sculture fatte dai Cattolici romani dei loro santi, di Maria, ecc. La prima differenza è che mentre i cherubini presenti nel luogo santissimo, erano delle sculture ordinate da Dio, quelle che fanno i Cattolici romani non sono per nulla ordinate da Dio. Quando infatti Dio ordinò a Mosè di dire ai figli di Israele di costruirgli un santuario gli disse tra le altre cose: “E farai due cherubini d’oro; li farai lavorati al martello, alle due estremità del propiziatorio; fa’ un cherubino a una delle estremità, e un cherubino all’altra; farete che questi cherubini escano dal propiziatorio alle due estremità. E i cherubini avranno le ali spiegate in alto, in modo da coprire il propiziatorio con le loro ali; avranno la faccia vòlta l’uno verso l’altro; le facce dei cherubini saranno vòlte verso il propiziatorio. E metterai il propiziatorio in alto, sopra l’arca; e nell’arca metterai la testimonianza che ti darò. Quivi io m’incontrerò teco; e di sul propiziatorio, di fra i due cherubini che sono sull’arca della testimonianza, ti comunicherò tutti gli ordini che avrò da darti per i figliuoli d’Israele” (Es. 25:18-22). C’è un ordine divino quindi, Mosè udì quelle parole e ubbidì di conseguenza. La seconda differenza è che i due cherubini fatti costruire da Dio non furono costruiti per essere messi in un posto pubblico, aperto a tutti, dove chiunque avrebbe potuto vederli ed essere indotto a prostrarsi davanti ad essi per adorarli. Difatti i due cherubini furono posti sopra il propiziatorio dell’arca santa la quale fu posta nel luogo santissimo dove poteva e doveva entrare solo il sommo sacerdote una volta all’anno per compiere l’aspersione del sangue degli animali offerti per i peccati dei sacerdoti e del popolo (cfr. Lev. 16:14-15). Le statue e le immagini della Chiesa Cattolica Romana vengono invece messe dappertutto per ricevere il saluto, la venerazione e l’adorazione dei Cattolici romani. La terza differenza infine è che i cherubini ordinati da Dio non furono da lui ordinati affinché il popolo li servisse e gli rendesse una qualche forma di culto, mentre le immagini e le sculture ordinate dalla teologia cattolica, sono fatte per rendergli un vero e proprio culto; che non importa come viene chiamato, rimane un culto e perciò una cosa in abominio a Dio.

Per quanto riguarda invece i due cherubini rappresentati sulla cortina che divideva il luogo santo da quello santissimo (cfr. Es. 26:31-33), va detto che oltre ad essere stati ordinati da Dio come nel caso delle sculture, erano visti solo dal sommo sacerdote quando entrava sia nel luogo santissimo che nel luogo santo per compiere gli atti del culto che Dio gli aveva ordinato di compiere, e dai sacerdoti quando entravano nel luogo santo anche loro per compiervi gli atti del culto. Il popolo quindi, dato che non poteva entrare né nel luogo santo né in quello santissimo non poteva vederli ed essere indotto a prestargli una qualche forma di culto. Dio fece quindi sì che al popolo fosse negata la vista anche dei due cherubini sulla cortina che divideva il luogo santo da quello santissimo. Che Dio pensò bene di negare al popolo la vista di questi due cherubini artisticamente lavorati è confermato dal fatto che la portiera dell’ingresso della tenda Dio ordinò di farla “di filo violaceo, porporino, scarlatto e di lino fino ritorto, in lavoro di ricamo” (Es. 26:36), ma senza i due cherubini artisticamente lavorati come nel caso del velo divisorio tra il luogo santo e quello santissimo (cfr. Es. 36:35 con Es. 36:37). E questa portiera dell’ingresso era ben visibile a chi tra il popolo veniva dai sacerdoti per offrire un oblazione, o un sacrificio di azioni di grazie o un olocausto o un sacrificio per il peccato; perché queste offerte dovevano essere portate all’ingresso della tenda di convegno.

Inoltre sempre a conferma di ciò, ti faccio notare che anche sulla portiera per l’ingresso del cortile, che era di filo violaceo, porporino scarlatto e di lino fino ritorto (cfr. Es. 38:18 e 27:16), Dio non ordinò di porre dei cherubini, e come tu sai questa portiera era sotto gli occhi di tutto il popolo che stava accampato secondo la sua tribù di appartenenza attorno al tabernacolo.

E potrei proseguire dicendoti che anche sui paramenti del sommo sacerdote e dei sacerdoti, Dio non ordinò di ricamare i cherubini (cfr. Es. 28:1-43)

Tutte queste differenze esistenti tra le sculture e le immagini dei due cherubini, e quelle della tradizione papista, mi portano quindi a ribadire che le statue e le immagini papiste sono vietate da Dio, sono un abominazione nel suo cospetto, e che coloro che si prostrano davanti ad esse e gli rendono una qualsiasi forma di culto sono degli idolatri che non erediteranno il regno di Dio. Non si possono in nessuna maniera giustificare le statue e le immagini della Chiesa Cattolica Romana con le sculture e le rappresentazioni dei cherubini ordinate da Dio.

Ma per quale ragione quest’ultime furono ordinate da Dio? Se consideriamo che è scritto che Dio “siede sui cherubini” (Sal. 99:1; cfr. Is. 37:16 e Ez. 10:1-22), ritengo che fu per ricordare ai suoi sacerdoti dove fosse il suo trono in cielo, cioè sopra i cherubini.

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20. Ho letto l'affermazione di un cattolico che per giustificare la "tradizione" cita Iannè e Iambrè in 2 Timoteo 3:8. Mi guardo bene dal cadere nel tranello della tradizione, ma se sai qualcosa di più di queste due figure citate da Paolo mi farebbe piacere saperlo, per poter sapere come rispondere nel caso in cui qualche cattolico mi facesse questa domanda di persona. Grazie. Riguardo a quella domanda su Iannè e Iambrè ho fatto qualche ricerca e ho visto che su internet molti cattolici sui loro siti ne fanno un punto di forza per giustificare la tradizione. Non mi convincono i risultati, comunque, a titolo informativo, secondo quanto essi scrivono, queste due persone erano due maghi egizi che si opposero a Mosè. Questo sarebbe scritto in un libro non canonico (Haggadah, che "forma la parte non legale del Talmud"). E si parla anche del resoconto dell'arcangelo Michele che disputò per il corpo di Mosè (in Giuda); farebbe riferimento a quanto scritto in un libro apocrifo, il "libro di Enoch". Non mi spiego perchè Paolo e Giuda abbiano attinto a quelle tradizioni, comunque non avendo risposte su questo argomento potresti consigliarmi come dovrei rispondere se qualche cattolico mi dovesse presentare questa domanda?

Ascolta, innanzi tutto scusa per non averti risposto subito su Jannè e Jambrè, me ne sono proprio dimenticato!! Comunque la risposta che ti avrei dato su questi due personaggi è quella che hai trovato con la tua ricerca. Si tratta di due maghi egizi che contrastarono a Mosè e di cui parla la tradizione ebraica. Il fatto però che Paolo li citi non può in nessuna maniera giustificare o legittimare la tradizione della chiesa papista perchè? Semplice, perché Paolo non li cita per introdurre una pratica o una dottrina contraria al sano insegnamento della Scrittura (come invece la Chiesa cattolica romana fa spesso con la tradizione 'cristiana' per annullare la Parola di Dio) ma solo per fare un paragone tra questi due antichi contrastatori della verità e coloro che contrastavano la verità ai suoi giorni infatti Paolo dice: "E come Jannè e Iambrè contrastarono a Mosè, così anche costoro contrastano alla verità: uomini corrotti di mente, riprovati quanto alla fede. Ma non andranno più oltre, perché la loro stoltezza sarà manifesta a tutti, come fu quella di quegli uomini" (2 Timoteo 3:8-9). In altre parole Paolo li cita per fare un esempio di uomini antichi che contrastarono alla Parola di Dio. Ricordati che Paolo era un Ebreo secondo la carne, e precisamente un Fariseo, e queste cose le conosceva perchè lui conosceva la tradizione dei padri. Tradizione ebraica però che ti ricordo conteneva (e contiene tuttora) molti precetti d'uomini ed anche storie che voltano le spalle alla verità. Gesù infatti riprese gli scribi e i Farisei proprio perchè a cagione della loro tradizione avevano annullato la Parola di Dio, ecco quello che egli disse loro: "Voi, lasciato il comandamento di Dio, state attaccati alla tradizione degli uomini. E diceva loro ancora: Come ben sapete annullare il comandamento di Dio per osservare la tradizione vostra! Mosè infatti ha detto: Onora tuo padre e tua madre; e: Chi maledice padre o madre sia punito di morte; voi, invece, se uno dice a suo padre od a sua madre: Quello con cui potrei assisterti è Corban, (vale a dire, offerta a Dio), non gli permettete più di far cosa alcuna a pro di suo padre o di sua madre; annullando così la parola di Dio con la tradizione che voi vi siete tramandata. E di cose consimili ne fate tante!" (Marco 7:8-13) Quindi, attenzione alla tradizione, non importa se è quella ebraica o quella cattolica romana. A proposito di quest'ultima, io ho ampiamente dimostrato nel mio libro confutatorio sulla Chiesa Cattolica Romana che la tradizione della chiesa cattolica romana annulla in molte parti la Sacra Scrittura per cui non si può mettere sullo stesso livello della Scrittura come invece la chiesa cattolica romana vorrebbe che noi facessimo. Certo, non tutto quello che la tradizione cattolica romana dice è sbagliato, io ho letto tanto degli scritti dei cosiddetti padri della Chiesa e posso dire che diverse cose che insegnavano erano giuste, ma occorre stare molto attenti perchè spesso in mezzo alla verità ci sono delle menzogne e delle superstizioni. La stessa cosa ti posso dire per la tradizione ebraica,

ho letto sia parti dell'Haggadah che dell'Halakah (la parte legislativa della tradizione) e ti posso dire che ci sono dei precetti e delle storie che confermano la legge e i profeti ma anche tante storie e tanti precetti che l'annullano, cioè contrastano sia la legge che i profeti. Favole giudaiche ce ne sono tante, veramente tante. Precetti umani che annullano la Parola di Dio altrettanto. Ci sono però anche delle parabole o dei precetti che confermano sia la legge che i profeti. Quindi, quando si legge la tradizione ebraica o cattolica romana che sia, l'atteggiamento da tenere è questo, mai pensare che essa sia di origine divina, ma comunque se ci sono delle notizie utili che confermano la Parola di Dio, si possono pure accettare. Ma a livello informativo e basta, come fa l'apostolo Paolo con Jannè e Jambrè. La storia della contesa dell'arcangelo Michele con Satana circa il corpo di Mosè è scritta in un libro apocrifo che non è ispirato, ma se Giuda lo ha citato vuole dire che esso è un racconto fedele e non una favola. E la stessa cosa vale per altri libri apocrifi, non sono ispirati, è vero, ma possono esserci notizie storiche utili o racconti utili che anche se non furono scritti da uomini ispirati da Dio possono essere ugualmente veri (vedi per esempio i libri dei Maccabei dove vengono raccontate le lotte dei Maccabei contro Antioco Epifane e altri fatti storici). Quindi, fratello, quando si parla della tradizione, non importa se è quella ebraica o quella cattolica romana, bisogna tenere presente queste cose che ti ho detto.

Non ti preoccupare, se nel Nuovo Testamento sono presenti queste cose: tu rimani attaccato alla fedele Parola di Dio così come è scritta e ne avrai sempre del bene.

A proposito, dato che sto parlando di queste cose, ricordati che Paolo in una sua predicazione tenuta ad Atene ha citato persino un poeta greco per confermare la Parola di Dio ecco le sue parole: "Difatti, in lui viviamo, ci moviamo, e siamo, come anche alcuni de' vostri poeti han detto: 'Poiché siamo anche sua progenie'. Essendo dunque progenie di Dio, non dobbiam credere che la Divinità sia simile ad oro, ad argento, o a pietra scolpiti dall'arte e dall'immaginazione umana" (Atti 17:28-29). Lo vedi? Paolo cita dei poeti pagani antichi; lui conosceva quella citazione poetica e considerandola conforme a verità la citò in quella circostanza in cui lo ascoltavano dei greci, e in quel suo discorso, per confermare che noi siamo progenie di Dio.

Ma questo non significa che Paolo accettava tutto quello che dicevano gli antichi poeti greci, è ovvio questo. E' come, insomma, se io in un mio discorso citassi un passo della cosiddetta Divina Commedia per confermare un qualche cosa di vero; non per questo ciò significherebbe che io accetto tutto quello che scrisse Dante Alighieri!! So bene che quel poeta credeva nel purgatorio e in tante altre menzogne.

Spero che tu abbia capito come rispondere a coloro che cercheranno di farti passare TUTTA la loro tradizione per vera solo perchè in essa ci sono o ci possono essere dei discorsi o dei racconti veraci.

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21. Fratello Giacinto, pace. Stavo leggendo uno studio sull'epistola di Giacomo, e mi ha interessato l'interpretazione che veniva data sul versetto di Giacomo 4:5. Ho sempre preso questo verso per buono, così come lo leggo nella Nuova Riveduta, Luzzi, e Nuova Diodati, ossia con "Spirito" inteso come Spirito di Dio. Invece l'autore dello studio ne dà l'interpretazione come "spirito" inteso come spirito dell'uomo. Quindi, anziché santa gelosia da parte dello Spirito di Dio, gelosia da parte dello spirito dell'uomo (in senso di carnalità, desiderio di camminare secondo il proprio spirito). L'autore cita anche il verso tradotto letteralmente dall'originale greco, che sono andato a controllare, ed effettivamente si parla di uno "spirito" (pneuma) senza riferirsi specificamente a Dio o all'uomo, e dice "lo spirito che è abitato in noi", non "lo Spirito che Dio ha fatto abitare in noi". Non convinto, ho preso la Riveduta e ho letto il versetto: porta Spirito con la S maiuscola. Ma le note al versetto citano Gen. 6:5, 8:21; Prov. 12:10, che mi sembrano propendere per l'interpretazione dello spirito dell'uomo. Ho controllato nel commentario di Matthew Henry, e lì "spirito" è con la minuscola, e la spiegazione è senza mezzi termini che si tratta dello spirito dell'uomo e della sua voglia di camminare per la carne. Contrariamente a quanto pensavo all'inizio, tutte le indicazioni sembrano portare in questa direzione. Tu cosa ne pensi?

Io penso che lo spirito di cui parla Giacomo sia lo Spirito di Dio che Dio ha mandato nei nostri cuori, ma non perchè nella Riveduta spirito è con la 's' maiuscola (anche nella New King James Version - la Nuova Versione di Re Giacomo, che considero una buona revisione della famosa King James Version lo spirito è con la s maiuscola) ma perchè è il contesto che mi fa propendere nettamente verso questa interpretazione. Se tu infatti leggi attentamente le parole che Giacomo dice poco prima vedrai che è come ti dico io.

Nota bene, prima Giacomo rimprovera i credenti chiamandoli 'gente adultera' (Giac. 4:4) e dicendogli che l'amicizia del mondo è inimicizia contro Dio, e poi a conferma di ciò dice che non è invano che la Scrittura dica che lo Spirito (in greco 'pneuma' che bada bene è la stessa parola che è usata in riferimento allo spirito dell'uomo) che egli ha fatto abitare in noi (o che abita in noi) ci brama fino alla gelosia. Dunque, il fatto che poco prima di quelle parole Giacomo abbia fatto chiaramente capire ai credenti che essi hanno compiuto adulterio spirituale con il mondo cominciando ad amare le sue concupiscenze, mi fa pensare senza ombra di dubbio che lo spirito che ci brama fino alla gelosia è lo Spirito di Dio. Io so che Dio Padre è geloso e si chiama 'il Geloso' (Esodo 20:5) perchè è geloso di noi infatti ci vuole interamente consacrati a lui per cui anche il suo Spirito è geloso e ci brama fino alla gelosia. Ecco perchè 'lo spirito' di cui parla Giacomo è lo Spirito di Dio.

Spero che tu abbia chiaro il concetto che ti ho esposto. Attenzione alle note che ci sono nelle Bibbie, perchè alcune sono fuorvianti, purtroppo. Nella Diodati che ho io, la nota di riferimento manda a Proverbi 21:10 ma con un punto di domanda, quindi senza la certezza che sia quello il passo della Scrittura a cui Giacomo si riferisce.

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22. Una domanda riguardo al fatto che la donna non deve lavorare, perché l´ho letto anche nel sito; però in Proverbi 31:10-27 viene menzionata una donna che lavora e che veste lino finissimo. Vorrei se possibile un chiarimento su questo.

Nel mio scritto 'una parola d'esortazione alle donne' quando parlo di questo argomento ne parlo in relazione alla voglia di emanciparsi di molte donne e della voglia di molte mogli di andare a lavorare non per bisogno ma solo per rendersi indipendenti dal proprio marito, quindi per orgoglio. Certamente la propria moglie deve essere data ai lavori domestici e far sì che sia il marito a sostenere la propria famiglia, certo però che se la donna rimane vedova ed ha bisogno di sostenere i propri figli o magari la propria madre, allora non c'è niente di strano che lavori in un azienda etc., sempre comunque che sia un lavoro onesto che si addice ad un cristiano. La donna virtuosa e forte dei Proverbi è una donna che lavora sodo per la propria famiglia ma nell'ambito della propria famiglia, e poi è una donna che teme Dio, certamente non assomiglia a quelle mogli così orgogliose ed 'emancipate' di oggi. Per ciò che riguarda la tua osservazione sulle vesti di lino finissimo, dato che la cosa concerne l'adornamento della donna, ricordati che per ciò che riguarda l'adornamento delle donne occorre attenersi alle parole degli apostoli secondo cui la donna non si deve adornare di vesti sontuose, quindi qualsiasi veste sontuosa deve essere evitata da una figliuola di Dio. Quindi quando tu vedi che una veste è sontuosa allora devi capire che non si addice ad una donna che fa professione di pietà. Spero che le cose ti siano chiare.

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23. Fratello Giacinto, pace. Volevo chiederti un chiarimento su dei versetti: quando nella Parola si parla dell'abito da nozze (Matteo 22:12) ho imparato che ci si riferisce alla giustizia di Cristo imputata per fede al credente. Mi chiedevo però se il verso di Apocalisse 19:8, dove si parla di abiti di lino fino, che sono opere giuste, è ricollegabile a questo. Oppure se sono due versi complementari ma che riguardano aspetti diversi dell'"abito" della Sposa. Grazie.

E' la seconda la risposta, ricordati infatti che noi credenti abbiamo la giustizia di Dio mediante la fede in Cristo (mediante la quale siamo stati giustificati e riconciliati con Dio), ma anche una giusti-zia nostra (cf. Matteo 5:20 - se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei voi non entrerete punto nel regno dei cieli) che è costituita dalle opere giuste che sono la conseguenza della nostra fede o meglio i nostri frutti che confermano la nostra professione di fede. Spesso nelle Scritture si parla di opere buone in relazione alla fede, d'altronde noi siamo stati riscattati da Cristo per essere zelanti nelle opere buone, per cui non ci si deve sorprendere di tutto ciò.

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24. Caro Giacinto ti scrivo per chiederti brevemente che cosa voleva dire Gesù quando diceva che la lampada del corpo è l'occhio e se il tuo occhio è puro è puro tutto il tuo corpo. Cosa intendeva dire con questo esempio?

Gesù con quelle parole ha voluto dire che se noi ci mettiamo a guardare delle cose indecenti (riviste pornografiche, o film pornografici, od anche scene sensuali dal vivo, etc.) per certo il nostro corpo si corromperà e contaminerà e ci spingerà a peccare. L’occhio in questo caso si vizia e il corpo va nelle tenebre. Nella sostanza l’occhio trascina tutto il corpo nelle tenebre, appunto perché ne è la lampada e se si spegne è evidente che il corpo non può più essere nella luce bensì nelle tenebre. Al fine dunque di mantenere questa lampada accesa e di conseguenza il nostro corpo illuminato è indispensabile evitare di mettersi a guardare ciò che la nostra coscienza ci dice chiaramente che è peccato guardare perchè ci contamina.

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25. Ti ho scritto perchè ho letto la tua confutazione per quanto riguarda i Testimoni di Geova. Adesso ci troviamo ad Afragola (NA) in questa piccola cittadina ci sono 5 congregazioni e quindi ho avuto modo di parlare con diversi di loro. Ho letto molto intorno alla loro organizzazione e alla loro dottrina. Una domanda che mi è stata rivolta e alla quale non sono riuscito a dare una risposta appropriata è riguardo ai 144.000. In Apocalisse 7 si parla di questi che sono stati segnati e si parla che son di tutte le tribù dei figliuoli d'Israele, chiaro che per me questi sono Israeliti veri, ma loro obbiettano che nell'elenco mancano 2 tribù e questo significa, sempre per loro, che si sta parlando d'Israele spirituale e non in senso letterale. La domanda dove sono le altre due tribù?

La mia risposta è che non so per quale ragione manchi Dan; il nome di Efraim invece manca perchè è sottinteso in Giuseppe (perchè come tu sai Efraim era uno dei figli di Giuseppe). Comunque, non ti preoccupare, d'altronde come tu sai esistono delle cose occulte che appartengono a Dio, che comunque un giorno conosceremo. Stai molto attento, perchè i testimoni di Geova sono molto furbi.

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26. Parlando con un fratello, lui ha sollevato un interrogativo sull'anima e lo spirito: si chiedeva come mai si parla dello spirito dell'uomo solo in qualche libro dell'AT e nel NT, mentre nel verso di Genesi è scritto solo che Dio fece l'uomo come "anima vivente". Lui, pur avendo tanti anni di fede alle spalle, sosteneva che forse lo spirito è un'astrazione elaborata dagli uomini, poiché nella Genesi trova solo che Dio creò l'anima dell'uomo, ma non parla dello spirito. …..lui vorrebbe una prova scritturale del fatto che fin dall'inizio Dio diede all'uomo anima e spirito, mentre invece trova solo che all'inizio si parla di anima, e solo più tardi si fa riferimento allo spirito.

Nel libro della Genesi ci sono due chiari riferimenti allo spirito dell'uomo che sono i seguenti: "La mattina, lo spirito di Faraone fu conturbato; ed egli mandò a chiamare tutti i magi e tutti i savi d’Egitto, e raccontò loro i suoi sogni; ma non ci fu alcuno che li potesse interpretare a Faraone" (Gen. 41:8), ed ancora: 'Essi gli ripeterono tutte le parole che Giuseppe avea dette loro; ed egli vide i carri che Giuseppe avea mandato per condurlo via; allora lo spirito di Giacobbe loro padre si ravvivò" (Gen. 45:27). Dunque, l'uomo sin dall'inizio era dotato di uno spirito che secondo la Scrittura alla morte torna a Dio che l'ha dato (cfr. Eccl. 12:9). Anche per quanto riguarda l'esistenza dell'anima nel corpo umano ci sono dei chiari riferimenti nella Genesi di cui quello che a me pare il più significativo è il seguente: "E Giacobbe chiamò Bethel il luogo dove Dio gli avea parlato. Poi partirono da Bethel; e c’era ancora qualche distanza per arrivare ad Efrata, quando Rachele partorì. Essa ebbe un duro parto; e mentre penava a partorire, la levatrice le disse: ‘Non temere, perché eccoti un altro figliuolo’. E com’ella stava per render l’anima (perché morì), pose nome al bimbo Ben-Oni; ma il padre lo chiamò Beniamino. E Rachele morì, e fu sepolta sulla via di Efrata; cioè di Bethlehem" (Gen. 35:15-19). Come puoi vedere Rachele rese la sua anima quando morì.

Per cui l'essere umano sin dalla Genesi oltre ad avere un corpo fatto di carne e ossa destinato a tornare nella polvere da cui è stato tratto, aveva anche sia un anima che uno spirito. Dunque, sulla costituzione tripartitica dell'essere umano, già nella Genesi troviamo ampia conferma. Spero che questo fratello rimanga persuaso.

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27. Recentemente ho sentito un sermone di un pastore che indicava che il significato di charis è fascino, e non grazia come lo traducono le lingue latine. Ti torna ciò?

Per quanto riguarda il significato della parola greca 'charis' nel Dizionario greco del Nuovo Testamento (presente nella famosa Strong's Exaustive Concordance of the Bible, New York 1973) alla parola greca CHARIS si trova scritto quanto segue: 'Graciousness (as gratifying), of manner or act (abstr. or concr.; lit., fig. or spiritual; espec. the divine influence upon the heart, and its reflection in the life; including gratitude): - acceptable, benefit, favour, gift, grace (-ious), joy, liberality, pleasure, thank (-s, -worthy). Come puoi vedere tra tutti i significati manca quello di fascino che in inglese si dice 'charm' o 'fascination'. Quindi hanno fatto bene i traduttori del Nuovo Testamento a tradurre 'charis' con grazia.

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28. . …. un fratello mi ha dato un cd rom con alcuni testi, e in mezzo a quelli c'era la Didachè. Non avevo mai sentito parlare di questo testo, gli ho dato uno sguardo e sembra richiamare da vicino le parole del Nuovo Testamento. Ho letto che alcuni dicono che fu scritto dagli Apostoli nel 50 d.C., mentre altri dicono che sia un falso che fu creato partendo da due documenti non cristiani, e infarcito di parole copiate dalla Bibbia per farlo passare come cristiano. Tu sai dirmi qualcosa in proposito?

Fratello, ho letto la Didachè e posso dirti che non è opera degli apostoli del Signore perché in essa ci sono delle cose non conformi a verità.

La Didachè dice: ‘Non odierai alcun uomo, ma riprenderai gli uni; per altri, invece, pregherai; altri li amerai più dell'anima tua’ (II,7). Dove mai nella Scrittura è scritto che bisogna amare il prossimo più di noi stessi? Essa dice: “amerai il prossimo tuo come te stesso’ (Lev. 19:18) e non ‘più di te stesso’.

La Didachè dice: ‘Se grazie al lavoro delle tue mani possiedi (qualche cosa), donerai in espiazione dei tuoi peccati’ (IV, 6). Fare l’elemosina per compiere l’espiazione dei propri peccati è una eresia perché la propiziazione dei nostri peccati è Cristo, e quindi non ci sono opere buone che noi possiamo fare per espiare i nostri peccati. I nostri peccati li ha espiati Cristo con il suo sacrificio, e quindi se noi Cristiani pecchiamo, abbiamo fiducia che pentendoci da essi e confessandoli al Signore otterremo la loro remissione in virtù del suo sacrificio espiatorio compiuto una volta per sempre appunto per espiare i nostri peccati. E’ il sangue di Cristo che ci purifica da ogni peccato, quindi è mediante la fede nel suo sangue che noi possiamo ottenere la remissione dei nostri peccati. Elemosine, digiuni, e quant’altro, non possono in nessuna maniera cancellare i nostri debiti.

La Didachè dice a proposito del battesimo: ‘Riguardo al battesimo, battezzate così: avendo in precedenza esposto tutti questi precetti, battezzate nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo in acqua viva. Se non hai acqua viva, battezza in altra acqua; se non puoi nella fredda, battezza nella calda. Se poi ti mancano entrambe, versa sul capo tre volte l'acqua in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. E prima del battesimo digiunino il battezzante, il battezzando e, se possono, alcuni altri. Prescriverai però che il battezzando digiuni sin da uno o due giorni prima’ (VII, 1-4). Il battesimo deve essere ministrato per immersione, questa è l’unica maniera in cui vanno battezzati gli uomini. Quindi non è lecito battezzarli buttandogli sulla testa un po’ d’acqua non importa se una, due o tre volte o mille volte. E poi, la Scrittura non insegna affatto che chi si deve fare battezzare e chi lo deve battezzare devono digiunare prima del battesimo. L’eunuco e Filippo non digiunarono, ma Filippo lo battezzò subito. Paolo e il carceriere di Filippi non digiunarono, ma Paolo lo battezzò subito. La stessa cosa dicasi per Cornelio e quelli di casa sua e quelli che li battezzarono per ordine di Pietro.

La Didachè dice: “Ogni apostolo che venga presso di voi sia accolto come il Signore. Però dovrà trattenersi un giorno solo; se ve ne fosse bisogno anche un secondo; ma se si fermasse tre giorni, egli è un falso profeta’ (XI, 4). Stando dunque così le cose, in base a ciò che dice la Didachè dovremmo dire che Paolo era un falso profeta perché la Scrittura dice che egli dimorò in casa dell’evangelista Filippo per molti giorni (Atti 21:10) e stette a casa di Pietro quindici giorni (Gal. 1:18). Ma ti rendi conto quanto sia falsa questa dichiarazione della Didachè?

La Didachè dice che i profeti sono i nostri ‘Sommi Sacerdoti’ (XIII, 3). Ciò non è vero, perché noi abbiamo un solo Sommo Sacerdote che è Cristo Gesù; i profeti sono solo dei ministri di Dio preposti a fare i profeti.

La Didachè dice: “Nel giorno del Signore, riuniti, spezzate il pane e rendete grazie dopo aver confessato i vostri peccati, affinché il vostro sacrificio sia puro’ (XIV, 1). Cosa si intende per sacrificio? La Cena del Signore? Pare proprio di sì infatti viene citato a conferma lo stesso passo di Malachia (XIV, 3) che prendono i preti tuttora per sostenere che la messa è l’oblazione di cui parla il profeta Malachia (2:11). Siamo dinnanzi all’eresia papista che fa passare la cena del Signore per la ripetizione del sacrificio di Cristo.

Potrei citarti altre falsità insegnate dalla Didachè, ma mi fermo qui, credo di averti dimostrato che questo documento è un falso attribuito agli apostoli. Eppure, ci sono credenti che lo prendono come autentico e lo citano a sostegno di alcune loro false dottrine. Mi è capitato personalmente questa cosa, quindi stai attento fratello. Sii avveduto.

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29. Caro fratello Butindaro, ….. Volevo farti una domanda, visto che sai tutto sulla Bibbia. Sono sorte delle discussioni tra amici su Marco 5:2-13: SE GLI EBREI NON SOLO NON MANGIAVANO CARNE DI MAIALE, ma non potevano neppure toccarla, come si spiega che fossero presenti dei branchi di maiali così numerosi? Marco parla di DUEMILA MAIALI (non cinghiali). Grazie, se puoi darmi una risposta da teologo che conosce la Sacra Scrittura.

Innanzi tutto voglio dirti che io non so tutto sulla Bibbia perché anch’io conosco in parte. Ma vengo subito alla tua domanda. Il fatto che ci fossero delle persone che pascolassero un branco di porci sul territorio di Israele si spiega in questa maniera. Anche anticamente, precisamente ai giorni di Gesù, in Israele c’erano dei Giudei che allevavano maiali e ne mangiavano la carne, o che allevavano maiali per venderne la carne ai Gentili. Perché ho detto ‘anche anticamente’? Perché tuttora in Israele ci sono dei Giudei a cui non importa proprio niente se la Legge di Mosè dice di non toccare i maiali e di non mangiarne la carne infatti la trasgrediscono allevando maiali e mangiandone pure la carne. Sì Giudei, proprio Giudei. E questa cosa naturalmente fa indignare non poco quei Giudei osservanti che detestano la carne di maiale, mi riferisco in particolare modo agli Ebrei ortodossi che sono quegli Ebrei che più di altri sono attaccati alla legge e alla tradizione ebraica. Vedi, quando si parla degli Ebrei dei giorni di Gesù che vivevano in Israele non bisogna pensare che tutti si attenevano alla legge di Mosè astenendosi dalle cose vietate dalla legge. C’erano infatti Ebrei che rubavano, uccidevano, truffavano, commettevano adulterio, amavano il denaro, trasgredivano il sabato, e così via, come anche c’erano Ebrei omosessuali, e donne Ebree che si prostituivano e così via. E bada bene che la stessa cosa va detta degli Ebrei di oggi. Pensa che oggi ci sono persino degli Ebrei che non credono nell’esistenza di Dio ed Ebrei che dicono che Dio è morto; e altri ancora che non considerano la legge di Mosè come Parola ispirata da Dio, ti dico questo per farti capire che non tutti gli Ebrei si sforzano di attenersi alla legge. Quindi non ci si deve meravigliare se sul territorio d’Israele ci fossero anche Ebrei che allevavano maiali. Alcuni sostengono che quelli che allevavano quei maiali fossero Gentili e quindi non Ebrei, non mi sento di escluderlo, ma comunque nel caso fossero Gentili il mio discorso non cambia perché sono pienamente convinto che anche ai giorni di Gesù tra quegli Ebrei che si erano gettati la legge alle loro spalle c’erano pure quelli che allevavano maiali o mangiavano la carne di maiale.

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30. Nel N.T. è scritto che persino i vestiti e l'ombra degli apostoli guarivano le persone, e ci viene detto di "odiare anche le vesti contaminate dal peccato"; questi passaggi sembrano quasi suggerire che il peccato o la santità si "attaccano" alle vesti, forse è da qui che è venuto fuori il culto delle reliquie? Mi chiedevo il motivo di questi passaggi (penso che oggi nelle nostre comunità nessuno metterebbe in pratica queste cose).

Ascolta, le parole di Giuda “degli altri abbiate pietà mista a timore, odiando perfino la veste macchiata dalla carne” (Giuda 23) vogliono dire che noi di alcuni dobbiamo avere misericordia ma questa misericordia deve essere accompagnata dal timore quindi dall’odio verso il male, perché “il timore dell’Eterno è odiare il male” (Proverbi 8:13), e dobbiamo arrivare ad odiare qualsiasi contaminazione della carne. La veste di cui parla Giuda è la veste spirituale che noi abbiamo ricevuto da Cristo e che noi dobbiamo studiarci di conservare pulita secondo che è scritto: “Siano le tue vesti bianche in ogni tempo” (Ecclesiaste 9:8). Per cui non dobbiamo accettare che questa veste sia macchiata o contaminata dalle concupiscenze carnali che guerreggiano contro l’anima nostra. Io ho inteso così queste parole scritte da Giuda.

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31. Pace fratello, vorrei chiederti un chiarimento: i versetti di Matteo 7:24-27 sono tra i più conosciuti nella Chiesa, ma io mi pongo un quesito, e precisamente, cosa si intende per CASA? Grazie per la disponibilità.

Sorella nel Signore, per capire bene le parole di Gesù sull’uomo avveduto e sull’uomo stolto occorre leggere quello che lui disse poco prima cioè queste parole: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno de’ cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è ne’ cieli. Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiam noi profetizzato in nome tuo, e in nome tuo cacciato demonî, e fatte in nome tuo molte opere potenti? E allora dichiarerò loro: Io non vi conobbi mai; dipartitevi da me, voi tutti operatori d’iniquità” (Matt. 7:21-23), e questo perché in quelle parole, Gesù spiegò che non tutti quelli che dicono ‘Signore, Signore’ entreranno nel regno dei cieli perché alcuni di coloro che lo chiamano Signore non fanno ciò che egli dice, ossia ascoltano la sua Parola ma non l’osservano, il che equivale a non fare la volontà di Dio. Che fine faranno tutti costoro che hanno rifiutato di mettere in pratica la Parola di Dio? Saranno respinti dalla presenza del Signore perché considerati degli operatori d’iniquità. Quindi la via che costoro battono mena alla rovina, una grande rovina perché se ne andranno in perdizione, nel fuoco eterno per esservi tormentati per l’eternità. E a questo punto, Gesù, per spiegare la differenza tra chi fa la volontà del Padre suo e chi non fa la volontà del Padre suo, ossia tra chi ascolta le sue parole e le mette in pratica e chi le ascolta e non le mette in pratica, usa due similitudini. La prima è quella dell’uomo avveduto o saggio che rappresenta chi ascolta e pratica la Parola di Dio; quest’uomo savio manifesta la sua saggezza costruendo la sua casa sopra la roccia quindi sopra un fondamento solido, saggezza che impedirà che la sua casa quando cadrà la pioggia e quando il vento soffierà contro di essa e quando i torrenti la investiranno, cada e perciò che tutta la sua fatica risulti vana e che la sua vita stessa sia messa in pericolo perché in quella casa egli evidentemente vi abiterà. La seconda è quella dell’uomo stolto che invece è quello che ascolta le parole di Gesù ma non le osserva, e manifesta la sua follia o stoltezza mettendosi a costruire la sua casa sopra la sabbia, quindi sopra un fondamento fragilissimo che non sarà in grado di reggere quando cadrà la pioggia, quando soffieranno i venti e i torrenti investiranno la casa, e perciò farà crollare la casa, quindi la fine di questa casa sarà la rovina.

Gesù quindi con queste due similitudini ha voluto rappresentare la saggezza e la stoltezza, facendo chiaramente capire che chi ascolta le sue parole e le mette in pratica non ha nulla da temere a proposito del suo futuro perché entrerà nel regno dei cieli, egli dimorerà in eterno nella gloria, mentre chi le sue parole se le getta alle spalle andrà incontro alla rovina, alla perdizione eterna. Io quindi non mi preoccuperei di cosa si intende per CASA come non mi preoccuperei di cosa si intende per pioggia, torrenti e venti, o per roccia o per rena del mare, perché è chiaro che se bisogna dare un significato alla casa, bisogna dare un significato anche alle altre cose menzionate da Gesù Cristo.

Quello su cui bisogna mettere enfasi è la saggezza del primo uomo e la stoltezza del secondo, e la sorte diversa che aspetta l’uno e l’altro. So perfettamente che molti pastori nel caso dell’uomo avveduto per CASA intendono la propria vita, e per roccia la Parola di Dio, ma so anche che per pioggia, vento e torrenti, essi intendono i problemi della vita o le distrette da affrontare, e nel caso dell’uomo stolto per sabbia intendono le filosofie umane o le varie religioni. Il fatto è però che Gesù con queste due similitudini non ha voluto spiegare la maniera differente di affrontare la vita, i suoi problemi, e le varie distrette in cui ci si trova, che c’è tra il savio e lo stolto, ma la fine a cui mena la via del savio e quella dello stolto, ripeto infatti che Gesù ha usato queste similitudini per indicare che mentre il savio entrerà nel regno dei cieli perché fa la volontà di Dio, lo stolto non v’entrerà ma se ne andrà in perdizione perchè il suo cuore stolto lo ha ingannato facendogli credere che sarebbe entrato nel Regno dei cieli anche senza mettere in pratica la Parola del Signore. Quel “perciò” del versetto 24 che viene immediatamente dopo la frase che il Signore dirà in quel giorno agli operatori d’iniquità che reclameranno davanti al Signore di avere profetizzato in nome suo, di avere cacciato molti demoni e di avere fatto molte opere potenti nel nome suo, STA LI’ a dimostrarlo in maniera evidente.

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32. Che cosa significa: “Lo spirito è pronto, ma la carne è debole”?

Per capire il significato di queste parole dette da Gesù ai suoi discepoli è necessario vedere in che circostanza egli le proferì. Nel Vangelo scritto da Matteo leggiamo: “Allora Gesù venne con loro in un podere detto Getsemani, e disse ai discepoli: Sedete qui finché io sia andato là ed abbia orato. E presi seco Pietro e i due figliuoli di Zebedeo, cominciò ad esser contristato ed angosciato. Allora disse loro: L’anima mia è oppressa da tristezza mortale; rimanete qui e vegliate meco. E andato un poco innanzi, si gettò con la faccia a terra, pregando, e dicendo: Padre mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice! Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi. Poi venne a’ discepoli, e li trovò che dormivano, e disse a Pietro: Così, non siete stati capaci di vegliar meco un’ora sola? Vegliate ed orate, affinché non cadiate in tentazione; ben è lo spirito pronto, ma la carne è debole” (Matt. 26:36-41).

Come puoi quindi vedere, Gesù aveva ordinato ai suoi discepoli di vegliare assieme a lui ed era andato a pregare, ma dopo un ora era tornato e li aveva trovati che dormivano. Quindi i discepoli del Signore in quella notte non furono capaci di vegliare neppure per un’ora. Fu allora che Gesù disse loro di vegliare e di pregare affinché non cadessero in tentazione e quindi nel peccato, cosa questa molto facile che avvenga perché la nostra carne è debole, ossia la nostra natura umana è fragile, facilmente si lascia trascinare al peccato, a differenza dello spirito che invece ha un’altra attitudine perché è pronto a fare ciò che Dio ordina di fare. La maniera quindi in cui noi possiamo sovvenire alla debolezza della carne e non cadere in tentazione è quella di vegliare e pregare.

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33. Mi spieghi Ebrei 7:4-10?

Il testo dice: “Or considerate quanto grande fosse colui al quale Abramo, il patriarca, dette la decima del meglio della preda. Or quelli d’infra i figliuoli di Levi che ricevono il sacerdozio, hanno bensì ordine, secondo la legge, di prender le decime dal popolo, cioè dai loro fratelli, benché questi siano usciti dai lombi d’Abramo; quello, invece, che non è della loro stirpe, prese la decima da Abramo e benedisse colui che avea le promesse! Ora, senza contraddizione, l’inferiore è benedetto dal superiore; e poi, qui, quelli che prendon le decime son degli uomini mortali; ma là le prende uno di cui si attesta che vive. E, per così dire, nella persona d’Abramo, Levi stesso, che prende le decime, fu sottoposto alla decima; perch’egli era ancora ne’ lombi di suo padre, quando Melchisedec incontrò Abramo” (Ebr. 7:4-10).

Ora, lo scrittore agli Ebrei scrisse queste parole dopo avere detto più volte che Gesù Cristo è stato costituito da Dio sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedec e dopo avere detto che questo Melchisedec che era sacerdote di Dio e re della città di Salem benedisse Abramo e ricevette da Abramo la decima del meglio della preda al suo ritorno dalla sconfitta dei re.

Con queste parole quindi lo scrittore vuole spiegare che Melchisedec è superiore ad Aaronne perché nella persona di Abramo, Levi che al tempo di Abramo era nei lombi di Abramo e che secondo la legge era incaricato di ricevere dal popolo le decime, fu lui stesso sottoposto alla decima, perché la dette a Melchisedec.

Ma perché lo scrittore ha voluto sottolineare la superiorità di Melchisedec su Aaronne? Per fare capire a noi credenti che il sommo sacerdote della nostra professione di fede, cioè Gesù Cristo, essendo secondo l’ordine di Melchisedec, è di un ordine superiore a quello dei sommi sacerdoti dell’Antico Patto che erano secondo l’ordine di Aaronne i quali Dio aveva stabilito a pro degli uomini nelle cose concernenti Dio affinché offrissero doni e sacrifici per i peccati. Questa spiegazione ovviamente aveva lo scopo nei confronti di quei credenti che erano Ebrei di nascita di distoglierli dal proposito di tornare ai vecchi sacrifici dell’Antico Patto, ossia di tornare ad appoggiarsi sulla mediazione dei sommi sacerdoti dell’Antico Patto. Infatti era proprio questo il problema, quei credenti erano tentati di tornare ai sacrifici espiatori dell’Antico Patto, cosa che avrebbe equivalso a calpestare il Figlio di Dio e a profanare il sangue del patto con il quale erano stati santificati e a crocifiggere di nuovo il Figliuol di Dio. E allora con parole persuasive di sapienza divina, lo scrittore spiega loro come Gesù Cristo, il sommo sacerdote della nostra professione di fede, è superiore ai sommi sacerdoti secondo l’ordine di Aaronne, perché di un ordine più eccellente. E poi spiega che Gesù Cristo ha un sacerdozio eterno perché egli non muore più, a differenza dei sacerdoti levitici che siccome a motivo della morte erano impediti di durare trasmettevano il loro sacerdozio ai loro figli; e poi spiega pure che Gesù è stato costituito sommo sacerdote con giuramento a differenza di quelli levitici che furono fatti sommi sacerdoti senza giuramento. E per rendere completa la sua spiegazione lo scrittore spiega come mentre i sacerdoti secondo l’ordine di Aaronne dovevano offrire dei sacrifici per i loro peccati e per quelli del popolo, e nonostante ciò il sangue di quei sacrifici non poteva togliere i peccati, Gesù Cristo ha offerto se stesso una volta per sempre per i nostri peccati e il suo sangue rende perfetto, quanto alla coscienza, colui che viene cosparso di esso, cioè cancella i peccati di colui che crede in Gesù Cristo.

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34. Vorrei che mi spiegassi Romani 10:6-8

Il testo dice: “Ma la giustizia che vien dalla fede dice così: Non dire in cuor tuo: Chi salirà in cielo? (questo è un farne scendere Cristo) né: Chi scenderà nell’abisso? (questo è un far risalire Cristo d’infra i morti). Ma che dice ella? La parola è presso di te, nella tua bocca e nel tuo cuore; questa è la parola della fede che noi predichiamo” (Rom. 10:6-8).

Paolo sta spiegando la differenza che c’è tra la giustizia che viene dalla legge che dice: “L’uomo che farà quelle cose, vivrà per esse” (Rom. 10:5), e la giustizia che viene dalla fede che si ottiene mediante la fede in Cristo perché “il termine della legge è Cristo, per esser giustizia ad ognuno che crede” (Rom. 10:4). Ora, che cosa dice la giustizia che viene dalla fede? Ella dice, non dire in cuore tuo: ‘Chi salirà in cielo?’, in altre parole non dire: ‘Chi salirà in cielo per farmi udire la Parola della fede?’ perché questo significherebbe farne scendere Cristo che invece è già sceso in terra e ci ha dato la parola della fede, e neppure: ‘Chi scenderà nell’abisso per farmi sentire la parola della fede?’ perché questo equivarrebbe a far risalire Cristo d’infra i morti cosa che invece è già accaduta e dopo la quale egli confermò ai suoi discepoli la parola della fede. Ma che dice allora la giustizia che viene dalla fede? Ella dice che la parola è presso di te, nella tua bocca e nel tuo cuore (e non in cielo o nell’abisso) perché questa è la parola della fede che noi predichiamo: “Se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore, e avrai creduto col cuore che Dio l’ha risuscitato dai morti, sarai salvato; infatti col cuore si crede per ottener la giustizia e con la bocca si fa confessione per esser salvati” (Rom. 10:9-10). Quindi per ottenere la giustizia che viene dalla fede è sufficiente confessare con la bocca Gesù come Signore e credere con il cuore che Dio l’ha risuscitato dai morti. Questa è la parola della fede, una parola da confessare con la bocca e da credere con il proprio cuore.

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35. Gentilissimo Butindaro, lei afferma che la TNM è stata falsificata in Geremia 32:18 dove dice: "...il [vero] Dio, il Grande, il Potente, il cui nome è Geova...". La Luzzi dice: "...tu sei l'Iddio grande, potente, il cui nome è l'Eterno...". Che differenze ci sono in questo passo nelle diverse versioni da poter affermare che la TNM è falsificata? Io non vedo una così gran differenza e inoltre questa è la prima volta che vedo accusato questo passo di falsificazione. C'è una vera e propria differenza da poter cambiare il senso alla frase? Mi faccia sapere. Grazie.

La King James Version (Versione del re Giacomo) del 1611, che è la versione biblica in lingua inglese più famosa nel mondo e quella che è considerata ancora la migliore tra le versioni in lingua inglese, traduce così: “The Great, the Mighty God, the LORD of hosts, is his name” ossia ‘il suo nome è il Grande, il Dio Potente, il Signore degli Eserciti”.

La New International Version (Nuova Versione Internazionale) del 1983 traduce così: “O great and powerful God, whose name is the LORD Almighty ….” ossia “O grande e potente Dio, il cui nome è il Signore Onnipotente”.

La Diodati traduce così: “Iddio grande, potente, il cui Nome è ‘Il Signore degli eserciti’.

La Nuova Diodati traduce così: “Dio grande e potente, il cui nome è l’Eterno degli eserciti”.

La Nuova Riveduta ha: “Tu sei Dio grande, potente, il cui nome è: SIGNORE degli eserciti”.

Come puoi vedere da te stesso c’è una differenza con la traduzione del Nuovo Mondo perché in tutte le versioni da me prese si parla dell’Iddio Potente e non de ‘il Potente’ (anche se questo è lo stesso un nome con cui è chiamato Dio nella Scrittura (cfr. Giob. 34:17). E che questo lieve cambiamento è stato concepito con lo scopo di non fare abbinare l’Iddio potente di questo passo con l’Iddio potente del passo di Isaia che chiama il Figlio di Dio “Dio potente” (Is. 9:5; la Diodati ha ‘L’Iddio forte”) si evince anche dal fatto che poco prima la Traduzione del Nuovo Mondo mette tra parentesi ‘vero’ e questo per chi conosce la tattica dei Testimoni di Geova sta ad indicare la preoccupazione dei Testimoni di Geova che il lettore nel leggere quelle parole (anche se leggermente modificate) possa pensare che il Figliuolo sia Dio ossia il Potente Dio (o il Potente come hanno messo loro in quel caso).

Ma d’altronde, fratello, la falsificazione non è sempre sfacciata e manifesta nella Bibbia dei Testimoni di Geova, talvolta è fine, ma c’è. E’ un po’ come nel passo delle parole che Gesù disse al ladrone sulla croce (cfr. Luca 23:43), in effetti leggendole nella loro Bibbia uno pensa giustamente che Gesù non disse a quell’uomo che in quel giorno stesso egli sarebbe andato in paradiso con Gesù. Eppure che hanno fatto? Hanno cambiato solo la punteggiatura e la posizione della parola ‘Oggi’. Sì, è vero che nei manoscritti più antichi la punteggiatura non esisteva, ma è evidente – come ho ampiamente spiegato nel mio libro – che il significato di quelle parole e l’impostazione di quelle parole non possono essere quelle che gli hanno dato i traduttori della loro Bibbia. Quindi ATTENZIONE.

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36. Volevo chiederle un chiarimento di indole abbastanza generale: chi e su quali basi ha deciso che i libri ispirati costituenti la Bibbia sono proprio quelli? La risposta ovvia è che nell’AT lo ha deciso il Popolo dell'Alleanza (senza precisare di più) e nel NT la Assemblea dei "santi". Ma allora l’Assemblea è superiore alla Scrittura, visto che decide su di essa? A me la posizione della Chiesa Romana a riguardo sembra abbastanza logica e coerente, anche se non penso siate d'accordo.

Ascolta, io non penso affatto che la Chiesa quando proclamò nei primi secoli dopo Cristo quali libri dovessero comporre il canone si mostrò superiore ai Libri Sacri, e la ragione è perché la decisione che prese la Chiesa fu semplicemente quella di stilare la lista di quei libri che erano ispirati non includendo quindi nella lista tutti quei libri, scritti sia prima della venuta di Cristo che dopo, i quali non erano ispirati.

Per ciò che concerne il canone del Nuovo Testamento, c’erano diversi Vangeli apocrifi (attribuiti a Pietro, a Tommaso, a Mattia ed altri ancora), poi gli Atti di Andrea, di Giovanni e degli altri apostoli, tutti libri che era manifesto che non erano autentici perché contenevano cose assurde e false dottrine (cfr. Eusebio di Cesarea, Storia Ecclesiastica, III, 25). E’ vero che per quanto riguarda il riconoscimento di alcuni libri sacri alcuni all’inizio li misero in discussione (vedi per esempio l’epistola di Giacomo, quella di Giuda, la seconda di Pietro e la seconda e la terza di Giovanni, come anche l’Apocalisse e la lettera agli Ebrei), ma alla fine si decise di includerli nel Canone perché i più riconobbero in essi dei libri ispirati.

Per quanto riguarda invece il canone dell’Antico Testamento si accettarono come ispirati solo quei libri che gli Ebrei avevano già accettato come tali, e furono esclusi tutti quei libri apocrifi dell’Antico Testamento che pure gli stessi Ebrei non avevano incluso nel loro canone biblico e che i Cristiani sin dall’inizio non riconobbero mai come Scrittura ossia come Parola di Dio. La Chiesa nel IV secolo (Concilio di Cartagine del 397 dopo Cristo) ne prese alcuni e li incluse nel canone sacro, questo avvenne sotto l’influenza di alcuni dei cosiddetti Padri della Chiesa che li consideravano canonici, tra cui c’era Agostino di Ippona. La stessa cosa farà purtroppo la Chiesa Cattolica Romana in seguito nel sedicesimo secolo infatti essa ne prese alcuni e li incluse nel canone lanciando l’anatema contro tutti coloro che non li riconosceranno sacri. Facendo questo quindi la Chiesa Cattolica romana è andata contro il parere dei primi Cristiani che non accettarono quei libri come sacri. Persino Girolamo il traduttore della Vulgata non riconosceva come sacri i libri apocrifi che la Chiesa Cattolica Romana ha incluso nel canone; come anche Atanasio, ma Girolamo e Atanasio in questo caso non vengono ascoltati dalla Chiesa Cattolica Romana.

Vorrei quindi dire che la Chiesa Cattolica Romana con l’aver aggiunto i libri apocrifi (che sono pieni di favole, contraddizioni e falsità) al canone, ha dimostrato ancora una volta di essere contro la Parola di Dio e non a favore di essa. Questa è la vera posizione della Chiesa Cattolica nei confronti della Scrittura; essa è una acerrima nemica della Parola di Dio e lo ha dimostrato nel corso dei secoli arrivando persino a vietarne la lettura al popolo. Potrà pure la Chiesa Romana reputarsi superiore alla Sacra Scrittura, cosa che fa perché ritiene che la scrittura trae l’autorità dalla Chiesa, ma essa sbaglia grandemente e a noi Cristiani non importa proprio nulla. Noi dal canto nostro come Cristiani non ci reputiamo superiori alla Scrittura perché essa è la Parola di Dio da cui la Chiesa trae l’autorità, e siamo sicuri che pure gli antichi Cristiani avevano questo sentimento.

Concludo dicendo questo; la Chiesa Romana includendo i libri apocrifi nel Canone ha chiaramente dimostrato di non avere discernimento spirituale, che non è in grado neppure di riconoscere un libro ispirato da uno non ispirato. In altre parole è come quello che non riesce a distinguere un cavallo da un mulo. E’ del tutto inaffidabile quindi: ma d’altronde che cosa ci si poteva aspettare di buono da una Chiesa che aveva già accettato nel corso dei secoli tante pratiche e tante dottrine contrarie alla sana dottrina, quali il battesimo degli infanti, la rigenerazione battesimale, la confessione al prete, la messa come ripetizione del sacrificio di Cristo, il culto delle statue e delle immagini, il purgatorio, il culto di Maria, dei santi e degli angeli? Niente, tranne che ancora falsità, ed ecco aggiunti quindi i libri apocrifi al canone. Io ho letto gran parte di questi libri ed in effetti nel leggerli si capisce subito che ci si trova davanti a libri non ispirati, lo Spirito in me lo attesta subito, e questo avveniva anche ai primi Cristiani che quindi agirono di conseguenza. Non ti appoggiare quindi al Magistero della Chiesa Romana, perchè esso ti induce all’errore.

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37. Perché nell’epistola agli Ebrei si parla di dottrina di battesimi? Non è forse scritto che c’è “un solo battesimo” (Ef. 4:5)?

Lo scrittore agli Ebrei parla della “dottrina dei battesimi” (Ebr. 6:2), includendo questa dottrina nel fondamento, perché esistono più battesimi.

C’è il battesimo in acqua che ordinò Gesù Cristo e che tutti coloro che hanno creduto devono ricevere per immersione nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo (cfr. Mat. 28:19 e Mar. 16:16); c’è il battesimo con lo Spirito Santo di cui parlò Gesù ai suoi discepoli prima di essere assunto in cielo e che i suoi discepoli ricevettero il giorno della Pentecoste e che è un battesimo ministrato da Gesù Cristo a coloro che hanno creduto (cfr. Matteo 3:19; Atti 1:5; 2:1-4), e c’è pure il battesimo dello Spirito Santo che compie lo Spirito Santo quando un essere umano nasce di nuovo ed entra a far parte del Corpo di Cristo (cfr. 1 Cor. 12:13).

In base a delle parole di Gesù c’è anche un altro battesimo che sperimentano però solo alcuni Cristiani ossia coloro che muoiono uccisi a motivo della Parola di Dio. Gesù un giorno infatti disse: “Ma v’è un battesimo del quale ho da esser battezzato; e come sono angustiato finché non sia compiuto!” (Luca 12:50), e ai suoi discepoli Giacomo e Giovanni che gli chiesero di concedergli di farli sedere uno alla sua destra e l’altro alla sua sinistra nella sua gloria, rispose: “Voi certo berrete il calice ch’io bevo e sarete battezzati del battesimo del quale io sono battezzato; ma quant’è al sedermi a destra o a sinistra, non sta a me il darlo, ma è per quelli cui è stato preparato” (Mar. 10:39-40) facendo intendere che con questo battesimo intendeva una morte da martire.

Questi sono dunque i battesimi che ci riguardano più da vicino; ci sono però altri due battesimi di cui si parla nella Scrittura. Uno è quello di Giovanni Battista che era un battesimo di ravvedimento (cfr. Mar. 1:4), e l’altro quello che sperimentarono gli Israeliti dopo che uscirono dall’Egitto secondo che è scritto: “Perché, fratelli, non voglio che ignoriate che i nostri padri furon tutti sotto la nuvola, e tutti passarono attraverso il mare, e tutti furon battezzati, nella nuvola e nel mare, per esser di Mosè” (1 Cor. 10:1-2).

Ma allora perché Paolo parla agli Efesini di un solo battesimo (cfr. Ef. 4:5)? Perché in quel caso egli si riferisce al battesimo in acqua, in sostanza è come se avesse detto che per noi c’è un solo battesimo in acqua e questo è vero, perché noi figliuoli di Dio siamo stati seppelliti nella morte di Cristo mediante un solo battesimo, che è quello istituito da Cristo prima di ascendere in cielo.

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38. Genesi 4:17: “Ora Caino conobbe sua moglie ..........”. Da chi é nata la moglie di Caino? Quale é il suo nome? Potrebbe essere figlia di Eva e dei figli di DIO di Genesi 6:2? Perché appaiono solo i tre figli maschi?

La donna che Caino prese in moglie si suppone che sia una delle figliuole che generò Adamo secondo che è scritto che “generò figliuoli e figliuole” (Gen. 5:4). Il nome di questa donna ci è sconosciuto perché la Scrittura non lo menziona. Dicendo che la moglie di Caino era una delle sue sorelle, escludo quindi che sia nata dall’unione di Eva con i figli di Dio, unione che non penso sia mai avvenuta. Penso sì che dei figli di Dio, cioè degli angeli di Dio, si unirono con le figlie degli uomini (cfr. Gen. 6:1-3), ma tra le figlie degli uomini non c’era Eva perché Eva non era figlia degli uomini, essendo stata formata da Dio con una costola di Adamo (cfr. Gen. 2:21-23). Eva, in altre parole, non poteva essere una di quelle figlie degli uomini perché non venne all’esistenza come le altre donne, cioè dall’unione tra uomo e donna, ma in un'altra maniera.

Perché appaiono solo i tre figli maschi di Adamo? Ora, fermo restando che Adamo non generò solo tre figli maschi, cioè Caino, Abele e Seth, perché generò altri figli maschi, come anche generò delle figlie, non lo so perché Dio ha voluto che fossero menzionati solo i nomi di questi tre figli di Adamo.

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39. Che cosa rappresenta secondo te l’olio di cui si parla nella parabola delle dieci vergini raccontata da Gesù?

Non lo so, e devo pure dirti che al significato dell’olio non dò molta importanza perché quello che è importante di questa parabola è l’insegnamento generale e finale, e qual è questo insegnamento? Che alla venuta del Figliuol dell’uomo ci saranno credenti pronti che andranno con lui e credenti non pronti che saranno respinti dalla sua presenza perché non trovati pronti, da qui l’ordine finale dato da Gesù subito dopo avere raccontato questa parabola, cioè: “Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora” (Matt. 25:13). Quindi la ragione per cui Gesù insegnò questa parabola ai suoi discepoli fu affinché essi vegliassero e non si facessero trovare impreparati alla sua venuta.

Che cosa poi rappresentano le lampade e l’olio sono tutte cose estremamente marginali a cui per altro occorre stare attenti a dare un significato perché occorre tenere presente anche altri particolari della parabola. Ti spiego questo concetto in questa maniera: ammettiamo per un momento che l’olio è lo Spirito Santo, che cosa si intende per Spirito Santo? Lo Spirito Santo che si riceve in una certa misura quando si crede, o lo Spirito Santo che si riceve in misura maggiore dopo che si crede? Se diciamo che si tratta dello Spirito Santo che si riceve in una certa misura quando si crede, non si può dire che le vergini stolte sono degli increduli perché gli increduli non avendo creduto non hanno lo Spirito Santo, come possono degli increduli aspettare il ritorno del Signore? Se diciamo invece che si tratta dello Spirito Santo che si riceve dopo avere creduto sorge questa difficoltà, e cioè che bisogna spiegare come mai anche le vergini che avevano l’olio si addormentarono e divennero sonnacchiose nell’attesa dello sposo nella stessa maniera delle vergini stolte che con le lampade non avevano preso dell’olio. E poi, il battesimo con lo Spirito Santo diventerebbe un qualcosa di indispensabile per poter andare con il Signore alla sua venuta, cosa che non è vera. Ma c’è un’altra difficoltà che si presenta nel dare all’olio il significato di Spirito Santo, non importa che cosa si intenda per Spirito Santo (cioè non importa se lo Spirito Santo è quello che si riceve in una certa misura quando si crede, o quello che si riceve in misura maggiore dopo che si crede), ed è questa, cioè che quando ci fu il grido che c’era lo sposo e bisognava andargli incontro le vergini savie dissero a quelle stolte di andare dai venditori a comprare dell’olio e che queste fecero così, ma mentre quelle andavano a comprarne arrivò lo sposo e le avvedute entrarono nella sala delle nozze. All’ultimo vennero anche le altre vergini, evidentemente con le loro lampade e l’olio, ma furono respinte e non poterono entrare nella sala delle nozze. Chi sono quindi quei venditori di olio? E come mai dopo avere comprato dell’olio non poterono entrare egualmente quelle vergini?

Ecco dunque perché io personalmente quando parlo di questa parabola sorvolo sui particolari e mi concentro sul significato finale e sullo scopo per cui Gesù la insegnò.

Ma c’è un’altra cosa che vorrei dire a proposito di questa parabola, colgo l’occasione per dirtela, la cosa è questa, e cioè che molti di coloro che spiegano questa parabola e che si concentrano molto sul significato delle lampade e dell’olio e alla fine fanno giustamente notare che se non si è pronti alla venuta del Signore non si andrà con lui, in maniera paradossale e veramente assurda quando parlano del ritorno del Signore dicono o fanno capire che se un credente non sarà trovato pronto (loro dicono al rapimento) avrà tempo di essere salvato ugualmente durante il regno dell’anticristo (la grande tribolazione) che inizierà dopo che la Chiesa sarà rapita. Cosa significa tutto ciò? Che per costoro nella pratica anche le vergini stolte alla fine entreranno nella sala delle nozze. Non c’entreranno però quando verrà lo sposo, ma tempo dopo!!! Tu capisci come questa parabola del Signore, se si ammette una simile possibilità di salvezza per tutti quei credenti che non saranno pronti ad incontrare il Signore al suo ritorno finisce con l’essere annullata! Tanta cura per spiegare il significato delle lampade e dell’olio, e poi tanta stoltezza perché annullano la parabola. E quindi a che serve dire ai credenti di vegliare perché non si sa quando il Signore tornerà? Che significato hanno tutte le parabole del Signore che esortano a vegliare per non farsi trovare impreparati al suo ritorno? Ma allora anche quel servitore malvagio che comincia a dire “il mio padrone tarda a venire; e comincia a battere i suoi conservi, e a mangiare e bere con gli ubriaconi” (Matt. 24:48-49), anche se non sarà trovato pronto avrà ugualmente un periodo di tempo in cui emendare le sue vie, esattamente durante il regno dell’anticristo!!? E così anche lui alla fine potrà andare con il Signore ed eredare la vita eterna!!!? No, non è così, quel malvagio servitore sarà lacerato a colpi di flagello e gli sarà assegnata la sorte degli ipocriti, quivi sarà il pianto e lo stridore dei denti (cfr. Matt. 24:51). Ma quale seconda opportunità per gli stolti? Ma chi ha inventato queste diavolerie che fanno illudere tanti credenti che vivono una vita indegna? Si levi la voce per esortare i credenti a vivere santamente, e si dica loro molto chiaramente che a coloro che si conducono in maniera ingiusta e iniqua al ritorno del Signore sarà assegnata la sorte degli ipocriti per cui non saranno rapiti sulle nuvole ma puniti come meritano e nella sala delle nozze non c’entreranno mai!!!

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40. Perché abbiamo i libri del Vecchio Testamento nella nostra Bibbia e non solo quelli del Nuovo Testamento?

Perché anche i libri dell’Antico Testamento sono parte della Sacra Scrittura ed “ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile ad insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, affinché l’uomo di Dio sia compiuto, appieno fornito per ogni opera buona” (2 Tim. 3:16-17).

Per capire quello che ti sto dicendo è sufficiente che tu legga sia pur superficialmente i libri di Matteo, Marco, Luca e Giovanni, e ti soffermi sugli insegnamenti di Gesù Cristo. Vedrai che Gesù ha spesso fatto riferimento a parole scritte nei libri dell’Antico Testamento o anche a storie dell’Antico Testamento per confermare le sue parole. Anche quando Gesù fu tentato dal diavolo, egli citò parole scritte nell’Antico Testamento, precisamente nella legge (cfr. Mat. 4:1-11), il che conferma quanto autorevole fosse per il Signore la legge di Mosè, e se lo era per lui che era il Figlio di Dio come può non esserlo per noi? Ma gli stessi Matteo, Marco, Luca e Giovanni, per spiegare certe cose concernenti la vita o l’insegnamento di Gesù, hanno citato gli Scritti dell’Antico Testamento, soprattutto quando hanno detto il perché avvennero certe cose poiché dissero che fu affinché fosse adempiuto quello che era scritto o che era stato detto da questo o da quell’altro profeta.

Se poi passiamo agli Atti degli apostoli, alle epistole di Paolo, a quelle di Pietro, a quella di Giacomo, all’epistola agli Ebrei, noterai che anche qui ci sono tanti passi dell’Antico Testamento o riferimenti a storie dell’Antico Patto prese per sostenere dottrine o concetti.

In tutto, nel Nuovo Testamento ci sono centinaia di scritture dell’Antico Patto che vengono menzionate.

Dunque, se questi Scritti dell’Antico Patto non furono ignorati né da Gesù e neppure dagli apostoli, ma anzi considerati Parola di Dio come potremmo noi non includere quei libri nella Bibbia? Certo, essi fanno parte dell’Antico Testamento, ma tu devi tenere ben presente che il Nuovo Testamento non si può capire se non si capisce prima l’Antico; non si può per esempio capire perché il Nuovo Testamento è migliore dell’Antico se non si conosce prima quest’ultimo. Non puoi capire il perché Gesù Cristo ha detto o fatto molte cose, o perché gli apostoli dissero certe cose, se tu non conosci prima l’Antico Testamento.

E poi leggendo le storie dell’Antico Patto, vedi per esempio la storia di Giuseppe o quella di Davide per citarne solo alcune, si è grandemente consolati ed incoraggiati; leggendo la storia di Israele nel deserto si viene ammoniti; e che dire della lettura dei Salmi o quella dei libri dei Profeti? Non è forse vero che l’anima nostra trae forza e coraggio dalla loro lettura?

Io leggo sia l’Antico che il Nuovo Patto e devo dire che non importa quale parte leggo io mi sento sempre edificato. Naturalmente sono pienamente conscio che molte cose dell’Antico Patto sono passate perché sono state adempiute dal Nuovo Testamento, ma rimane il fatto che anche dalla lettura di quelle cose sorpassate traggo insegnamento.

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41. La Bibbia può essere capita da tutti?

No, la Bibbia non può essere capita da tutti coloro che la leggono perché molti di coloro che la leggono hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non odono. Mi riferisco a quelli che sono sulla via della perdizione, agli increduli secondo che è scritto: “E se il nostro vangelo è ancora velato, è velato per quelli che son sulla via della perdizione, per gl’increduli, dei quali l’iddio di questo secolo ha accecato le menti, affinché la luce dell’evangelo della gloria di Cristo, che è l’immagine di Dio, non risplenda loro” (2 Cor. 4:3-4). Costoro leggono, leggono ma non riescono mai a capire il messaggio principale della Bibbia; alcuni non solo leggono la Bibbia ma la studiano pure, ma anche per costoro il messaggio principale della Bibbia rimane nascosto. La mente di costoro è una mente ottusa, accecata, e affinché essi comprendano quello che leggono c’è bisogno che il Signore apra loro la mente per intendere le Scritture, insomma c’è bisogno che il Signore faccia loro quello che fece ai suoi discepoli dopo che risuscitò (cfr. Luca 24:45). E’ vero che in quel caso si trattò delle Scritture dell’Antico Patto, ma io mi sono accorto che la stessa cosa vale per le Scritture del Nuovo Patto. Molti le leggono ma non le capiscono, sembra incredibile ma è così. La via della salvezza è così chiaramente indicata ma essi non la vedono. Come gli Ebrei nel leggere ancora oggi l’Antico Patto un velo rimane steso sul cuore loro (cfr. 2 Cor. 3:15), così molti Ebrei e Gentili nel leggere il Nuovo Patto non lo intendono perché lo stesso velo rimane steso sul cuore loro senz’essere rimosso perché è solo in Cristo che esso viene abolito (cfr. 2 Cor. 3:16), ossia questo velo viene rimosso dal cuore dell’uomo solo quando egli si converte a Cristo. E non è forse così? Io stesso ho cominciato a capire quello che leggevo nella Bibbia solo dopo essermi convertito a Cristo. E assieme a me possono dire la stessa cosa milioni di altre persone. E’ veramente così, se prima non ci si converte a Cristo quello che si legge nella Bibbia non lo si capisce. Certo si può capire che non si deve uccidere o rubare, ma il messaggio principale su cui si basa tutta la Bibbia cioè la salvezza che è in Cristo Gesù rimane qualcosa di nascosto. Gli uomini che leggono il Vangelo senza capirlo sono come i discepoli del Signore quando questi gli disse che il Figliuol dell’uomo stava per essere dato nelle mani degli uomini (cfr. Luca 9:44), ma essi non capivano quel detto che era per loro coperto da un velo per modo che non lo intendevano (cfr. Luca 9:45).

Essi leggono Giovanni 3:16: “Poiché Iddio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figliuolo, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna” (molto chiaro vero?), eppure non lo intendono!!! Niente da fare, c’è un velo che copre quelle parole. Ma nel momento in cui il Signore apre loro la mente allora diventa chiaro.

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42. Nella lettera di Paolo ai Romani al cap. 13 versetti da 8-10 si parla dell'amore del prossimo, "......perché chi ama il prossimo ha adempiuto la legge.....l'amore quindi è l'adempimento della legge"; in Galati 5:13,14 "......poiché tutta la legge è adempiuta in quest'unica parola: ama il tuo prossimo come te stesso"; Giacomo 2:8-11 "certo, se adempite la legge regale, come dice la scrittura: ama il tuo prossimo come te stesso,......v. 10 chiunque infatti osserva tutta la legge, ma la trasgredisce in un punto solo, si rende colpevole su tutti i punti......." ecc. Allora mi chiedo: siccome noi non siamo in grado di adempiere tutta la legge, vuol dire che non siamo in grado di amare, o il nostro amore è solo ipocrisia? Poiché per quanto ci sforziamo ad amare il nostro prossimo finiremmo sempre per metterci sotto una legge la quale non potremmo adempiere appieno.

Fratello ascolta, innanzi tutto è doveroso fare una premessa importante che è la seguente. Sia la lettera ai Romani che quella ai Galati sono state scritte a dei Gentili in Cristo Gesù, mentre quella di Giacomo a dei Giudei in Cristo Gesù infatti all’inizio di quest’ultima lettera si legge: “Giacomo, servitore di Dio e del Signor Gesù Cristo, alle dodici tribù che sono nella dispersione, salute” (Giac. 1:1).

Questa differenza è fondamentale per capire come mai Giacomo parla in quella maniera a quei credenti che pur avendo creduto in Gesù Cristo osservavano la legge di Mosè, in altre parole che erano come quelle migliaia di Giudei di Gerusalemme che avevano creduto ed erano zelanti per la legge di Mosè (cfr. Atti 21:20). Attenzione però a non fraintendere, quei Giudei credenti non osservavano la legge per essere giustificati mediante la legge ma solo perché essendo Giudei di nascita avevano anche dopo avere creduto continuato a comportarsi da Giudei quindi osservando il sabato, la Pasqua, ecc. la stessa cosa d’altronde che fece anche l’apostolo Paolo il quale con i Giudei si fece Giudeo per guadagnare i Giudei (cfr. 1 Cor. 9:19) e con quelli che erano sotto la legge si fece come uno sotto la legge per guadagnare quelli che erano sotto la legge (cfr. 1 Cor. 9:20). Dato quindi che quei Giudei erano zelanti per la legge, Giacomo volle dimostrargli che essi avendo dei riguardi personali commettevano un peccato perché trasgredivano la legge, quella stessa legge di cui andavano fieri essendo Giudei di nascita. Ma leggiamo tutto il discorso di Giacomo a tale riguardo: “Fratelli miei, la vostra fede nel nostro Signor Gesù Cristo, il Signor della gloria, sia scevra da riguardi personali. Perché, se nella vostra raunanza entra un uomo con l’anello d’oro, vestito splendidamente, e v’entra pure un povero vestito malamente, e voi avete riguardo a quello che veste splendidamente e gli dite: Tu, siedi qui in un posto onorevole; e al povero dite: Tu, stattene là in piè, o siedi appiè del mio sgabello, non fate voi una differenza nella vostra mente, e non diventate giudici dai pensieri malvagi? Ascoltate, fratelli miei diletti: Iddio non ha egli scelto quei che sono poveri secondo il mondo perché siano ricchi in fede ed eredi del Regno che ha promesso a coloro che l’amano? Ma voi avete disprezzato il povero! Non son forse i ricchi quelli che vi opprimono e che vi traggono ai tribunali? Non sono essi quelli che bestemmiano il buon nome che è stato invocato su di voi? Certo, se adempite la legge reale, secondo che dice la Scrittura: Ama il tuo prossimo come te stesso, fate bene; ma se avete de’ riguardi personali, voi commettete un peccato essendo dalla legge convinti quali trasgressori. Poiché chiunque avrà osservato tutta la legge, e avrà fallito in un sol punto, si rende colpevole su tutti i punti. Poiché Colui che ha detto: Non commettere adulterio, ha detto anche: Non uccidere. Ora, se tu non commetti adulterio ma uccidi, sei diventato trasgressore della legge. Parlate e operate come dovendo esser giudicati da una legge di libertà. Perché il giudicio è senza misericordia per colui che non ha usato misericordia: la misericordia trionfa del giudicio” (Giac. 2:1-13). Come puoi vedere dunque da te stesso, tutto il discorso di Giacomo tende a dimostrare a quegli Ebrei di nascita che con il loro comportamento ingiusto verso i poveri si dimostravano dei trasgressori della legge e non degli osservatori; anche solo con quel comportamento perché la legge ordinava pure di non avere riguardi personali. Ma noi Gentili in Cristo Gesù non siamo zelanti per la legge come lo erano quei Giudei di nascita, cioè non siamo degli osservatori della legge come lo erano loro (circoncidevano i loro bambini, si riposavano il sabato, festeggiavano le feste, si astenevano dai cibi impuri della legge), quindi le parole “Poiché chiunque avrà osservato tutta la legge, e avrà fallito in un sol punto, si rende colpevole su tutti i punti” Giac. 2:10) non sono dirette a noi nella stessa maniera che lo erano per quei Giudei di nascita. Quelle parole comunque rimangono un severo monito per noi perché nel caso noi diventassimo zelanti per la legge (qui però per un altro scopo e cioè per essere giustificati dalla legge) allora non osservando un solo precetto della legge saremmo dichiarati colpevoli di avere trasgredito tutta la legge perché è scritto: “Maledetto chiunque non persevera in tutte le cose scritte nel libro della legge per metterle in pratica!” Ma in questo caso noi ricadremmo sotto la legge scadremmo dalla grazia e Cristo non ci gioverebbe a nulla. Vedi, fratello, il discorso di Giacomo a quei Giudei di nascita secondo cui chi osserva tutta la legge e si rende colpevole su un sol punto si rende colpevole su tutti i punti, lo ha fatto pure Paolo ma all’inverso nella sua lettera ai Galati che volevano farsi circoncidere secondo il rito di Mosè, infatti Paolo dice loro in maniera molto chiara: “E da capo protesto ad ogni uomo che si fa circoncidere, ch’egli è obbligato ad osservare tutta quanta la legge” (Gal. 5:3). Paolo è come se avesse detto: ‘La legge non dice solo di farsi circoncidere ma dice pure di osservare le feste, i noviluni, i sabati, di non mangiare certi cibi, ecc. ecc., quindi non potete pensare di osservare la legge solo facendovi circoncidere!’ Ma questo discorso era rivolto a dei Gentili che erano tentati a mettersi sotto il giogo pesante della legge!!

Ecco perché Paolo mette in guardia noi Gentili dal farci circoncidere nella carne, perché se accettiamo la circoncisione dobbiamo per forza di cose accettare pure tutti gli altri precetti mosaici. E in questa maniera rinunzieremmo a Cristo perché penseremmo di poter essere giustificati per le opere della legge il che è impossibile poiché l’uomo è giustificato soltanto per la fede senza le opere della legge e per le opere della legge nessuna carne sarà giustificata nel suo cospetto. Ma che dice Paolo a noi Gentili in Cristo Gesù per tenerci lontano dal giogo della legge? Che tutta la legge è adempiuta in questa unica parola: “Ama il tuo prossimo come te stesso”. Cosa per altro che confermò prima di lui il Signore Gesù Cristo che quando un giorno gli fu domandato quale fosse nella legge il grande comandamento, rispose che era questo: “Ama il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta l’anima tua e con tutta la mente tua” (Matt. 22:37) ma subito dopo citò anche questo e cioè: “Ama il tuo prossimo come te stesso” (Matt. 22:39) e per finire la sua risposta disse che da questi due comandamenti dipendono tutta la legge ed i profeti. Amare il prossimo come se stessi dunque, è più di tutti i sacrifici e gli olocausti, è più dei sabati, è più delle feste, dei noviluni, dei cibi impuri e così via, chi dunque osserva questo comandamento ha adempiuto la legge perché la legge quello che vuole far fare all’uomo è questo, fargli amare Dio con tutto il suo cuore, con tutta la sua anima, con tutto il suo spirito e con tutte le sue forze e con tutta la sua mente, e fargli amare il suo prossimo come sé stesso. Quindi l’uomo se nei suoi rapporti con gli altri uomini ama il suo prossimo come se stesso ha adempiuto la legge.

E qui vorrei fare una doverosa puntualizzazione; non è che perché noi non osserviamo tutta la legge ciò vuol dire che noi non siamo in grado di amare o che il nostro amore è solo ipocrisia, no perché allora questo significherebbe che noi per amare il nostro prossimo come noi stessi dovremmo ricadere sotto il giogo della legge, dovremmo metterci a servire i deboli e poveri elementi del mondo, abbandonare la realtà per andare dietro alle ombre. Ma noi siamo sotto la grazia e non più sotto la legge, e sotto la grazia dobbiamo rimanere. Noi siamo stati liberati dalla legge essendo morti ad essa mediante il corpo di Cristo, per cui non possiamo e non dobbiamo ritornare sotto la schiavitù della legge. Dobbiamo rimanere sotto la grazia con tutti i nostri difetti e le nostre mancanze, e i nostri sbagli, studiandoci di amare il nostro prossimo come noi stessi. Certo che talvolta verso il nostro prossimo non ci comportiamo come dovremmo, ma è altresì vero che noi abbiamo un avvocato presso il Padre, cioè Gesù Cristo il Giusto, che è la propiziazione dei nostri peccati. Voglio dire che sotto la grazia c’è una fonte di perdono continuamente aperta presso cui noi possiamo sempre andare. Guai se non fosse così!! Non c’insegna questo il Nuovo Testamento? Giacomo esorta i credenti che facevano dei torti ad altri fratelli ad abbandonare i loro peccati, umiliarsi davanti a Dio e Lui li avrebbe innalzati! Il Signore Gesù esortò l’angelo della chiesa di Laodicea a ravvedersi della sua tiepidezza, e potrei proseguire. Dunque noi ci dobbiamo sforzare di amare il nostro prossimo come noi stessi, ma questo senza per nulla ricadere sotto la legge, ma rimanendo liberi da essa perché altrimenti rinunceremmo a Cristo. Ed infine ti dico questo, noi che siamo in Cristo Gesù nell’ubbidire all’ordine “ama il tuo prossimo come te stesso” non ci mettiamo per nulla sotto la legge anche se questo comandamento è nella legge, come non ci mettiamo sotto la legge nel volere osservare il primo e grande comandamento della legge che dice: “Ama il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta l’anima tua e con tutta la mente tua”. Questi sono ordini infatti che se osservati da chi è sotto la grazia non gli aprono per nulla la strada alla schiavitù della legge essendo gli ordini fondamentali da cui dipendono tutta la legge ed i profeti e che vanno osservati anche sotto la grazia. Non è forse vero infatti che anche sotto la grazia Dio va amato con tutto noi stessi? O che dobbiamo amare il nostro fratello come Cristo ci ha amati e quindi non gli dobbiamo fare torto alcuno? Ripeto, è vero che talvolta veniamo meno e Dio lo sa perché Lui sa tutto e ci conosce a fondo, ma il giusto cade sette volte e si rialza, dice la Sapienza (Prov. 24:16), e Giovanni dice che se confessiamo i nostri peccati, Egli è fedele e giusto da rimetterci i peccati e purificarci da ogni iniquità (cfr. 1 Giov. 1:9).

Noi siamo come Paolo che con la mente serviva alla legge di Dio, ma con la carne alla legge del peccato (cfr. Rom. 7:25), perché spesso non faceva quello che voleva ma quello che odiava riconoscendo in questa maniera che il peccato dimorava in lui. Ma siamo pure persuasi che ora non v’è dunque alcuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù perché la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù ci ha affrancati dalla legge del peccato e della morte (cfr. Rom. 8:1-2). La condanna invece c’è per coloro che ancora sono schiavi della legge, che pensano di essere giustificati osservando la legge, che si basano quindi sulle opere della legge perché come abbiamo visto prima chi non persevera in tutte le cose scritte nel libro della legge è MALEDETTO. Noi invece siamo stati liberati dalla maledizione della legge essendo che Cristo è diventato maledizione per noi. Noi in Cristo siamo stati benedetti d’ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti, che diremo dunque a queste cose? Diremo: Grazie siano rese a Dio in Cristo Gesù.

Per concludere ti dico questo: continuiamo a non fare male alcuno al nostro prossimo perché l’amore non fa male al prossimo, senza per nulla pensare che se sbagliamo il nostro amore è falso. Ma soprattutto senza pensare che dato che noi non mettiamo in pratica tutta la legge di Mosè non siamo in grado di amare, perché noi non siamo sotto la legge ma sotto la grazia e siamo quindi liberi dalla legge, non obbligati cioè a farci circoncidere, ad osservare il sabato ecc. Noi siamo sotto la legge di Cristo e non più sotto quella di Mosè. Chi ama ha adempiuto la legge, senza per questo mettersi sotto la legge.

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43. Potresti spiegarmi qual è la dottrina che se uno viene a noi e non ce la reca non lo dobbiamo ricevere in casa e non lo dobbiamo salutare (cfr. 2 Giov. 10)?

La dottrina in questione è quella che insegna che Gesù Cristo è venuto in carne, infatti Giovanni prima di dare questa istruzione ha detto: “Poiché molti seduttori sono usciti per il mondo i quali non confessano Gesù Cristo esser venuto in carne. Quello è il seduttore e l’anticristo. Badate a voi stessi affinché non perdiate il frutto delle opere compiute, ma riceviate piena ricompensa. Chi passa oltre e non dimora nella dottrina di Cristo, non ha Iddio. Chi dimora nella dottrina, ha il Padre e il Figliuolo” (2 Giov. 7-9). Come puoi vedere non si tratta di una qualsiasi dottrina biblica ma della dottrina che afferma che Gesù Cristo era un vero uomo fatto di carne ed ossa, quella che insomma attesta l’incarnazione del Figliuol di Dio secondo che è scritto: “E la Parola è stata fatta carne ed ha abitato per un tempo fra noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiam contemplata la sua gloria, gloria come quella dell’Unigenito venuto da presso al Padre” (Giov. 1:14) ed anche: “Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato in Cristo Gesù; il quale, essendo in forma di Dio non riputò rapina l’essere uguale a Dio, ma annichilì se stesso, prendendo forma di servo e divenendo simile agli uomini; ed essendo trovato nell’esteriore come un uomo, abbassò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte della croce” (Fil. 2:5-8); e quindi la dottrina che attesta la perfetta umanità di Gesù Cristo. Questa dottrina cardine del Cristianesimo era già negata ai giorni degli apostoli, dico già negata perché ancora oggi ci sono molti che negano che Gesù Cristo fosse un vero uomo dicendo che in realtà il Cristo era uno spirito o un fantasma. Io chiamo questa dottrina ‘dottrina cardine del Cristianesimo’ perché è proprio in virtù del fatto che il Figliuol di Dio partecipò del sangue e della carne (cfr. Ebr. 2:14) che egli poté morire sulla croce per i nostri peccati. Come avrebbe potuto infatti uno spirito morire sulla croce per noi? Non avrebbe potuto. Quindi negare l’umanità di Cristo o che il suo corpo fosse un vero corpo di carne e ossa in cui scorreva del sangue porta inevitabilmente a negare la sua morte espiatoria, il suo sacrificio. E naturalmente questa diabolica dottrina oltre che la morte porta a negare anche la sua resurrezione e quindi porta a negare l’evento occorso nella vita di Gesù per la nostra giustificazione e difatti se Cristo non fosse risuscitato noi saremmo ancora nei nostri peccati (cfr. 1 Cor. 15:17) e la nostra fede sarebbe vana.

Ecco dunque perché questa eresia che afferma che Gesù Cristo non è venuto in carne è particolarmente grave e Giovanni ci mette severamente in guardia da coloro che la professano, cosa che egli fa anche nella sua prima epistola secondo che è scritto: “Diletti, non crediate ad ogni spirito, ma provate gli spiriti per sapere se son da Dio; perché molti falsi profeti sono usciti fuori nel mondo. Da questo conoscete lo Spirito di Dio: ogni spirito che confessa Gesù Cristo venuto in carne, è da Dio; e ogni spirito che non confessa Gesù Cristo venuto in carne, non è da Dio; e quello è lo spirito dell’anticristo, del quale avete udito che deve venire; ed ora è già nel mondo. Voi siete da Dio, figliuoletti, e li avete vinti; perché Colui che è in voi è più grande di colui che è nel mondo. Costoro sono del mondo; perciò parlano come chi è del mondo, e il mondo li ascolta. Noi siamo da Dio; chi conosce Iddio ci ascolta; chi non è da Dio non ci ascolta. Da questo conosciamo lo spirito della verità e lo spirito dell’errore” (1 Giov. 4:1-6).

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44. Chi sono le dignità di cui Pietro dice che i falsi dottori non hanno orrore di dire male?

Sono Satana, i suoi principati, le potestà, i dominatori di questo mondo di tenebre e le forze spirituali della malvagità che sono nei luoghi celesti. Questo lo si capisce leggendo quello che dice Giuda nella sua breve epistola dove parla degli empi che si sono introdotti in mezzo alla Chiesa di Dio; Giuda infatti di costoro dice: “E ciò nonostante, anche costoro, nello stesso modo, trasognati, mentre contaminano la carne, disprezzano l’autorità e dicon male della dignità. Invece, l’arcangelo Michele quando, contendendo col diavolo, disputava circa il corpo di Mosè, non ardì lanciare contro a lui un giudizio ingiurioso, ma disse: Ti sgridi il Signore!” (Giuda 8-9).

Quel ‘invece’ sta ad indicare che mentre gli empi lanciano giudizi ingiuriosi verso il diavolo, l’arcangelo Michele che pure è più potente del diavolo, quando si trovò a contendere con il diavolo non ardì mettersi a offenderlo ma lo sgridò da parte di Dio, e naturalmente l’arcangelo Michele tuttora si mostra rispettoso verso il principe di questo mondo, perché così è chiamato il diavolo. E non è solo l’arcangelo Michele a tenere questo comportamento rispettoso verso il diavolo, ma anche tutti gli angeli del Signore si comportano così, infatti l’apostolo Pietro dice: “Mentre gli angeli, benché maggiori di loro per forza e potenza, non portano contro ad esse, dinanzi al Signore, alcun giudizio maldicente” (2 Piet. 2:11). Dunque, se l’arcangelo Michele e gli angeli del Signore, che sono maggiori in forza e potenza del diavolo e di tutti i suoi ministri invisibili, non ardiscono mettersi ad offendere queste dignità, neppure noi dobbiamo metterci a lanciare giudizi ingiuriosi contro le dignità.

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45. Perché Paolo dice a Timoteo che Gesù ha distrutto la morte (cfr. 2 Tim. 1:10), mentre ai Corinzi dice che l’ultimo nemico che sarà distrutto sarà la morte (cfr. 1 Cor. 15:26), facendo intendere in questo secondo caso che questa distruzione deve ancora avvenire e non è già avvenuta?

La ragione è perché Gesù Cristo quando risuscitò dai morti distrusse la morte fisica nella sua vita ma non la morte fisica che hanno sperimentato i santi. Non è forse vero infatti che i santi che sono morti nel passato e quelli che muoiono al presente non sono ancora risuscitati? Non è forse vero che i loro corpi ora sono in uno stato di putrefazione o sono già del tutto putrefatti e ridotti in cenere, e che attendono la resurrezione? Certo che le cose stanno così. Dunque, se da un lato è vero che Gesù ha distrutto la morte, dall’altro è anche vero che Egli deve ancora distruggerla poiché Egli deve ancora risuscitare tutti i santi che dormono. Solo quando tutti i santi risorgeranno (e i santi viventi saranno mutati) si potrà dire che la morte è stata sommersa nella vittoria, secondo che è scritto: “In un momento, in un batter d’occhio, al suon dell’ultima tromba. Perché la tromba sonerà, e i morti risusciteranno incorruttibili, e noi saremo mutati. Poiché bisogna che questo corruttibile rivesta incorruttibilità, e che questo mortale rivesta immortalità. E quando questo corruttibile avrà rivestito incorruttibilità, e questo mortale avrà rivestito immortalità, allora sarà adempiuta la parola che è scritta: La morte è stata sommersa nella vittoria. O morte, dov’è la tua vittoria? O morte, dov’è il tuo dardo?” (1 Cor. 15:52-55), non prima di quel giorno. Prima di quel giorno infatti la morte continuerà a colpire anche i santi. Ma noi abbiamo la fiducia che essa in quel giorno sarà posta sotto i piedi del Signore assieme a tutti gli altri nemici che non vediamo ancora gli sono sottoposti. Dobbiamo quindi riconoscere che benché sta scritto che Iddio ha posto ogni cosa sotto i piedi di Gesù Cristo “al presente non vediamo ancora che tutte le cose gli siano sottoposte” (Ebr. 2:8). Dio è fedele e porterà a compimento l’opera che ha iniziato, non la lascerà incompiuta. Il suo piano sussisterà, Egli metterà ad effetto tutta la sua volontà, e nessuno glielo potrà impedire. A Lui sia la gloria ora e in eterno. Amen.

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46. Ieri in comunità è venuto uno che sosteneva che Elia deve ancora venire per restaurare ma non è vero .... e poi esaltava un profeta di cui ora non ricordo il nome. Ma secondo la Bibbia non deve venire Elia ... non so. Perché ognuno interpreta le Scritture a modo suo???

Ascolta, Elia certo deve ancora venire perchè lo ha detto Gesù, ascolta quello che il Signore ebbe a dire ai suoi discepoli: "Certo, Elia deve venire e ristabilire ogni cosa" (Mat. 17:11). Quindi Giovanni Battista non era Elia, dico questo perchè so che alcuni dicono che Giovanni Battista era Elia, anche perchè quando a Giovanni domandarono "Sei Elia?" lui rispose chiaramente "Non lo sono" (Giov. 1:21). Giovanni non poteva essere Elia per altro per la semplice ragione che il profeta Elia era stato rapito in cielo e quindi non aveva visto la morte (cfr 2 Re 2:1-18), e quindi se fosse apparso ai giorni di Gesù non avrebbe potuto nascere come gli altri uomini, come invece Giovanni Battista nacque, ma avrebbe dovuto scendere dal cielo dov'era da secoli.

Ma stai attenta perchè alcuni appoggiandosi sulle parole di Gesù sulla venuta di Elia prima del ritorno del Signore, si spacciano per Elia o comunque per il messaggero che deve ristabilire ogni cosa per ordine di Dio. Tra questi c'è stato William Marrion Branham, un predicatore americano vissuto nello scorso secolo, che si definiva il messaggero dotato dello spirito d'Elia che doveva ristabilire ogni cosa; e secondo alcuni suoi seguaci è l'Elia che doveva venire. Ora, io non so se il profeta che costui, che è venuto nella vostra comunità, esaltava sia Branham, ma ti posso dire che nel caso lo fosse (cioè se costui diceva che Branham è il profeta dotato dello spirito d'Elia che doveva ristabilire ogni cosa) tu devi rigettare questa sua idea perchè Branham non ha ristabilito proprio niente, anzi ha predicato parecchie eresie. Dei seguaci di Branham ce ne sono anche in Calabria, quindi non mi meraviglierei se qualcuno di questi si fosse presentato a voi esaltando Branham, perchè questa è la loro missione, diffondere il messaggio di questo William Branham che ti ripeto contiene parecchie FALSE DOTTRINE. Stai attenta quindi a costui, e avverti tutti i fratelli e le sorelle che conosci. Leggi il mio libro contro i Branhamiti che è sul sito (nella sezione delle confutazioni, prima serie) in cui confuto le eresie di questo predicatore o profeta.

Stai tranquilla, perchè quando apparirà Elia lo riconosceremo tutti; egli infatti è uno dei due testimoni di cui si parla nell'Apocalisse al capitolo 11. Non potremo sbagliare. Nel frattempo però è inevitabile che alcuni se ne approfittano e si spacciano per Elia o per un messaggero divino dotato dello spirito d'Elia come faceva William Branham. Da costoro (e dai loro seguaci) occorre guardarsi: sono dei cianciatori e dei seduttori di menti.

Stai salda nella fede. Non ti fare sedurre da vani ragionamenti.

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47. In base all’insegnamento della Sacra Scrittura è giusto credere al destino?

Se credere al destino significa credere che ogni evento, piccolo o grande che sia, che si verifica in questo mondo è predeterminato da Dio, il Creatore e Governatore dell’Universo, ossia il Padre del nostro Signore Gesù, che lo fa accadere nel modo e nel tempo da Lui prestabiliti per ragioni che non possono essere altro che giuste perché Egli è giusto e che se anche Lui non ci rivela per certo un giorno ce le farà conoscere, E’ GIUSTO CREDERE AL DESTINO.

Ora, per confermarti mediante le Scritture che è giusto credere al destino, ti parlerò di alcuni eventi verificatisi nella vita di Gesù Cristo. Cominciamo dall’inizio, cioè dalla sua nascita. Gesù nacque da una vergine di nome Maria, quindi non nacque come tutti gli altri uomini, perché avvenne questo? Perché lo aveva prestabilito Dio ab eterno e rivelato per mezzo del profeta Isaia alcuni secoli prima che l’evento si verificasse. Chi può negare questo? Quindi quando giunse il tempo stabilito da Dio, quella giovane vergine rimase incinta per virtù dello Spirito Santo e diede alla luce dopo nove mesi il Figliuolo di Dio. E lo diede alla luce non nella sua città, cioè Nazaret (perché Maria era di Nazaret), ma in un’altra città e cioè in Betleem. Questo evento si verificò in quel luogo perché Dio aveva prestabilito che accadesse in quel luogo e aveva rivelato la cosa per mezzo del profeta Michea. Ma come mai Maria si trovava a Betleem quando partorì Gesù? Perché vi era andata con Giuseppe suo marito a farsi registrare per via di un censimento che era uscito per tutto l’impero romano da parte di Cesare Augusto e dato che Giuseppe era della città e della casa di Davide dovette recarvisi. E’ evidente dunque che chi mise in cuore all’imperatore di fare in quel preciso periodo quel censimento fu Dio. Ma chi avrebbe mai potuto dire in quei giorni che quella decisione imperiale era stata prestabilita da Dio? Certo, noi ora leggiamo il Vangelo ed è cosa facile capire il perché di quel censimento (altre ragioni ci sono sconosciute ma non per questo non esistono), ma quando quel censimento uscì chi poteva dire che sarebbe servito a far nascere il Messia nella città di Davide? Non fu dunque un caso che Gesù nacque a Betleem, ma il destino. Come non fu un caso che Giuseppe prese il fanciullino e sua madre e scese in Egitto per dimorarvi fino alla morte di Erode, e questo perché ciò avvenne affinché si adempiesse quello che era stato detto da Dio tramite il profeta Osea. E non fu un caso neppure che Erode quando vide che i Magi non tornarono a lui a dirgli dove era il fanciullino Gesù mandò ad uccidere tutti i maschi che erano in Betleem e in tutto il suo territorio dall’età di due anni in giù, infatti quel tragico evento avvenne perché anch’esso era stato prestabilito da Dio. Fu destino quindi che avvenisse quella strage di piccoli bambini. E che dire poi del fatto che Giuseppe tornato in Israele, per ordine di Dio, andò ad abitare non in Giudea (dove inizialmente aveva pensato di andare) ma in Galilea e precisamente a Nazaret? Non fu anch’esso prestabilito da Dio? Certo, infatti avvenne così perché Gesù doveva essere chiamato Nazareno.

Non fu un caso neppure che Gesù lasciò Nazaret per andare a Capernaum perché anche questo era stato prestabilito da Dio e rivelato tramite il profeta Isaia. Il fatto poi che Satana mise in cuore a Giuda Iscariota, uno dei dodici, di tradire Gesù, fu anch’esso un evento prestabilito da Dio e che era stato preannunciato anch’esso sotto l’antico Patto. E proseguiamo col parlare dell’odio dei Giudei nei confronti di Gesù, perché anch’esso era stato prestabilito da Dio che accadesse. E così anche il fatto che egli morì crocifisso, anch’esso era stato prestabilito da Dio; Gesù non poteva morire lapidato come per esempio il profeta Zaccaria, ma doveva morire crocifisso. Tutto questo era stato predetto da Dio secoli prima. Ma che ne sapevano i soldati romani che nel crocifiggere Gesù avrebbero compiuto qualcosa preordinato da Dio? Niente. Come nemmeno i Giudei si resero conto che condannando a morte Gesù non avevano fatto altro che adempiere quello che Dio aveva prestabilito e preannunciato.

E poi che dire del soldato che quando vide Gesù già morto sulla croce gli forò il costato con una lancia, invece di fiaccargli le gambe come avevano chiesto di fare i Giudei? Non fu anche quell’evento prestabilito da Dio? Certo, perché Gesù non poteva avere nessun osso fiaccato, quindi Gesù sulla croce morì prima degli altri che erano stati crocifissi con lui per indurre quel soldato a non fiaccargli le gambe come agli altri. E poi c’è pure la spartizione delle vesti di Gesù e il tiraggio a sorte sulla sua tunica, che fecero i soldati presso la croce, che sono anch’essi eventi che erano stati prestabiliti e preannunciati da Dio. In verità possiamo dire che non avvenne nulla nella vita di Gesù che Dio non aveva prestabilito che avvenisse. Come potremmo attribuire al caso tutti quegli eventi sopra descritti? Sarebbe da stolti farlo! Come si fa a non credere nel destino nella vita di Gesù Cristo? Non era destino che egli morisse crocifisso? Non era destino che egli fosse odiato e condannato a morte? Come si possono spiegare queste cose se non attribuendo il loro accadimento alla potenza e alla sapienza di Dio? Non è forse quello che fecero gli antichi discepoli del Signore come per esempio quando dissero a Dio: “E invero in questa città, contro al tuo santo Servitore Gesù che tu hai unto, si son raunati Erode e Ponzio Pilato, insiem coi Gentili e con tutto il popolo d’Israele, per far tutte le cose che la tua mano e il tuo consiglio aveano innanzi determinato che avvenissero” (Atti 4:27-28)? E Pietro non disse forse ai Giudei: “Uomini israeliti, udite queste parole: Gesù il Nazareno, uomo che Dio ha accreditato fra voi mediante opere potenti e prodigî e segni che Dio fece per mezzo di lui fra voi, come voi stessi ben sapete, quest’uomo, allorché vi fu dato nelle mani, per il determinato consiglio e per la prescienza di Dio, voi, per man d’iniqui, inchiodandolo sulla croce, lo uccideste” (Atti 2:22-23)?

Naturalmente qualcuno dirà che nel caso di Gesù è scritto che tutte quelle cose avvennero per il determinato consiglio di Dio, ma chi ci dice a noi che anche nella nostra vita tutte le cose avvengono per il determinato consiglio di Dio? La Scrittura, infatti essa dice che ci sono molti disegni nel cuore dell’uomo ma il piano dell’Eterno è quello che sussiste (cfr. Prov. 19:21), che il cuore dell’uomo medita la sua via ma l’Eterno dirige i suoi passi (cfr. Prov. 16:9), e che non è in potere dell’uomo che cammina il dirigere i suoi passi (cfr. Ger. 10:23). Come si fa a dire dinnanzi a queste parole che le cose che ci accadono nella nostra vita sono frutto del caso e non sono state prestabilite? Ma non è forse vero che Gesù ha detto che persino i capelli del nostro capo sono tutti contati (cfr. Mat. 10:30)? Se i nostri capelli sono contati come si fa a pensare che le cose che ci succedono non sono state previste e prestabilite da Dio? E non è forse vero che Gesù ha detto che non cade a terra un solo passero senza il volere del Padre nostro (cfr. Mat. 10:29)? Se dunque un passero non cade a terra senza il volere di Dio, come si fa a credere che un aereo cade senza il volere di Dio, o che un treno deraglia senza il volere di Dio, e così via? Non si può, non si può. Eppure molti non la pensano così, per loro il susseguirsi degli eventi sia buoni che cattivi, è frutto solo della volontà degli uomini e in alcune circostanze del semplice caso, e non è qualcosa imposto da Dio mediante la sua sapienza e la sua potenza!! Ma che ci direbbe Giuseppe, figlio di Giacobbe, da Governatore d’Egitto, se fosse vivo e noi gli chiedessimo da suoi sudditi a che cosa o a chi attribuisce l’odio dei suoi fratelli verso di lui nella terra di Canaan, odio che li spinse a venderlo, e poi a chi attribuisce il comportamento ingiusto della moglie di Potifar nei suoi confronti, e i torti che fecero a Faraone sia il capo dei coppieri che il capo dei panettieri per i quali furono messi in prigione nella sua stessa prigione? Io dico che egli ci direbbe che tutto ciò che gli era avvenuto era stato prestabilito e voluto da Dio affinché lui potesse salvare Giacobbe e il suo parentado dalla morte. Ma si consideri per un solo momento che Giuseppe quando si diede a conoscere ai suoi fratelli disse loro: “Io son Giuseppe, vostro fratello, che voi vendeste perché fosse menato in Egitto. Ma ora non vi contristate, né vi dolga d’avermi venduto perch’io fossi menato qua; poiché Iddio m’ha mandato innanzi a voi per conservarvi in vita. Infatti, sono due anni che la carestia è nel paese; e ce ne saranno altri cinque, durante i quali non ci sarà né aratura né mèsse. Ma Dio mi ha mandato dinanzi a voi, perché sia conservato di voi un resto sulla terra, e per salvarvi la vita con una grande liberazione. Non siete dunque voi che m’avete mandato qua, ma è Dio; egli m’ha stabilito come padre di Faraone, signore di tutta la sua casa, e governatore di tutto il paese d’Egitto” (Gen. 45:4-8), e si vedrà come Giuseppe aveva il senso delle cose di Dio. Lui aveva capito che tutte quelle cose era stato Dio a farle accadere per una precisa ragione. Certo, questo lo capì a posteriori e non mentre gli accadevano tutte quelle sventure, ma lo capì. E così anche noi talvolta non riusciamo proprio a capire il perché di un determinato fatto che accade ma dobbiamo essere sicuri che Dio lo fa avvenire per una precisa ragione, non importa se questa ragione egli ce la farà conoscere o meno, la ragione c’è.

Alcuni esempi inventati dalla vita di tutti i giorni

Ti faccio alcuni esempi per farti capire tutto ciò.

Un giorno mentre sto correndo per una certa strada per arrivare puntuale ad un appuntamento di lavoro, una pattuglia della polizia mi ferma e mi arresta. Sono sospettato ed accusato di avere ucciso un uomo pochi minuti prima in quel quartiere. Una persona anziana che ha assistito al misfatto ha raccontato subito alla polizia che l’omicida assomigliava molto a me. Una volta che vengo arrestato, quella persona anziana conferma che io sono l’omicida, non ha dubbi. Non è una sventura che all’improvviso mi piomba addosso senza nessuna apparente ragione? Certo che sì. Vengo messo in prigione, vengo interrogato, nego qualsiasi addebito perché non ho commesso quel misfatto. Ma pare che tutto sia contro di me e finisco con l’essere processato e condannato all’ergastolo! Ma ecco che una volta in carcere ho l’opportunità di annunciare la Parola di Dio a molti e si convertono a centinaia: Dio mi apre una porta per la Parola in carcere che non avrei mai immaginato. Dunque è Dio che mi ha mandato in carcere. Dopo qualche anno vengo finalmente riconosciuto innocente perché il colpevole di quell’omicidio si costituisce alla polizia perché preso dal senso di colpa. Sono libero, ma intanto ho speso ingiustamente alcuni anni della mia vita in prigione.

Un uomo molto ricco mentre un giorno sta camminando in un parco perde cinquanta Euro che gli cadono di tasca. Evento funesto di cui purtroppo si accorge solo dopo molte ore. Un credente dopo circa tre ore si trova in quel medesimo posto per caso perché la strada da cui doveva passare era completamente sbarrata per una frana e allora decide di passare a piedi il parco che si trova a fianco della strada per fare il giro e arrivare al posto dove era diretto e scorge quella banconota, la raccoglie, aspetta qualche minuto per vedere se viene qualcuno in cerca proprio di quella banconota per restituirgliela, ma non arriva proprio nessuno. Allora ringrazia Dio, il giorno prima aveva pregato Dio affinché gli desse proprio cinquanta Euro perché ne aveva urgentemente bisogno. Dio aveva tolto al ricco per dare al povero bisognoso. E aveva fatto cadere la frana sulla strada da cui doveva passare.

Un giorno mentre un credente si trova in ufficio a compiere il suo consueto lavoro, lavora per una agenzia immobiliare, arriva il capo e gli dice che dal giorno dopo non potrà più lavorare per quell’agenzia a motivo di grosse difficoltà economiche dell’agenzia: licenziato. Il credente ha famiglia, moglie e due piccoli bambini. Quando lascia l’ufficio ha le lacrime agli occhi, non capisce perché gli accade tutto ciò. Il giorno dopo, alle dieci di mattina, l’intero palazzo in cui era situato l’ufficio in cui aveva lavorato sino al giorno prima, in seguito ad un attentato terroristico cade tutto quanto, tutti gli inquilini di quel palazzo compresi i suoi colleghi rimangono uccisi. Sentita la notizia, se da un lato si rammarica per la sorte dei suoi colleghi e degli inquilini del palazzo, dall’altro si sente in dovere di ringraziare Dio perché il giorno prima lo aveva fatto licenziare. Adesso egli è contento.

Alcuni credenti nel giorno da loro prestabilito si devono riunire alle 7 e mezzo di sera nel locale di culto (situato ai piedi di una montagna in un luogo piuttosto isolato dal paese) per provare la corale. Ma per le seguenti ragioni quella sera tutti arrivano con alcuni minuti di ritardo, il pastore e sua moglie arrivano in ritardo perché durante il tragitto da casa loro al locale la macchina subisce un guasto; un fratello aveva dovuto accompagnare alla stazione all’ultimo momento una donna anziana che gli aveva chiesto di accompagnarla; una sorella aveva dovuto pulire la sua piccola bambina che poco prima di partire da casa si era sporcata con della vernice mentre giocava; un’altra sorella aveva dovuto recarsi d’urgenza al pronto soccorso per farsi dare alcuni punti alla testa a motivo di un taglio fattosi mentre lavorava in cucina. Quando arrivano al locale di culto, lo trovano seppellito da una frana: un pezzo della montagna si era staccato e aveva investito la casa dove c’era il loro locale di culto, il disastro secondo dei testimoni che per caso si trovavano a passare per una strada lì vicino si era verificato proprio alle 7 e mezzo. Tutti gli inquilini che abitavano in quell’edificio sono morti: miracolosamente quei credenti sono vivi perché Dio aveva fatto accadere delle cose per impedire a tutti loro di essere alle 7 e mezzo nel locale di culto.

Un credente ferroviere abita con sua moglie e i suoi tre piccoli bambini in una casetta posta proprio lungo la ferrovia. E’ sabato, il giorno dopo alle 10 e mezzo di mattina c’è il culto in casa del pastore della Chiesa che abita nella stessa città. La sera di sabato gli arriva una telefonata, è il pastore che gli dice che la riunione domenicale è posticipata alle 4 del pomeriggio per dare modo a dei credenti provenienti dallo Zambia e che avevano deciso all’ultimo momento di passare dalla loro città e di visitarli prima di recarsi all’altra città dov’erano diretti, e che dovrebbero arrivare domenica a mezzogiorno, di partecipare anche loro al culto. Non era mai successo fino ad allora che il culto fosse posticipato al pomeriggio. Alle 4 del pomeriggio del giorno successivo, mentre tutti si trovano al culto, avviene un grave incidente ferroviario, un treno deraglia e si va a infrangere contro la casa di quel fratello distruggendola completamente. A quell’ora del pomeriggio solitamente lui riposava assieme alla sua famiglia. Al ritorno dal culto, egli non può che riconoscere che Dio li ha preservati da morte certa.

Un credente prega da anni a Dio di provvedergli una moglie. Una domenica (in cui per altro aveva deciso di andare a trovare dei fratelli in un’altra città ma all’ultimo momento gli si era rotta la macchina), nella sua comunità entra una sorella, e la prima volta che lui la vede. Quella sorella viene da un’altra città, e doveva recarsi nel locale di culto della Chiesa Evangelica sito in una piccola strada chiamata Via delle more, ma mentre parlava al telefono con la sorella di quella comunità che le stava dando l’indirizzo (sorella che aveva conosciuto per caso ad un convegno giovanile un anno prima) capisce Via dell’amore, e quindi si reca in Via dell’amore dove guarda caso c’è un altro locale di culto di una Chiesa Evangelica. Si siede, convinta di essere nel locale di culto frequentato da quella sorella, anche se durante il culto non riesce a scorgerla non si perde d’animo, rimane e attende la riunione. Durante la riunione il fratello sente una voce udibile che gli indica in quella sorella la moglie che Dio gli ha destinato: “Questa è tua moglie”. E i due si sposano. Meditando su quei fatti non possono non riconoscere che Dio aveva prestabilito tutti quei fatti e li aveva mandati ad effetto per unirli in matrimonio.

Una mattina esco di casa per andare a prendere il bus per una certa località situata in cima ad un monte. Il bus parte alle otto. Ma mi accade un imprevisto che mi impedisce di prendere quel bus, l’imprevisto è che mentre cammino scivolo su una sbuccia di banana di cui non mi ero accorto perché soprapensiero e cado rompendomi la gamba destra. Impossibile prendere il bus quella mattina, vengo aiutato e portato a casa da dei passanti. Nel pomeriggio mi arriva la notizia che quello stesso bus che io avrei dovuto prendere quella mattina mentre si trovava su un ponte molto alto cade a precipizio perché il ponte all’improvviso è caduto a motivo di un cedimento strutturale del ponte che era stato costruito male. Tutti i viaggiatori muoiono; io avrei dovuto essere tra i viaggiatori morti. Mi rammarico per la morte di quei viaggiatori, ma mi rallegro pure nel Signore riconoscendo che quello che mi è accaduto mi è accaduto per volere di Dio, perché lui ha voluto scamparmi dalla morte.

Come puoi vedere da te stesso, in tutti questi eventi la mano di Dio ha agito in maniera tale da fare accadere determinate cose per qualche ragione. Puoi parlare di caso? Puoi dire che non è stato Dio a fare accadere quelle cose indipendentemente dalla volontà dell’uomo? Certo, in tutti questi esempi da me fatti la ragione di un certo evento funesto o di un errore lo si capisce subito o comunque poco tempo dopo, ma ci sono tantissimi altri casi in cui ciò avviene solo dopo molto tempo o mai.

La nostra esistenza è composta da un enorme numero di eventi, che neppure noi riusciamo a tenere a mente tutti, tanto sono numerosi e vari. E tutti sono collegati fra di loro in una maniera o nell’altra perché fanno parte di quel piano di Dio verso la nostra vita da lui prestabilito e che si va realizzando pian piano. E’ come un puzzle che prende via via forma, man mano che si uniscono i suoi pezzi; è come un quadro che tocco dopo tocco prende l’aspetto che ha deciso di dargli il pittore. E così nella nostra vita la mano di Dio è all’opera per realizzare il disegno benevolo che Dio ha formato per noi. Sì, benevolo perché alla fin fine Lui ci farà sempre del bene anche se di esso fanno parte dei brutti eventi che però abbiamo la certezza che lui convertirà in bene come nella storia di Giuseppe il figlio di Giacobbe.

Le cose nella vita ci accadono per volere di Dio; quando alcune cose non ci accadono è perché non sono nella sua volontà verso noi perché Lui impedisce che accadono. Non ci preoccupiamo quindi anche quando ci succedono le cose più ingiuste e strane; perseveriamo nel timore di Dio, cercando sempre di non fare male alcuno al prossimo, vegliamo e preghiamo, e accettiamo dalla mano di Dio sia il bene che il male che Lui ci ha destinato.

Altri esempi biblici che confermano il destino

Ho citato prima l’esempio di Gesù e quello di Giuseppe per spiegare come Dio fa accadere gli eventi per mandare ad effetto i suoi disegni. Ma di esempi biblici se ne possono fare molti altri. Eccone alcuni tratti sempre dalla Sacra Scrittura, che hanno il solo scopo di fare capire questo concetto.

Isacco nacque da Abrahamo e Sara perché così Dio aveva preannunciato ad Abrahamo infatti è scritto: “E Dio disse ad Abrahamo: ‘Quanto a Sarai tua moglie, non la chiamar più Sarai; il suo nome sarà, invece Sara. E io la benedirò, ed anche ti darò di lei un figliuolo; io la benedirò, ed essa diverrà nazioni; re di popoli usciranno da lei’. Allora Abrahamo si prostrò con la faccia in terra e rise; e disse in cuor suo: ‘Nascerà egli un figliuolo a un uomo di cent’anni? e Sara, che ha novant’anni, partorirà ella?’ E Abrahamo disse a Dio: ‘Di grazia, viva Ismaele nel tuo cospetto!’ E Dio rispose: ‘No, ma Sara tua moglie ti partorirà un figliuolo, e tu gli porrai nome Isacco; e io fermerò il mio patto con lui, un patto perpetuo per la sua progenie dopo di lui. Quanto a Ismaele, io t’ho esaudito. Ecco, io l’ho benedetto, e farò che moltiplichi e s’accresca grandissimamente. Egli genererà dodici principi, e io farò di lui una grande nazione. Ma fermerò il mio patto con Isacco che Sara ti partorirà in questo tempo, l’anno venturo” (Gen. 17:15-21).

Isacco si sposò Rebecca perché questa era la donna destinatagli da Dio. Ecco come andarono le cose: “Or Abrahamo era vecchio e d’età avanzata; e l’Eterno avea benedetto Abrahamo in ogni cosa. E Abrahamo disse al più antico servo di casa sua, che aveva il governo di tutti i suoi beni: ‘Deh, metti la tua mano sotto la mia coscia; e io ti farò giurare per l’Eterno, l’Iddio dei cieli e l’Iddio della terra, che tu non prenderai per moglie al mio figliuolo alcuna delle figliuole de’ Cananei, fra i quali dimoro; ma andrai al mio paese e al mio parentado, e vi prenderai una moglie per il mio figliuolo, per Isacco’. Il servo gli rispose: ‘Forse quella donna non vorrà seguirmi in questo paese; dovrò io allora ricondurre il tuo figliuolo nel paese donde tu sei uscito?’ E Abrahamo gli disse: ‘Guardati dal ricondurre colà il mio figliuolo! L’Eterno, l’Iddio dei cieli, che mi trasse dalla casa di mio padre e dal mio paese natale e mi parlò e mi giurò dicendo: - Io darò alla tua progenie questo paese, - egli stesso manderà il suo angelo davanti a te, e tu prenderai di là una moglie per il mio figliuolo. E se la donna non vorrà seguirti, allora sarai sciolto da questo giuramento che ti faccio fare; soltanto, non ricondurre colà il mio figliuolo’. E il servo pose la mano sotto la coscia d’Abrahamo suo signore, e gli giurò di fare com’egli chiedeva. Poi il servo prese dieci cammelli fra i cammelli del suo signore, e si partì, avendo a sua disposizione tutti i beni del suo signore; e, messosi in viaggio, andò in Mesopotamia, alla città di Nahor. E, fatti riposare sulle ginocchia i cammelli fuori della città presso a un pozzo d’acqua, verso sera, all’ora in cui le donne escono ad attinger acqua, disse: ‘O Eterno, Dio del mio signore Abrahamo, deh, fammi fare quest’oggi un felice incontro, e usa benignità verso Abrahamo mio signore! Ecco, io sto qui presso a questa sorgente; e le figlie degli abitanti della città usciranno ad attinger acqua. Fa’ che la fanciulla alla quale dirò: - Deh, abbassa la tua brocca perch’io beva - e che mi risponderà - Bevi, e darò da bere anche ai tuoi cammelli, - sia quella che tu hai destinata al tuo servo Isacco. E da questo comprenderò che tu hai usato benignità verso il mio signore’. Non aveva ancora finito di parlare, quand’ecco uscire con la sua brocca sulla spalla, Rebecca, figliuola di Bethuel figlio di Milca, moglie di Nahor fratello d’Abrahamo. La fanciulla era molto bella d’aspetto, vergine, e uomo alcuno non l’avea conosciuta. Ella scese alla sorgente, empì la brocca, e risalì. E il servo le corse incontro, e le disse: ‘Deh, dammi a bere un po’ d’acqua della tua brocca’. Ed ella rispose: ‘Bevi, signor mio’; e s’affrettò a calarsi la brocca sulla mano, e gli diè da bere. E quand’ebbe finito di dargli da bere, disse: ‘Io ne attingerò anche per i tuoi cammelli finché abbian bevuto a sufficienza’. E presto vuotò la sua brocca nell’abbeveratoio, corse di nuovo al pozzo ad attingere acqua, e ne attinse per tutti i cammelli di lui. E quell’uomo la contemplava in silenzio, per sapere se l’Eterno avesse o no fatto prosperare il suo viaggio. E quando i cammelli ebbero finito di bere, l’uomo prese un anello d’oro del peso di mezzo siclo, e due braccialetti del peso di dieci sicli d’oro, per i polsi di lei, e disse: ‘Di chi sei figliuola? deh, dimmelo. V’è posto in casa di tuo padre per albergarci?’ Ed ella rispose: ‘Son figliuola di Bethuel figliuolo di Milca, ch’ella partorì a Nahor’. E aggiunse: ‘C’è da noi strame e foraggio assai, e anche posto da albergare’. E l’uomo s’inchinò, adorò l’Eterno, e disse: ‘Benedetto l’Eterno, l’Iddio d’Abrahamo mio signore, che non ha cessato d’esser benigno e fedele verso il mio signore! Quanto a me, l’Eterno mi ha messo sulla via della casa dei fratelli del mio signore’. E la fanciulla corse a raccontare queste cose a casa di sua madre. Or Rebecca aveva un fratello chiamato Labano. E Labano corse fuori da quell’uomo alla sorgente. Com’ebbe veduto l’anello e i braccialetti ai polsi di sua sorella ed ebbe udite le parole di Rebecca sua sorella che diceva: ‘Quell’uomo m’ha parlato così’, venne a quell’uomo, ed ecco ch’egli se ne stava presso ai cammelli, vicino alla sorgente. E disse: ‘Entra, benedetto dall’Eterno! perché stai fuori? Io ho preparato la casa e un luogo per i cammelli’. L’uomo entrò in casa, e Labano scaricò i cammelli, diede strame e foraggio ai cammelli, e portò acqua per lavare i piedi a lui e a quelli ch’eran con lui. Poi gli fu posto davanti da mangiare; ma egli disse: ‘Non mangerò finché non abbia fatto la mia ambasciata’. E l’altro disse: ‘Parla’. E quegli: ‘Io sono servo d’Abrahamo. L’Eterno ha benedetto abbondantemente il mio signore, ch’è divenuto grande; gli ha dato pecore e buoi, argento e oro, servi e serve, cammelli e asini. Or Sara, moglie del mio signore, ha partorito nella sua vecchiaia un figliuolo al mio padrone, che gli ha dato tutto quel che possiede. E il mio signore m’ha fatto giurare, dicendo: - Non prenderai come moglie per il mio figliuolo alcuna delle figlie de’ Cananei, nel paese de’ quali dimoro; ma andrai alla casa di mio padre e al mio parentado e vi prenderai una moglie per il mio figliuolo. - E io dissi al mio padrone: - Forse quella donna non mi vorrà seguire. - Ed egli rispose: - L’Eterno, nel cospetto del quale ho camminato, manderà il suo angelo teco e farà prosperare il tuo viaggio, e tu prenderai al mio figliuolo una moglie del mio parentado e della casa di mio padre. Sarai sciolto dal giuramento che ti fo fare, quando sarai andato dal mio parentado; e, se non vorranno dartela, allora sarai sciolto dal giuramento che mi fai. - Oggi sono arrivato alla sorgente, e ho detto: - O Eterno, Dio del mio signore Abrahamo, se pur ti piace far prosperare il viaggio che ho intrapreso, ecco, io mi fermo presso questa sorgente; fa’ che la fanciulla che uscirà ad attinger acqua, alla quale dirò: - Deh, dammi da bere un po’ d’acqua della tua brocca, - e che mi dirà: - Bevi pure, e ne attingerò anche per i tuoi cammelli, - sia la moglie che l’Eterno ha destinata al figliuolo del mio signore. E avanti che avessi finito di parlare in cuor mio, ecco uscir fuori Rebecca con la sua brocca sulla spalla, scendere alla sorgente e attinger l’acqua. Allora io le ho detto: - Deh, dammi da bere! - Ed ella s’è affrettata a calare la brocca dalla spalla, e m’ha risposto: - Bevi! e darò da bere anche ai tuoi cammelli. - Così ho bevuto io ed ella ha abbeverato anche i cammelli. Poi l’ho interrogata, e le ho detto: - Di chi sei figliuola? - Ed ella ha risposto: - Son figliuola di Bethuel figlio di Nahor, che Milca gli partorì. - Allora io le ho messo l’anello al naso e i braccialetti ai polsi. E mi sono inchinato, ho adorato l’Eterno e ho benedetto l’Eterno, l’Iddio d’Abrahamo mio signore, che m’ha condotto per la retta via a prendere per il figliuolo di lui la figliuola del fratello del mio signore. E ora, se volete usare benignità e fedeltà verso il mio signore, ditemelo; e se no, ditemelo lo stesso, e io mi volgerò a destra o a sinistra’. Allora Labano e Bethuel risposero e dissero: ‘La cosa procede dall’Eterno; noi non possiam dirti né male né bene. Ecco, Rebecca ti sta dinanzi, prendila, va’, e sia ella moglie del figliuolo del tuo signore, come l’Eterno ha detto’. E quando il servo d’Abrahamo ebbe udito le loro parole, si prostrò a terra dinanzi all’Eterno. Il servo trasse poi fuori oggetti d’argento e oggetti d’oro, e vesti, e li dette a Rebecca; e donò anche delle cose preziose al fratello e alla madre di lei. Poi mangiarono e bevvero, egli e gli uomini ch’eran con lui, e passaron quivi la notte. La mattina, quando si furono levati, il servo disse: ‘Lasciatemi tornare al mio signore’. E il fratello e la madre di Rebecca dissero: ‘Rimanga la fanciulla ancora alcuni giorni con noi, almeno una diecina; poi se ne andrà’. Ma egli rispose loro: ‘Non mi trattenete, giacché l’Eterno ha fatto prosperare il mio viaggio; lasciatemi partire, affinché io me ne torni al mio signore’. Allora dissero: ‘Chiamiamo la fanciulla e sentiamo lei stessa’. Chiamarono Rebecca, e le dissero: ‘Vuoi tu andare con quest’uomo?’ Ed ella rispose: ‘Sì, andrò’. Così lasciarono andare Rebecca loro sorella e la sua balia col servo d’Abrahamo e la sua gente. E benedissero Rebecca e le dissero: ‘Sorella nostra, possa tu esser madre di migliaia di miriadi, e possa la tua progenie possedere la porta de’ suoi nemici!’ E Rebecca si levò con le sue serve e montarono sui cammelli e seguirono quell’uomo. E il servo prese Rebecca e se ne andò. Or Isacco era tornato dal pozzo di Lachai-Roï, ed abitava nel paese del mezzodì. Isacco era uscito, sul far della sera, per meditare nella campagna; e, alzati gli occhi, guardò, ed ecco venir de’ cammelli. E Rebecca, alzati anch’ella gli occhi, vide Isacco, saltò giù dal cammello, e disse al servo: ‘Chi è quell’uomo che viene pel campo incontro a noi?’ Il servo rispose: ‘È il mio signore’. Ed ella, preso il suo velo, se ne coprì. E il servo raccontò a Isacco tutto quello che avea fatto. E Isacco menò Rebecca nella tenda di Sara sua madre, se la prese, ed ella divenne sua moglie, ed egli l’amò. Così Isacco fu consolato dopo la morte di sua madre” (Gen. 24:1-67).

Giacobbe fu servito da suo fratello Esaù perché così Dio aveva detto a Rebecca loro madre (prima che i due fratelli nascessero) che sarebbe avvenuto, infatti è scritto: “Isacco pregò istantemente l’Eterno per sua moglie, perch’ella era sterile. L’Eterno l’esaudì, e Rebecca, sua moglie, concepì. E i bambini si urtavano nel suo seno; ed ella disse: ‘Se così è, perché vivo?’ E andò a consultare l’Eterno. E l’Eterno le disse: ‘Due nazioni sono nel tuo seno, e due popoli separati usciranno dalle tue viscere. Uno dei due popoli sarà più forte dell’altro, e il maggiore servirà il minore” (Gen. 25:21-23).

Il popolo d’Israele rimase schiavo in Egitto per 400 anni perché così Dio aveva prestabilito e preannunciato ad Abrahamo: “E l’Eterno disse ad Abramo: ‘Sappi per certo che i tuoi discendenti dimoreranno come stranieri in un paese che non sarà loro, e vi saranno schiavi, e saranno oppressi per quattrocento anni; ma io giudicherò la gente di cui saranno stati servi; e, dopo questo, se ne partiranno con grandi ricchezze. E tu te n’andrai in pace ai tuoi padri, e sarai sepolto dopo una prospera vecchiezza. E alla quarta generazione essi torneranno qua; perché l’iniquità degli Amorei non è giunta finora al colmo” (Gen. 15:13-16).

Faraone, re d’Egitto, non lasciò partire subito Israele quando Mosè e Aaronne si presentarono al suo cospetto perché Dio gli indurò il cuore, induramento che aveva preannunciato a Mosè in questi termini: “L’Eterno disse a Mosè: ‘Vedi, io ti ho stabilito come Dio per Faraone, e Aaronne tuo fratello sarà il tuo profeta. Tu dirai tutto quello che t’ordinerò, e Aaronne tuo fratello parlerà a Faraone, perché lasci partire i figliuoli d’Israele dal suo paese. E io indurerò il cuore di Faraone, e moltiplicherò i miei segni e i miei prodigi nel paese d’Egitto. E Faraone non vi darà ascolto; e io metterò la mia mano sull’Egitto, e farò uscire dal paese d’Egitto le mie schiere, il mio popolo, i figliuoli d’Israele, mediante grandi giudizi. E gli Egiziani conosceranno che io sono l’Eterno, quando avrò steso la mia mano sull’Egitto e avrò tratto di mezzo a loro i figliuoli d’Israele” (Es. 7:1-5).

Sansone nacque da Manoah e sua moglie, e fu un Nazireo fin dal seno di sua madre, perché così Dio aveva prestabilito e preannunciato alla moglie di Manoah prima e poi confermò ai due: “E i figliuoli d’Israele continuarono a fare quel ch’era male agli occhi dell’Eterno, e l’Eterno li diede nelle mani de’ Filistei per quarant’anni. Or v’era un uomo di Tsorea, della famiglia dei Daniti, per nome Manoah; sua moglie era sterile e non avea figliuoli. E l’angelo dell’Eterno apparve a questa donna, e le disse: ‘Ecco, tu sei sterile e non hai figliuoli; ma concepirai e partorirai un figliuolo. Or dunque, guardati bene dal bere vino o bevanda alcoolica, e dal mangiare alcun che d’impuro. Poiché ecco, tu concepirai e partorirai un figliuolo, sulla testa del quale non passerà rasoio, giacché il fanciullo sarà un Nazireo, consacrato a Dio dal seno di sua madre, e sarà lui che comincerà a liberare Israele dalle mani de’ Filistei’. E la donna andò a dire a suo marito: ‘Un uomo di Dio è venuto da me; avea il sembiante d’un angelo di Dio: un sembiante terribile fuor di modo. Io non gli ho domandato donde fosse, ed egli non m’ha detto il suo nome; ma mi ha detto: Ecco, tu concepirai e partorirai un figliuolo; or dunque non bere vino né bevanda alcoolica, e non mangiare alcun che d’impuro, giacché il fanciullo sarà un Nazireo, consacrato a Dio dal seno di sua madre e fino al giorno della sua morte’. Allora Manoah supplicò l’Eterno, e disse: ‘O Signore, ti prego che l’uomo di Dio mandato da te torni di nuovo a noi e c’insegni quello che dobbiam fare per il bambino che nascerà’. E Dio esaudì la preghiera di Manoah; e l’angelo di Dio tornò ancora dalla donna, che stava sedendo nel campo; ma Manoah, suo marito, non era con lei. La donna corse in fretta a informar suo marito del fatto, e gli disse: ‘Ecco, quell’uomo che venne da me l’altro giorno, m’è apparito’. Manoah s’alzò, andò dietro a sua moglie, e, giunto a quell’uomo, gli disse: ‘Sei tu che parlasti a questa donna?’ E quegli rispose: ‘Son io’. E Manoah: ‘Quando la tua parola si sarà verificata, qual norma s’avrà da seguire per il bambino? e che si dovrà fare per lui?’ L’angelo dell’Eterno rispose a Manoah: ‘Si astenga la donna da tutto quello che le ho detto. Non mangi di alcun prodotto della vigna, né beva vino o bevanda alcoolica, e non mangi alcun che d’impuro; osservi tutto quello che le ho comandato” (Giud. 13:1-14).

I figli di Eli, Hofni e Fineas, morirono nello stesso giorno a motivo delle loro inique opere, fu Dio che li volle far morire e per questo impedì che essi dessero ascolto alla riprensione di loro padre. “Or i figliuoli di Eli erano uomini scellerati; non conoscevano l’Eterno. Ed ecco qual era il modo d’agire di questi sacerdoti riguardo al popolo: quando qualcuno offriva un sacrifizio, il servo del sacerdote veniva, nel momento in cui si faceva cuocere la carne, avendo in mano una forchetta a tre punte; la piantava nella caldaia o nel paiuolo o nella pentola o nella marmitta; e tutto quello che la forchetta tirava su, il sacerdote lo pigliava per sé. Così facevano a tutti gl’Israeliti, che andavano là, a Sciloh. E anche prima che si fosse fatto fumare il grasso, il servo del sacerdote veniva, e diceva all’uomo che faceva il sacrifizio: ‘Dammi della carne da fare arrostire, per il sacerdote; giacché egli non accetterà da te carne cotta, ma cruda’. E se quell’uomo gli diceva: ‘Si faccia, prima di tutto, fumare il grasso; poi prenderai quel che vorrai’, egli rispondeva: ‘No, me la devi dare ora; altrimenti la prenderò per forza!’ Il peccato dunque di que’ giovani era grande oltremodo agli occhi dell’Eterno, perché la gente sprezzava le offerte fatte all’Eterno. Ma Samuele faceva il servizio nel cospetto dell’Eterno; era giovinetto, e cinto d’un efod di lino. Sua madre gli faceva ogni anno una piccola tonaca, e gliela portava quando saliva con suo marito ad offrire il sacrifizio annuale. Eli benedisse Elkana e sua moglie, dicendo: ‘L’Eterno ti dia prole da questa donna, in luogo del dono ch’ella ha fatto all’Eterno!’ E se ne tornarono a casa loro. E l’Eterno visitò Anna, la quale concepì e partorì tre figliuoli e due figliuole. E il giovinetto Samuele cresceva presso l’Eterno. Or Eli era molto vecchio e udì tutto quello che i suoi figliuoli facevano a tutto Israele, e come si giacevano con le donne che eran di servizio all’ingresso della tenda di convegno. E disse loro: ‘Perché fate tali cose? poiché odo tutto il popolo parlare delle vostre malvage azioni. Non fate così, figliuoli miei, poiché quel che odo di voi non è buono; voi inducete a trasgressione il popolo di Dio. Se un uomo pecca contro un altr’uomo, Iddio lo giudica; ma, se pecca contro l’Eterno, chi intercederà per lui?’ Quelli però non diedero ascolto alla voce del padre loro, perché l’Eterno li volea far morire. Intanto, il giovinetto Samuele continuava a crescere, ed era gradito così all’Eterno come agli uomini. Or un uomo di Dio venne da Eli e gli disse: ‘Così parla l’Eterno: Non mi sono io forse rivelato alla casa di tuo padre, quand’essi erano in Egitto al servizio di Faraone? Non lo scelsi io forse, fra tutte le tribù d’Israele, perché fosse mio sacerdote, salisse al mio altare, bruciasse il profumo e portasse l’efod in mia presenza? E non diedi io forse alla casa di tuo padre tutti i sacrifizi dei figliuoli d’Israele, fatti mediante il fuoco? E allora perché calpestate i miei sacrifizi e le mie oblazioni che ho comandato mi siano offerti nella mia dimora? E come mai onori i tuoi figliuoli più di me, e v’ingrassate col meglio di tutte le oblazioni d’Israele, mio popolo? Perciò, così dice l’Eterno, l’Iddio d’Israele: Io avevo dichiarato che la tua casa e la casa di tuo padre sarebbero al mio servizio, in perpetuo; ma ora l’Eterno dice: Lungi da me tal cosa! Poiché io onoro quelli che m’onorano, e quelli che mi sprezzano saranno avviliti. Ecco, i giorni vengono, quand’io troncherò il tuo braccio e il braccio della casa di tuo padre, in guisa che non vi sarà in casa tua alcun vecchio. E vedrai lo squallore nella mia dimora, mentre Israele sarà ricolmo di beni, e non vi sarà più mai alcun vecchio nella tua casa. E quello de’ tuoi che lascerò sussistere presso il mio altare, rimarrà per consumarti gli occhi e illanguidirti il cuore; e tutti i nati e cresciuti in casa tua morranno nel fior degli anni. E ti servirà di segno quello che accadrà ai tuoi figliuoli, Hofni e Fineas: ambedue morranno in uno stesso giorno. Io mi susciterò un sacerdote fedele, che agirà secondo il mio cuore e secondo l’anima mia; io gli edificherò una casa stabile, ed egli sarà al servizio del mio unto per sempre. E chiunque rimarrà della tua casa verrà a prostrarsi davanti a lui per avere una moneta d’argento e un tozzo di pane, e dirà: - Ammettimi, ti prego, a fare alcuno de’ servigi del sacerdozio perch’io abbia un boccon di pane da mangiare” (1 Sam. 12:12-36).

Saul diventò re d’Israele per volere di Dio. Quando era un giovane Dio lo mandò da Samuele per essere unto re d’Israele. Dio aveva preannunciato a Samuele il giorno prima che il giorno dopo, ad una certa ora, gli avrebbe mandato un uomo proveniente dalla tribù di Beniamino che lui avrebbe dovuto ungere come re d’Israele. Saul non sapeva nulla di tutto ciò, ma andò da Samuele perché le asine di suo padre si erano smarrite e suo padre lo aveva mandato con un suo servo a cercarle, e dopo averle cercate invano e mentre erano sul punto di tornare a casa, il servo suggerì a Saul di recarsi da un profeta, appunto Samuele, che certamente gli avrebbe indicato la via da seguire. Saul accettò e i due si recarono da Samuele che quando vide venirgli incontro Saul ricevette da Dio la conferma che quello era l’uomo di cui gli aveva parlato. “Or v’era un uomo di Beniamino, per nome Kis, figliuolo d’Abiel, figliuolo di Tseror, figliuolo di Becorath, figliuolo d’Afiac, figliuolo d’un Beniaminita. Era un uomo forte e valoroso; aveva un figliuolo per nome Saul, giovine e bello; non ve n’era tra i figliuoli d’Israele uno più bello di lui: era più alto di tutta la gente dalle spalle in su. Or le asine di Kis, padre di Saul, s’erano smarrite; e Kis disse a Saul, suo figliuolo: ‘Prendi teco uno dei servi, lèvati e va’ in cerca delle asine’. Egli passò per la contrada montuosa di Efraim e attraversò il paese di Shalisha, senza trovarle; poi passarono per il paese di Shaalim, ma non vi erano; attraversarono il paese dei Beniaminiti, ma non le trovarono. Quando furon giunti nel paese di Tsuf, Saul disse al servo che era con lui: ‘Vieni, torniamocene, ché altrimenti mio padre cesserebbe dal pensare alle asine e sarebbe in pena per noi’. Il servo gli disse: ‘Ecco, v’è in questa città un uomo di Dio, ch’è tenuto in grande onore; tutto quello ch’egli dice, succede sicuramente; andiamoci; forse egli c’indicherà la via che dobbiamo seguire’. E Saul disse al suo servo: ‘Ma, ecco, se v’andiamo, che porteremo noi all’uomo di Dio? Poiché non ci son più provvisioni nei nostri sacchi, e non abbiamo alcun presente da offrire all’uomo di Dio. Che abbiamo con noi?’ Il servo replicò a Saul, dicendo: ‘Ecco, io mi trovo in possesso del quarto d’un siclo d’argento; lo darò all’uomo di Dio, ed egli c’indicherà la via’. (Anticamente, in Israele, quand’uno andava a consultare Iddio, diceva: ‘Venite, andiamo dal Veggente!’ poiché colui che oggi si chiama Profeta, anticamente si chiamava Veggente). E Saul disse al suo servo: ‘Dici bene; vieni, andiamo’. E andarono alla città dove stava l’uomo di Dio. Mentre facevano la salita che mena alla città, trovarono delle fanciulle che uscivano ad attingere acqua, e chiesero loro: ‘È qui il veggente?’ Quelle risposer loro, dicendo: ‘Sì, c’è; è là dove sei diretto; ma va’ presto, giacché è venuto oggi in città, perché oggi il popolo fa un sacrifizio sull’alto luogo. Quando sarete entrati in città, lo troverete di certo, prima ch’egli salga all’alto luogo a mangiare. Il popolo non mangerà prima ch’egli sia giunto, perché è lui che deve benedire il sacrifizio; dopo di che, i convitati mangeranno. Or dunque salite, perché proprio ora lo troverete’. Ed essi salirono alla città; e, come vi furono entrati, ecco Samuele che usciva loro incontro per salire all’alto luogo. Or un giorno prima dell’arrivo di Saul, l’Eterno aveva avvertito Samuele, dicendo: ‘Domani, a quest’ora, ti manderò un uomo del paese di Beniamino, e tu l’ungerai come capo del mio popolo d’Israele. Egli salverà il mio popolo dalle mani dei Filistei; poiché io ho rivolto lo sguardo verso il mio popolo, perché il suo grido è giunto fino a me’. E quando Samuele vide Saul, l’Eterno gli disse: ‘Ecco l’uomo di cui t’ho parlato; egli è colui che signoreggerà sul mio popolo’. Saul s’avvicinò a Samuele entro la porta della città, e gli disse: ‘Indicami, ti prego, dove sia la casa del veggente’. E Samuele rispose a Saul: ‘Sono io il veggente. Sali davanti a me all’alto luogo, e mangerete oggi con me; poi domattina ti lascerò partire, e ti dirò tutto quello che hai nel cuore. E quanto alle asine smarrite tre giorni fa, non dartene pensiero, perché son trovate. E per chi è tutto quello che v’è di desiderabile in Israele? Non è esso per te e per tutta la casa di tuo padre?’ Saul, rispondendo, disse: ‘Non son io un Beniaminita? di una delle più piccole tribù d’Israele? La mia famiglia non è essa la più piccola fra tutte le famiglie della tribù di Beniamino? Perché dunque mi parli a questo modo?’ Samuele prese Saul e il suo servo, li introdusse nella sala e li fe’ sedere in capo di tavola fra i convitati, ch’eran circa trenta persone. E Samuele disse al cuoco: ‘Porta qua la porzione che t’ho data, e della quale t’ho detto: Tienla in serbo presso di te’. Il cuoco allora prese la coscia e ciò che v’aderiva, e la mise davanti a Saul. E Samuele disse: ‘Ecco ciò ch’è stato tenuto in serbo; mettitelo dinanzi e mangia, poiché è stato serbato apposta per te quand’ho invitato il popolo’. Così Saul, quel giorno, mangiò con Samuele. Poi scesero dall’alto luogo in città, e Samuele s’intrattenne con Saul sul terrazzo. L’indomani si alzarono presto; allo spuntar dell’alba, Samuele chiamò Saul sul terrazzo, e gli disse: ‘Vieni, ch’io ti lasci partire’. Saul s’alzò, e uscirono fuori ambedue, egli e Samuele. Quando furon discesi all’estremità della città, Samuele disse a Saul: ‘Di’ al servo che passi, e vada innanzi a noi (e il servo passò); ma tu adesso fermati, ed io ti farò udire la parola di Dio’. Allora Samuele prese un vasetto d’olio, lo versò sul capo di lui, baciò Saul e disse: ‘L’Eterno non t’ha egli unto perché tu sia il capo della sua eredità?” (1 Sam. 9:1-27; 10:1).

Davide diventò re d’Israele perché così Dio aveva preannunciato a Samuele: “L’Eterno disse a Samuele: ‘Fino a quando farai tu cordoglio per Saul, mentre io l’ho rigettato perché non regni più sopra Israele? Empi d’olio il tuo corno, e va’; io ti manderò da Isai di Bethlehem, perché mi son provveduto di un re tra i suoi figliuoli’. E Samuele rispose: ‘Come andrò io? Saul lo verrà a sapere, e mi ucciderà’. L’Eterno disse: ‘Prenderai teco una giovenca, e dirai: - Son venuto ad offrire un sacrifizio all’Eterno. -Inviterai Isai al sacrifizio; io ti farò sapere quello che dovrai fare, e mi ungerai colui che ti dirò’. Samuele dunque fece quello che l’Eterno gli avea detto; si recò a Bethlehem, e gli anziani della città gli si fecero incontro tutti turbati, e gli dissero: ‘Porti tu pace?’ Ed egli rispose: ‘Porto pace; vengo ad offrire un sacrifizio all’Eterno; purificatevi, e venite meco al sacrifizio’. Fece anche purificare Isai e i suoi figliuoli, e li invitò al sacrifizio. Mentre entravano, egli scòrse Eliab, e disse: ‘Certo, ecco l’unto dell’Eterno davanti a lui’. Ma l’Eterno disse a Samuele: ‘Non badare al suo aspetto né all’altezza della sua statura, perché io l’ho scartato; giacché l’Eterno non guarda a quello a cui guarda l’uomo: l’uomo riguarda all’apparenza, ma l’Eterno riguarda al cuore’. Allora Isai chiamò Abinadab, e lo fece passare davanti a Samuele; ma Samuele disse: ‘L’Eterno non s’è scelto neppur questo’. Isai fece passare Shamma, ma Samuele disse: ‘L’Eterno non s’è scelto neppur questo’. Isai fece passar così sette de’ suoi figliuoli davanti a Samuele; ma Samuele disse ad Isai: ‘L’Eterno non s’è scelto questi’. Poi Samuele disse ad Isai: ‘Sono questi tutti i tuoi figli?’. Isai rispose: ‘Resta ancora il più giovane, ma è a pascere le pecore’. E Samuele disse ad Isai: ‘Mandalo a cercare, perché non ci metteremo a tavola prima che sia arrivato qua’. Isai dunque lo mandò a cercare, e lo fece venire. Or egli era biondo, avea de’ begli occhi e un bell’aspetto. E l’Eterno disse a Samuele: ‘Lèvati, ungilo, perch’egli è desso’. Allora Samuele prese il corno dell’olio, e l’unse in mezzo ai suoi fratelli; e, da quel giorno in poi, lo spirito dell’Eterno investì Davide. E Samuele si levò e se ne andò a Rama” (1 Sam. 16:1-13).

Salomone succedette al trono a suo padre Davide, e fu lui a costruire la casa a Dio, perché così Dio aveva decretato e preannunciato a Davide: “Or Davide convocò a Gerusalemme tutti i capi d’Israele, i capi delle tribù, i capi delle divisioni al servizio del re, i capi di migliaia, i capi di centinaia, gli amministratori di tutti i beni e del bestiame appartenente al re ed ai suoi figliuoli, insieme con gli ufficiali di corte, cogli uomini prodi e tutti i valorosi. Poi Davide, alzatosi e stando in piedi, disse: ‘Ascoltatemi, fratelli miei e popolo mio! Io avevo in cuore di edificare una casa di riposo per l’arca del patto dell’Eterno e per lo sgabello de’ piedi del nostro Dio, e avevo fatto dei preparativi per la fabbrica. Ma Dio mi disse: - Tu non edificherai una casa al mio nome, perché sei uomo di guerra e hai sparso del sangue. - L’Eterno, l’Iddio d’Israele, ha scelto me, in tutta la casa di mio padre, perché io fossi re d’Israele in perpetuo; poich’egli ha scelto Giuda, come principe; e, nella casa di Giuda, la casa di mio padre; e tra i figliuoli di mio padre gli è piaciuto di far me re di tutto Israele; e fra tutti i miei figliuoli - giacché l’Eterno mi ha dati molti figliuoli - egli ha scelto il figliuol mio Salomone, perché segga sul trono dell’Eterno, che regna sopra Israele. Egli m’ha detto: - Salomone, tuo figliuolo, sarà quegli che edificherà la mia casa e i miei cortili; poiché io l’ho scelto per mio figliuolo, ed io gli sarò padre. E stabilirò saldamente il suo regno in perpetuo, s’egli sarà perseverante nella pratica de’ miei comandamenti e de’ miei precetti, com’è oggi” (1 Cron. 28:1-7).

Il regno di Roboamo, figlio di Salomone, fu diviso in due per volere di Dio perché questa fu la punizione che Dio inflisse a Salomone per essersi sviato da Lui, e così dieci tribù furono date a Geroboamo e le altre due rimasero a Roboamo. Dio aveva preannunciato tutto ciò a Geroboamo tramite il profeta Ahija di Scilo: “In quel tempo avvenne che Geroboamo, essendo uscito di Gerusalemme, s’imbatté per istrada nel profeta Ahija di Scilo, che portava un mantello nuovo; ed erano loro due soli nella campagna. Ahija prese il mantello nuovo che aveva addosso, lo stracciò in dodici pezzi, e disse a Geroboamo: ‘Prendine per te dieci pezzi, perché l’Eterno, l’Iddio d’Israele, dice così: - Ecco, io strappo questo regno dalle mani di Salomone, e te ne darò dieci tribù, ma gli resterà una tribù per amor di Davide mio servo, e per amor di Gerusalemme, della città che ho scelta fra tutte le tribù d’Israele. E ciò, perché i figliuoli d’Israele m’hanno abbandonato, si sono prostrati davanti ad Astarte, divinità dei Sidonî, davanti a Kemosh, dio di Moab e davanti a Milcom, dio dei figliuoli d’Ammon, e non han camminato nelle mie vie per fare ciò ch’è giusto agli occhi miei e per osservare le mie leggi e i miei precetti, come fece Davide, padre di Salomone. Nondimeno non torrò dalle mani di lui tutto il regno, ma lo manterrò principe tutto il tempo della sua vita, per amor di Davide, mio servo, che io scelsi, e che osservò i miei comandamenti e le mie leggi; ma torrò il regno dalle mani del suo figliuolo, e te ne darò dieci tribù; e al suo figliuolo lascerò una tribù, affinché Davide, mio servo, abbia sempre una lampada davanti a me in Gerusalemme, nella città che ho scelta per mettervi il mio nome. Io prenderò dunque te, e tu regnerai su tutto quello che l’anima tua desidererà, e sarai re sopra Israele. E se tu ubbidisci a tutto quello che ti comanderò, e cammini nelle mie vie, e fai ciò ch’è giusto agli occhi miei, osservando le mie leggi e i miei comandamenti, come fece Davide mio servo, io sarò con te, ti edificherò una casa stabile, come ne edificai una a Davide, e ti darò Israele; e umilierò così la progenie di Davide, ma non per sempre” (1 Re 11:29-39). Il fatto dunque che Roboamo quando diventò re, non volle dare retta al popolo perché dette retta al consiglio dei giovani anziché a quello degli anziani, cosa questa che provocò l’ira del popolo d’Israele che elesse re sopra di esso Geroboamo e si divise da Giuda, fu una cosa diretta da Dio. “Roboamo andò a Sichem, perché tutto Israele era venuto a Sichem per farlo re. Quando Geroboamo, figliuolo di Nebat, ebbe di ciò notizia, si trovava ancora in Egitto, dov’era fuggito per scampare dal re Salomone; stava in Egitto, e quivi lo mandarono a chiamare. Allora Geroboamo e tutta la raunanza d’Israele vennero a parlare a Roboamo, e gli dissero: ‘Tuo padre ha reso duro il nostro giogo; ora rendi tu più lieve la dura servitù e il giogo pesante che tuo padre ci ha imposti, e noi ti serviremo’. Ed egli rispose loro: ‘Andatevene, e tornate da me fra tre giorni’. E il popolo se ne andò. Il re Roboamo si consigliò coi vecchi ch’erano stati al servizio del re Salomone suo padre mentre era vivo, e disse: ‘Che mi consigliate voi di rispondere a questo popolo?’ E quelli gli parlarono così: ‘Se oggi tu ti fai servo di questo popolo, se tu gli cedi, se gli rispondi e gli parli con bontà, ti sarà servo per sempre’. Ma Roboamo abbandonò il consiglio datogli dai vecchi, e si consigliò coi giovani ch’eran cresciuti con lui ed erano al suo servizio, e disse loro: ‘Come consigliate voi che rispondiamo a questo popolo che m’ha parlato dicendo: - Allevia il giogo che tuo padre ci ha imposto?’ E i giovani ch’erano cresciuti con lui, gli parlarono così: ‘Ecco quel che dirai a questo popolo che s’è rivolto a te dicendo: - Tuo padre ha reso pesante il nostro giogo, e tu ce lo allevia! - Gli risponderai così: - Il mio dito mignolo è più grosso del corpo di mio padre; ora, mio padre vi ha caricati d’un giogo pesante, ma io lo renderò più pesante ancora; mio padre vi ha castigati con la frusta, e io vi castigherò coi flagelli a punte’. Tre giorni dopo, Geroboamo e tutto il popolo vennero da Roboamo, come aveva ordinato il re dicendo: ‘Tornate da me fra tre giorni’. E il re rispose aspramente, abbandonando il consiglio che i vecchi gli aveano dato; e parlò al popolo secondo il consiglio dei giovani, dicendo: ‘Mio padre ha reso pesante il vostro giogo, ma io lo renderò più pesante ancora; mio padre vi ha castigati con la frusta, e io vi castigherò coi flagelli a punte’. Così il re non diede ascolto al popolo; perché questa cosa era diretta dall’Eterno, affinché si adempisse la parola da lui detta per mezzo di Ahija di Scilo a Geroboamo, figliuolo di Nebat. E quando tutto il popolo d’Israele vide che il re non gli dava ascolto, rispose al re, dicendo: ‘Che abbiam noi da fare con Davide? Noi non abbiam nulla di comune col figliuolo d’Isai! Alle tue tende, o Israele! Provvedi ora tu alla tua casa, o Davide!’ E Israele se ne andò alle sue tende. Ma sui figliuoli d’Israele che abitavano nelle città di Giuda, regnò Roboamo. E il re Roboamo mandò loro Adoram, preposto alle comandate; ma tutto Israele lo lapidò, ed egli morì. E il re Roboamo salì in fretta sopra un carro per fuggire a Gerusalemme. Così Israele si ribellò alla casa di Davide, ed è rimasto ribelle fino al dì d’oggi. E quando tutto Israele ebbe udito che Geroboamo era tornato, lo mandò a chiamare perché venisse nella raunanza, e lo fece re su tutto Israele. Nessuno seguitò la casa di Davide, tranne la sola tribù di Giuda. E Roboamo, giunto che fu a Gerusalemme, radunò tutta la casa di Giuda e la tribù di Beniamino, centottantamila uomini, guerrieri scelti, per combattere contro la casa d’Israele e restituire il regno a Roboamo, figliuolo di Salomone. Ma la parola di Dio fu così rivolta a Scemaia, uomo di Dio: ‘Parla a Roboamo, figliuolo di Salomone, re di Giuda, a tutta la casa di Giuda e di Beniamino e al resto del popolo, e di’ loro: - Così parla l’Eterno: Non salite a combattere contro i vostri fratelli, i figliuoli d’Israele! Ognuno se ne torni a casa sua; perché questo è avvenuto per voler mio’. Quelli ubbidirono alla parola dell’Eterno, e se ne tornaron via secondo la parola dell’Eterno” (1 Re 12:1-24).

Izebel, la moglie di Achab, quando morì fu divorata dai cani perché Dio aveva predetto e decretato ciò: “Anche riguardo a Izebel l’Eterno parla e dice: I cani divoreranno Izebel sotto le mura d’Izreel …. Poi Jehu giunse ad Izreel. Izebel, che lo seppe, si diede il belletto agli occhi, si acconciò il capo, e si mise alla finestra a guardare. E come Jehu entrava per la porta di città, ella gli disse: ‘Rechi pace, novello Zimri, uccisore del tuo signore?’ Jehu alzò gli occhi verso la finestra, e disse: ‘Chi è per me? chi?’ E due o tre eunuchi, affacciatisi, volsero lo sguardo verso di lui. Egli disse: ‘Buttatela giù!’ Quelli la buttarono; e il suo sangue schizzò contro il muro e contro i cavalli. Jehu le passò sopra, calpestandola; poi entrò, mangiò e bevve, quindi disse: ‘Andate a vedere di quella maledetta donna e sotterratela, giacché è figliuola di re’. Andaron dunque per sotterrarla, ma non trovarono di lei altro che il cranio, i piedi e le palme delle mani. E tornarono a riferir la cosa a Jehu, il quale disse: ‘Questa è la parola dell’Eterno pronunziata per mezzo del suo servo Elia il Tishbita, quando disse: ‘I cani divoreranno la carne di Izebel nel campo d’Izreel; e il cadavere di Izebel sarà, nel campo d’Izreel, come letame sulla superficie del suolo, in guisa che non si potrà dire: - Questa è Izebel” (1 Re 21:23; 9:30-37).

Achab, re d’Israele, morì in battaglia perché così Dio aveva predetto a Achab tramite il profeta Micaiah: “E Micaiah disse: ‘Se tu ritorni sano e salvo, non sarà l’Eterno quegli che avrà parlato per bocca mia’. E aggiunse: ‘Udite questo, o voi, popoli tutti!’ (1 Re 22:28). La sua morte fu causata da un freccia scoccata a caso da qualcuno (cfr. 1 Re 22:34). Ovviamente fu Dio a farlo colpire mortalmente da quella freccia.

Geremia diventò profeta perché a questo ufficio era stato destinato da Dio ancora prima che egli nascesse: “La parola dell’Eterno mi fu rivolta, dicendo: ‘Prima ch’io ti avessi formato nel seno di tua madre, io t’ho conosciuto; e prima che tu uscissi dal suo seno, io t’ho consacrato e t’ho costituito profeta delle nazioni” (Ger. 1:4-5).

Gli Israeliti tornarono da Babilonia in Israele dopo 70 anni di cattività perché così aveva prestabilito Dio dover avvenire, e per fare accadere questo ritorno Dio destò lo spirito del re Ciro. La predizione: “E tutto questo paese sarà ridotto in una solitudine e in una desolazione, e queste nazioni serviranno il re di Babilonia per settant’anni. Ma quando saran compiuti i settant’anni, io punirò il re di Babilonia e quella nazione, dice l’Eterno, a motivo della loro iniquità, e punirò il paese de’ Caldei, e lo ridurrò in una desolazione perpetua. E farò venire su quel paese tutte le cose che ho annunziate contro di lui, tutto ciò ch’è scritto in questo libro, ciò che Geremia ha profetizzato contro tutte le nazioni. Infatti, nazioni numerose e re potenti ridurranno in servitù i Caldei stessi; io li retribuirò secondo le loro azioni, secondo l’opera delle loro mani” (Ger. 25:11-14). L’adempimento: “Nel primo anno di Ciro, re di Persia, affinché s’adempisse la parola dell’Eterno pronunziata per bocca di Geremia, l’Eterno destò lo spirito di Ciro, re di Persia, il quale, a voce e per iscritto, fece pubblicare per tutto il suo regno quest’editto: ‘Così dice Ciro, re di Persia: L’Eterno, l’Iddio de’ cieli, m’ha dato tutti i regni della terra, ed egli m’ha comandato di edificargli una casa a Gerusalemme, ch’è in Giuda. Chiunque tra voi è del suo popolo, sia il suo Dio con lui, e salga a Gerusalemme, ch’è in Giuda, ed edifichi la casa dell’Eterno, dell’Iddio d’Israele, dell’Iddio ch’è a Gerusalemme. Tutti quelli che rimangono ancora del popolo dell’Eterno, in qualunque luogo dimorino, la gente del luogo li assista con argento, con oro, con doni in natura, bestiame, aggiungendovi offerte volontarie per la casa dell’Iddio ch’è a Gerusalemme” (Esd. 1:1-4).

I seguenti regni; regno di Media e Persia, regno di Grecia e Impero Romano sorsero perché fu Dio a volerlo. Egli rivelò al profeta Daniele che sarebbero sorti quei regni molto tempo prima che sorgessero (cfr. Dan. 2:29-45; 7:1-7; 8:1-25).

Le guerre tra il re del settentrione e il re del mezzogiorno che seguirono la caduta del regno di Grecia, erano state predette nei particolari da Dio a Daniele (cfr. Dan. 11:2-45). In relazione ad esse va detto che queste guerre erano scritte nel libro della verità (un libro celeste) e furono rivelate da Dio a Daniele (cfr. Dan. 10:21).

Giovanni Battista nacque affinchè si adempissero le seguenti parole pronunciate da Dio tramite il profeta Malachia: “Ecco, io vi mando il mio messaggero; egli preparerà la via davanti a me” (Mal. 3:1; cfr. Mat. 11:10).

Saulo da Tarso da persecutore della Chiesa diventò apostolo e dottore dei Gentili perché Dio lo aveva destinato a quest’ufficio quand’era ancora nel seno di sua madre: “Difatti voi avete udito quale sia stata la mia condotta nel passato, quando ero nel giudaismo; come perseguitavo a tutto potere la Chiesa di Dio e la devastavo, e mi segnalavo nel giudaismo più di molti della mia età fra i miei connazionali, essendo estremamente zelante delle tradizioni dei miei padri. Ma quando Iddio, che m’aveva appartato fin dal seno di mia madre e m’ha chiamato mediante la sua grazia, si compiacque di rivelare in me il suo Figliuolo perch’io lo annunziassi fra i Gentili, io non mi consigliai con carne e sangue, e non salii a Gerusalemme da quelli che erano stati apostoli prima di me, ma subito me ne andai in Arabia; quindi tornai di nuovo a Damasco” (Gal. 1:13-17). E Dio lo chiamò mentre egli se ne andava a Damasco a perseguitare i santi, tramite una visione in cui gli apparve Gesù Cristo che gli parlò. Quando Anania si recò da Saulo gli disse: “L’Iddio de’ nostri padri ti ha destinato a conoscer la sua volontà, e a vedere il Giusto, e a udire una voce dalla sua bocca” (Atti 22:14).

Paolo a Gerusalemme fu preso dai Giudei e messo nelle mani dei Romani perché così Dio aveva predetto tramite il profeta Agabo: “Eravamo quivi da molti giorni, quando scese dalla Giudea un certo profeta, di nome Agabo, il quale, venuto da noi, prese la cintura di Paolo, se ne legò i piedi e le mani, e disse: Questo dice lo Spirito Santo: Così legheranno i Giudei a Gerusalemme l’uomo di cui è questa cintura, e lo metteranno nelle mani dei Gentili. Quando udimmo queste cose, tanto noi che quei del luogo lo pregavamo di non salire a Gerusalemme. Paolo allora rispose: Che fate voi, piangendo e spezzandomi il cuore? Poiché io son pronto non solo ad esser legato, ma anche a morire a Gerusalemme per il nome del Signor Gesù. E non lasciandosi egli persuadere, ci acquetammo, dicendo: Sia fatta la volontà del Signore” (Atti 21:10-14).

Gerusalemme fu distrutta nel 70 dopo Cristo, e molti dei suoi abitanti uccisi e portati in cattività, perché si doveva adempiere sia ciò che era stato scritto dai profeti, e sia quello che poi Gesù Cristo confermò: “Quando vedrete Gerusalemme circondata d’eserciti, sappiate allora che la sua desolazione è vicina. Allora quelli che sono in Giudea, fuggano a’ monti; e quelli che sono nella città, se ne partano; e quelli che sono per la campagna, non entrino in lei. Perché quelli son giorni di vendetta, affinché tutte le cose che sono scritte, siano adempite” (Luca 21:10-14).

La bestia che non è, e deve salire dall’abisso, deve andare in perdizione: “La bestia che hai veduta era, e non è, e deve salire dall’abisso e andare in perdizione” (Apoc. 17:8), e così avverrà. Quindi la bestia è destinata alla perdizione.

Il destino a proposito della salvezza

Quando si parla del destino naturalmente non si può non parlare della salvezza che abbiamo ottenuto per la grazia di Dio mediante la fede in Cristo; perché? Perché noi siamo stati destinati da Dio ad ottenerla, o meglio predestinati da Dio ad ottenerla. E’ stato per la sua volontà che noi siamo stati salvati dunque, non in virtù di una volontà umana. Paolo dice ai Romani: “Perché quelli che Egli ha preconosciuti, li ha pure predestinati ad esser conformi all’immagine del suo Figliuolo, ond’egli sia il primogenito fra molti fratelli; e quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati” (Rom. 8:29-30), e agli Efesini: “Benedetto sia l’Iddio e Padre del nostro Signor Gesù Cristo, il quale ci ha benedetti d’ogni benedizione spirituale ne’ luoghi celesti in Cristo, siccome in lui ci ha eletti, prima della fondazione del mondo, affinché fossimo santi ed irreprensibili dinanzi a lui nell’amore, avendoci predestinati ad essere adottati, per mezzo di Gesù Cristo, come suoi figliuoli, secondo il beneplacito della sua volontà: a lode della gloria della sua grazia, la quale Egli ci ha largita nell’amato suo” (Ef. 1:3-6) e ancora ai Romani: “Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia” (Rom. 9:16). Tu forse dirai: Ma non sono io che ho creduto? Sì, certo tu hai creduto, ma chi ti ha messo in grado di credere? Non è forse stato Dio? La fede non è il dono di Dio? O forse puoi dimostrarmi che la fede è qualcosa che viene dall’uomo? La Scrittura mi insegna che a noi è stato dato di credere in Cristo (cfr. Fil. 1:29) e che è il Padre che ci ha messo in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce (cfr. Col. 1:12), ecco perché dobbiamo rendere del continuo grazie a Dio, perché a Lui è piaciuto eleggerci a salvezza, a Lui è piaciuto farci misericordia. Noi eravamo perduti, lontani da Dio, con la mente ottenebrata, schiavi di ogni peccato, incapaci da noi stessi di andare a Cristo per ottenere da Lui il perdono dei nostri peccati e la pace. Se non fosse stato per Dio che ci ha attratti a Cristo, noi non avremmo mai potuto credere in Cristo. Gesù lo disse: “Per questo v’ho detto che niuno può venire a me, se non gli è dato dal Padre” (Giov. 6:65). Sì, noi siamo andati a Cristo, ma perché attratti a Lui da Dio. L’attrazione verso Cristo quindi che noi abbiamo sperimentato a suo tempo l’abbiamo sperimentata perché Dio ce la diede. In altre parole perché siamo stati predestinati a sperimentarla per ottenere la salvezza; l’ottenimento della salvezza è quindi parte del nostro destino, parte del piano di Dio verso di noi. Come non si può parlare di destino anche per ciò che riguarda la nostra salvezza, quando la Scrittura dice che Dio ci ha predestinati ad essere adottati come suoi figliuoli? Quando la Scrittura dice che Egli ci ha generati di sua volontà mediante la Parola di verità affinché noi fossimo in certo modo le primizie delle sue creature (cfr. Giac. 1:18)? Chi ha preso l’iniziativa affinché noi credessimo? Dio. Chi fece sì che il nostro cuore si aprisse all’amore della verità? Dio. Chi ci aprì la mente per intendere le Scritture? Dio. E’ per la sua volontà quindi che noi siamo nati di nuovo; sì per la sua volontà. E’ Lui che ha deciso di farci rinascere e noi abbiamo sperimentato la nuova nascita. Ma dimmi un po’: ‘Ma chi ha deciso di farci nascere la prima volta? Chi ha fatto sì che nostra madre rimanesse incinta e ci partorisse dopo nove mesi? Non fu Dio? Non fu forse Lui che visitò nostra madre, che ci diede alla luce nel tempo e nel luogo fissati da Dio? O puoi dimostrarmi che siamo stati noi a decidere di nascere la prima volta? E così è della seconda nascita, cioè della nuova nascita, che abbiamo sperimentato; è stato per decreto di Dio che noi siamo nati di nuovo. Diamo dunque gloria a Dio perché a Lui è piaciuto farci rinascere: non togliamogli la gloria che gli spetta fino in fondo prendendocene una parte per noi. Ricordati che noi uomini siamo l’argilla e che Dio è il vasaio; e Lui ha il potere di trarre dalla stessa massa un vaso per uso nobile e un altro per uso ignobile. L’uomo non ha il potere di diventare da sé un vaso ad uso nobile. Quindi i peccatori che muoiono nei loro peccati sono stati destinati alla perdizione? Sì, proprio così. Dei Giudei che essendo disubbidienti intoppano nella Parola, Pietro dice che “a questo sono stati anche destinati” (1 Piet. 2:8). Paolo dice che ci sono dei vasi d’ira preparati per la perdizione (cfr. Rom. 9:22). A costoro Dio indura il cuore e acceca gli occhi affinché non vedano con gli occhi e non intendano col cuore e non si convertano (cfr. Giov. 12:40). Dio indura chi vuole Lui, ha le sue ragioni per farlo: chi siamo noi da potergli replicare?

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48. Luca 16:19-31 è una storia realmente accaduta o una parabola?

E’ una storia: quello che mi fa propendere verso il racconto storico è il fatto che vengono menzionati due nomi di persone, cioè quello del patriarca Abramo e del povero Lazzaro, cosa questa che non viene fatta in nessuna parabola raccontata da Gesù. Leggi tutte le parabole di Gesù e constaterai questo.

L’altra cosa che mi fa propendere verso il racconto storico è che in queste parole di Gesù c’è un dialogo tra Abramo e un ricco occorso nel mondo ultraterreno, dialogo che è pieno di particolari; non esiste neppure una sola parabola dove c’è il racconto di qualcosa che è avvenuto nel mondo invisibile.

Ma c’è un’altra cosa che depone a favore del racconto storico anziché della parabola ed è che questo racconto era molto chiaro anche per coloro che erano di fuori, cioè era perfettamente comprensibile anche da parte di quelli che non erano discepoli del Signore; mentre le parabole di Gesù non erano comprensibili a quelli di fuori, in altre parole erano fatte in maniera tale da costituire un parlare oscuro per quelli di fuori, e come tu sai fu proprio affinché quelli di fuori non intendessero che Gesù parlò alle turbe in parabole (mentre in privato spiegava ogni cosa ai suoi discepoli) infatti un giorno quando i suoi discepoli gli domandarono perché parlasse alle turbe in parabole Gesù rispose loro: “Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli; ma a loro non è dato. Perché a chiunque ha, sarà dato, e sarà nell’abbondanza; ma a chiunque non ha, sarà tolto anche quello che ha. Perciò parlo loro in parabole, perché, vedendo, non vedono; e udendo, non odono e non intendono. E s’adempie in loro la profezia d’Isaia che dice: Udrete co’ vostri orecchi e non intenderete; guarderete co’ vostri occhi e non vedrete; perché il cuore di questo popolo s’è fatto insensibile, son divenuti duri d’orecchi ed hanno chiuso gli occhi, che talora non veggano con gli occhi e non odano con gli orecchi e non intendano col cuore e non si convertano, ed io non li guarisca” (Matt. 13:11-15).

Ma d’altronde Gesù in quell’occasione dovette per forza raccontare un fatto realmente avvenuto e quindi facilmente comprensibile (e non una parabola) perché questo fatto lui lo raccontò quando vide che i farisei che amavano il denaro udirono alcuni suoi insegnamenti e se ne fecero beffe (cfr. Luca 16:14) per cui Gesù doveva per forza spiegare loro in maniera chiara la fine che facevano tutti coloro che amavano il denaro affinché quei Farisei fossero severamente ammoniti. E la storia del ricco e di Lazzaro spiega in maniera molto chiara che fine attende quelli che amano il denaro: questo racconto non ha proprio bisogno di commenti e di spiegazioni perché si commenta e si spiega da sé tanto è chiaro.

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49. Che versione della Bibbia mi consigli di usare?

Io personalmente ti consiglio di usare la Versione Riveduta Luzzi, che è quella che per altro uso io da che mi sono convertito. Ti consiglio però anche di usare la versione Diodati che è la versione Biblica da cui è stata fatta la Riveduta. Il suo linguaggio è piuttosto antico paragonato a quello odierno, e risulta di difficile comprensione in certi casi, ma è ottima come versione Biblica perché il traduttore (Giovanni Diodati) ha fatto una traduzione letterale sia dell’Antico che del Nuovo Testamento (le parole in corsivo che non erano nei manoscritti e che sono presenti nella Diodati hanno il solo fine di rendere più chiaro il discorso). Consultala spesso la Diodati, non la trascurare, cerca di fare sempre un raffronto tra la Riveduta e la Diodati, anche se magari userai per la lettura o la predicazione la Riveduta come faccio io.

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50. Ho notato che la Bibbia insegna che il sole gira attorno alla terra, ma non è forse vero che è invece la terra che gira attorno al sole?

Ascolta, guarda che la Bibbia non insegna affatto che il sole gira attorno alla terra; ma come avrebbe mai potuto Dio, il Creatore di tutte le cose, far dire una cosa del genere a qualcuno? Tu pensi che Colui che ha creato il nostro sistema solare, che lo conosce nei suoi minimi dettagli meglio di qualsiasi scienziato moderno, abbia potuto insegnare una simile cosa che non corrisponde affatto al vero? No, non è come dici tu e come pensano molti in questo mondo, anche se apparentemente certi passaggi biblici sembra che depongano a favore di questa tesi. I passi biblici sono i seguenti: “I cieli raccontano la gloria di Dio e il firmamento annunzia l’opera delle sue mani. Un giorno sgorga parole all’altro, una notte comunica conoscenza all’altra. Non hanno favella, né parole; la loro voce non s’ode. Ma il loro suono esce fuori per tutta la terra, e i loro accenti vanno fino all’estremità del mondo. Quivi Iddio ha posto una tenda per il sole, ed egli è simile a uno sposo ch’esce dalla sua camera nuziale; gioisce come un prode a correre l’arringo. La sua uscita è da una estremità de’ cieli, e il suo giro arriva fino all’altra estremità; e niente è nascosto al suo calore” (Sal. 19:1-6). Ora, come puoi vedere la descrizione che fa il salmista del corso del sole è semplicemente quella che ciascuno di noi vede con i propri occhi, o mi sbaglio? Non è forse vero che quello che noi vediamo sulla terra è il sole uscire da oriente, levarsi, girare sulle nostre teste fino a ponente dove tramonta e scompare dalla nostra vista? Quando dunque il salmista dice: “La sua uscita è da una estremità de’ cieli, e il suo giro arriva fino all’altra estremità; e niente è nascosto al suo calore” (Sal. 19:6), non ha per nulla detto una cosa falsa ma perfettamente verace.

Ma allora – tu dirai a questo punto – come mai se Dio sapeva che era la terra a girare attorno al sole, non ha fatto sì che fosse scritto? E io ti rispondo: ‘Perché Dio avrebbe dovuto farlo scrivere?’ A che pro? Per confondere la mente dei Giudei? Ma te lo immagini un Giudeo di quel tempo che leggeva che la terra girava attorno al sole che cosa avrebbe potuto pensare della sacra Scrittura? Dio non poteva far scrivere una simile cosa in questi termini perché sarebbe passato per bugiardo agli occhi degli Ebrei. Essi infatti non vedevano la terra girare ma la vedevano ferma (la stessa cosa per altro che vediamo noi), e vedevano il sole fare un giro da una estremità all’altra dei cieli (la stessa cosa che vediamo noi). Quindi Dio volle far trascrivere i movimenti del sole in base agli occhi degli uomini che si trovano sulla terra e lo ha fatto in maniera sublime senza per questo annullare la scoperta degli astronomi secondo cui è la terra a girare attorno al sole, e non solo gira attorno al sole ma gira pure su sé stessa, giro questo che produce l’alternarsi del giorno e della notte mentre il giro che la terra fa attorno al sole produce l’alternarsi delle quattro stagioni.

Anche a proposito del fatto che la terra gira su sè stessa, Dio lo sapeva, ma Dio ha voluto chiamare la terra “terra ferma” (Ezec. 27:29), cosa per altro che facciamo pure noi? Non è forse verso infatti che anche noi la chiamiamo ‘terra ferma’? Eppure essa si muove su sè stessa, gira ad un’altissima velocità. Ma pensa se Dio avesse dovuto spiegare agli antichi che la terra girava velocissimamente su sè stessa; ma cosa avrebbero potuto pensare e dire gli antichi? Che l’Iddio degli Ebrei era un bugiardo!! Quindi io giudico saggio (e come potrei definirlo altrimenti?) il comportamento di Dio nel non avere voluto fare scrivere certe cose nella Bibbia a proposito del nostro sistema solare. D’altronde Dio non intese mai fare scrivere un trattato di astronomia; avrebbe potuto farlo, e sicuramente sarebbe stato il trattato astronomico per eccellenza. Ma chi avrebbe capito e creduto alle cose da lui dette?

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51. Potresti spiegarmi Romani 3:7: “Ma se per la mia menzogna la verità di Dio è abbondata a sua gloria, perché son io ancora giudicato come peccatore?”?

“Qual è dunque il vantaggio del Giudeo? O qual è la utilità della circoncisione? Grande per ogni maniera; prima di tutto, perché a loro furono affidati gli oracoli di Dio. Poiché che vuol dire se alcuni sono stati increduli? Annullerà la loro incredulità la fedeltà di Dio? Così non sia; anzi, sia Dio riconosciuto verace, ma ogni uomo bugiardo, siccome è scritto: Affinché tu sia riconosciuto giusto nelle tue parole, e resti vincitore quando sei giudicato. Ma se la nostra ingiustizia fa risaltare la giustizia di Dio, che diremo noi? Iddio è egli ingiusto quando dà corso alla sua ira? (Io parlo umanamente). Così non sia; perché, altrimenti, come giudicherà egli il mondo? Ma se per la mia menzogna la verità di Dio è abbondata a sua gloria, perché son io ancora giudicato come peccatore? E perché (secondo la calunnia che ci è lanciata e la massima che taluni ci attribuiscono), perché non «facciamo il male affinché ne venga il bene?» La condanna di quei tali è giusta” (Romani 3:1-8).

Ora, Paolo poco prima ha detto che Dio è giusto nelle sue parole e resta vincitore quando viene giudicato, sì perché ci sono taluni che ardiscono persino giudicare Dio ma il loro giudizio risulta mendace perché giudicano le vie di Dio empiamente. In verità l’uomo non può averla vinta con Dio perché Dio non è un uomo che talvolta sbaglia e per questo può essere criticato e biasimato. Ma allora, partendo da questo presupposto, se io commetto un’ingiustizia non è forse Dio ingiusto nel punirmi dato che la mia ingiustizia alla fine ridonderà alla sua lode perché fa risaltare la sua eccelsa giustizia? Come dire insomma: ‘Dio non dovrebbe adirarsi con me perché la mia ingiustizia fa risaltare la sua giustizia!’ Sì, è vero che la nostra ingiustizia fa risaltare la giustizia di Dio, ma appunto perché Dio è giusto Egli si adira e ci punisce. Guai se non fosse così! Come potrebbe in quel giorno giudicare il mondo? Come potrebbe un Dio ingiusto giudicare con equità in quel giorno tutti gli uomini? Iddio dunque non è ingiusto quando punisce gli ingiusti, anche se l’ingiustizia di quest’ultimi fa risaltare la giustizia di Dio. Dunque, non per il fatto che l’ingiustizia dell’uomo mette in evidenza la giustizia di Dio, Dio non può dare corso alla sua ira verso gli ingiusti punendoli, altrimenti cesserebbe di essere in grado di giudicare il mondo in quel giorno.

Lo stesso discorso va fatto a proposito di coloro che mentono, non è che per il fatto che tramite le loro menzogne la verità di Dio viene glorificata, cioè che tramite le loro menzogne la verità di Dio è abbondata a sua gloria, essi non possono essere giudicati da Dio come peccatori, perché tali sono i bugiardi e quindi meritano anch’essi di essere puniti da Dio.

Paolo poi termina con una domanda che è la seguente: “E perché (secondo la calunnia che ci è lanciata e la massima che taluni ci attribuiscono), perché non ‘facciamo il male affinché ne venga il bene?”, in altre parole, se la nostra ingiustizia fa risaltare la giustizia di Dio e per la mia menzogna la verità di Dio è abbondata a sua gloria, perché non facciamo il male affinché ne venga del bene, una calunnia che ci viene lanciata e un detto che ci viene attribuito da taluni? La risposta è lapidaria “la condanna di quei tali è giusta”.

Quindi lungi da noi il consiglio degli empi che pensano, facendo il male, di procurare del bene a Dio, di fare qualcosa insomma per cui Dio li dovrebbe quasi ringraziare!!!! Gli empi se ne andranno al soggiorno dei morti, dove c’è il pianto e lo stridore dei denti; saranno condannati perché questo è quello che meritano da Dio, la condanna.

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52. Che cosa vuole dire Paolo quando dice: “Quando sono debole, allora sono forte”?

Per capirlo occorre leggere tutto il contesto in cui lui dice queste parole. Ecco cosa dice Paolo: “Bisogna gloriarmi: non è cosa giovevole, ma pure, verrò alle visioni e alle rivelazioni del Signore. Io conosco un uomo in Cristo, che quattordici anni fa (se fu col corpo non so, né so se fu senza il corpo; Iddio lo sa), fu rapito fino al terzo cielo. E so che quel tale (se fu col corpo o senza il corpo non so; Iddio lo sa) fu rapito in paradiso, e udì parole ineffabili che non è lecito all’uomo di proferire. Di quel tale io mi glorierò; ma di me stesso non mi glorierò se non nelle mie debolezze. Che se pur volessi gloriarmi, non sarei un pazzo, perché direi la verità; ma me ne astengo, perché nessuno mi stimi al di là di quel che mi vede essere, ovvero ode da me. E perché io non avessi ad insuperbire a motivo della eccellenza delle rivelazioni, m’è stata messa una scheggia nella carne, un angelo di Satana, per schiaffeggiarmi ond’io non insuperbisca. Tre volte ho pregato il Signore perché l’allontanasse da me; ed egli mi ha detto: La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza. Perciò molto volentieri mi glorierò piuttosto delle mie debolezze, onde la potenza di Cristo riposi su me. Per questo io mi compiaccio in debolezze, in ingiurie, in necessità, in persecuzioni, in angustie per amor di Cristo; perché, quando son debole, allora sono forte” (2 Cor. 12:1-10).

Ora, spieghiamo brevemente queste parole. Paolo si mette a gloriarsi delle visioni e delle rivelazioni avute dal Signore, e dice che quattordici anni prima fu rapito in paradiso e udì parole ineffabili che all’uomo non è lecito di proferire. Di quel tale Paolo si gloria, ma di lui si gloria solo nelle sue debolezze anche se lui dice che anche se volesse gloriarsi di quel tale non sarebbe un pazzo perché direbbe la verità, ma egli se ne astiene affinché nessuno si metta a stimarlo oltre misura cioè al di là di quello che gli sente dire. A questo punto l’apostolo dice che Dio gli ha messo una scheggia nella carne e un angelo di Satana per schiaffeggiarlo affinché lui non si insuperbisse a motivo della eccellenza delle rivelazioni ricevute; attenzione, non affinché non si gloriasse ma affinché non si insuperbisse che è differente. Paolo allora dice che ha pregato Dio chiedendogli di allontanargli quell’angelo di Satana, perché sicuramente gli cagionava grande dolore, ma il Signore gli disse che la sua grazia gli bastava perché la sua potenza si dimostrava perfetta nella sua debolezza, ecco perché Paolo dice che stando così le cose lui si sarebbe gloriato molto volentieri delle sue debolezze affinché la potenza di Cristo riposasse su di lui. Ma non solo Paolo si gloriava delle sue debolezze, ma si compiaceva in esse, e non solo in esse ma anche nelle ingiurie, nelle necessità, nelle persecuzioni e nelle angustie da lui patite per amore di Cristo, perché lui quando era debole allora era forte. In altre parole Paolo dice che la ragione di questo compiacimento in tutte queste cose era perché quando gli uomini lo abbassavano, lo contristavano, lo picchiavano, lo imprigionavano, lo calunniavano a cagione di Cristo, lui si sentiva particolarmente forte spiritualmente perché in lui si manifestava la potenza di Cristo in maniera gloriosa.

Dunque all’abbassamento da parte degli uomini corrispondeva l’innalzamento da parte di Cristo. E chi è che tra noi non ha sperimentato la stessa potenza di Cristo in mezzo a necessità, angustie, persecuzioni, ecc. a motivo di Cristo? Non è forse vero che quando noi ci troviamo nella distretta, nel bisogno e siamo perseguitati, noi manifestiamo più forza spirituale di quella che manifestiamo quando tutte le cose ci vanno ‘bene’? Per spiegarti questo con un esempio pratico ti farò l’esempio del digiuno. Io personalmente ho sperimentato che mentre si digiuna – non importa quanti giorni non si beve e non si mangia – si sperimenta una forza spirituale superiore a quando si mangia regolarmente. Certo, sopraggiunge la debolezza fisica, ma questa viene compensata da una forza spirituale particolare, il nostro uomo interno sperimenta una potenza particolare. Quindi se per esempio il digiuno è forzato a motivo di un imprigionamento o di una fuga a motivo di Cristo, si sarà contemporaneamente deboli fisicamente ma forti spiritualmente.

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53. In che cosa consiste il digiuno biblico?

Il digiuno di cui parla in più posti la Bibbia consiste nell’astensione totale per un certo periodo di tempo (un giorno, tre giorni, sette giorni, quaranta giorni) dal mangiare e dal bere. Per esempio Mosè rimase sul monte Sinai per ben due volte quaranta giorni e quaranta notti senza mangiare pane né bere acqua secondo che egli stesso disse: “Quand’io fui salito sul monte a prendere le tavole di pietra, le tavole del patto che l’Eterno avea fermato con voi, io rimasi sul monte quaranta giorni e quaranta notti, senza mangiar pane né bere acqua” (Deut. 9:9) e: “Poi mi prostrai davanti all’Eterno, come avevo fatto la prima volta, per quaranta giorni e per quaranta notti; non mangiai pane né bevvi acqua, a cagione del gran peccato che avevate commesso, facendo ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno, per irritarlo” (Deut. 9:18).

Di Gesù viene detto che quando fu sospinto nel deserto per essere tentato dal diavolo rimase 40 giorni e 40 notti senza mangiare nulla (cfr. Matt. 4:1), il fatto che non ci sia scritto che non bevve nulla non significa che bevve qualcosa. Per esempio nel caso dei circa quaranta Giudei che in Gerusalemme fecero voto di non mangiare né bere finchè non avessero ucciso Paolo (cfr. Atti 23:11) viene detto che quando vennero ai capi sacerdoti e agli anziani dissero: “E vennero ai capi sacerdoti e agli anziani, e dissero: Noi abbiam fatto voto con imprecazione contro noi stessi, di non mangiare cosa alcuna, finché non abbiam ucciso Paolo” (Atti 23:14). Nota come quegli uomini non dissero che avevano fatto voto di non mangiare e di non bere ma solo di non mangiare, eppure Luca prima dice che avevano fatto voto di non mangiare e di non bere.

Saulo dopo che vide Gesù sulla via di Damasco, per tre giorni e tre notti “non mangiò né bevve” (Atti 9:9).

Nel caso di coloro che sono sposati, il digiuno naturalmente implica anche l’astensione dai normali rapporti sessuali con la propria moglie. Solitamente avviene però che ambedue digiunano e quindi decidono assieme di privarsi l’un dell’altro per un certo periodo. Questo lo si fa in ubbidienza all’ordine di Paolo che dice: “Non vi private l’un dell’altro, se non di comun consenso, per un tempo, affin di darvi alla preghiera e al digiuno; e poi ritornate assieme, onde Satana non vi tenti a motivo della vostra incontinenza” (1 Cor. 7:5 Diodati). Nel caso dunque chi digiuna è solo uno dei coniugi è bene che l’altro sia avvertito ed acconsenta.

Il digiuno è qualcosa di importante e di serio che se fatto per motivi puri cioè per umiliarsi davanti a Dio, confessare a lui i propri peccati, chiedergli aiuto e guida in particolari circostanze, o anche per passare un periodo di più intima comunione con il Signore ha una ricompensa da parte di Dio. E’ importante sottolineare a tale proposito che è bene che quando uno digiuna non faccia vedere che sta digiunando sfigurandosi la faccia, e la sola maniera per evitare che altri si accorgano del suo digiuno è quello di ungersi il capo con dell’olio e lavarsi la faccia spesso, questo infatti è l’ordine dato da Gesù: “E quando digiunate, non siate mesti d’aspetto come gl’ipocriti; poiché essi si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. Io vi dico in verità che cotesto è il premio che ne hanno. Ma tu, quando digiuni, ungiti il capo e lavati la faccia, affinché non apparisca agli uomini che tu digiuni, ma al Padre tuo che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa” (Matt. 6:16-18).

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54. L’imposizione delle mani è una pratica biblica?

Sì, l’imposizione delle mani è una pratica biblica.

La praticò Mosè quando dovette costituire Giosuè, figlio di Nun, quale suo successore. E’ scritto infatti: “E l’Eterno disse a Mosè: ‘Prenditi Giosuè, figliuolo di Nun, uomo in cui è lo spirito; poserai la tua mano su lui, lo farai comparire davanti al sacerdote Eleazar e davanti a tutta la raunanza, gli darai i tuoi ordini in loro presenza, e lo farai partecipe della tua autorità, affinché tutta la raunanza de’ figliuoli d’Israele gli obbedisca. Egli si presenterà davanti al sacerdote Eleazar, che consulterà per lui il giudizio dell’Urim davanti all’Eterno; egli e tutti i figliuoli d’Israele con lui e tutta la raunanza usciranno all’ordine di Eleazar ed entreranno all’ordine suo’. E Mosè fece come l’Eterno gli aveva ordinato; prese Giosuè e lo fece comparire davanti al sacerdote Eleazar e davanti a tutta la raunanza; posò su lui le sue mani e gli diede i suoi ordini, come l’Eterno aveva comandato per mezzo di Mosè” (Num. 27:18-23). La Scrittura dice a tale riguardo anche che “Giosuè, figliuolo di Nun, fu riempito dello spirito di sapienza, perché Mosè gli aveva imposto le mani; e i figliuoli d’Israele gli ubbidirono e fecero quello che l’Eterno avea comandato a Mosè” (Deut. 34:9).

La praticò Gesù Cristo nel guarire gli ammalati infatti è scritto: “E sul tramontar del sole, tutti quelli che aveano degli infermi di varie malattie, li menavano a lui; ed egli li guariva, imponendo le mani a ciascuno” (Luca 4:40). In quella circostanza dunque Gesù guarì gli ammalati imponendogli le mani, ma non sempre impose le mani sugli infermi per guarirli, alcune volte guarì gli ammalati senza imporgli le mani (come per esempio nel caso del servitore del centurione, o nel caso del paralitico che giaceva presso la vasca detta Betesda). Altri casi in cui Gesù guarì imponendo le mani furono quello della donna tutta curva da diciotto anni, secondo che è scritto che “pose le mani su lei, ed ella in quell’istante fu raddrizzata e glorificava Iddio” (Luca 13:13); quello del cieco di Betsaida a cui sputò negli occhi e gli impose le mani per due volte (cfr. Marco 8:22-26). A proposito dell’imposizione delle mani sugli infermi, Gesù prima di essere assunto in cielo disse ai suoi discepoli che uno dei segni che accompagneranno coloro che credono è che “imporranno le mani agli infermi ed essi guariranno” (Mar. 16:18).

I dodici apostoli praticarono l’imposizione delle mani quando gli furono presentati i sette che furono scelti dalla moltitudine per servire alle mense infatti è scritto: “E questo ragionamento piacque a tutta la moltitudine; ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmena e Nicola, proselito di Antiochia; e li presentarono agli apostoli, i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani” (Atti 6:5-6).

A Paolo e Barnaba, in Antiochia, dopo che lo Spirito Santo ordinò di metterli da parte per l’opera alla quale li aveva chiamati, furono imposte le mani (dopo digiuno e preghiera cfr. Atti 13:3).

Pietro e Giovanni imposero le mani sui credenti di Samaria affinché ricevessero lo Spirito Santo (cfr. Atti 8:14-17).

Anania, quel discepolo timorato di Dio che viveva in Damasco, impose le mani su Saulo affinché questi recuperasse la vista e fosse ripieno di Spirito Santo (cfr. Atti 9:10-18).

Paolo impose le mani sia per guarire che per far ricevere lo Spirito Santo. Quando andò a trovare il padre di Publio sull’isola di Malta, il quale giaceva malato di febbre e di dissenteria, Paolo dopo avere pregato “gl’impose le mani e lo guarì” (Atti 28:8). Quando egli incontrò ad Efeso quei circa dodici discepoli che non avevano neppure sentito dire che ci fosse lo Spirito Santo, gli impose le mani e lo Spirito Santo scese su loro e parlavano in altre lingue e profetizzavano (cfr. Atti 19:6). Anche Timoteo ricevette il dono dello Spirito Santo tramite l’imposizione delle sue mani (cfr. 2 Tim. 1:6).

Paolo ordina a Timoteo di non imporre con precipitazione le mani ad alcuno (cfr. 1 Tim. 5:22).

Il collegio degli anziani di una Chiesa impose le mani su Timoteo (non sappiamo però quale fu la circostanza) e questa imposizione delle mani fu accompagnata da una profezia con la quale Dio diede a Timoteo un dono (cfr. 1 Tim. 4:14). Quindi l’imposizione delle mani anticamente veniva esercitata per consacrare qualcuno ad un certo ministerio o opera, per guarire gli ammalati, e per conferire lo Spirito Santo ai credenti. Esercitarla dunque anche oggi per queste ragioni è giusto e lecito.

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55. Caro fratello, vorrei sapere la tua opinione su questo argomento: Come si può conciliare 1Cor.13:13 dove leggiamo che la fede e la speranza durano (presuppongo in eterno insieme alla carità), con altre dichiarazioni da cui sembra che la fede e la speranza cesseranno (vedi Rom. 8:24,25; 2 Cor. 5:7; Ebr. 8:11)? Quando sarà arrivata la perfezione a cosa serviranno la fede e la speranza?

Ascolta, fratello, la mia opinione è questa, e cioè che quando la perfezione sarà giunta noi smetteremo di sperare nella redenzione del nostro corpo, e questo perché il nostro corpo sarà trasformato dalla potenza di Dio e reso conforme al corpo della gloria del nostro Signore Gesù Cristo. Finalmente vedremo quello che per tanto tempo abbiamo sperato di vedere, e se lo vedremo redento che bisogno ci sarà ancora di sperare di vederlo redento? Dice bene Paolo: “Poiché noi siamo stati salvati in isperanza. Or la speranza di quel che si vede, non è speranza; difatti, quello che uno vede, perché lo spererebbe egli ancora?” (Rom. 8:24). Si può sperare solo qualcosa che ancora non vediamo, quindi è evidente che fino a che non vedremo quello che noi aspettiamo con fede e pazienza la speranza sarà in noi, poi quando vedremo quello che abbiamo sperato allora quella speranza smetterà di essere tale. Potremo dire in quel giorno che quella era stata la nostra speranza per tanto tempo, ma certamente non potremo più dire di sperare ancora quella determinata cosa. E’ un po’ insomma come quando si prega Dio di provvedere ad una nostra particolare necessità; è evidente che fino a che Dio non ci darà quella cosa noi la spereremo, e poi smetteremo di sperare di riceverla una volta che l’avremo ricevuta. Se un genitore ha un figlio che vive lontano da Dio e prega Dio di salvarlo, egli può dire di avere la speranza di vedere un giorno suo figlio salvato dal Signore, ma è evidente che quando questo suo figlio sarà salvato non potrà continuare a sperare la stessa cosa perché quella speranza si è compiuta nel Signore, suo figlio è stato salvato perché mai dovrebbe ancora sperare che sia salvato? Per ciò che concerne la fede invece ritengo che le cose siano un po’ diverse perché anche dopo che sarà giunta la perfezione noi continueremo a credere che Gesù Cristo è il Figlio di Dio morto per i nostri peccati e risorto per la nostra giustificazione, continueremo a credere che siamo stati salvati per grazia. Possiamo noi dire che quando la perfezione sarà venuta cesseremo di credere queste cose? Cesseremo di credere alla Parola di Dio? Io non me la sento di dire questo. Se lo dicessi dovrei pure dire che quando la perfezione sarà venuta i santi smetteranno di essere dei credenti perché la parola stessa ‘credenti’ indica il fatto che essi credono, che hanno la fede, e dato che essi non avrebbero più la fede cesserebbero di essere dei credenti. Ma come si può dire che un giorno i santi smetteranno di credere nel loro Salvatore e Signore? Cosa dire allora delle parole di Paolo: “Or dunque queste tre cose durano: fede, speranza, carità; ma la più grande di esse è la carità” (1 Cor. 13:13)? Io ritengo che quel “durano” si riferisca al tempo presente infatti Diodati ha tradotto così: “Or queste tre cose durano al presente”, e comunque tra queste tre cose la più grande è la carità.

Voglio dire pure questo; considerando che Paolo al versetto 2 parla di tutta la fede in modo da trasportare i monti, si può pure dire che quando la perfezione sarà venuta il dono della fede cesserà di esistere, questo dono infatti è uno dei doni spirituali menzionati da Paolo (cfr. 1 Cor. 12:9). Dono che permette di compiere segni prodigiosi, segni che naturalmente non ci sarà più bisogno di compiere quando la perfezione sarà venuta. Quindi sono pure d’accordo nel dire che la fede un giorno cesserà, ma la fede come dono dello Spirito Santo che mette in grado di fare miracoli, che è una fede speciale che non tutti i credenti hanno, come non tutti hanno il dono della diversità delle lingue, il dono di profezia, e così via. Quindi, in questo caso, intendendo per fede il dono spirituale della fede, va detto che tra le tre solo la carità non cesserà di esistere quando la perfezione sarà giunta.

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56. Fratello Giacinto, ho un'altra domanda da farti: sul sito www.laparola.net ho letto la seguente descrizione del libro dei Proverbi: "Una raccolta di detti saggi, regole per la vita e esortazioni, scritti da Salomone ed altri saggi, per esempio Agur 30:1 e Lemuel 31:1". Non mi sembra di aver mai sentito questi due nomi (Agur e Lemuel), a cosa si riferiscono? E cosa hanno a che fare con il libro dei Proverbi?

Si tratta di due uomini saggi vissuti anticamente, Lemuel era anche un re. Non si sa quasi nulla di loro perché vengono menzionati solo nel libro dei Proverbi al capitolo 30 e al capitolo 31, ma questo poco importa, le loro parole sono delle parole di saggezza divina che a giusta ragione sono state incluse nel libro dei Proverbi. D’altronde, Salomone non fu il solo savio del suo tempo, ce ne erano degli altri di saggi come per esempio Ethan l’Ezrahita, Heman, Calcol e Darda, figliuoli di Mahol (cfr. 1 Re 4:31), solo che Salomone in sapienza li superò tutti perché fu il più savio fra tutti. Quindi non ti preoccupare della presenza delle parole di Agur figlio di Jakè, e del re Lemuel; piuttosto preoccupati di meditare anche le loro parole e di depositarle nel cuore tuo perché Parola di Dio.

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57. Salve, ho letto la vostra pagina faq dove rispondete alla domanda sugli apocrifi. Menzionate il prologo a Graziano di Girolamo dove Girolamo dice "'La Chiesa legge il libro di Tobia, di Giuditta, dei Maccabei, di Baruc, di Susanna, della Sapienza, dell'Ecclesiastico, l'inno dei tre giovani e le favole di Belo e del Dragone; ma essa non li riceve affatto nel novero delle Scritture autentiche' ... potete darmi una referenza bibliografica per segnalare questa citazione?

Nel libro di G. L. Archer dal titolo La Parola del Signore. Introduzione all’Antico Testamento (Edizioni ‘Voce della Bibbia’, Modena, 1972) si legge quanto segue: ‘La citazione del Prologo Galeato così suona: ‘Questo prologo è come un elmo che difende (principium) le Sacre Scritture e può riferirsi a tutti i libri che sono stati tradotti dall’ebraico in latino, cosicché tutto ciò che ne è al di fuori va riconosciuto come appartenente agli apocrifi. Perciò la Sapienza detta comunemente di Salomone, il libro di Gesù figlio di Sirach, Giuditta, Tobia e il Pastore (probabilmente quello di Erma) non sono nel canone. Io scoprii il primo libro dei Maccabei in ebraico; il secondo è greco come può essere dimostrato dalla sua costruzione verbale’. Nella Prefazione ai libri di Salomone preparata dallo stesso Girolamo, egli afferma di avere trovato l’Ecclesiastico in ebraico, ma mostra la sua convinzione che la Sapienza di Salomone sia stata composta in greco anziché in ebraico, dal momento che mostra un tipo di eloquenza greco. ‘E così – egli continua – è vero che la chiesa legge Giuditta, Tobia e i Maccabei (nel culto pubblico), ma non li riceve come libri canonici delle Scritture; perciò leggiamo pure questi due scritti per edificazione ma non usiamone per stabilire autoritativamente le dottrine della chiesa’ (pag. 78).

Nell’Enciclopedia Cattolica alla voce ‘apocrifi’ leggiamo: ‘Fra i Padri solo s. Girolamo (Prologus galeatus, PL 28, 601) applica il termine apocrifi anche a quel piccolo gruppo di libri, sulla cui canonicità non tutti convenivano, …. Denominati oggi ‘deuterocanonici’. …. I Protestanti, seguendo in questo caso l’opinione di Girolamo del Prologus galeatus, usano la parola apocrifi per designare i deuterocanonici’ (vol. I, 1628).

Nota: PL sta per Patrologia Latina

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58. Gentile sig. Butindaro, vorrei farle una domanda allo scopo di conoscere il pensiero dei Pentecostali sull'argomento: quando e come è nata la Bibbia? A me risulta che siano stati dei vescovi cattolici a stabilire, nel corso dei secoli III-IV, quali libri fossero ispirati e quali no, considerata la presenza di testi quali il Vangelo di Pietro e quello di Tommaso, falsi e non ispirati naturalmente. E lo stesso Giovanni Crisostomo, da lei stesso nominato come "padre della Chiesa" e come primo uomo a chiamare "Bibbia" l'insieme dei libri sacri, non era cattolico? La ringrazio anticipatamente della cortese attenzione, le porgo i più cordiali saluti.

Anche a me risulta che furono dei vescovi cattolici a proclamare ufficialmente quali fossero i libri ispirati e quelli non ispirati, cioè quelli che dovevano essere considerati Scrittura e quali non dovevano esserlo. E questo avvenne tra il terzo e il quarto secolo, in particolare la decisione finale fu presa al concilio di Cartagine del 397 dove fu dichiarato – per ciò che concerneva il Nuovo Testamento - che solo questi 27 libri dovevano essere accettati come canonici; Matteo, Marco, Luca, Giovanni, Atti degli apostoli, Romani, Prima e seconda epistola ai Corinzi, Galati, Efesini, Filippesi, Colossesi, Prima e seconda epistola ai Tessalonicesi, prima e seconda epistola a Timoteo, Tito, Filemone, Ebrei, Giacomo, prima e seconda epistola a Pietro, prima e seconda e terza epistola di Giovanni, Giuda, Apocalisse.

Tra i cosiddetti padri della Chiesa, anche a me risulta che fu Giovanni Crisostomo ad usare il termine ‘Bibbia’ in riferimento ai libri ispirati. Ma quello che NON MI RISULTA AFFATTO dalla storia è che quei vescovi che presero quella decisione, fossero CATTOLICI ROMANI, e questo perché allora non esisteva il papato come lo intendiamo oggi. Allora al vescovo di Roma non era affatto riconosciuto il primato di giurisdizione sopra tutti gli altri vescovi, come invece avviene oggi. Il vescovo di Roma, per quanto godesse di prestigio perché vescovo di una delle chiese più antiche, non aveva per niente il potere che ha oggi. Quindi, possiamo dire che fu la Chiesa Cattolica o Universale (perchè questo significa il termine ‘cattolica’), a stabilire o meglio a riconoscere il canone del Nuovo Testamento, ma non la Chiesa Cattolica Romana, a quei tempi infatti la Chiesa Universale non aveva come capo il vescovo di Roma. E qui voglio dire un’altra cosa, non è che il Canone prese la sua autorità dai Concili della Chiesa Antica, affatto, perché la Chiesa possedeva già la Scrittura, essa riconosceva già la Scrittura Sacra. Quello che fecero i Concili fu di proclamare in maniera pubblica e solenne quello che la Chiesa per secoli aveva già accettato. E’ vero che taluni in quei secoli misero in discussione certi libri del Nuovo Testamento, ma non fu mai la maggioranza dei Cristiani a metterli in discussione ma solo una minoranza. Per cui alla fine anche quei libri ‘discutibili’ dovettero per forza essere accettati come parte del Canone Neotestamentario della Bibbia.

Per ciò che concerne invece i libri dell’Antico Testamento, occorre dire che lo stesso Concilio di Cartagine del 397 dopo Cristo, si espresse a favore della inclusione dei libri apocrifi nel Canone; e questo perché su quel Concilio esercitò una forte influenza Agostino di Ippona che li considerava canonici. Ma questo senza dubbio fu un errore, perché i libri apocrifi non sono ispirati come invece lo sono gli altri. E’ vero che Agostino nel confutare uno che faceva appello al secondo libro dei Maccabei, rispondeva che la sua causa doveva essere assai debole se doveva ricorrere per sua difesa a un libro che non apparteneva alla categoria dei libri sacri accolti e ritenuti tali dai Giudei; ma egli nel suo libro Istruzione Cristiana li enumera tra i libri sacri. Va tuttavia detto che la posizione di Agostino non era per nulla accettata dal suo contemporaneo Girolamo (347-420 dopo Cristo), che fu l’autore della Vulgata, che nel suo Prologus Galeatus riteneva quei libri apocrifi come non facenti parte del Canone. Non solo, egli dice pure che ‘la chiesa legge Giuditta, Tobia e i Maccabei (nel culto pubblico), ma non li riceve come libri canonici delle Scritture’, il che fa capire che in linea generale la Chiesa antica non li accettava come ispirati, e da questo si può dedurre che la decisione del Concilio di Cartagine andò contro il parere della maggioranza nella Chiesa. Anche un altro dei cosiddetti padri della Chiesa, anche questo molto autorevole ai suoi tempi, e cioè Atanasio (morto nel 365), non accettava come canonici i libri apocrifi, infatti nel paragrafo 4 della sua trentanovesima lettera egli dice che l’Antico Testamento risulta di 22 libri, che egli poi passa ad enumerare così come si trovano ora nel testo Masoretico e secondo l’ordine delle Chiese protestanti; nei paragrafi 6 e 7 dice che i libri che non sono inclusi in questo elenco, cioè i quattordici libri apocrifi, pur non essendo canonici, ‘meritano di essere letti’. Comunque, anche se vari concili inclusero quei libri apocrifi nel canone, come avevano fatto ancora prima i Settanta quando fecero la traduzione dell’Antico Testamento in greco, questo non significa che essi fossero da considerare parte del canone. Fu uno degli errori che fecero gli antichi. Ne fecero tanti: nulla di cui meravigliarsi.

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BRACCO ROBERTO

1. Che cosa provocò l'estromissione del pastore Roberto Bracco dalle ADI?

Per rispondere a questa domanda ritengo necessario innanzi tutto dare alcuni cenni biografici su Roberto Bracco, perché molti fratelli non sanno nulla su di lui o magari hanno solo sentito nominare qualche volta il suo nome.

Roberto Bracco nacque a Roma il 27 maggio 1915. A 8 anni perse la mamma, e a soli 11 anni si mise a lavorare presso una nota cartolibreria vicina alla sua abitazione. In seguito trovò lavoro presso una nota libreria antiquaria romana di allora, chiamata 'Liberma'. Qui venne in contatto con note personalità della cultura italiana di quel tempo e dato che aveva sete di sapere, si mise a leggere e a studiare ogni tipo di libro, per cui riuscì pian piano ad acquisire una buona cultura generale. Tra gli intellettuali che egli conobbe nella sua giovinezza Roberto Bracco ne ricordava in particolare uno che finì con l'influire negativamente su di lui: ecco cosa dice Roberto Bracco: 'Nella mia primissima giovinezza ebbi contatto con una persona che poi divenne un amico, e da qui l'amicizia pericolosa che poi incominciò ad influenzare negativamente la mia vita dal punto di vista spirituale, più che dal punto di vista morale. Era un eclettico, una persona intelligente, aveva delle grandi capacità nel parlare e nell'esporre le sue tesi, e mi ricordo che mi conquistò con la sua teoria (che poi non era sua, egli la esponeva semplicemente) dell'immortalità della materia, teoria fondata su un principio banalissimo: 'Nulla si crea e nulla si distrugge.' Questa teoria si trasformava in una conclusione ovvia: l'anima veniva annullata completamente. Infatti io mi ritrovai senz'anima, da un punto di vista diciamo intellettuale, e da questo punto di vista io ripudiai completamente la religione' (Autobiografia di Roberto Bracco).

Egli fu salvato dal Signore nel 1933. La maniera in cui Dio lo fece giungere alla conoscenza della verità e della salvezza fu la seguente. Lui stava attraversando un periodo in cui era del continuo 'aggredito dallo spavento della morte' e proprio in quel periodo - lui racconta - 'in casa mia veniva una sorella, una semplice sorella che molti hanno conosciuto (ha terminato la sua vita a Bethel [nota mia: Bethel è la casa degli anziani fondata e curata dalla Chiesa evangelica che si raduna in via Anacapri, Roma]), che veniva per ragioni di servizio, per aiutare la mia matrigna (nel frattempo mio padre si era sposato di nuovo). Lei era una cristiana, una tra le prime sorelle della chiesa di Roma ad accettare il messaggio della verità e della salvezza, e con estrema semplicità rendeva testimonianza dell'opera che aveva realizzato. Vi voglio subito dire che per me il suo linguaggio era in parte incomprensibile; mi parlava infatti delle nozze dell'Agnello nel cielo, e per me quelle erano parole senza significato, non riuscivo a penetrare nel senso di quelle parole, ma in mezzo a tante parole io colsi quello che era necessario all'anima mia, che fu questo: il Signore è un Signore vivente, Cristo risponde a tutti coloro che lo invocano e hanno bisogno di Lui. Per me era una frase veramente decisiva e convincente, appunto perché se io avessi incontrato una persona che avesse cercato di coartare la mia mente e di entrare in polemica con me, probabilmente ero in possesso di argomenti per controbattere e non so come si sarebbe conclusa quella conversazione. Ma quella sorella non tentò di fare questo e forse non ne aveva neanche la capacità, ma aveva una capacità: quella di parlare di Gesù in una maniera reale, in un modo vivo, in fondo la stessa capacità di Filippo quando disse a Natanaele 'Vieni e vedi'. Infatti concluse la sua testimonianza proprio con queste parole: "Non devi ascoltare quello che ti sto dicendo io, il Signore ha risposto a me e io posso solo dirti che ho la certezza che se tu vorrai essere salvato risponderà anche a te; ma puoi cercarlo da solo, e devi cercarlo da solo: nel buio della tua cameretta invoca il Signore, se tu vuoi incontrarlo digli semplicemente: 'Signore, se veramente rispondi a coloro che Ti desiderano, rispondi all'anima mia' (ibid.,).

Colpito dalle semplici parole di quella sorella, Roberto Bracco cercò subito di mettere in pratica quelle parole, e in quella notte mentre i suoi fratelli dormivano lui scese dal letto e invocò il Signore: 'Invocai il Signore ed Egli rispose all'anima mia' dirà il fratello Bracco. E da quel momento in lui si fece imperioso l'impulso di trovare le persone di cui gli aveva parlato quella sorella, per cui si recò al locale di culto dove essi si radunavano. Egli fu colpito dal fatto che quelle persone erano delle persone vive, 'delle persone che vivevano la vita e la vita del Signore', e comprese di essere un peccatore davanti al Signore. Dell'esperienza della notte nella sua camera da letto e di questa in quel locale di culto egli dirà: '… questa esperienza e quella di quella notte nella mia cameretta si fondono. Quella notte io sentii solo questa gioia questa pace questo imperioso impulso interiore di cercare di trovare questo popolo, e io trovai il Signore' (Ibid.,).

Dopo non molto tempo egli fu battezzato in acqua, ed in seguito fu anche battezzato con lo Spirito Santo.

Convertitosi al Signore, in Roberto Bracco si faceva sempre più grande il desiderio di darsi da fare per l'opera di Dio: '…. fin dai primi giorni della mia conversione avevo avvertito profondo il bisogno di lavorare, di fare qualche cosa per il Signore, qualche cosa per l'opera del Signore' (ibid.,). Come lui ricorderà spesso, il primo incarico che gli diedero fu quello di spazzare il locale di culto assieme ad altri fratelli, incarico che lui si sentì onorato di ricevere. In seguito gli fu dato l'incarico di ministrare la parola di Dio ai fedeli, nonostante la sua giovane età. Questo avvenne in seguito alle seguenti circostanze che si verificarono proprio in quei giorni, precisamente nel 1935 quando fu notificato a Ettore Strappavecchia, ministro della Chiesa Pentecostale, la chiusura del locale di culto di Roma, sito in Via Adige, (fu chiuso il 15 marzo). I credenti infatti furono costretti a radunarsi nelle case private, per cui si vennero a creare diversi gruppi per i quali occorrevano dei responsabili per condurre le riunioni, e Roberto Bracco diventò uno di questi responsabili che dovevano presiedere le riunioni e ministrare la Parola ai fedeli. E dopo poco tempo, dato che gli altri fratelli responsabili della comunità furono - a motivo della dura persecuzione che in quel periodo scoppiò contro i pentecostali in seguito alla circolare Buffarini Guidi del 9 aprile 1935 - allontanati dalla chiesa (dopo essere stati arrestati furono rimpatriati ai loro paesi con il foglio di via obbligatorio), lui si ritrovò ad avere la maggiore responsabilità della comunità: '… e io mi trovai solo ad assumere il carico della responsabilità di tutta la chiesa' dirà Bracco (ibid.,). A lui, dato che era romano, non potevano rimpatriarlo che a Roma per cui lui rimase a Roma; fu tuttavia ammonito dalle autorità (in base a questa ammonizione lui non poteva uscire di casa prima di una certa ora e non doveva frequentare i fratelli), ammonizione però che lui trasgredì regolarmente ogni giorno: '… perché ogni giorno io ho continuato la mia attività, ho incontrato i fratelli, ho presieduto le riunioni, ho tenuto i culti e il Signore mi ha guardato' (ibid.,).

Durante quel periodo di persecuzione contro la Chiesa, Roberto Bracco fu denunciato e arrestato diverse volte a motivo del suo zelo nel servire il Signore. Delle sue esperienze da perseguitato dalle autorità fasciste lui parla nel suo libro Persecuzioni in Italia.

Nel 1943 Roberto Bracco si sposò la sorella Anna Stella. E nel 1945, dopo essersi separato da quella corrente della comunità di Roma definita da molti 'rigorista' a motivo di schemi antichi e regole antiche, egli entrò in contatto con quella parte della comunità di Roma che si era distaccata da quella corrente 10 anni prima; questa comunità avendo riconosciuto in lui il ministerio della Parola lo elesse pastore in quell'anno.

Nel 1946 Roberto Bracco fondò il periodico 'Risveglio Pentecostale', dietro incoraggiamento delle comunità pentecostali di Zurigo e Wintertur che ne sovvenzionarono i primi due numeri. Di questo periodico egli diventò direttore, in esso scriverà molti articoli nel corso degli anni a seguire.

Nel 1947 si tenne a Napoli il VI Convegno Nazionale delle Chiese Pentecostali Italiane, convegno che decreta l'accettazione dell'affiliazione offerta dalle Assemblee di Dio degli Stati Uniti di America (in risposta alla richiesta di affiliazione ad esse presentata da quelle Chiese Pentecostali Italiane che vi partecipavano) al fine di poter ottenere il riconoscimento giuridico da parte dello Stato Italiano e fare smettere nei confronti dei Pentecostali in Italia ogni forma di persecuzione e discriminazione da parte delle autorità. Le Chiese Pentecostali ivi rappresentate decidono di assumere il nome di 'Assemblee di Dio in Italia'. Venne costituito un Comitato esecutivo di cui Roberto Bracco fu eletto Segretario (Presidente fu invece eletto Umberto N. Gorietti).

Nell'estate del 1948 in un Convegno tenutosi a Catania venne approvato lo Statuto delle ADI, di cui Roberto Bracco fu uno dei redattori. E nell'Ottobre di quello stesso anno veniva presentata da parte dell'Associazione che si era costituita la domanda alle autorità per ottenere il riconoscimento della personalità giuridica dell'Associazione. Bracco in tutto questo fu un protagonista.

Nel 1949 Roberto Bracco si dimetteva dalla direzione di 'Risveglio Pentecostale', pur tuttavia continuando negli anni successivi a scrivere degli articoli per questo periodico.

Nel 1954 nasceva la Scuola Biblica delle ADI della cui direzione fu incaricato Roberto Bracco (questo incarico lo ricevette nel settembre 1955 in occasione del Convegno nazionale a Catania) che fu affiancato da Eliana Rustici e da Francesco Toppi. Roberto Bracco in questa scuola insegnerà la dottrina per diversi anni (rimarrà direttore dell'Istituto fino al 1965).

Nel 1960 Roberto Bracco si dimise da pastore della Comunità che si riuniva in Via dei Bruzi a Roma. Le ragioni furono le seguenti. C'erano state le votazioni per il pastore nella comunità e il fratello Roberto Bracco, allora pastore, aveva ricevuto l'87 per cento dei voti, mentre Luigi Arcangeli, allora vice pastore, aveva ricevuto il restante 13 per cento dei voti. L'esito di questa votazione, nonostante fosse stato favorevole a Roberto Bracco, non soddisfò il medesimo il quale riteneva che per potere continuare ad essere il pastore della comunità avrebbe dovuto ricevere il 100 per cento dei voti, egli quindi non se la sentì proprio di continuare a fare il pastore di quella comunità con a fianco un vice pastore che aveva a suo favore il 13 per cento dei membri della chiesa (questa parte della chiesa quindi non voleva più Roberto Bracco come pastore). Egli quindi decise di dimettersi da pastore di quella chiesa; continuò comunque ad insegnare alla Scuola Biblica.

Adesso Roberto Bracco intendeva dividere il suo tempo tra l'evangelizzazione e l'insegnamento alla Scuola Biblica. Incoraggiato da diversi fratelli, circa 6 mesi dopo dalle sue dimissioni, cominciò a tenere dei culti presso il locale di culto dell'Istituto Biblico Italiano (così si chiamava e si chiama la Scuola Biblica delle ADI) che era sito in Via Prenestina n° 639. Il numero dei fratelli che frequentavano questi culti aumentò considerevolmente, anche perchè si convertirono parecchie persone in alcune evangelizzazioni tenutesi a Roma, e quindi si rese necessario trovare un locale di culto più spazioso. Lo trovarono nel 1963 in Via Anacapri, il locale fu comprato dai fratelli e non fu intestato alle ADI quantunque Roberto Bracco ufficialmente risultava pastore delle ADI; cosa questa che naturalmente non piacque ai dirigenti delle ADI. Va tuttavia detto che non ci fu solo questa ragione che rese necessario il trasferimento perché col tempo erano sorti dei malumori contro il fatto che Roberto Bracco tenesse quelle riunioni di culto in Via Prenestina. Gli era stato fatto capire che era meglio che se ne andassero da Via Prenestina.

Occorre per altro fare presente che Roberto Bracco da alcuni anni rifiutava di ricevere nomine negli organi delle ADI perché secondo lui il cristianesimo non doveva ricalcare gli schemi delle Associazioni umane. E così, Roberto Bracco fondò la Comunità di Via Anacapri che lui organizzò in maniera totalmente indipendente dalle ADI, quantunque lui rimanesse ufficialmente nell'ambito delle ADI, e di cui sarà il pastore per circa 20 anni.

Nel 1977 Roberto Bracco, accettò di nuovo di far parte del Consiglio Generale delle Assemblee di Dio in Italia, e ricominciò ad insegnare all'Istituto Biblico delle ADI. Ma questa collaborazione si interruppe nel 1980, quando lui decise di lasciare gli incarichi ricevuti. E' opportuno fare presente che questa decisione Roberto Bracco la prese alcuni mesi dopo il caso di Giovanni Ferri, pastore di una chiesa ADI in Puglia, e allora vicepresidente delle ADI, (il presidente allora era Gorietti), il quale era stato radiato dalle ADI con l'accusa di fornicazione. Questa radiazione però non aveva avuto l'appoggio di Roberto Bracco, che riteneva che non ci fossero chiare e convincenti prove che l'accusa fosse vera. In altre parole Giovanni Ferri per Roberto Bracco non poteva essere giudicato colpevole di quel peccato.

Nel 1983 Roberto Bracco scrisse La verità vi farà liberi in cui lui denuncia senza mezzi termini le nefaste conseguenze che sono scaturite dalla decisione di formare questa Associazione nazionale (ADI) con uno Statuto che ha finito col sostituire la Parola di Dio, e con tutte le cariche che si addicono a una qualsiasi Associazione umana legalmente riconosciuta dallo Stato (di cui va ricordato che lui all'inizio era stato fondatore e sostenitore). Una di queste malefiche conseguenze è stata l'annullamento dell'autonomia della Chiesa locale. Va tuttavia fatto notare che quello che Roberto Bracco scrisse in questo libro lui lo aveva detto ed espresso verbalmente in molte occasioni negli anni precedenti. Per cui la sua posizione sull'autonomia della chiesa locale era ben conosciuta nelle ADI ancora prima che uscisse questo suo libro. E proprio a motivo di questa sua posizione, che si opponeva apertamente a quella sostenuta dalle ADI, molti pastori non gradivano affatto la sua permanenza nelle ADI, per costoro Roberto Bracco nelle ADI costituiva una 'spina nel fianco'; e Roberto Bracco sapeva bene tutto ciò. E così lui dopo essersi dimesso scrisse La verità vi farà liberi che come lui aveva previsto, scatenò una reazione molto dura nei suoi confronti. L'attuale presidente Francesco Toppi dice a proposito di questo libro di Bracco e della reazione degli organi ADI: '…. scrisse e pubblicò un vero e proprio 'manifesto' in un volumetto dal titolo 'La verità vi farà liberi', ricalcando il modello di struttura congregrazionalista da un testo scritto da Abele Biginelli, noto esponente della Chiesa Cristiana dei Fratelli, in occasione della approvazione, nel maggio 1980, del nuovo statuto dell'Ente Patrimoniale delle suddette chiese. Quelli che erano stati gli intenti 'in pectore' e timidamente dichiarati divennero il grandioso progetto di creare una struttura pentecostale consimile che potesse raggruppare le comunità pentecostali indipendenti con le quali, se la morte non lo avesse colpito improvvisamente, aveva stabilito di tenere un convegno, probabilmente costitutivo. In quell'ultimo suo scritto aveva identificato l'organizzazione come la causa fondamentale della fine di un Risveglio. (…) I membri dei vari organi delle Assemblee di Dio in Italia, i quali per ben ventidue anni avevano comportato cristianamente, per affetto fraterno e profondo rispetto verso il suo ministerio, le sue personali opinioni ecclesiologiche, dinanzi a questa pubblicazione di aperta sfida nei confronti delle ADI di cui era stato uno dei promotori, sostenitori e membri fondatori, ritennero di non poter rimanere indifferenti ed il Consiglio Generale si riunì in seduta plenaria con tutti i membri dei Comitati di Zona. In quella sede furono presentate due proposte, una del Consiglio Generale che era quella di attuare la sanzione disciplinare della sospensione temporanea dall'attività del ministerio fino alla prossima Assemblea Generale che si sarebbe tenuta a breve scadenza e dove il caso sarebbe stato ampiamente trattato e l'altra presentata da alcuni Comitati di Zona, quella cioè di immediata esclusione dal Ruolo Generale dei Ministeri, proprio in conseguenza della netta posizione assunta. La decisione fu dolorosa, ma quest'ultima proposta fu approvata a stragrande maggioranza e così Roberto Bracco si trovò escluso dalle ADI, dopo annosi ed inutili tentativi di comporre con comprensione cristiana un dibattito di natura ecclesiologica che si concludeva inevitabilmente con una frattura, in quanto una fraterna e rispettosa collaborazione nel campo di Dio non può assolutamente essere sacrificata sull'altare di vedute ed interessi personali' (Cristiani Oggi, 1-15 Febbraio 1996, pag. 2-3). Quindi, possiamo dire che la pubblicazione di questo particolare libro fu la goccia che fece traboccare il vaso, o meglio fu il pretesto per estromettere Roberto Bracco dal ruolino generale dei ministri delle ADI.

Dunque la causa dell'estromissione di Roberto Bracco dalle ADI fu la sua posizione ecclesiologica che era in aperto contrasto con quella delle ADI, e che lui mise per iscritto nel suo libro La verità vi farà liberi e che provocò tanto sdegno nelle ADI, tanto da portare alla votazione e all'approvazione della sua immediata espulsione dalle ADI.

Ma nella sostanza quale era la posizione ecclesiologica di Bracco? Egli era per la piena autonomia della Chiesa locale (principio questo confermato dalla Parola di Dio, per cui giusto), per cui si opponeva all'organizzazione verticistica e gerarchica quale quella della denominazione ADI che aveva nei fatti calpestato questa autonomia della Chiesa locale. Questo è quello che si evince dalla lettura di questo suo libro.

Ma lasciamo adesso la parola a Roberto Bracco, che quantunque sia morto, parla ancora; lui ci spiegherà la sua posizione (le sottolineature sono nel testo).

Roberto Bracco

La verità vi farà liberi

INTRODUZIONE

Il cristianesimo, dalla sua nascita non si è mai spento, non è mai tramontato; anche quando la corruzione e l'immoralità si sono allargate nel mondo religioso, la presenza della chiesa, della vera chiesa, ha diffuso luce fra le tenebre del peccato.

La chiesa è stata presente vittoriosa, anche se perseguitata, in tutti quei movimenti di risveglio che come tanti anelli di una catena hanno attraversato i secoli. Rigenerazione, santificazione, vita carismatica sono state sempre le esperienze di un popolo che si è chiamato ed è stato veramente cristiano.

Purtroppo però non c'è stato uno solo di questi risvegli che abbia saputo o potuto resistere ad una crisi che ha trasformato in una "composta denominazione" quello che era libera manifestazione dello Spirito. Quasi sempre l'infausta trasformazione è stata aiutata dall'organizzazione, che nel regolamentare e comprimere la vita della chiesa ha fatalmente soffocato e spento il fuoco dello Spirito.

La storia parla per esprimere un appello e più chiaramente parla la parola di Dio che ci dice: "Esaminiamo le nostre vie, scrutiamole, e torniamo all'Eterno" (Eccl. 3:40).

Le righe che seguono non si propongono altro fine oltre quello di un ritorno al fuoco della Pentecoste che è amore, santità, libertà, affinchè un movimento in crisi possa tornare ad essere "risveglio". E mentre si propone questo fine vuole essere anche un esercizio del diritto di libertà ad esprimere un pensiero. Nella vita cristiana questo diritto deve essere riconosciuto ed esercitato in modo franco, sincero ed onesto.

Soltanto i governi oppressivi temono le analisi e le impediscono con la soppressione della libertà, ma nella chiesa cristiana questo fenomeno deve essere rifiutato e respinto, ed infatti in questo breve scritto viene ripetutamente citato il lavoro di un servo di Dio che ha saputo e potuto liberamente esprimere francamente le proprie considerazioni nel seno del movimento ove svolge il proprio ministero.

I.

LA SCRITTURA O LO STATUTO?

Un servitore di Dio, stimato ed amato, mi diceva, non molto tempo fa: - Se vogliamo salvare la nostra comunione spirituale e la nostra unità cristiana dobbiamo distruggere lo statuto". Questa frase pronunciata con calma non aveva la più lieve sfumatura polemica o il più debole accento di furia distruttrice, era soltanto la sincera espressione di una riflessione prolungata e sofferta.

Non ho potuto fare a meno di riandare con la mia mente indietro nel tempo e ricordare l'affettuoso avvertimento di un altro servitore di Dio che in un convegno del 1950 sentendo parlare di organizzazione, statuti e regolamenti disse: Attenzione fratelli miei, perché tutte le strade conducono a Roma.

Infatti c'è una sola strada che non conduce all'autoritarismo, alla centralizzazione, al papato ed è la strada della Parola di Dio che è la strada della libertà cristiana.

Quando il risveglio pentecostale ha avuto il suo inizio, fra gli italiani negli Stati Uniti, ha trovato subito tutti concordi nel voler conservare gelosamente quella libertà che avevano trovato uscendo dalle diverse denominazioni protestanti o dalla chiesa di Roma.

Non possiamo meravigliarci di questo proposito, perché ogni "movimento di risveglio" è nato con questo programma, perché ogni movimento di risveglio è nato libero in Cristo. Potrei citare decine di testimonianze, ma mi limito a sceglierne due: una lontana di secoli, ed una vicinissima a noi.

Per la prima mi limito a citare le dichiarazioni di uno storico, che nello scrivere di un movimento "nato" evangelico e che poteva svilupparsi e vivere come quello ad esso contemporaneo di Valdo, e che invece fu purtroppo assorbito e strumentalizzato dalla curia romana dell'epoca e dalle epoche successive, così si esprimeva:

"Senza organizzazione, per evitare il pericolo di costringere lo Spirito entro aride formule, quei pazzi del Signore (come venivano chiamati) si ponevano umilmente al servizio altrui…

…presto la curia romana intervenne a moderare gli entusiasmi e ad irregimentare il moto entro schemi più precisi…Francesco cedette "con intima sofferenza" perché secondo lui il Vangelo doveva essere vissuto "sineglossa", alla lettera…".

Dopo la morte di Francesco e raccogliendo proprio una sua raccomandazione, ci furono molti che vollero tornare a vivere il risveglio originale: furono perseguitati ed uccisi, ma respirarono di nuovo l'aria pura della libertà anche se a prezzo di martirio.

Vengo alla testimonianza recente, quella ricordata da A. Biginelli nel libro "La chiesa e la sua autorità". Ecco le parole dell'autore:

All'inizio del loro "risveglio" i "fratelli", provenienti dalle Chiese Anglicana, Presbiteriana, Metodista ecc., si radunavano insieme nel nome del Signore nel Quale avevano creduto, compivano le loro attività spirituali ed offrivano la loro adorazione avendo come unico centro la Persona di Cristo e risolvendo tutti i loro problemi sulla base dell'unica autorità valida:

Quella della Parola di Dio.

Il risveglio pentecostale ha realizzata la medesima esperienza: nato libero era fermamente deciso a rimanere libero e la prova più chiara l'abbiamo dal fatto che quando è stato obbligato a dare conto della propria identità si è dichiarato "congregazioni cristiane inorganizzate; inorganizzate cioè autonome, libere, ma unite dai vincoli della grazia di Dio nella comunione cristiana.

Per molti anni questa condizione è rimasta inalterata e coloro che potevano essere considerati i padri spirituali, gli apostoli del movimento, sono stati rispettati ed ascoltati e le loro appassionate esortazioni a conservare la libertà cristiana non sono cadute nel vuoto.

Fra tanti voglio ricordare il fratello L. Francescon che può essere considerato "primizia" del risveglio pentecostale fra gli italiani negli Stati Uniti; questo generoso servo di Dio si è coraggiosamente battuto per la libertà insidiata dall'organizzazione; egli aveva sintetizzato il suo messaggio, intorno a questo soggetto, affermando di aver ricevuta luce da Dio. Ecco le sue parole:

COSTITUZIONE DELLA CHIESA DI DIO

Gesù è il Capo della Chiesa. Lo Spirito Santo è la legge per guidarla in ogni verità. La sua organizzazione è la carità di Dio nei cuori dei membri che la compongono - "Legame della perfezione".

Dove questi Tre non governano, è satana che governa in forma d'uomo per sedurre il popolo di Dio con la sapienza umana.

Questa luce l'ho ricevuta dal Signore l'anno 1910. L.F.

E' onesto precisare che Francescon non si opponeva alla designazione di fratelli che avessero potuto curare l'amministrazione dei beni strumentali delle singole comunità, ma respingeva decisamente il concetto di una organizzazione investita di autorità spirituale e strutturata gerarchicamente. Comunque anche la "funzione puramente amministrativa" doveva rappresentare, secondo il pensiero di Francescon non un "servizio imposto", ma un "servizio liberamente scelto" dalle comunità che ne avessero voluto usufruire.

In parole estremamente semplici, si può dire che questo servitore di Dio escludeva categoricamente la costituzione di un "corpo" di amministratori investiti di autorità sopra i propri fratelli. Francescon paventava il verificarsi di un fenomeno ricorrente e che purtroppo ha turbato o addirittura spento molti movimenti di risveglio.

Ritorno a questo proposito al già citato lavoro di Biginelli che affronta il problema delle chiese dei fratelli, un risveglio spirituale precedente a quello pentecostale; così l'autore denuncia questo male:

Si hanno, così, dei fratelli posti legalmente al vertice con la facoltà di comandare ed altri fratelli rimasti in basso che hanno solamente il dovere di ubbidire. Ma tutto questo è in aperto contrasto con i principi stabiliti dal Signore e che tutti ben conosciamo (Matt. 20:25; Marco 10:12; Luca 22:25; 2 Cor. 1:24: 1 Pietro 5:3).

Questo grave pericolo incombente e questa deviazione in atto, sono insiti in una costante sempre più evidente burocratizzazione legalistica di molte attività spirituali, che svilisce quando non distrugge, il carattere squisitamente carismatico del nostro servizio spirituale e della nostra vita di relazione con Dio e con i fratelli.

Il Biginelli denuncia lo statuto e le degenerazioni prodottesi nelle chiese per averlo accettato e così scrive:

Introdotto nelle Assemblee per imposizione di un governo dittatoriale, subito per timore umano o per debolezza e miopia spirituale e affermatosi, per la mancanza di un vigoroso insegnamento scritturale e per l'assenza di una decisa difesa delle verità dottrinali, il principio della gerarchia umana nella Chiesa è diventato evidente e si è fatto acutamente sentire dal Consiglio dell'Ente Morale sia per l'autorità che gli conferisce lo statuto, e sia perché il suo Presidente non è più considerato un fratello come tutti gli altri, ma bensì una autorità ecclesiastica per cui gli si deve particolare rispetto per la sua posizione, gli si deve riconoscere degli speciali diritti per la carica che ricopre talchè, molte decisioni concernenti l'Opera nel suo insieme, per essere legalmente valide, dovrebbero avere il "nulla obstat" o il "placet" della sua autorità gerarchica conferitagli dallo Statuto.

Ma quello che si è verificato nelle chiese dei fratelli e in tanti altri movimenti di risveglio, purtroppo si è determinato anche nel movimento pentecostale. Dopo la seconda guerra mondiale, quasi a quarant'anni dalla nascita del movimento incominciano a manifestarsi chiari segni di insofferenza fra le chiese pentecostali italiane degli Stati Uniti.

Questo fenomeno nasce soprattutto dai confronti che da parte di molti vengono fatti oltre che con le chiese storiche, con le denominazioni protestanti, anche con diversi rami del movimento pentecostale indigeno che già si sono strutturati secondo vari schemi organizzativi.

Il ragionamento semplicistico dei sostenitori dell'organizzazione era questo:

Se tutte le denominazioni hanno un'organizzazione, se altri movimenti pentecostali hanno un'organizzazione perché non dovremmo averla anche noi? Il fr. L. Francescon s'impegna in una dura battaglia per tentare di ricordare a tutti che Dio ci ha liberato in Cristo e ci ha fatto uscire fuori dalle organizzazioni. Egli sostiene con forza il principio di una comunione fraterna priva di gerarchia istituzionale e quello non meno importante di una vita e di un servizio compiuti non sui binari di una regolamentazione legale, ma nella libertà e nella guida dello Spirito Santo.

I suoi avversari crescono di numero e di forza ed egli è costretto a ritirarsi dopo aver dato l'ultimo solenne avvertimento…

Purtroppo ho dovuto personalmente raccogliere la dichiarazione di uno di questi avversari, considerato fra i maggiori, che, trovandosi a Roma, mi disse testualmente:

Nel prossimo Convegno venga Francescon o S. Francesco, noi faremo quello che siamo intenzionati di fare cioè ci organizzeremo legalmente. (Sic)

A quel convegno Francescon non andò; aveva detto l'ultima parola nel precedente convegno e aveva "sentito" che quella parola non era stata ricevuta e quindi egli non aveva più responsabilità nei confronti di fratelli che "non avevano avuto orecchio", per ascoltare il suo consiglio.

Sono andato lontano nel tempo e nello spazio, ma voglio ora tornare a quel servitore di Dio che con profonda mestizia esprimeva il suo punto di vista intorno ad una crisi che invano si cerca di nascondere con programmi clamorosi o con adunate oceaniche. Crisi dell'amore, crisi della libertà, crisi della vera santità e quindi, di conseguenza crisi della comunione sincera, della collaborazione pura, della fede genuina e semplice, del servizio disinteressato.

Non voglio e non posso attribuire tutto questo all'esistenza di uno statuto, benchè questo possa rappresentare un ostacolo alla ricerca e al rispetto della parola di Dio, ma non posso non fare osservare che sempre la storia ci dice che "crisi spirituale" ed "organizzazione" si presentano sempre assieme proprio quando un risveglio si avvia verso il suo tramonto, cioè verso la trasformazione in una denominazione da collocarsi silenziosamente nell'ambito delle tante già esistenti e che sono state prima altrettanti movimenti di risveglio.

Ma distruggere lo statuto vuol dire "scissione?" Il desiderio di quel servo di Dio, ricordato all'inizio di questo capitolo, era quello di provocare una divisione?

Assolutamente no, anzi distruggere lo statuto proprio per realizzare unità e comunione non mediante l'adesione ad una organizzazione, ma in virtù dei vincoli spirituali della grazia di Dio.

Prima dello statuto, prima dell'organizzazione, eravamo e vivevamo fratelli in semplicità e in purità perché Dio ci aveva fatto e ci ha fatto Suoi figliuoli e se oggi si alza una voce, questa vuole essere non sediziosa, ma sostenitrice di unità nella libertà e quindi unità non condizionata da etichette, da tesserini, da regolamenti, ma unità piena e libera nella gioia dello Spirito Santo.

II.

"DOVE CI TROVIAMO?"

I "Ricorsi storici" sono fenomeni che hanno spazio in ogni ambiente dinamico, cioè dove c'è il movimento, la vita e quindi non deve sorprenderci il fatto che i medesimi eventi, con sconcertante puntualità, si riproducono nel seno dei movimenti di risveglio che si susseguono lungo il corso della storia della chiesa.

Nel capitolo precedente ho ricordato due testimonianze, lontane fra loro di molti secoli, ma concordi nell'esprimere l'anelito di coloro che avevano ricevuto la conoscenza di quella verità che rende liberi; in questo voglio ricordare la mesta recriminazione di un servitore di Dio:

Siamo caduti molto in basso. Stiamo edificando sul terreno infido dell'organizzazione umana, sulla sabbia mobile di un legalismo giuridico che spesso è stato invocato per privarci della nostra LIBERTA', del nostro DIRITTO, e della nostra RESPONSABILITA' di esaminare, insieme ai nostri fratelli, i problemi comuni nello intento di risolverli sul fondamento dell'autorità assoluta della Parola di Dio (Luca 11:28).

Il tentativo di fare prevalere l'autorità legale dell'Ente Morale nelle responsabilità spirituali delle singole Assemblee, ci ha condotti, anche per la nostra colpevole acquiescenza od ignoranza delle verità, in un manifesto conflitto con l'autorità della Parola di Dio.

E' sempre il Biginelli che nell'opera già ricordata si ferma ad analizzare la condizione di quelle tante comunità dei "fratelli" che nate libere ed autonome erano scivolate sul "terreno infido" dell'organizzazione fino alla centralizzazione e all'autoritarismo.

La trasformazione di un Ente Morale (nato soltanto come organo amministrativo di alcune proprietà immobiliari) in un "istituto" investito di potere e preposto al governo delle comunità e dei ministri in relazione alle attività spirituali, aveva deformato le caratteristiche del risveglio e ne aveva mortificato la libertà.

L'autore infatti nel ricordare il "principio" dell'autonomia delle chiese (e non della "chiesa") dei fratelli lo difende alla luce della Parola di Dio.

L'autonomia della chiesa locale non è anarchia perché essa, pur non avendo un regolamento formato ed approvato dagli uomini, ha un codice unico e perfetto, valido per tutte le Chiese: la Parola di Dio! A questo codice tutti i credenti e tutte le Chiese devono inchinarsi ed "attenersi con fermo proponimento di cuore" (Atti 11:23).

Di fronte all'autonomia si erge, come un idolo, l'immagine delle istituzioni umane, sempre strutturate ed organizzate secondo principi gerarchici e regolamentazioni legali. I movimenti di risveglio, come il popolo d'Israele ai giorni di Samuele, finiscono sempre per cedere all'allettamento di un modello che si propone per essere imitato ed essi non si rendono conto, come scrive il Biginelli che:

Ma quando diverse chiese locali si eleggono un Comitato direttivo, una Tavola o un Sinodo, e di conseguenza, un moderatore, un presidente o un sovraintendente e cioè una persona o un gruppo di persone che riassumono e che rappresentano di fronte allo Stato, sia i loro beni materiali quanto le loro attività spirituali essi abdicano alla loro autonomia spirituale, o, con maggiore precisione, all'autorità del Signore nel loro seno.

E' dunque chiaro che la Chiesa locale è indipendente ed autonoma da ogni autorità umana, perché tutte le Assemblee devono dipendere, essere sottomesse, ed ubbidire a Dio e alla Sua Parola.

L'autore non nasconde la propria amarezza perché è costretto a scrivere non di cose che possono avvenire, ma di cose che sono avvenute e che hanno rovinato l'esperienza spirituale di quelle comunità sorte in Italia nel secolo scorso e che hanno conosciuto un periodo fiorentissimo di vita cristiana e di servizio evangelistico.

Noi dobbiamo far tesoro delle riflessioni espresse dal Biginelli proprio perché apparteniamo ad un movimento di risveglio successivo a quello che spesso viene ricordato, particolarmente per alcuni fra i più attivi animatori: Guicciardini, Muller, Rossetti…

Dobbiamo temere il verificarsi di "eventi" che hanno posto in crisi coloro che ci hanno preceduti e compiere quanto è in nostro potere per scongiurarli o addirittura per capovolgerli, se già sono giunti a noi, come purtroppo è avvenuto.

Non è impossibile vincere la battaglia che deve essere combattuta per riacquistare la libertà, ma il combattimento deve essere affrontato con energia e senza perdere tempo ed infatti ancora una volta citando il Biginelli, possono essere ricordate le sue appassionate parole:

Se non ci liberiamo tempestivamente da questo lievito dell'autorità umana, che serpeggia nel seno delle Assemblee, si giungerà, attraverso l'inesorabile processo della lievitazione, ad un capo umano nelle Chiese di Cristo (dette Chiesa dei Fratelli) in contrasto con l'insegnamento della Parola di Dio.

L'autorità divina si è trasferita, dall'Iddio Santo e perfetto, all'uomo peccatore e manchevole; dalla Sacra Scrittura, tutta divinamente ispirata, alla fallace gerarchia della Chiesa e da questa, al capo che si trova al vertice della scala gerarchica.

Come s'introduce il "lievito" in un movimento di risveglio?

Ho ricordato quello che si è verificato nell'opera italiana degli Stati Uniti, ho anche accennato brevemente al sorgere del fenomeno in Italia, ma posso riprendere l'argomento per ricordare qualche particolare importante.

L'opera pentecostale in Italia è di poco posteriore a quella americana perché molto presto, coloro che avevano accettato la salvezza e realizzata l'esperienza del battesimo nello Spirito Santo, si sentirono spinti a recare il messaggio ai loro paesi d'origine, alla loro nazione; ma anche l'opera italiana, come quella negli Stati Uniti, rimase completamente estranea ad un programma organizzativo; le chiese erano autonome anche se unite da sincera e calda comunione spirituale.

Il primo incontro fra conduttori di chiese fu realizzato venti anni dopo la nascita del movimento in Italia e cioè nel 1928; a questo che aveva avuto una partecipazione piuttosto scarsa, ne seguì un secondo nell'anno successivo.

Non si parlò di organizzazione, anzi il principio dell'autonomia appariva cosa tanto ovvia da non aver bisogno di una qualsiasi difesa. Voglio d'altronde ricordare che quell'incontro, o se preferiamo quel convegno del 1929 aveva, come guida spirituale, quel fratello L. Francescon del quale già ho ricordato i principi di uguaglianza e di libertà.

Dopo quello del 1929 un successivo incontro, a carattere nazionale, fu realizzato nel 1945 in Sicilia; c'era stato un incontro anche l'anno precedente, ma erano mancati i fratelli del continente in conseguenza degli eventi bellici ancora presenti nel nostro paese.

In quel convegno del 1944 si parlò di organizzazione "amministrativa", di coordinazione di programmi, di comitati provinciali o zonali e si abbozzò anche qualche iniziativa in queste direzioni, ma senza dare quel carattere o quel significato autoritario e accentratore proprio dell'organizzazione.

Comunque, nel convegno successivo anche queste iniziative furono in notevole parte contestate dagli stessi che l'avevano promosse l'anno precedente e che in pratica le avevano trovate non corrispondenti a quei principi di libertà cristiana ancora difesi nel movimento.

Ma nel convegno del 1945 che poteva essere considerato nazionale, per la prima volta fu posto all'ordine del giorno il problema dell'organizzazione; la proposta veniva da quella che era allora l'unica chiesa di Palermo, ma a questa proposta la reazione immediata fu tanto massiccia da indurre i proponenti a ritirarla senza che fosse messa in discussione.

I fratelli giunti dal continente furono fra i primi e fra i più decisi ad opporsi al progetto e a convegno concluso i più soddisfatti di aver contribuito con la loro partecipazione a scongiurare il "pericolo".

Di fronte a questo fatto, appare almeno strano che soltanto alla distanza di un anno e cioè nel convegno tenutosi a Roma nel 1946 la proposta venga presentata di nuovo e non più da coloro che erano stati costretti a ritirarla, ma proprio da coloro che l'avevano respinta.

E se si tiene presente che quel Convegno fu presieduto dal fr. N. D. Gregorio, diacono di quella chiesa di Chicago guidata dal fr. L. Francescon, oppositore dichiarato dell'organizzazione, la cosa sembra tanto strana da apparire addirittura paradossale.

Tutto però può essere spiegato alla luce di due elementi; il movimento italiano aveva avuto, nel periodo fra i due convegni, contatti con fratellanze estere già organizzate e queste avevano esplicitamente consigliato di organizzarsi per poter affrontare, con il peso dell'organizzazione il problema della libertà religiosa.

Il secondo elemento può essere indicato nell'arrivo proprio durante il convegno del 1946 del fr. H. Ness, di Seattle che all'epoca era esponente non secondario delle Ass. of God degli Stati Uniti. Questo fratello, pastore di una grande comunità e direttore di una Scuola biblica fondata da lui stesso, era non soltanto assertore convinto dell'organizzazione, ma anche generoso e disinteressato consigliere per costituirla.

Il paradosso fu proprio accentuato dalla contemporanea presenza in quel convegno degli esponenti dell'inorganizzazione e dell'organizzazione e cioè dei fratelli Di Nicola e Ness; purtroppo la presenza e la parola del secondo prevalse su quella del primo e l'organizzazione incominciò la sua marcia. E' giusto ricordare, come dirò più chiaramente in seguito, che allora non c'era altro proposito all'infuori di quello di ottenere libertà di culto e si pensava che questo fine si sarebbe raggiunto meglio e più presto presentando alle autorità un corpo coordinato oltre che collegato in tutte le sue parti. Comunque la cosa si è messa in movimento ed è andata avanti per la sua strada…verso Roma. Non ho voluto fare la storia o proporre la cronistoria dell'organizzazione dalla sua nascita; sarebbe stato necessario fornire particolari e forse dare interpretazioni. Mi sono limitato a ricordare alcune circostanze fondamentali che hanno dato l'avvio ad un fenomeno del quale non si erano certamente previste le conseguenze.

III.

"IL PARADOSSO SI ALLARGA"

L'organizzazione in movimento: giunge la richiesta concessione di affiliazione con l'organizzatissima Ass. of God degli Stati Uniti e con questa l'inizio di una pratica di riconoscimento. Un inizio forse malato d'ingenuità; sembrava che tutto potesse essere eseguito con estrema semplicità, assolvendo ad alcuni atti "puramente formali" e al solo fine di ottenere libertà per esercitare il servizio del Signore. Anche la compilazione di uno "statuto" appariva come una cosa affatto impegnativa ed infatti la stesura di questo fu affidata ad un fratello designato in sede di convegno.

Ma già dai primi contatti con il Ministero apparve chiaro che la pratica implicava impegni e responsabilità maggiori di quelli del nostro preventivo semplicistico. La pratica doveva essere affidata ad un legale e doveva essere questo a compilare uno statuto.

Non fu difficile trovare il legale perché indicato e consigliato dallo stesso funzionario del Ministero, ma fu anche facile constatare che questo legale per avviare la pratica doveva servirsi della stazione di partenza e dei binari delle organizzazioni già esistenti, cioè quelle delle denominazioni protestanti. Quindi lo "statuto" preparato dal legale s'ispirava e ricopiava in parte gli statuti delle diverse denominazioni dalle quali molti credenti pentecostali erano usciti.

Incominciava così quel processo che molti anni prima si era prodotto nella chiesa dei fratelli e che ha fatto scrivere ad A. Biginelli le amare parole che qui ricordo:

Ci troviamo di fronte ad un totale rovesciamento, e cioè di fronte all'organizzazione gerarchica ed all'autorità ecclesiastica, proprie della denominazione e che "i Fratelli", nel loro risveglio, avevano abbandonate e combattute costituendo delle Assemblee libere da ogni vincolo umano perché fossero solamente vincolate al Signore ed alla Sua Parola.

Tale principio, inseritosi nello Statuto dell'Ente Morale in circostanze eccezionali e, certamente, anche per mancanza di fedeltà e di discernimento spirituale, oltre a non avere nessun fondamento nella Parola di Dio, priva i credenti della completa libertà dello Spirito e limita la loro dipendenza da Dio e dalla Sua Parola. Infatti, i credenti del Risveglio "dei Fratelli" nazionale od internazionale, come le altre Chiese dalle quali erano usciti per liberarsi dall'autorità umana e perché appunto credevano ed insegnavano che la vera Chiesa, la Chiesa di Cristo, è là OVUNQUE (Matt. 18:20) i nati di nuovo si radunano insieme nel Suo nome per pregare, per rompere il pane e bere il calice in rammemorazione di Lui, per adorarLo in Ispirito e verità e per esercitare il ministerio dei doni spirituali nell'attesa del Suo ritorno, nella piena libertà dello Spirito.

Ma la mancanza di "discernimento spirituale" di cui fa cenno Biginelli, sembra essere purtroppo una caratteristica sempre presente in un movimento di risveglio che inizia la parabola discendente.

Bisogna ricordare però che sarebbe stato necessario individuare non grosse, ma "piccole volpi", e non in riferimento a persone, che forse all'epoca erano ancora tutte in buona fede, ma in riferimento ad elementi e circostanze. Infatti allora non si parlava di avere un "presidente" che avesse autorità anche spirituale sopra le chiese o sopra i fedeli o di avere "organismi" che potessero avere il potere e la pretesa di comandare, meno ancora si parlava di avere un "regolamento" totalmente estraneo o addirittura in conflitto con gli insegnamenti della Scrittura. Anzi le più convinte e calde assicurazioni venivano dati agli esitanti ( e forse ai pochi ancora pienamente illuminati): "Saremo sempre fratelli" "Uniti dall'amore e perfettamente uguali", "La Bibbia sarà sempre lo Statuto delle chiese", "Vivremo sempre nella libertà dello Spirito". Assicurazioni e promesse che sono state sbriciolate dal tempo e soffocate dagli eventi.

Ma in quei giorni quasi tutti credevano a queste assicurazioni e coloro che le esprimevano e coloro che le ricevevano; in fondo si trattava semplicemente di formalizzare una domanda per avere "libertà di culto" cioè per neutralizzare, finalmente, quelle misure e quelle circolari che avevano scatenata la persecuzione all'epoca del regime fascista e che avevano ostacolato tanto l'attività edificativa, quanto quella evangelistica delle chiese. Non si pensava e non si parlava di "Ente Morale", ma soltanto di ottenere quanto esplicitamente accordato dalla costituzione e che probabilmente avremmo avuto senza far domande.

Non c'erano ancora beni immobili da tutelare o istituzioni da proteggere, ma c'era un grande e forse esagerato desiderio di essere legalmente liberi (spiritualmente il cristiano è libero anche nella persecuzione) di svolgere tutta l'attività cultuale e ministeriale.

La semplicità, o l'ignoranza, erano ancora tanto determinanti da far accettare ad "occhi chiusi" lo statuto compilato dal legale. A coloro che ne chiedevano la lettura ed eventualmente la discussione fu data assicurazione che si trattava di un "documento" necessario soltanto per corredare la domanda, ma non "impegnativo" per noi che avevamo uno statuto superiore: la Parola di Dio.

Molti anni dopo invece quello statuto è stato letto, esaminato, discusso ed approvato, ma questo è avvenuto quando ormai l'organizzazione aveva assunto il controllo del movimento, delle chiese e condizionato anche il modo di "pensare" dei ministri.

Quanto sarebbero state opportune le parole di Biginelli in quel lontano passato:

La vera comunione fraterna e l'unità dello Spirito, consistono e si mantengono nell'accettazione, da parte di tutti i credenti, della "sola Scrittura" e della sua autorità tanto nella nostra vita personale quanto nella vita collettiva delle singole chiese. La comunione fraterna e l'unità dello Spirito sono turbate, quando subentra, nei rapporti spirituali, sostituendosi a quella divina, l'autorità umana.

La "sola Scrittura" l'affermazione solenne che ha dato un fondamento alla riforma, dovrebbe rimanere il principio irrinunciabile di ogni movimento di risveglio. Purtroppo sembra difficile resistere alla tentazione di imitare i modelli proposti dal "presente secolo" e come gli israeliti lottarono per avere un "re", un re come lo avevano altre nazioni, così i movimenti nati liberi e guidati da Dio, arrivano a volere ed accettare forme di governo che finiscono per escludere la signoria di Dio; torno ancora una volta a quanto scriveva Biginelli:

Dal momento in cui la nostra autorità è Dio e la Sua Parola, noi dipendiamo unicamente da Lui e se desideriamo esercitare il nostro servizio del ministero nell'opera del Signore nella piena libertà e nella guida dello Spirito, non possiamo e non dobbiamo accettare altre signorie e né sottometterci ad altre autorità. (Eccl. 8:9).

Non si deve tollerare, nella vita e nel servizio delle chiese locali, l'intromissione di altra autorità che non sia quella delle Sacre Scritture e del Signore Gesù Cristo, perché tale intrusione sacrificherebbe sul Moloc dell'autorità umana, la gloriosa libertà dello Spirito di operare con pienezza nelle membra del corpo di Cristo.

Rifiuto dell'organizzazione e dell'autorità gerarchica non vuol dire rifiuto dell'ordine e del ministero. Un servo di Dio ha detto che la chiesa non è un'organizzazione, ma un organismo e noi tutti sappiamo che quando un organismo è sano presenta il più perfetto quadro di ordine e di armonia; lo Spirito Santo coordina, unisce, muove tutto e tutti ed anche quelle circostanze di carattere locale, nazionale, internazionale, che sono considerate di "emergenza" possono essere perfettamente affrontate e cristianamente vissute nella guida e nella potenza di Dio.

Non è vero che siano necessari comitati permanenti ed istituzioni legalizzate; nella chiesa apostolica sorgevano problemi assistenziali, disciplinari, dottrinali, sociali e tutti trovavano una perfetta soluzione mediante le risorse dello Spirito Santo. Atti 6:3, 11:29-30, 13:3-4, 15:2, 1 Cor. 16:1-4; 2 Cor. 8:4.

Il ministero è e deve essere onorato tanto nella comunità locale, quanto nell'esercizio della comunione e della collaborazione, ma quando ci riferiamo al ministero dobbiamo riferirci ad una qualifica data da Dio e non ad un titolo ottenuto mediante un suffragio che non raramente è il risultato di una votazione elettorale abilmente manovrata. Quando aggiungiamo titoli e qualifiche a quelle definizioni carismatiche date dalla Scrittura, noi oltrepassiamo il limite entro il quale siamo chiamati a vivere la nostra esperienza cristiana e possiamo soltanto contribuire all'affermazione e all'esaltazione della personalità umana.

Anche su questo elemento si può raccogliere una triste considerazione di Biginelli che anzi si limita a parlare degli "anziani" la cui qualifica è scritturalmente esatta, ma che purtroppo in una struttura organizzativa anche queste qualifiche possono andare incontro alle più perverse degenerazioni:

In sostanza, la stima, il rispetto e l'ubbidienza non sono dovuti alla carica di anziano (alla quale molti fratelli ci tengono e sovente la usurpano), ma alle qualità spirituali che egli possiede (così rare oggi) e che dimostra nell'esercizio fedele e zelante delle sue funzioni nella Chiesa.

E' evidente che una funzione esercitata senza le qualità richieste dalla Parola di Dio è un'intrusione illecita e dannosa, un'irrisione alla verità ed un impedimento alla edificazione del corpo di Cristo e perciò non può e non deve essere riconosciuta e tanto meno accolta.

Di queste degenerazioni forse la peggiore è rappresentata dall'autoritarismo, ed il Biginelli lo denuncia alla luce di un passo della Scrittura:

Di questo tipo di anziani, Diotrefe, ne è l'esempio più noto. Infatti, nella terza epistola di Giovanni vv. 9-10 leggiamo che egli "procacciava il primato", mentre il Signore Gesù aveva detto: "Voi tutti siete fratelli" (Matt. 23:28) e, più tardi, Pietro avrebbe scritto: "…non come signoreggiando quelli che vi sono toccati in sorte, ma essendo gli esempi del gregge" ( 1 Piet. 5:3). Poi, "non riceveva i fratelli", agendo proprio all'opposto di quanto scriveva Paolo:

"Quanto a colui che è debole nella fede, accoglietelo ma non per discutere opinioni" (Rom. 14:14). E finalmente "cianciava di male parole…impediva coloro che volevano riceverli e li cacciava fuori dalla Chiesa".

Il "paradosso si allarga"; da quello iniziale costituito dall'incontro in uno stesso convegno dei rappresentanti di due opposte tendenze, sono arrivato a parlare delle conclusioni infauste che si sono avute mentre si continuava e si continua a dire: "Siamo tutti liberi". "Siamo tutti uguali". "Fra noi non esistono gerarchie".

Credo che sia superfluo ricostruire minuziosamente la storia di quel che si è verificato; oltretutto si corre il rischio di dimenticare qualche particolare o di dare interpretazioni personali a qualche dettaglio anche importante. La sola cosa che si deve dire è questa: - Il movimento pentecostale, da uno stato di libertà realizzato nell'autonomia delle chiese, è giunto ad una condizione di legalismo condizionante ad opera della propria organizzazione.

Naturalmente non tutti si accorgono di questo stato di cose e non perché manchi conoscenza o discernimento, ma perché non tutti sono impegnati in attività che possono essere in conflitto con le regolamentazioni o le norme statutarie, o perché non tutti rappresentano un ostacolo vero o immaginario del "potere".

Se mi è permesso un esempio posso ricordare che anche sotto i regimi totalitari e dittatoriali non tutti si accorgono delle limitazioni imposte alla libertà perché ci sono un numero notevole di persone che possono agevolmente vivere la loro vita entro i confini anche ristretti delle leggi e questo perché la loro vita non ha esigenze superiori a quelle dello spazio che viene loro concesso.

Nessuna meraviglia quindi se s'incontrano individui che non comprendono perché si alza la voce per denunciare l'oppressione, e se l'oppressione è sconfitta, nessuna meraviglia se si incontrano coloro che vengono definiti "nostalgici". Noi vogliamo e dobbiamo avere una sola nostalgia: quella per le cose sante; per la libertà, per la verità, per la semplicità già in parte compromesse.

Torniamo alla Pentecoste dell'Alto Solaio, delle camerette segrete, della vera separazione dal mondo, dal vero, puro amore fraterno realizzato e vissuto nell'uguaglianza. Torniamo ad un servizio attivo, disinteressato, privo di pretese accademiche e di artificiosità scolastiche, ma ricco di calore e di esperienze; si, torniamo a Dio e così distruggeremo ogni pernicioso paradosso presente in mezzo al popolo di Dio.

IV.

UNA VITTORIA

Forse proprio l'opera di Biginelli ripetutamente ricordata ha contribuito a far conseguire una vittoria, diciamo pure una liberazione alle chiese dei fratelli. Finalmente lo statuto che sanzionava il centralismo, che limitava la libertà, è stato annullato.

In data 14 maggio 1980 il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'Interno (Rognoni) ha approvato il nuovo Statuto. Quindi non uno statuto semplicemente modificato, ma un "nuovo statuto" che ha un carattere esclusivamente amministrativo.

Per avere un'idea del radicale cambiamento posso fare degli esempi; nel nuovo statuto non esistono più articoli come questi:

Art. 3:

a) L'Ente Morale è l'organo giuridico responsabile di tutte le comunità e che le rappresenta anche nelle loro attività spirituali.

Art 16:

b) L'Ente Morale nomina i ministri di culto ed è responsabile delle loro attività.

Il nuovo Statuto quindi limita l'attività dell'Ente alla gestione dei beni immobili, senza escludere però che le chiese stesse possano avere il possesso diretto di questi beni. L'Ente Morale diviene quindi praticamente un "servizio amministrativo" del quale tutti possono "liberamente" godere senza essere però condizionati nell'esercizio della vita comunitaria, e senza neanche essere obbligati ad accettarne il servizio amministrativo. Qualcuno potrà dire che la vittoria sarebbe stata completa se si fosse addirittura sciolto l'Ente e ripudiato definitivamente lo statuto, ogni statuto, ma dobbiamo sinceramente ammettere che quando la nostra libertà cristiana ed il rispetto completo della Parola di Dio non subiscono attentati, possiamo anche tollerare (farne a meno forse sarebbe meglio) quelle costituzioni suggerite dagli ordinamenti giuridici del paese.

Spesso quando si affronta l'argomento delle leggi si pensa a Paolo e si parla di Paolo cioè del "cittadino romano" che in varie circostanze si è appellato alla "legge". Frequentemente però il riferimento all'apostolo è se non proprio strumentale, almeno equivoco; Paolo non ha mai cercato di introdurre un metodo legalista nella vita cristiana o nelle chiese. Non dobbiamo poi creare confusione non distinguendo fra l'osservanza di quelle leggi che c'impegnano esclusivamente nella nostra vita sociale e quelle leggi che ci vincolano direttamente alla parola di Dio. Infatti io sono convinto che se Paolo avesse dovuto scrivere oggi quello che ieri scrisse ai credenti della Galazia, avrebbe usato parole diverse, forse parole come queste:

V.

1) Cristo ci ha affrancati perché fossimo liberi; state dunque saldi, e non vi lasciate di nuovo porre sotto il giogo della servitù!

2) Ecco io vi dichiaro che se vi fate sottomettere ad uno statuto o ad un regolamento, Cristo non vi gioverà nulla.

3) E da capo protesto ad ogni uomo che accetta uno Statuto o un Regolamento che egli è obbligato ad osservare questi.

4) Voi che volete essere allineati mediante il Regolamento e lo Statuto, avete rinunciato a Cristo, siete lontani dalla Sua Parola.

VI.

12) Tutti coloro che vogliono fare bella figura nella carne, vi costringono ad accettare lo Statuto e il Regolamento e ciò al solo fine di non essere perseguitati per la croce di Cristo.

13) Poiché neppure quelli stessi che vi propongono lo Statuto osservano gli articoli di esso; ma vogliono che accettiate lo Statuto per potersi gloriare del numero.

No! non vuole essere un audace rifacimento del testo paolino, ma piuttosto una rispettosa interpretazione del suo pensiero applicato ad una situazione reale. D'altronde quel capitolo 5 dell'epistola ai Galati al quale mi riferisco è estremamente chiaro ed anzi ci dice che se non è lecito ad un cristiano cercare giustizia e giustificazione nella Legge (con la lettera maiuscola) quanto meno deve sentirsi impegnato a cercarla in un Regolamento alienante dalla libertà e addirittura dalla dipendenza da Dio.

Paolo non è schiavo degli uomini, è schiavo di Gesù Cristo anzi un volontario di Gesù Cristo e nello stesso modo che rivendica il diritto ad esercitare il ministero senza limitazioni (1 Cor. 9:1-6), così rivendica quello di liberamente soffrire con gioia per il nome di Gesù Cristo. Atti 21:13.

Egli non accetta, non può accettare tutori o procuratori, meno ancora è disposto a vendere l'acquistata libertà ad un "nuovo sinedrio"; è stato redento e quindi strappato dal sinedrio di Gerusalemme e non vuole conoscerne un altro anche se questo potrebbe presentarsi con il più allettante dei nomi e la più suggestiva delle forme.

Le lettere dell'apostolo non trascurano mai il tema della libertà, egli lo sviluppa in tutte le articolazioni: libertà dal peccato, dalle tradizioni, dalla paura, dall'errore e con grande enfasi: libertà dal legalismo il che vuol dire libertà dall'organizzazione, dalle gerarchie, dai regolamenti.

Mai l'apostolo avrebbe accettato uno statuto da aggiungersi all'Evangelo di Gesù Cristo; egli lo avrebbe visto come un altro Vangelo, quindi come un tentativo di coprire ed oscurare la Parola di Dio. Nell'esprimersi così non mi riferisco alla parola scritta, ma alla parola di Dio interamente ricevuta e interamente custodita dalla chiesa apostolica (Atti 2:42).

Paolo è l'espressione sana del pensiero e del sentimento della chiesa che vive nella libertà dello Spirito. Ogni movimento di risveglio infatti è nato libero, privo di ogni forma organizzativa, ed anzi animato dal proposito di non voler imitare le associazioni e le istituzioni umane sempre strutturate gerarchicamente e statutariamente.

Quindi se parliamo di Paolo dobbiamo saperlo "vedere" ed "ascoltare" perché da lui ci viene un solo messaggio; quello che ci esorta a conservare e riacquistare la libertà.

Biginelli scriveva: Siamo caduti molto in basso…; la sua parola si è unita a quella di altri che hanno detto la medesima cosa; quel suono si è dilatato, è diventato tuono e finalmente il tuono, terremoto che ha fatto crollare le strutture di un autoritarismo centralizzato che mortificava le chiese e questa è stata una vittoria che sinceramente guardiamo ed auspichiamo come inizio di un nuovo risveglio. Ma alle parole del Biginelli: "siamo caduti in basso…"; domandiamoci: e noi, dove ci troviamo?

Tergiamo il pianto sterile e soffochiamo le recriminazioni inutili, ma alziamo alta la voce per dire anche a coloro che si mettono al riparo delle loro posizioni e dei loro titoli altisonanti:

Torniamo all'Eterno!

Non riconosciamo i vostri titoli e non ci sottomettiamo alle vostre pretese autoritarie: vogliamo essere liberi; liberi di onorare Dio e fare non la nostra, non la VOSTRA, ma la Sua volontà.

I suffragi che avete ricevuti non annullano il fatto che avete preteso assumere un ruolo che non vi è stato conferito da Dio e che è totalmente estraneo all'insegnamento della Scrittura. Perciò rifiutiamo le vostre direttive, perché vogliamo seguire soltanto quelle di Dio. Vogliamo esaltare la comunione, incrementare la collaborazione, onorare il ministero, ma solo e sempre nell'esercizio della libertà cristiana e, soprattutto nella realizzazione di quel puro amore fraterno che ci ha fatto figliuoli di Dio e quindi uguali per vivere sotto la suprema Autorità di Dio nella guida dello Spirito Santo! Amen!

Quando saremo capaci di alzare la voce ed esprimere queste decisioni; soprattutto quando saremo capaci di attuare questi principi, con quel coraggio che deve venirci dalla consapevolezza di essere liberi figliuoli di Dio, potremo anche noi affermare che una battaglia è stata vinta per il bene del popolo cristiano e, soprattutto, alla gloria di Dio.

LA CHIESA

E' stato osservato che quando il Nuovo Testamento parla di chiesa si riferisce quasi sempre (cioè 100 volte su 110) alla chiesa "locale" che può essere anche una piccola chiesa (Mt. 18:20) e che può raccogliersi forse in una casa. (Rom. 16:5). E' stato anche detto che la Scrittura parla di ogni singola comunità locale come del "Corpo di Cristo" in quel luogo e per quell'epoca. Non dobbiamo quindi avere il concetto che la comunità di una città rappresenti l'occhio e quella di un'altra città l'orecchio… e così di seguito, anzi dobbiamo credere che ogni comunità rappresenta dove si trova, il corpo di Cristo. (1 Cor. 12:27).

Ogni chiesa locale, quindi è autonoma ed anche se ha comunione e rapporti di collaborazione con altre comunità, riconosce un solo "capo" e questo capo è Cristo.

Nessun "corpo" può avere pretese di superiorità sopra gli altri e nessuna "autorità" ha il diritto di esercitare "potere" sopra le comunità. Cristo è il capo di ogni comunità ed Egli guida ed edifica mediante l'opera del ministero, per la luce della Parola, per la guida dello Spirito. Se vogliamo tracciare un rapido schema scritturale della chiesa, possiamo articolarlo come segue:

1) La chiesa cristiana di ogni secolo e di ogni luogo ha un solo capo: Gesù Cristo. Ef. 5:23.

2) La "chiesa" è costituita dai "primogeniti scritti nei cieli" e dai "giusti resi perfetti". Ebrei 12:22-23.

3) Ed è perfezionata ed edificata mediante l'opera del ministero assolto dagli operai suscitati e dati da Cristo. Efesi 4:11.

4) La chiesa di ogni luogo e di ogni epoca è stata chiamata ad essere la luce del mondo e ad evangelizzare i popoli nella potenza dello Spirito Santo. Mt. 5:14 - Atti 1:8.

5) La chiesa è costituita nella sua struttura terrena dalle chiese locali. Apoc. 1:4.

6) Ogni chiesa locale ha Cristo, quale capo supremo. Apoc. 2:1.

7) In ogni chiesa c'è perfetta uguaglianza fra tutti i membri che la compongono. Mt. 23:8.

8) Ogni chiesa viene perfezionata ed edificata a mezzo del servizio suscitato da Dio ed esercitato in umiltà. Matt. 20:26.

9) Ogni chiesa è assolutamente autonoma e libera di amministrarsi in relazione alla propria vita ed esperienza. Atti 14:26.

10) Le "chiese" hanno un rapporto ugualitario di comunione mediante i vincoli dell'amore ed i rapporti spirituali di libera collaborazione sul piano di una vera e profonda identità dottrinale e morale. Col. 4:16.

11) Le chiese non sono sottoposte a nessun potere centrale e non accettano strutture gerarchiche che volessero sovrapporsi alla propria autonomia e libertà. Atti 11:1-3.

12) Ogni chiesa è libera di:

a) Programmare la propria attività. Atti 13:1-3

b) Avere le proprie missioni e le proprie pubblicazioni Fil. 4:15.

c) Sovvenzionare i propri operai cristiani Gal. 6:6.

d) Partecipare liberamente a programmi collettivi 1 Cor. 16:1.

e) Accettare ministri ed avere rapporti di comunione e collaborazione con altre chiese, prescindendo da considerazioni denominazionali od organizzative, ma non da quelle dottrinali e morali Col. 4:16 - Mc. 9:38-39.

f) Possedere i propri locali 1 Cor. 16:19 - Col. 4:15

g) Riconoscere i propri ministri, anziani e diaconi e conservare il governo della comunità secondo i principi stabiliti dalla Parola di Dio ed in rapporto ad esigenze locali 1Tess. 5:12 - Fil. 1:1

13) Ogni chiesa nel rifiutare "organi", "titoli" e "qualifiche" estranei all'insegnamento della dottrina cristiana non fa altro che riaffermare la validità dei "ministeri" conferiti da Dio e quindi la "disponibilità" ad accettare liberamente l'offerta di collaborazione edificativa che può essere data e ricevuta. Rom. 1:11-12

14) Ogni chiesa deve sentirsi impegnata per difendere quella libertà cristiana che deriva dalla verità. Gal. 5:1

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2. E' stato detto a proposito di Roberto Bracco che la sua fede 'era irregimentata da codici morali piuttosto che gratificata dal frutto dello Spirito Santo', e che la sua etica era esagerata; che ne dite di queste affermazioni?

Io ho letto diversi libri di Roberto Bracco, e quantunque non sia d'accordo in tutto e per tutto con il fratello Bracco, pure devo dire che lui su diversi punti di etica cristiana disse e scrisse cose giuste che sono inconfutabili perché confermate dalle Sacre Scritture. Sì è vero, lui appare come un esagerato su molte cose, un invadente, non c'è dubbio su questo; ma agli occhi di chi appare tale? Agli occhi di chi non conosce le Scritture, di chi non vuole santificarsi, non importa se uomo o donna, agli occhi di chi ama il mondo e le sue concupiscenze. E di credenti con queste caratteristiche oggi ce ne sono moltitudini un po’ per tutto il mondo, compresa l'Italia. Basta levare la propria voce contro anelli, orecchini, braccialetti, collane, trucco, minigonne, vestiti attillati e provocanti, vesti sontuose e immodeste, per rendersi conto di quanti siano numerosi coloro che anche qui in Italia, e qui mi riferisco ai pentecostali, queste cose le amano e non se ne vogliono sbarazzare per piacere a Dio anziché al mondo. Basta levarsi contro l'impedimento del concepimento e contro la sterilizzazione, cose che purtroppo si fanno sempre più frequenti in mezzo ai Pentecostali, per rendersi conto di quanto sia facile farsi tanti nemici in mezzo al popolo di Dio a motivo di giustizia e di verità. Quasi tutti vanno dietro la moda, chi non corre dietro la moda è definito antiquato, antico, retrogrado e viene guardato come una 'bestia rara'. Se parli di santificazione dicono tutti 'Amen', a condizione che il messaggio si tenga sul generale però; di espressioni autoritarie, precise e franche contro articoli di bigiotteria, divertimenti, mode, ecc., non ce ne devono essere, altrimenti l'amen lo senti solo da pochissimi se non da nessuno. Alcuni non ti salutano neppure dopo che parli contro la loro inverecondia, la loro avarizia, le concupiscenze dietro le quali corrono. Vogliono quasi tutti sentire cose piacevoli; ai credenti di oggi se gli racconti delle favole ti ascoltano, se gli dici cose vere e giuste anche in fatto di etica si turano gli orecchi e si tengono lontani da te quasi che tu sia uno che li vuole mandare all'inferno. Ecco perché non mi meraviglio affatto che Roberto Bracco, quantunque sia morto, sia ancora considerato da molti pentecostali, un esagerato in fatto di etica, perché lui si scagliò contro le mondane concupiscenze rampanti al suo tempo in seno alla fratellanza, contro l'avarizia di molti, contro l'inverecondia di molte sorelle, contro la mancanza di desiderio di avere figli presente in taluni, ecc. - la lista è lunga - che proprio costoro seguono. Ma per capire quello che Roberto Bracco insegnava in fatto di verecondia, di modestia, ecc., la cosa migliore è leggere qualche cosa da lui scritta. Uno dei libri dove lui parla contro la moda, l'avarizia presente nella chiesa, è Verità dimenticate e … punti controversi, che vi invito a leggere qui di seguito, cosicché potrete avere un quadro il più completo possibile su certi punti di etica insegnati da Roberto Bracco.

Roberto Bracco

Verità dimenticate e…

punti controversi

Introduzione

Questo volumetto è dedicato a tutti coloro che fanno della Bibbia l’alimento e la gioia della loro anima. E’ uno scritto senza pretese che si rivolge esclusivamente a quella categoria di credenti che anelano trovare quotidianamente nuova luce e che perciò sono disposti a rinnovare, mediante la lettura, quel dialogo spirituale capace di sviluppare, più che la conoscenza, quello spirito investigativo che è necessario per penetrare nel significato delle scritture.

Il volumetto non ha un soggetto che lo esaurisca e perciò appare piuttosto come un saggio di letteratura cristiana che potrebbe, nel futuro, essere seguito da scritti analoghi: verità dimenticate e punti controversi esistono in così notevole numero da fornire argomento per opere di mole maggiore e di valore più elevato.

La brevità dello scritto e la semplicità degli argomenti potrà giovare alla particolare sfera di lettori ai quali s’indirizza; esso infatti non vuole essere un testo teologico e neanche un trattato di esegetica, ma semplicemente una raccolta di meditazioni cristiane nelle quali, anche i credenti sforniti di qualsiasi preparazione culturale, potranno cogliere il pensiero dell’autore.

Dalle colonne del periodico “Risveglio Pentecostale” sono stati già affrontati alcuni dei soggetti del presente volumetto, ma qui vengono presentati in altra forma e, soprattutto, vengono uniti ad altri per affinità di carattere.

Questo primo saggio viene pubblicato come un’opera imperfetta ed affrettata, ma anche sotto queste circostanze, lo offriamo ai lettori nella speranza che possa essere usato da Dio come mezzo di benedizione ed edificazione.

Faccia parte d’ogni suo bene…

Galati 6:7

Nella chiesa cristiana c’è colui che ammaestra e colui che è ammaestrato, cioè il predicatore ed il fedele. Colui che ammaestra è il servo di Dio, il conduttore del popolo, il ministro cristiano, mentre colui che è ammaestrato è un membro della comunità: una pecora del gregge spirituale.

Colui che ammaestra e colui che è ammaestrato appartengono a Dio; sono ambedue figliuoli di Dio e perciò sono fra loro “fratelli nel Signore”, però i loro doveri verso Dio sono diversi ed anche i doveri che hanno l’uno verso l’altro non sono uguali.

Il predicatore ha il dovere di esercitare il ministero e quindi ha il dovere di applicarsi costantemente “alla parola e alla preghiera” (Fatti 6:4), ed il fedele ha il dovere di ascoltare la parola e di sottomettersi all’autorità del ministro. Il predicatore ha il dovere di curare il ministero e di assolverlo nella guida di Dio, ed il fedele ha il dovere di onorare il ministero e di riconoscerlo e stimarlo in Dio. Il predicatore ha il dovere di porgere al fedele tutto il bene spirituale che è contenuto nell’ammaestramento e nell’esortazione, ed il fedele ha il dovere di porgere al predicatore tutta la propria stima e tutta “l’assistenza materiale” che è necessaria al sostentamento della sua vita.

I doveri sono diversi, ma questi doveri si compiono in Dio e, nella fedeltà ad essi, rendono ugualmente graditi davanti a Dio: è gradito il predicatore che inistancabilmente ammaestra il fedele, ed è gradito il fedele che amorevolmente si prende cura del predicatore e lo sovviene nelle sue necessità.

L’uno ammaestra, cioè porge i beni spirituali, e l’altro fa parte d’ogni suo bene e cioè offre le sue sostanze materiali (Rom. 15:27; 1 Cor. 9:11).

Questo insegnamento cristiano è chiaramente espresso nella Scrittura e ci viene presentato, non come un consiglio che possa essere accettato o possa essere rifiutato, ma come un comandamento di Dio: come colui che ha ricevuto il ministero “ha l’obbligo” di ammaestrare il fedele, così il fedele che gode i frutti del ministero “ha l’obbligo” di far parte dei suoi beni a colui che lo ammaestra.

Gesù stesso ha continuamente ricordato questo comandamento attraverso l’esempio della sua vita; egli ha accettato sovvenzioni dalle donne che lo seguivano, egli ha accettato l’invito di coloro che lo volevano ospite nella loro casa (Luca 8:3; Luca 7:36). Soltanto eccezionalmente il Maestro divino ha moltiplicati pani e pesci e ha fatto pescare un pesce con una moneta in bocca; normalmente invece ha accettato mense imbandite, case per riposare, cavalcatura per viaggiare… e nella morte ha anche accettato una sepoltura preparata per altri. Nel mandare i suoi servitori per le contrade della Palestina prima e per il mondo dopo, ha chiaramente detto che dovevano attenersi al piano di Dio e perciò come servitori di Dio si dovevano occupare soltanto del ministero ricevuto ed aspettare che altri si fossero presi cura di loro per le necessità materiali della loro vita (Luca 22:35; Matteo 10:10; Luca 10:7).

L’esame delle Scritture ci dimostra che i servitori di Dio si attennero fedelmente a questo “comandamento” perché lo interpretarono non come un consiglio che poteva essere accettato o rifiutato, ma come un ordine che non andava discusso.

Le chiese cristiane di questi giorni invece cercano di nascondere questa verità scritturale e quando, qualche rara volta, essa appare in mezzo ad altre verità, cercano di discuterla per poterla rifiutare o modificare. Noi tutti purtroppo conosciamo gli argomenti di queste discussioni, mosse soltanto dall’avarizia e dalla carnalità.

Di fronte al comandamento di Dio ogni discussione cade, deve cadere, perché noi non abbiamo nessun diritto di sollevare obiezioni alla legge dell’Eterno; dobbiamo ubbidire e soltanto ubbidire perché questo è il nostro obbligo di credenti.

Se il ministro abbandona il sentiero della consacrazione per divenire mercenario o se il ministro volta le spalle alla spiritualità per divenire avaro, deve rispondere a Dio di queste sue infedeltà, ma noi “non abbiamo nessun diritto” di rifiutare quello che siamo “obbligati” a dare, soltanto perché esistono queste probabilità e queste tentazioni sul sentiero cristiano di “colui che ammaestra” cioè del servo del Signore.

Quando noi accettiamo questa verità come “comandamento di Dio” ci accorgiamo che tutte le nostre scuse perdono valore e tutte le nostre considerazioni diventano ridicole. Un esempio può aiutare a comprendere questa verità.

Supponiamo di avere un servitore alle nostre dipendenze e supponiamo di aver stabilito e contrattato con lui lo stipendio mensile che intendiamo corrispondergli; quando termina il mese di lavoro noi gli paghiamo quello che gli è dovuto senza preoccuparci di sapere come egli spenderà il denaro e senza preoccuparci di sapere se quel denaro lo renderà troppo ricco. Noi pensiamo soltanto che “abbiamo un dovere” quello di corrispondere quanto dovuto; l’uso del denaro diventa poi un diritto ed un dovere di colui che l’ha ricevuto.

Questo esempio serve soltanto ad imprimere più profondamente il concetto “del dovere” perché se “fare parte di ogni bene a colui che ammaestra” è un comandamento, e noi crediamo fermamente che sia un comandamento, noi dobbiamo eseguire quest’ordine divino senza discutere. D’altronde un servitore di Dio sincero ed onesto non diventerà mai un professionista, un mercenario, ed anche se qualche volta si troverà nell’abbondanza, egli saprà mantenersi fedele in quella condizione come nella condizione opposta (1 Pietro 5:2; Fil. 4:11-12).

Non dobbiamo e non possiamo infatti negare anche ad un servo dell’Eterno il diritto di trovarsi qualche volta nell’abbondanza onde possa lodare Iddio per essa e tanto meno possiamo negare ad un servo di Dio il diritto di avere abbastanza per poter operare, come gli altri, il bene; per poter dare, come tutti, il proprio contributo economico alla gloria del Signore.

Non dobbiamo pensare a lui come ad uno stipendiato perché con lui non abbiamo un impegno contrattuale, ma non dobbiamo neanche dimenticarci di lui, mentre la Parola e lo Spirito ci indicano il dovere che dobbiamo adempiere e ci chiariscono “anche la misura” del nostro obbligo verso il ministro che ci ammaestra.

Questa verità dimenticata non rappresenta soltanto un comandamento trasgredito, ma anche una benedizione respinta. Dare beni materiali a coloro, che nel nome del Signore, ci largiscono beni spirituali, rappresenta infatti una meravigliosa benedizione per l’anima del credente; nel dare c’è gioia, nel dare c’è approvazione da Dio, nel dare c’è la retribuzione di Dio.

Il credente che da, che offre al ministro, che assiste il ministro non perde quello che largisce perché lo ritrova moltiplicato nella propria vita, spiritualmente e materialmente. Iddio è fedele ed Egli onora sempre la Sua parola e benedice tutti coloro che rispettano i Suoi comandamenti.

Quando infatti l’apostolo Paolo scrisse la sua lettera ai Filippesi, non soltanto non trascurò di ringraziarli per la generosa offerta che gli avevano mandato e non soltanto non trascurò di esprimere tutta la gioia che aveva provata nel ricevere il loro aiuto, ma sentì il dovere cristiano di precisare che la sua gioia non veniva “perché cercava e desiderava presenti e regali, ma perché desiderava che i fedeli portassero molto frutto per il loro bene” (Filippesi 4:17).

L’apostolo sapeva bene che nel sottomettersi al “comandamento” di Dio che ordina di aiutare i servitori cristiani, c’è una benedizione gloriosa per il fedele e per la chiesa.

Anche nella lettera ai Corinti egli si ferma lungamente a parlare di questa verità ed è obbligato a ricordare ai fedeli di quella chiesa che se durante il tempo che ha svolto un ministerio nel mezzo di loro, non si è fatto sovvenire dai fedeli e dalla chiesa è stato soltanto “per togliere occasione a coloro che cercavano occasione” (2 Cor. 11:12).

Chi ha “perduto” in questa circostanza non è stato però Paolo, ma sono stati gli stessi credenti di Corinto ed infatti l’apostolo è costretto a dichiarare chiaramente che in “ogni cosa la chiesa di Corinto è stata come le altre chiese, ma in una cosa è stata inferiore alle altre chiese e cioè è stata inferiore nel ministerio del dare perché non ha sovvenzionato colui che porgeva l’ammaestramento nel nome del Signore…” (2 Cor. 12:13).

Quindi “non fare parte dei propri beni” a colui che ammaestra rappresenta una perdita, un regresso, per essere più chiari uno scendere in basso nella vita spirituale. Per progredire, per essere benedetti dobbiamo accettare questo comandamento di Dio senza discutere e dobbiamo metterlo in pratica.

L’ubbidienza a questa particolare verità cristiana ci farà compiere un’altra meravigliosa scoperta; la parola di Dio ed il servo di Dio acquisteranno più valore nel nostro cuore. Noi non “pagheremo” mai la parola e non “compenseremo” mai il ministero; infatti questi sono doni di Dio agli uomini; ma quando daremo in maniera pratica l’espressione del nostro affetto, ci sentiremo realmente interessati e maggiormente avvinti, in conseguenza della nostra totale partecipazione. No, non penseremo di aver pagato quello che ci è stato dato perché quello che ci è stato dato, ci è stato dato in dono nel nome del Signore, ma sentiremo almeno di aver dato anche noi un contributo reale all’opera del ministero e di aver espresso in un modo chiaro il nostro consenso cristiano.

E mentre la parola ed il ministro acquisteranno maggior valore per noi, anche noi credenti acquisteremo maggior valore per il ministro. E’ necessario comprendere bene questa importantissima dichiarazione: i fedeli sono sempre di grande valore davanti alla coscienza del servo di Dio ed il loro valore non cambia in ragione di quello che danno, che offrono, che largiscono: tutti sono ugualmente pecore del gregge del Signore, ma è anche logico che il predicatore si senta più aperto verso coloro che l’incoraggiano.

Quando un servitore di Dio predica la parola e ha davanti a se fedeli distratti o sonnacchiosi, si sente scoraggiato nel suo ministero, quando invece ha una congregazione attenta ed entusiasta che lo ascolta e si riscalda di fronte alla parola che viene predicata, allora si sente incoraggiato e quei fedeli diventano preziosi al suo cuore. Ebbene, quando il servo di Dio vive in mezzo ad una chiesa che oltre a mostrare attenzione durante la predica, oltre a riscaldarsi ed entusiasmarsi nelle riunioni di culto, mostra anche un interesse vero ed affettuoso per “colui che ammaestra nella parola”; quando il servo di Dio, ripetiamo, vede intorno a se questa sollecitudine spirituale e cristiana, si sente incoraggiato per prodigarsi a favore di un popolo prezioso agli occhi di Dio ed anche al suo cuore di servo del Signore.

L’ubbidienza a questa verità conduce quindi ad un profondo rapporto di comunione e di amore fra il popolo ed il ministro e fra il ministro ed il popolo, ma non dimentichiamoci che conduce anche a valorizzare fino ai limiti più elevati l’opera del ministero. Oggi, infatti ci sono molti servi dell’Eterno, che sono trascurati dal popolo e perciò sono obbligati ad abbandonare il servizio di Dio per occuparsi di un lavoro profano, che permetta loro di provvedere ai bisogni della famiglia. E’ la stessa tragica situazione dei giorni di Neemia, giorni di prova e di crisi spirituale per il popolo di Dio. (Neemia 13:10).

Un predicatore occupato completamente in un lavoro profano, non ha il tempo necessario per investigare la Scrittura, per pregare e per darsi totalmente al ministero; stanco, turbato, preoccupato, distratto, egli potrà dare al servizio spirituale le briciole di energia e di serenità che gli rimangono.

Questa situazione si riflette sulla chiesa perché la chiesa riceve esattamente quello che il ministro porge, quello che il ministro può dare.

Quando invece il servo di Dio viene posto in condizione da offrire tutto il tempo, tutte le energie, tutta la serenità al ministero, la chiesa riceve il beneficio di un servizio pieno, efficace; non saranno più le briciole, i pensieri stentati e turbati spesso dalle preoccupazioni, ma saranno le perle delle dispense divine che il ministro avrà potuto raccogliere nelle ore di studio spirituale e di comunione con Dio.

E’ necessario riportare in luce il comandamento divino, la verità trascurata e sottoporre ad esso la nostra vita perché in quest’atto di sottomissione fedele è racchiusa la nostra benedizione.

Dobbiamo dare, dare con generosità, dare con convinzione. Non deve essere, naturalmente, l’elemosina del prodigo al mendicante o l’offerta dell’orgoglioso al servo, ma deve essere il contributo affettuoso del membro della famiglia di Dio che è consapevole dei propri diritti e dei propri doveri davanti a Dio.

L’offerta deve essere, per quanto è possibile, anonima; la sinistra deve ignorare quel che fa la destra perché l’offerta è fatta a Dio e deve giungere al servitore da parte di Dio.

In questo modo nessuno si sentirà umiliato dalla povertà della propria offerta e nessuno si sentirà inorgoglito dall’abbondanza del proprio dono. Anche il ministro si sentirà libero e sereno nella medesima maniera verso tutti.

L’offerta deve essere in proporzione “dei nostri beni” perché deve essere una “parte dei nostri beni”. Iddio non ci chiede mai quello che “non” possiamo dare e quindi stabilisce che ognuno dia in proporzione delle proprie sostanze, ma vuole che “ognuno dia” perché “ognuno riceve”. Forse non è opportuno dire quanto bisognerebbe dare perché è soprattutto importante incominciare a dare; certamente coloro che incominceranno a godere le benedizioni del dare si sentiranno sempre più incoraggiati alla fedeltà, dai risultati della loro ubbidienza e diventeranno così aperti e sensibili da discernere in modo preciso la guida dello Spirito Santo anche in questo particolare aspetto della volontà di Dio.

Concludiamo col ripetere semplicemente le parole: “Colui che è ammaestrato nella parola faccia parte di ogni suo bene a colui che lo ammaestra”.

Il carname e le aquile

Matteo 24:28; Luca 17:37

I due versi hanno fra loro una piccola differenza; nell’Evangelo di Matteo leggiamo “ove sarà il carname…”, mentre nell’Evangelo di Luca troviamo scritto “ove sarà il corpo…”.

Carname è una parola che esprime chiaramente l’idea del cadavere, mentre corpo può anche riferirsi ad un organismo vivente. In Matteo 14:12 veramente la stessa parola è riferita direttamente ad un cadavere.

Crediamo che la frase di Gesù poteva essere un proverbio della Palestina ben conosciuto dai discepoli, come crediamo che l’immagine che sorge da queste parole può essere soltanto una: “Un campo di battaglia dopo il combattimento”.

E’ cessato il rumore, le grida, l’incrociar delle armi, ed è rimasto soltanto lo spettacolo orrendo di sangue, corpi morti, membra sparse. Intorno a quell’orribile tavola di morte incominciano a stringersi le fiere della terra ed i rapaci del cielo: è il giudizio finale, la fine terribile di quei corpi di combattenti caduti nel fango.

Quest’immagine sembra essere la risposta alla domanda dei discepoli che quasi terrorizzati dalle parole del Maestro chiedono: “Dove, Signore?”. Essi desiderano conoscere la località nella quale si manifesteranno i giudizi divini e Gesù con la risposta proverbiale asserisce che non in un posto stabilito geograficamente, bensì in un luogo delimitato dalle condizioni morali e spirituali piomberanno gli strumenti della distruzione.

Non qui o lì, non in questa città o in un’altra città, ma dove ci sarà il carname, i corpi dei vinti, degli uccisi; dove ci sarà la morte, la putrefazione, il sangue, lì si raduneranno le aquile o, come hanno tradotto altri, forse più giustamente, gli avvoltoi.

Non sembra possibile fare un’applicazione diversa da quella del “giudizio” e non sembra possibile vedere nelle aquile o negli avvoltoi una figura diversa di quella degli strumenti dell’ira divina come appare anche in Osea 8:1 e Proverbi 30:17. Gesù aveva detto: “…se quei giorni non fossero abbreviati niuna carne scamperebbe…”, quindi aveva già suggerita l’idea del “carname in disfacimento, in putrefazione” e perciò la frase conclusiva appare come una chiusura logica di quello che è stato detto precedentemente.

D’altronde se, come crediamo, la frase del Maestro era soltanto una citazione di un proverbio popolare, quale altro significato poteva avere sulla bocca degli israeliti?

Voler vedere nel “carname” o nel “corpo” la figura di Cristo o la figura della chiesa o la figura dello Spirito Santo, come alcuni hanno affermato, e voler vedere nelle aquile i “credenti” che si raccolgono intorno all’oggetto del richiamo, significa soprattutto dare un significato che non poteva essere espresso dal proverbio popolare e perciò noi crediamo che le parole di Gesù vogliono soltanto riferirsi alla manifestazione finale del giudizio divino che sarà attuato sopra quelle persone e sopra quei luoghi, vinti dalla morte e dalla putrefazione conseguenti al peccato (Apoc. 20:10,15; Matteo 13:30; Matteo 22:13).

Cristo infatti ha illustrato i giudizi che piomberanno sopra gli uomini, non sopra tutti gli uomini, ma sopra quelli che hanno rifiutato Iddio, che si sono ribellati all’amore e alla misericordia di Dio. I giudizi si manifesteranno in maniera distruttiva, potremmo dire vorace, fino a consumare tutti gli increduli e tutti i superbi proprio come gli avvoltoi consumano il carname con i loro rostri e i loro artigli.

I discepoli vogliono sapere dove si manifesteranno queste scene terrificanti di distruzione ed il Maestro con la sua risposta chiarisce che il giudizio ha un carattere universale, come anche la salvezza ha un carattere che la pone fuori del limite delle nazioni e dei popoli.

Verecondia e modestia

1 Tim. 2:9

Questo preciso insegnamento evangelico viene dato particolarmente alle donne cristiane; non dobbiamo pensare naturalmente che gli uomini non abbiano bisogno di questa lezione, ma dobbiamo semplicemente riconoscere che soprattutto le donne si trovano in una condizione che le espone a maggior tentazione per quanto riguarda l’esercizio della verecondia e della modestia.

Tutti sappiamo infatti che la tendenza naturale della donna è quella di rendersi attraente, piacevole e tutti sappiamo anche che spesso questa tendenza conduce la donna ad oltrepassare i limiti della verecondia e della modestia.

Nel mondo ormai la donna ha raggiunto il traguardo dello scandalo, e l’esposizione invereconda delle nudità femminili è cosa che si può incontrare e vedere non soltanto sulle spiagge, ma anche nelle pubbliche vie e nei locali mondani. La immodestia poi, è considerata la manifestazione più normale e più lecita, delle aspirazioni femminili e tutte trovano naturale adornarsi di gioielli o di abiti che rappresentano lo sperpero più peccaminoso o più vano del denaro che hanno, e qualche volta anche del denaro che non hanno.

Purtroppo però il “mondo” è anche entrato nella chiesa ed oggi son pochi quei credenti che danno ancora importanza a questa precisa norma della parola di Dio. Non vogliamo dire che nelle chiese si incontrano le medesime manifestazioni d’inverecondia e di immodestia che esistono nel mondo, però possiamo affermare che i cristiani hanno presa la strada larga che conduce a quella tragica condizione.

La chiesa di oggi non è più la chiesa di ieri, e le cristiane di oggi sono completamente diverse da quelle del passato; la differenza è costituita proprio dal fatto che ieri la chiesa viveva in mezzo al mondo, ma separata dal mondo, mentre oggi il mondo vive in mezzo alla chiesa e spesso confuso con la chiesa. Qualche volta, in parte si distingue ancora quello che è il mondo e quella che è chiesa, ma il cammino dei cristiani è avviato verso una condizione che annullerà ogni “distinzione” e fra non molto, (se prima non verrà un risveglio a far risorgere la chiesa) non si potrà più notare dove finisce il mondo ed incomincia la chiesa o dove finisce la chiesa ed incomincia il mondo.

Le gonne che si accorciano, le maniche che scompaiono, le scollature che si allargano e si allungano, le aderenze che si accentuano, gli articoli di moda che moltiplicano e diventano più preziosi…sono tutti piccoli passi verso una comunione col mondo e quindi verso una condizione d’inverecondia e immodestia.

Non è difficile infatti trovare nel seno delle chiese, cioè fra le donne cristiane, i primi audaci tagli delle chiome femminili, le prime ardite arricciature, le prime ciprie colorate, i primi cosmetici, i primi trucchi, i primi bracciali d’oro, le prime spille preziose, i primi anelli risplendenti…Sono i primi, ma non saranno gli ultimi!

Quando le nostre madri spirituali accettarono il messaggio della salvezza, accettarono anche la regola della verecondia e della modestia. Forse ebbero opportunità di udire un solo sermone su questo argomento, ma lo Spirito di Dio inondò la loro coscienza e fece chiaramente comprendere che ormai dovevano vivere per piacere a Colui che le aveva chiamate. Per loro non significava avvilirsi, rendersi ridicole, ma significava uniformarsi alla testimonianza cristiana delle serventi del Signore di ogni secolo.

Non si curarono più del mondo e della moda, e non sentirono più il bisogno di rendersi attraenti nel senso umano della parola: indossare degli abiti verecondi fino alla rigidezza, rinunciare all’ornamento dei monili e dei gioielli non apparve come un sacrificio pesante e insostenibile, ma come un atto cristiano, normale, logico e quindi come un atto cristiano che poteva essere compiuto gioiosamente.

Per comprendere bene questo comandamento evangelico è necessario considerarlo nei diversi particolari; esaminiamoli brevemente nelle righe che seguono.

Noi crediamo che una figliuola di Dio deve vivere come figliuola di Dio dentro la chiesa e fuori della chiesa; cioè deve vivere nella medesima maniera sia quando è occupata nelle sue attività lavorative e familiari, e sia quando si presenta davanti a Dio nelle riunioni di culto. Ebbene, se nella sua vita non deve esistere un duplice cristianesimo, ella deve avere una regola sola per tutte le azioni della sua vita e quindi anche per il vestire.

Essere vereconda in chiesa e invereconda fuori della chiesa, od essere modesta nelle riunioni di culto, ed immodesta nella sua vita privata significherebbe avere due regole di vita diverse e queste due regole diverse sarebbero semplicemente la manifestazione di un cristianesimo vissuto a metà oppure di un cristianesimo falso ed ipocrita.

Quindi se la donna cristiana vive il cristianesimo in maniera sincera, non segue due regole, ma vive fuori della chiesa esattamente nello stesso modo come vive nel seno della chiesa; anche per il vestire segue una norma sola, quella ispirata dal timore di Dio.

Non è neanche necessario soffermarsi a dire che nella chiesa, cioè nella presenza di Dio, durante le riunioni di culto, è doveroso seguire una regola di dignità e di ordine, ma è riprovevole qualsiasi manifestazione d’inverecondia e immodestia. La casa del Signore non può, non deve mai essere confusa con un luogo nel quale si acceda per dare spettacolo della propria eleganza o della propria ricchezza.

Così si esprimeva nell’antichità un grande servitore di Dio: “Tu vieni verso Dio per pregarlo e sei coperta di ornamenti d’oro! Vieni forse al ballo per danzarvi? Vieni per celebrare una festa nuziale e farti ammirare?… E poi continua: Vieni per pregare e supplicare per i tuoi peccati…Perché tanta bardatura? Non sono questi gli abiti d’una supplicante. Come puoi gemere?

E poi conclude severamente: “Non si burla Iddio!”.

Davanti a Dio non è lecita l’inverecondia e non è lecita l’immodestia e poiché una donna cristiana deve vivere “sempre davanti a Dio” e deve avere una medesima regola ovunque compia le sue azioni, non può di conseguenza procedere dentro la chiesa in un modo e in un altro modo quando si trova fuori e lontana dalla chiesa; non può seguire due norme e vestire santamente e cristianamente quando frequenta l’ambiente cristiano, e vestire in maniera sfarzosa ed invereconda quando si trova mescolata al mondo: cioè cristiana con i cristiani e mondana con i mondani.

Un grande evangelista americano ripeteva frequentemente, nelle riunioni riservate esclusivamente alle donne cristiane: - Voi potete far aprire o chiudere le porte dell’inferno.

C’è ancora un’altra ragione che afferma la necessità della verecondia ed è una ragione non meno importante della precedente che abbiamo già esposta: la donna cristiana non deve essere mai un motivo di tentazione se non vuol divenire collaboratrice dell’inferno.

Tutti sappiamo purtroppo che le mille arti della moda servono soprattutto a rendere la donna piacevole, attraente, cioè servono ad eccitare i desideri insani degli uomini; la gonna che termina ad un certo punto o quella che stringe in una certa maniera; la scollatura che apre indiscretamente le nudità, od il farsetto che accentua le forme, sono tutte cose che servono ad alimentare la concupiscenza…

Nel mondo è lecito seguire l’arte della moda, anzi non seguirla rappresenta rinunciare alla “lotta” della concorrenza che ha tanto valore per le fanciulle che aspirano al matrimonio, quanto per le coniugate che aspirano a rimanere belle ed attraenti per non perdere terreno nella battaglia della vita. Non dobbiamo meravigliarci che questa lotta si svolge con le armi del peccato perché nel mondo tutto, generalmente, incomincia e termina con il peccato.

La donna cristiana, invece, fanciulla o coniugata, non deve essere uno strumento dell’inferno e non deve provocare una concupiscenza peccaminosa, ma deve offrire il sano spettacolo del pudore, della verecondia, della modestia. La sua lotta non è e non deve essere carnale, ma spirituale e perciò ella non si deve unire alle donne che non conoscono Iddio per competere con loro e cercare unita a loro, di conquistare posizioni umane, di rendersi piacevole, interessante. No! deve soltanto desiderare di rendere una testimonianza luminosa della propria fede alla gloria di Dio.

La modestia poi, ha ancora un altro motivo cristiano che la sostiene: il motivo economico. Una figliuola di Dio non è libera di impiegare il proprio denaro come vuole, e quando vuole ma deve amministrarlo nel timore e nella volontà di Dio.

Abiti sontuosi, pellicce costose, stoffe pregiate, guarnizioni ricercate rappresentano spese che non vanno soltanto contro la modestia, ma anche contro l’amore. Abiti per tutti i giorni, per tutte le occasioni, per tutti i gusti, vestiti che riempiono i guardaroba fino all’ultimo spazio, che si pigiano nei ripostigli, tutto questo è contro ogni norma dell’Evangelo; la donna cristiana, come l’uomo cristiano, è stata salvata perché viva per il cielo, e perciò è stata salvata per uniformare la propria vita a quella legge che insegna ad offrire la mente, il cuore, l’energia, il denaro per il lavoro di Dio che è poi il lavoro a favore degli uomini. Quando la donna cristiana invece di vivere “alla gloria di Dio” si preoccupa soltanto di “vestire porpora e bisso e godere splendidamente” come il ricco epulone descritto dall’evangelista Luca, diviene infedele di fronte a Colui che l’ha chiamata.

L’Evangelo c’insegna che le pie donne che seguivano Gesù lo sovvenivano con le loro sostanze (Luca 8:3); Maria versò sopra il Maestro l’anfora di olio odorifero che forse teneva in serbo per il giorno delle sue nozze (Giov. 12:3); le Marie comprarono degli aromi per onorare il Signore morto ed imbalsamare il suo corpo (Marco 16:1). Queste donne dimostrarono praticamente il loro sincero amore per Gesù e non soltanto offrirono “qualche cosa”, ma rinunciarono “a qualche cosa”.

Un’offerta non è mai una vera offerta se non costa una rinuncia e la legge divina insegna ad offrire e a rinunciare. Rinunciare alla moda, rinunciare all’eleganza, sfarzosa, rinunciare all’abbondanza, rinunciare…alla vanità vuol dire poter offrire alla chiesa, poter offrire alle missioni, poter offrire ai servitori di Dio, poter offrire ai poveri, cioè poter offrire a Dio stesso.

Oggi però sono poche le donne cristiane che prima di appagare il proprio capriccio si chiedono se la somma occorrente per un vestito superfluo “potrebbe servire al Signore”, (Matteo 21:3); sono poche coloro che sono disposte ad essere modeste anche se le altre non lo sono. Tutte o quasi tutte si sentono libere di spendere il denaro come vogliono e, naturalmente, cercano di spenderlo in maniera da fare la più splendida figura, in maniera da non “esser da meno delle altre”.

E’ una corsa sfrenata verso lo sperpero inutile, verso le spese disordinate; una corsa che serve soltanto ad appagare i sentimenti della vanità umana e a soffocare il dovere verso Iddio e verso l’opera di Dio.

La verecondia, la modestia non esistono più e quando qualche predicatore le ricorda con nostalgia si sente rispondere che forse quelle virtù erano eccellenti nel passato, ma sono divenute inutili al presente; volerle seguire significherebbe, affermano le fanciulle frivole d’oggi, dimostrare un fanatismo bigotto e ridicolo.

Non dobbiamo essere diverse dalle altre, non dobbiamo farci criticare dal mondo, non dobbiamo apparire brutte, quindi seguiamo la moda, vestiamoci bene e cerchiamo, anche con la nostra eleganza, di combattere la nostra battaglia fuori della chiesa e dentro la chiesa. Queste parole molte volte non vengono dette, ma vengono pensate, altre volte invece fanno proprio parte delle conversazioni delle donne cristiane d’oggi.

“Verecondia e modestia” quindi entra fra quegli argomenti dimenticati che non si predicano e non si praticano più; eppure le sante donne di Dio anche oggi, come ieri, sono chiamate a vestirsi come “donne che fanno professione di servire a Dio” (1 Pietro 3:5); lontane dalle seduzioni della moda e dalle tentazioni dell’inferno, devono indossare abiti che non siano mai una provocazione e devono essere modeste fino al punto di rifiutare ogni contributo alla vanità.

Sante interiormente ed esteriormente, illibate nei sentimenti e nella testimonianza cristiana, le fanciulle e le donne attempate devono sentire un solo desiderio: quello di rendersi piacevoli ed approvate davanti a Dio. Forse il mondo potrà giudicarle poco eleganti o poco interessanti, ma non potrà mai condannarle per trasgressione alla legge divina. Le pie donne che eleggeranno la regola dell’Evangelo riusciranno, oltre tutto, a strappare anche il loro denaro alle voglie dell’inferno, per consacrarlo devotamente alla causa di Dio e per la gloria di Dio.

Se hanno fatto queste cose al legno verde…

Luca 23:31

Questo verso dell’Evangelo di Luca non dovrebbe essere incluso fra i punti controversi della scrittura perché non ha in se nulla di misterioso e nulla di equivoco, ma invece siamo costretti a considerarlo d’incerta interpretazione a causa dell’uso errato che si è fatto e si fa di esso.

Generalmente infatti circola nelle chiese sotto forma proverbiale per esprimere un concetto che può essere reso con le seguenti parole: “Gesù era il legno verde, noi suoi discepoli siamo il legno secco perché siamo venuti dopo lui e quindi abbiamo attraversato l’azione del tempo. Gesù è stato perseguitato, imprigionato, condannato, oltraggiato quando l’inferno ed il mondo non erano ancora organizzati completamente contro il cristianesimo. Noi che siamo venuti dopo siamo “fatalmente destinati” a subire l’ira organizzata del mondo e dell’inferno in una maniera ancora più dura e più pesante di quella subita dal Maestro. In conclusione: “Quello che hanno fatto a Lui lo faranno “in misura maggiore” a noi credenti, a noi suoi discepoli”.

Noi non siamo d’accordo con questa interpretazione che, d’altronde, è in contrasto con il contesto, cioè con il passo dell’Evangelo nel quale il versetto è contenuto; quindi sosteniamo quella che è l’interpretazione più comune e più logica.

L’evangelista Luca descrive in questo capitolo il tragico episodio che precede la crocifissione: Gesù sulla via del Golgota. E’ un corteo doloroso quello che si snoda per la strada che da Gerusalemme sale fino alla collina del teschio; non c’è soltanto il mite Agnello di Dio sanguinante ed esausto dopo la notte insonne e dopo la flagellazione crudele, non ci sono soltanto i due condannati, che sono stati aggiunti per compiere una sola esecuzione, non ci sono soltanto i sacerdoti soddisfatti e i soldati, forse eccitati dal particolare servizio, ma c’è anche una folla, una “moltitudine di popolo” che è uscita dalla città per assistere al triste spettacolo.

Nel mezzo di questa folla l’elemento femminile è largamente rappresentato e fa notare la propria presenza a causa di quell’emotività che è propria delle donne in generale e delle donne orientali in particolare. Le “donne”, è scritto, facevano cordoglio e lo lamentavano.

Possiamo domandarci: Chi erano queste donne? Queste “figliuole di Gerusalemme” come le chiama Gesù nel suo breve discorso?

E’ logico che siano le donne di quella medesima popolazione che ha gridato: “Sia crocifisso, sia crocifisso”. Le donne di quella città sopra la quale Gesù ha pianto; di quella città che non ha riconosciuto e ha respinto la visitazione di Dio. In quella circostanza il Maestro aveva detto: - Ti sopraggiungeranno giorni, nei quali i tuoi nemici ti faranno degli argini attorno e ti circonderanno e ti assedieranno d’ogni intorno. E atterreranno te e i tuoi figliuoli dentro di te; e non lasceranno in te pietra sopra pietra…”. Luca 19:41.

Esse non hanno accettato il Redentore ed ora piangono; sono state pronte ad esaltarlo e sono state pronte a rinnegarlo; hanno forse desiderato averlo re sopra loro, e altrettanto fortemente hanno desiderato vederlo condannato.

Si sono lasciate entusiasmare dalle parole di Gesù e poi si sono lasciate influenzare e convincere dalle parole dei sacerdoti e degli anziani che volevano la morte di Gesù. (Matteo 27:20).

In quel pianto c’è soltanto emotività superficiale che Gesù non può raccogliere come un omaggio sincero di amore e di fede. Le parole del Maestro quindi si rivolgono non ai discepoli, non ai credenti, ma alle donne di quella città sanguinaria che “uccideva i profeti e lapidava i messaggeri di Dio…” (Matteo 23:37). “Piangete per voi e per i vostri figliuoli” perché voi, proprio voi, sembra quasi dire Gesù, avete chiesto che il mio sangue “ricadesse sopra voi e sopra i vostri figliuoli” (Matteo 27:25).

Piangete per voi perché se il legno verde è stato bruciato, non potrà essere risparmiato il legno secco.

Forse è utile ricordare che nel linguaggio figurativo degli israeliti il legno verde era il simbolo del “giusto” di colui che ha vita, che porta frutto, che non è adatto per il fuoco, mentre il legno secco era la figura dell’empio, di colui cioè che non ha più vita, che non porta frutto e che è riservato “soltanto” al fuoco (Ezech. 21:3,8; Matteo 3:10; Giov. 15:6).

Se il giusto Agnello di Dio a causa dei peccati commessi dal mondo, ha subito il peso di una condanna e di una morte crudele ed ignominiosa, che cosa verrà su quella nazione, su quella città che dopo averlo rifiutato come Messia, dopo averlo respinto come Salvatore, lo ha condannato come eretico e lo ha ucciso come micidiale?

Gerusalemme appare sotto il peso di tutti i peccati della sua storia, di tutte le infedeltà e le ribellioni consumate contro a Dio e davanti a Dio e, aggiunto a questi, appare sotto il peso schiacciante del peccato terribile commesso nel condannare e nell’uccidere il Santo. (Matteo 23:35).

L’ira che si è accumulata sopra Gerusalemme ha raggiunto proporzioni terrificanti e Gesù parla dell’immane uragano che si sta per scatenare sopra quel popolo; le sue parole sono terribilmente chiare: “…i giorni vengono che altri dirà: Beate le sterili; e beati i corpi che non hanno partorito e le mammelle che non hanno lattato. Allora prenderanno a dire ai monti: Cadeteci addosso; ed ai colli: Copriteci…”. (Luca 23:29-30).

Chi ha letto le descrizioni storiche dell’atroce e lungo assedio di Gerusalemme e, soprattutto, chi si è fermato a considerare la capitolazione di quella città di fronte agli eserciti di Tito nell’anno 70, non può fare a meno, di fronte alle terribili descrizioni di miseria, fame, sangue, crudeltà ed orrori, di ricordare le profezie di Gesù ed il suo breve discorso alle figliuole di Gerusalemme.

Il male produce sempre e inevitabilmente conseguenze della stessa natura e se qualche volta avviene, perché i misteriosi piani divini siano adempiuti, che queste conseguenze colpiscano anche coloro che non hanno prodotto o provocato il male, più comunemente e più naturalmente avviene che le conseguenze, in tutta la loro potente e dolorosa manifestazione, ricadano sopra coloro che sono stati autori diretti del male.

Perciò Gesù non voleva parlare della futura condizione della chiesa e della sorte riservata ai discepoli, ma voleva soltanto sottolineare la tragica condizione che attendeva Gerusalemme, la città ribelle. Le figliuole di Gerusalemme non avevano ormai molta ragione per piangere di lui che era giunto al termine del suo ministero glorioso, ma avevano mille motivi per piangere per loro stesse e per le loro famiglie che stavano per essere colpite dalla più terribile bufera della loro storia.

Con la spiegazione di questo verso non abbiamo voluto negare che la chiesa cristiana deve essere perseguitata. Gesù stesso ha detto: “Se il mondo vi odia, sappiate, che egli mi ha odiato prima di voi…se hanno perseguito me, perseguiteranno ancora voi…” (Giov. 15:18, 20).

Però vogliamo ribadire il concetto che ogni verità cristiana deve essere illustrata con il verso o con i versi che parlano di essa perché quando noi vogliamo illustrarla e sostenerla con uno o più passi della scrittura che esprimono un argomento diverso, commettiamo un duplice errore: alteriamo il senso della parola di Dio e respingiamo l’insegnamento che è realmente contenuto nei versi della Bibbia; perciò dobbiamo cercare diligentemente il significato di ogni verso affinché tutta la Bibbia possa parlare un linguaggio comprensibile alla nostra mente e al nostro cuore.

Pasti di carità

Giuda 12

Una delle più belle manifestazioni della vita cristiana, nella chiesa primitiva, era quella della comunione fraterna e dell’intimità familiare.

Sin dai primi giorni della chiesa i credenti cercarono di vivere realmente come una famiglia sola per realizzare quell’intimità e quell’amore che si trovano soltanto nell’esercizio della vera comunione fraterna. Probabilmente in alcuni casi oltrepassarono i limiti della guida di Dio, ma in linea generale riuscirono a vivere un cristianesimo nel quale l’amore era posto veramente al centro di ogni attività e di ogni sentimento.

In quell’atmosfera di entusiasmo caldo e sincero e di amore puro e profondo furono istituiti i “pasti di carità”, pratica cristiana ricca di benedizioni e apportatrice di esperienze salutari.

L’origine dei “pasti di carità” fu delle più semplici e delle più logiche: i discepoli insegnarono ai nuovi convertiti quelle abitudini che Gesù aveva insegnato loro. Per questo unico motivo i primi cristiani si trovarono, come familiari nella grazia, a “prendere il loro cibo assieme, con letizia e semplicità di cuore” (Atti 2:46).

Nello stesso modo che Gesù aveva raccolto i suoi in una sola famiglia ed aveva vissuto con loro nell’intimità e nell’amore (Giov. 13:1) così i discepoli raccolsero i primi fedeli nei vincoli di una comunione tutta calore e tutta affetto. In Palestina, come d’altronde in ogni nazione, il pasto in comune rappresenta uno degli atti più intimi ed affettuosi ed era logico quindi che i cristiani cercassero in esso quell’appagamento spirituale suggerito o ispirato dall’opera di Dio nella loro vita.

Dalla descrizione del libro degli Atti possiamo dedurre che i primi pasti di carità appartenevano all’iniziativa privata; erano tenuti cioè in conseguenza del fatto che alcuni fedeli invitavano altri fedeli nelle proprie case e attraverso un continuo scambio di visite finivano per stare assieme in tutte quelle ore che le famiglie si trovavano raccolte e perciò finivano per stare assieme anche quando si consumavano i pasti. In seguito però con lo sviluppo della chiesa e con l’organizzazione della vita e dell’attività comunitaria anche i “pasti di carità” passarono sotto il controllo e l’iniziativa della chiesa stessa. Sembra che i primi pasti di carità furono organizzati dalla chiesa e sovvenzionati dalla chiesa esclusivamente per assistere i poveri e le vedove (Atti 6).

Non possiamo escludere però che anche i fedeli di diversa condizione sociale, cioè i fedeli che non si trovavano in stato di povertà partecipassero a queste mense cristiane per godere comunione spirituale ed intimità fraterna. Comunque, negli anni seguenti, i “pasti di carità” entrano a far parte non soltanto della vita cristiana, ma anche del culto cristiano.

La chiesa organizza “pasti in comune” perché questi offrono la possibilità di stringere i credenti nei vincoli d’una familiarità autentica e perché attraverso questi il nome del Signore viene esaltato e glorificato. Anzi, ricordando che il Signor Gesù istituì la Santa Cena trovandosi con i suoi intorno ad una tavola, la chiesa pensa di inserire la celebrazione della Cena del Signore nell’esercizio dei pasti di carità e così, dopo un pasto in comune e alla fine di questo i credenti suggellavano la loro gioia e la loro comunione passando dall’uno all’altro il “calice del Signore” ed il “pane che rammemorava il sacrificio del Signore”.

Possiamo immaginare quale gloriosa benedizione e quale profonda esperienza spirituale scaturivano da una famiglia di credenti riuniti intorno ad una tavola nell’intimità di un pasto in comune, quando il loro scopo non era tanto quello di soddisfare i propri bisogni fisici, quanto quello di lodare Iddio e di prepararsi per partecipare alla Cena del Signore. Ebbene, la chiesa, consapevole di questa benedizione e di questa esperienza, dava a questa pratica cristiana la propria attenzione e la propria cura. Il metodo usato dalla chiesa per organizzare questi pasti era il metodo della vera comunione fraterna. Veniva scelto un luogo adatto ad ospitare tutti i fedeli e questo luogo diventava in conseguenza della scelta “la casa del Signore”. Qui, ad un’ora precedentemente stabilita, si raccoglievano tutti i credenti per mangiare assieme; ogni fedele, (od ogni famiglia), portava il necessario per il pasto, e tutto veniva messo sulla tavola per uso comune.

Dopo la preghiera, con la quale si rendevano grazie e lodi a Dio per la Sua Provvidenza, s’iniziava il pasto che si effettuava con l’unione e la distribuzione delle vivande; i ricchi ed i poveri potevano godere in uguale misura della benedizione della mensa perché ormai non c’era più il cibo dell’uno o dell’altro, ma c’era il cibo di tutti.

Al termine del pasto e quando l’atmosfera era più calda per una comunione profondamente intima e, soprattutto, altamente spirituale, si concludeva la riunione con la celebrazione della Santa Cena. Quest’atto di culto sembrava ricordare in maniera solenne che Colui che ha salvato la chiesa vive con la chiesa e ritorna per la chiesa; per una chiesa però che è veramente chiesa e che perciò vive congiunta nell’amore e nella comunione. Naturalmente anche nella pratica dei “pasti di carità” c’erano imperfezioni e infedeltà. La più grande forse era costituita dall’immancabile presenza di falsi cristiani che si univano alla chiesa al solo scopo di banchettare (Giuda 12; 2 Pietro 2:13) e di godere del loro inganno. Un altro frequente inconveniente era costituito dalla presenza di “veri cristiani” colpevoli però di colpe delle quali non si erano pentiti e che erano perciò, a causa della loro vita immorale, motivo di turbamento alla comunione fraterna (1 Cor. 5:11).

Ma il male che certamente contribuì di più a far scomparire questa meravigliosa pratica cristiana insegnata dal Maestro stesso col vivo esempio della sua vita, fu quello della profanazione. I pasti di carità in molte chiese si trasformarono da conviti spirituali in banchetti carnali. I credenti, persa di vista la finalità cristiana dei pasti in comune, incominciarono a vedere in essi soltanto una occasione di godimento terreno e di soddisfazione sociale.

Paolo nella sua prima epistola ai Corinti descrive questa tragica situazione e ci parla di questi cristiani superficiali che si recavano alla casa del Signore soltanto per mangiare e per inebriarsi. Essi mangiavano ancora uniti ad una medesima tavola, ma senza godere più comunione cristiana ed infatti coloro che giungevano primi iniziavano il pasto senza aspettare gli altri, ed i ricchi non dividevano più con i poveri; l'intimità e la familiarità erano soltanto apparenti ed il significato spirituale del pasto di carità era irrimediabilmente compromesso. Probabilmente da questi inconvenienti incominciò a sorgere l’idea di sospendere i pasti di carità, come forse dai disordini esistenti nelle riunioni di culto, nell’amministrazione dei doni dello Spirito, incominciò a sorgere l’idea di reprimere le manifestazioni divine. E così una gloriosa pratica cristiana fu posta nell’ombra e nell’oblìo ed una benedizione celeste fu rubata alla chiesa.

Ma se è vero che il nostro vivo desiderio è quello di tornare alla verità, a tutta la verità, deve essere nostro proposito tornare anche a questa pratica spirituale che se è stata insegnata dal Signore ed è stata seguita dalla chiesa apostolica, deve essere accettata anche da noi perché possa tornare ad essere benedizione per noi.

Non è difficile servirsi delle scarne notizie della scrittura per ripristinare questa pratica spirituale: in ogni località è possibile disporre di un locale adatto per raccogliere i fedeli; in ogni località è possibile preparare nelle proprie case le vivande necessarie per concorrere alla mensa comune. Una volta al mese, o anche più frequentemente, la chiesa può indire, in un giorno festivo, un pasto in comune che abbia lo scopo preciso di stringere i fedeli nell’intimità di una comunione e di una familiarità che si può realizzare soltanto nelle circostanze offerte da un banchetto squisitamente spirituale. Non è difficile mantenere l’incontro sopra un livello elevato e puro: è necessario soltanto che gli anziani della chiesa assumano il controllo della suggestiva riunione per guidarla in armonia alla volontà dello Spirito. Non devono mancare cantici, preghiere, conversazione cristiana, esortazioni, insegnamenti e tutto questo può anche concludersi con la celebrazione della Santa Cena presieduta e diretta dall’angelo della chiesa. Trovarsi come figliuoli di Dio, fratelli nel Signore, uniti nella più simpatica delle intimità conduce immancabilmente alla realizzazione di quella comunione che è garanzia certa di benedizione celeste. Purtroppo, invece, non soltanto i pasti di carità sono stati dimenticati ed aboliti, ma la comunione e l’intimità dei cristiani tende, in questa generazione, ad affievolirsi sempre più accentuatamente e sembra quasi che la conclusione dei rapporti fraterni debba essere in un domani, non lontano, quello della più profonda apatia; estranei e sconosciuti l’uno all’altro potremo giungere ad una separazione egoistica che ucciderà definitivamente l’organicità e l’unità del popolo cristiano.

Sarà salvata partorendo figliuoli

1 Tim. 2:15

Questo è uno di quei tanti versi della scrittura che viene usato più per accendere discussioni che non per ricevere ammaestramento cristiano. Eppure Iddio non ci ha dato nessuna parte della sua parola per farne motivo di oziose discussioni perché “tutta la scrittura è utile per insegnare e correggere…affinché l'uomo di Dio sia intero…” (2 Tim. 3:16-17).

In questo verso è contenuta una lezione cristiana che è necessario ricevere con umiltà e fede. Bisogna dire, naturalmente, che questa lezione non è per tutti e neanche per tutte, ma esclusivamente “per le donne coniugate”.

Ma procediamo per ordine e meditiamo attentamente questo verso tanto discusso.

Dobbiamo iniziare l'esame dal verso 12 che inizia con le parole: “Io non permetto alle donne d'insegnare, né di usare autorità sopra il marito…”.

Da queste parole l’apostolo inizia il suo ragionamento esortativo col quale ordina la sottomissione della moglie al marito ed il verso che noi esaminiamo rappresenta esattamente la conclusione del suo insegnamento e della sua esortazione.

Paolo quindi, come abbiamo già detto, non si rivolge a tutte le donne, ma scrive soltanto a quelle che hanno il ministero di moglie e di madre; la lezione che egli espone ha lo scopo altissimo di far conoscere i doveri cristiani della più intima vita coniugale.

Se l’esame accurato del passo nel quale si trova il verso ci fa chiaramente comprendere che l’apostolo vuol dare un insegnamento spirituale alla donna cristiana maritata, possiamo concludere che egli non vuole affatto affermare, come alcuni hanno pensato, che la salvezza della donna derivi dalla sua fecondità. Per Paolo la salvezza deriva esclusivamente dalla grazia di Dio e quindi le donne cristiane sono gradite al Signore indipendentemente dal loro stato civile; nubili o maritate, con figliuoli o senza figliuoli, tutte sono salvate per quella “grazia” che viene conservata dall’ubbidienza, dalla fede e dalla sottomissione.

Anzi, altrove l’apostolo giunge fino ad affermare che la posizione della donna nubile è una posizione privilegiata nella vita cristiana (1 Cor. 7:38).

Paolo, ripetiamo, non vuole parlare della superiorità delle donne che hanno figliuoli su quelle che non hanno figliuoli, ma vuole impartire una preziosa lezione cristiana. La donna deve imparare la lezione per compiere quello che il suo dovere di moglie e di madre cristiana le impone. Non soltanto, come dice Paolo, deve vestire onestamente con modestia e verecondia e non soltanto deve essere umile e soggetta al proprio marito, ma deve anche accettare con sottomissione e gioia il suo nobile e duro compito di madre.

Deve! E’ una cosa che appartiene a lei, una cosa nella quale non può mancare la “sua volontà”. E’ necessario insistere su questo concetto perché il verso di Paolo sia rettamente interpretato: non ci troviamo di fronte ad una circostanza che può verificarsi e può non verificarsi indipendentemente dalla volontà della donna, ma ci troviamo di fronte ad un’azione che può essere compiuta liberamente come atto di fedeltà cristiana.

Alcuni invece hanno pensato che l’apostolo abbia voluto affermare che i meriti di una donna possono essere misurati dal numero dei figliuoli e quindi quelle mogli alle quali la natura ha negato la gioia della maternità, non hanno meriti davanti a Dio.

Paolo non voleva dire questo e noi pensiamo infatti che un credente non ha mai meriti da presentare a Dio, ma se per meriti intendiamo ubbidienza e fedeltà, è chiaro che una donna feconda, non ha nulla di più, dal punto di vista cristiano, di una donna infeconda o di una donna nubile. Ripetiamo: questo verso di Paolo non vuole stabilire una differenza spirituale sulla base di una differenza fisica, ma vuole semplicemente porgere un insegnamento, che, al pari degli insegnamenti dati prima, fa appello alla volontà, alla sottomissione e all’ubbidienza della donna maritata.

Il primo punto di questa lezione riguarda l’accettazione della maternità; la donna deve essere pronta a divenire madre, deve essere pronta ad accettare questo dovere in sottomissione alla volontà di Dio. Con questa accettazione la donna maritata riconosce umilmente anche la volontà e la decisione del proprio marito che è stato costituito “capo della sua vita”.

Un autore cristiano scriveva recentemente che la prolificazione deve essere decisa dalla donna e che nessun marito ha il diritto di rendere madre una moglie che non desidera divenire madre. Noi non vogliamo affermare che il marito possa essere un violento ed un prepotente sopra la moglie e tanto meno vogliamo sostenere che la prolificazione debba essere il risultato incontrollato di una incontinenza maschile, ma non possiamo dar ragione alla tesi del citato scrittore cristiano perché ci sembra che il primo insegnamento che appare nelle parole del nostro versetto riguarda proprio la sottomissione della donna alla volontà e alla decisione dell’uomo.

Non è la moglie che deve stabilire quando il marito può diventare padre, ma è il marito che deve decidere quando la moglie deve diventare madre. E’ logico che nel Signore questo si realizza sempre nel pari consentimento perché un marito non abuserà mai della moglie ed una moglie sinceramente cristiana si sottometterà sempre al marito e non pretenderà che egli vada contro i dettami della sua coscienza.

Il medesimo autore, per sostenere la sua tesi, cita, nel suo libro, il caso di una donna spaventata dal pensiero della maternità, che riuscì ad ottenere dal futuro marito la promessa che non la avrebbe resa madre se non quando lei stessa lo avesse voluto; la donna fu invece delusa dall’agire del marito che non tenne in nessun conto la promessa e che perciò attirò sopra di sé lo sdegno e il risentimento della moglie. Naturalmente l’autore si scaglia violentemente contro il marito senza esitazione e senza riserve.

Noi non vogliamo dar ragione a quel marito perché non è giusto fare una promessa che non si ha intenzione di mantenere; però vogliamo aggiungere che una donna che pretenda dal futuro marito una promessa impegnativa a non renderla madre è una donna che non ha nessun diritto di contrarre matrimonio.

Sarà salvata divenendo madre! Il primo comandamento espresso da questo verso ci parla chiaramente della sottomissione della donna all’uomo per quanto riguarda la maternità. Tutta la Bibbia è concorde nel presentare l’uomo come il capo della donna in ogni cosa, ma particolarmente nella prolificazione. La moglie è “la collaboratrice” dolce, soave, eroica, ma sottomessa di colui che più direttamente deve rispondere a Dio della vita familiare.

In queste parole c’è anche un secondo punto della lezione: la sottomissione al grande piano di Dio. Iddio ha dato all’uomo la fatica e la lotta del lavoro e ha dato alla donna il dolore della maternità; l’uomo che fugge il lavoro fugge dal piano divino e la donna che rifiuta la sofferenza della maternità rifiuta l’eredità di Dio al genere umano. E’ una eredità ingrata, pesante, ma è una eredità che viene dal cielo, è l’eredità della gravidanza, del parto, dell’assistenza, dell’allattamento, quindi l’eredità del dolore, della rinuncia, del sacrificio.

La donna che accetta tutto questo con umiltà sincera e con dedizione assoluta, partecipa a quell’atto di espiazione universale che siamo chiamati a compiere cotidianamente, ma soprattutto compie un’offerta di deferenza e di sottomissione a Dio.

Iddio vuole essere onorato da un popolo che sappia, in ogni manifestazione di vita, essere diverso dagli altri popoli. Un popolo che anche di fronte ai compiti più ingrati e ai doveri più duri sappia operare “per il Signore” con umiltà gioiosa e con entusiasmo sincero. Quindi Iddio vuole essere onorato da quelle donne che anche quando tutte le altre cercano di fuggire il sacrificio, la sofferenza, la responsabilità, accettano il loro nobile ministero femminile nel dolore sublime della maternità generosa.

Ma oltre ai due punti illustrati la lezione contenuta nel verso di Paolo ha un terzo aspetto non meno importante dei precedenti. “Divenire madre” vuol dire divenire collaboratrice di Dio; collaboratrice di Dio nella nascita di anime preziose e collaboratrice di Dio nell’educazione e nella formazione di quei figliuoli che ogni madre deve “cercare di condurre” alla verità e alla salvezza.

La donna deve accettare il matrimonio non come appagamento dei piaceri più superficiali che il matrimonio può offrire, ma come accettazione di una missione sublime; deve altresì riconoscere che in questa missione la maternità si trova al centro. E’ stato detto da un uomo di Dio che dietro “ogni grande servitore dell’Eterno c’è o c’è stata una moglie santa o una madre santa”.

Quest’affermazione è profondamente vera perché è vero che una moglie ed una madre hanno un compito elevatissimo come collaboratrici ed educatrici.

Una madre fedele al ministero ricevuto si sentirà felice non soltanto di portare nel seno delle creature di Dio e non soltanto di dare dolorosamente alla luce dei figliuoli, ma anche ed anzi soprattutto di continuare la sua dolce fatica materiale e spirituale per inculcare fede, conoscenza, amore a tutti quei figliuoli che Iddio avrà posto fra le sue braccia.

Anna, madre di Samuele, Elisabetta, Maria, Loide, Ruth, Appia… e tanti altri nomi biblici ci spiegano il perchè lo Spirito Santo, per Paolo, ci ha detto: “sarà salvata partorendo figliuoli…”.

Crediamo di aver concluso, ma comunque ripetiamo: - Paolo non ci ha voluto dire che la salvezza della donna dipende dalla sua fecondità; non ci ha voluto dire che una donna che non abbia figliuoli non fa parte del popolo cristiano; ma ci ha voluto insegnare che l’approvazione divina deve essere cercata da ogni donna maritata, nella sottomissione completa al proprio marito, nell’assolvimento eroico del compito di madre, nell’accettazione dei dolori e dei sacrifici della maternità.

La donna deve accettare, nella sfera del cristianesimo, come un dovere sacro, i dolori della gravidanza e del parto, i sacrifici dell’assistenza l’impegno dell’educazione sociale, morale e spirituale della prole.

Questi sono i diversi compiti riservati alla donna e questi sono i compiti nei quali la donna può trovare i più profondi motivi di fedeltà a Dio.

Culto Cristiano

I culti cristiani devono essere la manifestazione chiara dello Spirito Santo. I credenti devono essere gli strumenti e lo Spirito deve essere il Maestro divino che muove, che usa, che suona.

I cantici devono essere ispirati e devono essere resi melodiosi dallo Spirito, le preghiere devono essere sospinte e guidate dallo Spirito, le prediche devono essere unte e rese potenti dallo Spirito e tutto, tutto quello che si compie durante la riunione di culto deve procedere direttamente dallo Spirito.

Lo Spirito è ordine, ma ordine divino e perciò i culti cristiani non possono essere disciplinati da un ordine umano, ma devono essere regolati dallo Spirito. Lo Spirito è ricchezza, ma ricchezza celeste e perciò i culti cristiani non possono essere resi perfetti dalle capacità umane, ma devono essere potenziati ed arricchiti dallo Spirito.

Consideriamo più attentamente queste affermazioni: - Lo Spirito è ordine!

Che vuol dire “lo Spirito è ordine”? Vuol dire forse che lo Spirito è sottoposto all’ordine che noi stabiliamo?

Certamente no! Lo “Spirito è ordine” vuol dire che tutto quello che lo Spirito fa rientra nel piano e nella volontà di Dio; tutto è armonia, perfezione, equilibrio.

Se lo Spirito in una riunione di culto guida la chiesa a trascorrere tutto il tempo della riunione stessa in preghiera, quello è ordine. Se lo Spirito un’altra volta ispira a trascorrere la maggior parte del tempo, a salmeggiare e cantare davanti a Dio, quello è ordine.

Lo Spirito Santo conosce quando dobbiamo compiere una cosa e quando ne dobbiamo compiere un’altra; conosce quando abbiamo bisogno di un alimento spirituale e quando abbiamo bisogno di un alimento spirituale diverso e perciò soltanto lo Spirito Santo può guidare tutte le cose con ordine perfetto.

Il nostro “ordine” invece, cioè l’ordine da noi stabilito con “saggezza umana” è un ordine meccanico formalista, che non può e non sa andare incontro ai bisogni del cuore, e non può e non sa glorificare il nome di Dio.

Noi pensiamo che un culto deve sempre iniziare con una formula liturgica, deve avere poi due o tre cantici e dopo i cantici deve avere la preghiera e quindi ancora un cantico; proseguendo deve avere le testimonianze, la predica e quindi terminare con un cantico, una preghiera ed una benedizione finale.

Quest’ordine è l’ordine stabilito da noi e se lo Spirito vuol cambiare questo programma noi ci rifiutiamo di ascoltare e di seguire lo Spirito. Forse la chiesa ha bisogno soltanto di preghiere, ma noi invece riserviamo soltanto alcune briciole del nostro tempo alla preghiera; forse molti credenti avrebbero bisogno di essere benedetti da un culto pieno di cantici di lode e di gloria, ma noi invece cantiamo quei cantici obbligati dalle diverse fasi della riunione; cantico di apertura, cantico di preghiera, cantico di testimonianza, cantico d’intercessione o di ringraziamento.

Nel nostro ordine umano c’è un disordine spirituale anzi addirittura una confusione, perché noi facciamo quello che ci siamo proposti di fare senza attendere che lo Spirito ci guidi in ogni riunione secondo il piano e la volontà di Dio.

Ma lo Spirito non è soltanto ordine, è anche potenza e ricchezza. Questo vuol dire che quando lo Spirito guida completamente le riunioni di culto i credenti vengono arricchiti dalle benedizioni della potenza divina, ma quando invece i culti si svolgono sul piano delle capacità e dei programmi umani, i credenti non ricevono nulla che possa realmente incoraggiarli e fortificarli.

Oggi ci sono, come sempre ci sono stati, cristiani che hanno una franchezza naturale ed una parola facile; questi cristiani, soltanto perché hanno il coraggio e la capacità di parlare, più o meno bene, in pubblico, si sentono nel diritto di far udire continuamente la loro voce: pregano, testimoniano, esortano, ammaestrano… senza essere mai guidati dallo Spirito e senza riuscire quindi di benedizione alla chiesa.

Frequentemente, purtroppo, udiamo preghiere o testimonianze che ripetono e ripetono le medesime parole che abbiamo udite decine di volte e quello che udiamo è freddo, vuoto, meccanico e non suscita nessun sentimento positivo nel nostro cuore; forse qualche volta suscita un sentimento di ribellione contro queste abitudini e queste forme che non tramontano mai e che mettono in evidenza soltanto l’orgoglio, la presunzione e l’insensibilità dell’uomo carnale.

Quello che viene dallo Spirito invece è vita e comunica la vita a tutti coloro che ascoltano; forse sono soltanto poche parole di lode a Dio o forse è soltanto una breve esortazione, ma nella lode c’è la vita e nell’esortazione c’è la vita. Quando colui che prega è guidato dallo Spirito, tutti sono trasportati in alto, verso le sfere celesti dalla potenza divina, e quando colui che ammaestra agisce sotto l’unzione dello Spirito, tutti sono raggiunti profondamente dall’efficacia della parola predicata da parte di Dio.

Lo Spirito può anche usare la franchezza e la facilità di parola del credente, ma può anche far parlare con potenza e con sapienza infinita coloro che non hanno franchezza ed eloquenza, quindi lo Spirito può usare tutti, può sospingere tutti, può far parlare tutti.

La chiesa cristiana dunque deve raccogliersi soltanto per ricevere lo Spirito e per far muovere liberamente lo Spirito in ogni riunione di culto. Deve saper chiedere ed aspettare affinché in ogni riunione lo Spirito possa largire i doni come Egli vuole, e a chi Egli vuole.

I doni dello Spirito sono chiaramente elencati nella Parola di Dio; essi sono quei medesimi doni che erano visibilmente manifestati nella chiesa apostolica e che rappresentavano il programma delle riunioni di culto fra i cristiani di quell’epoca. Anche oggi, come diciannove secoli fa, nelle riunioni di culto, si devono manifestare doni di lingua e doni d’interpretazione; doni di profezia e doni di discernimento; doni di sapienza e doni di scienza; doni di fede e doni di potenza e di guarigioni. Queste manifestazioni non devono apparire soltanto “qualche volta” o in qualche rara occasione, ma devono apparire sempre e devono riempire il culto cristiano perché il culto cristiano deve essere traboccante di potenza soprannaturale, e perciò deve essere controllato, ispirato e guidato dallo Spirito Santo.

Esiste forse un passo della Bibbia ove troviamo scritto che in ogni culto ci devono essere le “testimonianze”? In quale passo della Bibbia troviamo scritto che nelle riunioni di culto tutto deve essere compiuto seguendo una regola meccanica? Soprattutto in quale passo della Bibbia troviamo scritto che possono esserci riunioni di culto senza la manifestazione della profezia, della fede, della sapienza o degli altri doni dello Spirito?

Il culto cristiano controllato, ispirato e guidato totalmente dallo Spirito è scomparso o sta per scomparire perché questa particolare verità biblica non viene più tenuta in onore nel seno delle chiese. Sembra quasi che i cristiani abbiano più fiducia nell’organizzazione liturgica che non nella guida divina e sembra anche che abbiano più fiducia nella cultura teologica e nella preparazione umana e intellettuale che non nell’ispirazione celeste.

E’ meglio avere un programma unico per tutte le chiese, è meglio avere un programma studiato in tutti i particolari; è meglio che parlino soltanto quelli che parlano sempre e quindi che son capaci nel parlare, cioè che son capaci a testimoniare, pregare, esortare…questo è quello che oggi si pensa nelle chiese e che si dice nelle chiese. Infatti le chiese procedono esattamente secondo queste regole di prudenza e saggezza umana.

Purtroppo però quello che “è meglio” secondo l’uomo, non “è meglio” secondo lo Spirito e perciò noi oggi godiamo “il meglio” della carne, ma perdiamo ciò che “è il meglio” dello Spirito. I nostri culti sono ordinati, organizzati e forse diventano anche sempre più perfetti nei cantici, nelle testimonianze, nelle prediche, ma diventano sempre più aridi e sempre più poveri spiritualmente; c’è molta preparazione umana, molta saggezza umana, ma c’è poca presenza dello Spirito e poca guida dello Spirito.

La verità che dobbiamo tornare a proclamare è semplice: Le riunioni di culto devono essere restituite all’autorità dello Spirito Santo e alla guida dello Spirito. Non dobbiamo mai sapere anticipatamente quello che faremo in una riunione di culto, non dobbiamo sentirci legati e paralizzati da un qualsiasi programma.

Devono parlare tutti coloro che lo Spirito “vuole” che parlino ed altresì tutti coloro che non sono sospinti dallo Spirito devono tacere.

Quelli che “si sentono” di parlare, non si devono sentire da loro stessi, ma si devono “sentire” comandati, anzi forzati dallo Spirito. Se si sentono soltanto perché “sentono di farsi udire” o perché “si sentono capaci di parlare” o perché “nessun altro testimonia o nessun altro prega”; se si sentono per questi motivi banali ed umani è meglio che chiudano strettamente le loro labbra per non cedere alla tentazione di muovere di proprio senno la loro lingua e dire bugiardamente: “Il Signore ha detto…”.

Nelle riunioni di culto non devono mancare i doni dello Spirito, non devono mancare mai; devono esser presenti sempre e in abbondanza perché altrimenti la riunione non è una riunione spirituale, una riunione ed un culto cristiano. Tutti devono vedere e riconoscere chiaramente che Iddio è presente nella riunione; che Iddio guida la riunione; che Iddio parla nella riunione; le preghiere devono salire come sospiri ineffabili suscitati dallo Spirito, i cantici si devono elevare come una melodia celeste, le profezie devono giungere piene di potenza come espressioni della volontà di Dio e poi non devono mancare i messaggi in lingua, le interpretazioni, le potenti operazioni.

In conclusione il culto cristiano deve essere un esercizio spirituale realmente soprannaturale; un esercizio nel quale tutto sia sorpresa meravigliosa e tutto sia manifestazione della presenza e della guida dello Spirito Santo.

Verità dimenticata, pratica trascurata o piuttosto benedizione negletta, e fino a tanto che le chiese cristiane continueranno ad essere soddisfatte di quelle riunioni di culto ove tutto è preparato, tutto è previsto e dove la “libertà dello Spirito” è soltanto una formula per consentire ai presuntuosi o agli insensibili di esternare i propri sentimenti, la gloria del ministero dello Spirito non sarà più visibile nel seno del popolo del Signore.

E’ necessario umiliarsi sinceramente nella presenza di Dio, come è necessario cominciare ad esercitare arditamente la fede; è necessario chiedere una pienezza di Spirito, come è necessario dar vita agli impulsi dello Spirito. Dobbiamo cioè nascondere noi stessi in Dio perché soltanto Dio sia esaltato e glorificato nella nostra vita; dobbiamo compiere quei passi che lo Spirito ci spinge a compiere anche quando ci sembra di non saperli compiere; dobbiamo chiedere inistancabilmente piogge di Spirito Santo sulla nostra anima ed infine dobbiamo realizzare che Iddio ci ha unti di Spirito per darci la potenza, la gioia, l’assistenza. la guida ed i doni dello Spirito.

Quando ci metteremo su questo piano di vita cristiana potremo ritornare ai culti apostolici che erano i veri culti cristiani e che erano ben differenti dalle riunioni di culto che noi teniamo. Allora non vedremo e non sentiremo più credenti lanciati in una corsa per aprire disordinatamente le labbra alla preghiera o all’esortazione; non vedremo e non udremo più credenti che con la loro testimonianza inopportuna o la loro orazione fuori tempo e fuori della guida di Dio, spezzeranno e turberanno la comunione della chiesa con Dio; non vedremo e non sentiremo più sempre gli stessi fratelli e le stesse parole, ma nell’esercizio del culto, vedremo e sentiremo soltanto la presenza benedetta dello Spirito che guiderà ogni cosa nella volontà di Dio concedendo alla chiesa benedizione ed edificazione nell’esercizio del vero ministero cristiano e nella manifestazione di tutti i doni dello Spirito.

Sarà, in altre parole, la vittoria dello spirituale sul carnale, la vittoria del soprannaturale sul naturale, la vittoria dell’armonia sul caos, la vittoria del prezioso sul vile.

Nessuno si turbi per queste affermazioni, ma in realtà oggi esistono troppe manifestazioni di carnalità, di capacità naturali, di disordine spirituale, di superficialità ministeriale. Parlare, far da maestri, guidare in preghiera quando manca la guida divina significa manifestare tutte queste realtà negative in una volta sola.

Ricordiamoci che Iddio ha scelto i poveri del mondo e i pazzi del mondo e li ha chiamati a vivere nella libertà dello Spirito; questo piano di Dio è glorioso, ma è anche…pericoloso. Se i poveri ed i pazzi agiscono nella potenza di Dio diventano potenti e savi, ma se agiscono sul piano naturale sono e rimangono soltanto poveri e pazzi; e se questo popolo si muove realmente nella libertà dello Spirito, mostra e dimostra l’armonia di un ordine divino, ma se usa la “libertà” per una occasione della carne, mostra soltanto la confusione derivante dall’incapacità.

Dobbiamo essere grati a Dio quando usa gli incolti per amministrare i suoi doni spirituali, ma non possiamo essere grati agli incolti quando, muovendosi o parlando da loro stessi danno soltanto spettacolo della loro ignoranza. Dobbiamo essere grati a Dio per la meravigliosa libertà che ci ha concessa per muoverci nelle sfere spirituali, ma non possiamo essere grati a tutti quei credenti che si credono liberi fino al punto di affliggere e turbare la chiesa esercitando doni e ministeri che sono il frutto della loro immaginazione esaltata dalla presunzione.

Culto cristiano: spettacolo di armonia celeste, fonte di potenza divina; manifestazione sublime di quel ministero che Iddio ha dato alla chiesa; di quel ministero che nella chiesa e attraverso la chiesa deve far risplendere la gloria di Dio (2 Cor. 3:18).

Torniamo, sì torniamo a questo culto spirituale, frantumando inesorabilmente le forme delle nostre povere riunioni ove troppo spesso l’ignoranza umana e l’insensibilità spirituale prevalgono per deprimere gli animi e per esaltare l’orgoglio umano; torniamo alla potenza dello Spirito, alla guida dello Spirito, al ministero dello Spirito, ai doni dello Spirito affinché realmente lo Spirito ci possa nutrire, elevare e condurre nel piano meraviglioso della volontà di Dio.

La moglie di Caino

Gen. 5:17

Questo argomento, come tanti altri, presentati dalla Bibbia, può essere considerato fra quelli che debbono essere lasciati “nelle mani di Dio” perché non riguardano direttamente la dottrina cristiana e non portano nessuna luce sull’opera della salvezza compiuta da Cristo.

Iddio ci ha chiaramente detto nella Bibbia che “quel che è rivelato è per noi… e quel che è occulto è per il Signore”. Noi non possiamo comprendere tutto e perciò Iddio non ci dice tutto, ma vuole che noi lo seguiamo fiduciosamente fino al giorno che “Lo vedremo come Egli è” e che “conosceremo appieno”.

Nel cielo avremo la spiegazione delle cose più misteriose e dei fatti più straordinari e riceveremo luce sui misteri più profondi e sulle verità più oscure.

Oggi dobbiamo seguire Iddio nella certezza che “Egli può fare tutto” e che tutto quello che è scritto nella Sua parola è verità. Gli uomini possono combattere la parola di Dio e possono anche cercare di farla apparire assurda e ridicola; ma noi dobbiamo rimanere saldi nella convinzione che tutto quello che è contenuto nella Bibbia è verità.

Noi non pretendiamo e non vogliamo, perciò, chiarire “in maniera sicura e definitiva” il problema della moglie di Caino, ma vogliamo soltanto dimostrare che non è affatto vero che su questo problema la Bibbia asserisce delle cose assurde, ridicole od immorali.

In questo episodio biblico non c’è nulla di assurdo e coloro che affermano che Caino “non poteva trovare moglie” perché non c’erano altre creature sulla terra, dimostrano di non leggere attentamente la Bibbia. Noi, ripetiamo, non vogliamo spiegare una cosa che ci sarà spiegata un giorno chiaramente da Dio, ma vogliamo però sottolineare alcune dichiarazioni della Bibbia che ci dimostrano che questo fatto non è incredibile e non è ridicolo.

Il capitolo IV della Genesi ci parla della nascita di Caino, di Abele e di Set; Adamo ed Eva sono stati espulsi dal giardino di Dio ed hanno iniziata la loro vita coniugale in mezzo alle nuove circostanze: nascono i primi due figliuoli. A questo punto, per chiarire il problema, dobbiamo porci delle domande: Quanti anni aveva Adamo alla nascita di Caino? Quanti anni passano fra la nascita di Caino e quella di Set? Set è il terzo figlio di Adamo oppure è semplicemente un figlio concesso da Dio per sostituire l’amato Abele?

Sono tutte domande che dimostrano da quanti punti di vista può essere considerato il problema.

Adamo aveva 130 anni quando nacque Set, ma quanti anni aveva quando nacque Caino?

Noi non sappiamo neanche se Iddio incomincia a contare gli anni di Adamo dal giorno che fu creato o piuttosto dal giorno che fu espulso dal giardino di Eden e che quindi fu sottoposto al valore degli anni e del tempo. Anche questo punto ha il suo valore perché se gli anni di Adamo incominciano, nel pensiero di Dio, da quando esce da Eden, Caino può essere nato quando suo padre aveva soltanto uno o due anni, cioè quando suo padre aveva vissuto soltanto uno o due anni fuori del giardino; se invece i 130 anni che Adamo aveva alla nascita di Set erano tanti dal giorno che fu creato, Caino può aver visto la luce quando suo padre aveva forse 65 anni.

Parliamo di 65 anni perché altri patriarchi antidiluviani hanno avuto il loro primo figliolo a quell’età. Comunque, dalla nascita di Caino alla nascita di Set può essere trascorso un lungo o lunghissimo periodo di tempo e in questo lunghissimo periodo di tempo Adamo può avere avuto figliuoli e figliuole in numero notevole.

Alcuni critici affermano che tutti i figliuoli di Adamo sono nati “dopo” Set e perciò non esistevano quando Caino fuggì lontano dai suoi genitori per cercare moglie.

Questo non è chiaramente detto dalla Bibbia perché se essa ci parla di quello che avvenne dopo Set, non ci parla di quello che avvenne dopo Caino. Infatti così leggiamo nella Genesi: “Adamo dopo aver vissuto centotrent’anni generò un figliuolo alla sua somiglianza, secondo la sua immagine e gli pose nome Set… il tempo che visse Adamo dopo ch’ebbe generato Set, fu ottocento anni e generò figliuoli e figliuole”.

Nulla ci autorizza a pensare che dopo Caino ed Abele, Adamo non generò figliuoli e figliuole. Anzi entro il lungo spazio di tempo che poteva esserci e che certamente ci fu fra la nascita di Caino e quella di Set potevano nascere forse due o tre generazioni.

Il fatto che Set venga presentato come la “sostituzione” di Abele ed il fatto che egli venga incluso nella genealogia come il “primogenito” non dicono affatto che egli sia stato il terzo figlio di Adamo.

Consideriamo infatti la cosa alla luce della Scrittura: Caino era il primogenito, ma Abele era l’amato da Dio; Caino, roso dall’invidia e vinto dal peccato, uccide Abele cioè uccide colui sul quale Iddio aveva posato il Suo occhio. Abele non è più il pellegrino del cielo, come lo chiamerà più tardi un grande cristiano, è scomparso dal mondo e Iddio vuol suscitare uno che prenda il suo posto e fa nascere Set colui dal quale viene Enos capostipite di un “popolo del Signore” (Genesi 4:26).

Questo non ci dice affatto che Set è il vero “primogenito” e che è nato subito dopo Caino ed Abele anzi sembra dirci esattamente il contrario. Adamo poteva avere figliuoli, figliuole e nipoti quando Iddio gli fece nascere “un uomo secondo il piano divino” che doveva essere considerato il vero capostipite, il vero primogenito di un popolo di Dio.

Non avvenne così anche nella storia di Giacobbe? Ruben il “primogenito” fu riprovato per il peccato commesso contro Dio e contro il padre, ed un altro figliuolo prese il posto di primogenito e questo figliuolo fu Giuseppe undicesimo figliuolo maschio di Giacobbe.

La Scrittura molte volte ci mostra che i “primogeniti” di Dio non sono sempre quelli che lo sono per nascita, ma sono quelli che lo sono per elevazione e le storie di Davide, di Efraim, di Salomone, di Giacobbe, dei leviti ci illustrano chiaramente questa verità. Sono storie che ci mostrano che l’elezione di Dio non è legata all’età: i primogeniti vengono ignorati o posti da una parte e altri, nati dopo, prendono il loro posto nel piano e nella benedizione di Dio.

Quindi alla fuga di Caino potevano esserci sparsi, nei dintorni del paese, numerosi discendenti di Adamo raggruppati in colonie o famiglie ed infatti alla nascita di Enos, avvenuta 105 anni dopo quella di Set, suo padre, gli uomini già numerosi nel mondo, si separarono in due distinti popoli: uno profano ed uno religioso; uno di Dio ed uno estraneo a Dio.

Ci sembra quindi che non esistano elementi validi per dichiarare che la storia di Caino è assurda e storicamente imprecisa; ma esaminiamo ora se può essere considerata immorale. Infatti, i critici, irriducibili ed ostinati, affermano che se Caino ha potuto trovare una moglie, l’ha potuta trovare soltanto nel numero delle sue sorelle e quindi ha compiuto un atto incestuoso condannato e condannabile.

Prima di ogni cosa vogliamo far notare che si potrebbe allora spostare il problema anche più avanti e portarlo addirittura ad Adamo perché anche Adamo ha avuto una moglie che non veniva da altro popolo o da altra famiglia, ma dalla sua stessa carne; una moglie cioè che era più che sorella o parente.

Se Adamo poteva avere una moglie della sua stessa carne vuol dire che Iddio riteneva sana e morale questa relazione matrimoniale.

Che cos’è infatti la morale? La morale è semplicemente una legge della società umana o per la società umana. E’ cioè una legge formulata dagli uomini per la società o una legge formulata da Dio per gli uomini. L’immoralità si verifica soltanto quando c’è la trasgressione della legge perché il “peccato è la trasgressione della legge”. Se non c’è legge non ci può essere trasgressione della legge.

Ebbene che cosa c’insegna la Bibbia a questo riguardo? C’insegna chiaramente che Iddio ha dato la sua legge o ha rivelato la sua volontà in ragione delle condizioni degli uomini. Non quello che è proibito oggi è stato sempre proibito e non quello che gli uomini devono fare oggi dovevano fare ieri. Basta ricordare le parole di Gesù: “Fu detto dagli antichi: Non commettere adulterio… ma io vi dico che chi solo riguarda una donna…”. Sono parole che ci parlano di una legge che si sviluppa, che si perfeziona; Iddio chiede di più perché sa di poter chiedere di più. Egli ha tollerato, ha permesso, ha considerato le circostanze e le condizioni di ieri, ma col mutamento delle cose compie anche il mutamento della legge.

Tutti ricordiamo la disputa sostenuta da Gesù, intorno al divorzio. Gli oppositori del Maestro si facevano forti di una legge data da un legislatore inviato da Dio: “Perché Mosè permise il divorzio”? “Per la durezza dei vostri cuori…” rispose Gesù e con questa risposta fece chiaramente comprendere che la legge data da Mosè “rendeva morale” un atto del quale gli israeliti, in quell’epoca, non erano capaci di fare a meno.

Possiamo forse concludere che questo metodo di Dio rappresenta un compromesso della verità e che Iddio stesso muta e si cambia secondo le esigenze degli uomini? No, possiamo soltanto dire che Colui che è il Legislatore perfetto e la Giustizia assoluta chiede agli individui ed ai popoli soltanto quello che essi possono dare e fare. Ogni individuo ed ogni popolo ha una responsabilità propria che è in relazione alla luce, alla legge e alla forza che possiede davanti a Dio.

Noi non siamo esaminati da Dio sul metro della legge degli antichi e gli antichi non sono esaminati in base alla legge che possediamo noi; ognuno deve rispondere personalmente a Dio.

Quindi, Abramo, che sposa Sara, figliuola di suo padre (Gen. 20:12); o Nahor che prese in moglie Milca, figliuola di suo fratello (Gen. 11:29), possono essere considerati uguali a Caino che forse prese in moglie una sua nipote od una sua sorella. I matrimoni fra consanguinei condannati oggi dalla legge morale, erano resi necessari, all’epoca primitiva, dalla particolare condizione della nascente umanità che faceva capo ad una sola coppia di coniugi e quindi voler fare appunti di puritanesimo sembra almeno puerile perché anche in opposizione con ogni conclusione logica e storica.

Caino poteva facilmente trovare moglie perché la Bibbia non esclude affatto l’esistenza di una figliolanza di Adamo, successiva a Caino stesso e precedente a Set e Caino poteva anche contrarre un matrimonio con donna consanguinea perché a quell’epoca non esisteva rivelazione o legge che rendesse quell’atto (necessario allo sviluppo della specie umana), riprovevole od immorale.

Onora tuo padre e tua madre

Ef. 6:2

Il comandamento espresso in questo verso della Bibbia rappresenta anche un principio di ordine sociale. Non soltanto nella chiesa cristiana, ma anche nella società umana si ripete continuamente: “onora tuo padre e tua madre”. Tutti conoscono questo dovere e tutti riconoscono che deve essere considerato fra i primi e più sacri doveri dell'uomo, ma purtroppo pochi, forse pochissimi, si ricordano di adempierlo, quindi deve essere incluso nel numero delle "verità dimenticate".

L'apostolo Paolo, nel descrivere "i segni" degli ultimi tempi a Timoteo, suo figliuolo nel Signore, dice: “… gli uomini saranno amatori di loro stessi, avari, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, disubbidienti a padri e madri…” (2 Timoteo 3:2).

Oggi vediamo molti di questi segni non soltanto nel mondo, ma anche nella chiesa cristiana ed uno dei segni che incontriamo più frequentemente è costituito, purtroppo, dalla disubbidienza e dall’irriverenza verso i genitori. Sono sempre più numerosi i cristiani, ragazzi, giovani o maturi, che si uniformano allo spirito del mondo per assumere, verso i propri genitori, un contegno di insubordinazione, d’indipendenza e, spesso, di disinteresse ed indolenza.

Le più malefiche tendenze carnali prevalgono per produrre ingratitudine ed incoscienza; soltanto da questi sentimenti peccaminosi l’individuo può trarre consiglio per non adempiere il proprio dovere verso i genitori. Infatti una considerazione serena e sincera della personalità dei genitori obbliga ogni figliuolo a coltivare il più profondo sentimento di amore riconoscente.

Consideriamo brevemente chi sono, che cosa hanno fatto, che cosa fanno e quale ministero hanno ricevuto i genitori. A questo scopo desideriamo semplicemente ripetere una pagina dedicata ai ragazzi alcuni anni fa:

“Sapete voi chi, dopo Dio, vi vuole maggiormente bene?

I vostri genitori; cioè le vostre mamme ed i vostri papà.

Essi vi amano con tutto il cuore e perché vi amano compiono sacrifici eroici per voi.

Vi ricordate quando eravate piccini, piccini? No, non potete ricordare quando eravate ancora in fasce, ma i vostri genitori si ricordano di quel tempo e si ricordano di tutti i dolori e di tutte le pene affrontate per voi.

Hanno dovuto perdere il sonno per vegliare la vostra insonnia; hanno dovuto privarsi del riposo per prendere cura delle vostre necessità; hanno dovuto trepidare e lacrimare per sollevarvi dalle vostre malattie. Voi, allora, avevate bisogno di tutto ed essi vi hanno dato tutto, dandovi il loro amore.

Se oggi siete giovanetti, sani, forti, istruiti è soltanto perché i vostri genitori vi hanno dato tutto e si sono, sovente, privati di tutto.

Essi hanno lavorato per voi, hanno sofferto per voi, hanno sperato per voi.

I genitori rappresentano un meraviglioso dono di Dio. Che cosa potrebbe fare un fanciullo senza i genitori? Che cosa sarebbe avvenuto di voi se fin dai primi giorni della vostra vita aveste perduto l’amore e l’assistenza dei vostri papà e delle vostre mamme?

Il cibo che vi ristora e vi nutrisce; gli abiti che vi coprono e vi rendono eleganti; le case che vi accolgono e vi riparano, i libri che vi istruiscono e vi aprono un avvenire non sono tutti frutti dell’amore dei vostri genitori?

Chi è che vi conforta, che vi aiuta, che vi protegge? Chi è che vi comprende e vi accoglie per consolarvi?

Non sono sempre i vostri genitori?

La mamma non è per voi un angelo amoroso che veglia sopra la vostra vita? Ella è pronta a fare qualunque cosa per voi ed è pronta a rinunciare a qualsiasi cosa per amore vostro. Vi ama; vi ama ardentemente e darebbe volentieri cento volte la sua vita ed il suo sangue per il vostro bene.

Il papà non è la vostra guida e la vostra protezione? Non è forse vero che egli si consuma in un lavoro qualche volta umiliante, sempre faticoso, soprattutto per voi? Egli pensa a voi, al vostro mantenimento, ai vostri vestiti, ai vostri studi e lavora, lavora, lavora. Quante volte si vorrebbe riposare, vorrebbe lasciare per un poco di tempo il suo faticoso lavoro, ma poi ripensa a voi e continua nella sua fatica, nel suo lavoro.

Ebbene questi genitori che dànno tutto per i loro figli, non chiedono nulla in cambio…”.

Crediamo di non aver esagerato nel tracciare le caratteristiche dei genitori; essi sono dal punto di vista umano l’espressione più genuina dell’amore e del sacrificio e rappresentano perciò una delle più sublimi realtà della vita.

I genitori hanno ricevuto un ministero da Dio e questo ministero si compie attraverso la dedizione e la rinuncia, ma essi lo assolvono serenamente e, spesso, gioiosamente. E’ un ministero di assistenza, di educazione, di guida; essi sono stati costituiti protettori dei figliuoli, educatori dei figliuoli, guida morale, spirituale e sociale dei figliuoli.

Quindi il comandamento divino “onora tuo padre e tua madre” esprime un ordine che vuole il riconoscimento e il rispetto di un altissimo e meraviglioso ministero e non può essere interpretato soltanto come un obbligo alla sottomissione forzata e momentanea. La sottomissione, nei primi anni della vita, che deriva più da debolezza fisica che non da sensibilità morale, non è l’adempimento totale e perfetto del grande e glorioso comandamento che giace troppo spesso fra le verità dimenticate.

Vediamo adunque come deve essere interpretato ed attuato l’ordine di Dio.

Onorare vuol dire “riconoscere ciò che è dovuto a persona degna e renderglielo in pensieri e in affetti, in parole e in fatti, con sentimento di rispetto, riverenza…”. Questa definizione è copiata da un comune vocabolario e ci chiarisce in maniera esatta quello che i figliuoli devono rendere ai propri genitori.

Rispetto e stima, ecco i primi sentimenti che si devono avere verso i genitori; essi sono meritevoli di rispetto per l’opera d’amore che hanno compiuto a favore dei figliuoli, sono meritevoli di rispetto per i sacrifici affrontati e per il lavoro compiuto, sono meritevoli di rispetto per l’età che hanno, ma soprattutto sono meritevoli di rispetto perché hanno ricevuto un ministero da Dio. I figliuoli devono vedere nei propri genitori coloro che sono stati costituiti da Dio conduttori della loro vita e attraverso i genitori devono rispettare Iddio stesso che li ha chiamati ad assolvere il sublime compito di padre e madre.

Rispetto e stima devono andare uniti ed anche se, purtroppo, non mancano genitori che tradiscono la propria missione, rispetto e stima non devono venire meno nell’animo dei figliuoli. I genitori non devono essere giudicati dai figliuoli; i giudici non mancheranno, ma i figliuoli dovranno sempre rifiutarsi di entrare a far parte di questi.

Gli errori di un genitore, a meno che lui stesso non distrugga i rapporti di sangue con i propri figliuoli, non potranno mai annullare quello che egli ha fatto, quello che egli ha dato, quello che egli sente quale genitore e perciò gli errori di un genitore non devono mai, assolutamente mai, soffocare i sentimenti di rispetto e di stima nel cuore dei figliuoli.

I genitori sono stati i collaboratori di Dio per darci vita; sono stati gli strumenti di Dio per darci assistenza; sono stati i ministri di Dio per darci educazione… tutto questo è sufficiente a farli rimanere sempre al sommo del nostro rispetto e della nostra stima.

Parole irriverenti, linguaggio arrogante, apprezzamenti sprezzanti, insubordinazioni insolenti sono macchie che contaminano il cuore di ogni figliuolo che esercita queste cose verso i genitori. L’età non conta e non conta il sesso, la cultura e la posizione sociale; ogni figliuolo, ragazzo o giovane, maschio o femmina, istruito o incolto, dipentente o indipendente dai genitori deve a questi un rispetto pieno di riverenza ed una stima ricca di affetto.

La stima ed il rispetto assumono una forma pratica nell’ubbidienza; i figliuoli devono sempre ubbidire ai propri genitori. Ma anche l’ubbidienza è soltanto una parte dell’onore che i figliuoli devono ai genitori perché con questa, assieme a questa o dopo questa ci deve essere l’assistenza affettuosa e reale.

Desideriamo riportarci ancora una volta all’articolo scritto alcuni anni addietro e del quale abbiamo già citato una parte, per illustrare in maniera elementare queste affermazioni. Così scrivevamo: “…I figliuoli devono avere sempre riverenza e riconoscenza per i genitori e devono quindi essere sempre pronti ad ubbidire senza discutere e senza indugiare.

Devono essere pronti ad ubbidire quando sono molto piccoli, non soltanto perché i genitori sono degni di essere ubbiditi, ma anche perché, soltanto un padre o soltanto una madre conoscono le cose che sono buone per i propri figliuoli; essi quindi devono seguire con sottomissione il consiglio dei genitori nella continua ubbidienza.

Devono ubbidire quando divengono giovanetti, perché coll’aumentare della ragione, aumenta anche il dovere di gratitudine e di amore verso coloro che si sacrificano per il loro bene.

Devono ubbidire quando divengono adulti ed indipendenti e non soltanto per un rispetto all’età e all’esperienza, ma per una completa sottomissione alla legge dell’amore.

Sì i figliuoli devono sempre ubbidire ai propri genitori con prontezza e con rispetto perché così comanda Iddio e perché così insegna la legge della riconoscenza.

L’ubbidienza qualche volta è sacrificio, ma ricordatevi che se i genitori v’impongono alcuni sacrifici, lo fanno unicamente per il vostro bene. Essi vi vogliono esercitare alle dure battaglie della vita ove tutto è sacrificio.

Che avverrebbe se la passera, per risparmiare un sacrificio ai piccoli passerottini, rinunciasse ad insegnar loro i primi elementi di volo?

Essi non saprebbero e non potrebbero mai volare; sarebbero perciò condannati a vivere la più infelice vita che potrebbe essere riservata ad un uccellino. Per evitare questo la mamma spinge i suoi piccoli al sacrificio, all’ubbidienza…

L’aquila, dicono i naturalisti, si trova di fronte a dei piccoli alquanto ribelli. Gli aquilotti non sono disposti a lasciare il nido per cimentarsi nei primi voli. Sapete cosa fa mamma aquila? Sconvolge il nido! Toglie da esso tutte le parti comode e morbide e lo riduce un incomodo groviglio di punte e sterpi per obbligare i suoi piccoli ad uscirne fuori e, quando essi escono, li lancia nel vuoto per far aprire loro le alucce ancora incerte… ma non li lascia e non appena vede che essi precipitano sconfitti, con un volo rapido si porta sotto a loro e li raccoglie.

Come vedete è soltanto l’ubbidienza nel sacrificio, o spontanea o forzata, che irrobustisce e prepara i piccoli per la vita indipendente di domani.

La vostra mamma o il vostro papà non vi possono sempre lasciare nel comodo nido della vostra pigrizia o dei vostri giuochi o delle vostre piccole idee perché se lo facessero vi renderebbero infelici per tutta la vita. Essi vi devono chiamare ai vostri doveri familiari, ai vostri doveri scolastici, ai vostri doveri sociali.

Soltanto i vostri genitori possono conoscere chiaramente la misura di questi doveri e quindi voi dovete compierli nell’ubbidienza senza discutere e senza lamentarvi.

Forse voi siete chiamati a compiere tanti piccoli servizi che i vostri compagni non devono mai compiere; forse voi dovete studiare più a lungo dei vostri piccoli amici; forse siete sottoposti ad un numero maggiore di regole e di limitazioni di quelle che hanno altri ragazzi, ma non vi lamentate, non discutete perché i vostri saggi genitori sanno bene il perché di questi doveri ed essi non ve l’impongono per farvi soffrire, ma soltanto perché sono indotti a ciò da pressanti necessità della vita.

Al disopra di ogni altro pensiero mantenete sempre quello principale e ripetete con convinzione a voi stessi: “I nostri genitori ci amano e tutto quello che fanno per noi lo fanno per il nostro bene”.

Questo pensiero vi aiuterà sempre a sopportare con dolcezza ogni sacrificio e, di conseguenza, a compiere con serenità il vostro atto di ubbidienza.

L’ubbidienza, oltre al sacrificio, impone la fiducia. Il bambino ragiona con la sua piccola mente; il genitore invece ragiona con la sua mente adulta. I loro ragionamenti non vanno sempre d’accordo perché il figlio esamina la cosa dal “suo punto di vista” mentre il genitore la decide dal suo punto di vista.

La regola però c’insegna che il punto di vista esatto non è quello del figlio ma quello del genitore e quindi l’ubbidienza si deve compiere nella fiducia. Il ragazzo deve ragionare pressappoco così:

“A me sembra che in questa circostanza sarebbe meglio fare in un modo diverso da come comanda il mio genitore, ma poiché egli è più saggio di me è necessario che io ubbidisca perché certamente egli sa quello che vuole e conosce i risultati di quello che chiede”.

Molti ragazzi oggi vorrebbero invece prima discutere e poi ubbidire, cioè vorrebbero ubbidire soltanto dopo aver capito bene od essersi convinti completamente. Questo è mancanza di fiducia verso i genitori ed oltre a ciò è anche motivo di molteplici disubbidienze. Infatti non sempre il ragazzo “può capire” o non sempre sa o vuole convincersi, e, se è deciso ad ubbidire unicamente dopo aver capito, finirà, in questi casi, col disubbidire.

I genitori hanno sempre molti anni più dei figli; sono stati figli prima di loro ed inoltre hanno conosciute le battaglie della vita e quindi sanno bene quello che comandono e conoscono lo scopo di ogni ordine. I figli, invece, non hanno esperienza e non posseggono una mente sufficientemente sviluppata per comprendere ogni cosa e perciò devono affidarsi fiduciosamente alla guida e alla volontà di coloro che sono stati dati da Dio per guida e per protezione.

L’ubbidienza, naturalmente, non è tutto quello che un figlio può dare ai suoi genitori ma è una fra le cose più difficili a darsi. Con l’ubbidienza bisogna porgere l’affetto, la riverenza, l’assistenza; queste cose rappresentano un contraccambio inadeguato all’opera che i genitori compiono a favore dei propri figliuoli, ma nella legge dell’amore non esistono, non possono esistere, proporzioni. L’amore non è un commercio ove si dà tanto per ricevere altrettanto o, possibilmente, di più; non è un calcolo matematico, non è un problema geometrico. No, l’amore è l’amore; esso dà, dà e dà sempre senza chiedere nulla, ma gioisce e si rallegra quando riceve e non calcola se quel che riceve è di più o di meno di quel che ha dato.

Quindi i genitori pur ricevendo sempre meno di quel che hanno dato e che continuano a dare fino alla morte, si rallegrano e gioiscono quando i propri figliuoli rendono loro assistenza che è amore in azione; rispetto che è amore in subordinazione.

Molti giovani credono di avere vari diritti e credono altresì di non avere nessun dovere nei loro rapporti con i genitori, quindi pretendono aiuto, assistenza, conforto… e quando poi non hanno più bisogno di queste cose voltano le spalle e prendono la loro strada.

I genitori, raggiunti dalla vecchiaia e dalla debolezza, cominciano ad aver bisogno di ogni cosa, ma i figli non se ne preoccupano e li lasciano in abbandono quando invece potrebbero facilmente porgere conforto ed assistenza.

Un giovane, prima di lavorare per formarsi una famiglia, dovrebbe lavorare per assistere ed aiutare i propri genitori ed anche quando avrà una famiglia propria, una moglie, dei figliuoli, non dovrà dimenticare coloro che hanno dato tutto per lui. Quando il cuore è ispirato e riscaldato dall’amore ogni opera può essere compiuta.

La scrittura c’insegna che i cristiani “devono rendere il contraccambio ai loro antenati” perché se alcuno non provvede ai suoi, ha rinnegata la fede ed è peggiore di un infedele. Ma non basta provvedere, bisogna provvedere con affetto. I genitori non devono essere umiliati da un’elemosina ma devono essere confortati da un’assistenza affettuosa, spontanea, riverente.

Gli aiuti devono essere resi graditi anche attraverso la forma con la quale vengono largiti ed i genitori devono poter vedere nelle opere dei figliuoli il frutto meraviglioso dell’amore”.

Quanti cristiani ed in quale misura rispettano oggi l’ordine di Dio? In alcuni paesi le relazioni familiari sono state turbate al punto che i figliuoli, sin dalla fanciullezza, assumono una posizione di indipendenza che li conduce all’insolenza, alla disubbidienza e all’indifferenza nei confronti dei propri genitori.

Le relazioni affettive si dissolvono e gli obblighi sociali si dileguano e invece moltiplicano in misura sempre più impressionante i sintomi di quel disordine morale che crea giovani ribelli e depravati e produce rovine familiari. I genitori dopo aver cercato di dar tutto cadono nello sconforto e terminano la loro vita dimenticati e trascurati, i figli dopo aver preso soltanto il bene materiale dei genitori, si rivoltano contro questi e nel miglior dei casi li abbandonano e li dimenticano.

Questo avviene fuori e dentro l’ambiente cristiano ed è per questo che affermiamo che anche il comandamento “onora tuo padre e tua madre” rappresenta una verità dimenticata.

Noi che desideriamo un risveglio spirituale dobbiamo soprattutto desiderare che questo risveglio si manifesti in maniera da riportare in luce e quindi in attuazione queste sane norme di vita cristiana.

In man di Satana

1 Cor. 5:5

Questo verso dell’epistola di Paolo ai Corinti parla chiaramente dell’autorità e della potenza che si manifestavano nella chiesa cristiana nell’epoca apostolica.

Anche allora c’erano peccati e ribellioni perché anche allora la chiesa era soggetta alle terribili tentazioni che si presentano sul sentiero dei santi, ma la potenza dei servitori di Dio si opponeva energicamente all’invadenza del male.

In Corinto c’era un terribile peccato: “un uomo si teneva la moglie di suo padre”. E’ necessario precisare che questo non vuol dire che “si teneva la propria madre” ma che conviveva probabilmente con la propria “matrigna”. Non sappiamo se il padre di questo credente era ancora vivo o se era già morto, ma in ambedue i casi vivere coniugalmente con la moglie del padre era una cosa orribilmente ripugnante (Lev. 18:8).

Questo scandalo rappresentava una macchia alla testimonianza cristiana della chiesa ed era una malattia mortale nell’anima del peccatore di Corinto e perciò Paolo agisce immediatamente con l’autorità “ricevuta dal Signor Gesù”. Egli comanda che l’impuro fornicatore sia dato in man di Satana “alla perdizione della carne” affinché “lo spirito sia salvo nel giorno del Signor Gesù”.

L’Apostolo conosceva bene la personalità e la posizione di Satana. Satana era, ed è, l’autore del male; da lui vengono lagrime, dolori, peccati, malattie. Quando Satana “può avere” un uomo nelle mani è capace di ridurlo nella miseria più profonda, nella malattia più terribile e nello sconforto più grande (Giobbe 3:1-4).

Satana agisce sempre per rovinare e per distruggere, ma non sa che Iddio frequentemente si serve della sua potenza malefica per adempiere i suoi piani meravigliosi. Iddio agisce come quei grandi generali che qualche volta permettono al nemico di avanzare e lasciano credere che si stanno ritirando sconfitti, mentre invece stanno soltanto seguendo una manovra abilissima per ottenere una strepitosa vittoria.

Paolo sapeva bene questo perché lui stesso era stato costretto da Dio a bere la medicina amara di Satana quando, colpito dall’infermità, aveva dovuto accettare la compagnia di un angelo infernale, che si tratteneva al suo fianco per schiaffeggiarlo continuamente. Satana pensava di avvilire Paolo, forse di distruggere Paolo, ma Iddio sapeva invece che quell’azione dolorosa era necessaria per mantenere il suo grande servitore in una posizione di umiltà. E non era soltanto Iddio a sapere questo, ma lo stesso Paolo era a conoscenza che quell’opera dell’inferno era stata permessa dal cielo per la salute della sua anima che altrimenti sarebbe potuta cadere nell’orgoglio spirituale a causa di tutte le meravigliose grazie e rivelazioni ricevute da Dio (2 Cor. 12:7).

Quindi non è Satana che “corregge” o che “salva”, ma è Iddio che usa anche le medicine amare ed i veleni pericolosi per dare la salute ai suoi figliuoli. Nel caso del peccatore di Corinto, Satana doveva ricevere il permesso di colpire “la sua carne”, cioè di farlo cadere in una terribile malattia affinché, rovinato nel corpo, non avesse avuto più possibilità e forza di peccare, ma avesse avuto anzi occasione di umiliazione e ravvedimento.

In questo caso anche se la malattia fosse arrivata fino alla morte, Satana non avrebbe avuto la vittoria perché in realtà egli avrebbe potuto distruggere soltanto la carne, mentre Iddio attraverso la mortificazione della carne avrebbe potuto suscitare il ravvedimento e compiere la purificazione dell’anima prima che il peccatore scendesse nel sepolcro.

Quella che appare meravigliosa, nel verso di Paolo ai Corinti, è l’autorità della chiesa. Non soltanto Iddio può scacciare Satana e può concedere permessi a Satana; non soltanto Iddio, cioè, può fermare l’avversario o può far muovere ed agire l’avversario, ma anche il popolo di Dio ha ricevuto questo potere e questa autorità ed anche i servitori di Dio possono respingere ed avvilire Satana o possono usare Satana come verga dolorosa e come medicina amara.

Naturalmente Satana non sa che viene usato per il bene perché egli agisce soltanto per distruggere e quando colpisce un individuo ha un solo desiderio, quello di farlo soffrire e quello di perderlo per l’eternità. Satana non sa, ma Iddio sa, ed anche i servitori di Dio sanno, perché per lo Spirito Santo hanno ricevuto parte della sapienza di Dio, dell’onniscenza di Dio e dell’autorità di Dio.

Quindi, come Iddio può usare qualsiasi potenza e qualsiasi energia dell’universo per compiere i suoi piani e può usare al momento opportuno anche Satana quasi fosse un bastone per correggere, anche i servitori di Dio possono comandare e muovere tutte le potenze e Satana stesso affinché la chiesa sia edificata e benedetta. La chiesa, ricordiamoci quindi, non è dominata da Satana, ma domina Satana; l’avversario non può muoversi dove vuole e quando vuole, ma può muoversi soltanto sotto l’autorità dei servi di Dio che lo tengono legato con le catene della potenza divina.

Pietro può dire allo zoppo: “Lèvati e cammina” (Atti 3:6) e può dire a Saffira: “I piedi di coloro che hanno seppellito tuo marito sono all’uscio, ed essi ti porteranno via”. (Atti 5:9).

Può dire: “Tabita lèvati…” (Atti 9:40) e può anche dire: “Io ti vedo essere in legami d’iniquità” (Atti 8:23).

Paolo può dire: “…sarai cieco senza vedere il sole…” (Atti 13:11); può consegnare Imeneo ed Alessandro in mano di Satana (1 Tim. 1:20) e può anche esclamare: “rizzati in piedi…” (Atti 14:10) o “imporre le mani e guarire gli infermi” (Fatti 28:8).

Nel ministero della chiesa c’è autorità per liberare dalla potenza malefica di Satana e c’è autorità per legare alla potenza di Satana quando questa potenza può procurare un dolore ed una sofferenza che possono riuscire salutari per la chiesa ed utili per i piani di Dio.

Questo passo della scrittura riesce incomprensibile e risulta discusso in maniera animata perché la chiesa cristiana di oggi ha perduto la potenza di ieri. L’autorità dei servitori di Dio è diminuita tanto, che essi frequentemente non dominano Satana, ma sono dominati da lui e quando non sono dominati direttamente da Satana sono dominati dalle circostanze provocate da Satana. Oggi non s’incontrano più molto spesso uomini capaci di sgridare e vincere la malattia o addirittura capaci di spezzare le catene della morte; quindi è logico che non s’incontrano più neanche uomini di Dio capaci di leggere nei cuori e, soprattutto, capaci di far piombare la malattia, la sofferenza, la cecità sopra coloro che potrebbero essere guariti soltanto da queste amare medicine.

Le medicine che la chiesa usa in questi giorni sono medicine umane che producono scarso effetto quando non ne producono affatto o quando non producono danno. Per queste ragioni molti peccati segreti continuano a turbare, con la loro presenza, la vita della chiesa ed anche molti peccati palesi continuano a crescere e a crescere oscurando la testimonianza cristiana e ostacolando la presenza di Dio.

Se un autentico risveglio di Spirito restituisse alla chiesa l’autorità di ieri, noi torneremmo a vedere i ministri cristiani con la potenza divina nelle mani ed essi combatterebbero il male della chiesa, non con la forza della disciplina di un’organizzazione, ma con la forza dello Spirito Santo che è autorità sopra ogni forza e quindi anche sulla forza del diavolo.

Comunque, per concludere il presente capitolo possiamo ripetere: Il versetto di Paolo ai Corinti ci dice chiaramente che l’Apostolo ordina alla chiesa che il peccatore sia abbandonato a Satana perché quest’avversario crudele lo colpisca con la malattia. La mortificazione del corpo deve servire per togliere l’occasione del peccato e per produrre il ravvedimento necessario onde portare di nuovo quest’uomo a Dio. Rovinato nel corpo, salvato nello spirito; questo è l’obbiettivo dell’apostolo a beneficio di un credente sviato dalla verità che può essere guarito dall’azione velenosa dell’inferno soltanto a mezzo di un controveleno formato “allo stesso veleno che ha prodotto l’infezione”.

Oltre a Persecuzione in Italia e La verità vi farà liberi, Roberto Bracco scrisse altri libri i cui titoli sono i seguenti

Il risveglio pentecostale in Italia,

Il Cielo: premio e gerarchie,

Il Ministerio cristiano,

Il peccato,

Sei cristiano?,

L'uomo nel tempo e nell'eternità,

Il battesimo,

Verità dimenticate e punti controversi,

Un aiuto convenevole,

Il Matrimonio,

Insegnaci ad orare,

Dare dare dare,

Le fonti della potenza,

Parole di consolazione,

Se avessi un pastore,

L'agonia di un risveglio,

Dov'è lo Spirito,

Che ne sarà dei suoi sogni….,

La potenza della pentecoste nel ministerio cristiano,

La glossolalia

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3. Fratello Giacinto, pace. Volevo chiederti una cosa: ricordo di aver letto sulle FAQ del tuo sito che non sei d'accordo con tutti gli insegnamenti di Roberto Bracco. Potresti dirmi quali? Te lo chiedo perché quelli che ho letto (sul suo sito, perché di libri in giro non ne ho mai trovati) mi sembravano corretti.

Innanzi tutto faccio questa premessa: la mia risposta si basa su una parte degli scritti di Roberto Bracco che io ho letto, per cui non avendoli letti ancora tutti non posso assicurarti che oltre a quelle che sto per citarti ce ne possano essere delle altre di dottrine da me non condivise.

Ora, le dottrine che insegnava Roberto Bracco e che io non condivido sono le seguenti.

( Il pagamento della decima anche sotto la grazia, ecco le sue parole: ‘Ci sono decine e centinaia di credenti in ogni comunità che hanno una occupazione lavorativa regolare che permette loro di contare sopra uno stipendio fisso; se questi versassero la loro decima, milioni di lire sarebbero messi con profitto al servizio di Dio. Si calcola che una comunità con duecento membri occupati ad un lavoro con uno stipendio medio può avere una entrata annua di circa 10 milioni di lire, oltre quella delle offerte. Con questa somma non è possibile svolgere i programmi che una chiesa dovrebbe svolgere? Tutti possono pagare la decima perché Iddio opera in maniera di concedere questa sacra possibilità. C’è la seconda ragione alla quale ho accennato che rende attuabile il versamento regolare della decima, e cioè quella costituita dalla benedizione divina. Iddio ha sempre approvato e fatto prosperare gli amministratori fedeli, come ha sempre riprovato e rimossi gli operai infedeli. Il pagamento della decima ci attribuisce il minimo di fedeltà capace di attirare sopra noi l’approvazione e la benedizione di Dio….. dovrei provare che la decima rientra fra gli obblighi cristiani. Chiedo scusa ai lettori per questa inadempienza; i credenti desiderosi di seguire la via del progresso spirituale non hanno bisogno delle mie dimostrazioni. I credenti, invece schiavi del pregiudizio non sono disposti ad accettare i miei argomenti ….. Dare e decima vanno assieme e se io dal dare sono andato audacemente all’argomento della decima è perché vedo in esso qualche cosa di pratico, di preciso, di luminoso che può permettere ai cristiani una vita di fedeltà, la soluzione dei propri problemi e l’acquisto delle benedizioni divine. Posso io essere contro la decima che Gesù stesso ha elogiata? Posso vedere nella decima soltanto un ordinamento della legge di Mosè, quando essa è stata praticata senza Mosè e prima di Mosè? No, io vedo soltanto che essa rappresenta un limite minimo di dovere al quale se sfuggono coloro che rubano ed usurpano beni e la gloria di Dio, non possono, non debbono sfuggire i figliuoli di Dio’ (Roberto Bracco, ‘Al Signore appartiene la terra’ in Risveglio Pentecostale, n° 8, 1955, pag. 7,8)

( Il fatto che lui riteneva che un giorno alla settimana dovesse essere di assoluto riposo per il Cristiano. Ecco le sue parole: ‘La Bibbia ci ordina di concedere al nostro organismo un giorno di riposo ogni sei giorni. Sabato vuol dire letteralmente riposo ed il corpo ha bisogno dei suoi sabati cioè dei suoi riposi. Che questo sia stabilito di lunedì o di giovedì; di sabato o di domenica non ha molta importanza dal lato igienico (io non voglio affrontare la questione dottrinale benchè posso dichiararmi contrario alle concezioni sabatiste), ma è importante che venga stabilito e rispettato rigorosamente. Iddio conosce meglio di noi quest’organismo che Egli ha creato, conosce le sue reazioni e nel comandarci il riposo settimanale ci ha voluto dare, oltre tutto, una regola igienica di assoluta necessità. Molti cristiani trascurano il riposo settimanale per adempiere le loro attività. Essi ignorano, forse, che questo loro contegno oltre a renderli infedeli verso Iddio che desidera la ‘consacrazione totale’ di un giorno al Suo nome li rende anche ostili alla loro salute’ (Roberto Bracco ‘Igiene Cristiana’ in Risveglio Pentecostale, n° 12, 1955, pag. 6)

( Il fatto di considerare il dono di parola di sapienza come la capacità di parlare e di agire con sapienza: ‘Il credente che esorta, non in maniera astratta o generica, ma per incitare a ‘carità e a buone opere’ come il ministro che ammaestra intorno al modo di ‘piacere a Dio’ esercitano nelle loro diverse sfere la parola di sapienza. Non sono mai mancati, nel mezzo del popolo del Signore, strumenti preziosi usati dallo Spirito Santo nell’esercizio di questo dono; nelle riunioni di culto o nei contatti personali e privati c’è sempre stata la ‘parola di sapienza’ sulle labbra qualche volta di un pio vegliardo o di una santa donna, di un cristiano temperato o di un giovane consacrato a Dio che hanno saputo esprimere la sapienza del cielo additando o ricordando il sentiero della santità’ (Roberto Bracco, La potenza della Pentecoste, Varese 1982, pag. 43).

( Il fatto di considerare il dono di parola di conoscenza la capacità di capire i misteri divini: ‘Questo dono conferisce capacità per ‘intendere’ i misteri relativi a Dio e rappresenta quindi un’autentica intuizione soprannaturale per penetrare nell’intimo delle verità teologiche o dottrinali’ (Roberto Bracco, op. cit., pag. 43), che ‘sul piano del servizio rappresenta il ‘ministerio del dottore’. Il dono di scienza (nota mia: così lo chiama Roberto Bracco perché si basa sulla traduzione del Diodati in cui il dono è chiamato ‘parola di scienza’, 1 Cor. 12:8) quindi non esclude l’indagine, la ricerca, l’investigazione, lo studio; anzi, si presenta come una capacità atta a valorizzare e coronare questi esercizi intellettuali del soggetto’ (Ibid., pag. 43-44)

( Il fatto di considerare che nella profezia ci sia una predizione di un evento futuro: ‘Non vogliamo però che una lettura frettolosa di questa nostra affermazione possa suscitare l’impressione che vogliamo negare la ‘predizione nella profezia; un messaggio carismatico, estemporaneo è sempre un messaggio fuori degli elementi visibili e quindi sciolto anche dal ‘tempo’; può facilmente riferirsi al ‘futuro’ (Atti 11:28; 21:11), come può semplicemente prevedere il ‘presente’ (Atti 15:32). La profezia, quindi, non si riconosce dal soggetto del messaggio, ma dall’essenza e dalle caratteristiche di esso’ (ibid., pag. 21).

( Il fatto di non fare alcuna differenza tra il parlare in lingue che avviene nel credente quando viene battezzato con lo Spirito Santo e il dono delle lingue: ‘All’atto del battesimo nello Spirito si manifesta, nel credente, quale evidenza sensibile, il dono delle lingue’ (Roberto Bracco, La glossolalia, versione on line al seguente indirizzo; ‘Non concordiamo invece pienamente con l’affermazione molto frequente per cui esiste un ‘segno’ delle lingue che si distingue dal ‘dono’ delle lingue; il ‘segno’ accompagnerebbe sempre il battesimo dello Spirito Santo per fornire l’evidenza dell’esperienza mentre il ‘dono’ sarebbe il fenomeno riservato ad alcuni per assolvere il servizio cristiano nella chiesa. La Scrittura parla della glossolalia come di un ‘segno’ soltanto due volte (1 Corinzi 14:22; Marco 16:17) e queste volte si riferiscono proprio al dono delle lingue, escludendo automaticamente l’esistenza di un duplice fenomeno’ (Roberto Bracco, La potenza della Pentecoste, Varese 1982, pag. 55).

( Il fatto di considerare le lingue più l’interpretazione anche un parlare rivolto agli uomini: ‘Il credente che esercita il dono delle lingue ‘per l’edificazione della chiesa’ può con questo carisma non soltanto esprimere un messaggio edificativo, ma anche intercedere o salmeggiare nel seno della chiesa (1 Corinzi 14:15) Naturalmente deve, in ogni caso, essere integrato dal dono d’interpretazione che normalmente viene esercitato da un altro credente (1 Corinzi 14:27), ma che eccezionalmente può anche essere esercitato dal glossolalo (1 Corinzi 14:5)’ (Roberto Bracco, op. cit., pag. 50). Quindi Roberto Bracco ammetteva che il parlare in lingue era rivolto sia a Dio che agli uomini, era rivolto a Dio (con una preghiera, una lode un ringraziamento) quando era fatto in privato nell’esercizio personale: “Una cosa è posta in evidenza: il glossolalo esprime un "discorso" celeste e questo discorso è volto a Dio, quindi stabilisce un rapporto reale, concreto, intimo con il cielo e tutto questo non soltanto appare chiaro dalla dichiarazione di Paolo, ma anche dall’esperienza che il credente realizza nell’esercizio personale e privato del dono’ (Roberto Bracco, La glossolalia, versione on line), mentre poteva essere rivolto anche direttamente agli uomini quando la chiesa era radunata: ‘La glossolalia come mezzo di edificazione della comunità (I Cor. 14:5). Il parallelo stabilito da Paolo: "…se non che egli interpreti acciocché la chiesa ne riceva edificazione…" autorizza una logica conclusione e cioè che la "glossolalia" integrata dall’interpretazione, esprime un messaggio che può essere assomigliato alla profezia e come la profezia può svolgere una funzione didattica. Quando esprime un messaggio che s’indirizza agli inconvertiti, sempre che sia seguito dall’interpretazione (I Cor. 14:23), si trasforma oltre che per il suo contenuto sostanziale anche per il suo aspetto formale, in un segno chiaro, evidente della soprannaturalità (I Cor. 14:22) del servizio cristiano; quando invece vuole essere ammaestramento alla chiesa, può "anche" essere, come sembra dirci Paolo, lode, ringraziamento, preghiera, e non soltanto queste’ (Ibid.,). Dunque, per Bracco – quando la Chiesa è riunita - in alcuni casi l’interpretazione delle lingue può corrispondere pure ad una profezia o ad un messaggio rivolto agli inconvertiti o alla chiesa.

( Il fatto di escludere che un credente possa ‘possedere’ dei doni di guarigioni: ‘Il ‘dono’ non è e non può essere possesso particolare o esclusivo di un individuo, perché esso appartiene al tesoro spirituale della chiesa; può essere partecipato da chiunque e può essere esercitato da chiunque. Un ministro, un predicatore, se possiede una vera pienezza spirituale, può anche ottenere il suggello o la conferma del proprio ministero mediante i ‘segni che seguono’ la predicazione del messaggio; in questo caso l’azione taumaturgica non è primaria, ma secondaria e non si manifesta come risultato del possesso di un dono specifico, ma come conseguenza logica di una vita traboccante di potenza spirituale di un messaggio vivo. Per chiarire ulteriormente e concludere il nostro soggetto, aggiungiamo che nell’esercizio del culto spirituale ogni fedele può improvvisamente essere guidato dallo Spirito ed essere usato per trasmettere la virtù guaritrice al proprio fratello ammalato e quando un credente usa questo potere soprannaturale non fa altro che amministrare il ‘dono’ delle guarigioni’ (Roberto Bracco, La potenza della Pentecoste, pag. 62).

Le ragioni per cui non condivido questi suoi insegnamenti sono le seguenti:

( Il pagamento della decima come ordine da osservar anche sotto la grazia non lo condivido perché noi non essendo più sotto la legge ma sotto la grazia, non siamo più obbligati a dare la decima delle nostre entrate per l’opera di Dio, non importa se per i ministri della Parola o per gli orfani, le vedove e i poveri. I Cristiani sono chiamati a dare, ma secondo che hanno deliberato in cuore loro, senza dei limiti prestabiliti. Ovviamente essi si devono guardare da ogni avarizia, e tenere ben presente che in base alla misura con cui daranno sarà loro dato, anzi gli sarà data l’aggiunta, e che se non raccolgono con il Signore disperderanno. Io capisco perfettamente che Bracco era contristato e indignato nel vedere tra il popolo di Dio molta ingenerosità, poca riconoscenza, poco amore e zelo pratico verso l’opera di Dio, ma questo triste spettacolo non deve mai portare un servo di Dio a prendere il precetto della decima e ordinarlo ai santi, perché in questa maniera si usa la legge in maniera illegittima e si portano i santi in una certa misura sotto la legge. Quindi capisco che lui fu portato a parlare della decima come di un dovere per il Cristiano, perché vedeva che spesso in mezzo al popolo di Dio mancavano i soldi per supplire ai servi del Signore, o per portare avanti le attività missionarie o caritative della chiesa, ma non posso nella maniera più categorica essere d’accordo con lui quando parla della decima. Anch’io, come lui, vedo le medesime cose nella Chiesa, né più né meno, anch’io vedo che tanti Cristiani pensano che dare denaro per l’opera di Dio equivalga a buttare via i soldi dalla finestra, che essi pensano che non valga la pena contribuire in maniera pratica e regolare con il loro denaro per supplire ai bisogni dei servi di Dio che li ammaestrano nella Parola mentre trovano che valga la pena andare a farsi le vacanze due volte o tre volte all’anno, avere vestiti eleganti e firmati, costruirsi delle ville, comprare ai loro figli i passatempi più inutili, comprare riviste mondane, bigiotterie per le loro mogli, minigonne ed altri capi di abbigliamento indecorosi, ma questo non mi spinge a parlare della decima nei termini in cui ne parlava lui. Esorto a dare e a non essere avari, questo sì, ma non a pagare la decima perché la mia coscienza me lo attesta per lo Spirito che non è cosa da farsi. Per un approfondimento sulla decima leggi il mio trattato dal titolo ‘Non è giusto sotto la grazia imporre il pagamento della decima ai santi’.

( Non si può, sotto la grazia, insegnare che i santi devono consacrare un giorno alla settimana al Signore astenendosi da ogni lavoro, perché così facendo si pone sui santi un giogo che è simile a quello del sabato della legge di Mosè. Dire una cosa simile equivale a dire che in quel giorno non è permesso accendere il fuoco per riscaldarsi (nella legge infatti di sabato era vietato anche accendere il fuoco nella propria tenda), e neppure farsi il letto. Equivale a sostituire una ombra con un'altra ombra, e sì perché si ordinerebbe di osservare al posto del sabato giudaico – che è ombra del vero riposo di Dio - un altro giorno. In materia di giorni, occorre ricordarsi che Paolo ha detto che uno stima un giorno più degli altri, mentre l’altro stima tutti i giorni uguali, ognuno deve essere pienamente convinto nella sua mente (cfr. Rom. 14:5), ma questo non significa che la propria convinzione è giusta imporla agli altri. Per esempio se io stimo tutti i giorni uguali, non posso imporre od ordinare ad un fratello che considera la domenica più degli altri giorni la mia convinzione, e ovviamente chi considera la domenica più degli altri giorni non deve imporre a me la sua convinzione. In questo campo c’è libertà. Quindi se un credente consacra la domenica al Signore, e in quel giorno si riposa, non può e non deve ordinare agli altri credenti di fare lo stesso, magari anche con un altro giorno che può essere il venerdì o il giovedì o il lunedì e così via. Per altro nelle dichiarazioni di Bracco si può notare chiaramente che nonostante parli di un giorno di assoluto riposo da consacrare al Signore, egli era contrario a che questo giorno fosse il sabato come dicono gli Avventisti e tanti altri, il che lascia perplessi perché non si capisce a questo punto – in base alle sue stesse parole – perché mai un Cristiano non potrebbe prendere proprio il sabato come giorno di assoluto riposo. Evidentemente, lui stesso si rendeva conto che se avesse dichiarato il sabato un giorno di assoluto riposo per i Cristiani, avrebbe fatto sorgere non pochi problemi perché il sabato era ed è un retaggio della legge di Mosè infatti lo ordina la legge di Mosè e i Giudei ultraortodossi ancora oggi cercano di osservarlo in maniera molto scrupolosa. Quindi, osserviamo in Bracco, una posizione favorevole alla decima ma contraria al sabato ordinato dalla stessa legge di Mosè, lui infatti dice di essere contrario alle concezioni sabatiste (vorrei però ricordare a coloro che appoggiano questa convinzione di Bracco che non è solo la decima che risale a prima che fosse data la legge di Mosè, infatti la pagò Abrahamo a Melchisedec, poichè anche il sabato risale a prima che la legge di Mosè fosse data infatti fu istituito da Dio al principio quando Egli ebbe finito di creare l’uomo infatti egli si riposò il settimo giorno e lo santificò). Per concludere quindi, nel campo dei giorni c’è libertà, per cui uno è libero di stimare un giorno più di un altro, come anche di stimare tutti i giorni uguali, la stessa libertà c’è nel campo dei cibi, perché anche qui un credente può astenersi da un cibo che lui considera impuro, senza per questo commettere peccato (cfr. Rom. 14:2,6,14). Il peccato lo commette se comincia a ordinare agli altri di astenersi da quel cibo perché questa è una dottrina di demoni (cfr. 1 Tim. 4:1-5). Dunque occorre stare attenti che una opinione in materia di giorni o di cibi non venga ordinata o insegnata ai santi.

( Il dono di parola di sapienza consiste nella rivelazione di un fatto che deve accadere. Rivelazione che può essere data per mezzo di una visione, di un sogno, o per mezzo di una voce ascoltata. Alcuni esempi di parola di sapienza nella Scrittura sono i seguenti. Ad Antiochia un certo profeta di nome Agabo “levatosi, predisse per lo Spirito che ci sarebbe stata una gran carestia per tutta la terra; ed essa ci fu sotto Claudio” (Atti 11:28). Sempre Agabo, alcuni anni dopo, sceso a casa di Filippo “prese la cintura di Paolo, se ne legò i piedi e le mani, e disse: Questo dice lo Spirito Santo: Così legheranno i Giudei a Gerusalemme l’uomo di cui è questa cintura, e lo metteranno nelle mani dei Gentili” (Atti 21:11). Anche in questo caso la predizione di Agabo si avverò.

( Il dono di parola di conoscenza consiste nella rivelazione di un fatto che sta avvenendo o che è già accaduto. Anche questa rivelazione può essere data in visione o in sogno o mediante una voce. Alcuni esempi biblici in cui troviamo la manifestazione di questo dono sono i seguenti. Gesù disse alla donna samaritana: “Va’ a chiamar tuo marito e vieni qua. La donna gli rispose: Non ho marito. E Gesù: Hai detto bene: Non ho marito; perché hai avuto cinque mariti; e quello che hai ora, non è tuo marito; in questo hai detto il vero. La donna gli disse: Signore, io vedo che tu sei un profeta” (Giov. 4:16-19). La donna comprese da questa parola di conoscenza che chi le parlava era un profeta. L’apostolo Pietro tramite una parola di conoscenza venne a sapere che Anania e Saffira avevano venduto il podere di loro possesso per un prezzo superiore al denaro che Anania poi portò ai piedi degli apostoli infatti gli disse: “Anania, perché ha Satana così riempito il cuor tuo da farti mentire allo Spirito Santo e ritener parte del prezzo del podere? Se questo restava invenduto, non restava tuo? E una volta venduto, non ne era il prezzo in tuo potere? Perché ti sei messa in cuore questa cosa? Tu non hai mentito agli uomini ma a Dio” (Atti 5:3-4). E per questa sua menzogna fu fatto morire da Dio, assieme a sua moglie che mentì dopo di lui’.

( Nel dono di profezia non c’è nessuna predizione di un particolare evento futuro come può essere una carestia o una guerra, o la nascita o la morte di qualcuno: e questo perché chi profetizza “parla agli uomini un linguaggio di edificazione, di esortazione e di consolazione” (1 Cor. 14:3). La predizione è una rivelazione di qualcosa che deve accadere, e secondo l’apostolo Paolo è distinta dalla profezia infatti lui in un passo dice: “Infatti, fratelli, s’io venissi a voi parlando in altre lingue, che vi gioverei se la mia parola non vi recasse qualche rivelazione, o qualche conoscenza, o qualche profezia, o qualche insegnamento?” (1 Cor. 14:6). Per rivelare cose future Dio ha stabilito il dono di parola di sapienza.

( Anche se è giusto definire il dono delle lingue un segno per i non credenti perché in ogni caso il parlare in altre lingue serve di segno per i non credenti (cfr. 1 Cor. 14:22), è sbagliato affermare che quando un credente viene battezzato con lo Spirito Santo riceve il dono delle lingue, perché questo è uno dei doni dello Spirito Santo che uno che è stato battezzato con lo Spirito Santo può avere ricevuto o meno quando è stato battezzato con lo Spirito. Mi spiego meglio, tutti coloro che vengono battezzati con lo Spirito Santo cominciano subito a parlare in altra lingua secondo che lo Spirito dà loro d’esprimersi, questo è quello che insegna la Scrittura. Ma non tutti quando vengono battezzati con lo Spirito Santo ricevono il dono della diversità delle lingue, perché questo è un dono spirituale che permette a chi lo riceve di parlare più di una lingua straniera per lo Spirito, infatti è chiamato della diversità delle lingue. Se quindi un credente quando viene battezzato con lo Spirito Santo comincia a parlare in una sola lingua straniera, di lui non si può dire che ha ricevuto il dono della diversità delle lingue che comunque può ricevere in seguito come anche può non riceverlo. Ecco perché Paolo dice: “Parlano tutti in altre lingue?” (1 Cor. 12:30) perché lui sapeva che non tutti i credenti battezzati con lo Spirito Santo avevano il dono della diversità delle lingue; certo tutti parlavano almeno in una lingua straniera, ma non tutti parlavano in varie lingue straniere. E poi, se fosse così come dice il fratello Roberto Bracco, chi viene battezzato con lo Spirito Santo non dovrebbe per nulla bramare il dono della diversità delle lingue perché egli già lo possederebbe automaticamente dal momento che è stato riempito di Spirito Santo, per cui ci sarebbe uno dei doni dello Spirito che si dovrebbe insegnare ai battezzati con lo Spirito Santo di non bramare il che non andrebbe d’accordo con la Scrittura.

( Il parlare in altra lingua più l’interpretazione non costituisce una profezia, cioè un parlare rivolto agli uomini, perché chi parla in altra lingua non parla agli uomini ma a Dio (cfr. 1 Cor. 14:1) per cui l’interpretazione delle lingue corrisponde ad un parlare rivolto a Dio e non alla chiesa. Può trattarsi di una preghiera, di un rendimento di grazie o di un cantico, ma non può trattarsi mai di una profezia sia che chi parla in lingue lo fa in privato sia che lo faccia pubblicamente durante la riunione della Chiesa. Non si capisce proprio in base a quali Scritture si può dimostrare che in privato la direzione del parlare è rivolto sempre a Dio, mentre quando si è riuniti con altri credenti il parlare può prendere pure un'altra direzione e cioè quella verso gli uomini. Questa è una deduzione però che purtroppo è molto diffusa in molte Chiese pentecostali, deduzione che però è stata tratta non dalle Scritture ma dalle esperienze o dalle testimonianze di altri fratelli. Ora, fermo restando l’importanza delle testimonianze, non si possono prendere in nessuna maniera come vere delle testimonianze che non concordano con quello che è l’insegnamento delle Scritture. Cioè non si può cominciare a dire che mentre la chiesa è riunita se uno parla in lingue parla agli uomini un linguaggio di edificazione, di esortazione e di consolazione, semplicemente perché il parlare in lingue alcune volte è stato immediatamente seguito da una interpretazione che corrispondeva ad una profezia. Come spiegar allora queste testimonianze? Le risposte sono due, o l’interpretazione era falsa, o altrimenti quella che tutti pensarono che fosse una interpretazione in effetti fu una vera profezia proferita da un credente che aveva realmente il dono di profezia, per cui questo credente fu realmente sospinto dallo Spirito a dire quelle parole ma quelle parole non erano affatto l’interpretazione di quel parlare in lingue perché quel parlare in lingue non era una profezia. Per profetizzare è necessario avere solo il dono di profezia, che è nettamente distinto da quello delle lingue e dell’interpretazione perché chi profetizza rivolge agli uomini un messaggio direttamente nella loro lingua; non è che prima che ci sia la profezia ci deve essere un parlare in altra lingua, il parlare in altra lingua può essere assente ma se c’è chi profetizza ci saranno delle profezie. Per approfondire questi argomenti leggi il mio libro ‘Confutazione del libro di Tommaso Heinze ‘La Bibbia e il Movimento Pentecostale’.

( I doni di guarigioni sono dei doni che un credente può ricevere dallo Spirito Santo nella stessa maniera degli altri doni; quando dico può ricevere, voglio dire che questi doni saranno presenti in maniera permanente nella sua vita per cui le guarigioni si verificheranno frequentemente tramite di lui. Se così non fosse non si capisce perché Paolo domandi: “Tutti hanno eglino i doni delle guarigioni?” (1 Cor. 12:30). Certamente, le guarigioni non avverranno quando e come vuole il credente, perchè Dio rimane sovrano nella vita di chiunque e opera tutte le cose sempre secondo il beneplacito della sua volontà. Ma rimane il fatto che quel credente una volta constatato di avere ricevuto i doni di guarigioni, potrà dire di avere quei doni operanti tramite lui, e la cosa sarà manifesta perché le guarigioni avverranno spesso come nel ministerio dell’apostolo Paolo e dell’evangelista Filippo. Quindi nel caso dei doni di guarigioni, un credente può ricevere e amministrare questi doni mettendoli al servizio degli altri, non tutti i credenti, ma solo alcuni, infatti Paolo dice che non tutti hanno i doni delle guarigioni. E’ un po’ insomma come nel caso di altri doni, per esempio chi ha ricevuto il dono di ministerio di dottore sa di avere ricevuto questo dono e che non tutti lo hanno e lo possono ministrare. Non è forse così? Altrimenti perché Paolo domanda se tutti nella Chiesa sono dottori (cfr. 1 Cor. 12:29)? Questo fatto di negare che delle guarigioni si possano manifestare come risultato del possesso di un dono specifico è fuorviante perché sicuramente induce un credente a non desiderare di ricevere i doni di guarigioni appunto perché viene negato che un credente possa avere il possesso di doni di guarigioni; sì, le guarigioni possono avvenire tramite lui ma semplicemente come conseguenza logica di una vita traboccante di potenza spirituale di un messaggio vivo. Credo che questo insegnamento sbagliato spieghi come mai in seno al movimento pentecostale qui in Italia in molti credenti non ci sia il desiderio di ricevere i doni di guarigioni. Sì, c’è la giusta usanza da parte degli anziani o del pastore della chiesa di pregare sugli ammalati ungendoli d’olio nel nome del Signore; sì, i credenti pregano per la guarigione di altri fratelli che sono malati, e devo dire che il Signore nella sua fedeltà e benignità ha guarito e guarisce ancora oggi, in risposta alla preghiera fatta con fede. Ma non c’è nessuno di cui si possa dire che ha, e ripeto, ha i doni di guarigioni. Cosa strana questa, non è vero? Eppure parlo del Movimento Pentecostale, un movimento che sin dall’inizio ha creduto nella guarigione divina. Ci sono credenti di cui si può dire che sono pastori, insegnanti, e così via, ma non ci sono credenti di cui si può dire che hanno ricevuto i doni di guarigioni e Dio si usa potentemente di quei fratelli perché gli ha conferito questi doni che essi mettono al servizio degli altri con dei risultati gloriosi, visibili agli occhi di tutti, sia credenti che non credenti.

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CANTICI

1. Ma non è un controsenso per noi credenti cantare ‘Il tempio di Dio voglio essere anch’io’?

Certo che lo è perché noi credenti siamo di già il tempio di Dio e non dobbiamo desiderare di diventarlo. Paolo dice infatti ai Corinzi: “Non sapete voi che siete il tempio di Dio, e che lo Spirito di Dio abita in voi?” (1 Cor. 3:16), ed anche: “E non sapete voi che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi, il quale avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi?” (1 Cor. 6:19)?

Credo quindi che la maniera migliore per far capire a quei credenti che cantano ancora queste parole che sbagliano sia fare loro le stesse suddette domande scritte da Paolo.

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CATTOLICI ROMANI (DOMANDE FATTE DA LORO)

1. Perché voi Evangelici non vi fate il segno della croce prima di mangiare?

Il motivo è perché non è in questa maniera che la Scrittura ci insegna a ringraziare Dio per il cibo.

Gesù Cristo, il Figlio di Dio disceso dal cielo, prima di mangiare rendeva grazie a Dio Padre facendo uso di parole infatti è scritto: "Gesù quindi prese i pani; e dopo aver rese grazie, li distribuì alla gente seduta; lo stesso fece de’ pesci, quanto volevano" (Giov. 6:11), e: "Avendo ordinato alle turbe di accomodarsi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci e, levati gli occhi al cielo, rese grazie; poi, spezzati i pani, li diede ai discepoli e i discepoli alle turbe" (Matt. 14:19).

Anche dell'apostolo Paolo viene detto che prima di mangiare rendeva grazie a Dio con parole infatti è scritto: "Detto questo, preso del pane, rese grazie a Dio, in presenza di tutti; poi, rottolo, cominciò a mangiare. E tutti, fatto animo, presero anch’essi del cibo" (Atti 27:35-36).

Ma noi non ci facciamo il segno della croce solo prima di mangiare (come neppure dopo), ma non ce lo facciamo neppure quando ci troviamo in un pericolo (come invece fate voi) e sempre per lo stesso motivo, perché la Scrittura non ci dice di invocare l'aiuto di Dio facendoci il segno della croce, ma gridando a Dio, invocandolo secondo che è scritto: "Invocami nel giorno della distretta, io te ne trarrò fuori, e tu mi glorificherai" (Sal. 50:15).

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2. Come mai voi Evangelici nei vostri luoghi di culto non avete immagini e statue sacre come li abbiamo noi?

Perché quelle che voi chiamate immagini e statue sacre agli occhi di Dio sono degli idoli che gli sono in abominio. Idoli? Sì, idoli, questo è il loro vero nome, infatti voi servite queste immagini e statue pulendole, addobbandole, portandole in processione, e vi prostrate davanti ad esse, le baciate, le venerate, tutte cose queste espressamente vietate da Dio nella sua Parola. Il secondo comandamento del Decalogo che Dio diede a Mosè sul Monte Sinai dice infatti quanto segue: "Non ti fare scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù ne’ cieli o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra; non ti prostrare dinanzi a tali cose e non servir loro, perché io, l’Eterno, l’Iddio tuo, sono un Dio geloso che punisco l’iniquità dei padri sui figliuoli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso benignità, fino alla millesima generazione, verso quelli che m’amano e osservano i miei comandamenti" (Es. 20:4-6). L'ordine è chiaro, la punizione che Dio riserva a coloro che lo trasgrediscono è altrettanto chiara.

Purtroppo però questo ordine di Dio con la sua relativa minaccia di punizione, quantunque non sia stato tolto dalla vostra Bibbia, è stato tolto dal vostro Catechismo per cui non vi viene insegnato e voi quindi non lo conoscete. Andate dunque, investigate il Decalogo così come è scritto e troverete anche questo comandamento.

O Cattolici romani, convertitevi dagli idoli, da queste cose vane che adorate, all'Iddio vivente cominciando ad adorarlo in ispirito e verità perché tali sono gli adoratori che egli richiede (cfr. Giov. 4:23). Toglieteli dalle vostre raunanze, ma toglieteli innanzi tutto dal vostro cuore dove li avete innalzati. Pentitevi del vostro peccato di idolatria, come di tutti gli altri vostri peccati, chiedendo perdono direttamente a Dio, e credete nel suo Figliuolo Gesù Cristo. Otterrete così la remissione dei vostri peccati e la vita eterna.

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3. Come mai voi Protestanti, tranne alcune eccezioni, non battezzate i neonati?

La ragione per cui noi non battezziamo i neonati come fate invece voi, in ubbidienza al Magistero Romano, è semplicemente perché la Bibbia ci autorizza a ministrare il battesimo solo a coloro che hanno creduto nel Vangelo, il che esclude implicitamente i neonati dato che essi non hanno ancora la capacità di credere. Gesù Cristo quando apparve agli undici e disse loro di andare per tutto il mondo e predicare il Vangelo ad ogni creatura, disse pure loro: "Chi avrà creduto, e sarà stato battezzato sarà salvato" (Mar. 16:16), il che significa che il battesimo deve essere preceduto dall’atto del credere nel Vangelo, dalla sua accettazione nel proprio cuore. Come fa un neonato ad accettare il Vangelo?

Gli apostoli, per quel che troviamo scritto negli Atti, non battezzavano mai dei neonati ma solo persone in età adulta che accettavano il Vangelo, o comunque sempre persone che avevano chiaramente accettato il Vangelo perché ne avevano la capacità, quindi potevano esserci anche dei giovani tra i battezzati. Il giorno di Pentecoste per esempio furono circa tremila ad accettare il Vangelo e ad essere battezzati (cfr. Atti 2:41). Filippo, l’evangelista, in Samaria battezzò uomini e donne (cfr. Atti 8:12). E potrei prendere altri esempi biblici, ma ritengo che questi bastino.

Stando così le cose secondo la Scrittura, il cosiddetto pedobattesimo da voi ricevuto (come d’altronde quello ricevuto da quei Protestanti che lo praticano) non è il battesimo istituito da Cristo. Devo dire però a proposito del battesimo da voi ricevuto, che esso non corrisponde al battesimo istituito da Cristo non solo perché voi lo ministrate ai fanciulli, ma anche perché lo ministrate per aspersione (sia a bambini che ad adulti) mentre quello istituito da Cristo è per immersione, e perché gli attribuite il potere di rigenerare l’uomo e farlo diventare un figlio di Dio, in altre parole gli attribuite il potere di cancellare i peccati, cosa che non corrisponde affatto al vero perché il battesimo è solo un simbolo della nuova nascita che si è verificata mediante la fede in colui che viene battezzato; un simbolo della purificazione subita dalla sua coscienza da ogni peccato mediante il sangue di Gesù Cristo, sì perché è il sangue di Gesù che cancella i peccati e non l’acqua del battesimo.

Dunque quello che voi dovete fare, o Cattolici romani, è smettere di battezzare i vostri bambini; ma soprattutto voi dovete ravvedervi dei vostri peccati e credere nel Signore Gesù Cristo per ottenerne la remissione, e poi farvi battezzare in acqua per immersione da un ministro del Vangelo. Ovviamente questo significa uscire dalla Chiesa Cattolica Romana ed unirvi ad una Chiesa Evangelica che predica tutto il consiglio di Dio.

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4. Come mai voi Evangelici non credete nei santi?

Perché dite che noi non crediamo nei santi? Noi crediamo nei santi. E’ necessario però che vi spieghi alcune cose a tale proposito al fine di farvi capire bene la nostra posizione sui santi.

La prima è che secondo la Scrittura tutti coloro che hanno creduto nel Signore Gesù Cristo sono dei santi e questo perché essi sono stati santificati da Dio mediante lo Spirito di Dio e mediante il corpo di Cristo (cfr. 2 Tess. 2:13; 1 Piet. 1:2; Ebr. 9:10). Dunque noi non accettiamo la canonizzazione papale tramite cui dopo un lungo e laborioso esame della vita e delle opere dell’interessato in questione, e soprattutto dopo che il morto ha compiuto almeno due miracoli, la persona morta in odore di santità viene, dopo essere stata proclamata beata, canonizzata santa e quindi iscritta nel catalogo dei santi che possono essere invocati universalmente da tutti. Questa cosiddetta canonizzazione è semplicemente una invenzione umana, una delle tante invenzioni umane presenti nella Chiesa cattolica romana. Altra cosa da dire è che quando noi parliamo dei santi oramai morti ci riferiamo solo a persone morte in Cristo, quindi che sono andate ad abitare in cielo con il Signore. Per cui non accettiamo tutti quei vostri santi che sulla terra erano dati all’idolatria, alle più svariate superstizioni, e che insegnavano che la salvezza si merita con le opere, che dopo morti c’è un purgatorio, che Maria è la madre di Dio ecc.; per esempio i vostri Carlo Borromeo e Alfonso Maria De Liguori. Tutti costoro non erano dei santi sulla terra, ma solo dei peccatori che quando sono morti sono andati all’inferno in attesa del giudizio del grande giorno. Altra cosa che voglio dire è che quando noi parliamo dei santi ci riferiamo in particolare modo agli apostoli, e a tutti quei discepoli antichi i cui nomi sono trascritti nel Nuovo Testamento, per cui quando diciamo che crediamo in essi vogliamo dire che essi sono esistiti, che hanno vissuto una vita degna del Vangelo e che sono morti nel Signore. Ovviamente nel caso degli apostoli vogliamo dire pure che crediamo in tutto quello che essi hanno insegnato da parte di Dio sia a voce che con una loro epistola.

Quello che però noi non crediamo a proposito dei santi che sono in cielo è che possano pregare per noi o proteggerci, o che ci possano ascoltare se li preghiamo. Perché non crediamo a ciò? Perchè la Scrittura afferma che c’è "un solo mediatore tra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo" (1 Tim. 2:5), per cui l’unica vera e reale intercessione per noi in cielo la compie solo Cristo, nessun altro. Lui prende le nostre preghiere che noi rivolgiamo al Padre nel suo nome e le porge al Padre suo; nessun altro all’infuori di lui o oltre a lui. Né Maria, né Pietro, né Paolo, né Giovanni e così via. Forse qualcuno potrebbe essere indotto a dire che sono necessari altri intercessori in cielo, oltre che Gesù, perché il Signore da solo non ce la può fare a prestare ascolto a tutte le preghiere rivolte nel suo nome!! A costui voglio dire che ciò è falso perché Gesù dopo che fu risorto disse che gli era stata data ogni potestà in cielo e in terra (cfr. Matt. 28:18), e nell’epistola agli Ebrei è scritto chiaramente che Gesù dato che dimora in eterno ha un sacerdozio che non si trasmette e "può anche salvar appieno quelli che per mezzo di lui si accostano a Dio, vivendo egli sempre per intercedere per loro" (Ebr. 7:25). Se dunque è scritto che Gesù ha ogni potestà anche in cielo e che può salvare appieno coloro che si accostano a Dio tramite lui, è inammissibile pensare o dire che egli abbia bisogno di una schiera di intercessori al suo fianco per aiutarlo nella sua opera di mediazione. E non solo inammissibile, ma anche ingiurioso nei suo confronti.

E poi occorre fare notare che se Pietro, Paolo, Giovanni e così via, potessero ascoltare le preghiere di tutti i Cristiani che sono sulla terra, e non solo, ma anche venire in loro soccorso dal cielo dove si trovano, ciò significherebbe che essi dopo morti sono diventati onnipotenti, onnipresenti e onniscienti (o quasi). Una cosa del genere è assurda pensarla. Dunque le preghiere i santi che sono in cielo non le ascoltano, e perciò è del tutto inutile rivolgersi a loro affinché ci raccomandino presso Dio. Come è inutile rivolgersi a loro affinché ci facciano questa o quell’altra grazia. Le grazie ce le fa solo Dio mediante Cristo; Paolo, Giovanni, Pietro, Giuseppe non possono fare proprio nulla in nostro favore; né proteggerci, né guarirci, né guidarci, né consolarci, né darci quello che il nostro cuore desidera. Dio è colui che ci protegge da ogni male, che ci guarda dal maligno sia di giorno che di notte, che ci libera da ogni nostra afflizione, che ci concede quello che il nostro cuore desidera, che ci guida nelle sue vie, che ci fortifica e ci consola, che ci guarisce tutte le nostre malattie, e che ci libera dall’ira a venire. Lui solo quindi noi invochiamo con fede, a Lui solo rendiamo note le nostre preghiere e nel nome del suo Figliuolo Gesù Cristo, e da Lui solo aspettiamo la risposta che sappiamo arriva sempre al momento opportuno e che arriva in virtù dell’intercessione del suo Figliuolo. Ed è perciò che noi solo a Dio rendiamo grazie in Cristo Gesù; perché Lui è Colui che esaudisce le nostre suppliche. A lui sia la gloria ora e in eterno. Amen.

Voi dunque, o Cattolici Romani, che ancora invocate Maria, Giuseppe, Paolo, Pietro, e così via, smettete di farlo, e mettetevi a invocare solo Dio Padre tramite Cristo. Invocatelo innanzi tutto affinché vi perdoni tutte le vostre iniquità, e poi una volta che Egli vi ha risposto uscite dalla Chiesa Cattolica Romana e unitevi ad una Chiesa Evangelica che annunzia tutto il consiglio di Dio. Una volta che Dio vi avrà perdonato capirete come solo Lui è degno di essere invocato, e imparerete a invocare solo Lui in tutte le vostre distrette smettendo quindi di invocare Maria, Giuseppe, e gli altri santi, pratica questa che agli occhi di Dio è idolatria.

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5. Perché voi Evangelici non credete che Maria sia rimasta sempre vergine dopo avere partorito Gesù?

Non ci crediamo perché la Bibbia dice che Maria, la madre di Gesù, dopo avere dato alla luce Gesù, fu conosciuta da suo marito Giuseppe ed ebbe altri figli.

Matteo dice che Giuseppe "prese con sé sua moglie; e non la conobbe finch’ella non ebbe partorito il suo figlio primogenito, e gli pose nome Gesù" (Matt. 1:24,25). Questo significa che Giuseppe, dopo che Maria partorì Gesù, conobbe sua moglie. Notate che non c’è scritto che lui non la conobbe mai, ma che non la conobbe solo fino ad un preciso tempo, e cioè fino a che non partorì Gesù. Per cui dopo il parto, Giuseppe conobbe sua moglie Maria. Ma vediamo adesso di dimostrarvi con le Scritture che Gesù non fu il solo figlio ad essere partorito da Maria perché ella concepì e partorì altri figli dopo Gesù.

( Luca dice che "ella diè alla luce il suo figliuolo primogenito" (Luca 2:7), perciò se Gesù fosse stato il suo unico figlio sarebbe stato chiamato il suo unigenito e non il suo primogenito.

( Marco dice: "Poi si partì di là e venne nel suo paese e i suoi discepoli lo seguitarono. E venuto il sabato, si mise ad insegnar nella sinagoga; e la maggior parte, udendolo, stupivano dicendo: Donde ha costui queste cose? e che sapienza è questa che gli é data? e che cosa sono cotali opere potenti fatte per mano sua? Non é costui il falegname, il figliuol di Maria, e il fratello di Giacomo e di Giosè, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?" (Mar. 6:1-3);

( Sempre Marco dice: "E giunsero sua madre ed i suoi fratelli; e fermatisi fuori, lo mandarono a chiamare" (Mar. 3:31);

( Giovanni dice: "Neppure i suoi fratelli credevano in lui" (Giov. 7:5);

( Luca dice negli Atti: "Tutti costoro perseveravano di pari consentimento nella preghiera, con le donne, e con Maria, madre di Gesù, e coi fratelli di lui" (Atti 1:14);

( Paolo dice ai Corinzi: "Non abbiamo noi il diritto di condurre attorno con noi una moglie, sorella in fede, siccome fanno anche gli altri apostoli e i fratelli del Signore e Cefa?" (1 Cor. 9:5);

( Paolo dice ai Galati: "In capo a tre anni, salii a Gerusalemme per visitar Cefa, e stetti da lui quindici giorni; e non vidi alcun altro degli apostoli; ma solo Giacomo, il fratello del Signore" (Gal. 1:18,19).

( Nei Salmi è detto a proposito del Cristo: "Io son divenuto... un forestiero ai figliuoli di mia madre" (Sal. 69:8). La Scrittura aveva dunque persino preannunziato che la vergine che avrebbe concepito e partorito il Cristo di Dio non sarebbe rimasta vergine perché avrebbe avuto altri figli infatti lo Spirito di Cristo disse tramite Davide: "Sono divenuto un forestiero ai figliuoli di mia madre".

Come potete vedere, o Cattolici romani, queste Scritture non lasciano spazio a nessuna verginità perpetua di Maria. Smettete quindi di credere a questa dottrina che non trova nessuna conferma nella Parola di Dio, anzi una chiara smentita.

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6. Perché voi Evangelici non credete nell’immacolata concezione di Maria?

Non ci crediamo perché la Scrittura insegna che anche Maria, come qualunque altro essere umano eccetto Gesù Cristo, è nata nel peccato.

"Tutti hanno peccato" (Rom. 3:23), dice Paolo, e perciò tra quel tutti c’è anche Maria, e questo perché il peccato tramite Adamo è entrato nel mondo ed è passato su tutti gli uomini. Dice sempre Paolo: "…. con un sol fallo la condanna si è estesa a tutti gli uomini… " (Rom. 5:18).

E che sia così, cioè che anche Maria non nacque esente dal peccato, lo confermò lei stessa quando nel suo cantico che innalzò a Dio in casa di Zaccaria riconobbe che Dio era il suo Salvatore dicendo: "L’anima mia magnifica il Signore, e lo spirito mio esulta in Dio mio Salvatore" (Luca 1:46,47). Come avrebbe infatti potuto chiamare Dio il suo Salvatore se fosse nata senza peccato?

Ma c’è un'altra prova che depone nettamente a favore di quello che stiamo dicendo, ed è il sacrificio che Giuseppe e Maria offrirono nel tempio quando andarono a presentare il bambino Gesù (cfr. Luca 2:22-24); uno di quegli animali offerti in sacrificio infatti fu offerto per il peccato di Maria perché secondo la legge era in questa maniera che veniva espiata l’iniquità della donna che aveva partorito. Ecco cosa dice infatti la legge a proposito di quello che doveva offrire la donna che aveva partorito un figlio o una figlia, quando i giorni della sua purificazione sarebbero stati compiuti: "E quando i giorni della sua purificazione, per un figliuolo o per una figliuola, saranno compiuti, porterà al sacerdote, all’ingresso della tenda di convegno, un agnello d’un anno come olocausto, e un giovine piccione o una tortora come sacrifizio per il peccato; e il sacerdote li offrirà davanti all’Eterno e farà l’espiazione per lei; ed ella sarà purificata del flusso del suo sangue. Questa è la legge relativa alla donna che partorisce un maschio o una femmina. E se non ha mezzi da offrire un agnello, prenderà due tortore o due giovani piccioni: uno per l’olocausto, e l’altro per il sacrifizio per il peccato. Il sacerdote farà l’espiazione per lei, ed ella sarà pura" (Lev. 12:6-8). Nel caso di Maria dato che era di basso stato furono offerti due tortore o due giovani piccioni. Ora, noi domandiamo: ‘Se Maria fosse stata senza peccato che bisogno c’era che offrisse quel sacrificio per il peccato?’

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7. Non pensate voi Evangelici di peccare di presunzione nell’affermare che voi siete salvati e che quando morirete andrete subito in paradiso?

No, non crediamo affatto di essere dei presuntuosi nell’affermare queste cose. Queste nostre affermazioni infatti le facciamo basandoci su quello che afferma la Scrittura che ci dice: "Poiché gli è per grazia che voi siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non vien da voi; è il dono di Dio" (Ef. 2:8), ed ancora: "Io v’ho scritto queste cose affinché sappiate che avete la vita eterna, voi che credete nel nome del Figliuol di Dio" (1 Giov. 5:13). Come potete vedere dunque gli apostoli ci hanno lasciato scritto che noi che abbiamo creduto nel Signore siamo stati salvati e abbiamo la vita eterna. Come fate quindi ad accusarci di essere dei presuntuosi perché vi diciamo semplicemente quello che ci dice la Bibbia? E non solo quello che ci dice la Bibbia ma anche quello che ci attesta lo Spirito di Dio che è in noi il quale attesta con il nostro spirito che siamo figliuoli di Dio e quindi eredi di Dio e coeredi di Cristo (cfr. Rom. 8:16-17). Noi che abbiamo creduto nel Signore abbiamo in noi la testimonianza di Dio che è la seguente: "Iddio ci ha data la vita eterna, e questa vita è nel suo Figliuolo" (1 Giov. 5:11). Noi abbiamo in noi lo stesso spirito di fede che è in quella parola della Scrittura: Ho creduto perciò ho parlato (cfr. 2 Cor. 4:13), e perciò dato che abbiamo creduto nel Signore, pure parliamo di ciò che Lui ha fatto per noi nella sua misericordia, e di quello che farà ancora per noi perché noi siamo certi che come Lui ha risuscitato il Signore Gesù così in quel giorno risusciterà pure noi mediante la sua potenza e ci farà comparire davanti a lui. A Lui sia la gloria ora e in eterno. Amen.

Di presunzione semmai peccate voi, o Cattolici romani, nel dire e ribadire che la vita eterna ce la si deve guadagnare e che state facendo del vostro meglio per meritarvela, infatti se la Bibbia dice che la vita eterna è il dono di Dio (cfr. Rom. 6:23) e che si viene giustificati gratuitamente mediante la sola fede in Cristo per la grazia di Dio (cfr. Rom. 3:24), è evidente che affermare il contrario non può che essere sfacciata presunzione. Voi parlate come se Dio avesse messo la vita eterna in vendita, come se la desse all’uomo in contraccambio di qualche opera buona o di qualche sacrificio umano, quando invece non è affatto così. Se così fosse Cristo sarebbe morto inutilmente e la sua grazia sarebbe annullata. Quindi riflettete seriamente a questo vostro parlare presuntuoso, pentitevi di esso e credete nel Signore Gesù per ottenere da lui la salvezza dal peccato e la vita eterna. Altrimenti quando morirete andrete in perdizione.

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8. Giovanni Paolo II vi ha chiesto perdono a voi Protestanti per le persecuzioni compiute dai Cattolici nel passato contro i vostri predecessori; che ne dite di questo suo atteggiamento?

Diciamo semplicemente che quello che ha fatto è assurdo. Perché? Perché non ha nessun senso chiedere perdono per peccati, compiuti da terze persone, a persone verso cui non sono stati compiuti questi peccati.

Vi faccio un esempio con la mia persona per spiegarvi l’assurdità di questo chiedere perdono di Giovanni Paolo II. Mettiamo il caso che un mio vicino abbia un nonno oramai morto a cui un mio bisnonno, durante una lite che ebbero in vita, diede un pugno, ed io un giorno vada a chiedere perdono a questo mio vicino di casa per il pugno ricevuto da suo nonno oramai morto per mano del mio bisnonno, non sarebbe assurdo questo mio comportamento? Certo che lo sarebbe. Non pensate che doveva essere il mio bisnonno ad andare a chiedere perdono al nonno di questo mio vicino? Che centro io? Ma invertiamo le posizioni nell’esempio per far capire quanto sia assurdo l'eventuale perdono concesso da chi torti non ha ricevuti a chi torti non gliene ha fatti. Se un giorno viene a me qualcuno che mi dice che mi chiede perdono per un pugno che mio nonno ha ricevuto dal suo bisnonno, come dovrei comportarmi verso costui? Dovrei accettarlo il suo chiedere perdono? E come farei? Dovrei accettare ‘le scuse’ per un misfatto da me non ricevuto per bocca di qualcuno che per altro non lo ha compiuto! Ma non è evidente che compirei pure io un atto assurdo se accettassi il suo perdono?

Come fa dunque Giovanni Paolo II a chiedere perdono ai Protestanti di oggi in nome di coloro che inquisirono e torturarono e misero a morte i Protestanti del sedicesimo secolo o di qualche altro secolo del passato? Noi capiremmo il suo gesto, se egli chiedesse perdono ad un Protestante o a dei Protestanti ancora in vita per qualche suo personale misfatto perpetrato nei confronti di esso/i; ma non riusciamo proprio a capire quest’altro suo chiedere perdono.

Naturalmente nel dire che Giovanni Paolo II ha agito in maniera assurda si vuole implicitamente affermare che quello che ha fatto non ha nessuna, e ripeto nessuna, base biblica come conferma. E che sia così - cioè che il suo gesto non ha nessuna conferma nella Bibbia - lo riconosce pure la curia romana infatti nel documento Memoria e Riconciliazione dopo che vengono trascritti alcuni esempi di confessioni di peccati fatte a Dio tratte dall’Antico Testamento viene detto: ‘Sorge la questione sul perché gli scrittori biblici non abbiano sentito il bisogno di richieste di perdono rivolte a interlocutori presenti riguardo a colpe commesse dai padri, nonostante il loro forte senso della solidarietà fra le generazioni nel bene e nel male…’ (‘Memoria e Riconciliazione’, 2:1; in Il Regno-documenti, 5/2000, pag. 141). Ovviamente vengono avanzate delle ipotesi; rimane il fatto però che nell’Antico Testamento non ci sono esempi che confermano questo gesto. E le cose non cambiano con il Nuovo Testamento infatti non c’è un solo esempio, e ripeto uno solo, in cui un cristiano abbia chiesto perdono al suo prossimo per un misfatto fatto nel passato da un suo predecessore ad un predecessore del suo prossimo. Ed anche in questo caso la curia romana è costretta a riconoscerlo infatti afferma: ‘Non c’è però alcun esplicito richiamo indirizzato ai primi cristiani a confessare delle colpe del passato…’ (Ibid., 2:2; in Il Regno-documenti, 5/2000, pag. 143). Se quindi manca una base biblica come possiamo noi accettare per vero e utile il gesto di Giovanni Paolo II nei confronti di noi Protestanti? Noi non possiamo. Tuttavia riscontriamo ancora una volta, senza meravigliarci peraltro, che la curia romana anche in assenza di basi bibliche riesce a fare apparire o presentare questo atteggiamento assurdo e sbagliato di Giovanni Paolo II come giusto e biblico. Ho detto poco fa che questo non ci meraviglia perché di cose assurde e false che la curia romana fa apparire come giuste e bibliche ce ne sono una marea. Vedi il caso delle preghiere per i morti, delle preghiere dei morti per i vivi, del purgatorio (una delle più grandi truffe religiose perpetrate a danno dell’umanità), vedi il caso del primato del papa, della ripetizione del sacrificio di Cristo nella messa, solo per citarne alcune. Quindi, siamo sempre punto da capo, perché il papa e la curia romana dimostrano di non tenere in nessuna considerazione la Parola di Dio.

Ma cosa dice la Parola di Dio a riguardo del chiedere perdono? Ecco quello che ha insegnato Gesù Cristo. "Badate a voi stessi! Se il tuo fratello pecca, riprendilo; e se si pente, perdonagli. E se ha peccato contro te sette volte al giorno, e sette volte torna a te e ti dice: Mi pento, perdonagli" (Luca 17:3-4). Quindi chi riceve il torto deve innanzi tutto riprendere chi gli ha fatto il torto, e poi se questo riconosce il suo proprio misfatto e si pente e gli chiede perdono ossia di rimettergli questo suo debito, allora la persona offesa deve perdonare l’offensore. Quand’anche ciò avvenisse sette volte al giorno, per sette volte occorre perdonare chi si pente del suo peccato. Le cose sono molto chiare; deve essere la persona che pecca a pentirsi e a chiedere perdono (e non qualcuno per lui dopo che questo muore), a chi ha ricevuto il torto e non a qualcuno che è parente di chi ha ricevuto il torto.

Va poi detta un’altra cosa, a riguardo di questo ‘mea culpa’ sottoscritto da Giovanni Paolo II, e cioè che alla fine la Chiesa Cattolica Romana ne esce sempre immacolata, santa e irreprensibile, nel senso che non gli viene per nulla imputata la persecuzione dei Protestanti (come neppure quella degli Ebrei), perché la responsabilità viene fatta cadere su alcuni ‘figli disubbidienti’ della Chiesa Cattolica Romana e non sulla loro madre. Insomma la madre non ha mai sbagliato, mentre alcuni suoi figli sì hanno sbagliato. Ecco per esempio alcuni passaggi significativi tratti da Memoria e Riconciliazione: ‘La Chiesa è santa perché, santificata da Cristo, che l’ha acquistata consegnandosi alla morte per lei, è mantenuta nella santità dallo Spirito Santo, che la pervade incessantemente (….) Essa, perciò, pur essendo santa per la sua incorporazione a Cristo, non si stanca di fare penitenza; e riconosce sempre come propri, davanti a Dio e agli uomini, i figli peccatori, quelli di oggi, come quelli di ieri (…) Perciò, la Chiesa santa avverte il dovere ‘di rammaricarsi profondamente per le debolezze di tanti suoi figli, che ne hanno deturpato il volto, impedendole di riflettere pienamente l’immagine del suo Signore crocifisso, testimone insuperabile di amore paziente e di umile mitezza’ (Ibid., 3:2,3,4). Quindi questo chiedere perdono oltre che essere assurdo è ammantato di falsità e di doppiezza e di ipocrisia; perché la storia, che non è un opinione, ci dice chiaramente che furono i capi della Chiesa Cattolica Romana, cioè i papi, i cardinali, i vescovi a perseguitare a tutto potere i Protestanti, e tutte le pecore gli andavano dietro ciecamente. Fu insomma la madre con i suoi figli a perseguitare i Protestanti, quella madre prostituta che con i suoi figli, frutto delle sue innumerevoli prostituzioni, si scagliarono con veemenza contro coloro che si separavano da essa per amore della verità. Ovviamente la ragione per cui Giovanni Paolo II non può e non vuole riconoscere che fu tutta la Chiesa Cattolica Romana a compiere quei misfatti è perché egli in questa maniera screditerebbe la Chiesa Cattolica Romana agli occhi di tutto il mondo. Essa non sarebbe più Santa, perché qualche misfatto lo avrebbe pure commesso lei. La Chiesa Cattolica Romana quindi da questo ennesimo ‘mea culpa’ ne esce abbastanza bene. Direi meglio, purtroppo, agli occhi di tanti che non conoscono la Parola di Dio e la storia, perché con questo atto di ‘umiltà’ essa ha acquisito maggiore credibilità!! Che sia così si legge in Memoria e Riconciliazione dove si dice: ‘I passi compiuti da Giovanni Paolo II per chiedere perdono di colpe del passato sono stati compresi in moltissimi ambienti, ecclesiali e non, come segni di vitalità e di autenticità della Chiesa, tali da rafforzare la sua credibilità’ (Ibid., 1:4; in Il Regno-documenti, 5/2000, pag. 140).

Dunque nell’insieme l’atteggiamento di Giovanni Paolo II, studiato accuratamente nelle camere segrete del Vaticano nei suoi minimi particolari, non è da accettare per i sopracitati motivi.

E poi dico che quand’anche arrivasse il giorno in cui un papa dicesse che fu la madre a peccare e a perseguitare i protestanti e non semplicemente alcuni dei suoi figli peccatori, dico quand’anche arrivasse quel giorno, e per questi misfatti chiedesse perdono in nome della Chiesa Cattolica romana il suo gesto rimarrebbe pur sempre assurdo, non biblico. E i Protestanti non dovrebbero in nessun caso accettare la richiesta di perdono e perdonare, perché essi biblicamente non possono concedere il perdono in vece di qualcuno che è morto secoli fa. Se lo facessero compirebbero un gesto assurdo anche loro perché rimetterebbero un debito che chi gli chiede perdono non ha mai contratto nei loro confronti.

Per concludere voglio dire questo: noi diffidiamo della Chiesa Cattolica Romana quando apre la bocca e ci sorride; in realtà essa non apre la bocca per sorriderci ma per ingoiarci come farebbe un coccodrillo dopo che ha spalancato la sua enorme bocca. Come dice la Sapienza: "Labbra ardenti e un cuor malvagio son come schiuma d’argento spalmata sopra un vaso di terra. Chi odia, parla con dissimulazione; ma, dentro, cova la frode. Quando parla con voce graziosa, non te ne fidare, perché ha sette abominazioni in cuore. L’odio suo si nasconde sotto la finzione, ma la sua malvagità si rivelerà nell’assemblea" (Prov. 26:23-26). Chi ha orecchi da udire, oda.

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9. Come mai voi Evangelici non riconoscete nel papa il Capo della Chiesa universale quale successore dell'apostolo Pietro?

Perché l'apostolo Pietro non fu affatto costituito capo della Chiesa da Gesù Cristo e quindi Egli non potè trasmettere a nessun successore questo incarico.

Se si leggono attentamente gli Scritti del Nuovo Testamento si vedrà che il capo della Chiesa è uno solo, e cioè Gesù Cristo che ora è alla destra di Dio Padre. Questo concetto è qualcosa che viene attestato da Paolo. Ecco le sue dichiarazioni in merito.

Egli dice agli Efesini che Dio ha risuscitato il suo Figliuolo e lo ha fatto sedere alla sua destra al di sopra di ogni principato e autorità e potestà e signoria, e d'ogni altro nome che si nomina non solo in questo mondo, ma anche in quello a venire e che Egli “gli ha posta ogni cosa sotto ai piedi, e l'ha dato per capo supremo alla Chiesa, che é il corpo di lui, il compimento di colui che porta a compimento ogni cosa in tutti” (Ef. 1:22,23); ed anche: “Seguitando verità in carità, noi cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo” (Ef. 4:15), e: “Cristo è capo della Chiesa, egli, che è il Salvatore del corpo” (Ef. 5:23). Quindi, come il capo della moglie è uno solo e cioè suo marito, così il capo della Chiesa (che è la moglie dell'Agnello) è uno solo e cioè Cristo, il suo sposo, e nessun altro.

Ai Colossesi Paolo dice: “Ed egli é avanti ogni cosa, e tutte le cose sussistono in lui. Ed egli è il capo del corpo, cioè della Chiesa; egli che é il principio, il primogenito dai morti, onde in ogni cosa abbia il primato” (Col. 1:17,18). Perciò la Chiesa di Dio non ha due capi, di cui uno é in cielo e l'altro é sulla terra; o uno invisibile e l'altro visibile, ma uno solo ed Egli è in cielo alla destra di Dio e mediante la fede nel cuore di tutti coloro che lo hanno ricevuto come loro personale Signore e Salvatore.

Colui dunque che voi chiamate papa, pecca di presunzione proclamandosi Capo della Chiesa, non avendo ricevuto da Dio questo titolo così eccelso. Quello di 'Capo della Chiesa' è un titolo che l'attuale papa ha ereditato dal suo predecessore che a sua volta lo aveva ereditato dal suo predecessore e così via.

Il primo presunto successore di Pietro che si arrogò questo titolo o comunque la carica di pastore di tutte le chiese fu Leone I detto Magno (440-461) - che molti chiamano il primo 'papa' - il quale sosteneva apertamente e con grande forza che Gesù concesse a Pietro il primato della dignità apostolica, che passò poi al vescovo di Roma al quale compete la cura di tutte le chiese. Questo titolo si rafforzò notevolmente nel settimo secolo quando l'imperatore Foca, nel 607, per contraccambiare l'amicizia e le adulazioni che gli rivolgeva il vescovo di Roma riconobbe la supremazia della 'sede apostolica di Pietro su tutte le chiese' (caput omnium ecclesiarum) e vietò al patriarca di Costantinopoli di usare il titolo di 'universale' (difatti questo patriarca si era arrogato questo titolo) che da quel momento doveva essere riservato solo al vescovo di Roma, che allora era Bonifacio III e che a differenza di Gregorio Magno (il predecessore di Bonifacio III), e dimenticando quello che il suo predecessore aveva dichiarato a tale proposito (Gregorio Magno aveva detto che il vescovo che si arrogava il titolo di 'vescovo universale' era precursore dell'anticristo e che nessun cristiano deve prendere questo nome di bestemmia), non rifiutò affatto di farsi chiamare 'vescovo universale'. Questo riconoscimento Foca lo concesse perché si trovava in polemica con il patriarca bizantino Ciriaco e volle in questa maniera screditarlo presso Roma, e dato che era odiato a Bisanzio cercava di farsi amare a Roma. Era tenuto in così grande onore Foca dai Romani che questi nel 608 elevarono ai piedi del Campidoglio una colonna sormontata da una statua di Foca in bronzo dorato, recante sulla base un'iscrizione in onore del 'clementissimo e piissimo imperatore, trionfatore perpetuo, incoronato da Dio sempre Augusto'.

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10. Io devo rinascere di nuovo, e fin qui è chiaro, ma che cosa intendi per battesimo? Un nuovo battesimo? Sono stato battezzato, comunicato e cresimato, ma ciò è stato fatto per costume e usanza…

Quando parlo di battesimo intendo il battesimo in acqua per immersione di cui parla la Bibbia, che come ho appena accennato è per immersione perché così ha insegnato Gesù a ministrarlo. Se tu leggi per esempio ATTI 8:26-39, la storia della conversione dell'eunuco, vedrai che l'eunuco chiese a Filippo di battezzarlo quando giunsero ad una certa acqua, e che Filippo lo battezzò immergendolo nell'acqua infatti viene detto che scesero ambedue nell'acqua, Filippo lo battezzò. E quando furono saliti fuori dall'acqua.... E poi tieni presente che Gesù Cristo stesso fu battezzato da Giovanni nel fiume Giordano infatti è scritto che appena Gesù fu battezzato salì fuori dall'acqua (cfr. Matt. 3:16). Quindi il battesimo per aspersione che tu come tanti altri avete ricevuto da infanti è nullo, ma non solo perché la forma non è quella biblica, ma anche perché prima di ricevere il battesimo in acqua è indispensabile avere creduto infatti Gesù disse: "Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato" (Marc. 16:16). Nota che il credere deve precedere il battesimo. Come fa un neonato a credere? Se tu leggi il libro degli Atti degli Apostoli noterai che il battesimo veniva sempre ministrato a persone adulte che avevano creduto. Così il giorno della Pentecoste quando si convertirono circa 3000 anime (cfr. Atti 2:41), così a Samaria (Atti 8:12), e così anche a Corinto (cfr. Atti 18:8), e così anche ad Efeso (cfr. Atti 19:5). E' implicito quindi che dato che la fede precede il battesimo e mediante la fede si ottiene la remissione dei peccati (cfr. Atti 10:43) che il battesimo che segue l'atto del credere non rimette i peccati (come a torto dicono invece i preti).

Leggi il mio libro confutatorio sulla Chiesa Cattolica, dove parlo dei sacramenti.

Per ciò che mi riguarda io sono stato battezzato a Locarno (Ticino, Svizzera Italiana) nel Lago Maggiore da degli anziani di chiesa (noi non abbiamo preti) all'età di circa 20 anni. Fu un bel giorno perché in quel giorno con il battesimo confessai di avere creduto con il mio cuore nel Signore Gesù Cristo. Anche mio fratello fu battezzato assieme a me.

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11. Perché mai voi Evangelici avete tolto dal canone della Bibbia i libri apocrifi?

Noi non abbiamo affatto tolto questi libri dal canone della Bibbia, ma sono stati i vostri predecessori ad aggiungerli. Questo infatti è quello che hanno fatto nel 1546 nel Concilio di Trento i cardinali e i vescovi e il papa di allora. La verità dunque è che i vostri predecessori hanno adulterato il canone delle Scritture aggiungendovi i libri che hanno voluto e voi ci accusate ingiustamente di averli tolti.

Le ragioni per cui noi non riconosciamo i libri apocrifi come canonici, cioè come parte del canone delle Scritture, sono le seguenti.

Essi sono pieni di contraddizioni e di errori, e di ciò ci sono le seguenti prove

• Nel libro di Ester è scritto a proposito di quando Ester si presentò dopo il digiuno al re: "Il re era assiso sul trono reale nella casa reale, di faccia alla porta della casa. E come il re ebbe veduta la regina Ester in piedi nel cortile, ella si guadagnò la sua grazia; e il re stese verso Ester lo scettro d’oro che teneva in mano; ed Ester s’appressò, e toccò la punta dello scettro. Allora il re le disse: Che hai regina Ester? che domandi? Quand’anche tu chiedessi la metà del regno, ti sarà data" (Est. 5:1-3). Nelle aggiunte fatte a questo libro troviamo scritto a proposito dello stesso episodio queste parole: ‘Varcate tutte le porte, si presentò davanti al re, che stava assiso sul suo trono, rivestito di tutti gli ornamenti della sua maestà, fulgente d’oro e di pietre preziose: il suo aspetto era imponente. Or, appena egli ebbe alzato il capo scintillante di splendore, e lanciato uno sguardo ardente di collera, la regina cambiò colore, svenne e si appoggiò sulla spalla della damigella che l’accompagnava’ (Ed. Paoline. 1971, Ester 15: 9-10). Come potete vedere la descrizione fatta nell’aggiunta contrasta quella autentica del libro ispirato, perché nella prima è detto che Ester si guadagnò il favore del re mentre nella seconda è detto che il re lanciò uno sguardo di collera verso Ester e che ella per giunta svenne.

• Nel libro di Tobia, che è pieno di favole, riscontriamo una menzogna che lo scrittore fa dire a un angelo di Dio di nome Rafael. Prima troviamo scritto che Tobia uscì in cerca di un uomo pratico della strada, che lo accompagnasse nella Media, e appena uscito, si vide davanti Rafael, l’angelo, ma non sapeva che era un angelo di Dio, poi quando Tobit, suo padre, gli chiese: Fratello, potresti dirmi di qual famiglia e di qual tribù tu sei?, questi gli rispose: ‘Io sono Azaria, figlio di Anania il grande, uno dei tuoi fratelli’ (ibid., cfr. Tobia 5:4-13). Gli angeli di Dio sono santi e non si mettono a mentire quando parlano perché essi fanno e dicono tutto ciò che Dio vuole. Se l’angelo si chiamava Rafael avrebbe dovuto rispondere che si chiamava Rafael; come mai allora disse di essere Anania? Sempre in questo libro riscontriamo anche la superstizione insegnata niente di meno che da un angelo di Dio! E’ scritto infatti in esso che una notte Tobia scese verso il fiume Tigri per lavarsi i piedi, ed ad un tratto un grosso pesce balzò fuori dall’acqua per divorare il piede del ragazzo che si mise a gridare. L’angelo allora gli disse di afferrare il pesce e di trargli fuori il fiele, il cuore e il fegato che possono essere utili come farmaci, e di buttare via gli intestini. Dopo che Tobia ebbe arrostito una parte del pesce e l’ebbe mangiata, si misero in cammino e durante il cammino il giovane domandò all’angelo che farmaco ci può essere nel cuore e nel fegato e nel fiele del pesce. L’angelo allora gli rispose: ‘Quanto al cuore e al fegato del pesce, se ne fai salire il fumo davanti a un uomo o a una donna, che subiscono un attacco da parte di un demonio o di uno spirito malvagio, cesserà ogni attacco contro di loro e non ne resterà più traccia alcuna’ (Ed. Paoline 1990 (sesta ed.), Tobia 6:8). Ma come si può accettare per ispirato un libro dove gli angeli si mettono pure a insegnare la superstizione?

• Nel libro di Giuditta si fa risalire la storia di questa donna a poco dopo il rientro dei Giudei dalla cattività dei Babilonesi, e in un passo viene detto: ‘I figli d’Israele, che abitavano in Giudea, venuti a sapere quello che Oloferne, generale in capo di Nabucodonosor, re d’Assiria, aveva fatto a quei popoli, e come avesse spogliato i loro santuari e li avesse distrutti, temettero grandemente al vederselo davanti e si sentirono angosciati per Gerusalemme e per il tempio del Signore loro Dio, perché da poco avevano fatto ritorno dalla schiavitù ed era cosa recente la riunificazione di tutto il popolo della Giudea, la purificazione dei vasi sacri e del Tempio, che era stato profanato’ (Ed. 1971, Giuditta 4:1-3). In queste poche parole ci sono diverse menzogne perché quando i Giudei tornarono dalla cattività in Giudea non esisteva più il re Nebucodonosor, re di Babilonia, perché morto da molti anni, e sul regno dei Medi e dei Persiani in quel tempo regnava Ciro re di Persia il quale era stato lui a rimandare liberi gli esuli Ebrei affinché tornassero in Giudea a costruire il tempio di Dio.

• Lo scrittore del secondo libro dei Maccabei termina con queste parole: ‘Se la disposizione della materia è stata buona e come si conviene alla storia, é quello che ho desiderato. Se poi é mediocre e di scarso valore, é quanto ho potuto fare’ (ibid., 2 Maccabei 15:38). Uno scrittore ispirato da Dio non avrebbe mai scritto delle parole simili perché Dio non si può scusare con nessuno di non avere potuto fare del suo meglio, e perché nello Scritto ispirato tutto é buono e tutto ha valore perché ciò che vi é scritto é Parola di Dio. Sempre in questo libro troviamo una menzogna che consiste in questo: lo scrittore dice che il profeta Geremia se ne andò al monte dove Mosè era salito per vedere la terra promessa e presso questo monte in una caverna nascose il tabernacolo e l’arca e l’altare dei profumi, e poi che aveva detto ad alcuni che il luogo sarebbe rimasto ignoto fino a quando Dio avrebbe riunito nuovamente il suo popolo infatti in quel tempo Dio avrebbe rivelato dove erano quegli oggetti sacri (cfr. 2 Maccabei 2: 1-8). Ma le cose non possono essere vere perché nel libro del profeta Geremia è scritto che all’arca del patto dell’Eterno non vi si sarebbe più pensato quando Dio li avrebbe ricondotti in Sion infatti è scritto: "E vi ricondurrò a Sion; e vi darò dei pastori secondo il mio cuore, che vi pasceranno con conoscenza e con intelligenza. E quando sarete moltiplicati e avrete fruttato nel paese, allora, dice l’Eterno, non si dirà più: ‘L’arca del patto dell’Eterno!’ non vi si penserà più, non la si menzionerà più, non la si rimpiangerà più, non se ne farà un’altra" (Ger. 3:14-16). Come potete vedere anche questa aperta contraddizione fa capire come questo libro non può essere ispirato da Dio. Altra contraddizione che fa dei libri dei Maccabei dei libri inaffidabili è la descrizione della morte di Antioco Epifane che è riportata in tre maniere completamente diverse l’una dall’altra. Difatti in un passo è scritto: ‘Al sentire tali notizie, il re restò abbattuto e, preso da profonda agitazione, si gettò sul letto, e s’ammalò per la gran tristezza, perché le cose non erano andate secondo i suoi desideri. Egli rimase così per molti giorni, e siccome la sua tristezza andava crescendo, si sentì vicino a morire’ (Ed. 1971, 1 Maccabei 6:8,9) (e più avanti si dice che morì); in un altro passo si dice che lo stesso re morì lapidato in Persia nel tempio della dea Nanea infatti troviamo scritto che i sacerdoti di Nanea ‘massacrarono il condottiero e i suoi compagni a sassate, tagliarono loro le membra e la testa’ (ibid., 2 Maccabei 1:16); ed infine in un altro passo troviamo scritto che morì roso dai vermi ad Ecbatana perché Dio lo colpì con una piaga (ibid., cfr. 2 Maccabei 9:1-28).

Abbiamo dimostrato alcuni dei numerosi errori che esistono in questi libri i quali ci fanno comprendere che gli scrittori che scrissero quelle cose non furono sospinti dallo Spirito Santo. Nei libri apocrifi ci sono anche delle storie che servono di base ad alcune dottrine perverse presenti nella chiesa romana. Per esempio nei Maccabei ci sono dei passi che parlano di preghiere per i morti e di un sacrificio espiatorio offerto per dei morti (cfr. 2 Maccabei 12:38-46) e di preghiere fatte da un sacerdote morto e dal profeta Geremia (morto anch’egli) per i vivi sulla terra (cfr. 2 Maccabei 15:11-16).

Sì, é vero dell’esistenza nei libri della Sapienza e dell’Ecclesiastico, per esempio, di alcune cose vere che non possono essere annullate, ma non per questo i libri apocrifi possono essere considerati canonici.

Lo Spirito della verità che dice la verità, non attesta per nulla in noi figliuoli di Dio che essi sono Parola di Dio perché ci fa sentire in maniera inequivocabile che essi non devono essere accettati come Parola di Dio

Le pecore del Signore conoscono la sua voce ed essa non può confondersi con un altra; e la voce con cui parlano questi libri non é quella del Pastore delle anime nostre.

Né Gesù Cristo e neppure gli apostoli fecero mai riferimento a questi libri apocrifi

Questo loro silenzio sta a dimostrare che essi non erano considerati da loro Parola di Dio. Una cosa possiamo dirla: che se gli Ebrei avessero tolto dai libri canonici quelli che secondo i teologi romani sono canonici, si sarebbero resi colpevoli anche di questa colpa davanti a Dio, e Gesù Cristo, Colui per mezzo del quale sono tutte le cose, non avrebbe mancato di riprenderli severamente anche per questo loro atto iniquo.

Gli Ebrei prima e poi anche i Cristiani dei primi secoli dopo Cristo non li riconobbero mai come canonici

Gli Ebrei, a cui (non lo dimentichiamo questo) "furono affidati gli oracoli di Dio" (Rom. 3:2) non riconobbero mai come canonici quei libri e quelle aggiunte ad Ester e a Daniele; è per questo infatti che nella Bibbia ebraica (che contiene solo i libri dell’Antico Patto) essi sono assenti. La Chiesa primitiva negò la canonicità di questi libri infatti non li mise mai allo stesso livello di quelli sacri. E dato che la curia romana si appoggia così tanto ai cosiddetti antichi padri vi facciamo presente, o Cattolici romani, che ci sono diverse testimonianze di alcuni di questi cosiddetti padri vissuti nei primi secoli dopo Cristo che dicono che quei libri ai loro giorni non venivano considerati canonici. Uno di questi, Girolamo, tenuto da voi in grandissima stima, affermò: ‘La Chiesa legge il libro di Tobia, di Giuditta, dei Maccabei, di Baruc, di Susanna, della Sapienza, dell’Ecclesiastico, l’inno dei tre giovani e le favole di Belo e del Dragone; ma essa non li riceve affatto nel novero delle Scritture autentiche’ (Girolamo, Prologo a Graziano). Oltre a Girolamo ci fanno sapere - con rammarico – i vostri teologi che anche Ilario di Poitiers e Origene non riconoscevano questi libri come ispirati. Il concilio di Trento dunque, riconoscendo per canonici gli apocrifi ha contrastato anche Girolamo che è l’autore della traduzione latina detta Vulgata che il concilio di Trento ha dichiarato dovere essere accettata come la sola autentica tra tutte le versioni.

Voglio concludere citando le seguenti Scritture che attestano che è vietato sia aggiungere che togliere alcunché alla Parola di Dio:

• "Ogni parola di Dio è affinata col fuoco... Non aggiunger nulla alle sue parole, ch’egli non t’abbia a riprendere, e tu non sia trovato bugiardo" (Prov. 30:5,6);

• "Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando, e non ne toglierete nulla.." (Deut. 4:2);

• "Io lo dichiaro a ognuno che ode le parole della profezia di questo libro: Se alcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali le piaghe descritte in questo libro; e se alcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa profezia, Iddio gli torrà la sua parte dell’albero della vita e della città santa, delle cose scritte in questo libro" (Ap. 22:18,19).

Quindi coloro che hanno fatto queste aggiunte alla Parola di Dio ne porteranno la pena per l’eternità, perché si sono permessi di fare passare alle moltitudini delle parole d’uomini e delle favole per Parola di Dio.

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12. Come mai voi Evangelici non tributate nessuna forma di culto a Maria, ai santi che sono in cielo, e agli angeli?

Perché sia Maria, che i santi che gli angeli, non sono per nulla degni di ricevere una qualche forma di culto perché sono solo delle creature di Dio.

Gesù quando Satana lo invitò a prostrarsi davanti a lui e adorarlo gli rispose che è scritto: “Adora il Signore Iddio tuo, e a lui solo rendi il culto” (Matt. 4:10), quel ‘a lui solo’ esclude quindi la possibilità di rendere il culto anche ad altri oltre che Dio. Adorare una creatura di Dio, non importa se viva o morta, non importa se un essere umano o un angelo, è idolatria agli occhi di Dio, quindi è peccato. E gli idolatri non erediteranno il regno di Dio (cfr. 1 Cor. 6:9) ma saranno gettati nello stagno ardente di fuoco e di zolfo che è la morte seconda (cfr. Apoc. 21:8).

Dio ha in abominio coloro che adorano e servono la creatura invece del Creatore che è benedetto in eterno.

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13. Come mai voi Evangelici non accettate la transustanziazione?

Perché credere nella transustanziazione significa credere che quando durante la cena del Signore il pane e il vino vengono benedetti essi mutano sostanza e diventano il vero corpo e il vero sangue di Cristo; ecco infatti quanto si legge in un Catechismo: 'Dopo la consacrazione, l’ostia non è più pane; il pane è mutato nel vero Corpo di nostro Signore Gesù Cristo. (...) L’ostia sembra pane, o meglio sembra ostia; ma dell’ostia-pane non vi è più la sostanza ma solo le specie, le apparenze esterne; in realtà essa è il corpo di Gesù Cristo, vivo e vero. Nel calice prima della consacrazione si contiene vino con alcune gocce d’acqua (...) Dopo la consacrazione, nel calice non vi è più vino; invece, sotto le specie del vino, vi è il vero e reale Sangue di nostro Signore Gesù Cristo. Il vino si è convertito nel Sangue di Gesù Cristo (...) Perciò come al pronunziarsi della divina parola, nella creazione, le cose che prima non erano, furono; così al pronunziarsi delle parole della consacrazione, quello che era pane, diviene Corpo di Nostro Signore, e quello che era vino, suo Sangue’ (Giuseppe Perardi, Nuovo Manuale del Catechista per l’insegnamento del catechismo della dottrina cristiana, Pubblicato per ordine di Pio X, XVII edizione rinnovata e in gran parte rifatta, Torino 1939, pag. 483-484). E ciò è falso perché il pane e il vino non subiscono nessun cambiamento di sostanza durante la cena del Signore essendo solo degli elementi che rappresentano il corpo e il sangue di Cristo che rimangono a tutti gli effetti pane e vino anche dopo averli benedetti. Tanto è vero che Gesù dopo avere reso grazie per il calice disse: "Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti per la remissione dei peccati. Io vi dico che d’ora in poi non berrò più di questo frutto della vigna, fino al giorno che lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio" (Matt. 26:28-29). Si noti come Gesù chiamò il contenuto del calice 'questo frutto della vigna'.

(Per un approfondimento dell’argomento vedi il secondo capitolo del mio libro sulla Chiesa Cattolica Romana alla sezione ‘Eucarestia’)

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14. Come mai voi Evangelici non accettate che l’eucarestia sia la ripetizione del sacrificio di Cristo?

Perché le Scritture dicono che Cristo ha offerto se stesso per i nostri peccati una volta per sempre per cui il suo sacrificio non è ripetibile o rinnovabile (cfr. Ebr. 10:10,12). Il suo sacrificio si può ricordare e annunciare, ma non ripetere.

La Cena del Signore, da voi chiamata santa Messa perché per voi è il sacrificio permanente del Nuovo Testamento, non è altro che un atto tramite cui si annuncia la morte del Signore finchè Egli venga (cfr. 1 Cor. 11:26). Per questo Gesù la istituì, affinché il suo sacrificio espiatorio fosse ricordato in questa maniera.

Per un approfondimento sull’argomento vedi il secondo capitolo del mio libro sulla Chiesa Cattolica Romana alla sezione ‘Eucarestia', e la risposta alla domanda 'Che cosa è la Cena del Signore e che significato ha?'

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15. Cosa pensi della proliferazione di santi, beati, e vescovi che ha avuto luogo con questo papa?

Poche parole, penso che questa impressionante lista di beati e santi fatti da questo papa (Giovanni Paolo II infatti ha fatto più di 1300 beati e più di 400 santi di cui uno degli ultimi è Pio di Pietralcina, per la cui canonizzazione sono accorsi a Roma centinaia di migliaia di persone) che lo rende il papa che ha beatificato e canonizzato più persone di tutti i suoi predecessori, sia un ulteriore prova che egli costituisce un formidabile strumento nelle mani di Satana. Perché questo? Perché la beatificazione e la canonizzazione non sono altro che dei processi tramite i quali viene fortificata e aumentata l’idolatria, che è un opera del diavolo (che quindi il diavolo ha tutto l’interesse a diffondere) perché toglie il culto a Dio, il Creatore, e lo fa volgere a delle creature. Con la beatificazione infatti il beato può essere pregato, adorato e servito, a livello locale; mentre con la canonizzazione il suo culto diventa universale, cioè esteso a tutta la terra. Tutto ciò è un abominio agli occhi di Dio perché è scritto: “Adora il Signore Iddio tuo, ed a lui solo rendi il culto” (Matt. 4:10) ed anche: “Non avere altri dii nel mio cospetto” (Es. 20:3). Sì, perché checché ne dicano gli abili teologi papisti, che sanno come confondere la mente delle persone, questi santi e beati diventano degli dèi una volta che vengono beatificati e canonizzati. I nuovi santi poi diventeranno i ‘protettori’ o ‘patroni’ di paesi, di città, e di categorie di lavoratori, coloro che liberano da certe particolari distrette o malattie, e così via, e naturalmente nel giorno stabilito per questo o quell’altro ‘santo patrono’ i cattolici che sono sotto la ‘protezione’ di questo o quell’altro ‘santo’, o che sono devoti a questo o a quell’altro ‘santo’, faranno una festa per celebrare le virtù e cantare le lodi del loro dio, un dio però che non li può ascoltare e che non li può aiutare.

Per ciò che concerne l’aumento dei vescovi e dei cardinali, anche questo lo considero negativamente perché in questa maniera il potere del papa si è andato vieppiù fortificato nel mondo, si sa infatti che i vescovi e i cardinali fanno gli interessi religiosi, politici, e finanziari del papa dovunque si trovano e dato che fanno i suoi interessi, che sappiamo vanno contro la Parola di Dio, non si può non giudicare in maniera negativa anche l’aumento dei vescovi e dei cardinali per opera di questo papa. Uno di questi suoi interessi (uno dei principali) è la diffusione del culto a Maria infatti questo papa si è dimostrato attaccatissimo al culto di Maria e dovunque è andato nel mondo lo ha confermato e diffuso con molto vigore. E i vescovi e i cardinali devono seguire le sue orme naturalmente anche in questo. Ma di interessi il papa ne ha moltissimi altri che sono sotto gli occhi di tutti coloro che hanno occhi e vedono.

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16. Cosa pensi del cammino neocatecumenale?

PREMESSA NECESSARIA PER COLORO CHE NON SANNO NULLA DEL CAMMINO NEOCATECUMENALE

La storia del Cammino Neocatecumenale

Il Cammino Neocatecumenale ebbe inizio nel 1964 fra i baraccati di Palomeras Altas, a Madrid, per opera di Francisco (Kiko) Argüello e di Carmen Hernández, che dietro richiesta di quei poveri con i quali vivevano, cominciarono ad annunciare loro il Vangelo, naturalmente nella maniera in cui lo annuncia la Chiesa Cattolica Romana. E con il passare del tempo questa predicazione si trasformò in un itinerario catechetico fondato sulla Parola di Dio, la Liturgia e la Comunità, un ‘itinerario di riscoperta del Battesimo e di educazione permanente nella fede, proposto ai fedeli che desideravano ravvivare nella loro vita la ricchezza dell’iniziazione cristiana, percorrendo questo cammino di conversione e di catechesi’. Questa esperienza incontrò il favore dell’arcivescovo di Madrid che ne incoraggiò la diffusione nelle parrocchie che richiedessero questo Cammino. E così il Cammino si diffuse nell’arcidiocesi di Madrid e in altre diocesi spagnole. Nel 1968 i fondatori del Cammino giunsero a Roma e si stabilirono nel Borghetto Latino e con il permesso del Cardinale Angelo Dell’Acqua fu intrapreso il Cammino nella parrocchia di Nostra Signora del Santissimo Sacramento e Santi Martiri Canadesi. A partire da quella data il Cammino si è andato diffondendo in diocesi di tutto il mondo.

Il Cammino - il cui itinerario è vissuto nelle parrocchie, in piccole comunità costituite da persone di diversa età e condizione sociale – è al servizio dei vescovi e dei preti e ha lo scopo di far riscoprire ai Cattolici tiepidi e secolarizzati, cioè a quelli che si sono allontanati dalla loro Madre Chiesa, il valore del battesimo ricevuto da infanti, battesimo che come sappiamo è considerato dalla Chiesa Cattolica Romana un sacramento fondamentale e necessario per la salvezza assieme a quello della confessione. Ma il Cammino costituisce anche uno strumento per ‘l’iniziazione cristiana’ degli adulti che si preparano a ricevere il Battesimo.

Il Vaticano ha approvato lo Statuto del Cammino Neocatecumenale confermandone la prassi in oltre 105 nazioni per più di trenta anni. Il decreto di approvazione è stato consegnato solennemente, il 28 giugno 2002 agli iniziatori del cammino, Kiko Argüello e Carmen Hernández insieme al sacerdote Mario Pezzi, dal Cardinale Stafford, presidente del Pontificio Consiglio dei Laici, il Dicastero a cui Giovanni Paolo II ha affidato il compito di guidare l’elaborazione dello Statuto.

Paolo VI e Giovanni Paolo II in varie occasioni hanno elogiato il Cammino Neocatecumenale, ecco alcune delle loro dichiarazioni.

Paolo VI disse: ‘(...) Quanta gioia e quanta speranza ci date con la vostra presenza e con la vostra attività! Sappiamo che nelle vostre comunità voi vi adoperate insieme a comprendere e a sviluppare le ricchezze del vostro Battesimo e le conseguenze della vostra appartenenza a Cristo. (...) Vivere e promuovere questo risveglio è quanto voi chiamate una forma di "dopo Battesimo" che potrà rinnovare nelle odierne comunità cristiane quegli effetti di maturità e di approfondimento, che nella Chiesa primitiva erano realizzati dal periodo di preparazione al Battesimo. Voi lo portate dopo: il prima o dopo, direi, è secondario. II fatto è che voi mirate all'autenticità, alla pienezza, alla coerenza, alla sincerità della vita cristiana. E questo è merito grandissimo, ripeto, che ci consola enormemente e che ci suggerisce e ci ispira gli auguri, i voti e le benedizioni più copiose per voi, per quanti vi assistono’ (Paolo VI alle Comunità Neocatecumenali, Vaticano (udienza) 08/05/1974).

Giovanni Paolo II ha detto: ‘È bello anche il nome: neocatecumenale, comunità neocatecumenali. Perché quel nome ci fa pensare ai catecumeni che si preparavano una volta al Battesimo (...) Adesso questo ci manca in un certo senso perché i cristiani vengono battezzati piccoli (...) Manca un po' quella istituzione della Chiesa primitiva, cioè quella della preparazione che ci impegna nel Battesimo. Il Battesimo diventa una cosa fatta ma non una cosa maturata. Allora i movimenti neocatecumenali cercano di completare, di compiere un po' quello che ci manca’ (Visita di Giovanni Paolo II alla parrocchia di san Giovanni evangelista a Spinaceto, 18/11/1979), ed anche: ‘Voi avete fatto un cammino per scoprire la vostra fede, per scoprire il tesoro divino che portate in voi, nelle vostre anime. Ed avete fatto tale scoperta, scoprendo il mistero del Battesimo. È vero che sono molti i battezzati nel mondo. (...) Fra questi battezzati, non so quanti siano quelli che sono coscienti del loro Battesimo, non semplicemente del fatto di essere battezzati, ma di che cosa vuol dire essere battezzati, di che cosa vuol dire il Battesimo.(...) Ecco, scoprire la profonda dinamica della nostra fede è scoprire il pieno contenuto del nostro Battesimo. Se capisco bene, la vostra strada consiste essenzialmente in questo: scoprire il mistero del Battesimo, scoprire il suo pieno contenuto e così scoprire che cosa vuol dire essere cristiano, credente. (...) I Sacramenti fanno strada allo Spirito Santo che opera nelle nostre anime, nei nostri cuori, nella nostra umanità, nella nostra personalità, ci costruisce di nuovo, crea un uomo nuovo. Ecco, questo cammino, cammino della fede, cammino del Battesimo riscoperto, deve essere un cammino dell'uomo nuovo’ (Visita di Giovanni Paolo II alla parrocchia di Nostra Signora del SS. Sacramento e dei santi martiri canadesi (Roma) 02/11/1980

Obbiettivi e prassi

Ecco adesso alcune dichiarazioni tratte dallo Statuto del Cammino Neocatecumenale che chiariscono i suoi scopi e la sua prassi.

Articolo 5:

[Destinatari]

§ 1. Il Neocatecumenato è uno strumento al servizio dei Vescovi per la riscoperta dell’iniziazione cristiana degli adulti battezzati. Tra questi si possono distinguere:

1°. coloro che si sono allontanati dalla Chiesa;

2°. coloro che non sono stati sufficientemente evangelizzati e catechizzati;

3°. coloro che desiderano approfondire e maturare la loro fede;

4°. coloro che provengono da confessioni cristiane non in piena comunione con la Chiesa cattolica.

§ 2. I chierici e i religiosi che desiderano ravvivare il dono del Battesimo attraverso il Neocatecumenato, e così anche meglio servirlo, lo percorrono nel rispetto della vocazione e del carisma loro propri, e nell’adempimento dei compiti assegnati loro dal Vescovo diocesano o, nel caso di religiosi, dal Superiore. Per i religiosi inoltre si richiede il consenso del proprio Superiore.

Art. 6

[Il Neocatecumenato si attua nella parrocchia]

§ 1. Il Neocatecumenato, in quanto itinerario di riscoperta dell’iniziazione cristiana, è attuato di norma nella parrocchia, «ambito ordinario dove si nasce e si cresce nella fede», luogo privilegiato in cui la Chiesa, madre e maestra, genera nel fonte battesimale i figli di Dio e li “gesta” alla vita nuova.

§ 2. Poiché la pastorale di iniziazione cristiana è vitale per la parrocchia, il Parroco è al centro dell’attuazione del Cammino Neocatecumenale, esercitando, anche con la collaborazione di altri presbiteri, la cura pastorale di coloro che lo percorrono.

§ 3. Il Cammino Neocatecumenale mirerà a promuovere nei suoi destinatari un maturo senso di appartenenza alla parrocchia e a suscitare rapporti di profonda comunione e collabo-razione con tutti i fedeli e con le altre componenti della comunità parrocchiale.

Articolo 7

[Il Neocatecumenato si attua in piccola comunità]

§ 1. All’interno della parrocchia, il Neocatecumenato è vissuto in piccola comunità – denominata comunità neocatecumenale –, dato che la forma completa o comune dell’iniziazione cristiana degli adulti è quella comunitaria.

§ 2. Modello della comunità neocatecumenale è la Sacra Famiglia di Nazaret, luogo storico dove il Verbo di Dio, fatto Uomo, si fa adulto crescendo «in sapienza, età e grazia», stando sottomesso a Giuseppe e Maria. Nella comunità i neocatecumeni divengono adulti nella fede, crescendo in umiltà semplicità e lode, sottomessi alla Chiesa.

Art. 8

[Catechesi iniziali, itinerario neocatecumenale, “tripode” ed équipe di catechisti]

§ 1. Il Neocatecumenato consta delle catechesi iniziali (Cap. II) e dell’itinerario neocatecumenale, articolato secondo le tre fasi dell’iniziazione cristiana: precatecumenato, catecumenato ed elezione, divise in tappe, scandite da passaggi segnati da alcune celebrazioni (Cap. IV).

§ 2. Le catechesi iniziali e l’itinerario neocatecumenale si basano sui tre elementi fondamentali (“tripode”) della vita cristiana, messi in rilievo dal Concilio Vaticano II: Parola di Dio, Liturgia e Comunità (Cap. III).

§ 3. Al centro di tutto il percorso neocatecumenale vi è una sintesi tra predicazione kerigmatica, cambiamento della vita morale e liturgia.

§ 4. Il Neocatecumenato è guidato, in comunione con il Parroco e sotto la sua responsabilità pastorale, da un’équipe di catechisti (Titolo V), nel rispetto di quanto stabilito dall’art. 2.

§ 5. Detta équipe, con le catechesi iniziali, avvia un processo di gestazione alla fede in cui si formano le comunità e ritorna periodicamente, di norma una volta all’anno, per condurre i diversi passaggi dell’itinerario neocatecumenale e dare le indicazioni necessarie per lo svolgimento delle varie fasi e tappe.

Art. 9

[Kerigma e celebrazioni]

Il Neocatecumenato comincia nella parrocchia, su invito del Parroco, con delle catechesi kerigmatiche, chiamate catechesi iniziali, contenute nel Direttorio. Esse si svolgono nell’arco di due mesi, in quindici incontri serali, e si concludono con una convivenza di tre giorni. Al fine di sperimentare il Tripode: Parola, Liturgia, Comunità, su cui si basa la vita cristiana, le catechesi iniziali sono articolate in tre parti:

1ª. L’annuncio del kerigma che chiama a conversione: la buona notizia della morte e della risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo; «infatti… è piaciuto a Dio di salvare coloro che credono mediante la stoltezza del kerigma» (1 Cor 1,21). Questa «parola di salvezza» chiama alla conversione e alla fede, invita a riconoscersi peccatori, ad accogliere il perdono e l’amore gratuito di Dio e a mettersi in cammino verso la propria trasformazione in Cristo, per la potenza dello Spirito. La conversione è sigillata dalla celebrazione della Penitenza, secondo il rito della riconciliazione di più penitenti, con confessione e assoluzione individuale. Questo sacramento, celebrato periodicamente, sosterrà il cammino di conversione dei singoli e della comunità.

2ª. Il kerigma preparato da Dio attraverso la storia della salvezza (Abramo, Esodo, ecc.): si danno le chiavi ermeneutiche necessarie per l’ascolto e la comprensione della Sacra Scrittura: vedere in Gesù Cristo il compimento delle Scritture e mettere i fatti della propria storia sotto la luce della Parola. Quest’iniziazione alla Scrittura viene sigillata in una celebrazione della Parola, in cui i partecipanti ricevono la Bibbia dalle mani del Vescovo, garante della sua autentica interpretazione, come segno che la madre Chiesa d’ora innanzi lungo il Cammino li nutrirà settimanalmente a questa mensa, fonte viva della catechesi.

3ª. Il kerigma nei sacramenti e nella koinonia: le catechesi culminano nella convivenza con la celebrazione dell’Eucaristia. Detta celebrazione, preparata da opportune catechesi, aiuta a riscoprire lo splendore pasquale messo in risalto dal Concilio Vaticano II e a sperimentare la comunione tra i fratelli. Infatti «non è possibile che si formi una comunità cristiana se non avendo come radice e come cardine la celebrazione della sacra Eucaristia, dalla quale deve quindi prendere le mosse qualsiasi educazione tendente a formare lo spirito di comunità». La celebrazione dell’Eucaristia accompagnerà la comunità durante tutto l’itinerario.

Art. 10

[Nascita della comunità neocatecumenale]

§ 1. Nell’ultimo giorno della convivenza si proclama il Sermone della Montagna, disegno dell’uomo nuovo, e si presenta l’itinerario neocatecumenale come un cammino di gestazione, ad immagine della Santa Vergine Maria.

§ 2. Attraverso la predicazione e le celebrazioni fatte nelle catechesi iniziali, lo Spirito Santo invita uomini e donne di diversa età, mentalità, cultura e condizione sociale a intraprendere insieme un itinerario di conversione, fondato sulla riscoperta progressiva delle «immense e straordinarie ricchezze e responsabilità del Battesimo ricevuto», per operare in loro la graduale crescita e maturazione della fede e della vita cristiana. Alla fine della convivenza, con coloro che accolgono la chiamata a percorrere tale catecumenato post-battesimale viene formata la comunità neocatecumenale.

§ 3. La comunità neocatecumenale è affidata alla cura pastorale del Parroco e del presbitero da lui incaricato (cfr. art. 27). Inoltre la comunità indica, mediante votazione, un responsabile laico e alcuni corresponsabili, che vengono confermati dal Parroco e dall’équipe dei catechisti. Essi collaborano con il Presbitero per assicurare che la comunità percorra l’itinerario del Cammino Neocatecumenale, secondo quanto stabilito nello Statuto e nel Direttorio, e per curare gli aspetti organizzativi.

§ 4. L'équipe dei catechisti, concluse le catechesi iniziali, illustra al Presbitero, che presiede la comunità, e all’équipe dei responsabili le modalità tipiche del Cammino Neocatecumenale nella preparazione delle celebrazioni della Parola e dell’Eucaristia e nello svolgimento delle convivenze mensili, indicando i temi biblici di formazione per la celebrazione della Parola.

Art. 11

[Celebrazione settimanale della Parola]

§ 1. Ciascuna comunità neocatecumenale settimanalmente ha una celebrazione della Parola di Dio, di norma con quattro letture, secondo i temi indicati dal Direttorio catechetico del Cammino Neocatecumenale per ogni tappa.

§ 2. Nella celebrazione della Parola di Dio, prima dell’omelia, il presbitero invita chi lo desidera tra i presenti ad esprimere brevemente ciò che la Parola proclamata ha detto alla sua vita. Nell’omelia, che ha un posto privilegiato nell’istruzione del Neocatecumenato, il presbitero prolunga la proclamazione della Parola, interpretandola secondo il Magistero e attualizzandola nell’oggi del cammino di fede dei neocatecumeni.

§ 3. Ogni celebrazione della Parola è preparata accuratamente, a turno, da un gruppo della comunità, con l’aiuto, quando possibile, del presbitero. Il gruppo sceglie le letture e i canti, prepara le monizioni e dispone la sala e i segni liturgici per la celebrazione, curandone con zelo la dignità e la bellezza.

§ 4. Per approfondire la Scrittura «con l’intelligenza ed il cuore della Chiesa», i neocatecumeni si avvalgono soprattutto della lettura degli scritti dei Padri, dei documenti del Magistero, in particolare del Catechismo della Chiesa Cattolica, e di opere di autori spirituali.

Art. 12

[Veglia pasquale]

§ 1. Cardine e fonte della vita cristiana è il mistero pasquale, vissuto e celebrato in modo eminente nel Santo Triduo, il cui fulgore irradia di luce l’intero anno liturgico. Esso costituisce pertanto il fulcro del Neocatecumenato, in quanto riscoperta dell’iniziazione cristiana.

§ 2. «La veglia pasquale, centro della liturgia cristiana, e la sua spiritualità battesimale, sono ispirazione per tutta la catechesi». È per questo motivo che, durante l’itinerario, i neocatecumeni sono iniziati gradualmente ad una più perfetta partecipazione a tutto ciò che la santa notte significa, celebra e realizza.

§ 3. In questo modo il Neocatecumenato contribuisce a formare poco a poco un’assemblea parrocchiale che prepara e celebra la veglia pasquale nella notte santa, con tutta la ricchezza degli elementi e dei segni liturgici e sacramentali voluti dalla Chiesa.

Art. 13

[Eucaristia]

§ 1. L’Eucaristia è essenziale al Neocatecumenato, in quanto catecumenato post-battesimale, vissuto in piccola comunità. L’Eucaristia infatti completa l’iniziazione cristiana.

§ 2. I neocatecumeni celebrano l’Eucaristia nella piccola comunità per essere iniziati gradualmente alla piena, consapevole e attiva partecipazione ai divini misteri, anche secondo l’esempio di Cristo, che nella moltiplicazione dei pani fece sedere gli uomini «in gruppi di cinquanta» (Lc 9,14). Tale consuetudine, consolidata nella prassi ultra trentennale del Cammino, è feconda di frutti.

§ 3. In considerazione anche «di specifiche esigenze formative e pastorali, tenendo conto del bene di singoli o di gruppi, e specialmente dei frutti che possono derivarne all’intera comunità cristiana», la piccola comunità neocatecumenale, con l’autorizzazione del Vescovo diocesano, celebra l’Eucaristia domenicale, aperta anche ad altri fedeli, dopo i primi vespri.

§ 4. Ogni celebrazione dell’Eucaristia è preparata, quando possibile sotto la guida del Presbitero, da un gruppo della comunità neocatecumenale, a turno, che prepara brevi monizioni alle letture, sceglie i canti, provvede il pane, il vino, i fiori, e cura il decoro e la dignità dei segni liturgici.

Art. 14

[Penitenza, preghiera, anno liturgico, pratiche di pietà]

§ 1. «Il sacramento della Penitenza contribuisce in massimo grado a sostenere la vita cristiana». Nel loro itinerario di conversione, i neocatecumeni lo celebrano periodicamente secondo il rito per la riconciliazione di più penitenti con confessione e assoluzione individuale. Sono educati inoltre ad accostarsi con assiduità al sacramento della Penitenza secondo il rito per la riconciliazione dei singoli penitenti.

§ 2. I neocatecumeni vengono gradualmente iniziati alla preghiera liturgica e all’orazione. I genitori sono istruiti a trasmettere la fede ai figli in una celebrazione domestica, fatta durante le Lodi della Domenica. I figli sono preparati alla Prima Comunione e alla Cresima nella parrocchia e dopo i 13 anni sono invitati a iniziare il Cammino Neocatecumenale.

§ 3. La Chiesa inizia progressivamente i neocatecumeni alle ricchezze spirituali e catechetiche dell’anno liturgico, in cui essa «celebra tutto il mistero di Cristo». A tal fine, prima dell’Avvento, della Quaresima e della Pasqua, i catechisti fanno un annunzio preparatorio.

§ 4. I neocatecumeni vengono inoltre gradualmente istruiti al culto eucaristico fuori della Messa, all’adorazione notturna, alla recita del santo Rosario e alle altre pratiche di pietà della tradizione cattolica.

Art. 15

[Dimensione comunitaria e convivenza]

§ 1. L’educazione alla vita comunitaria è uno dei compiti fondamentali dell’iniziazione cristiana. Il Neocatecumenato educa ad essa in modo graduale e costante mediante l’inserimento in una piccola comunità, quale corpo di Cristo risorto, aperta alla vita della comunità parrocchiale e di tutta la Chiesa.

§ 2. Momento particolare di tale educazione è la giornata mensile di convivenza di ogni comunità neocatecumenale. In essa, dopo la celebrazione delle Lodi, si comunica l’esperienza di ciò che la grazia di Dio sta compiendo nella propria vita e si manifestano le eventuali difficoltà, nel rispetto della libertà delle coscienze delle persone. Questo favorisce la conoscenza e l’illuminazione reciproca e il mutuo incoraggiamento, nel vedere l’operare di Dio nella storia di ciascuno.

§ 3. La comunità aiuta i neocatecumeni a scoprire il loro bisogno di conversione e di maturazione nella fede: la diversità, i difetti, le debolezze mettono in evidenza l’incapacità di amare l’altro così com’è, distruggono i falsi ideali di comunità e fanno sperimentare che la comunione (koinonia) è opera dello Spirito Santo.

Art. 16

[L’esperienza della koinonia e i frutti della comunità]

§ 1. Nella misura in cui i neocatecumeni crescono nella fede, cominciano a manifestarsi i segni della koinonia: il non giudicare, la non resistenza al malvagio, il perdono e l’amore al nemico. La koinonia si visibilizza anche nel soccorso ai bisognosi, nella sollecitudine per i malati, per i sofferenti e per gli anziani e nel sostegno, per quanto possibile, di coloro che sono in missione, secondo quanto indicato nel Direttorio. I neocatecumeni vengono gradualmente formati a un sempre più profondo spirito di comunione e di aiuto reciproco.

§ 2. Il Neocatecumenato forma così progressivamente nella parrocchia un insieme di comunità che rendono visibili i segni dell’amore nella dimensione della croce e della perfetta unità, e in tal modo chiamano alla fede i lontani e preparano i non cristiani a ricevere l’annuncio del Vangelo.

§ 3. Il Cammino Neocatecumenale è offerto quindi come strumento atto ad aiutare la parrocchia a compiere sempre più la missione ecclesiale di essere sale, luce e lievito del mondo, e a risplendere davanti agli uomini come Corpo visibile di Gesù Cristo risorto, sacramento universale di salvezza.

Art. 17

[Iniziazione alla missione]

§ 1. «La catechesi rende il cristiano idoneo a vivere in comunità e a partecipare attivamente alla vita e alla missione della Chiesa». I neocatecumeni sono iniziati a «essere presenti da cristiani nella società» e «a prestare la loro cooperazione nei differenti servizi ecclesiali, secondo la vocazione di ciascuno».

§ 2. I neocatecumeni collaborano «attivamente all’evangelizzazione e all’edificazione della Chiesa» innanzitutto essendo ciò che sono: il loro proposito di vivere in modo autentico la vocazione cristiana si traduce in una testimonianza efficace per gli altri, in uno stimolo alla riscoperta di valori cristiani che potrebbero altrimenti restare quasi nascosti.

§ 3. Dopo un certo tempo di Cammino, ogni comunità neocatecumenale indica mediante votazione alcuni fratelli perché svolgano il compito di catechisti. Questi, se accettano tale designazione, e previa approvazione da parte del Parroco e dei catechisti che guidano la comunità, costituiscono, insieme al presbitero e al responsabile della comunità, un’équipe di catechisti, per evangelizzare e guidare nuove comunità, sia nella propria che in altra parrocchia, o in altra diocesi, in cui i rispettivi parroci o Ordinari diocesani lo richiedono.

§ 4. I neocatecumeni collaborano all’azione missionaria e pastorale della parrocchia e della diocesi. Prima della “Redditio symboli”, tenuto conto della loro maturità di fede, coloro che lo desiderano offrono la propria cooperazione; dopo, come parte integrante dell’iniziazione cristiana, i neocatecumeni partecipano nei differenti servizi ecclesiali, secondo la vocazione di ciascuno.

Art. 18

[Iniziazione e formazione alla vocazione sacerdotale]

§ 1. Il Cammino Neocatecumenale, come ogni vero itinerario di catechesi, è anche un «mezzo per suscitare vocazioni sacerdotali e di particolare consacrazione a Dio nelle diverse forme di vita religiosa e apostolica e per accendere nel cuore dei singoli la vocazione speciale missionaria».

§ 2. Il Cammino Neocatecumenale è anche uno strumento che si offre al servizio dei Vescovi per la formazione cristiana dei candidati al presbiterato.

§ 3. I Seminari diocesani e missionari “Redemptoris Mater” sono eretti dai Vescovi diocesani, in accordo con l’Équipe Responsabile internazionale del Cammino, e si reggono secondo le norme vigenti per la formazione e l’incardinazione dei chierici diocesani e secondo statuti propri, in attuazione della Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis. In essi i candidati al sacerdozio trovano nella partecipazione al Cammino Neocatecumenale un elemento specifico e basilare dell’iter formativo e, al contempo, sono preparati alla «genuina scelta presbiterale di servizio all’intero Popolo di Dio, nella comunione fraterna del presbiterio».

§ 4. Spetta al Vescovo diocesano nominare, su presentazione dell’Équipe Responsabile internazionale del Cammino, il Rettore e gli altri superiori ed educatori dei Seminari diocesani e missionari “Redemptoris Mater”. Il Rettore, a nome del Vescovo e in stretto legame con lui, sovrintende agli studi dei seminaristi e al loro itinerario formativo, e accerta l’idoneità dei candidati al sacerdozio.

Art. 19

[1ª fase: precatecumenato post-battesimale]

§ 1. La prima fase del Neocatecumenato è il precatecumenato post-battesimale, che è un tempo di kenosi per imparare a camminare nell’umiltà. Essa è divisa in due tappe:

1ª. Nella prima tappa, che va dalle catechesi iniziali fino al primo scrutinio di passaggio al catecumenato post-battesimale, e che dura circa due anni, i neocatecumeni imparano il linguaggio biblico, celebrando settimanalmente la Parola di Dio, con temi semplici che percorrono tutta la Scrittura, come: acqua, roccia, agnello, ecc. La Parola di Dio, l’Eucaristia e la comunità aiutano gradualmente i neocatecumeni a svuotarsi dei falsi concetti di sé e di Dio ed a scendere alla loro realtà di peccatori, bisognosi di conversione, riscoprendo la gratuità dell’amore di Cristo, che li perdona e li ama. Nella celebrazione conclusiva del primo scrutinio di passaggio al catecumenato post-battesimale, dopo l’iscrizione del nome, chiedono alla Chiesa di essere aiutati a maturare nella fede per compiere le opere di vita eterna, e ricevono il segno della croce gloriosa di Cristo, che illumina il ruolo salvifico che ha la croce nella vita di ciascuno.

2ª. Nella seconda tappa, di analoga durata, i neocatecumeni celebrano le grandi tappe della storia della salvezza: Abramo, Esodo, Deserto, Terra promessa, ecc., e viene dato loro un tempo perché provino a se stessi la sincerità dell’intenzione di seguire Gesù Cristo, alla luce della sua Parola: «Non potete servire a Dio e al denaro» (Mt 6,24). Nella celebrazione conclusiva del secondo scrutinio di passaggio al catecumenato post-battesimale, rinnovano davanti alla Chiesa la rinuncia al demonio e manifestano la volontà di servire solo Dio. In seguito studiano e celebrano le principali figure bibliche: Adamo, Eva, Caino, Abele, Noè, ecc., alla luce di Cristo.

§ 2. Gli scrutini aiutano i neocatecumeni nel loro cammino di conversione, nel rispetto della coscienza e del foro interno, secondo la normativa canonica, l’OICA e il Direttorio catechetico del Cammino Neocatecumenale.

Art. 20

[2ª fase: catecumenato post-battesimale]

La seconda fase del Neocatecumenato è il catecumenato post-battesimale, che è un tempo di combattimento spirituale per acquistare la semplicità interiore dell’uomo nuovo che ama Dio come unico Signore, con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze e il prossimo come se stesso. Sostenuti dalla Parola di Dio, dall’Eucaristia e dalla comunità, i neocatecumeni si addestrano nella lotta contro le tentazioni del demonio: la ricerca di sicurezze, lo scandalo della Croce e la seduzione degli idoli del mondo. La Chiesa viene in aiuto ai neocatecumeni consegnando loro le armi necessarie, in tre tappe:

1ª. «Il combattimento spirituale della vita nuova del cristiano è inseparabile dal combattimento della preghiera» che porta all’intimità con Dio. La Chiesa realizza una prima iniziazione dei neocatecumeni alla preghiera liturgica e personale, anche notturna, che culmina con le catechesi dei Vangeli sulla preghiera e con la celebrazione della consegna del libro della Liturgia delle Ore. Da allora essi iniziano il giorno con la preghiera individuale delle Lodi e dell’Ufficio delle Letture e imparano a fare un tempo di preghiera silenziosa e la preghiera del cuore. I neocatecumeni, scrutando i salmi in piccoli gruppi, sono iniziati alla pratica assidua della “lectio divina” o “scrutatio scripturæ”, «nella quale la Parola di Dio è letta e meditata per trasformarsi in preghiera». Infatti, «l’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo».

2ª. La Chiesa consegna ai neocatecumeni il Credo (“Traditio Symboli”), «compendio della Scrittura e della fede», e li invia a predicarlo, a due a due, per le case della parrocchia. Essi studiano e celebrano articolo per articolo il Simbolo apostolico e lo restituiscono alla Chiesa (“Redditio Symboli”), confessando la loro fede e proclamando il Credo solennemente dinanzi ai fedeli, durante la Quaresima.

3ª. La Chiesa realizza una seconda iniziazione dei neocatecumeni alla preghiera liturgica e contemplativa, che culmina con le catechesi sulla preghiera del Signore e con la celebrazione della consegna del “Padre nostro”, «sintesi di tutto il Vangelo». Da allora, nelle ferie di Avvento e di Quaresima, essi cominciano a celebrare comunitariamente in parrocchia, prima di andare al lavoro, le Lodi e l’Ufficio delle Letture, con un tempo di preghiera contemplativa. I neocatecumeni sono iniziati a farsi piccoli e a vivere abbandonati filialmente alla paternità di Dio, protetti dalla maternità di Maria e della Chiesa, e nella fedeltà al Successore di Pietro e al Vescovo. A tal fine, prima della consegna del “Padre nostro”, i neocatecumeni fanno un pellegrinaggio ad un santuario mariano per accogliere la Vergine Maria come madre, professano la fede sulla tomba di S. Pietro e fanno un atto di adesione al Santo Padre. In questa tappa i neocatecumeni studiano sistematicamente le singole petizioni del “Padre nostro” e temi sulla Vergine Maria: Madre della Chiesa, Nuova Eva, Arca dell’alleanza, Immagine del cristiano, ecc.

Art. 21

[3ª fase: riscoperta dell’elezione]

§ 1. La terza fase del Neocatecumenato è la riscoperta dell’elezione, «cardine di tutto il catecumenato». È un tempo di illuminazione in cui la Chiesa insegna ai neocatecumeni a camminare nella lode, «inondati dalla luce della fede», cioè a discernere e compiere la volontà di Dio nella storia per fare della propria vita una liturgia di santità. Essi studiano e celebrano i singoli brani del Sermone della Montagna.

§ 2. Dopo aver mostrato con le opere che in essi si sta realizzando, pur nella debolezza, l’uomo nuovo descritto nel Sermone della Montagna, che, seguendo le orme di Gesù Cristo, non resiste al male e ama il nemico, i neocatecumeni rinnovano solennemente le promesse battesimali nella Veglia Pasquale, presieduta dal Vescovo. In questa liturgia essi indossano le vesti bianche in ricordo del loro battesimo.

§ 3. Poi, durante la cinquantina pasquale, celebrano ogni giorno l’eucaristia solennemente e fanno un pellegrinaggio in Terra Santa come segno delle nozze con il Signore, ripercorrendo i luoghi dove Cristo ha realizzato quanto loro hanno vissuto durante tutto l’itinerario neocatecumenale.

§ 4. Dopo l’elezione si conclude il neocatecumenato post-battesimale.

Art. 22

[Educazione permanente nella piccola comunità]

§ 1. La comunità neocatecumenale, dopo aver compiuto l’itinerario di riscoperta dell’iniziazione cristiana, entra nel processo di educazione permanente della fede: perseverando nella celebrazione settimanale della Parola e dell’Eucaristia domenicale e nella comunione fraterna, attivamente inseriti nella pastorale della comunità parrocchiale, per dare i segni dell’amore e dell’unità, che chiamano l’uomo contemporaneo alla fede: «L’educazione permanente della fede – afferma il Direttorio generale per la Catechesi – si rivolge non solo a ciascun cristiano, per accompagnarlo nel suo cammino verso la santità, ma anche alla comunità cristiana come tale, perché maturi tanto nella sua vita interiore di amore a Dio e ai fratelli, quanto nella sua apertura al mondo come comunità missionaria. Il desiderio e la preghiera di Gesù al Padre sono un appello incessante: “Perché tutti siano una cosa sola. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17,21). Avvicinarsi, a poco a poco, a questo ideale richiede, nella comunità, una fedeltà grande all’azione dello Spirito Santo, un costante alimentarsi del Corpo e Sangue del Signore e una permanente educazione della fede, nell’ascolto della Parola».

§ 2. Il Cammino Neocatecumenale è così uno strumento al servizio dei Vescovi per attuare il processo di educazione permanente della fede richiesto dalla Chiesa: l’iniziazione cristiana, come ribadisce il Direttorio generale per la Catechesi, «non è il punto finale nel processo permanente di conversione. La professione di fede battesimale si pone a fondamento di un edificio spirituale destinato a crescere»; «l’adesione a Gesù Cristo, infatti, avvia un processo di conversione permanente, che dura tutta la vita».

Art. 23

[Una via di rinnovamento nella parrocchia]

§ 1. In questo modo il Cammino Neocatecumenale contribuisce al rinnovamento parrocchiale auspicato dal Magistero della Chiesa di promuovere «nuovi metodi e nuove strutture», che evitino l’anonimato e la massificazione, e di considerare «la parrocchia come comunità di comunità», che «decentrano e articolano la comunità parrocchiale».

§ 2. L’Équipe di catechisti che ha guidato la comunità durante l’itinerario neocatecumenale, in modo analogo ai padrini del battesimo, rimane a disposizione per le necessità di evangelizzazione e di educazione permanente.

Art. 24

[Catecumeni]

§ 1. Il Cammino Neocatecumenale è uno strumento al servizio dei Vescovi anche per l’iniziazione cristiana dei non battezzati.

§ 2. La partecipazione alle catechesi iniziali e alla prima fase dell’itinerario neocatecumenale – secondo la condizione loro propria – di coloro che devono percorrere il catecumenato a norma del diritto, garantisce che venga realizzato adeguatamente quanto è ordinato dall’OICA. In particolare:

1°. L’iniziazione cristiana dei catecumeni è fatta «in seno alla comunità dei fedeli i quali, meditando insieme con i catecumeni sull’importanza del mistero pasquale e rinnovando la propria conversione, li incoraggiano con il loro esempio a corrispondere più generosamente alla grazia dello Spirito Santo».

2°. «Il popolo di Dio, rappresentato dalla Chiesa locale, dev’esser sempre convinto e deve mostrare concretamente che l’iniziazione degli adulti è compito suo e impegno di tutti i battezzati… Ogni discepolo di Cristo… deve perciò aiutare i candidati e i catecumeni in tutto il corso dell’iniziazione, dal precatecumenato al catecumenato, al tempo della mistagogia».

3°. «Non deve essere omesso… il tempo di quell’evangelizzazione», dalla quale «hanno origine la fede e la conversione iniziale», né «il tempo del precatecumenato» necessario «perché maturi la seria volontà di seguire Cristo e di chiedere il Battesimo».

4°. Prima dell’ammissione al catecumenato, occorre che i candidati «abbiano cominciato ad avere il senso della penitenza, a invocare Dio e a pregarlo, a fare la prima esperienza della comunità e della spiritualità cristiana».

5°. «I catecumeni, che la Madre Chiesa circonda del suo affetto e delle sue cure come già suoi figli e ad essa congiunti, appartengono alla famiglia di Cristo: infatti ricevono dalla Chiesa il nutrimento della Parola di Dio e sono sostenuti dall’aiuto della liturgia». «A loro utilità sono predisposte opportune celebrazioni della parola di Dio, anzi essi già possono insieme accedere con i fedeli alla liturgia della parola per meglio prepararsi alla futura partecipazione all’Eucaristia».

6°. «Quando partecipano all’assemblea dei fedeli, devono esser con gentilezza congedati prima dell’inizio della celebrazione eucaristica». Ciò viene fatto nel Cammino Neocatecumenale mediante una benedizione speciale, dopo la quale ricevono «una opportuna catechesi» preparata sulla base del Catechismo della Chiesa Cattolica, che «porta i catecumeni non solo a una conveniente conoscenza dei dogmi e dei precetti, ma anche all’intima conoscenza del mistero della salvezza».

7°. «I catecumeni imparino anche a collaborare attivamente alla evangelizzazione e all’edificazione della Chiesa».

§ 3. Per completare la preparazione al battesimo, e celebrarlo nella notte di Pasqua, di norma è conveniente attendere la conclusione del secondo scrutinio, 4 anni circa. La decisione viene presa dal Parroco, insieme all’équipe di catechisti.

Art. 25

[Neofiti]

§ 1. Terminato il periodo di preparazione, d’accordo con il Parroco e con l’opportuna comunicazione al Vescovo diocesano, i catecumeni ricevono i sacramenti dell’iniziazione cristiana (Battesimo, Cresima, Eucaristia), e vengono così pienamente inseriti nella Chiesa.

§ 2. Coloro che lo desiderano continueranno a partecipare alla vita della comunità neocatecumenale con cui hanno camminato fino ad allora da catecumeni, e percorreranno le altre due fasi dell’itinerario neocatecumenale: «la comunità insieme con i neofiti prosegue il suo cammino nella meditazione del Vangelo, nella partecipazione all’Eucaristia e nell’esercizio della carità, cogliendo sempre meglio la profondità del mistero pasquale e traducendolo sempre più nella pratica di vita». Ciò costituisce un aiuto prezioso ai neofiti per superare le difficoltà inerenti ai primi anni di vita cristiana’.

IL MIO GIUDIZIO

Il Cammino Neocatecumenale è un cammino sbagliato che non conduce alla salvezza che è in Cristo Gesù. Questo te lo dico perché questo cammino non si propone altro che convertire al Cattolicesimo tutti quei Cattolici che hanno ricevuto il battesimo ma che vivono un Cattolicesimo abitudinario e che vivono immersi in un mondo secolarizzato. Potrei dire che questo cammino tende a fare diventare ferventi cattolici quelli che sono o tiepidi o freddi. E convertirsi al Cattolicesimo significa tra le altre cose convertirsi al culto a Maria, alla dea Maria, sì la chiamo così perché così è considerata nei fatti dai Cattolici Romani Maria la madre di Gesù, e quindi all’idolatria. Ecco cosa dice Arguello commentando le seguenti parole che Nicodemo disse a Gesù: “Come può un uomo nascere quand’è vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel seno di sua madre e nascere?” (Giov. 3:4): ‘Questa frase illustra lo spirito delle comunità neocatecumenali: tornare al seno della Chiesa, tornare a nostra Madre, alla Vergine, perché essa generi e faccia crescere in noi il seme del Battesimo che portiamo dentro. Questo tempo di gestazione e di crescita lo chiamiamo neocatecumenato’ (da un discorso di Kiko Arguello, fondatore del cammino neocatecumenale, tenuto all’assemblea plenaria della Sacra Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli nell’aprile del 1983). E l’articolo 20 del loro Statuto lo conferma in questi termini: ‘I neocatecumeni sono iniziati a farsi piccoli e a vivere abbandonati filialmente alla paternità di Dio, protetti dalla maternità di Maria e della Chiesa, e nella fedeltà al Successore di Pietro e al Vescovo. A tal fine, prima della consegna del “Padre nostro”, i neocatecumeni fanno un pellegrinaggio ad un santuario mariano per accogliere la Vergine Maria come madre, professano la fede sulla tomba di S. Pietro e fanno un atto di adesione al Santo Padre. In questa tappa i neocatecumeni studiano sistematicamente le singole petizioni del “Padre nostro” e temi sulla Vergine Maria: Madre della Chiesa, Nuova Eva, Arca dell’alleanza, Immagine del cristiano, ecc.’ Ancora un volta dunque con sfacciataggine Cristo e la sua opera sono oscurate e messe in un angolino dal culto a Maria, e da tutte le menzogne che vengono dette sul conto della madre di Gesù. Che spirito può dunque essere lo spirito che aleggia nelle comunità neocatecumenali, che muove e sospinge i neocatecumeni, se esso vuole fare andare le persone a Maria affinché Essa generi e faccia crescere in loro il seme del battesimo considerato sacramento di salvezza? Ma ti rendi conto di quello che ti viene o ti è stato insegnato o fatto credere? Che tu tramite un catecumenato post-battesimale, tappa per tappa, gradino per gradino, - ovviamente con l’aiuto dell’onnipresente Maria - possa arrivare a riscoprire il battesimo come indispensabile sacramento di salvezza. Ti vorrebbero in altre parole fare credere che tu quando fosti asperso di acqua da piccolo nascesti di nuovo, fosti fatto diventare dalla Chiesa un figlio di Dio, fosti salvato dai tuoi peccati, e che con questo cammino riscoprirai tutto ciò. Insomma ti vorrebbero fare credere delle menzogne che non hanno nulla a che fare con la verità. No, tu quando fosti asperso con la cosiddetta acqua benedetta, non ricevesti assolutamente nessuna purificazione dei tuoi peccati, non diventasti per niente un figlio di Dio. La purificazione dei peccati si ottiene quando si crede in Gesù Cristo, e così anche il potere di essere chiamati figli di Dio. Il magistero della Chiesa Cattolica Romana sbaglia grandemente perché non conosce le Scritture. Ma quella della dottrina della rigenerazione battesimale, non è la sola menzogna che ti vogliono fare riscoprire; altre menzogne, sono la confessione tramite cui ti vogliono far credere che il prete è in grado di assolverti dai tuoi peccati commessi contro Dio e riconciliarti con Dio, il che non è vero perché solo Dio può perdonare i peccati all’uomo tramite la fede in Cristo Gesù; e strettamente collegata alla confessione ti vogliono far riscoprire la menzogna secondo cui tu puoi essere perdonato e puoi ottenere la vita eterna mediante delle opere buone, cosa questa falsa perché si viene giustificati soltanto per fede senza le opere e perché la vita eterna è il dono di Dio in Cristo Gesù; ti vogliono far riscoprire la messa quale ripetizione del sacrificio di Cristo, cosa falsa perché il sacrificio di Cristo è stato compiuto una volta per sempre e non può essere assolutamente ripetuto ma solamente ricordato o annunciato; e poi, naturalmente ci sono le menzogne del primato del papa quale successore di Pietro; e tantissime altre che io ho confutato in maniera sistematica nel mio libro confutatorio sulla Chiesa Cattolica Romana che ti invito quindi a leggere. Ovviamente, anche nel caso chi segue questo cammino voglia essere ‘battezzato’ per la prima volta, le cose non cambiano perché anche in questo caso, le menzogne che egli verrà indotto a credere sono le medesime.

Ascolta, se tu vuoi conoscere il Signore Gesù Cristo, se tu vuoi conoscere la verità ed essere salvato dai tuoi peccati e dalla perdizione, devi NASCERE DI NUOVO, attenzione non ti sto dicendo che devi riscoprire la NUOVA NASCITA che hai ricevuto – secondo la dottrina cattolica – da neonato con l’aspersione di acqua fattati dal prete della tua parrocchia, no perché tu quel giorno non sperimentasti nessuna nuova nascita, ripeto nessuna. Con quell’aspersione di acqua per altro tu non ricevesti nessun battesimo perché il battesimo è per immersione e ministrato a persone che hanno creduto.

E per nascere di nuovo devi innanzi tutto riconoscerti un peccatore davanti a Dio, non importa quanti peccati hai, riconosciti un miserabile peccatore davanti a Dio; poi pentiti di essi e confessali al Signore (e non ad un prete) chiedendogli di perdonarti, e credi con tutto il cuore che Gesù Cristo è morto sulla croce per i nostri peccati e risorto per la nostra giustificazione. Ti assicuro che nel momento che farai tutto ciò ti sentirai NASCERE DI NUOVO, ti sentirai perdonato appieno dal Signore, lavato appieno dai tuoi peccati con il suo sangue, ti sentirai salvato e certo di avere la vita eterna per cui sarai sicuro che quando morirai andrai direttamente in paradiso, e non in purgatorio ad espiare cosiddetti residui di colpa. E quando nascerai di nuovo, i tuoi occhi si apriranno e allora comincerai a vedere tante cose in maniera differente da come le vedi adesso. Il culto a Maria e ai santi lo considererai un abominio, come anche la messa perché pretende di essere la ripetizione del sacrificio di Cristo, comincerai a capire che il vero battesimo si riceve da adulti dopo avere creduto e che quello praticato dalla Chiesa cattolica romana è un falso battesimo; comincerai ad aborrire crocifissi, medaglie, statue e immagini, ecc. perché capirai che sono degli idoli da cui guardarsi. Comincerai a considerare il papa non più come il vicario di Cristo ma come un anticristo, un falso profeta che inganna le persone. Ma soprattutto capirai che la salvezza è per grazia e non per opere come invece insegna la Chiesa cattolica romana. Che ti rimarrà dunque di fare? Uscire dalla Chiesa cattolica romana per unirti ad una Chiesa Evangelica dove dovrai farti subito battezzare.

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17. Cosa pensi della sacra Sindone di Torino? Che sia veramente – come viene detto da parte della curia romana - il lenzuolo in cui fu posto Gesù quando morì?

No, non credo affatto che questa reliquia sia autentica; per altro ce ne sono molte altre di sindoni che pretendono tutte di essere quella vera. Ma nella Chiesa Cattolica Romana tutto ciò è normale!! Ma perché non credo che essa sia vera? Perché dopo averla vista (la vidi a Torino molti anni fa quando non ero ancora convertito durante una gita organizzata da una Chiesa Evangelica) - in effetti però non è che vidi proprio la sindone ma in una stanzetta vidi sul muro la riproduzione fotografica della sindone per tutta la sua lunghezza (sono passati più di venti anni e se non ricordo male mi pare proprio che fosse una grossa fotografia) – e dopo avere letto quello che dicono Matteo, Marco, Luca e Giovanni, ho potuto riscontrare che quel lenzuolo o panno non può essere quello che ricevette il corpo di Gesù perché Matteo, Marco e Luca dicono che Giuseppe d’Arimatea prese un panno lino e vi involse il corpo di Gesù Cristo. Ecco le loro parole: “E Giuseppe, preso il corpo, lo involse in un panno lino netto, e lo pose nella propria tomba nuova, che aveva fatta scavar nella roccia, e dopo aver rotolata una gran pietra contro l’apertura del sepolcro, se ne andò” (Matt. 27:59-60); “E questi, comprato un panno lino e tratto Gesù giù di croce, l’involse nel panno e lo pose in una tomba scavata nella roccia, e rotolò una pietra contro l’apertura del sepolcro” (Mar. 15:46); “Venne a Pilato e chiese il corpo di Gesù. E trattolo giù di croce, lo involse in un panno lino e lo pose in una tomba scavata nella roccia, dove niuno era ancora stato posto” (Luca 23:51-53). Giovanni dice invece che Giuseppe e Nicodemo involsero il corpo di Gesù in pannilini con gli aromi come era usanza di seppellire presso i Giudei (cfr. Giov. 19:40).

Mentre quel lenzuolo che c’è a Torino ha impresso su di esso per lungo la figura di un uomo!! Quindi quell’uomo che fu posto in quel lenzuolo non fu involto, cioè il suo corpo non fu avvolto nel panno lino. A me dà l’impressione che il lenzuolo sia stato posto sopra il corpo di quell’uomo, non può essere altrimenti perché si vede chiaramente questa cosa. Quindi se Gesù fu involto in un panno lino, e quel panno lino fosse stato conservato esso non poteva in nessuna maniera apparire in quella maniera.

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CENA DEL SIGNORE

1. Che cosa è la Cena del Signore e che significato ha?

La Cena del Signore, o Santa Cena come noi molto spesso la chiamiamo, è una cena a cui partecipano coloro che sono stati salvati dal Signore Gesù mediante il suo sangue.

Gli elementi che si mangiano a questa cena sono il pane, simbolo del corpo di Cristo, e il frutto della vigna, simbolo del sangue di Cristo sparso per la remissione dei nostri peccati (cfr. Matt. 26:26-28). Stando così le cose, non bisogna credere, come purtroppo lo credono i preti e i loro seguaci, che il pane che noi rompiamo e il frutto della vigna siano veramente il corpo e il sangue di Cristo, nel senso che quegli elementi durante la cena cambino la loro sostanza e avviene una transustanziazione. Il pane e il frutto della vigna sono solo dei simboli la cui natura non cambia dopo che sono stati benedetti.

Questa Cena è stata istituita da Cristo la notte in cui fu tradito quando disse ai suoi, sia quando diede loro il pane che quando diede loro il calice: “Fate questo in memoria di me” (1 Cor. 11:23-25).

Tramite questa Cena noi annunciamo la morte di Cristo Gesù, avvenuta per le nostre offese, fino a che egli non tornerà dal cielo (cfr. 1 Cor. 11:26). La Cena del Signore dunque non è la ripetizione della morte di Cristo, come dicono nella loro ignoranza i prelati cattolici romani, ma solo ed esclusivamente il suo annuncio. Il sacrificio di Cristo è avvenuto una volta per sempre, come si può pensare che esso possa essere ripetuto in qualche maniera? E’ una eresia insegnare che tramite la Cena del Signore, in particolare quando viene spezzato il pane, il corpo di Cristo viene immolato di nuovo per noi.

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2. Alla Cena del Signore possono partecipare gli increduli?

No, coloro che ancora non si sono ravveduti dai loro peccati e non hanno creduto nel Signore Gesù Cristo non possono partecipare alla Cena del Signore, e questo perché essi non sono ancora membri di quell'unico Corpo di Cristo. L'apostolo Paolo infatti scrivendo ai santi di Corinto dice: “Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è egli la comunione col sangue di Cristo? Il pane che noi rompiamo, non è egli la comunione col corpo di Cristo? Siccome v'è un unico pane, noi, che siam molti, siamo un corpo unico, perché partecipiamo tutti a quell'unico pane” (1 Cor. 10:16-17). Notate come Paolo dicendo che noi siamo un corpo unico perché partecipiamo tutti a quell'unico pane escluda implicitamente che coloro che non fanno parte di questo corpo possano partecipare a quell'unico pane che è la comunione con il corpo di Cristo.

E poi non si dimentichi che quando Cristo istituì la cena con il pane e il calice diede il pane e il calice a dei suoi discepoli, quindi a persone che avevano creduto in Lui (cfr. Matt. 26:20-29). Pure Giuda aveva creduto in Lui inizialmente, ma poi dopo il boccone Satana entrò in lui (cfr. Giov. 13:27).

E non si dimentichi neppure quest'altra cosa, che secondo la legge la Pasqua non poteva essere mangiata da gente incirconcisa secondo che è scritto: “Questa è la norma della Pasqua: nessuno straniero ne mangi... E quando uno straniero soggiornerà teco e vorrà far la Pasqua in onore dell'Eterno, siano circoncisi prima tutti i maschi della sua famiglia; e poi s'accosti pure per farla e sia come un nativo del paese; ma nessuno incirconciso ne mangi” (Es. 12:43,48). Qualcuno forse dirà: 'Ma che c'entra la Pasqua ebraica con la cena del Signore?' C'entra perchè il mangiare la Pasqua e la cena del Signore hanno in comune che ambedue gli atti ricordano un evento, nel caso della Pasqua la liberazione del popolo di Israele dalla schiavitù dell'Egitto, nel caso della Cena del Signore si ricorda invece la morte di Cristo sulla croce mediante la quale noi siamo stati affrancati dalla schiavitù del peccato. La Pasqua era dunque un ombra di ciò che Cristo avrebbe compiuto mediante il corpo della sua carne il che noi ricordiamo mediante la santa cena. Ed essa poteva essere mangiata solo da persone circoncise nella carne, per cui uno straniero non poteva mangiarla se non dopo essersi fatto circoncidere nella carne. E siccome che anche la circoncisione nella carne prescritta da Dio nella legge era un ombra di qualcosa che avrebbe compiuto Cristo, e precisamente della circoncisione del cuore in coloro che avrebbero creduto in Lui, noi deduciamo che come per mangiare la Pasqua era necessario essere circoncisi nella carne, ora, sotto la grazia, per mangiare la cena del Signore è necessario essere circoncisi nel cuore, il che significa essere nati di nuovo. Noi dunque che ci troviamo sotto la grazia dobbiamo dire a riguardo della cena del Signore: 'Nessuno incirconciso nel cuore ne mangi'.

Quindi, per ricapitolare, come sotto la legge l'incirconciso nella carne non aveva il diritto di mangiare la Pasqua, così sotto la grazia, coloro che sono incirconcisi di cuore non hanno il diritto di mangiare la cena del Signore. E come lo straniero prima di mangiare la Pasqua doveva farsi circoncidere nella carne, così ora l'incirconciso di cuore deve circoncidere il suo cuore (ravvedendosi dei suoi peccati e credendo in Gesù Cristo) e poi farsi battezzare per avere il diritto di mangiare la cena del Signore.

Coloro dunque che presiedono le riunioni di culto dovrebbero, prima di ministrare ai presenti gli elementi del pane e del vino, fare presente che ad essi possono partecipare solo coloro che sono circoncisi nel cuore ossia nati d'acqua e di Spirito; gli altri ne sono esclusi. Questo per evitare che increduli presenti alla riunione partecipino alla cena del Signore.

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3. La Santa Cena è solo per coloro che sono battezzati? Chi ha fatto prendere la Santa Cena a chi non è battezzato ha sbagliato?

La Santa Cena è bene che si insegni che la prendano solo coloro che sono stati battezzati in acqua, negli Atti è scritto infatti: "Quelli dunque i quali accettarono la sua parola, furon battezzati; e in quel giorno furono aggiunte a loro circa tremila persone. Ed erano perseveranti nell’attendere all’insegnamento degli apostoli, nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere" (Atti 2:41-42). Come puoi vedere prima è detto che coloro che credettero furono battezzati e poi che erano perseveranti nel rompere il pane. Il battesimo però in quei giorni era ministrato subito a coloro che credevano e difatti come puoi leggere è scritto che ‘furono battezzati e in quel giorno furono aggiunte a loro circa tremila persone’. Per cui chi credeva nel Signore aveva subito la possibilità di partecipare alla Cena del Signore. Oggi però quando un anima accetta la Parola di Dio e nasce di nuovo, solitamente non viene battezzata subito come avveniva anticamente ma per svariate ragioni il suo battesimo viene posticipato a settimane dopo o a mesi dopo che ha creduto. Le ragioni sono o che fa ancora freddo e bisogna aspettare la primavera o l’estate, o che bisogna aspettare che salga il numero delle anime da battezzare, ecc. tutte ragioni che non sono legittime perché la Scrittura insegna che gli apostoli o altri ministri del Vangelo battezzavano subito coloro che avevano creduto. Vedi l’esempio del carceriere di Filippi e dei suoi dei quali è scritto "e subito fu battezzato lui con tutti i suoi" (Atti 16:33), o quello dell’Eunuco che fu battezzato poco dopo avere creduto (cfr. Atti 8:36-38). E quindi, in base alla cattiva tradizione instauratasi in molte chiese di battezzare i credenti molto tempo dopo che hanno creduto, oggi, un anima, prima di poter partecipare alla santa cena, dovrà aspettare settimane, o mesi; naturalmente in quelle comunità dove il pane e il calice vengono dati solo ai battezzati. Quindi, se oggi chi crede nel Signore, fosse battezzato subito, non sorgerebbe la domanda se chi ha creduto e non è ancora stato battezzato può o non può partecipare alla santa cena. Come non sorgerebbe neppure la domanda se chi permette a chi ha creduto e non è ancora stato battezzato di prendere la cena del Signore sbagli o non sbagli. Una cosa è certa, un pastore sbaglia se uno che ha creduto vuole essere battezzato e lui posticipa il suo battesimo per le ragioni che ti ho detto prima, questo sì che è un suo sbaglio. Quindi, oggi questi problemi nascono perché riguardo al battesimo non si agisce più nella semplicità di una volta, e viene posticipato, e quindi è necessario sforzarsi di riportare in seno alla chiesa l’antica consuetudine apostolica di battezzare immediatamente coloro che credono.

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4. Che cosa significa mangiare il pane e bere del calice del Signore indegnamente?

Per capire il significato di questa espressione di Paolo occorre leggere accuratamente il brano in cui lui parla ai santi di Corinto della Cena del Signore. Ecco le sue parole: “Quando poi vi radunate assieme, quel che fate, non è mangiar la Cena del Signore; poiché, al pasto comune, ciascuno prende prima la propria cena; e mentre l’uno ha fame, l’altro è ubriaco. Non avete voi delle case per mangiare e bere? O disprezzate voi la chiesa di Dio e fate vergogna a quelli che non hanno nulla? Che vi dirò? Vi loderò io? In questo io non vi lodo. Poiché ho ricevuto dal Signore quello che anche v’ho trasmesso; cioè, che il Signor Gesù, nella notte che fu tradito, prese del pane; e dopo aver rese grazie, lo ruppe e disse: Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me. Parimente, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne berrete, in memoria di me. Poiché ogni volta che voi mangiate questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore, finch’egli venga. Perciò, chiunque mangerà il pane o berrà del calice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo ed il sangue del Signore. Or provi l’uomo se stesso, e così mangi del pane e beva del calice; poiché chi mangia e beve, mangia e beve un giudicio su se stesso, se non discerne il corpo del Signore. Per questa cagione molti fra voi sono infermi e malati, e parecchi muoiono. Ora, se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati; ma quando siamo giudicati, siam corretti dal Signore, affinché non siam condannati col mondo. Quando dunque, fratelli miei, v’adunate per mangiare, aspettatevi gli uni gli altri. Se qualcuno ha fame, mangi a casa, onde non vi aduniate per attirar su voi un giudicio. Le altre cose regolerò quando verrò” (1 Cor. 11:20-34).

Come puoi vedere, Paolo dice molto chiaramente che i santi di Corinto quello che facevano quando si radunavano assieme non era “mangiare la cena del Signore” perché molti credenti di Corinto si accostavano alla cena del Signore quasi fosse un normale pranzo tanto è vero che Paolo dice: “Se qualcuno ha fame, mangi a casa, onde non vi aduniate per attirar su voi un giudicio”. Non solo, ma vi erano anche coloro che si accostavano alla cena del Signore in stato di ubriachezza (cfr. 1 Cor. 11:21) e quindi non in grado di discernere il corpo del Signore. Ma la Cena del Signore non è una normale cena, ma una cena commemorativa cioè una cena tramite la quale mangiando il pane e bevendo il calice si annuncia la morte del Signore finch’egli venga. Non si può quindi partecipare ad essa quasi fosse una cena come tante altre, e tanto meno in stato di ubriachezza o ubriacandosi con il vino che c’è nel calice del Signore.

Se qualcuno si comporta in questa maniera mangerà il pane e berrà del calice in maniera indegna rendendosi colpevole verso il corpo ed il sangue del Signore, rappresentati dal pane e dal frutto della vigna.

E’ necessario quindi provare se stessi ed esaminare se stessi prima di mangiare il pane e bere il calice, al fine di non attirarsi su di sé un giudizio di Dio, sì perché Paolo fa chiaramente capire che coloro che mangiano il pane e bevono il calice indegnamente vengono puniti da Dio con la malattia e anche con la morte.

Accostiamoci dunque alla cena del Signore non per sfamarci come facciamo a casa, e neppure per ubriacarci, ma per annunciare la morte del Signore e avere comunione con il suo corpo e il suo sangue.

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5. Quando alcuni fratelli in Cristo sono riuniti insieme per adorare il Signore, possono mangiare il pane e bere il vino insieme come comandato da Gesù per ricordare la sua morte, la sua resurrezione e il suo ritorno, anche se non è presente nessun pastore o diacono?

Io ritengo di sì, ma soltanto quando il pastore o magari uno degli anziani della Chiesa non possono proprio essere in nessuna maniera presenti con loro. Per esempio, nel caso dei fratelli sono in carcere, o in qualche altra situazione del genere per cui è impossibile che con loro sia presente il pastore della chiesa o uno degli anziani.

Se invece i fratelli che vogliono celebrare la cena del Signore vogliono deliberatamente farlo senza che la loro riunione sia presenziata dal pastore o da uno dei collaboratori stretti del pastore, allora non lo ritengo giusto, perché non si capisce proprio perché la cena del Signore non debba essere presieduta dai conduttori della Chiesa. Perché si chiamano conduttori altrimenti? Non è forse perché essi devono condurre le pecore del Signore e presenziare alle riunioni dei santi? La Scrittura dice: “Ubbidite ai vostri conduttori e sottomettetevi a loro, perché essi vegliano per le vostre anime, come chi ha da renderne conto; affinché facciano questo con allegrezza e non sospirando; perché ciò non vi sarebbe d’alcun utile” (Ebr. 13:17). Quindi, i credenti faranno bene a seguire le direttive date loro dai loro conduttori ed a sottomettersi ad esse.

Quando negli Atti, Luca dice che a Troas essi erano raunati per rompere il pane, occorre tenere a mente che con loro c’era Paolo che era un apostolo e un dottore (e quindi era un uomo autorevole), e che fu lui in quella notte, notte in cui avvenne che il giovinetto Eutico era caduto dal terzo piano e levato morto ma ricondotto vivo nel mezzo dei fratelli, che ruppe il pane. Ecco quanto dice Luca: “E nel primo giorno della settimana, mentre eravamo radunati per rompere il pane, Paolo, dovendo partire il giorno seguente, si mise a ragionar con loro, e prolungò il suo discorso fino a mezzanotte. Or nella sala di sopra, dove eravamo radunati, c’erano molte lampade; e un certo giovinetto, chiamato Eutico, che stava seduto sul davanzale della finestra, fu preso da profondo sonno; e come Paolo tirava in lungo il suo dire, sopraffatto dal sonno, cadde giù dal terzo piano, e fu levato morto. Ma Paolo, sceso a basso, si buttò su di lui, e abbracciatolo, disse: Non fate tanto strepito, perché l’anima sua è in lui. Ed essendo risalito, ruppe il pane e prese cibo; e dopo aver ragionato lungamente sino all’alba, senz’altro si partì. Il ragazzo poi fu ricondotto vivo, ed essi ne furono oltre modo consolati” (Atti 20:7:12)

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CHIESA (ministeri, uffici, ecc.)

1. Cosa pensi delle Chiese dell'Apocalisse?

Sono Chiese che esistevano ai giorni degli apostoli a cui Dio volle fare pervenire un messaggio particolare, infatti ad ognuna di esse Giovanni scrisse delle specifiche parole dettategli dal Signore Gesù Cristo. Va tuttavia detto, per essere precisi, che il messaggio fu indirizzato agli angeli delle sette chiese, dove per angelo si deve intendere il pastore di ognuna di esse. L'introduzione ad ogni lettera è chiara: 'E all'angelo della chiesa di …. scrivi'. Ci sono comunque delle parole all'interno di ogni lettera come 'A chi vince…', che sono rivolte a tutti i membri di quella chiesa (e ovviamente anche a noi che siamo chiamati a vincere). Ci sono anche queste parole: “Ma agli altri di voi in Tiatiri che non professate questa dottrina e non avete conosciuto le profondità di Satana (come le chiaman loro), io dico: Io non v'impongo altro peso. Soltanto, quel che avete tenetelo fermamente finché io venga” (Apoc. 2:24-25) che sono state rivolte dal Signore ad alcuni membri della chiesa di Tiatiri.

Per ciò che concerne le cose che Giovanni vide che dovevano avvenire in breve esse naturalmente sono anche per noi.

Quantunque però quelle sette chiese dell'Asia oggi non esistano più, ci sono ancora oggi chiese locali che hanno delle caratteristiche simili o uguali a quelle di quelle antiche chiese. Con questo voglio dire che ancora oggi ci sono chiese dove ci sono donne che si dicono profetesse che insegnano cose perverse come Jezabel e che vengono tollerate dall'angelo della chiesa; ancora oggi ci sono angeli di chiese che sono diventati tiepidi e che quindi si devon ravvedere; che ancora oggi ci sono quelli che professano la dottrina di Balaam, ecc. ecc.

Alcuni pensano che queste sette chiese stiano ad indicare sette periodi della storia della Chiesa Universale; rigetto questa interpretazione che per altro era sostenuta anche da William Marrion Branham che ha scritto un libro sulle Sette Epoche della Chiesa, in cui per sostenere questa sua tesi dice non poche cose strane (oltre alle eresie che insegnava); stabilisce le date di ogni epoca della Chiesa e chi è l'angelo o il messaggero per ognuna di queste epoche.

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2. Che cosa intende dire Paolo quando afferma che chi aspira all'ufficio di vescovo bisogna che sia irreprensibile e abbia una buona testimonianza da quelli di fuori? Ossia, che significa, secondo la Parola di Dio, 'irreprensibile' e 'buona testimonianza'? Ti chiederei infine di aiutarmi a capire quando effettivamente un Cristiano perde la sua irreprensibilità o la sua buona testimonianza e cosa dice la Parola di Dio a coloro che, chiamati al ministero, prima o dopo avere iniziato ad esercitare il ministero, perdono la loro irreprensibilità o la loro buona testimonianza.

Quando Paolo afferma che chi aspira all'ufficio di vescovo bisogna che sia irreprensibile intende dire che chi vuole essere eletto nella Chiesa a questo ufficio particolare, che è l'ufficio di anziano, non deve essere riprensibile da parte delle pecore che lui aspira a pascere. Se infatti questo credente è da riprendere lui medesimo perchè per esempio usa un linguaggio scurrile, volgare, o magari è violento, litigioso, amante di alcuni piaceri della vita, è evidente che lui non potrà mettersi a pascere le pecore perchè nel pascerle deve esortarle ad essere miti, ad avere un linguaggio sano, a non amare il mondo e le pecore non sopporterebbero che chi le esorta è lui stesso da riprendere in queste cose. In altre parole, se l'aspirante vescovo non è temperato, giusto, pio, come potrà esortare ad essere temperati, giusti e pii? A me pare che non potrà. E' insomma come il fatto che egli deve sapere governare la propria famiglia altrimenti non potrà governare la chiesa di Dio. Come fa un aspirante vescovo che non riprende i propri figli, che non sa farsi ubbidire dai figli, nel caso venisse eletto alla carica di vescovo, a riprendere e farsi ubbidire dalla chiesa?

L'avere una buona testimonianza di quelli di fuori significa che quelli del mondo che lo conoscono non devono avere nulla di che biasimarlo circa la sua condotta, ossia non devono dire che è un adultero o un fornicatore, un ladro, un disonesto, un oltraggiatore, un rapace, un avaro, ecc. Vorrei farti notare il motivo per cui Paolo dice che il vescovo deve avere questa buona testimonianza "affinché non cada in vituperio e nel laccio del diavolo" (1 Tim. 3:7). Dunque un anziano che aspira all'ufficio di vescovo non può essere qualcuno di cui la gente del paese dice che è un fornicatore, un ladro, un ubriaco, un disonesto, ecc.

Ma mettiamo il caso adesso che un credente dopo essere stato eletto all'ufficio di vescovo - perchè ha i requisiti necessari - sia accusato di un misfatto. Che dice la Parola di Dio? Paolo dice a Timoteo: "Non ricevere accusa contro un anziano, se non sulla deposizione di due o tre testimoni" (1 Tim. 5:19). Quindi un accusa contro un anziano fondata su due o tre testimonianze è da accettare. E una volta che l'accusa viene accettata? Dice sempre Paolo: "Quelli che peccano, riprendili in presenza di tutti, onde anche gli altri abbian timore" (1 Tim. 5:20). Un anziano quindi deve essere ripreso pubblicamente affinché anche gli altri abbiano timore. Ti voglio ricordare che Pietro (Cefa) che era un anziano (cfr. 1 Piet. 5:1), quando ad Antiochia si mise a costringere i Gentili a giudaizzare fu pubblicamente ripreso da Paolo; Pietro era da condannare (nota bene la gravità del suo misfatto) e Paolo lo ammonì "in presenza di tutti" (Gal. 2:14).

Dunque chi è posto a condurre un gregge deve essere ripreso nel caso si comporti in maniera sbagliata. Non può essere altrimenti. Consideriamo anche gli angeli (i pastori) delle sette chiese dell'apocalisse. Prenderò l'esempio dell'angelo della chiesa di Efeso, quello della chiesa di Sardi, e di quello della chiesa di Laodicea. Il primo aveva lasciato il suo primo amore, e il Signore gli disse di ravvedersi e di fare le opere di prima, altrimenti avrebbe rimosso il suo candelabro dal suo posto (cfr. Apoc. 2:5). Il secondo benchè avesse nome di vivere era morto e il Signore gli disse di ravvedersi altrimenti sarebbe arrivato come un ladro e lui non avrebbe saputo a quale ora sarebbe venuto su di lui (cfr. Apoc. 3:3). Il terzo infine era diventato tiepido e il Signore lo ammonì severamente con le parole che tu sai e gli disse di avere zelo e di ravvedersi (cfr. Apoc. 3:19). Quindi, il Signore nella sua misericordia dà ai suoi ministri, dopo che essi hanno compiuto qualche misfatto il tempo per ravvedersi. Ma se essi non si ravvedono allora il suo giudizio piomberà loro addosso; può essere una malattia grave, o anche la morte, comunque sia un giudizio arriverà su di loro. La stessa cosa vale per quei credenti che non hanno ricevuto un ministerio da Dio e cadono in qualche misfatto. Anche loro sono da riprendere e devono essere ripresi, e se non si ravvedono saranno giudicati da Dio come meritano.

Che succede a chi chiamato al ministero perde la sua irreprensibilità? Prendiamo l'esempio di Pietro. Certamente Pietro con quel suo modo di agire che era da condannare perse la sua irreprensibilità in seno alla fratellanza come anziano, tuttavia non mi pare che lui smise di fare l'anziano e l'apostolo. Occorre per altro dire che l'apostolo Pietro accettò la riprensione di Paolo per cui smise di costringere i Gentili a giudaizzare (quindi lui perse la sua irreprensibilità dottrinale solo per un certo tempo). Prendiamo anche l'esempio del pastore di Efeso, di quello di Sardi, e di quello di Laodicea; certamente persero anche loro la loro irreprensibilità in seno alla fratellanza, tuttavia non smisero di fare i pastori mentre si trovavano in quella condizione spirituale che non piaceva al Signore. Dio li riprese e gli diede tempo per ravvedersi. Si ravvidero? Non lo sappiamo.

Sono tuttavia persuaso che se un anziano o un pastore persista nel suo errore, o nel suo misfatto, di certo non prospererà e andrà di male in peggio perchè Dio lo punirà come merita. Chi copre le sue trasgressioni non prospererà, ma chi le confessa e le abbandona otterrà misericordia (cfr. Prov. 28:13), dice la Sapienza; ed anche: "Ma chi indura il suo cuore cadrà nella sfortuna" (Prov. 28:14). Naturalmente se un anziano o un pastore diventa un operatore di scandali, comincia a insegnare eresie di perdizione, e si getta alle spalle ogni riprensione, le pecore che gli sono state affidate non devono rimanere indifferenti, ma devono ritirarsi da lui (cfr. Rom. 16:17-18).

Dio giudica i suoi servitori; Lui non ha riguardi personali, non importa quale ministerio abbiano ricevuto da Lui.

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3. Un anziano di chiesa che rimane vedovo, se si risposa può continuare a fare l'anziano?

Certo, perchè la Parola di Dio insegna che il vincolo matrimoniale con la propria moglie si scioglie con la morte di quest'ultima. Per cui egli, nel caso si sia risposato, non può essere accusato di essere marito contemporaneamente di due mogli come invece può esserlo chi è divorziato dalla propria moglie (ancora vivente) e risposato con un altra donna ragione per la quale egli non può essere eletto all'ufficio di vescovo nella Chiesa di Dio perchè è scritto "sia marito di una sola moglie" (1 Tim. 3:2).

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4. Si fa sempre più insistente in Italia il bisogno di affermare il ministerio femminile come segno di emancipazione: tu cosa ne pensi?

Io giudico il fatto che anche qui in Italia in sempre più Chiese Evangeliche (comprese alcune Chiese Pentecostali) alla donna viene permesso di ricoprire nella Chiesa uffici come quello di pastore o di insegnante della Parola una cosa sbagliata perché contrasta quello che è il sano insegnamento della Parola di Dio. Che cosa dice infatti la Parola di Dio? Essa dice molto chiaramente: "La donna impari in silenzio con ogni sottomissione. Poiché non permetto alla donna d’insegnare, né d’usare autorità sul marito, ma stia in silenzio. Perché Adamo fu formato il primo, e poi Eva; e Adamo non fu sedotto; ma la donna, essendo stata sedotta, cadde in trasgressione; nondimeno sarà salvata partorendo figliuoli, se persevererà nella fede, nell’amore e nella santificazione con modestia" (1 Tim. 2:11-15). Queste parole di Paolo - come si può vedere - non lasciano intravedere nella maniera più assoluta che la donna possa ricoprire l'ufficio di pastore o di insegnante. Ella infatti deve imparare in silenzio con ogni sottomissione perché non le è permesso di insegnare. Ma perché non le è permesso di insegnare? Perché non fu Adamo ad essere sedotto ma la donna, la quale così cadde in trasgressione. Dicendo questo Paolo non ha voluto dire che Adamo non disubbidì a Dio, ma soltanto che non fu lui a rimanere sedotto per opera del diavolo ma la donna, e difatti il serpente non si accostò all'uomo ma alla donna perché sapeva che sarebbe stato molto più facile sedurre la donna.

A conferma che non si addice alla donna mettersi a predicare o insegnare la Parola di Dio ricordiamo che secondo la legge di Mosè coloro che per ordine di Dio dovevano insegnare al popolo la legge erano degli uomini infatti Dio si scelse i Leviti per affidargli questo compito secondo che è scritto: "I tuoi Thummim e i tuoi Urim appartengono all’uomo pio che ti sei scelto, che tu provasti a Massa, e col quale contendesti alle acque di Meriba. Egli dice di suo padre e di sua madre: ‘Io non li ho visti!’ non riconosce i suoi fratelli, e nulla sa de’ propri figliuoli; perché i Leviti osservano la tua parola e sono i custodi del tuo patto. Essi insegnano i tuoi statuti a Giacobbe e la tua legge a Israele; metton l’incenso sotto le tue nari, e l’olocausto sopra il tuo altare" (Deut. 33:8-10). Quindi anche la legge conferma che non è la donna ma l'uomo a dovere insegnare la Parola di Dio.

Ma voglio anche ricordare a conferma di questo divieto di predicare e insegnare per la donna che Gesù scelse prima dodici uomini e poi altri settanta sempre uomini per mandarli a predicare il Vangelo del Regno di Dio (cfr. Matt. 10:1-4; Luca 10:1-12). Le donne non ebbero nessun mandato da parte di Cristo per ciò che concerne la predicazione del Vangelo. Le donne che seguivano Gesù tuttavia avevano dei compiti importanti infatti assistevano Gesù e i suoi discepoli con i loro beni secondo che è scritto: "Ed avvenne in appresso che egli andava attorno di città in città e di villaggio in villaggio, predicando ed annunziando la buona novella del regno di Dio; e con lui erano i dodici e certe donne che erano state guarite da spiriti maligni e da infermità: Maria, detta Maddalena, dalla quale erano usciti sette demonî, e Giovanna, moglie di Cuza, amministratore d’Erode, e Susanna ed altre molte che assistevano Gesù ed i suoi coi loro beni" (Luca 8:1-3). Anche dopo che Gesù fu assunto in cielo le donne in seno alla Chiesa non erano date alla predicazione e all'insegnamento della Parola di Dio infatti è scritto che i credenti antichi "erano perseveranti nell'attendere all'insegnamento degli apostoli" (Atti 2:42). L'unica donna di cui nel Nuovo Testamento si dice che insegnava era Jezabel che a Tiatiri si diceva profetessa e insegnava a fornicare e a mangiare cose sacrificate agli idoli quindi insegnava delle eresie. Questo caso dovrebbe fare seriamente riflettere tutti coloro che permettono alla donna di insegnare.

Per ricapitolare dunque, nella Chiesa dell'Iddio vivente, colonna e base della verità, non deve essere fatta pastore nessuna donna, come non deve essere eletta all'ufficio di anziano nessuna donna; siano questi posti ricoperti solo da uomini. La donna tuttavia può ricoprire l'ufficio di diacono nella chiesa - ovviamente se ha i requisiti biblici - e questo perché tra le caratteristiche che deve avere il diacono per essere eletto non c'è quello di essere atto ad insegnare (cfr. 1 Tim. 3:8-13), e questo perché il diacono svolge esclusivamente servizi assistenziali. La Scrittura parla di una diaconessa, della sorella Febe che era diaconessa della Chiesa di Cencrea (cfr. Rom. 16:1-2).

Una parola adesso sull'emancipazione femminile che è alla radice di questa sfrenata corsa e di questa ambizione della donna verso l'ufficio di pastore o di insegnante nella Chiesa. Basta considerare che questa emancipazione si propone di portare la donna credente a volere ricoprire i ruoli che nella Chiesa di Dio si addicono - per ordine di Dio - solo agli uomini, per capire come l'emancipazione femminile non è qualcosa che viene da Dio ma dal diavolo che è il seduttore di tutto il mondo. Questa cosiddetta emancipazione femminile non si propone altro che portare confusione anche in seno alla Chiesa; dico anche perché la confusione e il disordine questa emancipazione - quando riesce ad entrare nella donna - comincia a portarli prima di tutto nella famiglia, dove il marito deve cominciare se non proprio ad essere sottomesso alla donna certamente ubbidire alla donna in non poche cose. 'Siamo uguali, abbiamo gli stessi diritti, perché tu devi signoreggiarmi?', dice la donna. 'Le tue sono pretese che affondano le radici nell'antichità ormai sorpassata', prosegue lei. 'Quindi, io non devo stare sottomessa a te', prosegue ancora la donna 'emancipata'. 'E se io non devo stare sottomessa a te come a nessun altro uomo, posso anch'io fare il pastore o l'anziano nella chiesa', conclude la donna. No, donna, tu sbagli grandemente, ti sei ribellata a Dio cominciando a ragionare in questa maniera perversa che non si addice a una donna che fa professione di pietà. Tu devi ravvederti di questi pensieri malvagi e tornare ad essere sottomessa a tuo marito che è il tuo capo e in generale all'uomo, e come segno di questa sottomissione all'uomo devi portare sul capo il velo quando preghi o profetizzi. Smetti di usare autorità su tuo marito, egli è il tuo capo; e smetti pure di cercare di diventare pastore o anziano nella chiesa. Mettiti a imparare in silenzio, con uno spirito di sottomissione e di riverenza verso l'uomo. Solo così potrai dirti una donna veramente emancipata; sì, perché sarai liberata dal laccio del diavolo che ti ha catturata affinché tu facessi la sua volontà.

A quei fratelli invece che permettono alla donna di mettersi a predicare o insegnare nella Chiesa voglio dire questo: 'Smettete di concedere alla donna tutto ciò perché così facendo state portando confusione nella Chiesa, state incoraggiando la donna ad usare autorità sia sul marito che sull'uomo in generale cosa questa che come ho sopra detto contrasta la verità'.

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5. Alla seguente pagina (www.lanuovavia.org/faq_chiesa_04.html) lei affronta la questione dei ministeri alle donne, e mi conceda, mi sembra che lei liquidi il problema in modo molto sommario e che sostenga tesi offensive nei confronti delle donne. Se crediamo nell'uguale dignità di uomo e donna, come si può affermare che la donna debba essere sottomessa e che non possa ricoprire le stesse cariche che ricopre l'uomo? Non è molto più sensato instaurare dei rapporti paritari fra uomini e donne, nel rispetto e nella stima reciproca? Come si può nell'anno 2000 sostenere che la donna debba tacere ed essere sottomessa perché più facilmente sedotta dal diavolo?

Egregio signore, il mio discorso (fondato sulla Parola di Dio) riguarda il ruolo della donna nella Chiesa di Dio. Credo di averlo spiegato bene in tutto il sito (perché diverse volte torno su questo argomento in punti diversi) che cosa è che la donna può fare e che cosa invece non può mettersi a fare nella Chiesa, comunque glielo ripeto brevemente. La donna nella Chiesa può pregare, e profetizzare (se ha il dono di profezia), ovviamente con il capo coperto da un velo come segno dell'autorità da cui dipende (autorità che è l'uomo), ma non può insegnare. La ragione la spiega l'apostolo Paolo, ed è perché non fu l'uomo ad essere sedotto ma la donna nel giardino d'Eden. Ovviamente anche l'uomo fu sedotto nel giardino dell'Eden, ma non dal diavolo, e qui è la differenza tra l'uomo e la donna. Non è una cosa da poco questa. L'apostolo Paolo lo dice chiaramente che non fu l'uomo a rimanere sedotto dal diavolo bensì la donna. Io non credo affatto di sostenere delle tesi offensive nei confronti delle donne; ovviamente molte donne saranno d'accordo con lei che io le abbia offese, ma ciò che dico è sostenuto dalla Parola di Dio che dura in eterno. Vede, alla donna non solo è vietato di insegnare nella chiesa ma non le è permesso neppure di usare autorità sul marito. E' contro natura vedere una donna dominare sul proprio marito; è qualcosa di vergognoso, che purtroppo oggi si vede spesso in questa società. La donna fu creata a motivo dell'uomo, cioè perché Dio decise di fornire all'uomo un aiuto convenevole; non è l'uomo che fu creato per la donna. Questa è la ragione per cui la donna deve stare sottomessa al proprio marito ed ubbidirgli. L'uomo è il suo capo, lei deve stargli sottomessa.

Guardi che la donna cristiana non è considerata dalla Parola di Dio una sorta di schiava a cui il marito può ordinare qualsiasi cosa e verso cui si può comportare come vuole. Non vorrei che da quello che dico lei intendesse questo. Infatti nel Nuovo Testamento ci sono anche degli ordini per i mariti a cui viene espressamente ordinato di convivere con la moglie con la discrezione DOVUTA al vaso più debole che è il femminile (cfr. 1 Pietro 3:7), viene loro ordinato di portare loro onore altrimenti le loro preghiere rimarranno senza risposta da parte di Dio. Questo dimostra che Dio è senza riguardi personali, infatti se non esaudisce un marito che sprezza la moglie o la tratta male, questo sta a dimostrare che davanti a lui non c'è nè maschio nè femmina. Quindi, sì l'uomo è il capo della donna, sì il marito è il capo della moglie, ma se lui disobbedisce a Dio sarà punito in base alla sua disobbedienza. Vorrei farle notare a proposito delle parole di Pietro a cui ho fatto prima riferimento che Pietro definisce la moglie il vaso più debole il che significa che anche il marito è un vaso debole, solo che la donna E' PIÙ DEBOLE. Ma non si vede questo? Io lo vedo chiaramente e non solo tra le donne cristiane. Quindi per riassumere, nella Chiesa di Dio c'è un ordine stabilito da Dio, e questo ordine prevede tra le altre cose che la donna debba stare sottomessa al proprio marito e all'uomo in generale per le ragioni prima citate. E le posso assicurare che ciò che la Parola di Dio ordina è sempre per il nostro bene, anche se non ci piace e non lo comprendiamo talvolta subito. Molti matrimoni vanno a pezzi proprio perché la donna rifiuta di essere sottomessa al marito e di ubbidirgli, volendo raggiungere la cosiddetta parità ricercata così tanto dal movimento femminista. Se i matrimoni falliti sono aumentati in maniera spaventosa in questi ultimi anni è proprio A MOTIVO dell'emancipazione femminile così tanto osannata da più parti. Mi si spezza il cuore nel vedere donne che in virtù di queste idee perverse si comportano verso i mariti come se fossero delle marionette nelle loro mani.

Ma ne stanno portando la pena di questa loro ribellione. Ovviamente molti matrimoni si spezzano anche per colpa di mariti che pensano di potere maltrattare la moglie e di usarla a loro piacimento; ma anche questi uomini porteranno la pena della loro ribellione. Io potrò pure essere odiato da tante donne, potrò pure essere sprezzato da tanti uomini, per questa mia posizione così radicale e così 'retrograda', ma a me non importa, DIO MI HA CHIAMATO A PREDICARE LA SUA PAROLA E IO DEVO ANNUNCIARE IL SUO CONSIGLIO E NON QUELLO CHE MI SUGGERISCE IL MONDO. Piaccia o non piaccia, questo è quello che Dio ha ordinato nella sua Chiesa.

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6. E’ giusto chiamare il locale di culto ‘Casa di Dio’ e ‘Chiesa’?

No, non è giusto chiamare il locale di culto ‘casa di Dio’ perché la casa di Dio non è un edificio fatto di mattoni o di pietre o di legno (come è un locale di culto) ma un edificio spirituale fatto da persone nate di nuovo il quale serve da dimora a Dio per lo Spirito Santo. Lo scrittore agli Ebrei infatti dice: “La sua casa siamo noi” (Ebr. 3:6), Paolo dice agli Efesini: “Ed in lui voi pure entrate a far parte dell’edificio, che ha da servire di dimora a Dio per lo Spirito” (Ef. 2:22), e Pietro dice nella sua prima epistola: “Accostandovi a lui, pietra vivente, riprovata bensì dagli uomini ma innanzi a Dio eletta e preziosa, anche voi, come pietre viventi, siete edificati qual casa spirituale, per essere un sacerdozio santo per offrire sacrificî spirituali, accettevoli a Dio per mezzo di Gesù Cristo” (1 Piet. 2:4-5).

Non è giusto neppure chiamare il locale di culto ‘chiesa’ perché la parola greca ekklesia significa ‘assemblea’ [dei tirati fuori]; per cui questa parola va usata solo in riferimento all’assemblea dei fratelli in Cristo a prescindere dove si riuniscono per rendere il loro culto a Dio. E che sia così è attestato dalle seguenti Scritture. Paolo scrivendo ai santi di Colosse dice: “Salutate i fratelli che sono in Laodicea, e Ninfa e la chiesa che è in casa sua” (Col. 4:15), e a quelli di Roma dice di salutare la chiesa che era in casa di Aquila e Priscilla (cfr. Rom. 16:5). Quando Pietro fu messo in prigione la Scrittura dice che “fervide preghiere erano fatte dalla chiesa a Dio per lui” (Atti 12:5). Dopo che Saulo si convertì al Signore la Scrittura dice: “Così la Chiesa, per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria avea pace, essendo edificata; e camminando nel timor del Signore e nella consolazione dello Spirito Santo, moltiplicava” (Atti 9:31). Per citare solo alcuni dei tanti versetti dove in una maniera o nell’altra la chiesa si riferisce all’assemblea dei riscattati.

E’ bene dunque che coloro che hanno l’abitudine di chiamare il locale di culto ‘Casa di Dio’ o ‘Chiesa’ smettano di farlo.

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7. E’ giusto che il pastore non lavori ma sia sostenuto finanziariamente e materialmente dalla Chiesa che pastura?

Sì, è giusto perché il pastore ha questo diritto nel Signore, cioè ha il diritto di non lavorare per essere dato a pieno tempo alla cura delle pecore che gli sono toccate in sorte per cui ha il diritto di essere sostenuto finanziariamente dalla Chiesa di cui si prende cura. Quando si dice che egli ha questo diritto si vuole implicitamente dire che la Chiesa ha il dovere di supplire a tutti i suoi bisogni siccome è scritto ai Galati: “Colui che viene ammaestrato nella Parola faccia parte di tutti i suoi beni a chi l’ammaestra” (Gal. 6:6).

La mercede che la Chiesa gli dà non è altro che la mercede di cui è degno l’operaio del Signore secondo che ebbe a dire Gesù Cristo: “L’operaio è degno della sua mercede” (Luca 10:7). L’apostolo Paolo conferma questo diritto che ha l’operaio del Signore nel dire: “Chi è mai che fa il soldato a sue proprie spese? Chi è che pianta una vigna e non ne mangia del frutto? O chi è che pasce un gregge e non si ciba del latte del gregge? Dico io queste cose secondo l’uomo? Non le dice anche la legge? Difatti, nella legge di Mosè è scritto: Non metter la musoliera al bue che trebbia il grano. Forse che Dio si dà pensiero de’ buoi? O non dice Egli così proprio per noi? Certo, per noi fu scritto così; perché chi ara deve arare con speranza; e chi trebbia il grano deve trebbiarlo colla speranza d’averne la sua parte…. Non sapete voi che quelli i quali fanno il servigio sacro mangiano di quel che è offerto nel tempio? e che coloro i quali attendono all’altare, hanno parte all’altare? Così ancora, il Signore ha ordinato che coloro i quali annunziano l’Evangelo vivano dell’Evangelo” (1 Cor. 9:7-10,13-14). Come si può vedere l’apostolo prende a sostegno di questo diritto, che hanno i ministri di Dio, la legge sia quando dice che non si deve mettere la museruola al bue che trebbia il grano (cfr. Deut. 25:4) e sia quando dice che i sacerdoti vivevano di quello che era offerto sull’altare e che quelli che facevano il servigio sacro nel tempio mangiavano di quello che era offerto nel tempio che consisteva nelle decime e nelle offerte che gli Ebrei dovevano portare nella casa di Dio affinchè ci fosse del cibo in essa (cfr. Mal. 3:10) per coloro che svolgevano i vari servizi nel tempio. Ovviamente, dato che adesso siamo sotto la grazia e non più sotto la legge, e i ministri del Signore devono vivere del Vangelo e non della legge di Mosè, il principio della decima non è più valido. Rimane tuttavia valido il principio di base che è quello di far parte dei propri beni materiali a chi è stato appartato da Dio per la predicazione del Vangelo e l’ammaestramento del popolo di Dio. Quindi il proprio pastore deve essere messo in grado, se ancora non lo è, di adempiere il ministerio che Dio gli ha affidato nella maniera che prescrive la Scrittura cioè a pieno tempo. Sia lui che la Chiesa ne avranno del bene.

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8. Come mai molti credenti non vogliono contraccambiare il servizio che viene loro rivolto dai ministri del Vangelo?

Questa è una domanda che ha una sola risposta, e cioè perché sono avari, amanti del denaro, e pensano che far parte dei loro beni materiali a coloro che li ammaestrano sia dannoso, sia l'equivalente di buttare i soldi dalla finestra. Purtroppo oggi in seno alla fratellanza c'è molto amore per il denaro, sono molti quelli che cercano di arricchire materialmente, di accumulare il più possibile su questa terra, e che rifiutano di aprire la loro mano per sostenere materialmente coloro che annunziano il Vangelo e li ammaestrano, cosa questa che è espressamente ordinata dalla Scrittura quando dice: "Colui che viene ammaestrato nella Parola, faccia parte di tutti i suoi beni a chi l'ammaestra" (Gal. 6:6). Ma costoro invece hanno dimenticato questo ordine di Dio, se lo sono gettato alle loro spalle. Nel loro cuore non c'è il minimo desiderio di far parte del loro denaro a chi li ammaestra, per costoro i ministri del Vangelo hanno solo il dovere di predicare il Vangelo come si conviene e di insegnare la Parola di Dio, loro invece hanno solo il diritto di essere serviti e bene! Per la Parola di Dio invece coloro che annunciano il Vangelo e s'affaticano nella predicazione e nell'insegnamento hanno anche il diritto di vivere del Vangelo, per cui hanno il diritto di non lavorare per essere dati a tempo pieno alla predicazione e all'insegnamento della Parola, e chi invece riceve il beneficio del loro ministerio ha il dovere di aiutarlo economicamente. Non diceva forse l'apostolo Paolo ai Corinzi: "Chi è mai che fa il soldato a sue proprie spese? Chi è che pianta una vigna e non ne mangia del frutto? O chi è che pasce un gregge e non si ciba del latte del gregge? Dico io queste cose secondo l’uomo? Non le dice anche la legge? Difatti, nella legge di Mosè è scritto: Non metter la musoliera al bue che trebbia il grano. Forse che Dio si dà pensiero de’ buoi? O non dice Egli così proprio per noi? Certo, per noi fu scritto così; perché chi ara deve arare con speranza; e chi trebbia il grano deve trebbiarlo colla speranza d’averne la sua parte. Se abbiam seminato per voi i beni spirituali, è egli gran che se mietiamo i vostri beni materiali? (…) Non sapete voi che quelli i quali fanno il servigio sacro mangiano di quel che è offerto nel tempio? e che coloro i quali attendono all’altare, hanno parte all’altare? Così ancora, il Signore ha ordinato che coloro i quali annunziano l’Evangelo vivano dell’Evangelo" (1 Cor. 9:7-14)? Si badi che questo vivere del Vangelo è un diritto che i ministri hanno nel Vangelo infatti così Paolo lo definisce poco più avanti (cfr. 1 Cor. 9:18).

Ma gli avari calpestano il diritto nell'Evangelo che hanno i ministri del Vangelo, se ne fanno beffe. Il denaro lo hanno in abbondanza, non gli manca, ma rifiutano di darne una parte e in maniera regolare ai servi di Dio (e se fanno vedere che danno anche loro, danno le loro briciole e pure mormorando, di mala voglia). Loro pensano che sia meglio investirlo in vestiti di lusso, in bigiotteria, in case, in macchine di lusso, in televisioni, in divertimenti, in vacanze, che utilizzarlo per supplire ai bisogni di coloro che li ammaestrano. 'Dio provvederà, fratello', sono capaci di dirti; dimenticando che Dio si usa proprio dei suoi figliuoli per sostenere materialmente i suoi collaboratori. Certo, perché no? Talvolta Dio si usa pure di persone del mondo e di angeli ma rimane il fatto che nella maggior parte dei casi si userà dei credenti per supplire ai bisogni dei suoi ministri. Costoro sono anche capaci di dirti: 'Tu devi dare gratuitamente fratello, quello che hai ricevuto da Dio', ben detto, dico io; ma voglio ricordarvi che Gesù dopo avere detto ai suoi apostoli: "Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date" (Matt. 10:8), gli disse pure: "L'operaio è degno del suo nutrimento" (Matt. 10:10), e ai settanta disse che "l'operaio è degno della sua mercede" (Luca 10:7). Dunque il fatto che il servitore del Signore debba offrirvi gratuitamente la sapienza e la potenza ricevute da Dio, e di mettere gratuitamente al vostro servizio i suoi doni, non vi dà nessun diritto, e ripeto nessuno, di non reputarlo degno del vostro concreto aiuto materiale e finanziario. Il servo di Dio non deve dunque chiedere compensi e stabilire tariffe per le prestazioni spirituali a vostro favore, ma egli ha il diritto di ricevere le vostre offerte in denaro per vivere lui e la sua famiglia. Ma è qui il punto che vi duole, avari, che non sopportate: voi non amate che si dica che l'operaio del Signore è degno della sua mercede. Ma ditemi un po’, voi ostinati di cuore: 'Se uno di voi lavorasse una mesata intera per qualcuno nella sua vigna e per questo suo lavoro non venisse reputato degno né del suo nutrimento come neppure della sua paga, che direste voi?' vi piacerebbe? Non è che forse prendereste tutti quei passi biblici dove si condannano coloro che fanno lavorar i propri servi per nulla, frodandoli del loro salario? Sono sicuro che sareste i primi a dire che avevate il diritto alla vostra paga mensile e che questo diritto è stato invece calpestato!' Sappiate che con coloro che vi servono ammaestrandovi è la stessa cosa: se voi non li reputate degni di una paga voi calpestate il loro diritto.

Vi avverto però che Dio non vi terrà per innocenti, perché meritate il suo castigo. Non vi illudete, Dio a suo tempo vi farà mietere i frutti amari della vostra avarizia. Continuate, continuate pure a fare finta di niente; Dio vi prenderà il vostro denaro e ve lo farà perdere come se aveste le tasche bucate. A suo tempo perderete quello che avreste dovuto dare ai suoi servi; anzi molto di più. Chi non raccoglie con me disperde, disse Gesù (cfr. Luca 11:23).

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9. Una donna può ricoprire l’ufficio di diacono?

Sì, ella può ricoprirlo infatti nel Nuovo Testamento, e precisamente nella lettera di Paolo ai Romani, è menzionata una diaconessa. Ecco cosa dice Paolo: “Vi raccomando Febe, nostra sorella, che è diaconessa della chiesa di Cencrea, perché la riceviate nel Signore, in modo degno de’ santi, e le prestiate assistenza, in qualunque cosa ella possa aver bisogno di voi; poiché ella pure ha prestato assistenza a molti e anche a me stesso” (Rom. 16:1-2).

Voglio però precisare che il diacono non è preposto all’insegnamento infatti tra le caratteristiche che deve avere un credente per essere assunto in questo ufficio non c’è quella di “atto ad insegnare” che invece deve avere il vescovo (cfr. 1 Tim. 3:2).

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10. E’ possibile ricevere più di un ministerio dal Signore?

Sì, è possibile infatti Paolo non era solo apostolo ma anche dottore, ecco quello che lui stesso dice: “In vista del quale [l’Evangelo] io sono stato costituito banditore e apostolo e dottore” (2 Tim. 1:11).

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11. La donna può insegnare la Parola di Dio?

No, non può farlo perché è scritto: “La donna impari in silenzio con ogni sottomissione. Poiché non permetto alla donna d’insegnare, né d’usare autorità sul marito, ma stia in silenzio. Perché Adamo fu formato il primo, e poi Eva; e Adamo non fu sedotto; ma la donna, essendo stata sedotta, cadde in trasgressione; nondimeno sarà salvata partorendo figliuoli, se persevererà nella fede, nell’amore e nella santificazione con modestia” (1 Tim. 2:11-15). Questo significa che la donna non può essere pastore e neppure anziano di una Chiesa.

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12. E’ lecito usare gli strumenti musicali durante il culto per accompagnare i cantici?

Sì, è lecito, non c’è un solo passo biblico e nessun motivo fondato sulle Sacre Scritture per dichiarare il loro uso una cosa illecita. E’ vero che sia nel libro degli Atti che nelle epistole non c’è nessun accenno ad un uso di strumenti musicali durante le riunioni dei santi antichi, tuttavia è anche vero che in cielo vengono usati degli strumenti musicali nella lode che viene rivolta a Dio e all’Agnello che sta alla sua destra. Giovanni vide le quattro creature viventi e i ventiquattro anziani che erano attorno al trono di Dio con una cetra ciascuno (cfr. Apoc. 5:8), egli in cielo vide anche “come un mare di vetro e di fuoco e quelli che aveano ottenuta vittoria sulla bestia e sulla sua immagine e sul numero del suo nome, i quali stavano in piè sul mare di vetro avendo delle arpe di Dio. E cantavano il cantico di Mosè, servitore di Dio, e il cantico dell’Agnello, dicendo: Grandi e maravigliose sono le tue opere, o Signore Iddio onnipotente; giuste e veraci sono le tue vie, o Re delle nazioni. Chi non temerà, o Signore, e chi non glorificherà il tuo nome? Poiché tu solo sei santo; e tutte le nazioni verranno e adoreranno nel tuo cospetto, poiché i tuoi giudicî sono stati manifestati” (Apoc. 15:2-4). Se dunque in cielo, dove c’è il trono di Dio e quello dell’Agnello, è permesso l’uso di strumenti musicali non vedo proprio perché non dovrebbe essere permesso sulla terra nell’assemblea dei santi in mezzo ai quali dimora sia il Padre che il Figliuolo.

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13. Da poco mi sono affacciato alla fede evangelica, vorrei informazioni sulle ‘benedizioni di Toronto’. I fenomeni che si verificano in quella comunità vengono da Dio?

Le manifestazioni che si verificano presso quei locali di culto che hanno accettato il cosiddetto Toronto Blessing non vengono da Dio. Mi riferisco al loro cadere a terra (prodotto dalla suggestione dei predicatori e da vere e proprie spinte; e non dalla potenza di Dio), al riso fragoroso e incontrollato, ai segni di apparenza ubriachezza, e ai versi di animali (leoni, cani e anche asini). Stai attento e tieniti lontano da quelli che vorrebbero trascinarti dietro queste manifestazioni carnali e diaboliche che non trovano nessun riscontro nella parola di Dio.

Dio volendo, tra qualche tempo, sarà pronto il mio articolo confutatorio del ‘Toronto Blessing’, leggilo.

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14. Chi non è battezzato in Spirito Santo può predicare in una chiesa?

A questa tua domanda rispondo ricordandoti che Apollo che era un uomo eloquente e potente nelle Scritture e parlava e insegnava accuratamente le cose relative a Gesù, fu di grande aiuto ai santi di Corinto perché con grande vigore confutava pubblicamente i Giudei dimostrando per le Scritture che Gesù era il Cristo, e tutto ciò benchè avesse conoscenza soltanto del battesimo di Giovanni, quindi Apollo in quel tempo non era ancora nè battezzato nel nome del Signore Gesù e neppure battezzato con lo Spirito Santo (cfr. Atti 18:24-28).

Io ti posso dire che ci sono alcuni fratelli non ancora battezzati con lo Spirito Santo, che quando predicano rallegrano, edificano, parlano con franchezza, e scuotono tanti credenti dal torpore in cui sono, e portano i peccatori a ravvedersi, mentre ci sono alcuni predicatori che si dicono battezzati con lo Spirito Santo, che non edificano affatto, ma annoiano solo, gli addormentati continuano a dormire quando li sentono, e i peccatori non sono presi da spavento e non sono portati a ravvedersi, perché la loro predicazione non è fatta con franchezza e con pienezza di convinzione, e questo perché i primi sono stati chiamati da Dio a predicare mentre i secondi no. Non è infatti dal fatto che si è battezzati con lo Spirito Santo che si capisce che uno è stato chiamato da Dio a predicare. Uno può essere stato battezzato con lo Spirito Santo e non essere stato chiamato da Dio a predicare; invece oggi pare che in certe comunità quando un credente viene battezzato con lo Spirito Santo riceve automaticamente la chiamata a predicare il Vangelo, non solo, verrebbe pure dotato di doni di guarigioni e di altri doni!!

Bada bene, con questo non voglio dire che questo non possa accadere o che non sia accaduto alcune volte, ma il fatto è che quando ciò accade è manifesto come lo è la luce del sole come anche è manifesto il contrario quando con il battesimo con lo Spirito, il Signore non concede altri doni. E ti posso dire che nella maggior parte dei casi quando un credente viene battezzato con lo Spirito non riceve né la chiamata a predicare e neppure dei doni dello Spirito Santo! Certo è comunque che chi è stato chiamato da Dio a predicare deve desiderare di essere battezzato con lo Spirito Santo e di certo sarà battezzato con lo Spirito. Se dunque è manifesto che un credente è stato chiamato da Dio a predicare, che ha questa capacità che viene da Dio, non gli si può vietare di predicare o insegnare, nell’attesa che venga battezzato con lo Spirito Santo. Io almeno non me la sento di vietarglielo.

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15. Caro fratello Butindaro, io ho letto domande e risposte del suo sito e c'era una parte che diceva che non possiamo chiamare la Chiesa "Casa di Dio". Io ho sempre detto: ‘La Chiesa è la casa di Dio" perchè io ho letto nella Bibbia in Matteo 21:12 che Gesù entrò nel tempio, e ne scacciò tutti quelli che vendevano e compravano; rovesciò dei tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditore di colombi. E disse loro: La mia casa sara chiamata casa di preghiera, ma voi ne fate un covo di ladri. Anche in Isaia 56:7. Allora io le chiedo: ‘Io devo dire che la Chiesa è la casa di Dio e la casa di Gesù (dato che Dio è Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo)?

Stai attenta, perchè io non ho detto che la Chiesa non si può chiamare 'Casa di Dio' perchè la Chiesa è la Casa di Dio ossia il tempio in cui abita Dio; ma ho detto un'altra cosa e cioè che non si può chiamare il locale di culto 'Casa di Dio'. Perchè questo? Perchè la casa in cui dimora Dio, sotto la grazia, non è fatta di mattoni ma di pietre viventi che sono tutti coloro che sono stati rigenerati dalla Parola di Dio (cfr. 1 Pietro 2:4-5). Ma queste sono tutte cose che nella mia risposta a quella specifica domanda sono spiegate molto bene. Ora, tu mi menzioni le parole di Gesù a riguardo del tempio di Gerusalemme che fu da lui chiamato "Casa del Padre mio" (Giovanni 2:16), ed egli disse il vero perchè sotto l'Antico Patto Dio aveva detto a Salomone a proposito del tempio che aveva fatto costruire: "Io ho esaudita la tua preghiera e la supplicazione che hai fatta dinanzi a me; ho santificata questa casa che tu hai edificata per mettervi il mio nome in perpetuo; e gli occhi miei ed il mio cuore saran quivi sempre" (1 Re 9:3). Devi tuttavia tenere ben presente che sotto l'Antico Patto il tempio che Salomone fece costruire a Gerusalemme era solo un'ombra del futuro tempio che il Messia avrebbe costruito nella pienezza dei tempi e mi riferisco all'edificio spirituale che è la Chiesa che a differenza di quell’edificio materiale costruito sotto l'Antico Patto e che rappresentava la Chiesa di Dio non potrà mai essere distrutto come invece fu distrutto quel tempio. Infatti il tempio che ai giorni di Gesù era in Gerusalemme (tempio che non era più quello costruito da Salomone perché quello era stato distrutto nel VI secolo avanti Cristo dai Babilonesi, ma era quello ricostruito dagli esuli che erano ritornati dopo 70 anni dalla cattività babilonese che poi era stato ingrandito e abbellito da Erode il Grande) fu distrutto nel 70 dopo Cristo dall'esercito romano che era stato mandato in Galilea e poi in Giudea a sedare una rivolta, e da quell'anno non è stato mai più ricostruito. Questo evento ci insegna che quell'edificio a Gerusalemme, certamente santo, NON POTEVA ESSERE LA VERA CASA DI DIO. E poi, già sotto l'Antico Patto Dio aveva detto che l'uomo non avrebbe potuto costruirgli una casa infatti dice il profeta: "Così parla l’Eterno: Il cielo è il mio trono, e la terra è lo sgabello de’ miei piedi; qual casa mi potreste voi edificare? e qual potrebb’essere il luogo del mio riposo?" (Isaia 66:1). Lo vedi? Ecco perchè Stefano disse che Salomone fu quello che gli edificò una casa "l’Altissimo però non abita in templi fatti da mano d’uomo" (Atti 7:48). Con la venuta di Cristo quindi, Dio ha fatto costruire una nuova casa, una casa santificata mediante lo Spirito di Dio e mediante il sangue di Cristo, una casa eterna che non sarà mai distrutta che è la "casa di Dio, che è la Chiesa dell’Iddio vivente" (1 Timoteo 3:15), e questa "sua casa siamo noi se riteniamo ferma sino alla fine la nostra franchezza e il vanto della nostra speranza" (Ebrei 3:6). Ora, "noi siamo il tempio dell’Iddio vivente, come disse Iddio: Io abiterò in mezzo a loro e camminerò fra loro; e sarò loro Dio, ed essi saranno mio popolo" (2 Corinzi 6:16). Stando così le cose, la Chiesa di Dio – ossia l’assemblea dei riscattati - puoi chiamarla tranquillamente ‘Casa di Dio’ o ‘Tempio di Dio’. Ma non chiamare il locale di culto né Chiesa di Dio, né Casa di Dio e neppure Tempio di Dio; non è corretto. Chiamalo ‘locale di culto’ o ‘sala di riunione’.

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16. Ho trovato qui (USA) una buona comunità e in particolare un fratello che è un anziano di questa comunità che io ho sentito di amare subito. Però c'è un problema. Mi spiego, io sono entrato a fare parte del gruppo suonatori di questa Chiesa dove questo fratello canta e la moglie pure, io suono la chitarra con loro. Il problema è che quando inizia il culto la moglie parla parla sempre il che a me dà fastidio, e subito è scattato in me un senso di ribellione e così ho parlato col marito e lui mi ha detto che la moglie esorta l’adunanza. Solo Dio sa come non vorrei perdere questo fratello. Mi potresti consigliare tu cosa fare? Spero che hai capito la situazione. Io non so se tu la leggerai questa lettera, spero di sì, se vuoi posso essere più chiaro se non hai capito bene. Grazie e Dio ti benedica.

Ho capito la tua situazione e capisco perfettamente il tuo turbamento nel sentire quella sorella esortare ed insegnare perchè l'ho provato pure io quando anni addietro in una comunità dove il pastore permette alle donne di insegnare, dovetti sentirmi una predicazione di una donna piuttosto arrogante per altro. Alla donna non è permesso di insegnare, deve piuttosto imparare in silenzio, questo dice la Scrittura; e siccome ogni Scrittura è ispirata da Dio perchè degli uomini hanno parlato da parte di Dio perchè sospinti dallo Spirito Santo, e questo stesso Spirito abita nei nostri cuori, è evidente che lo Spirito è contristato quando viene permesso ad una donna di insegnare. Da qui il turbamento che provi tu, e tutti coloro che hanno lo Spirito e camminano per lo Spirito.

Che devi fare allora? Vai dal pastore della Chiesa e fargli presente che la Scrittura non permette alla donna di insegnare (cfr. 1 Timoteo 2:11-12) e quindi egli deve impedire a quella sorella di insegnare ed esortare la comunità. Non so quale sarà la sua reazione, ma devi farlo.

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17. Caro fratello pace del Signore! Ti volevo chiedere se sai se Giovanni Rostagno, il pastore valdese che ha scritto il libro "Più presso a te Signor", insegnasse le medesime eresie del Luzzi dato che ho comprato codesto libro e a mio avviso sembra un buon libro di edificazione. Grazie.

Non so cosa risponderti, nel senso che non so se il Rostagno insegnasse tutte le eresie di Luzzi o solo alcune o nessuna di esse. Comunque tra i Valdesi ti puoi aspettare eresie un pò da tutti; basta pensare come eminenti teologi della chiesa valdese (Paolo Ricca e altri) siano a favore dei matrimoni tra omosessuali, non definendo più l'omosessualità 'peccato contro natura', per capire ciò.

Comunque tu ritieni sempre il bene e astieniti da ogni male. Nel caso un giorno dovessi scoprire che il Rostagno insegnava delle eresie te lo comunicherò.

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18. Se in una comunità il conduttore o pastore viene accusato di aver commesso adulterio, ma non si hanno prove evidenti, come si deve comportare la Chiesa nei confronti del pastore, che da premettere si è comportato sempre bene e che secondo i fedeli è stata solo diffamazione nei suoi confronti?

La Scrittura dice di non ricevere accusa contro un anziano se non sulla deposizione di due o tre testimoni (cfr. 1 Timoteo 5:19). Se le prove non sono evidenti perché ci sono solo delle voci bisogna fare delle indagini approfondite per accertare se il misfatto sia stato fatto o meno. Innanzi tutto si prendono i testimoni o accusatori e li si interroga per vedere in base a quali cose formulano le loro accuse contro il pastore. E poi si prendono la donna e il pastore e si sottopongono ad un interrogatorio affinché si accerti la verità. I magistrati fanno così sia con i testimoni che con i presunti colpevoli per accertare se quello che è stato detto contro gli imputati è vero o falso; sappi che quando l'accusa è una calunnia viene smascherata, ma se è verace allora in qualche maniera sarà confermata.

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19. …. sono un credente nato di nuovo dal 1990 faccio parte di una comunità evangelica pentecostale vicino Roma. Il Signore ha fatto una grande opera in me e nella mia famiglia, adesso i miei desideri sono rivolti al Regno di Dio e al progresso del Vangelo, tuttavia da quando ho creduto e anche ascoltando le testimonianze degli anziani nella fede, sono un pò sconsolato per la situazione attuale della chiesa, parlo in generale e parlo prima per me, spero di sbagliarmi ma vedo tanta tiepidezza, pochi convertiti, le Chiese non crescono forse diminuiscono, poco timor di Dio, poco amore, poco servizio, poca santificazione, preghiamo per un risveglio ma lo desideriamo veramente? Non vedo opere potenti, segni e miracoli che hanno caratterizzato i grandi risvegli del passato. Mi sembra che nessuno creda più veramente, c'è stanchezza spirituale, nessuno vuole aspettare, c'è fretta in ogni cosa. Abbiamo pregato per tanti fratelli gravemente ammalati, non mi ricordo molti guariti. Che sta succedendo alla Chiesa del Signore? Forse che siamo nel raffreddamento degli ultimi tempi? Il Signor Gesù è sempre ineffabilmente lo stesso e allora di chi è la colpa? Che si deve fare? Perdonami per lo sfogo, se hai parole di consolazione ti ringrazio anticipatamente.

Fratello nel Signore, pace. Sì molti si sono raffreddati, o meglio sono diventati tiepidi, ecco perché c’è poco amore, poca consacrazione, poco desiderio di santificarsi in mezzo al popolo di Dio. Il timore di Dio si trova solo in pochi, quasi tutti pensano di avere il diritto di peccare e di fare quello che vogliono La colpa dunque è dell’uomo; se oggi in mezzo a tante chiese non c’è quello che c’era nella chiesa primitiva è colpa dell’uomo.

Che fare dunque? Dobbiamo vivere una vita santa, pia e giusta, perché questa è la volontà di Dio, ed essere così un esempio ai credenti. Pregare e aspettare che il Signore si manifesti potentemente perché Lui è sempre lo stesso. E nel frattempo farsi animo perché non siamo i primi che si trovano a vivere tempi difficili. Ti incoraggio dunque a perseverare nel timore di Dio, onoralo a fatti e in verità, e non con la bocca soltanto come fanno tanti, e vedrai che il Signore ti onorerà. Cerca la sua faccia, cerca i suoi doni, cerca le sue rivelazioni, Egli è fedele. Non farti trascinare dai tiepidi per i sentieri tortuosi dove non c’è pace e dove non c’è vera gioia. E ricordati di riprovare le opere infruttuose delle tenebre a cui tanti credenti si abbandonano, di denunciarle in mezzo al popolo di Dio senza paura di niente e di nessuno.

Levati in favore della verità e soffri anche tu per l’Evangelo. Tieniti attaccato alla Parola di Dio perché il diavolo con la sua astuzia cerca di staccarci da essa.

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20. E’ necessario che io frequenti un Seminario Teologico per servire Dio?

La mia risposta alla tua domanda è la seguente. No, non è necessario che tu frequenti una Scuola Biblica o un Seminario Teologico per servire Dio. Se Dio ti ha chiamato a predicare il Vangelo e ad insegnare la sua Parola, Egli sicuramente ti metterà in grado di compiere queste cose perché esse sono la Sua volontà per te. Ovviamente, tu devi studiare la Bibbia, pregare molto e vivere una vita santa. Io stesso sono stato chiamato da Dio a predicare il Vangelo, ma non ho frequentato nessuna Scuola Biblica. Molti anni fa, circa due anni dopo la mia conversione, ero nel dubbio se frequentare o meno una Scuola Biblica, così pregai Dio a proposito di ciò, e Lui mi rivelò (in un sogno) che Egli non voleva che io andassi alla Scuola Biblica. Poi il Signore operò potentemente in me per mettermi in grado di capire in maniera corretta le dottrine della Bibbia e di insegnarle. A Lui sia la gloria ora e in eterno. Amen. Stai fermo nella fede, prega del continuo e temi Dio.

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21. Perché noi siamo il tempio di Dio?

Noi siamo il tempio di Dio perché in noi abita Iddio, secondo che disse Iddio: “Io abiterò in mezzo a loro e camminerò fra loro; e sarò loro Dio, ed essi saranno mio popolo” (2 Cor. 6:16), e lo siamo diventati questo tempio nel giorno che abbiamo creduto nel Figliuolo di Dio.

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22. Un anziano ha l’obbligo di astenersi dal vino?

No, un anziano non ha l’obbligo di astenersi dal bere vino perché il vino non è vietato berlo a nessun credente. L’anziano ha l’obbligo di non darsi al vino secondo che è scritto che bisogna che egli sia “non dedito al vino” (1 Tim. 3:3), il che è un’altra cosa, infatti essere dati al vino significa essere degli ubriaconi o persone che abusano del vino, cosa che tutti i Cristiani e non solo gli anziani non devono essere perché è scritto: “Non v’inebriate di vino, esso porta alla dissolutezza” (Ef. 5:18). Gli ubriaconi non erediteranno il Regno di Dio (cfr. 1 Cor. 6:10).

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23. Pace del Signore fratello, spesso tra credenti si dice che un Cristiano non debba mettersi in intimità con un altro fratello. Bibbia alla mano si può dimostrare ciò? Un Cristiano con il proprio fratello deve mantenere un rapporto freddo e scostante?

Non so cosa intendi o cosa alcuni intendono per “non mettersi in intimità con un altro fratello”, comunque se con questa espressione si intende “mantenere un rapporto freddo e scostante” con il proprio fratello nel Signore, la Scrittura non insegna a tenere un simile comportamento verso i fratelli, anzi essa ci ordina di amarci intensamente secondo che è scritto: “Avendo purificate le anime vostre coll’ubbidienza alla verità per arrivare a un amor fraterno non finto, amatevi l’un l’altro di cuore, intensamente” (1 Piet. 1:22), e ad essere pieni di affezione gli uni per gli altri (cfr. Rom. 12:10).

Ma rifletti, noi che siamo membri del corpo di Cristo e che ci dobbiamo amare come Cristo ha amato noi, come potremmo essere chiamati ad avere un rapporto freddo e incostante tra di noi? Che rapporti intratteneva Gesù con i suoi discepoli? Un rapporto freddo? Incostante? Non mi pare di vedere questo quando leggo la storia di Gesù di Nazareth. E che dire poi dei rapporti che avevano tra loro i primi discepoli a Gerusalemme? Non è forse vero che essi erano rapporti stretti e assidui? Basta leggere queste parole: “E tutti quelli che credevano erano insieme, ed aveano ogni cosa in comune; e vendevano le possessioni ed i beni, e li distribuivano a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. E tutti i giorni, essendo di pari consentimento assidui al tempio, e rompendo il pane nelle case, prendevano il loro cibo assieme con letizia e semplicità di cuore” (Atti 2:44-46) per rendersi conto di ciò.

Purtroppo però bisogna dire che oggi nella maggioranza dei casi, i rapporti tra i credenti di una stessa comunità sono freddi e incostanti e questo perché manca l’amore, quello vero. I rapporti tra fratelli si limitano alle riunioni di culto e talvolta solo ad una riunione di culto alla settimana, e poi a qualche agape organizzata di tanto in tanto o a qualche altra riunione. L’incontrarsi al di fuori delle riunioni di culto è una cosa rarefatta e tanto è vera la cosa che spesso i fratelli di una Chiesa non sanno neppure dove abita il fratello e quali sono le sue condizioni di vita, i suoi problemi, ecc. Tutto questo non è altro che la conseguenza del poco amore che esiste nel cuore di tanti.

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24. Gradiremmo ricevere informazioni alla luce della Parola di Dio in merito a queste due domande, grazie. 1) L'Ecumenismo è scritturale oppure no? 2) La facoltà delle organizzazioni religiose di raccogliere soldi attraverso la dichiarazione dei redditi, vedi l'8 x 1000, è scritturale oppure no?

No, non sono scritturali né l’ecumenismo e neppure la facoltà di ricevere dallo Stato l’8 per mille.

L’ecumenismo non è scritturale perché il suo scopo è una falsa unità a livello mondiale fra tutti coloro che si dichiarano Cristiani (quindi sia Cattolici Romani, che Protestanti, che Ortodossi e altro) e perno di questa unità dovrebbe essere il Capo della Chiesa Cattolica Romana, ossia il papa, perché lui si ritiene il Capo visibile della Chiesa di Cristo sulla terra. Attorno a lui e sotto di lui dovrebbero riunirsi tutti i Cristiani. Definisco questa unità falsa perché essa non si fonda sulla verità ma su un miscuglio di verità e menzogne che vengono intrecciate abilmente (le cose vere sono per citarne alcune, la Trinità, la divinità di Cristo, la sua morte e la sua resurrezione e la sua seconda venuta, mentre le cose false sono per esempio la salvezza per opere, il primato del vescovo di Roma, il culto alle cosiddette immagini e statue sacre, la confessione al prete, il pedobattesimo, la dottrina della rigenerazione battesimale, la messa, l’imposizione del celibato, il purgatorio, e moltissime altre). Per cui essere a favore dell’ecumenismo significa dovere essere a favore di varie menzogne (o comunque dover tollerare varie menzogne) di cui il padre è il diavolo. In altre parole, se uno si vuole schierare a favore dell’ecumenismo deve schierarsi contro la Parola di Dio, e deve di conseguenza cambiare parecchi suoi atteggiamenti: da intollerante verso i seduttori deve diventare tollerante, deve diventare insomma come l’angelo della chiesa di Tiatiri che tollerava Jezabel che insegnava e seduceva i servitori di Gesù perché commettessero fornicazione e mangiassero cose sacrificate agli idoli (cfr. Apoc. 2:20), comportamento che ti ricordo fece indignare il Signore che riprese quell’angelo. Ti faccio un esempio pratico con me stesso: se io mi schierassi a favore dell’ecumenismo dovrei mettermi a chiamare fratelli persone che non sono ancora affatto salvate, ma ancora morte nei loro peccati e cercano di guadagnarsi la vita eterna e il perdono dei loro peccati tramite opere buone, mortificazioni ecc., il che equivale a chiamare fratelli coloro che ancora sono dei figli del diavolo, nemici della croce perché ritengono che la salvezza si possa ottenere con le opere buone. Questo naturalmente significherebbe che a costoro non dovrei più predicare il ravvedimento e la remissione dei peccati mediante la fede in Gesù, e questo perché essi anche se non sono sicuri della loro salvezza (i Cattolici Romani infatti non possiedono questa sicurezza) non vanno turbati con discorsi quali; ‘Se non siete sicuri di essere salvati e perdonati, vuol dire che ancora non siete nati di nuovo, ancora non siete dei figli di Dio’. No, essi devono essere lasciati in pace, per amore di unità!! Come si può fare una simile cosa se si ama la verità? Non si può. Ma ti faccio un altro esempio; se io mi schierassi a favore dell’ecumenismo dovrei anche mettermi a chiamare fratelli tanti che adorano degli idoli, tanti che adorano e pregano Maria, i santi in cielo e pure gli angeli (mi riferisco ai Cattolici Romani dediti all’idolatria e a varie superstizioni), e questo sarebbe sbagliato perché gli idolatri non sono dei figli di Dio ma dei nemici di Dio la cui fine è il fuoco eterno, la perdizione. E non solo dovrei mettermi a chiamarli fratelli ma anche a stare con loro, a frequentarli, a pregare con loro, a evangelizzare con loro, ecc. cose queste espressamente vietate dalla Scrittura che dice di non mischiarsi con alcuno che chiamandosi fratello sia un idolatra (cfr. 1 Cor. 5:11). E quel comportamento io dovrei tenerlo sempre per amore di unità!!! E poi che dire del fatto che dovrei smettere di chiamare il culto a Maria, ai santi e agli angeli, IDOLATRIA, e mettermi a chiamarlo invece una usanza? E che dire poi che non dovrei definire la dottrina del purgatorio UNA ERESIA perché secondo i teologi romani non fa per niente a pugni con la dottrina della salvezza per grazia mediante la fede in Gesù? E che dire poi del fatto che dovrei in una maniera o nell’altra riconoscere il primato del vescovo di Roma, il cosiddetto ministerio petrino perché viene detto che viene ministrato da colui che è il successore di Pietro? E che dire poi del fatto che dovrei tacere contro quell’abominazione papista chiamata messa che è considerata la ripetizione del sacrificio di Cristo e una offerta propiziatoria per i peccati dei vivi e dei morti (che sarebbero in purgatorio)? Non sono anche questi tutti comportamenti che dovrei tenere per amore dell’unità sbandierata dagli ecumenici? Come si può dunque chiamare vera unità un’unione che tende a fare chiudere gli occhi ai credenti e a far loro trasgredire la Parola di Dio? Non si può, si deve quindi chiamare questa unità falsa unità o meglio ancora confusione. Ho parlato molto contro l’ecumenismo nel mio libro confutatorio sulla Chiesa Cattolica Romana; io lo giudico una macchinazione di Satana, una trappola per i credenti, e questo perché so che cosa realmente si prefigge cioè il ritorno dei Protestanti nel grembo della Chiesa Cattolica Romana, il ritorno degli Evangelici alle eresie e alle superstizioni della Chiesa romana, in una sola parola lo sviamento dei Cristiani, di tutti coloro che hanno conosciuto la verità. E’ una trappola perché apparentemente sembra, e ripeto sembra, che si prefigga di procacciare l’unità dei Cristiani, ma nella realtà si prefigge di intrappolare i credenti in un sistema religioso perverso che ha alla sua testa un anticristo, sì un anticristo, e non si può chiamare in altra maniera un uomo che si proclama il vicario di Cristo in terra, che oltre a non vivere come Cristo, cosa questa che uno che ha gli occhi aperti può benissimo vedere, incita i Cristiani all’idolatria perché li invita a pregare e adorare Maria, a raccomandarsi a lei ecc. Un simile invito equivale a volere che essi si sviino e vadano in perdizione perché là vanno gli idolatri. Dunque, massima attenzione, e si continui a riprovare questa macchinazione di Satana che è l’ecumenismo papista.

Ricevere l’8 per mille dallo Stato non è scritturale perché equivale a ricevere dallo Stato un finanziamento (o un aiuto finanziario che dir si voglia) per portare avanti attività che si devono compiere solo con le offerte date direttamente ai conduttori. Inoltre perché sia il pagamento dei salari dei pastori, che il pagamento dell’affitto di locali di culto, che l’acquisto di materiale utile al culto o all’evangelizzazione, va fatto solo con denaro raccolto nell’ambito della Chiesa. Anche le offerte agli orfani, ai malati, alle vedove, ai poveri in generale, vanno fatte con denaro raccolto in ambito della fratellanza in maniera diretta. E’ vero che in alcuni casi l’8 per mille che si riceve dallo Stato serve solo a scopi sociali ed umanitari, come nel caso delle ADI (l’articolo 23, comma 1, dell’intesa Stato-ADI del 22 novembre 1988 dice infatti: ‘A decorrere dall’anno finanziario 1990 le ADI concorrono alla ripartizione della quota, pari all’otto per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, liquidata dagli uffici sulla base delle dichiarazioni annuali, destinando le somme devolute a tale titolo dallo Stato ad interventi sociali ed umanitari anche a favore di Paesi del terzo mondo’), ma non importa proprio nulla, è lo stesso sbagliato. Ma d’altronde quando la Chiesa si allea con lo Stato, o si rifugia all’ombra dello Stato - lo so che chi riceve l’8 per mille detesta queste espressioni ma esse corrispondono perfettamente a verità - essa finisce con il ricevere dei privilegi da parte dello Stato, delle agevolazioni di svariato genere, tutte cose che la Chiesa non deve ricercare. Nel caso specifico, l’8 per mille costituisce un finanziamento indiretto dello Stato alla Chiesa, e si badi che questo lo riconoscono persino eminenti giuristi e politici che di leggi dello Stato se ne intendono. E proprio perché si tratta di un finanziamento che lo Stato fa verso certe organizzazioni religiose ci sono in Italia delle forze politiche che sono fortemente contrarie a questo finanziamento (vedi per esempio il Partito Radicale) le quali vorrebbero che l’8 per mille fosse abolito e che le varie Chiese che lo ricevono si autofinanziassero in tutto e per tutto direttamente solo con i soldi dei loro membri. Naturalmente questo finanziamento dello Stato (cioè l’8 per mille) non è facile da ottenere perché per ottenerlo bisogna avere molti requisiti e presentare agli organi competenti tutti i documenti necessari; ma una volta che lo Stato vede che hai le carte in regola te lo concede. Tutto ciò naturalmente per la gioia di quegli uomini corrotti e arroganti che si trovano a capo e non solo a capo in queste organizzazioni religiose, i quali vedono riempirsi le loro casse di ulteriori soldi, vedono la loro organizzazione religiosa raggiungere un elevato grado di notorietà, e possono fregiarsi di avere anche l’8 per mille assieme allo Stato e alla Chiesa Cattolica Romana!

A chi deve dunque dare un credente l’8 per mille? Allo Stato, sono soldi che appartengono allo Stato, si devono quindi dare ad esso: ‘Date a Cesare quello che è di Cesare’ (cfr. Luca 20:25). Esso poi provvederà ad usare il denaro per scopi umanitari quando si presenteranno le occasioni.

Fratelli, destinate il vostro 8 per mille allo Stato. Opponetevi strenuamente a questa intensa pubblicità fatta in seno alle chiese che ricevono l’8 per mille anche tramite radio e volantini periodicamente con l’avvicinarsi di certe date.

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25. Caro Giacinto, pace. Ho voluto scriverti questo mio personale pensiero, con il semplice proposito di sapere cosa ne pensi e quale sia l’opinione tua e di tuo fratello Renato a riguardo della trasmissione cristiana “Chuck e Nora” (credo che la conosciate) che sabato scorso ho avuto modo di seguire per alcuni minuti sull’emittente locale Teletevere, anche se sono pienamente consapevole della vostra completa avversione verso la televisione. Come è avvenuto altre volte che ho avuto l’occasione di assistere ad alcuni momenti di questa trasmissione (che credo sia da tanti anni in onda), francamente non sono rimasto molto edificato per il fatto che si svolge in uno studio molto appariscente e che alcuni brani musicali proposti sono presentati da cantanti che si muovono (quasi danzano) e con una coreografia molto mondana. Inoltre, come altre volte mi è capitato di vedere, hanno mandato in onda uno spezzone del programma di Benny Hinn dagli Stati Uniti. In questo programma, credo che siate già a conoscenza di questo fatto, secondo me avviene una cosa strana, e cioè in un clima di grande euforia, in uno stadio con migliaia di persone radunate, Benny Hinn fa salire sul palco tutti coloro che hanno ricevuto una guarigione in quella speciale giornata e toccandole o sfiorandole con le mani tutte cadono a terra, che si presuppone per la potenza dello Spirito Santo. Ma!? Io rimango perplesso. Mi sembra solo qualcosa di spettacolare. Non credo che lo Spirito Santo operi in questa maniera. Cosa ne pensate? Visto che trasmettono da Marnate, provincia di Varese, se non ricordo male, che è vicino alla vostra città di provenienza, che mi sapete dire sul loro conto? Appartengono a qualche denominazione di fede pentecostale? A mio parere, come avviene da quello che ne so nelle comunità ADI, bisognerebbe mettere in guardia tutti i credenti che guardano la TV da queste trasmissioni che possono portare confusione o addirittura scandalizzare qualche giovane credente. Per esempio ti dico che un giovane credente tempo fa, parlando con un suo amico di scuola, non ha saputo rispondere alla domanda: ma voi Evangelici non dite che non bisogna farsi immagini? Purtroppo aveva visto la trasmissione e la sua attenzione era caduta su alcune immagini che vengono utilizzate come coreografia nella trasmissione. Credo che c’è qualche messaggio genuino in quello che dicono, ma in tanta sfarzosità contornata da un pizzico di mondanità (e mi risulta anche che richiedano spesso dei contributi in denaro allo scopo di avere una televisione cristiana che trasmetta 24 ore su 24 solo programmazione cristiana come già avviene negli Stati Uniti), l’opera dello Spirito Santo è limitata, non può operare liberamente, se non addirittura in alcuni casi ostacolarne l’efficacia.

Ascolta, fratello, conosco questa trasmissione tenuta da Chuck e Nora, perché mi capitò di seguirla diverse volte quando ancora vedevo la televisione perché come sai è arrivato il giorno che ho smesso di guardarla per i motivi che anche tu sai molto bene.

A quel tempo però i due non erano ancora a capo della TBN in Italia. Comunque a me non piaceva la loro trasmissione già a quel tempo (che non so però nei particolari quanto sia diversa adesso) perché cercava già di assomigliare a certi programmi americani che non mi piace come venivano condotti; uno per tutti PRAISE THE LORD condotto da Paul Crouch e da sua moglie Jan che da come si veste e si adorna pare un’attrice hollywoodiana più che una Cristiana. Ma d’altronde mi pare che Chuck e Nora vengano dall’America per cui non mi meraviglia di questa loro conduzione all’americana, chiamiamola così. Sì, lo so della presenza di alcune immagini di Gesù in questi programmi; ricordo infatti che c’era un grosso quadro che rappresentava Gesù negli studi americani dove si teneva il programma PRAISE THE LORD di Paul Crouch, ma non so se negli studi dove Chuck e Nora fanno il loro programma ci siano quadri simili o di che tipo siano le immagini presenti. Certo, nel caso ci fosse un’immagine di Gesù anche negli studi qui in Italia, la cosa sarebbe da biasimare.

Per ciò che riguarda la mondanità tu sai che la condanno perché è dal diavolo e non da Dio: la sfarzosità poi non si addice ai santi perché noi dobbiamo essere conosciuti per la nostra modestia e semplicità. Comunque io sono persuaso che Dio si può usare per salvare delle anime anche di predicatori del Vangelo che vivono nella mondanità e nella sfarzosità.

Per ciò che concerne Benny Hinn si tratta di un seduttore di menti che insegna cose strane, di un predicatore che butta giù le persone e fa credere che lo Spirito Santo sia l’autore della loro caduta. Io esorto i credenti a guardarsi da questo uomo.

Per ciò che concerne la denominazione pentecostale a cui appartengono Chuck e Nora ho saputo da un fratello che li ha conosciuti anni addietro quanto segue: ‘Chuck e Nora vengono da chiese libere e non sono appartenuti ad alcuna denominazione per quanto mi ricordo. In Italia, hanno continuato con le chiese libere, ….. Non avevano una chiesa fissa, ma giravano continuamente…...’

Un’ultima cosa, la TBN in Italia, permette ad un certo Maurizio Bua che è apertamente antitrinitario di tenere un proprio programma televisivo; questa è una cosa grave perché Chuck e Nora così facendo dimostrano di non conoscere od amare la Parola di Dio.

Quindi in questa televisione di confusione ne regna parecchia. Sì, è vero che nelle ADI mettono in guardia da questo tipo di trasmissioni e fanno bene, nulla da ridire. Ma credo che le ADI dovrebbero mettere in guardia in primo luogo dalla televisione dicendo ai credenti di buttarla via come facciamo noi, ma questo non lo fanno come invece lo facevano molti e molti anni fa. E non solo, se qualche credente viene sentito parlare in termini come ‘alla televisione è meglio rinunciarvi perché è uno strumento tramite cui è impossibile non contaminarsi, ruba tempo prezioso e getta discordie a non finire in casa dei santi’ subito gli danno addosso, dandogli del fanatico, del religioso, dell’esagerato, del bigotto, ecc. ecc. Ma sai qui, il discorso potrebbe allungarsi di molto; per esempio ti faccio un altro esempio. Nelle ADI viene confutata la messa cattolica romana, ossia viene dimostrato che la messa non è la cena del Signore istituita da Cristo ma un rito pagano camuffato da Cena del Signore. Ma paradosso dei paradossi, nelle ADI se un credente ha dei genitori cattolici romani che muoiono egli viene autorizzato (o meglio gli viene permesso) di andare alla messa funebre in onore dei suoi genitori defunti! Sembra incredibile, ma è così! A quei credenti che vanno alla messa per i loro genitori non viene detto nulla; non gli viene fatta nessuna riprensione!! E’ una vergogna tutto ciò! E’ uno scandalo!! Basta considerare che la messa non solo pretende di essere la ripetizione del sacrificio di Cristo ma anche un sacrificio propiziatorio a pro dei vivi e dei morti, per rabbrividire al solo pensiero che un credente possa tranquillamente andare ad una messa senza che il pastore, pur sapendo la cosa, dica una parola ma dia il suo silenzioso assenso. Ripeto, fratello, questo è uno scandalo. Forse sono uscito un po’ fuori dalla risposta, ma ho voluto cogliere l’occasione per farti notare quali gravi contraddizioni comportamentali si trovano in alcuni credenti, nel caso specifico delle ADI, ma lo stesso ed identico discorso vale anche per i credenti di tante comunità pentecostali che non sono delle ADI.

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26. Può la donna evangelizzare o avere un programma in una radio/evangelica dove viene diffusa la parola del Signore? Il presentarsi davanti alla Chiesa per dare una testimonianza o leggere una parola della Bibbia é considerato pregare?

La donna può evangelizzare, se per evangelizzare si intende raccontare la propria conversione (o anche una guarigione sperimentata), sì ella può testimoniare agli altri quello che il Signore ha fatto per lei, anzi lo deve fare perché ciascuno di noi, a prescindere che sia un uomo o una donna, ha il dovere di raccontare quella che è stata l’opera di Dio in lui o in lei. Per esempio, quando la donna dal flusso di sangue fu guarita dal suo flagello dopo avere toccato il lembo della veste di Gesù è scritto: “E la donna, vedendo che non era rimasta inosservata, venne tutta tremante, e gittatasi a’ suoi piedi, dichiarò, in presenza di tutto il popolo, per qual motivo l’avea toccato e com’era stata guarita in un istante” (Luca 8:47). Come puoi vedere Gesù non vietò a quella donna di raccontare pubblicamente l’opera di Dio avvenuta in lei. Se però per evangelizzare, nel caso della donna, si intende andare per le strade o per le piazze a predicare il Vangelo, allora ti dico che questo io non lo permetto, non lo ritengo una mansione per donne. Gesù scelse dodici uomini che mandò ad evangelizzare, e nessuna delle donne che lo seguivano e lo servivano. Le donne rimasero a servirlo con i loro beni (cfr. Luca 8:1-3). E non sono neppure d’accordo con l’affidare alla radio un programma di evangelizzazione ad una donna perché anche in questo caso non la ritengo una cosa conveniente. Qui a Roma per esempio, a RadioEvangelo che è una radio delle Assemblee di Dio in Italia, ci sono alcuni programmi in cui pure delle donne leggono dei messaggi per gli increduli o degli insegnamenti biblici, e la cosa non la ritengo decorosa, sarebbe molto meglio che ci fossero degli uomini al loro posto.

Testimoniare dinnanzi alla Chiesa o leggere delle parole dalla Bibbia non equivale a pregare, potrebbe però succedere che durante la testimonianza la donna lodi Dio o lo ringrazi e qui allora le cose cambiano perché comincia a rivolgersi a Dio, come anche può succedere che la donna legga dalla Bibbia delle parole rivolte a Dio, cioè una preghiera o una lode a Dio, e allora anche qui le cose cambiano; in questi due casi quindi, sia il testimoniare che il leggere dalla Bibbia includerebbero anche un ringraziamento o delle preghiere rivolte a Dio.

In merito però al leggere parti della Bibbia pubblicamente da parte di una donna, ti dico che non condivido la cosa perché la donna solitamente prende la Bibbia per mettersi ad insegnare e questo le è espressamente vietato dalla Scrittura (cfr. 1 Tim. 2:11-12). Ho assistito personalmente a queste cose in comunità pentecostali dove alla donna viene permesso di predicare e insegnare, e ti posso assicurare che si tratta di qualcosa di indecoroso. Ma quand’anche la donna non prendesse la Bibbia per leggere, commentare e insegnare, ma solo per leggere, io ritengo che la lettura pubblica della Parola di Dio debba essere fatta solo dagli uomini.

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27. Caro Fratello Giacinto, pace nel Signore. Scusami se Ti ho scritto, ma ho bisogno di un informazione riguardo al Dono di Pastore. Come Tu hai giustamente detto, è classificato nei Doni di Ministerio (Ef. 4:11), ma Tu hai altresì detto che la (se ho capito bene) Primitiva Chiesa era pasturata da "anziani" e che non v'era un uomo chiamato Pastore che da solo Pasturasse il Gregge di DIO, però Hai detto anche che le 7 stelle sono gli angeli delle sette chiese, e che sono i Pastori; ma nei Doni Ministeriali non sono forse tutti uguali? Non era forse meglio se si fosse restati con le comunità curate solo dal collegio degli Anziani evitando forme di papismo che purtroppo si verificano sempre più frequentemente? E' vero che il Signore cita l'Angelo della chiesa e parla del suo ministerio però la domanda è anche questa: secondo te il Signore ha parlato così perché vi era già un Pastore che governava la Chiesa o perché Egli sapeva già in anticipo che si sarebbe messo in mezzo questa figura Principale nella Comunità? E poi, gli Anziani non sono da Paolo chiamati anche loro Vescovi? (Atti 20:28) e Paolo non dice egli a loro che devono "Pascere la Chiesa di Dio? Allora cosa abbiamo, un pastore (cioè un Anziano Vescovo) che è maggiore degli altri Anziani o Vescovi chiamati a loro volta Pastori? Non sembra anche a Te che ci siamo allontanati dal modello di Conduzione Biblica della Chiesa?

Fratello, ribadisco che in base a quanto è scritto negli Atti degli apostoli le Chiese erano governate da un collegio di anziani e non si può dire che a capo di ogni comunità ci fosse un pastore coordinato da un collegio di anziani. Io mi attengo a quanto è scritto e a quanto si evince da una lettura globale del libro degli Atti. Ma ribadisco pure che da quello che è scritto nell’Apocalisse a capo di ognuna delle sette chiese c’era un pastore che è chiamato “l’angelo della Chiesa”. La posizione ministeriale di questo ‘angelo’ si evince anche da alcune cose che vengono dette specificatamente all’angelo. Per esempio all’angelo della Chiesa d’Efeso il Signore dice che lui aveva messo alla prova quelli che si chiamavano apostoli e non lo erano e li aveva trovati mendaci (cfr. Apoc. 2:2), a quello di Pergamo rimproverò di avere nella comunità di quelli che professavano la dottrina di Balaam e anche quella dei Nicolaiti (Apoc. 2:14-15), e a quello di Tiatiri che egli tollerava Jezabel che insegnava cose false e seduceva i servi del Signore (Apoc. 2:20); a quello di Sardi, il Signore ordinò di essere vigilante e di raffermare il resto che stava per morire (cfr. Apoc. 3:2), e di ricordarsi di quanto aveva ricevuto (cfr. Apoc. 3:3), poi gli dice di avere alcuni pochi in Sardi che non avevano contaminato le loro vesti (cfr. Apoc. 3:4).

Queste sono espressioni che come puoi vedere erano rivolte a qualche credente autorevole che aveva la responsabilità di vegliare e di pascere la Chiesa e dato che questa responsabilità ce l’ha il pastore si deduce che quelle comunità avevano un pastore a condurle, questo naturalmente non significa che il pastore non avesse degli anziani o dei diaconi ad assisterlo.

Guarda, le forme di papismo a livello di Chiesa locale si possono verificare sia se la Chiesa ha un pastore e un collegio degli anziani, e sia se la Chiesa ha solo un collegio di anziani (come nel caso di certe Chiese Evangeliche).

Il papismo infatti si verifica ogni qual volta qualcuno che pasce il gregge di Dio invece che pascere vuole signoreggiare il gregge del Signore. Quindi il fatto che una Chiesa ha un pastore, non equivale a dire che quel pastore è un ‘papa’ o un ‘dittatore’, perché quel pastore se è un uomo mansueto come Mosè non signoreggerà affatto il popolo di Dio. Ho detto come Mosè perché quest’uomo fu costituito da Dio “il pastore del suo gregge” (Is. 63:11) cioè del popolo d’Israele, ma non per questo Mosè fu un dittatore. Rimase mansueto senza inorgoglirsi e riuscì a pascere il gregge di Dio nel deserto. Perché mai un credente non potrebbe pascere un gregge se costituito pastore sopra di esso da Dio come nel caso di Mosè? Certo a Mosè furono associati degli anziani, ma il pastore rimase lui.

Dunque, quando fu scritta l’Apocalisse le sette chiese dell’Asia erano già condotte ciascuna da un pastore.

Per quanto riguarda il nome da dare a questo credente io lo chiamo pastore e vescovo; un po’ come nel caso di Gesù che è chiamato “il Pastore e Vescovo delle anime nostre” (1 Piet. 2:25); Pastore perché pasce; Vescovo perché sorveglia infatti il termine greco per vescovo cioè episcopos significa ‘sorvegliante’. Gli anziani invece solo vescovi, anche se comunque devono anch’essi pascere il gregge di Dio (1 Piet. 5:2 e Atti 20:28).

No, non mi pare che ci siamo allontanati dal modello di conduzione biblica della Chiesa. Ripeto se Dio dona il ministerio di pastore ad un credente e questo adempie il ministerio datogli dal Signore con ogni umiltà non ci saranno rischi che egli diventi un ‘papa’, come anche credo che se ogni anziano eletto dalla Chiesa adempie il suo ufficio ubbidendo al Signore in quella comunità dove ci sono solo anziani non ci saranno casi di ‘papismo’.

E poi non dimenticarti che non perché un credente sia stato costituito pastore sopra una comunità questo significa che egli possa insegnare o fare quello che vuole; egli deve infatti rimanere pur sempre sottomesso alla Parola di Dio. E se dovesse sviarsi insegnando cose perverse o compiendo scandali, il Signore per certo lo castigherà e lo rimuoverà se non si ravvede. In alcuni casi la rimozione consiste nel farlo morire; ci sono stati dei casi in cui dei pastori dopo essersi sviati, non avendo accettato la correzione del Signore, sono stati da lui messi a morte. Quindi, occorre stare tranquilli, sapendo che il Signore vigila pure sui pastori e non solo sulle pecore affidategli. Riconosco che nella sua posizione egli sarà tentato di signoreggiare il popolo di Dio; ma comunque sia alla fine se dovesse mettersi a signoreggiare i credenti il Signore penserà lui a come punirlo per il suo orgoglio.

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28. I falsi dottori di cui parla l’apostolo Pietro nella sua seconda epistola sono delle persone che un giorno avevano conosciuto il Signore, o delle persone che non hanno mai conosciuto il Signore?

Sono delle persone che in passato avevano conosciuto pure loro la verità che è in Cristo Gesù ma poi l’hanno abbandonata per volgersi ad eresie di perdizione. Questo lo si apprende da queste espressioni dell’apostolo che riguardano i falsi dottori: “Lasciata la diritta strada, si sono smarriti, seguendo la via di Balaam, figliuolo di Beor, che amò il salario d’iniquità” (2 Piet. 2:15) e: “Poiché, se dopo esser fuggiti dalle contaminazioni del mondo mediante la conoscenza del Signore e Salvatore Gesù Cristo, si lascian di nuovo avviluppare in quelle e vincere, la loro condizione ultima diventa peggiore della prima. Perché meglio sarebbe stato per loro non aver conosciuta la via della giustizia, che, dopo averla conosciuta, voltar le spalle al santo comandamento ch’era loro stato dato. È avvenuto di loro quel che dice con verità il proverbio: Il cane è tornato al suo vomito, e: La troia lavata è tornata a voltolarsi nel fango” (2 Piet. 2:20-22).

Dunque questi falsi dottori erano sulla strada giusta un giorno, ma poi l’hanno lasciata per prendere la via di Balaam che come sappiamo all’inizio quando gli fu chiesto da Balak di maledire Israele, lo benedisse perché Dio gli ordinò di benedirlo, ma in seguito si mise ad insegnare a Balak a porre un intoppo davanti ai figli d’Israele inducendoli a mangiare delle cose sacrificate agli idoli e a fornicare (cfr. Apoc. 2:14), per la qual cosa poi Balaam fu ucciso dagli Israeliti.

Questi falsi dottori un giorno fuggirono dalle contaminazioni del mondo mediante la conoscenza di Gesù Cristo, per cui furono affrancati dal peccato e riscossi dalla potestà delle tenebre mediante la fede nel Signore Gesù; ma in seguito si sono lasciati avvolgere e vincere da quegli stessi peccati diventandone di nuovo schiavi.

Questi falsi dottori un giorno conobbero “la via della giustizia”, quella stessa via per la quale venne Giovanni Battista (cfr. Matt. 21:32) che poi è la via santa nella quale camminano i redenti del Signore, ma in seguito hanno voltato le spalle al santo comandamento che avevano ricevuto e che è questo “Che crediamo nel nome del suo Figliuolo Gesù Cristo, e ci amiamo gli uni gli altri, com’Egli ce ne ha dato il comandamento” (1 Giov. 3:23).

Questi falsi dottori un giorno erano stati salvati dal Signore, ma poi hanno rinnegato il Signore che li aveva riscattati (cfr. 2 Piet. 2:1), attirandosi per questo l’ira di Dio perché chi rinnega il Signore sarà da Lui rinnegato, secondo che è scritto: “Se lo rinnegheremo, anch’egli ci rinnegherà” (2 Tim. 2:13) ed anche: “Ma chiunque mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io rinnegherò lui davanti al Padre mio che è nei cieli” (Matt. 10:33).

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29. Ma alla donna è vietato anche pregare in assemblea, dato che è scritto che le donne si devono tacere nelle assemblee (cfr. 1 Cor. 14:34)?

No, alla donna è permesso sia di pregare che di profetizzare quando la Chiesa è radunata tanto è vero che Paolo dice che “ogni donna che prega o profetizza senz’avere il capo coperto da un velo, fa disonore al suo capo” (1 Cor. 11:5). Paolo non avrebbe detto una simile cosa se la donna non avesse potuto né pregare e neppure profetizzare.

Le cose che alla donna non è permesso fare quando la chiesa è radunata sono insegnare, mettersi a chiacchierare con donne o uomini e fare domande. Queste sono infatti cose indecorose per una donna in assemblea.

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30. Qual è la maniera scritturale per raccogliere denaro dai credenti per l’opera di Dio?

Ci sono due maniere scritturali per raccogliere le offerte dai credenti per l’opera di Dio.

La prima è quella di porre una cassa o una scatola all’interno del locale di culto (vicino alla porta per esempio) dove i credenti metteranno le loro offerte volontarie. Questa è la maniera di raccogliere denaro che fu usata ai giorni di Joas, re di Giuda, quando questo re decise di restaurare la casa dell’Eterno che prima che lui diventasse re era stata saccheggiata e profanata. Ecco quello che si legge: “Il re dunque comandò che si facesse una cassa e che la si mettesse fuori, alla porta della casa dell’Eterno. Poi fu intimato in Giuda e in Gerusalemme che si portasse all’Eterno la tassa che Mosè, servo di Dio, aveva imposta ad Israele nel deserto. E tutti i capi e tutto il popolo se ne rallegrarono e portarono il danaro e lo gettarono nella cassa finché tutti ebbero pagato. Or quand’era il momento che i Leviti doveano portar la cassa agl’ispettori reali, perché vedevano che v’era molto danaro, il segretario del re e il commissario del sommo sacerdote venivano a vuotare la cassa; la prendevano, poi la riportavano al suo posto; facevan così ogni giorno, e raccolsero danaro in abbondanza. E il re e Jehoiada lo davano a quelli incaricati d’eseguire i lavori della casa dell’Eterno; e questi pagavano degli scalpellini e de’ legnaiuoli per restaurare la casa dell’Eterno, e anche de’ lavoratori di ferro e di rame per restaurare la casa dell’Eterno. Così gl’incaricati dei lavori si misero all’opera, e per le loro mani furon compiute le riparazioni; essi rimisero la casa di Dio in buono stato, e la consolidarono. E, quand’ebbero finito, portarono davanti al re e davanti a Jehoiada il rimanente del danaro, col quale si fecero degli utensili per la casa dell’Eterno: degli utensili per il servizio e per gli olocausti, delle coppe, e altri utensili d’oro e d’argento. E durante tutta la vita di Jehoiada, si offrirono del continuo olocausti nella casa dell’Eterno” (2 Cron. 24:8-14). Nel tempio di Gerusalemme ai giorni di Gesù era in questa maniera che si raccoglievano le offerte dei Giudei infatti Marco dice che un giorno Gesù “postosi a sedere dirimpetto alla cassa delle offerte, stava guardando come la gente gettava danaro nella cassa; e molti ricchi ne gettavano assai” (Mar. 12:41).

Un'altra maniera è quella di fare mettere da parte ai credenti a casa ogni primo giorno della settimana quello che il loro cuore spinge di offrire, e poi dei fratelli preposti passano a raccogliere il denaro. Questa fu la maniera che usò Paolo quando si trattò di raccogliere una colletta per i poveri fra i santi di Gerusalemme. Ecco quello che l’apostolo dice ai Corinzi: “Or quanto alla colletta per i santi, come ho ordinato alle chiese di Galazia, così fate anche voi. Ogni primo giorno della settimana ciascun di voi metta da parte a casa quel che potrà secondo la prosperità concessagli, affinché, quando verrò, non ci sian più collette da fare” (1 Cor. 16:1-2).

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31. In tutto questo tempo la donna ha cercato di raggiungere la parità dei sessi dimostrando di avere un cervello pensante tale e quale a quello maschile, mentre se dovessimo dar seguito alle interpretazioni bibliche la donna dovrebbe essere sottomessa all'uomo e stare in silenzio. Non crede che le Sacre Scritture andrebbero seguite e interpretate in base alla società odierna? L'uomo ha la ragione che lo contraddistingue dalle bestie e, secondo me dovrebbe essere usata per ragionare e discernere quello che è giusto da quello che è sbagliato. Che la donna non è una peccatrice maggiore dell'uomo si vede lontano un miglio. Che ne dice?

No, non credo che le Scritture dovrebbero essere seguite e interpretate in base alla società moderna, perchè esse, quantunque siano state scritte molti secoli addietro, sono verità, e la verità dimora in eterno. La verità non cambia con il passare del tempo, se Gesù era la sola via che mena al Padre ai giorni di Tiberio Cesare, lo è anche oggi. Se il diavolo era bugiardo ai giorni di Gesù, lo è pure oggi, quantunque i tempi sono moderni. E qualsiasi comportamento sconveniente da parte dell’uomo, che era considerato tale ai giorni degli apostoli, non ha cessato di essere tale dopo tutti questi secoli che sono passati dai giorni degli apostoli. Come per esempio erano sconvenienti ai giorni degli apostoli, le buffonerie, le facezie scurrili, le fornicazioni, ed altre cose, tutte cose che non si addicono ai santi, così lo sono ancora oggi, nella stessa misura, per cui occorre astenerci da queste cose. Riguardo alla donna, saranno pure cambiate certe cose, nel senso che adesso i governi degli Stati occidentali le riconoscono certi diritti che anticamente non aveva; potrà pure essere detto da taluni che la donna ha raggiunto la parità (cosa che comunque non corrisponde al vero perché persino nella nostra società moderna la parità tra uomo e donna non è affatto una cosa che si è raggiunta perchè praticamente in molti casi la donna non è considerata alla pari dell’uomo come non lo era nell’antichità), ma la volontà di Dio non è cambiata nei suoi confronti per cui ella deve tuttora astenersi da quei comportamenti che secondo la Scrittura sono per lei indecorosi e sconvenienti.

Ma veniamo a quello che ordina la Parola di Dio alla donna; essa le ordina di essere sottomessa a suo marito, e non le permette di insegnare la dottrina di Dio. Ora, questi ordini risalgono a molto tempo fa, è vero, ma perché mai non dovrebbero essere osservati dalla donna, e fatti osservare alla donna, ancora oggi? Annullano la sua dignità forse? Non mi pare. Sono per il suo male e non per il suo bene? Non mi pare neppure questo. Portano disordine nella famiglia e nella Chiesa dell’Iddio vivente? Non mi pare proprio, anzi credo fermamente che l’osservanza di questi ordini contribuiscano a mantenere l’ordine e l’armonia sia nella famiglia che nella Chiesa. Mentre la loro non osservanza non fa altro che danneggiare sia la famiglia che la Chiesa. I fatti parlano chiaro, molto chiaro. E da questo si evince come questi ordini hanno ragione ad essere osservati ancora oggi. I buoni frutti che porta la loro osservanza sono una conferma che quegli ordini hanno valore ancora oggi, sono buoni e utili ancora oggi, dopo tanti secoli. Non possiamo adeguare le Scritture ai tempi, è un grave sbaglio farlo, così facendo si finisce con l'annullare la Parola di Dio e attirarsi l'ira di Dio. E chi teme Dio questo non lo vuole fare. Ma purtroppo molti si fanno beffe della Parola di Dio, e se la sono gettata alle loro spalle, difatti hanno sconvolto ciò che Dio aveva fatto diritto. E così vediamo che oggi molti vogliono che il matrimonio tra omosessuali sia riconosciuto alla pari del matrimonio tra uomo e donna, che l’adozione di bambini sia permessa anche alle coppie omosessuali oltre che a quelle eterosessuali. Perché questo? Perché le Scritture vanno adeguate alla società moderna!! Ma ti rendi conto di quello a cui porta il voler interpretare le Scritture seguendo il pensiero della moderna società? Esso porta a riconoscere come lecito il peccato che Dio odia e detesta. Ho citato questo esempio, ma ne potrei citare molti altri. E tra questi potrei mettere pure il fatto che oggi molti sbandierano che la donna non deve essere sottomessa al suo marito come dice la Scrittura perché dopo tante lotte ha raggiunto l’emancipazione. ‘E’ ora di finirla con questo fatto della sottomissione all’uomo!’, dicono costoro. ‘Si tratta di qualcosa che era retaggio delle popolazioni antiche!’, proseguono costoro. Ma quali sono le conseguenze di questo modo di pensare? Che molte donne ingiuriano i loro mariti, non gli portano nessun rispetto, li tradiscono, si rifiutano di avere dei figli e di allevarli, si rifiutano di essere date ai lavori domestici come dovrebbero, per cui la casa è sempre in disordine, il marito torna a casa e deve cucinarsi il cibo, deve lavarsi lui la camicia, deve fare tutto o quasi tutto lui. I litigi sono all’ordine del giorno, e potrei proseguire parlandoti delle separazioni e dei divorzi che molte donne chiedono dopo essersi sposate perché vogliono essere libere. E chi soffre da tutto ciò? Soprattutto i bambini. Hai mai visto un bambino piangere perché sua mamma non vuole più essere sottomessa a suo marito e lascia la casa per fare la vita che vuole? Eccoli i frutti di questa emancipazione femminile! Ecco i frutti che sono scaturiti dall’aver cercato di interpretare le Scritture in base al pensiero moderno!!

Quindi, ti esorto a non lasciarti sedurre da vani ragionamenti, l’ordine per la donna di stare sottomessa al proprio marito, il divieto per una donna di usare autorità sul marito, il divieto per una donna di insegnare, sono tutte cose buone e utili ancora oggi. Potranno pure sembrare delle cose sorpassate, antiquate, fuori di moda, ma rimane il fatto che sono buone e utili. D’altronde, non potrebbe essere altrimenti perché chi ha prescritto queste cose è Iddio, cioè Colui che ha creato tutte le cose e la cui benignità riempie la terra. Pensi tu che l’Iddio che ha fatto l’uomo e la donna, che ha cercato sin dalla loro creazione il loro bene, pensi tu che avrebbe mai ordinato di fare alla donna qualcosa di non buono e di non utile? L’Iddio che ha tanto amato il mondo da dare il suo Unigenito Figliuolo affinchè chiunque crede in lui non perisca ma abbia vita eterna, pensi tu che avrebbe mai prescritto alla donna di fare qualcosa di inutile? No, affatto. Semmai è il dio di questo secolo, cioè il diavolo, che cerca di far fare alla donna delle cose cattive e dannose, sia per lei che per gli altri. Che fece infatti il serpente antico con la prima donna? Non le mentì forse per cercare di farle fare qualcosa di sbagliato per danneggiare sia lei che suo marito Adamo? Certo, che è così e difatti i guai dell’umanità iniziarono quando Eva credette al serpente antico. Ancora oggi è la stessa cosa, sia nella società che nella famiglia e nella Chiesa, i problemi spesso iniziano quando le donne vogliono dare retta al diavolo anziché a Dio. Ubbidisci dunque a Dio, e vedrai che ne avrai del bene. Stai sottomessa a tuo marito, rispettalo, amalo, aiutalo, e non ti mettere ad insegnare la dottrina ma rimani in silenzio ad imparare. Ed oltre a ciò, vestiti con verecondia e modestia, astenendoti da vesti attillate, provocanti, sfarzose e da gioielli di ogni genere. Sarai lodata per tutto questo, non sprezzata, perché mostrerai con la tua condotta di temere Dio.

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CHIESA DEL VANGELO QUADRANGOLARE

1. Caro fratello Butindaro, siccome nella mia comunità da un pò di tempo sta frequentando un fratello che proviene da una comunità Quadrangolare, potresti spiegarmi i punti di fede, e la loro dottrina?

La Chiesa Internazionale del Vangelo Quadrangolare è una denominazione pentecostale sorta ufficialmente nel 1927 negli Stati Uniti d’America per opera di una donna che si chiamava Aimee Semple McPherson.

Storia

Aimee nacque il 9 ottobre del 1890 a Ingersoll, nell’Ontario (Canada), da James e Minnie Kennedy. Sua madre era membro dell’Esercito della Salvezza e quando nacque Aimee la dedicò al servizio di Dio. Nel 1907 Aimee partecipò ad una riunione di risveglio condotta dall’evangelista Robert Semple. Secondo la sua stessa testimonianza in quel tempo ella era ‘fredda e lontana da Dio’ e cominciò a porsi delle domande sulle verità bibliche. Durante quella riunione il messaggio di ravvedimento e della nuova nascita trafisse il suo cuore e lei rimase convinta della necessità di nascere di nuovo. Ma quando Robert Semple cominciò a parlare del Battesimo con lo Spirito Santo ella si sentì così turbata che lasciò la riunione. Per tre giorni Aimee lottò contro questa convinzione fino a quando mentre era sola nella sua stanza ella si arrese a Dio e disse: ‘Signore, Dio, abbi pietà di me, una peccatrice’. Immediatamente il peso del peccato se ne andò e la gioia del Signore riempì il suo cuore. Ella era nata di nuova.

Aimee continuò a partecipare alle riunioni di risveglio e capì che il Signore aveva ancora delle cose da darle e così cominciò a ricercare il battesimo con lo Spirito Santo. Dopo avere pregato e cercato il Signore per un certo tempo, ella fu riempita di Spirito Santo e cominciò a parlare in altre lingue. Dopo questa esperienza Aimee cominciò a sentire un tale amore e una tale compassione per le anime che sciolsero il suo cuore e cominciò a desiderare di servire il Signore. In seguito, Robert Semple, il giovane evangelista tramite cui Aimee si era convertita al Signore, chiese a Aimee se voleva sposarlo ed ella rispose affermativamente. Si sposarono il 12 agosto del 1908, e circa due anni dopo partirono per la Cina per predicare il Vangelo in quella nazione. Arrivarono in Cina nel giugno del 1910, e Robert cominciò immediatamente a predicare, ma dopo circa due mesi dal loro arrivo in Cina, marito e moglie furono ricoverati in ospedale per malaria e dissenteria. Il 17 agosto, Robert morì nel suo letto d’ospedale, lasciando Aimee incinta. Un mese esatto dopo la morte del marito, Aimee partorì una bambina che volle chiamare Roberta Star. Aimee allora decise di tornare in America dove nel 1912 sposò Harold Stuart McPherson da cui ebbe un figlio, Rolf. Ma il matrimonio fallì, e i due si separarono dopo pochi anni.

‘Sentendosi’ chiamata a predicare il Vangelo, Aimee cominciò a tenere delle riunioni sotto la tenda, prima nella parte Orientale degli Stati Uniti e poi in altre parti della nazione. Ella poi terrà delle riunioni anche in molte parti del mondo. Le sue riunioni si tenevano sia in tende che in grossi auditorium dove si radunavano molte persone per sentire questa predicatrice, che costituiva una novità nell’ambiente pentecostale americano. Per molti anni Aimee tenne delle riunioni di risveglio, e come risultato del suo ministerio – viene detto – migliaia di persone furono salvate, guarite, e battezzate con lo Spirito Santo.

Nel 1919 Aimee si trasferì a Los Angeles per stabilirvisi e fondarvi una struttura permanente in cui tenere continuamente delle riunioni in cui le persone potevano andare e adorare il Signore, e dove coloro che erano chiamati al ministero potessero essere ammaestrati e preparati. E così, il primo Gennaio del 1923 Aimee, dedicò con una cerimonia straordinariamente sfarzosa e pomposa l’Angelus Temple nella città di Los Angeles. L’auditorium poteva contenere 5300 persone, e costò circa un milione e mezzo di dollari che lei aveva raccolto nel corso di alcuni anni durante i suoi viaggi. In questo ‘tempio’ la McPherson tenne per molti anni le sue riunioni; tre volte al giorno e per sette giorni alla settimana. All’inizio Aimee predicava in ogni servizio. Oltre alla salvezza Aimee predicava anche la guarigione mediante la fede in Gesù Cristo. Una caratteristica delle sue riunioni era la loro alta drammaticità e stravaganza. Per esempio una volta Aimee si presentò vestita da giocatore di football americano, e in un'altra si presentò sulla piattaforma dell’auditorium vestita da poliziotto su una motocicletta e mentre le sirene della polizia echeggiavano in tutto l’auditorium lei diceva alla gente di fermarsi perché la strada che essi stavano percorrendo li stava portando all’inferno (‘Stop, you are going to hell’). Lei chiamava queste esibizioni ‘sermoni illustrati’. La piattaforma dell’Angelus Temple nella sostanza venne trasformata per volontà di questa predicatrice in un palco da teatro.

Ovviamente queste sue stravaganze aumentarono la sua fama. L’Angelus Temple divenne la sede centrale della denominazione della Chiesa Internazionale del Vangelo Quadrangolare che la McPherson aveva fondato l’anno prima, cioè nel 1922, a Oakland (California). Va tuttavia detto che ufficialmente l’anno di fondazione della denominazione fu il 1927 perché fu in quell’anno che la denominazione fu registrata nello Stato della California.

Nel febbraio del 1924 fu lanciata la Stazione Radio KFSG (abbreviazione di ‘Kall Four Square Gospel’) che si mise a trasmettere pure le riunioni domenicali che si tenevano all’Angelus Temple. E nel dicembre dell’anno successivo, fu fondato l’Istituto Biblico L.I.F.E (Lighthouse of International Foursquare Evangelism), avente come scopo quello di ammaestrare giovani uomini e donne per servire nel ministerio.

Nel 1926 ci fu il famoso incidente del ‘rapimento’. Avvenne infatti che nel mese di Maggio di quell’anno, la McPherson sparì per alcune settimane dopo essere stata vista per l’ultima volta su una spiaggia della California meridionale. Quando ella ricomparve asserì di essere stata rapita, torturata, drogata e tenuta nascosta in una capanna nel Nord del Messico, da dove era riuscita a fuggire dai suoi rapitori (che avrebbero chiesto per il suo rilascio 500.000 dollari) perché in un certo momento l’avevano lasciata sola e lei approfittò per fuggire e camminò per 13 ore. Ma molti non le credettero (anche perché le sue scarpe non mostravano alcun segno di una camminata di 13 ore, e la capanna di cui lei aveva parlato non potè essere trovata) e cercarono di provare invece che ella era fuggita via in un ‘viaggio d’amore’ con un certo Kenneth G. Ormiston che lavorava presso la stazione radio da lei fondata a Los Angeles. A sostegno di questa tesi ci furono una serie di testimoni forniti dall’accusa nel processo che dissero che Aimee era stata in vari hotel con appunto Kenneth Ormiston. Ma dopo molte controversie sulla stampa e un processo che non riuscì a provare che la storia del rapimento era una menzogna, la McPherson tornò al Tempio per continuare a predicare. Tuttavia molti interrogativi a proposito del ‘rapimento’ non trovarono risposta, e ancora oggi per molti – compresi molti membri della Chiesa del Vangelo Quadrangolare - quello che realmente accadde in quelle settimane costituisce un mistero. Ovviamente dopo quel fatto del ‘rapimento’ molti predicatori cominciarono a guardare ancora con più sospetto la McPherson.

Nel 1927, Aimee aprì una struttura che si occupava di provvedere materialmente alle necessità dei bisognosi; in questa maniera furono suppliti i bisogni primari (cibo, vestiti e coperte) di migliaia di persone.

A causa del ‘rapimento’ della McPherson, in seno alla denominazione si verificò una scissione, perché alcuni anni dopo J. R. Richey un pastore della Chiesa del Vangelo Quadrangolare decise – anche a motivo di questo fatto del ‘rapimento’ - di separarsi da questa denominazione e formare una nuova Associazione che prese il nome di ‘Open Bible Evangelistic Association’ ossia ‘Associazione Biblica Evangelistica Aperta’.

Nel 1931 la McPherson (mentre era ancora in vita il suo marito da cui si era separata) si sposò con David L. Hutton, da cui divorziò nel 1934. Ella morirà poi nel 1944 per avere preso una overdose di barbiturici (secondo il medico legale l’overdose fu presa ‘in maniera accidentale’).

Il nome di questa denominazione venne fuori durante una campagna evangelistica nella città di Oakland, California, nel luglio del 1922. Mentre c’erano migliaia di persone ad ascoltare il Vangelo, Aimee Semple McPherson parlò della visione avuta dal profeta Ezechiele e che troviamo descritta dal profeta nel primo capitolo del libro di Ezechiele in questi termini: “….. Io guardai, ed ecco venire dal settentrione un vento di tempesta, una grossa nuvola con un globo di fuoco che spandeva tutto all’intorno d’essa uno splendore; e nel centro di quel fuoco si vedeva come del rame sfavillante in mezzo al fuoco. Nel centro del fuoco appariva la forma di quattro esseri viventi; e questo era l’aspetto loro: avevano sembianza umana. Ognun d’essi aveva quattro facce, e ognuno quattro ali. I loro piedi eran diritti, e la pianta de’ loro piedi era come la pianta del piede d’un vitello; e sfavillavano come il rame terso. Avevano delle mani d’uomo sotto le ali ai loro quattro lati; e tutti e quattro avevano le loro facce e le loro ali. Le loro ali si univano l’una all’altra; camminando, non si voltavano; ognuno camminava dritto dinanzi a sé. Quanto all’aspetto delle loro facce, essi avevan tutti una faccia d’uomo, tutti e quattro una faccia di leone a destra, tutti e quattro una faccia di bue a sinistra, e tutti e quattro una faccia d’aquila. Le loro facce e le loro ali erano separate nella parte superiore; ognuno aveva due ali che s’univano a quelle dell’altro, e due che coprivan loro il corpo. Camminavano ognuno dritto davanti a sé, andavano dove lo spirito li faceva andare, e, camminando, non si voltavano. Quanto all’aspetto degli esseri viventi, esso era come di carboni ardenti, come di fiaccole; quel fuoco circolava in mezzo agli esseri viventi, era un fuoco sfavillante, e dal fuoco uscivan de’ lampi. E gli esseri viventi correvano in tutti i sensi, simili al fulmine. Or com’io stavo guardando gli esseri viventi, ecco una ruota in terra, presso a ciascun d’essi, verso le loro quattro facce. L’aspetto delle ruote e la loro forma eran come l’aspetto del crisolito; tutte e quattro si somigliavano; il loro aspetto e la loro forma eran quelli d’una ruota che fosse attraversata da un’altra ruota. Quando si movevano, andavano tutte e quattro dal proprio lato, e, andando non si voltavano. Quanto ai loro cerchi, essi erano alti e formidabili; e i cerchi di tutte e quattro eran pieni d’occhi d’ogn’intorno. Quando gli esseri viventi camminavano, le ruote si movevano allato a loro; e quando gli esseri viventi s’alzavan su da terra, s’alzavano anche le ruote. Dovunque lo spirito voleva andare, andavano anch’essi; e le ruote s’alzavano allato a quelli, perché lo spirito degli esseri viventi era nelle ruote. Quando quelli camminavano, anche le ruote si movevano; quando quelli si fermavano, anche queste si fermavano; e quando quelli s’alzavano su dalla terra, anche queste s’alzavano allato ad essi, perché lo spirito degli esseri viventi era nelle ruote. Sopra le teste degli esseri viventi c’era come una distesa di cielo, di colore simile a cristallo d’ammirabile splendore, e s’espandeva su in alto, sopra alle loro teste. E sotto la distesa si drizzavano le loro ali, l’una verso l’altra; e ne avevano ciascuno due che coprivano loro il corpo. E quand’essi camminavano, io sentivo il rumore delle loro ali, come il rumore delle grandi acque, come la voce dell’Onnipotente: un rumore di gran tumulto, come il rumore d’un accampamento; quando si fermavano, abbassavano le loro ali; e s’udiva un rumore che veniva dall’alto della distesa ch’era sopra le loro teste. E al disopra della distesa che stava sopra le loro teste, c’era come una pietra di zaffiro, che pareva un trono; e su questa specie di trono appariva come la figura d’un uomo, che vi stava assiso sopra, su in alto. Vidi pure come del rame terso, come del fuoco, che lo circondava d’ogn’intorno dalla sembianza dei suoi fianchi in su; e dalla sembianza dei suoi fianchi in giù vidi come del fuoco, come uno splendore tutto attorno a lui. Qual è l’aspetto dell’arco ch’è nella nuvola in un giorno di pioggia, tal era l’aspetto di quello splendore che lo circondava. Era un’apparizione dell’immagine della gloria dell’Eterno. A questa vista caddi sulla mia faccia, e udii la voce d’uno che parlava” (1:4-28). La McPherson disse che Ezechiele vide la rivelazione di un Dio pienamente potente. Egli vide quattro facce – quella di un uomo, quella di leone, di un bue e di un’aquila. Per lei, quelle quattro facce erano come le quattro fasi del Vangelo di Gesù Cristo. Nella faccia dell’uomo, ella vide Gesù il nostro Salvatore, l’uomo di dolore come lo descrive il profeta Isaia (Isaia 53:3); nella faccia del leone ella vide Gesù il potente Battezzatore con lo Spirito Santo e con il fuoco; nella faccia del bue ella vide il Gran portatore di pesi, colui che prese egli stesso le nostre infermità e portò le nostre malattie; e nella faccia dell’aquila ella vide riflesso il Re che viene, Gesù lo Sposo che ritornerà con potenza per la sua Sposa cioè la Chiesa. Era un perfetto e completo Vangelo per il corpo, l’anima e lo spirito e per l’eternità. Era un Vangelo che si volge a forma di quadrato in ogni direzione; da cui quindi il nome ‘quadrato’ (foursquare). Lo scopo quindi della Chiesa Internazionale del Vangelo Quadrangolare è quello di presentare Gesù Cristo, il Figlio di Dio, ad ogni creatura e in ogni nazione come il Salvatore, come Colui che Battezza con lo Spirito Santo, come Colui che guarisce, e come il Re che ritorna presto.

Oggi, il numero dei membri e degli aderenti nella Chiesa del Vangelo Quadrangolare ammontano a circa tre milioni e mezzo. In Italia essa è presente dal 1990 con alcune comunità: Roma, La Spezia, Barletta, Brescia, Torino, Catania e Verona; e i membri ammontano a circa 300.

Dottrine

Per ciò che concerne l’aspetto dottrinale, la Chiesa del Vangelo Quadrangolare insegna che la Bibbia è la Parola di Dio ispirata, verace, ferma, eterna, ed immutabile (art. 1). Che la Divinità è una Trinità (formata dal Padre, dal Figliuolo e dallo Spirito Santo), e che quindi Gesù Cristo era Dio oltre che uomo quando venne in questo mondo; che Gesù Cristo è il Figlio del Padre coesistente e coeterno con il Padre, che nacque da una vergine, di nome Maria, concepito dallo Spirito Santo, visse una vita senza peccato, e portò i nostri peccati sul suo corpo e mediante il suo sangue sparso sulla croce comprò la redenzione per tutti coloro che crederebbero in lui; che il terzo giorno risuscitò dai morti, e che poi ascese alla destra del Padre dove intercede per coloro per i quali depose la sua vita (art. 2). Che lo Spirito Santo è divino come il Padre e il Figliuolo, onnipotente e onnipresente, convince di peccato, di giustizia e di giudizio, attira i peccatori al Salvatore, riprende, conforta, guida e insegna (art. 2). Che l’uomo fu creato a immagine di Dio e camminò dinnanzi a Dio in purità ed innocenza fino a quando egli non disubbidì a Dio, allora egli perse la sua innocenza e purità e diventò schiavo del peccato, e a motivo della sua disubbidienza tutti gli uomini sono dei peccatori schiavi di Satana, sono dei colpevoli e inescusabili, e quindi meritevoli della condanna di un Dio giusto e santo (art. 3). L’uomo quindi ha bisogno di essere salvato, e la redenzione si ottiene soltanto mediante la fede in Gesù Cristo perché Egli con il suo sacrificio ha acquistato il perdono dei peccati per tutti coloro che credono in Lui, mentre eravamo ancora dei peccatori Cristo è morto per noi, quindi la salvezza è per grazia. Cristo ha pagato appieno con il suo sangue la pena che c’era da pagare, per cui l’uomo per essere purificato da tutti i suoi peccati basta che si pente dai propri peccati e accetta con tutto il suo cuore l’espiazione compiuta da Cristo al Golgota. Non è per meriti o per opere buone che egli può essere purificato dai suoi peccati. La giustificazione è soltanto per grazia mediante la fede in Gesù Cristo. Quando l’uomo si converte a Cristo avviene in lui un cambiamento reale, avviene una nuova nascita per cui le cose vecchie sono passate e sono diventate nuove. Le cose che prima egli amava e desiderava adesso le aborrisce, mentre quelle che prima aborriva adesso ama (art. 4-7). La Chiesa del Vangelo Quadrangolare insegna il battesimo per immersione (nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo) quale segno esteriore di un opera avvenuta all’interno del credente; e la Cena del Signore tramite i simboli del pane e del succo della vigna - juice of the vine - (art. 9). Credono nel battesimo con lo Spirito Santo che tra le altre cose conferisce al credente potenza, e glorifica ed esalta il Signore Gesù Cristo; e che esso sia accompagnato dal parlare in altra lingua (art. 10). Credono che lo Spirito Santo distribuisca ancora oggi i suoi doni come descritti in 1 Corinzi 12, e che questi doni vanno bramati (art. 12). Credono che il Signore Gesù Cristo ancora oggi guarisce in risposta alla preghiera fatta con fede (art. 14). Credono nell’immortalità dell’anima e quindi in una vita ultraterrena, beata in paradiso per i credenti (art. 19), e piena di tormenti all’inferno per i peccatori (art. 20). Credono nel ritorno di Cristo che definiscono personale e imminente; in quel giorno – che nessuno sa quando sarà - Gesù scenderà dal cielo su delle nuvole con la voce d’arcangelo e con la tromba di Dio; allora i morti in Cristo risorgeranno i primi, e poi i redenti che saranno ancora vivi saranno rapiti sulle nuvole assieme ad essi, per incontrare il Signore nell’aria e allora saranno per sempre con il Signore (art. 15). Credono che ci sarà un giudizio finale in cui i morti, piccoli e grandi, saranno risuscitati e assieme ai vivi compariranno davanti al tribunale di Dio; allora sarà fissato per sempre lo stato finale dell’uomo, o in paradiso o all’inferno (art. 18). Insegnano che il credente oltre alle offerte deve pagare la decima per sostenere la causa di Dio (art. 22), il cui aspetto fondamentale e più importante è quello di evangelizzare per guadagnare anime a Cristo (art. 21). Credono che il Cristiano debba vivere una vita degna camminando nello Spirito quotidianamente, e quindi così facendo saranno presenti in lui i frutti dello Spirito (art. 11); ma mettono in guardia da ogni fanatismo ed estremismo (art. 13). Insegnano la sottomissione alle autorità, tranne in quei casi in cui le autorità ordinano di fare delle cose che sono contrarie alla volontà del nostro Signore Gesù Cristo (art. 17).

Sono contro ogni forma di ipnotismo, e contro tutte le pratiche occulte incluse la comunicazione con gli spiriti e gli stati di coscienza alterati. Non si oppongono alle cure mediche, incluse le trasfusioni di sangue e le vaccinazioni. Sono contro l’omosessualità considerandola un peccato, e incoraggiano gli omosessuali a smettere di compiere qualsiasi atto sessuale con le persone dello stesso sesso e a cercare il perdono e la liberazione per mezzo di Gesù Cristo. Sono contro il sesso fuori dal matrimonio, quindi sia quello prematrimoniale che quello extramatrimoniale, e incoraggiano coloro dati a tali atti ad abbandonarli e a cercare perdono e liberazione per mezzo di Gesù Cristo. Sono a favore dell’evangelizzazione fatta con scene teatrali e mimi, perché Aimee Semple McPherson come abbiamo visto faceva i ‘sermoni illustrati’.

Per ciò che riguarda l’adornamento della donna, anche se essi dicono che incoraggiano la modestia, in effetti la donna può tranquillamente mettersi collane, orecchini, perle; può truccarsi, mettersi i pantaloni, e così via (vietare simili cose è una forma di estremismo e fanatismo tutte cose da cui guardarsi come Cristiani, dicono loro); la donna inoltre può ricoprire qualsiasi ufficio nella Chiesa, compreso quindi quello di pastore e di anziano. Nel ministerio, per questa Chiesa, non esistono differenze tra uomini e donne. D’altronde, non poteva essere altrimenti, dato che chi ha fondato la denominazione è una donna.

Permettono l’uso di preservativi o contraccettivi per limitare le nascite (sono però contro l’aborto e l’uso di medicinali abortivi dopo il concepimento); permettono l’espianto e il trapianto di organi, come anche la donazione degli organi; permettono l’eutanasia chiamata ‘il diritto di morire’ (dicendo che la cosa riguarda le persone coinvolte, per cui chi vuole può ricorrere all’eutanasia); permettono la sterilizzazione; la cremazione. Permettono che credenti divorziati si risposino. Permettono il mangiare le cose soffocate, le cose sacrificate agli idoli e il sangue (non hanno infatti alcuna restrizione alimentare). Sono a favore dell’educazione sessuale nelle scuole, come anche sono a favore della esenzione dalle tasse di qualsiasi edificio usato per fini religiosi. Sono anche a favore dell’ecumenismo con la Chiesa Cattolica Romana, infatti ci sono alcuni suoi ministri che da diversi anni partecipano al dialogo cattolico-pentecostale.

Come puoi dunque vedere, ci troviamo davanti ad una denominazione pentecostale che è stata fondata da una donna per la quale il divieto di insegnare per la donna presente nella Scrittura non aveva alcun valore, si comportava a dir poco in maniera stravagante con i suoi cosiddetti sermoni illustrati, e si rese colpevole di adulterio; per ciò che concerne il cosiddetto ‘rapimento’ mi astengo dal dare un giudizio non conoscendo a fondo i fatti, certo però che questa storia ha dei lati oscuri e che suscitano forti interrogativi. Per ciò che concerne gli insegnamenti di questa denominazione, dico che se da un lato insegna delle cose giuste, dall’altro permette cose che vanno riprovate con forza essendo cose contrarie alla sana dottrina. Tra queste cose ci sono il permesso accordato alla donna di insegnare la dottrina di Dio; quello accordato sempre alla donna di acconciarsi e di vestirsi un po’ come vuole, il permesso di divorziare e risposarsi mentre l’altro coniuge è ancora in vita, il permesso di fare ricorso all’eutanasia, ai contraccettivi, e così via.

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CIBI

1. Un Cristiano deve astenersi dal mangiare i cibi impuri della legge?

No, perchè Cristo ha dichiarato puri tutti quanti i cibi; questo egli lo ha fatto quando disse: “Siete anche voi così privi d'intendimento? Non capite voi che tutto ciò che dal di fuori entra nell'uomo non lo può contaminare, perché gli entra non nel cuore ma nel ventre e se ne va nella latrina?" (Mar. 7:18-19). L'apostolo Paolo, Ebreo secondo la carne, anzi come ebbe a dire lui 'Ebreo d'Ebrei', ha confermato le parole di Cristo dicendo che: “Io so e son persuaso nel Signor Gesù che nessuna cosa è impura in se stessa” (Rom. 14:14).

Se dunque qualcuno viene a voi e vi ordina di astenervi dal mangiare i cibi impuri della legge egli cerca di riportarvi sotto la legge, fate attenzione a non cadere vittime delle sue seducenti parole. Ammonitelo affinché rientri in se stesso e riconosca la verità. L'ordine di non mangiare certi cibi è una dottrina di demoni (cfr. 1 Tim. 4:1-5) che in questi ultimi giorni molti hanno accettato.

Se invece incontrate un fratello che è dell'opinione che un certo cibo è impuro e si astiene da esso senza imporvi affatto la sua opinione allora il comportamento da tenere è diverso, nel senso che occorre accoglierlo, sopportare questa sua debolezza studiandovi di non contristarlo in nessuna maniera per questa sua opinione, nè con le parole e neppure con le opere. L'apostolo Paolo ha detto infatti: “Quanto a colui che è debole nella fede, accoglietelo, ma non per discutere opinioni. L'uno crede di poter mangiare di tutto, mentre l'altro, che è debole, mangia legumi. Colui che mangia di tutto, non sprezzi colui che non mangia di tutto; e colui che non mangia di tutto, non giudichi colui che mangia di tutto; perché Dio l'ha accolto. Chi sei tu che giudichi il domestico altrui? Se sta in piedi o se cade è cosa che riguarda il suo padrone; ma egli sarà tenuto in piè, perché il Signore è potente da farlo stare in piè...... Non ci giudichiamo dunque più gli uni gli altri, ma giudicate piuttosto che non dovete porre pietra d'inciampo sulla via del fratello, né essergli occasion di caduta. Io so e son persuaso nel Signor Gesù che nessuna cosa è impura in se stessa; però se uno stima che una cosa è impura, per lui è impura. Ora, se a motivo di un cibo il tuo fratello è contristato, tu non procedi più secondo carità. Non perdere, col tuo cibo, colui per il quale Cristo è morto! Il privilegio che avete, non sia dunque oggetto di biasimo; perché il regno di Dio non consiste in vivanda né in bevanda, ma è giustizia, pace ed allegrezza nello Spirito Santo. Poiché chi serve in questo a Cristo, è gradito a Dio e approvato dagli uomini. Cerchiamo dunque le cose che contribuiscono alla pace e alla mutua edificazione. Non disfare, per un cibo, l'opera di Dio. Certo, tutte le cose son pure; ma è male quand'uno mangia dando intoppo. È bene non mangiar carne, né bever vino, né far cosa alcuna che possa esser d'intoppo al fratello. Tu, la convinzione che hai, serbala per te stesso dinanzi a Dio. Beato colui che non condanna se stesso in quello che approva” (Rom. 14:1-4,13-22).

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2. In che consistono le cose sacrificate agli idoli da cui ci dobbiamo astenere?

Consistono in tutte quelle vivande e bevande che la gente che non conosce Dio consacra o dedica o offre in sacrificio appunto a degli idoli, che possono essere statue o immagini, rappresentazioni di bestie, alberi, esseri umani, ed esseri celesti. Gli Hare Krishna – movimento orientale di matrice induista molto conosciuto qui in Occidente perché si incontrano i suoi aderenti vestiti di arancione per le piazze e le strade - per esempio, prima di mangiare hanno la consuetudine di offrire il cibo al loro dio Krishna con amore e devozione per riceverlo in dono da lui stesso; e questa consuetudine la seguono anche con il cibo che loro offrono gratuitamente alle persone che li vanno a trovare dietro loro invito.

Quei loro cibi dunque sono un esempio di cose contaminate nei sacrifici agli idoli. In certe parti remote della terra ci sono delle popolazioni che offrono degli animali in sacrificio ai loro dii; anche da queste cose i Cristiani si devono astenere. In Italia poi ci sono dei Cattolici romani che in particolari circostanze fanno delle particolari vivande (in special modo dei dolci) in onore del loro idolo preferito; pure queste sono un esempio di cose contaminate nei sacrifici agli idoli da cui ci dobbiamo astenere.

Da queste cose ci dobbiamo astenere perché esse nella realtà sono consacrate e offerte ai demoni e non a Dio; e la Scrittura non vuole che noi abbiamo comunione coi demoni (cfr. 1 Cor. 10:20) per non provocare a gelosia il Signore nostro Dio e attirarci la sua giusta punizione, come se l’attirarono gli Israeliti nel deserto quando dietro le lusinghe delle figlie di Moab, si misero a mangiare i sacrifici offerti agli dèi di quelle e a prostrarsi dinnanzi ad essi (cfr. Num. 25:1-5).

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3. In che cosa consistono le cose soffocate da cui noi ci dobbiamo astenere?

Consistono in tutte quelle carni di animali che non sono stati uccisi per scannamento ma per soffocamento una tecnica di uccisione degli animali tuttora diffusa nel mondo.

Dio nella legge di Mosè ha prescritto che gli animali devono essere scannati o sgozzati (cfr. Deut. 12:15 e Lev. 3:2,8,13) e il loro sangue fatto fuoriuscire tutto perché non ci è permesso mangiare la carne con la sua vita, cioè con il suo sangue (cfr. Gen. 9:4). Gli Ebrei (quelli Ortodossi) ancora oggi si attengono a questo precetto perché mangiano solo carne di animali puri scannati e sgozzati astenendosi dalle carni soffocate. Ma come spiegherò in altra occasione l’uccisione degli animali che essi devono mangiare deve seguire particolari e meticolose regole per essere conforme all’halakah (cioè alla loro regola di vita). Ecco perché gli Ebrei Ortodossi hanno delle loro macellerie per poter adempiere tutte queste loro regole riguardanti la macellazione degli animali.

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4. Che cosa significa che noi dobbiamo astenerci dal sangue?

Significa che ci dobbiamo astenere dal mangiare la carne con il suo sangue (cfr. Gen. 9:4). Quando dunque si scannano gli animali è bene fare uscire da essi tutto il sangue che hanno; e prima di cucinare la carne è necessario far uscire dalla carne tutto il sangue che vi si può ancora trovare, questo lo si può fare mettendo la carne per un po’ di tempo in acqua fredda. Nel caso si metta la carne ad arrostire è bene farla arrostire bene in maniera che l’eventuale sangue presente in essa scoli fuori.

Inoltre ci dobbiamo astenere dal mangiare qualsiasi prodotto fatto con sangue, tra tutti spicca il cosiddetto sanguinaccio fatto con il sangue di maiale che in molte parti d’Italia viene fatto e mangiato, purtroppo anche da certi credenti. Come anche ci dobbiamo astenere dal bere il sangue.

La ragione di questo divieto è scritta nella legge ed è la seguente: "Perché la vita d’ogni carne è il sangue; nel sangue suo sta la vita; perciò ho detto ai figliuoli d’Israele: Non mangerete sangue d’alcuna specie di carne, poiché il sangue è la vita d’ogni carne" (Lev. 17:14).

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5. Se tutto il Creato è un'opera di Dio, come può Dio permettere che tutti gli animali che sono esseri viventi con cervello e sentimenti siano a nostra completa disposizione e subire le crudeltà che l'uomo impone loro? L'uomo ha la ragione che lo contraddistingue dalle bestie e, secondo me dovrebbe essere usata per ragionare e discernere quello che è giusto da quello che è sbagliato. Che gli animali trasportati verso il macello o quelli che vengono vivisezionati vivi soffrano si vede lontano un miglio… Che ne dice?

Se Dio permette che gli uomini scannino gli animali per cibarsi della loro carne, è perchè questa è la sua volontà. Così disse Dio a Noè secondo che è scritto: "Tutto ciò che si muove ed ha vita vi servirà di cibo; io vi do tutto questo, come l’erba verde" (Genesi 9:3). Quindi, è per il nostro bene che Dio ha stabilito che noi ci cibiamo della carne degli animali. Non è però la sua volontà che gli animali si usino per fare degli esperimenti su di essi, non importa di che genere: noi siamo contrari a questo comportamento umano, perchè infligge agli animali una ingiusta sofferenza. Quindi lungi da noi l'usare gli animali per esperimenti.

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CREAZIONE

1. I sei giorni della creazione sono da intendersi come lunghi periodi di tempo (secoli, millenni, ecc.) o letteralmente come giorni di 24 ore?

I sei giorni della creazione così come li troviamo nel libro della Genesi si devono intendere letteralmente ossia giorni di 24 ore. A conferma di questo c’è il fatto che la Scrittura dice alla fine di ognuno dei sei giorni: "Così fu sera, poi fu mattina" (Gen. 1:5,8,13,19,23,31). Che poi le cose stanno così lo fece capire chiaramente Dio quando, sul monte Sinai, promulgò l’ordine di osservare il sabato; egli disse infatti: "Lavora sei giorni e fà in essi ogni opera tua; ma il settimo è giorno di riposo, sacro all’Eterno, ch’è l’Iddio tuo; non fare in esso lavoro alcuno.... poiché in sei giorni l’Eterno fece i cieli, la terra, il mare e tutto ciò ch’è in essi, e si riposò il settimo giorno..." (Es. 20:9-11). Dunque a conferma che i sei giorni della creazione sono giorni di 24 ore c’è anche il fatto che Dio sotto la legge comandò agli Israeliti di seguire il suo esempio nel riposarsi il settimo giorno della settimana, infatti Dio dopo avere creato tutte le cose in sei giorni si riposò dalle opere sue secondo che è scritto: "Il settimo giorno, Iddio compì l’opera che aveva fatta, e si riposò il settimo giorno da tutta l’opera che aveva fatta" (Gen. 2:2).

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2. Cosa ne pensi della Gap-Theory? Può essere vera?

Prima di risponderti voglio dare qualche cenno sia sull’origine che sul contenuto di questa teoria, al fine di far capire di cosa si tratta a tutti quelli che leggeranno la mia risposta e non ne sanno nulla. La paternità di questa teoria, che viene spesso chiamata gap-theory (teoria dell’intervallo), spetta soprattutto al predicatore scozzese Thomas Chalmers (1780-1847) il quale cercava di conciliare la Genesi con le nuove scoperte sull’età della terra. Essa è molto diffusa anche tra le Chiese Pentecostali. Viene per esempio insegnata anche nelle ADI (Assemblee di Dio in Italia). Ma cosa afferma questa teoria? Per spiegarlo citerò parte di un articolo scritto da Francesco Toppi, pastore delle ADI, apparso sul quindicinale ‘Cristiani Oggi’ pubblicazione ufficiale dell’appena menzionata denominazione. Ecco le parole di Francesco Toppi: ‘Nel principio Iddio creò i cieli e la terra, e la terra era informe e vuota, e le tenebre coprivano la faccia della terra, e lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque (Genesi 1:1-2). Genesi 1:1: “Nel principio Iddio creò i cieli e la terra” non descrive il primo passo della creazione, non si riferisce alla creazione dal nulla della materia informe, ma ad una creazione perfetta: “i cieli e la terra”. (...) Questa creazione fisica originale risulta completa in sé, come tutte le cose che Dio crea, anche se di questa prima creazione non si conoscono i particolari. (…) Genesi 1:2 sarebbe il risultato di una distruzione di una catastrofe e sottointende un risultato di un episodio della “protostoria” dell’universo. A questa iniziale creazione originale di Genesi 1:1 sarebbe seguita da un periodo indeterminato di tempo, al quale possono corrispondere tutte le ere geologiche di miliardi di anni, attualmente rilevati con mezzi radiometrici (...) Il grande cataclisma che ridusse la terra “informe e vuota e le tenebre coprivano l’abisso” dev’essere stato un evento di portata cosmica e quindi può riferirsi soltanto alla ribellione di Satana, alla sua espulsione dal cielo e alla sua caduta sulla terra’. (...) Di conseguenza Genesi 1:3-31 descrive la “ri-creazione” durante la quale il Creatore, ricostruì dalla materia informe della creazione originale preesistente la creazione adamica’. (Cristiani Oggi, 1988 N° 4, pag. 2). Questa interpretazione ‘permette di affermare che la Bibbia non contrasta con la scienza’ (Ibid., pag. 2). Per riassumere dunque, prima ci fu la creazione perfetta di Dio, questa creazione però in seguito alla caduta di Satana dal cielo diventò informe e vuota per cui Dio dovette rifarla. I sei giorni della creazione dunque non furono in realtà giorni di creazione ma giorni di ricreazione o di restituzione. Tra il verso 1 e il verso 2 del primo capitolo della Genesi si possono tranquillamente collocare le varie ere geologiche di miliardi di anni di cui parlano gli scienziati!

Ora, stando così le cose non posso non dire con ogni franchezza che a mio giudizio la gap-theory è una falsa dottrina. Le ragioni che mi hanno portato a questa conclusione, dopo un attento esame delle Scritture nella loro globalità, sono le seguenti.

Se le cose fossero realmente così come dicono i sostenitori della gap-theory la Scrittura sarebbe annullata per i seguenti motivi. Innanzi tutto ciò significherebbe che le cose descritte nel primo capitolo della Genesi sarebbero delle cose rifatte da Dio per cui si dovrebbe parlare di ri-creazione e non più di creazione. Mentre la Scrittura parla continuamente di creazione in riferimento agli eventi del primo capitolo della Genesi. Dice infatti la Scrittura dopo che Dio si riposò dell’opera sua il settimo giorno che “queste sono le origini dei cieli e della terra quando furono creati, nel giorno che l’Eterno Iddio fece la terra e i cieli” (Gen. 2:4). Dio stesso quando ordinò ad Israele di ricordarsi del settimo giorno per santificarlo disse che “in sei giorni l’Eterno fece i cieli, la terra, il mare e tutto ciò ch’è in essi, e si riposò il settimo giorno” (Esodo 20:11). Non è abbastanza chiaro che prima di quei sei giorni creativi non ne esistettero altri? Che senso avrebbe dire fu il primo giorno, fu il secondo giorno, fu il terzo giorno e così via, se il primo giorno non era quello perchè in realtà c’era già stato un primo giorno miliardi di anni prima? Non sarebbe questo ammettere implicitamente che nel libro della Genesi ci siano delle menzogne?

Ma veniamo all’uomo. Se questa teoria fosse vera si dovrebbe giungere alla conclusione che Adamo non fu il primo uomo; perchè questo? Perchè se quando viene detto che nel principio Iddio creò i cieli e la terra significasse che Egli creò una creazione perfetta che poi fu distrutta dalla caduta di Satana sulla terra, ciò significherebbe che a quel tempo Dio aveva creato anche l’uomo e la donna sulla terra perchè la creazione non sarebbe stata perfetta senza la creazione dell’essere umano. E quindi prima di Adamo sarebbero esistiti altri esseri umani sulla terra prima che quest'ultima diventasse informe e vuota. E questo non è possibile perchè la Scrittura chiama Adamo il primo uomo. Paolo dice infatti ai Corinzi: “Il primo uomo, Adamo, fu fatto anima vivente” (1 Cor. 15:45). Ma dimmi un pò: quando Gesù parlò della creazione dell’uomo e della donna non disse forse: “Non avete voi letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina, e disse: Perciò l’uomo lascerà il padre e la madre e s’unirà con la sua moglie e i due saranno una sola carne” (Matt. 19:4-5)? Che significa quel “da principio”? A quale creazione si riferiva? Per quanto noi sappiamo si riferiva all’unica creazione dell’uomo e della donna avvenuta per opera di Dio e cioè quella descritta nella Genesi. Quindi quel ‘da principio’ non può che riferirsi all’unico principio di cui la scrittura parla; quello in cui Dio creò e non ricreò l’uomo e la donna. E di questo passo si dovrebbe dire che Adamo non nominò per la prima volta gli animali, perchè in realtà essi erano stati già nominati dal primo vero uomo che era esistito miliardi di anni prima di lui, e quindi lui si limitò a rinominarli e ci sarebbe da domandarsi allora a questo punto se i nomi dati agli animali da Adamo siano stati uguali a quelli dati dall’altro uomo vissuto in precedenza. Insomma se si ammettesse quella teoria si potrebbe finire coll’ammettere tante cose strane che si oppongono alla Scrittura. E chissà? Magari qualcuno sarebbe tentato persino di metterci in quei miliardi di anni che hanno preceduto la ri-creazione di Dio descritta nel primo capitolo della Genesi anche l’Homo Erectus e l’uomo di Neanderthal ecc., ecc.; così si andrebbe a finire col dire che questa cosiddetta evoluzione dell’uomo ebbe luogo prima della ri-creazione di Dio! Insomma fratello, ammettere una simile teoria sulla creazione significherebbe finire collo scontrarci con la Parola di Dio su diversi punti, e questo non lo vogliamo fare.

Ma allora come si spiega il fatto che nella Genesi ci sia scritto che la terra era informe e vuota cosa questa che a dire dei sostenitori della gap-theory sosterrebbe la loro tesi? Si spiega perchè quando Iddio creò la terra essa non aveva la forma che ha adesso, ma era informe. Quindi non è che essa diventò informe ma fu fatta inizialmente informe da Dio, poi in seguito egli la formò. Si tenga presente infatti che inizialmente i continenti terrestri non erano visibili come lo sono adesso perchè essi erano sommersi sotto le acque secondo che è scritto che Dio il terzo giorno disse: “Le acque che sono sotto il cielo siano raccolte in un unico luogo, e apparisca l’asciutto. E così fu” (Gen. 1:9). E con ciò s’accordano le parole del salmista che dice: “Tu l’avevi coperta dell’abisso come d’una veste, le acque s’erano fermate sui monti. Alla tua minaccia esse si ritirarono, alla voce del tuo tuono fuggirono spaventate. Le montagne sorsero, le valli s’abbassarono, nel luogo che tu avevi stabilito per loro” (Sal. 104:6-8). Quindi quando si legge che al principio la terra era informe bisogna tenere presente che la terra non era ancora emersa dalle acque come lo fu il terzo giorno secondo che dice Pietro che “ab antico, per effetto della Parola di Dio, esistettero dei cieli e una terra tratta dall’acqua” (2 Piet. 3:5). Inoltre essa era vuota perchè noi sappiamo che sia le piante, sia gli animali e sia l’uomo furono creati da Dio rispettivamente il terzo giorno ed il sesto. A giusta ragione quindi, e senza che ci dobbiamo meravigliare, è detto che era anche vuota.

Una cosa simile si può dire anche dell’uomo perchè anch’esso non assunse la forma che ha adesso subito, perchè la Scrittura dice che Dio “formò l’uomo dalla polvere della terra” (Gen. 2:7). Questo “formò l’uomo” implica che inizialmente fu informe ed in seguito assunse la forma che Dio aveva decretato dovesse avere. (Quanto questo processo di formazione sia durato con precisione in termini di tempo non è detto, comunque sia esso avvenne nel corso di un giorno di 24 ore). Non c’è nulla di strano in tutto ciò, perchè anche il neonato che deve nascere, prima di assumere la forma con cui uscirà dal seno della madre, inizialmente era informe ed ha subìto un processo di trasformazione durato in questo caso alcuni mesi. Quando Davide dice nei Salmi: “I tuoi occhi videro la massa informe del mio corpo” (Sal. 139:16) non intendeva forse dire che anche lui era stato informe all’inizio? E bada che il tutto è opera di Dio perchè sempre Davide dice a Dio: “Sei tu …. che mi hai intessuto nel seno di mia madre” (Sal. 139:13) e Giobbe: “Le tue mani mi hanno formato, m’hanno fatto tutto quanto (...) ricordati che m’hai plasmato come argilla...” (Giob. 10:8,9). Ma l’uomo quando fu inizialmente plasmato dalle mani di Dio non solo era informe ma anche vuoto perchè in lui non c’era vita. Fu quando Dio terminò di plasmare il suo corpo che gli soffiò l’alito vitale e l’uomo divenne un anima vivente (cfr. Gen. 2:7). Quindi il tutto rientra nel modo di agire di Dio; ma purtroppo questo modo di agire di Dio così chiaramente descritto è stato offuscato da questa teoria sopra esposta che non è altro che una idea scaturita da una errata interpretazione data alle parole: “Era informe e vuota”; idea però che se da un lato è inconciliabile con l’insegnamento della Scrittura riguardo alla creazione dall’altro getta una sorta di ponte tra la scienza e la Genesi perchè in una certa maniera conferma che le ere geologiche degli scienziati in cui noi non crediamo minimamente in effetti si possono benissimo e tranquillamente collocare nel racconto della Genesi. In altre parole questa teoria è sorta dalla necessità di conciliare la scienza con la Scrittura. Ed il danno da essa provocata è evidente. La scienza, la scienza, ah quanti danni ha provocato quando dei credenti hanno cercato di mettere d’accordo le sue teorie con la verità della Scrittura.

Fratello, non andare dietro a questa scienza umana che non pochi credenti ha ingannato e portato lungi dalla verità: attieniti a quello che sta scritto senza cercare di dare spiegazioni logiche a ciò che risulta incomprensibile ai tuoi occhi.

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3. Dio creò l’universo traendolo da della materia preesistente?

No, Dio ha creato l’universo dal nulla quindi senza usare nessuna materia preesistente. La Scrittura dice infatti: “Per fede intendiamo che i mondi sono stati formati dalla parola di Dio; cosicché le cose che si vedono non sono state tratte da cose apparenti” (Ebr. 11:3), cioè da cose preesistenti. Come viene detto nei Salmi: "I cieli furon fatti dalla parola dell’Eterno, e tutto il loro esercito dal soffio della sua bocca. .... egli parlò, e la cosa fu; egli comandò e la cosa sorse" (Sal. 33:6,9).

Quando in alcuni libri di teologia (e non solo di teologia) si legge la frase ‘creazione ex nihilo’ essa indica appunto la creazione dal nulla.

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4. La teoria dell’evoluzione sia del pianeta terra che dell’uomo è compatibile con ciò che insegna la Bibbia?

No, non è per nulla compatibile perché la teoria dell’evoluzione oltre che a sostenere che non ci fu nessun atto creativo da parte di Dio dal quale venne fuori l’universo, sostiene che il pianeta terra si è evoluto nell'arco di miliardi di anni fino a diventare quello che è adesso, e che l’essere umano all’inizio era una scimmia (o un bruto) e poi si è evoluto nell’arco di miliardi di anni fino a diventare l’essere che oggi si conosce. E tutto ciò va apertamente contro la Parola di Dio che afferma che è Dio che ha creato i cieli, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi: “Signore, tu sei Colui che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi” (Atti 4:24); tutte queste cose quindi non sono venute fuori in seguito ad una esplosione accidentale (il cosiddetto ‘big bang’) verificatasi nel cosmo.

Tutte queste cose poi furono create tali e quali a come noi le conosciamo oggi nell’arco di sei giorni di ventiquattro ore, tale fu il tempo che durò tutta la creazione (cfr. Gen. 1:1-31; 2:1-3; Es. 20:11). In merito all’uomo, creatura di Dio, la Parola di Dio dice che esso fu fatto ad immagine e somiglianza di Dio il sesto giorno, con la capacità di parlare, sentire, ragionare, fare delle scelte, dare i nomi agli animali dei campi, agli uccelli del cielo, e a tutto il bestiame (cfr. Gen. 1:27; 2:7-20). Questo esclude che l’uomo all’inizio possa essere stato una scimmia o un bruto e sia diventato quell’essere intelligente che noi sappiamo essere dopo un evoluzione di milioni o di miliardi di anni che dir si voglia.

La teoria dell’evoluzione va dunque rigettata essendo una menzogna generata dal diavolo, il nemico di Dio, che sin da quando è venuto all’esistenza ha sempre cercato di fare credere agli uomini cose non vere essendo bugiardo e padre della menzogna (cfr. Giov. 8:44).

Vorrei concludere mettendo in guardia anche da quella teoria evolutiva che se da un lato riconosce l’atto creativo di Dio, per cui coloro che la sostengono dicono che sia l’origine della terra che quella dell’uomo è riconducibile a Dio, dall’altro afferma che Dio prima creò la materia e poi fece sì che nell’arco di miliardi di anni si evolvesse fino a diventare la terra così come la conosciamo oggi, e a riguardo dell’uomo dice che prima Dio fece un essere inferiore da cui fece discendere con il passare dei milioni di anni l’uomo così come lo conosciamo oggi. Anche questa teoria è menzogna; la insegna la Chiesa Cattolica Romana.

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5. Mi permetto d'approfittare del vostro invito a scriverVi per risolvere un problema che alcuni studiosi hanno rinverdito da quando, secondo loro, nel pianeta Marte sono state (scoperte) tracce di una civiltà evoluta (Cydonia). La stessa, teorizzano, fu distrutta da un immane cataclisma che prosciugando gli oceani fece scomparire anche l'atmosfera del pianeta distruggendo, quindi, ogni forma di vita. La loro speculazione insiste nel pensare che Dio, nel perseguire la trasgressione di Satana, abbia provocato lo scoppio del quinto pianeta: l'Astera, secondo gli astronomi, il Rahab secondo Geremia 4: 23 -25 e Salmo 29 (Rahab, dicono, doveva essere la residenza amministrativa di Satana di questa parte dell'universo). La deflagazione avrebbe ridotto in frantumi il pianeta formando, di conseguenza, la cintura degli asteroidi, con le porzioni più voluminose, e le comete che girano nel limite esterno del nostro sistema solare, composte dal ghiaccio derivato dai mari di Marte e dai detriti minori. Continuano pensando che alcune meteore originate dal cataclisma siano penetrate nella nostra atmosfera cancellando anche qui ogni forma di vita. Epoca probabile 10.450 anni fa. Dopo di che, intorno a 7.300 anni fa, Dio ricrea nella terra le premesse per ospitare Adamo e i suoi discendenti, noi. Ecco, quindi, riapparire la "GAP THEORY" corroborata e dalle prove suddette, - dall'uomo "Cro-Magnon", apparso intorno a 35.000 anni or sono (l'uomo di Neanderthal, come i suoi predecessori, è ritenuto un primate da una buona parte di scienziati); - dai blocchi di Okinawa e Bimini nel Golfo del Messico, datati entrambi, proprio in questi giorni, a 12.000 anni fa; - (dal mito?) dell'inabissamento di Atlantide ecc. ecc. La versione riveduta della Bibbia, nel quarto verso del 12.mo capitolo del Profeta Daniele afferma che al tempo della fine "MOLTI LO STUDIERANNO CON CURA E LA CONOSCENZA AUMENTERA'". Ritenete che ciò che ho qui sopra riportato è uno dei casi a cui si riferisce il Profeta? Anche se ritengo che dal punto di vista delle dottrine di Dio e della questione della Salvezza l'eventuale interpretazione di Genesi 1: 1-2 secondo la "GAP THEORY" non è cruciale, potreste comunicarmi un vostro pensiero?

Per ciò che concerne le tue domande, come sai bene - o comunque suppongo che tu lo sappia avendo visitato il nostro sito - alla luce delle Sacre Scritture la Gap-Theory è una menzogna, essa non trova nessuna conferma nella Parola di Dio ma solo smentite, anche se alcuni pastori pensano di averle trovato degli appoggi. Non importa sotto che forma questa teoria si presenta o viene presentata, essa va rigettata perchè oltre a fare apparire la terra molto più vecchia di quanto sia effettivamente, crea un buco in cui possono trovare spazio non solo le ere geologiche ma anche forme di vita umane o semiumane o animali preesistenti alla creazione descritta nel primo capitolo della Genesi, tutte cose che non si possono assolutamente accettare alla luce del racconto genesiaco sulla Creazione. Io considero quindi tutte quelle cose che dicono gli scienziati e che tu mi hai scritto delle profane ciance, che dobbiamo evitare per il nostro bene. Riguardo alle parole citate nel libro di Daniele da te citate, esse riguardano lo studio del libro di Daniele e non certo del libro della Genesi o del libro della legge o della Bibbia nella sua interezza infatti le parole che il messaggero di Dio rivolse a Daniele dopo avergli fatto conoscere quello che era scritto nel libro della vita furono le seguenti: 'E tu, Daniele, tieni nascoste queste parole, e sigilla il libro sino al tempo della fine; molti lo studieranno con cura, e la conoscenza aumenterà' (Daniele 12:4). Per cui la conoscenza di cui parlò quella creatura celeste a Daniele è la conoscenza del libro di Daniele. Ma anche considerando solo il contenuto di questo libro certamente non si può dire che l'aumento della sua conoscenza comprende anche la gap-theory o comunque qualcosa di simile!! In questo libro non si potrebbe trovare neppure un appiglio a simili teorie come invece si può trovare nella Genesi o in Isaia (appigli che naturalmente non confermano la teoria ma che invece i sostenitori della gap-theory prendono proprio per confermarla ma inutilmente). Ma a proposito di quelle parole, sappi che esse sono state nel corso del tempo prese da tanti falsi profeti e falsi dottori per introdurre nella Chiesa le più strane dottrine. Io personalmente non mi meraviglio che taluni prendono quelle parole per poter sostenere tutte quelle fantasticherie e tutte quelle favole sui cataclismi e sulle deflagrazioni, prodottisi nell'universo, che naturalmente costrinsero Dio a ricreare la terra per ospitare Adamo e i suoi discendenti!!! Quindi, fratello, per concludere, ti invito a rigettare tutte queste profane ciance, e a mantenerti integro nella fede; ricordati che per fare lievitare tutta la pasta non è necessario tanto lievito ma solo un poco (cfr. 1 Corinzi 5:6), ti dico questo per farti capire che l'accettazione della Gap-Theory, non importa in quale forma perchè ci sono varie Gap-Theory, ha come conseguenza quella di fare accettare altre teorie o menzogne che annullano la Parola di Dio. Una menzogna generalmente ne produce un altra, o comunque porta ad accettarne altre. Quindi, ripeto, stai sano nella fede, rimani attaccato alla fedele Parola di Dio quale ti è stata insegnata, e come dice Paolo a Timoteo, "schivando le profane vacuità di parole e le opposizioni di quella che falsamente si chiama scienza, della quale alcuni facendo professione, si sono sviati dalla fede" (1 Timoteo 6:20-21).

Ti saluto nel Signore.

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6. Io credo in quello che dice la Bibbia in Genesi (la creazione del mondo), però io ho un dubbio "I dinosauri". Gli scienziati affermano che questi animali sono esistiti migliaia di anni fa (in alcuni musei ci sono in esposizione le strutture ossee dei dinosauri). Come mai questo? Sono esistiti davvero e quando?

Sì i dinosauri sono realmente esistiti, i loro scheletri ossei lo testimoniano chiaramente e noi non possiamo mettere in dubbio la loro esistenza. Anch’essi furono quindi creati da Dio. Nella Bibbia però non sono menzionati chiaramente e distintamente, cioè non c’è scritto che Dio creò i dinosauri e questo perché il termine ‘dinosauri’ fu coniato da un certo Richard Owen che usò il termine per la prima volta nel 1841 nel suo ‘Rapporto sui Fossili dei Rettili del Regno Unito’ che presentò all’Associazione Britannica per l’Avanzamento della Scienza. Il termine ‘dinosauri’ è una combinazione di due parole greche che significa letteralmente ‘terribili grandi lucertole’. Tuttavia, che Dio creò questi enormi rettili (così sono infatti classificati dalla maggioranza dei paleontologi) si evince da queste parole: "E Dio fece gli animali salvatici della terra, secondo le loro specie, il bestiame secondo le sue specie, e tutti i rettili della terra, secondo le loro specie. E Dio vide che questo era buono" (Genesi 1:25). Quindi la loro creazione risale a circa 6000 anni fa. Questi rettili però oggi non esistono più perché si sono estinti, quando però si sono estinti non si sa.

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CRISTIANI

1. Perchè i Cristiani usavano (e usano ancora) il simbolo del pesce?

Perché questo simbolo esprimeva (ed esprime tuttora) la professione di fede dei discepoli di Cristo perché le lettere che compongono la parola greca Ikthys, che significa pesce, costituiscono un acronimo che è il seguente:

Iesùs Kristòs Theù Yiòs Sotèr = Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore.

Inoltre il pesce esprimeva, come il pane, l'immagine simbolica del nutrimento spirituale.

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2. I Cristiani hanno un solo Padre, cioè Iddio, ma hanno anche una madre?

Sì, noi Cristiani abbiamo una madre, di essa ne parla Paolo ai Galati. Dice infatti l’apostolo dei Gentili: "Poiché sta scritto che Abramo ebbe due figliuoli: uno dalla schiava, e uno dalla donna libera; ma quello dalla schiava nacque secondo la carne; mentre quello dalla libera nacque in virtù della promessa. Le quali cose hanno un senso allegorico; poiché queste donne sono due patti, l’uno, del monte Sinai, genera per la schiavitù, ed è Agar. Infatti Agar, è il monte Sinai in Arabia, e corrisponde alla Gerusalemme del tempo presente, la quale è schiava coi suoi figliuoli. Ma la Gerusalemme di sopra è libera, ed essa è nostra madre. Poich’egli è scritto: Rallegrati, o sterile che non partorivi! Prorompi in grida, tu che non avevi sentito doglie di parto! Poiché i figliuoli dell’abbandonata saranno più numerosi di quelli di colei che aveva il marito. Ora voi, fratelli, siete figliuoli della promessa alla maniera d’Isacco. Ma come allora colui ch’era nato secondo la carne perseguitava il nato secondo lo Spirito, così succede anche ora. Ma che dice la Scrittura? Caccia via la schiava e il suo figliuolo; perché il figliuolo della schiava non sarà erede col figliuolo della libera. Perciò, fratelli, noi non siam figliuoli della schiava, ma della libera" (Gal. 4:22-31).

Come si può vedere, la nostra madre è la Gerusalemme di sopra che a differenza della Gerusalemme del tempo presente non è schiava ma è libera.

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DECIMA

1. Un cristiano deve pagare la decima?

No, un cristiano non deve osservare il precetto della decima e questo perchè egli è sotto la grazia e non sotto la legge di Mosè (cfr. Rom. 6:14). E difatti negli Scritti del Nuovo Testamento non c'è un solo passo che comandi di pagare la decima, ripeto neppure uno. Ci sono sì dei passi che parlano della decima, ma essi non comandano di pagare la decima. Vediamoli da vicino questi passi.

( Gesù disse agli scribi e ai Farisei: “Guai a voi, scribi e Farisei ipocriti, perché pagate la decima della menta e dell'aneto e del comino, e trascurate le cose più gravi della legge: il giudicio, e la misericordia, e la fede. Queste son le cose che bisognava fare, senza tralasciar le altre” (Matt. 23:23). Si noti innanzi tutto che Gesù parlava a persone che erano sotto la legge, e poi che Gesù dicendo 'senza tralasciare le altre' non si è limitato a dire che gli Ebrei dovevano pagare la decima ma anche che dovevano osservare gli altri precetti della legge. Se noi quindi dovessimo fare nostro questo passo dovremmo non solo metterci a pagar la decima ma anche ad osservare il sabato, astenerci dai cibi impuri della legge, osservare tutte le feste ebraiche, ecc. ecc. Ma a questo punto noi ricadremmo sotto il giogo della legge da cui siamo stati affrancati. Vuole questo il Signore? No, infatti Paolo dice ai Galati: “Cristo ci ha affrancati perché fossimo liberi; state dunque saldi, e non vi lasciate di nuovo porre sotto il giogo della schiavitù!" (Gal. 5:1). Occorre dunque stare attenti affinché tramite il precetto della legge sulla decima non cadiamo sotto il giogo pesante della legge. Il fatto che si dica da parte di alcuni che il Signore non ha mai disapprovato il precetto della decima non è una buona ragione per doverlo osservare infatti se è per questo Gesù non ha detto neppure di non osservare il sabato, di non festeggiare la Pasqua, di non fare circoncidere i propri figli maschi. Che faremo allora? Ci metteremo ad osservare il sabato, le feste ebraiche, e la circoncisione perchè Gesù non li disapprovò? Così non sia, sapendo che tutte queste cose sono solo un ombra di cose che dovevano avvenire.

( Lo scrittore agli Ebrei dice: “Or quelli d'infra i figliuoli di Levi che ricevono il sacerdozio, hanno bensì ordine, secondo la legge, di prendere le decime dal popolo, cioè dai loro fratelli.. e poi qui, quelli che prendono le decime son degli uomini mortali; ma là le prende uno di cui si attesta che vive” (Ebr. 7:5,8). Innanzi tutto bisogna dire che “quelli che qui prendono le decime” (Ebr. 7:8), erano dei Leviti (quindi dei Giudei di nascita), che, quando la epistola fu scritta, ancora prendevano le decime dagli altri Giudei, secondo l'ordine della legge di Mosè, quindi, siccome che noi non siamo dei Giudei di nascita che sono sotto la legge e fra di noi Gentili non ci sono dei discendenti della tribù di Levi, questo non ci riguarda. Qualcuno dirà: 'Ma qui è scritto: “Qui, quelli che prendono le decime”, perciò se il verbo è al presente, significa che anche sotto la grazia i santi in Cristo dovevano pagare la decima!'; vi rispondo dicendovi che il verbo non è al presente solo quando la Scrittura parla della decima, ma anche quando parla dei doni e dei sacrifici i quali venivano ancora offerti (in quel tempo) nel santuario terreno in Gerusalemme dai sacerdoti Giudei, infatti nella stessa epistola è scritto: “Ci sono quelli che offrono i doni secondo la legge, i quali ministrano in quel che è figura e ombra delle cose celesti..” (Ebr. 8:4,5) ed ancora: “Ogni sacerdote è in piè ogni giorno ministrando e offrendo spesse volte gli stessi sacrifici che non possono mai togliere i peccati...” (Ebr. 10:11); oltre a ciò, notate in queste scritture l'espressione “secondo la legge”, perchè essa si riferisce alla legge di Mosè e non a quella di Cristo, infatti i Leviti prendevano le decime dal popolo per ordine di Mosè, e i sacerdoti offrivano i doni e i sacrifici nel tempio, sempre secondo la legge di Mosè, ma ricordatevi che quelli che facevano ciò erano dei Giudei di nascita che erano ancora sotto la legge e che non erano ancora stati affrancati da essa come invece lo siamo stati noi da Cristo Gesù. Ma allora a questo punto, siccome che anche in relazione ai sacrifici di becchi offerti dai Giudei per i loro peccati, il verbo è al presente, noi pure dovremmo presentare su qualche altare ed in qualche santuario terreno dedicato al culto di Dio sacrifici di bestie grasse per i nostri peccati! Così non sia, perchè è altresì scritto nella medesima epistola: “Si offrono doni e sacrifici che non possono, quanto alla coscienza, rendere perfetto colui che offre il culto..” (Ebr. 9:9), ed anche: “Poiché la legge, avendo un'ombra dei futuri beni, non la realtà stessa delle cose, non può mai con quegli stessi sacrifici, che sono offerti continuamente, anno dopo anno, rendere perfetti quelli che s'accostano a Dio” (Ebr. 10:1), ed ancora che “noi abbiamo un altare del quale non hanno diritto di mangiare quelli che servono il tabernacolo” (Ebr. 13:10). Il fatto dunque che i sacerdoti e i Leviti anche dopo che Gesù fu assunto in cielo, offrivano doni e sacrifici per i peccati e prendevano le decime dal popolo, non significa affatto che i Gentili, sotto la grazia, facevano o dovevano fare (in quel tempo) quelle medesime cose, benchè quelle cose venivano da loro eseguite in ubbidienza alla legge che Dio diede a Mosè per tutto Israele.

Vorrei ora ritornare brevemente sul fatto dei sacerdoti Leviti, perchè? Perchè quando si parla della decima si rischia di dimenticare che secondo la legge erano i Leviti che dovevano riscuotere le decime dalle mani del popolo e nessun altro. Non si può dunque separare la riscossione della decima dal sacerdozio Levitico perchè sono cose unite. E' come un pò la riscossione di certe tasse che compie lo Stato Italiano, non si può parlarne senza fare riferimento agli Uffici e alle persone preposti dalla legge italiana a compierla. Così è della decima, non si può parlarne senza parlare dei sacerdoti Leviti preposti da Dio sotto la legge a riscuoterla dalle mani del popolo. Dio aveva infatti detto a Mosè: “E l'Eterno parlò a Mosè, dicendo: 'Parlerai inoltre ai Leviti e dirai loro: Quando riceverete dai figliuoli d'Israele le decime che io vi do per conto loro come vostro possesso, ne metterete da parte un'offerta da fare all'Eterno: una decima della decima; e l'offerta che avrete prelevata vi sarà contata come il grano che vien dall'aia e come il mosto che esce dallo strettoio. Così anche voi metterete da parte un'offerta per l'Eterno da tutte le decime che riceverete dai figliuoli d'Israele, e darete al sacerdote Aaronne l'offerta che avrete messa da parte per l'Eterno. Da tutte le cose che vi saranno donate metterete da parte tutte le offerte per l'Eterno; di tutto ciò che vi sarà di meglio metterete da parte quel tanto ch'è da consacrare. E dirai loro: Quando ne avrete messo da parte il meglio, quel che rimane sarà contato ai Leviti come il provento dell'aia e come il provento dello strettoio. E lo potrete mangiare in qualunque luogo, voi e le vostre famiglie, perché è la vostra mercede, in contraccambio del vostro servizio nella tenda di convegno” (Num. 18:25-31). Stando dunque così le cose, per imporre la decima ai credenti occorrerebbe che ci fossero nel nostro mezzo dei sacerdoti Leviti perchè è a loro che Dio aveva ordinato di prelevare le decime, da cui a loro volta essi dovevano prelevare una decima. Ci sono questi sacerdoti che svolgono le funzioni prescritte dalla legge? No, quindi la decima non va imposta ai credenti. La cosa si potrebbe fare se noi fossimo ancora sotto la legge e avessimo dei sacerdoti leviti nel nostro mezzo, ma siccome non ci sono queste condizioni nessuno ha il diritto di imporre la decima. E a questo punto vorrei farvi notare che neppure Gesù Cristo impose il pagamento della decima ai suoi discepoli, e questo perchè Gesù era della tribù di Giuda e non di Levi, e quindi se lo avesse fatto avrebbe trasgredito la legge. Gesù avrebbe commesso un peccato se avesse comandato ai suoi discepoli di pagargli la decima delle loro entrate, non aveva il diritto di farlo. Avete mai pensato a questo? Se non lo avete mai fatto, pensateci attentamente. E non solo Gesù Cristo, ma neppure Paolo impose la decima e questo perchè egli era della tribù di Beniamino. Volere dunque fare credere che l'apostolo Paolo comandava la decima per vivere del Vangelo è qualcosa che trova una secca smentita dal fatto che lui come Ebreo era della tribù di Beniamino e non della tribù di Levi. Ma innanzi tutto la cosa viene smentita dal fatto che Paolo non era sotto la legge e perciò non comandava ai Gentili di osservare la legge di Mosè. Paolo ha sì detto che coloro che annunciano il Vangelo devono vivere del Vangelo, ma vivere del Vangelo non significa vivere delle decime perchè le decime fanno parte della legge e non del vangelo. A me pare invece che alcuni che predicano il Vangelo vogliono vivere della legge imponendo la decima. E' un controsenso questo che però purtroppo alcuni non vedono.

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2. In relazione alla FAQ (bisogna pagare la decima?) del vs. sito, la prima frase in risposta dice testualmente: "No, un cristiano non deve osservare il precetto della decima e questo perché egli è sotto la grazia e non sotto la legge di Mosè (cfr. Rom. 6:14)." Ma ricordo male o Abramo decimò? Egli non era sotto la legge ed è il precursore di coloro che vivono per fede nella grazia di Dio.

Non ricordi male. Abramo pagò la decima (la diede a Melchisedec cfr. Gen. 14:18-20), anzi ti dirò di più, pagò la decima pure Giacobbe (cfr. Genesi 28:20-22) e (Giacobbe) lo fece in seguito ad un voto che fece. Leggi attentamente quello che disse quando fece il voto.

Ti voglio tuttavia ricordare che Abramo che è il nostro padre secondo che gli fu detto che sarebbe diventato padre di molte nazioni si sottopose pure alla circoncisione e questo dopo che credette nel Signore e la sua fede gli fu messa in conto di giustizia. Che faremo allora? Ci faremo circoncidere perché Abramo si fece circoncidere DOPO avere creduto? Così non sia, perché Paolo dice a coloro che sono stati chiamati essendo incirconcisi di non farsi circoncidere (cfr. 1 Cor. 7:18). Pensi che Paolo non lo sapesse il valore della circoncisione? Eppure ha detto quelle parole. E così è con la decima; il fatto che Abramo la diede non legittima la sua imposizione e osservanza SOTTO LA GRAZIA.

Ti invito comunque a leggere attentamente la mia risposta sulla decima, e anche altri miei scritti sul sito dove tratto il precetto della decima (l'imposizione della decima; vedi nel libro sugli Avventisti e in quello sui Mormoni, come anche nelle 'confutazioni seconda serie'). Leggi attentamente il Nuovo Patto e vedrai che l'imposizione della decima (come anche quella del sabato) non è autorizzata in nessun luogo.

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3. Desideravo avere un chiarimento sulla decima. Molti predicatori sostengono che è un'azione che va fatta obbligatoriamente alla propria Chiesa di appartenenza, altri che si è liberi di gestirla come si crede, secondo i bisogni che vediamo; altri ancora sostengono che ormai è qualcosa di superato, appartiene all'Antico Testamento ed ognuno può gestire la cosa come crede più opportuno. Voi cosa ne pensate?

Ti rispondo molto brevemente perché ho già parlato abbondantemente e in maniera approfondita della decima nei miei scritti (Leggiti in particolare il mio trattato ‘Non è giusto sotto la grazia imporre il pagamento della decima ai santi’)

Il precetto della decima, come tanti altri precetti mosaici, non va imposto sotto la grazia appunto perché noi non siamo più sotto la legge ma sotto la grazia. Altra cosa è se qualcuno fa un voto di dare la decima per certe necessità, egli è libero di fare questo voto ma sappia che sarà obbligato a tenere bene a mente tutte le sue entrate per potere dare esattamente la decima su di esse. Questo perché una volta che si è fatto un voto, si è obbligati ad adempierlo se non ci si vuole rendere colpevoli davanti a Dio. Noi quindi non ordiniamo il pagamento della decima, esortiamo però i santi a dare secondo che hanno deliberato in cuore loro per le necessità dei bisognosi, esortiamo coloro che vengono ammaestrati nella Parola a fare parte dei loro beni a coloro che li ammaestrano affinchè nulla manchi loro perché essi ne sono degni perché il Signore ha ordinato che coloro che predicano il Vangelo vivano del Vangelo, e nello stesso tempo mettiamo in guardia i santi da ogni avarizia perché gli avari non erediteranno il regno di Dio, e perché come disse Gesù chi non raccoglie con lui disperde il che significa che se uno rifiuta di seminare i suoi beni per amore del Signore, per certo Dio gli farà perdere quello che ha, in altre parole Dio per vendicarsi della sua avarizia gli forerà la borsa e gli farà disperdere i suoi beni. Attenzione quindi, non essere più obbligati a dare la decima perché si è sotto la grazia, non significa che si può disconoscere il diritto dell’orfano o della vedova o del povero o di coloro che predicano il Vangelo perché chi fa questo male gli incoglierà perché Dio è giusto e fa trovare all’ingiusto il salario della sua condotta.

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DEMONOLOGIA

1. Il diavolo esiste?

Sì, il diavolo esiste; lo dice la Scrittura in svariate maniere. Da quanto tempo egli esista non si può dire con precisione, si può dire tuttavia che esiste prima dell'uomo. Questo essere malvagio originariamente era una santa creatura celeste ma poi a motivo della sua superbia si corruppe e diventò quello che è ora e con lui trascinò anche degli angeli che sono chiamati "i suoi angeli" (Apoc. 12:7). Nel libro del profeta Isaia ci sono le seguenti parole che si suppone si riferiscano all'origine del diavolo: "Come mai sei caduto dal cielo, o astro mattutino, figliuol dell’aurora?! Come mai sei atterrato, tu che calpestavi le nazioni?! Tu dicevi in cuor tuo: ‘Io salirò in cielo, eleverò il mio trono al disopra delle stelle di Dio; io m’assiderò sul monte dell’assemblea, nella parte estrema del settentrione; salirò sulle sommità delle nubi, sarò simile all’Altissimo’ (Is. 14:12-14). Anche nel profeta Ezechiele ci sono delle parole che si suppone si riferiscano allo stesso avvenimento: "Così parla il Signore, l’Eterno: Tu mettevi il suggello alla perfezione, eri pieno di saviezza, di una bellezza perfetta; eri in Eden il giardino di Dio; eri coperto d’ogni sorta di pietre preziose: rubini, topazi, diamanti, crisoliti, onici, diaspri, zaffiri, carbonchi, smeraldi, oro; tamburi e flauti erano al tuo servizio, preparati il giorno che fosti creato. Eri un cherubino dalle ali distese, un protettore. Io t’avevo stabilito, tu stavi sul monte santo di Dio, camminavi in mezzo a pietre di fuoco. Tu fosti perfetto nelle tue vie dal giorno che fosti creato, finchè non si trovò in te la perversità" (Ezec. 28:11-15).

Il diavolo è chiamato in svariate maniere, 'Satana' che significa 'Avversario' , il Serpente Antico, l'Accusatore dei fratelli, il nemico, il maligno, il tentatore, il principe della potestà dell'aria, Beelzebub che significa 'dio delle mosche', 'principe dei demoni'. Come si può vedere, i suoi nomi e soprannomi confermano che è un essere estremamente malvagio e insidioso.

Tra le cose malvage che egli fa ci sono queste; uccide, perchè è omicida sin dal principio (cfr. Giov. 8:44) e difatti fu sotto la sua spinta che Caino uccise suo fratello Abele; dice menzogne perchè è bugiardo e padre della menzogna (cfr. Giov. 8:44); tenta, difatti tentò Gesù Cristo affinché cadesse nel peccato senza però riuscirci (cfr. Matt. 4:1-11) e tenta ognuno di noi affinché facciamo il male (cfr. 1 Piet. 5:8); porta via la Parola di Dio dal cuore degli uomini che l'ascoltano affinché non siano salvati (cfr. Matt. 13:19; Luca 8:12); accusa i figliuoli di Dio (cfr. Apoc. 12:10); impedisce talvolta che dei fratelli si incontrino (cfr. 1 Tess. 2:18); e talvolta con il permesso di Dio colpisce con la malattia i credenti (cfr. Giob. 2:7).

La Parola di Dio dice anche che Gesù Cristo mediante la sua morte ha distrutto il diavolo che aveva l'impero della morte (cfr. Ebr. 2:14); Egli ha vinto l'uomo forte (così è chiamato anche il diavolo) e adesso può strappargli dalle mani le anime (cfr. Matt. 12:29).

In virtù del sangue di Gesù Cristo sparso da lui sulla croce e in virtù della parola della nostra testimonianza anche noi, quali discepoli di Cristo, abbiamo vinto il diavolo (cfr. Apoc. 12:11; 1 Giov. 2:14). Noi dunque non lo temiamo. Quando ci attacca lo affrontiamo con coraggio, ma non con armi carnali o armi nostre, ma con le armi di Dio, con la sicurezza che riusciremo tramite di esse a non cadere vittime di alcuna delle sue macchinazioni ordite da lui contro di noi figliuoli di Dio (cfr. Ef. 6:10-18).

Il diavolo, quantunque sia stato vinto da Cristo, è ancora libero di agire sulla terra, il tempo in cui egli sarà punito come merita non è ancora giunto. Giungerà dopo il regno millenario (durante il quale egli sarà legato e gettato nell'abisso affinché non seduca più le nazioni) quando la Scrittura dice che egli sarà gettato nello stagno ardente di fuoco e di zolfo e là sarà tormentato giorno e notte, nei secoli dei secoli (cfr. Apoc. 20:10). A Cristo Gesù, vincitore sul diavolo e distruttore di tutte le sue opere, sia la gloria ora e in eterno. Amen.

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2. Un credente può essere posseduto da demoni?

Un credente non può essere posseduto dai demoni a condizione che viva sottomesso a Dio e resista al diavolo. Giacomo dice infatti: "Sottomettetevi dunque a Dio; ma resistete al diavolo, ed egli fuggirà da voi" (Giac. 4:7). Non importa dunque quanto possano essere forti gli attacchi del diavolo contro un credente, se questi vive umilmente osservando i comandamenti di Dio e opponendosi al diavolo, questi certamente non potrà fare breccia in lui. "Quando l'avversario verrà come una fiumana, lo Spirito dell'Eterno lo metterà in fuga", dice Isaia (Is. 59:19).

Nel caso però il credente cominci per esempio a praticare arti magiche o frequentare sedute spiritiche allora certamente egli farà posto al diavolo il quale farà entrare in lui degli spiriti maligni. Naturalmente non è solo dandosi alla magia che si fa posto agli spiriti maligni, uno potrebbe fargli posto anche senza darsi alla magia. Che ciò possa avvenire è confermato dalle parole di Gesù: "Or quando lo spirito immondo è uscito da un uomo, va attorno per luoghi aridi, cercando riposo e non lo trova. Allora dice: Ritornerò nella mia casa donde sono uscito; e giuntovi, la trova vuota, spazzata e adorna. Allora va e prende seco altri sette spiriti peggiori di lui, i quali, entrati, prendon quivi dimora; e l’ultima condizione di cotest’uomo divien peggiore della prima" (Matt. 12:43-45). E non solo, ma anche dall'esempio di Giuda Iscariota che pur avendo un giorno creduto nel Signore finì col fare posto al diavolo nel suo corpo infatti è scritto: "E Satana entrò in Giuda, chiamato Iscariota, che era del numero de’ dodici" (Luca 22:3), ed anche: "E allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. Per cui Gesù gli disse: Quel che fai, fallo presto" (Giov. 13:27).

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3. I demoni o spiriti maligni possono essere mandati via dal corpo di una persona? Se sì, in che maniera?

Sì, i demoni o spiriti maligni possono essere mandati via dal corpo di chi li possiede. Questo può avvenire solo invocando il nome del Signore Gesù Cristo contro gli spiriti maligni o meglio comandando ai demoni nel nome di Gesù Cristo di uscire dalla persona posseduta. Nel libro degli Atti è raccontata la liberazione di una donna posseduta da uno spirito maligno avvenuta per mezzo dell’apostolo Paolo, ecco cosa troviamo scritto: “E avvenne, come andavamo al luogo d’orazione, che incontrammo una certa serva, che avea uno spirito indovino, e con l’indovinare procacciava molto guadagno ai suoi padroni. Costei, messasi a seguir Paolo e noi, gridava: Questi uomini son servitori dell’Iddio altissimo, e vi annunziano la via della salvezza. Così fece per molti giorni; ma essendone Paolo annoiato, si voltò e disse allo spirito: Io ti comando, nel nome di Gesù Cristo, che tu esca da costei. Ed esso uscì in quell’istante” (Atti 16:16-18). Quello che compì Paolo non è altro che uno dei segni che Gesù ha detto accompagneranno coloro che avranno creduto secondo che è scritto: “Or questi sono i segni che accompagneranno coloro che avranno creduto: nel nome mio cacceranno i demonî;….. “ (Mar. 16:17).

Ci sono spiriti maligni che escono solo con la preghiera e il digiuno, si tratta degli spiriti muti e sordi (cfr. Mar. 9:29).

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4. I demoni ci possono fare del male a noi figli di Dio?

No, i demoni non possono in nessuna maniera toccarci. Certamente ci attaccano, su questo non c’è alcun dubbio, e lo fanno in svariate maniere. Ci sono credenti che prima di convertirsi erano dei maghi, e quindi avevano degli spiriti maligni in corpo, e che hanno detto in maniera molto chiara che ogni qual volta cercarono di fare del male a dei credenti i loro tentativi risultarono vani perché in una maniera o nell’altra essi erano protetti. C’è chi li ha visti circondati da angeli con spade sguainate ed è stato impossibilitato ad avvicinarsi più di tanto. Non è forse vero che persino Satana dovette riconoscere che Giobbe era stato circondato da Dio con un riparo? Ascoltate infatti quello che egli ebbe a dire a Dio: “Non l’hai tu circondato d’un riparo, lui, la sua casa, e tutto quel che possiede?” (Giob. 1:10) E difatti Satana potè colpire Giobbe solo con il permesso di Dio, non senza di esso secondo che Egli gli disse la prima volta: “Ebbene! tutto quello che possiede è in tuo potere; soltanto, non stender la mano sulla sua persona’ (Giob. 1:12), e la seconda: “Ebbene esso è in tuo potere; soltanto rispetta la sua vita’ (Giob. 2:6). Questo ci insegna chiaramente che noi figliuoli di Dio siamo protetti da Dio e che solo nel caso Dio lo voglia per suoi fini specifici può permettere al diavolo di farci del male.

Il Salmista dice: “L’Eterno è colui che ti protegge; l’Eterno è la tua ombra; egli sta alla tua destra. Di giorno il sole non ti colpirà, né la luna di notte. L’Eterno ti proteggerà da ogni male; egli proteggerà l’anima tua. L’Eterno proteggerà il tuo uscire e il tuo entrare da ora in eterno” (Sal. 121:5:8), e sempre il Salmista dice che gli angeli del Signore si accampano attorno a quelli che lo temono e li liberano (Sal. 34:7 Versione Diodati). E ci sono anche queste altre parole del Salmista che dicono: “Chi dimora nel ritiro dell’Altissimo alberga all’ombra dell’Onnipotente. Io dico all’Eterno: Tu sei il mio rifugio e la mia fortezza, il mio Dio, in cui confido! Certo egli ti libererà dal laccio dell’uccellatore e dalla peste mortifera. Egli ti coprirà con le sue penne, e sotto le sue ali troverai rifugio. La sua fedeltà ti è scudo e targa. Tu non temerai lo spavento notturno, né la saetta che vola di giorno, né la peste che va attorno nelle tenebre, né lo sterminio che infierisce in pien mezzodì. Mille te ne cadranno al fianco, e diecimila alla destra; ma tu non ne sarai colpito. Solo contemplerai coi tuoi occhi e vedrai la retribuzione degli empi. Poiché tu hai detto: O Eterno, tu sei il mio rifugio; tu hai preso l’Altissimo per il tuo asilo, male alcuno non ti coglierà, né piaga alcuna s’accosterà alla tua tenda. Poiché egli comanderà ai suoi angeli di guardarti in tutte le tue vie. Essi ti porteranno in palma di mano, che talora il tuo piè non urti in alcuna pietra. Tu camminerai sul leone e sull’aspide, calpesterai il leoncello e il serpente. Poich’egli ha posta in me la sua affezione, io lo libererò; lo leverò in alto, perché conosce il mio nome. Egli m’invocherà, ed io gli risponderò; sarò con lui nella distretta; lo libererò, e lo glorificherò. Lo sazierò di lunga vita, e gli farò vedere la mia salvezza” (Sal. 91:1-16).

Dobbiamo quindi camminare tranquilli, il diavolo con tutte le sue schiere non potrà in nessuna maniera farci del male. Quando lui verrà come una fiumana lo Spirito di Dio lo metterà in fuga (cfr. Is. 59:19). E come disse Gesù: “Nulla potrà farvi del male” (Luca 10:19). Amen.

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5. Il diavolo può impedire a Dio di rispondere ad una nostra preghiera?

No, il diavolo non può in alcuna maniera impedire a Dio di esaudire la preghiera di un uomo. Può semmai CERCARE DI IMPEDIRGLIELO, ma senza riuscirci perché lui non possiede una potenza superiore a quella di Dio ma una potenza nettamente inferiore.

Nella Scrittura c’è un esempio che conferma ciò ed è l’esempio di Daniele. Ecco cosa si legge nel libro di Daniele: “Il terzo anno di Ciro, re di Persia, una parola fu rivelata a Daniele, che si chiamava Beltsatsar; e la parola è verace, e predice una gran lotta. Egli capì la parola, ed ebbe l’intelligenza della visione. In quel tempo, io, Daniele, feci cordoglio per tre settimane intere. Non mangiai alcun cibo prelibato, né carne né vino entrarono nella mia bocca, e non mi unsi affatto, sino alla fine delle tre settimane. E il ventiquattresimo giorno del primo mese, come io mi trovavo in riva al gran fiume, che è lo Hiddekel, alzai gli occhi, guardai, ed ecco un uomo, vestito di lino, con attorno ai fianchi una cintura d’oro d’Ufaz. Il suo corpo era come un crisolito, la sua faccia avea l’aspetto della folgore, i suoi occhi eran come fiamme di fuoco, le sue braccia e i suoi piedi parevano terso rame, e il suono della sua voce era come il rumore d’una moltitudine. Io solo, Daniele, vidi la visione; gli uomini ch’erano meco non la videro, ma un gran terrore piombò su loro, e fuggirono a nascondersi. E io rimasi solo, ed ebbi questa grande visione. In me non rimase più forza; il mio viso mutò colore fino a rimanere sfigurato, e non mi restò alcun vigore. Udii il suono delle sue parole; e, all’udire il suono delle sue parole, caddi profondamente assopito, con la faccia a terra. Ed ecco, una mano mi toccò, e mi fece stare sulle ginocchia e sulle palme delle mani. E mi disse: ‘Daniele, uomo grandemente amato, cerca d’intendere le parole che ti dirò, e rizzati in piedi nel luogo dove sei; perché ora io sono mandato da te’. E quand’egli m’ebbe detta questa parola, io mi rizzai in piedi, tutto tremante. Ed egli mi disse: ‘Non temere, Daniele; poiché dal primo giorno che ti mettesti in cuore d’intendere e d’umiliarti nel cospetto del tuo Dio, le tue parole furono udite, e io son venuto a motivo delle tue parole. Ma il capo del regno di Persia m’ha resistito ventun giorni; però ecco, Micael, uno dei primi capi, è venuto in mio soccorso, e io son rimasto là presso i re di Persia. E ora son venuto a farti comprendere ciò che avverrà al tuo popolo negli ultimi giorni; perché è ancora una visione che concerne l’avvenire’ (Dan. 10:1-14). Come si può vedere le parole di supplica di Daniele furono udite da Dio il primo giorno che Daniele le aveva dette ed era stato mandato un angelo a cagione di quelle sue parole. Questo angelo però aveva dovuto combattere contro un essere malvagio chiamato ‘il capo del regno di Persia’ (un principato), al servizio di Satana, che gli aveva resistito per ventun giorni. Alla fine però il messaggero di Dio potè raggiungere Daniele per spiegargli le cose che lui doveva sapere.

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6. I demoni in che cosa credono riguardo a Dio?

In base a quanto insegna la Scrittura essi credono che Egli sia il solo Dio che esista infatti Giacomo dice: “Tu credi che v’è un sol Dio, e fai bene; anche i demonî lo credono e tremano” (Giac. 2:19). Ecco in che cosa consiste tutta la loro ‘fede’, che per altro non è accompagnata da nessuna opera buona ma da innumerevoli opere malvagie, per cui si rivela una fede senza valore. Giacomo prende proprio l’esempio degli spiriti maligni per far capire a noi credenti che non è sufficiente credere nell’esistenza di Dio, occorre pure compiere le opere buone, altrimenti la nostra fede sarà una fede morta.

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7. I demoni possono far parlare in altre lingue?

Sì, possono farlo, anzi lo fanno in svariate parti del mondo. E si badi, essi non lo fanno solo in mezzo alla giungla o a qualche foresta di qualche paese del cosiddetto ‘terzo mondo’, ma anche qui in Occidente, nei paesi cosiddetti civilizzati. Questa capacità sovrannaturale concessa da questi demoni fa parte dei segni bugiardi operati dal diavolo.

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8. Il diavolo e i suoi demoni sanno che verrà il giorno in cui saranno gettati nel fuoco eterno per esservi tormentati per l’eternità?

Certo che lo sanno, il diavolo sa leggere e sa che nella Bibbia è scritto che il fuoco eterno è stato “preparato pel diavolo e per i suoi angeli” (Matt. 25:41) e che alla fine del millennio “il diavolo che le avea sedotte [le nazioni] fu gettato nello stagno di fuoco e di zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta; e saran tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli” (Apoc. 20:10). A conferma di questa sua conoscenza c’è quel passo dell’Apocalisse che dice: “Guai a voi, o terra, o mare! Perché il diavolo è disceso a voi con gran furore, sapendo di non aver che breve tempo” (Apoc. 12:12). Questa sua discesa però si deve ancora adempiere infatti il diavolo e i suoi angeli saranno gettati sulla terra dopo che combatteranno contro l’arcangelo Michele e i suoi angeli i quali li vinceranno e li getteranno giù (cfr. Apoc. 12:7-8).

I demoni pure sanno che li aspetta il tormento infatti quando quei due indemoniati del paese dei Geraseni si fecero incontro a Gesù gli dissero: “Che v’è fra noi e te, Figliuol di Dio? Sei tu venuto qua prima del tempo per tormentarci?” (Matt. 8:29). Ovviamente furono gli spiriti maligni a proferire quelle parole. Loro pensavano che Gesù fosse venuto a tormentarli prima del tempo; di quale tempo? Di quello che è stato stabilito da Dio che ancora deve venire.

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9. I demoni possono entrare anche negli animali?

Sì, i demoni possono entrare anche negli animali e difatti è scritto a proposito degli spiriti maligni che dimoravano nel corpo dell’indemoniato del paese dei Geraseni che essi pregarono Gesù dicendo: “Mandaci ne’ porci, perché entriamo in essi. Ed egli lo permise loro. E gli spiriti immondi, usciti, entrarono ne’ porci, ed il branco si avventò giù a precipizio nel mare. Eran circa duemila ed affogarono nel mare” (Mar. 5:12-13).

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10. Vorrei sapere da te che differenza c'è tra essere posseduto e avere dei legami

La differenza consiste nel fatto che chi è posseduto possiede all’interno del suo corpo degli spiriti maligni che gli fanno perdere il controllo del suo corpo che è in balia dello spirito malvagio o degli spiriti malvagi, per cui può succedere che l’individuo si mette a gridare, a denudarsi, a rompere sedie e tavoli, a rotolarsi per terra, a schiumare, può pure gettarsi nell’acqua o nel fuoco, o prendere delle pietre o altri oggetti e percuotersi, e viene trasportato in luoghi deserti. Questo lo si evince dalla descrizione del comportamento di alcuni indemoniati che furono poi liberati da Gesù Cristo. Dell’indemoniato di Gerasa viene detto da Marco per esempio che “nei sepolcri avea la sua dimora; e neppure con una catena poteva più alcuno tenerlo legato; poiché spesso era stato legato con ceppi e con catene; e le catene erano state da lui rotte, ed i ceppi spezzati, e niuno avea forza da domarlo. E di continuo, notte e giorno, fra i sepolcri e su per i monti, andava urlando e percotendosi con delle pietre” (Mar. 5:5). E Luca aggiunge che “era portato via dal demonio nei deserti” (Luca 8:29). Come si può vedere questo indemoniato possedeva anche una forza sovrumana infatti è detto che rompeva persino ceppi e catene. Del fanciullo epilettico, il padre che lo menò a Gesù, disse: “Ha uno spirito mutolo; e dovunque esso lo prende, lo atterra; ed egli schiuma, stride dei denti e rimane stecchito …. spesse volte l’ha gettato anche nel fuoco e nell’acqua per farlo perire… “ (Mar. 9:17-18,22).

Chi invece ha dei legami d’iniquità, sia che sia un credente o un non credente, agisce sì in maniera perversa e iniqua ma non ha all’interno del suo corpo dei demoni. In altre parole i demoni agiscono su di lui influenzando la sua condotta dal di fuori. Per esempio Simone, dopo che credette e fu battezzato, aveva dei legami infatti dopo che offerse del denaro a Pietro e Giovanni affinchè questi gli dessero la potestà di imporre le mani sui credenti affinchè ricevessero lo Spirito Santo, l’apostolo Pietro lo riprese dicendogli: “Vada il tuo danaro teco in perdizione, poiché hai stimato che il dono di Dio si acquisti con danaro. Tu, in questo, non hai parte né sorte alcuna; perché il tuo cuore non è retto dinanzi a Dio. Ravvediti dunque di questa tua malvagità; e prega il Signore affinché, se è possibile, ti sia perdonato il pensiero del tuo cuore. Poiché io ti veggo in fiele amaro e in legami di iniquità” (Atti 8:20-23). Come si può vedere Simone agì male perché era in legami di iniquità, senza per questo essere posseduto da demoni.

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11. Carissimo, proprio questa sera mi sono incontrato con un carissimo fratello in Cristo e mi diceva se potevo condividere con lui una ricerca sulla "demonologia" (lui è da 20 anni che è nella fede, mentre io solo da 3 e non sono stato ancora battezzato. Ho accettato perchè ricercare e leggere mi piace. Abbiamo letto il versetto 4 del cap. 2 di 2° Pietro il quale dice: “Se Dio infatti non risparmiò gli angeli che avevano peccato, ma li cacciò tenendoli in catene di tenebre infernali, per esservi custoditi per il giudizio”. A questo punto lui si chiede: ma se sono imprigionati, chi è che dà fastidio al genere umano? Quindi ci chiediamo: chi sono i demoni? Chi sono gli spiriti, e chi gli angeli decaduti? In attesa di una Tua eventuale risposta, ti saluto. Dio ti benedica!

Ascolta, le parole di Pietro si riferiscono a quegli angeli che non serbarono la loro dignità primiera ma lasciarono la loro propria dimora come conferma Giuda nella sua epistola (cfr. Giuda 6). Questi angeli ribelli, che adesso sono serbati in catene eterne nelle tenebre in attesa del giudizio del gran giorno (cfr. Giuda 6), si resero colpevoli di fornicazione perché videro che le figlie degli uomini erano belle e si accoppiarono con esse avendo anche dei figli da esse. Questo viene detto nel libro della Genesi in questi termini: "Or quando gli uomini cominciarono a moltiplicare sulla faccia della terra e furon loro nate delle figliuole, avvenne che i figliuoli di Dio videro che le figliuole degli uomini erano belle, e presero per mogli quelle che si scelsero fra tutte. …In quel tempo c’erano sulla terra i giganti, e ci furono anche di poi, quando i figliuoli di Dio si accostarono alle figliuole degli uomini, e queste fecero loro de’ figliuoli. Essi sono gli uomini potenti che, fin dai tempi antichi, sono stati famosi" (Genesi 6:1-2,4). Che qui per figliuoli di Dio si devono intendere degli angeli si capisce da queste parole che Dio dice a Giobbe: "Su che furon poggiate le sue fondamenta, o chi ne pose la pietra angolare quando le stelle del mattino cantavan tutte assieme e tutti i figli di Dio davan in gridi di giubilo?" (Giobbe 38:6-7) Che creature viventi potevano infatti giubilare all’atto della creazione della terra se non gli angeli di Dio la cui esistenza è precedente a quella dell’uomo?

Essendo dunque che questi angeli sono legati in catene nell’abisso, è evidente che essi non sono affatto liberi di agire come invece lo sono gli altri angeli ribelli chiamati angeli di Satana. Per esempio Dio pose un angelo di Satana per schiaffeggiare Paolo affinchè questi non si insuperbisse a motivo delle eccellenti rivelazioni e visioni che aveva avuto (cfr. 2 Corinzi 12:7). Se dunque quell’angelo è chiamato angelo di Satana ed esso era libero di schiaffeggiare Paolo, è evidente che esso non poteva fare parte di quegli angeli che sono conservati nelle tenebre per il giorno del giudizio. Ci sono dunque due categorie di angeli decaduti, quelli legati con catene nelle tenebre, e quelli liberi di agire malvagiamente che sono chiamati angeli di Satana perché sono al servizio di Satana. Oltre agli angeli di Satana che sono liberi di agire in questo mondo però ci sono anche altri esseri spirituali malvagi che sono i demoni o spiriti immondi o spiriti malvagi e che anch’essi sono al servizio di Satana. Dell’esistenza di questi demoni e delle opere loro il Nuovo Testamento parla parecchio. Per ciò che concerne l’origine di questi spiriti malvagi però, non sappiamo pressoché nulla; alcuni pensano che si tratti degli angeli ribelli che sono al servizio di Satana per cui li chiamano anche angeli decaduti, io non la penso così perché penso che si tratti di esseri malvagi differenti da non confondere con gli angeli di Satana. Una delle caratteristiche di questi demoni o spiriti malvagi è che possono entrare anche in grande numero negli uomini, cosa che si evince chiaramente da quello che disse quello spirito di nome Legione (che era nell’indemoniato di Gerasa) al Signore Gesù: "Siamo molti" (cfr. Marco 5:9). Tra di essi – secondo la Scrittura - ci sono spiriti muti, spiriti sordi, spiriti seduttori, spiriti che fanno segni e prodigi bugiardi, il che significa che ci sono varie categorie di questi spiriti che hanno delle ‘mansioni’ differenti o dei poteri diversi assegnatigli da Satana.

Stando dunque così le cose, gli angeli serbati in catene nelle tenebre, gli angeli di Satana e i demoni sono tre categorie di esseri spirituali distinte.

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12. Stavo leggendo uno scritto della "chiesa apostolica antica", dove parlavano dell'esistenza dei tre "cieli", che lì catalogano in atmosferico, astronomico, e paradisiaco (il terzo cielo). Riguardo al cielo atmosferico dicono: "La Bibbia parla degli uccelli del cielo, delle nuvole e delle piogge del cielo. Gli uccelli volano e le nuvole fluttuano nell'atmosfera della terra che si estende a poca distanza al di sopra della superficie d'essa. Questo, dunque, è il primo cielo. Qui, Satana ha stabilito il suo centro di operazioni, usando anche gli elementi per i suoi loschi fini (Giobbe 1:16-19; Matteo 8:23-27; Efesini 2:2) ed indubbiamente questa è la ragione per cui l'opera del secondo giorno non fu pronunziata "buona" (Genesi 1:6-8)." Non avevo mai fatto caso prima che effettivamente nella Genesi Dio non dice che l'opera del secondo giorno fu buona, mentre gli altri giorni sì. So che Satana è chiamato il principe delle potestà dell'aria, ma non so fino a che punto devo prendere per buona la spiegazione riportata sopra. Gradirei un tuo commento in merito a questo fatto. Grazie.

Io credo che il centro di potere del regno di Satana è il secondo cielo. Da questo secondo cielo lui esercita il suo potere malefico sull'umanità mediante i suoi spiriti maligni. In altre parole, il suo centro di potere è il secondo cielo da dove partono i suoi ordini e i suoi demoni che poi entrano nel primo cielo che è quello che è a contatto con la terra e qui esercitano tutto il loro potere malvagio sugli uomini e combattono i figliuoli di Dio. In questo primo cielo tantissimi demoni esercitano in maniera costante il loro potere malvagio (ingannando gli uomini, impossessandosi delle persone, spingendole a compiere tante cose malvagie ecc.).

Il terzo cielo poi è il luogo dove Dio ha il suo trono, il paradiso che è chiamato terzo cielo da Paolo ai Corinzi (2 Cor. cap. 12) dove i santi vanno quando si dipartono dal loro corpo.

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13. Nella mia Chiesa dicono che anche le persone indemoniate o con gravi legami diabolici possono glorificare Dio e lodare il nome di Gesù. Per me è una grave bestemmia e sono cose che mi turbano e creano in me tanta paura e confusione! E' vera una cosa del genere? Non credo che un posseduto possa dare gloria a Dio e lodare il nome di Gesù. Può inoltre un indemoniato stare in Chiesa senza manifestarsi?

Innanzi tutto è bene dire cosa si intende per indemoniato. La Bibbia quando parla di indemoniati si riferisce a persone possedute da spiriti maligni tramite cui questi spiriti maligni si manifestano, dunque a persone sotto la potestà del diavolo. Per esempio dell’indemoniato di Gerasa la Scrittura dice questo: “E come Gesù fu smontato dalla barca, subito gli venne incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo, il quale nei sepolcri avea la sua dimora; e neppure con una catena poteva più alcuno tenerlo legato; poiché spesso era stato legato con ceppi e con catene; e le catene erano state da lui rotte, ed i ceppi spezzati, e niuno avea forza da domarlo. E di continuo, notte e giorno, fra i sepolcri e su per i monti, andava urlando e percotendosi con delle pietre” (Mar. 5:2-5) e del fanciullo epilettico la Scrittura dice che aveva uno spirito mutolo; e dovunque esso lo prendeva, lo atterrava; ed egli schiumava, strideva dei denti e rimaneva stecchito oltre che lo aveva gettato spesso nell’acqua e nel fuoco per farlo morire (cfr. Mar. 9:17-22). Essendo dunque posseduti da spiriti maligni, questi esseri umani non possono mettersi a lodare Gesù e Dio e questo perché l’adorazione a Gesù e a Dio implica amore verso il Figliuolo e verso il Padre cosa che gli indemoniati non hanno perché ripieni soltanto di odio verso il Figliuolo e verso Dio Padre. Ovviamente questo odio è istillato nel loro cuore da quegli spiriti maligni che sono in loro e che li possiedono e che fanno fare loro certe cose di cui neppure loro si rendono conto alcune volte. Possono semmai fingere un’adorazione al Figliuolo e al Padre e sanno come fare perché furbi, ma certamente non possono offrire una vera adorazione. Affermare che gli indemoniati possano adorare il Figliuolo e Dio Padre sarebbe come affermare che il diavolo può adorare sia il Figliuolo che il Padre; può succedere una cosa simile? Avviene una cosa del genere? Affatto. E quindi, dato che negli indemoniati sono presenti degli spiriti maligni al servizio di Satana loro padrone, come si potrebbe affermare che questi spiriti maligni possano tramite la bocca di coloro in cui essi dimorano adorare il Figlio e il Padre? Tuttavia c’è chi la pensa una cosa del genere, e mi riferisco a certi Evangelici che nella loro ignoranza e stoltezza dicono che i Pentecostali sono posseduti da spiriti maligni perché parlano in lingue, hanno visioni e sogni, profetizzano e così via. Ma se è così, domando loro, come fanno i Pentecostali ad adorare sia il Figliuolo che il Padre e a cacciare gli spiriti maligni? Ma se un posseduto non può cacciare degli spiriti maligni, perché Satana non può cacciare Satana, come potrà un posseduto mettersi ad adorare Dio? Come possono i Pentecostali dire ‘Gesù è il Signore!’ senza avere lo Spirito Santo in loro stessi ma avendo spiriti maligni? Non ha forse detto Paolo: “Nessuno può dire: Gesù è il Signore! se non per lo Spirito Santo” (1 Cor. 12:3)? Come possono cantare che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre, mediante spiriti maligni?

In merito all’altra domanda, diciamo questo, che nonostante non si può escludere che un indemoniato possa entrare in un locale di culto, se esso è un vero indemoniato dinnanzi alla manifestazione dello Spirito Santo, dinnanzi alla presenza del Signore in mezzo alla santa assemblea non mancherà prima o poi di manifestarsi. In qualche maniera certamente si manifesterà, magari anche solo mettendosi a gridare contro i santi o contro chi sta predicando la Parola di Dio. D’altronde, non avvenne forse ai giorni di Gesù che egli liberò un indemoniato che si trovava nella sinagoga, quindi un luogo di culto dove veniva letta la legge e dove veniva adorato Dio, in cui lui stava ammaestrando? Ecco cosa dice Marco: “E vennero in Capernaum; e subito, il sabato, Gesù, entrato nella sinagoga, insegnava. E la gente stupiva della sua dottrina, perch’egli li ammaestrava come avente autorità e non come gli scribi. In quel mentre, si trovava nella loro sinagoga un uomo posseduto da uno spirito immondo, il quale prese a gridare: Che v’è fra noi e te, o Gesù Nazareno? Se’ tu venuto per perderci? Io so chi tu sei: il Santo di Dio! E Gesù lo sgridò, dicendo: Ammutolisci ed esci da costui! E lo spirito immondo, straziatolo e gridando forte, uscì da lui” (Mar. 1:21-26). Nota bene che prima l’indemoniato si mise a gridare contro Gesù, e poi che quando Gesù sgridò lo spirito immondo quest’ultimo si manifestò straziando l’uomo e gridando forte, ma alla fine uscì. Gloria a Dio! Quindi, non mi sento di escludere che degli indemoniati possano trovarsi in un locale di culto, ma mi sento di escludere che non possano manifestarsi. Lo ripeto, in qualche maniera si manifesteranno, magari anche solo causando confusione, ma si manifesteranno. Bisogna tenere presente infatti che questi indemoniati hanno dentro di loro e con loro degli spiriti maligni che si vengono automaticamente a trovare in un luogo dove ci sono persone che hanno sia in loro che con loro lo Spirito Santo, che è lo Spirito di Dio che è una Persona divina dinnanzi alla quale gli spiriti si sentono fortemente disturbati e irritati e che gli spiriti maligni odiano fortemente.

Comunque, in ogni caso, noi credenti non dobbiamo per nulla temere né gli indemoniati e neppure gli spiriti maligni che sono in e con loro, ma dobbiamo opporci ad essi sgridandoli nel nome di Gesù Cristo, ed essi usciranno, come uscivano ai giorni di Gesù quando Gesù Cristo li sgridava. A Cristo, nel cui nome, gli spiriti maligni vengono tuttora cacciati, sia la gloria ora e in eterno. Amen.

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14. I maghi possono liberare mediante le loro arti occulte una persona posseduta da demoni? Hanno l’autorità di cacciare gli spiriti maligni dal corpo di una persona?

No, i maghi non hanno questo potere perché essi sono dei ministri di Satana che è il principe dei demoni, per cui non possono avere l’autorità di cacciare i demoni che sono anch’essi al servizio di Satana. Gesù Cristo ha spiegato questo concetto in maniera mirabile quando un giorno rispose a dei Farisei che dicevano che lui cacciava i demoni per l’aiuto di Beelzebub, principe dei demoni, ecco le parole del Signore Gesù Cristo riportate da Matteo: “Ogni regno diviso in parti contrarie sarà ridotto in deserto; ed ogni città o casa divisa in parti contrarie non potrà reggere. E se Satana caccia Satana, egli è diviso contro se stesso; come dunque potrà sussistere il suo regno? E se io caccio i demonî per l’aiuto di Beelzebub, per l’aiuto di chi li cacciano i vostri figliuoli? Per questo, essi stessi saranno i vostri giudici. Ma se è per l’aiuto dello Spirito di Dio che io caccio i demonî, è dunque pervenuto fino a voi il regno di Dio. Ovvero, come può uno entrar nella casa dell’uomo forte e rapirgli le sue masserizie, se prima non abbia legato l’uomo forte? Allora soltanto gli prederà la casa” (Matt. 12:25-29). Marco riporta alcune parole in maniera leggermente diversa, eccole: “E se Satana insorge contro se stesso ed è diviso, non può reggere, ma deve finire” (Mar. 3:26).

Attenzione però, perché se è vero che i maghi non possono cacciare i demoni, è altrettanto vero che essi possono aggiungerne altri, quindi peggiorare ulteriormente le cose. I maghi sono dei ministri di Satana che è il nemico di Dio, ed anche nemico dell’uomo anche se si spaccia per un benefattore dell’umanità; come possono dunque procacciare il bene dell’uomo? Il loro padrone è malvagio, come possono essere i suoi servi dei servi di giustizia? I maghi stessi sono posseduti o oppressi e dominati da spiriti maligni, loro stessi hanno bisogno di essere liberati. Ti metto dunque severamente in guardia dal rivolgerti a qualsiasi mago per qualsiasi tuo bisogno spirituale o per un bisogno spirituale di un tuo familiare o parente o conoscente. Sono persone malvagie, senza pietà verso il prossimo, sono pieni di furbizia, nemici di ogni giustizia, sono dei figli del diavolo. Praticano cose in abominio a Dio per le quali meritano il fuoco eterno. Non ti fare ingannare dai loro discorsi lusinghieri, dai loro sorrisi, dalle loro parole melate; perché hanno sette abominazioni in cuore, cercano il tuo male.

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15. E’ normale che un Cristiano abbia paura del diavolo?

No, non è affatto normale questa paura semplicemente perché un Cristiano non può avere paura di un nemico o meglio del nemico che egli ha vinto. Non ci dice forse Giovanni: “Giovani, vi scrivo perché avete vinto il maligno” (1 Giov. 2:13)? E come l’abbiamo vinto? L’abbiamo vinto a cagione del sangue dell’Agnello e a cagione della parola della nostra testimonianza (cfr. Apoc. 12:11). Dunque, noi figli di Dio abbiamo vinto il diavolo grazie al sangue di Cristo Gesù sparso per la remissione dei nostri peccati, e poi anche mediante la nostra confessione di fede che abbiamo fatto e che facciamo ancora oggi con la nostra bocca.

Come dice l’apostolo Giovanni, Colui che è in noi è più grande di colui che è nel mondo (cfr. 1 Giov. 4:4), cioè il principe di questo mondo, e quindi noi siamo dalla parte vincente, dalla parte dei vincitori, dalla parte dei più forti perché in e con noi c’è Gesù Cristo il Figliuol di Dio che mediante la sua morte ha distrutto colui che aveva l’impero della morte, cioè il diavolo (cfr. Ebr. 2:14), Gesù Cristo ha fatto un pubblico spettacolo del diavolo e di ogni principato e potestà trionfando su di loro per mezzo della croce (cfr. Col. 2:15). Non è tollerabile quindi in un credente nessuna paura del diavolo, dei demoni, dei maghi ecc.

Noi siamo da Dio e il maligno non ci tocca. Dio ha posto attorno a noi un riparo come lo aveva messo attorno a Giobbe, Dio ha messo attorno a noi i suoi angeli potenti e forti che ci liberano dalle macchinazioni di Satana, dei suoi demoni, e dei suoi ministri; siamo quindi al riparo, al sicuro, come un leone nella sua tana. Le fatture che qualche mago ci potrebbe lanciare, non ci mettono per nulla paura, perché non ci possono raggiungere essendo che Dio ci protegge da ogni male e quindi anche da questi disegni malefici, facendo per altro ricadere queste maledizioni sul capo di coloro che le lanciano, e sì perché chi scava una fossa vi cadrà dentro e la pietra torna addosso a chi la rotola (cfr. Prov. 26:27). Si legga a tale proposito la testimonianza di Emmanuel Eni Amos che racconta come quando era uno stregone cercò di fare del male a dei Cristiani senza riuscirci a motivo della protezione di Dio di cui erano circondati.

A Cristo Gesù, che ha vinto il diavolo, sia la lode e la gloria ora e in eterno. Amen.

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16. Quando si cacciano i demoni nel nome di Gesù Cristo, si possono mandare nel fuoco eterno?

No, cacciare gli spiriti maligni ordinandogli di andare nel fuoco eterno non è una cosa che si può fare semplicemente perché la Scrittura non autorizza affatto chi caccia i demoni a dire loro di andare nel fuoco eterno. Gesù quando cacciava i demoni ordinava loro esclusivamente di uscire dal corpo in cui si trovavano; in un caso, cioè quello del ragazzo che aveva uno spirito mutolo, egli ordinò allo spirito oltre che di uscire anche di non entrare più nel ragazzo secondo che è scritto: “E Gesù, vedendo che la folla accorreva, sgridò lo spirito immondo, dicendogli: Spirito muto e sordo, io tel comando, esci da lui e non entrar più in lui. E lo spirito, gridando e straziandolo forte, uscì; e il fanciullo rimase come morto; talché quasi tutti dicevano: È morto. Ma Gesù lo sollevò, ed egli si rizzò in piè” (Mar. 9:25-27); in un altro caso egli permise ai demoni di entrare in un branco di porci ma semplicemente perché furono i demoni a chiederglielo, mi riferisco al caso dell’indemoniato di Gadara, secondo che è scritto: “E gli spiriti lo pregarono dicendo: Mandaci ne’ porci, perché entriamo in essi. Ed egli lo permise loro. E gli spiriti immondi, usciti, entrarono ne’ porci, ed il branco si avventò giù a precipizio nel mare” (Mar. 5:12-13) e: “Or lungi da loro v’era un gran branco di porci che pasceva. E i demonî lo pregavano dicendo: Se tu ci scacci, mandaci in quel branco di porci. Ed egli disse loro: Andate. Ed essi, usciti, se ne andarono nei porci; ed ecco tutto il branco si gettò a precipizio giù nel mare, e perirono nelle acque” (Matt. 8:30-32).

Ma in nessun caso Gesù ordinò agli spiriti maligni di andare nell’Ades o nel fuoco eterno. Se dunque lui che era il Figlio di Dio venuto da presso il Padre agì in questa maniera quando cacciò gli spiriti, chi siamo noi da poterci mettere a dire ai demoni di andare all’inferno? Limitiamoci a sgridare i demoni nel nome di Gesù Cristo, ordinandogli di uscire nel nome di Gesù Cristo, ed essi ci ubbidiranno come ubbidirono al nostro Signore Gesù Cristo perché Egli ha detto che coloro che credono in Lui nel suo nome cacceranno i demoni, e come ubbidirono anche a Paolo da Tarso che a Filippi comandò nel nome di Gesù Cristo ad uno spirito maligno di uscire dal corpo di una serva indovina, e quello spirito uscì subito (cfr. Atti 16:18).

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17. Vorrei sapere il tuo punto di vista su possessioni di bambini (sono possibili, e se sì in quali casi?)

Certo che i bambini possono essere posseduti dai demoni, Gesù infatti un giorno cacciò uno spirito maligno dal corpo di un fanciullo, ecco quanto dice Marco su questo episodio: “E venuti ai discepoli, videro intorno a loro una gran folla, e degli scribi che discutevan con loro. E subito tutta la folla, veduto Gesù, sbigottì e accorse a salutarlo. Ed egli domandò loro: Di che discutete voi con loro? E uno della folla gli rispose: Maestro, io t’ho menato il mio figliuolo che ha uno spirito mutolo; e dovunque esso lo prende, lo atterra; ed egli schiuma, stride dei denti e rimane stecchito. Ho detto a’ tuoi discepoli che lo cacciassero, ma non hanno potuto. E Gesù, rispondendo, disse loro: O generazione incredula! Fino a quando sarò io con voi? Fino a quando vi sopporterò? Menatemelo. E glielo menarono; e come vide Gesù, subito lo spirito lo torse in convulsione; e caduto in terra, si rotolava schiumando. E Gesù domandò al padre: Da quanto tempo gli avviene questo? Ed egli disse: Dalla sua infanzia e spesse volte l’ha gettato anche nel fuoco e nell’acqua per farlo perire; ma tu, se ci puoi qualcosa, abbi pietà di noi ed aiutaci. E Gesù: Dici: Se puoi?! Ogni cosa è possibile a chi crede. E subito il padre del fanciullo esclamò: Io credo; sovvieni alla mia incredulità. E Gesù, vedendo che la folla accorreva, sgridò lo spirito immondo, dicendogli: Spirito muto e sordo, io tel comando, esci da lui e non entrar più in lui. E lo spirito, gridando e straziandolo forte, uscì; e il fanciullo rimase come morto; talché quasi tutti dicevano: È morto. Ma Gesù lo sollevò, ed egli si rizzò in piè” (Mar. 9:14-27). Nota bene che la persona liberata da Gesù è chiamata ‘fanciullo’, quindi una persona molto giovane.

In quali casi un bambino può essere posseduto da demoni? Per esempio nel caso i suoi genitori, o anche uno solo di essi, praticano le arti occulte; in questo caso infatti la casa dove abita il bambino sarà infestata di demoni i quali facilmente potranno entrare nel corpo di un bambino. O può succedere pure che un bambino sia posseduto sia dalla sua nascita perché consacrato dal seno di sua madre al diavolo, sì perché ci sono esseri umani che per ottenere favori da Satana gli consacrano i propri figli ancora prima che questi nascano, per cui quei bambini sin da quando nasceranno mostreranno non solo una propensione alle cose occulte, ma anche chiari segni di possessione demoniaca. Può comunque pure succedere che i genitori di un bambino non abbiano nulla a che fare con il mondo dell’occulto, e il bambino sia stato posseduto perché iniziato ad insaputa dei genitori al culto a Satana, o a qualche pratica occulta, o perché gli spiriti maligni per delle ragioni a noi sconosciute lo abbiano visitato e siano entrati in lui.

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DILUVIO

1. Il diluvio che ci fu ai giorni di Noè fu universale o riguardò solo una parte della superficie terrestre?

Da quello che insegna la Scrittura il diluvio fu universale perché le acque salirono fino a superare le più alte montagne e perirono tutti gli esseri viventi presenti sulla terra. Ecco quanto si legge nel libro della Genesi: "E il diluvio venne sopra la terra per quaranta giorni; e le acque crebbero e sollevarono l’arca, che fu levata in alto d’in su la terra. E le acque ingrossarono e crebbero grandemente sopra la terra, e l’arca galleggiava sulla superficie delle acque. E le acque ingrossarono oltremodo sopra la terra; e tutte le alte montagne che erano sotto tutti i cieli, furon coperte. Le acque salirono quindici cubiti al disopra delle vette dei monti; e le montagne furon coperte. E perì ogni carne che si moveva sulla terra: uccelli, bestiame, animali salvatici, rettili d’ogni sorta striscianti sulla terra, e tutti gli uomini. Tutto quello ch’era sulla terra asciutta ed aveva alito di vita nelle sue narici, morì. E tutti gli esseri ch’erano sulla faccia della terra furono sterminati: dall’uomo fino al bestiame, ai rettili e agli uccelli del cielo; furono sterminati di sulla terra; non scampò che Noè con quelli ch’eran con lui nell’arca" (Gen 7: 17-24). Tra tutti gli abitanti della terra di allora dunque, solo Noè scampò, assieme alla sua famiglia e a tutti gli animali che erano entrati nell'arca.

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2. Perché Dio, dopo il diluvio, pose un arcobaleno nel cielo?

Affinché esso servisse da segno del patto che Egli dopo il diluvio fece con Noè e i suoi figli, la loro progenie dopo di essi, e con tutti gli esseri viventi che scamparono con essi nell’arca, patto che consisteva nella promessa che Dio non avrebbe mai più sterminato nessuna carne con le acque del diluvio, che non ci sarebbe stato più diluvio per distruggere la terra (cfr. Gen. 9:8-11). E difatti Dio, dopo avere stabilito il suo patto, disse: “Ecco il segno del patto che io fo tra me e voi e tutti gli esseri viventi che sono con voi, per tutte le generazioni a venire. Io pongo il mio arco nella nuvola, e servirà di segno del patto fra me e la terra. E avverrà che quando avrò raccolto delle nuvole al disopra della terra, l’arco apparirà nelle nuvole, e io mi ricorderò del mio patto fra me e voi e ogni essere vivente d’ogni carne, e le acque non diventeranno più un diluvio per distruggere ogni carne. L’arco dunque sarà nelle nuvole, e io lo guarderò per ricordarmi del patto perpetuo fra Dio e ogni essere vivente, di qualunque carne che è sulla terra’. E Dio disse a Noè: ‘Questo è il segno del patto che io ho stabilito fra me e ogni carne che è sulla terra’ (Gen. 9:12-17).

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DIO

1. Dio esiste?

Sì, Dio esiste. E come si fa a dimostrare che Egli esiste? Facendo osservare le sue opere che ci circondano perché è Lui che ha fatto i cieli, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi secondo che è scritto: "Signore, tu sei Colui che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi" (Atti 4:24).

Tutte queste opere attestano da loro stesse di non essere venute all’esistenza da sole, ma di avere un Creatore. Il come sono fatte, la loro perfezione, la loro bellezza, ecc., attestano che esse sono venute all’esistenza per mano di Qualcuno, e questo Qualcuno è Dio, il Padre, dal quale sono tutte le cose, e noi per la gloria sua. Ecco perché l’apostolo Paolo dice ai Romani: "Quel che si può conoscer di Dio è manifesto in loro, avendolo Iddio loro manifestato; poiché le perfezioni invisibili di lui, la sua eterna potenza e divinità, si vedon chiaramente sin dalla creazione del mondo, essendo intese per mezzo delle opere sue…" (Rom. 1:19-20). Perché le sue opere attestano la sua esistenza, come anche la sua potenza, la sua perfezione e la sua divinità.

Come nel guardare e nel fare uso di un computer, a nessuno di noi verrebbe in mente di dire che il computer che usiamo è venuto all’esistenza da solo senza che qualcuno lo abbia progettato e costruito, così è del creato che ci circonda. Esso ha un Qualcuno che lo ha prima 'progettato' e poi creato, ma dal nulla; a differenza di tutto ciò che progetta e fa l’uomo che invece è fatto con una materia già disponibile. Le opere stesse che ci circondano sanno di avere un Creatore; Giobbe infatti dice: "Ma interroga un po’ gli animali, e te lo insegneranno; gli uccelli del cielo, e te lo mostreranno; o parla alla terra ed essa te lo insegnerà, e i pesci del mare te lo racconteranno. Chi non sa, fra tutte queste creature, che la mano dell’Eterno ha fatto ogni cosa, ch’egli tiene in mano l’anima di tutto quel che vive, e lo spirito di ogni essere umano?" (Giob. 12:7-10).

Sembrerà incredibile, ma se interroghiamo gli animali o la terra per sapere come essi sono venuti all’esistenza essi ci diranno che esistono perchè Dio li ha creati, ma se facciamo la stessa domanda ad alcuni esseri umani essi ci diranno che esistono perché miliardi di anni fa ci fu un esplosione nell’universo da cui scaturì il sole, la luna, la terra, il mare ecc., da cui con il passare del tempo in seguito ad un processo evolutivo è uscito fuori pure l'uomo!! In verità costoro, dicendosi savi sono divenuti stolti, la loro intelligenza è ottenebrata. Non sanno nulla, non capiscono nulla.

Chi non crede che Dio esiste è uno stolto perché è scritto: "Lo stolto ha detto nel suo cuore: Non c’è Dio" (Sal. 14:1).

Per piacere a Dio è necessario credere che Egli esiste e che è il remuneratore di quelli che lo cercano (cfr. Ebr. 11:6).

Fratelli nel Signore, continuiamo dunque a credere che Egli esiste.

A voi che invece non credete nella sua esistenza dico: ‘Ravvedetevi di questo vostro pensiero malvagio e credeteci’.

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2. Chi ha creato Dio?

La risposta è: nessuno, perché Dio esiste ab eterno, cioè da ogni eternità per cui non ha mai avuto un inizio. Egli stesso dice nella sua Parola: "Io sono il primo e sono l’ultimo, e fuori di me non v’è Dio" (Is. 44:6). E Mosè dice in una preghiera: "Avanti che i monti fossero nati e che tu avessi formato la terra e il mondo, anzi, ab eterno in eterno, tu sei Dio" (Sal. 90:2).

Lui è il Creatore e noi esseri umani siamo sue creature. La sua esistenza da ogni eternità si deve accettare per fede; è una cosa vera comunque anche se non la si comprende. Noi siamo abituati a parlare in termini di nascita e morte a riguardo delle persone e degli animali, di inizio e fine a riguardo di tante cose, ma riguardo a Dio non si può parlare in questi termini; Egli abita l’eternità, Egli è l’Iddio di ogni eternità. Egli era, è, e sarà per sempre. Amen.

La Bibbia dice che senza fede è impossibile piacere a Dio, perché chi si avvicina a Lui deve credere che Egli esiste (o che Egli è) e che è il remuneratore di quelli che lo cercano (Ebrei 11:6). Dunque fratelli continuiamo a credere che Dio esiste da ogni eternità e che esisterà per l’eternità, perché ciò piace a Dio.

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3. Qual'è il nome di Dio?

Il suo nome è YHWH che si pronuncia 'Yahweh'. Nel libro dell’Esodo leggiamo infatti che quando Dio si rivelò a Mosè presso il monte Sinai apparendogli nella fiamma di un pruno ardente e ordinandogli di andare in Egitto a liberare il suo popolo, Mosè chiese a Dio: "Ecco, quando sarò andato dai figliuoli d’Israele e avrò detto loro: L’Iddio de’ vostri padri m’ha mandato da voi, se essi mi dicono: Qual è il suo nome? che risponderò loro?" e Iddio gli rispose: "Io sono quegli che sono. Poi disse: 'Dirai così ai figliuoli d’Israele: L’Io sono m’ha mandato da voi". Iddio disse ancora a Mosè: Dirai così ai figliuoli d’Israele: L’Eterno, l’Iddio de’ vostri padri, l’Iddio d’Abrahamo, l’Iddio d’Isacco e l’Iddio di Giacobbe mi ha mandato da voi. Tale è il mio nome in perpetuo, tale la mia designazione per tutte le generazioni" (Es. 3:13-15). Il termine tradotto in italiano con l’Eterno in ebraico è Yahweh, che significa 'Colui che è'. Più precisamente l’ebraico è YHWH, ossia il Tetragramma (dal greco tetra ‘quattro’, e gramma ‘lettera’), perché le vocali furono aggiunte in seguito dai copisti ebrei al fine di facilitare la sua pronuncia. Come però si può leggere, Dio si definì pure l’Iddio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe (e questo perché Egli è l’Iddio dei viventi e non dei morti, dato che per lui vivono tutti) e disse che questa è la sua designazione in perpetuo.

Dunque, quando noi ci rivolgiamo a Dio possiamo chiamarlo sia Yahweh che ‘Colui che è’, che ‘Iddio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe’.

Dico possiamo e non che dobbiamo perché siccome ora noi siamo dei figli di Dio essendo stati adottati come suoi figliuoli, lo possiamo chiamare semplicemente 'Padre' sapendo che Lui ci ascolterà. In altre parole, nella stessa maniera che chiamiamo il nostro padre terreno con l’appellativo di padre (senza che egli si arrabbi con noi perché non lo chiamiamo con il suo nome di anagrafe), così possiamo chiamare Dio con l’appellativo di 'Padre'. E dato che Egli ha il suo trono nei cieli da dove guarda tutto e tutti, lo chiamiamo pure 'Padre nostro celeste' o 'Padre nostro che sei nei cieli'. Evitiamo di dire ‘Padre mio’, essendo questo un modo di rivolgersi a Dio caratteristico di Gesù Cristo solo. L’apostolo Paolo nelle sue epistole non chiama mai Dio ‘Padre mio’; lo chiama "Dio mio" ma mai Padre mio. Un’altra maniera in cui chiamiamo Dio è ‘Padre del nostro Signore Gesù Cristo’ e questo perché così lo chiama Paolo nelle sue epistole (cfr. Col. 1:3). Ma lo possiamo chiamare anche Signore, Signore del cielo e della terra, Creatore di tutte le cose, Onnipotente. Quello che è importante però non è come chiamiamo Dio, ma che ci accostiamo a lui con fede, con un cuore puro, e con mani pure; perché Dio ha promesso di esaudire coloro che lo invocano con fede e in verità.

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4. Si può conoscere Dio?

La risposta è sì, Dio si può conoscere. E l’unica maniera per conoscerlo è tramite Gesù Cristo, il suo Figliuolo diletto, infatti nel Vangelo scritto da Giovanni è scritto che l’unigenito Figliuolo è quel che l’ha fatto conoscere (cfr. Giovanni 1:18). Solo tramite lui si può conoscere Dio, tramite nessun altro. Io l’ho conosciuto tramite il suo Figliuolo nell’estate del 1983 quando mentre mi trovavo in Gran Bretagna dopo avere sentito parlare di Gesù Cristo sotto una tenda di evangelizzazione mi sono pentito e ho creduto in Lui ottenendo così la remissione dei miei peccati e la vita eterna; fu allora che conobbi Dio, il suo amore, la sua bontà. Ecco dunque quel che l’uomo deve fare per conoscere Dio, pentirsi dei suoi peccati e credere in Gesù Cristo, cioè che Lui è morto sulla croce per i nostri peccati e risuscitato il terzo giorno. Facendo così giungerà alla conoscenza del solo e vero Dio e del suo Figliuolo Gesù Cristo che ora siede alla sua destra nei luoghi altissimi.

A chi dunque non conosce ancora Dio, dico da parte di Dio: ‘Umiliati davanti a Dio, riconosci i tuoi peccati davanti a Lui e prova dispiacere per essi proponendoti di non commetterli più, e credi in Gesù Cristo’. Ti assicuro che all’istante ti sentirai una nuova creatura, una creatura che finalmente conoscerà il suo Creatore, il suo amore e la sua bontà.

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5. C'è stato qualcuno che ha visto Dio?

No, perché l'apostolo Paolo dice che Dio "nessun uomo ha veduto né può vedere" (1 Tim. 6:16). Anche Giovanni conferma ciò quando dice: "Nessuno ha mai veduto Iddio" (Giov. 1:18), ed anche: "Nessuno vide giammai Iddio" (1 Giov. 4:12). Se un vivente vedesse Dio morirebbe perché quando Mosè chiese a Dio di fargli vedere la sua gloria, Dio gli rispose: "Io farò passare davanti a te tutta la mia bontà, e proclamerò il nome dell’Eterno davanti a te; e farò grazia a chi vorrò far grazia, e avrò pietà di chi vorrò aver pietà’. Disse ancora: ‘Tu non puoi veder la mia faccia, perché l’uomo non mi può vedere e vivere’. E l’Eterno disse: ‘Ecco qui un luogo presso a me; tu starai su quel masso; e mentre passerà la mia gloria, io ti metterò in una buca del masso, e ti coprirò con la mia mano, finché io sia passato; poi ritirerò la mano, e mi vedrai per di dietro; ma la mia faccia non si può vedere’ (Es. 33: 19-23).

Solo Gesù ha veduto Dio Padre infatti un giorno disse ai Giudei: "Non che alcuno abbia veduto il Padre, se non colui che è da Dio; egli ha veduto il Padre" (Giov. 6:46). Tuttavia, da altre parole di Gesù, si apprende che anche gli angeli hanno veduto e vedono Dio; ecco le parole di Gesù: "Guardatevi dal disprezzare alcuno di questi piccoli; perché io vi dico che gli angeli loro, ne’ cieli, vedono del continuo la faccia del Padre mio che è ne’ cieli" (Matt. 18:10).

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6. Ma Dio parla ancora come faceva anticamente, cioè tramite visioni, sogni o facendo udire la sua voce?

Sì, Dio ancora oggi parla agli uomini come faceva anticamente. Se così non fosse potremmo dire che le sue vie non sono più quelle di un tempo, e perciò che Lui sarebbe mutato; ma proprio perché egli ancora oggi rivela la sua volontà in alcuni casi sia in visione che in sogno che con una voce possiamo dire che le sue vie sono quelle di un tempo e che lui non è cambiato. A Lui sia la gloria ora e in eterno. Amen.

Per confermarti ciò con le Scritture ti ricordo quello che disse il profeta Gioele a proposito degli ultimi giorni, nei quali siamo tuttora. Egli disse: "E, dopo questo, avverrà che io spanderò il mio spirito sopra ogni carne, e i vostri figliuoli e le vostre figliuole profetizzeranno, i vostri vecchi avranno dei sogni, i vostri giovani avranno delle visioni" (Gioele 2:28), ed anche quello che disse Elihu: "Iddio parla, bensì, una volta ed anche due, ma l’uomo non ci bada; parla per via di sogni, di visioni notturne, quando un sonno profondo cade sui mortali, quando sui loro letti essi giacciono assopiti; allora egli apre i loro orecchi e dà loro in segreto degli ammonimenti, per distoglier l’uomo dal suo modo d’agire e tener lungi da lui la superbia; per salvargli l’anima dalla fossa, la vita dal dardo mortale" (Giob. 33:14-18).

In seno alla fratellanza sparsa per tutto il mondo ci sono innumerevoli testimonianze di visioni e sogni e rivelazioni concesse da Dio sia a credenti e sia a persone che al tempo non erano ancora dei credenti ma che lo sono diventate in seguito.

Non lasciarti dunque ingannare da coloro che dicono che Dio ha smesso di parlare tramite visioni, sogni e rivelazioni. Le loro parole sono ingannevoli.

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7. I terremoti, gli alluvioni, i fulmini che si abbattono contro le persone, la grossa grandine, e altri fenomeni naturali che causano disastri (e spesso anche tante vittime) sono giudizi di Dio?

Sì, sono giudizi di Dio.

Per quanto riguarda i terremoti la Scrittura dice che per l'ira di Dio trema la terra (cfr. Ger. 10:10), e difatti sempre la Scrittura dice che ai giorni di Uzzia ci fu un forte terremoto (cfr. Zac. 14:5), che era stato predetto da Dio tramite il profeta Amos contro Israele a motivo della malvagità che imperava tra il popolo: “Ascoltate questo, o voi che vorreste trangugiare il povero e distruggere gli umili del paese; voi che dite: 'Quando finirà il novilunio, perché possiam vendere il grano? Quando finirà il sabato, perché possiamo aprire i granai, scemando l'efa, aumentando il siclo, falsificando le bilance per frodare, comprando il misero per danaro, e il povero se deve un paio di sandali? E venderemo anche la vagliatura del grano!' L'Eterno l'ha giurato per colui ch'è la gloria di Giacobbe: Mai dimenticherò alcuna delle vostre opere. Il paese non tremerà esso a motivo di questo? Ogni suo abitante non ne farà egli cordoglio? Il paese si solleverà tutto quanto come il fiume, ondeggerà, e s'abbasserà come il fiume d'Egitto” (Amos 8:4-8). Ricordiamo pure che prima della venuta del Signore ci sarà un forte terremoto che Dio manderà contro questo malvagio mondo, il più forte terremoto della storia dell'umanità, secondo che è scritto: “Poi il settimo angelo versò la sua coppa nell'aria; e una gran voce uscì dal tempio, dal trono, dicendo: È fatto. E si fecero lampi e voci e tuoni; e ci fu un gran terremoto, tale, che da quando gli uomini sono stati sulla terra, non si ebbe mai terremoto così grande e così forte. E la gran città fu divisa in tre parti, e le città delle nazioni caddero; e Dio si ricordò di Babilonia la grande per darle il calice del vino del furor dell'ira sua” (Apoc. 16:17-19).

Per ciò che concerne gli alluvioni ricordiamo che ai giorni di Noè Dio mandò sul mondo degli empi di allora così tanta acqua da coprire tutte le più alte cime dei monti; tutti gli esseri umani perirono, tranne che Noè e sette altri; anche gli animali perirono tutti, eccezion fatta che quelli che erano nell'arca di Noè. Come dunque quel diluvio fu un giudizio di Dio contro gli empi di allora, così anche oggi i diluvi locali che causano danni e spesso vittime sono anch'essi dei giudizi di Dio. In Giobbe è scritto che Dio “trattiene le acque, e tutto inaridisce; le lascia andare, ed esse sconvolgono la terra” (Giob. 12:15), ed anche: “Egli carica pure le nubi d'umidità, disperde lontano le nuvole che portano i suoi lampi ed esse, da lui guidate, vanno vagando nei lor giri per eseguir quanto ei loro comanda sopra la faccia di tutta la terra; e le manda o come flagello, o come beneficio alla sua terra, o come prova della sua bontà” (Giob. 37:11-13). Naturalmente, dato che le nuvole vanno a riversare l'acqua dove vuole Dio e nella misura da lui decretata, anche la siccità - cioè il fatto che in un luogo non piova - è un giudizio di Dio. Ricordiamo che ai giorni di Elia, Dio non fece piovere per tre anni e mezzo per punire Israele per la sua malvagità.

Sono giudizi di Dio anche i fulmini che colpiscono le persone secondo che è scritto che Dio si riempie le mani di fulmini e “li lancia contro gli avversari” (Giob. 36:32).

Anche la grossa grandine che talvolta cade sugli uomini è un giudizio di Dio, ricordiamoci infatti che una delle piaghe mandate da Dio contro gli Egiziani fu appunto la grandine secondo che è scritto: “Ecco, domani, verso quest'ora, io farò cadere una grandine così forte, che non ce ne fu mai di simile in Egitto, da che fu fondato, fino al dì d'oggi. Or dunque manda a far mettere al sicuro il tuo bestiame e tutto quello che hai per i campi. La grandine cadrà su tutta la gente e su tutti gli animali che si troveranno per i campi e non saranno stati raccolti in casa, e morranno' (Esodo 9:18-19). A proposito di grandine, mesi fa in vari luoghi della terra sono caduti dei grossi massi di ghiaccio che hanno impaurito molto le persone e molti si sono domandati cosa fossero; alcuni arrivarono persino a dire che si trattava di uno scherzo! Noi sappiamo però che è stato Dio a mandarli. E' interessante a questo proposito fare notare che tra le domande che Dio fece a Giobbe quando lo riprese c'è pure questa: “Li hai visti i depositi della grandine ch'io tengo in serbo per i tempi della distretta, pel giorno della battaglia e della guerra?" (Giob. 38:22-23).

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8. In un tuo scritto ho letto prendendo spunto da Ebrei 12:6 che “Dio corregge i suoi figliuoli perchè li ama”, cosa intendi per 'correzione e flagellare'? In molte Chiese si argomenta che in queste correzioni è prevista anche la malattia ritenendo quindi Dio come il mandante del male!!! al fine di educare i suoi figliuoli.

Quando dico che Dio ci corregge e ci flagella perchè ci ama intendo dire che lui ci colpisce ANCHE con la malattia quando noi ci ostiniamo a non ubbidirgli. Che Dio corregge o punisce i suoi figliuoli con la malattia è una cosa confermata dalle Scritture del Nuovo Patto. Per esempio molti dei credenti di Corinto per essersi accostati in maniera indegna alla cena del Signore furono colpiti da Dio con la malattia; ecco le parole di Paolo: "Perciò, chiunque mangerà il pane o berrà del calice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo ed il sangue del Signore. Or provi l’uomo se stesso, e così mangi del pane e beva del calice; poiché chi mangia e beve, mangia e beve un giudicio su se stesso, se non discerne il corpo del Signore. Per questa cagione molti fra voi sono infermi e malati, e parecchi muoiono. Ora, se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati; ma quando siamo giudicati, siam corretti dal Signore, affinché non siam condannati col mondo" (1 Cor. 11:27-32). Come puoi vedere molti dei santi di quella Chiesa furono giudicati dal Signore con la malattia perchè quando mangiavano la cena del Signore non discernevano il corpo del Signore. Quel giudizio era una correzione di Dio datagli affinché essi non fossero condannati con il mondo. Non è forse scritto che "è giunto il tempo in cui il giudicio ha da cominciare dalla casa di Dio" (1 Piet. 4:17)?

Il fatto che Dio mandi le malattie su quelli del suo popolo che si rifiutano di ubbidirgli è anche confermato dalle Scritture dell'Antico Patto. Ecco alcune Scritture che lo insegnano in maniera eloquente: Dio disse agli Israeliti: "L’Eterno dette al popolo una legge e una prescrizione, e lo mise alla prova, e disse: ‘Se ascolti attentamente la voce dell’Eterno, ch’è il tuo Dio, e fai ciò ch’è giusto agli occhi suoi e porgi orecchio ai suoi comandamenti e osservi tutte le sue leggi, io non ti manderò addosso alcuna delle malattie che ho mandate addosso agli Egiziani, perché io sono l’Eterno che ti guarisco’ (Es. 15:25-26). Come puoi vedere gli Israeliti non avrebbero avuto su di essi nessuna malattia a condizione che avrebbero dato ascolto alla voce di Dio, in caso contrario Dio avrebbe mandato su di essi le malattie che aveva mandato sugli Egiziani, anzi ancora di più: "Se non hai cura di mettere in pratica tutte le parole di questa legge, scritte in questo libro, se non temi questo nome glorioso e tremendo dell’Eterno, dell’Iddio tuo, l’Eterno renderà straordinarie le piaghe con le quali colpirà te e la tua progenie: piaghe grandi e persistenti e malattie maligne e persistenti, e farà tornare su te tutte le malattie d’Egitto, dinanzi alle quali tu tremavi, e s’attaccheranno a te. Ed anche le molte malattie e le molte piaghe non menzionate nel libro di questa legge, l’Eterno le farà venir su te, finché tu sia distrutto" (Deut. 28:58-61).

Quindi è Dio che manda le malattie sui credenti? Non sempre perchè ci sono casi infatti in cui il credente viene colpito con la malattia da Satana con il permesso di Dio per essere provato, come nel caso di Giobbe, un uomo retto e integro che temeva Dio ma che fu, col permesso di Dio, colpito da Satana con un ulcera maligna (cfr. Giob. 2:7) da cui per altro Dio alla fine lo guarì. Occorre dunque discernere quando la malattia è un giudizio di Dio e quando invece è una prova. Purtroppo però in mezzo al popolo di Dio in molti casi manca il discernimento e tanti giudizi di Dio vengono presi per delle prove, e viceversa cioè delle prove vengono prese per dei giudizi di Dio. Tanti Diotrefe, tanti Alessandro il ramaio, tanti ribelli fra i ribelli, che della parola di Dio si fanno beffe e la calpestano a più non posso, sono considerati dei Giobbe, cioè degli uomini giusti e integri, per cui i giudizi di Dio contro di loro sono considerati degli attacchi del diavolo!! Viceversa ci sono casi di credenti timorati di Dio che si studiano di avere una buona coscienza davanti a Dio e davanti agli uomini, che provati da Dio con una malattia vengono considerati dei nemici di Dio!!

Che fare quando Dio ci corregge con una malattia? Riconoscere le proprie disubbidienze da cui non ci si è voluto pentire e abbandonarle implorando il perdono dell'Iddio delle misericordie. Di certo il Signore porgerà il suo orecchio al nostro grido sincero e ci ristabilirà. E invece quando Dio ci prova con una malattia? Pregarlo del continuo affinché allontani da noi la malattia.

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9. Si sente spesso dire che Dio odia il peccato ma non il peccatore: corrisponde al vero?

No, non corrisponde al vero infatti la Scrittura non dice soltanto che Dio odia il peccato secondo che Dio stesso dice: “Io, l’Eterno, …. odio la rapina, frutto d’iniquità” (Is. 61:8), ed anche: “Queste son le cose che dovete fare: dite la verità ciascuno al suo prossimo; fate giustizia, alle vostre porte, secondo verità e per la pace; nessuno macchini in cuor suo alcun male contro il suo prossimo, e non amate il falso giuramento; perché tutte queste cose io le odio, dice l’Eterno’ (Zacc. 8:16-17), ma dice anche che Dio odia il malvagio secondo che è scritto che “l’anima sua odia l’empio e colui che ama la violenza” (Sal. 11:5), che “l’Eterno aborrisce l’uomo di sangue e di frode” (Sal. 5:6), ed anche: “Sei cose odia l’Eterno, anzi sette gli sono in abominio: gli occhi alteri, la lingua bugiarda, le mani che spandono sangue innocente, il cuore che medita disegni iniqui, i piedi che corron frettolosi al male, il falso testimonio che proferisce menzogne, e chi semina discordie tra fratelli” (Prov. 6:16-19).

Va tuttavia detto che è altresì scritto che mentre noi eravamo ancora peccatori Dio ci ha amati: dice Paolo agli Efesini: “Ma Dio, che è ricco in misericordia, per il grande amore del quale ci ha amati, anche quand’eravamo morti nei falli, ci ha vivificati con Cristo (egli è per grazia che siete stati salvati), e ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere ne’ luoghi celesti in Cristo Gesù, per mostrare nelle età a venire l’immensa ricchezza della sua grazia, nella benignità ch’Egli ha avuta per noi in Cristo Gesù” (Ef. 2:4-7), ed ai santi di Roma: “Poiché a mala pena uno muore per un giusto; ma forse per un uomo dabbene qualcuno ardirebbe morire; ma Iddio mostra la grandezza del proprio amore per noi, in quanto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi” (Rom. 5:7-8).

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10. Ma Dio qualche volta commette degli errori?

No, Dio non commette mai nessun tipo di errore. “Quanto alla Ròcca, l’opera sua è perfetta, poiché tutte le sue vie sono giustizia. È un Dio fedele e senza iniquità; egli è giusto e retto” (Deut. 32:4), dice la Scrittura. Sia dunque Dio riconosciuto giusto in tutto quello che ha detto e fatto, che dice e fa, e che dirà e farà. Guai a coloro che contendono con Dio, che gli attribuiscono qualcosa di mal fatto e che gli suggeriscono come parlare ed agire. Porteranno la pena della loro follia!

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11. Ma Dio si prende realmente cura di ogni particolare della nostra vita?

Sì, Dio si prende realmente cura di ogni particolare della nostra vita. Gesù fece chiaramente capire questo quando ebbe a dire ai suoi discepoli: “Due passeri non si vendon essi per un soldo? Eppure non ne cade uno solo in terra senza del Padre vostro. Ma quant’è a voi, perfino i capelli del vostro capo son tutti contati. Non temete dunque; voi siete da più di molti passeri” (Matt. 10:29-30). Non è chiaro l’insegnamento di Cristo? Se Dio si prende cura dei passeri tanto da impedirne la caduta a terra di uno solo di essi quando ciò non corrisponde alla sua volontà, per certo Egli si prenderà cura pure di noi che siamo più importanti degli uccelli del cielo ai suoi occhi essendo suoi figliuoli. E difatti persino i capelli del nostro capo sono tutti contati! Che dirò a ciò? Dirò che ogni qualvolta leggo queste parole di Gesù rifletto al fatto che quello che noi non ci permetteremmo mai di fare su di noi stessi, cioè contare i nostri capelli, cosa per altro che umanamente sarebbe anche possibile, lo ha fatto Iddio. Ma Dio non conta solo i nostri capelli, ma anche tutti i nostri passi secondo che dice Giobbe: “Iddio … non conti tutti i miei passi?” (Giob. 31:4).

Sempre Gesù fece capire che Dio si prende cura di noi quando disse: “Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, e il Padre vostro celeste li nutrisce. Non siete voi assai più di loro? E chi di voi può con la sua sollecitudine aggiungere alla sua statura pure un cubito? E intorno al vestire, perché siete con ansietà solleciti? Considerate come crescono i gigli della campagna; essi non faticano e non filano; eppure io vi dico che nemmeno Salomone, con tutta la sua gloria, fu vestito come uno di loro. Or se Iddio riveste in questa maniera l’erba de’ campi che oggi è e domani è gettata nel forno, non vestirà Egli molto più voi, o gente di poca fede?” (Matt. 6:26-30).

Pietro, ha confermato questo insegnamento del Maestro quando dice: “Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché Egli v’innalzi a suo tempo, gettando su lui ogni vostra sollecitudine, perch’Egli ha cura di voi” (1 Piet. 5:6-7). Si noti in particolare quel ‘ogni vostra sollecitudine’. E lo ha confermato pure Paolo quando dice ai santi di Filippi: “Il Signore è vicino. Non siate con ansietà solleciti di cosa alcuna; ma in ogni cosa siano le vostre richieste rese note a Dio in preghiera e supplicazione con azioni di grazie” (Fil. 4:5-6), è evidente infatti che un Dio a cui si può notificare ogni nostro bisogno, dal più piccolo al più grande, si prende realmente cura di ogni aspetto della nostra vita, sia esso materiale che spirituale. E sempre ai Filippesi Paolo dice che Dio supplirà ad ogni nostro bisogno secondo le sue ricchezze e con gloria in Cristo Gesù (cfr. Fil. 4:19).

Dio quindi è interessato ed occupato a darci da mangiare, da bere, da vestire, ed è interessato ed occupato a provvederci una moglie o un marito, dei figli, una casa, un lavoro, il denaro di cui abbiamo bisogno, per citare solo alcuni dei bisogni fisici e materiali di noi esseri umani. Sempre Dio è interessato ed occupato a liberarci dagli uomini malvagi e molesti, a proteggerci da ogni male, a guidare i nostri passi affinché incontriamo le persone che Lui vuole e andiamo nel posto da lui voluto nel tempo da lui voluto; a farci giustizia dei torti che riceviamo.

Ma naturalmente Dio è interessato anche a farci crescere spiritualmente e quindi a supplire ad ogni nostro bisogno spirituale. Egli infatti ci ammaestra, ci fortifica, ci dà sapienza e intelligenza spirituale, ci rende fermi nella fede, ci libera dal maligno, ci sostiene, ci consola, ci dona lo Spirito Santo, i ministeri, i doni spirituali. Egli compie in noi il volere e l’operare per la sua benevolenza (cfr. Fil. 2:13).

Il prendersi cura di noi in questa maniera così scrupolosa da parte di Dio non comporta nessuno sforzo particolare, Egli infatti è Onnipotente, Onnisciente e Onnipresente. Non c’è niente di troppo difficile per il Signore. A Lui sia la gloria ora e in eterno. Amen.

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12. Se Dio è amore come può condannare delle sue creature ad una eternità piena di tormenti?

Egli può farlo, e questo è quello che farà verso i peccatori, perché Egli è un giudice giusto. E che fa un giudice giusto se non assolvere il giusto e condannare l’empio? Dio ha detto che “non terrà il colpevole per innocente” (Es. 34:7; cfr. Nah. 1:3), e che ha “gli occhi troppo puri per sopportare la vista del male” (Hab. 1:13). E difatti Egli punì sia il mondo antico facendo venire il diluvio delle acque che sterminò tutti gli empi, che le città di Sodoma e Gomorra a motivo della loro empietà facendo cadere su di esse fuoco e zolfo; per citare solo alcuni dei suoi giusti giudizi antichi. E sempre Dio, in quel giorno, punirà secondo la sua giustizia i peccatori per la loro malvagità secondo che Egli ha detto: “Io punirò il mondo per la sua malvagità, e gli empi per la loro iniquità” (Is. 13:11).

Dio ha detto che la parte che assegnerà ai peccatori è lo stagno ardente di fuoco e di zolfo; ecco le sue parole: “Ma quanto ai codardi, agl’increduli, agli abominevoli, agli omicidi, ai fornicatori, agli stregoni, agli idolatri e a tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che è la morte seconda” (Apoc. 21:8), infatti in quel giorno quando si leverà per giudicare gli uomini secondo le loro opere tutti quelli che non saranno trovati scritti nel libro della vita saranno gettati nello stagno ardente di fuoco e di zolfo (cfr. Apoc. 20:15), ossia il fuoco eterno preparato per il diavolo e i suoi angeli (cfr. Matt. 25:41). In questo luogo gli empi saranno tormentati per l’eternità (assieme al diavolo loro padre e gli angeli di Satana) secondo che è scritto: “E questi se ne andranno a punizione eterna” (Matt. 25:46) ed anche: “Saran tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli” (Apoc. 20:10).

Questo giudizio di Dio sarà pienamente conforme a verità, sarà ineccepibile, e noi lo vedremo eseguito. A Lui sia la gloria ora e in eterno per la sua eccelsa giustizia. Amen.

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13. Se Dio esiste ed è così potente come dite, come mai non interviene per mettere a posto questo mondo così corrotto e depravato, per porre termine ad ogni iniquità ed ingiustizia?

Perchè non è ancora arrivato il tempo di porre fine ad ogni sorta di malvagità, e di ingiustizia esistente in questo mondo. Potrei limitarmi a dirti solo questo in risposta a questa tua domanda. Voglio però dirti qualcosa d’altro.

Ora, che questo mondo sia pieno di malvagità è una cosa che è sotto gli occhi di tutti, ma quando e come ha avuto origine la malvagità sulla terra? Essa ebbe origine migliaia di anni fa nel Giardino d’Eden (che era situato in Oriente presso il fiume Eufrate), e la maniera fu questa. Dio, il Creatore dei cieli e della terra e di tutte le cose che sono in essi, dopo avere creato l’uomo e averlo posto nel Giardino d’Eden per lavorarlo e custodirlo, gli disse: “Mangia pure liberamente del frutto d’ogni albero del giardino; ma del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché, nel giorno che tu ne mangerai, per certo morrai” (Gen. 2:16-17), dopodiché Dio formò la donna e la diede come aiuto all’uomo. Ma ecco che il serpente antico ad un certo punto si accostò alla donna e con le sue lusinghe riuscì a sedurla e a farle mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, ed ella ne diede anche a suo marito che ne mangiò pure lui. Quindi il primo uomo disubbidì a Dio, si ribellò al suo ordine, e la conseguenza fu che da allora in avanti tutti gli uomini nacquero peccatori, cioè inclini a compiere il male e dati al male sin dalla loro fanciullezza. Questo è confermato da quanto disse Dio in cuor suo dopo aver punito il mondo degli empi con il diluvio ai giorni di Noè: “‘Io non maledirò più la terra a cagione dell’uomo, poiché i disegni del cuor dell’uomo sono malvagi fin dalla sua fanciullezza; e non colpirò più ogni cosa vivente, come ho fatto. Finché la terra durerà, sementa e raccolta, freddo e caldo, estate e inverno, giorno e notte, non cesseranno mai” (Gen. 8:21-22).

Alla luce dunque di come sono andate le cose nel Giardino d’Eden bisogna dire che Dio permise che il peccato entrasse nel mondo. Anzi è meglio dire che il peccato entrò nel mondo per volere di Dio; ovviamente noi sappiamo che ciò rientrava nel volere di Dio perché Dio ancora prima di fondare il mondo aveva decretato di mandare il suo Figliuolo a redimere l’uomo dal peccato (cfr. 1 Piet. 1:20). Come avrebbe potuto infatti preordinarlo ad essere offerto per la propiziazione dei nostri peccati, se non avesse avuto in mente di fare entrare nel mondo il peccato? Ma la buona notizia è che Dio nella pienezza dei tempi ha mandato il suo Figliuolo a redimere l’uomo dal peccato e a riconciliarlo con Dio. Il fatto è però che nonostante il Figliuolo di Dio sia venuto nel mondo per annullare il peccato, il peccato continua ad esistere nel mondo e di esso se ne vedono dappertutto i suoi frutti amari. Ma la sua esistenza avrà termine, e precisamente quando Dio deciderà di eliminarlo totalmente dalla faccia della terra. Solo in quel giorno la malvagità cesserà di esistere, non prima. Ma quando sarà questo tempo? Secondo quanto ci viene dato di capire, ciò avverrà dopo che Cristo avrà regnato sulla terra per mille anni con i suoi santi. Non prima del termine di questi mille anni, perché anche se è vero che durante questi mille anni Satana sarà legato e gettato nell’abisso e sarà nell’impossibilità di sedurre le nazioni che vivranno in pace sulla terra, pure alla fine di questi mille anni il diavolo sarà messo in grado di sedurre di nuovo le persone infatti è detto: “E quando i mille anni saranno compiti, Satana sarà sciolto dalla sua prigione e uscirà per sedurre le nazioni che sono ai quattro canti della terra, Gog e Magog, per adunarle per la battaglia: il loro numero è come la rena del mare. E salirono sulla distesa della terra e attorniarono il campo dei santi e la città diletta; ma dal cielo discese del fuoco e le divorò. E il diavolo che le avea sedotte fu gettato nello stagno di fuoco e di zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta; e saran tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli” (Apoc. 20:7-10). Se dunque il diavolo sedurrà le nazioni che cercheranno di distruggere i santi che saranno sulla terra, ciò vuol dire che la malvagità non sarà ancora terminata. Ma ecco che quelle nazioni saranno sterminate e il diavolo sarà gettato nel fuoco eterno, e poi si terrà il giudizio degli uomini (cfr. Apoc. 20:11-15). Dopodiché Dio creerà un nuovo cielo e una nuova terra, in cui abiterà la giustizia per l’eternità (cfr. 2 Piet. 3:13). Su questa nuova terra, in cui non ci sarà il mare, discenderà la Nuova Gerusalemme, “il tabernacolo di Dio con gli uomini; ed Egli abiterà con loro, ed essi saranno suoi popoli, e Dio stesso sarà con loro e sarà loro Dio; e asciugherà ogni lagrima dagli occhi loro e la morte non sarà più; né ci saran più cordoglio, né grido, né dolore, poiché le cose di prima sono passate” (Apoc. 21:3-4); “e non ci sarà più alcuna cosa maledetta; e in essa sarà il trono di Dio e dell’Agnello; i suoi servitori gli serviranno ed essi vedranno la sua faccia e avranno in fronte il suo nome. E non ci sarà più notte; ed essi non avranno bisogno di luce di lampada, né di luce di sole, perché li illuminerà il Signore Iddio, ed essi regneranno nei secoli dei secoli” (Apoc. 22:3-5).

Ecco dunque quando Dio porrà definitivamente termine ad ogni forma di malvagità. A Lui sia la gloria ora e in eterno. Amen.

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14. Perché Dio deve essere adorato?

Perché Egli è degno di ricevere la nostra adorazione, il nostro culto; Egli – come dice Davide – “è degno di ogni lode” (Sal. 18:3), e di sovrana e somma lode (cfr. Sal. 96:4; 145:3). Ma io ti domando: ‘Come si può non adorar colui che ha creato tutte le cose compresi noi esseri umani? Che ci da il respiro, la vita ed ogni cosa? Che inoltre ha tanto amato il mondo da dare il suo Unigenito Figliuolo per la propiziazione dei nostri peccati affinché per mezzo di lui noi vivessimo? Vogliamo dunque – anzi dobbiamo – dire assieme ai ventiquattro anziani che sono davanti al trono di Dio: “Degno sei, o Signore e Iddio nostro, di ricever la gloria e l’onore e la potenza: poiché tu creasti tutte le cose, e per la tua volontà esistettero e furon create” (Apoc. 4:11). Lungi da noi il metterci ad adorare la creatura anziché il Creatore; questo è in abominazione a Dio. “Adora il Signore Iddio tuo, e a Lui solo rendi il tuo culto” (Luca 4:8).

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15. Se Dio è onnipotente come mai non ha impedito che il peccato entrasse nel mondo e producesse questi danni?

Non lo ha impedito perché Egli aveva formato ancora prima che creasse il mondo un piano che prevedeva la venuta in questo mondo del suo Figliuolo Gesù Cristo, in altre parole un piano che prevedeva la morte propiziatoria del suo Figliuolo, e quindi la sua morte per i peccati degli uomini. Ecco perché Gesù è chiamato da Pietro l’agnello senza macchia e difetto “ben preordinato prima della fondazione del mondo” (1 Piet. 1:20), preordinato ovviamente ad annullare con il suo sacrificio il peccato (cfr. Ebr. 9:26). Il che significa che coloro che credono in Lui – mediante il suo sacrificio – vengono non solo perdonati di tutti i loro peccati ma anche liberati dalla schiavitù del peccato. E’ chiaro quindi che affinché potesse avvenire tutto questo, cioè affinché Cristo potesse morire per i nostri peccati e liberarci da essi, era necessario che il peccato entrasse nel mondo e passasse su tutti gli uomini.

Perciò, noi proclamiamo che Dio ha trasformato il male arrecatoci dal peccato in bene perché tramite Cristo abbiamo potuto gustare la sua bontà che Egli ha manifestato verso di noi cancellando tutti i nostri peccati e riconciliandoci con Lui.

Se Dio non avesse potuto trasformare il male in bene, non avrebbe giammai permesso al peccato di entrare nel mondo, ma proprio perché Lui è capace di compiere questa trasformazione non ha avuto nessun problema a farlo entrare. Che dire? Dobbiamo riconoscere che Dio è potente e savio.

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16. Sono uno studente universitario. Ho poco fa letto la vostra pagina web, dove si afferma che l'inferno esiste. Avrei delle domande e dei dubbi da chiarire a riguardo, e spero che lei lo faccia con il dovuto rispetto e serietà, vista la serietà dell'argomento; la ringrazio anticipatamente. Sicuramente leggere certe cose non fa piacere, sopratutto ad un tipo come me che ha già dei problemi da risolvere in vita. Anzi, da quando l'ho letta sono entrato come si suol dire, un po' "in paranoia". Sono cresciuto in un ambiente cattolico e seppur pieno di domande esistenziali e su Dio, a cui la Chiesa non sa rispondere, e dalle quali mi deriva una fede a volte un po’ ballerina, mi considero un Cristiano e da Novembre ho accettato di insegnare Catechismo ai bambini della cresima. Premesso questo, mi considero un peccatore. Me ne dolgo, ma a volte cado in errore. La perfezione ancora non mi si addice e non so se mai la raggiungerò! Ma da qui la prima domanda: In quanti raggiungono questa perfezione? e per gli altri? subito l'inferno? si parla di colui che pecca come di una brutta bestia maledetta!!.. ora non per questo dico: pecchiamo. Ma le sembra davvero tanto grave passare una serata un po’ sbronzi con degli amici? o parlare di ragazze facendo degli apprezzamenti? o ancora non riuscire a resistere ad una bella donna e farci l'amore? potrà non essere una cosa apprezzata da tutti, ma da qui a dire che per questo si merita di BRUCIARE NELLE FIAMME ETERNE (!!!!) penso ci sia una differenza INFINITA!!!!! Quello che vorrei porre all'attenzione è il fatto che c'è un'IMMENSA SPROPORZIONE tra la COLPA che si ha e la PENA da scontare!!! Lei mi dirà: ma Gesù ci aveva avvertito! Sì, ma la facilità di entrare in un incubo infinito simile rimane, ed è troppa!!! perché rimane la natura debole dell'uomo ma non per questo diabolica e meritevole di tanto strazio. Veniamo catapultati in questo fragile mondo senza un evidente perché, ognuno con i propri problemi da risolvere, ognuno con i propri mezzi, e sopratutto ognuno con i propri apprendimenti ed esperienze che segnano mi creda, a volte per tutta la vita.. Possiamo scegliere? Sì, glielo dica ad uno a cui la vita ha dato sempre molto filo da torcere e che magari per questo ha imparato ormai a sopravvivere in maniera disfunzionale .. e non mi riferisco solo ai drogati, o a quelli che vivono ai margini della società, ma anche a quelle persone che ad es. hanno imparato a essere egoisti, o ad essere diffidenti. Non sono/siamo poveri Cristi? senza voler a questo punto discolpare totalmente, ma era solo per farle quanto per me il discorso sia ben più complesso di un: "cattivello!.. non hai creduto in Gesù e mo te ne vai ad arrostire giustamente all'inferno per tutta l'eternità!"... Mi creda, è con la morte nel cuore che glielo dico, ma questa storia dell'inferno mi disgusta e quasi mi allontana dal Signore invece di farmelo amare... DOV'E' la sua misericordia se permette a me ed ai miei fratelli di finire per sempre all'inferno con questa facilità?? Dov’è il Suo Amore? non è facile per tutti accettare la storia di Gesù, lo vedo nei miei amici, ma non è perché la vita ti ha presentato altre realtà, che meriti di bruciare all'inferno, non so se mi spiego. Per chiudere pensavo: le anime in paradiso si distinguerebbero per il loro amore e la loro dedizione verso il prossimo: ma se sono così caritatevoli, come possono essere piene di gioia seppur tanto vicino al Signore, se poi molti dei loro parenti, amici, fratelli in quanto esseri umani comunque, bruciano all'inferno eternamente tra disperazione e lacrime??? Io glielo dico, non sarei contento, se, benché dall'alto del paradiso, anche un solo conoscente si bruciasse laggiù!! Le pare una domanda sciocca? P.S. e il purgatorio che ruolo avrebbe? Spero vivamente mi possa dare qualche chiarimento e qualche parola di conforto, con la stessa serietà con la quale io mi sono aperto a lei. La ringrazio molto e la saluto.

Ascolta, per andare in cielo non bisogna essere PERFETTI ma SALVATI, il che è differente e per essere salvati occorre ravvedersi dei propri peccati e credere nel Signore Gesù Cristo. Quindi quello che tu devi fare per scampare all'inferno è pentirti dei tuoi peccati, confessarli a Dio (e non ad un prete che non può in niuna maniera rimetterteli) e credere che Gesù Cristo è morto sulla croce per i nostri peccati e risorto per la nostra giustificazione. Io questo passo lo feci all'età di circa 19 anni, e ti posso assicurare che quando lo feci mi sentii perdonato, salvato, riconciliato con Dio all'istante. In quel giorno per me iniziò una nuova vita, una vita felice, una vita con un senso, una vita con una speranza. Ciò che l'uomo deve fare per essere salvato dai suoi peccati e scampare all'inferno lo ha stabilito Dio e non io, io annuncio solo la sua Parola. Se Gesù ha detto che chi crede in Lui ha vita eterna, mentre chi non avrà creduto in Lui sarà condannato, è così e devi crederlo perché Lui ha parlato da parte del Padre. Certo, che è grave ubriacarsi e commettere fornicazione, infatti gli ubriaconi e i fornicatori non erediteranno il regno di Dio. Lo dice Dio nella sua Parola, e io gli credo. Tu domandi dove sia la misericordia di Dio e il suo amore dato che Egli manda all'inferno i peccatori. Ma non ti sei domandato dove sarebbe invece la sua giustizia se Egli non punisse i peccatori come meritano? Ascolta, Dio non è solo amore ma è anche giusto e santo, ecco perché i peccatori vanno all’inferno.

Per quanto riguarda i santi che sono in paradiso, essi sono in uno stato di così grande beatitudine che niente può rattristarli, neppure il pensiero che alcuni dei loro parenti siano all'inferno. Il purgatorio non esiste, è una menzogna. La Bibbia non ne parla, i preti ingannano le persone insegnando la sua esistenza e tutte le dottrine collegate ad esso. Io ho scritto un grosso libro confutatorio in cui confuto le eresie della Chiesa cattolica romana, leggilo perché ti sarà molto utile. Lo puoi trovare sul sito ‘La nuova Via’ alla seguente pagina

http://www.lanuovavia.org/indiccr.html

Un'ultima cosa, capisco che il mio messaggio sull'inferno ti ha sconvolto, avrebbe sconvolto pure me se mi fossi trovato nella tua stessa situazione, te lo assicuro, ma io non ti ho parlato solo dell'esistenza dell'inferno ma anche della maniera per scampare ad esso. Io ti ho annunciato la buona notizia del Regno di Dio, per cui tu sai quello che devi fare per essere salvato. Fà quello che la Bibbia dice quindi e il Signore ti salverà, perdonerà i tuoi peccati, ti libererà dalla schiavitù del peccato, ti darà una pace e una gioia che tu non hai mai conosciuto e un giorno ti porterà in cielo. Non è questa una buona notizia? Che indugi dunque, ravvediti e credi nell'Evangelo della grazia di Dio e in un attimo svaniranno dalla tua mente e dal tuo cuore paure, paranoie, e quant'altro affligge la tua esistenza.

Dio ti benedica

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17. Dio ci prova?

Sì, Dio ci prova, ossia Egli ci mette alla prova per vedere se noi lo temiamo e osserviamo i suoi comandamenti. Un pò come fanno certi padroni verso i loro servi per accertarsi se sono affidabili o meno, fedeli o infedeli. Nella Scrittura abbiamo vari esempi di esseri umani messi alla prova da Dio.

Il primo esempio che mi viene in mente è quello di Abrahamo; ecco quello che leggiamo: “Dopo queste cose, avvenne che Iddio provò Abrahamo, e gli disse: ‘Abrahamo!’ Ed egli rispose: ‘Eccomi’. E Dio disse: ‘Prendi ora il tuo figliuolo, il tuo unico, colui che ami, Isacco, e vattene nel paese di Moriah, e offrilo quivi in olocausto sopra uno dei monti che ti dirò’. E Abrahamo, levatosi la mattina di buon’ora, mise il basto al suo asino, prese con sé due de’ suoi servitori e Isacco suo figliuolo, spaccò delle legna per l’olocausto, poi partì per andare al luogo che Dio gli avea detto. Il terzo giorno, Abrahamo alzò gli occhi e vide da lontano il luogo. E Abrahamo disse ai suoi servitori: ‘Rimanete qui con l’asino; io ed il ragazzo andremo fin colà e adoreremo; poi torneremo a voi’. E Abrahamo prese le legna per l’olocausto e le pose addosso a Isacco suo figliuolo; poi prese in mano sua il fuoco e il coltello, e tutti e due s’incamminarono assieme. E Isacco parlò ad Abrahamo suo padre e disse: ‘Padre mio!’ Abrahamo rispose: ‘Eccomi qui, figlio mio’. E Isacco: ‘Ecco il fuoco e le legna; ma dov’è l’agnello per l’olocausto?’ Abrahamo rispose: ‘Figliuol mio, Iddio se lo provvederà l’agnello per l’olocausto’. E camminarono ambedue assieme. E giunsero al luogo che Dio gli avea detto, e Abrahamo edificò quivi l’altare, e vi accomodò le legna; legò Isacco suo figliuolo, e lo mise sull’altare, sopra le legna. E Abrahamo stese la mano e prese il coltello per scannare il suo figliuolo. Ma l’angelo dell’Eterno gli gridò dal cielo e disse: ‘Abrahamo, Abrahamo’. E quegli rispose: ‘Eccomi’. E l’angelo: ‘Non metter la mano addosso al ragazzo, e non gli fare alcun male; poiché ora so che tu temi Iddio, giacché non m’hai rifiutato il tuo figliuolo, l’unico tuo’. E Abrahamo alzò gli occhi, guardò, ed ecco dietro a sé un montone, preso per le corna in un cespuglio. E Abrahamo andò, prese il montone, e l’offerse in olocausto invece del suo figliuolo” (Gen. 22:1-13).

Il secondo esempio è quello degli Israeliti dopo che essi uscirono dall’Egitto secondo che è scritto: “Ricordati di tutto il cammino che l’Eterno, l’Iddio tuo, ti ha fatto fare questi quarant’anni nel deserto per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, e se tu osserveresti o no i suoi comandamenti. Egli dunque t’ha umiliato, t’ha fatto provar la fame, poi t’ha nutrito di manna che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avean mai conosciuta, per insegnarti che l’uomo non vive soltanto di pane, ma vive di tutto quello che la bocca dell’Eterno avrà ordinato” (Deut. 8:2-3).

Il terzo esempio riguarda sempre gli Israeliti, ma dopo che essi presero possesso del paese di Canaan, secondo che è scritto: “Or queste son le nazioni che l’Eterno lasciò stare affin di mettere per mezzo d’esse alla prova Israele, cioè tutti quelli che non avean visto le guerre di Canaan. (Egli volea soltanto che le nuove generazioni de’ figliuoli d’Israele conoscessero e imparassero la guerra: quelli, per lo meno, che prima non l’avean mai vista): i cinque principi dei Filistei, tutti i Cananei, i Sidonî, e gli Hivvei, che abitavano la montagna del Libano, dal monte Baal-Hermon fino all’ingresso di Hamath. Queste nazioni servirono a mettere Israele alla prova, per vedere se Israele ubbidirebbe ai comandamenti che l’Eterno avea dati ai loro padri per mezzo di Mosè. Così i figliuoli d’Israele abitarono in mezzo ai Cananei, agli Hittei, agli Amorei, ai Ferezei, agli Hivvei ed ai Gebusei; sposarono le loro figliuole, maritaron le proprie figliuole coi loro figliuoli, e servirono ai loro dèi” (Giud. 3:1-6).

Il quarto esempio è quello del re Ezechia di cui viene detto: “Nondimeno, quando i capi di Babilonia gl’inviarono de’ messi per informarsi del prodigio ch’era avvenuto nel paese, Iddio lo abbandonò, per metterlo alla prova, affin di conoscere tutto quello ch’egli aveva in cuore” (2 Cron. 32:31).

L’altro esempio che vorrei citare è quello di alcuni credenti della Chiesa di Smirne secondo che è scritto: “Non temere quel che avrai da soffrire; ecco, il diavolo sta per cacciare alcuni di voi in prigione, perché siate provati; e avrete una tribolazione di dieci giorni. Sii fedele fino alla morte, e io ti darò la corona della vita” (Apoc. 2:10), e del fratello Apelle di cui Paolo dice che ha fatto le sue prove in Cristo (cfr. Rom. 16:10).

Per noi Cristiani la prova è qualcosa che non può mancare nella nostra vita perché sia Gesù che gli apostoli ne hanno parlato come qualcosa che è normale che ci sia. Per esempio Gesù parlando di coloro che ricevono il seme in luoghi rocciosi dice che “son coloro i quali, quando hanno udito la Parola, la ricevono con allegrezza; ma costoro non hanno radice, credono per un tempo, e quando viene la prova, si traggono indietro” (Luca 8:13), quindi la prova viene per forza nel corso della vita di uno che crede, tanto è vero che Paolo dice a Timoteo che “se abbiam costanza nella prova, con lui altresì regneremo” (2 Tim. 2:12), e Giacomo dice: “Fratelli miei, considerate come argomento di completa allegrezza le prove svariate in cui venite a trovarvi, sapendo che la prova della vostra fede produce costanza. E la costanza compia appieno l’opera sua in voi, onde siate perfetti e completi, di nulla mancanti” (Giac. 1:2-4) ed anche: “Beato l’uomo che sostiene la prova; perché, essendosi reso approvato, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promessa a quelli che l’amano” (Giac. 1:12) e Pietro dice: “Benedetto sia l’Iddio e Padre del Signor nostro Gesù Cristo, il quale nella sua gran misericordia ci ha fatti rinascere, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, ad una speranza viva in vista di una eredità incorruttibile, immacolata ed immarcescibile, conservata ne’ cieli per voi, che dalla potenza di Dio, mediante la fede, siete custoditi per la salvazione che sta per esser rivelata negli ultimi tempi. Nel che voi esultate, sebbene ora, per un po’ di tempo, se così bisogna, siate afflitti da svariate prove, affinché la prova della vostra fede, molto più preziosa dell’oro che perisce, eppure è provato col fuoco, risulti a vostra lode, gloria ed onore alla rivelazione di Gesù Cristo” (1 Piet. 1:3-7).

Dunque essere provati da Dio è una cosa che ci deve fare rallegrare perché non solo la prova della nostra fede produce in noi costanza, ma se la passiamo otterremo dal Signore la corona della vita e regneremo con lui. La nostra fede provata è più preziosa dell’oro e risulterà a nostra lode e gloria in quel giorno glorioso quando Gesù ritornerà dal cielo.

Nelle prove dunque si soffre, ma ci si deve rallegrare nel Signore perché in questa maniera partecipiamo alle sofferenze di Cristo (cfr. 1 Piet. 4:12-13). Non importa di che tipo siano le prove che Dio ci manda, egli lo fa per farci alla fine del bene. Perché i suoi pensieri verso di noi sono pensieri buoni e non cattivi. Dio non ci prova mai perché ci vuole fare del male. Dio ci prova nel crogiuolo dell’afflizione (cfr. Is. 48:10), per purificarci da tutte quelle scorie di cui è bene che ci sbarazziamo perché non glorificano il suo nome. Egli ci prova come si prova l’oro (cfr. Zac. 13:9) per renderci conformi all’immagine di Cristo.

Non tiriamoci indietro quindi nella prova, ma andiamo avanti rimanendo attaccati al Signore. Non ce ne pentiremo affatto ma avremo solo di che glorificare il suo santo nome. A Lui, l’Iddio giusto che prova i cuori e le reni, sia la gloria ora e in eterno. Amen

Un’ultima cosa, ma non meno importante, Dio ci prova anche tramite i falsi profeti. Nel libro della legge troviamo infatti scritto quanto segue: “Quando sorgerà in mezzo a te un profeta o un sognatore che ti mostri un segno o un prodigio, e il segno o il prodigio di cui t’avrà parlato succeda, ed egli ti dica: ‘Andiamo dietro a dèi stranieri (che tu non hai mai conosciuto) e ad essi serviamo’, tu non darai retta alle parole di quel profeta o di quel sognatore; perché l’Eterno, il vostro Dio, vi mette alla prova per sapere se amate l’Eterno, il vostro Dio, con tutto il vostro cuore e con tutta l’anima vostra. Seguirete l’Eterno, l’Iddio vostro, temerete lui, osserverete i suoi comandamenti, ubbidirete alla sua voce, a lui servirete e vi terrete stretti” (Deut. 13:1-4). Quindi, anche i falsi profeti (e questo discorso vale anche per i falsi dottori) che sorgono in mezzo al popolo di Dio contribuiscono a provare i santi perché tramite di essi Dio verifica il loro amore verso di Lui. Per esempio Dio può provarci mediante un credente che sviatosi dalla verità un giorno ci dica che noi dobbiamo pregare Maria perché lei intercede per noi presso Gesù, e per confermare questa sua dottrina opera dei segni e dei prodigi. Che dobbiamo fare in questo caso? Rigettare quel messaggio, anche se viene confermato con dei portenti, perché quel messaggio ci porterebbe lontano dal Signore, all’idolatria; e togliere il malvagio di mezzo a noi stessi. Ovviamente Dio può provarci anche tramite dei credenti che ci incitano alla fornicazione, a mangiare cose sacrificate agli idoli, cose soffocate, sangue, a ubriacarci, a rubare e così via. Quindi, massima attenzione, e si rigettino tutti quegli insegnamenti che inducono il credente a corrompere i suoi buoni costumi, a contaminarsi, come anche tutti quegli insegnamenti che in una maniera o nell’altra annullano la Trinità, la divinità di Cristo, la sua umanità, il suo sacrificio, la sua resurrezione, il suo ritorno visibile dal cielo, la personalità e divinità dello Spirito Santo, la vita dopo la morte, la resurrezione dei corpi, e così via. Perché anche questi falsi insegnamenti servono a Dio per provarci e verificare se noi amiamo la sua Parola.

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18. Prima della venuta di Cristo, Dio veniva chiamato ‘Padre’?

Sì, ne abbiamo la conferma nel libro di Isaia in cui il popolo rivolge questa preghiera a Dio: “Guarda dal cielo, e mira, dalla tua dimora santa e gloriosa: Dove sono il tuo zelo, i tuoi atti potenti? Il fremito delle tue viscere e le tue compassioni non si fan più sentire verso di me. Nondimeno, tu sei nostro padre; poiché Abrahamo non sa chi siamo, e Israele non ci riconosce; tu, o Eterno, sei nostro padre, il tuo nome, in ogni tempo, è ‘Redentor nostro’. O Eterno, perché ci fai errare lungi dalle tue vie, e induri il nostro cuore perché non ti tema? Ritorna, per amor dei tuoi servi, delle tribù della tua eredità! Per ben poco tempo il tuo popolo santo ha posseduto il paese; i nostri nemici han calpestato il tuo santuario. Noi siam diventati come quelli che tu non hai mai governati, come quelli che non portano il tuo nome!” (Is. 63:15-19) e nel libro di Geremia dove Dio nel biasimare Israele dice: “E ora, non è egli vero? tu gridi a me: ‘Padre mio, tu sei stato l’amico della mia giovanezza! Sarà egli adirato in perpetuo? Serberà egli la sua ira sino alla fine?’ Ecco, tu parli così, ma intanto commetti a tutto potere delle male azioni!” (Ger. 3:4-5).

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19. Leggendo l’Antico Testamento mi pare che Dio fosse più pronto a fare le sue vendette di quanto lo sia adesso sotto la grazia; cosa ne pensi di questa mia impressione?

E’ una impressione sbagliata perché l’Iddio che si vendicava dei suoi nemici sotto l’Antico Patto, è lo stesso Dio che si vendica sotto la grazia. Egli non è cambiato per nulla, ripeto per nulla. L’Iddio che chiamò Saulo da Tarso a servirlo predicando il Vangelo ai Gentili, è lo stesso ed identico Dio che chiamò Abramo fuori da Ur dei Caldei e lo menò in Canaan; l’Iddio che fece morire molti Israeliti nel deserto a motivo dei loro peccati, è lo stesso Dio che fece morire Erode, Anania e Saffira, e molti dei credenti di Corinto. Probabilmente questa tua impressione deriva dal fatto che Dio ha voluto che le Scritture dell'Antico Patto contenessero più suoi giudizi di quanti ne contengano le Scritture del Nuovo Patto. E’ manifesto infatti che se si devono menzionare le punizioni di Dio contro singoli o nazioni, se ne trovano molte di più nell’Antico Testamento, anche perché poi quest’ultime concernono un periodo di tempo molto più lungo, ed anche parlano di storie che non si ritrovano nelle Scritture del Nuovo Patto. Ma anche sotto la grazia, Dio è un vendicatore, e compie le sue vendette; né più né meno di quanto facesse prima della venuta di Cristo. Ho già parlato dei casi di Anania e Saffira, e di alcuni credenti della Chiesa di Corinto, ma a questi ti posso aggiungere tutti i giudizi di Dio contro gli uomini che devono ancora adempiersi e che sono trascritti nel libro dell’Apocalisse. Giudizi che sono veramente tanti e terribili.

Ma ti dirò pure questo, lo stesso Iddio pronto a vendicare i suoi nemici e a fare mietere all’empio il salario della sua condotta, nel modo e nel tempo da lui stabilito, sia sotto l’Antico che il Nuovo Patto; è anche un Dio d’amore, che manifestava il suo amore verso gli uomini anche sotto l’Antico Patto. Dico anche sotto l’Antico Patto, perché talvolta leggendo il Nuovo Testamento si può avere l’impressione che Dio ha cominciato ad amare gli uomini dalla venuta di Cristo in avanti; questo non è vero perché anche sotto l’Antico Patto, Dio manifestò la sua misericordia e la sua bontà verso gli uomini. Noè fu salvato assieme a sette altri, Lot fu salvato assieme a sua moglie e alle sue figlie, Giuseppe fu da Dio liberato da ogni sua distretta, il popolo d’Israele fu liberato dalle mani di Faraone dopo secoli di schiavitù, fu poi aiutato e sostentato miracolosamente in mezzo ad un deserto pieno di scorpioni e serpenti, fu perdonato tante volte per le sue iniquità, e potrei proseguire con tanti altri esempi che mostrano l’amore di Dio, la sua misericordia, la sua bontà e la sua pietà. Certamente però, nel sacrificio di Cristo abbiamo la più alta manifestazione d’amore di Dio verso gli uomini, perché come disse Gesù, Iddio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo Unigenito Figliuolo affinchè chiunque crede in lui non perisca ma abbia vita eterna.

Quindi sia per quanto riguarda l’aspetto vendicativo di Dio che quello amorevole, ti esorto a non farti ingannare dall’apparenza.

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DONI DELLO SPIRITO SANTO

1. Ma quando uno parla in altra lingua a chi si rivolge?

Quando uno parla in altra lingua - secondo che lo Spirito gli dà di esprimersi - egli parla a Dio infatti Paolo dice: "Perché chi parla in altra lingua non parla agli uomini, ma a Dio; poiché nessuno l’intende, ma in ispirito proferisce misteri" (1 Cor. 14:2). Questo parlare può consistere in una preghiera, in un salmo, in un rendimento di grazie. Ecco le parole di Paolo che confermano ciò: "Poiché, se prego in altra lingua, ben prega lo spirito mio, ma la mia intelligenza rimane infruttuosa. Che dunque? Io pregherò con lo spirito, ma pregherò anche con l’intelligenza; salmeggerò con lo spirito, ma salmeggerò anche con l’intelligenza. Altrimenti, se tu benedici Iddio soltanto con lo spirito, come potrà colui che occupa il posto del semplice uditore dire ‘Amen’ al tuo rendimento di grazie, poiché non sa quel che tu dici? Quanto a te, certo, tu fai un bel ringraziamento; ma l’altro non è edificato" (1 Cor. 14:14-17). Ovviamente la direzione del parlare in altra lingua non cambia a secondo delle circostanze, cioè non è che chi parla in altra lingua in privato parla a Dio e poi quando è assieme ad altri fratelli parla agli uomini.

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2. Ma il parlare in lingue più l'interpretazione costituisce una profezia?

No, non costituisce una profezia e questo perchè dato che - come abbiamo visto precedentemente - chi parla in altra lingua non parla agli uomini ma a Dio, è ovvio che anche l'interpretazione corrisponderà ad un parlare a Dio e non ad un parlare agli uomini. Se tu dici in inglese: 'Praise the Lord' (tradotto in italiano 'Lode al Signore') come farà chi interpreta a dire che tu hai detto: 'Così parla l'Eterno: 'Non temere, io sono con te'? Non potrà. Non ti pare? Come si può dunque interpretare una preghiera, un salmo, o un rendimento di grazie rivolto a Dio, con un messaggio rivolto agli uomini?

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3. In che cosa consiste il dono di parola di sapienza?

Il dono di parola di sapienza (cfr. 1 Cor. 12:8) consiste nella predizione di un evento che deve ancora avvenire. Nella Scrittura ci sono molti esempi di parola di sapienza; uno di questi è la predizione di una carestia fatta dal profeta Agabo secondo che è scritto "levatosi, predisse per lo Spirito che ci sarebbe stata una gran carestia per tutta la terra" (Atti 11:28).

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4. In che cosa consiste il dono di parola di conoscenza?

Consiste nella rivelazione da parte dello Spirito Santo di un fatto che è avvenuto o sta avvenendo e di cui è all’oscuro chi riceve la rivelazione. Questa rivelazione può essere data in visione o in sogno o mediante una voce udibile. Alcuni esempi biblici in cui troviamo la manifestazione di questo dono sono i seguenti.

Gesù disse alla donna samaritana: “Va’ a chiamar tuo marito e vieni qua. La donna gli rispose: Non ho marito. E Gesù: Hai detto bene: Non ho marito; perché hai avuto cinque mariti; e quello che hai ora, non è tuo marito; in questo hai detto il vero. La donna gli disse: Signore, io vedo che tu sei un profeta” (Giov. 4:16-19). In questo caso Gesù, mediante una parola di conoscenza, seppe che quella donna aveva avuto cinque mariti e che quello che aveva in quel momento non era suo marito. La donna comprese da questo che chi le parlava era un profeta.

Negli Atti è scritto: “Un certo uomo, chiamato Anania, con Saffira sua moglie, vendé un possesso, e tenne per sé parte del prezzo, essendone consapevole anche la moglie; e portatane una parte, la pose ai piedi degli apostoli. Ma Pietro disse: Anania, perché ha Satana così riempito il cuor tuo da farti mentire allo Spirito Santo e ritener parte del prezzo del podere? Se questo restava invenduto, non restava tuo? E una volta venduto, non ne era il prezzo in tuo potere? Perché ti sei messa in cuore questa cosa? Tu non hai mentito agli uomini ma a Dio. E Anania, udendo queste parole, cadde e spirò. E gran paura prese tutti coloro che udiron queste cose. E i giovani, levatisi, avvolsero il corpo, e portatolo fuori, lo seppellirono” (Atti 5:1-6). Pietro mediante una parola di conoscenza poté sapere che Anania e Saffira non avevano ricavato dalla vendita di quel loro possesso quanto Anania aveva messo ai piedi degli apostoli ma di più e poté riprendere Anania per aver mentito allo Spirito Santo.

Il profeta Eliseo mediante il dono di parola di conoscenza poté far sapere per diverse volte al re d’Israele dove il re di Siria avrebbe posto il suo campo: “Ora il re di Siria faceva guerra contro Israele; e in un consiglio che tenne coi suoi servi, disse: ‘Io porrò il mio campo nel tale e tal luogo’. E l’uomo di Dio mandò a dire al re d’Israele: ‘Guardati dal trascurare quel tal luogo, perché vi stan calando i Sirî’. E il re d’Israele mandò gente verso il luogo che l’uomo di Dio gli aveva detto, e circa il quale l’avea premunito; e quivi si mise in guardia. Il fatto avvenne non una né due ma più volte. Questa cosa turbò molto il cuore del re di Siria, che chiamò i suoi servi, e disse loro: ‘Non mi farete dunque sapere chi dei nostri è per il re d’Israele?’ Uno de’ suoi servi rispose: ‘Nessuno, o re, mio signore! ma Eliseo, il profeta ch’è in Israele, fa sapere al re d’Israele perfino le parole che tu dici nella camera ove dormi" (2 Re 6:8-12). Non bisogna pensare però che Eliseo poteva sapere mediante questo dono tutto quello che accadeva o che era accaduto, tanto è vero che nel caso della morte del figlio della Shunamita lui non sapeva che il suo figlio era morto difatti è scritto: “Ella dunque partì, e giunse dall’uomo di Dio, sul monte Carmel. E come l’uomo di Dio l’ebbe scorta di lontano, disse a Ghehazi, suo servo: ‘Ecco la Shunamita che viene! Ti prego, corri ad incontrarla, e dille: - Stai bene? Sta bene tuo marito? E il bimbo sta bene?’ - Ella rispose: ‘Stanno bene’. E come fu giunta dall’uomo di Dio, sul monte, gli abbracciò i piedi. Ghehazi si appressò per respingerla; ma l’uomo di Dio disse: ‘Lasciala stare, poiché l’anima sua è in amarezza, e l’Eterno me l’ha nascosto, e non me l’ha rivelato” (2 Re 4:25-27).

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5. Perché non tutti i credenti parlano in altre lingue?

Se per parlare in altre lingue si intende il parlare in lingue quale segno immediato del battesimo con lo Spirito Santo, evidentemente è perché non tutti i credenti sono battezzati con lo Spirito Santo. E perché non tutti i credenti sono battezzati con lo Spirito Santo? Le ragioni sono svariate; o perchè non sanno che esiste questo battesimo (un po’ come quei discepoli di Efeso) o perchè gli è stato detto che il battesimo con lo Spirito Santo lo hanno già ricevuto quando sono nati di nuovo e non è accompagnato dal parlar in altra lingua (per cui non hanno nessuna intenzione di chiedere e desiderare qualche cosa che hanno già!), o perché stanno ancora aspettando di essere battezzati con lo Spirito Santo.

Se invece per parlare in altre lingue si intende il dono della diversità delle lingue – che è uno dei doni dello Spirito Santo citati da Paolo ai Corinzi -, evidentemente perché non tutti i credenti hanno questo particolare dono secondo che è scritto: “Parlan tutti in altre lingue?” (1 Cor. 12:30). In quest’ultimo caso va precisato però che quando diciamo che non tutti i credenti hanno questo particolare dono ci riferiamo a credenti battezzati con lo Spirito Santo che quindi parlano in altra lingua. Essi parlano tutti almeno in una lingua straniera, ma non tutti sono in grado di parlare più lingue straniere appunto perché questo è un dono dello Spirito non concesso a tutti. Ho voluto fare questa precisazione perché so che alcuni pastori prendono queste parole di Paolo per sostenere che non tutti coloro che sono battezzati con lo Spirito Santo necessariamente parlano in lingue, cosa che non può essere vera perché il parlare in lingue è una manifestazione spirituale presente in ogni credente battezzato con lo Spirito Santo; la manifestazione spirituale che invece non è presente in tutti i credenti battezzati con lo Spirito Santo è la diversità delle lingue.

Per riassumere diciamo quindi quanto segue; siccome il parlare in altre lingue è parte integrante del battesimo con lo Spirito Santo che si riceve dopo essere nati di nuovo, chi non parla per lo Spirito in nessuna lingua straniera non è ancora stato battezzato con lo Spirito Santo (è tuttavia stato battezzato dallo Spirito nel corpo di Cristo, per cui è a tutti gli effetti un credente, un figliuolo di Dio). Mentre chi è stato battezzato con lo Spirito Santo, benché parli in altra lingua non necessariamente ha il dono della diversità delle lingue, perché questa manifestazione dello Spirito non è concessa a tutti.

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6. Qual'è il maggiore, il dono di guarigione o quello di potenti operazioni?

Non lo so.

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7. Quando si parla in lingue chi è che parla, il credente? e perché parla a sè stesso? perché attraverso il parlare in lingue uno edifica sè stesso e cosa avviene?

Certamente chi parla in altre lingue è il credente; i seguenti passi biblici lo attestano chiaramente: “E tutti furon ripieni dello Spirito Santo, e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi” (Atti 2:4), ed anche: “ … li udivano parlare in altre lingue … “ (Atti 10:46), ed ancora: “… chi parla in altra lingua non parla agli uomini ma a Dio … “ (1 Cor. 14:2), per citare alcuni dei tanti passi. Va tuttavia detto che nonostante sia il credente a parlare in altra lingua, le parole sono pronunciate mediante lo Spirito Santo che è in lui e che lo sospinge a proferire quelle parole sconosciute. Quando per esempio il giorno della Pentecoste i circa centoventi furono ripieni di Spirito Santo è detto che cominciarono a parlare in altre lingue “secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi”. Quindi quelle espressioni che essi proferirono venivano dallo Spirito di Dio. In altre parole il credente si mette a parlare mediante lo Spirito di Dio. Che sia così è confermato dal fatto che Paolo nell’esortare a pregare in altra lingua dice: “ … orando in ogni tempo, per lo Spirito, con ogni sorta di preghiere e di supplicazioni ….” (Ef. 6:18), e Giuda: “… pregando mediante lo Spirito Santo … “ (Giuda 20). Ecco perché il credente ripieno di Spirito Santo è sicuro di proferire parole sante e giuste quando prega in altra lingua, perché sa che esse vengono proferite dallo Spirito di Dio che è santo. Ho detto ‘dallo Spirito’ perchè la Scrittura dice anche: “Parimente ancora, lo Spirito sovviene alla nostra debolezza; perché noi non sappiamo pregare come si conviene; ma lo Spirito intercede egli stesso per noi con sospiri ineffabili; e Colui che investiga i cuori conosce qual sia il sentimento dello Spirito, perché esso intercede per i santi secondo Iddio” (Rom. 8:26-27). Come potete vedere in queste parole è detto che è lo Spirito che prega o intercede. Per essere completi però su questo punto occorre dire anche che c’è anche una parte compiuta dallo spirito dell’uomo in questo pregare infatti Paolo dice: “Se prego in altra lingua, ben prega lo spirito mio, ma la mia intelligenza rimane infruttuosa” (1 Cor. 14:14). Quindi lo Spirito Santo prega insieme con il nostro spirito.

Ora, vengo al secondo quesito. In base a quanto dice Paolo il parlare in altra lingua è rivolto a Dio e non agli uomini, egli dice infatti che chi parla in altra lingua non parla agli uomini ma a Dio (cfr. 1 Cor. 14:2). Non abbiamo forse visto poco fa che chi parla in altra lingua prega Dio? Quindi nel caso il parlare in altre lingue sia interpretato, l’interpretazione che ne verrà fuori non consisterà in una esortazione rivolta a tutti i presenti o solo a qualcuno dei presenti, ma in una preghiera (o in un cantico spirituale o in un ringraziamento rivolto a Dio). Ovviamente anche nel caso il parlare in lingue non fosse interpretato la direzione di quel parlare è sempre verso Dio. Naturalmente questo significa implicitamente che il credente che parla in altra lingua non parla a se stesso.

Come si spiega allora il fatto che Paolo dica che se nella chiesa dopo che hanno parlato in altra lingua due o tre e non c’è chi interpreta “si tacciano nella chiesa e parlino a se stessi e a Dio” (1 Cor. 14:28)? Si spiega così: quel parlare a se stessi e a Dio non è da intendersi come un parlar in lingue perché se è vero che nel caso del parlare a Dio il parlare in lingue potrebbe pure starci, non potrebbe invece starci nel parlare a se stessi perché altrimenti Paolo si sarebbe contraddetto. Il credente dunque in questo caso deve – sottovoce - parlare nella sua lingua conosciuta sia a se stesso che a Dio.

Vengo adesso al terzo quesito. Chi parla in altra lingua edifica se stesso perché fa una cosa giusta, santa, e pura, mediante lo Spirito di Dio. Quando diciamo che egli edifica se stesso vogliamo dire che egli si fortifica tramite questa esperienza spirituale, ossia egli acquisisce nuove forze. Per usare un termine di paragone terreno (con tutti i suoi limiti naturalmente), è come se il credente in quel momento ricaricasse le batterie che si erano un po’ scaricate. E questo ‘ricaricamento’ egli lo sente in maniera reale. D’altronde se ci sentiamo ricaricati, spiritualmente parlando, dopo avere pregato e cantato a Dio nella nostra lingua, non ci si deve sorprendere che questo ‘ricaricamento’ avvenga anche nel caso il pregare e il cantare a Dio siano effettuati in altra lingua.

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8. Le lingue sono cessate?

No, le lingue, sia come segno immediato dell’avvenuto battesimo con lo Spirito Santo, che come capacità di parlare più lingue straniere (in questo caso si tratta dunque del dono della diversità delle lingue), non sono affatto cessate e non cesseranno fino a che non sarà venuta la perfezione. Ecco infatti cosa dice Paolo ai Corinzi: “La carità non verrà mai meno. Quanto alle profezie, esse verranno abolite; quanto alle lingue, esse cesseranno; quanto alla conoscenza, essa verrà abolita; poiché noi conosciamo in parte, e in parte profetizziamo; ma quando la perfezione sarà venuta, quello che è solo in parte, sarà abolito” (1 Cor. 13:8-10). Ma perché le lingue cesseranno quando la perfezione sarà venuta?

Perché dato che chi parla in altra lingua parla a Dio poiché in ispirito proferisce misteri (cioè cose che lui non conosce), e quando giungerà la perfezione non ci saranno più misteri perché la conoscenza sarà abolita o meglio perché conosceremo appieno e non solo in parte, le lingue non avranno più ragione di esistere. Le lingue invece sono necessarie oggi perché tramite di esse, mediante lo Spirito Santo, si notificano a Dio delle richieste particolari per dei fratelli (i misteri di cui parla Paolo appunto) senza conoscere i loro bisogni e spesso senza conoscere personalmente neanche i fratelli per cui preghiamo. Ma io vi domando; se noi conoscessimo personalmente tutti i fratelli che si trovano adesso sulla terra, uno per uno, e conoscessimo pure tutti i loro bisogni, sia quelli materiali che spirituali, e conoscessimo qualsiasi distretta in cui si vengono a trovare nella loro vita, che bisogno avremmo dell’aiuto dello Spirito? Cioè, che bisogno avremmo che lo Spirito intercedesse egli stesso per i santi tramite la nostra bocca? Nessuno, non vi pare? Ma proprio perchè non sappiamo come pregare, cioè non sappiamo cosa chiedere a Dio, in un certo periodo o giorno, per un fratello che conosciamo, o per un fratello che non conosciamo e che abita per esempio nello stato del Niger, allora lo Spirito sovviene a questa mancanza (o debolezza) mettendosi a pregare per il fratello che si trova nel bisogno.

Ma le lingue cesseranno quando sarà giunta la perfezione anche perché essendo che tramite di esse si prega Dio per i santi, quando la perfezione sarà giunta non ci sarà più bisogno di pregare per i santi. In altre parole perché in quel giorno non ci saranno più bisogni materiali e spirituali in cui si troveranno dei santi, per cui non ci sarà bisogno che lo Spirito Santo interceda per essi in altra lingua, con sospiri ineffabili.

Un'altra ragione per cui le lingue in quel giorno cesseranno è perché le lingue sono un segno per i non credenti secondo che è scritto: “Io parlerò a questo popolo per mezzo di gente d’altra lingua, e per mezzo di labbra straniere; e neppur così mi ascolteranno, dice il Signore” (1 Cor. 14:21), e dato che quando la perfezione sarà giunta la porta della grazia sarà chiusa, nel senso che gli uomini non avranno più la possibilità di pentirsi e credere nel Signore, il segno delle lingue sarà del tutto inutile. Come d’altronde saranno inutili tutti gli altri segni e prodigi che adesso accompagnano la predicazione del Vangelo (cfr. Mar. 16:17-20) e che hanno come scopo quello di trarre gli uomini all’ubbidienza della fede (cfr. Rom. 15:18-19).

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9. A cosa servono le lingue o meglio a cosa serve il parlare in altra lingua?

Per capire a cosa serve parlare in altre lingue, è necessario innanzi tutto sapere in che cosa consiste questo parlare soprannaturale prodotto dallo Spirito di Dio nel credente.

Paolo dice ai Corinzi: “Chi parla in altra lingua non parla agli uomini, ma a Dio; poiché nessuno l’intende, ma in ispirito proferisce misteri” (1 Cor. 14:2). Dunque già il fatto che uno, quando parla in lingue, parla a Dio, è una cosa utile. Ma usiamo la logica: se è una cosa utile parlare a Dio nella nostra lingua natìa, come potrà essere inutile parlargli in una lingua a noi sconosciuta prodotta dallo Spirito Santo? Ma vediamo il contenuto di questo parlare a Dio, Paolo dice infatti che il credente in ispirito (o in altra lingua) proferisce misteri per cui si tratta di cose che la persona che parla e quella che ascolta non conoscono. Ma di che tipo di misteri si tratta? Lo dice sempre Paolo, però ai santi di Roma, quando dice che “lo Spirito sovviene alla nostra debolezza; perché noi non sappiamo pregare come si conviene; ma lo Spirito intercede egli stesso per noi con sospiri ineffabili; e Colui che investiga i cuori conosce qual sia il sentimento dello Spirito, perché esso intercede per i santi secondo Iddio” (Rom. 8:26-27). Dunque quei misteri che vengono proferiti in ispirito (cioè in altra lingua) consistono in richieste che lo Spirito fa al Padre in favore dei santi. Ciò è confermato dal fatto che il parlare in altra lingua in alcuni casi Paolo lo chiama ‘pregare in altra lingua’, come per esempio quando dice: “Se prego in altra lingua, ben prega lo spirito mio” (1 Cor. 14:14), ed anche: “Io pregherò con lo spirito…” (1 Cor. 14:15). E questo è confermato dai fatti; ci sono stati dei credenti che in un particolare giorno e ora del giorno (e anche della notte, in taluni casi), hanno improvvisamente cominciato a parlare in altre lingue perché lo Spirito si è messo a pregare per certi credenti che in quel particolare momento si trovavano in particolari bisogni che loro naturalmente non sapevano; ma che ben conosceva lo Spirito che conosce ogni cosa. Dunque in questo caso il parlare in lingua non è altro che un parlare mediante lo Spirito in cui il credente, per lo Spirito, intercede per i santi senza conoscere i loro bisogni. E’ un aiuto dunque che viene dallo Spirito nel campo della preghiera. Il punto su cui voglio mettere enfasi è che in questo caso, cioè nel caso un nostro fratello a noi sconosciuto e i cui bisogni sono a noi sconosciuti, l’unica maniera per poter essergli di aiuto con la preghiera è questa perché in questo caso lo Spirito Santo si mette ad intercedere egli stesso per quel fratello nel bisogno. Il fratello che deve pregare non può fare la medesima cosa pregando con la sua conoscenza, perché la sua conoscenza è limitata. Ecco perché Paolo dice ai Romani che lo Spirito sovviene alla nostra debolezza perché noi non sappiamo come pregare (cfr. Rom. 8:26). Va tuttavia detto che lo Spirito può intercedere anche per dei fratelli che conosciamo ma i cui bisogni ci sono sconosciuti. E’ evidente dunque – alla luce di ciò - che questa manifestazione spirituale è utile ai santi.

Ho detto poco fa che il parlare in altra lingua è chiamato pregare in altra lingua in alcuni casi e non in tutti perché ci sono casi in cui chi parla in altra lingua rivolge a Dio un cantico o un rendimento di grazie. Paolo lo spiega questo quando dice: “…. salmeggerò con lo spirito, ma salmeggerò anche con l’intelligenza. Altrimenti, se tu benedici Iddio soltanto con lo spirito, come potrà colui che occupa il posto del semplice uditore dire ‘Amen’ al tuo rendimento di grazie, poiché non sa quel che tu dici? Quanto a te, certo, tu fai un bel ringraziamento; ma l’altro non è edificato” (1 Cor. 14:15-17). In questo caso dunque il parlare in altra lingua è utile nel campo della lode e del ringraziamento a Dio. Quello infatti che il credente oltre un limite non può fare basandosi sulla sua conoscenza e sulla sua intelligenza, lo fa anche in questo caso mediante lo Spirito Santo. In questo caso, i cantici che vengono cantati sono prodotti dallo Spirito.

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10. E’ possibile ricevere più di un dono dello Spirito Santo?

Sì, è possibile. Basta considerare che Paolo nel parlare ai santi di Corinto dei doni spirituali dice: “Procacciate la carità, non lasciando però di ricercare i doni spirituali, e principalmente il dono di profezia” (1 Cor. 14:1), ed anche: “… cercate di abbondarne per l’edificazione della Chiesa” (1 Cor. 14:12), per intendere questo. Si noti nel primo passo da me citato che Paolo dice di ricercare in primo luogo il dono di profezia non escludendo quindi gli altri.

Anche il fatto che Paolo dica: “Chi parla in altra lingua, preghi di poter interpretare” (1 Cor. 14:13), lascia intendere questo concetto, infatti se un credente che ha il dono della diversità delle lingue non potesse ricevere nessun altro dono spirituale non gli verrebbe detto di potere anche interpretare perché anche la capacità di interpretare le lingue è uno dei doni dello Spirito Santo.

Va poi anche detto che è possibile ricevere più doni dello Spirito Santo perché la Scrittura insegna che il credente per essere riconosciuto come profeta deve avere oltre il dono di profezia anche i doni di rivelazione che sono il dono di parola di sapienza, il dono di parola di conoscenza, e il dono del discernimento degli spiriti. Vedi a questo riguardo il mio insegnamento concernente i doni di ministerio e precisamente dove parlo del ministerio di profeta.

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11. Quando degli Evangelici dicono a proposito dei Pentecostali che chi oggi parla in lingue e caccia i demoni, e fa guarigioni nel nome di Gesù, includendo anche i Pentecostali tra questi, compie queste cose per l’aiuto di Satana o comunque sotto l’influenza di forze spirituali malvagie, come occorre giudicarli? Si può dire che parlano contro lo Spirito Santo?

Sì, si può con ogni franchezza dire che essi parlano contro lo Spirito Santo. Perché questo? Perché il parlare in altra lingua, sia che il credente parla in una sola lingua straniera e sia che parli in più lingue straniere, è una manifestazione dello Spirito Santo, come è anche una manifestazione dello Spirito Santo l’espulsione dei demoni dai corpi degli indemoniati nel nome di Gesù Cristo, come anche sono una manifestazione dello Spirito le guarigioni e i miracoli compiuti nel nome di Gesù Cristo. Ecco le prove scritturali che attestano ciò.

Il giorno della Pentecoste quando i circa centoventi cominciarono a parlare in altre lingue lo fecero perché sospinti dallo Spirito Santo secondo che è scritto: “ … secondo che lo Spirito dava loro di esprimersi” (Atti 2:4). E Paolo quando parla dei doni dello Spirito, o della manifestazione dello Spirito, annovera tra di essi la diversità delle lingue (cfr. 1 Cor. 12:10). E se, come dice Paolo, a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per l’utile comune (1 Cor. 12:7), è inconcepibile che il parlare in altre lingue sia dato dagli spiriti maligni che non procacciano affatto l’utile comune del corpo di Cristo ma il suo male e la sua rovina. E poi dico ancora questo, se chi parla in altra lingua edifica se stesso, come dice Paolo (cfr. 1 Cor. 14:4), come si fa a pensare che sia una opera del demonio?

Gesù cacciava i demoni per l’aiuto dello Spirito di Dio che era su e in Lui difatti disse a coloro che invece dicevano che lui cacciava i demoni per l’aiuto del diavolo: “Ma se è per l’aiuto dello Spirito di Dio che io caccio i demonî, è dunque pervenuto fino a voi il regno di Dio” (Matt. 12:28), e quando alcuni discepoli gli vennero a dire che avevano visto qualcuno che cacciava i demoni nel suo nome ma non li seguiva e perciò gli avevano vietato di continuare a cacciare i demoni, Gesù non attribuì le opere di quell’uomo al diavolo tanto è vero che disse ai suoi discepoli di non vietare a quell’uomo di cacciare i demoni (Mar. 9:38-40). D’altronde è inconcepibile che uno che caccia e sgrida gli spiriti maligni nel nome di Cristo Gesù, faccia questo per l’aiuto di Satana perché Satana non può aiutare un discepolo di Cristo a cacciare i demoni dal corpo di qualcuno. “Come può Satana cacciar Satana?” (Mar. 3:23), domandò un giorno Gesù a coloro che lo accusavano di cacciare i demoni per l’aiuto del principe dei demoni.

Per ciò che concerne le guarigioni e i miracoli essi sono compiuti in virtù dei doni di guarigioni e di potenza di operare miracoli, che sono anch’essi dei doni distribuiti dallo Spirito Santo (cfr. 1 Cor. 12:9-10).

Questi Evangelici dunque parlano e ragionano stoltamente su questi punti. A sostegno di questa loro diabolica tesi, costoro prendono anche il fatto che hanno costatato che tra i Pentecostali che compiono queste cose asserendo di farle per lo Spirito Santo, avvengono scandali e vengono insegnate false dottrine. Ora, io non nego questo, cioè che tra i Pentecostali avvengono scandali e in alcuni casi vengono insegnate false dottrine e tanto è vero che io denuncio queste cose. Ma se è per questo, gli scandali e le false dottrine ci sono pure tra i Cristiani Evangelici che non sono Pentecostali; diremo quindi che costoro hanno il demonio in corpo, o che cantano e pregano nella loro lingua per l’aiuto del diavolo? Così non sia. A me non pare che l’apostolo Paolo quando gli furono riferiti gli scandali e i comportamenti sconvenienti che c’erano tra i santi di Corinto, che quando seppe che tra quei santi si erano insinuati dei falsi apostoli, che quando seppe che c’erano alcuni credenti in quella chiesa che insegnavano che non c’era resurrezione dei morti, cominciò ad attribuire al diavolo e agli spiriti maligni le lingue e le altre manifestazioni spirituali che avvenivano in seno ai santi di Corinto. Eppure le false lingue, i falsi prodigi e i falsi segni generati dal diavolo c’erano pure ai giorni degli apostoli! O forse ci si verrà a dire che a quel tempo il diavolo non falsificava il parlare in lingue e i veri miracoli e le vere guarigioni? No, Paolo non fece capire nelle sue lettere che aveva a che fare con gente posseduta dal demonio; egli non si mise ad insinuare che il parlare in lingue dei santi di Corinto come anche le altre manifestazioni spirituali che avvenivano tra quei credenti erano fenomeni prodotti dal diavolo. Questo a dimostrazione che il fatto che dei credenti che parlano in lingue e facciano guarigioni e miracoli nel nome di Gesù Cristo, compiano degli scandali o insegnino delle dottrine sbagliate, non può essere preso come dimostrazione che queste manifestazioni siano dal diavolo. Ma Paolo era savio, grazie a Dio; invece questi Evangelici non lo sono. I fatti e le loro parole lo dimostrano.

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12. Ho letto qualcosa sul dono di profezia nel vostro sito e ho letto l'intero capitolo di 1 Corinzi 14 in più confrontandolo con il commentario Biblico... vorrei farvi qualche domanda sul dono di profezia: Un uomo che profetizza da DIO e che non ha mai errato nel profetizzare può avere una Parola da DIO per una sorella (o un fratello) che non fa parte della sua chiesa locale?... da quello che ho letto nella Bibbia Gesù e gli apostoli intendono come "Chiesa" l'intero corpo dei credenti... di cui anche io faccio parte... allora mi chiedo perché molti credenti mi dicono che la Parola che mi è stata data da DIO non deve corrispondere al vero perché non sono parte della chiesa locale del credente che mi ha rivelato questa profezia! Una profezia che viene da DIO deve avere delle caratteristiche... L'edificazione, l'esortazione e la consolazione... e io ho ricevuto tutte queste cose. Tramite una amica ho conosciuto un fratello che ha dono di profezia, ho avuto modo di parlare con lui e scambiarci diverse e-mail nelle quali ho un pò aperto il mio cuore e lui, prima di tutto, mi ha consolata con le promesse di DIO che stanno nella Bibbia... mi ha poi dato un versetto: Salmi 37:7: “Sta' in silenzio davanti al SIGNORE, e aspettalo..”. La cosa all'inizio mi ha colpito perché lo stesso versetto mi era stato dato un giorno prima da una sorella... e due giorni più tardi tramite sms da un amico che sta dando il suo cuore al SIGNORE. Poi questo fratello mi ha detto che il SIGNORE è molto vicino ad esaudire le mie preghiere e che il mio pianto ha aperto le porte del cielo e il sigillo della grazia. Ho poi parlato della preghiera che ormai da mesi faccio a DIO... di cui ho prima accennato a lui il contenuto (senza andare nei particolari), la cosa che mi rende triste è che chiedo a DIO un compagno... (la mia Chiesa è tanto piccola e non c'è nessun credente giovane che mi interessi...) e sono sconsolata e afflitta perché non voglio un ragazzo "del mondo" ma un figlio di DIO ma non ho idee di come e dove potrei trovarlo! Questo fratello mi ha detto che lo Spirito Santo gli ha rivelato che quest'uomo che DIO ha preparato per me è a me molto vicino e DIO stesso mi rivelerà chi è... ha continuato dicendo che non dovrò aspettare molto... poi disse che non lo avrei trovato nella mia Chiesa e io non dovevo fare nulla per trovarlo perché sarebbe arrivato lui. Più o meno questo è quello che mi ha detto... Ma ora tutti cercano di dirmi che non è una cosa Biblica quella che mi ha detto perché è una cosa personale e non di edificazione alla chiesa (ma io….. non sono parte della chiesa??)... so che questo fratello ha profetizzato a molti credenti e DIO ha sempre mantenuto ciò che ha detto per mezzo di quest'uomo... così mi ritrovo stretta da due lati.. uno che mi porta a dire che forse non ha profetizzato da DIO... un altro che chiede conferma a DIO delle Sue parole mi dice di avere fede! Ho chiesto a DIO conferma... e oggi ho sentito di aprire la Bibbia che ho acquistato da poco.. è la Nuova Riveduta versione 2000 e ogni parola detta da Gesù è colorata in rosso... così il mio pensiero è stato questo: Signore... parlami attraverso le Parole di Gesù... il primo versetto che troverò segnato in rosso sarà quello che vorrai dirmi (non so perché mi è venuto in cuore questo.. non apro mai la Bibbia così) e il versetto che ho trovato dice questo: "Gesù gli rispose: Tu non sai ora quello che io faccio, ma lo capirai dopo" (Gv 13:7) e mi sono tornate in mente le parole di quel fratello... "Dio vuole vedere la tua pazienza"... infatti io ora non capisco il piano di DIO per la mia vita.. ma gli chiedo sempre di rivelarmeLo... ora vi chiedo... sulla base dei vostri studi Biblici... cosa pensate di quello che questo fratello ha profetizzato per me? Certo è che mi ha dato Edificazione con la Parola di DIO... Esortazione perché mi esorta continuamente a pregare e non stancarmi e confidare nelle promesse del SIGNORE e la Consolazione perché ogni volta che mi parla da parte di DIO sento una gran pace e la paura svanisce... ma poi arriva qualcuno che mi dice che sono un pò illusa e che DIO non mi parlato, così ritorno a disperarmi e a chiedere a DIO di farmi capire se questo fratello ha parlato davvero tramite Lui! So che sarete sinceri... spero in una vostra risposta... vi benedico nel nome di Gesù!! …. (grazie per le benedizioni che porta il vostra sito!)

Cara sorella, pace. Ascolta, prima di tutto devi tenere presente che tramite il dono di profezia non si predicono eventi futuri come per esempio un matrimonio, la nascita di qualcuno, la morte di qualcuno, e così via. Chi profetizza infatti parla agli uomini un linguaggio di edificazione, di esortazione e di consolazione (1 Cor. 14:3), e non predice eventi futuri particolari. Per predire eventi futuri Dio ha stabilito la parola di sapienza che è un altro dei doni spirituali (1 Cor. 12:8). La confusione sorge solitamente perché la predizione di un evento futuro viene chiamata impropriamente ‘profezia’. Bisogna però anche dire che talvolta Dio si può usare di un credente sia per dare una profezia che una parola di sapienza per cui nel messaggio che egli darà c’è sia una profezia che una parola di sapienza, per cui occorre distinguere ciò che era la manifestazione del dono di profezia e ciò che invece era la manifestazione del dono di parola di sapienza.

Fatta questa doverosa premessa, passo alla tua specifica domanda e ti rispondo. Una profezia o una parola di sapienza può essere rivolta ad un credente anche da un credente che non frequenta la sua stessa comunità.

Questo è confermato dalla Scrittura infatti Luca dice negli Atti degli apostoli: “E noi, terminando la navigazione, da Tiro arrivammo a Tolemaide; e salutati i fratelli, dimorammo un giorno con loro. E partiti l’indomani, giungemmo a Cesarea; ed entrati in casa di Filippo l’evangelista, ch’era uno dei sette, dimorammo con lui. Or egli avea quattro figliuole non maritate, le quali profetizzavano. Eravamo quivi da molti giorni, quando scese dalla Giudea un certo profeta, di nome Agabo, il quale, venuto da noi, prese la cintura di Paolo, se ne legò i piedi e le mani, e disse: Questo dice lo Spirito Santo: Così legheranno i Giudei a Gerusalemme l’uomo di cui è questa cintura, e lo metteranno nelle mani dei Gentili. Quando udimmo queste cose, tanto noi che quei del luogo lo pregavamo di non salire a Gerusalemme. Paolo allora rispose: Che fate voi, piangendo e spezzandomi il cuore? Poiché io son pronto non solo ad esser legato, ma anche a morire a Gerusalemme per il nome del Signor Gesù. E non lasciandosi egli persuadere, ci acquetammo, dicendo: Sia fatta la volontà del Signore” (Atti 21:7-14). Come puoi vedere, Paolo era a casa di Filippo l’evangelista, e dopo molti giorni venne da loro un profeta di nome Agabo proveniente dalla Giudea che ebbe una parola di sapienza per Paolo che poi si adempì.

Sempre Luca racconta negli Atti degli apostoli un altro fatto che conferma quanto ti ho appena detto. Ecco cosa dice: “Or in que’ giorni, scesero de’ profeti da Gerusalemme ad Antiochia. E un di loro, chiamato per nome Agabo, levatosi, predisse per lo Spirito che ci sarebbe stata una gran carestia per tutta la terra; ed essa ci fu sotto Claudio. E i discepoli determinarono di mandare, ciascuno secondo le sue facoltà, una sovvenzione ai fratelli che abitavano in Giudea, il che difatti fecero, mandandola agli anziani, per mano di Barnaba e di Saulo” (Atti 11:27-30). Come puoi vedere, il profeta Agabo non faceva parte della chiesa di Antiochia ma veniva dalla chiesa che era in Gerusalemme eppure Dio si usò di lui in seno alla chiesa di Antiochia per fare conoscere a quella chiesa una parola di sapienza (che consisteva nella predizione di una carestia).

Dunque, è fuor di dubbio che Dio può usarsi di un credente che non fa parte della tua stessa chiesa locale per farti sapere qualcosa.

A questo punto però devo anche dirti che quando si prega Dio di farci conoscere qualcosa o di confermarci qualcosa è bene non fare conoscere questa nostra richiesta a NESSUNO, solo Dio deve conoscerla, nessun altro. Perché ti dico questo? Perché spesso ci sono stati dei casi in cui un credente è stato indotto a profetizzare o a fare predizioni false nei confronti di qualcuno appoggiandosi sul fatto che egli sapeva il problema della persona e il mancato adempimento della predizione ha naturalmente gettato nello sconforto e nella confusione chi era l’oggetto della profezia o della predizione. E’ chiaro che io non posso dire se questo è anche il tuo caso perché non conosco a fondo le cose e poi quando c’è la predizione di un evento futuro occorre aspettare per vedere se essa si adempie per stabilire se essa era da Dio o meno. Ecco un'altra cosa che voglio dirti, quando viene fatta una predizione nei tuoi confronti, segnati il giorno e le parole esatte che ti sono state dette nel nome del Signore. Se quella predizione si avvererà allora sarà Dio che ha parlato, altrimenti chi ti ha fatto quella predizione l’ha fatta per presunzione (Cfr. Deut. 18:21-21). Tu comunque mi hai detto che hai aperto un po’ il tuo cuore a questo fratello facendogli conoscere la tua preghiera e lui ti ha consolata e poi ti ha chiaramente predetto delle cose; aspetta e vedi se queste cose si adempiranno, se si adempiranno come te le ha preannunciate vuole dire che Dio ha parlato tramite lui, su questo non c’è il minimo dubbio. Se invece non si adempiranno, allora questo fratello ha parlato di suo e non da parte di Dio.

Sii prudente dunque, sorella. Stai tranquilla, confida in Dio con tutto il tuo cuore, e aspetta con pazienza che Dio esaudisca il desiderio del tuo cuore. Potranno deluderti gli uomini, ma certamente non Dio se tu ti appoggi a Lui con tutto il tuo cuore. Non essere impaziente, la Sapienza dice che chi cammina in fretta sbaglia strada. Il Signore ci esaudisce quando e come vuole Lui e non quando e come vogliamo noi.

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13. Caro Fratello sono un Cristiano Evangelico che desidera avere una risposta alle sue domande. Nel leggere le Sacre Scritture, mi sono reso conto che nelle comunità attuali mancano quei segni caratteristici che erano parte integranti che accompagnavano la primitiva Chiesa, sia nella proclamazione del Vangelo del nostro Dio, Signore e Salvatore, JHWH Cristo (vedi Marco 16:16-18) sia i doni carismatici che accompagnavano il primitivo Culto Cristiano. Ho rivolto al pastore questa domanda e lui mi ha risposto in un modo che io non ritengo cristiano. 1°) mi ha detto che i doni non sono cessati perché Cristo ha guarito una sorella in risposta ad una preghiera, ma io dico che secondo me la guarigione della sorella non è un dono carismatico perché nel dono Dio (Cristo) agisce attraverso l'uomo, invece in questo caso Cristo Gesù ha agito in risposta alla preghiera comunitaria 2°) ha poi detto che Dio non distribuisce più i doni perché ha cambiato modo di fare perché se Cristo dà per esempio il dono di guarigione a qualcuno, questi potrebbe inorgoglirsi e perdere la salvezza. Hai visto che modo di rispondere? Caro fratello, non si capisce più niente; tanti Pastori inventano dottrine partorite da loro e pretendono che uno le accetti senza confrontarle alla luce delle Sacre Scritture e se per caso uno dice che uno non è Pastore, perché non mostra con il suo parlare il carisma di meditazione ispirata, ti accusano di peccare contro lo Spirito Santo, ma le Sacre Scritture mi dicono che devo investigare gli spiriti per sapere se sono da Dio ma evidentemente qualcuno pretende di avere l'infallibilità nel parlare, e che quando parlano loro è sempre Dio che parla, e quando parlano gli altri chissà chi è che parla …..

Fratello ascolta, nella risposta che ti ha dato il pastore della tua comunità esiste una palese contraddizione perché da un lato egli ti ha detto che i doni non sono cessati e dall’altro ti ha detto che i doni non vengono più distribuiti dallo Spirito Santo.

In sostanza mi pare di capire che egli insegna che il Signore guarisce ancora in risposta alle preghiere dei credenti, ma non da più a dei credenti dei doni di guarigione, come vediamo che fece nel periodo di tempo del libro degli Atti degli apostoli, tramite i quali questi credenti guariscono gli ammalati nel nome di Gesù Cristo.

Quindi i doni agiscono ma non tramite dei credenti perché questi non li possono ricevere!!! Simili cose sono false perché la Scrittura non solo insegna che il Signore guarisce in risposta alla preghiera dei credenti, secondo che è scritto: “Pregate gli uni per gli altri onde siate guariti” (Giacomo 5:16), ma anche che lo Spirito Santo distribuisce ancora i suoi doni secondo che è scritto: “Or a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per l’utile comune. Infatti, a uno è data mediante lo Spirito parola di sapienza; a un altro, parola di conoscenza, secondo il medesimo Spirito; a un altro, fede, mediante il medesimo Spirito; a un altro, doni di guarigioni, per mezzo del medesimo Spirito; a un altro, potenza d’operar miracoli; a un altro, profezia; a un altro, il discernimento degli spiriti; a un altro, diversità di lingue, e ad un altro, la interpretazione delle lingue; ma tutte queste cose le opera quell’uno e medesimo Spirito, distribuendo i suoi doni a ciascuno in particolare come Egli vuole” (1 Cor. 12:7-11), e tra questi doni ci sono pure i doni di guarigioni. Così il Signore agiva nella Chiesa primitiva e così agisce ancora oggi: non è cambiato.

Per quanto riguarda la distribuzione dei doni, non si capisce poi perché il Signore abbia cambiato modo di agire secondo il tuo pastore, perché se oggi esiste il pericolo che dei credenti si possono inorgoglire per i doni ricevuti e corrompersi fino al punto di perdere la salvezza, questo pericolo esisteva sicuramente anche ai giorni degli apostoli. Non ti pare? E che sia così è confermato dal fatto che Paolo quando parla ai santi di Corinto circa le visioni e le rivelazioni avute dal Signore dice che il Signore gli aveva messo una scheggia nella carne e un angelo di Satana per schiaffeggiarlo affinché lui non avesse ad insuperbirsi a motivo della eccellenza delle rivelazioni (cfr. 2 Cor. 12:1-7). Paolo dunque aveva dei doni di rivelazione, Dio glieli aveva dati, anche se il Signore sapeva che Paolo avrebbe potuto inorgoglirsi a motivo delle rivelazioni ricevute. Naturalmente la stessa cosa vale per gli altri doni, tra cui quelli di guarigioni che Paolo aveva ricevuto. Tuttavia non mi pare che Paolo si sia inorgoglito per i doni che aveva ricevuto e abbia perduto la salvezza!

Quindi io sono pienamente persuaso che oggi se è vero che un credente potrebbe inorgoglirsi a cagione dei doni è altresì vero che egli può anche rimanere umile fino alla fine della sua vita con i doni come nel caso di Paolo. Non è quindi vero che Dio non distribuisce più i doni per questa ragione. Nessuno ti inganni con vani ragionamenti, Dio non è cambiato, guardati da tutti coloro che vorrebbero persuaderti che Dio è cambiato.

Vedi fratello, oggi molti vogliono coprire o giustificare la mancanza dei doni spirituali in molte chiese, con ragionamenti tipo quello che ti ha fatto questo pastore che ha bisogno, come ne ebbe bisogno Apollo, che qualcuno gli esponga più appieno la via di Dio. Il fatto è che in molti casi Dio non distribuisce i doni a motivo dell’indifferenza dei credenti, ecco che cosa impedisce a dei credenti di ricevere i doni da Dio. Manca nella maniera più assoluta il desiderio di riceverli, cosa che invece deve esserci nei credenti secondo che è scritto di cercare di abbondare dei doni spirituali per l’edificazione della Chiesa (cfr. 1 Cor. 14:12), ed anche di procacciare la carità non lasciando però di ricercare i doni spirituali (cfr. 1 Cor. 14:1). Quindi continuiamo ad essere bramosi dei doni spirituali e ad aspettare di riceverli per l’edificazione della Chiesa di Cristo.

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14. I miracoli e le guarigioni sono cessati dopo la morte degli apostoli?

Non mi risulta che i miracoli e le guarigioni compiuti da Dio siano cessati dopo la morte degli apostoli perché non mi risulta che Dio sia cambiato dopo la morte degli apostoli. Dio dice che Lui non cambia (cfr. Mal. 3:6) e io gli credo. Se dunque non cambia vuol dire che è pronto a fare oggi quello che faceva tramite Gesù o tramite gli apostoli, mi riferisco ai miracoli e alle guarigioni. Ma prova solo per un istante a pensare se Dio avesse deciso di non fare più miracoli e guarigioni come una volta! Questo equivarrebbe a dire che Egli ha deciso di non confermare più il Vangelo come faceva anticamente - sì perché i miracoli e le guarigioni non erano altro che dei segni tramite cui Dio confermava la Parola della sua grazia secondo che è scritto che gli apostoli, dopo che Gesù fu assunto in cielo, “se ne andarono a predicare da per tutto, operando il Signore con essi e confermando la Parola coi segni che l’accompagnavano” (Mar. 16:20) e che gli apostoli Paolo e Barnaba in Iconio “dimoraron quivi molto tempo, predicando con franchezza, fidenti nel Signore, il quale rendeva testimonianza alla parola della sua grazia, concedendo che per le lor mani si facessero segni e prodigî” (Atti 14:3) - mentre il diavolo che è il nemico di Dio e il nostro nemico, non avrebbe smesso di confermare con segni e prodigi bugiardi le sue menzogne, e sì perché nessun vero credente oggi mette in dubbio che il diavolo oggi compia segni e prodigi bugiardi per sedurre le persone e fargli credere le più strane dottrine come faceva anticamente. Sarebbe come dire insomma che Dio ha deciso dopo la morte degli apostoli di assistere all’opera di seduzione perpetrata del diavolo senza fare nulla per confermare il Vangelo e indurre quindi le persone tramite miracoli e guarigioni ad accettarlo.

Ma poi, c’è un’altra cosa, se Dio avesse smesso di fare miracoli e guarigioni, avrebbe smesso di voler dimostrare agli uomini la sua potenza. Può essere mai vera una simile cosa? E poi che dire del fatto che se questa fosse la sua decisione, cioè quella di non fare più miracoli e guarigioni, Egli avrebbe cessato di essere un Dio pieno di compassione? Non è forse vero infatti che Gesù spesso guariva e compiva miracoli perché era mosso a compassione nel vedere gli infermi soffrire? Se il Figliuolo quindi agiva così per compassione ciò vuol dire che anche il Padre era mosso a compassione verso gli infermi! Ma no, le sue compassioni non si sono esaurite, neppure verso gli ammalati. Egli è fedele.

Nessuno dunque ti inganni con vani ragionamenti, l’epoca dei miracoli e delle guarigioni non è cessata. Leggi a proposito dei miracoli e delle guarigioni il mio insegnamento ed anche le testimonianze che abbiamo messo sul sito nella sezione ‘Testimonianze’. Leggi anche il capitolo 3 del mio libro ‘Confutazione del libro di Tommaso Heinze ‘La Bibbia e il Movimento Pentecostale’.

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15. Può chi parla in lingue dare personalmente l’interpretazione?

Certo, infatti la Scrittura ammette questa possibilità. Ecco quanto dice Paolo ai santi di Corinto: “Or io ben vorrei che tutti parlaste in altre lingue; ma molto più che profetaste; chi profetizza è superiore a chi parla in altre lingue, a meno ch’egli interpreti, affinché la chiesa ne riceva edificazione” (1 Cor. 14:5), come puoi vedere Paolo non esclude che chi parla in lingua dia egli stesso poi l’interpretazione, questo sarà possibile ovviamente nel caso chi parla in lingue ha anche il dono dell’interpretazione delle lingue. Un'altra scrittura che ammette questa possibilità è questa: “Perciò, chi parla in altra lingua preghi di poter interpretare” (1 Cor. 14:13). Ora, se un credente è esortato a pregare di poter interpretare, vuol dire che il Signore può esaudire la sua preghiera e concedergli la grazia di interpretare quello che egli dice in altra lingua per lo Spirito Santo.

Può comunque succedere, che chi parla in lingue non ha il dono dell’interpretazione delle lingue e quindi in questo caso sarà un altro a interpretare quello che lui ha detto in altra lingua.

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16. Può il parlare in altre lingue essere espresso in periodi intercalati dall’interpretazione e quindi sembrare più un dialogo che un discorso?

So che succede, e sono stato pure testimone di cose del genere, ma non condivido questo modo di procedere perché non è affatto in armonia con l’ordine dato da Paolo ai santi di Corinto proprio su questo punto. Ecco cosa dice infatti Paolo: “Se c’è chi parla in altra lingua, siano due o tre al più, a farlo; e l’un dopo l’altro; e uno interpreti; e se non v’è chi interpreti, si tacciano nella chiesa e parlino a se stessi e a Dio” (1 Cor. 14:27-28). Come puoi vedere, Paolo dice che prima devono parlare in altre lingue due o al massimo tre, e quindi uno dopo l’altro, e dopo che essi hanno terminato di parlare in altra lingua deve seguire l’interpretazione. Se quindi questo vale nel caso siano due o tre credenti a parlare in lingue, deve valere anche nel caso sia uno solo a parlare in lingue, nel senso che prima il singolo credente termina di parlare in lingue, e poi lui o un altro interpreterà.

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17. Avrei una domanda da presentarti circa l'insegnamento sui doni spirituali. Su quali basi definisci che la parola di sapienza riguarda il passato e la parola di conoscenza il futuro? Ho capito bene? Se sapienza è applicazione divina della conoscenza, come è accaduto con Salomone e l'episodio della divisione del figlio tra la madre vera e quella falsa, non sarebbe più giusto definire la parola di sapienza come una rivelazione divina di una conoscenza spirituale impartita da Dio così come avvenne nel giorno della conferenza di Gerusalemme tramite l'apostolo Giacomo? Vedi che la sua parola mise a tacere una intera controversia e dette una direttiva definitiva alla chiesa. Circa il dono della fede e di miracoli se definiamo un miracolo come lo stravolgimento dell'ordine naturale delle cose, non sarebbe più giusto definire l'esercizio del dono di fede con l'esempio di Gesù che seccò il fico e la moltiplicazione dei pani come un miracolo?

Innanzi tutto ti dico che circa il dono di parola di sapienza e quello di parola di conoscenza tu non hai capito bene perché io ho definito la parola di sapienza una rivelazione di un evento futuro e quindi non riguarda il passato, mentre la parola di conoscenza la rivelazione di una cosa passata o che sta avvenendo.

Ecco le mie parole così come sono in 'Insegnamenti ed esortazioni': ‘Dono di parola di sapienza. Questo dono è la rivelazione di un fatto che deve accadere. Rivelazione che può essere data per mezzo di una visione, di un sogno, o per mezzo di una voce ascoltata. Alcuni esempi di parola di sapienza nella Scrittura sono i seguenti. Ad Antiochia un certo profeta di nome Agabo “levatosi, predisse per lo Spirito che ci sarebbe stata una gran carestia per tutta la terra; ed essa ci fu sotto Claudio” (Atti 11:28). Sempre Agabo, alcuni anni dopo, sceso a casa di Filippo “prese la cintura di Paolo, se ne legò i piedi e le mani, e disse: Questo dice lo Spirito Santo: Così legheranno i Giudei a Gerusalemme l’uomo di cui è questa cintura, e lo metteranno nelle mani dei Gentili” (Atti 21:11). Anche in questo caso la predizione di Agabo si avverò. Dono di parola di conoscenza. Questo dono è la rivelazione di un fatto che sta avvenendo o che è già accaduto. Anche questa rivelazione può essere data in visione o in sogno o mediante una voce. Alcuni esempi biblici in cui troviamo la manifestazione di questo dono sono i seguenti. Gesù disse alla donna samaritana: “Va’ a chiamar tuo marito e vieni qua. La donna gli rispose: Non ho marito. E Gesù: Hai detto bene: Non ho marito; perché hai avuto cinque mariti; e quello che hai ora, non è tuo marito; in questo hai detto il vero. La donna gli disse: Signore, io vedo che tu sei un profeta” (Giov. 4:16-19). La donna comprese da questa parola di conoscenza che chi le parlava era un profeta. L’apostolo Pietro tramite una parola di conoscenza venne a sapere che Anania e Saffira avevano venduto il podere di loro possesso per un prezzo superiore al denaro che Anania poi portò ai piedi degli apostoli infatti gli disse: “Anania, perché ha Satana così riempito il cuor tuo da farti mentire allo Spirito Santo e ritener parte del prezzo del podere? Se questo restava invenduto, non restava tuo? E una volta venduto, non ne era il prezzo in tuo potere? Perché ti sei messa in cuore questa cosa? Tu non hai mentito agli uomini ma a Dio” (Atti 5:3-4). E per questa sua menzogna fu fatto morire da Dio, assieme a sua moglie che mentì dopo di lui’.

No, non credo che si può definire la parola di sapienza come una rivelazione divina di una conoscenza spirituale impartita da Dio, come nel caso dell’episodio delle due donne che dinnanzi a Salomone dicevano di essere ambedue la madre di quel bambino, o come nel caso di Giacomo che durante l’assemblea di Gerusalemme con le sue parole mise fine alla disputa che era sorta, perché in questi casi ci troviamo davanti semplicemente a uomini che parlarono in base alla sapienza che Dio gli aveva dato; certo, la sapienza di quegli uomini veniva da Dio, ma è una sapienza che ogni credente che teme Dio può avere, basta che la chiede a Dio, come la chiese Salomone. Non dice forse Giacomo nella sua epistola di chiedere sapienza a Dio con fede, senza stare punto in dubbio (cfr. Giac. 1:5)? Ma il dono di parola di sapienza, oltre ad essere una sapienza che viene certamente da Dio, è ‘miracolosa’, perché consiste nella rivelazione di qualcosa che concerne il futuro o il piano di Dio per una persona, una comunità di persone, o una nazione. Quindi, io posso esprimere un giusto giudizio tra due fratelli che litigano, o risolvere una questione dottrinale che si è venuta a creare, in base alla sapienza che Dio mi ha dato; ma quella non costituisce una parola di sapienza, perché la parola di sapienza è, per così dire, ‘di un grado superiore’, cioè è miracolosa, perché con essa viene rivelata la volontà di Dio sul futuro di qualcuno o di una nazione. Dio conosce tutte le cose, sia quelle passate che quelle future che ancora devono avvenire, quando Lui ci rivela qualcosa che concerne il futuro e che fa parte della sua conoscenza infinita Egli ci dona una parola di sapienza, cioè la rivelazione di una parte del piano di Dio circa una persona, una comunità di persone, una nazione e così via. Rivelazione che oltre alla predizione di un evento futuro, può includere, e spesso include degli ordini di Dio tramite i quali Dio ordina di fare certe cose affinché quelle cose da lui predette si adempiano. Per esempio nel caso di Noè, quando Dio lo avvertì del futuro diluvio che avrebbe mandato sulla terra, gli diede anche degli ordini relativi alla costruzione dell’arca; tutte quelle parole costituiscono una parola di sapienza.

Devo confessarti che poco dopo che mi convertii, credetti anch’io inizialmente che la parola di sapienza fosse costituita da una sapienza data da Dio per risolvere delle questioni difficili, come nel caso di Salomone e di Giacomo a Gerusalemme. Ma studiando le Scritture, e approfondendo le cose, mi trovai davanti ad un grosso problema, e cioè che non capivo bene quale fosse la differenza tra la parola di sapienza e la parola di conoscenza, non solo, ma non capivo neppure quali fossero i doni tramite i quali lo Spirito Santo rivelava il futuro e il passato. Cioè non riuscivo a capire, quali fossero quei doni, tramite cui veniva rivelata la nascita di una determinata persona, la sua morte, il tipo di morte, una carestia, e così via. Come non riuscivo a capire quale fosse il dono tramite cui Dio rivelava qualcosa che era accaduto e che era nascosto alla persona che parlava; come per esempio il fatto che qualcuno avesse mentito, fosse andato in un certo luogo, avesse fatto una certa cosa, e così via. Tra quei doni elencati da Paolo ai Corinzi, non riuscivo proprio a capire quali fossero quei doni. In merito al dono di profezia, pensavo che fosse una rivelazione di qualche fatto futuro, ma poi esaminando bene il dono, mi accorgevo che chi profetizzava non faceva altro che rivolgere un linguaggio di edificazione, di esortazione e di consolazione, e che quindi in quel dono non era compresa la rivelazione di un evento futuro. In merito al dono del discernimento degli spiriti, pensavo che con esso Dio potesse rivelare cose passate di qualcuno. Ma le cose non mi persuadevano, c’era qualcosa che non andava per il verso giusto, ma non riuscivo a capire cosa fosse. Un giorno però, mi capitò nelle mani la versione inglese del libro di Kenneth Hagin (che purtroppo dopo diversi anni di ministerio si è corrotto andando dietro a false dottrine come quella della cosiddetta santa risata) dal titolo I believe in visions (Io credo nelle visioni), e leggendo alcune parti dove lui parla del ministero di profeta, e dei relativi doni che ha il profeta, ed esaminando tutte le Scritture che lui citava per vedere se le cose stavano proprio così, fui persuaso che in effetti la parola di sapienza e la parola di conoscenza non erano quelle che avevo pensato fino a quel momento. Poi, molto tempo dopo, mi capitò nelle mani il libro di Harold Horton (insegnante della Parola in seno alle Assemblee di Dio in Inghilterra) dal titolo The Gifts of the Spirit [I Doni dello Spirito], pubblicato dalla Gospel Publishing House di Sprinfield, Missouri (la casa editrice delle Assemblee di Dio negli USA) dove veniva confermato da questo fratello quello che avevo letto nel libro di Hagin. E i suoi ragionamenti erano scritturali e logici. E’ chiaro dunque che i libri di questi due predicatori, mi hanno aiutato a comprendere nella maniera retta in particolare questi due doni, loro li avevano capiti prima di me. Considera comunque che quando mi misi a leggere il libro di Hagin avevo circa venti anni.

Per quanto riguarda il dono della fede, io sempre nel mio medesimo scritto che parla dei doni spirituali ho detto che Gesù mediante questo dono fece seccare il fico, ecco le mie parole: ‘La fede di cui Paolo parla come dono, non è la fede che viene dall’udire la Parola di Dio e mediante la quale si viene salvati e si riceve lo Spirito Santo. E’ una fede speciale concessa dallo Spirito Santo a taluni in certe occasioni per compiere qualcosa di particolare. Per esempio Gesù mediante questo dono sfamò migliaia di persone per ben due volte con pochi pani e pochi pesci (cfr. Matteo 14:15-21; Mar. 6:30-44; Giov. 6:1-15, e Matt. 15:32-37; Mar. 8:1-9), camminò sulle acque del mar di Galilea (cfr. Matt. 14:25; Mar. 6:48), e fece seccare all’istante un fico (cfr. Matt. 21:18-19)’.

In merito alla tua domanda sulla moltiplicazione dei pani, certamente fu un miracolo operato da Gesù con il dono della fede; va tuttavia detto che il dono della fede opera spesso assieme al dono di potenza di operare miracoli; nel caso della moltiplicazione dei pani operata da Gesù non escludo quindi che sia stato in operazione anche il dono di potenza di operare miracoli che Gesù Cristo aveva.

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EBREI

1. Come mai molti Ebrei hanno l’usanza di tenere un copricapo anche quando pregano?

L’usanza ebraica di tenere sempre il capo coperto pare che abbia avuto origine in Babilonia dove alcuni studiosi ritenevano che tenere il capo coperto fosse un segno di umiltà, di sottomissione a Dio. Da lì l’usanza si estese agli Ebrei di Spagna e poi durante il Medioevo a tutte le comunità ebraiche d’Europa. Questo copricapo che si vede in testa a molti Ebrei si chiama yarmulke in yiddish (lingua che è un misto di tedesco-ebraico) e kippah in ebraico. Per un ebreo ortodosso pregare senza di esso e per alcuni Ebrei ortodossi persino spostarsi su brevi distanze senza di esso costituisce un peccato. Il copricapo viene messo per ricordarsi di essere in presenza di Dio. Naturalmente usare lo zucchetto in mezzo a non Ebrei per un ebreo è anche una maniera per contraddistinguersi e manifestare il suo orgoglio di essere ebreo. Lo zucchetto lo portano anche alcune donne ebree in certe comunità. Il tipo di copricapo indossato dagli ebrei indica il gruppo a cui appartengono. Per esempio ci sono gruppi di Ebrei ortodossi che indossano un cappello (che in alcuni gruppi è a forma di cilindro). Molti Israeliani indossano delle papaline lavorate a maglia, che indicano un atteggiamento aperto alla modernità. Molti Ebrei non ortodossi non indossano alcun copricapo neppure quando pregano facendo notare che tale usanza non è scritta nella Bibbia, come neppure nell’intera letteratura halachica che va dalla Mishnah al Shulcan Aruch, e che gli Ebrei in Palestina e in Europa adoravano Dio col capo scoperto sin dalla più remota antichità fino al tardo Medioevo. Tuttavia in tempi recenti tra gli ebrei riformati (ebrei che a differenza degli ortodossi non accettano alcune dottrine e pratiche ebraiche) è aumentata la tendenza a pregare con il capo coperto.

Colgo l'occasione per fare presente che noi uomini che abbiamo creduto nel Signore Gesù Cristo non possiamo e non dobbiamo accettare questa usanza ebraica di pregare con il capo coperto e questo perché a noi ci è espressamente vietato di coprirci il capo quando preghiamo o profetizziamo. L’apostolo Paolo dice infatti ai Corinzi: "Poiché, quanto all’uomo, egli non deve velarsi il capo [nota mia: quando prega o profetizza], essendo immagine e gloria di Dio" (1 Cor. 11:7). Dunque l’uomo che è in Cristo non deve tenere sul suo capo nessun copricapo mentre prega o profetizza perché è immagine di Dio. Se lo fa cosa succede? Egli disonora Cristo, il suo capo, perché è scritto che "il capo d’ogni uomo è Cristo" (1 Cor. 11:3) e che "ogni uomo che prega o profetizza a capo coperto, fa disonore al suo capo" (1 Cor. 11:4).

Chi si deve coprire il capo invece, quando prega o profetizza, è la donna e questo perché lei è la gloria dell’uomo e deve avere sul capo, a motivo degli angeli, un segno dell’autorità da cui dipende. Se ella non si vela il capo disonora il suo capo, cioè l’uomo (cfr. 1 Cor. 11:3-16).

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2. Ho visto che sulla bandiera dello Stato d’Israele vi è una stella a sei punte; che significato ha?

Innanzi tutto vorrei dire che questa stella a sei punte (o esagramma), formata da due triangoli sovrapposti, è comunemente nota come 'Stella di David' (in ebraico Magen David che letteralmente significa ‘Scudo di David’). E poi che essa si trova raffigurata spesso anche sui muri in alcune sinagoghe; la si trova pure qualche volta sulla tenda (parokhet) che sta davanti all’arca santa (l’armadio che nella sinagoga contiene i rotoli della legge di Mosè), come anche sui mantelli che avvolgono i rotoli della legge. La Stella di David spesso si trova anche su illustrazioni ebraiche e su pietre tombali. E’ portata come pendente da molti Ebrei. La sua origine tuttavia è sconosciuta.

Alcuni Ebrei suppongono che essa rappresenti la forma dello scudo del re Davide (o forse l’emblema su di esso) ma ciò è solo una supposizione perché a conferma di ciò non ci sono prove nella Bibbia come neppure prove nella prima letteratura rabbinica. Altri Ebrei (quelli che sono dati alla mistica ebraica) ritengono che il triangolo col vertice volto verso il basso rappresenti il rivelarsi di Dio all’uomo, e quello col vertice volto verso l’alto sia la risposta dell’uomo al disegno di alleanza divina. Altri Ebrei ancora ritengono che i tre lati rappresentino i tre tipi di ebrei; i sacerdoti (in ebraico kohanim), i Leviti e gli Israeliti. Ma queste sono solo teorie.

La Stella di David fu usata dai nazisti come segno distintivo degli ebrei, che dovevano portarla cucita esternamente sugli abiti. La Stella di David come è noto si trova sulla bandiera dello Stato d’Israele (bandiera che fu adottata al primo Congresso Sionista tenutosi a Basilea nel 1897). Faccio presente però che il simbolo ufficiale del moderno Stato d'Israele non è il Magen David ma la Menorah cioè il candelabro a sette braccia.

In Israele l’associazione di pronto soccorso è chiamata Magen David Adom, la Stella Rossa di David, come la Croce Rossa e la Mezzaluna Rossa di altri paesi.

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3. Ho notato che molti Ebrei quando pregano si dondolano; come mai?

Che molti ebrei quando pregano (ed anche quando studiano la legge) si dondolano avanti e indietro l'ho notato anch'io molte volte. Questo dondolio, in lingua Yiddish, si chiama shokelin.

Le spiegazioni date a questo fenomeno sono molte e svariate. Il Talmud (l'opera letteraria più importante della cosiddetta 'Torah orale', che contiene le tradizioni ebraiche e che gli ebrei ortodossi reputano sacro quanto la Bibbia) suggerisce che sia un’espressione di estasi che richiama il seguente verso dei Salmi: "Tutte le mie ossa diranno: O Eterno, chi è pari a te ….?" (Sal. 35:10). I mistici ebrei (per intenderci coloro che studiano la Kabalah) hanno interpretato questo movimento come il riflesso della luce tremolante dell'anima ebraica, una scintilla che deriva dalla santa luce di Dio, in comunione con la sua fonte. Il filosofo ebreo Judah Halevi (1075-1141) diede invece una spiegazione più pratica, e cioè che fosse dovuto alla scarsità di libri di preghiera, che costringeva la gente a spingersi avanti per leggere e indietro per consentire agli altri di leggere a loro volta.

E' stato sostenuto che dondolarsi contribuisce a infiammare il cuore di devozione verso Dio, o che serve a scacciare i pensieri profani che nascono durante la preghiera; o che simboleggia l'unione tra l'uomo e Dio; o che aiuta a tenere svegli; o che è un residuo dei tempi in cui gli ebrei erano nomadi e si dondolavano sui cammelli; o che fornisce l'esercizio di cui hanno bisogno degli studiosi che passano la maggiore parte del loro tempo seduti a studiare. Di tanto in tanto, degli autorevoli rabbini si sono opposti all’abitudine di dondolarsi nella preghiera perché la consideravano una mancanza di riverenza verso Dio, ma nelle comunità tradizionali l’abitudine è sopravvissuta, malgrado queste voci contrarie. Soltanto nelle congregazioni riformate, conservatrici (appartenenti al movimento Conservatore) e in quelle ortodosse più moderne, le preghiere si svolgono senza evidenti movimenti del corpo.

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4. Ma cosa dicono gli Ebrei su Gesù di Nazareth?

Ovviamente chi fa questa domanda vuole sapere quello che dicono su Gesù gli Ebrei che non lo accettano come il Messia promesso da Dio; perché ci sono anche degli Ebrei, il residuo eletto secondo la grazia, che lo accettano come il Messia come facciamo noi, e sono quindi nostri fratelli.

Gli Ebrei ortodossi e ultraortodossi, in linea generale, fondandosi su testi della tradizione ebraica, dicono le seguenti cose su Gesù. Egli era un mamzer, cioè un figlio illegittimo nato da una relazione adulterina fra la madre ebrea e un soldato romano gentile. Venne scomunicato da uno dei rabbini in seguito a un disaccordo, e dopo di ciò abbandonò la religione ebraica, adorò degli idoli e traviò Israele. Studiò la magia in Egitto e da lì riuscì a contrabbandare formule di magia ficcandole in una piega della sua pelle. Come mago era solito fare uccelli di argilla e infondere loro la vita, ma venne sconfitto dai rabbini in una gara di magia. Venne condannato a morte come mago, ma potè solo essere appeso a un fusto di cavolo in quanto aveva gettato una magia su tutti gli altri alberi perché non accettassero il suo corpo. Gesù venne punito all'inferno, per i suoi peccati, e qui riconobbe di avere sbagliato!!!

Gli Ebrei non ortodossi invece, sempre in linea generale, sono più moderati nei confronti di Gesù e mostrano anche un certo apprezzamento verso una parte dei suoi insegnamenti e verso la maniera in cui Gesù insegnava (cioè la forma delle parabole) arrivando in alcuni casi anche a definirlo o un maestro di morale o un profeta a secondo dei casi; cosa questa che fa infuriare non poco gli ortodossi di cui alcuni non ardiscono neppure menzionare il nome di Gesù di Nazareth! La ragione per cui questi Ebrei così radicali non menzionano neppure il nome di Gesù è perché per loro è il nome del Dio dei Cristiani, fatto tale da Paolo, e nella legge è scritto: "Non pronunzierete il nome di dèi stranieri: non lo si oda uscire dalla vostra bocca" (Es. 23:13)!!! Quando dunque devono riferirsi a Gesù costoro dicono ‘il fondatore del cristianesimo’.

Qualunque sia però il giudizio su Gesù che danno gli Ebrei, non importa di che corrente essi siano (le correnti principali sono quella ortodossa, quella riformata, quella conservatrice, e quella ricostruzionista), la conclusione a cui tutti arrivano è sempre la stessa, e cioè che Gesù non è e non può essere il Messia della casa di Davide promesso dall'Iddio di Israele nelle Scritture; non può essere Dio, non può essere morto sulla croce per i peccati degli uomini, non può essere risorto dai morti. Non importa quali siano gli elogi che alcuni Ebrei arrivano a fare a Gesù (perché tali sono, avendoli letti e conoscendoli), tutti, quando devono tirare le somme dicono la stessa cosa, cioè, e lo ripeto, che egli non è il Messia. Per ora basta questo; ma Dio volendo tornerò su tutto ciò in altra occasione per parlarne molto più diffusamente.

Termino ricordando quello che dice la Scrittura a riguardo di quegli Ebrei che non riconoscono in Gesù il Messia: "…sono stati indurati, secondo che è scritto: Iddio ha dato loro uno spirito di stordimento, degli occhi per non vedere e degli orecchi per non udire, fino a questo giorno. E Davide dice: La loro mensa sia per loro un laccio, una rete, un inciampo, e una retribuzione. Siano gli occhi loro oscurati in guisa che non veggano, e piega loro del continuo la schiena" (Rom. 11:8-10).

Stando così le cose, a riguardo della maggioranza degli Ebrei, noi Gentili in Cristo Gesù dobbiamo glorificare Dio perché Egli ci ha dato occhi per vedere e orecchi per udire. Egli ha voluto nella sua misericordia farci grazia dandoci il ravvedimento e la fede: sì, a lui è piaciuto farci grazia. A Lui perciò sia la gloria ora e in eterno, in Cristo Gesù. Amen.

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5. Gli Ebrei aspettano tutti il Messia? E come se lo aspettano?

No, non tutti gli Ebrei aspettano la venuta del Messia; quelli che lo aspettano sono gli Ortodossi e gli Ultraortodossi, cioè quelli che stanno maggiormente attaccati alla Torah e alla tradizione. Il dodicesimo articolo di fede formulato dal filosofo ebreo Moses Maimonide (1136-1204), i cui scritti in ambito ortodosso sono ancora molto apprezzati (alcuni ortodossi però non li apprezzano affatto perché Maimonide negò alcune dottrine ebraiche), afferma: "‘Io credo con piena, ferma e sincera fede all’avvento del Messia, e anche se egli tarda a venire, aspetterò tutti i giorni il suo avvento’. Questo articolo di fede fu recitato da molti Ebrei durante il periodo nazista mentre venivano portati nelle camere a gas per essere messi a morte.

I Giudei Riformati, quelli Liberali e molti altri invece hanno abbandonato la speranza nella venuta di un Messia personale sostituendola con quella di un età messianica costruita dagli uomini senza bisogno dell’intervento di un unto di Dio. In altre parole per loro l’età messianica non avrà bisogno di nessun Messia che la inauguri, perchè essa sarà il frutto della collaborazione di tutti gli uomini i quali devono cooperare per stabilire la fratellanza universale, la pace, la giustizia, e la verità sulla terra.

Si badi però che anche tra gli ortodossi ci sono coloro che non credono nella venuta del Messia come persona.

Altra opinione diffusa in seno al popolo ebreo di oggi, che esclude la venuta di un Messia personale, è quella che dice che il Messia sia il popolo d’Israele stesso, il Servitore del Signore, che nell’adempiere la missione affidatagli da Dio, cioè nel portare il Regno di giustizia e di pace sulla terra, soffre a motivo dell’opposizione degli uomini. In questa maniera vengono spiegate le sofferenze del popolo ebraico passate e presenti; in altre parole gli Ebrei starebbero soffrendo per la redenzione dei Gentili.

Vogliamo adesso spendere qualche parola per spiegare cosa dicono gli Ebrei sul Messia che deve venire. Il Messia per gli Ebrei è un re unto da Dio della casa di Davide di Betlemme, che alla fine dei tempi Dio manderà a dare inizio alla redenzione finale. Il Messia della casa di Davide però sarà preceduto da un altro messia che è della casa di Giuseppe, il quale guiderà le armate di Israele contro Gog e Magog, ma rimarrà ucciso nella guerra che scoppierà. Il Messia della casa di Davide distruggerà alla fine le forze malefiche e guiderà con l'aiuto del profeta Elia il raduno degli esiliati. Durante il regno del Messia, principe della pace, avrà luogo la resurrezione dei morti, seguita dal grande giorno del giudizio.

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6. Gli Ebrei praticano ancora la circoncisione?

Sì, gli Ebrei praticano ancora la circoncisione. Loro la chiamano berit milah che significa ‘patto di circoncisione’, e consiste nella rimozione del prepuzio di un bambino otto giorni dopo la nascita. La circoncisione viene anche compiuta su quei Gentili che si convertono al Giudaismo (che dopo essere circoncisi vengono immersi nel mikveh che è una piscina che raccoglie acqua piovana o di fonte usata dagli Ebrei per la purificazione rituale e le abluzioni); in questo caso va però detto che in alcuni settori non ortodossi del Giudaismo la circoncisione non è richiesta al convertito.

La circoncisione è uno dei riti più importanti e significativi per gli Ebrei ancora oggi. Coloro che sono circoncisi sono salvati da Abramo dalla punizione dopo la morte.

La circoncisione dei bambini, nel caso il neonato è malato, viene rinviata e per motivi di salute può essere posticipata a tempo indefinito. In questi casi, comunque, il bambino non circonciso è considerato come se fosse circonciso. Anche l’omissione intenzionale della circoncisione non intacca lo status di ebreo del bambino (quindi egli è considerato lo stesso ebreo, solo però nel caso i genitori sono ambedue ebrei o lo è solo la madre - questo secondo l’ortodossia ebraica).

La maggior parte degli Ebrei fa circoncidere i propri figli. Durante la cerimonia della circoncisione il bambino è posto per un momento su una sedia messa da parte per il profeta Elia (la tradizione dice che Elia assiste ad ogni circoncisione). Il bambino viene quindi collocato sulle ginocchia del padrino che lo tiene mentre il circoncisore di professione (chiamato mohel) lo circoncide. Alla fine della cerimonia viene dato un nome ebraico al bambino.

La circoncisione compiuta presso gli Ebrei (che ricordiamo fu ordinata da Dio al patriarca Abramo) è ombra di quella vera che Cristo ha compiuto nel cuore di ciascuno di noi che abbiamo creduto in Lui. L’apostolo Paolo infatti (che ricordo era circonciso anche nella carne) ha detto: "in lui voi siete anche stati circoncisi d’una circoncisione non fatta da mano d’uomo, ma della circoncisione di Cristo, che consiste nello spogliamento del corpo della carne: essendo stati con lui sepolti nel battesimo, nel quale siete anche stati risuscitati con lui mediante la fede nella potenza di Dio che ha risuscitato lui dai morti" (Col. 2:11-12). I veri circoncisi siamo dunque noi (cfr. Fil. 3:3) che siamo tali nel cuore e non nella carne secondo che è scritto: "La circoncisione è quella del cuore, in ispirito, non in lettera" (Rom. 2:29).

Noi Gentili in Cristo siamo dunque Ebrei internamente (cfr. Rom. 2:29). A Cristo Gesù il circoncisore del nostro cuore sia la gloria ora e in eterno. Amen.

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7. Esistono ancora sacerdoti e Leviti tra gli Ebrei? E se sì, che funzioni svolgono nel culto della religione ebraica?

Sì, esistono ancora sia i sacerdoti che i Leviti.

I sacerdoti (kohanim) svolgono un ruolo secondario nel rituale della sinagoga.

Essi pronunciano in sinagoga la benedizione sacerdotale (Num. 6:24-26) ogni giorno, ogni sabato o ogni festa, secondo il costume del luogo. Vengono chiamati per prima alla lettura della legge (in ebraico questa chiamata ha nome aliyah ‘salita’), e officiano nella cerimonia del riscatto del figlio (pidyon ha-ben) che ha luogo per ogni primogenito maschio quando il bambino ha 30 giorni. I sacerdoti hanno questi obblighi; non possono sposare una convertita, una divorziata o anche risposare la moglie dalla quale hanno divorziato.

Essi non si devono contaminare con i morti eccetto con il cadavere di un parente stretto. Nei cimiteri ebraici i sacerdoti vengono seppelliti in una parte separata. I cognomi moderni che sono varianti della parola ebraica kohen (particolarmente il nome Cohen) indicano solitamente (non sempre quindi) che la persona che lo porta è di discendenza sacerdotale.

Per ciò che concerne i Leviti il loro ruolo è ancora meno rilevante infatti sono chiamati alla lettura della legge subito dopo i sacerdoti e lavano le mani dei sacerdoti prima della benedizione sacerdotale.

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8. Ma perché gli Ebrei rifiutano di accettare Gesù di Nazareth come il Messia promesso da Dio tramite i profeti?

I motivi sono svariati; quello però che più degli altri si ritrova sempre negli scritti dei rabbini o degli studiosi ebrei che cercano di confutare la messianità di Gesù è il seguente.

Gesù non può essere il Messia perché non venne a redimere politicamente Israele e perché con la sua venuta non ha dato inizio all’era messianica universale, cioè l’era di pace e di giustizia universale che gli antichi profeti hanno predetto dover compiersi sulla terra; dalla sua venuta in poi le cose hanno continuato ad andare nella stessa maniera, anzi di male in peggio.

A sostegno di questa posizione essi citano sempre le seguenti parole di Isaia, parole che concernono certamente il Messia di Dio: "Poi un ramo uscirà dal tronco d’Isai, e un rampollo spunterà dalle sue radici. Lo spirito dell’Eterno riposerà su lui: spirito di sapienza e d’intelligenza, spirito di consiglio e di forza, spirito di conoscenza e di timor dell’Eterno. Respirerà come profumo il timor dell’Eterno, non giudicherà dall’apparenza, non darà sentenze stando al sentito dire, ma giudicherà i poveri con giustizia, farà ragione con equità agli umili del paese. Colpirà il paese con la verga della sua bocca, e col soffio delle sue labbra farà morir l’empio. La giustizia sarà la cintura delle sue reni, e la fedeltà la cintura dei suoi fianchi. Il lupo abiterà con l’agnello, e il leopardo giacerà col capretto; il vitello, il giovin leone e il bestiame ingrassato staranno assieme, e un bambino li condurrà. La vacca pascolerà con l’orsa, i loro piccini giaceranno assieme, e il leone mangerà lo strame come il bue. Il lattante si trastullerà sul buco dell’aspide, e il divezzato stenderà la mano sul covo del basilisco. Non si farà né male né guasto su tutto il mio monte santo, poiché la terra sarà ripiena della conoscenza dell’Eterno, come il fondo del mare dall’acque che lo coprono" (Is. 11:1-9).

Il fatto è però che gli Ebrei, accecati ed indurati da Dio, non comprendono innanzi tutto che queste parole in parte si sono già adempiute perché il ramo è già uscito dal tronco di Isai e un rampollo è già spuntato dalle sue radici, ed esso è Gesù Cristo, e poi che il periodo di pace e di giustizia di cui parla il profeta Isaia inizierà quando Gesù il Messia, morto risorto e asceso in cielo, tornerà dal cielo con gloria e con potenza. Allora, e solo allora, comincerà l’era di pace e giustizia universale; e questo perché il diavolo sarà legato (per mille anni dopo di chè ha da essere sciolto per breve tempo prima di essere preso e condannato allo stagno ardente di fuoco e di zolfo).

Ho letto molti libri di studiosi ebrei ed ogni volta che mi sono imbattuto in quello che dicono contro la messianità di Gesù ho potuto constatare la veridicità delle parole di Pietro: "Per voi dunque che credete ell’è preziosa; ma per gl’increduli la pietra che gli edificatori hanno riprovata è quella ch’è divenuta la pietra angolare, e una pietra d’inciampo e un sasso d’intoppo; essi, infatti, essendo disubbidienti, intoppano nella Parola; ed a questo sono stati anche destinati" (1 Piet. 2:7-8), e da chi sono stati destinati a ciò? Da Dio perché nei profeti è scritto: "Ed egli sarà un santuario, ma anche una pietra d’intoppo, un sasso d’inciampo per le due case d’Israele, un laccio e una rete per gli abitanti di Gerusalemme. Molti tra loro inciamperanno, cadranno, saranno infranti, rimarranno nel laccio, e saranno presi" (Is. 8:14-15).

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9. Ho visto che sullo stipite della porta di casa gli Ebrei tengono appesa una scatolina; di che cosa si tratta?

Si tratta della mezuzah (ebraico per ‘stipite della porta’) che consiste in un rotolo di pergamena preparato da uno scriba che contiene i versi biblici di Deuteronomio 6:4-9 e 11:13-21 scritti in ebraico, rotolo che viene appeso in una scatolina sulla parte destra dello stipite della porta di casa.

Questo gli Ebrei lo fanno in osservanza del comandamento della legge che dice di scrivere i comandamenti sullo stipite della propria casa (cfr. Deut. 6:9). Questo piccolo astuccio viene baciato dagli Ebrei prima di entrare o di uscire di casa, per ricordarsi di non peccare.

Influenzati dalla Kabbalah molti Ebrei considerano la mezuzah come un talismano; secondo la tradizione i demoni non possono abitare in una casa munita di mezuzah e le forze malefiche che infestano una casa se ne allontanano dopo che si pone la mezuzah sugli stipiti delle porte. Anticamente tra gli Ebrei, quando una pestilenza, una catastrofe o una tragedia colpivano una comunità ebraica o una famiglia, venivano controllate le mezuzoth (plurale di mezuzah) per vedere se il testo non si fosse per caso rovinato. Questa pratica è ancora diffusa tra gli Ebrei Chasidìm (‘i pii’) che sono una frangia del variegato e frammentato Giudaismo ortodosso. Vi sono Ebrei che portano una piccola mezuzah attaccata a una catenina intorno al collo come un amuleto.

Noi come Cristiani non abbiamo bisogno di scrivere i comandamenti di Dio sullo stipite della porta di casa perché Dio ha scritto le sue leggi nel nostro cuore e nella nostra mente secondo che è scritto: "E questo è il patto che farò con la casa d’Israele dopo quei giorni, dice il Signore: Io porrò le mie leggi nelle loro menti, e le scriverò sui loro cuori; e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo" (Ebr. 8:10).

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10. Perché per gli Ebrei il Muro del Pianto è così importante?

Perché il Muro del Pianto (gli Ebrei però non lo chiamano così perché si riferiscono ad esso come il Muro Occidentale) che è bene ricordare è la sezione occidentale del muro esterno della montagna del Tempio, la sola struttura rimasta dell’aggiunta di Erode al secondo tempio che fu distrutto dalle legioni romane nel 70 dopo Cristo, ha conservato nella coscienza ebraica la santità del tempio, quantunque non facesse parte del suo complesso. Per loro quindi il Muro del Pianto è una cosa santa come lo era il tempio. Qualche particolare ora sul muro: esso è formato da uno strato inferiore di massi del tempo di Erode, sopra cui ci sono pietre del periodo romano, mentre l’intera sezione superiore appartiene al periodo arabo, dal VII secolo in poi. Fu chiamato dai non Ebrei ‘Muro del Pianto’ perché gli Ebrei andavano a piangere davanti ad esso - cosa che alcuni fanno ancora oggi - per la distruzione del tempio.

Gli Ebrei vanno in pellegrinaggio al Muro del Pianto, e ne baciano le pietre. Oltre a ciò gli Ebrei hanno l’usanza di scrivere delle preghiere a Dio su dei pezzettini di carta che mettono nelle fessure del muro. Questo lo fanno in base alla loro tradizione che dice che la Presenza Divina (in ebraico Shekhinah) non abbandona mai il Muro del Pianto. Quando nel 1967, nella guerra che è passata alla storia come la guerra dei sei giorni, le truppe Israeliane conquistarono la parte orientale di Gerusalemme, i soldati si precipitarono subito al Muro del Pianto (dove gli Ebrei non avevano più potuto recarsi dalla fine del 1947, cioè da quando gli Arabi avevano preso il controllo della città vecchia di Gerusalemme) dove si misero a piangere come dei piccoli fanciulli dalla commozione e a pregare. Moshe Dayan, allora Ministro della Difesa, in quel giorno memorabile per Israele disse davanti al Muro che gli Ebrei erano tornati ai loro luoghi più sacri e mise in una fessura del muro un pezzetto di carta su cui era scritto: ‘Che sia pace su tutto Israele’.

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11. Ho sentito dire che gli Ebrei Ortodossi sono devoti allo Stato di Israele; questo discorso vale per tutti?

No, non vale per tutti gli Ebrei Ortodossi, difatti mentre i Lubavitch, ed altri gruppi ortodossi sono molto devoti allo Stato Ebraico, perché vedono nella sua rinascita il principio della redenzione messianica; ci sono gruppi ortodossi come i Satmar (setta chassidica) e i Neturei Karta (aramaico per 'I guardiani della città') che sono fortemente avversi allo Stato Ebraico.

Quelli di Satmar nutrono un avversione verso lo Stato d'Israele perchè vedono in esso il frutto dell'orgoglio umano, in altre parole un usurpazione della prerogativa riservata a Dio. Per loro i Giudei devono aspettare il Messia; perchè è tramite lui che Dio deve ristabilire lo Stato d'Israele. L'esistenza dello Stato d'Israele per quelli di Satmar è responsabile del ritardo della venuta del Messia e di tutte le sventure accadute agli Ebrei nel ventesimo secolo.

I Neturei Karta che riconoscono come loro guida religiosa il capo dei Satmar (per cui i motivi della loro avversione allo Stato ebraico sono identici a quelli di Satmar) e vivono principalmente nel quartiere Mea Sche'arim di Gerusalemme, manifestano la loro forte avversione verso lo Stato ebraico rifiutandosi di pagare le tasse, di votare alle elezioni o di avere un passaporto israeliano. Quando il 29 novembre del 1947 l'ONU votò la spartizione della Palestina in due stati, uno ebraico e l'altro arabo, gli Ebrei che si trovavano a Gerusalemme scesero nelle piazze e per le strade per cantare, danzare e brindare per l'evento, mentre i Neturei Karta piombarono in un profondo lutto.

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12. Gli Ebrei vogliono ricostruire il tempio?

Sì, gli Ebrei vogliono ricostruire il tempio di Gerusalemme (che ricordiamo fu distrutto dai soldati romani nel 70 dopo Cristo) e ripristinare il sistema sacrificale della legge. Una preghiera ebraica che viene recitata quotidianamente dagli Ebrei in sinagoga dice così: 'Gradisci, Signore, nostro Dio, il tuo popolo Israele e la sua preghiera. Riporta il culto nel santuario della tua casa; i sacrifici di Israele e la loro preghiera gradiscili con amore. Perenne compiacimento sia la liturgia del tuo popolo Israele. Possano i nostri occhi vedere il tuo ritorno a Sion nella misericordia. Sii benedetto, Signore, che riporta la sua presenza in Sion'. Di tanto in tanto corrono voci che in Israele ci sono rabbini che praticano le tecniche del sacrificio rituale affinché la loro conoscenza non vada perduta.

Quando però dico gli Ebrei mi riferisco agli Ebrei Ortodossi, quelli attaccati maggiormente alla Torah, perchè gli Ebrei non Ortodossi in massima parte non hanno affatto questo desiderio tanto è vero che i Riformati e i Liberali per esempio hanno tolto dai loro libri di preghiere tutti quei riferimenti alla ricostruzione del tempio e al ripristino dei sacrifici.

Tra gli Ebrei Ortodossi ci sono alcuni estremisti che pur di ricostruire il tempio sono pronti a fare saltare in aria le due moschee arabe (tra cui la più famosa è il Duomo della Roccia che ha la cupola dorata) che si ergono nel luogo dove anticamente si ergeva il tempio. Hanno tentato già di farlo; nel 1984 il Jewish Underground, un nucleo di terroristi formato da un gruppo di attivisti del Gush Emunim ('Blocco dei Fedeli'), movimento politico-religioso appartenente all'ortodossia, progettò di fare saltare in aria le moschee della spianata del tempio, ma i terroristi furono arrestati e quindi le moschee rimasero al loro posto. Il Supremo Consiglio Arabo dopo l'arresto di quei terroristi diede questo avvertimento: 'Se le esplosioni fossero riuscite tutte le nazioni arabe avrebbero immediatamente lanciato una guerra santa contro Israele'. Proprio quello che volevano quei terroristi ebrei infatti essi con quel gesto volevano scatenare una guerra planetaria, la guerra decisiva degli ultimi giorni, in cui tutti i paesi mussulmani e molte altre nazioni avrebbero combattuto contro Israele; guerra che secondo loro avrebbe accelerato la venuta del Messia. Queste cose furono da loro dichiarate durante il processo a cui furono sottoposti dopo il loro arresto.

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13. Oltre al Vecchio Testamento, gli Ebrei fanno uso di altri libri?

Sì, gli Ebrei fanno uso di altri libri – su cui fondano molte loro dottrine e pratiche - che sono i seguenti.

La Mishnah (ebraico per ‘ripetizione’), che è la codificazione della legge orale (ossia la tradizione ebraica) compiuta da Yehudà ha-Nassì all’inizio del terzo secolo dopo Cristo. Essa è scritta in ebraico dialettale.

Il Talmud (ebraico per ‘studio’) è l’opera più importante tra quelle che costituiscono la ‘Torah orale’. In esso ogni paragrafo della Mishnah viene dibattuto dai rabbini. Le discussioni rabbiniche sono chiamate ghemaràh (‘completamento’). La Mishnah assieme alla Ghemaràh costituiscono appunto il Talmud. In queste discussioni ci sono l’halakah (ebraico per ‘la via da seguire’) che è la regola elaborata dai rabbini; e l’hagadàh (ebraico per ‘narrazione’) che è il materiale che comprende storie, leggende, e anche scherzi. Esistono due Talmud, quello palestinese e quello babilonese; quello più importante è il secondo che peraltro è anche più lungo. Ad esso si riferisce l’Ebreo quando parla del Talmud. Il Talmud è scritto in parte in ebraico e in parte in aramaico. E’ composto di 18 volumi in folio nell’edizione classica. Tutti gli Ebrei sono invitati a studiare il Talmud. Per diventare rabbini bisogna conoscere il Talmud. Non si può studiare il Talmud e non lo si può capire se non ci fosse il commento di Rashi, ossia Solomon Ben Isaac (1040-1105) studioso francese di discendenza davidica, perché è l’unico commento che segue passo passo tutta la discussione talmudica.

Lo Zohar. Per parlare di questo libro occorre però dire prima qualcosa sulla Kabbalah. L’ebraismo è stato fortemente influenzato dalla Kabbalah che significa ‘ricezione’ o ‘ciò che è stato ricevuto’. Kabbalah è un termine generale che sta ad indicare un insegnamento religioso tramandato oralmente dall’origine di generazione in generazione. In particolare però il termine kabbalah dopo l’XI secolo cominciò ad essere usato per indicare quel tipo di pensiero mistico giudaico che si diceva trasmesso dal lontano passato e che era stato affidato come dottrina segreta a pochi privilegiati e che diventerà, dal XIV secolo uno studio a cui si dedicheranno apertamente molti. La Kabbalah è composta di complicate dottrine esoteriche a cui si sentono tuttora attratti coloro che studiano e praticano le arti occulte. Essa ha determinato nuovi riti e costumi ed ha influenzato l’halakah. La Kabbalah comprende più libri tra i quali il più importante è lo Zohar (ebraico per ‘Splendore’) che comparve attorno al 1300, ed è lo scritto che dopo il Talmud ha esercitato l’influenza più profonda sul giudaismo. Lo Zohar viene attribuito ai seguaci di Simeone Bar Yochai (II secolo dopo Cristo) che riferivano gli insegnamenti mistici che il loro maestro aveva imparato da Elia negli anni trascorsi nascosto in una caverna!! Il testo fu messo in circolazione solo nel tredicesimo secolo da un certo Moses de Leon (1240-1305), che sosteneva di possedere un antico manoscritto che Nachmanide (1194-1270) aveva spedito dalla terra santa in Spagna. Dopo la morte di Moses de Leon però si apprese che questo manoscritto non esisteva e che Moses de Leon aveva attribuito i suoi scritti (redatti con una tecnica di scrittura automatica) a Simeone Bar Yochai per venderli a coloro che erano interessati a testi mistici antichi. Gli studiosi moderni dicono che la maggiore parte dello Zohar fu redatto da Moses de Leon.

Il Midrash (ebraico per ‘ricerca’) è il termine con cui vengono indicate le collezioni in cui sono raccolti gli insegnamenti dei primi rabbini. I testi più antichi del Midrash si concentrano sulle leggi contenute nei libri dell’Esodo, del Levitico, dei Numeri e del Deuteronomio. Il Midrash fa spesso asserzioni fantastiche su persone ed eventi biblici. Per esempio viene detto che Giacobbe in realtà non morì!

I Responsa (in ebraico she-elot u-teshuvot, che significa ‘domande e risposte’) sono raccolte di risposte a domande specifiche indirizzate alle autorità rabbiniche. I Responsa si occupano soprattutto di leggi rituali ebraiche, nella forma di semplici decisioni nei primi responsa o nella forma di lunghe ed erudite disquisizioni in quelli successivi. In essi sono affrontate tutte le questioni della vita ebraica. Questi Responsa iniziarono a comparire dopo la compilazione del Talmud babilonese, quando i saggi di Babilonia ricevevano richieste scritte di spiegazione di passaggi oscuri del Talmud e di decisioni su questioni di natura pratica. Da allora sono sorti migliaia di responsa.

I Codici. Tra quelli più importanti segnaliamo i seguenti. Il Mishnèh Torah (‘ripetizione della Torah’), che fu compilato da Mosè Maimonide nel XII secolo, che è un grande compendio di legge ebraica. Il Codice si diffuse rapidamente in tutto Israele e per diversi secoli rimase per molte comunità il solo codice autorevole per la vita, il pensiero e la prassi giudaica. I sostenitori di Maimonide dicono che la notte che Maimonide terminò il suo Mishneh Torah, Mosè lo visitò in sogno e gli disse: ‘Ben fatto!’. Il Shulchan Aruch (ebraico per ‘Tavola stabilita’) compilato dall’halakista di origine spagnola Joseph Caro (1488-1575), ed ampliato dal suo contemporaneo Mosè Isserles (1525-1572), anche lui uno studioso dell’halakah, però di origine polacca. Questo codice infatti inizialmente enumerava solo le regole e le tradizioni delle comunità ebraiche di origine sefardita, per cui trascurava quelle askhenazite, al che Moses Isserles decise di aggiungervi glosse e complementi (chiamati ‘tovaglia’) per includere nel codice anche la posizione askhenazita. Lo Shulchan Aruch divenne così accettabile per qualsiasi ebreo. Esso costituisce ancora oggi il più autorevole Codice di leggi e pratiche giudaiche. Molti halakhisti di oggi nei loro libri sulle pratiche del Giudaismo si rifanno a questo codice di Caro ampliato.

Il Siddùr (ebraico per ‘ordine’), è il libro di preghiere giornaliere e del sabato. Questo libro però non è uguale per tutti, perché quello degli Ashkenaziti differisce da quello dei Sefarditi (e persino all’interno di questi due gruppi ci sono delle differenze). I movimenti moderni hanno prodotto i loro libri di preghiere come anche le comunità riformate e conservative. Il libro di preghiere delle feste è invece chiamato Machzor (ebraico per ‘ciclo annuale’), - e contiene anche i piyyuttim (che sono dei componimenti poetici), nella maggior parte dei casi solo quelli delle feste - ed anche questo varia tra le comunità ashkenazite e quelle sefardite, ed anche tra i vari movimenti ebraici. L’attuale usanza di avere un libro di preghiere giornaliere e uno per le feste si è imposta fra gli Ashkenaziti e poi sotto la loro influenza si è estesa ad alcune comunità sefardite. Prima di questa usanza però c’era un libro di preghiere unico chiamato siddur o machzor che conteneva le preghiere regolari per l’intero anno con le aggiunte per i giorni speciali (per esempio i piyyutim).

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14. Sto leggendo un libro sull' Ebraismo e spesso usa E.V. come noi usiamo a.C. o d.C. Noi intendiamo Gesù ma loro cosa identificano in questo acronimo?

E.V. sta per Era volgare e indica secondo il Giudaismo l'era iniziata con la venuta di Cristo. Gli Ebrei preferiscono non usare il termine DOPO CRISTO perchè per loro Gesù non è il Cristo (o Messia) di Dio e quindi per loro sarebbe un controsenso dire 'nel 70 dopo Cristo' e così via. Come anche preferiscono non usare il termine VECCHIO TESTAMENTO per non dare l'idea che il Testamento che loro usano tuttora (i libri che vanno dalla Genesi al profeta Malachia) sia diventato vecchio e ne esista uno nuovo (che è quello che noi Cristiani abbiamo nella nostra Bibbia in aggiunta a quello Vecchio).

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15. Cari Giacinto ed Illuminato, avrei una domanda da farvi: perchè gli Ebrei non hanno riconosciuto Gesù come Figlio di Dio ?

La risposta è semplice, perché per gli Ebrei Dio non aveva un Figliuolo Unigenito. Per un Ebreo riconoscere in Gesù Cristo il Figlio di Dio, equivaleva a dire che Dio non era UNICO nel senso che lo intendeva il Giudaismo di allora e cioè che Dio non era UNA SOLA PERSONA perché condivideva la sua Divinità con un altro Dio, una cosa inammissibile per il Giudaismo che proibiva di avere oltre a Dio un altro dio (cfr. Es. 20:3). Quindi un Ebreo che riconosceva in Gesù il Figlio di Dio per il Giudaismo si dava all’idolatria, apostatava dalla fede nell’UNICO DIO, ed era degno di morte (cfr. Deut. 13:6-11). Basta considerare quale persecuzione si abbatté sugli Ebrei credenti di allora per capire tutto ciò. Ma non solo, per il Giudaismo di allora riconoscere Gesù come il Figlio di Dio equivaleva a riconoscere la giustezza dei sacrifici umani che invece sono aborriti dalla legge. E già, perché dire che Dio ha dato o offerto il suo Figliuolo per la remissione dei nostri peccati, per un Giudeo voleva dire che Dio era un Dio spietato e crudele. Quindi il riconoscere Gesù come il Figlio di Dio equivaleva ad offendere Dio due volte.

Lo stesso ed identico discorso ovviamente vale per i nostri giorni perché ancora oggi per gli Ebrei riconoscere in Gesù il Figlio di Dio morto sulla croce per i nostri peccati equivale ad offendere Dio due volte perché si nega l’unicità di Dio e si fa passare Dio per uno che ha praticato un sacrificio umano. Un Ebreo che si mette a credere che Gesù è il Figlio di Dio apostata dalla vera fede, e viene scomunicato, cioè estromesso dalla comunità ebraica non solo locale ma di tutto il mondo, e per molti smette persino di essere Ebreo. Oltre tutto, commettendo il grave peccato di idolatria egli non erediterà il Mondo Avvenire, infatti il peccato di idolatria è uno di quei peccati che secondo il Giudaismo impedisce di ereditare il mondo avvenire.

Gli Ebrei ragionavano e ragionano tuttora in questa maniera per la ragione detta da Isaia: “Egli ha accecato gli occhi loro e ha indurato i loro cuori, affinché non veggano con gli occhi, e non intendano col cuore, e non si convertano, e io non li sani” (Giov. 12:40) e da Mosè: “Iddio ha dato loro uno spirito di stordimento, degli occhi per non vedere e degli orecchi per non udire, fino a questo giorno” (Rom. 11:8).

Nulla di cui meravigliarsi quindi, siamo di fronte all’induramento parziale che si è prodotto per decreto di Dio in Israele.

Ma un giorno questo induramento cesserà di essere e allora tutto Israele sarà salvato; per vedere tutto ciò occorre aspettare la pienezza dei Gentili secondo che è scritto: “Perché, fratelli, non voglio che ignoriate questo mistero, affinché non siate presuntuosi; che cioè, un induramento parziale s’è prodotto in Israele, finché sia entrata la pienezza dei Gentili; e così tutto Israele sarà salvato, secondo che è scritto: Il liberatore verrà da Sion; Egli allontanerà da Giacobbe l’empietà; e questo sarà il mio patto con loro, quand’io torrò via i loro peccati” (Rom. 11:25-27).

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ESCATOLOGIA

1. Quando verrà la fine di questo mondo?

Non lo so, ma è vicina perché l'apostolo Pietro dice: "Or la fine d'ogni cosa è vicina" (1 Piet. 4:7).

Gesù Cristo disse che questo sistema di cose o presente era avrà termine quando il Vangelo sarà stato predicato a tutti; ecco le sue parole tratte dal Vangelo secondo Matteo: "E questo evangelo del Regno sarà predicato per tutto il mondo, onde ne sia resa testimonianza a tutte le genti; e allora verrà la fine" (Matt. 24:14). Queste parole da Marco sono trascritte così: "E prima convien che fra tutte le genti sia predicato l’evangelo" (Mar. 13:10). La predicazione del Vangelo a tutti gli uomini è quindi necessaria che si verifichi affinché venga la fine.

Rendendo testimonianza del Vangelo si affretta la venuta del giorno di Dio, come dice Pietro nella sua seconda epistola: "aspettando e affrettando la venuta del giorno di Dio…" (2 Piet. 3:12). Continuiamo dunque a proclamare agli uomini l'Evangelo della grazia di Dio. Fratelli, attenti a non lasciarvi travolgere la mente da coloro che periodicamente, o al passaggio da un millennio o da un secolo all'altro, o al passare attraverso il cielo di una particolare cometa, o al verificarsi di una eclissi solare, o di qualche altro evento, proclamano ai quattro venti che la fine del mondo è giunta o sta per giungere. Le loro sono solo profane ciance, predizioni destinate a cadere a terra a loro confusione.

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2. Il regno millenniale sulla terra è da intendersi simbolicamente o letteralmente?

E' da intendersi letteralmente. Leggendo infatti i passi nell'Apocalisse dove si parla di questi mille anni si evince in maniera chiara che si tratta di un periodo di tempo di mille anni che deve ancora compiersi sulla terra. Quando inizierà il millennio? Questi mille anni di pace e di giustizia sulla terra inizieranno al ritorno di Cristo dal cielo.

Ma vediamo da vicino i passi dell'Apocalisse dove si parla di questi mille anni.

( "Poi vidi un angelo che scendeva dal cielo e avea la chiave dell’abisso e una gran catena in mano. Ed egli afferrò il dragone, il serpente antico, che è il Diavolo e Satana e lo legò per mille anni, lo gettò nell’abisso che chiuse e suggellò sopra di lui onde non seducesse più le nazioni finché fossero compiti i mille anni; dopo di che egli ha da essere sciolto per un po’ di tempo" (Apoc. 20:1-3). Dunque al ritorno di Cristo, un angelo di Dio prenderà il diavolo e lo legherà per mille anni onde non seduca più le nazioni per tutto questo tempo; alla fine di questo tempo il diavolo sarà sciolto.

( "Poi vidi dei troni; e a coloro che vi si sedettero fu dato il potere di giudicare. E vidi le anime di quelli che erano stati decollati per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio, e di quelli che non aveano adorata la bestia né la sua immagine, e non aveano preso il marchio sulla loro fronte e sulla loro mano; ed essi tornarono in vita, e regnarono con Cristo mille anni. Il rimanente dei morti non tornò in vita prima che fosser compiti i mille anni. Questa è la prima risurrezione. Beato e santo è colui che partecipa alla prima risurrezione. Su loro non ha potestà la morte seconda ma saranno sacerdoti di Dio e di Cristo e regneranno con lui quei mille anni" (Apoc. 20:4-6). In base a queste parole quindi, coloro che risorgeranno alla prima resurrezione, che è quella che avrà luogo al ritorno di Cristo e che riguarderà i morti in Cristo, regneranno con Cristo per mille anni. Costoro sono dichiarati beati perché la morte seconda non avrà potestà alcuna su di essi. Il fatto che venga detto che il rimanente dei morti risorgeranno alla fine del millennio, lascia intendere che ci sarà un reale periodo di mille anni tra la prima e la seconda resurrezione.

( "E quando i mille anni saranno compiti, Satana sarà sciolto dalla sua prigione e uscirà per sedurre le nazioni che sono ai quattro canti della terra, Gog e Magog, per adunarle per la battaglia: il loro numero è come la rena del mare. E salirono sulla distesa della terra e attorniarono il campo dei santi e la città diletta; ma dal cielo discese del fuoco e le divorò. E il diavolo che le avea sedotte fu gettato nello stagno di fuoco e di zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta; e saran tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli" (Apoc. 20:7-10). Come dicevamo prima, alla fine dei mille anni il diavolo sarà sciolto, e che farà? Sedurrà le nazioni, le quali si aduneranno contro i santi, ma saranno punite da Dio. Il diavolo sarà punito con lo stagno ardente di fuoco e di zolfo dove sarà tormentato per l'eternità.

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3. I malvagi saranno annichiliti o tormentati per sempre?

I malvagi saranno tormentati per l'eternità, cioè condannati ad una eternità piena di grandi ed indicibili sofferenze. Questo è quello che insegna la Scrittura sulla sorte finale degli empi. Ma vediamo i passi della Scrittura che attestano ciò che abbiamo detto.

( Gesù disse di coloro che saranno messi alla sua sinistra: "E questi se ne anderanno a punizione eterna..." (Matt. 25:46).

( Paolo ai Tessalonicesi dice: "Il Signor Gesù apparirà dal cielo con gli angeli della sua potenza, in un fuoco fiammeggiante, per far vendetta di coloro che non conoscono Iddio, e di coloro che non ubbidiscono al Vangelo del nostro Signor Gesù. I quali saranno puniti di eterna distruzione...." (2 Tess. 1:7-9).

( Giovanni, nel libro della Rivelazione ha scritto: "E un altro, un terzo angelo, tenne dietro a quelli, dicendo con gran voce: Se qualcuno adora la bestia e la sua immagine e ne prende il marchio sulla fronte o sulla mano, beverà anch’egli del vino dell’ira di Dio mesciuto puro nel calice della sua ira: e sarà tormentato con fuoco e zolfo nel cospetto dei santi angeli e nel cospetto dell’Agnello. E il fumo del loro tormento sale ne’ secoli dei secoli; e non hanno requie né giorno né notte quelli che adorano la bestia e la sua immagine e chiunque prende il marchio del suo nome" (Ap. 14:9-11). Notate queste espressioni "il fumo del loro tormento sale nei secoli dei secoli" che indica che il loro tormento sarà senza fine, e "non hanno requie né giorno né notte" che indicano chiaramente che quelle persone non avranno mai nessun riposo a differenza di coloro che vivranno per sempre col Signore che si riposeranno dalle loro fatiche.

( Giovanni, sempre nel libro della Rivelazione, ha detto che il falso profeta e la bestia all’inizio del millennio, e poi il diavolo al termine dei mille anni, saranno gettati nello stagno ardente di fuoco e di zolfo e che quivi "saran tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli" (Ap. 20:10). Naturalmente dato che anche i codardi, gli increduli, gli abominevoli, gli omicidi, i fornicatori, gli stregoni, gli idolatri e tutti i bugiardi saranno gettati nello stagno ardente di fuoco e di zolfo è necessario dire che anche loro vi saranno tormentati per l’eternità (cfr. Ap. 21:8).

( Gesù disse: "E se l’occhio tuo ti fa intoppare, cavalo; meglio è per te entrar con un occhio solo nel regno di Dio, che aver due occhi ed esser gittato nella geenna, dove il verme loro non muore ed il fuoco non si spegne" (Mar. 9:47-48). Notate che è scritto che il verme dei malvagi non muore e il fuoco non si spegne, il che indica che la loro tortura sarà continua, senza fine alcuna.

( Giuda ha detto che Sodoma e Gomorra e le città circonvicine "essendosi abbandonate alla fornicazione nella stessa maniera di costoro ed essendo andate dietro a vizî contro natura, sono poste come un esempio, portando la pena d’un fuoco eterno" (Giuda 7). Ciò significa che gli abitanti di quelle città malvage quando in quel giorno risusciteranno saranno condannati ad essere tormentati per l’eternità nel fuoco eterno che è stato preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Anche al presente comunque gli abitanti di quelle città sono nei tormenti; e precisamente nell’Ades.

Come potete vedere questi passi sopra citati parlano in una maniera o nell’altra di una punizione eterna che sarà inflitta ai malvagi, punizione che consisterà in un tormento eterno in un fuoco eterno; dove per fuoco eterno, ci tengo a precisare, si deve intendere un fuoco che durerà per un tempo senza fine. Dico questo perché alcuni questo termine non lo spiegano in questa maniera, infatti dicono che un bel giorno questo fuoco avrà pure fine! Ma - domando io - se un giorno questo fuoco avesse fine come potrebbe essere chiamato ancora eterno?

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4. Ma quando si muore si cessa del tutto di esistere o si va in un altro mondo dove si continua a sentire, vedere, ricordare ecc.?

Secondo quello che insegna la Sacra Scrittura l'essere umano, dato che possiede al suo interno un'anima immortale, quando muore continua a vivere sotto una altra forma - appunto solo con la sua anima - in un altro mondo, invisibile a questi nostri occhi e in uno stato pienamente cosciente.

Questo mondo sarà o il Paradiso che si trova in cielo per coloro che muoiono in Cristo, cioè riconciliati con Dio; o l'Ades (comunemente chiamato 'inferno'), che si trova nel cuore della terra, per coloro che muoiono nei loro peccati, cioè perduti e nemici di Dio.

L'apostolo Paolo, essendo riconciliato con Dio, aveva la certezza che quando sarebbe morto sarebbe andato in cielo con il Signore infatti disse ai Corinzi: “Ma siamo pieni di fiducia e abbiamo molto più caro di partire dal corpo e d'abitare col Signore” (2 Cor. 5:8), ed ai Filippesi: “Io sono stretto dai due lati: ho il desiderio di partire e d'esser con Cristo, perché è cosa di gran lunga migliore” (Fil. 1:23), ed a Timoteo poco prima di morire disse: “Il Signore mi libererà da ogni mala azione e mi salverà nel suo regno celeste” (2 Tim. 4:18). Queste sue parole - come si può vedere - sono eloquenti, per lui la vita dopo morto sarebbe continuata, e siamo sicuri continuò in cielo con il Signore. A conferma che la vita per i Cristiani continua dopo morti in cielo ci sono le seguenti parole di Giovanni che dice: “E quando ebbe aperto il quinto suggello, io vidi sotto l'altare le anime di quelli ch'erano stati uccisi per la parola di Dio e per la testimonianza che aveano resa; e gridarono con gran voce, dicendo: Fino a quando, o nostro Signore che sei santo e verace, non fai tu giudicio e non vendichi il nostro sangue su quelli che abitano sopra la terra? E a ciascun d'essi fu data una veste bianca e fu loro detto che si riposassero ancora un po' di tempo, finché fosse completo il numero dei loro conservi e dei loro fratelli, che hanno ad essere uccisi come loro” (Apoc. 6:9-11). Si noti come quelle anime furono viste, e poi come furono sentite gridare, come potevano ricordarsi di come erano morti sulla terra, e come potevano anche sentire. Non è chiaro che i Cristiani quando muoiono continuano a vivere coscientemente in cielo presso il trono di Dio? Questo dunque per quanto riguarda il vivere nell'aldilà per i Cristiani.

Per coloro che invece muoiono nei loro peccati, li aspetta come detto l'Ades - che è un luogo sotterraneo dove arde il fuoco e dove si soffrono tormenti terribili. La seguente storia raccontata da Gesù lo insegna chiaramente: “Or v'era un uomo ricco, il quale vestiva porpora e bisso, ed ogni giorno godeva splendidamente; e v'era un pover'uomo chiamato Lazzaro, che giaceva alla porta di lui, pieno d'ulceri, e bramoso di sfamarsi con le briciole che cadevano dalla tavola del ricco; anzi perfino venivano i cani a leccargli le ulceri. Or avvenne che il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno d'Abramo; morì anche il ricco, e fu seppellito. E nell'Ades, essendo ne' tormenti, alzò gli occhi e vide da lontano Abramo, e Lazzaro nel suo seno; ed esclamò: Padre Abramo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a intingere la punta del dito nell'acqua per rinfrescarmi la lingua, perché son tormentato in questa fiamma. Ma Abramo disse: Figliuolo, ricordati che tu ricevesti i tuoi beni in vita tua, e che Lazzaro similmente ricevette i mali; ma ora qui egli è consolato, e tu sei tormentato. E oltre a tutto questo, fra noi e voi è posta una gran voragine, perché quelli che vorrebbero passar di qui a voi non possano, né di là si passi da noi. Ed egli disse: Ti prego, dunque, o padre, che tu lo mandi a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli, affinché attesti loro queste cose, onde non abbiano anch'essi a venire in questo luogo di tormento. Abramo disse: Hanno Mosè e i profeti; ascoltin quelli. Ed egli: No, padre Abramo; ma se uno va a loro dai morti, si ravvedranno. Ma Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i profeti, non si lasceranno persuadere neppure se uno dei morti risuscitasse” (Luca 16:19-31). Si noti come quel ricco, una volta morto e seppellito, continuò a vivere all'inferno in uno stato perfettamente cosciente, infatti sentiva dolore per il fuoco in mezzo al quale si trovava, poteva parlare e ragionare, vedere e sentire, e oltre tutto anche ricordarsi di chi aveva lasciato sulla terra.

Alla luce dell'insegnamento biblico appena esposto dunque la dottrina che dice che l'essere umano dopo morto cessa di esistere del tutto e non è più cosciente di nulla è falsa. Guardatevi da coloro che la insegnano.

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5. Ma che significa che i morti dormono?

Prima di tutto diciamo quello che non significa. Non significa che le persone una volta morte sono incoscienti, perché come abbiamo visto esse sono pienamente coscienti sia che si trovino in Paradiso e sia che si trovino all'inferno. Il termine 'dormono' dunque si riferisce solamente al loro apparente stato difatti è fuori di dubbio che quando una persona muore dà l'impressione di essersi addormentato e di stare a riposarsi. In questo caso però il suo corpo cessa di funzionare, a differenza di quanto succede invece quando ci si addormenta del sonno naturale (durante il quale il cuore continua a battere, il sangue a circolare, i polmoni a respirare, ecc.). Il dormire dei morti dunque si riferisce solamente allo stato del corpo umano che sulla terra cessa di svolgere qualsiasi funzione, e non a quello della sua anima che invece non dorme affatto perché pienamente cosciente di quanto avviene e sente e vede nell'aldilà dove è andata.

Quando quindi la Scrittura dice che i morti non sanno nulla (cfr. Eccl. 9:5), non intende dire che essi hanno cessato del tutto di esistere, ma solo che essendo che il loro corpo è morto è privo di quelle capacità che possedeva da vivo. Perciò i morti non sanno più quello che avviene sulla terra come per esempio quello che avviene ai loro congiunti, fratelli, sorelle ecc., perché non possono più vedere e sentire con il loro corpo e là dove si trovano con la loro anima sono impediti di vedere e di sentire quello che avviene sulla terra. Nel libro di Giobbe per esempio è detto a proposito dell'empio che muore che “se i suoi figliuoli salgono in onore, egli lo ignora; se vengono in dispregio, ei non lo vede” (Giob. 14:21).

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6. Ho sentito spesso parlare di un settimo cielo; che dice la Bibbia a riguardo?

La Bibbia non parla in nessun luogo di un settimo cielo, parla solo di un terzo cielo. L'apostolo Paolo infatti dice: “Io conosco un uomo in Cristo, che quattordici anni fa (se fu col corpo non so, né so se fu senza il corpo; Iddio lo sa), fu rapito fino al terzo cielo. E so che quel tale (se fu col corpo o senza il corpo non so; Iddio lo sa) fu rapito in paradiso, e udì parole ineffabili che non è lecito all'uomo di proferire” (2 Cor. 12: 2-4). Come si può dunque vedere Paolo identifica il terzo cielo con il paradiso dove vanno le anime dei santi quando muoiono. Quindi, esiste un primo cielo, un secondo cielo ed anche un terzo cielo. Oltre questo numero di cieli non possiamo andare per non andare oltre ciò che sta scritto.

Ricordo alcuni anni fa che mentre parlavamo con un pastore, questi parlò del settimo cielo al che mio fratello gli fece notare che ciò che stava dicendo non era confermato dalla Scrittura. Al che lui risentitosi un poco, volle che gli si desse la Chiave Biblica per vedere se fosse veramente così. Avendola presa e consultata in nostra presenza dovette riconoscere che nella Bibbia non si faceva cenno del settimo cielo ma solo del terzo cielo.

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7. I morti ci vedono e ascoltano?

No, i morti non ci vedono e neppure ci ascoltano perché è scritto che essi “non sanno nulla” (Eccl. 9:5). Sia dunque che essi si trovino in Paradiso o nell'Ades, essi non sanno nulla di noi.

A conferma di ciò c'è il fatto che gli Israeliti ai giorni di Isaia dicevano a Dio: “Abrahamo non sa chi siamo, e Israele non ci riconosce” (Is. 63:16), e il fatto che nel libro di Giobbe a proposito dell'empio che viene fatto morire da Dio è detto: “Tu lo sopraffai una volta per sempre, ed egli se ne va; gli muti il sembiante, e lo mandi via. Se i suoi figliuoli salgono in onore, egli lo ignora; se vengono in dispregio, ei non lo vede” (Giob. 14:21-22).

C'è anche la storia della consultazione dell'evocatrice di En-dor da parte di Saul che depone a favore di quanto abbiamo detto infatti quando Samuele, evocato da quella spiritista e fatto realmente risalire da dove si trovava per volere di Dio, apparve a Saul gli disse: “Perchè mi hai disturbato, facendomi salire?" (1 Sam. 28:15). Se Samuele avesse potuto vedere ed ascoltare Saul certamente non gli avrebbe fatto quella domanda.

Come si spiegano allora tutti quei fenomeni paranormali in cui alcune persone dicono di avere partecipato a sedute spiritiche ed avere sentito la voce o visto persino dei loro cari morti che gli hanno detto alcune cose che li riguardavano dimostrando in questa maniera di essere a conoscenza di alcune cose? E' semplice; si tratta di spiriti maligni che si camuffano in maniera tale da fare credere di essere i morti consultati dai viventi, per cui il fatto che essi dicano agli interessati delle cose concernenti la loro vita presente non deve sorprendere perché gli spiriti maligni che sono nell'aria vedono ed ascoltano le persone.

I morti dunque non solo non sanno nulla di noi ma neppure possono essere evocati. Ricordatevi che la consultazione dei morti a pro dei vivi è una pratica condannata dalla Parola di Dio (cfr. Lev. 19:31; Deut. 18:9-12) e che Saul per averla praticata fu fatto morire da Dio (cfr. 1 Cron. 10:13).

Come è scritto nel libro del profeta Isaia: “Se vi si dice: 'Consultate quelli che evocano gli spiriti e gl'indovini, quelli che sussurrano e bisbigliano', rispondete: 'Un popolo non dev'egli consultare il suo Dio? Si rivolgerà egli ai morti a pro de' vivi?' Alla legge! alla testimonianza! Se il popolo non parla così, non vi sarà per lui alcuna aurora! Andrà errando per il paese, affranto, affamato; e quando avrà fame, s'irriterà, maledirà il suo re ed il suo Dio. Volgerà lo sguardo in alto, lo volgerà verso la terra, ed ecco, non vedrà che distretta, tenebre, oscurità piena d'angoscia, e sarà sospinto in fitta tenebria” (Is. 8:19-22).

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8. In cielo ci riconosceremo?

Sì, in cielo ci riconosceremo tutti. Se riconosceremo di certo il Figliuolo di Dio, benchè non l'abbiamo veduto e non l'abbiamo conosciuto nei giorni della sua carne e non abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua resurrezione, di certo riconosceremo anche tutti i santi del passato e quelli del presente che sono ancora vivi. Quando una persona muore infatti l'anima sua che continua a vivere in cielo ha la sembianza della persona morta quando era in vita; per cui egli o ella sarà facilmente e subito riconoscibile. Anche nel caso di fratelli e sorelle o di parenti lontani che sono morti in Cristo ma che noi non abbiamo conosciuto sulla terra, vale il discorso che noi li riconosceremo una volta in cielo. Quindi noi riconosceremo l'apostolo Paolo, l'apostolo Giovanni ecc. Non sappiamo però come faremo a riconoscerli una volta che saremo in cielo; ma questo non ci interessa molto, quello che importa è che potremo parlare con loro chiamandoli con il nome con cui erano vissuti sulla terra senza sbagliare persona.

La conferma biblica che i morti riconoscono i morti l'abbiamo nella storia del ricco e di Lazzaro che dice quanto segue: “Or v'era un uomo ricco, il quale vestiva porpora e bisso, ed ogni giorno godeva splendidamente; e v'era un pover'uomo chiamato Lazzaro, che giaceva alla porta di lui, pieno d'ulceri, e bramoso di sfamarsi con le briciole che cadevano dalla tavola del ricco; anzi perfino venivano i cani a leccargli le ulceri. Or avvenne che il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno d'Abramo; morì anche il ricco, e fu seppellito. E nell'Ades, essendo ne' tormenti, alzò gli occhi e vide da lontano Abramo, e Lazzaro nel suo seno; ed esclamò: Padre Abramo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a intingere la punta del dito nell'acqua per rinfrescarmi la lingua, perché son tormentato in questa fiamma” (Luca 16:19-24). Si noti come quel ricco dall'Ades riconobbe sia Abramo che non aveva conosciuto, che Lazzaro che invece aveva conosciuto sulla terra.

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9. Il Signore Gesù tornerà a prendere i suoi eletti prima o dopo che sarà manifestato l'anticristo?

Egli tornerà dopo; questo lo deduciamo dalle seguenti parole di Paolo ai Tessalonicesi: “Or, fratelli, circa la venuta del Signor nostro Gesù Cristo e il nostro adunamento con lui, vi preghiamo di non lasciarvi così presto travolgere la mente, né turbare sia da ispirazioni, sia da discorsi, sia da qualche epistola data come nostra, quasi che il giorno del Signore fosse imminente. Nessuno vi tragga in errore in alcuna maniera; poiché quel giorno non verrà se prima non sia venuta l'apostasia e non sia stato manifestato l'uomo del peccato, il figliuolo della perdizione, l'avversario, colui che s'innalza sopra tutto quello che è chiamato Dio od oggetto di culto; fino al punto da porsi a sedere nel tempio di Dio, mostrando se stesso e dicendo ch'egli è Dio. Non vi ricordate che quand'ero ancora presso di voi io vi dicevo queste cose? E ora voi sapete quel che lo ritiene ond'egli sia manifestato a suo tempo. Poiché il mistero dell'empietà è già all'opra: soltanto v'è chi ora lo ritiene e lo riterrà finché sia tolto di mezzo. E allora sarà manifestato l'empio, che il Signor Gesù distruggerà col soffio della sua bocca, e annienterà con l'apparizione della sua venuta” (2 Tess. 2:1-8).

Vorrei che notaste innanzi tutto come l'apostolo Paolo chiami la venuta del Signore e il nostro adunamento con lui, 'quel giorno' che deve venire dopo che sarà manifestata sia l'apostasia che l'uomo del peccato; e poi come egli dica che l'uomo del peccato sarà distrutto dall'apparizione della venuta del Signore. E' evidente quindi che sia la resurrezione dei morti in Cristo che il mutamento di coloro che saranno trovati viventi al ritorno del Signore - eventi questi che precederanno sia pur di pochissimo il nostro adunamento con il Signore - sono cose che avverranno dopo che sarà manifestato l'anticristo.

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10. Riguardo al Paradiso vorrei dirle una cosa. Lei crede come tutti i cristiani che il Paradiso sia la nostra destinazione finale. Io non ci credo. Il Salvatore disse al ladrone a fianco a Lui "..oggi sarai meco in Paradiso” Luca 23:43 e poi quando apparve risorto disse alla Maddalena che voleva toccarlo ".. non mi toccare perchè non sono ancora salito al Padre” Gv 20:17...e allora mi dica Lei se Gesù non appena morì andò in paradiso con il ladrone come potè in seguito dire di non essere ancora salito al Padre?

La domanda che lei mi ha fatto ha la seguente risposta. Quando Gesù disse al ladrone sulla croce che in quel giorno egli sarebbe stato con lui in paradiso, per paradiso occorre intendere il seno di Abramo che prima della resurrezione di Cristo era il luogo dove andavano i giusti (cfr. Luca 16:22). Questo luogo non si trovava in cielo, ma sotto terra lontano dal luogo di tormento dove andavano gli empi, tanto è vero che nella storia del ricco e di Lazzaro, il ricco che si trovava nell'Ades poteva vedere Lazzaro e Abramo che si trovavano nel seno di Abramo (cfr. Luca 16:23), e non solo, il ricco potè anche parlare con Abramo, dialogare con lui. Se dunque Gesù disse a quell'uomo sulla croce che in quel giorno stesso egli sarebbe stato con lui nel seno di Abramo, non c'è da sorprendersi per niente nel leggere che Gesù dopo essere risorto disse a Maddalena che ancora non era salito al Padre suo, perché il Padre suo aveva il suo trono nei cieli e non sotto terra nel paradiso chiamato 'seno di Abramo' dove Gesù andò subito dopo la sua morte, anche perché Gesù doveva andare nell'Ades a predicare il Vangelo ai morti (ma non per concedergli un occasione di ravvedimento). Le cose sono chiare. Dalla resurrezione di Cristo in avanti però il seno di Abramo è stato tolto e coloro che vi si trovavano sono stati fatti salire in cielo secondo che è scritto: “Egli è per questo che è detto: Salito in alto, egli ha menato in cattività un gran numero di prigioni ed ha fatto dei doni agli uomini. Or questo è salito che cosa vuol dire se non che egli era anche disceso nelle parti più basse della terra? Colui che è disceso, è lo stesso che è salito al disopra di tutti i cieli, affinché riempisse ogni cosa” (Ef. 4:8-10). Dalla resurrezione di Cristo chi muore nel Signore va con il Signore in cielo (cfr. Fil. 1:23; 2 Cor. 5:8; Apoc. 6:9) ossia nel paradiso (celeste) perchè così è chiamata la dimora celeste dove vanno le anime dei santi in attesa della resurrezione (cfr. 2 Cor. 12:2-4; Apoc. 2:7) .

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11. Come potrà succedere la resurrezione corporale, ossia come potrà un corpo essere riportato a vivere dalla polvere?

Potrà esserlo perché Colui che lo risusciterà è l’Iddio d’ogni carne, per il quale non c’è nulla di troppo difficile o qualcosa che sia impossibile. Se consideriamo che Dio riuscì a formare il primo uomo dalla polvere della terra secondo che è scritto: “E l’Eterno Iddio formò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale, e l’uomo divenne un’anima vivente” (Gen. 2:7), dobbiamo per forza di cose dedurre che Lui riuscirà anche a risorgere dalla polvere i corpi di coloro che sono morti. Se difatti Egli potè formare il corpo di un uomo mai esistito prima usandosi di polvere, potrà certamente far risorgere il corpo decomposto di un individuo già vissuto (anche se esso fosse ridotto tutto a polvere) e mettergli all’interno l’anima che nel frattempo aveva vissuto separata dal corpo.

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12. Il fatto che Gesù, in relazione alla sua seconda venuta, abbia detto che quanto a quel giorno e quell’ora nessuno li sa, significa che invece per ciò che concerne il mese o l’anno o il secolo qualcuno li sa?

Evidentemente no, è sottinteso infatti in quella sua espressione che anche per ciò che concerne il mese o l’anno o il secolo in cui avverrà il suo ritorno NESSUNO LI SA. E poi, rifletti, se ciò non fosse sottinteso non si capirebbe proprio perché Gesù abbia ripetuto più volte di vegliare, di stare attenti (cfr. Mar. 13:33;35,37), e prima di essere assunto in cielo abbia detto espressamente ai suoi discepoli: “Non sta a voi di sapere i tempi o i momenti che il Padre ha riserbato alla sua propria autorità” (Atti 1:7). Come non si capirebbe affatto perché Paolo parlando del ritorno del Signore ai santi di Tessalonica gli abbia detto: “Or quanto ai tempi ed ai momenti, fratelli, non avete bisogno che vi se ne scriva; perché voi stessi sapete molto bene che il giorno del Signore verrà come viene un ladro nella notte” (1 Tess. 5:1-2).

Dunque, quanto alla data del ritorno del Signore NESSUNO SA sia l’ora, che il giorno, che il mese, che l’anno, che il secolo. Nessuno vi inganni con vani ragionamenti.

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13. In merito alla vita ultraterrena, voglio domandarti questo: se i santi quando muoiono vanno in paradiso e sono pienamente coscienti, non è possibile una loro eventuale intercessione a favore di noi che siamo sulla terra?

No, non è possibile che i santi che sono in cielo intercedano per noi. La Parola di Dio infatti nel momento che dice che “v’è un solo Dio ed anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo” (1 Tim. 2:5), che, "perché dimora in eterno, ha un sacerdozio che non si trasmette; ond’è che può anche salvar appieno quelli che per mezzo di lui si accostano a Dio, vivendo egli sempre per intercedere per loro" (Ebr. 7:24-25), esclude nella maniera più categorica una loro eventuale intercessione a favore di noi credenti sulla terra. Difatti se tra Dio e gli uomini c'è solo Gesù che può fare da mediatore, lui che è alla destra del Padre ed intercede in maniera efficace (tramite la sua intercessione ci può appieno salvare) per noi, è inammissibile che i santi in cielo possano esserci di qualche aiuto presso Iddio magari pregando per noi.

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14. I miei cani verranno in paradiso con me?

No, non verranno con te in paradiso perché i cani, come tutti gli altri animali, non hanno un anima che alla morte si diparte per andare o in cielo o all’inferno. Gli animali hanno sì uno spirito o un soffio come ce lo abbiamo noi esseri umani che quando si ritira provoca la morte e fa ritornare alla polvere sia loro che noi, e quindi da questo punto di vista noi esseri umani non abbiamo nessuna superiorità sulle bestie secondo che è scritto: “Poiché la sorte de’ figliuoli degli uomini è la sorte delle bestie; agli uni e alle altre tocca la stessa sorte; come muore l’uno, così muore l’altra; hanno tutti un medesimo soffio, e l’uomo non ha superiorità di sorta sulla bestia; poiché tutto è vanità. Tutti vanno in un medesimo luogo; tutti vengon dalla polvere, e tutti ritornano alla polvere” (Eccl. 3:19-20). Ma gli animali non hanno un anima razionale e cosciente che dopo la morte continua ad esistere in un luogo ultraterreno in uno stato cosciente. A conferma di ciò c'è anche il fatto che essi non hanno la capacità di accettare o rifiutare il Vangelo, perchè il continuare a vivere in paradiso dipende dall'accettazione del Vangelo sulla terra mentre il continuare a vivere all'inferno dipende dal rifiuto del medesimo Vangelo, facoltà questa che invece l'essere umano, fatto a immagine e somiglianza di Dio, possiede. Questo dunque conferma che gli animali non possono avere una anima come noi.

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15. Chi saranno i due testimoni di cui si parla in Apocalisse al capitolo 11 ?

Io penso che saranno Elia ed Enoc. Le ragioni che mi hanno portato a questa conclusione sono le seguenti.

Primo, ambedue non videro la morte perché furono presi da Dio e scomparvero, di Elia infatti è scritto: “E com’essi (Elia ed Eliseo( continuavano a camminare discorrendo assieme, ecco un carro di fuoco e de’ cavalli di fuoco che li separarono l’uno dall’altro, ed Elia salì al cielo in un turbine” (2 Re 2:11), e di Enoc: “Ed Enoc camminò con Dio; poi disparve, perché Iddio lo prese” (Gen. 5:24) ed anche: “Per fede Enoc fu trasportato perché non vedesse la morte; e non fu più trovato, perché Dio l’avea trasportato; poiché avanti che fosse trasportato fu di lui testimoniato ch’egli era piaciuto a Dio” (Ebr. 11:5). E Dio non avrebbe agito così verso di loro se non avesse avuto per loro un piano particolare per il futuro, cioè se non avesse decretato di mandarli sulla terra dopo un certo tempo per fargli compiere qualche cosa. E poi, occorre tenere presente che di questi due testimoni si dice che “sono i due olivi e i due candelabri che stanno nel cospetto del Signore della terra” (Apoc. 11:4), per cui dato che la Scrittura nega la preesistenza delle anime, si deduce che questi due olivi e candelabri non possono essere altro che due esseri umani che hanno vissuto per un certo tempo sulla terra. E questo è proprio il caso sia di Elia che di Enoc.

Secondo, Elia era un profeta secondo che è scritto: “il profeta Elia” (1 Re 18:36) e quindi profetizzò; ed Enoc profetizzò secondo che è scritto: “Per loro pure profetizzò Enoc, il settimo da Adamo, dicendo: Ecco, il Signore è venuto con le sue sante miriadi per far giudicio contro tutti, e per convincere tutti gli empî di tutte le opere d’empietà che hanno empiamente commesse, e di tutti gli insulti che gli empî peccatori hanno proferiti contro di lui” (Giuda 14-15). E questi due testimoni quando faranno la loro comparsa profeteranno secondo che è scritto nell’Apocalisse: “E io darò ai miei due testimoni di profetare, ed essi profeteranno per milleduecentosessanta giorni, vestiti di cilicio” (Apoc. 11:3).

In relazione ad Elia poi, vorrei dire che c’è la certezza che egli verrà perché nel libro del profeta Malachia è scritto: “Ecco, io vi mando Elia, il profeta, prima che venga il giorno dell’Eterno, giorno grande e spaventevole. Egli ricondurrà il cuore dei padri verso i figliuoli, e il cuore de’ figliuoli verso i padri, ond’io, venendo, non abbia a colpire il paese di sterminio” (Mal. 4:5-6). Gesù Cristo stesso ha confermato la futura comparsa di Elia quando disse: “Certo, Elia deve venire e ristabilire ogni cosa” (Matt. 17:11).

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16. Caro fratello in Cristo, pace del Signore. Ho letto la tua risposta nella Sezione Escatologia n. 15 su apocalisse 11 relativa ai due testimoni e riscontro che è l'opinione comune. Ma io continuo a pensare che siano Elia e Mosè. Perchè? Al versetto 36 di Ap. 11 è scritto: "Costoro hanno potestà di chiudere il cielo, perchè non cada alcuna pioggia nei giorni della profezia; essi hanno pure potestà sulle acque, per convertirle in sangue e per percuotere la terra con qualunque piaga, ogni qualvolta che vorranno.". Su Elia siamo d'accordo per le ragioni che hai detto tu, ma questo versetto non parla anche di Mosè? Non potrebbe avere una resurrezione come quella di Lazzaro? In Deuteronomio cap. 34 v. 6 è scritto: "E l'Eterno lo seppellì nella valle del paese di Moab, di fronte a Beth-Peor; e nessuno ha conosciuto fino ad oggi il luogo della sua tomba." In Giuda v. 9 è scritto: "Invece l'Arcangelo Michele, quando in contesa col diavolo disputava intorno al corpo di Mosè, ...". Per ultimo ricordo il monte della trasfigurazione dove a Gesù, Pietro, Giacomo e Giovanni apparvero appunto Mosè ed Elia. Non può Dio aver nascosto fino ad oggi il suo corpo, non cedendolo a Satana, per resuscitarlo negli ultimi tempi? Cosa ne pensi?

Guarda, fratello, io non penso che Dio abbia voluto tenere nascosto il luogo dove seppellì Mosè, e non volle concedere il suo corpo a Satana, perché aveva intenzione di resuscitarlo negli ultimi tempi per mandarlo assieme ad Elia. Dio infatti potrebbe risuscitare Mosè di una resurrezione simile a quella di Lazzaro anche se il luogo della sua tomba fosse conosciuto e, ti dico, anche se avesse permesso a Satana di impossessarsi del suo corpo. C’è qualcosa di troppo difficile per Dio? La ragione per cui Dio volle tenere tenuto nascosto il luogo del suo seppellimento credo fu per evitare che quel luogo potesse diventare un luogo dove gli Israeliti si sarebbero recati a pregare Mosè o adorare il suo cadavere. Conoscendo quanto gli Israeliti fossero inclini all’idolatria ci sono buone ragioni per supporlo. Se consideri che oggi ci sono tombe di alcuni famosi rabbini ebrei che sono meta di pellegrinaggi da parte di migliaia di Ebrei i quali si recano alle loro tombe e li pregano, pensa quello che sarebbe successo della tomba di Mosè considerato tuttora il sommo dei maestri ebraici!

Per ciò che concerne il fatto di non averlo concesso a Satana, non saprei cosa dirti; certo è però che dato che Satana è nemico di Dio egli non avrebbe fatto di quel corpo un buon uso per cui Dio ebbe delle valide e giuste ragioni per non permettere che il diavolo si impadronisse del corpo di Mosè. Può essere stata una forma di rispetto nei confronti di Mosè di cui Dio ebbe sempre una grande stima.

C’è poi il fatto dell’apparizione di Mosè ed Elia sul monte santo; riguardo a ciò, vorrei farti notare che subito dopo quella visione Gesù, in risposta ad una specifica domanda dei suoi discepoli, parlò solo della venuta di Elia il quale deve venire e ristabilire ogni cosa, della venuta di Mosè non ne parlò. Tu mi dirai: ‘Ma non accennò neppure a quella di Enoc!’ E’ vero, però il fatto che proprio in quella circostanza in cui assieme ad Elia apparve proprio Mosè, egli tacque su una venuta futura di Mosè, mi fa pensare che non è Mosè che deve venire assieme ad Elia.

Ti ho spiegato dunque quello che penso a riguardo di una venuta di Mosè assieme ad Elia. Certamente, prima di arrivare alla conclusione che assieme ad Elia verrà Enoc, avevo preso in esame anche Mosè ed in particolare le stesse cose che mi hai fatto presente tu, ma dopo lungo esame e lunga riflessione ho visto che la Scrittura pendeva più verso Enoc. E’ una mia opinione naturalmente questa.

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17. Ti voglio comunicare anche, a proposito, un sito, che ho trovato su Web Ring di Yahoo, in cui parla, in un articolo dal titolo: ‘L'anima è immortale?’, tutto al contrario di come crediamo riguardo l'inferno ed altro. Forse già lo conosci, si chiama ‘La Chiesetta in Campagna’. Se ti è possibile, ti vorrei pregare di farmi sapere cosa ne pensi, o se già hai scritto qualcosa a proposito. Una cosa che ho notato, anzi che non ho notato, nell'articolo summenzionato, è che non viene menzionato il passo di Luca del ricco e Lazzaro. …. Ringraziandoti ancora ti do fraterni saluti.

Sono andato a vedere quella pagina che mi hai segnalato, conoscevo il sito ma non quell'articolo. Il contenuto di quell'articolo è fortemente e stoltamente contro l'immortalità dell'anima, e le pene eterne, semplicemente perchè il sito è un sito Avventista (questo l'ho capito visitando questa pagina

http://digilander.iol.it/parsifal/approfondimenti/santuario.html

dove viene esposta e difesa la loro perversa dottrina del santuario che io

ho ampiamente confutato nel mio libro al seguente indirizzo

www.lanuovavia.org/avventisti_2.html

e che ti invito a leggere attentamente) e gli Avventisti negano sia la prima che la seconda dottrina. E' un articolo mendace, esso è in aperto contrasto con l'insegnamento della Parola di Dio che non lascia dubbi di nessun genere sullo stato dei morti. Essi sono o in cielo con il Signore se erano salvati, o nell'ades o inferno se erano perduti. Come anche non lascia dubbi su quello che aspetta i peccatori una volta che saranno risuscitati, cioè lo stagno ardente di fuoco e di zolfo dove sperimenteranno una punizione eterna fatta di tormenti, pianti e stridore dei denti che dureranno nei secoli dei secoli.

Guarda, fratello, io ho scritto molto in difesa dell'immortalità dell'anima, del fuoco eterno, e delle pene eterne per i peccatori dopo il loro giudizio. Ne ho parlato parecchio sia nel mio libro sui Testimoni di Geova sia in quello degli Avventisti, ho confutato in maniera particolareggiata quei ragionamenti che si trovano anche in quell'articolo della Chiesetta di Campagna. Per cui ti invito ad andarti a leggere i capitoli di questi miei libri dove tratto queste questioni. Si tratta del capitolo 5 del libro sui Testimoni di Geova, e del capitolo 5 e del capitolo 6 del libro sugli Avventisti del Settimo giorno.

Del resto, ti saluto nel Signore. Stai saldo nella fede, e combatti per essa.

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18. Gli empi, quando saranno giudicati, riceveranno la medesima condanna?

In base a quello che ha insegnato il Signore Gesù Cristo, gli empi, quando in quel giorno saranno giudicati secondo le loro opere, non riceveranno la medesima condanna. Ecco le parole di Gesù da cui traiamo questa convinzione: “Allora egli prese a rimproverare le città nelle quali era stata fatta la maggior parte delle sue opere potenti, perché non si erano ravvedute. Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsaida! Perché se in Tiro e Sidone fossero state fatte le opere potenti compiute fra voi, già da gran tempo si sarebbero pentite, con cilicio e cenere. E però vi dichiaro che nel giorno del giudizio la sorte di Tiro e di Sidone sarà più tollerabile della vostra. E tu, o Capernaum, sarai tu forse innalzata fino al cielo? No, tu scenderai fino nell’Ades. Perché se in Sodoma fossero state fatte le opere potenti compiute in te, ella sarebbe durata fino ad oggi. E però, io lo dichiaro, nel giorno del giudizio la sorte del paese di Sodoma sarà più tollerabile della tua” (Mat. 11:20-24). Come puoi vedere, il fatto che in quel giorno la sorte di Sodoma sarà più tollerabile di quella di Capernaum significa che la colpa degli abitanti di Capernaum sarà considerata più grave di quella degli abitanti di Sodoma. Questo perché gli abitanti di Capernaum avevano visto nel loro mezzo le opere potenti compiute dal Figliuolo di Dio e non si erano ravveduti, cosa che invece avrebbero fatto gli abitanti di Sodoma se avessero visto le medesime opere potenti.

Anche quando Gesù mise in guardia dagli scribi fece capire che la condanna di taluni sarà superiore a quella di altri. Ecco le sue parole: “Guardatevi dagli scribi, i quali amano passeggiare in lunghe vesti, ed esser salutati nelle piazze, ed avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti ne’ conviti; essi che divorano le case delle vedove, e fanno per apparenza lunghe orazioni. Costoro riceveranno una maggior condanna” (Mar. 12:38-40).

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19. Che cosa significa che i santi giudicheranno il mondo e gli angeli (cfr. 1 Cor. 6:2-3)?

Che i santi giudicheranno il mondo significa che in quel giorno Dio concederà ai suoi santi di giudicare le nazioni, ossia di eseguire su loro il giudizio da Lui scritto, questo infatti è l’onore che hanno tutti i suoi fedeli. Questo lo si evince da quanto troviamo scritto nei Salmi: “Esultino i fedeli adorni di gloria, cantino di gioia sui loro letti. Abbiano in bocca le alte lodi di Dio, e una spada a due tagli in mano per far vendetta delle nazioni e infligger castighi ai popoli; per legare i loro re con catene e i loro nobili con ceppi di ferro, per eseguir su loro il giudizio scritto. Questo è l’onore che hanno tutti i suoi fedeli. Alleluia” (Sal. 149:5-9). In particolare, i dodici apostoli del Signore giudicheranno le dodici tribù d’Israele infatti Gesù disse loro: “Io vi dico in verità che nella nuova creazione, quando il Figliuol dell’uomo sederà sul trono della sua gloria, anche voi che m’avete seguitato, sederete su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele” (Matt. 19:28).

Che i santi giudicheranno gli angeli significa che i santi giudicheranno tutti quegli angeli che si sono ribellati a Dio, che sono sia quelli che non serbarono la loro dignità primiera ma lasciarono la loro propria dimora per commettere fornicazione con le figlie degli uomini (cfr. Giuda 6; Genesi 6:1-2), i quali angeli sono serbati da Dio in catene nelle tenebre in attesa del giudizio (cfr. 2 Piet. 2:4); e sia quegli angeli che quando Satana si ribellò a Dio lo seguirono e sono tuttora al suo servizio e seguito (cfr. Matt. 25:41; Apoc. 12:7). Ovviamente anche in questo caso, il giudizio che i santi eseguiranno sarà quello decretato da Dio.

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20. In cielo coloro che sono sposati continueranno ad essere sposati?

No, non continueranno ad essere sposati perché il vincolo matrimoniale si rompe con la morte. Tanto è vero che Paolo parlando ai santi di Roma dice: “Infatti la donna maritata è per la legge legata al marito mentre egli vive; ma se il marito muore, ella è sciolta dalla legge che la lega al marito. Ond’è che se mentre vive il marito ella passa ad un altro uomo, sarà chiamata adultera; ma se il marito muore, ella è libera di fronte a quella legge; in guisa che non è adultera se divien moglie d’un altro uomo” (Rom. 7:2-3). Se dunque una vedova non è adultera se passa ad un altro uomo, ciò vuol dire che non è più considerata moglie del marito defunto.

D’altronde il matrimonio implica una relazione sessuale tra uomo e donna e la possibilità di procreare (fino ad una certa età naturalmente e non per tutto il tempo del matrimonio se questo è lungo), tutte cose che in cielo dopo morti non si possono fare. In cielo uomo e donna non possono avere più rapporti sessuali neppure in vista della procreazione. La dimensione in cui essi si trovano non permette rapporti sessuali perchè essi sono là in cielo con l’anima senza il loro corpo e il rapporto sessuale tra uomo e donna è possibile solo con il corpo.

Che in cielo dopo morti non si è più sposati lo confermò Gesù quando rispose ad un quesito dei Sadducei; ecco la domanda dei Sadducei e la risposta di Gesù: “Maestro, Mosè ci ha scritto che se il fratello di uno muore avendo moglie ma senza figliuoli, il fratello ne prenda la moglie e susciti progenie a suo fratello. Or v’erano sette fratelli. Il primo prese moglie, e morì senza figliuoli. Il secondo pure la sposò; poi il terzo; e così fu dei sette; non lasciaron figliuoli, e morirono. In ultimo, anche la donna morì. Nella risurrezione dunque, la donna, di chi di loro sarà moglie? Perché i sette l’hanno avuta per moglie. E Gesù disse loro: I figliuoli di questo secolo sposano e sono sposati; ma quelli che saranno reputati degni d’aver parte al secolo avvenire e alla risurrezione dai morti, non sposano e non sono sposati, perché neanche possono più morire, giacché son simili agli angeli e son figliuoli di Dio, essendo figliuoli della risurrezione” (Luca 20:28-36). La risposta di Gesù – come puoi vedere – non lascia dubbi di alcun genere a riguardo della condizione post mortem degli sposati; essi sono simili agli angeli, cioè liberi da qualsiasi vincolo matrimoniale. E’ vero che nella suddetta risposta Gesù parlò della condizione degli sposati alla resurrezione, cioè dopo che saranno risorti, ma si evince che la medesima cosa si può dire anche della loro condizione fra la morte e la resurrezione. Se infatti alla resurrezione i figli di Dio non sposeranno e non saranno sposati pur ottenendo un corpo immortale e incorruttibile, cioè pur ritornando con la loro anima nel corpo, quanto più si può dire questa cosa dei figli di Dio dopo che sono morti quando sono in cielo solo con la loro anima? E poi, se così non fosse, ciò equivarrebbe a dire che il matrimonio è valido fino alla resurrezione per cui una vedova se passa ad un altro uomo commetterebbe adulterio (perché risulterebbe ancora moglie del defunto) il che contraddirebbe l’insegnamento biblico.

Con tutto questo discorso non si vuol dire naturalmente che un uomo in cielo non riconoscerà quella che sulla terra era stata sua moglie, perché in effetti in cielo ci riconosceremo perché saremo pienamente coscienti; per cui i figli riconosceranno i genitori, e viceversa, e i mariti le loro mogli e viceversa, ecc. ovviamente stiamo parlando di quei casi dove figli e genitori erano salvati, e dove marito e moglie erano ambedue credenti.

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21. Ho un grosso dubbio che spesso mi tiene lontano da Dio. Come mai alcuni versi della Bibbia dicono che verrà il giorno del giudizio e verranno giudicati i morti e i vivi? Ciò mi fa presupporre che tutti i morti antecedenti al giudizio, le loro anime non si sa dove sono (in Paradiso? nel purgatorio? nell'inferno?). Spero che capisca la domanda.

La tua domanda non è chiara nella sua prima parte, comunque sappi che la Scrittura parla di un giorno del giudizio in cui Dio giudicherà i morti, infatti nel libro dell’Apocalisse è scritto quanto segue: “Poi vidi un gran trono bianco e Colui che vi sedeva sopra, dalla cui presenza fuggiron terra e cielo; e non fu più trovato posto per loro. E vidi i morti, grandi e piccoli, che stavan ritti davanti al trono; ed i libri furono aperti; e un altro libro fu aperto, che è il libro della vita; e i morti furon giudicati dalle cose scritte nei libri, secondo le opere loro. E il mare rese i morti ch’erano in esso; e la morte e l’Ades resero i loro morti, ed essi furon giudicati, ciascuno secondo le sue opere. E la morte e l’Ades furon gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda, cioè, lo stagno di fuoco. E se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco” (Apoc. 20:11-15). Come puoi dunque vedere, Giovanni dice che in quel giorno – che seguirà il Millennio - saranno giudicati i morti sia grandi che piccoli e che questo giudizio sarà compiuto sulla base delle opere compiute dai morti mentre erano nel loro corpo. Questo giudizio però riguarda gli empi, ossia coloro che hanno operato male o gli increduli che hanno rifiutato di credere nel Vangelo per avere la vita eterna, e difatti Gesù parlando di coloro che hanno operato male disse che essi risusciteranno “in risurrezione di giudizio” (Giov. 5:29), ossia per essere giudicati e condannati.

I giusti invece non risusciteranno in risurrezione di giudizio ma in resurrezione di vita per ereditare la vita eterna (cfr. Giov. 5:29; Rom. 2:7). Questo però non significa che i giusti non saranno sottoposti a nessun giudizio perché anche loro saranno giudicati ma non per essere condannati ma per ricevere la retribuzione delle cose fatte nel corpo infatti Paolo dice ai Corinzi: “Poiché dobbiamo tutti comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione delle cose fatte quand’era nel corpo, secondo quel che avrà operato, o bene, o male” (2 Cor. 5:10), ed ai Romani: “Ma tu, perché giudichi il tuo fratello? E anche tu, perché disprezzi il tuo fratello? Poiché tutti compariremo davanti al tribunale di Dio; infatti sta scritto: Com’io vivo, dice il Signore, ogni ginocchio si piegherà davanti a me, ed ogni lingua darà gloria a Dio. Così dunque ciascun di noi renderà conto di se stesso a Dio” (Rom. 14:10-12). Dunque, quello a cui saranno sottoposti i giusti è un giudizio diverso perché non è un giudizio di condanna come nel caso degli empi. E come potrebbe mai essere un giudizio di condanna quando i giusti hanno alla destra del Padre un avvocato nella persona di Gesù Cristo, il Giusto, che è la propiziazione dei loro peccati? E come potrebbero essere sottoposti allo stesso giudizio degli empi quando la Bibbia dice che non c’è nessuna condanna per coloro che sono in Cristo Gesù? (cfr. Rom. 8:1) Anche per ciò che concerne questo giudizio esso avverrà alla resurrezione (questo si evince da queste parole di Gesù Cristo: “Quando fai un convito, chiama i poveri, gli storpi, gli zoppi, i ciechi; e sarai beato, perché non hanno modo di rendertene il contraccambio; ma il contraccambio ti sarà reso alla risurrezione de’ giusti”, Luca 14:13-14) che però per i giusti avverrà al ritorno di Cristo, quindi mille anni prima di quella degli empi perché quest’ultima si verificherà alla fine del millennio (cfr. Apoc. 20:11-15).

Quanto detto fino ad ora però non deve per nulla farti supporre che sia i giusti che gli empi non si sa dove si trovano prima dei loro rispettivi giudizi o prima delle loro rispettive resurrezioni perché la Scrittura come parla del giudizio a venire, parla anche della beatitudine e del tormento che patiscono rispettivamente le anime dei giusti e quelle degli empi in attesa del loro giudizio. I giusti sono infatti nel cielo con il Signore (cfr. Apoc. 6:9; 2 Cor. 5:8), mentre gli empi sono nell’Ades, nel fuoco, a piangere e stridere i denti (cfr. Luca 16:19-31). Il purgatorio non esiste, è un’invenzione di alcuni cosiddetti padri della Chiesa che purtroppo la Chiesa Cattolica Romana ha accettato.

Sullo stato dopo la morte sia dei giusti che degli empi ho scritto molto in maniera dettagliata, ti invito quindi ad andare a leggere questi miei scritti.

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22. Che cosa sono le potenze che sono nei cieli e che Gesù disse saranno scrollate (cfr. Matt. 24:29; Marco 13:25; Luca 21:26)?

Sono delle entità spirituali malvagie che si trovano nei luoghi celesti, ossia delle forze spirituali malvagie che sono in cielo. L’apostolo Pietro ne parla quando dice che Gesù è alla destra di Dio dove angeli, principati e potenze gli sono sottoposti (cfr. 1 Piet. 3:22). Sono anche chiamate potestà, Paolo dice che Cristo ha trionfato su di esse per mezzo della croce (cfr. Col. 2:15), e che il nostro combattimento è anche contro di esse (cfr. Ef. 6:12).

Il fatto che queste potenze nei cieli saranno scrollate vuol dire che esse si abbatteranno sulla terra ed anche questo contribuirà ad accrescere l’angoscia degli uomini. Nell’Apocalisse è menzionato un evento che si verificherà poco prima del ritorno dal cielo di Cristo e che ci fa capire bene che cosa avverrà quando le potenze che sono nei cieli saranno scrollate: si tratta dello scaraventamento di Satana e dei suoi angeli sulla terra. Ecco cosa dice Giovanni: “E vi fu battaglia in cielo: Michele e i suoi angeli combatterono col dragone, e il dragone e i suoi angeli combatterono, ma non vinsero, e il luogo loro non fu più trovato nel cielo. E il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato Diavolo e Satana, il seduttore di tutto il mondo, fu gettato giù; fu gettato sulla terra, e con lui furon gettati gli angeli suoi. Ed io udii una gran voce nel cielo che diceva: Ora è venuta la salvezza e la potenza ed il regno dell’Iddio nostro, e la potestà del suo Cristo, perché è stato gettato giù l’accusatore dei nostri fratelli, che li accusava dinanzi all’Iddio nostro, giorno e notte. Ma essi l’hanno vinto a cagion del sangue dell’Agnello e a cagion della parola della loro testimonianza; e non hanno amata la loro vita anzi l’hanno esposta alla morte. Perciò rallegratevi, o cieli, e voi che abitate in essi. Guai a voi, o terra, o mare! Perché il diavolo è disceso a voi con gran furore, sapendo di non aver che breve tempo” (Apoc. 12:7-12).

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23. Possiamo noi Cristiani aiutare i nostri cari che sono morti nei loro peccati?

No, noi non possiamo più aiutare quei nostri cari che sono morti nei loro peccati, cioè non riconciliati con Dio. E questo per la semplice ragione che essi sono all’inferno, in questo terribile luogo di tormento di cui parla la Scrittura, a piangere e stridere i denti. E in questo luogo essi non possono ricevere nessun aiuto da noi che ancora siamo vivi, quindi noi non possiamo aiutarli ad essere salvati, o magari contribuire mediante delle preghiere ad alleviare le loro sofferenze. Tutto ciò è impossibile farlo; perduti sono morti e perduti rimarranno per l’eternità. Nel giorno in cui poi essi risusciteranno, saranno giudicati secondo le loro opere e gettati nello stagno ardente di fuoco e di zolfo. In verità non rimane più nessuna speranza all’empio che muore. I peccatori, a prescindere che siano nostri familiari o parenti, li possiamo aiutare solo mentre sono ancora vivi in vista della loro salvezza; come? Annunciandogli la parola della croce, la salvezza per grazia mediante la fede in Cristo, ed esortandoli a pentirsi dei loro peccati e a credere in Cristo. Se essi accettano le nostre parole allora ne avranno del bene, ma se rifiuteranno fino alla loro morte, una volta morti dovranno soffrire pene intense per l’eternità che sta dinnanzi a loro. Il loro sangue ricadrà su loro, noi ne saremo netti.

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24. Ma è vero che Gesù Cristo un giorno ritornerà?

Sì, è vero perché lui stesso lo ha affermato in svariate maniere. Ti cito alcune sue parole: “Il vostro cuore non sia turbato; abbiate fede in Dio, e abbiate fede anche in me! Nella casa del Padre mio ci son molte dimore; se no, ve l’avrei detto; io vo a prepararvi un luogo; e quando sarò andato e v’avrò preparato un luogo, tornerò e v’accoglierò presso di me, affinché dove son io, siate anche voi” (Giov. 14:1-3); “Perché se uno si sarà vergognato di me e delle mie parole in questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figliuol dell’uomo si vergognerà di lui quando sarà venuto nella gloria del Padre suo coi santi angeli” (Mar. 8:38); “E come fu ai giorni di Noè, così sarà alla venuta del Figliuol dell’uomo. Infatti, come ne’ giorni innanzi al diluvio si mangiava e si beveva, si prendea moglie e s’andava a marito, sino al giorno che Noè entrò nell’arca, e di nulla si avvide la gente, finché venne il diluvio che portò via tutti quanti, così avverrà alla venuta del Figliuol dell’uomo. Allora due saranno nel campo; l’uno sarà preso e l’altro lasciato; due donne macineranno al mulino: l’una sarà presa e l’altra lasciata. Vegliate, dunque, perché non sapete in qual giorno il vostro Signore sia per venire. Ma sappiate questo, che se il padron di casa sapesse a qual vigilia il ladro deve venire, veglierebbe e non lascerebbe forzar la sua casa. Perciò, anche voi siate pronti; perché, nell’ora che non pensate, il Figliuol dell’uomo verrà” (Matt. 24:37-44); “Or subito dopo l’afflizione di que’ giorni, il sole si oscurerà, e la luna non darà il suo splendore, e le stelle cadranno dal cielo, e le potenze de’ cieli saranno scrollate. E allora apparirà nel cielo il segno del Figliuol dell’uomo; ed allora tutte le tribù della terra faranno cordoglio, e vedranno il Figliuol dell’uomo venir sulle nuvole del cielo con gran potenza e gloria” (Matt. 24:29-30).

Questo suo futuro ritorno dal cielo lo confermarono gli angeli che apparvero ai suoi discepoli quando Gesù fu tolto dinnanzi agli occhi loro ed assunto in cielo: quegli angeli dissero loro: “Uomini Galilei, perché state a guardare verso il cielo? Questo Gesù che è stato tolto da voi ed assunto in cielo, verrà nella medesima maniera che l’avete veduto andare in cielo” (Atti 1:11).

Anche gli apostoli del Signore Gesù confermarono che Gesù un giorno ritornerà dal cielo.

Paolo per esempio dice ai Filippesi: “Quanto a noi, la nostra cittadinanza è ne’ cieli, d’onde anche aspettiamo come Salvatore il Signor Gesù Cristo, il quale trasformerà il corpo della nostra umiliazione rendendolo conforme al corpo della sua gloria, in virtù della potenza per la quale egli può anche sottoporsi ogni cosa” (Fil. 3:20-21), ai Tessalonicesi: “Poiché è cosa giusta presso Dio il rendere a quelli che vi affliggono, afflizione; e a voi che siete afflitti, requie con noi, quando il Signor Gesù apparirà dal cielo con gli angeli della sua potenza, in un fuoco fiammeggiante, per far vendetta di coloro che non conoscono Iddio, e di coloro che non ubbidiscono al Vangelo del nostro Signor Gesù. I quali saranno puniti di eterna distruzione, respinti dalla presenza del Signore e dalla gloria della sua potenza, quando verrà per essere in quel giorno glorificato nei suoi santi e ammirato in tutti quelli che hanno creduto, e in voi pure, poiché avete creduto alla nostra testimonianza dinanzi a voi” (2 Tess. 1:6-10) ed anche: “Or, fratelli, circa la venuta del Signor nostro Gesù Cristo e il nostro adunamento con lui, vi preghiamo di non lasciarvi così presto travolgere la mente, né turbare sia da ispirazioni, sia da discorsi, sia da qualche epistola data come nostra, quasi che il giorno del Signore fosse imminente. Nessuno vi tragga in errore in alcuna maniera; poiché quel giorno non verrà se prima non sia venuta l’apostasia e non sia stato manifestato l’uomo del peccato, il figliuolo della perdizione, l’avversario, colui che s’innalza sopra tutto quello che è chiamato Dio od oggetto di culto; fino al punto da porsi a sedere nel tempio di Dio, mostrando se stesso e dicendo ch’egli è Dio. Non vi ricordate che quand’ero ancora presso di voi io vi dicevo queste cose? E ora voi sapete quel che lo ritiene ond’egli sia manifestato a suo tempo. Poiché il mistero dell’empietà è già all’opra: soltanto v’è chi ora lo ritiene e lo riterrà finché sia tolto di mezzo. E allora sarà manifestato l’empio, che il Signor Gesù distruggerà col soffio della sua bocca, e annienterà con l’apparizione della sua venuta” (2 Tess. 2:1-8); e a Timoteo: “Io t’ingiungo d’osservare il comandamento divino da uomo immacolato, irreprensibile, fino all’apparizione del nostro Signor Gesù Cristo, la quale sarà a suo tempo manifestata dal beato e unico Sovrano, il Re dei re e Signor dei signori” (1 Tim. 6:14-15).

Pietro dice: “Diletti, non vi stupite della fornace accesa in mezzo a voi per provarvi, quasiché vi avvenisse qualcosa di strano. Anzi, in quanto partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevene, affinché anche alla rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi giubilando” (1 Piet. 4:12-13) ed anche: “E quando sarà apparito il sommo Pastore, otterrete la corona della gloria che non appassisce” (1 Piet. 5:4).

Giacomo dice: “Siate dunque pazienti, fratelli, fino alla venuta del Signore. Ecco, l’agricoltore aspetta il prezioso frutto della terra pazientando, finché esso abbia ricevuto la pioggia della prima e dell’ultima stagione. Siate anche voi pazienti; rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina” (Giac. 5:7-8).

Lo scrittore agli Ebrei dice: “E come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio, così anche Cristo, dopo essere stato offerto una volta sola per portare i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza peccato, a quelli che l’aspettano per la loro salvezza” (Ebr. 9:27-28).

Giovanni dice: “Ed ora, figliuoletti, dimorate in lui, affinché, quando egli apparirà, abbiam confidanza e alla sua venuta non abbiam da ritrarci da lui, coperti di vergogna” (1 Giov. 2:28) e sempre Giovanni descrive così il ritorno glorioso di Cristo dal cielo, descrizione che fa perché la antivide in visione: “Poi vidi il cielo aperto, ed ecco un cavallo bianco; e colui che lo cavalcava si chiama il Fedele e il Verace; ed egli giudica e guerreggia con giustizia. E i suoi occhi erano una fiamma di fuoco, e sul suo capo v’eran molti diademi; e portava scritto un nome che nessuno conosce fuorché lui. Era vestito d’una veste tinta di sangue, e il suo nome è: la Parola di Dio. Gli eserciti che sono nel cielo lo seguivano sopra cavalli bianchi, ed eran vestiti di lino fino bianco e puro. E dalla bocca gli usciva una spada affilata per percuoter con essa le nazioni; ed egli le reggerà con una verga di ferro, e calcherà il tino del vino dell’ardente ira dell’Onnipotente Iddio. E sulla veste e sulla coscia porta scritto questo nome: RE DEI RE, SIGNOR DEI SIGNORI.” (Apoc. 19:11-16)

Come puoi quindi vedere, il ritorno di Gesù Cristo dal cielo (chiamato anche ‘venuta’, ‘apparizione’, e ‘rivelazione della sua gloria’) è un evento futuro predetto in maniera molto chiara dalla Parola di Dio, e sappi che esso si verificherà a suo tempo. Come a suo tempo si adempì la prima venuta del Messia predetta anch’essa dalla Scrittura (le Scritture profetiche, in altre parole gli scritti sacri dell’Antico Testamento); per certo si adempirà pure questa sua seconda venuta che per altro non è stata predetta solo da Gesù Cristo e dagli apostoli, ma persino dagli stessi profeti sotto l’antico patto, infatti il profeta Isaia ebbe a dire: “Poiché ecco, l’Eterno verrà nel fuoco, e i suoi carri saranno come l’uragano per dare la retribuzione della sua ira con furore, per eseguire le sue minacce con fiamme di fuoco. Poiché l’Eterno eserciterà il suo giudizio col fuoco e colla sua spada, contro ogni carne; e gli uccisi dall’Eterno saranno molti” (Is. 66:15-16) e il profeta Zaccaria: “Ecco, viene un giorno dell’Eterno, in cui le tue spoglie saranno spartite in mezzo a te. Io adunerò tutte le nazioni per far guerra a Gerusalemme, e la città sarà presa, le case saranno saccheggiate, e le donne violate; la metà della città andrà in cattività, ma il resto del popolo non sarà sterminato dalla città. Poi l’Eterno si farà innanzi e combatterà contro quelle nazioni, com’egli combatté, le tante volte, il dì della battaglia. I suoi piedi si poseranno in quel giorno sul monte degli Ulivi ch’è dirimpetto a Gerusalemme a levante, e il monte degli Ulivi si spaccherà per il mezzo, da levante a ponente, sì da formare una gran valle, e metà del monte si ritirerà verso settentrione, e l’altra metà verso mezzogiorno. E voi fuggirete per la valle de’ miei monti, poiché la valle de’ monti s’estenderà fino ad Atsal; fuggirete, come fuggiste davanti al terremoto ai giorni di Uzzia, re di Giuda; e l’Eterno, il mio Dio, verrà, e tutti i suoi santi con lui” (Zacc. 14:1-5).

E chi ama il Signore Gesù dica: “Sì, vieni Signore Gesù”.

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25. La Bibbia parla della reincarnazione?

No, la Bibbia non parla della dottrina della reincarnazione perché la dottrina della reincarnazione insegna che l’essere umano una volta morto si va a reincarnare, a secondo del suo comportamento tenuto sulla terra, in un altro essere umano o in un animale. E questo perché egli deve mietere nella vita successiva il frutto delle sue azioni compiute in questa vita, ed espiare i debiti che ha contratto con le sue cattive azioni in questa vita. Tutte cose queste che sono completamente estranee alla Sacra Scrittura la quale insegna invece che l’uomo quando muore continua ad esistere in maniera cosciente o in paradiso o all’inferno; il paradiso è il luogo di riposo destinato a coloro che muoiono in Cristo, mentre l’inferno è il luogo di tormento destinato a coloro che muoiono nei loro peccati.

In questi luoghi le anime, cioè quelle dei giusti e quelle degli ingiusti, aspettano la resurrezione del loro corpo che per i morti in Cristo si verificherà al ritorno di Cristo sulla terra, mentre per gli ingiusti al termine dei mille anni durante i quali Cristo regnerà sulla terra con i santi.

I giusti risorgeranno in resurrezione di vita poiché con il loro corpo immortale e incorruttibile vivranno per l’eternità con il Signore, mentre gli ingiusti risorgeranno in resurrezione di giudizio poiché saranno giudicati da Dio in base alle loro azioni e saranno gettati nel fuoco eterno che è il luogo di tormento finale dove rimarranno nei secoli dei secoli a soffrire.

Ma per una spiegazione e una confutazione della dottrina della reincarnazione più dettagliata leggi il capitolo finale del mio libro sul New Age.

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26. E’ vero che la Bibbia insegna che il corpo che va nella tomba un giorno sarà risuscitato?

Sì, è vero, Gesù infatti ha detto molto chiaramente quanto segue: “Non vi maravigliate di questo; perché l’ora viene in cui tutti quelli che son nei sepolcri, udranno la sua voce e ne verranno fuori; quelli che hanno operato bene, in risurrezione di vita; e quelli che hanno operato male, in risurrezion di giudicio” (Giov. 5:28-29), e Paolo disse “che ci sarà una resurrezione dei giusti e degli ingiusti” (Atti 24:15).

Quindi non tutti coloro che risorgeranno avranno una resurrezione uguale, nel senso che la sorte che attende i risorti non è uguale per tutti. Ci sono infatti quelli che erediteranno la vita e la gloria e si tratta dei giusti, e quelli che invece saranno giudicati e condannati ad una eterna infamia e si tratta degli ingiusti. I giusti poi risorgeranno il giorno che Cristo tornerà dal cielo secondo che è scritto: “Poiché questo vi diciamo per parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati; perché il Signore stesso, con potente grido, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e i morti in Cristo risusciteranno i primi; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo insiem con loro rapiti sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre col Signore” (1 Tess. 4:15-17) ed anche: “Poiché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saran tutti vivificati; ma ciascuno nel suo proprio ordine: Cristo, la primizia; poi quelli che son di Cristo, alla sua venuta” (1 Cor. 15:22-23); essi risorgeranno con un corpo glorioso, immortale e incorruttibile, simile al corpo con cui risuscitò Gesù Cristo (che è il primogenito dai morti; cfr. 1 Cor. 15:20, Col. 1:18) secondo che è scritto: “Quanto a noi, la nostra cittadinanza è ne’ cieli, d’onde anche aspettiamo come Salvatore il Signor Gesù Cristo, il quale trasformerà il corpo della nostra umiliazione rendendolo conforme al corpo della sua gloria, in virtù della potenza per la quale egli può anche sottoporsi ogni cosa” (Fil. 3:20-21).

Mentre gli ingiusti risorgeranno alla fine del millennio (cfr. Apoc. 20:11-15), e risorgeranno con un corpo che per ciò che noi sappiamo sarà un corpo indistruttibile perché essi saranno gettati nel fuoco eterno dove saranno tormentati in eterno.

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27. Che cosa dice la Bibbia a riguardo del Giudizio finale?

La Bibbia dice che “Iddio giudicherà il giusto e l’empio poiché v’è un tempo per il giudicio di qualsivoglia azione e, nel luogo fissato, sarà giudicata ogni opera” (Eccl. 3:17) ed anche: “Poiché Dio farà venire in giudizio ogni opera, tutto ciò ch’è occulto, sia bene, sia male” (Eccl. 12:16).

Dunque sia i giusti che gli empi saranno sottoposti al giudizio; ma c’è una differenza tra i due giudizi, perché il giudizio dei giusti non sarà un giudizio di condanna appunto perché essi sono dei giusti, ossia perché sono stati giustificati mediante la fede, e per essi non c’è condanna secondo che è scritto: “Non v’è dunque ora alcuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù” (Rom. 8:1). Essi certamente compariranno davanti al tribunale di Dio, ma non per essere condannati ma per essere retribuiti secondo quel che avranno operato mentre erano nel loro corpo. Paolo lo dice questo ai Corinzi quando dice: “Poiché dobbiamo tutti comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione delle cose fatte quand’era nel corpo, secondo quel che avrà operato, o bene, o male” (2 Cor. 5:10) e ai Romani quando dice: “Ma tu, perché giudichi il tuo fratello? E anche tu, perché disprezzi il tuo fratello? Poiché tutti compariremo davanti al tribunale di Dio; infatti sta scritto: Com’io vivo, dice il Signore, ogni ginocchio si piegherà davanti a me, ed ogni lingua darà gloria a Dio. Così dunque ciascun di noi renderà conto di se stesso a Dio” (Rom. 14:10-12). I giusti hanno sì la vita eterna ma è giusto che per tutto il loro operato siano giudicati e ottengano il premio che meritano in base alla loro fatica. Per loro dunque non è previsto nessun giudizio di condanna perché Gesù disse: “In verità, in verità io vi dico: Chi ascolta la mia parola e crede a Colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita” (Giov. 5:24). Il giudizio di condanna invece è previsto e prestabilito per gli empi, sia quelli vissuti prima della venuta di Cristo che dopo. Di questo altro giudizio ne parlò Gesù Cristo quando disse: “Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsaida! Perché se in Tiro e Sidone fossero state fatte le opere potenti compiute fra voi, già da gran tempo si sarebbero pentite, con cilicio e cenere. E però vi dichiaro che nel giorno del giudizio la sorte di Tiro e di Sidone sarà più tollerabile della vostra. E tu, o Capernaum, sarai tu forse innalzata fino al cielo? No, tu scenderai fino nell’Ades. Perché se in Sodoma fossero state fatte le opere potenti compiute in te, ella sarebbe durata fino ad oggi. E però, io lo dichiaro, nel giorno del giudizio la sorte del paese di Sodoma sarà più tollerabile della tua” (Matt. 11:21-24) e anche quando disse: “La regina del Mezzodì risusciterà nel giudizio con gli uomini di questa generazione e li condannerà; perché ella venne dalle estremità della terra per udir la sapienza di Salomone; ed ecco qui v’è più che Salomone. I Niniviti risusciteranno nel giudizio con questa generazione e la condanneranno; perché essi si ravvidero alla predicazione di Giona; ed ecco qui v’è più che Giona” (Luca 11:31-32).

Anche Paolo ne parlò quando disse che nel giorno dell’ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio, Dio renderà a quelli che sono contenziosi e non ubbidiscono alla verità ma ubbidiscono all’ingiustizia, ira e indignazione (cfr. Rom. 2:7-8). Così come ne parlò anche Giovanni che in visione vide le cose come andranno in quel giorno. Ecco le sue parole: “Poi vidi un gran trono bianco e Colui che vi sedeva sopra, dalla cui presenza fuggiron terra e cielo; e non fu più trovato posto per loro. E vidi i morti, grandi e piccoli, che stavan ritti davanti al trono; ed i libri furono aperti; e un altro libro fu aperto, che è il libro della vita; e i morti furon giudicati dalle cose scritte nei libri, secondo le opere loro. E il mare rese i morti ch’erano in esso; e la morte e l’Ades resero i loro morti, ed essi furon giudicati, ciascuno secondo le sue opere. E la morte e l’Ades furon gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda, cioè, lo stagno di fuoco. E se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco” (Apoc. 20:11-15).

Un’altra differenza tra i due giudizi è il tempo in cui avverranno, perché quello dei giusti avverrà al ritorno di Cristo quando i giusti risorgeranno in resurrezione di vita (cfr. Luca 14:14), mentre quello degli empi avverrà alla fine del millennio quando tutti gli empi risorgeranno in resurrezione di giudizio.

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28. Ti scrivo per avere dei chiarimenti intorno alla dottrina dell'immortalità dell'anima. Ho letto dall'indice degli avventisti il capitolo 5 che tratta l'anima. Fino ad oggi sono sempre stato convinto di un'esistenza dell'anima nel corpo fisico e di una sua esistenza anche dopo la morte. Ultimamente ho intrapreso questo studio dietro coinvolgimento di un Pastore avventista (Paolo Benini). La mia domanda che rivolgo a te è la seguente: Se Gesù è la vita, che tutte le cose sussistono in Lui, che in Dio ci muoviamo, viviamo e siamo, come può un'anima avere esistenza all'inferno seppure punitiva? La morte è separazione da Dio ch'è vita, ma l'eterna condanna di satana, dei demoni e degli uomini comporta un'esistenza. Vorrei capire come una cosa può esistere essendo anche separata da Dio. Un altro punto per me ancora incomprensibile è: Se alcune anime con la morte vanno direttamente all'inferno e quindi patiscono i tormenti del fuoco, come mai la Bibbia insegna la risurrezione dei morti e il giudizio finale?

Fratello, la risposta è perché Dio ha stabilito che l’anima dell’uomo fosse immortale, per cui essa a prescindere che sia un anima giusta o un anima empia, continuerà a vivere dopo la morte. La stessa cosa vale sia per Satana, e i demoni, anche loro sono immortali, nel senso che sono degli esseri spirituali che sono destinati a vivere per sempre, nel loro caso però essi non hanno un corpo di carne e ossa come lo abbiamo noi essendo delle entità spirituali, quindi hanno una fisionomia e un aspetto, ma sono creature che vivranno per sempre. Ovviamente, dal momento che saranno condannati al fuoco eterno, cominceranno a patire i tormenti ai quali sono stati destinati a motivo della loro ribellione. Certamente, vivranno separati da Dio per l’eternità, ma potranno farlo, cioè potranno continuare ad esistere, solo perché è Dio a volerlo. Lui può fare pure questo. Potrebbe annientarli, magari dopo un certo tempo che si trovano nel fuoco eterno, è vero, perché Lui è Onnipotente, e quindi risparmiargli dei tormenti; ma NON E’ LA SUA VOLONTA’. Come faccio a dirlo? Perché la Scrittura, che non può essere annullata, dice che cosa aspetta satana e i suoi demoni, il tormento eterno. E dato che la Scrittura è la Parola di Dio, io ritengo che Dio così ha deciso riguardo a Satana e i suoi demoni, e così farà a suo tempo, li scaraventerà nel fuoco eterno dove saranno tormentati nei secoli dei secoli.

In merito alla tua seconda domanda, rispondo dicendoti che anche in questo caso è così perché così Dio ha stabilito. E credo che Egli abbia stabilito una cosa giusta, perché come il peccatore pecca usando il suo corpo, così è giusto che per i suoi misfatti sia punito assieme al suo corpo e non senza. La punizione certamente lo aspetta di già dopo morto, infatti la sua anima va nel fuoco dell’Ades, ma è una punizione parziale e temporanea perché il peccatore quando risorgerà in quel giorno, allora recupererà il suo corpo nel quale aveva vissuto dandosi ai piaceri della carne, e con esso comparirà davanti al tribunale di Dio per essere giudicato secondo le sue opere, e ricevere la misura di condanna che egli merita in base ai suoi peccati. Se il peccatore fosse punito solo dopo morto con il fuoco, quindi senza il proprio corpo, Dio agirebbe ingiustamente perché il corpo che il peccatore ha utilizzato per peccare contro Dio, non incorrerebbe in nessuna punizione eterna; mentre invece Dio risuscitando in quel giorno le anime di tutti peccatori, facendoli tornare in vita con un corpo, e gettando l’uomo - anima e corpo - nella morte seconda mostra la sua eccelsa giustizia. Non dimenticarti che Gesù ha chiamato il Padre suo “Colui che può fare perire l’anima e il corpo nella geenna” (Matt. 10:28), il che lascia sottointendere che il giusto e completo giudizio di Dio nei confronti degli empi è quello di farli patire sia con l’anima che con il loro corpo per l’eternità nel fuoco della geenna o fuoco eterno. Ma per fare ciò, egli deve prima risuscitare gli empi che sono morti, da qui quindi la ragione per cui è necessaria la resurrezione degli empi e il giudizio finale.

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29. Nei tuoi studi non ho trovato uno studio sulle settanta settimane. Che cosa pensi dunque delle settanta settimane di Daniele? Alcuni vi vedono la predizione della prima venuta di Cristo e della sua opera di redenzione, tu che ne dici? Vorrei poi sapere se sei d'accordo sullo spostamento della settantesima settimana al tempo della fine. Se sei d'accordo vorrei capire come fanno gli studiosi a spostarla.

“Settanta settimane son fissate riguardo al tuo popolo e alla tua santa città, per far cessare la trasgressione, per metter fine al peccato, per espiare l’iniquità, e addurre una giustizia eterna, per suggellare visione e profezia, e per ungere un luogo santissimo. Sappilo dunque, e intendi! Dal momento in cui è uscito l’ordine di restaurare e riedificare Gerusalemme fino all’apparire di un unto, di un capo, vi sono sette settimane; e in sessantadue settimane essa sarà restaurata e ricostruita, piazze e mura, ma in tempi angosciosi. Dopo le sessantadue settimane, un unto sarà soppresso, nessuno sarà per lui. E il popolo d’un capo che verrà, distruggerà la città e il santuario; la sua fine verrà come un’inondazione; ed è decretato che vi saranno delle devastazioni sino alla fine della guerra. Egli stabilirà un saldo patto con molti, durante una settimana; e in mezzo alla settimana farà cessare sacrifizio e oblazione; e sulle ali delle abominazioni verrà un devastatore; e questo, finché la completa distruzione, che è decretata, non piombi sul devastatore” (Daniele 9:24-27).

Ascolta, fratello, in merito a questa interpretazione data alle settanta settimane di cui si parla nel libro di Daniele sono piuttosto perplesso, è una perplessità che mi accompagna ormai da molti anni. Ma innanzi tutto vediamo da vicino che cosa dice nei particolari questa interpretazione data alle settanta settimane.

Nel libro Harmaghedon. Petrolio e Crisi del Medio Oriente, scritto da John F. Walvoord e John E. Walvoord (pubblicato in Italia dalle Edizioni Casa Biblica nel 1978), viene detto: ‘La profezia di Daniele ci offre la chiave per comprendere tutto il dramma degli ultimi giorni. Il nuovo capo mediterraneo causerà una serie di terribili eventi, che sono descritti dettagliatamente da Daniele e dallo scrittore del libro dell’Apocalisse. Secondo Gesù, quest’uomo sarà l’ultimo conquistatore che invaderà Gerusalemme e dissacrerà il Tempio – “l’abominazione della desolazione della quale ha parlato il profeta Daniele” (Matteo 24:15). Il riferimento di Gesù a questo evento, aggiunge un altro pezzo importante al ‘mosaico’ profetico di Gesù a questo evento, aggiunge un altro pezzo importante al ‘mosaico’ profetico. In Daniele 9:24-27 il profeta menziona un periodo di 70 settimane di anni, cioè 490 anni, durante il quale avranno luogo degli importanti eventi che coinvolgeranno Gerusalemme ed il popolo ebraico. I primi due ‘sotto-periodi’ più importanti comprenderebbero 483 anni, cioè 69 settimane. La parola tradotta ‘settimana’ in realtà significa ‘sette’ e si riferisce ad anni, non a giorni. Questo periodo è stato descritto da Daniele in questi termini: “Sappilo dunque, e intendi! Dal momento in cui è uscito l’ordine di restaurare e riedificare Gerusalemme fino all’apparire di un unto, di un capo, vi sono sette settimane (49 anni); e in sessantadue settimane (434 anni) essa sarà restaurata e ricostruita, piazze e mura, ma in tempi angosciosi. Dopo le sessantadue settimane, un unto sarà soppresso, nessuno sarà con lui. E il popolo d’un capo che verrà, distruggerà la città e il santuario; la sua fine verrà come un’inondazione; ed è decretato che vi saranno delle devastazioni sino alla fine della guerra” (Daniele 9:25-26). Il primo sotto-periodo delle 70 settimane di Daniele cominciò con un decreto di restaurare e ricostruire Gerusalemme, il decreto dato a Nehemia nel 445 a. C. Le prime 7 settimane o 49 anni, indicavano il periodo necessario per ricostruire Gerusalemme. Il secondo sotto-periodo di 62 settimane (434 anni) indicava il tempo che sarebbe passato fino a che il Messia non sarebbe stato ucciso. Se addizioniamo questi due sotto-periodi ci renderemo conto della straordinaria esattezza della profezia di Daniele: i 483 anni terminarono proprio prima che Gesù fosse rifiutato come Messia dalla nazione d’Israele e crocifisso. Tuttavia, non è ancora venuto il tempo della settimana di sette anni. Il “popolo di un capo che verrà”, con riferimento all’esercito romano di quel tempo, venne e distrusse la città ed il tempio nel 70 d.C, come era stato predetto. Ma il futuro capo, il dominatore del rinnovato Impero Romano, andrà incontro al suo destino profetico durante gli ultimi sette anni che devono ancora venire. Il nuovo capo della Confederazione Mediterranea sarà “il capo che verrà”. Egli dominerà completamente la Confederazione Mediterranea costituita da dieci nazioni. Una volta realizzato questo, farà la sua prossima mossa decisiva. Negozierà un trattato di pace, garantendo la sicurezza d’Israele e pacificando il Medio Oriente. Secondo Daniele, questo importante passo sarà fatto durante gli ultimi 7 anni dei predetti 490 anni. Saranno in realtà gli ultimi 7 anni della storia del mondo, prima di Harmaghedon e la seconda venuta di Cristo. “Egli stabilirà un saldo patto con molti, durante una settimana; e in mezzo alla settimana farà cessare sacrifizio e oblazione; e sulle ali delle abominazioni verrà un devastatore; e questo, finché la completa distruzione, che è decretata, non piombi sul devastatore” (Daniele 9:27). Il capo della Confederazione Mediterranea passerà da una tattica di pace ad una tattica di aggressione. Dopo aver fatto la pace con Israele, durante i primi tre anni e mezzo, governerà quale dittatore di quella che allora sarà la Confederazione Mediterranea formata da dieci nazioni, mantenendo il suo patto con Israele. A metà dei sette anni egli violerà questo patto. Come abbiamo fatto notare nel capitolo precedente, tutto ciò coinciderà molto probabilmente con il tentativo, da parte della Russia, di invadere Israele e con la misteriosa distruzione della Russia stessa. Mentre la bilancia del potere penderà a suo favore ed il mondo sarà sorpreso della sconfitta della Russia, l’Anticristo rivelerà il suo vero carattere: si dichiarerà dittatore del mondo ed eliminerà qualsiasi opposizione’ (pag. 159-162).

Nel libro Verità Fondamentali di Floyd C. Woodworth Jr. – David D. Duncan, (Roma 1996), a proposito di Daniele 9:25 viene detto: ‘Notate che l’ordine di restaurare e ricostruire Gerusalemme venne dato nel ventesimo anno di Artaserse (Nehemia 2:1-8). Da un attento esame degli archivi storici risulta che la data di questo decreto è il 445 a. C. La città venne effettivamente ricostruita in tempi angosciosi, poi, dopo altri 434 anni apparve l’Unto, esattamente come era stato profetizzato. Gli studiosi biblici hanno calcolato molto attentamente che esattamente 483 anni dopo il decreto di Artaserse, Gesù, l’Unto di cui parla questa profezia, fece il Suo ingresso trionfale in Gerusalemme, al termine del Suo ministerio sulla terra (Luca 19:28-38), poi, dopo alcuni giorni, fu soppresso con la crocifissione’ (pag. 271), e a proposito del verso 26 si legge: ‘Nel passaggio successivo della visione di Daniele l’angelo gli dice che il popolo del capo che verrà distruggerà la città e il santuario, dopo la soppressione dell’Unto (v. 26). Questa parte della profezia si compì in modo accurato nel 70 d. C. quando l’esercito romano distrusse la città di Gerusalemme, le sue mura, bruciò il santuario (il tempio) e non lasciò in piedi neppure le stesse pietre sul quale era edificato (Matteo 24:2). Fu a quel tempo che Israele, cessò di esistere come nazione sovrana che governava se stessa. Il popolo venne disperso fino alle estremità della terra ed i piani a lungo termine che Dio aveva predetto (Daniele 9:24) vennero apparentemente posticipati’ (pag. 271).

Ora, le ragioni per cui non condivido queste interpretazioni che pretendono di vedere in quelle parole di Daniele anche la prima venuta di Cristo sono le seguenti.

Partendo dal presupposto che gli anni vanno contati dal 445 avanti Cristo, questo unto sarebbe dovuto apparire dopo 49 anni quindi nel 396 avanti Cristo, e la città di Gerusalemme sarebbe dovuta essere ricostruita in 434 anni a partire dal 396 avanti Cristo. Ecco cosa dice infatti il libro di Daniele: “Dal momento in cui è uscito l’ordine di restaurare e riedificare Gerusalemme fino all’apparire di un unto, di un capo, vi sono sette settimane; e in sessantadue settimane essa sarà restaurata e ricostruita, piazze e mura, ma in tempi angosciosi”. Tutte cose che non si sono verificate, Gesù infatti non è apparso nel 396 e la città di Gerusalemme non fu ricostruita in 434 anni a partire da quella data del 396.

Se dopo 434 anni a partire dal 396 e cioè nel 30 dopo Cristo, un unto fu soppresso e questo unto è Gesù, e il popolo di un capo che verrà e che distruggerà Gerusalemme è l’esercito romano che distrusse Gerusalemme nel 70 dopo Cristo, il capo che stabilirà un saldo patto con molti durante una settimana e in mezzo alla settimana farà cessare sacrificio e oblazione, deve per forza di cose essere lo stesso capo di quel popolo che ha distrutto la santa città. E quindi la predizione non si riferisce ad un tempo futuro perché si è già verificata.

Il problema poi è quello di spiegare come è possibile che l’unto che sarebbe apparso dopo 7 settimane (49 anni) a partire dall’ordine di ricostruire Gerusalemme sia lo stesso unto che dopo le 62 settimane (434) anni sarebbe stato soppresso, infatti se questi due unti fossero lo stesso unto ciò vuol dire che questo unto sarebbe vissuto almeno 434 anni!!! Capisci bene che una cosa del genere non si può dire in nessuna maniera riguardo a Gesù.

Queste sono le ragioni per cui personalmente evito di parlare di queste 70 settimane nella maniera in cui ne parlano molti pastori, perché mi troverei davanti a tante contraddizioni.

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30. Che cosa vuol dire Paolo quando dice: “Non tutti morremo, ma tutti saremo mutati” (1 Cor. 15:52)?

Paolo con quelle parole ha voluto dire che non tutti i discepoli di Cristo sperimenteranno la morte fisica e questo perché alla venuta di Cristo ci saranno dei santi vivi fisicamente che non morranno quanto alla carne.

Sia i santi morti che quelli ancora vivi in quel giorno, subiranno un mutamento corporale. I morti in Cristo infatti risusciteranno ossia usciranno dai loro sepolcri con un corpo glorioso, incorruttibile e immortale; mentre i santi viventi saranno mutati o trasformati da Cristo che darà loro un corpo glorioso, immortale e incorruttibile. Paolo ce lo dice nella lettera ai Corinzi: “In un momento, in un batter d’occhio, al suon dell’ultima tromba. Perché la tromba sonerà, e i morti risusciteranno incorruttibili, e noi saremo mutati. Poiché bisogna che questo corruttibile rivesta incorruttibilità, e che questo mortale rivesta immortalità” (1 Cor. 15:52-53) e lo conferma nella sua prima lettera ai Tessalonicesi: “Perché il Signore stesso, con potente grido, con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e i morti in Cristo risusciteranno i primi; poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo insiem con loro rapiti sulle nuvole, a incontrare il Signore nell’aria; e così saremo sempre col Signore” (1 Tess. 4:16-17).

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31. In che cosa consiste l’apostasia che deve precedere la venuta del Signore secondo che è scritto ai Tessalonicesi: “Quel giorno non verrà se prima non sia venuta l’apostasia” (2 Tess. 2:3)?

Consiste nell’abbandono della fede da parte di taluni credenti. Paolo infatti dice a Timoteo quanto segue: “Ma lo Spirito dice espressamente che nei tempi a venire alcuni apostateranno dalla fede, dando retta a spiriti seduttori e a dottrine di demonî per via della ipocrisia di uomini che proferiranno menzogna, segnati di un marchio nella loro propria coscienza; i quali vieteranno il matrimonio e ordineranno l’astensione da cibi che Dio ha creati affinché quelli che credono e hanno ben conosciuta la verità, ne usino con rendimento di grazie. Poiché tutto quel che Dio ha creato è buono; e nulla è da riprovare, se usato con rendimento di grazie; perché è santificato dalla parola di Dio e dalla preghiera” (1 Tim. 4:1-5).

Come puoi ben vedere, tra le dottrine di demoni che abbracceranno coloro che apostateranno c’è il divieto del matrimonio e il divieto di mangiare certi cibi. Certamente questa apostasia, dopo che Paolo scrisse sia ai Tessalonicesi che a Timoteo, si è verificata nel corso della storia della Chiesa perché ci sono stati vari casi di credenti che fino ad oggi hanno apostatato dalla fede, e questa apostasia continuerà ad esserci io penso in misura sempre maggiore man mano che il giorno del Signore si avvicinerà sempre più. Penso infatti che poco prima del ritorno del Signore ci sarà un’apostasia senza precedenti nella storia della Chiesa. Per spiegarti questo è come nel caso dell’anticristo che deve venire, infatti non è che fino ad ora non sono apparsi degli anticristi sulla terra, anzi ce ne sono stati - e ce ne sono ancora - tanti di anticristi, ma nessuno di essi era l’anticristo che il Signore distruggerà alla sua venuta con il soffio della sua bocca perché questo anticristo deve ancora venire e sarà peggiore di tutti quelli esistiti prima di lui. Così anche per ciò che concerne l’apostasia di cui parla Paolo ai Tessalonicesi, io penso che si tratti di un’apostasia senza precedenti nella storia della Chiesa.

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32. Questi cieli e questa terra saranno rinnovati o saranno annichiliti e al loro posto Dio ne creerà altri?

Questi cieli e questa terra saranno annichiliti perché è scritto nella seconda epistola di Pietro quanto segue: “Ma il giorno del Signore verrà come un ladro; in esso i cieli passeranno stridendo, e gli elementi infiammati si dissolveranno, e la terra e le opere che sono in essa saranno arse. Poiché dunque tutte queste cose hanno da dissolversi, quali non dovete voi essere, per santità di condotta e per pietà, aspettando e affrettando la venuta del giorno di Dio, a cagion del quale i cieli infocati si dissolveranno e gli elementi infiammati si struggeranno? Ma, secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e nuova terra, ne’ quali abiti la giustizia” (2 Piet. 3:10-13).

Le seguenti affermazioni ‘tutte queste cose hanno da dissolversi’, ‘i cieli infuocati si dissolveranno’ e ‘gli elementi infiammati si struggeranno’, come si può ben vedere, non lasciano alcun dubbio sulla sorte che aspetta sia questi cieli che questa terra. Sorte che conferma pure Giovanni nell’Apocalisse quando dice che vide, dopo il millennio, un gran trono bianco e Colui che vi sedeva sopra dalla cui presenza fuggirono terra e cielo e non fu più trovato posto per loro (cfr. Apoc. 20:11), ed anche: “Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il primo cielo e la prima terra erano passati, e il mare non era più” (Apoc. 21:1).

Ma non ha forse detto pure Gesù che “il cielo e la terra passeranno” (Matt. 24:35)?

La Scrittura insegna dunque che per nuovi cieli e nuova terra non si devono intendere questi cieli e questa terra rinnovati, ma dei nuovi cieli e una nuova terra che Dio creerà a suo tempo e nei quali abiteranno per l’eternità i suoi santi.

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33. Diventeremo angeli quando andremo in cielo?

No, noi credenti non diventeremo angeli quando moriremo e andremo in cielo con il Signore.

Gli angeli sono delle creature celesti che in cielo rimangono distinti e separati dalle anime di coloro che muoiono nel Signore. Questo lo si evince in maniera chiara da quanto dice Giovanni nell’Apocalisse che dice di aver visto in cielo “le anime di quelli ch’erano stati uccisi per la parola di Dio e per la testimonianza che aveano resa” (Apoc. 6:9) che si trovavano sotto l’altare davanti a Dio, e gli angeli che stavano in piedi attorno al trono e agli anziani e alle quattro creature viventi (cfr. Apoc. 7:11).

E poi si tenga presente che gli angeli sono degli spiriti ministratori mandati a servire a pro di coloro che hanno da eredare la salvezza (cfr. Ebr. 1:14), per cui essi sono degli esseri celesti che Dio manda a compiere delle mansioni in favore dei credenti sulla terra, ciò è confermato molte volte dalla Sacra Scrittura. Mentre le anime di coloro che muoiono nel Signore non vengono mandate da Dio sulla terra a servire i santi, ma rimangono in cielo.

E poi coloro che muoiono nel Signore non possono diventare angeli perché in cielo attendono la resurrezione dei loro corpi e quando questa avverrà allora la loro anima si riunirà con il loro corpo trasformato dalla potenza di Dio in un corpo glorioso, immortale e incorruttibile. E si badi bene che nemmeno quando i morti in Cristo risorgeranno essi diventeranno degli angeli, essi saranno però simili agli angeli perché non potranno più morire, ecco il significato delle seguenti parole di Gesù: “I figliuoli di questo secolo sposano e sono sposati; ma quelli che saranno reputati degni d’aver parte al secolo avvenire e alla risurrezione dai morti, non sposano e non sono sposati, perché neanche possono più morire, giacché son simili agli angeli e son figliuoli di Dio, essendo figliuoli della risurrezione” (Luca 20.34-36).

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34. Che tipo di resurrezione sperimentarono quei santi che risuscitarono quando Gesù spirò sulla croce (cfr. Mat. 27:51-53)? Si può dire che essi risuscitarono in resurrezione di vita?

Quei santi che risuscitarono quando Gesù spirò sulla croce sperimentarono una resurrezione come quella che sperimentò Lazzaro dopo quattro giorni che era nel sepolcro, e quindi una resurrezione corporale diversa da quella a vita che sarà sperimentata dai santi al ritorno di Cristo e che consiste in una trasformazione del corpo in un corpo immortale e incorruttibile. Alcuni insegnano invece che quei santi sperimentarono una resurrezione corporale come quella che sperimentò Gesù Cristo, ma questo non può essere assolutamente vero e te lo dimostro immediatamente facendoti notare una palese contraddizione in cui cadono coloro che affermano una simile cosa. Matteo dice: “E Gesù, avendo di nuovo gridato con gran voce, rendé lo spirito. Ed ecco, la cortina del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, e la terra tremò, e le rocce si schiantarono, e le tombe s’aprirono, e molti corpi de’ santi che dormivano, risuscitarono; ed usciti dai sepolcri dopo la risurrezione di lui, entrarono nella santa città, ed apparvero a molti” (Matt. 27:50-53). Nota molto bene innanzi tutto che le tombe si aprirono e molti dei corpi dei santi che dormivano risuscitarono QUANDO GESU’ MORI’ SULLA CROCE, perché questo evento è messo in relazione alla sua morte come anche lo squarcio della cortina del tempio, il terremoto e lo schianto delle rocce. Quindi quei santi risuscitarono prima di Gesù Cristo perché Gesù risuscitò tre giorni dopo la sua morte. Ora, se essi fossero risuscitati con un corpo immortale ciò significherebbe inequivocabilmente che Cristo non è stato il primo uomo a risorgere dai morti con un corpo incorruttibile e immortale e quindi che Egli non è “il primogenito dai morti” (Col. 1:18) o “la primizia di quelli che dormono” (1 Cor. 15:20). Come si potrebbe infatti affermare che lo è, dicendo che dei santi risuscitarono in resurrezione di vita, prima che lui risorgesse dai morti? Ecco dunque dimostrato come è impossibile che quei santi abbiano sperimentato una resurrezione corporale come quella di Gesù e come quella che sperimenteranno i morti in Cristo alla sua venuta. Dunque, il fatto che quei santi risuscitarono prima di Gesù esclude automaticamente che siano risuscitati in resurrezione di vita. Bada bene quindi a non farti ingannare su questo punto da qualcuno che dice che quella resurrezione invece accadde dopo la resurrezione di Cristo, perché non è la loro resurrezione che avvenne dopo la resurrezione di Cristo, ma la loro uscita dai sepolcri, la loro entrata in Gerusalemme e la loro apparizione a molti ecco infatti le parole di Matteo: “Ed usciti dai sepolcri dopo la risurrezione di lui, entrarono nella santa città, ed apparvero a molti” (Matt. 27:53).

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35. Che cosa significa che il giorno del Signore verrà come viene un ladro nella notte (cfr. 1 Tess. 5:2)?

Significa che quel giorno per coloro che camminano nelle tenebre, cioè per i figli di questo secolo, verrà all’improvviso, e non scamperanno affatto. Ho detto per coloro che camminano nelle tenebre, perché i figliuoli della luce, cioè i figli di Dio, non saranno colti da quel giorno come da un ladro nella notte. I figliuoli della luce infatti vegliano e pregano nell’attesa di quel giorno, lo aspettano con pazienza perché sanno che Gesù Cristo ne ha parlato, anche se Egli non ha detto né il giorno e neppure l’ora del suo ritorno. Gesù però ha detto quali sono le cose che precederanno quel giorno, per cui i credenti sono nettamente avvantaggiati nei confronti degli increduli perché sanno le cose che devono succedere prima di quel giorno. Da qui l’esortazione di Gesù: “Ma quando queste cose cominceranno ad avvenire, rialzatevi, levate il capo, perché la vostra redenzione è vicina” (Luca 21:28), e: “Così anche voi quando vedrete avvenir queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino” (Luca 21:31).

E’ ovvio che se un credente smette di vegliare e di pregare, anche su lui il giorno del Signore verrà a guisa di ladro perché anche lui si ritroverà a camminare nelle tenebre come tutti gli altri, cioè a dormire come gli altri. Ecco perché Paolo ci dice: “Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, sì che quel giorno abbia a cogliervi a guisa di ladro; poiché voi tutti siete figliuoli di luce e figliuoli del giorno; noi non siamo della notte né delle tenebre; non dormiamo dunque come gli altri, ma vegliamo e siamo sobrî. Poiché quelli che dormono, dormono di notte; e quelli che s’inebriano, s’inebriano di notte; ma noi, che siamo del giorno, siamo sobrî, avendo rivestito la corazza della fede e dell’amore, e preso per elmo la speranza della salvezza. Poiché Iddio non ci ha destinati ad ira, ma ad ottener salvezza per mezzo del Signor nostro Gesù Cristo, il quale è morto per noi affinché, sia che vegliamo sia che dormiamo, viviamo insieme con lui” (1 Tess. 5:4-10).

Vegliamo dunque e siamo sobri, non diamoci a gozzoviglie, a ubriachezze, a lascivie e alla lussuria, e non lasciamoci aggravare dalle ansiose sollecitudini di questa vita, affinché quel giorno non ci venga addosso all’improvviso come un ladro nella notte. Noi sappiamo che il Signore verrà e che questa sua venuta è vicina, il fatto di non sapere né il giorno e neppure l’ora non ci preoccupa ma ci spinge a vegliare e a pregare per essere trovati pronti dal nostro Padrone quando egli tornerà dal cielo.

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36. E’ giusto dire che il ritorno del Signore è imminente?

No, non è giusto perché il termine ‘imminente’ significa ‘che sta per accadere’, ‘che è sul punto di verificarsi’; quindi l’accadimento è una questione di giorni. Per esempio se diciamo che la pubblicazione di un libro è imminente intendiamo dire ‘fra pochissimo tempo il libro sarà pubblicato’; se diciamo che l’approvazione di una certa legge è imminente intendiamo dire che nello spazio di poche ore o pochi giorni quella legge sarà approvata; se diciamo che la nascita di un bambino è imminente intendiamo dire che quel bambino fra poche ore o pochi giorni uscirà dal seno della madre e vedrà la luce. Dire quindi che la venuta del Signore è imminente è sbagliato perché prima di quel giorno si deve verificare l’apostasia e deve manifestarsi l’uomo del peccato. L’apostasia in una certa misura si sta verificando ma andrà aumentando man mano che il giorno del Signore si avvicinerà, mentre l’uomo del peccato o l’anticristo ancora non è apparso. Questo lo dico basandomi su queste chiare ed inequivocabili parole dell’apostolo Paolo che mise in guardia i santi di Tessalonica proprio dall’errore di credere che la venuta del Signore fosse imminente. Ascolta le sue parole: “Or, fratelli, circa la venuta del Signor nostro Gesù Cristo e il nostro adunamento con lui, vi preghiamo di non lasciarvi così presto travolgere la mente, né turbare sia da ispirazioni, sia da discorsi, sia da qualche epistola data come nostra, quasi che il giorno del Signore fosse imminente. Nessuno vi tragga in errore in alcuna maniera; poiché quel giorno non verrà se prima non sia venuta l’apostasia e non sia stato manifestato l’uomo del peccato, il figliuolo della perdizione, l’avversario, colui che s’innalza sopra tutto quello che è chiamato Dio od oggetto di culto; fino al punto da porsi a sedere nel tempio di Dio, mostrando se stesso e dicendo ch’egli è Dio. Non vi ricordate che quand’ero ancora presso di voi io vi dicevo queste cose? E ora voi sapete quel che lo ritiene ond’egli sia manifestato a suo tempo. Poiché il mistero dell’empietà è già all’opra: soltanto v’è chi ora lo ritiene e lo riterrà finché sia tolto di mezzo. E allora sarà manifestato l’empio, che il Signor Gesù distruggerà col soffio della sua bocca, e annienterà con l’apparizione della sua venuta. La venuta di quell’empio avrà luogo, per l’azione efficace di Satana, con ogni sorta di opere potenti, di segni e di prodigî bugiardi; e con ogni sorta d’inganno d’iniquità a danno di quelli che periscono perché non hanno aperto il cuore all’amor della verità per esser salvati” (2 Tess. 2:1-10).

Le cose sono chiare, molto chiare, ci dobbiamo guardare da coloro che vogliono farci passare la venuta del Signore e il nostro adunamento con lui come cose imminenti perché quel giorno non verrà se non dopo che sarà venuta l’apostasia e manifestato l’uomo del peccato.

Colgo l’occasione anche per dire questo; quei pastori che insegnano che il ritorno del Signore è imminente in molti casi per ritorno del Signore intendono la prima fase di questo ritorno che loro chiamano il ritorno del Signore per i credenti (o rapimento), che distinguono dalla seconda fase che consiste invece nel ritorno del Signore con i credenti e che avverrà sette anni (o per altri dopo tre anni e mezzo) dopo il rapimento, e quindi dopo che sarà manifestato l’anticristo che per loro apparirà dopo il rapimento (per cui i credenti quando verrà l’anticristo non saranno più sulla terra). Quindi loro quando dicono che il ritorno del Signore è imminente vogliono dire che il rapimento è imminente ossia che può verificarsi anche in questa notte. Li si sente spesso dire infatti: ‘Il Signore potrebbe tornare anche in questa notte!’. Ovviamente questa suddivisione in due fasi del ritorno del Signore è arbitraria perché come abbiamo visto Paolo in riferimento alla venuta del Signore e al nostro adunamento con lui parla di “quel giorno” per cui si tratta di un unico giorno e non di due giorni in cui avverranno prima il rapimento e poi il ritorno del Signore con i suoi eletti. Quindi il definire ‘imminente’ il ritorno del Signore scaturisce da questa strana suddivisione in due fasi della venuta del Signore.

Considero il definire ‘imminente’ il ritorno del Signore un errore che noi dobbiamo evitare per non illudere noi stessi e per non illudere altri. Gli apostoli non si espressero mai in questi termini; usiamo soltanto espressioni bibliche quando parliamo del ritorno del Signore (e non solo quando parliamo del ritorno del Signore). Per altro, questi pastori commettono un altro errore oltre quello di dire ai credenti che la venuta del Signore è imminente ed è quello di dire che i credenti che non parteciperanno a questo imminente rapimento (perché evidentemente non pronti e quindi perché ribelli) anche dopo di esso avranno la possibilità di essere salvati lo stesso anche se sulla terra ci sarà l’anticristo in questo periodo post-rapimento. Non si capisce quindi a cosa serva esortare i credenti a prepararsi a questo imminente rapimento quando poi anche coloro che si getteranno alle spalle la Parola di Dio avranno un’altra opportunità per andare con il Signore! Sarebbe come dire ai peccatori di ravvedersi e credere nel Signore subito perché se morissero all’improvviso nei loro peccati andrebbero all’inferno; e poi insegnare che se essi muoiono nei loro peccati avranno nell’aldilà un’altra opportunità per essere salvati!! Giudica da te stesso quello che dico.

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37. Pace! Ti pongo un quesito con la speranza di ricevere una tua risposta al più presto. Corrispondo da qualche anno con una ragazza e ultimamente siamo arrivate a parlare della morte. Un paio di mesi fa questa mia amica ha perso sua nonna alla quale era molto legata e lei mi ha scritto nell’ultima lettera che “le persone a noi care scomparse sono lassù in cielo, con nostro Signore e ci aiutano; quando ci troviamo in difficoltà tendono la mano e ci accompagnano nel nostro cammino”, poi in un altro passo della lettera dice: “Sono in sintonia con te quando dici che un giorno ritroveremo le persone che sono mancate, perché so che esiste una vita oltre la morte, però penso che esse siano già davanti a nostro Signore, e non siano diciamo solo ‘addormentati’, ma vegliano su di noi!”. In una precedente lettera le ho citato alcuni versi biblici (Ecclesiaste 9:5 e Salmo 146:3-4), ma ora vorrei avere un ulteriore aiuto da te in modo da poterla aiutare a sradicare tutte le sciocchezze che le hanno inculcato. Lei crede che quello che le ho scritto è semplicemente una mia opinione, ed io cercherò di farle capire (con l’aiuto di Dio) che quello che le dico lo traggo direttamente dalla Parola di Dio e che quindi non è nulla di personale.

Ascolta, dalle parole di questa tua amica si evince che lei crede che esiste una vita dopo la morte, e che i nostri cari morti sono in uno stato cosciente in paradiso da dove vegliano su di noi stendendo la loro mano per aiutarci nelle nostre difficoltà e per guidarci nel nostro cammino.

Ora, ella fa bene nel credere che esiste una vita dopo la morte, ma è bene farle presente innanzi tutto che non per tutti coloro che muoiono la morte rappresenta un passaggio a vita migliore, cioè non tutti coloro che muoiono vanno in cielo con il Signore. E questo perché non tutti muoiono nel Signore, ossia non tutti si addormentano riconciliati con Dio (morire nel Signore infatti non significa altro che morire in pace con Dio, con i propri peccati perdonati per la sua grazia). Molti infatti durante la loro vita erano perduti, e perduti sono rimasti fino alla fine della loro vita, e perduti quindi rimarranno anche nell’aldilà, e quindi in questo caso se ne andranno nel soggiorno dei morti, quello che comunemente chiamiamo ‘inferno’ (dal latino infernus che vuole dire ‘luogo che è di sotto, inferiore’) dove c’è il pianto e lo stridore dei denti, dove l’anima del peccatore è tormentata da un fuoco non attizzato da mano d’uomo. Questo insegna la Scrittura quando dice: “Gli empi se n’andranno al soggiorno de’ morti, sì, tutte le nazioni che dimenticano Iddio” (Sal. 9:17) e qua aspetterà il giudizio perché è stabilito che l’uomo muoia una volta sola dopo di che viene il giudizio (cfr. Ebr. 9:27), e quel giudizio sarà un giudizio di condanna perché comparirà davanti a Dio nel giorno del giudizio per essere giudicato secondo le sue opere e gettato nello stagno ardente di fuoco e di zolfo che è la morte seconda (cfr. Apoc. 20:11-15). Ecco perché per il peccatore quando muore non c’è più la possibilità di salvezza, dice giustamente la Scrittura: “Quale speranza rimane mai all’empio quando Iddio gli toglie, gli rapisce l’anima?” (Giob. 27:8). Dunque, per queste anime morte nei loro peccati quello che le aspetta dopo la morte è il tormento, il pianto e lo stridore dei denti. Anche la storia del ricco e di Lazzaro raccontata da Gesù Cristo insegna questa cosa (cfr. Luca 16:19-31).

Per coloro che invece muoiono nel Signore, allora le cose sono totalmente differenti perché essi entrano nel paradiso celeste, vanno a dimorare con il Signore in cielo dove c’è la gloria e regna la pace. Qui, sì che si sta meglio di quanto si stia su questa terra. Ecco quello che dice la Scrittura: “Beati i morti che da ora innanzi muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, essendo che si riposano dalle loro fatiche, poiché le loro opere li seguono” (Apoc. 14:13). Dunque, niente tormento per i morti in Cristo, ma riposo dalle loro fatiche. Coloro che muoiono nel Signore sono definiti BEATI appunto perché entrano nel riposo di Dio che è per coloro che perseverano nella fede fino alla fine. Per un Cristiano dunque dipartirsi dal corpo significa andare a vivere una vita migliore. Paolo ne era conscio infatti disse ai Filippesi che per lui la morte era guadagno, e che aveva il desiderio di partire e d’essere con Cristo perché era cosa di gran lunga migliore di rimanere sulla terra (cfr. Fil. 1:21-23), ed ai Corinzi disse che lui e i suoi collaboratori avevano “molto più caro di partire dal corpo e d’abitare col Signore” (2 Cor. 5:8).

Ora, definiti i luoghi di destinazione per gli ingiusti e per i giusti, ossia per i perduti e per i salvati, dopo la morte, occorre dire che per ciò che concerne i santi che sono in cielo, ossia coloro che muoiono nel Signore, essi non solo non ci vedono, ma neppure ci ascoltano, e non possono venirci in aiuto in alcuna maniera. Essi si riposano dalle loro fatiche, lo abbiamo visto, non sono impegnati in una opera di vigilanza o di guida nei confronti di noi sulla terra. I morti non sanno nulla, dice l’Ecclesiaste (9:5), nel senso che pur essendo pienamente coscienti di dove sono – in questo caso parliamo dei credenti in cielo, ma la stessa cosa vale per i perduti nel soggiorno dei morti – non sanno quello che avviene a noi qui sulla terra. Per vigilare su di noi, ossia per proteggerci e guidarci, Dio ha stabilito che ci siano gli angeli che la Scrittura chiama “spiriti ministratori, mandati a servire a pro di quelli che hanno da eredare la salvezza” (Ebr. 1:14). Ecco chi sono coloro che adempiono dei servizi nei nostri riguardi da parte di Dio, gli angeli. E basta leggere sia l’Antico Testamento che il Nuovo, per capire come in effetti siano proprio queste creature che Dio usa per liberarci dalle nostre distrette, per guidarci, per proteggerci, e così via. Anche se noi non li vediamo, essi ci sono, e ci assistono. Ovviamente è Dio il nostro protettore, il nostro liberatore, la nostra guida, ma Egli ha dei suoi ministri invisibili ai nostri occhi a cui ordina di proteggerci e di liberarci.

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38. Molti insegnano che la venuta di Gesù Cristo sarà suddivisa in due fasi, la prima per i credenti (rapimento) e la seconda con i credenti alla fine dei sette anni della grande tribolazione: condividi questo insegnamento?

No, non condivido questo insegnamento perché leggendo le Scritture si evince che la venuta di Cristo per i credenti e la venuta di Cristo con i credenti avverranno in uno stesso giorno, e non a distanza di 7 anni, o tre anni e mezzo come dicono altri. In altre parole, Gesù Cristo quando in quel giorno apparirà dal cielo, o come dice in un altro passo, scenderà dal cielo, con potente grido e con voce d’arcangelo e con la tromba di Dio, risusciterà i morti in Cristo, poi muterà i santi che saranno ancora vivi, e tutti andremo ad incontrare il Signore nell’aria. Poi in quello stesso giorno Cristo combatterà contro gli eserciti della terra che si aduneranno contro di lui, li vincerà sterminandoli, e poi inizierà il millennio in cui Cristo regnerà con i suoi santi sulla terra per mille anni. Ovviamente il ritorno di Cristo avverrà dopo che sarà manifestato l’anticristo perché quest’ultimo sarà distrutto con il soffio della bocca di Gesù e annientato con l’apparizione della sua venuta.

Le parole della Bibbia che più di tutte mi hanno persuaso che il ritorno del Signore (che comprende la sua apparizione, la resurrezione dei giusti e il mutamento dei santi viventi) non è suddiviso in due fasi separate tra esse da sette anni sono le seguenti: “Or, fratelli, circa la venuta del Signor nostro Gesù Cristo e il nostro adunamento con lui, vi preghiamo di non lasciarvi così presto travolgere la mente, né turbare sia da ispirazioni, sia da discorsi, sia da qualche epistola data come nostra, quasi che il giorno del Signore fosse imminente. Nessuno vi tragga in errore in alcuna maniera; poiché quel giorno non verrà se prima non sia venuta l’apostasia e non sia stato manifestato l’uomo del peccato, il figliuolo della perdizione, l’avversario, colui che s’innalza sopra tutto quello che è chiamato Dio od oggetto di culto; fino al punto da porsi a sedere nel tempio di Dio, mostrando se stesso e dicendo ch’egli è Dio. Non vi ricordate che quand’ero ancora presso di voi io vi dicevo queste cose? E ora voi sapete quel che lo ritiene ond’egli sia manifestato a suo tempo. Poiché il mistero dell’empietà è già all’opra: soltanto v’è chi ora lo ritiene e lo riterrà finché sia tolto di mezzo. E allora sarà manifestato l’empio, che il Signor Gesù distruggerà col soffio della sua bocca, e annienterà con l’apparizione della sua venuta” (2 Tess. 2:1-8).

Come puoi vedere, Paolo quando parla ai Tessalonicesi di QUEL GIORNO (2:3) si riferisce alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e il nostro adunamento con lui (2:1). Non solo, egli colloca pure QUEL GIORNO dopo che sarà manifestato l’anticristo infatti dice che il Signore Gesù lo distruggerà e annienterà.

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39. Ciao Giacinto. Vengo subito al dunque. In Matteo 10:28 “E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna.” Questo secondo la traduzione nuova riveduta della Bibbia Cei. A mio parere qui Gesù si riferiva al fatto che l'uomo ha timore di chi uccide non di chi tormenta. Altrimenti avrebbe detto non temete quelli che possono torturare solo il corpo... Quindi di temere chi in realtà può uccidere sia l'anima che il corpo, che è nei pieni poteri del Creatore. In ogni caso Dio può uccidere anche l'anima visto che l'ha creata. E' il Creatore che stabilisce le regole. Non è vero che l'anima è immortale. Dio la può distruggere, quindi di per sè non è affatto invulnerabile alla morte. Spero di avere il tuo parere alle mie considerazioni.

Nei miei scritti ho ampiamente dimostrato che secondo l'insegnamento della Scrittura l'uomo ha all'interno del suo corpo mortale un’anima immortale che quindi continua a vivere dopo la morte. E ho spesso citato anche le parole di Gesù in Matteo 10:28, dico ‘anche’ perchè non sono le sole parole che dimostrano che l'anima dell'uomo non muore con il corpo. E' evidente infatti che se Gesù ha detto che noi non dobbiamo temere coloro che possono uccidere il corpo, ma non possono uccidere l'anima, egli ha implicitamente asserito che gli uomini hanno un anima che non può cessare di esistere con la morte dell'uomo. La morte quindi pone fine all'esistenza del corpo, ma non a quella dell'anima. Ecco perchè dunque noi Cristiani non dobbiamo temere gli uomini, perchè loro possono solo porre fine all'esistenza del nostro corpo, ma non a quella dell'anima che anche dopo la morte continua a vivere in un luogo di conforto e di riposo in attesa della resurrezione, quando essa si ricongiungerà con il corpo. Ma tu dici che il potere di uccidere l'anima lo ha Iddio, che la può distruggere. Attenzione, perchè qui commetti uno sbaglio, perchè il fatto che Dio può fare perire l'anima non significa per nulla che lui un giorno la annienterà, ma che Egli ha il potere di mandarla nello stagno ardente di fuoco e di zolfo assieme al corpo. Cosa questa che avverrà nei confronti degli empi alla resurrezione (cfr. Apocalisse 20:11-15).

Dio può fare tutto, certo, ma non può certamente rinnegare quanto ha detto o stabilito. Se lui ha stabilito nei confronti dei peccatori che la loro anima debba vivere per l'eternità dopo la morte, prima in un luogo di tormento chiamato Ades e poi alla resurrezione nel fuoco eterno o Geenna assieme al corpo, certamente manderà ad effetto il suo piano. Un altro esempio, Dio avrebbe pure il potere di annientare il diavolo e farlo tornare a non esistere, essendo anch'esso stato creato da Dio, ma questo non rientra nel suo volere e piano, infatti nell'Apocalisse viene detto che esso sarà tormentato nello stagno ardente di fuoco e di zolfo nei secoli dei secoli, quindi per sempre (cfr. Apocalisse 20:10). Dunque, stai attento, perchè sei giunto a un errata conclusione a riguardo dell'anima appoggiandoti sul fatto che Dio può distruggere ciò che ha creato. Il fatto che egli sia in grado di fare una cosa, non significa che quella cosa per forza di cose rientri nel suo volere.

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EXTRATERRESTRI

1. Ci sono altri esseri umani come noi o simili a noi su altri pianeti?

Ancora non sono stati scoperti pianeti su cui c’è vita, e siamo sicuri non ne saranno mai scoperti perché la Parola di Dio esclude che ci siano altri pianeti abitati. Se si legge la storia della creazione dei cieli della terra e di tutto ciò che è in essi, si noterà che Dio fece l’uomo solo su questa terra ponendolo nel giardino d’Eden, in oriente.

Come si spiegano allora tutte quelle apparizioni di cosiddetti extraterrestri che alcuni asseriscono di avere avuto? Mi limito a dire che sono manifestazioni sataniche in cui degli spiriti maligni si mascherano da extraterrestri per sedurre le persone. (Seducono le persone che vanno a consultare i loro morti prendendo le sembianze dei morti e imitando la loro voce, che c’è di strano se le seducono anche prendendo le sembianze di extraterrestri?).

A dimostrazione di ciò c’è il fatto che questi cosiddetti extraterrestri incitano le persone a disubbidire a Dio. Un esempio per tutti è il movimento ufologico Raeliano il cui fondatore asserisce di avere visto degli extraterrestri che gli hanno parlato e gli hanno detto che non esistono né Dio, né l’anima, né il paradiso e neppure l’inferno; che il matrimonio è inutile, esiste piena liberà sessuale, tutto è permesso. Spesso poi questi ‘contattati’ sono dati allo spiritismo (i membri del movimento raeliano per esempio lo praticano usando un particolare medaglione) perché questo è il mezzo tramite cui essi pensano di mettersi in contatto con questi esseri!! Non c’è bisogno di commentare queste cose; parlano da sé.

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GEDEONI

1. Nella Chiesa che io sto frequentando da circa quattro anni si è formato un gruppo del movimento internazionale Gedeoni; …. voi li conoscete? …. mi date informazioni approfondite?

I Gedeoni sono una associazione di Cristiani sorta nel 1899. Le cose – stando al resoconto storico dei Gedeoni - andarono così. Nell’autunno dell’anno 1898, John H. Nicholson di Janesville (Wisconsin) giunse al Central Hotel a Boscobel (Wisconsin) per passarvi la notte. Essendo che l’Hotel era affollato gli fu suggerito di prendere un letto in una camera doppia con Samuel E. Hill di Beloit (Wisconsin). I due uomini scoprirono presto che ambedue erano dei Cristiani, e che John Nicholson a dodici anni aveva promesso a sua madre morente che avrebbe letto la Parola di Dio e pregato ogni giorno. Era sua abitudine da molti anni di leggere la Bibbia prima di andare a letto. Essi pregarono assieme, e mentre erano in preghiera davanti a Dio ricevettero dei pensieri che poi si sarebbero sviluppati nell’associazione.

Il 31 Maggio del 1899, essi si incontrarono, e decisero di riunire assieme dei commercianti viaggiatori cristiani per un reciproco riconoscimento, per evangelizzare personalmente e per essere uniti nel servizio al Signore. Decisero di convocare una riunione a Janesville il primo Luglio 1899.

A quella riunione vennero solo tre uomini; John H. Nicholson (1859-1946), Samuel E. Hill (1867-1936) e Will J. Knights (1853-1940). Si organizzarono stabilendo Hill come presidente, Knights come vice presidente e Nicholson come segretario e tesoriere. Parlarono molto del nome che doveva avere l’associazione e dopo avere pregato molto Dio affinché li guidasse a scegliere il giusto nome, il signor Knights si alzò dalle sue ginocchia e disse: ‘Noi ci chiameremo Gedeoni’, lesse il sesto e il settimo capitolo del libro dei Giudici e spiegò le ragioni per adottare quel nome. Gedeone fu un uomo che era disposto a fare esattamente quello che Dio voleva da lui. Gli elementi fondamentali del suo carattere erano l’umiltà, la fede e l’obbedienza.

Nel 1908 in una riunione a Louisville (Kentucky) dell’Associazione dei Gedeoni, fu presa la decisione di porre una Bibbia in ogni stanza da letto degli Hotel negli Stati Uniti d’America. Lo scopo ovviamente era quello di guadagnare più anime possibili a Cristo Gesù.

L’Associazione dei Gedeoni è diffusa in molte nazioni del mondo; compresa l’Italia. In base ai loro dati è formata da più di 140.000 membri, sparsi in 175 nazioni del mondo. I luoghi dove distribuiscono le Scritture sono gli Hotel, i Motel, gli Ospedali, le Scuole, i college e le Università, l’esercito, i vigili del fuoco, e le prigioni. La distribuzione è gratuita; le spese sono sostenute dai pastori e dalle chiese che sostengono l’Associazione condividendone gli scopi e i metodi, oltre che dai membri dell’Associazione che per lo più sono uomini d’affari, commercianti, professionisti che hanno in comune la fede in Cristo Gesù.

Ogni anno, i Gedeoni piazzano e distribuiscono più di 56 milioni di Scritture in tutto il mondo.

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GESU’ CRISTO

1. Cosa significa che Gesù è il Messia?

Messia deriva dall'ebraico Mashiach, che significa 'unto', la cui equivalente parola greca è Christos tradotto in italiano con Cristo. Quando dunque si afferma che Gesù di Nazareth è il Messia o il Cristo si afferma che egli è l'Unto. Ma unto da chi e con che cosa? Unto da Dio di Spirito Santo, difatti quando l'apostolo Pietro predicò a casa di Cornelio disse che Dio unse Gesù di Nazareth di Spirito Santo e di potenza (cfr. Atti 10:38). Gesù stesso disse di essere stato unto da Dio quando a Nazareth, alzatosi per leggere ed essendogli stato dato il libro del profeta Isaia, lesse queste parole: "Lo Spirito del Signore è sopra me; per questo egli mi ha unto per evangelizzare i poveri; mi ha mandato a bandir liberazione a’ prigionieri, ed ai ciechi ricupero della vista; a rimettere in libertà gli oppressi, e a predicare l’anno accettevole del Signore" (Luca 4:18-19).

Ma quando fu unto Gesù? Egli fu unto al suo battesimo in acqua secondo che è scritto: "Or avvenne che come tutto il popolo si faceva battezzare, essendo anche Gesù stato battezzato, mentre stava pregando, s’aprì il cielo, e lo Spirito Santo scese su lui in forma corporea a guisa di colomba; e venne una voce dal cielo: Tu sei il mio diletto Figliuolo; in te mi sono compiaciuto" (Luca 3:21-22). In quel momento in cui lo Spirito scese e si fermò sopra di lui, si adempì quello che era stato detto nei Salmi: "Il tuo trono, o Dio, è per ogni eternità; lo scettro del tuo regno è uno scettro di dirittura. Tu ami la giustizia e odii l’empietà. Perciò Iddio, l’Iddio tuo, ti ha unto d’olio di letizia a preferenza de’ tuoi colleghi" (Sal. 45:6-7), e nei profeti: "Ecco il mio servo, io lo sosterrò; il mio eletto in cui si compiace l’anima mia; io ho messo il mio spirito su lui, egli insegnerà la giustizia alle nazioni" (Is. 42:1).

Il Messia però, oltre che essere personalmente unto da Dio di Spirito Santo doveva morire per i peccatori per espiare le loro iniquità: lo aveva predetto Dio tramite il profeta Isaia in questi termini: "Ma egli è stato trafitto a motivo delle nostre trasgressioni, fiaccato a motivo delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiam pace, è stato su lui, e per le sue lividure noi abbiamo avuto guarigione. Noi tutti eravamo erranti come pecore, ognun di noi seguiva la sua propria via; e l’Eterno ha fatto cader su lui l’iniquità di noi tutti. Maltrattato, umiliò se stesso, e non aperse la bocca. Come l’agnello menato allo scannatoio, come la pecora muta dinanzi a chi la tosa, egli non aperse la bocca. Dall’oppressione e dal giudizio fu portato via; e fra quelli della sua generazione chi rifletté ch’egli era strappato dalla terra de’ viventi e colpito a motivo delle trasgressioni del mio popolo? Gli avevano assegnata la sepoltura fra gli empi, ma nella sua morte, egli è stato col ricco, perché non aveva commesso violenze né v’era stata frode nella sua bocca. Ma piacque all’Eterno di fiaccarlo coi patimenti. Dopo aver dato la sua vita in sacrifizio per la colpa, egli vedrà una progenie, prolungherà i suoi giorni, e l’opera dell’Eterno prospererà nelle sue mani. Egli vedrà il frutto del tormento dell’anima sua, e ne sarà saziato; per la sua conoscenza, il mio servo, il giusto, renderà giusti i molti, e si caricherà egli stesso delle loro iniquità" (Is. 53:5-12). E non solo, ma egli doveva anche risorgere dai morti perché sarebbe stato impossibile che egli fosse ritenuto dalla morte infatti Davide parlando del Messia ebbe a dire: "Perciò s’è rallegrato il cuor mio, e ha giubilato la mia lingua, e anche la mia carne riposerà in isperanza; poiché tu non lascerai l’anima mia nell’Ades, e non permetterai che il tuo Santo vegga la corruzione" (Atti 2:26-27). Ed anche queste cose si sono adempiute in Gesù di Nazareth difatti Egli morì trafitto sulla croce carico delle nostre iniquità, fu seppellito e risuscitò dai morti il terzo giorno.

Noi predichiamo dunque con ogni franchezza che Gesù di Nazareth è il Messia promesso anticamente da Dio tramite i profeti, e che chi crede in lui, dato che Lui sparse il suo sangue per la remissione dei nostri peccati, riceve per mezzo della fede la remissione di tutti i suoi peccati.

Chiunque tu sia dunque, Giudeo o Gentile, ricco o povero, savio o ignorante, io ti esorto a pentirti dei tuoi misfatti e a credere che Gesù è il Messia di Dio. A chi invece ha già creduto che Gesù è il Messia dico di conservare fino alla fine la fede in lui.

Chi nega che Gesù è il Messia (o il Cristo) mente contro la verità ed è un anticristo secondo che è scritto: "Chi è il mendace se non colui che nega che Gesù è il Cristo? Esso è l’anticristo, che nega il Padre e il Figliuolo" (1 Giov. 2:22). Chi invece crede e dice che Gesù è il Messia professa la verità ed è nato da Dio secondo che è scritto: "Chiunque crede che Gesù è il Cristo, è nato da Dio" (1 Giov. 5:1).

Gli Ebrei che hanno creduto in Gesù lo chiamano in lingua ebraica Y'shua Ha-Mashiach (pronuncia 'iesciùa a mascìa') che significa 'Gesù il Messia'.

A Gesù, il Messia promesso, sia la gloria ora e in eterno. Amen

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2. Cosa significa che Gesù è l'Alfa e l'Omega?

Significa che Gesù è il principio e la fine, il primo e l'ultimo. Difatti quando Gesù disse a Giovanni: "Io sono l'Alfa e l'Omega" gli disse subito dopo "il primo e l'ultimo, il principio e la fine" (Apoc. 22:13). L'Alfa e l'Omega sono rispettivamente la prima e l'ultima lettera dell'alfabeto greco, quindi dire che Gesù è l'Alfa e l'Omega è come dire che Egli è il primo e l'ultimo; le espressioni nella sostanza sono identiche.

Il fatto che Gesù abbia detto di essere l'Alfa e l'Omega conferma la sua divinità perché Giovanni nell'Apocalisse dice che sentì Dio Padre affermare quanto segue: "È compiuto. Io son l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine. A chi ha sete io darò gratuitamente della fonte dell’acqua della vita…." (Apoc. 21:6). Se solamente il Padre fosse Dio solo Lui potrebbe dire di essere l'Alfa e l'Omega, il principio e la fine, il primo e l'ultimo; il Figlio non potrebbe dirlo, potrebbe o dovrebbe dire di essere il secondo ma non il primo.

Quindi si proclami con forza che Gesù Cristo è l'Alfa e l'Omega, alla gloria di Dio Padre che gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome che si nomina non solo in questo mondo ma anche in quello a venire. Amen.

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3. Gesù viene adorato dagli angeli?

Sì, Gesù viene adorato dagli angeli di Dio perché così Dio ha ordinato secondo che è scritto: "Tutti gli angeli di Dio l'adorino" (Ebr. 1:7).

Giovanni, quando sull'isola di Patmo fu rapito in ispirito vide in visione Gesù adorato dagli angeli infatti dice: "E vidi, e udii una voce di molti angeli attorno al trono e alle creature viventi e agli anziani; e il numero loro era di miriadi di miriadi, e di migliaia di migliaia, che dicevano con gran voce: Degno è l’Agnello che è stato immolato di ricever la potenza e le ricchezze e la sapienza e la forza e l’onore e la gloria e la benedizione" (Apoc. 5:11-12).

Il fatto dunque che Gesù sia adorato dagli angeli conferma che Egli è Dio perché secondo la legge solo Dio è degno di essere adorato secondo che è scritto: "Allora Gesù gli disse: Va’, Satana, poiché sta scritto: Adora il Signore Iddio tuo, ed a lui solo rendi il culto" (Matt. 4:10).

Se quindi gli angeli in cielo adorano Gesù, anche noi sulla terra facciamo ciò che è giusto nell'adorarlo perché non facciamo altro che fare la volontà di Dio che è fatta in cielo. No, noi non commettiamo peccato di idolatria nell'adorare Gesù Cristo, il Figlio di Dio, come dicono molti, perché Egli è veramente Dio; uno con il Padre suo, coeterno con Lui. Se adorarlo fosse peccato, Gesù mentre era ancora sulla terra avrebbe ripreso i suoi discepoli e le donne quando lo adorarono (cfr. Matt. 28:17,9), ma egli non lo fece accettando la loro adorazione perché sapeva di essere Dio. Anche noi sappiamo che egli è Dio; lo Spirito che è in noi lo conferma e lo Spirito è la verità. A Lui sia la gloria ora e in eterno. Amen.

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4. I magi d'Oriente trovarono il bambino Gesù in una mangiatoia?

No, i magi trovarono il bambino Gesù in una casa e non in una mangiatoia. Ecco quanto dice Matteo a tale proposito: "Essi dunque, udito il re, partirono; ed ecco la stella che aveano veduta in Oriente, andava dinanzi a loro, finché, giunta al luogo dov’era il fanciullino, vi si fermò sopra. Ed essi, veduta la stella, si rallegrarono di grandissima allegrezza. Ed entrati nella casa, videro il fanciullino con Maria sua madre; e prostratisi, lo adorarono; ed aperti i loro tesori, gli offrirono dei doni: oro, incenso e mirra" (Matt. 2:9-11).

Coloro che trovarono il bambino Gesù in una mangiatoia furono i pastori della contrada di Betleem infatti quando l'angelo del Signore apparve loro in quella notte disse loro: "Non temete, perché ecco, vi reco il buon annunzio di una grande allegrezza che tutto il popolo avrà: Oggi, nella città di Davide, v’è nato un salvatore, che è Cristo, il Signore. E questo vi servirà di segno: troverete un bambino fasciato e coricato in una mangiatoia" (Luca 2:10-12), e quando poi arrivarono presso il luogo dove era il bambino è scritto: "… trovarono Maria e Giuseppe ed il bambino giacente nella mangiatoia.." (Luca 2:16).

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5. E' vero che quando Gesù era bambino faceva miracoli?

No, non è vero perché Giovanni nel Vangelo a proposito del miracolo compiuto da Gesù a Cana di Galilea, dove mutò l'acqua in vino, dice: "Gesù fece questo primo de’ suoi miracoli in Cana di Galilea, e manifestò la sua gloria; e i suoi discepoli credettero in lui" (Giov. 2:11). Ora, se questo miracolo è definito il primo fatto da Gesù è ovvio che prima di questo egli non ne aveva fatti. Si tenga presente che quando Gesù fece questo miracolo aveva circa trent'anni perché questa è l'età in cui egli cominciò a predicare e insegnare (cfr. Luca 3:23) e questo miracolo fu fatto da lui all'inizio del suo ministerio pubblico.

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6. Quando Gesù disse: "Chi ha veduto me, ha veduto il Padre", volle dire che Egli era anche Dio Padre?

No, perché altrimenti non avrebbero alcun senso tutti quei passi della Scrittura dove viene detto che egli pregò il Padre, rese grazie al Padre, lodò il Padre; dove si dice che egli fu mandato nel mondo dal Padre, che il Padre lo ha amato, e tanti altri da dove si evince che c'è una netta distinzione tra lui e il Padre, essendo due persone distinte, quantunque lui e il Padre erano e sono Uno.

Per spiegarvi come Gesù non poteva e non può essere anche il Padre, oltre che il Figliuolo, benchè abbia detto quelle parole, dirò qualche cosa sulla visione che ebbe Paolo sulla via di Damasco. Ora, Paolo sulla via di Damasco quando stava andando a perseguitare la Chiesa ebbe una visione in cui vide Gesù, infatti quando Anania andò da lui gli disse: "Fratello Saulo, il Signore, cioè Gesù, che ti è apparso sulla via per la quale tu venivi, mi ha mandato perché tu ricuperi la vista e sii ripieno dello Spirito Santo" (Atti 9:17), ed anche: "L’Iddio de’ nostri padri ti ha destinato a conoscer la sua volontà, e a vedere il Giusto..." (Atti 22:14). Quindi, non c'è dubbio che Paolo vide il Signore Gesù Cristo in quella celeste visione. Paolo, però a Timoteo, parlando di Dio, dice: "Il quale solo possiede l’immortalità ed abita una luce inaccessibile; il quale nessun uomo ha veduto né può vedere; al quale siano onore e potenza eterna. Amen" (1 Tim. 6:16). Come mai allora Paolo afferma che nessun uomo ha mai veduto il Re dei re e il Signore dei signori, pur avendo visto lui stesso Gesù Cristo, il Giusto, e pur sapendo che egli era il Signore dei signori ed il nostro grande Iddio? La risposta è perché in queste parole lui afferma che nessun uomo ha mai veduto Iddio Padre e non che nessuno ha mai veduto il suo Figliuolo.

Ma allora perché Gesù affermò che chi lo aveva visto aveva visto il Padre? Perché Gesù era ed è "l’immagine dell’invisibile Iddio" (Col. 1:15), e "lo splendore della sua gloria" (Ebr. 1:3); in altre parole chi vedeva lui nei giorni della sua carne vedeva la bontà di Dio, la giustizia di Dio, la misericordia di Dio, l’amore di Dio, e perciò poteva comprendere come era Dio; ma non è che chi lo vedeva vedeva il Padre suo in persona perché Dio il Padre era in cielo seduto sul suo trono attorniato da miriadi e miriadi di angeli.

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7. Gesù portava i capelli lunghi?

No, Gesù non aveva i capelli lunghi, ossia non aveva una chioma sul capo. Come avrebbe potuto Gesù portare i capelli come una donna quando l'apostolo Paolo dice: "La natura stessa non v’insegna ella che se l’uomo porta la chioma, ciò è per lui un disonore?" (1 Cor. 11:14)?

L'errore che fanno coloro che pensano che Gesù avesse i capelli lunghi è quello di credere che Gesù Cristo fosse un Nazireo (un Ebreo che aveva fatto il voto di nazireato), il quale secondo la legge non doveva far passare il rasoio sul suo capo tutto il tempo del suo nazireato secondo che è scritto: "Tutto il tempo del suo voto di nazireato il rasoio non passerà sul suo capo; fino a che sian compiuti i giorni per i quali ei s’è consacrato all’Eterno, sarà santo; si lascerà crescer liberamente i capelli sul capo" (Num. 6:5). Ma Gesù non poteva essere un Nazireo perché il Nazireo secondo la legge non poteva bere nessuna bevanda fatta con l'uva secondo che è detto: "Quando un uomo o una donna avrà fatto un voto speciale, il voto di nazireato, per consacrarsi all’Eterno, si asterrà dal vino e dalle bevande alcooliche; non berrà aceto fatto di vino, né aceto fatto di bevanda alcoolica; non berrà liquori tratti dall’uva, e non mangerà uva, né fresca né secca. Tutto il tempo del suo nazireato non mangerà alcun prodotto della vigna, dagli acini alla buccia" (Num. 6:2-4), e Gesù bevve dell'aceto secondo che è scritto: "Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era già compiuta, affinché la Scrittura fosse adempiuta, disse: Ho sete. V’era quivi un vaso pieno d’aceto; i soldati dunque, posta in cima a un ramo d’issopo una spugna piena d’aceto, gliel’accostarono alla bocca. E quando Gesù ebbe preso l’aceto, disse: È compiuto! E chinato il capo, rese lo spirito" (Giov. 19:28-30).

Il Nazireo poi non poteva toccare nessun morto secondo che è detto: "Tutto il tempo ch’ei s’è consacrato all’Eterno, non si accosterà a corpo morto; si trattasse anche di suo padre, di sua madre, del suo fratello e della sua sorella, non si contaminerà per loro alla loro morte, perché porta sul capo il segno della sua consacrazione a Dio" (Num. 6:6-7), e Gesù toccò il corpo di un morto precisamente quello della figlia di Iairo che era già morta quando lui arrivò alla casa di Iairo, difatti lui la prese per la mano (cfr. Luca 8:54).

Quando dunque la Scrittura chiama Gesù Nazareno, non bisogna intendere che egli fosse un Nazireo, ma semplicemente un abitante di Nazareth dove lui fu allevato. Matteo lo fa capire bene questo quando dice: "Ma udito [Giuseppe] che in Giudea regnava Archelao invece d’Erode, suo padre, temette d’andar colà; ed essendo stato divinamente avvertito in sogno, si ritirò nelle parti della Galilea, e venne ad abitare in una città detta Nazaret, affinché si adempiesse quello ch’era stato detto dai profeti, ch’egli sarebbe chiamato Nazareno" (Matt. 2:22-23).

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8. Se Gesù era Dio come mai rispose al giovane ricco: "Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, tranne uno solo, cioè Iddio"?

Questa risposta di Gesù al giovane ricco è qualcosa che fanno notare tutti coloro che negano la divinità di Cristo, tra cui gli Ebrei disubbidienti. Spieghiamo dunque il suddetto passo al fine di dimostrare che esso non attesta che Gesù non è Dio.

Ora, se esaminiamo attentamente le parole di Gesù a quel giovane ricco si noterà che con esse Gesù non riprese il giovane infatti Gesù non gli disse: ‘Non mi chiamare buono, perché solo il Padre mio (o solo Dio) è buono’. In questo caso, allora sì, Gesù avrebbe negato di essere Dio, ma egli domandò a quel ricco semplicemente il motivo per cui lo chiamava buono. Domanda per altro che non viene detto ebbe una risposta da parte del ricco.

Si deve poi dire che quel giovane non era un discepolo del Signore e non lo diventò dopo che Gesù gli rispose. La cosa invece è differente per noi discepoli di Cristo perché noi sappiamo perché chiamiamo Gesù ‘Maestro buono’, perché Egli è Uno con il Padre, e quindi Dio. A noi quindi Gesù non ci farebbe una simile domanda, e se mai ce la facesse la nostra immediata risposta sarebbe: ‘Perché tu sei Uno con il Padre’.

Le parole di Gesù a quel ricco quindi non hanno per nulla il significato che gli danno coloro che non lo accettano come Dio.

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9. Ma Gesù Cristo è veramente Dio?

Sì, Gesù Cristo è veramente Dio.

Lui stesso affermò di esserlo quando disse ai Giudei: "Prima che Abramo fosse nato io sono" (Giov. 8:58), o quando disse loro: "Io ed il Padre siamo uno" (Giov. 10:30). Gesù dimostrò di essere Dio perché rimise i peccati agli uomini cosa che solo Dio può fare secondo che è scritto: "Egli è quel che ti perdona tutte le tue iniquità" (Sal. 103:3). Gli scribi e i Farisei quando Gesù rimise i peccati a quell’uomo paralitico cominciarono a dire dentro di loro che Gesù bestemmiava perché i peccati li poteva rimettere solo Dio (cfr. Mar. 2:7) e lui era un uomo come loro. Il fatto è però che essi ignoravano che Gesù oltre che uomo era anche Dio. Egli era la Parola fattasi carne, e siccome nel principio la Parola era con Dio ed era Dio, per forza di cose anche la Parola fatta carne era Dio (cfr. Giov. 1:1-2,14). La Parola non smise di essere Dio quando prese la forma umana; ma continuò ad esserlo.

Gli apostoli credevano e insegnavano che Gesù era Dio infatti Paolo lo chiama "Dio benedetto in eterno" (Rom. 9:5) e il "nostro grande Iddio e Salvatore" (Tito 2:13); Pietro lo chiama "nostro Dio e Salvatore" (2 Piet. 1:1); e Giovanni lo chiama "il vero Dio" (1 Giov. 5:20).

A Lui sia la gloria ora e in eterno. Amen.

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10. Gesù risuscitò fisicamente o spiritualmente?

La Scrittura insegna che Gesù Cristo risuscitò corporalmente in altre parole che egli riprese il suo corpo con cui era morto sulla croce e che era stato messo nel sepolcro. Ovviamente il corpo con cui egli risuscitò e con cui apparve ai suoi discepoli era diverso da quello precedente perché era immortale, incorruttibile e glorioso (e a dimostrazione di ciò c'è il fatto che Gesù si presentò in mezzo ai suoi discepoli a porte chiuse quindi passando attraverso i muri dell'abitazione dove essi stavano in quel momento); ma quel corpo rimaneva pur sempre il suo corpo. Infatti quando Gesù apparve ai suoi discepoli e questi pensavano di vedere uno spirito egli disse loro: "Perché siete turbati? E perché vi sorgono in cuore tali pensieri? Guardate le mie mani ed i miei piedi, perché son ben io; palpatemi e guardate; perché uno spirito non ha carne e ossa come vedete che ho io" (Luca 24:38-39). Notate come Gesù disse di non essere uno spirito perché uno spirito non aveva carne e ossa come lui, per cui li invitò a toccarlo. Ma oltre al fatto che i suoi discepoli lo potevano toccare, c'è il fatto che in quel corpo c'erano i segni dei chiodi e il segno della lancia nel suo costato, cosa molto importante questa, direi fondamentale; quei segni nel suo corpo risorto infatti confermano la sua risurrezione corporale.

E poi, io dico, se Gesù non avesse ripreso il suo corpo come avrebbero potuto adempiersi le parole profetiche di Davide: "Anche la mia carne riposerà in isperanza" (Atti 2:26)? Non pensate voi che sarebbe stato un controsenso per Dio dire che la carne del corpo del Messia avrebbe riposato in speranza e poi quello stesso suo corpo non sarebbe uscito immortale e glorioso dal sepolcro in cui era stato posto? Di che speranza si sarebbe trattata quella che avrebbe avuto il Cristo a proposito della sua carne, se questa poi non sarebbe stata da lui ripresa? Di una speranza falsa e illusoria. Ma no, di quella speranza il Messia vide l'adempimento perché l'anima sua non fu lasciata nell'Ades e il suo corpo non vide la corruzione, infatti il terzo giorno Egli risuscitò, egli ritornò con la sua anima in quel corpo trafitto ma questa volta quel corpo era immortale e glorioso.

Ed ancora, voglio dire questo: 'Se la sua resurrezione non fosse stata corporale, come avrebbe potuto Gesù distruggere la morte?' Non avrebbe potuto, perché quando sopraggiunse la morte fisica avvenne una separazione dell'anima di Gesù dal suo corpo, per cui il corpo diciamo che in un certo senso venne 'perduto', quindi affinché la morte fosse vinta era necessario che l'anima del morto Gesù tornasse proprio in quel corpo da cui si era separato; in altre parole che Gesù recuperasse il suo corpo. E così avvenne; sì è questo che avvenne alla sua resurrezione, per cui noi adesso proclamiamo che Gesù Cristo ha distrutto la morte.

Badate dunque fratelli a voi stessi e guardatevi da tutti coloro che in una maniera o nell'altra negano la resurrezione corporale di Gesù; essi mentono contro la verità. La resurrezione corporale di Gesù è parte del piano della redenzione divina perché Paolo dice che Gesù Cristo "è risuscitato a cagione della nostra giustificazione" (Rom. 4:25); annullarla significa annullare la redenzione compiuta da Cristo per amore nostro. Dire infatti che Gesù non è risuscitato corporalmente significa implicitamente negare la sua resurrezione, perché non esiste una resurrezione spirituale, una tale resurrezione non si può chiamare risurrezione. Quindi, fratelli continuate a proclamare la resurrezione di Cristo, e a difenderla dagli attacchi di coloro che sedotti dal diavolo la negano.

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11. Gesù Cristo è morto solo per alcuni o per tutti?

Gesù Cristo è morto per tutti perché l’apostolo Paolo dice: "Poiché v’è un solo Dio ed anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, il quale diede se stesso qual prezzo di riscatto per tutti; fatto che doveva essere attestato a suo tempo, e per attestare il quale io fui costituito banditore ed apostolo (io dico il vero, non mentisco), dottore dei Gentili in fede e in verità" (1 Tim. 2:5-7), ed anche: "Come dunque con un sol fallo la condanna si è estesa a tutti gli uomini, così, con un solo atto di giustizia la giustificazione che dà vita s’è estesa a tutti gli uomini" (Rom. 5:18), ed ancora: "Poiché la grazia di Dio, salutare per tutti gli uomini, è apparsa e ci ammaestra a rinunziare all’empietà e alle mondane concupiscenze, per vivere in questo mondo temperatamente, giustamente e piamente" (Tito 2:11-12). L’apostolo Giovanni conferma Paolo quando dice che Gesù Cristo è "la propiziazione per i nostri peccati; e non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo" (1 Giov. 2: 2).

E’ necessario però dire a questo punto che quantunque Cristo sia morto per tutti, dei benefici del suo sacrificio espiatorio ne godranno solo una parte degli uomini e precisamente coloro che sono stati predestinati ad essere giustificati e glorificati. E’ in questo senso dunque che vanno intesi tutti quei passi della Scrittura dove si dice che Cristo è morto per molti come per esempio i seguenti: "Ed è stato annoverato fra i trasgressori, perch’egli ha portato i peccati di molti, e ha interceduto per i trasgressori" (Is. 53:12), "E disse loro: Questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti" (Mar. 14:24).

Quindi il sacrificio di Cristo potenzialmente è in grado di cancellare i peccati di tutti gli uomini, ma nella pratica solo alcuni uomini avranno i loro peccati cancellati mediante il suo sangue.

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12. Ma Gesù non è morto perché ucciso dagli Ebrei per mano dei romani? Come mai dunque è detto che egli è morto per i nostri peccati? Come può essere considerata la sua morte una morte avvenuta per amore nostro?

Per rispondere a questa domanda devo innanzi tutto spiegare qualcosa che concerne il rituale del giorno dell’espiazione, ossia di quel giorno del calendario ebraico in cui il sommo sacerdote doveva compiere l’espiazione dei suoi peccati e di quelli del popolo.

Ora, è scritto a proposito di quel giorno quanto segue: "L’Eterno parlò a Mosè dopo la morte dei due figliuoli d’Aaronne, i quali morirono quando si presentarono davanti all’Eterno. L’Eterno disse a Mosè: ‘Parla ad Aaronne, tuo fratello, e digli di non entrare in ogni tempo nel santuario, di là dal velo, davanti al propiziatorio che è sull’arca, onde non abbia a morire; poiché io apparirò nella nuvola sul propiziatorio. Aaronne entrerà nel santuario in questo modo: prenderà un giovenco per un sacrifizio per il peccato, e un montone per un olocausto. Si metterà la tunica sacra di lino, e porterà sulla carne le brache di lino; si cingerà della cintura di lino, e si porrà in capo la mitra di lino. Questi sono i paramenti sacri; egli l’indosserà dopo essersi lavato il corpo nell’acqua. Dalla raunanza de’ figliuoli d’Israele prenderà due capri per un sacrifizio per il peccato, e un montone per un olocausto. Aaronne offrirà il giovenco del sacrifizio per il peccato, che è per sé, e farà l’espiazione per sé e per la sua casa. Poi prenderà i due capri, e li presenterà davanti all’Eterno all’ingresso della tenda di convegno. E Aaronne trarrà le sorti per vedere qual de’ due debba essere dell’Eterno e quale di Azazel. E Aaronne farà accostare il capro ch’è toccato in sorte all’Eterno, e l’offrirà come sacrifizio per il peccato; ma il capro ch’è toccato in sorte ad Azazel sarà posto vivo davanti all’Eterno, perché serva a fare l’espiazione e per mandarlo poi ad Azazel nel deserto. Aaronne offrirà dunque il giovenco del sacrifizio per il peccato per sé, e farà l’espiazione per sé e per la sua casa; e scannerà il giovenco del sacrifizio per il peccato per sé. Poi prenderà un turibolo pieno di carboni accesi tolti di sopra all’altare davanti all’Eterno, e due manate piene di profumo fragrante polverizzato; e porterà ogni cosa di là dal velo. Metterà il profumo sul fuoco davanti all’Eterno, affinché il nuvolo del profumo copra il propiziatorio che è sulla testimonianza, e non morrà. Poi prenderà del sangue del giovenco, e ne aspergerà col dito il propiziatorio dal lato d’oriente, e farà sette volte l’aspersione del sangue col dito, davanti al propiziatorio. Poi scannerà il capro del sacrifizio per il peccato, che è per il popolo, e ne porterà il sangue di là dal velo; e farà di questo sangue quello che ha fatto del sangue del giovenco: ne farà l’aspersione sul propiziatorio e davanti al propiziatorio. Così farà l’espiazione per il santuario, a motivo delle impurità dei figliuoli d’Israele, delle loro trasgressioni e di tutti i loro peccati. Lo stesso farà per la tenda di convegno ch’è stabilita fra loro, in mezzo alle loro impurità. E nella tenda di convegno, quand’egli entrerà nel santuario per farvi l’espiazione, non ci sarà alcuno, finch’egli non sia uscito e non abbia fatto l’espiazione per sé, per la sua casa e per tutta la raunanza d’Israele. Egli uscirà verso l’altare ch’è davanti all’Eterno, e farà l’espiazione per esso; prenderà del sangue del giovenco e del sangue del capro, e lo metterà sui corni dell’altare tutto all’intorno. E farà sette volte l’aspersione del sangue col dito, sopra l’altare, e così lo purificherà e lo santificherà a motivo delle impurità dei figliuoli d’Israele. E quando avrà finito di fare l’espiazione per il santuario, per la tenda di convegno e per l’altare, farà accostare il capro vivo. Aaronne poserà ambedue le mani sul capo del capro vivo, confesserà sopra esso tutte le iniquità dei figliuoli d’Israele, tutte le loro trasgressioni, tutti i loro peccati, e li metterà sulla testa del capro; poi, per mano di un uomo incaricato di questo, lo manderà via nel deserto. E quel capro porterà su di sé tutte le loro iniquità in terra solitaria, e sarà lasciato andare nel deserto. Poi Aaronne entrerà nella tenda di convegno, si spoglierà delle vesti di lino che aveva indossate per entrar nel santuario, e le deporrà quivi. Si laverà il corpo nell’acqua in un luogo santo, si metterà i suoi paramenti, e uscirà ad offrire il suo olocausto e l’olocausto del popolo, e farà l’espiazione per sé e per il popolo. E farà fumare sull’altare il grasso del sacrifizio per il peccato. Colui che avrà lasciato andare il capro destinato ad Azazel si laverà le vesti, laverà il suo corpo nell’acqua, e dopo questo rientrerà nel campo. E si porterà fuori del campo il giovenco del sacrifizio per il peccato e il capro del sacrifizio per il peccato, il cui sangue sarà stato portato nel santuario per farvi l’espiazione; e se ne bruceranno nel fuoco le pelli, la carne e gli escrementi. Poi colui che li avrà bruciati si laverà le vesti e laverà il suo corpo nell’acqua; dopo questo, rientrerà nel campo. Questa sarà per voi una legge perpetua: nel settimo mese, il decimo giorno del mese, umilierete le anime vostre, non farete lavoro di sorta, né colui ch’è nativo del paese, né il forestiero che soggiorna fra voi. Poiché in quel giorno si farà l’espiazione per voi, affin di purificarvi; voi sarete purificati da tutti i vostri peccati, davanti all’Eterno. È per voi un sabato di riposo solenne, e voi umilierete le anime vostre; è una legge perpetua. E il sacerdote che ha ricevuto l’unzione ed è stato consacrato per esercitare il sacerdozio al posto di suo padre, farà l’espiazione; si vestirà delle vesti di lino, de’ paramenti sacri. E farà l’espiazione per il santuario sacro; farà l’espiazione per la tenda di convegno e per l’altare; farà l’espiazione per i sacerdoti e per tutto il popolo della raunanza. Questa sarà per voi una legge perpetua, per fare una volta all’anno, per i figliuoli d’Israele, l’espiazione di tutti i loro peccati’. E si fece come l’Eterno aveva ordinato a Mosè" (Lev. cap. 16). Come potete vedere è scritto più volte che il sommo sacerdote doveva scannare degli animali il cui sangue doveva servire a fare l’espiazione per i peccati, precisamente doveva scannare un giovenco per i peccati suoi e della sua casa, e un capro per i peccati del popolo. Questi animali dunque costituivano davanti a Dio delle vittime innocenti che scannate per ordine di Dio da una persona, e precisamente dal sommo sacerdote, servivano a espiare i peccati dei sacerdoti e del popolo. Quegli animali non si scannavano da sé, ma venivano scannati. Stando dunque così il rituale da osservare in quel giorno, e dato che esso era un ombra del vero sacrificio propiziatorio che un giorno si sarebbe adempiuto in Cristo Gesù è evidente che anche Gesù doveva essere scannato da qualcuno per compiere con il suo sangue l’espiazione dei nostri peccati. Ma perché proprio Gesù fu la vittima designata da Dio per compiere la propiziazione dei nostri peccati? Perché lui era l’agnello di Dio senza difetto e macchia ben preordinato prima della fondazione del mondo ad essere offerto per i nostri peccati nella pienezza dei tempi (cfr. 1 Piet. 1:19-20). Ovviamente quando si dice che Gesù era senza macchia e senza difetto, non si vuole dire solo che lui fisicamente non aveva nessun difetto fisico, ma soprattutto che lui non aveva commesso alcun peccato, nessuna violenza, nessuna frode. In altre parole che Egli era puro di ogni colpa, sia della colpa sotto cui nascono tutti gli uomini, e questo perché lui fu generato dallo Spirito Santo nel seno di sua madre, e sia perché durante la sua vita non commise mai peccato, pur essendo stato tentato come ciascuno di noi. Lui quindi poteva caricarsi di tutte le nostre iniquità ed espiarle mediante la sua morte. Che cosa avvenne dunque a Gesù Cristo? Avvenne che lui essendosi attirato l’odio dei capi sacerdoti, degli scribi e dei Farisei, ed essendo stato arrestato e condannato dal Sinedrio ebraico, fu dato nelle mani dei Gentili che lo crocifissero. Naturalmente fu Dio a volgere i cuori degli Ebrei e dei Gentili affinché odiassero Gesù Cristo e lo condannassero a morte; questo odio, quantunque ingiusto e ingiustificato, non fu qualcosa dovuto al caso, ma qualcosa preordinato da Dio per la nostra salvezza. In questa maniera Dio adempì il suo benevolo disegno di redenzione, perché fece scannare il Cristo di Dio per mano dei Giudei e dei Romani. Come mai anche dei Giudei? Perché loro furono quelli che prima condannarono Gesù a morte e poi spinsero Pilato, il governatore, a farlo crocifiggere. Che tutto ciò, quantunque sia costato a Gesù così tanto dolore, rientrasse nel volere di Dio o in altre parole che fu Dio a farlo succedere è confermato da queste parole di Pietro: "Quest’uomo, allorché vi fu dato nelle mani, per il determinato consiglio e per la prescienza di Dio, voi, per man d’iniqui, inchiodandolo sulla croce, lo uccideste" (Atti 2:23), e da queste altre parole dei credenti di Gerusalemme che rivolsero a Dio: "E invero in questa città, contro al tuo santo Servitore Gesù che tu hai unto, si son raunati Erode e Ponzio Pilato, insiem coi Gentili e con tutto il popolo d’Israele, per far tutte le cose che la tua mano e il tuo consiglio aveano innanzi determinato che avvenissero" (Atti 4:27-28).

Naturalmente tutto ciò non assolve affatto né i Giudei che condannarono Gesù nella loro ignoranza, e neppure i Gentili che sempre nella loro ignoranza lo crocifissero. Infatti la Scrittura ci insegna che anche quando Dio si usa di qualcuno per uccidere, sterminare, odiare, alla fine chi si rende colpevole di omicidio, di sterminio, e di odio nei confronti di altri essere umani, viene giudicato da lui come merita. Rimane il fatto incontrovertibile però che Dio si usò dei Giudei e dei Gentili per adempiere il suo piano di salvezza.

Ecco dunque perché noi crediamo e predichiamo che Gesù Cristo è morto per i nostri peccati; ecco perché la sua morte è una morte avvenuta per amore nostro, per la propiziazione dei nostri peccati. Gloria al suo nome ora e in eterno. Amen.

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13. Non credete che la storia della nascita verginale di Gesù Cristo sia un mito inventato da alcuni suoi discepoli per onorare il loro maestro, un mito che per altro è tipico del mondo ellenistico antico?

No, affatto, perché noi crediamo che la storia del concepimento di Gesù nel seno di sua madre Maria per opera dello Spirito Santo, e quindi non per opera di Giuseppe suo marito, sia una storia vera, autentica, senza il benchè minimo dettaglio inventato. E questo perché noi accettiamo quello che dicono sia Matteo che Luca, che anche il profeta Isaia, come Parola di Dio e non come parola di uomini. E poi ci sono delle buone anzi buonissime ragioni per accettare la sua nascita verginale, innanzi tutto Gesù Cristo doveva nascere in questa maniera per non nascere contaminato dal peccato e potere così caricarsi di tutte le nostre iniquità. Infatti Gesù Cristo, quale Agnello di Dio ben preordinato da Dio avanti la fondazione del mondo per compiere la propiziazione dei nostri peccati, doveva per forza di cose essere immune della colpa sotto cui nasce ogni essere umano, cioè essere puro di ogni colpa. La sua nascita da una vergine quindi fa parte di quel glorioso piano preparato nei minimi dettagli dall'Iddio vivente e da lui mandato ad affetto nella pienezza dei tempi per la salvezza degli uomini dai loro peccati. E poi, il nostro Dio è l'Onnipotente per cui una simile cosa non gli era impossibile compierla. Non c'è nulla di troppo difficile per il nostro Dio; ha creato i cieli e la terra e tutte le cose che sono in essi in solo sei giorni, ha diviso un mare facendovi passare nel mezzo un popolo intero, ha fatto parlar una asina muta con voce umana per riprendere un profeta, - per citare solo alcune delle sue opere potenti trascritte nella Bibbia -, Egli poteva quindi pure fare nascere un essere umano da una donna vergine, cosa che noi crediamo che Egli fece quando mediante il suo Spirito fece prima rimanere incinta Maria, la promessa sposa di Giuseppe, e poi in seguito le fece partorire il bambino a cui fu posto il nome di Gesù. A Dio sia la gloria ora e in eterno. Amen.

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14. Ma è vero che Gesù Cristo andò in India ad imparare la filosofia indiana?

No, non è vero infatti secondo questa teoria Gesù tra i dodici e i trent'anni, cioè negli anni di cui la Bibbia non dice nulla quanto ad eventi particolari della sua vita - se escludiamo il fatto del tempio in cui fu trovato dai suoi genitori seduto in mezzo ai dottori della legge che ascoltava e a cui faceva delle domande (cfr. Luca 2:41-50) -, si sarebbe recato in India presso i 'maestri' yoghi ad imparare la loro filosofia che poi avrebbe insegnato ai suoi discepoli, mentre Gesù in tutti i suoi insegnamenti non ha mai accennato a dottrine indiane quali per esempio il panteismo e la reincarnazione che sono quelle più conosciute della filosofia indiana. Anzi, Gesù insegnò chiaramente che Dio è una persona distinta dalla creazione (e quindi l'uomo non è Dio o parte di Dio come dicono i 'guru' indiani) difatti chiamò il cielo 'il trono di Dio' e la terra 'lo sgabello dei suoi piedi' (cfr. Matt. 5:34-35); e poi che l'uomo una volta morto non si va a incarnare in un animale o in altra persona a secondo del suo comportamento, ma va o nell'Ades o in un luogo di consolazione (cfr. Luca 16:19-31; faccio presente però che questo luogo di consolazione prima della sua resurrezione era il seno di Abramo, ma dopo il paradiso in cielo, cfr. Ef. 4:8-10;) a secondo che è perduto o salvato. Se Gesù fosse andato in India a imparare la filosofia indiana, non si sarebbe certamente tirato indietro dall'annunziarla ai suoi discepoli; quindi Gesù Cristo alla luce di quanto insegnò ma anche alla luce di come visse non potè andare in India nella sua giovinezza.

Oggi, ci sono molti giovani occidentali che vanno in India ai piedi di questi 'guru' indiani per imparare la loro dottrina, e una volta tornati nella loro patria si mettono a diffondere in svariate maniere le dottrine imparate quivi. Se quindi Gesù Cristo non accennò mai a dottrine indiane è perché lui non le imparò mai in quel periodo di tempo della sua vita che va dai dodici anni ai circa trenta, né in India e neppure in Israele. Di questo periodo, a proposito della sua crescita spirituale viene detto che egli “cresceva in sapienza” (Luca 2:52), e che era “ripieno di sapienza” (Luca 2:40). Naturalmente questo avveniva per la potenza dell'Iddio e Padre suo che lo stava preparando in vista del suo ministerio che egli iniziò a circa trent'anni.

Gli insegnamenti di Gesù sono sani, privi di ogni scoria, privi di qualsiasi falsità; mentre gli insegnamenti dei cosiddetti 'guru' indiani sono corrotti, falsi, pieni di menzogne. Gli insegnamenti di Gesù edificano, quelli dei 'guru' distruggono; gli insegnamenti di Gesù liberano gli uomini dal peccato, mentre quelli dei 'guru' li mantengono incatenati al peccato più che mai essendo stati generati dal diavolo che desidera tenere gli uomini schiavi del peccato. La parola di Cristo è una lampada che risplende in questo mondo, lampada che illumina le tenebre e che le fa diradare dalla mente dell'uomo nel momento in cui essa viene accettata per fede, mentre la parola dei 'guru' è tenebre, buio profondo che di luce non ne porta minimamente nella vita di coloro che l'accettano. Anzi dirò di più, la filosofia indiana ha il potere di fare confluire negli uomini che l'accettano i demoni, infatti lo yoga, la meditazione trascendentale e qualsiasi altra pratica meditativa che si fonda sulla filosofia indiana non sono altro che strumenti tramite cui il diavolo riesce a fare insinuare i suoi demoni nel corpo di chi le pratica. E quando questi demoni prendono il controllo degli uomini, cominciano a succedere cose strane e incomprensibili, anche dei segni e dei prodigi, ma soprattutto la persona va da un abisso ad un altro, perché la possessione demoniaca porta alla disintegrazione della persona sotto tutti gli aspetti. E c'è solo una via per essere liberati da questi demoni, il nome di Gesù Cristo; solo nel suo nome infatti questi demoni lasceranno il corpo di coloro in cui sono venuti a risiedere.

Un avvertimento dunque a tutti coloro che in una maniera o nell'altra sono in contatto con persone che sono dati alla filosofia indiana, rigettatela perché è dal diavolo. Confutatela mediante la Parola di Dio.

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15. Ho sentito dire spesso che Gesù ha detto che noi dobbiamo essere astuti come i serpenti; ma dove si trova scritta questa sua affermazione nel Vangelo?

Da nessuna parte infatti Gesù non ha mai detto una simile cosa. Egli ha detto che noi dobbiamo essere PRUDENTI come i serpenti secondo che è scritto: “Siate dunque prudenti come i serpenti” (Matt. 10:16) il che significa che noi dobbiamo essere cauti, avveduti, il che è una cosa molto diversa dall'essere astuti.

Affermare che Gesù ha detto che noi dobbiamo essere astuti significa far dire a Gesù che noi credenti dobbiamo essere furbi, dobbiamo agire con l'astuzia del Serpente antico, cioè il diavolo. E' il diavolo infatti che agisce con astuzia secondo che è scritto che egli "sedusse Eva con la sua astuzia" (2 Cor. 11:3), e di conseguenza anche i figliuoli del diavolo agiscono con astuzia; ne abbiamo un chiaro esempio nella Bibbia quando si dice che gli scribi e i capi sacerdoti (progenie del diavolo, in base alle parole di Gesù Cristo): "Essendosi messi ad osservarlo, gli mandarono delle spie che simulassero d’esser giusti per coglierlo in parole, affin di darlo in man dell’autorità e del potere del governatore. E quelli gli fecero una domanda, dicendo: Maestro, noi sappiamo che tu parli e insegni dirittamente, e non hai riguardi personali, ma insegni la via di Dio secondo verità: È egli lecito a noi pagare il tributo a Cesare o no? Ma egli, avvedutosi della loro astuzia, disse loro: Mostratemi un denaro; di chi porta l’effigie e l’iscrizione? Ed essi dissero: Di Cesare. Ed egli a loro: Rendete dunque a Cesare quel ch’è di Cesare, e a Dio quel ch’è di Dio. Ed essi non poteron coglierlo in parole dinanzi al popolo; e maravigliati della sua risposta, si tacquero" (Luca 20:20-26). Nel racconto dello stesso episodio che fa Matteo si dice: "Ma Gesù, conosciuta la loro malizia, disse: Perchè mi tentate ipocriti?" (Matt. 22:18). Dunque l'astuzia è sinonimo di malizia. Coloro che diffondono false dottrine usano l'astuzia per farle accettare infatti Paolo dice agli Efesini: "Ed è lui che ha dato gli uni, come apostoli; gli altri, come profeti; gli altri, come evangelisti; gli altri, come pastori e dottori, per il perfezionamento de’ santi, per l’opera del ministerio, per la edificazione del corpo di Cristo, finché tutti siamo arrivati all’unità della fede e della piena conoscenza del Figliuol di Dio, allo stato d’uomini fatti, all’altezza della statura perfetta di Cristo; affinché non siamo più de’ bambini, sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina, per la frode degli uomini, per l’astuzia loro nelle arti seduttrici dell’errore" (Ef. 4:11-14). La donna adultera è "astuta di cuore" (Prov. 7:10). Non è chiaro che come credenti non dobbiamo e non possiamo essere astuti?

Gli apostoli si studiavano di non agire con astuzia infatti Paolo dice: "Perciò, avendo questo ministerio in virtù della misericordia che ci è stata fatta, noi non veniam meno nell’animo, ma abbiam rinunziato alle cose nascoste e vergognose, non procedendo con astuzia né falsificando la parola di Dio, ma mediante la manifestazione della verità raccomandando noi stessi alla coscienza di ogni uomo nel cospetto di Dio" (2 Cor. 4:1-2). Seguiamo le loro orme e ne avremo del bene.

Se qualcuno pensa che l'astuzia si addice ai santi tenga quel tale presente che Dio "prende i savi nella loro astuzia" (1 Cor. 3:19) e che Egli "sventa i disegni degli astuti sicché le loro mani non giungono ad eseguirli" (Giob. 5:12).

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16. Ma Gesù non poteva apparire prima a Saulo, risparmiando così a tanti suoi discepoli tanti dolori e persecuzioni?

Certo che Gesù Cristo avrebbe potuto apparirgli e convertirlo prima, ma non volle farlo. Evidentemente perchè non era arrivato ancora il tempo per apparirgli. Dio aveva infatti stabilito un tempo preciso in cui avrebbe rivelato il suo Figliuolo a Saulo da Tarso, ciò lo si deduce da queste parole di Paolo ai Galati: "Difatti voi avete udito quale sia stata la mia condotta nel passato, quando ero nel giudaismo; come perseguitavo a tutto potere la Chiesa di Dio e la devastavo, e mi segnalavo nel giudaismo più di molti della mia età fra i miei connazionali, essendo estremamente zelante delle tradizioni dei miei padri. Ma quando Iddio, che m’aveva appartato fin dal seno di mia madre e m’ha chiamato mediante la sua grazia, si compiacque di rivelare in me il suo Figliuolo perch’io lo annunziassi fra i Gentili, io non mi consigliai con carne e sangue, e non salii a Gerusalemme da quelli che erano stati apostoli prima di me, ma subito me ne andai in Arabia; quindi tornai di nuovo a Damasco" (Gal. 1:13-17). In particolare vorrei che notaste quel 'ma quando Iddio ... si compiacque ... ' perchè è questo il verso chiave.

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17. Perché Gesù dopo che faceva un miracolo o una guarigione proibiva di farlo conoscere (cfr. Matt. 9:30; 12:16; Mar. 1:44; 5:43; 7:36)?

Lo faceva perché si dovevano adempiere queste parole del profeta Isaia: “Ecco il mio Servitore che ho scelto; il mio diletto, in cui l’anima mia si è compiaciuta. Io metterò lo Spirito mio sopra lui, ed egli annunzierà giudicio alle genti. Non contenderà, né griderà, né alcuno udrà la sua voce nelle piazze. Ei non triterà la canna rotta e non spegnerà il lucignolo fumante, finché non abbia fatto trionfar la giustizia. E nel nome di lui le genti spereranno” (Matt. 12:18-21). Così dice Matteo nel Vangelo da lui scritto.

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18. Ma è vero che Gesù non aveva bisogno di essere unto da Dio?

No, non è affatto vero perché Gesù quale vero uomo che era aveva anch’egli bisogno di essere unto da Dio di Spirito Santo per adempiere la missione che Dio aveva decretato di affidargli. Non si deve mai dimenticare infatti quando si parla di Gesù Cristo che lui come uomo aveva dei limiti come li abbiamo noi, nel senso che anche lui non avrebbe potuto adempiere la missione dell’Iddio e Padre suo senza l’unzione. Gesù Cristo fu unto dal Padre proprio per essere messo in grado di adempiere l’opera di Dio infatti egli ebbe a dire nella sinagoga di Nazaret: “Lo Spirito del Signore è sopra me; per questo egli mi ha unto per evangelizzare i poveri; mi ha mandato a bandir liberazione a’ prigionieri, ed ai ciechi ricupero della vista; a rimettere in libertà gli oppressi, e a predicare l’anno accettevole del Signore” (Luca 4:18-19). Quel ‘per’ significa ‘per mettermi in grado di’. Ma d’altronde – se non fosse così - non si spiegherebbe come mai Dio aveva predetto che avrebbe unto il suo Servitore Gesù quando disse: “Ecco il mio servo, io lo sosterrò; il mio eletto in cui si compiace l’anima mia; io ho messo il mio spirito su lui, egli insegnerà la giustizia alle nazioni” (Is. 42:1). Ricordiamoci poi che Gesù cacciava i demoni per l’aiuto dello Spirito di Dio (cfr. Matt. 12:28) che era sopra Lui.

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19. Quanti furono i magi che guidati dalla stella vennero dall’Oriente a Betleem ad adorare il fanciullino Gesù?

La Scrittura non lo dice quanti furono. Alcuni dicono che furono tre, ma questo non lo si può confermare con la Scrittura (cfr. Matt. 2:1-16).

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20. Cosa ha voluto dire Gesù quando ha detto: “Se uno viene a me e non odia suo padre, e sua madre, e la moglie, e i fratelli, e le sorelle, e finanche la sua propria vita, non può esser mio discepolo” (Luca 14:26)?

Egli ha voluto dire che l’amore per Lui deve essere così intenso e così grande che a confronto l’amore verso i genitori, verso la propria moglie, verso i fratelli e sorelle, e finanche verso la propria vita deve apparire odio. Un discepolo di Cristo, che è degno di portare questo nome, quindi non cercherà mai di anteporre l’amore verso i propri genitori o la propria moglie o i propri fratelli e sorelle o la propria vita, all’amore per Cristo. Egli sarà disposto a morire anziché piacere all’uomo e dispiacere a Cristo e rinnegarlo. Certamente un discepolo di Cristo amerà i propri genitori, sua moglie, i suoi fratelli e le sue sorelle, i suoi figli ed anche se stesso, ma non più di Cristo. Egli sa infatti che in questo caso cesserebbe di essere un discepolo di Cristo, o come disse un giorno Gesù stesso, egli non sarebbe più degno di Lui (cfr. Matt. 10:37-38).

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21. Stavo leggendo 1 Pietro 3 e quando sono arrivata al verso 19 sono rimasta un pò perplessa perché non mi è molto chiaro; inoltre il concetto è ribadito anche in 1 Pietro 4:6. I Pietro 3:19,20: "E in esso andò anche a predicare agli spiriti ritenuti in carcere, i quali un tempo furon ribelli, quando la pazienza di Dio aspettava, ai giorni di Noè, mentre si preparava l'arca; nella quale poche anime, cioè otto, furon salvate tra mezzo all'acqua."I Pietro 4:6: "Poiché per questo è stato annunziato l'Evangelo anche ai morti; onde fossero bensì giudicati secondo gli uomini quanto alla carne, ma vivessero secondo Dio quanto allo spirito."

Sorella, queste parole di Pietro si riferiscono alla discesa di Gesù in spirito nelle parti più basse della terra dopo la sua morte difatti poco prima del versetto 19 si legge: “Poiché anche Cristo ha sofferto una volta per i peccati, egli giusto per gl’ingiusti, per condurci a Dio; essendo stato messo a morte, quanto alla carne, ma vivificato quanto allo spirito” (1 Piet. 3:18). Ho detto nelle parti più basse della terra perché così Paolo chiama il posto dove Gesù è disceso dopo la sua morte: “Or questo è salito che cosa vuol dire se non che egli era anche disceso nelle parti più basse della terra?” (Ef. 4:9), Pietro però lo chiama carcere infatti dice che Gesù andò a predicare agli spiriti in carcere. Di quali spiriti sta parlando? Di quelli che ai giorni di Noè non vollero dare ascolto alla predicazione di Noè che la Scrittura chiama “predicatore di giustizia” (2 Piet. 2:5). Dunque Gesù in spirito andò a predicare ai morti di una particolare generazione, e non ai morti di tutte le generazioni passate. Alcuni dicono che questa predicazione fatta da Gesù in spirito si riferisce alla predicazione fatta da Noè a quelli della sua generazione tramite lo Spirito di Cristo che parlava in lui; ma questo non si evince dai passi sopraccitati infatti viene detto che questa predicazione avvenne dopo che Gesù fu messo a morte quanto alla carne e poi che fu fatta a degli spiriti o dei morti. Dunque non possiamo fare altro che prendere queste parole di Pietro così come sono trascritte. Ma che cosa andò a predicare Gesù a quei morti? Il Vangelo infatti è detto: “Poiché per questo è stato annunciato l’Evangelo anche ai morti” (1 Piet. 4:6), quel ‘anche’ sta a confermare quello che abbiamo detto poco fa e cioè che l’Evangelo non fu annunciato a persone vive fisicamente ma spiritualmente morte, ma a persone morte fisicamente. Fin qui la cosa è facile da capire e da spiegare; le difficoltà iniziano quando si deve spiegare il motivo per cui Gesù andò ad annunciare il Vangelo anche ai morti. Infatti Pietro dice che fu per questa ragione: “Onde fossero bensì giudicati secondo gli uomini quanto alla carne, ma vivessero secondo Dio quanto allo spirito” (1 Piet. 4:6). Perché apparentemente sembrerebbe che quei morti furono salvati, e quindi ebbero dopo morti una seconda opportunità di pentirsi. Ma questo non può essere accettato perché innanzi tutto secondo quanto insegna la Scrittura quando uno muore cessa di avere ogni opportunità di pentirsi e di credere ed essere salvato infatti è detto: “E’ stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio” (Ebr. 9:27), e poi perché sarebbe stata un ingiustizia dare questa opportunità solo ai morti dei giorni di Noè escludendo tutti i ribelli morti in tutte le altre generazioni. Perché per esempio non andare a predicare il Vangelo anche agli abitanti di Sodoma e Gomorra? Dunque occorre stare attenti a non cadere nell’errore in cui sono caduti i Mormoni che basandosi su queste parole dicono che i peccatori anche dopo morti hanno un’altra opportunità di salvezza. E difatti per loro ci sarebbero niente di meno che dei missionari mormoni che si recano nel carcere a predicare ai morti il Vangelo (ovviamente quello cosiddetto restaurato da Joseph Smith che è un altro Vangelo).

Che cosa significa allora “Onde fossero bensì giudicati secondo gli uomini quanto alla carne, ma vivessero secondo Dio quanto allo spirito”? Noi riteniamo che significa che questa predicazione del Vangelo fatta da Gesù negli inferi a dei morti fu fatta per attestare ai vivi che quegli individui erano sì morti secondo gli uomini quanto alla carne, ma agli occhi di Dio avevano continuato a vivere spiritualmente, per Lui infatti i morti continuano a vivere. Che sia così si evince dal fatto che poco prima è detto: “Essi [quelli che dicono male di noi] renderanno ragione a colui ch’è pronto a giudicare i vivi ed i morti” (1 Piet. 4:5), ed anche: “Poiché per questo è stato annunziato l’Evangelo anche ai morti …” (1 Piet. 4:6). Come dire insomma: ‘Dio è pronto a giudicare anche i morti (e non solo i vivi) che quindi anche se non sono più sulla terra non sfuggiranno affatto al giudizio di Dio perché essi secondo Dio continuano a vivere, tanto è vero che a dimostrazione di ciò c’è la predicazione di Gesù Cristo fatta anche ai morti’.

Quella predicazione di Cristo dunque non aveva come fine la conversione di quei morti. Dopo morti non c’è più la possibilità di ascoltare il Vangelo e credere ed essere salvati dai propri peccati. E’ scritto: “Chi non avrà creduto, sarà condannato” (Mar. 16:16), ed anche: “Chi rifiuta di credere al Figliuolo non vedrà la vita, ma l’ira di Dio resta sopra lui” (Giov. 3:36). Questi passi tienili bene davanti ai tuoi occhi quando leggi e mediti quelle parole dell’apostolo Pietro.

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22. Perché Gesù Cristo non si sposò e non ebbe figli?

Perché tutto ciò non rientrava nel volere di Dio verso lui. Questo però non significa che Gesù non si sposerà mai difatti verrà il giorno in cui pure Gesù Cristo si sposerà, ma questo suo matrimonio sarà particolare infatti egli si sposerà la Chiesa secondo che è scritto nell’Apocalisse: “Poi udii come la voce di una gran moltitudine e come il suono di molte acque e come il rumore di forti tuoni, che diceva: Alleluia! poiché il Signore Iddio nostro, l’Onnipotente, ha preso a regnare. Rallegriamoci e giubiliamo e diamo a lui la gloria, poiché son giunte le nozze dell’Agnello, e la sua sposa s’è preparata; e le è stato dato di vestirsi di lino fino, risplendente e puro: poiché il lino fino son le opere giuste dei santi” (Apoc. 19:6-8). Questo lo conferma Paolo ai santi di Corinto quando gli dice di averli fidanzati ad un unico sposo, per presentarli come una casta vergine a Cristo (cfr. 2 Cor. 11:2)

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23. Gesù Cristo era un vegetariano?

No, Gesù Cristo non era un vegetariano infatti mangiò la Pasqua con i suoi discepoli secondo che è scritto: “Or venne il giorno degli azzimi, nel quale si dovea sacrificar la pasqua. E Gesù mandò Pietro e Giovanni, dicendo: Andate a prepararci la pasqua, affinché la mangiamo. Ed essi gli dissero: Dove vuoi che la prepariamo? Ed egli disse loro: Ecco, quando sarete entrati nella città, vi verrà incontro un uomo che porterà una brocca d’acqua; seguitelo nella casa dov’egli entrerà. E dite al padron di casa: Il Maestro ti manda a dire: Dov’è la stanza nella quale mangerò la pasqua co’ miei discepoli? Ed egli vi mostrerà di sopra una gran sala ammobiliata; quivi apparecchiate. Ed essi andarono e trovaron com’egli avea lor detto, e prepararon la pasqua. E quando l’ora fu venuta, egli si mise a tavola, e gli apostoli con lui. Ed egli disse loro: Ho grandemente desiderato di mangiar questa pasqua con voi, prima ch’io soffra; poiché io vi dico che non la mangerò più finché sia compiuta nel regno di Dio” (Luca 22:7-16); il che significa che egli mangiò l'agnello pasquale che la legge prescriveva si doveva mangiare in quel giorno (cfr. Es. 12:42-49). Precetto questo che conferma che la legge di Mosè non è affatto contraria al consumo della carne. E come potrebbe esserlo quando Dio dopo il diluvio aveva detto a Noè e ai suoi figli: "Tutto ciò che si muove ed ha vita vi servirà di cibo; io vi do tutto questo, come l’erba verde" (Gen. 9:3)? E dirò di più: come potrebbe Dio essere contrario al consumo della carne quando Lui stesso ai giorni di Abramo mangiò della carne e precisamente della carne di vitello offertagli da Abramo secondo che è scritto: "L’Eterno apparve ad Abrahamo alle querce di Mamre, mentre questi sedeva all’ingresso della sua tenda durante il caldo del giorno. Abrahamo alzò gli occhi, ed ecco che scòrse tre uomini, i quali stavano dinanzi a lui; e come li ebbe veduti, corse loro incontro dall’ingresso della tenda, si prostrò fino a terra, e disse: ‘Deh, Signor mio, se ho trovato grazia davanti a te, non passare senza fermarti dal tuo servo! Deh, lasciate che si porti un po’ d’acqua; e lavatevi i piedi; e riposatevi sotto quest’albero. Io andrò a prendere un pezzo di pane, e vi fortificherete il cuore; poi, continuerete il vostro cammino; poiché per questo siete passati presso al vostro servo’. E quelli dissero: ‘Fa’ come hai detto’. Allora Abrahamo andò in fretta nella tenda da Sara, e le disse: ‘Prendi subito tre misure di fior di farina, impastala, e fa’ delle schiacciate’. Poi Abrahamo corse all’armento, ne tolse un vitello tenero e buono, e lo diede a un servo, il quale s’affrettò a prepararlo. E prese del burro, del latte e il vitello ch’era stato preparato, e li pose davanti a loro; ed egli se ne stette in piè presso di loro sotto l’albero. E quelli mangiarono" (Gen. 18:1-8)?

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24. Desidero farle per adesso una unica domanda nella speranza che lei possa darmi il suo parere alla luce delle “SACRE SCRITTURE”. Gesù Cristo aveva una natura umana e una natura divina (“FIGLIO DELL’UOMO e FIGLIO DI DIO”). Come “Figlio di Dio”, la sua natura era pura e quindi senza peccato. Come “Figlio dell’uomo” egli aveva una natura umana, e quindi manifestava quei sentimenti e debolezze come ognuno di noi (pianto, sofferenza, fame, sonno etc…). Tuttavia, egli è nato concepito dallo “Spirito Santo” senza un rapporto naturale (atto sessuale) per cui “Maria” non ha avuto relazione con altro uomo (Giuseppe) perché se lo avesse avuto tale bambino sarebbe nato con il seme “Adamico” per cui la sua natura sarebbe stata corrotta. Le chiedo: In base a queste mie considerazioni, è giusto affermare che “Gesù Cristo” non aveva una natura umana corrotta, considerando che la “Scrittura” ci insegna che Egli è senza peccato? Come “Figlio dell’uomo” (natura umana) in che modo Gesù poteva essere tentato, visto che non manifestava quei desideri della natura carnale? (Galati 5:19 e 20) NB. Egli era perfetto nella sua natura umana e quindi come poteva essere tentato da “Satana”, non avendo questa natura corrotta come ogni uomo sulla terra? Inoltre Gesù dovendo assolvere al piano della “Salvezza” non poteva cadere nella tentazione come Figlio di Dio “incarnato” se no il suo sacrificio sarebbe stato inutile e imperfetto. Caro fratello Giacinto, quanto ho voluto qui esporre non è perché io ho dei dubbi in merito, ma mi domando quale differenza c’è tra la tentazione di un essere umano (NATURA CORROTTA) e il Figlio di Dio Gesù Cristo (NATURA PERFETTA). Spero che non ci siano fraintesi per quanto ho voluto spiegare in questo scritto, anche se comprendo che la Parola di Dio non può rispondere a tutti gli interrogativi che l’uomo si pone, visto che solo quando saremo con il Signore riceveremo tutte le risposte.

Sì, fratello, è giusto affermare che Gesù Cristo non aveva una natura umana corrotta come quella di tutti gli altri uomini, e questo perché egli era stato generato dallo Spirito Santo. Egli quindi nacque senza peccato, e senza quell’inclinazione a fare il male che è caratteristica di tutti gli uomini sin dalla loro nascita. Come fece dunque ad essere tentato? Basta leggere le tentazioni a cui Egli fu sottoposto dal diavolo nel deserto per rendersi conto di come ciò potè avvenire. Il diavolo per ben tre volte gli parlò personalmente suggerendogli di fare determinate cose; prima gli suggerì di trasformare delle pietre in pani, poi di buttarsi giù dal pinnacolo del tempio, ed infine di rendergli l’adorazione in cambio di tutti i regni del mondo e la loro gloria che gli fece vedere (cfr. Luca 4:1-12). Il diavolo quindi si appoggiò – uso questo termine – sul suo desiderio di voler mangiare (sopraggiunto dopo 40 giorni di digiuno), su un eventuale desiderio di compiere qualche gesto eclatante per essere acclamato dal popolo, e su un eventuale desiderio di diventare un potente re di questo mondo che lui avrebbe voluto che sorgessero in Gesù. Ma Gesù si oppose fermamente a queste insidie del tentatore rispondendogli con dei passi della Scrittura appropriati che indussero il diavolo a lasciarlo. Certamente però ci furono altre occasioni in cui il diavolo lo tentò perché è scritto: “Si partì da lui fino ad altra occasione” (Luca 4:13), ma in ognuna di esse Gesù riportò sempre la vittoria sul diavolo.

Comprendo che può risultare di difficile comprensione il come Gesù Cristo, che non aveva una natura umana corrotta, potè essere tentato in ogni cosa come noi, però se consideriamo che il diavolo è un essere spirituale malvagio che può presentarsi personalmente ad una persona per cercare di farla cadere in peccato e questo è quello che fece con Gesù nel deserto, allora le difficoltà scompaiono. Il diavolo comunque sapeva che Gesù Cristo aveva una natura umana perfetta, essendo stato generato dallo Spirito Santo, e proprio per questo cercò di indurlo a fare quelle cose che gli suggerì, per fare diventare la sua natura corrotta. Per spiegarti meglio questo concetto, ti farò il paragone con Adamo, il primo uomo. Ora, come tu sai Dio fece l’uomo retto (cfr. Eccl. 7:29), per cui egli era senza peccato, egli aveva una natura umana perfetta quando fu creato. Nessuna iniquità era in lui, il peccato era a lui sconosciuto, non aveva per nulla una natura corrotta. Ma il serpente antico che fece? Cercò di farlo cadere nel peccato e così mutargli quella natura umana retta in una natura corrotta, e ci riuscì. Come? Prima seducendo la donna a cui fece credere che mangiando il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male non sarebbero morti, cosa a cui la donna credette e mangiò il frutto; e poi inducendo la donna ad offrire di quel frutto a suo marito il quale ne mangiò pure lui. Nota bene che Adamo non commise un peccato tipo l’adulterio, o l’omicidio, o il furto, o la bestemmia, ma un peccato del tutto diverso, che consistette nel mangiare un frutto di un albero che per altro era buono a mangiarsi (quindi non cattivo in se stesso) ma che era stato vietato da Dio. Ecco dunque come potè essere tentato il primo uomo nonostante non avesse una natura umana corrotta; una cosa simile accadde a Gesù, nel senso che lui nonostante fosse nato immacolato e puro, senza l’inclinazione a peccare, fu ugualmente tentato dal Serpente Antico affinché cadesse nel peccato e si corrompesse. C’è però una grande differenza tra la tentazione di Adamo e quella di Gesù, che mentre con Adamo il Serpente ebbe la vittoria, con Gesù il Serpente subì una schiacciante sconfitta ogni qual volta che tentò Gesù Cristo. E in virtù di questo, cioè del fatto che Gesù non cadde in nessuna tentazione, Gesù Cristo potè morire sulla croce per compiere l’espiazione dei nostri peccati. Egli non conobbe il peccato, come invece lo conobbe Adamo, ma Dio lo fece peccato per noi (cfr. 2 Cor. 5:21), perché fece ricadere su lui tutte le nostre iniquità (cfr. Is. 53:6), affinché noi fossimo giustificati mediante la fede nel suo nome.

A Cristo Gesù, il Figlio di Dio, sia la gloria ora e in eterno. Amen.

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25. Che cosa significa che Gesù Cristo è la pietra angolare?

Ora, tenendo presente che la pietra angolare è la pietra fondamentale che forma l’angolo esterno di un edificio, e viene posta all’angolo d’incontro di due muri e li mantiene legati, il fatto che Gesù Cristo sia chiamato “la pietra angolare, sulla quale l’edificio intero, ben collegato insieme, si va innalzando per essere un tempio santo nel Signore” (Ef. 2:21), sta ad indicare che Lui è la pietra fondamentale su cui è stata costruita la Chiesa Dio, ossia l’edificio spirituale che ha da servire di dimora a Dio per lo Spirito. Sopra di lui ci sono altre pietre, in primo luogo gli apostoli e i profeti (cfr. Ef. 2:20), e poi a seguire tutti i credenti secondo che è scritto: “Anche voi, come pietre viventi, siete edificati qual casa spirituale, per essere un sacerdozio santo per offrire sacrificî spirituali, accettevoli a Dio per mezzo di Gesù Cristo” (1 Piet. 2:4-5).

E’ interessante notare che questa pietra è stata rigettata dagli edificatori, cioè dai capi sacerdoti, dagli scribi e dai Farisei, prima di diventare la pietra angolare della Casa di Dio; e che mentre per noi che abbiamo creduto è la pietra angolare, eletta e preziosa, per coloro che non credono in Gesù Cristo è una pietra d’inciampo e un sasso d’intoppo (cfr. 1 Piet. 2:6-7). In altre parole, la loro rovina perché Gesù ha detto che “chi cadrà su questa pietra sarà sfracellato” (Matt. 21:44)

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26. Che cosa significa che Gesù Cristo ha compiuto l’espiazione dei nostri peccati?

Significa che lui morendo sulla croce per i nostri peccati e con i nostri peccati su di lui ha pagato il prezzo che era necessario fosse pagato in favore nostro affinché noi fossimo perdonati e riconciliati con Dio. E questo prezzo fu il suo sangue perchè “senza spargimento di sangue non c’è remissione” (Ebrei 9:22). Ecco perché Gesù, nella notte che fu tradito quando prese il calice, disse ai suoi discepoli: “…. questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti per la remissione dei peccati” (Matt. 26:28), ed ecco perché sempre Gesù tempo prima aveva detto che il Figliuol dell’uomo, cioè lui, era venuto per “dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti” (Matt. 20:28).

Questo atto riconciliatorio compiuto da Gesù Cristo era stato prefigurato e preannunciato da Dio nella legge quando stabilì cosa doveva fare il sommo sacerdote una volta all’anno per compiere l’espiazione dei suoi peccati e di quelli del popolo. Ecco quanto disse Dio: “Aaronne offrirà dunque il giovenco del sacrifizio per il peccato per sé, e farà l’espiazione per sé e per la sua casa; e scannerà il giovenco del sacrifizio per il peccato per sé. Poi prenderà un turibolo pieno di carboni accesi tolti di sopra all’altare davanti all’Eterno, e due manate piene di profumo fragrante polverizzato; e porterà ogni cosa di là dal velo. Metterà il profumo sul fuoco davanti all’Eterno, affinché il nuvolo del profumo copra il propiziatorio che è sulla testimonianza, e non morrà. Poi prenderà del sangue del giovenco, e ne aspergerà col dito il propiziatorio dal lato d’oriente, e farà sette volte l’aspersione del sangue col dito, davanti al propiziatorio. Poi scannerà il capro del sacrifizio per il peccato, che è per il popolo, e ne porterà il sangue di là dal velo; e farà di questo sangue quello che ha fatto del sangue del giovenco: ne farà l’aspersione sul propiziatorio e davanti al propiziatorio. Così farà l’espiazione per il santuario, a motivo delle impurità dei figliuoli d’Israele, delle loro trasgressioni e di tutti i loro peccati” (Lev. 16:11-16). Come si può vedere, era necessario che il sacerdote immolasse degli animali e offrisse il loro sangue per compiere l’espiazione dei peccati, perché come disse sempre Dio “il sangue è quello che fa l’espiazione mediante la vita” (Lev. 17:11). In quel caso però il sommo sacerdote essendo anche lui un uomo “circondato da infermità” (Ebr. 5:2) era obbligato ad offrire dei sacrifici espiatori anche per i suoi propri peccati, oltre che per quelli di tutto il popolo (cfr. Ebr. 5:2-3). Venuto però Gesù Cristo, il Sommo Sacerdote secondo l’ordine di Melchisedec, quindi appartenente ad un ordine superiore a quello di Aaronne; stabilito da Dio in eterno perché siccome dimora in eterno ha un sacerdozio che non si trasmette (cfr. Ebr. 7:24); e non senza giuramento a differenza dei sommi sacerdoti dell’Antico Patto; e santo e immacolato e innocente perché non conobbe peccato, egli offrì se stesso puro di ogni colpa a Dio per i nostri peccati (cfr. Ebr. 7:27; 10:12) compiendo una espiazione migliore di quella che compiva una volta all’anno il sommo sacerdote perché questa toglie i peccati dalla coscienza, quella invece non li toglieva “perché è impossibile che il sangue di tori e di becchi tolga i peccati” (Ebr. 10:4).

A Cristo Gesù, il Figlio di Dio che dopo avere compiuta la purificazione dei nostri peccati, ascese alla destra della Maestà nei luoghi altissimi, sia la gloria ora e in eterno. Amen

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27. Che cosa significa che il Figlio di Dio, “essendo stato reso perfetto, divenne per tutti quelli che gli ubbidiscono, autore d’una salvezza eterna …” (Ebrei 5:9-10)?

Significa che il Figlio di Dio da sempre esistente con Dio, affinché potesse diventare il Fedele e Misericordioso Sommo Sacerdote in grado di compiere l’espiazione dei nostri peccati, oltre a partecipare al sangue e alla carne come vi partecipiamo noi, cioè oltre a diventare simile a noi esseri umani, dovette anche soffrire come noi e difatti dice la Scrittura “in quanto egli stesso ha sofferto essendo tentato, può soccorrere quelli che son tentati” (Ebr. 2:18). Le sofferenze nella vita di Gesù Cristo dunque furono necessarie, indispensabili. Fu tramite di esse che egli diventò o fu reso perfetto (cfr. Ebr. 2:10), nel senso che furono le sue sofferenze che gli hanno permesso di soccorrerci, di poter simpatizzare con noi. Come avrebbe potuto il Figlio di Dio venirci in aiuto e capirci se Lui avesse preso solo la nostra natura umana e non avesse sofferto? Non avrebbe potuto. Ma ecco che Dio aveva stabilito di renderlo perfetto tramite le sofferenze. D’altronde se il sommo sacerdote sotto la legge poteva ben capire il popolo e simpatizzare con esso, essendo anche lui un uomo che soffriva perché veniva anche lui tentato: “Può aver convenevole compassione verso gl’ignoranti e gli erranti, perché anch’egli è circondato da infermità” (Ebr. 5:2), dice la Scrittura, come avrebbe potuto il Figlio di Dio diventare il Sommo Sacerdote della nostra professione di fede senza soffrire anche lui? Il fatto è però che Gesù, il Sommo Sacerdote della nostra professione di fede, fu sì tentato e per questo soffrì, MA SENZA PECCARE. Ed essendo morto sulla croce per i nostri peccati è diventato per tutti coloro che credono in Lui l’autore della loro salvezza eterna. A Lui sia la gloria ora e in eterno. Amen.

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28. Mi è venuto un dubbio sulla morte di Gesù perché in un film che ho visto pare che lui sia stato ucciso e non che abbia voluto morire Lui, mi potresti spiegare cosa dice la Bibbia a riguardo?

Guarda fratello, la Bibbia dice sia che Gesù Cristo è stato ucciso dai Giudei e sia che questa morte fu una morte a cui lui volle sottoporsi in ubbidienza al Padre suo. Gesù Cristo infatti un giorno ebbe a dire: “Per questo mi ama il Padre; perché io depongo la mia vita, per ripigliarla poi. Nessuno me la toglie, ma la depongo da me. Io ho potestà di deporla e ho potestà di ripigliarla. Quest’ordine ho ricevuto dal Padre mio” (Giov. 10:17-18). Come puoi vedere, Gesù nel dire ‘io depongo la mia vita’, e ‘nessuno me la toglie ma la depongo da me’, ha attestato che la sua morte fu da lui voluta. Paolo conferma questo concetto quando dice ai santi di Filippi: “Annichilì se stesso, prendendo forma di servo e divenendo simile agli uomini; ed essendo trovato nell’esteriore come un uomo, abbassò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte della croce” (Fil. 2:7-8). Gesù aveva la possibilità di essere liberato dalle mani dei Giudei e quindi di non essere messo a morte tanto è vero che quando nel Getsemani lui fu arrestato e Pietro intervenne in sua difesa sfoderando la spada e tagliando l’orecchio del servo del sommo sacerdote, Gesù prima gli disse di riporre la sua spada nel fodero e poi: “Credi tu forse ch’io non potrei pregare il Padre mio che mi manderebbe in quest’istante più di dodici legioni d’angeli?” (Matt. 26:53). Ecco dunque in che maniera Gesù avrebbe potuto essere liberato da Dio. Ma se egli avesse accettato quella liberazione come si sarebbero adempiute le Scritture profetiche secondo le quali le cose dovevano andare in quella maniera perché lui doveva essere preso e messo a morte come un malfattore?

Ovviamente affinché Gesù morisse era necessario che qualcuno lo uccidesse (Gesù infatti non poteva suicidarsi) e quindi che qualcuno lo odiasse. Questo qualcuno furono i Giudei che lo odiarono senza cagione, lo condannarono a morte e lo diedero nelle mani dei Gentili affinché lo crocifiggessero. Ma la sua morte fu sempre e rimarrà sempre una morte vicaria, una morte a cui lui ubbidì per amore nostro, per salvarci. A Lui sia la gloria ora e in eterno. Amen.

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29. Perché Gesù Cristo sulla croce gridò: “Elì, elì, lamà sabactanì? cioè: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Matt. 27:46)?

Lo fece affinché si adempissero le seguenti parole pronunciate da Davide per lo Spirito e scritte nel Salmo ventiduesimo e che concernono le sofferenze che il Cristo, cioè Lui, doveva patire: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Sal. 22:1). E che io credo esprimono in maniera molto eloquente quanto fu profonda la sofferenza patita da Gesù per amore nostro sulla croce del Golgota, e quindi devono farci riflettere profondamente sul grande amore che Cristo ha manifestato verso di noi. Egli dopo essere stato abbandonato dai suoi discepoli, fu abbandonato temporaneamente anche dal Padre suo nelle mani dei suoi carnefici. Nessuna liberazione era prevista per Lui in mezzo a quella sua atroce sofferenza. Egli lo sapeva. I suoi nemici però approfittarono di questa situazione in cui lui si trovava, cioè appeso come un malfattore su una croce, per ingiuriarlo e farsi beffe di lui dicendogli: “Ha salvato altri e non può salvar se stesso! Da che è il re d’Israele, scenda ora giù di croce, e noi crederemo in lui. S’è confidato in Dio; lo liberi ora, s’Ei lo gradisce, poiché ha detto: Son Figliuol di Dio” (Matt. 27:42-43). Cosa questa anch’essa predetta da Davide nel medesimo Salmo in questa maniera: “Chiunque mi vede si fa beffe di me; allunga il labbro, scuote il capo, dicendo: Ei si rimette nell’Eterno; lo liberi dunque; lo salvi, poiché lo gradisce!” (Salmo 22:7-8)

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30. Caro fratello, ringrazio il Signore perché navigando su Internet ho trovato il tuo sito, spero anzi che sia ancora attivo. Il mio problema è questo: mio marito sta leggendo un libro a dir poco blasfemo, premetto che non crede nella Bibbia come Verità unica e assoluta, e così in questo libro che si intitola "Il codice Da Vinci" l'autore afferma che Gesù era chiaramente sposato e con un figlio, purtroppo la mia risposta non lo ha soddisfatto primo perché dice che sono una bigotta e che dovrei essere più aperta anche ad altre verità, secondo perché proprio i Cristiani sono perseguitati prima in casa propria e non presi in considerazione, così ti chiedo per favore di darmi una risposta autorevole da leggergli, poi se vorrà o non vorrà crederci...

La ragione per cui Gesù non si sposò fu che il matrimonio non rientrava nella volontà del Padre suo, quindi siccome Gesù scese dal cielo per fare non la sua volontà ma la volontà del Padre suo, Egli non si sposò. Un giorno però Gesù si sposerà. Con chi? Con la Chiesa, infatti quando Cristo tornerà dal cielo con gloria e con potenza e risusciterà i morti in Cristo e trasformerà i santi viventi, allora si terranno le nozze dell’Agnello, secondo che è scritto: "Poi udii come la voce di una gran moltitudine e come il suono di molte acque e come il rumore di forti tuoni, che diceva: Alleluia! poiché il Signore Iddio nostro, l’Onnipotente, ha preso a regnare. Rallegriamoci e giubiliamo e diamo a lui la gloria, poiché son giunte le nozze dell’Agnello, e la sua sposa s’è preparata; e le è stato dato di vestirsi di lino fino, risplendente e puro: poiché il lino fino son le opere giuste dei santi" (Apoc. 19:6-8). Questo matrimonio a venire è confermato da Paolo quando dice ai santi di Corinto di averli fidanzati ad un unico sposo, per presentarli come una casta vergine a Cristo (cfr. 2 Cor. 11:2)

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31. Volevo delle vostre considerazioni su un verso della Scrittura che non mi è molto chiaro: Ebrei 2:7 “Tu lo hai fatto di poco inferiore agli angeli; lo hai coronato di gloria e d'onore”. Non riesco a capire cosa vuol dire “poco inferiore agli angeli”. Volevo dei chiarimenti da voi perché ritengo che siete davvero degli strumenti nelle mani di Dio.

Tu l'hai fatto poco inferiore agli angeli significa che il Figliuolo nei giorni della sua carne era inferiore agli angeli, infatti la sua natura umana non gli permetteva di essere sullo stesso livello degli angeli. Per esempio, Gesù aveva bisogno di camminare per spostarsi da un luogo all'altro, gli angeli non hanno bisogno di camminare per spostarsi; Gesù aveva bisogno di mangiare e bere, mentre gli angeli non hanno bisogno di mangiare e bere; Gesù si stancava, gli angeli non si stancano; Gesù inoltre non aveva la stessa forza che hanno gli angeli del Signore; Gesù infine aveva un corpo mortale mentre gli angeli non hanno un corpo mortale.

A motivo della sua morte, però, Gesù fu coronato di gloria e di onore ed ha ricevuto il nome che è al di sopra di ogni altro nome, Egli "è alla destra di Dio dove angeli, principati e potenze gli sono sottoposti" (1 Pietro 3:22), e gli angeli di Dio l'adorano.

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32. Ogni sabato ci riuniamo alcuni fratelli e parliamo di argomenti della Sacra Scrittura l'argomento di questa sera è l'INCARNAZIONE. Ora ti volevo chiedere: ‘C'è differenza fra la parola INCARNAZIONE e LA PAROLA FATTA CARNE?’

Fratello, pace. No, non c'è alcuna differenza, perché quando noi affermiamo che la Parola di Dio si è incarnata ci riferiamo al fatto che la Parola di Dio è stata fatta carne o diventò carne. In altre parole ci riferiamo al fatto che nella pienezza dei tempi il Figlio di Dio, che era da sempre con Dio Padre, diventò simile agli uomini, - ossia, assunse la natura umana - e per fare questo naturalmente dovette nascere anche Lui da una donna. La sua nascita però fu miracolosa, perché Egli fu generato nel seno di sua madre (quando lei ancora non era sposata ma solo fidanzata) dallo Spirito Santo e non da seme d'uomo. Il fatto però che il Figlio di Dio assunse la natura umana non significa che Egli cessò di essere Dio, ricordatelo sempre questo, infatti Gesù Cristo nei giorni della sua carne era sia uomo che Dio, cioè Egli aveva sia una natura umana che una natura divina.

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33. Leggo la Bibbia da circa un anno con un gruppo di amici cristiani. Nel periodo pasquale uno di essi pose la seguente domanda: ‘Per quanto Gesù è stato nel sepolcro?’ L'obiettivo della domanda era quello di cercare di comprendere se vi era stato per tre giorni e tre notti, come Giona stette nel ventre del pesce. Ho riscontrato che non è facile dare una risposta a tale quesito. Dai Vangeli non sembra che sia possibile tracciare una chiara sequenza cronologica dei fatti. Sarebbe possibile avere una risposta risolutiva in merito? Anticipo i miei ringraziamenti e porgo i miei più cordiali saluti.

Innanzi tutto bisogna partire dal presupposto che Gesù Cristo non poté mentire neppure quando disse ad alcuni scribi e Farisei quanto segue: “Questa generazione malvagia e adultera chiede un segno; e segno non le sarà dato, tranne il segno del profeta Giona. Poiché, come Giona stette nel ventre del pesce tre giorni e tre notti, così starà il Figliuolo dell’uomo nel cuor della terra tre giorni e tre notti” (Matt. 12:39-40). Per cui dobbiamo credere che Gesù stette nel cuore della terra 3 giorni e 3 notti, e io questo lo credo. Tenendo presente però che Egli morì venerdì pomeriggio (verso l’ora nona) e risuscitò la mattina del primo giorno della settimana parrebbe che egli non rimase nel cuore della terra tre giorni e tre notti ma di meno. Le cose però non stanno come appaiono perché l’espressione “tre giorni e tre notti’ usata da Gesù significa “dopo tre giorni” secondo che è scritto: “Poi cominciò ad insegnar loro ch’era necessario che il Figliuol dell’uomo soffrisse molte cose, e fosse reietto dagli anziani e dai capi sacerdoti e dagli scribi, e fosse ucciso, e in capo a tre giorni risuscitasse” (Mar. 8:31), e che egli disse: “Il Figliuol dell’uomo sta per esser dato nelle mani degli uomini ed essi l’uccideranno; e tre giorni dopo essere stato ucciso, risusciterà” (Mar. 9:31), e: “Disfate questo tempio, e in tre giorni lo farò risorgere” (Giov. 2:19), o come è scritto in Matteo: “Il terzo giorno” (Matt. 16:21). Il che significa che Gesù predisse che sarebbe risuscitato dopo tre giorni dalla sua morte, il che avvenne perché egli risuscitò il primo giorno della settimana. In altre parole ancora, l’espressione “tre giorni e tre notti” è una forma abbastanza lunga per indicare tre giorni; vedi per esempio quello che viene detto di quel giovane egiziano trovato per la campagna da Davide e i suoi uomini, che non aveva mangiato e neppure bevuto per tre giorni e tre notti e che quando fu interrogato da Davide disse che il suo padrone lo aveva abbandonato perché tre giorni prima era caduto infermo (cfr. 1 Sam. 30:11-14). E dato che nell’uso ebraico di contare i giorni le parti del giorno all’inizio o al termine di un periodo venivano contate come giorni, dire che Gesù risuscitò il primo giorno della settimana, precisamente la mattina, equivale a dire che egli risuscitò tre giorni dopo la sua morte.

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34. Che vogliono dire le parole del salmo secondo: ‘Tu sei il mio Figliuolo, oggi ti ho generato’? Forse che il Figliuolo di Dio non è sempre esistito?

No, affatto, altrimenti Gesù Cristo non avrebbe potuto dire: “Prima che Abramo fosse nato, io sono” (Giov. 8:58).

Per comprendere il significato di quelle parole occorre leggere tutto il contesto in cui vengono citate dall’apostolo Paolo nella predicazione che fece ad Antiochia di Pisidia. Ecco le parole di Paolo: “Ma Iddio lo risuscitò dai morti; e per molti giorni egli si fece vedere da coloro ch’eran con lui saliti dalla Galilea a Gerusalemme, i quali sono ora suoi testimoni presso il popolo. E noi vi rechiamo la buona novella che la promessa fatta ai padri, Iddio l’ha adempiuta per noi, loro figliuoli, risuscitando Gesù, siccome anche è scritto nel salmo secondo: Tu sei il mio Figliuolo, oggi Io ti ho generato” (Atti 13:30-33). Come puoi vedere, Paolo cita quelle parole del Salmo secondo in relazione alla resurrezione dai morti di Gesù Cristo, quello dunque è il giorno in cui fu generato il Figliuolo di Dio, o meglio in cui, come dice Paolo, egli fu “dichiarato Figliuol di Dio con potenza secondo lo spirito di santità mediante la sua risurrezione dai morti” (Rom. 1:4). E sì, perché quel ‘generato’ non significa altro che “dichiarato Figliuol di Dio con potenza”. Dunque, taglia rettamente la Parola di Dio, al fine di non rimanere confuso.

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35. Perché Gesù Cristo è chiamato l’Agnello di Dio o l’Agnello?

Per comprendere la ragione di questo appellativo che ha Gesù Cristo è necessario conoscere che cosa Dio comandò di fare agli Israeliti quando ordinò loro di celebrare la Pasqua in Egitto. Ecco cosa dice la legge: “Parlate a tutta la raunanza d’Israele, e dite: Il decimo giorno di questo mese, prenda ognuno un agnello per famiglia, un agnello per casa; e se la casa è troppo poco numerosa per un agnello, se ne prenda uno in comune col vicino di casa più prossimo, tenendo conto del numero delle persone; voi conterete ogni persona secondo quel che può mangiare dell’agnello. Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, dell’anno; potrete prendere un agnello o un capretto. Lo serberete fino al quattordicesimo giorno di questo mese, e tutta la raunanza d’Israele, congregata, lo immolerà sull’imbrunire. E si prenda del sangue d’esso, e si metta sui due stipiti e sull’architrave della porta delle case dove lo si mangerà. E se ne mangi la carne in quella notte; si mangi arrostita al fuoco, con pane senza lievito e con dell’erbe amare. Non ne mangiate niente di poco cotto o di lessato nell’acqua, ma sia arrostito al fuoco, con la testa, le gambe e le interiora. E non ne lasciate nulla di resto fino alla mattina; e quel che ne sarà rimasto fino alla mattina, bruciatelo col fuoco. E mangiatelo in questa maniera: coi vostri fianchi cinti, coi vostri calzari ai piedi e col vostro bastone in mano; e mangiatelo in fretta: è la Pasqua dell’Eterno. Quella notte io passerò per il paese d’Egitto, e percoterò ogni primogenito nel paese d’Egitto, tanto degli uomini quanto degli animali, e farò giustizia di tutti gli dèi d’Egitto. Io sono l’Eterno. E quel sangue vi servirà di segno sulle case dove sarete; e quand’io vedrò il sangue passerò oltre, e non vi sarà piaga su voi per distruggervi, quando percoterò il paese d’Egitto.” (Es. 12:3-13)

Ora, come puoi vedere, ogni famiglia doveva prendere un agnello (o un capretto), ucciderlo e mettere il sangue di esso sui due stipiti e sull’architrave della porta della casa dove lo si sarebbe mangiato, e proprio quel sangue sarebbe servito come segno perché quando il Signore sarebbe passato per percuotere gli Egiziani, nel vedere quel sangue, sarebbe passato oltre, e perciò gli Israeliti sarebbero scampati in virtù di quel sangue. Ora, quell’Agnello pasquale prefigurava il Messia che quando sarebbe venuto nella pienezza dei tempi, avrebbe con il suo sangue liberato gli uomini dai loro peccati riconciliandoli con Dio e li avrebbe fatti scampare non alla morte fisica ma ad una morte peggiore, cioè alla morte seconda che è lo stagno ardente di fuoco e di zolfo perché questa è la sorte che attende tutti coloro che non hanno lavato le loro vesti nel sangue dell’Agnello di Dio (cfr. Apoc. 21:8). Ecco dunque perché Giovanni il Battista un giorno disse del Signore Gesù: “Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo” (Giov. 1:29), e l’apostolo Pietro dice che noi siamo stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatoci dai padri “col prezioso sangue di Cristo, come d’agnello senza difetto né macchia, ben preordinato prima della fondazione del mondo, ma manifestato negli ultimi tempi” (1 Piet. 1:19-20) per noi.

Dobbiamo però anche dire che sotto l’Antico Patto non c’era solo l’Agnello pasquale che prefigurava il Messia, ma c’erano anche tutti quei sacrifici per il peccato che i sacerdoti dovevano offrire per loro stessi e anche per il popolo, ed a proposito si legga il libro del Levitico. Anche questi sacrifici prefiguravano il sacrificio che avrebbe compiuto il Messia, infatti come mediante quei sacrifici espiatori ai sacerdoti e al popolo venivano perdonati i loro peccati (ma non tolti dalla loro coscienza) così mediante il sacrificio espiatorio che il Messia avrebbe compiuto offrendo se stesso per i nostri peccati noi saremmo stati perdonati; ma a differenza del sangue dei vecchi sacrifici il sangue del Messia avrebbe tolto i peccati dalla nostra coscienza.

Quando dunque leggiamo che Gesù è l’Agnello di Dio dobbiamo anche intendere che Egli è Colui che con il suo sacrificio espiatorio è in grado di togliere i peccati dalla coscienza dell’uomo, cosa che i sacrifici che venivano offerti dai sacerdoti leviti non potevano fare, e renderlo così perfetto quanto alla coscienza (cfr. Ebr. 10:1-14).

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36. Se Gesù era Divinità come poté essere oppresso da tristezza mortale (cfr. Matt. 26:38)?

Poté esserlo perché ti devi ricordare, fratello, che Gesù Cristo era anche un uomo e non solo Dio. Gesù era fatto di carne e ossa, aveva del sangue che scorreva nelle vene, mangiava, beveva come gli altri uomini, dormiva, si stancava e così via. Ma ti dirò anche un’altra cosa e cioè che Gesù DOVETTE patire quella tristezza mortale, perché Dio aveva prestabilito di rendere perfetto il duce della nostra salvezza proprio per via di sofferenze (cfr. Ebr. 2:10) cosicché adesso “in quanto egli stesso ha sofferto essendo tentato, può soccorrere quelli che son tentati” (Ebr. 2:18).

In altre parole fu necessario che Gesù patisse anche quella tristezza mortale per diventare il fedel Sommo Sacerdote che Egli è, capace di simpatizzare con noi in qualsiasi afflizione ci troviamo o dovremmo trovare, anche nella più grave e profonda (cfr. Ebr. 4:15). E difatti noi abbiamo un Sommo Sacerdote che ci capisce, che sa cosa significa soffrire, che sa cosa significhi essere tristi perché lui stesso fu triste.

Così dunque anche quella tristezza mortale che il Figliuolo patì nel Getsemani la patì per il nostro bene. A lui sia la gloria ora e in eterno. Amen.

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37. Quando Gesù ha detto che sulla terra non dobbiamo chiamare alcuno nostro Padre (cfr. Matt. 23:9) volle dire che non dobbiamo chiamare così neppure il nostro padre terreno?

No, ciascuno di noi può chiamare suo papà ‘mio padre’ tanto è vero che quando un giorno uno dei suoi discepoli gli disse: “Signore, permettimi d’andare prima a seppellir mio padre” (Matt. 8:21), Gesù non lo riprese per avere chiamato suo padre ‘mio padre’, ma gli disse solo di seguirlo e di lasciare che fossero i morti a seppellire i loro morti.

Noi non dobbiamo chiamare padre nostro o padre mio chiunque abbia una qualche autorità spirituale nella Chiesa, come può essere un apostolo, un profeta, un evangelista, un dottore o un pastore, o magari anche quel fratello che ci ha parlato per la prima volta del Vangelo e così via. Non dobbiamo fare insomma come fece il re Joas quando andò a trovare il profeta Eliseo che era malato e a cui disse: ‘Padre mio, padre mio’ (2 Re 13:14).

Ma oltre a ciò non dobbiamo chiamare Padre chiunque pensi di fare le veci di Dio sulla terra o che si consideri qualcosa di grande e quindi pensa di poter essere chiamato in questa maniera; un esempio per tutti, il capo della Chiesa cattolica romana che molti chiamano ‘padre santo’. Ma nella Chiesa cattolica romana vengono chiamati ‘padre’ anche i preti ‘padre Antonio, ecc.’. Noi quindi quando parliamo con i preti o parliamo di loro dobbiamo chiamarli ‘parroci’ o ‘preti’ ma non con l’appellativo di padre, come anche quando ci riferiamo al papa faremo bene a non chiamarlo ‘padre santo’ ma semplicemente capo della chiesa cattolica romana o capo dello Stato ‘Città del Vaticano’, solo Dio è degno di essere chiamato ‘Padre santo’.

Possiamo invece chiamare il patriarca Abrahamo nostro padre perché così lo chiama l’apostolo Paolo ai Romani “nostro padre Abramo” (Rom. 4:12) essendo che Abramo fu costituito nostro padre da Dio stesso quando gli disse: “Quanto a me, ecco il patto che fo con te; tu diverrai padre di una moltitudine di nazioni; e non sarai più chiamato Abramo, ma il tuo nome sarà Abrahamo, poiché io ti costituisco padre di una moltitudine di nazioni. E ti farò moltiplicare grandissimamente, e ti farò divenir nazioni, e da te usciranno dei re” (Gen. 17:4-6).

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38. Che cosa significa che Gesù Cristo è il primogenito dai morti (cfr. Col. 1:18)?

Significa che Gesù Cristo è il primo uomo ad essere risuscitato dai morti con un corpo immortale, incorruttibile e glorioso. Ecco perché egli ha il primato anche nella resurrezione dei morti e viene definito “il primogenito dai morti” (Col. 1:18).

Naturalmente dato che Egli è il primogenito dai morti, per forza di cose ci dovranno essere anche altri che devono sperimentare questo medesimo tipo di resurrezione. Costoro sono tutti coloro che sono morti e moriranno in Cristo e quindi sono di Cristo difatti è scritto che “poiché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saran tutti vivificati; ma ciascuno nel suo proprio ordine: Cristo, la primizia; poi quelli che son di Cristo, alla sua venuta” (1 Cor. 15:22-23). Tutti costoro quindi quando Cristo apparirà dal cielo avranno il loro corpo trasformato e reso conforme al corpo della sua gloria. Naturalmente al ritorno di Cristo anche i santi viventi saranno trasformati e avranno il loro corpo reso conforme al corpo della sua gloria, solo che quest’ultimi saranno semplicemente mutati senza vedere la morte. Quindi tutti i santi otterranno al ritorno di Cristo un corpo glorioso, incorruttibile e immortale, e con esso regneranno con Cristo nei secoli dei secoli. Amen.

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39. Ci sono alcuni fratelli che in preghiera ringraziano Dio per avere ucciso il suo Figliuolo per amore nostro; cosa pensi di questa espressione?

Penso che essa sia sbagliata perché è scritto che Dio ha dato il suo Figliuolo affinché per mezzo di lui noi vivessimo secondo che è scritto: “Poiché Iddio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figliuolo, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna” (Giov. 3:16) ed anche: “In questo è l’amore: non che noi abbiamo amato Iddio, ma che Egli ha amato noi, e ha mandato il suo Figliuolo per essere la propiziazione per i nostri peccati” (1 Giov. 4:10). Ma non è scritto che Dio lo abbia ucciso perché a uccidere il Signore Gesù sono stati i Giudei di quel tempo infatti Paolo dice ai Tessalonicesi che essi “hanno ucciso e il Signor Gesù e i profeti” (1 Tess. 2:15), e Pietro nel rivolgersi ai Giudei in Gerusalemme disse un giorno: “Ma voi rinnegaste il Santo ed il Giusto, e chiedeste che vi fosse concesso un omicida; e uccideste il Principe della vita, che Dio ha risuscitato dai morti; del che noi siamo testimoni” (Atti 3:14-15) e a casa di Cornelio parlando della morte di Gesù di Nazareth disse: “E noi siam testimoni di tutte le cose ch’egli ha fatte nel paese de’ Giudei e in Gerusalemme; ed essi l’hanno ucciso, appendendolo ad un legno” (Atti 10:39). Quindi quando parliamo dell’uccisione di Gesù usiamo espressioni come queste per non incorrere in espressioni molto infelici la cui causa è l’ignoranza delle Scritture. Parliamo come parlavano gli apostoli Paolo e Pietro che erano rispettivamente apostolo dei Gentili e apostolo della circoncisione, e che erano degli apostoli a cui Dio fece “conoscere il mistero della sua volontà, giusta il disegno benevolo ch’Egli avea già prima in se stesso formato, per tradurlo in atto nella pienezza dei tempi, e che consiste nel raccogliere sotto un sol capo, in Cristo, tutte le cose: tanto quelle che son nei cieli, quanto quelle che son sopra la terra” (Ef. 1:9-10).

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40. In che cosa consiste il segno del profeta Giona di cui parlò Gesù ai Farisei e ai Sadducei quando gli disse: “Questa generazione malvagia e adultera chiede un segno, e segno non le sarà dato se non quello di Giona” (Matt. 16:4)?

Consiste nell’essere stato (perché questo segno Gesù lo diede a quella generazione) tre giorni e tre notti nel cuore della terra, ossia nell’Ades che si trova nel cuore della terra (dove egli predicò il Vangelo agli spiriti ritenuti in carcere i quali furono ribelli ai giorni di Noè). Gesù infatti aveva già detto in un’altra occasione in cui anche lì gli era stato chiesto di mostrare un segno: “Questa generazione malvagia e adultera chiede un segno; e segno non le sarà dato, tranne il segno del profeta Giona. Poiché, come Giona stette nel ventre del pesce tre giorni e tre notti, così starà il Figliuolo dell’uomo nel cuor della terra tre giorni e tre notti” (Matt. 12:39-40).

Questo segno naturalmente si adempì quando Gesù fu ucciso dai Giudei. Ma come dopo tre giorni e tre notti Dio diede ordine al grosso pesce che aveva ingoiato Giona di vomitare il profeta sull’asciutto, così dopo tre giorni Egli fece tornare in vita Gesù Cristo sciogliendo gli angosciosi legami della morte.

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41. Potresti spiegarmi il significato di queste parole di Gesù Cristo: “Or niuno mette un pezzo di stoffa nuova sopra un vestito vecchio; perché quella toppa porta via qualcosa dal vestito, e lo strappo si fa peggiore. Neppur si mette del vino nuovo in otri vecchi; altrimenti gli otri si rompono, il vino si spande e gli otri si perdono; ma si mette il vin nuovo in otri nuovi, e l’uno e gli altri si conservano” (Matt. 9:16-17)?

Vediamo innanzi tutto in che occasione Gesù proferì quelle parole leggendo anche alcuni versi prima che sono i seguenti: “Allora gli s’accostarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: Perché noi ed i Farisei digiuniamo, e i tuoi discepoli non digiunano? E Gesù disse loro: Gli amici dello sposo possono essi far cordoglio, finché lo sposo è con loro? Ma verranno i giorni che lo sposo sarà loro tolto, ed allora digiuneranno” (Matt. 9:14-15). Ora, come puoi vedere i discepoli di Giovanni domandarono a Gesù perché i suoi discepoli non digiunavano, cosa che invece facevano sia i discepoli di Giovanni che i Farisei. La risposta di Gesù fu che i suoi discepoli non digiunavano perché gli amici dello sposo non possono digiunare o fare cordoglio mentre lo sposo è con loro e questo perché il tempo è un tempo di gioia ed allegrezza. Ma verranno i giorni che lo sposo sarà loro tolto e allora essi potranno digiunare. Digiunare infatti significa umiliare se stessi, affliggere se stessi e ciò non si può fare in un periodo in cui ci si deve giustamente rallegrare ma in un periodo appropriato come appunto per esempio la morte di un amico, in questo caso di uno sposo. Ma per fare capire tutto questo, Gesù fece anche delle altre similitudini che sono quella del mettere un pezzo di stoffa nuova sopra un vestito vecchio, e quello di mettere del vino nuovo in otri vecchi. In ambedue i casi gli effetti sono negativi perché sono azioni che l’intelligenza impone di non fare. E quindi anche per i suoi discepoli non era proprio tempo di digiunare. Il tempo sarebbe venuto e venne quando Gesù fu tolto loro, cioè quando Gesù fu crocifisso. Gesù infatti poco prima di essere arrestato disse ai suoi discepoli: “In verità, in verità vi dico che voi piangerete e farete cordoglio” (Giov. 16:20) e questo in effetti avvenne perché quando Maria Maddalena andò ad annunciare loro che Gesù viveva la Scrittura dice che essi “facean cordoglio e piangevano” (Mar. 16:10).

Comunque, le parole di Gesù “ma verranno i giorni che lo sposo sarà loro tolto, ed allora digiuneranno”, possono pure riferirsi al periodo di tempo dopo la sua assunzione in cielo. Noi sappiamo infatti che il digiuno era qualche cosa che i discepoli antichi praticavano.

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42. Mi potresti spiegare le seguenti parole di Gesù Cristo: “Per questo, ogni scriba ammaestrato pel regno de’ cieli è simile ad un padron di casa il quale trae fuori dal suo tesoro cose nuove e cose vecchie” (Mat. 13:52)?

Innanzi tutto diciamo che uno scriba ammaestrato per il regno dei cieli è uno scriba che ha creduto nel Signore Gesù e quindi un uomo che ha inteso la Parola del Regno e l’ha deposta nel suo cuore. Che farà un tale uomo che è un conoscitore della legge e dei profeti oltre che un discepolo del Signore? Quando parlerà delle cose di Dio, egli non parlerà più solo delle cose vecchie ossia delle cose che riguardano l’Antico Testamento, ma anche delle cose nuove ossia di quelle che riguardano il Nuovo Testamento che è il Testamento di cui è garante Gesù Cristo. Per cui egli è simile ad un padrone di casa che tira fuori dal suo tesoro cose nuove e cose vecchie. In altre parole, uno scriba credente trae fuori dal tesoro del suo cuore sia le cose vecchie che vi aveva depositato quando era sotto la legge, e sia quelle nuove rivelate da Gesù Cristo, cose quest’ultime che completano e spiegano quelle vecchie.

Per farti un esempio pratico, egli parlerà sia dei vecchi sacrifici espiatori prescritti dalla legge di Mosè e sia del sacrificio di Cristo; sia del vecchio sacerdozio di Aaronne che di quello di Melchisedec; e così via.

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43. Ma Gesù come visse? Di offerte?

Gesù Cristo, dopo che lasciò il suo lavoro di falegname per darsi alla predicazione del Vangelo, visse assistito materialmente e finanziariamente da molte donne. Questo è quello che fa chiaramente capire Luca quando dice: “Ed avvenne in appresso che egli andava attorno di città in città e di villaggio in villaggio, predicando ed annunziando la buona novella del regno di Dio; e con lui erano i dodici e certe donne che erano state guarite da spiriti maligni e da infermità: Maria, detta Maddalena, dalla quale erano usciti sette demonî, e Giovanna, moglie di Cuza, amministratore d’Erode, e Susanna ed altre molte che assistevano Gesù ed i suoi coi loro beni” (Luca 8:1-3).

Quelle donne quindi facevano parte a lui ed ai suoi discepoli dei loro beni materiali; esse fecero quello che dovrebbero fare tutti i credenti verso coloro che li ammaestrano, dico ‘dovrebbero’ perché purtroppo in molti casi i credenti non vogliono fare parte di tutti i loro beni materiali a coloro che li ammaestrano (cfr. Gal. 6:6). Paolo lo dice chiaramente che essi lo devono fare, ma essi si ostinano e adducono ogni sorta di giustificazione alla loro caparbietà di cuore e avarizia! Sì, alla loro avarizia perché non si tratta di casi di fratelli così poveri che possono dare molto poco (non sempre perché talvolta sono proprio i credenti poveri tra i più generosi nel dare per l’opera di Dio) perché la prosperità concessagli è molto poca; fosse così sarebbe pienamente giustificato il loro dare poco; ma si tratta di credenti che fanno una vita agiata, che hanno molto più del necessario, che vanno in vacanza due o tre volte all’anno, che vestono abiti eleganti, che vivono in belle case, che hanno belle macchine, ecc. Costoro sono pronti a ricevere, a farsi ammaestrare, sono pure contenti per questo; ma non sono per nulla pronti a dare, a fare parte dei loro beni materiali a chi ha questo diritto, cioè a chi li ammaestra nella Parola.

Per costoro devono essere gli altri a sostenere il pastore o il predicatore; loro invece devono solo usufruire del servizio del ministro del Vangelo, senza contraccambiare il servizio reso anche a loro. Quelle briciole che danno questi ricchi sono da loro sbandierate come se avessero dato i miliardi per l’opera di Dio, come se avessero tolto il pane dalla bocca dei loro figli per darlo al ministro del Vangelo. La verità è che questa categoria di credenti non ha per nulla a cuore l’opera di Dio; si riempiono la bocca di tante parolone, di tanti versetti biblici magari, ma di sostenere praticamente coloro che si affaticano nella predicazione e nell’ammaestramento non ne vogliono sentire parlare. Come sono bravi a fare valere i loro diritti, quando si tratta della paga che il datore di lavoro deve dare a loro; contano tutti i minuti di straordinario che fanno perché vogliono essere pagati per essi; nel caso la loro categoria vuole l’aumento sono pronti a scioperare e a manifestare in piazza come fa la gente del mondo; se i loro figli dovessero lavorare per qualcuno e non dovessero essere pagati per il loro lavoro lo fanno sapere ai quattro venti. Ma del diritto nel Vangelo che hanno coloro che annunciano il Vangelo non ne vogliono sentire parlare; per loro non esiste, e se esiste consiste in una ingiustizia perché per loro ricchi e avari è un peso troppo pesante!!!! Ma non è forse vero che i comandamenti di Dio non sono gravosi? Certo, ma per i timorati di Dio, non per i ribelli, non per i malvagi che pensano che i conduttori hanno solo dei doveri nei loro confronti, mentre loro hanno solo dei diritti!!!

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44. Sotto che forma esisteva il Figliuol di Dio prima di venire in questo mondo?

Certamente Egli era un essere celeste senza un principio di giorni perché quando venne sulla terra disse: “Prima che Abramo fosse nato, io sono” (Giov. 8:58). Era Dio, infatti viene detto che la Parola era con Dio e la Parola era Dio (cfr. Giov. 1:1-2); e aveva presso il Padre una gloria infatti quando Gesù pregò il Padre prima di essere arrestato gli disse: “Ed ora, o Padre, glorificami tu presso te stesso della gloria che avevo presso di te avanti che il mondo fosse” (Giov. 17:5).

Possiamo dire, come diceva Paolo, che Egli era “in forma di Dio” (Fil. 2:6) e quindi uguale a Dio, ma nonostante ciò Egli annichilì sè stesso prendendo forma di servo e divenendo simile agli uomini, e si fece ubbidiente fino alla morte della croce per amore nostro. A Lui sia la gloria ora e in eterno. Amen.

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45. Come mai Maria Maddalena presso al sepolcro prima e i due discepoli sulla via di Emmaus dopo, ed anche alcuni suoi discepoli presso il Mare di Tiberiade, non riconobbero subito Gesù quando questi apparve loro?

La ragione per cui essi non lo riconobbero all’istante in quelle circostanze fu perché “gli occhi loro erano impediti così da non riconoscerlo” (Luca 24:16).

Tuttavia va detto che dopo un certo lasso di tempo, Gesù fu riconosciuto appieno. Maria quando si sentì chiamare per nome lo riconobbe infatti gli disse subito: “Rabbuni!” (Giov. 20:16). I due discepoli sulla via di Emmaus lo riconobbero quando Egli ruppe il pane in loro presenza (cfr. Luca 24:30-31, 35). E i discepoli presso il Mare di Tiberiade lo riconobbero quando gettarono la rete dal lato destro della barca e non poterono più tirarla su a motivo del gran numero di pesci infatti il discepolo che Gesù amava disse subito a Pietro: “E’ il Signore!” (Giov. 21:7).

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46. Come mai Gesù ha parlato di giusti che non devono ravvedersi quando disse: “Io vi dico che così vi sarà in cielo più allegrezza per un solo peccatore che si ravvede, che per novantanove giusti i quali non han bisogno di ravvedimento” (Luca 15:7)?

Perché i giusti non hanno bisogno di ravvedersi dato che essi si sono già ravveduti. Quindi le parole di Gesù non vanno interpretate nel senso che sulla terra esistono degli uomini che non hanno bisogno di ravvedersi dei loro peccati perché nati giusti e immacolati e conducenti una vita senza peccato, se così fosse infatti Gesù non avrebbe detto che si deve predicare ravvedimento e remissione dei peccati a tutte le genti (cfr. Luca 24:47), e Paolo non avrebbe poi detto ai Romani che tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio (cfr. Rom. 3:23) e non avrebbe neppure detto nell’Areopago di Atene che “Iddio dunque, passando sopra ai tempi dell’ignoranza, fa ora annunziare agli uomini che tutti, per ogni dove, abbiano a ravvedersi, perché ha fissato un giorno, nel quale giudicherà il mondo con giustizia, per mezzo dell’uomo ch’Egli ha stabilito; del che ha fatto fede a tutti, avendolo risuscitato dai morti” (Atti 17:30-31).

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47. Gesù disse che Mosè ha scritto di lui (cfr. Giov. 5:46), ma dove nella legge Mosè ha scritto di Gesù Cristo?

Mosè ha scritto di Gesù Cristo quando scrisse della progenie di Abrahamo nella quale tutte le genti sarebbero state benedette (cfr. Gen. 12:3; 22:18), quella progenie infatti, come spiega Paolo, è Cristo Gesù (cfr. Gal. 3:16) perché in Lui tutti coloro che credono sono benedetti con il credente Abramo essendo che vengono giustificati dai loro peccati (cfr. Gal. 3:8-9). Mosè ha scritto di Gesù Cristo quando scrisse: “Io susciterò loro un profeta come te, di mezzo ai loro fratelli, e porrò le mie parole nella sua bocca, ed egli dirà loro tutto quello che io gli comanderò. E avverrà che se qualcuno non darà ascolto alle mie parole ch’egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto” (Deut. 18:18-19). Queste parole della legge furono citate dall’apostolo Pietro in relazione a Gesù nella sua predicazione ai Giudei a Gerusalemme poco dopo avere guarito quell’uomo zoppo dalla nascita che stava alla porta del tempio detta ‘Bella’ per chiedere l’elemosina (cfr. Atti 3:22-23). Mosè ha scritto di Gesù anche quando scrisse della manna caduta dal cielo, della roccia da cui scaturì dell’acqua, del Sommo Sacerdote e delle sue funzioni, dei sacrifici per il peccato che dovevano essere offerti, e della Pasqua, e questo perché tutte queste cose prefiguravano in una maniera o nell’altra il Messia che sarebbe venuto a salvare il popolo dai loro peccati. Certamente i riferimenti al Messia presenti nella legge sono piuttosto velati, ma esistono e non si possono negare. I Giudei che ripongono la loro speranza in Mosè dunque sono inescusabili perché pure Mosè ha preannunciato la venuta di Gesù Cristo, dell’Unto di Dio in svariate maniere. Ma per loro tutto ciò è velato infatti quando leggono la legge di Mosè, Paolo dice, un velo rimane steso sul cuore loro (cfr. 2 Cor. 3:15), ma prosegue sempre Paolo “quando però si saranno convertiti al Signore, il velo sarà rimosso” (2 Cor. 3:16).

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48. Che cosa ha voluto dire Gesù con queste parole: “In verità io vi dico che alcuni di coloro che son qui presenti non gusteranno la morte, finché non abbian visto il Figliuol dell’uomo venire nel suo regno” (Matt. 16:28)? Sono alquanto perplesso perché da queste parole sembra che il ritorno di Gesù sia già avvenuto.

Sì, è vero quelle specifiche parole di Gesù sembra che vogliono dire che il suo ritorno dal cielo doveva avvenire prima della morte di alcuni che ai giorni di Gesù erano ancora in vita. Ma ripeto, sembra, perché in realtà non è quello il loro significato. Quel ‘vedere il Figliuol dell’uomo venire nel suo regno” non si riferisce al ritorno di Gesù Cristo dal cielo per raccogliere i suoi eletti, ma alla sua entrata nel Regno celeste, in altre parole alla sua andata in cielo che in effetti alcuni di quelli che erano in quel giorno presenti con Gesù videro con i loro occhi.

Per confermarti questo ti ricordo le parole che uno dei ladroni disse a Gesù mentre era appeso alla croce, egli disse: “Gesù, ricordati di me quando sarai venuto nel tuo regno!” (Luca 23:42). Ora, è evidente che quell’uomo sapeva che la sua morte come quella di Gesù era imminente, per cui supplicò Gesù di ricordarsi di lui. Ma quando? Quando lui sarebbe venuto o entrato nel suo regno. E questo perché quel ladrone credette in quei momenti che Gesù aveva un regno nell’aldilà in cui sarebbe andato a regnare dopo morto. E’ chiaro però che quell’uomo non poteva sapere che Gesù sarebbe risorto, poi sarebbe stato altri quaranta giorni sulla terra, prima di entrare nel suo regno celeste; comunque credeva che Gesù sarebbe entrato nel suo regno. Al che gli disse di ricordarsi di lui quando ci sarebbe entrato, e Gesù lo tranquillizzò dicendogli che in quello stesso giorno sarebbe stato con lui nel paradiso (il seno d’Abramo). Quindi quel “quando sarai venuto nel tuo regno” si riferisce ad un certo evento che nella mente di quel ladrone non era lontano. E che con quelle parole Gesù non volle dire che sarebbe tornato di lì a poco è confermato da queste sue altre parole che sono molto simili: “In verità io vi dico che alcuni di coloro che son qui presenti non gusteranno la morte, finché non abbian visto il regno di Dio venuto con potenza” (Mar. 9:1). Ora, qui per ‘venuta del regno di Dio con potenza’ bisogna intendere lo spandimento dello Spirito Santo che si verificò il giorno della Pentecoste, perché fu in quel giorno che i discepoli furono rivestiti di potenza dall’alto e il regno di Dio venne con potenza. Quindi Gesù disse il vero nell’affermare che alcuni di quelli che erano presenti con lui non avrebbero visto la morte finchè non avrebbero visto quell’evento. Quindi le frasi sono simili ma non uguali. Quindi sia nel primo caso che nel secondo caso, gli eventi predetti da Gesù si verificarono prima della morte di alcuni che erano presenti con Gesù e furono da quest’ultimi visti; mi riferisco ai suoi apostoli in primo luogo che videro sia la sua ascensione in cielo che il regno di Dio venire con potenza il giorno della Pentecoste.

D’altronde, se con quelle parole Gesù avesse inteso dire che sarebbe tornato dal cielo prima che alcuni di coloro che erano allora presenti vedessero la morte, assieme al suo ritorno dal cielo si sarebbero pure dovuti verificare la resurrezione dei morti e il mutamento dei santi ancora vivi, perchè questi due eventi si verificheranno in quel giorno. Ma nulla di tutto ciò si verificò in quel primo secolo dopo Cristo, e nulla di tutto ciò si è ancora verificato. Il ritorno del Signore dal cielo è un evento glorioso, unico nella storia dell’umanità, che coinciderà anche con l’inizio del millennio in cui Satana sarà legato per mille anni, e poi alla fine dei mille anni Dio creerà dei nuovi cieli e una nuova terra in cui regneranno i santi per l’eternità. Se esso si fosse verificato nel primo secolo, di certo le cose adesso sarebbero totalmente diverse.

Stai attento a non interpretare quelle parole di Gesù come se il suo ritorno fosse già avvenuto, perché così non è, questo ti porterebbe automaticamente a negare sia il suo ritorno visibile dal cielo, che la resurrezione dei morti, che il millennio. In altre parole quell’interpretazione ti farebbe sviare dalla verità, come ha fatto con alcuni nella fratellanza che per mancanza di conoscenza e di sapienza, prendendo quelle specifiche parole di Cristo e dandogli quell’errato significato, si sono sviati dalla verità dicendo che Cristo è già tornato in maniera invisibile nel primo secolo dopo Cristo, che in futuro non deve verificarsi nessuna resurrezione dei morti in Cristo, come neppure nessuna resurrezione degli empi, e che non ci sarà nessun regno milleniale visibile sulla terra in cui Cristo regnerà con i suoi santi.

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49. E’ giusto chiamare Gesù ‘l’amico dei peccatori’?

No, non è giusto perché chiamare Gesù Cristo in questa maniera equivale ad offenderlo. Era in questa maniera infatti che ai giorni di Gesù molti lo offesero secondo che è scritto che disse Gesù: “Ma a chi assomiglierò io questa generazione? Ella è simile ai fanciulli seduti nelle piazze che gridano ai loro compagni e dicono: Vi abbiam sonato il flauto, e voi non avete ballato; abbiam cantato de’ lamenti, e voi non avete fatto cordoglio. Difatti è venuto Giovanni non mangiando né bevendo, e dicono: Ha un demonio! È venuto il Figliuol dell’uomo mangiando e bevendo, e dicono: Ecco un mangiatore ed un beone, un amico dei pubblicani e de’ peccatori! Ma la sapienza è stata giustificata dalle opere sue” (Matt. 11:15-19).

Nota bene che Gesù nel dire che gli uomini dicevano del Figliuol dell’uomo che era un amico dei pubblicani e dei peccatori ha voluto dire che essi lo offesero e lo disonorarono dicendo quella cosa, perché oltre a questo essi dissero di lui che era un mangiatore e un beone, e poi questo si evince anche dal fatto che egli disse che la sapienza è stata giustificata dalle opere sue, o come altri traducono dai suoi figliuoli. E se la sapienza è stata giustificata vuol dire che qualcuno l’aveva calunniata o accusata ingiustamente. Non ti pare? E poi nota bene come poco prima, nel caso di Giovanni Battista, Gesù ha detto che egli non mangiò pane e non bevve vino (cfr. Luca 7:33) ma gli uomini dicevano di lui che aveva un demonio, volendo far capire che nonostante Giovanni non mangiasse né pane e non bevesse vino, gli uomini lo calunniarono dicendo che aveva un demonio, e quindi lo disonorarono. La stessa cosa che Gesù disse gli uomini fecero nei suoi confronti, nonostante a differenza di Giovanni Egli mangiò pane e bevve vino, dicendo però che lui era un mangiatore e un ubriacone, e un amico dei pubblicani e dei peccatori. Dunque, sia Giovanni Battista che il Figliuol dell’uomo furono offesi e calunniati dagli uomini. Gesù semmai è l’amico di tutti coloro che temono Dio infatti è scritto: “Io sono il compagno di tutti quelli che ti temono, e di quelli che osservano i tuoi precetti” (Sal. 119:63).

D’altronde lui stesso ebbe a dire ai suoi discepoli: “Voi siete miei amici, se fate le cose che io vi comando” (Giov. 15:14), se quindi per essere amici di Gesù Cristo occorreva ed occorre ubbidire alle sue parole, come può Gesù dichiararsi amico dei peccatori e quest’ultimi dichiarare di avere in Gesù un amico? Io sarei personalmente offeso se qualcuno mi definisse amico dei peccatori perché non apprezzo affatto né le parole e neppure le opere dei peccatori, ma le detesto e le riprovo.

Come per esempio si sentirebbe offeso un giudice o un magistrato che fa il suo dovere indagando e ricercando i malfattori e smascherando le loro male azioni per poi portarli dinnanzi al giudice affinché siano puniti come meritano, se si sentisse chiamare ‘l’amico o amico dei malfattori’. Per farti un esempio pratico, prova ad immaginare il magistrato Giovanni Falcone quando era vivo, come avrebbe reagito se qualcuno lo avesse definito ‘l’amico o un amico dei mafiosi’. Non pensi che si sarebbe sentito offeso?

Ma come si fa a dire che Gesù, il Giusto, era l’amico dei peccatori quando anche lui detestava sia le opere che le parole dei peccatori, smascherandole e riprovandole? Come poteva Lui che era la luce del mondo, essere l’amico delle tenebre? L’amicizia implica comunanza di interessi, di vedute, di propositi, fiducia reciproca, disponibilità ad aiutarsi nella difficoltà e così via; dove mai Gesù mostrò queste cose verso i peccatori? Non è forse vero che lui predicava loro il Vangelo affinché essi si convertissero dalle loro inique opere, e le abbandonassero? Non è forse vero che gli uomini lo odiavano perché lui testimoniava che le loro opere erano malvagie? Come poteva quindi Gesù essere l’amico dei peccatori? Semmai Gesù era ‘il nemico numero uno dei peccatori’, nel senso di colui che per prima rifiutava di partecipare alle loro inique opere e di approvarle, e di certo così era considerato dai peccatori del suo tempo.

E’ amico dei peccatori uno che si è sviato, uno che ha smesso di temere Dio, che si è gettato alle spalle le parole di Dio, quello sì che è un amico dei peccatori perché oramai prende piacere nel camminare come e con i peccatori. E’ amico dei peccatori un ipocrita che fa una doppia vita. Ma certamente non si può definire amico dei peccatori un uomo timorato di Dio, e tanto meno il Giusto. Certo, il giusto ama annunciare la Parola di Dio ai peccatori, e quindi quando ne ha l’occasione gli annuncia la Parola della salvezza. Può pure trovarsi a tavola con loro per questa ragione, perché essi lo invitano a mangiare presso di loro o perché vengono da lui per sentirlo parlare. E per questa ragione può essere definito ‘amico dei peccatori’, ma da chi questo? Dai religiosi ipocriti moderni, da quelli che hanno l’apparenza della pietà ma ne hanno rinnegato la potenza, da quelli insomma che sono come gli antichi scribi e farisei che mormoravano contro Gesù quando lo vedevano seduto a tavola con i peccatori, o accogliere i peccatori per parlargli del Regno di Dio. Si legga attentamente la sua storia e si vedrà come Gesù fu chiamato in questa maniera dagli ipocriti della sua generazione.

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50. Perché Giovanni il Battista mentre era in prigione mandò a dire a Gesù se egli era colui che doveva venire o loro ne dovevano aspettare un altro (cfr. Matt. 11:3)?

Io penso che fu perché mentre era in prigione a Giovanni venne un dubbio su Gesù Cristo perché altrimenti non si spiega perché Giovanni mandò a fare questa domanda a Gesù Cristo. Non ci si deve scandalizzare o meravigliare se un uomo come Giovanni Battista ad un certo punto nutrì questo dubbio e volle accertarsi che Gesù Cristo fosse colui che doveva venire: può capitare a chiunque nella vita di dubitare per un momento. Pietro per esempio non dubitò forse mentre stava camminando sulle acque del mare di Tiberiade? Per non parlare poi del fatto che lo stesso Pietro rinnegò per ben tre volte di conoscere Gesù. E che dire poi di alcuni degli undici apostoli di cui viene detto in Matteo che quando Gesù apparve loro in Galilea sul monte che Gesù aveva loro designato, vedutolo, l’adorarono “alcuni però dubitarono” (Matt. 28:17)? Ovviamente quegli apostoli che dubitarono, poi non dubitarono più, basta considerare il libro degli Atti degli apostoli per capire ciò. Eppure alcuni di loro dubitarono quando videro Gesù su quel monte.

La stessa cosa vale per Giovanni Battista, infatti è evidente che una volta che i suoi discepoli tornarono a lui con la risposta che Gesù aveva detto loro di dare a Giovanni cessò di dubitare e credette fermamente che Gesù era Colui che doveva venire. Per altro Gesù dopo che i discepoli di Giovanni partirono per tornare da Giovanni a dargli la risposta, ebbe delle parole di elogio verso Giovanni infatti è scritto: “Quando i messi di Giovanni se ne furono andati, Gesù prese a dire alle turbe intorno a Giovanni: Che andaste a vedere nel deserto? Una canna dimenata dal vento? Ma che andaste a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Ecco, quelli che portano de’ vestimenti magnifici e vivono in delizie, stanno nei palazzi dei re. Ma che andaste a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, e uno più che profeta. Egli è colui del quale è scritto: Ecco, io mando il mio messaggero davanti al tuo cospetto che preparerà la tua via dinanzi a te. Io ve lo dico: Fra i nati di donna non ve n’è alcuno maggiore di Giovanni; però, il minimo nel regno di Dio è maggiore di lui. E tutto il popolo che l’ha udito, ed anche i pubblicani, hanno reso giustizia a Dio, facendosi battezzare del battesimo di Giovanni; ma i Farisei e i dottori della legge hanno reso vano per loro stessi il consiglio di Dio, non facendosi battezzare da lui” (Luca 7:24,30).

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51. Perché Gesù Cristo è venuto solo duemila anni fa circa? Non poteva venire prima in questo mondo?

Innanzi tutto è necessario dire che il Figliuol di Dio non è venuto da sé in questo mondo, cioè egli non è venuto perché un giorno ha deciso lui di venire ma perché Dio Padre volle mandarlo secondo che egli disse: “Io non son venuto da me, ma è Lui che mi ha mandato” (Giov. 8:42), per cui se Egli non è venuto prima in questo mondo è dovuto al fatto che Dio non volle mandarlo prima di quel tempo. In altre parole, la ragione è perché per Dio non era ancora giunta la pienezza dei tempi, così è chiamato il tempo prestabilito da Dio per mandare il suo Figliuolo in questo mondo. Paolo infatti dice ai Galati: “Or io dico: Fin tanto che l’erede è fanciullo, non differisce in nulla dal servo, benché sia padrone di tutto; ma è sotto tutori e curatori fino al tempo prestabilito dal padre. Così anche noi, quando eravamo fanciulli, eravamo tenuti in servitù sotto gli elementi del mondo; ma quando giunse la pienezza de’ tempi, Iddio mandò il suo Figliuolo, nato di donna, nato sotto la legge, per riscattare quelli che erano sotto la legge, affinché noi ricevessimo l’adozione di figliuoli” (Gal. 4:1-5).

Dio ha fatto ogni cosa bella al suo tempo (Eccl. 3:11), non quando ha voluto o pensato l’uomo, e bisogna riconoscere che il suo tempo è sempre quello giusto. Può apparire troppo tardi o troppo presto agli occhi di coloro che non conoscono le vie di Dio, ma è solo una vana apparenza. Dio non può sbagliare neppure per ciò che concerne i tempi. L’opera sua è perfetta in ogni suo aspetto. E dato che la venuta di Cristo sulla terra è opera sua bisogna dire che anche il tempo in cui egli mandò il suo Figliuolo fu quello giusto. A Lui sia la gloria ora e in eterno. Amen.

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52. In che cosa consisteva il lievito dei Farisei e dei Sadducei da cui Gesù disse ai suoi discepoli di guardarsi?

Consisteva nelle dottrine sbagliate di quelle due sètte del Giudaismo, appunto quella dei Farisei e quella dei Sadducei.

Per esempio, i Farisei insegnavano che se uno diceva a suo padre o a sua madre: ‘Quello con cui potrei assisterti è offerta a Dio’ egli non era più obbligato ad onorare suo padre e sua madre (cfr. Mat. 15:4-6). In questa maniera quindi i Farisei avevano annullato la Parola di Dio che ordina di onorare il proprio padre e la propria madre. Era dunque sbagliato quello che insegnavano a tal proposito. Ma di cose consimili ne insegnavano molte altre infatti Gesù nel riprenderli disse: “E di cose consimili ne fate tante” (Mar. 7:13). Una di queste altre falsità consimili che i Farisei insegnavano al popolo (perché devi ricordati che essi erano sulla cattedra di Mosè) era che se uno giurava per il tempio era nulla, ma se giurava per l’oro del tempio restava obbligato; ed anche che se uno giurava per l’altare era nulla ma se giurava per l’offerta che c’era sopra restava obbligato. Dicendo queste cose avevano innalzato l’oro del tempio sopra il tempio stesso, e l’offerta sopra l’altare (cfr. Matt. 23:16-22), annullando anche in questo caso la legge di Dio secondo la quale il tempio era superiore all’oro del tempio, e l’altare superiore all’offerta sopra di esso.

Per ciò che concerne i Sadducei, che bisogna tenere presente a differenza dei Farisei non riconoscevano come sacra la tradizione dei padri, essi insegnavano che non c’era resurrezione dei morti, né angelo e né spirito (cfr. Atti 23:8). In merito alla loro negazione della resurrezione dei morti un giorno i Sadducei ebbero una conversazione con Gesù che li ammonì dicendo che essi sbagliavano grandemente perché non conoscevano né le Scritture e neppure la potenza di Dio. Ecco il racconto di Matteo: “In quell’istesso giorno vennero a lui de’ Sadducei, i quali dicono che non v’è risurrezione, e gli domandarono: Maestro, Mosè ha detto: Se uno muore senza figliuoli, il fratel suo sposi la moglie di lui e susciti progenie al suo fratello. Or v’erano fra di noi sette fratelli; e il primo, ammogliatosi, morì; e, non avendo prole, lasciò sua moglie al suo fratello. Lo stesso fece pure il secondo, poi il terzo, fino al settimo. Infine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, dunque, di quale dei sette sarà ella moglie? Poiché tutti l’hanno avuta. Ma Gesù, rispondendo, disse loro: Voi errate, perché non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio. Perché alla risurrezione né si prende né si dà moglie; ma i risorti son come angeli ne’ cieli. Quanto poi alla risurrezione dei morti, non avete voi letto quel che vi fu insegnato da Dio, quando disse: Io sono l’Iddio di Abramo e l’Iddio d’Isacco e l’Iddio di Giacobbe? Egli non è l’Iddio de’ morti, ma de’ viventi” (Matt. 22:23-32).

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53. Che significato hanno queste parole di Gesù: “Dove sarà il corpo, ivi anche le aquile si raduneranno” (Luca 17:37)?

Per comprendere il significato di queste parole occorre innanzi tutto tenere bene a mente che Gesù stava parlando del giorno in cui il Figliuol dell’uomo sarà manifestato (cfr. Luca 17:30), e quindi del giorno in cui il Figliuol dell’uomo ritornerà dal cielo. Che cosa avverrà in quel giorno? Che oltre ad esserci la resurrezione dei morti in Cristo, il mutamento dei santi ancora viventi, ci sarà un grande sterminio che compirà il Figliuol dell’uomo con la spada che esce dalla sua bocca e i corpi di tutti gli uomini che rimarranno uccisi saranno divorati dagli uccelli del cielo (tra cui ci saranno anche le aquile) che saranno chiamati a partecipare a questo convito. Tutti costoro moriranno colpiti dal Signore perché oseranno muovere guerra a Lui e all’esercito suo quando tornerà dal cielo. Ecco il racconto che fa di questo evento Giovanni: “Poi vidi il cielo aperto, ed ecco un cavallo bianco; e colui che lo cavalcava si chiama il Fedele e il Verace; ed egli giudica e guerreggia con giustizia. E i suoi occhi erano una fiamma di fuoco, e sul suo capo v’eran molti diademi; e portava scritto un nome che nessuno conosce fuorché lui. Era vestito d’una veste tinta di sangue, e il suo nome è: la Parola di Dio. Gli eserciti che sono nel cielo lo seguivano sopra cavalli bianchi, ed eran vestiti di lino fino bianco e puro. E dalla bocca gli usciva una spada affilata per percuoter con essa le nazioni; ed egli le reggerà con una verga di ferro, e calcherà il tino del vino dell’ardente ira dell’Onnipotente Iddio. E sulla veste e sulla coscia porta scritto questo nome: RE DEI RE, SIGNOR DEI SIGNORI. Poi vidi un angelo che stava in piè nel sole, ed egli gridò con gran voce, dicendo a tutti gli uccelli che volano in mezzo al cielo: Venite, adunatevi per il gran convito di Dio, per mangiar carni di re e carni di capitani e carni di prodi e carni di cavalli e di cavalieri, e carni d’ogni sorta d’uomini, liberi e schiavi, piccoli e grandi. E vidi la bestia e i re della terra e i loro eserciti radunati per muover guerra a colui che cavalcava il cavallo e all’esercito suo. E la bestia fu presa, e con lei fu preso il falso profeta che avea fatto i miracoli davanti a lei, coi quali aveva sedotto quelli che aveano preso il marchio della bestia e quelli che adoravano la sua immagine. Ambedue furon gettati vivi nello stagno ardente di fuoco e di zolfo. E il rimanente fu ucciso con la spada che usciva dalla bocca di colui che cavalcava il cavallo; e tutti gli uccelli si satollarono delle loro carni” (Apoc. 19:11-21).

Dunque, le aquile di cui parlò Gesù Cristo sono parte di quegli uccelli che in quel giorno si satolleranno delle carni di quegli uomini e di quei cavalli che periranno nella battaglia.

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54. Perché Gesù Cristo è chiamato ‘Figliuol di Davide’?

Gesù Cristo è chiamato ‘Figliuol di Davide’ perché secondo la carne egli è disceso dalla casa e famiglia di Davide re d’Israele. Il padre putativo di Gesù infatti, cioè Giuseppe “era della casa e famiglia di Davide” (Luca 2:4). Se si legge la genealogia di Gesù Cristo così come l’ha trascritta Matteo nel Vangelo si può chiaramente vedere che Gesù Cristo discende secondo la carne da Davide (cfr Matt. 1:1-17); Paolo nell’epistola ai Romani definisce il Figliuolo di Dio “nato dal seme di Davide secondo la carne” (Rom. 1:3). Gesù stesso quando apparve a Giovanni sull’isola di Patmos gli disse di essere “la progenie di Davide” (Apoc. 22:16). Di lui viene detto che è “il Rampollo di Davide” (Apoc. 5:5). Che il Messia doveva discendere dalla casa di Davide era stato predetto dai profeti. Isaia disse: “Poi un ramo uscirà dal tronco d’Isai, e un rampollo spunterà dalle sue radici. Lo spirito dell’Eterno riposerà su lui: spirito di sapienza e d’intelligenza, spirito di consiglio e di forza, spirito di conoscenza e di timor dell’Eterno” (Is. 11:1-2); Geremia disse: “Ecco, i giorni vengono, dice l’Eterno, quand’io farò sorgere a Davide un germoglio giusto, il quale regnerà da re e prospererà, e farà ragione e giustizia nel paese. Ai giorni d’esso, Giuda sarà salvato, e Israele starà sicuro nella sua dimora: e questo sarà il nome col quale sarà chiamato: ‘l’Eterno nostra giustizia’ (Ger. 23:5-6) e Ezechiele disse: “E susciterò sopra d’esse un solo pastore, che le pascolerà: il mio servo Davide; egli le pascolerà, egli sarà il loro pastore. E io, l’Eterno, sarò il loro Dio, e il mio servo Davide sarà principe in mezzo a loro. Io, l’Eterno, son quegli che ho parlato” (Ez. 34:23-24).

Ma Gesù oltre a discendere dalla casa di Davide nacque nella stessa città dove nacque Davide, cioè Betleem. L’angelo che apparve ai pastori nella contrada di Betleem disse loro: “Oggi, nella città di Davide, v’è nato un salvatore, che è Cristo, il Signore” (Luca 2:11); questo avvenne affinché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta Michea: “Ma da te, o Bethlehem Efrata, piccola per esser fra i migliai di Giuda, da te mi uscirà colui che sarà dominatore in Israele, le cui origini risalgono ai tempi antichi, ai giorni eterni” (Mic. 5:1).

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55. Perché Gesù Cristo si è definito ‘il Figliuol dell’Uomo’?

Gesù Cristo si definì “il Figliuol dell’Uomo” per indicare e sottolineare che Lui oltre ad essere il Figliuol di Dio e quindi partecipe della natura divina di Dio Padre, era anche partecipe della natura dell’uomo perché partecipava del sangue e della carne degli uomini, in altre parole per indicare che egli era diventato “simile agli uomini” (Fil. 2:7). Ovviamente questo essere partecipe della natura umana comportava delle limitazioni, delle debolezze, tutte cose queste che si possono riscontrare nella vita di Gesù Cristo. Egli mangiava, beveva, dormiva, si stancava, piangeva, come qualsiasi altro uomo sulla terra.

E’ da notare che Gesù come non si è chiamato ‘un’ Figliuol di Dio, non si è neppure chiamato ‘un’ figliuol dell’uomo, e questo perché Lui è il Figliuol di Dio e il Figliuol dell’uomo.

Il Figlio di Dio perché esistente da ogni eternità con Dio Padre, il Figliuol dell’uomo perché Lui che era presso il Padre da sempre prese la nostra natura umana, fu fatto carne per poter distruggere mediante la morte colui che aveva l’impero della morte cioè il diavolo (cfr. Ebr. 2:14). Niente di simile era accaduto prima di allora, e niente di simile accadrà dopo, Lui era Dio manifestato in carne (cfr. Giov. 1:1,14).

Essere ‘figlio di’ qualcosa o qualcuno, nella Bibbia significa essere partecipi di qualche cosa o avere qualche relazione con qualcuno. Per esempio i credenti sono chiamati “i figli del Regno” (cfr. Matt. 13:38) perché sono partecipi del regno di Dio: coloro che parteciperanno alla resurrezione dei giusti diventando simili agli angeli sono chiamati “figliuoli della resurrezione” (Luca 20:36). L’uomo del peccato ossia l’anticristo che deve venire è chiamato “il figliuol della perdizione” (cfr. 2 Tess. 2:3), nome questo che aveva anche Giuda Iscariota (cfr. Giov. 17:12), perché destinato ad andare in perdizione (cfr. Apoc. 17:8). Coloro che fanno parte di questo mondo e che quindi sono sotto la potestà delle tenebre sono chiamati “i figliuoli di questo secolo” (Luca 16:8), mentre i santi essendo stati riscattati dalla potestà delle tenebre e trasportati nel regno del Figliuolo dove c’è la luce sono chiamati “i figliuoli della luce” (Luca 16:8; cfr. Ef. 5:8). Gesù è chiamato il Figlio di Davide perché discendeva secondo la carne dal re Davide e quindi era parte della sua discendenza o meglio perché era “la progenie di Davide” (Apoc. 22:16). La stessa cosa va detta anche a proposito del fatto che Gesù non era semplicemente un discendente di Abrahamo ma “la progenie di Abrahamo” (Gal 3:16) nella quale – secondo la promessa di Dio – saranno benedette tutte le genti.

Il Figlio di Dio esistente da ogni eternità in cielo con Dio Padre, per diventare simile agli uomini nacque da una donna come gli altri uomini, ma da una donna vergine che non aveva ancora conosciuto uomo e questo affinché non contraesse il peccato. Egli infatti doveva nascere puro e immacolato per poter offrire se stesso per i nostri peccati. Secondo il racconto di Matteo e di Luca, la vergine scelta per mettere al mondo il Figliuol dell’Altissimo fu una certa Maria di Nazareth, una città della Galilea. Questa giovane mentre era fidanzata ad un uomo di nome Giuseppe della casa e famiglia di Davide, ricevette la visita dell’angelo Gabriele che le preannunciò che sarebbe rimasta incinta e avrebbe partorito il Figlio di Dio. L’angelo le disse che questo sarebbe avvenuto perché lo Spirito Santo sarebbe venuto su di lei, e la potenza dell’Altissimo l’avrebbe coperta dell’ombra sua. E così avvenne. Maria rimase incinta per virtù dello Spirito Santo, e al tempo fissato da Dio, mentre si trovava in Betleem con suo marito per via di un censimento, diede alla luce il suo figlio primogenito a cui fu posto nome Gesù.

A Cristo Gesù, il Figliuol dell’uomo, sia la gloria ora e in eterno. Amen

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56. Ma perché i Giudei odiarono, perseguitarono e condannarono a morte Gesù Cristo? Che male aveva fatto?

Gesù Cristo non fece male alcuno a nessuno dei suoi contemporanei, sia essi Giudei, Samaritani, e Gentili, ripeto male alcuno. Nonostante ciò i Giudei lo odiarono e lo perseguitarono e lo condannarono a morte dandolo in mano del procuratore Ponzio Pilato che sentenziò che fosse fatto quello che i Giudei chiesero a gran voce, cioè che fosse crocifisso. Tutto ciò - benché Gesù non lo meritasse – avvenne perché Dio lo aveva prestabilito e quindi quando venne il suo tempo Dio mandò ad effetto il suo disegno o piano. Questa cosa fu confermata dai discepoli di Gerusalemme quando pregando a Dio dissero: “E invero in questa città, contro al tuo santo Servitore Gesù che tu hai unto, si son raunati Erode e Ponzio Pilato, insiem coi Gentili e con tutto il popolo d’Israele, per far tutte le cose che la tua mano e il tuo consiglio aveano innanzi determinato che avvenissero” (Atti 4:27-28) ed anche dall’apostolo Pietro che ai Giudei disse: “Quest’uomo, allorché vi fu dato nelle mani, per il determinato consiglio e per la prescienza di Dio, voi, per man d’iniqui, inchiodandolo sulla croce, lo uccideste” (Atti 2:23). Naturalmente, Dio aveva fatto conoscere questo suo disegno ai suoi antichi profeti, infatti essi preannunciarono le sofferenze del Cristo; l’apostolo Pietro infatti disse un giorno ai Giudei: “Ma quello che Dio aveva preannunziato per bocca di tutti i profeti, cioè, che il suo Cristo soffrirebbe, Egli l’ha adempiuto in questa maniera” (Atti 3:18) e nella sua prima epistola dice: “Essi [i profeti] indagavano qual fosse il tempo e quali le circostanze a cui lo Spirito di Cristo che era in loro accennava, quando anticipatamente testimoniava delle sofferenze di Cristo, e delle glorie che dovevano seguire” (1 Piet. 1:11).

Ma ciò detto, bisogna spiegare che cosa portò nella pratica i Giudei a odiare Gesù e a condannarlo a morte. Leggendo la storia di Gesù di Nazareth si evince in maniera chiara che Gesù fu odiato e perseguitato perché guariva di sabato e chiamava Dio suo Padre facendosi uguale a Dio. Il fatto che guarisse di sabato equivaleva per i Giudei a profanare il settimo giorno sacro all’Eterno cosa vietata dalla legge. Gli stessi Giudei però ignoravano che in quello stesso giorno veniva praticata la circoncisione e i sacerdoti nel tempio erano obbligati ad offrire dei sacrifici, cose queste prescritte dalla stessa legge che vietava di fare qualsiasi lavoro in giorno di sabato, ma la cui pratica non costituiva una violazione della legge tanto è vero che Gesù non condannò mai i Giudei per queste cose. Ma i Giudei lo reputarono degno di morte perché lui in giorno di sabato faceva del bene guarendo gli ammalati. Lo chiamarono “un peccatore” (Giov. 9:24) proprio per questa ragione. Una volta, dopo che Gesù in giorno di sabato guarì un uomo con una mano secca i Farisei furono ripieni di furore (Luca 6:11) e “tennero consiglio contro di lui, col fine di farlo morire” (Mat. 12:14).

Anche il fatto che Gesù chiamasse Dio suo Padre fece infuriare i Giudei che più volte cercarono di metterlo a morte per questa ragione (ma senza riuscirci perché il suo tempo non era ancora venuto). Giovanni dice: “Perciò dunque i Giudei più che mai cercavan d’ucciderlo; perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio” (Giov. 5:18). Gesù però una volta rispose a quelli che lo volevano lapidare per bestemmia perché aveva detto “Io e il Padre siamo uno” (Giov. 10:30) in questa maniera: “Non è egli scritto nella vostra legge: Io ho detto: Voi siete dèi? Se chiama dèi coloro a’ quali la parola di Dio è stata diretta (e la Scrittura non può essere annullata), come mai dite voi a colui che il Padre ha santificato e mandato nel mondo, che bestemmia, perché ho detto: Son Figliuolo di Dio? Se non faccio le opere del Padre mio, non mi credete; ma se le faccio, anche se non credete a me, credete alle opere, affinché sappiate e riconosciate che il Padre è in me e che io sono nel Padre” (Giov. 10:34-38). Ma essi non vollero dargli retta. Ma d’altronde Gesù era veramente il Figlio di Dio, sapeva di esserlo, il Padre lo confermò per ben due volte con una voce dal cielo. Era normale che Gesù chiamasse Dio suo Padre.

Ma venne il giorno che i Giudei riuscirono a mettergli le mani addosso, ad arrestarlo e a farlo comparire davanti al loro Sinedrio. Qui alla domanda del sommo sacerdote se lui era il Figlio del Benedetto, Gesù rispose affermativamente al che tutti lo condannarono come reo di morte, e lo mandarono legato a Ponzio Pilato il quale dopo averlo esaminato voleva liberarlo perché non trovava in lui nulla che fosse degno di morte, ma i Giudei erano decisi a farlo crocifiggere e ci riuscirono chiedendo a gran voce a Pilato che crocifiggesse Gesù e liberasse Barabba che era un omicida, il governatore infatti per Pasqua aveva l’usanza di liberare alla folla un carcerato qualunque ella volesse. Pilato acconsentì a quello che chiese la folla e sentenziò che Gesù fosse crocifisso. E così Gesù fu portato al luogo detto ‘Golgota’ e crocifisso quivi in mezzo a due ladroni. Ma la storia non finisce qui, perché dopo tre giorni Dio lo risuscitò dai morti. Gloria al suo nome ora e in eterno. Amen.

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57. Che cosa fa adesso Gesù in cielo?

Gesù Cristo è in cielo alla destra del Padre dove intercede per noi. Paolo dice infatti: “Cristo Gesù è quel che è morto; e, più che questo, è risuscitato; ed è alla destra di Dio; ed anche intercede per noi” (Rom. 8:34), e lo scrittore agli Ebrei dice che Cristo “perché dimora in eterno, ha un sacerdozio che non si trasmette; ond’è che può anche salvar appieno quelli che per mezzo di lui si accostano a Dio, vivendo egli sempre per intercedere per loro” (Ebr. 7:24-25). Intercedere significa ‘intervenire per ottenere un favore, una grazia per altri’.

Questa opera di intercessione compiuta da Cristo è confermata dall’apostolo Giovanni che dice: “Figliuoletti miei, io vi scrivo queste cose affinché non pecchiate; e se alcuno ha peccato, noi abbiamo un avvocato presso il Padre, cioè Gesù Cristo, il giusto; ed egli è la propiziazione per i nostri peccati; e non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo” (1 Giov. 2:1-2).

Ma oltre che intercedere Gesù regna - infatti Paolo dice ai Corinzi che “bisogna ch’egli regni finché abbia messo tutti i suoi nemici sotto i suoi piedi” (1 Cor. 15:25) - “coronato di gloria e d’onore a motivo della morte che ha patita” (Ebr. 2:9) difatti in cielo tutti gli angeli di Dio l’adorano.

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58. Quand’è che Gesù di Nazareth fu unto di Spirito Santo?

Gesù di Nazareth fu unto di Spirito Santo appena dopo essere stato battezzato in acqua da Giovanni Battista, fu infatti in quel momento che lo Spirito Santo scese e si posò su lui. Matteo dice: “E Gesù, tosto che fu battezzato, salì fuor dell’acqua; ed ecco i cieli s’apersero, ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venir sopra lui” (Matt. 3:16); Marco dice: “E ad un tratto, com’egli saliva fuori dell’acqua, vide fendersi i cieli, e lo Spirito scendere su di lui in somiglianza di colomba” (Mar. 1:10); e Luca dice: “Or avvenne che come tutto il popolo si faceva battezzare, essendo anche Gesù stato battezzato, mentre stava pregando, s’aprì il cielo, e lo Spirito Santo scese su lui in forma corporea a guisa di colomba” (Luca 3:21-22).

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59. Perché Gesù parlava alle persone in parabole?

Gesù parlava alle turbe in parabole perché – come egli stesso ebbe a dire ai suoi discepoli – a quelli di fuori non era dato di conoscere i misteri del Regno dei cieli, per cui egli parlava loro in parabole affinché vedendo non vedessero, e udendo non udissero e non intendessero e non si convertissero (cfr. Matt. 13:10-13; Mar. 4:11-12; Luca 8:10). Fu in questa maniera che si adempirono in quelli di fuori le seguenti parole del profeta Isaia: “Udrete co’ vostri orecchi e non intenderete; guarderete co’ vostri occhi e non vedrete; perché il cuore di questo popolo s’è fatto insensibile, son divenuti duri d’orecchi ed hanno chiuso gli occhi, che talora non veggano con gli occhi e non odano con gli orecchi e non intendano col cuore e non si convertano, ed io non li guarisca” (Matt. 13:14-15; Is. 6:9-10).

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60. E’ possibile che tra le cose che Gesù disse in privato ai suoi discepoli (cfr. Marco 4:34) ci fossero dottrine segrete che i discepoli dovevano trasmettere solo ad una particolare frangia di credenti?

No, non è possibile perché i suoi discepoli avevano l’obbligo di trasmettere ai credenti anche le cose che Gesù aveva detto loro in privato o nel segreto. Difatti Gesù un giorno disse proprio ai suoi discepoli queste parole: “Quello ch’io vi dico nelle tenebre, ditelo voi nella luce; e quel che udite dettovi all’orecchio, predicatelo sui tetti” (Matt. 10:27). Queste parole del Maestro non lasciano dubbi quindi. Non ti fare ingannare da nessuno che appoggiandosi al fatto che Gesù in privato spiegava ogni cosa ai suoi discepoli introduce di soppiatto in mezzo alla Chiesa strane e perverse dottrine facendole passare per le dottrine insegnate da Gesù in privato. E sì, perché, guarda caso, queste presunte dottrine segrete sono tutte false!!! Sappi che si tratta di un antico stratagemma (quello di appoggiarsi su quelle parole di Marco 4:34) usato da molti eretici nei primi secoli dopo Cristo i quali, appunto appoggiandosi a queste parole di Marco, introdussero tra i Cristiani le più svariate eresie. Lo ripeto, nessuno ti inganni in nessuna maniera. Chiunque insegna una dottrina che non è conforme a verità perché non viene confermata dalla Scrittura nella sua globalità, e la fa passare per una vecchia dottrina segreta insegnata da Gesù Cristo, è un cianciatore, un seduttore di menti, un falso ministro del Vangelo, da cui guardarsi.

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61. Perché Gesù Cristo quando mandò i dodici a predicare ordinò loro di non andare fra i Gentili e neppure nelle città dei Samaritani?

La ragione fu perché il Regno di Dio innanzi tutto doveva essere predicato ai Giudei, e poi in un secondo tempo ai Gentili e ai Samaritani.

Gesù stesso un giorno quando una donna pagana, di nazione sirofenicia, lo pregò di cacciare un demonio fuori dalla sua figliuola disse ai suoi discepoli che lui non era stato mandato che alle pecore perdute della casa d’Israele (cfr. Matt. 15:24), quindi non ai Gentili o ai Samaritani, ma solo ai Giudei. La sua missione era una missione al popolo d’Israele, e quindi di conseguenza anche i suoi apostoli che erano con lui, dovevano attenersi al mandato che lui aveva ricevuto dal Padre suo. Mandato questo confermato da Paolo ai Romani quando dice che “Cristo è stato fatto ministro de’ circoncisi a dimostrazione della veracità di Dio, per confermare le promesse fatte ai padri” (Rom. 15:8).

Si trattò quindi di una questione di tempo perché non era ancora giunto il tempo in cui il Vangelo doveva essere predicato apertamente ai Gentili. Questo tempo venne prima con l’apostolo Pietro che a Gerusalemme ebbe a dire che fin dai primi giorni Iddio scelse fra i fratelli lui affinché dalla sua bocca i Gentili udissero la parola del Vangelo e credessero (cfr. Atti 15:7), e questi Gentili noi sappiamo furono Cornelio, quelli di casa sua e i suoi parenti e i suoi intimi amici che erano tutti Gentili (cfr. Atti 10:1-48). Ma soprattutto venne in larga scala con Paolo che fu costituito da Cristo, apostolo e dottore dei Gentili e che fu mandato da Cristo stesso ai Gentili quando gli apparve sulla via di Damasco: “Ma lèvati, e sta’ in piè; perché per questo ti sono apparito: per stabilirti ministro e testimone delle cose che tu hai vedute, e di quelle per le quali ti apparirò ancora, liberandoti da questo popolo e dai Gentili, ai quali io ti mando per aprir loro gli occhi, onde si convertano dalle tenebre alla luce e dalla potestà di Satana a Dio, e ricevano, per la fede in me, la remissione dei peccati e la loro parte d’eredità fra i santificati” (Atti 26:16-18), disse Gesù a Paolo.

Per ciò che concerne i Samaritani è vero che ai giorni di Gesù molti Samaritani della città di Sichar a motivo della testimonianza della donna samaritana credettero in lui, ma la predicazione del Vangelo ai Samaritani cominciò con l’evangelista Filippo nella città di Samaria (cfr. Atti 8:5-13), e poi fu proseguita dagli apostoli Pietro e Giovanni che evangelizzarono molti villaggi dei Samaritani (cfr. Atti 8:25).

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62. Perché Gesù Cristo è chiamato ‘Nazareno’ o ‘il Nazareno’? Perché aveva fatto voto di Nazireato?

No, Gesù Cristo non era chiamato Nazareno perché aveva fatto voto di Nazireato ma bensì perché era stato allevato in una città della Galilea chiamata Nazareth. Questo lo si capisce leggendo quanto dice Matteo a proposito del ritorno di Giuseppe dall’Egitto in Israele. Ecco le sue parole: “Ma dopo che Erode fu morto, ecco un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto, e gli disse: Lèvati, prendi il fanciullino e sua madre, e vattene nel paese d’Israele; perché son morti coloro che cercavano la vita del fanciullino. Ed egli, levatosi, prese il fanciullino e sua madre ed entrò nel paese d’Israele. Ma udito che in Giudea regnava Archelao invece d’Erode, suo padre, temette d’andar colà; ed essendo stato divinamente avvertito in sogno, si ritirò nelle parti della Galilea, e venne ad abitare in una città detta Nazaret, affinché si adempiesse quello ch’era stato detto dai profeti, ch’egli sarebbe chiamato Nazareno” (Matt. 2:19-23). Quindi ciò che si evince da questa Scrittura è che a quel tempo gli abitanti di Nazareth erano chiamati Nazareni.

Nella Bibbia per altro alcuni erano soprannominati in base alla città o alla tribù dove risiedevano. Per esempio Isai, il padre di Davide, è chiamato “il Bethlehemita” (1 Sam. 16:18) perché abitava a Bethlehem di Giuda. Abishag, quella bella fanciulla che aveva cura del re Davide e lo serviva nella sua vecchiaia era chiamata “la Sunamita” (1 Re 1:3) perché era della città di Sunem.

Anche quella donna di cui Eliseo risuscitò il figlio era chiamata “la Sunamita” (2 Re 4:25) perché era di Sunem (cfr. 2 Re 4:11).

Gesù Cristo non era chiamato il Nazareno perché aveva fatto il voto di Nazireato o perché era un Nazireo come nel caso di Sansone che lo era dal seno di sua madre, perché il Nazireo non doveva bere né vino e neppure aceto (cfr. Num. 6:1-4) e Gesù bevve del vino la notte che fu tradito (cfr. Matt. 26:29), e dell’aceto poco prima di spirare sulla croce (cfr. Giov. 19:28-30), per cui se egli fosse stato un Nazireo egli avrebbe contaminato la sua consacrazione.

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63. Vorrei che mi spiegassi le seguenti parole di Gesù: “Ora, affinché sappiate che il Figliuol dell’uomo ha sulla terra autorità di rimettere i peccati: Io tel dico (disse al paralitico), levati, togli il tuo lettuccio, e vattene a casa tua” (Luca 5:24)

Gesù aveva detto poco prima a quell’uomo paralitico: “O uomo, i tuoi peccati ti sono rimessi” (Luca 5:20), al che gli scribi e i Farisei cominciarono a dire dentro di sé che egli bestemmiava perché solo Dio poteva rimettere i peccati. Gesù però conosciuti i loro ragionamenti pose loro questa domanda e cioè se fosse più facile dire al paralitico: ‘I tuoi peccati ti sono rimessi’ oppure ‘Levati e cammina’. E’ ovvio che la sua domanda aveva come risposta la prima, infatti era più facile dire ad un paralitico ‘I tuoi peccati ti sono rimessi’ anziché ‘levati e cammina’. Se quindi lui avesse potuto dire a quel paralitico ‘levati e cammina’ avrebbe dimostrato di avere l’autorità sulla terra di rimettere i peccati. E così fece, egli comandò a quel paralitico di levarsi, togliere il suo lettuccio e camminare. E quando le turbe videro ciò “furon prese da timore, e glorificarono Iddio che avea data cotale autorità agli uomini” (Matt. 9:8). Dunque, le turbe riconobbero che era stato Dio a dare a Gesù l’autorità di fare camminare i paralitici. Il fatto dunque che Gesù rimise i peccati a quell’uomo alla fine passò in secondo piano quando tutti videro che autorità aveva ricevuto Gesù Cristo da Dio.

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64. Gesù ha mai battezzato? In Giovanni 3:22 afferma di sì, in Giovanni 4 1;2 dice che non battezzava Gesù (io credo che si riferisca che in quell'occasione non battezzasse) comunque tu cosa credi?

Io credo che Gesù Cristo non battezzò alcuno.

Per quanto riguarda la spiegazione che hai dato alle parole “quantunque non fosse Gesù che battezzava, ma i suoi discepoli” (Giov. 4:2) non la ritengo corretta perché dal contesto si evince che non solo in quella occasione ma sempre erano i discepoli di Gesù che battezzavano e non Gesù. Infatti poco prima è detto: “Quando dunque il Signore ebbe saputo che i Farisei aveano udito ch’egli faceva e battezzava più discepoli di Giovanni” (Giov. 4:1). Il fatto che i Farisei avevano udito che Gesù faceva e battezzava più discepoli di Giovanni, non si può riferire ad una sola occasione e basta o a quell’occasione e basta perché è chiaro che mentre Gesù fu in Giudea fece e battezzò discepoli nell’arco di un periodo di tempo. Quello che voglio dire è che questo fare e battezzare discepoli da parte di Gesù si riferisce ad un certo numero di giorni e non ad un giorno solo. Qui stiamo parlando per altro di un suo fare e battezzare discepoli in Giudea, infatti Giovanni dice che dopo che i Farisei ebbero udito che egli faceva e battezzava più discepoli di Giovanni lasciò la Giudea e se ne andò in Galilea (cfr. Giov. 4:3), e prima viene detto che “Gesù venne co’ suoi discepoli nelle campagne della Giudea; quivi si trattenne con loro, e battezzava” (Giov. 3:22). Quindi che non fosse Gesù a battezzare ma i suoi discepoli era la prassi non un’eccezione riferita ad una particolare occasione. Il fatto che in Giov. 3:22 viene detto che Gesù battezzava ma non viene spiegato subito dopo (come in Giov. 4:2) che non era Gesù a battezzare ma i suoi discepoli, non annulla Giov. 4:1, ma semmai lo conferma perché i discepoli erano con Gesù in Giudea infatti è scritto che egli venne coi suoi discepoli nelle campagne della Giudea.

Per spiegarti tutto questo mio discorso ti farò un esempio tratto dalla Scrittura. Nel Vangelo scritto da Giovanni a proposito della prima moltiplicazione fatta da Gesù è detto quanto segue: “Gesù disse: Fateli sedere. Or v’era molt’erba in quel luogo. La gente dunque si sedette, ed eran circa cinquemila uomini. Gesù quindi prese i pani; e dopo aver rese grazie, li distribuì alla gente seduta; lo stesso fece de’ pesci, quanto volevano” (Giov. 6:10-11). Ora nota bene che Giovanni dice che fu Gesù a distribuire i pani alla gente seduta dopo avere reso grazie (e non solo i pani ma anche i pesci, v. 11). Ma cosa dicono invece Matteo, Marco e Luca? Una cosa un po’ diversa, ecco le loro parole: “Ed avendo ordinato alle turbe di accomodarsi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci e, levati gli occhi al cielo, rese grazie; poi, spezzati i pani, li diede ai discepoli e i discepoli alle turbe” (Matt. 14:19); “Poi Gesù prese i cinque pani e i due pesci, e levati gli occhi al cielo, benedisse e spezzò i pani, e li dava ai discepoli, affinché li mettessero dinanzi alla gente; e i due pesci spartì pure fra tutti” (Mar. 6:41); “E così li fecero accomodar tutti. Poi Gesù prese i cinque pani e i due pesci; e levati gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e li dava ai suoi discepoli per metterli dinanzi alla gente” (Luca 9:15-16).

Come puoi vedere essi dicono che furono i discepoli e non Gesù a distribuire i pani e i pesci alle turbe. Eppure Giovanni pare che smentisca quello che essi dicono, ma non è così perché è un modo di esprimere lo stesso fatto in maniera diversa attribuendo a Gesù qualcosa che in effetti fecero i discepoli di Gesù per ordine di Gesù.

Spero che alla luce di queste cose il fatto che viene detto prima che Gesù battezzava e poi che non era lui a battezzare ma i suoi discepoli, ti divenga chiaro.

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65. Mi puoi spiegare il testo di 1 Corinzi 15:28 dove dice che Cristo sarà sottoposto al Padre e 1 Corinzi 11:3 dove dice che il capo di Cristo è Dio?

Parto dal secondo passo; nella Divinità che è composta dal Padre, dal Figliuolo e dallo Spirito Santo, c’è un ordine. Se l’opera della Divinità è ordinata (nelle opere del Creatore infatti, che sono ben visibili sin dalla fondazione del mondo, regna l’ordine e non il disordine, ogni cosa è al suo posto ed ha la sua precisa funzione), la Divinità non può non essere ordinata. Così anche nella Divinità, ogni persona divina è al suo posto ed ha le sue funzioni. Ecco perché è detto che il capo di Cristo è Dio; come nel caso di marito e moglie che benchè sono una sola carne, “il marito è capo della moglie” (Ef. 5:22), così nel caso del Padre e del Figliuolo, che sono uno, il capo di Cristo è Dio. Questo ordine ovviamente è un ordine che si protrarrà per l’eternità, infatti Paolo dice che “quando ogni cosa gli sarà sottoposta, allora anche il Figlio stesso sarà sottoposto a Colui che gli ha sottoposto ogni cosa, affinché Dio sia tutto in tutti” (1 Cor. 15:28). Quindi, un giorno sotto i piedi di Gesù Cristo saranno poste tutte le cose - l’ultima cosa sarà la morte che ancora non gli è sottoposta - tranne ovviamente Colui che gli ha sottoposto ogni cosa, cioè il Padre, il quale sarà sopra il Figliuolo. Niente di cui meravigliarsi, o scandalizzarsi.

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GIORNI

1. Un Cristiano deve osservare il sabato?

No, un Cristiano non deve osservare il sabato perchè l'apostolo Paolo dice ai santi di Colosse: “Nessuno dunque vi giudichi quanto al mangiare o al bere, o rispetto a feste, o a novilunî o a sabati, che sono l'ombra di cose che doveano avvenire; ma il corpo è di Cristo” (Col. 2:16-17). La ragione dunque perchè noi non siamo chiamati ad osservare il sabato è perchè esso è una delle ombre della legge, si deve infatti sempre tenere a mente che la legge aveva un ombra dei futuri beni e non la realtà stessa delle cose che noi abbiamo invece in Cristo Gesù (cfr. Ebr. 10:1). Il sabato giudaico - o giorno del riposo - è l'ombra del vero riposo nel quale entrano quando muoiono coloro che hanno creduto nel Signore Gesù Cristo secondo che è scritto: “Resta dunque un riposo di sabato per il popolo di Dio; poiché chi entra nel riposo di Lui si riposa anch'egli dalle opere proprie, come Dio si riposò dalle sue” (Ebr. 4:9-10), ed ancora: “Beati i morti che da ora innanzi muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, essendo che si riposano dalle loro fatiche, poiché le loro opere li seguono” (Apoc. 14:13).

Nessuno dunque vi inganni con vani ragionamenti fratelli.

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2. Un Cristiano deve osservare la domenica?

No, un discepolo di Cristo non è chiamato ad osservare la domenica, nel senso che egli non è chiamato ad astenersi da ogni lavoro in quel giorno, cosa che invece erano chiamati a fare gli Ebrei nel giorno del sabato secondo la legge di Mosè. A tale proposito è bene fare questa precisazione, dato che tra i lavori vietati in giorno di sabato c'è pure quello di accendere il fuoco nelle proprie case, sia per cucinare che per riscaldarsi, (cfr. Es. 35:1-3) se si deve osservare la domenica al posto del sabato giudaico occorre astenersi pure dal fare queste cose, con gli inevitabili problemi che sorgerebbero. Il problema non è però quello di astenersi dal fare ogni tipo di lavoro in giorno di domenica, perchè questo è permesso a chi considera la domenica più di altri giorni perchè lo fa per il Signore (e io non mi sento di giudicare chi ha questa convinzione personale ed agisce di conseguenza), ma il fatto che se si comincia ad imporre di osservare la domenica come gli Ebrei osservano il sabato, allora non si agisce più secondo carità perchè si vuole imporre ad altri una propria convinzione personale su un giorno della settimana. Paolo a riguardo delle opinioni sui giorni ha detto: “L'uno stima un giorno più d'un altro; l'altro stima tutti i giorni uguali; sia ciascuno pienamente convinto nella propria mente” (Rom. 14:5). Non può dunque un credente nel caso stima la domenica più degli altri giorni - magari anche manifestando questa stima astenendosi sia dal cucinare che dall'accendere il fuoco - cominciare a dire agli altri fratelli che devono osservare la domenica come fa lui per amore del Signore. Anche perchè questo ordine non può essere confermato in nessuna maniera dagli Scritti del Nuovo Testamento; cosa che invece è del tutto diversa riguardo il sabato perchè nella legge ci sono parecchi riferimenti all'ordine di osservare il sabato.

In conclusione, se un credente si sente di onorare il Signore non facendo alcun lavoro o alcuni lavori di domenica, lo faccia pure, ma senza giudicare o sprezzare chi non si comporta esattamente come lui di domenica, magari anche perchè fa un lavoro che gli impone di lavorare pure la domenica alcune volte.

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3. Noi Cristiani dobbiamo festeggiare la Pasqua?

No, noi Cristiani non siamo affatto obbligati ad osservare la festa della Pasqua. La ragione è perché questa festa, come anche le altre feste giudaiche, è un ombra di qualcosa che doveva avvenire e che noi sappiamo è avvenuta mediante Cristo Gesù. La Pasqua è una festa che adombra il sacrificio espiatorio di Gesù Cristo perché come in essa – per ordine di Dio - fu immolato un agnello il cui sangue fu messo sugli stipiti (e sull’architrave) della porta delle case degli Israeliti in Egitto per far sì che quando passò l’angelo sterminatore durante la notte gli Israeliti fossero liberati dal giudizio di Dio che consisteva nella messa a morte di tutti i primogeniti d’Egitto, così ora alla fine dei termini dei tempi per ordine di Dio l’Agnello senza macchia e difetto, ben preordinato prima della fondazione del mondo, cioè Gesù Cristo, è stato immolato affinché noi fossimo cosparsi con il suo sangue e messi così al sicuro dal futuro giudizio di condanna che Dio infliggerà contro questo mondo malvagio, ossia liberati dall’ira a venire.

L’apostolo Paolo, grande conoscitore del Giudaismo e apostolo e dottore dei Gentili, dopo averci detto: “E voi, che eravate morti ne’ falli e nella incirconcisione della vostra carne, voi, dico, Egli ha vivificati con lui, avendoci perdonato tutti i falli, avendo cancellato l’atto accusatore scritto in precetti, il quale ci era contrario; e quell’atto ha tolto di mezzo, inchiodandolo sulla croce; e avendo spogliato i principati e le potestà ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro per mezzo della croce” (Col. 2:13-15), dice: “Nessuno dunque vi giudichi quanto al mangiare o al bere, o rispetto a feste, o a novilunî o a sabati, che sono l’ombra di cose che doveano avvenire; ma il corpo è di Cristo” (Col..2:16-17).

Se quindi qualcuno, Giudeo o Gentile che sia di nascita, viene a voi e vi obbliga ad osservare la Pasqua, voi sapete quello che gli dovete dire. Nessuno vi inganni con vani ragionamenti.

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4. Gli Evangelici osservano il Natale? Perché?

Sì, anche gli Evangelici o meglio una buona parte degli Evangelici osservano la festa di Natale il 25 Dicembre, facendo l’albero di Natale, il pranzo di Natale, facendo e ricevendo regali, ed anche tenendo un culto speciale chiamato ‘culto di Natale’.

La ragione o le ragioni? Alcuni lo fanno perché credono che Gesù Cristo sia nato il 25 Dicembre, come insegna la Chiesa Cattolica Romana (cosa che non può essere assolutamente confermata dalla Scrittura). Altri, pur non accettando il 25 Dicembre come data della nascita di Cristo lo festeggiano lo stesso per adeguarsi alla maggioranza e non apparire diversi e portare le inevitabili conseguenze che consistono in critiche di ogni genere. Molti di quest’ultimi dicono che lo festeggiano a motivo dei loro bambini, cioè per non metterli in imbarazzo a scuola e tra gli amici.

Per ciò che ci riguarda, noi non festeggiamo il Natale, per noi è un giorno come tutti gli altri, anche se fuori di casa l’atmosfera che ci circonda in quel giorno è diversa da quella degli altri giorni. Non facciamo auguri, pranzi speciali, o riunioni speciali. E agli auguri di Natale che ci danno non contraccambiamo.

Le origini del Natale

Originariamente la Chiesa non celebrava la nascita di Gesù. Col passare del tempo, tuttavia, i Cristiani d’Egitto cominciarono a considerare il 6 Gennaio come data della natività. L’usanza di celebrare la nascita di Gesù in quel giorno si andò diffondendo in tutto l’Oriente e risulta come data per acquisita all’inizio del IV secolo. Più o meno nella stessa epoca, la Chiesa d’Occidente, che non aveva mai riconosciuto il 6 Gennaio come il giorno della natività, assunse come data celebrativa il 25 Dicembre.

Essa fu successivamente adottata anche dalla chiesa d’Oriente. Le ragioni che spinsero molti vescovi a spostare la festa di natale dal 6 Gennaio al 25 Dicembre furono le seguenti: in quel giorno secondo una consuetudine pagana del tempo veniva celebrato ‘il dio sole’, o meglio la nascita del sole al quale si accendevano dei fuochi in segno di festa, e siccome molti che si erano convertiti al Cristianesimo prendevano pure loro parte a questa festa perché identificavano il sole con Gesù Cristo perché in Malachia egli é chiamato “il sole della giustizia” (Mal. 4:2), quando essi si resero conto che gli stessi Cristiani avevano una certa inclinazione per questa festa, tennero consiglio e deliberarono che la natività di Cristo fosse solennizzata in quel giorno e la festa dell’epifania il 6 Gennaio. Come si può vedere, il Natale affonda le sue origini nel paganesimo, una ragione in più quindi per non festeggiarlo.

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5. Quali sono le origini della festa dell’Epifania?

Innanzi tutto ti dico qualcosa sul significato della parola epifania: il termine italiano epifania deriva dal greco epiphaneia che significa ‘apparizione’; nel Nuovo Testamento questo termine è presente, lo troviamo per esempio in questo passo: “..la grazia che ci è stata fatta in Cristo Gesù avanti i secoli, ma che è stata ora manifestata coll’apparizione (epiphaneia) del Salvator nostro Cristo Gesù” (2 Tim. 1:9,10).

Adesso invece ti dico in breve come ebbe origine la festa dell’epifania. Inizialmente i seguaci dello gnostico Basilide, vissuto nel II secolo, festeggiavano il battesimo di Cristo il 6 gennaio. Essi però, facendo distinzione tra il Cristo e Gesù, sostenevano che il Cristo fosse apparso per la prima volta sulla terra al battesimo di Gesù, per cui l’epifania (l’apparizione) di Cristo per loro coincideva con il battesimo di Gesù.

Ma perché costoro facevano questa distinzione tra il Cristo e Gesù? Perché per gli Gnostici (da non confondere con gli agnostici che sono quelli che dicono che Dio non si può conoscere), che prendevano il nome dalla parola greca gnosis che significa ‘conoscenza’, la materia si identificava con il male e lo spirito con il bene, e siccome Cristo era assoluto bene spirituale egli non poteva rivestire un corpo umano; in altre parole egli non poteva unirsi alla materia. Per loro quindi il Cristo entrò nel corpo di Gesù solo per il periodo che intercorse tra il suo battesimo e l’inizio della sua sofferenza sulla croce, lasciando morire sulla croce l’uomo Gesù. In altre parole per loro Gesù non era il Cristo. Per loro poi questo Cristo che dimorò in Gesù per un po' di tempo avrebbe insegnato una speciale gnosi o conoscenza che avrebbe aiutato l’uomo a salvarsi mediante un processo intellettuale. Questa stessa eresia che non riconosce in Gesù il Cristo è insegnata ancora oggi in seno a molte sètte che si rifanno alla teosofia. Poco tempo fa mi ha scritto un teosofo dicendomi: ‘…. In teosofia si afferma che Cristo e Gesù sono due cose diverse. Si dice che Cristo abbia "adombrato" Gesù, che è uno dei tanti salvatori. Ti dico queste cose con il massimo rispetto per la tua fede, che è giusta e che non trova, credimi, oppositori nella Teosofia vera. Cristo è l'espressione dell'amore universale. Si parla di "principio cristico" e del "Cristo cosmico" incarnato. ….’. A queste sue affermazioni ho risposto dicendo: ‘Questa distinzione non esiste perché Gesù e il Cristo sono la medesima persona e non due cose diverse. L’apostolo Giovanni, che ti ricordo vide e toccò la Parola della vita, ebbe a dire in maniera molto chiara: “Io vi ho scritto non perché non conoscete la verità, ma perché la conoscete, e perché tutto quel ch’è menzogna non ha che fare colla verità. Chi è il mendace se non colui che nega che Gesù è il Cristo? Esso è l’anticristo, che nega il Padre e il Figliuolo. Chiunque nega il Figliuolo, non ha neppure il Padre; chi confessa il Figliuolo ha anche il Padre” (1 Giov. 2:21-23). Come puoi bene vedere Gesù è il Cristo, e non qualcuno su cui sarebbe disceso o in cui si sarebbe andato ad incarnare una entità di nome Cristo. La parola Cristo significa ‘Unto’ per cui Gesù è l’Unto di Dio. Inoltre la Scrittura insegna che Gesù non è uno dei salvatori, ma il Salvatore e che quindi fuori di lui non c’è salvezza’.

Dopo questa breve ma necessaria parentesi sulla dottrina degli Gnostici, torniamo all’origine della festa dell’epifania; ma perché i seguaci di Basilide scelsero di festeggiare l’Epifania di Cristo proprio il 6 gennaio? Perché in Alessandria (Basilide era alessandrino) si festeggiava in quel giorno la nascita di Eone dalla vergine Kore e quel giorno era anche consacrato a Osiride. Così i seguaci di Basilide scelsero proprio quella data per proclamare davanti ai pagani che Cristo era il vero Essere divino apparso sulla terra. Col passare del tempo però andò a finire che la chiesa d’Oriente assunse dagli eretici, da lei combattuti, l’usanza di celebrare l’epifania, e così troviamo che essa nella prima metà del IV secolo celebrava l’epifania il 6 gennaio, collegando tra loro, in tale festa, il battesimo e la nascita di Cristo, e questo perché per la Chiesa - a differenza degli eretici denominati Gnostici - l’apparizione di Cristo sulla terra aveva avuto luogo alla nascita di Gesù; essendo Gesù il Cristo di Dio.

Quindi anche l’origine dell’Epifania – come quella del Natale - affonda le radici nel paganesimo.

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6. Fratello Giacinto, pace. Ascolta, ho una domanda da farti sul riposo biblico. Se noi non essendo sotto la legge non siamo tenuti a osservare il giorno del riposo, come bisogna comportarsi riguardo a promesse come quella in Isaia 58:13 ("...se tu trattieni il piede dal violare il sabato, facendo i tuoi affari nel mio santo giorno...")? Come vanno inquadrate queste promesse e prescrizioni rispetto al riposo di cui si parla in Ebrei 4?

Fratello, è evidente che dato che il riposo di cui parla lo scrittore dell’epistola agli Ebrei dicendo: "Resta dunque un riposo di sabato per il popolo di Dio; poiché chi entra nel riposo di Lui si riposa anch’egli dalle opere proprie, come Dio si riposò dalle sue" (Ebrei 4:9-10) non è lo stesso riposo di cui parla la legge di Mosè perché quest’ultimo è solo un ombra di quello vero, le minacce rivolte dai profeti contro coloro che non osservavano il sabato ordinato da Dio, non possono essere rivolte contro di noi che non siamo sotto la legge ma sotto la grazia. Questo discorso ovviamente vale anche per le benedizioni particolari promesse da Dio tramite Isaia a coloro osservavano il sabato secondo che è scritto: "Se tu trattieni il piè per non violare il sabato facendo i tuoi affari nel mio santo giorno; se chiami il sabato una delizia, e venerabile ciò ch’è sacro all’Eterno, e se onori quel giorno anziché seguir le tue vie e fare i tuoi affari e discuter le tue cause, allora troverai la tua delizia nell’Eterno; io ti farò passare in cocchio sulle alture del paese, ti nutrirò della eredità di Giacobbe tuo padre, poiché la bocca dell’Eterno ha parlato" (Isaia 58:13-14). Queste promesse di benedizioni non sono più valide o vincolanti per noi che siamo sotto la grazia e non più sotto la legge di Mosè.

Il riposo di sabato che rimane per il popolo di Dio, di cui parla l’epistola agli Ebrei, infatti non è un giorno di 24 ore che va osservato non facendo alcuna opera in esso, ma uno stato o una condizione di gloriosa beatitudine in cui entrano alla loro morte tutti coloro che muoiono nel Signore. Nell’Apocalisse si legge infatti: "E udii una voce dal cielo che diceva: Scrivi: Beati i morti che da ora innanzi muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, essendo che si riposano dalle loro fatiche, poiché le loro opere li seguono" (Apocalisse 14:13). Nota molto bene come venga detto in maniera chiara che coloro che muoiono nel Signore si riposano dalle loro fatiche; lo vedi quindi il vero riposo di cui parla lo scrittore agli Ebrei? Ecco perché sempre lo scrittore agli Ebrei dice: "Studiamoci dunque d’entrare in quel riposo, onde nessuno cada seguendo lo stesso esempio di disubbidienza" (Ebrei 4:11), per mettere in guardia i credenti dal tirarsi indietro come fecero gli Israeliti nel deserto che a motivo della loro incredulità non poterono entrare nella terra di Canaan. Se dunque c’è un avvertimento che è rivolto a noi che siamo sotto la grazia e non più sotto la legge, e che concerne il riposo di sabato che rimane per noi, è quello che dice che se ci tireremo indietro non entreremo mai nel riposo di Dio, ma ce ne andremo in perdizione. E questo perché il vero riposo che è stato manifestato in Gesù Cristo non è un giorno di 24 ore in cui doversi riposare astenendosi da ogni lavoro, ma una condizione di riposo cosciente in cui si entra automaticamente quando si muore in Cristo e questo perché si va in paradiso con il Signore. Ricordi le anime di quelli che erano stati uccisi a motivo della Parola di Dio e che Giovanni vide in visione? Che cosa fu detto loro? Fu loro detto di riposarsi ancora un po’ di tempo; ecco le parole di Giovanni: "E a ciascun d’essi fu data una veste bianca e fu loro detto che si riposassero ancora un po’ di tempo, finché fosse completo il numero dei loro conservi e dei loro fratelli, che hanno ad essere uccisi come loro" (Apocalisse 6:11). Quelle anime quindi si stavano già riposando in cielo!!

Dunque la cosa è semplice, qualsiasi minaccia di punizione rivolta da profeti sotto l’Antico Testamento a coloro che non osservavano il sabato non ci riguarda nella maniera più categorica. Un’ultima cosa, bada bene che il riposo di sabato prescritto dalla legge di Mosè è stato sostituito, uso questo termine per farmi capire meglio, solo da quello eterno in cui entreranno i santi quando muoiono nel Signore. Perché ti dico questo? Perché negli scritti del Nuovo Testamento non si trova nessun comandamento di riposarsi totalmente da ogni opera in qualche altro giorno della settimana, per cui neppure la domenica. Purtroppo però ci sono tanti pastori che insegnano che la domenica ha preso il posto del sabato giudaico, per cui hanno finito con il sostituire un ombra con un'altra ombra. Ovviamente se uno si vuole riposare da ogni lavoro la domenica per il Signore, è libero di farlo ma questo non lo deve imporre ad altri. E’ una sua convinzione da rispettare; come è da rispettare naturalmente la convinzione di un altro credente che decide di riposarsi il lunedì, per il Signore, o il venerdì e così via. Qui si entra nel campo delle opinioni su giorni la cui regola da osservare è la seguente: "L’uno stima un giorno più d’un altro; l’altro stima tutti i giorni uguali; sia ciascuno pienamente convinto nella propria mente. Chi ha riguardo al giorno, lo fa per il Signore" (Romani 14:5-6).

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7. Cosa in effetti, in maniera documentabile, esprime la festa di Halloween?

Il termine Halloween deriva dal fatto che il 31 di ottobre è la vigilia di Ognissanti, ovvero la vigilia del giorno in cui la Chiesa Cattolica Romana celebra tutti i santi. Questo giorno, ossia il 1° novembre, è chiamato in inglese All Hallows' Day. Ora, la vigilia di Ognissanti in inglese è chiamata All Hallows’ Eve (dove "eve" sta per "vigilia"), ma anche All Hallows' Even (even sta per evening che in inglese significa ‘sera’ ed esprime il concetto di "vigilia"); da questi termini è derivato Halloween.

Le origini di questa festa risalgono all'epoca in cui le isole britanniche erano dominate dalla cultura celtica, prima che l'Europa cadesse sotto il dominio di Roma. Ora, l’anno celtico finiva il 31 Ottobre e in quel giorno i Druidi celebravano una festa in onore del dio sole e del signore dei morti (‘Saman’ che è uno dei nomi dati al diavolo). Il dio sole veniva ringraziato per il raccolto; il signore dei morti invece veniva placato con sacrifici di cavalli e di esseri umani. I sacrifici erano offerti anche per spaventare i cattivi spiriti, infatti i Druidi credevano che la notte del 31 Ottobre gli spiriti cattivi fossero chiamati a raccolta dal signore della morte e vagassero facendo scherzi e spaventando in svariate maniere i vivi. Queste credenze pagane persistettero tra la gente anche dopo che i papi istituirono la festa di Ognissanti. In Irlanda, Scozia, Galles e parti dell’Inghilterra – fino alla fine del diciannovesimo secolo - la gente in quella notte cercava di spaventare i cattivi spiriti con dei falò. Nelle Isole Britanniche erano anche comunemente praticate varie birichinate. Gli Irlandesi diedero nuova vita all’aspetto burlonesco di Halloween dopo che emigrarono negli USA negli anni quaranta del diciannovesimo secolo.

Questa festa, molto diffusa negli Stati Uniti, in questi ultimi anni si è diffusa a macchia d’olio anche qui in Italia. Per l’occasione molti organizzano feste da ballo in maschera (molti si mascherano da morti, o da Frankstein, da diavolo, da strega, da zombie e da vampiro).

I bambini usano dire agli adulti ‘dolcetto o scherzetto’; in altre parole si presentano agli adulti vestiti in maniera bizzarra e spaventosa e minacciano di fargli qualche brutto scherzo se non gli verranno dati dei dolci o dei soldi. E gli adulti naturalmente sono chiamati ad esaudire le loro richieste. I bambini in questa notte hanno il ‘diritto’ di fare qualsiasi scherzo agli adulti, anche il più fastidioso, e gli adulti hanno il ‘dovere’ di mostrarsi tolleranti nei loro confronti. La notte di Halloween molti mettono fuori sul davanzale delle loro finestre una spettrale zucca svuotata della polpa e intagliata in maniera tale da ricordare una testa con un ghigno diabolico, e all’interno di essa viene posta una candela accesa. Questa zucca (che ha tutta una sua storia) è il simbolo di Halloween e viene fatto credere che in quella notte in cui gli spiriti malvagi vagano questi spiriti non potranno entrare in quelle case che hanno esposta la zucca.

Questa festa è anche chiamata ‘La notte degli spiriti’ (si dice infatti che in questa notte gli spiriti dei morti visitano i vivi per prenderne possesso!!) e ‘La notte delle streghe’. E difatti i satanisti in vari luoghi si riuniscono in questa notte per offrire sacrifici finanche umani al loro padrone, satana. In questa notte infatti avvengono i famigerati ‘sabba’ che consistono in speciali riunioni degli adoratori di satana durante i quali vengono compiuti vari rituali occulti e in cui viene detto che il diavolo appare e ha dei rapporti sessuali con le streghe. In verità Halloween è proprio una notte consacrata al culto di Satana! Questa notte per le streghe è la festa più importante dell’anno e viene a volte chiamata ‘il grande sabba’. Nulla di cui meravigliarsi se si considerano le origini diaboliche di questa festa.

Va anche detto che nella notte di Halloween, avviene spesso che gruppi di teppisti e di terroristi si abbandonano a saccheggi, a violenze di ogni genere ed anche a omicidi.

Per la notte di Halloween vengono preparati anche dei piatti speciali che sono ‘La sella del Diavolo’ (Fregula con arselle), La zucca allo zombie, Ululati di lupo mannaro.

Stando dunque così le cose, è evidente, direi molto evidente, che una simile festa è compiuta in onore del diavolo, del principe di questo mondo - anche se apparentemente a molti pare una festa scherzosa e innocente - per cui si tratta di una opera infruttuosa delle tenebre, e quindi noi figliuoli di Dio dobbiamo astenerci in ogni maniera dal partecipare ad essa. Dice infatti la Scrittura: “E non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre” (Ef. 5:11) ed anche: “Non siate dunque loro compagni; perché già eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore” (Ef. 5:7-8). Anzi, come figliuoli di luce noi faremo bene anche a denunciare questa festa sia pubblicamente che privatamente affinché più credenti possibili sappiano cosa è in effetti la festa di Halloween. Nessuno permetta che Halloween si insinui fra la fratellanza; non importa in che misura. Quand’anche il tutto si limitasse a qualche scherzo o a qualche maschera, ciò deve essere subito aborrito e allontanato dai santi perché un po’ di lievito fa lievitare tutta la pasta (cfr. 1 Cor. 5:6). Ricordatevi a proposito degli scherzi che la sapienza dice che: “Come un pazzo che avventa tizzoni, frecce e morte, così è colui che inganna il prossimo, e dice: ‘Ho fatto per ridere!’ (Prov. 26:18-19), e lo scherzo regna in Halloween! Il fatto per altro che ai bambini venga permesso di fare ogni sorta di scherzo anche agli adulti, perché in quella notte è come a Carnevale in cui ‘ogni scherzo vale’ è qualcosa che viene dal diavolo perché in questa maniera ai figli viene permesso di burlarsi dei propri genitori e degli adulti in generale. E’ una forma di irriverenza che non si addice ai figli dei credenti che invece devono essere allevati in ogni disciplina e nel timore di Dio e nel rispetto dei propri genitori e degli adulti in genere. In verità ad Halloween viene esaltata ed incitata la ribellione dei bambini verso gli adulti.

Altra cosa da tenere presente è che come figliuoli di Dio non dobbiamo mangiare quei piatti di cibi in onore di Halloween, sono cose contaminate nei sacrifici a Satana, sì perché anche quei cibi hanno come scopo quello di glorificare Satana. Quindi attenzione fratelli.

Nessuno vi seduca con vani ragionamenti.

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8. Scrivo per avere un’opinione sul tema “compleanno”. Leggendo un opuscolo (“La conoscenza che conduce alla vita eterna”), lasciatomi da alcune Testimoni di Geova ho appreso che gli unici due compleanni menzionati e celebrati nella Bibbia sono 2 (Genesi 40:20-22 e Matteo 14:6-11). Sempre nello stesso opuscolo è successivamente posta la seguente domanda che mi ha fatto molto riflettere: “Dato che le Scritture non rivelano la data di nascita dell’uomo perfetto Gesù Cristo, perché dovremmo prestare particolarmente attenzione al giorno della nascita di esseri umani imperfetti?”. Quindi quello che io chiedo è: è lecito per un Cristiano celebrare il giorno della propria nascita? Grazie in anticipo

Ascolta, io personalmente non celebro il mio compleanno ossia il mio natalizio. Quando arriva il 13 ottobre però mi ricordo che in quel giorno ho un anno in più. La ragione per cui non lo celebro organizzando una festa come fanno tanti, è perché nella Bibbia gli unici conviti natalizi di cui si parla sono quelli di due pagani, ossia quello di Faraone, re d’Egitto, al tempo di Giuseppe figlio di Giacobbe, e quello di Erode tetrarca della Galilea ai giorni di Gesù Cristo.

Di Faraone re d’Egitto viene detto infatti: “E avvenne, il terzo giorno, ch’era il natalizio di Faraone, che questi dette un convito a tutti i suoi servitori ….” (Gen. 40:20), e del re Erode: “Ma venuto un giorno opportuno che Erode, nel suo natalizio, fece un convito ai grandi della sua corte, ai capitani ed ai primi della Galilea, la figliuola della stessa Erodiada, essendo entrata, ballò e piacque ad Erode ed ai commensali. E il re disse alla fanciulla: Chiedimi quello che vuoi e te lo darò” (Mar. 6:21-22).

Non c’è neppure un minimo riferimento ad un convito organizzato da qualche uomo di Dio dell’Antico Testamento o finanche da uno dei re di Giuda che fece ciò che è giusto agli occhi di Dio, o da qualcuno dei primi Cristiani in occasione del suo natalizio. Il che mi lascia pensare che la cosa fosse considerata una usanza pagana.

Come tu sai poi, al giorno del compleanno sono legate varie superstizioni tra cui la prima che mi viene in mente è quella dello spegnimento di tutte le candele accese poste sopra la torta del compleanno. Lo spegnimento di tutte le candele deve avvenire al primo tentativo con un soffio solo per averne del bene, dice la superstizione.

Per cui io ho rinunciato a festeggiare il mio natalizio che considero per altro un giorno come tutti gli altri a cui non attribuisco nessuna importanza.

La mia opinione quindi è che è meglio come Cristiani evitare di celebrare il proprio natalizio.

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GUARIGIONE

1. Possiamo noi Cristiani, quando siamo malati, pregare Dio di guarirci?

Certo che possiamo farlo perché il nostro Dio è l’Eterno che ci guarisce come lui stesso ebbe a dire a Israele: “Se ascolti attentamente la voce dell’Eterno, ch’è il tuo Dio, e fai ciò ch’è giusto agli occhi suoi e porgi orecchio ai suoi comandamenti e osservi tutte le sue leggi, io non ti manderò addosso alcuna delle malattie che ho mandate addosso agli Egiziani, perché io sono l’Eterno che ti guarisco” (Es. 15:26). Egli è Colui che, come dice il Salmista, guarisce “tutte le tue infermità” (Sal. 103:3). Se dunque hai qualche malattia puoi rivolgere a Dio le stesse parole che rivolse Geremia: “Guariscimi, o Eterno, e sarò guarito” (Ger. 17:14).

Fermo restando quanto ti ho appena detto, faresti però bene anche a chiamare gli anziani della Chiesa di cui sei membro e chiedere che essi preghino su di te ungendoti d’olio perché questo ci ha lasciato detto Giacomo nella sua epistola, secondo che è scritto: “C’è qualcuno fra voi infermo? Chiami gli anziani della chiesa, e preghino essi su lui, ungendolo d’olio nel nome del Signore; e la preghiera della fede salverà il malato, e il Signore lo ristabilirà; e s’egli ha commesso dei peccati, gli saranno rimessi” (Giac. 5:14-15). Nel caso però la tua Chiesa non crede nella guarigione divina e gli anziani ti fanno capire che non hanno intenzione di pregare su di te ungendoti d’olio nel nome del Signore, farai bene a continuare a pregare il Signore affinchè ti guarisca.

Un’altra cosa, è bene anche pregare gli uni per gli altri affinché siamo guariti perché sempre Giacomo così ci ha ordinato di fare (cfr. Giac. 5:16).

Non ti fare ingannare da coloro che dicono che la guarigione divina non è più per noi oggi perché essi dicono il falso.

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2. La guarigione divina è assicurata in ogni caso da Dio?

No, non è detto che un Cristiano che cada ammalato sia automaticamente guarito dal Signore anche se egli prega con fede o chiami gli anziani della Chiesa affinché preghino essi su lui. Nel caso infatti un Cristiano cade malato di quella malattia che lo deve condurre alla morte egli non sarà guarito appunto perché quella malattia è a morte. Un po’ insomma come nel caso del profeta Eliseo, un uomo la cui fede nella potenza guaritrice di Dio nessuno può mettere in dubbio perché fu tramite lui che Naaman fu guarito dalla lebbra, di cui la Scrittura dice che “cadde malato di quella malattia che lo doveva condurre alla morte” (2 Re 13:14). E’ ovvio naturalmente che fino a quando Dio non ti rivela che quella malattia è a morte, tu farai bene a insistere presso di lui affinché ti guarisca. Non dubitare per niente della sua potenza, e della sua volontà di guarirti. Questo naturalmente vale anche nel caso il malato bisognoso di guarigione non sia tu ma un altro credente. Per sapere che quella malattia è a morte e che quindi è inutile pregare Dio di guarirlo occorre avere una precisa ed inequivocabile rivelazione: nel caso contrario occorre continuare a pregare per quel credente.

Quanto detto quindi esclude che un Cristiano non possa morire di una malattia come invece viene falsamente asserito da taluni predicatori. Il caso di cui ti ho parlato fin qua riguarda un Cristiano che cammina in maniera degna del Signore cioè osservando i suoi comandamenti. Ma ci può essere anche il caso di un Cristiano che si abbandona alle concupiscenze della carne o ad ingiustizie varie e che per i suoi misfatti viene colpito da Dio con la malattia, quindi in questo caso si tratta di un giudizio di Dio contro il Cristiano. In questo caso, fino a che questo Cristiano non si pentirà dei suoi misfatti abbandonandoli, non importa quanto pregherà Dio affinché lo guarisca, la guarigione gli sarà negata. Dio rimuoverà il suo flagello solo dopo che avrà visto che questo Cristiano ha riconosciuto i suoi misfatti. Questo che ti dico è confermato dalla Scrittura che dice: “L’uomo è anche ammonito sul suo letto, dal dolore, dall’agitazione incessante delle sue ossa; quand’egli ha in avversione il pane, e l’anima sua schifa i cibi più squisiti; la carne gli si consuma, e sparisce, mentre le ossa, prima invisibili, gli escon fuori, l’anima sua si avvicina alla fossa, e la sua vita a quelli che danno la morte. Ma se, presso a lui, v’è un angelo, un interprete, uno solo fra i mille, che mostri all’uomo il suo dovere, Iddio ha pietà di lui e dice: ‘Risparmialo, che non scenda nella fossa! Ho trovato il suo riscatto’. Allora la sua carne divien fresca più di quella d’un bimbo; egli torna ai giorni della sua giovinezza; implora Dio, e Dio gli è propizio; gli dà di contemplare il suo volto con giubilo, e lo considera di nuovo come giusto. Ed egli va cantando fra la gente e dice: ‘Avevo peccato, pervertito la giustizia, e non sono stato punito come meritavo. Iddio ha riscattato l’anima mia, onde non scendesse nella fossa e la mia vita si schiude alla luce!’ Ecco, tutto questo Iddio lo fa due, tre volte, all’uomo, per ritrarre l’anima di lui dalla fossa, perché su di lei splenda la luce della vita” (Giob. 33:19-30). In questa Scrittura come puoi vedere, prima al malato viene mostrato il suo dovere che è quello di abbandonare i suoi peccati, poi egli implora Dio e Dio lo esaudisce non facendolo morire di quella malattia che gli aveva mandato contro.

Un altro caso in cui Dio può negare ad un credente la guarigione da una malattia che egli chiede con fede è quella di un credente che Dio decide di lasciare malato di una certa malattia (malattia non a morte) per delle ragioni che solo lui sa, come per esempio quella di evitare che egli si insuperbisca a motivo di qualcosa di grande che Dio gli ha dato. Un po’ come nel caso di Paolo a cui Dio pose una scheggia nella carne e un angelo di Satana per schiaffeggiarlo affinché lui non si insuperbisse a motivo dell’eccellenza delle rivelazioni che egli aveva ricevuto (cfr. 2 Cor. 12:1-10). In questo caso quindi non rientra nella volontà di Dio che quel credente sia guarito. Ovviamente anche in questo caso è necessario essere certi mediante una rivelazione che il motivo per cui Dio non guarisce sia questo.

Un altro caso infine per cui un credente che prega di essere guarito non viene guarito è quello di un credente che prega ma senza credere. In questo caso la guarigione non viene a motivo del dubbio. Giacomo dice infatti: “Ma chiegga con fede, senza star punto in dubbio; perché chi dubita è simile a un’onda di mare, agitata dal vento e spinta qua e là. Non pensi già quel tale di ricever nulla dal Signore, essendo uomo d’animo doppio, instabile in tutte le sue vie” (Giac. 1:6-8).

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3. Come si devono interpretare le seguenti parole: “Il trentanovesimo anno del suo regno, Asa ebbe una malattia ai piedi; la sua malattia fu gravissima; e, nondimeno, nella sua malattia non ricorse all’Eterno, ma ai medici” (2 Cron. 16:12)?

Si devono interpretare in questa maniera e cioè che il re Asa anche nella sua malattia non si appoggiò su Dio ma sugli uomini, non confidò in Dio ma negli uomini, le parole ‘non ricorse all’Eterno, ma ai medici’ non lasciano spazio ad altre interpretazioni.

Ho detto ‘anche nella sua malattia’ perché questo stesso re, tre anni prima quando Baasa, re d’Israele, salì contro Giuda invece di appoggiarsi sull’Eterno si era appoggiato anche allora sugli uomini e per questo suo comportamento Dio gli mandò il veggente Hanani per riprenderlo con queste parole: “Poiché tu ti sei appoggiato sul re di Siria invece d’appoggiarti sull’Eterno, ch’è il tuo Dio, l’esercito del re di Siria è scampato dalle tue mani. Gli Etiopi ed i Libî non formavan essi un grande esercito con una moltitudine immensa di carri e di cavalieri? Eppure l’Eterno, perché tu t’eri appoggiato su lui, li diede nelle tue mani. Poiché l’Eterno scorre collo sguardo tutta la terra per spiegar la sua forza a pro di quelli che hanno il cuore integro verso di lui. In questo tu hai agito da insensato; poiché, da ora innanzi, avrai delle guerre’ (2 Cron. 16:7-9). Si noti come Dio gli disse: “In questo tu hai agito da insensato” per capire come, agli occhi di Dio, il re Asa si era comportato da stolto. Certo, perché Asa aveva un grande Iddio che molti anni prima aveva spiegato la sua forza a suo favore contro il re degli Etiopi che gli aveva mosso guerra con un esercito di un milione di uomini che era quasi il doppio di quello di Asa, eppure Dio diede la vittoria ad Asa. Asa quindi sapeva cosa significava confidare in Dio in mezzo alla distretta; sapeva che Dio risponde alle preghiere di coloro che lo temono, sapeva che Dio si lascia trovare da coloro che lo cercano con tutto il cuore tanto è vero che dopo che Dio diede la vittoria a Giuda contro gli Etiopi, gli abitanti di Giuda e di Beniamino con a capo Asa fecero un giuramento secondo il quale chi non avrebbe cercato Dio doveva essere messo a morte (cfr. 2 Cron. 15:13) e si rallegrarono perché “avean cercato l’Eterno con grande ardore ed egli s’era lasciato trovare da loro” (2 Cron. 15:15). Eppure quando Asa fu malato si confidò nei medici anziché in Dio. Certo, per i re d’allora era normale ricorrere ai medici nella malattia, ma la Scrittura fa capire che Asa non si comportò in maniera avveduta ricorrendo ai medici perché il ricorso ai medici escluse il ricorso a Dio. Possiamo dire che il re Asa nella malattia si comportò in una maniera simile al re Achazia che quando restò ammalato anziché consultare l’Iddio d’Israele per sapere se si sarebbe riavuto dalla sua malattia mandò a consultare Baal-Zebub dio di Ekron (cfr. 2 Re 1:1-2), la qual cosa fece infuriare Dio che tramite Elia gli disse: “‘Così dice l’Eterno: - Poiché tu hai spediti de’ messi a consultar Baal-Zebub, dio d’Ekron, quasi che non ci fosse in Israele alcun Dio da poter consultare, perciò tu non scenderai dal letto sul quale sei salito, ma per certo morrai’ (2 Re 1:16) E Achazia morì, secondo la parola dell’Eterno pronunziata da Elia. Come si può vedere anche in questo caso il ricorrere a Baal-Zebub escluse il ricorrere a Dio, la fiducia in Baal-Zebub escluse la fiducia in Dio, e per questo Dio fece morire Achazia. Quanto fu diverso invece il comportamento di un altro re, e cioè Ezechia, che quando fu malato a morte ricorse a Dio. Ecco quanto dice la Scrittura: “In quel tempo, Ezechia fu malato a morte; egli pregò l’Eterno, e l’Eterno gli parlò, e gli concesse un segno” (2 Cron. 32:24), ed ancora: “In quel tempo, Ezechia fu malato a morte. Il profeta Isaia, figliuolo di Amots, si recò da lui, e gli disse: ‘Così parla l’Eterno: - Metti ordine alle cose della tua casa; perché tu sei un uomo morto; non vivrai’. - Allora Ezechia volse la faccia verso il muro, e fece una preghiera all’Eterno, dicendo: ‘O Eterno, te ne supplico, ricordati come io ho camminato nel tuo cospetto con fedeltà e con integrità di cuore, e come ho fatto ciò ch’è bene agli occhi tuoi’. Ed Ezechia dette in un gran pianto. Isaia non era ancora giunto nel centro della città, quando la parola dell’Eterno gli fu rivolta in questi termini: ‘Torna indietro, e di’ ad Ezechia, principe del mio popolo: - Così parla l’Eterno, l’Iddio di Davide tuo padre: Ho udita la tua preghiera, ho vedute le tue lacrime; ecco, io ti guarisco; fra tre giorni salirai alla casa dell’Eterno. Aggiungerò alla tua vita quindici anni, libererò te e questa città dalle mani del re d’Assiria, e proteggerò questa città per amor di me stesso, e per amor di Davide mio servo’. Ed Isaia disse: ‘Prendete un impiastro di fichi secchi!’ Lo presero, e lo misero sull’ulcera, e il re guarì. Or Ezechia avea detto ad Isaia: ‘A che segno riconoscerò io che l’Eterno mi guarirà e che fra tre giorni salirò alla casa dell’Eterno?’ E Isaia gli avea risposto: ‘Eccoti da parte dell’Eterno il segno, dal quale riconoscerai che l’Eterno adempirà la parola che ha pronunziata: - Vuoi tu che l’ombra s’allunghi per dieci gradini ovvero retroceda di dieci gradini?’ - Ezechia rispose: ‘È cosa facile che l’ombra s’allunghi per dieci gradini; no; l’ombra retroceda piuttosto di dieci gradini’. E il profeta Isaia invocò l’Eterno, il quale fece retrocedere l’ombra di dieci gradini sui gradini d’Achaz, sui quali era discesa” (2 Re 20:1-11).

Comprendo che umanamente parlando, si potrebbe dire: ‘Ma come mai ricorrere ai medici nella malattia non è cosa gradita a Dio?’ E’ semplice, perché così facendo si dimostra di avere fiducia negli uomini, nella sapienza e nella potenza degli uomini, anziché in Dio. Quelle parole “non ricorse all’Eterno ma ai medici” non lasciano dubbi, con quel ‘non’ prima e poi con quel ‘ma’ la frase vuol dire nella sostanza ‘non ebbe fiducia in Dio ma nei medici’.

Dunque, nella malattia è meglio non ricorrere ai medici, ma a Dio; è vero che questo costa perché non si viene capiti, si viene fraintesi, presi per pazzi, si viene ingiuriati da taluni credenti che invece preferiscono avere fiducia nei medici, ma ne vale la pena e posso assicurarti che non c’è nulla da perdere e nulla da temere perché ci si affida completamente a Dio, si ripone tutta la fiducia in Dio. L’uomo che si comporta così è benedetto, e quand’anche Dio non lo guarisse da una certa malattia perché così ha deciso egli sarà benedetto perché confida in Dio e non negli uomini.

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4. Possiamo noi Cristiani ricorrere all’omeopatia?

No, come Cristiani faremo bene a non appoggiarci all’omeopatia in caso di malattia.

La ragione principale è perché noi siamo chiamati a ricorrere al Signore in mezzo alla nostra malattia e non alla medicina sia che essa sia definita tradizionale o alternativa (come nel caso dell’omeopatia). Giacomo ci dice chiaramente cosa deve fare uno di noi nel caso si ammali: “Chiami gli anziani della chiesa, e preghino essi su lui, ungendolo d’olio nel nome del Signore; e la preghiera della fede salverà il malato, e il Signore lo ristabilirà; e s’egli ha commesso dei peccati, gli saranno rimessi” (Giac. 5:14-15) e poi dice: “Pregate gli uni per gli altri onde siate guariti; molto può la supplicazione del giusto, fatta con efficacia” (Giac. 5:16). Riguardo all’omeopatia tuttavia ritengo necessario riferire le sue origini e i principi su cui si basa al fine di avvertire coloro che la praticano o che la vorrebbero praticare dei pericoli che si nascondono dietro di essa.

L’omeopatia (la parola significa ‘affezione uguale’ o ‘simile’) è un tipo di medicina alternativa fondata da Samuel Hahnemann (1755-1843), un dottore tedesco che credeva tra le altre cose nella reincarnazione e nell’avvento dell’Era dell’Acquario. Secondo l’omeopatia ‘le malattie degli uomini non provengono da una sostanza o umore, ossia da una materia di malattia, ma che esse sono soltanto alterazioni spirituali (dinamiche) della forza di tipo spirituale (Forza Vitale, Principio Vitale) che vivifica il corpo degli uomini ... La guarigione può avvenire soltanto per reazione della Forza Vitale al medicamento appropriatamente scelto’ (Samuel Hahnemann, Organon, Prefazione). In altre parole l’omeopatia vede l’uomo come un’espressione individuale dell’energia universale: perché esisterebbe una forza vitale essenziale eterna che, vibrando, crea delle onde e l’uomo sarebbe una di queste onde riflesse che riflette la natura divina della forza vitale. E la malattia sarebbe un’espressione della debolezza della forza vitale. Il medicamento quindi è teso a curare la forza vitale cioè a rafforzarla per metterla in grado di espellere il male dal corpo. Si legge nell’Enciclopedia Medica Italiana infatti: ‘... i medicamenti non agiscono materialmente, ma per le forze immateriali dinamiche in essi presenti e capaci di risvegliare le forze vitali dell’organismo. (...) dato che la guarigione non è la materia, ma la forza misteriosa che si estrinseca dal farmaco, bisognerà far di tutto perché questa energia residua si manifesti; e ciò si otterrà, oltreché col ridurre la materia ai minimi termini, anche coll’imprimere a essa un determinato numero di scuotimenti’ (Enciclopedia Medica Italiana, Firenze 1983, Vol. 10, 1643). Ricordiamo che il medicamento omeopatico consiste in piccole dosi di un rimedio che in pazienti sani produrrebbe i sintomi del male da curare nel paziente malato. Questo perché secondo l’omeopatia vale il principio similia similibus curantur (simile cura simile). Principio che - secondo degli esperti di omeopatia - è confermato persino dalla Scrittura quando dice: "Colui che non ha conosciuto peccato, Egli l’ha fatto essere peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui" (2 Cor. 5:21).

Come si può ben vedere nell’omeopatia sono presenti dei principi occulti; la forza vitale eterna di cui l’uomo sarebbe una onda riflessa, le forze immateriali dinamiche presenti nei medicamenti che sarebbero in grado di rafforzare la forza vitale presente nell’uomo, e gli scuotimenti a cui vanno soggetti i medicamenti. Essa va dunque rigettata.

Una parola infine sulle parole di Paolo ai Corinzi sopra citate. Gesù ha annullato il peccato con il suo sacrificio (cfr. Ebr. 9:26), cioè morendo per i nostri peccati (difatti egli morì carico di ogni nostra iniquità) per cui chi crede in lui riceve la remissione di ogni suo peccato e l’affrancamento dalla schiavitù del peccato e viene rivestito della giustizia di Dio; questo è vero ed è degno di essere accettato. Ma è altresì vero che per le sue lividure noi abbiamo avuto guarigione secondo che è scritto: "...e mediante le cui lividure siete stati sanati" (1 Piet. 2:24), perché egli si caricò delle nostre malattie e dei nostri dolori. Quindi per ottenere la guarigione da ogni malattia è sufficiente avere fede in Gesù Cristo. Di conseguenza la medicina, compresa quella omeopatica, non serve al cristiano che ha piena fiducia in Cristo Gesù. Come mai allora gli esperti omeopatici non prendono anche le parole di Pietro per sostenere il principio dell’omeopatia? E’ chiaro il motivo. Esse fanno apparire inutile la medicina omeopatica che viene sostituita dalla fede in Cristo! Ancora una volta dunque dobbiamo riconoscere che gli avversari sono astuti ma Dio li prende nella loro astuzia.

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5. La malattia viene sempre ed esclusivamente dal diavolo come dicono alcuni pastori?

No, non viene sempre dal diavolo perché in alcuni casi è mandata da Dio. Vediamo alcuni esempi biblici di persone colpite da Dio con una malattia.

Dio colpì di lebbra Maria la sorella di Mosè per avere parlato contro Mosè secondo che è scritto: “Maria ed Aaronne parlarono contro Mosè a cagione della moglie Cuscita che avea preso; poiché avea preso una moglie Cuscita. E dissero: ‘L’Eterno ha egli parlato soltanto per mezzo di Mosè? non ha egli parlato anche per mezzo nostro?’ E l’Eterno l’udì. Or Mosè era un uomo molto mansueto, più d’ogni altro uomo sulla faccia della terra. E l’Eterno disse a un tratto a Mosè, ad Aaronne e a Maria: ‘Uscite voi tre, e andate alla tenda di convegno’. E uscirono tutti e tre. E l’Eterno scese in una colonna di nuvola, si fermò all’ingresso della tenda, e chiamò Aaronne e Maria; ambedue si fecero avanti. E l’Eterno disse: ‘Ascoltate ora le mie parole; se v’è tra voi alcun profeta, io, l’Eterno, mi faccio conoscere a lui in visione, parlo con lui in sogno. Non così col mio servitore Mosè, che è fedele in tutta la mia casa. Con lui io parlo a tu per tu, facendomi vedere, e non per via d’enimmi; ed egli contempla la sembianza dell’Eterno. Perché dunque non avete temuto di parlar contro il mio servo, contro Mosè?’ E l’ira dell’Eterno s’accese contro loro, ed egli se ne andò, e la nuvola si ritirò di sopra alla tenda; ed ecco che Maria era lebbrosa, bianca come neve; Aaronne guardò Maria, ed ecco era lebbrosa. E Aaronne disse a Mosè: ‘Deh, signor mio, non ci far portare la pena di un peccato che abbiamo stoltamente commesso, e di cui siamo colpevoli. Deh, ch’ella non sia come il bimbo nato morto, la cui carne è già mezzo consumata quand’esce dal seno materno!’ E Mosè gridò all’Eterno, dicendo: ‘Guariscila, o Dio, te ne prego!’ E l’Eterno rispose a Mosè: ‘Se suo padre le avesse sputato in viso, non ne porterebbe ella la vergogna per sette giorni? Stia dunque rinchiusa fuori del campo sette giorni; poi, vi sarà di nuovo ammessa’. Maria dunque fu rinchiusa fuori del campo sette giorni; e il popolo non si mise in cammino finché Maria non fu riammessa al campo” (Num. 12:1-15). Che fu Dio a colpire Maria con la lebbra lo disse Dio in questi termini: “Ricordati di quello che l’Eterno, il tuo Dio, fece a Maria, durante il viaggio, dopo che foste usciti dall’Egitto” (Deut. 24:9).

Dio colpì di lebbra il re Uzzia per essersi inorgoglito in cuore suo e avere commesso una infedeltà contro Dio: “Ma quando fu divenuto potente, il suo cuore, insuperbitosi, si pervertì, ed egli commise una infedeltà contro l’Eterno, il suo Dio, entrando nel tempio dell’Eterno per bruciare dell’incenso sull’altare dei profumi. Ma il sacerdote Azaria entrò dopo di lui con ottanta sacerdoti dell’Eterno, uomini coraggiosi, i quali si opposero al re Uzzia, e gli dissero: ‘Non spetta a te, o Uzzia, di offrir de’ profumi all’Eterno; ma ai sacerdoti, figliuoli d’Aaronne, che son consacrati per offrire i profumi! Esci dal santuario, poiché tu hai commesso una infedeltà! E questo non ti tornerà a gloria dinanzi a Dio, all’Eterno’. Allora Uzzia, che teneva in mano un turibolo per offrire il profumo, si adirò; e mentre s’adirava contro i sacerdoti, la lebbra gli scoppiò sulla fronte, in presenza dei sacerdoti, nella casa dell’Eterno, presso l’altare dei profumi. Il sommo sacerdote Azaria e tutti gli altri sacerdoti lo guardarono, ed ecco che avea la lebbra sulla fronte; lo fecero uscire precipitosamente, ed egli stesso s’affrettò ad andarsene fuori, perché l’Eterno l’avea colpito. Il re Uzzia fu lebbroso fino al giorno della sua morte e stette nell’infermeria come lebbroso, perché era escluso dalla casa dell’Eterno; e Jotham, suo figliuolo, era a capo della casa reale e rendea giustizia al popolo del paese” (2 Cron. 26:16-21).

Dio colpì il re Jehoram con una malattia incurabile a motivo della sua malvagità: “Dopo tutto questo l’Eterno lo colpì con una malattia incurabile d’intestini. E, con l’andar del tempo, verso la fine del secondo anno, gl’intestini gli venner fuori, in sèguito alla malattia; e morì, in mezzo ad atroci sofferenze; e il suo popolo non bruciò profumi in onore di lui, come avea fatto per i suoi padri” (2 Cron. 21:18-19).

Nella Chiesa di Corinto alcuni erano malati perché colpiti da Dio perché si accostavano indegnamente alla cena del Signore. Ecco le parole di Paolo: “Or provi l’uomo se stesso, e così mangi del pane e beva del calice; poiché chi mangia e beve, mangia e beve un giudicio su se stesso, se non discerne il corpo del Signore. Per questa cagione molti fra voi sono infermi e malati, e parecchi muoiono. Ora, se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati; ma quando siamo giudicati, siam corretti dal Signore, affinché non siam condannati col mondo” (1 Cor. 11:28-32).

Come puoi ben vedere in questi casi la malattia fu un giudizio di Dio mandato per punire delle trasgressioni. Coloro dunque che fanno passare tutti i credenti che sono malati per delle persone colpite dal diavolo, come lo fu il giusto Giobbe che fu colpito da Satana con un ulcera maligna dalla pianta dei piedi al sommo del capo (cfr. Giob. 2:7), dicono una cosa falsa.

Certamente, ci sono tanti casi in cui è il diavolo a colpire con la malattia col permesso di Dio, ma ci sono anche dei casi in cui la malattia è un giudizio di Dio o una sua punizione.

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MATRIMONIO

1. L'adulterio della moglie permette al marito di passare a nuove nozze?

No, non lo permette. L’adulterio permette al marito solo di mandare via la propria moglie ma non di sposarsi di nuovo. Gesù infatti disse: "Fu detto: Chiunque ripudia sua moglie, le dia l’atto del divorzio. Ma io vi dico: Chiunque manda via la moglie, salvo che per cagion di fornicazione, la fa essere adultera; e chiunque sposa colei ch’è mandata via, commette adulterio" (Matt. 5:31-32), ed anche: "Ed io vi dico che chiunque manda via sua moglie, quando non sia per cagion di fornicazione, e ne sposa un’altra, commette adulterio" (Matt. 19:9). Qualcuno probabilmente nel leggere queste parole di Gesù farà notare che Gesù non ha detto che se uno manda via la propria moglie per cagione di fornicazione e ne sposa un'altra commette adulterio, ma solo che egli commette adulterio solo se manda via la moglie per una ragione che non sia la fornicazione. A costui però voglio dire che non può essere così perché in un altro luogo è scritto che Gesù ha detto: "Chiunque manda via la moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio; e chiunque sposa una donna mandata via dal marito, commette adulterio" (Luca 16:18), il che significa che non importa quale sia la ragione per cui il marito manda via la moglie (cioè se sia una ragione che giustifica o meno la sua cacciata), perché se egli ne sposa un’altra commette adulterio.

L’unica ragione che permette all’uomo di passare a nuove nozze è la morte della moglie; nessun’altro fatto lo scioglie dalla legge che lo lega alla moglie.

Ovviamente questo principio si applica anche nel caso sia il marito a commettere fornicazione; anche in questo caso la moglie se si separa da lui non può risposarsi ma deve rimanere com’è secondo che è scritto: "e se mai si separa, rimanga senza maritarsi o si riconcilî col marito" (1 Cor. 7:11).

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2. Perché non mi posso sposare una ragazza del mondo?

Perché così facendo ti metteresti sotto un giogo che non fa per te a danno dell’anima tua infatti Paolo dice ai santi di Corinto: "Non vi mettete con gl’infedeli sotto un giogo che non è per voi; perché qual comunanza v’è egli fra la giustizia e l’iniquità? O qual comunione fra la luce e le tenebre? E quale armonia fra Cristo e Beliar? O che v’è di comune tra il fedele e l’infedele? E quale accordo fra il tempio di Dio e gl’idoli? Poiché noi siamo il tempio dell’Iddio vivente, come disse Iddio: Io abiterò in mezzo a loro e camminerò fra loro; e sarò loro Dio, ed essi saranno mio popolo. Perciò Uscite di mezzo a loro e separatevene, dice il Signore, e non toccate nulla d’immondo; ed io v’accoglierò, e vi sarò per Padre e voi mi sarete per figliuoli e per figliuole, dice il Signore onnipotente" (2 Cor. 6:14-18). In altre parole, se tu come credente ti sposi con una non credente succederà che ti riempirai di guai e di afflizioni perché lei farà di tutto per distoglierti dall’amare e dal servire il Signore e tu ingaggerai una dura lotta con lei che col passare del tempo sfocerà o nella separazione - perché tu decideresti di rimanere fedele al Signore a tutti i costi e lei deciderebbe di lasciarti per mettersi con un altro che non ha l’animo alle cose di lassù, o - come avviene nella stragrande maggioranza dei casi - tu sarai portato lontano dal Signore per cui tornerai a voltolarti nelle immonde concupiscenze di questo mondo da cui un giorno sei uscito per la grazia di Dio. Vorrei soffermarmi su questa eventualità perché come ho detto è quella che più di frequente si verifica. Tu devi tenere presente che per un uomo che ha creduto nel Signore ed è un figliuolo di Dio non avere al suo fianco una donna che crede nel Signore e lo ama, ma che lo disprezza o mostra solo con la bocca di servirlo ma il suo cuore è lontano da lui, è molto pericoloso perché la donna essendo ancora sotto la potestà del diavolo ha l’animo alle cose del mondo, e siccome che il diavolo è il suo padrone e la seduce con le sue lusinghe lei a sua volta, anche se magari inconsapevolmente, sarà portata a cercare di sedurre anche suo marito per farlo cadere nel peccato e l’esperienza ci insegna che ci riesce. La donna sa come fare per sedurre l’uomo, è un qualcosa che fa da millenni oramai. Cominciò a farlo nel Giardino dell’Eden, dove dopo essere stata sedotta dal diavolo cadde in trasgressione e poi fece cadere nel peccato Adamo, ed ha continuato a farlo con successo in innumerevoli casi. E quanto sia capace di traviare un uomo lo dimostra l’esempio di Salomone, che ai suoi giorni aveva più sapienza di qualsiasi altro uomo, ma per essersi messo nei suoi amori con delle donne straniere che adoravano gli idoli, verso la fine della sua vita il suo cuore non fu più tutto per il Signore, fino al punto che si mise lui stesso a seguire gli idoli delle nazioni circonvicine, al che Dio si adirò contro di lui (cfr. 1 Re 11:1-13). Dunque, non illuderti, pensando che alla fin fine poi riuscirai a guadagnarla a Cristo la tua moglie, perché avverrà proprio il contrario e cioè che tu sarai portato lontano dal Signore a tua perdizione.

Se dunque ancora non sei fidanzato e cerchi mogli ti esorto a cercarla solo fra le figliuole di Dio, pregando il Signore (e anche accompagnando la preghiera con il digiuno) affinché ti faccia incontrare la tua sposa. Se invece sei fidanzato con una ragazza del mondo, e stai ancora aspettando affinché si converta ma vedi che del Signore non ne vuole proprio sapere perché ti ha detto o ti ha fatto chiaramente capire che devi scegliere o lei o il Signore, allora lasciala immediatamente senza pensarci due volte. Di questa decisione non ti pentirai mai; sarà doloroso, certo, ma alla fine Dio muterà questo duolo in danza quando ti farà incontrare colei che lui ti ha destinato.

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3. Cosa devo fare per sapere qual è la donna che Dio ha destinato ad essere mia moglie?

Ora, fratello, prima di rispondere a questa specifica domanda, voglio fare una importante premessa che è la seguente. Tu, diletto nel Signore, devi innanzi tutto sapere e tenere bene a mente che Dio ti ama di un grande amore che ha manifestato anche verso di te mandando il suo Figliuolo nel mondo affinché tu vivessi per mezzo di lui, che Dio si cura di te, che Egli è interessato al tuo bene in altre parole che lui pensa soltanto a farti del bene. Altra cosa che tu devi sapere e che devi tenere bene a mente è che Lui ti conosce appieno, conosce i tuoi più intimi desideri, che nulla gli sfugge delle tue necessità. Nessun altro conosce il tuo cuore e le tue vie quanto Lui e come Lui. Altra cosa ancora che devi sapere è che Lui può fare ogni cosa, nulla gli è impossibile; i cuori degli uomini sono tutti nella sua mano e lui li volge dalla parte che desidera per adempiere i suoi disegni su di loro. E poi che i passi degli uomini li guida Dio, sì il nostro Dio; sì noi camminiamo ma non è in potere nostro la nostra via perché i nostri passi li guida Dio. Lui ci fa incontrare le persone che vuole e nella maniera che vuole e nel tempo da Lui decretato.

Stando dunque così le cose, la cosa che devi fare per sapere o scoprire chi Dio vuole che ti sposi (ovviamente il presupposto è che tu abbia ricevuto da Dio il dono di sposarti), è stare perfettamente tranquillo e fiducioso nel Signore. “Nella calma e nella fiducia starà la vostra forza” (Is. 30:15), dice la Scrittura. Non puoi non startene tranquillo e fiducioso nel Signore nel sapere che il nostro Dio, così grande e così potente e saggio, ci ama tanto e ha in serbo per noi il meglio.

Questa fiducia incrollabile in Dio ti porterà alla preghiera, difatti se tu credi che Dio ti ama, ti conosce appieno, ti vuole e ti può dare quello che il tuo cuore desidera in accordo con la sua volontà, di certo lo invocherai pure affinché supplisca anche a questo tuo particolare bisogno. Dice l'apostolo Paolo: “Non siate con ansietà solleciti di cosa alcuna; ma in ogni cosa siano le vostre richieste rese note a Dio in preghiera e supplicazione con azioni di grazie. E la pace di Dio che sopravanza ogni intelligenza, guarderà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù” (Fil. 4:6-7). Come puoi vedere questo rivolgersi in preghiera a Dio avrà dei risvolti benefici su di te perché Dio proteggerà il tuo cuore e la tua mente facendo regnare in te la sua pace che sorpassa ogni intelligenza. Il profeta Isaia disse questo in altri termini ancora prima di Paolo infatti disse: “A colui ch'è fermo nei suoi sentimenti tu conservi la pace, la pace, perché in te confida” (Is. 26:3). Anche se dunque passeranno degli anni e ancora non vedrai la tua richiesta esaudita sappi che se tu continuerai ad avere fiducia in Dio, senza per nulla dubitare, la grande pace di Dio che sperimenterai nel tuo cuore sarà il segno attestante che Dio prende piacere nel vederti confidare nel suo nome con tutto il tuo cuore. Sì, perché Dio prende piacere in coloro che manifestano fede in Lui, che sperano nella sua fedeltà e benignità, e li ricompensa durante la loro attesa con la sua grande e preziosa pace. Non ti stancare di pregarlo; sappi che lui ti ascolta attentamente quando lo preghi, egli vede le tue lacrime, ascolta persino i tuoi sospiri. E a suo tempo ti risponderà.

La fiducia in Dio però non ti porterà solo a pregare Dio affinché supplisca a questo tuo bisogno ma anche a tenere un comportamento serio nei rapporti con le sorelle nubili che incontrerai. In altre parole tu non prenderai piacere - come fanno alcuni - nel corteggiare tutte le sorelle nubili che incontrerai, e questo perché desidererai corteggiare solo colei che deve diventare tua moglie per volontà di Dio. Per dirlo in altre parole, tu non amerai le avventure, i flirt, ecc. per non correre il rischio di illuderti e di fare illudere. Vorrai andare a 'colpo sicuro'. Tu forse mi dirai: 'Come è possibile andare a colpo sicuro?' E' possibile per il semplice fatto che quando si possiede una fiducia incrollabile in Dio e lo si prega del continuo, si ha la certezza nel proprio cuore che quando si incontrerà la donna scelta da Dio succederà qualcosa di grande e meraviglioso nel cuore di entrambi. Voglio dire che succederà che Dio desterà entrambi gli spiriti e dirigerà i cuori di entrambi l'uno verso l'altro. Per dirlo con altre parole, Dio farà scoppiare l'innamoramento necessario. La scintilla che farà scoppiare questo fuoco nel cuore di entrambi potrà pure sembrare ad alcuni la più strana e la più inconsueta ma ti assicuro che scoppierà. Una cosa è certa, a insaputa di tutti nel cuore di entrambi nascerà per decreto di Dio un vero e grande amore fra te e la donna destinatati da Dio che Dio ti metterà sulla tua strada nel momento e nella maniera che tu non ti aspetti. Tu potrai allora dire, prima in cuore tuo e poi a lei medesima: “Tu m'hai rapito il cuore, o mia sorella, o sposa mia! Tu m'hai rapito il cuore con un solo de' tuoi sguardi…” (Cant. 4:9), e lei invece potrà dire di te, a suo tempo, alle sue amiche e ai suoi genitori e ai suoi fratelli: “Io sono del mio amico, e verso me va il suo desiderio” (Cant. 7:11). I vostri cuori saranno dunque uniti da Dio che vi vuole assieme fin che morte non vi separi.

Una cosa ci tengo a dirti infine, e cioè che Dio ancora prima che tu incontri tua moglie, può darti una rivelazione sia in visione o in sogno che con una voce udibile in cui ti mostra chiaramente chi ti sposerai. Ovviamente può succedere anche che egli dia una rivelazione in tal senso a colei che Dio ha destinato ad essere tua moglie, per cui quando vi incontrerete per la prima volta saprete di già ambedue che siete stati destinati a sposarvi. La rivelazione Dio te la può dare anche dopo che hai incontrato e hai conosciuto di persona la donna che deve diventare tua moglie (questo per esempio nel caso la donna frequenti da tempo la tua stessa comunità o un'altra comunità dove qualche volta vai in visita).

Talvolta Dio opera anche in questa maniera; non sempre. Una cosa comunque deve essere chiara, che in qualsiasi maniera Dio vi farà incontrare, Dio vi farà innamorare, e non solo, vi appianerà tutte le vie affinché possiate sposarvi e vivere assieme.

Per concludere dunque fratello, ti esorto ad avere fede in Dio; Lui non ti illuderà e non ti renderà confuso nella tua speranza, perchè ti darà quello che il tuo cuore desidera e che tu gli chiedi con fede. "Dio ha fatto ogni cosa bella al suo tempo" (Eccl. 3:11), dice la Sapienza. Sappi dunque aspettarlo con fede e pazienza. Amen.

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4. Se un uomo si converte al Signore mentre è divorziato, può in seguito sposarsi?

No, non può perché lui dinnanzi alla legge di Dio è ancora legato alla moglie da cui si è separato prima di convertirsi. Bisogna infatti tenere presente che secondo la Parola di Dio solo la morte scioglie il matrimonio. Se quindi la sua moglie muore egli può sposarsi, altrimenti deve rimanere senza sposarsi. In questo caso si devono applicare le parole di Paolo: “Ognuno rimanga nella condizione in cui era quando fu chiamato” (1 Cor. 7:20). Ovviamente questo principio si deve applicare anche alla donna che si converte mentre è divorziata da suo marito.

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5. Quando Gesù disse: “Ed io vi dico che chiunque manda via sua moglie, quando non sia per cagion di fornicazione, e ne sposa un’altra, commette adulterio” (Matteo 19:9), volle dire che per questa ragione un uomo si può risposare senza commettere adulterio?

No, Egli ha voluto solo dire che l’unica valida ragione per mandare via la propria moglie, senza farla adultera, è la fornicazione cioè la sua infedeltà. Che questo sia il significato di queste sue parole è confermato da queste altre parole di Gesù: “Chiunque manda via la moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio … “ (Luca 16:18) infatti in base a queste parole non importa per quale ragione viene mandata via la moglie (cioè non importa se viene mandata via a cagione di fornicazione e quindi giustamente, o per qualche altra ragione e perciò ingiustamente), se il marito si risposa commette adulterio.

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6.. Dio vuole che tutti gli uomini si sposino o in alcuni casi permette il celibato?

No, Dio non vuole che tutti gli uomini si sposino, il matrimonio in altre parole non rientra nella sua volontà per tutti gli uomini. Quello di sposarsi è un dono che procede da Dio e non tutti hanno questo dono, dice infatti Paolo: 'Io vorrei che tutti gli uomini fossero come sono io; ma ciascuno ha il suo proprio dono da Dio; l'uno in un modo, l'altro in un altro' (1 Cor. 7:7). Il suo desiderio quindi era che tutti gli uomini rimanessero celibi, ma egli riconosceva pure che ciò non era possibile.

Se dunque un credente ha il dono di non sposarsi non si sposi, non ci sono problemi, il celibato quando non è imposto dall'uomo ma è una scelta volontaria dell'uomo (naturalmente una scelta fatta in vista di ciò che è decoroso), è una cosa lecita, consigliata. Paolo ai Corinzi lo consiglia quando dice: “Ai celibi e alle vedove, però, dico che è bene per loro che se ne stiano come sto anch’io” (1 Cor. 7:8), ed anche: “Sei tu sciolto da moglie? Non cercar moglie” (1 Cor. 7:27-28). Il motivo? Perché tali uomini avranno tribolazione nella carne e lui vorrebbe risparmiargliela (cfr. 1 Cor. 7:28).

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7. Nel matrimonio ci deve essere continenza sessuale?

Sì, ci deve essere, perchè il frutto dello Spirito è temperanza (cfr. Gal. 5:22). Non c'è dubbio che troppo sesso fa male, lo dicono persino i medici. Ovviamente Dio guida marito e moglie affinché distribuiscano saggiamente le loro energie anche nei rapporti sessuali.

Una parola adesso a proposito del rapporto sessuale tra marito e moglie. Esso è un obbligo nel matrimonio e non una cosa facoltativa perchè Paolo dice ai Corinzi: 'Il marito renda alla moglie quel che le è dovuto; e lo stesso faccia la moglie verso il marito. La moglie non ha potestà sul proprio corpo, ma il marito; e nello stesso modo il marito non ha potestà sul proprio corpo, ma la moglie" (1 Cor. 7:3-4). Se un uomo quindi non vuole avere rapporti sessuali con nessuna donna non si deve sposare. Perché sposarsi e poi rifiutare alla moglie quello che le è dovuto con tutte le nefaste conseguenze che ne seguiranno perché ciò frustrerà la moglie a cui verrà imposta una situazione da lei non scelta? Altra cosa è se marito e moglie decidono per un tempo di non avere rapporti sessuali, questo è lecito infatti Paolo dice: "Non vi private l'un dell'altro, se non di comun consenso, per un tempo, affin di darvi alla preghiera; e poi ritornate assieme, onde Satana non vi tenti a motivo della vostra incontinenza' (1 Cor. 7:5).

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8. Il passo ‘l’uomo si unirà con la sua moglie, e i due saranno una sola carne’ (Matt. 19:5; Gen. 2:24) è da intendersi in chiave letterale (nel senso di una relazione carnale) o in maniera allegorica (nel senso che l’uomo deve realizzare con la moglie una tale consonanza di intenti, e di comportamenti, tali che non risultino più due ma un’unica persona che in Cristo si realizza?

Per quanto riguarda il passo 'l'uomo si unirà con la sua moglie e i due saranno una sola carne' va inteso letteralmente nel senso di unione carnale perché quando Paolo ai Corinzi dice: 'Non sapete voi che chi si unisce a una meretrice è un corpo solo con lei?', subito dopo dice: 'Poichè, dice Iddio, i due diventeranno una sola carne' (1 Cor. 6:16). Che unione si può realizzare con una meretrice se non una unione carnale? Certamente non si può realizzare una unione in Cristo. Se Paolo dunque prende proprio quel passo della Genesi per significare che tra il credente e una meretrice avviene una unione carnale, nel senso che diventa una sola carne con la meretrice, non vediamo proprio la ragione per non intenderlo letteralmente nel caso del matrimonio tra uomo e donna, dove il rapporto carnale è lecito.

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9. Una vedova può maritarsi, o questo le è espressamente vietato dalla Scrittura?

La vedova può maritarsi perché il vincolo matrimoniale tra uomo e donna si scioglie con la morte, e difatti Paolo dà il permesso alla vedova di maritarsi, purché nel Signore. Ecco le sue parole: "La moglie è vincolata per tutto il tempo che vive suo marito; ma, se il marito muore, ella è libera di maritarsi a chi vuole, purché sia nel Signore" (1 Cor. 7:39). Quel 'ma se il marito muore' non lascia dubbi di nessun genere, e non consente di dire che la vedova che si risposa pecca o che deve essere schivata dalla chiesa. Certo Paolo dice anche 'Nondimeno ella è più felice, a parer mio, se rimane com'è; e credo d'aver anch'io lo Spirito di Dio' (1 Cor. 7:40), ma con questo non ha affatto vietato alla vedova di risposarsi. Tanto è vero che poco prima aveva detto: 'Ai celibi e alle vedove, però, dico che è bene per loro che se ne stiano come sto anch'io. Ma se non si contengono, sposino; perché è meglio sposarsi che ardere' (1 Cor. 7:8-9). Se è meglio sposarsi che ardere dunque, una vedova farà bene a maritarsi nel caso non ce la fa a rimanere sola.

Il fatto che la vedova deve essere iscritta nel catalogo quando (oltre ad altre caratteristiche) deve essere stata moglie di un solo marito (cfr. 1 Tim. 5:9), non invalida affatto il matrimonio di una vedova, lo ripeto non lo invalida affatto; e non deve portare nessuno a sprezzarlo. Il fatto è però che se una vedova si marita e le muore anche quest’altro marito, ella quand’anche avesse tutte le altre caratteristiche per essere iscritta nel catalogo, non avrebbe il diritto di essere iscritta nel catalogo per essere sostenuta dalla chiesa.

E' un pò come il fatto di colui che aspira all'ufficio di vescovo, se è marito di due mogli (uno sceicco arabo per esempio, o un credente chiamato dal Signore quando era già divorziato e risposato), allora non può ambire all'ufficio di vescovo, ma rimane pur sempre un credente da accogliere in Cristo. Nota però che mentre nel caso della vedova da essere sostenuta è scritto che deve essere STATA moglie di un marito solo, nel caso dell'aspirante vescovo è detto che DEVE ESSERE marito di una sola moglie e non DEVE ESSERE STATO. Se infatti fosse così ciò vorrebbe dire che l'ufficio di vescovo è solo per gli uomini credenti rimasti vedovi di una sola moglie il che è assurdo!

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10. Ma non è forse scritto di schivare quelle vedove che vogliono maritarsi? Dunque la Scrittura manifesta l’espressa volontà di Dio di accettare nella sua Chiesa solo le vedove in grado di non rompere il primo legame, e condanna chi ha rotto quel legame indissolubile che neanche la morte di uno dei coniugi può rompere.

No, non è affatto così. Vediamo innanzi tutto quali sono queste vedove che la Scrittura ordina di schivare: “Ma rifiuta le vedove più giovani, perché, dopo aver lussureggiato contro Cristo, vogliono maritarsi, e sono colpevoli perché hanno rotta la prima fede; ed oltre a ciò imparano anche ad essere oziose, andando attorno per le case; e non soltanto ad esser oziose, ma anche cianciatrici e curiose, parlando di cose delle quali non si deve parlare” (1 Tim. 5:11-13). Queste parole di Paolo seguono quelle in cui lui ordina di iscrivere nel catalogo (affinchè sia sostenuta dalla Chiesa) la vedova quando ha delle particolari caratteristiche; ecco queste parole: “Sia la vedova iscritta nel catalogo quando non abbia meno di sessant’anni: quando sia stata moglie d’un marito solo, quando sia conosciuta per le sue buone opere: per avere allevato figliuoli, esercitato l’ospitalità, lavato i piedi ai santi, soccorso gli afflitti, concorso ad ogni opera buona” (1 Tim. 5:9-10).

Dunque quando Paolo biasima le vedove biasima quelle che dopo avere lussureggiato contro Cristo vogliono maritarsi (cfr. 1 Tim. 5:11), e non quelle che vogliono maritarsi perchè ciò è lecito tanto è vero che egli dopo dice che lui vuole che le vedove giovani si maritino secondo che è scritto: “Io voglio dunque che le vedove giovani si maritino, abbiano figliuoli, governino la casa, non diano agli avversari alcuna occasione di maldicenza, poiché già alcune si sono sviate per andar dietro a Satana” (1 Tim. 5:14-15). Quelle vedove che lui dunque biasima e dice a Timoteo di schivare e di rifiutare sono dunque quelle che dopo essersi abbandonate alla dissolutezza vogliono maritarsi. Pur tuttavia, Paolo – come si può bene vedere – anche quando biasima queste vedove per la loro lussuria non vieta loro di maritarsi, non nega loro il diritto di maritarsi che rimane un diritto naturale.

Quindi, ancora una volta, emerge che il matrimonio una volta che uno dei due coniugi è morto, è a tutti gli effetti sciolto, e nel caso della vedova è lecito maritarsi.

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11. La Bibbia vieta i matrimoni interrazziali?

No, la Bibbia non vieta ad un credente con la pelle bianca di sposarsi con una donna che ha la pelle nera, PURCHÉ LA DONNA SIA NEL SIGNORE perchè la Bibbia vieta ad un credente di sposarsi una non credente secondo che è scritto: “Non vi mettete con gl’infedeli sotto un giogo che non è per voi; perché qual comunanza v’è egli fra la giustizia e l’iniquità? O qual comunione fra la luce e le tenebre? E quale armonia fra Cristo e Beliar? O che v’è di comune tra il fedele e l’infedele? E quale accordo fra il tempio di Dio e gl’idoli? Poiché noi siamo il tempio dell’Iddio vivente, come disse Iddio: Io abiterò in mezzo a loro e camminerò fra loro; e sarò loro Dio, ed essi saranno mio popolo” (2 Cor. 6:14-16). Colei che si vuole sposare dunque deve avere un cuore nuovo, un cuore circonciso da Cristo, un cuore asperso di quell’aspersione che lo purifica dalla mala coscienza (cfr. Ebr. 10:22).

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12. Pace fratello …. vorrei chiederti un chiarimento riguardo un versetto biblico. Nella prima lettera ai Corinzi, Paolo sostiene che il padre che non dà la propria figlia a marito fa una cosa buona (7.38). So che nell'antichità il padre poteva liberamente disporre della sorte della figlia, gode ancora di questo potere? Sposandosi senza il consenso del padre si disubbidisce al comandamento "Onora tuo padre e tua madre"? Paolo, nella lettera ai Colossesi, afferma anche: "Figliuoli ubbidite ai vostri genitori in ogni cosa, poichè questo é accettevole al Signore " (3.20). Ti faccio questa domanda perché io sono fidanzata da 4 anni (da 2 all'insaputa dei miei genitori) e da circa quattro mesi frequentiamo insieme la Chiesa Evangelica Pentecostale. I nostri genitori si definiscono cattolici (anche se non frequentano regolarmente) e, soprattutto i miei, che sono molto legati all'apparenza, al parere della gente... , non accetteranno facilmente questa scelta. Ti parlavo del parere della gente perché vivo in un paese dove si riserva un culto particolare a Maria.

Rispondo alle tue domande trascrivendo innanzi tutto questi passi biblici che riguardano la questione del potere che ha il padre di non dare la propria figlia a marito compreso quello da te citato nella lettera: "E v’è anche una differenza tra la donna maritata e la vergine: la non maritata ha cura delle cose del Signore, affin d’esser santa di corpo e di spirito; ma la maritata ha cura delle cose del mondo, del come potrebbe piacere al marito. Or questo dico per l’utile vostro proprio; non per tendervi un laccio, ma in vista di ciò che è decoroso e affinché possiate consacrarvi al Signore senza distrazione. Ma se alcuno crede far cosa indecorosa verso la propria figliuola nubile s’ella passi il fior dell’età, e se così bisogna fare, faccia quello che vuole; egli non pecca; la dia a marito. Ma chi sta fermo in cuor suo, e non è stretto da necessità ma è padrone della sua volontà, e ha determinato in cuor suo di serbar vergine la sua figliuola, fa bene. Perciò, chi dà la sua figliuola a marito fa bene, e chi non la dà a marito fa meglio" (1 Cor. 7:34-38).

Ora, sorella, come puoi ben vedere Paolo sta parlando di un padre credente che decide di serbare nubile la propria figlia anche lei credente infatti poco prima parla della differenza che c'è tra la donna vergine e la maritata dicendo che la non maritata ha cura delle cose del Signore al fine d'essere santa di corpo e di spirito, mentre la maritata ha cura delle cose del mondo. Quindi la ragione per cui Paolo dice che un padre che non dà la propria figlia a marito fa meglio di colui che invece la dà a marito (il che significa che quest'ultimo fa comunque una cosa buona e non da biasimare), è perchè in questa maniera la propria figlia credente rimanendo non maritata potrà consacrarsi al Signore meglio di quanto possa fare una donna maritata che avrà invece parecchie distrazioni. E' un fine nobile quindi quello che si propone il padre che decide di non dare la propria figlia a marito. Dicendo queste cose è evidente che la risposta alla tua prima domanda è che anche oggi un padre credente ha questa autorità sulla propria figlia nubile. Ribadisco però con forza che Paolo sta parlando di un padre credente e di una figlia credente, il che non si può dire sia il tuo caso perchè da quello che mi hai detto, tuo papà non è ancora un credente. E poi da come tu parli, non mi pare che tuo papà ti vieterebbe di sposarti questo credente se venisse a conoscenza di questa tua scelta, perché tu dici in riferimento ai tuoi e ai genitori del tuo fidanzato ‘…non accetteranno facilmente questa scelta’ il che significa che alla fine l’accetterebbero comunque, magari anche di malavoglia. Forse tuo papà ti farebbe una qualche opposizione all’inizio, ma poi si lascerebbe persuadere, il che non sarebbe la prima volta che succede. Ovviamente questa è soltanto una deduzione che sono indotto a fare basandomi sulle tue parole.

Mancheresti di onore verso tuo padre nel caso ti sposassi con un credente SENZA il consenso di tuo padre? No, perchè se è Dio che vuole che tu ti sposi questo giovane, ciò rientra nella sua volontà verso di te e la volontà di Dio ha la priorità su quella dell'uomo anche se questo è tuo papà. Tu citi le parole di Paolo che ordinano ai figli di ubbidire ai genitori in ogni cosa, vorrei farti notare però che lo stesso Paolo in un altro luogo dice quanto segue: "Figliuoli, ubbidite nel Signore ai vostri genitori, poiché ciò è giusto" (Ef. 6:1), il che significa che l'ubbidienza deve essere sempre NEL Signore e mai FUORI dal Signore. Ti faccio un esempio; una figlia non può ubbidire al proprio padre se questo le ordina di andare a prostituirsi per portare i soldi a casa, perchè in questo caso l'ubbidienza non è nel Signore. E così una ragazza che ha conosciuto Dio, se Dio vuole che lei si sposa un certo credente (perché è la donna da Lui destinata ad essere sua moglie), non può ubbidire al padre incredulo che glielo vuole vietare e disubbidire a Dio perché la sua ubbidienza non è nel Signore. Hai compreso? Spero di sì.

Comunque, io spero tanto che tu ti sposi nel Signore senza l'opposizione di tuo padre, che spero si converta pure lui, e che tu possa vivere felicemente con l'uomo che Dio ha destinato ad essere tuo marito.

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13. Gentile fratello Butindaro, pace! Avrei da proporle due quesiti dei quali uno è però di estrema urgenza. Vi chiedo di rispondermi ad entrambi con calma, ovviamente. Il primo quesito riguarda una sorella che conosco, battezzata anche nello Spirito Santo, la quale è innamorata di un fratello che però è separato dalla moglie non convertita. Questo fratello, pure lui battezzato ora nello Spirito Santo, si è sposato ancor prima di conoscere il Signore. In seguito alla sua conversione, la moglie non condividendo la sua scelta, ha deciso di lasciarlo anche per il fatto che aveva già un amante segreto. questo giovane ha compreso l'errore che ha commesso nello sposarsi questa donna ed ha chiesto ovviamente perdono al Signore. Ora lui ha 30 anni e, chiaramente, visto che la moglie è decisa nel chiedere legalmente il divorzio che avrà luogo tra un anno, intende risposarsi, sebbene lui abbia insistito e pregato per impedire questo scatafascio familiare, premettendo pure che i due ex-coniugi non hanno figli. La cosa strana, però, è che sia questa sorella che questo giovane fratello sentono interiormente una pace (come se fossero approvati dal Signore) per capirci! E la sorella stessa pur sapendo che una cosa del genere può essere sbagliata dice che al solo pensiero di perderlo per sempre si sente smarrita. Io le ho detto di attendere fiduciosa nella preghiera, ma lei afferma che nello stato spirituale in cui si trova a causa di questa situazione, difficilmente sarà in grado di "sentire" la risposta del Signore. Si sa che se questo fratello si sposerà, agirà in modo antibiblico innanzitutto, e poi sarà costretto a rinunciare a tutti i diritti riservatigli nella Chiesa. Ora io le chiedo che cosa ne pensa lei tenendo conto di tutta la situazione creatasi e di rispondere con opportuni riferimenti biblici nel modo più chiaro ed esauriente possibile. E’ di estrema urgenza!!!

Nel caso da te riferitomi, abbiamo un credente che si è convertito quando era già sposato, e a motivo della sua fede è stato in seguito lasciato dalla propria moglie incredula la quale tu mi dici aveva anche un amante segreto, la quale moglie adesso vuole il divorzio. E lui vorrebbe darglielo per poi risposarsi con questa sorella che tu mi dici è tanto innamorata di lui. Bene ecco quello che la Parola di Dio dice che deve e può fare il credente: "Se un fratello ha una moglie non credente ed ella è contenta di abitar con lui, non la lasci; e la donna che ha un marito non credente, s’egli consente ad abitar con lei, non lasci il marito; perché il marito non credente è santificato nella moglie, e la moglie non credente è santificata nel marito credente; altrimenti i vostri figliuoli sarebbero impuri, mentre ora sono santi. Però, se il non credente si separa, si separi pure; in tali casi, il fratello o la sorella non sono vincolati; ma Dio ci ha chiamati a vivere in pace; perché, o moglie, che sai tu se salverai il marito? Ovvero tu, marito, che sai tu se salverai la moglie?" (1 Cor. 7:12-16). Dunque il fratello ha fatto bene in questo caso a lasciare andare via sua moglie perchè lei non era più contenta di abitare con lui, lei si è separata e lui non era obbligato a continuare a vivere con lei che non era affatto contenta di stare con lui. Egli - lo ripeto - ha fatto bene a lasciarla andare via sua moglie perché era dannoso forzare la donna a continuare a vivere con lui. A che sarebbe servito? Sarebbe stato un continuo contendere, litigare, ecc, sarebbe stato veramente impossibile continuare a vivere in pace. Ecco perché Paolo dice che in questi casi il fratello o la sorella non sono vincolati (cfr. 1 Cor. 7:15). Ma questo fatto, cioè quello di essere stato lasciato dalla moglie non credente, NON GLI PERMETTE di passare a nuove nozze, perchè lui dinnanzi a Dio risulta essere sempre sposato con questa donna che rimane a tutti gli effetti sua moglie. “Perciò l’uomo lascerà il padre e la madre e s’unirà con la sua moglie e i due saranno una sola carne? Talché non son più due, ma una sola carne; quello dunque che Iddio ha congiunto, l’uomo nol separi” (Matt. 19:5-6).

Qualcuno dirà: ‘Come mai Dio non permette ad un credente di risposarsi nemmeno quando viene lasciato dalla propria moglie non credente (a prescindere che ella abbia commesso o commetterà o meno fornicazione)? Non è questa un ingiustizia perché lo condanna a vivere in una situazione da lui non scelta, a cui è stato costretto dalla propria moglie incredula?’ Questa è una domanda che mi è stata fatta svariate volte ed ogni volta ho risposto in questa maniera. In base a quanto insegna la Sacra Scrittura il vincolo matrimoniale si può sciogliere solo a causa della morte di uno dei due coniugi, per cui è solo in questo caso che l'uomo o la donna può passare a nuove nozze in maniera lecita. Paolo dice infatti che “la moglie è vincolata per tutto il tempo che vive suo marito; ma, se il marito muore, ella è libera di maritarsi a chi vuole, purché sia nel Signore” (1 Cor. 7:39), ed anche: “Infatti la donna maritata è per la legge legata al marito mentre egli vive; ma se il marito muore, ella è sciolta dalla legge che la lega al marito. Ond’è che se mentre vive il marito ella passa ad un altro uomo, sarà chiamata adultera; ma se il marito muore, ella è libera di fronte a quella legge; in guisa che non è adultera se divien moglie d’un altro uomo” (Rom. 7:2-3). Probabilmente mi si dirà adesso: ‘Ma qui si parla della donna e non dell’uomo!’ E’ vero, ma perché mai questo principio non dovrebbe esser valido per l’uomo? Non è forse vero che anche lui è legato alla moglie dalla legge di Dio? Certo, infatti Gesù un giorno disse: “Chiunque manda via la moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio” (Luca 16:18), intendendo dire che non importa per quale ragione l’uomo manda via sua moglie, quand’anche fosse perché lei lo ha tradito (questo è il solo caso in cui all’uomo è permesso mandare via la propria moglie), se ne sposa un'altra egli commette adulterio.

Quindi, alla luce della Parola di Dio, in ogni altro caso oltre quello della morte, come per esempio nel caso la moglie non credente commetta fornicazione, nel caso lei lasci il marito credente a motivo della sua fede, e per qualsiasi altro motivo, non è lecito a nessuno dei due passare a nuove nozze perchè ciò significa commettere adulterio. Capisco che apparentemente questo può sembrare crudele o ingiusto da parte di Dio, ma si tratta solo di una vana apparenza, la realtà è che Dio ordinando al credente di non passare a nuove nozze mentre la sua moglie non credente è ancora in vita vuole il suo bene e non il suo male. Stando così le cose è evidente che anche la sorella che si sente attirata a questo fratello la cui moglie è ancora in vita non può prendersi questo uomo come suo marito. Le sarebbe lecito questo SOLO nel caso la moglie di questo fratello morisse. Allora non ci sarebbero problemi di nessun genere (fermo restando che questa sorella non sia separata o divorziata).

In merito al fatto che sia lui che lei dicono di sentire al loro interno pace, non ci credo affatto perché non si può sentire pace quando ci si sta accingendo a fare qualcosa di sbagliato agli occhi di Dio, e questo a prescindere che si è credenti o non credenti. Non c’è pace per coloro che vogliono fare il male. Immagina se uno che sta per andare a rubare o uccidere qualcuno ti venisse a dire che lui è tranquillo interiormente; tu ci crederesti? Non credo perché tu sai che è scritto che “non c’è pace per gli empi” (cfr. Is. 57:21). Non ti lasciare dunque ingannare dalle loro parole. In realtà, questo loro sentire pace non è altro che una lusinga che il peccato gli fa nel loro interno per cui loro pensano di avere pace ma in realtà non hanno pace. D’altronde se hanno già deciso di sposarsi non ti verrebbero a dire che interiormente non sentono pace. Ma il peccato ripaga sempre con la morte, e mai con la vita. E sono sicuro che se questo fratello e questa sorella si sposeranno in maniera illecita, non avranno pace, non avranno l’approvazione di Dio.

Guarda, sorella, ti voglio raccontare una cosa che mi è accaduta parecchi anni fa e di cui sono stato diretto testimone. Seppi che un fratello celibe italiano aveva intenzione di sposarsi una sorella di una nazione straniera che però era separata dal marito. Questa sorella nella sua nazione si era sposata nella caparbietà del suo cuore un incredulo, il pastore l’aveva fortemente scoraggiata di farlo, ma lei non ne aveva voluto saperne e se lo era sposato. Dopo un po’ di tempo si separarono, e lei venne qui in Italia. Ed ecco che qui in Italia si innamorò di questo fratello, e lui si innamorò di lei, e decisero di sposarsi. Ora, dato che in quel tempo questo fratello veniva talvolta ad evangelizzare all’aperto con noi, io decisi di prenderlo da parte un giorno e dirgli che quello che lui stava per fare era sbagliato e lo scoraggiai a fare quel passo. La mia riprensione fu fatta con dolcezza ma nello stesso tempo anche con fermezza. La sua reazione però fu molto brutta perché si arrabbiò tanto. Lui mi disse che amava questa giovane, si volevano bene, e poi mi disse che Dio – eventualmente loro stessero facendo qualcosa di sbagliato - non avrebbe rifiutato loro il perdono. Questo fratello, non volendomi per nulla ascoltare, decise di sposarsi questa giovane. Per molto tempo non seppi più nulla di loro, poi un giorno mi fu detto che lei lo aveva lasciato e se ne era tornata nella sua nazione!! Una vita rovinata per non avere dato retta alla parola di Dio. E quanti fratelli e sorelle hanno fatto la fine di questo fratello!

Dunque, ecco quello che penso in merito a questa situazione da te riferitami.

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14.. Se si ha un rapporto sessuale prima del matrimonio, si è sposati davanti a Dio o il matrimonio vero è quello celebrato in Chiesa?

No, nel caso due credenti fidanzati si uniscano carnalmente prima del matrimonio, davanti a Dio non risultano ancora uniti in matrimonio e questo la coscienza glielo continua ad attestare per lo Spirito Santo (come naturalmente gli comincerà ad attestare che essi hanno peccato). Perché questo? Perché non è il rapporto sessuale che unisce due persone in matrimonio, ma Dio infatti è detto “quello dunque che Dio ha congiunto l’uomo nol separi” (Matt. 19:6), e questo Egli lo fa usandosi dell’autorità preposta, in Italia il sindaco o chi per lui. Ovviamente nel caso chi celebra il matrimonio sia un pastore che ha questa autorità in virtù di una intesa esistente tra lo Stato e la denominazione evangelica a cui egli appartiene, sarà lui che farà le veci dell’autorità civile per cui in questo caso Dio si userà di lui per unire in matrimonio i due fidanzati, sarà lui a pronunciare le parole ‘vi dichiaro marito e moglie’.

Vorrei cogliere l’occasione per dire pure che due credenti per sposarsi non è indispensabile che lo facciano davanti ad un pastore con questa autorità, perché il matrimonio celebrato dal sindaco o chi per lui, è a tutti gli effetti un matrimonio con la PIENA approvazione di Dio, di nulla mancante, e ripeto di nulla mancante.

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15. Come ci si deve comportare nel caso di un credente (che prima era mussulmano) che viene salvato dopo che si era regolarmente sposato con più mogli? Occorre ordinargli di tenersi solo una moglie e mandare via le altre?

No, affatto. Egli, dato che quando fu chiamato da Dio era regolarmente sposato con più mogli secondo la legge della sua nazione mussulmana, non deve mandare via nessuna delle sue mogli. In questa circostanza si devono applicare queste parole di Paolo: “Ognuno rimanga nella condizione in cui era quando fu chiamato … Fratelli, ognuno rimanga dinanzi a Dio nella condizione nella quale si trovava quando fu chiamato” (1 Cor. 7:21,24).

Questo credente però non potrà ambire all’ufficio di vescovo perché il vescovo deve essere marito di una sola moglie (cfr. 1 Tim. 3:2).

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16. Pace, fratelli, …. ho una domanda sul fatto di risposarsi dopo il divorzio. Non si tratta di me, ma di mia madre, dato che i miei hanno divorziato quando avevo circa 16 anni. Mio padre conobbe un’altra donna e lasciò mia madre e poco dopo il divorzio lui si risposò. In quel periodo nessuno della mia famiglia era credente. Io mi sono convertita 7 anni fa, e mia madre poco dopo. Mia madre è sempre rimasta sola dopo il divorzio. (Mio padre non è ancora credente). Io ho letto in uno dei vostri articoli (gli avventisti del 7 giorno) che voi siete assolutamente contro il fatto di risposarsi. Io capisco bene quello che Paolo ha scritto su questo fatto. Però il suo messaggio era rivolto agli Ebrei-Cristiani, dunque a quelli che erano già credenti. Quando successe il divorzio nessuno nella mia famiglia era convertito. Io non credo che mia madre commetterebbe un peccato, se, diciamo, lei incontrasse un uomo Cristiano e si risposasse. Non credo che Dio vuole che rimanga da sola per tutta la vita. Dato che mio padre l’ha lasciata e lui adesso è felice con la sua seconda moglie; mia madre, che ha 54 anni ed è ancora una bellissima donna, se dovesse rimanere da sola per il resto della sua vita, non sarebbe tanto giusto da parte di Dio, o no? Se volete rispondermi su questo fatto, sarei tanto contenta! …. grazie!

Ascolta, sul fatto di risposarsi per una credente anche se la donna è stata lasciata da suo marito quando ella non era una credente la Scrittura è chiara: "La moglie è vincolata per tutto il tempo che vive suo marito; ma, se il marito muore, ella è libera di maritarsi a chi vuole, purché sia nel Signore" (1 Cor. 7:39). Quindi tua madre è libera di sposarsi un credente solo se suo marito muore. Un suo eventuale matrimonio, mentre suo marito è ancora vivo, alla luce della Scrittura è adulterio (cfr. Romani 7:3).

Ella deve dunque rimanere nella condizione in cui era quando fu chiamata dal Signore, cioè sola. Lo so che questo può apparire crudele, ingiusto, ecc., ma si tratta solo di una apparenza. Dio ci ama e cerca sempre il nostro bene, non lo dimenticare, anche se talvolta può sembrare ingiusto nei nostri riguardi. Del resto, stai salda nella fede e santificati nel timore di Dio.

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17. Caro fratello, ….. è da poco che uso internet - ho trovato il tuo sito e se permetti ne voglio approfittare per farti una domanda, per conoscere il tuo parere su 1Cor.7:14: Cosa significa che “il non credente è santificato"? Come può essere santificato se non è credente? Se muore in questo stato, viene salvato?

La santificazione di cui parla Paolo a proposito del coniuge non credente in queste parole ai santi di Corinto non può essere la santificazione che abbiamo ricevuto noi credenti mediante lo Spirito Santo perchè questa si riceve solo quando si crede nel Signore e Paolo, nonostante dica che il coniuge non credente è santificato nel coniuge credente, lo chiama pur sempre NON CREDENTE. E se quindi non è un credente, se morirà incredulo non sarà salvato perchè 'chi non avrà creduto sarà condannato' (Marco 16:16).

Io ritengo quindi che questa santificazione sia una santificazione nella carne, perchè i due sono una sola carne. Siccome quindi il corpo del coniuge credente è santo perchè è il tempio dello Spirito Santo, anche il corpo del coniuge non credente viene santificato in quello del credente, anche se egli ancora non è un figliuolo di Dio. E questa santificazione corporale si ripercuote sui figli che infatti Paolo dice che sono santi e non impuri (cfr. 1 Corinzi 7:14), ma anche qui si tratta di una santità e di una impurità carnale, perchè come tu sai i figli di un padre credente e di una madre non credente (come anche i figli di genitori ambedue credenti) devono nascere di nuovo per ereditare il regno di Dio, altrimenti andranno in perdizione.

Certo, le parole di Paolo non sono facili da capire, comunque, bisogna sempre leggerle alla luce di altre parti della Bibbia, per non correre il rischio di pensare che un coniuge non credente si può salvare anche per la fede del coniuge credente, e non necessariamente per la sua fede personale. Credere una cosa del genere sarebbe illusorio, e non conforme a verità. Questo è quello che penso a proposito di queste parole di Paolo.

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18. Vorrei sapere se il vincolo matrimoniale è valido anche nel caso che la moglie si 'rifiuti di dare ciò che deve al marito’ anzi lo manda via mediante il divorzio. Lui rimarrà unito per sempre alla donna? E com'è che i Cattolici annullano il matrimonio quando non è stato consumato?

Sì, il vincolo matrimoniale rimane valido anche nel caso la moglie rifiuta di avere rapporti sessuali con il proprio marito, e anche se lo ripudia. Per cui il marito continua ad essere sposato a quella donna, e non può passare a nuove nozze perchè ha moglie. Tutto questo perchè la Scrittura insegna che solo la morte scioglie il matrimonio. Dunque solo quando uno dei due coniugi morirà, l'altro avrà il diritto di risposarsi. Tutte queste cose le ho ampiamente spiegate nei miei vari scritti.

So perfettamente che la Chiesa Cattolica Romana permette l'annullamento del matrimonio in caso di inconsumazione del matrimonio. Essa dice 'Il matrimonio non consumato fra battezzati o tra una parte battezzata e una non battezzata, per una giusta causa può essere sciolto dal Romano Pontefice, su richiesta di entrambi le parti o di una delle due, anche se l'altra fosse contraria' (Codice di diritto canonico, can. 1142). Ma essa sbaglia, come sbaglia in tantissime altre cose. Perché l'annulla per questa ragione e permette le nuove nozze? Perchè non gli importa nulla della Parola di Dio che essa calpesta a più non posso, e perché certamente ha i suoi interessi a farlo. La Chiesa Cattolica Romana infatti ha sempre degli interessi nel permettere certe cose vietate dalla Parola di Dio, ricordatelo. Dio ti benedica.

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19. Gesù stesso dice che un uomo può mandare via la moglie se quest'ultima commette adulterio. Mettiamo caso che sia il marito a commettere adulterio, una donna come dovrebbe comportarsi? Dovrebbe fare finta di nulla? Io non sono nè sposata nè fidanzata, la mia è solo semplice curiosità. La ringrazio in anticipo…..

Ascolta, in merito alla tua domanda ti dico che una donna il cui marito si mostra infedele verso di lei non deve per nulla rimanere indifferente dinnanzi al comportamento del marito. I due sono una stessa carne, come potrebbe una donna fare finta di nulla dinnanzi all'infedeltà del marito? Come potrebbe fare finta di niente se cogliesse il proprio marito in flagrante adulterio? Ma che deve fare allora? Può separarsi dal marito, in questo caso però deve tenere bene a mente le parole di Paolo: "E se mai si separa, rimanga senza maritarsi o si riconcilî col marito" (1 Corinzi 7:11). Ella deve quindi rimanere senza maritarsi a nessun altro uomo, fino a che il marito vive, perchè altrimenti ella sarebbe chiamata adultera.

Insomma non deve fare quello che oggi molte donne fanno quando si vedono tradite dal proprio marito, cioè risposarsi; e naturalmente non deve nemmeno mettersi a convivere con un altro uomo o avere rapporti sessuali con altri uomini per vendicarsi del torto fatto dal proprio marito cosa anche questa molto diffusa nella nostra società che si fonda sul ragionamento 'tu l'hai fatto a me e io lo faccio a te!' che è un ragionamento sbagliato.

Nel caso poi il marito riconosca il suo misfatto e voglia riconciliarsi con lei allora lei lo deve perdonare. Non è facile, è vero, ma è possibile perdonare anche il proprio coniuge se questo commette adulterio. E naturalmente se i due si riconciliano, ossia se fanno pace, è auspicabile che ritornino a vivere assieme. Dunque, la donna il cui marito commette fornicazione o adulterio ha il diritto di separarsi dal marito per questa ragione, ma non ha il diritto di risposarsi fino a che suo marito vive.

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20. Ho 28 anni e sono cattolica, circa 10 anni fa mi sono sposata con un uomo, ma per ragioni che non vorrei commentare ci siamo separati dopo 4 anni di matrimonio infelice e adesso ho ottenuto il divorzio. Nel frattempo ho conosciuto un altro e adesso conviviamo e siamo entrambi molto felici e stiamo pensando seriamente di sposarci, visto che è anche lui Cattolico e non è mai stato sposato. Quindi la mia domanda è: Posso risposarmi in Chiesa e avere finalmente un’unione benedetta dal Signore, visto che il primo matrimonio non ha avuto la benedizione dal momento che ci eravamo sposati solo in comune? Ringrazio anticipatamente.

Ascolta, innanzi tutto premetto che non sono un prete ma un Ministro del Vangelo Pentecostale. Ti dico questo nell'eventualità tu pensassi che fossi un prete.

Vengo alla tua domanda. In base all'insegnamento biblico tu non puoi risposarti con nessun uomo fino a che il tuo marito è ancora in vita altrimenti ti rendi colpevole di adulterio. L'apostolo Paolo infatti ha detto ai Romani quanto segue: "La donna maritata è per la legge legata al marito mentre egli vive; ma se il marito muore, ella è sciolta dalla legge che la lega al marito. Ond’è che se mentre vive il marito ella passa ad un altro uomo, sarà chiamata adultera; ma se il marito muore, ella è libera di fronte a quella legge; in guisa che non è adultera se divien moglie d’un altro uomo" (Romani 7:2-3). Le cose come tu puoi vedere sono chiare, dato che tu ancora davanti a Dio hai marito se passi ad un altro uomo commetti adulterio. Ma c’è un'altra cosa che voglio dirti e cioè che tu in base all’insegnamento della Parola di Dio stai già commettendo un peccato convivendo con un altro uomo perché è evidente che questa convivenza implichi dei rapporti carnali che sono espressamente vietati fuori dal matrimonio. Del resto ti saluto cordialmente. Dio ti benedica.

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21. Pace. Vorrei chiedere se il rapporto di coppia, anche se uno dei due non è Cristiano può nuocere? Dio cosa pensa? che indicazioni ci da?

Un Cristiano non deve mettersi con una incredula perchè egli è nella luce mentre l'incredula è nelle tenebre e la luce e le tenebre non vanno e non possono andare d'accordo. Non c'è nessuna comunione tra i due. Ascolta quello che dice Paolo ai santi di Corinto: "Non vi mettete con gl’infedeli sotto un giogo che non è per voi; perché qual comunanza v’è egli fra la giustizia e l’iniquità? O qual comunione fra la luce e le tenebre? E quale armonia fra Cristo e Beliar? O che v’è di comune tra il fedele e l’infedele? E quale accordo fra il tempio di Dio e gl’idoli? Poiché noi siamo il tempio dell’Iddio vivente, come disse Iddio: Io abiterò in mezzo a loro e camminerò fra loro; e sarò loro Dio, ed essi saranno mio popolo. Perciò Uscite di mezzo a loro e separatevene, dice il Signore, e non toccate nulla d’immondo; ed io v’accoglierò, e vi sarò per Padre e voi mi sarete per figliuoli e per figliuole, dice il Signore onnipotente" (2 Corinzi 6:14-18). Disubbidire a questo comando ha molto spesso delle conseguenze nefaste per il credente, perché egli finisce con lo sviarsi dalla fede. Ricordati dell'esempio di Salomone, che aveva ricevuto da Dio molta sapienza, eppure si sviò da Dio perchè le donne straniere con cui lui si unì nei suoi amori gli pervertirono il cuore. In verità quello che accadde a Salomone conferma che le cattive compagnie corrompono i buoni costumi. So di credenti che si sono fidanzati o sposati con non credenti e poi si sono sviati dalla fede, stai dunque molto attenta perché il mettersi con una persona incredula è molto nocivo per il credente.

Se invece il credente era già sposato con una moglie incredula quando si è convertito, allora se ella è felice di abitare con lui, egli non la deve lasciare (cfr. 1 Corinzi 7:12), deve comunque stare attento a non lasciarsi corrompere da sua moglie perché fino a che ella non si converte rimane pur sempre nelle tenebre.

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22. Ho un quesito biblico da porti: ho letto sul mensile di Uomini Nuovi la storia in un paese arabo, di una ragazza 13enne di famiglia cristiana che è stata rapita, costretta con la violenza a contrarre matrimonio con un uomo musulmano molto più grande di lei, dopo minacce e percosse. Ora, pensi che questo matrimonio possa essere unito da Dio? Lei avrebbe il diritto di separarsi o chiedere l'annullamento da questa unione forzata? potrebbe risposarsi con un credente? so cosa dice la Bibbia ma ti chiedo se questo genere di situazione rende una unione così impostata veramente "matrimonio". La storia in questione ha colpito la mia attenzione. So di molte coppie di credenti che si sfasciano, e questo è molto triste.

Ascolta, in merito al tuo quesito su quel matrimonio contratto da quella ragazza cristiana con quel mussulmano, io ritengo che esso sia valido dinnanzi a Dio. Per cui la ragazza credente potrà risposarsi con un credente solo quando suo marito morirà. Certamente, la situazione in cui si trova questa ragazza è difficile, comunque Dio ha per certo il controllo di questa difficile situazione, come per altro ha il controllo di qualsiasi situazione, anche della più difficile che esiste; e di sicuro c'è un suo piano dietro tutto ciò che noi non comprendiamo. Potrebbe per esempio essere che un giorno proprio tramite questa sua moglie, il mussulmano si converta a Cristo. Chi può dire infatti che ciò non succederà? Comunque, ribadisco, in base alla Parola di Dio moglie e marito sono vincolati l'uno all'altro per tutta la loro vita, solo la morte scioglie il matrimonio e permette a chi è rimasto vivo di passare a nuove nozze.

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23. Ma io come mi devo comportare con un marito che mi attacca continuamente per la mia fede? Devo sempre stare zitta, non parlargli mai di Gesù? Cosa vuol dire essere sottomesse al marito? Devo essere sottomessa ad un marito che mi deride continuamente per la mia fede, che talvolta bestemmia e offende il mio Signore? Cosa devo fare? Tu non hai idea di quanto sia dura, soprattutto con un bambino da educare, e lui che mi dice che lo sto rovinando, imbottendolo di st....ate (nota mia: la parola è stata scritta così dalla sorella che mi ha mandato la lettera). Ti prego di aiutarmi e di darmi al più presto una risposta.

Ti devi comportare come dice la Parola di Dio, cioè stando sottomessa a tuo marito, il che significa che devi avere nei suoi confronti una condotta casta e rispettosa. Certamente puoi parlargli del Signore, questo non ti è vietato. Sì devi stare sottomessa a tuo marito, anche se ti offende e bestemmia il nome del Signore. Questo però non significa fare tutto quello che ti dice, perché se egli ti dice di fare qualche cosa che va contro la Parola di Dio, tu non devi ubbidirgli. La sottomissione è nel Signore, ricordalo sempre questo. Certamente deve essere molto duro per te vivere con lui, ma non ti perdere d’animo, sorella, perché il Signore ti darà la forza di sopportare ogni cosa. Mantieniti attaccata al Signore, a prega del continuo anche per tuo marito affinché il Signore lo salvi. So di sorelle che dopo essersi viste offese e perseguitate a sangue dal proprio marito per molti anni, hanno visto i loro mariti salvati dalla grazia di Dio.

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24. Devo sottoporti una domanda per me di grande importanza. Pur non essendo cattolica non ho esonerato mio figlio dall'ora di religione, lui frequenta la seconda elementare, perchè penso che lui possa essere un esempio e una testimonianza soprattutto per la maestra, anzi lei mi ha detto di intervenire se qualcosa da lei insegnato contrasta con ciò in cui noi crediamo. Prescindendo che quasi tutto ciò che lei insegna va in contrasto con la Parola di Dio (ma il mio bimbo è ben ammaestrato nella sua casa), ora mio figlio deve imparare l'Ave Maria per compito! Devo fargliela imparare come fosse una poesia qualunque o parlare con l'insegnante per esonerarlo da questo e da altri compiti che verranno, se saranno in contrasto con la nostra fede? Grazie di cuore.

Sorella nel Signore, devi parlare con l’insegnante affinché esoneri tuo figlio da questo compito e da qualsiasi altro compito che tu sai contrasta la Parola di Dio. Comunque, io al tuo posto esonererei tuo figlio dall’ora di religione per evitare che rimanga contaminato in una maniera o nell’altra dalle eresie della Chiesa Cattolica Romana.

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25. Un marito ha il diritto di picchiare la propria moglie se questa lo merita?

No, il marito non ha affatto questo diritto sulla moglie, come naturalmente non ce l’ha neppure la moglie nei confronti del marito.

E questo perché è scritto: “Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, affin di santificarla, dopo averla purificata col lavacro dell’acqua mediante la Parola, affin di far egli stesso comparire dinanzi a sé questa Chiesa, gloriosa, senza macchia, senza ruga o cosa alcuna simile, ma santa ed irreprensibile. Allo stesso modo anche i mariti debbono amare le loro mogli, come i loro proprî corpi. Chi ama sua moglie ama se stesso. Poiché niuno ebbe mai in odio la sua carne; anzi la nutre e la cura teneramente, come anche Cristo fa per la Chiesa, poiché noi siamo membra del suo corpo. Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e s’unirà a sua moglie, e i due diverranno una stessa carne. Questo mistero è grande; dico questo, riguardo a Cristo ed alla Chiesa. Ma d’altronde, anche fra voi, ciascuno individualmente così ami sua moglie, come ama se stesso; e altresì la moglie rispetti il marito” (Ef. 5:25-33) ed anche: “Parimente, voi, mariti, convivete con esse colla discrezione dovuta al vaso più debole ch’è il femminile. Portate loro onore, poiché sono anch’esse eredi con voi della grazia della vita, onde le vostre preghiere non siano impedite” (1 Piet. 3:7).

Nota bene come è scritto che i mariti debbono amare le loro mogli come i loro propri corpi: chi vuole fare del male al proprio corpo? Chi vuole tumefarlo dandogli dei pugni o degli schiaffi? Nessuno, quindi dato che marito e moglie sono una stessa carne, il marito si comporterebbe da un uomo folle se alzasse le sue mani su sua moglie. Il marito deve portare onore alla donna, in caso contrario le sue preghiere saranno impedite e Dio lo punirà come egli merita.

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26. Gentile Sig. Butindaro …. la questione del matrimonio. Il Nuovo Testamento non ci dà un codice legislativo sul matrimonio ma alcuni principi di base. "L'uomo non separi ciò che Dio ha unito" dice Gesù e ribadisce San Paolo. Dio permise e permette il divorzio agli Israeliti e a maggior ragione agli altri popoli non Cristiani a causa della durezza del loro cuore ma i seguaci di Cristo devono essere perfetti come il Padre loro e quindi non separarsi per tutta la vita dal loro coniuge. Ora cosa significa "ciò che Dio ha unito"? Qualsiasi matrimonio celebrato secondo le leggi vigenti sancisce una unione per conto di Dio? Per esempio, se un uomo brutto e ricco si invaghisce di una bella donna povera e questa acconsente a sposarlo attratta dai soldi, si può dire che siano stati uniti da Dio in matrimonio? In realtà sono stati uniti dal peccato, l'uomo a causa della passione e la donna a causa dell'avidità. Ella non è diversa da una meretrice che vende il suo corpo per denaro e lui non è diverso da chi si unisce ad una meretrice per soddisfare la sua lussuria. Sappiamo che non si può servire Dio ed il denaro contemporaneamente. Mi sembra palese che certi matrimoni sono tali solo formalmente in base alle leggi umane. L'unione di due persone nel vero matrimonio voluto da Dio si basa invece sull'amore perchè Dio è Amore. Infatti la Scrittura ci dice che il vero matrimonio è simbolo dell'unione tra Cristo e la Chiesa. Dio potrebbe prendere come simbolo un matrimonio come quello poc'anzi riportato nell'esempio? Certo che no. La fedeltà di Cristo alla Chiesa è motivata dall'amore e non da un patto formale. Così la vera Chiesa risponde all'amore di Cristo con l'amore e non come una meretrice. Se qualcuno fosse chiesa solo per avere delle ricompense ma non avesse l'amore sarebbe un poveraccio ed alla fine non otterrebbe niente perchè il comandamento fondamentale è l'amore per Dio e per i fratelli. Ne consegue che il vero matrimonio indissolubile è quello contratto in libertà e consapevolezza sulla base dell'amore. Ogni matrimonio fra Cristiani dovrebbe essere così, ma quelli contratti da non credenti non sempre hanno queste caratteristiche. Se era un vero matrimonio con l'eventuale conversione dei coniugi anche il loro matrimonio viene convertito nel Signore ma non sempre questo accade. Se il matrimonio non viene convertito perchè non era un vero matrimonio, esso agli occhi di Dio non è mai esistito, era solo fornicazione. Ne consegue che queste persone si possono ancora sposare. Questo è il caso di molti che divorziano prima di convertirsi al Signore. Non è corretto costringere queste persone a non sposarsi perchè in realtà non si sono mai veramente sposate. Come dice l'apostolo Paolo "è meglio sposarsi che ardere". Non dobbiamo fare come i Farisei che con il pretesto di osservare il sabato volevano vietare a Gesù di guarire i malati in quel giorno. Ragionando con le Scritture con amore si può evitare di interpretarle in modo legalistico e farisaico cogliendone lo Spirito. Non mettiamo sulle spalle dei fratelli pesi inutili. Cosa ne pensa?

Io penso che lei riguardo al matrimonio fra non Cristiani abbia delle convinzioni che contrastano il sano insegnamento della Scrittura. Lei in sostanza dice che nel caso due non credenti si sposano, si può parlare di vero matrimonio solo nel caso i due si sposano per amore ossia se i due si amano. Se invece i due si sposano per passione o per denaro e tra loro non c’è amore, i due non sono sposati ma sono un po’ come due che convivono. Per cui se i due divorziano, allora possono risposarsi: il loro precedente matrimonio non è mai esistito. Ma dove mai lei legge nella Scrittura simili cose? Io ritengo che lei farebbe bene ad investigare le Scritture perché denoto parecchia ignoranza in materia.

Vengo adesso alle sue domande: certo che ogni matrimonio celebrato secondo le leggi vigenti sancisce una unione per conto di Dio e questo perché le autorità che esistono sono da Dio e quindi quando l’autorità dello Stato dichiara un uomo e una donna marito e moglie allora i due sono sposati. Non importa proprio nulla se i due si amano o meno, se i due si sono sposati per denaro o perché erano semplicemente attratti sessualmente. La Scrittura dice: “Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua moglie, e saranno una stessa carne” (Gen. 2:24); essa non dice che saranno una sola carne se si amano davvero o se si amavano davvero. Quindi l’uomo e la donna una volta sposati sono una stessa carne, e la loro unione è sancita da Dio. E nessun uomo ha il diritto di sciogliere questa unione. Questo discorso vale sia per i non Cristiani che per i Cristiani. Sì anche per i Cristiani perché l’eventualità che due si sposano senza amarsi veramente ma solo per interessi o per semplice attrazione sessuale, esiste anche tra Cristiani. Anzi non solo c’è l’eventualità, ma esistono dei matrimoni anche tra Cristiani che purtroppo non sono basati sull’amore. Sì, i coniugi sono Cristiani, ma non si amavano all’atto del matrimonio e non si amano tuttora come la Scrittura ordina.

Ma allora, seguendo il suo discorso, se due si sposano in libertà e consapevolezza sulla base dell’amore, e poi dopo anni di felice matrimonio smettono di amarsi e cominciano ad odiarsi (o uno solo comincia ad odiare l’altro), per svariate ragioni e cause, che cosa dovrebbero fare? Divorziare? Mi pare proprio di sì, perché viene a mancare la base cioè l’amore!!! Lei dice infatti: ‘L'unione di due persone nel vero matrimonio voluto da Dio si basa invece sull'amore perchè Dio è Amore’. Dunque, quello che all’inizio era un vero matrimonio all’improvviso si dissolve e diventa un falso matrimonio, diventa un matrimonio inesistente: le sue idee portano inevitabilmente a simili conclusioni! Forse lei però obbietterà e dirà che in quel caso i due erano stati uniti da Dio perché c’era amore tra loro, quindi non possono risposarsi. Sì, ma stando alle sue parole e alle sue idee, tra i due viene a mancare la base dell’unione, cioè l’amore. Per cui se lei dichiara un matrimonio inesistente quello contratto senza amore dovrebbe dichiarare inesistente anche un matrimonio a cui ad un certo punto viene a mancare l’amore tra i due. Spero che lei capisca a quali conseguenze disastrose porta il suo modo di ragionare.

Io ritengo che il suo discorso tende a giustificare coloro che hanno divorziato prima di convertirsi al Signore e dopo che si sono convertiti si risposano. Ma il suo discorso non regge perché il divorzio, non importa per quale ragione sia occorso, e non importa se sia occorso prima della conversione o dopo di essa, non permette nella maniera più assoluta a nessuno dei due coniugi di risposarsi. Gesù infatti nelle sue parole non ha per nulla fatto capire che il risposarsi sia lecito all’uomo o alla donna mentre ambedue sono ancora in vita. Le sue parole sono chiare: “Chiunque manda via sua moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se la moglie, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio” (Mar. 10:11-12).

Ribadisco quindi che è solo la morte che dissolve il matrimonio, per cui solo nel caso uno dei due muore all’altro è permesso di risposarsi.

Io capisco perfettamente quanto duro possa essere per un uomo o per una donna che hanno divorziato prima di convertirsi, rimanere poi una volta convertiti non sposati fino a che il suo coniuge è ancora in vita, hanno tutta la mia comprensione, ma la Parola di Dio ci dice di fare o di non fare qualcosa sempre per il nostro bene e mai per il nostro male. Lei mi cita le parole di Paolo “meglio sposarsi che ardere” in riferimento a coloro che hanno divorziato prima di convertirsi, le ricordo però che Paolo queste parole le ha dette riferendosi ai celibi e alle vedove infatti l’apostolo dice: “Ai celibi e alle vedove, però, dico che è bene per loro che se ne stiano come sto anch’io. Ma se non si contengono, sposino; perché è meglio sposarsi che ardere” (1 Cor. 7:8-9). Dunque quelle parole sono riferite a persone sciolte dal vincolo matrimoniale, ma i divorziati o separati sono ancora legati al loro coniuge perché esso è ancora in vita, quindi quelle parole non si riferiscono né ai divorziati e neppure ai separati. E che sia così è confermato dal fatto che nel caso una donna ripudia il marito perché questo magari è impotente e non può avere con lei dei normali rapporti sessuali, non si può dire che è meglio che questa donna si sposi anziché ardere, perché in questo caso la si inciterebbe a commettere adulterio perché Gesù ha detto: “Se la moglie, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio”. Dunque, bisogna stare molto attenti a non prendere quelle parole di Paolo per incitare i divorziati a risposarsi e a commettere così ADULTERIO.

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27. Pace, fratello. Vorrei avere una chiarificazione su questa cosa: Il matrimonio, celebrato solo con il rito civile, se avviene il divorzio, uno dei due si può risposare? Sto parlando di persone non convertite. Una volta accettato il Signore, com’è la sua condizione davanti a Dio?

No, un divorziato o una divorziata se si converte al Signore non si può risposare cioè passare a nuove nozze fino a che il suo coniuge è ancora in vita. Questo perché la sua conversione a Cristo non scioglie il vincolo matrimoniale con cui è legato all’altro. La cosa che infatti permette ad una persona divorziata di risposarsi è solo la morte del suo coniuge. Per esempio nel caso di una donna Paolo dice: “Infatti la donna maritata è per la legge legata al marito mentre egli vive; ma se il marito muore, ella è sciolta dalla legge che la lega al marito. Ond’è che se mentre vive il marito ella passa ad un altro uomo, sarà chiamata adultera; ma se il marito muore, ella è libera di fronte a quella legge; in guisa che non è adultera se divien moglie d’un altro uomo” (Rom. 7:2-3). Non importa proprio nulla quindi se la persona che vuole risposarsi ha divorziato prima di convertirsi al Signore: non può risposarsi se non vuole commettere adulterio. Come non importa proprio nulla se il suo matrimonio era stato celebrato solo con il rito civile senza quindi quello religioso. E questo perché un matrimonio celebrato solo in comune davanti a Dio ha la stessa valenza di un matrimonio celebrato con rito religioso (non importa se con rito Evangelico o Cattolico romano). Non vedo proprio perché bisognerebbe fare una differenza tra i due matrimoni: sono validi alla stessa maniera. La Scrittura non mi fornisce alcuna prova che un matrimonio celebrato solo con rito civile sia in qualche maniera inferiore a quello celebrato con rito religioso. La Scrittura parla di matrimonio e basta.

Dunque, la posizione di un fratello o di una sorella che quando si sono convertiti erano già divorziati dal loro coniuge è quella di persone coniugate impossibilitate a risposarsi finchè il loro coniuge è ancora in vita. Per loro è imperativo rimanere nella condizione in cui erano quando il Signore li ha chiamati (cfr. 1 Cor. 7:20), fino alla morte del loro coniuge; solo allora possono liberamente sposarsi nel Signore.

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MORALE

1. Si può mentire in alcuni casi?

No, mentire è vietato in qualunque circostanza, non esistono eccezioni in cui una bugia si può dire. Paolo dice agli Efesini: “Perciò, bandita la menzogna, ognuno dica la verità al suo prossimo perché siamo membra gli uni degli altri” (Ef. 4:25).

Attenzione dunque a tutti quei credenti che sedotti dal diavolo dicono che una bugia si può dire di tanto in tanto quando proprio è necessaria. Il padre della menzogna è il diavolo (cfr. Giov. 8:44), è lui che istiga a dire le bugie non importa se per scherzo o per coprire certe cose. Coloro che amano e praticano la menzogna saranno gettati nello stagno ardente di fuoco e di zolfo (Apoc. 21:8). Guardatevi da tutti coloro che amano dire bugie per ingannare.

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2. Alla luce delle Scritture il credente può essere un donatore di organi?

Io giudico che noi credenti non possiamo essere a favore della donazione dei nostri organi. Le ragioni sono le seguenti.

1) Il nostro corpo è il tempio di Dio secondo che è scritto: “E non sapete voi che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi, il quale avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Poiché foste comprati a prezzo; glorificate dunque Dio nel vostro corpo” (1 Cor. 6:19-20). Quindi esso non ci appartiene perché è stato comprato da Dio: non è nostra proprietà ma di Dio. Come si può dunque prendere parte di questa proprietà altrui - facciamo l'esempio di un rene - e darla al nostro prossimo? Io non me la sento proprio; anzi rabbrividisco al solo pensiero di farlo. Non importa se questa donazione di organi (faccio l'esempio sempre di un rene) avviene mentre un credente è ancora pienamente vivo e vegeto, o magari in fin di vita quando non è più cosciente di quello che succede attorno a lui sulla terra e secondo la scienza è morto (ma il cuore batte ancora, per questo egli è ancora da considerare a tutti gli effetti ancora vivo), un credente non può e non deve donare al prossimo parte della proprietà di Dio. Rifletti bene su quanto ti dico e vedrai come una simile donazione, anche se apparentemente può essere considerata una forma di altruismo e di amore per il prossimo, si oppone alla Parola di Dio.

2) Ogni membro del corpo ha una sua funzione ben precisa, utile e necessaria al corretto funzionamento di tutto il corpo; per cui, per esempio, io non posso privarmi di un rene per darlo a qualcuno che non ce l'ha perché in questo caso provocherei una disfunzione nel mio corpo, gli procurerei un danno (non importa di che entità, ma sempre di danno si tratta). In realtà, se si considera da vicino bene la cosa, privarsi di un rene sarebbe come dire che il capo o la mano può dire ad un rene: 'Io non ho bisogno di te'. Il che contrasta l'insegnamento biblico secondo il quale: “ci son molte membra, ma c'è un unico corpo; e l'occhio non può dire alla mano: Io non ho bisogno di te; né il capo può dire ai piedi: Non ho bisogno di voi. Al contrario, le membra del corpo che paiono essere più deboli, sono invece necessarie; e quelle parti del corpo che noi stimiamo esser le meno onorevoli, noi le circondiamo di maggior onore; e le parti nostre meno decorose son fatte segno di maggior decoro, mentre le parti nostre decorose non ne hanno bisogno; ma Dio ha costrutto il corpo in modo da dare maggior onore alla parte che ne mancava, affinché non ci fosse divisione nel corpo, ma le membra avessero la medesima cura le une per le altre” (1 Cor. 12:20-25). Il fatto che ci si dica che una persona può anche vivere con un rene solo non dà il diritto a nessuno di noi di intaccare l'ordine stabilito da Dio nel corpo: Lui lo ha fatto così, con due reni, per cui tutti e due sono necessari. Ma se è per questo allora - cioè dato che si può vivere anche con un solo rene -, io potrei vivere pure con una mano sola, con un piede solo, quindi mi privo di ognuno di questi membri tanto uno è sufficiente (e posso vivere anche con uno solo) e li do a chi ne ha bisogno di uno!!! No, io non sono d'accordo neppure nel dare ad un altro uno dei miei reni o una mano ecc. Quindi, io credo che occorre stare molto attenti in questo periodo storico in cui la scienza è arrivata a certi livelli, perché se non stiamo attenti finiremo col metterci a ragionare come la gente del mondo che cammina nel buio. Ricordiamoci che oggi molte cose che Dio proibisce sono permesse nella nostra società, che della Parola di Dio quelli di fuori non fanno alcun caso.

3) L'espianto di organi e il loro conseguente trapianto nel corpo di altri non è una cosa naturale, ma una cosa che va contro la natura. E che sia così è dimostrato dal fatto che il corpo che riceve l'organo espiantato ha un rigetto automatico del membro che non è suo. La natura ci insegna molte cose, su questo non c'è il benchè minimo dubbio; e tra queste cose c'è pure il fatto che le parti del corpo di una persona sono sue e basta.

4) L'espianto di organi e il loro trapianto induce l'uomo ad avere sempre più fiducia nei suoi propri mezzi, nella sua propria sapienza, ecc., e quindi ad inorgoglirsi, anziché ad avere fiducia in Dio e quindi ad umiliarsi. “Maledetto l'uomo che confida nell'uomo e fa della carne il suo braccio” (Ger. 17:5), dice la Scrittura, quindi noi non possiamo metterci ad incoraggiare l'uomo a rifugiarsi in mezzo alle sue distrette in un altro uomo anziché in Dio perchè così facendo andremmo contro la Parola di Dio che del continuo esorta e comanda ad avere piena fiducia in Dio anche per ciò che concerne la guarigione del proprio corpo. Le persone come tu puoi ben vedere hanno più fiducia negli uomini che in Dio, come se Dio non potesse creare alla persona che ne ha bisogno un cuore nuovo, una mano nuova, un rene nuovo ecc. E' il nostro Dio l'Iddio che fa meraviglie? Io lo credo e lo proclamo. E' il nostro Signore Gesù Cristo lo stesso di circa duemila anni fa quando guariva e faceva miracoli di ogni genere? Io lo credo e lo proclamo. Io quindi se qualcuno per esempio ha bisogno di un cuore fisico nuovo o un rene nuovo lo esorto ad avere fede in Dio e nel Signore Gesù Cristo e non nei medici o nei chirurghi, perché Dio e il suo Figliuolo sono in grado di dargliene uno nuovo, perfettamente funzionanti. Mi rendo perfettamente conto che parlare così oggi in seno a tante chiese significa passare per un retrogrado ecc., ma a me non importa, ti confesso che non mi importa nulla.

5) La persona a cui vengono espiantati gli organi quando è dichiarata clinicamente morta è ancora in vita perché il cuore batte ancora (per la scienza invece basta che il cervello non dia più stimoli, anche se il cuore batte essa viene dichiarata morta). I dottori giustificano la necessità di espiantare gli organi dalla persona mentre il cuore batte ancora, perché una volta che il cuore cessa di battere gli organi non sono più buoni. Rimane il fatto incontrovertibile però che anche se la persona in quei frangenti sia priva di conoscenza, non abbia la capacità di parlare, di sentire, di vedere, di ricordare, ecc. siccome il suo cuore batte ancora essa è a tutti gli effetti ancora viva, per cui dare il permesso di espiantare alcuni organi vitali - in questo caso facciamo l'esempio del cuore - significherebbe - se il permesso lo ha dato precedentemente la persona stessa a cui vengono espiantati gli organi - dare il permesso di essere fatto morire prima del tempo della propria dipartenza stabilito da Dio. E nel caso questo permesso lo dessero dei suoi parenti, essi darebbero il permesso di far morire la persona prima del tempo stabilito da Dio. E poi, chi mi dice che quella persona debba morire per forza? Non potrebbe all'improvviso riprendersi per intervento di Dio? Perché non credere fino alla fine che Dio può risollevarlo dal suo letto di morte? A me pare che persino la gente del mondo dica che finché c'è vita c'è speranza; per cui non mi pare affatto giusto privare il morente di questa speranza finché il suo cuore batte ancora. Il giusto spera anche nella morte, dice la Sapienza (Prov. 14:32); per cui il credente sa perfettamente che può anche trovarsi vicino o molto vicino alla morte ma il suo alito di vita ce l'ha in mano Dio, lui glielo ha dato e lui glielo ritirerà a suo tempo; ma fino a che quel tempo non sarà giunto, potrà anche sembrare morto ad alcuni, ma lui non morrà anzi vivrà per volontà di Dio. Dice bene il salmista: “Io non morrò, anzi vivrò” (Sal. 118:17). Ma dirò di più, Dio potrebbe avere deciso pure di farlo morire, per poi risuscitarlo; quindi il cuore in questo caso cesserebbe di battere, ma per intervento di Dio riprenderebbe a battere quando lo spirito rientrerebbe in lui. Quindi, esiste anche l'eventualità che il Signore resusciti un credente (come anche un non credente) anche dopo che il cuore gli cessa di battere. Lazzaro non era morto da quattro giorni quando Gesù Cristo lo risuscitò? Non puzzava già il suo corpo?

Qualcuno forse a questo punto, in opposizione a queste ragioni, dirà: 'Ma non è forse scritto che dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli'? Sì, ma a me non pare che dare la propria vita significa privarsi di qualche nostro membro per darlo a chi ne ha bisogno (parlo di qualcuno che ne ha bisogno in seno ai fratelli). Io sono chiamato a pregare per il fratello che ha bisogno di reni nuovi perché Giacomo dice di pregare gli uni per gli altri affinché siamo guariti (cfr. Giac. 5:16), e non a dargliene uno dei miei. Come anche sono chiamato a pregare per una persona del mondo che avrebbe bisogno di un cuore nuovo, di un rene nuovo ecc. Ma io dico: 'Ma se non fosse così a che servirebbe la nostra fede? come faremmo ad esercitarla? come faremmo a aspettarci che Dio faccia delle meraviglie ancora oggi?' Non potremmo.

Quindi, alla luce di questi discorsi noi credenti quando ci verrà chiesto - in base ad una legge approvata non molto tempo fa in questa nazione - di dichiarare se vogliamo o meno donare i nostri organi, faremo bene a rispondere di NO.

Un ultima cosa, dato che sono in tema di donazione di organi: l'espianto e il trapianto di organi ha fatto nascere un infame commercio, che è quello degli organi; una cosa abominevole agli occhi di Dio. Vendere parti del proprio corpo è veramente qualcosa che fa indignare Dio perché le parti del corpo vengono considerate degli oggetti commerciali - molto lucrosi per il vero - da persone che volontariamente si privano di essi.

Ma ci sono anche persone a cui vengono espiantate organi contro la loro volontà da parte di gente senza scrupoli che sono senza pietà e amanti del denaro. Ogni anno scompaiono molti bambini in tutto il mondo, a cui vengono tolti membri del corpo contro la loro volontà per darli ad altri, ovviamente questi bambini sono destinati a morire per questo o per lo meno a fare il resto della loro vita menomati.

Che mondo malvagio è quello in mezzo al quale viviamo: ha detto bene Giovanni: "Tutto il mondo giace nel maligno” (1 Giov. 5:19).

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3. Come giudicate i 'matrimoni' tra omosessuali?

Noi li giudichiamo come delle unioni illecite perché secondo quanto dice la Scrittura hanno diritto di unirsi in matrimonio solo l'uomo e la donna. Nel libro della Genesi infatti viene detto che dopo che Dio formò l'uomo a sua immagine e somiglianza gli fece, tramite una sua costola, una donna che gli pose accanto e con cui l'uomo si unì carnalmente. E dopo è scritto: “Perciò l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua moglie, e saranno una stessa carne” (Gen. 2:24). Si noti che Dio dice che l'uomo lascerà suo padre e sua madre per unirsi ad una donna (alla sua moglie), e non ad un altro uomo. E' quindi una cosa contro natura un 'matrimonio' tra uomini (come ovviamente tra donne).

Ma secondo la Parola di Dio è contro natura non solo che due uomini (o due donne) si sposino e quindi siano dichiarati uniti da un vincolo matrimoniale (in questo caso inventato dagli uomini), ma anche che si uniscano carnalmente o che commettano tra loro atti sessuali da 'non sposati' e difatti è scritto chiaramente a proposito delle città di Sodoma e Gomorra che erano piene di uomini che avevano rapporti sessuali con altri uomini che andarono “dietro a vizi contro natura” (Giuda 7), e Paolo parlando delle donne e degli uomini che si danno a passioni infami con persone dello stesso sesso dice: “Perciò Iddio li ha abbandonati a passioni infami: poiché le loro femmine hanno mutato l'uso naturale in quello che è contro natura; e similmente anche i maschi, lasciando l'uso naturale della donna, si sono infiammati nella loro libidine gli uni per gli altri, commettendo uomini con uomini cose turpi, e ricevendo in loro stessi la condegna mercede del proprio traviamento” (Rom. 1:26-27). E a conferma che la relazione carnale tra uomo e uomo è condannata da Dio c'è pure il seguente passo della legge: “Non avrai con un uomo relazioni carnali come si hanno con una donna: è cosa abominevole” (Lev. 18:22). Quindi ogni rapporto sessuale tra uomini, a prescindere che siano 'sposati' o 'non sposati' secondo una legge umana, è condannato dalla Parola di Dio.

Purtroppo però questa generazione perversa e peccatrice prende piacere proprio in ciò che Dio detesta e non solo tollera ma anche incoraggia le relazioni carnali sia tra uomini che donne. Ne abbiamo molte di prove che attestano questo atteggiamento estremamente permissivo nei confronti degli omosessuali. In alcune nazioni per esempio gli omosessuali hanno ottenuto il diritto di unirsi in matrimonio, e non solo anche quello di adottare dei bambini. In Italia ancora il Parlamento non ha approvato le unioni tra omosessuali come neppure le adozioni da parte di costoro; tuttavia ci sono molti segni che lasciano purtroppo presagire che anche questa nazione si adeguerà a quelle nazioni che hanno già dato il via libera a questa ennesima perversione.

Infine, voglio dirvi questo fratelli: purtroppo, tra i Protestanti (sia in Italia che all'estero), si sta facendo sempre più forte il partito a favore delle unioni dei sodomiti; partito questo che in maniera sfacciata invita tutti i cristiani ad abbandonare quelli che essi chiamano pregiudizi che affondano le radici nell'antichità. I costumi sono cambiati, dicono costoro, per cui noi dobbiamo adeguarci ad essi. Non possiamo e non dobbiamo rimanere ancorati ad una mentalità retrograda e antiquata che non è più per questi tempi. Ecco quanto hanno detto a chiare lettere alcuni pastori e teologi protestanti alcuni anni fa a riguardo delle unioni civili tra omosessuali: 'Apprezziamo ed accogliamo con interesse la raccomandazione del Parlamento di Strasburgo di riconoscere nelle legislazioni nazionali i diritti delle convivenze stabili fra cittadini omosessuali, assimilandole alle convivenze stabili fra eterosessuali, al fine di assicurare alle une e alle altre parità di doveri e di diritti; invitiamo la nostra società a confrontarsi con tale proposta con serenità e spirito di equità, sviluppando una riflessione etica che prenda atto dell'evoluzione del costume in corso nell'ambito delle società occidentali, salvaguardando da un lato il rispetto delle persone coinvolte nella loro specificità umana e nelle loro scelte di vita, e salvaguardando insieme i tempi necessari per una evoluzione e maturazione delle coscienze di fronte ai mutamenti in corso; auspichiamo che su tale questione non si creino fronti rigidi e condanne preconcette, anche in nome di un'etica cristiana che è stata vissuta storicamente in forme diverse, restando al suo centro il rispetto della persona umana, creata a immagine di Dio, amata e riscattata da Dio; proponiamo infine di lasciar cadere, in questo contesto, l'uso del termine 'matrimonio' (che ha creato il senso di una non necessaria provocazione), a favore dei termini più adeguati di 'convivenza stabile' o di 'unione civile' (NEV, 2 Marzo 1994, anno XV, numero 9, pag. 1). Questa dichiarazione è stata sottoscritta da 33 pastore e pastori valdesi, 17 battisti, 7 luterani, 7 metodisti e una pastora riformata. Tra i firmatari, compaiono il valdese Giorgio Bouchard (ex Presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia); il metodista Sergio Aquilante, i battisti Franco Scaramuccia e Massimo Aprile; il decano luterano Hans Gerch Philippi; il decano della facoltà valdese di teologia Paolo Ricca con i docenti Bruno Corsani, Daniele Garrone, Ermanno Genre e il docente emerito Giorgio Girardet.

Come potete vedere la posizione di questi Protestanti è chiara, essi si auspicano che anche qui in Italia si riconoscono i matrimoni tra omosessuali. Una posizione quindi che fa apparire naturale e lecita l'omosessualità, quando invece essa è innaturale e illecita agli occhi di Dio. Questi cosiddetti Protestanti dunque protestano contro la verità, la giustizia e la santità, anziché contro il peccato. Si sono ribellati a Dio, la sua Parola l'hanno gettata alle loro spalle, se la sono messa sotto i piedi. Porteranno la pena della loro ribellione se non si ravvedono; siatene certi.

Quanto a noi, come si conviene a dei ministri di Cristo, continueremo a condannare con ogni franchezza sia l'omosessualità che qualsiasi progetto di legge o legge che legittima l'omosessualità e le unioni tra gli omosessuali (siano essi uomini che donne), dicendo ad alta voce che gli omosessuali (siano essi Cattolici, Battisti, Valdesi, Metodisti, Luterani, Pentecostali, ecc. ecc.) peccano contro natura facendo ciò che è in abominio a Dio e che se non si ravvedono e credono nel Signore andranno in perdizione; i sodomiti infatti non erediteranno il regno di Dio (cfr. 1 Cor. 6:10) ma saranno gettati nello stagno ardente di fuoco e di zolfo perché questa è la parte riservata da Dio agli abominevoli (cfr. Apoc. 21:8). E vi esorto fratelli a fare lo stesso, ogni qual volta ne avrete l'occasione. Non lasciatevi sedurre dai vani ragionamenti che questi cosiddetti cristiani (che di Cristiano hanno solo il nome) fanno distorcendo il senso della Scrittura a loro perdizione. Lo ripeto, non lasciatevi sedurre, perché è per queste cose - come dice Paolo - che viene l'ira di Dio sugli uomini ribelli (cfr. Ef. 5:6).

A tutti quei cosiddetti Protestanti invece che tollerano ed incoraggiano l'omosessualità dico di ravvedersi di questi loro pensieri malvagi e di mettersi a protestare contro la sodomia, altrimenti Dio farà ricadere su di essi la sua ira, come è giusto che Egli faccia verso tutti coloro che tollerano l'iniquità. E colgo pure l'occasione per dire a tutti quelli che si chiamano Protestanti ed hanno chiaramente delle tendenze omosessuali perché praticano la sodomia a pentirsi dei loro peccati e a credere nel Signore per essere affrancati da questo peccato che li tiene schiavi. Non indugiate a farlo, altrimenti quando morirete andrete all'inferno.

DUE ARTICOLI DI GIORNALE

Qui di seguito sono trascritti due articoli dell'anno 1994 tratti da due differenti giornali italiani che si riferiscono in una maniera o nell'altra alla posizione favorevole di alcune chiese evangeliche alle unioni omosessuali.

Gli Evangelici benedicono le unioni gay

“No a condanne preconcette”

Contro l'anatema del pontefice, un appello di 65 pastori protestanti.

Roma…invitano i cristiani a non emettere “condanne preconcette” in nome di un'etica che ha sempre posto il rispetto dell'uomo al centro del proprio agire.

…Basta con gli steccati dicono i protestanti. Anche con quelli che la Chiesa ha sempre innalzato nei confronti degli omosessuali. Le convivenze stabili tra omosessuali devono quindi essere accettate dai singoli parlamenti nazionali, che devono equipararle a quelle eterosessuali “al fine di assicurare alle une e alle altre parità di doveri e di diritti. “Invitiamo la nostra società - è scritto dal documento firmato, tra gli altri, anche dal presidente della federazione delle chiese evangeliche GIORGIO BOUCHARD e dal decano dei luterani HANS GERCH PHILIPPI - a confrontarsi con tale proposta con serenità e spirito d'equità” prendendo atto dell'evoluzione di costumi che negli ultimi anni si è avuta nei paesi occidentali e “salvaguardando il rispetto delle persone coinvolte nella loro specificità umana e nelle loro scelte di vita”.

Nessuna intenzione polemica, come spiega GIORGIO GIRARDET, docente alla Facoltà Valdese di Teologia. “La nostra è anche un'apertura di dialogo all'interno del mondo cristiano. Poniamo un problema etico ai fedeli, i quali sono invitati a regolarsi secondo coscienza senza però emettere giudizi sugli altri. Allo stato invece chiediamo di non lasciarsi orientare da presupposti ideologici o religiosi, ma di fare il suo mestiere che è quello di eliminare tutte le forme di emarginazione esistenti”.

Tra le voci più autorevoli degli evangelici, c'è sicuramente anche quella di PAOLO RICCA, 58 anni decano della Facoltà Valdese di Teologia noto Ecumenista (Per anni ha fatto parte della commissione ecumenica mondiale “fede e costituzione”) spiega: “Abbiamo pensato che le parole del pontefice romano rischiavano di essere percepite dall'opinione pubblica come l'unica voce cristiana e che i cristiani su un tema così delicato non avessero altro da dire. Ecco, abbiamo voluto far sentire con questo appello un'altra voce, che, anche con un tono diverso da quello di Wojtyla, esprime una posizione di fondo diversa…" Credo, aggiunge RICCA “che le coscienze individuali vadano lasciate libere di compiere scelte che riguardano loro e loro soltanto.

E' una posizione diametralmente opposta a quella del Papa e del cattolicesimo istituzionale che, lo dico senza polemica, non sembrano fornire su questo tema una grande testimonianza di Cristianesimo vissuto”. …..Sono veramente felice per questo documento, ammette al telefono FRANCO GRILLINI Presidente dell'Arci-Gay. Felice ma non sorpreso. Da tempo, infatti, Gay e Protestanti collaborano proficuamente, tanto che la comunità Valdese ospita ogni anno a Plati, in Piemonte, il Convegno degli omosessuali credenti, ..…L'apertura dei Valdesi induce GRILLINI a invitare anche GIORGIO BOUCHARD al convegno nazionale dell'Arci-Gay in programma per Sabato a Bologna.

Il Manifesto, 25 Febbraio 1994, pag. 6

I gay cristiani “Non vogliamo più essere clandestini”

ROMA (o.l.r.) - Gli omosessuali cristiani escono dalle catacombe e chiedono alle Chiese, prima fra tutte quella cattolica, di avere libera cittadinanza come tutti i battezzati. Dopo secoli di emarginazioni e sofferenze, gli omosessuali credenti non vogliono essere più considerati fedeli di serie “b”, tollerati, o quasi ignorati dalle istituzioni, costretti a pregare Dio in clandestinità. È il messaggio lanciato dal Coordinamento dei gruppi omosessuali al loro primo convegno nazionale iniziato ieri alla facoltà Valdese di Roma. I lavori si concluderanno oggi con una relazione del leader del coordinamento, il torinese Toni Gallo, che parlerà sul tema “Gli omosessuali cristiani, una sfida profetica?".

Partecipano all'incontro oltre un centinaio di delegati in rappresentanza dei dodici gruppi organizzati di omosessuali cristiani sorti a Udine, Torino, Milano, Napoli, Catanzaro, Cremona, Vicenza, Reggio Emilia, Verona e Roma. “Esistiamo da anni, ma è la prima volta che ci riuniamo in un convegno”, spiega Toni Gallo, “e in questo senso forse è giusto parlare di uscita dalle catacombe come i primi cristiani”. “Siamo qui - aggiunge - disponibili al dialogo e al confronto con la società civile e con le Chiese”. Il meeting ha avuto una forte connotazione ecumenica, in quanto nella austera sala della facoltà valdese romana hanno preso posto fedeli di quasi tutte le confessioni cristiane. Adelaide Rinaldi, pastore valdese di Foggia, nella preghiera introduttiva, nell'invocare “la benedizione di Dio sui lavori”, ha ricordato i secoli di “discriminazione subita”. Maria Bonafede, del gruppo “Nuova Proposta” di Roma, ha sottolineato, tra l'altro, come gli omosessuali all'interno della Chiesa debbano essere considerati a tutti gli effetti “fratelli e sorelle in Cristo” e come il convegno rappresenti “un punto di partenza” per arrivare a una piena legittimazione socio-ecclesiale. Le altre relazioni sono state tenute dalla pastora valdese Teodora Tosatti, che ha teorizzato la fedeltà a Cristo degli omosessuali attraverso una sua personalissima analisi biblica, e dal sacerdote cattolico (ma con posizioni fortemente critiche verso il Vaticano) Franco Barbero, animatore delle comunità di base del Pinerolo. L'americano John McNeill, ex gesuita, ha invece parlato della nuova teologia della liberazione omosessuale.

La Repubblica, 13 maggio 1995

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4. E' lecito impedire il concepimento per non avere figli o per non averne molti?

No, non è lecito impedire il concepimento né per la prima ragione e neppure per la seconda, e questo perché Dio ha comandato al primo uomo e alla prima donna: “Crescete e moltiplicate e riempite la terra” (Gen. 1:28), e la Parola di Dio dice che la donna “sarà salvata partorendo figliuoli, se persevererà nella fede, nell'amore e nella santificazione con modestia” (1 Tim. 2:15). Quello di fare figli dunque è un ordine divino che marito e moglie devono osservare. Sarà naturalmente poi Dio a decidere quanti figli dare alla coppia.

La Parola di Dio non scoraggia mai le coppie dall'avere figli o dall'averne tanti. Anzi la Parola di Dio parla bene sia dell'avere figli che dell'averne tanti infatti dice che il frutto del seno materno è un premio, e i figli sono un eredità che viene dall'Eterno; e che essi sono come delle frecce in mano di un prode per cui viene detto che coloro che ne hanno il turcasso pieno sono beati (cfr. Sal. 127:3-5). Beati, e non maledetti o sfortunati o stupidi o bestie senza ragione, dico questo perché oggi ci sono molti che nella loro ignoranza definiscono in questa maniera coloro che hanno tanti figli.

Si sappia che quando la propria moglie rimane incinta essa è stata visitata da Dio infatti è scritto di Sara che l'Eterno la visitò come aveva detto e lei concepì e partorì un figlio ad Abrahamo (cfr. Gen. 21:1-2). Quindi non importa se si tratta del primo figlio o del decimo che la propria moglie concepisce, il concepimento è un lieto evento da salutare con gioia perché PROCEDE da Dio.

Rallegriamoci dunque nel Signore quando vediamo le famiglie moltiplicare come le pecore di un gregge, e non diamoci a vani ragionamenti come fanno molte persone del mondo che non capiscono nulla perché il Seduttore di tutto il mondo ha accecato loro le menti.

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5. Mi potresti fare uno studio sugli scandali e sul come comportarsi con i fratelli che scandalizzano?

Lo scandalo è un comportamento o un discorso sbagliato che provoca un turbamento nell'animo altrui e che ha la capacità di indurre il prossimo a peccare.

Tra la gente del mondo di scandali ne avvengono spesso e tanti da parte delle persone più svariate (autorità civili come ministri, sindaci, ecc.; autorità religiose come cardinali, vescovi, preti ecc.); sono scandali di ogni genere e ogni volta che vengono annunciati dai mass media subito i più reagiscono con grande sdegno condannando l'atto scandaloso che può essere una frode, un abuso sessuale compiuto su dei bambini, una frase oltraggiosa, ecc. Gesù disse che è impossibile che non avvengano scandali in questo mondo quando affermò: “Poiché è ben necessario che avvengan degli scandali” (Matt. 18:7) ed anche: “E' impossibile che non avvengano scandali” (Luca 17:1), e di queste sue parole ne vediamo l'adempimento con i nostri occhi, ma egli ha anche detto: “Ma guai a colui per cui avvengono!” (Luca 17:1). Quindi scandalizzare il prossimo è grave agli occhi del Signore; a proposito di colui che avrà scandalizzato un piccolo fanciullo che crede in lui Gesù ha detto: “Ma chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, meglio per lui sarebbe che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse sommerso nel fondo del mare” (Matt. 18:6).

Di scandali però ne compiono anche taluni in seno alla fratellanza, ossia in mezzo alla Chiesa. C'è chi ruba, chi inganna, c'è chi si approfitta dei fratelli, c'è chi usa un parlare scurrile e volgare dinnanzi ai fratelli, chi alza le mani sui fratelli o sui figli dei fratelli, c'è chi si contamina con la moglie del suo fratello, chi si dà a vizi contro natura, chi è diventato avaro, chi si ubriaca, ecc. Qui sto parlando di credenti che prendono piacere nel fare il male, che non hanno nessuna intenzione di santificarsi, che si sono corrotti fino al punto che il proprio cuore è diventato duro e insensibile cosicché si fanno beffe di qualsiasi riprensione e ammonizione, e tra questi ci sono anche tanti pastori, cioè credenti che sono in una posizione particolare nella Chiesa, cioè nella posizione di coloro che sono chiamati a pascere il gregge del Signore i quali sono un punto di riferimento continuo per le pecore per cui essi devono dare loro il buon esempio sia con le loro parole che con i loro atti secondo che è scritto: “….Pascete il gregge di Dio che è fra voi …. e non come signoreggiando quelli che vi sono toccati in sorte, ma essendo gli esempi del gregge” (1 Piet. 5:2,3). La loro condotta deve dunque essere irreprensibile; un pastore dovrebbe essere in grado di dire: 'Io non do motivo di scandalo in cosa alcuna onde il ministerio non sia vituperato…..'; questo però molti pastori non lo possono dire perché la loro condotta caparbia e ribelle testimonia in maniera eloquente contro di loro.

Come comportarsi con coloro che fomentano scandali in seno alla Chiesa? Ce lo dice l'apostolo Paolo: “Or io v'esorto, fratelli, tenete d'occhio quelli che fomentano le dissensioni e gli scandali contro l'insegnamento che avete ricevuto, e ritiratevi da loro. Poiché quei tali non servono al nostro Signor Gesù Cristo, ma al proprio ventre; e con dolce e lusinghiero parlare seducono il cuore de' semplici. Quanto a voi, la vostra ubbidienza è giunta a conoscenza di tutti. Io dunque mi rallegro per voi, ma desidero che siate savî nel bene e semplici per quel che concerne il male” (Rom. 16:17-19). Vorrei fare notare a proposito di queste parole che quelli che prendono piacere nel fare scandali cioè nello scandalizzare sono gli stessi che contrastano la sana dottrina, e poi che di questi Paolo dice che essi non servono il Signore, quantunque nell'apparenza ad alcuni potrebbe sembrare che servono il Signore, ma il loro proprio stomaco e questo perchè sono cupidi di disonesto guadagno. Di essi Paolo dice che seducono con il loro parlare il cuore dei semplici, parlare che voglio che notiate è dolce e lusinghiero; non è un parlare duro, scorbutico, aspro e altro, ma dolce e lusinghiero. Quindi le loro parole sono melate, sono lusinghiere, ed hanno come scopo quello di ingannare e ci riescono nei confronti dei semplici, degli ingenui; sono parole finte, come dice bene l'apostolo Pietro: “Nella loro cupidigia vi sfrutteranno con parole finte” (2 Piet. 2:3).

Ora, Paolo dice ai Romani che da questi contenziosi ed operatori di scandali occorre ritirarsi, quindi separarsi; cosa che lui conferma ai Corinzi quando dice: "Ma quel che v’ho scritto è di non mischiarvi con alcuno che, chiamandosi fratello, sia un fornicatore, o un avaro, o un idolatra, o un oltraggiatore, o un ubriacone, o un rapace; con un tale non dovete neppur mangiare" (1 Cor. 5:11).

Ma perché? Innanzi tutto perché la Scrittura dice che le cattive compagnie corrompono i buoni costumi (cfr. 1 Cor. 15:33) e che “il compagno degli insensati diventa cattivo” (Prov. 13:20), per cui mettersi a camminare con costoro significherebbe corrompersi, guastarsi a danno dell'anima nostra. Nessuno si illuda, è impossibile per chi teme Dio camminare con gente che di timore di Dio non ne ha e restare integro nelle sue vie; prima o poi, se egli non decide di farla subito finita con costoro, anche lui sarà portato lungi dalle vie sante di Dio.

E poi perché la condotta di questa gente essendo insensata porta gli altri a biasimare la verità e la dottrina di Dio; dice Pietro che “a cagione loro la via della verità sarà diffamata” (2 Piet. 2:2), a fare dunque una brutta cosa, una cosa che è l'opposto di quanto noi dobbiamo invece far fare con la nostra condotta. Noi discepoli di Cristo infatti siamo chiamati a onorare la Parola di Dio, a far sì che la gente vedendo la nostra condotta santa e giusta sia portata a glorificare il nostro Dio (cfr. Matt. 5:16) e ad onorare la Parola di Dio; e non a disonorarla e a farla biasimare. E noi non possiamo metterci con gente che di onorare la Parola di Dio con le loro opere buone e con la rinuncia alle funeste concupiscenze mondane, non ne vuole sentire parlare, lo ripeto, non ne vuole sentire parlare. Per costoro vale il principio: 'Il fine giustifica i mezzi'; e vi posso dire che usano veramente qualsiasi mezzo per raggiungere il loro fine, che è quello di diventare ricchi e potenti. Ma viene il giorno in cui tutto il male compiuto dalle loro mani e dalla loro bocca ricadrà su di essi, e allora tutti vedranno che Dio è giusto e che non v'è ingiustizia in lui.

Perché gli operatori di scandali, con la loro condotta iniqua, sono un intoppo per coloro che si evangelizzano, cioè costoro impediscono alle persone del mondo di credere nel Vangelo. Se quindi noi ci mischiamo con dei credenti che scandalizzano a più non posso, quando evangelizzeremo le persone le troveremo sorde più che mai al nostro messaggio. Tante volte delle persone del mondo fanno notare che non vanno in un certo luogo di culto ad ascoltare la Parola di Dio perché è frequentato da credenti - conosciuti personalmente da loro - che rubano, che sono maneschi, maltrattano la propria moglie, sono adulteri, avari, ecc. 'Si dicono Cristiani e poi fanno questo e quest'altro!', sono le parole che sono del continuo sulla bocca di costoro. Parole che devo dire sono inconfutabili perché ho potuto constatare personalmente che non pochi evangelizzano e scandalizzano nello stesso tempo ponendo dei gravi ostacoli davanti alla via di queste persone. Ecco perché Paolo dice: “Non siate di intoppo né ai Giudei, né ai Greci, ….” (1 Cor. 10:32), perché lui sapeva che con una condotta scandalosa si poteva impedire a persone del mondo di avvicinarsi al Signore. Ma io dico: 'Come si può collaborare con costoro e vedere le anime avvicinarsi al Signore? Non saranno forse spinte a tenersi lontane da noi queste persone?' E poi, ho visto che se tu che ami e temi il Signore collabori con costoro andrà a finire sempre che tu ti darai tanto da fare per edificare ma vedrai ben presto la tua opera distrutta e resa inutile dalla condotta scandalosa di questi sedicenti fratelli che puntualmente scandalizzeranno queste anime che tu hai evangelizzato!! Costoro sono veramente un cancro nella Chiesa.

Termino dicendo questo: noi dobbiamo studiarci di non scandalizzare i fratelli come anche gli increduli, e questo perché dando il cattivo esempio saremmo loro di intoppo. Ai credenti li feriremmo e li indurremmo ad abbandonare la fede, agli increduli invece gli impediremmo di accettare la Parola di Dio. Studiamoci di avere il medesimo sentimento di Paolo che aveva un così intenso amore verso i fratelli che arrivò a dire: “Perciò, se un cibo scandalizza il mio fratello, io non mangerò mai più carne, per non scandalizzare il mio fratello” (1 Cor. 8:13). Considerate l'amore di questo servo del Signore verso i santi; era un amore che lo portava a rinunciare persino al mangiare carne per non essere di scandalo ai fratelli la cui coscienza era debole. Paolo non voleva che per la sua conoscenza il fratello debole, colui per il quale Cristo era morto, perisse; ed era pronto a rinunciare anche alla carne pur di non allontanare il fratello dalla fede. Ma Paolo nutriva amore anche per le persone del mondo a cui annunciava la parola della croce, amore che lo portò a fare tante rinunzie per non scandalizzarle (o essergli di intoppo) e così guadagnarle a Cristo.

In verità Paolo è un esempio da seguire per tutti noi. Quando si legge la sua vita e si legge quello che ha scritto non si può non notare che lui era animato dal forte desiderio di onorare a qualsiasi costo sia la Parola di Dio che lui annunciava e sia il ministerio da lui ricevuto dal Signore. E questo forte desiderio, che per lui costituiva uno dei suoi principali propositi, lo portò a vivere una vita temperata, giusta e pia. Ed ancora oggi coloro che hanno lo stesso desiderio di Paolo seguono le sue orme. Chi invece non ha il desiderio di onorare la Parola di Dio che lo ha salvato dal peccato, non si curerà affatto della sua condotta e fomenterà scandali a non finire, procurando del male non solo a se stesso ma anche a tanti altri.

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6. Cosa intendete per 'amore del mondo' nell'articolo 'Dema, un cattivo esempio da non seguire'?

Per amore per il mondo intendiamo l'amore per i piaceri della vita, per le concupiscenze carnali, per i divertimenti, per le ricchezze, per le cose alte, e altre simili cose, insomma per tutto ciò che è nel mondo e che non è da Dio. Giovanni dice infatti che tutto quello che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita non è dal Padre, ma è dal mondo (cfr. 1 Giov. 2:16). Entrando nello specifico, alcune cose che fanno parte delle cose del mondo e da cui noi Cristiani dobbiamo astenerci sono la moda sfarzosa e provocante sia per l'uomo che la donna (in particolare per la donna menziono le minigonne, i pantaloni, le camicie trasparenti e scollate e attillate, i gioielli, il trucco); l'andare al mare a mettersi mezzi nudi, guardare la televisione, amare il danaro, andare in discoteca, nei locali notturni, andare nei parchi di divertimento (come il Gardaland), andare a vedere la partita di calcio, ascoltare musica mondana o mettersi a suonare musica mondana.

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7. Fumare è peccato?

Sì è peccato perchè il fumo contamina e distrugge il corpo che è il tempio dello Spirito Santo e non ci appartiene (cfr. 1 Cor. 6:19-20). Dunque anche se nella Scrittura non è espressamente detto di non fumare, noi discepoli di Cristo dobbiamo astenerci dal fumo per i suddetti motivi.

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8. Perchè mai non posso andare al mare? Che male c'è?

Perchè andando al mare vai ad esporre il tuo corpo - che è il tempio di Dio - agli sguardi altrui, e vai ad esporti alla tentazione perchè in spiaggia al mare vai a vedere donne seminude e anche nude e il guardarle ti porta a contaminarti e a cadere nel peccato. Stando dunque così le cose il male c'è nell'andare in spiaggia al mare.

Alcuni passi biblici che implicitamente condannano l'andare a mettersi in costume al mare sono i seguenti: "E non sapete voi che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi, il quale avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Poiché foste comprati a prezzo; glorificate dunque Dio nel vostro corpo" (1 Cor. 6:19-20): "Perché questa è la volontà di Dio: che vi santifichiate, che v’asteniate dalla fornicazione, che ciascun di voi sappia possedere il proprio corpo in santità ed onore, non dandosi a passioni di concupiscenza come fanno i pagani i quali non conoscono Iddio; e che nessuno soverchi il fratello né lo sfrutti negli affari; perché il Signore è un vendicatore in tutte queste cose, siccome anche v’abbiamo innanzi detto e protestato. Poiché Iddio ci ha chiamati non a impurità, ma a santificazione. Chi dunque sprezza questi precetti, non sprezza un uomo, ma quell’Iddio, il quale anche vi comunica il dono del suo Santo Spirito" (1 Tess. 4:3-8).

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9. Di recente ho ricevuto un giornale elettronico di una associazione di consumatori che commenta "questo o quello" che viene alla ribalta delle cronache quotidiane avviando talvolta delle petizioni mirate per certi argomenti di pubblico interesse. Il più recente riguarda ad esempio la clonazione. Ti riporto di seguito la citazione letterale della petizione riguardo tale argomento che l'associazione in questione (ADUC ndr) ha messo in rete: PER LA CLONAZIONE UMANA TERAPEUTICA. La petizione chiede che sia consentito l'impiego degli embrioni già prodotti ai fini della ricerca per la produzione di cellule staminali, che permetterà di curare malattie come la leucemia, l'infarto, i morbi di Alzheimer e Parkinson, il diabete, la sclerosi, l'osteoporosi, l'osteoartrite e i traumi di ossa e tendini. Sicuramente stai già preparando uno studio sull'argomento, ma desidero sollecitare una tua spiegazione alla Luce della Bibbia riguardo alla tematica rincorsa dalla petizione messa in campo da questa associazione. In particolare desidererei una spiegazione su cosa realmente sia ‘ ..l'impiego degli embrioni già prodotti ai fini della ricerca per la produzione di cellule staminali..’ , che a prima vista mi fa pensare a qualcosa di orribile e mi chiedo: ‘Si può sacrificare una vita in nome della ricerca?’

Rispondo a questa tua domanda facendo innanzi tutto una premessa per spiegare in che cosa consista questa clonazione. Come probabilmente tu sai, il governo britannico e quello americano non molti giorni fa hanno dato il via libera alla ricerca e alla sperimentazione sulle cellule staminali dell'embrione. Ma che cosa sono queste cellule staminali? Sono cellule che si formano quattro giorni dopo il concepimento. Sono le cellule alla radice di tutti i tessuti e gli organi del corpo: a un certo punto vengono spinte a diventare muscoli, sangue, ossa, nervi, pelle o altri tessuti e organi (ovviamente per noi che abbiamo conosciuto la verità è Dio che forma queste cellule e poi forma da esse tutte queste parti dell'essere umano). Gli scienziati ritengono che la crescita delle cellule staminali possa essere guidata in laboratorio. Essi sperano che ad un certo punto si riesca a coltivare nuova pelle per aiutare le vittime di gravi ustioni, sostituire le cellule nervose danneggiate dal Parkinson o riparare i collegamenti nervosi per rendere la sensibilità o il movimento alle persone paralizzate. Alcuni sostengono che possa essere possibile coltivare organi da trapiantare geneticamente compatibili con i pazienti, in altre parole che le cellule staminali possano essere usate per creare nuovi organi per rimpiazzare, per esempio, cuori malati. Questa è la ricerca sulle cellule staminali dell'embrione, sta andando avanti però anche la ricerca sulle cellule staminali adulte; gli scienziati però sono maggiormente interessati allo studio di quelle in forma embrionale perché ritengono che abbiano un potenziale meno limitato di suddividersi. A questo punto è bene anche dire che gli embrioni su cui si vogliono fare queste ricerche sono gli embrioni congelati presenti nei centri di fecondazione assistita (per intenderci, quelli creati per la fertilizzazione in vitro), embrioni che in base a quanto ci viene detto vengono creati in questa maniera. Nella paziente la stimolazione ovarica generalmente permette di ottenere da dieci a quindici ovociti maturi. Di questi circa il 70 per cento viene fecondato e si ottengono così in media una decina di embrioni per ogni trattamento. Solitamente ne vengono impiantati tre e i restanti sette vengono congelati.

Ma come è possibile che questi scienziati che lavorano sull'embrione umano non si facciano scrupoli? Semplice, perchè non considerano l'embrione un essere umano; ecco quanto ha dichiarato Jan Wilmut, lo scienziato scozzese che tre anni fa ha clonato la pecora Dolly, parlando al recente Congresso internazionale sui trapianti tenutosi a Roma: "L'embrione - ha detto - è un potenziale uomo, ma non è ancora una persona; non c'è, infatti, la differenziazione del sistema nervoso che la contraddistingue. Ecco perché credo che si possano usare cellule embrionali per cercare cure per molte malattie. E il Regno Unito ha permesso questo uso a fini di ricerca".

In Italia sulla questione c'è chi è favorevole e chi è contrario. Naturalmente coloro che sono a favore di questa ricerca cercheranno di persuadere - e già lo stanno facendo - che è bene che la ricerca sia incoraggiata ad andare avanti anche in questo campo, affinché nel futuro si possano debellare certe malattie ecc.

Ma è giusto, alla luce della Parola di Dio, che si facciano ricerche e sperimentazioni sull'embrione umano? No, non è giusto, si tratta dell'ennesimo comportamento umano che si oppone alla legge di Dio e che ha l'assoluta disapprovazione di Dio per cui ha anche e deve avere la nostra più totale disapprovazione. Il motivo è perchè come ho detto poco fa, le cellule staminali presenti nell'embrione sono parti dell'essere umano che sono formate da Dio in vista della formazione delle varie parti del corpo, per cui sono opera di Dio e nessuno ha il diritto di manipolare l'opera delle sue mani nè per motivi di ricerca e neppure per altri motivi. Quando Davide, il re di Israele, diceva a Dio: "Poiché sei tu che hai formato le mie reni, che m’hai intessuto nel seno di mia madre. Io ti celebrerò, perché sono stato fatto in modo maraviglioso, stupendo. Maravigliose sono le tue opere, e l’anima mia lo sa molto bene. Le mie ossa non t’erano nascoste, quand’io fui formato in occulto e tessuto nelle parti più basse della terra. I tuoi occhi videro la massa informe del mio corpo; e nel tuo libro erano tutti scritti i giorni che m’eran destinati, quando nessun d’essi era sorto ancora" (Sal. 139:13-16), quantunque non avesse la conoscenza scientifica che hanno oggi gli scienziati, riconosceva che sin dal concepimento era stato Dio a operare nel seno di sua madre, che era stato Dio sin dal momento in cui suo padre aveva immesso il suo seme in sua madre a formarlo con le sue mani. Quella sua espressione "tessuto nelle parti più basse della terra" lo spiega in maniera mirabile. Quindi quelle cellule devono essere lasciate al loro posto, nell'embrione, lì le ha messe Dio e lì devono rimanere. Gli scienziati - e come loro, purtroppo anche taluni che si dicono Cristiani - difendono la loro decisione dicendo che l'embrione umano non è ancora un essere umano ma lo è solo potenzialmente un essere umano. Certo, non si può affermare che un embrione sia una persona adulta con la capacità di parlare, di sentire, di vedere, di camminare, ma questo non cambia niente perchè rimane il fatto che l'embrione umano è pur sempre una parte dell'essere umano in cui pulsa la vita e da cui si formerà il bambino che deve nascere. L'embrione umano rimane una creatura di Dio in via di formazione. L'embrione umano è opera di Dio e solo Lui ha il diritto di lavorarlo e farlo sviluppare come piace a Lui.

Estrarre dunque dall'embrione delle cellule per dirigerne lo sviluppo e mettersi a coltivare tessuti e organi da trapiantare è qualcosa che va contro Dio. In questa maniera si distrugge una creatura in via di formazione, si distrugge l'opera di Dio. Queste cellule staminali vanno lasciate sviluppare in maniera naturale, nel seno della donna che ha ricevuto il seme di suo marito. Dicendo questo naturalmente disapproviamo anche la produzione di embrioni per la fertilizzazione in vitro. Non possiamo infatti neppure ammettere che un embrione umano venga messo nel seno di un'altra donna perchè anche questo è contro natura e immorale.

Fratelli, colgo l'occasione per incoraggiarvi a riprovare questa ennesima opera infruttuosa delle tenebre che purtroppo molti giudicano un opera giusta, finendo così con il chiamare bene il male, e mutare le tenebre in luce, a danno loro e di quelli che rimarranno sedotti dai loro vani ragionamenti.

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10. Cosa è ‘Porgi l’altra guancia – oppure deve valere ‘Occhio per occhio, dente per dente?

In base all’insegnamento di Gesù Cristo coloro che sono suoi discepoli devono osservare il precetto di porgere l’altra guancia e non più quello dell’occhio per occhio e dente per dente. Ecco le parole di Cristo che si riferiscono a ciò: “Voi avete udito che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente. Ma io vi dico: Non contrastate al malvagio; anzi, se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l’altra; ed a chi vuol litigar teco e toglierti la tunica, lasciagli anche il mantello. E se uno ti vuol costringere a far seco un miglio, fanne con lui due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un imprestito, non voltar le spalle” (Matteo 5:38-42). Come potete vedere quel ‘ma io vi dico’ fa capire che quel precetto dell’antico testamento non va più osservato ora.

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11. Ho incontrato un fratello che mi ha detto che da quando ha fatto il battesimo (sono passati oramai degli anni) non ha mai peccato: che ne dici?

Credo che egli abbia peccato di presunzione perché è detto chiaramente da Giovanni che “se diciamo di non avere peccato, lo facciamo bugiardo e la sua parola non è in noi” (1 Giov. 1:10).

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12. E’ lecito a due fidanzati avere relazioni carnali?

No, non è lecito perché la relazione carnale in base a quello che insegna la Parola di Dio i due la possono avere solo una volta sposati. Quando Dio formò la donna e la menò all’uomo disse infatti: “Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua moglie, e saranno una stessa carne” (Gen. 2:24). L’unione, come si può vedere, deve avvenire con la propria moglie.

A conferma dell’illeicità del rapporto carnale tra due fidanzati c’è anche il fatto che quando Paolo parla del matrimonio in relazione alle donne non maritate parla di vergini (cfr. 1 Cor. 7:25,28,37); questo implicitamente sta ad indicare che perdere la propria verginità per una donna prima del matrimonio non è lecito, non è naturale, anche se fosse per opera del proprio fidanzato. E c’è anche la conferma della coscienza che nei fidanzati che hanno avuto una relazione carnale li accusa di avere fatto una cosa sbagliata.

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13. Ho letto la tua risposta sull’impedire il concepimento e ti volevo far riflettere su alcuni punti: 1) una cosa è ciò che la Bibbia consiglia, un’altra ciò che impedisce. Nel caso dei figli tutti i versetti che giustamente citi parlano di benedizione per chi ascolta la Parola di Dio e la mette in pratica. 2) Non credo che vanno messi dei pesi a chi non li può portare. Sono problemi che vanno vissuti con fede, ma come si possono chiedere a coloro che non hanno abbastanza fede da ricevere dei figli come benedizioni? 3) Tranne un verso, in cui però si condanna la trasgressione di una legge ebraica sul dare eredità a un fratello morto, non ci sono versi espliciti che sia peccato impedire il concepimento, e mi sembra un argomento molto importante e delicato. 4) Il fatto che è scritto il contrario non significa che è implicito, infatti la Scrittura dice di dire la verità ma esplicitamente condanna la bugia. Spero di averti dato dei punti di riflessione.

Io sono pienamente persuaso che il fatto che non ci sia scritto esplicitamente che non sia lecito impedire il concepimento o meglio che se uno impedisce il concepimento pecca, non può essere preso per dedurre che si può farlo. Che diremo allora a quelli che dicono che nella Bibbia non viene detto esplicitamente che non si può fumare? Converrai con me che in effetti nella Bibbia non c'è scritto che non si deve fumare. Tuttavia è scritto che il nostro corpo è il tempio di Dio e che questo tempio è santo, e che questo corpo non ci appartiene, per cui si deve dedurre che dato che il fumo danneggia il corpo è vietato fumare. Comunque ritengo che l'ordine di moltiplicare dato ai nostri predecessori è ancora valido per marito e moglie e che quindi impedire il concepimento significa trasgredire la legge di Dio. Una legge per altro che ci insegna pure la natura. Sei d'accordo che la natura ci insegna delle cose? Ti ricordi quello che dice Paolo a proposito dei capelli lunghi per la donna e per l'uomo? "La natura stessa non v'insegna ella che se l'uomo porta la chioma, ciò è per lui un disonore? Mentre se una donna porta la chioma, ciò è per lei un onore; perché la chioma le è data a guisa di velo" (1 Cor. 11:14-15). Nota bene che qui Paolo non dice che ce lo insegna la Scrittura che la chioma è un onore per la donna ma un disonore per l'uomo, MA LA NATURA. Certo, lui adesso questo lo ha scritto per cui noi diciamo che è scritto così. Ma prima che fosse scritto, a lui glielo insegnava la natura quella cosa, e bada bene che la natura ce la continua ad insegnare quella cosa. Perché non ti fai crescere i capelli lunghi come una donna? Perché la natura ti insegna che per te sarebbe un disonore farlo; vero? E così è la stessa cosa a riguardo dell'impedire il concepimento, la natura insegna che lasciare che le cose vadano come Dio vuole sia la cosa migliore, quella che vuole Dio. E che mettersi ad impedire di avere figli o di non averne tanti significa fare qualche cosa contro la natura. Sai quello che mi colpisce? che gli animali che hanno molto meno intelligenza di noi non impediscono il concepimento mentre gli uomini (non tutti naturalmente) fatti a somiglianza ed immagine di Dio e che hanno intelligenza IMPEDISCONO IL CONCEPIMENTO e spesso solo per motivi egoistici.

Ma poi, fratello, la stessa espressione 'impedire il concepimento' ha un significato negativo, perché si impedisce qualcosa CHE NON E' ASSOLUTAMENTE CATTIVA. Chi può dire infatti che generare e concepire figli sia una cosa cattiva?

E poi sai un cosa? Io ho imparato che certe cose cattive in effetti nella Bibbia non c'è scritto esplicitamente di non farle, eppure quando uno le fa la coscienza lo riprende subito; come mai? Noi sappiamo che la coscienza ce l'ha data Dio e che ci accusa solo quando noi facciamo il male. Come mai ci riprende allora in questi casi? Eppure non c'è scritto nella Bibbia di non fare quella determinata cosa o che quella cosa è peccato. Prendiamo l'esempio del fumo; se io mi mettessi a fumare di nascosto subito la mia coscienza mi riprenderebbe anche se so che Dio non dice nella Bibbia che è peccato fumare. Perché sentirei la coscienza gridare contro di me? Perché fumare è peccato, anche se non c'è scritto che lo è.

Ti devo dire che in ambito evangelico quasi ogni volta che si sente parlare di figli non si sente mai incoraggiare le coppie ad avere fede in Dio e avere quindi quanti figli vuole Dio; in una maniera o nell'altra si sente parlare a favore dell'impedire il concepimento. Io invece incoraggio i credenti ad avere fede in Dio; naturalmente sarà Dio poi a dare quanti figli vuole lui, io non stabilisco numeri, tempi e altro, mi limito a dire solo che Dio gradisce dare figli e che è bene non impedirglielo. Il mio discorso dunque è incoraggiante da questo punto di vista. Ho notato però che oggi in tante chiese si parla di fede per ricevere la vita eterna, per essere battezzati con lo Spirito Santo, per ricevere una guarigione, un miracolo, per ricevere una moglie, un marito, una casa, un lavoro, ecc. a secondo delle necessità - tutto a posto, niente da ridire -, ma raramente di fede per avere molti figli o comunque sopra la media generale (ripeto però che è sempre Dio a deciderne il numero). Come mai? Viviamo anche in una nazione che è tra le sette potenze industriali del mondo eppure gli Italiani - lo sanno in tutto il mondo - fanno pochi figli, al punto che le autorità sono seriamente preoccupate. Le autorità hanno anche in qualche maniera incoraggiato le coppie ad avere figli, ma ancora le cose vanno male. In Italia di avere tanti figli la maggior parte non ne vuole sentire parlare. E questo anche tra tanti credenti, purtroppo. I motivi? Sono svariati, comunque io credo che tra i principali c'è che molti vogliono fare una vita agiata, senza troppe rinunce, perché i figli costano, ecc. ecc. I soldi però ci sono, eccome se ci sono, basta vedere le case, le macchine, le vacanze, i vestiti, ecc. Ti pare giusto questo? Ma sui motivi addotti ci sarebbe da scrivere molto e molto di più. Veniamo ora al caso di Onan che impedì il concepimento per non dare figli al suo fratello; ma dimmi un pò, non ti pare logico che se a Dio dispiacque che questo uomo quando si accostava a sua moglie faceva in modo d'impedire il concepimento perché non voleva dare progenie al fratello (e per questo Dio lo fece morire) (cfr. Genesi 38:8-11), gli dispiacerà pure che un uomo quando si accosta a sua moglie fa di tutto per impedire il concepimento perché NON VUOLE DARE A SE STESSO UNA PROGENIE?

Ecco perché si deve proclamare che Dio si dispiace quando vede che un uomo non vuole dare figli alla propria moglie. Sul averne tanti poi, ti ripeto, non è la coppia a stabilirlo (se è per questo la coppia non stabilisce neppure se avere anche solo un figlio) ma certamente Dio: e siccome la Parola definisce beati quelli che ne hanno tanti e Dio vuole che noi siamo beati, è bene non privarsi di queste benedizioni, di questi premi. Il mondo è fatto di contraddizioni, ci sono coppie che non possono avere figli e li comprano a caro prezzo, mentre ci sono coppie che li possono avere che se ne privano; ci sono coppie povere che hanno tanti figli, e coppie con tanti soldi che non ne hanno o ne hanno pochissimi; e potrei proseguire. Ma Dio è giusto, fratello, e sa sempre come far capire che una cosa è peccato ANCHE SE NON C'E' SCRITTO NELLA BIBBIA CHE QUELLA COSA NON SI DEVE FARE, ti ripeto, sa sempre come farlo capire e a suo tempo lo fa capire.

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14. Senza nessuna offesa (molte cose del sito sono davvero interessanti e complete), ma non posso certo condividere il tuo disprezzo per tutto ciò che è musica, ballo, teatro …. Come potrebbe non piacere a Dio quello che si fa per lodarLo ed esaltarlo e diffonder la Sua parola?! L’importante è non andare contro i suoi insegnamenti, e una buona musica (cristiana) un pò più vivace del solito non può certo far del male! E il teatro può servire per avvicinare chi altrimenti non ascolterebbe, lo si fa per Lui! Perché il Signore non dovrebbe apprezzare?

Da quello che dici nella tua lettera io disprezzo 'tutto ciò che è musica, ballo, teatro,…', ma a prescindere il teatro (in questo caso infatti il mio rigetto è totale), non mi pare proprio di avere scritto di essere contro tutto ciò che è musica e danza. Vedi, sorella, riassumo brevemente quello che ho scritto sul sito, c'è musica e musica e c'è danza e danza. Certamente io non disprezzo quella musica che eleva il nostro spirito e ci mette in intima comunione con Dio o quella musica un po’ vivace che accompagna certi cantici di gioia e di esultanza. A me piacciono per esempio certi motivi musicali ebraici veloci perché ti portano a glorificare Dio con allegrezza e con battiti di mano, e se lo Spirito di Dio mi muove anche a saltare e danzare nel cospetto di Dio. Quindi c'è anche un danzare lecito per un figlio di Dio, un danzare come quello di Davide che non bisogna assolutamente disprezzare se non si vuole essere puniti come lo fu Mical per avere disprezzato in cuore suo Davide nel vederlo danzare a tutta forza alla gloria di Dio. Quando però la danza comincia ad essere organizzata dall'uomo e non più spontanea allora certamente non va più bene. Tutto deve essere fatto sotto la precisa guida di Dio per lo Spirito. Per ciò che riguarda la musica rigetto la musica rock e altri tipi di musica che vengono usati per trasmettere il messaggio della salvezza ai giovani perduti o per trasmettere altri messaggi cristiani ai giovani credenti. La musica rock è violenta e porta chi l'ascolta alla violenza; non solo, porta chi la suona a vestirsi in maniera indecente. Per esempio ci sono complessi 'rock cristiani' i cui uomini si mettono gli anelli agli orecchi e si fanno crescere i capelli come le donne. E guarda che anche loro dicono che quello che fanno lo fanno per guadagnare le persone a Cristo, e per attirarli all'ascolto della parola di Dio. Che faremo allora? Tu pensi che costoro in questa maniera diffondono la Parola di Dio? Che esempio danno? Un esempio da imitare? A me non pare proprio. Ma queste sono tutte cose che ho scritto sul sito. Che dire poi dei fumogeni (li chiamo così perché adesso non trovo il termine giusto) che questi cantanti 'rock cristiani' fanno uscire durante i loro complessi? Che dire della loro musica che spacca le orecchie, e talvolta ci manca poco pure le pietre? E' questa una musica 'un po’ più vivace del solito'? Non so se conosci gli 100% Proof; bene, fanno una musica che io quando la sentii la prima volta all'inizio della mia conversione, e guarda che allora non la pensavo affatto così riguardo alla 'musica rock cristiana', rimasi persino io piuttosto perplesso a loro riguardo e non volli comprare nessun loro disco. Ecco il punto a cui volevo arrivare, sorella, chi ti scrive quando si è convertito nel 1983 era un patito della musica 'rock cristiana' e lo rimase per almeno due anni circa. Io 'andavo matto' per il complesso Jerusalem, per la Resurrection Band, e per altri cantanti 'rock cristiani'. I loro pezzi musicali me li sentivo tantissime volte al giorno; fino a che le orecchie non mi risuonavano. La pubblicizzavo, la proclamavo ai giovani credenti come me e anche a quelli più anziani. Cercai anche di 'convertire' alla musica rock mia nonna che era alcuni decenni nella fede, ma invano (grazie a Dio); a mio papà gli facevo capire che lui non capiva nulla nel rigettarla, a quei credenti che si mostravano perplessi li attaccavo cercando di persuaderli. Non solo, quando andai in Inghilterra nel 1984 ebbi l'occasione di andare ad un concerto 'rock cristiano', in cui si esibiva Sheila Walsh, che allora era agli inizi della sua carriera musicale, ma che già era molto famosa in Inghilterra. Io ero un fan di Sheila Walsh, le sue canzoni mi piacevano al di sopra di tutte. All'inizio però c'erano anche certe sue canzoni dolci che mi piacevano tanto, che mi edificavano. Ricordo il suo secondo (mi pare) album intitolato Drifting in particolare. Poi mi entusiasmò l'altro suo album in cui c'era la canzone ‘Don't turn your back to Jesus’. In quel concerto, mi ricordo, i giovani andarono in escandescenza quando lei cantò certe canzoni (mi ricordo che quando comparve sul palco, appena fu annunciata, iniziò subito a cantare Don't turn your back to Jesus che allora mi piaceva tantissimo). Io mi alzai persino in piedi in quel teatro di Londra e le feci un complimento in italiano ad alta voce davanti a tutti; tanto che lei per un momento rimase un po’ meravigliata non capendo nulla. La andai a sentire anche ad un evangelizzazione tenuta da Luis Palau ad uno stadio di Londra in quell'anno; e riuscii persino a salutarla personalmente perché la incrociai con lo sguardo mentre camminavo alla volta dello stadio; sai? allora queste cose per me erano molto importanti, avevo 20 anni circa. Ma Sheila Walsh purtroppo ha finito col corrompersi e quando alcuni anni dopo in un video la vidi vestita come una prostituta cantare di Gesù davanti ad una platea di giovani rimasi disgustato, oltre che a vedere che certi suoi pezzi musicali ora erano molto rockeggianti. Che ti dirò di altro sorella? Tu mi dirai, ma come mai poi hai cambiato radicalmente il tuo modo di vedere la musica 'rock cristiana'? Perché pregando e meditando a fondo le Scritture ho capito che quel tipo di musica non faceva per noi Cristiani. Questo però non vuol dire che Dio non si possa usare persino di uno di questi cantanti rock per portare alla salvezza delle anime. Dio converte il male in bene, ed è potente a fare ciò; non mi meraviglio! Ma da qui ad accettare questo mezzo come mezzo di evangelizzazione ce ne passa moltissimo; io lo rigetto come tale. Come ho scritto, il fine (quello di guadagnare le anime a Cristo) non giustifica i mezzi illeciti (tra cui appunto la musica rock ed altro). L'atleta deve lottare secondo le leggi per essere premiato (cfr. 2 Tim. 2:5); non secondo sue leggi stabilite da lui ma quelle stabilite da altri. E chi usa questi mezzi per attirare le anime non usa le leggi stabilite da Dio; rimane però il fatto che Dio si può usare anche di questi mezzi illeciti per salvare. Conosco una sorella che si è convertita niente di meno tramite una testimonianza di guarigione (mai avvenuta) di una sorella che poco tempo dopo è morta di quel male da cui aveva detto di essere stata guarita. Che faremo allora? Ci metteremo a raccontare falsi miracoli e false guarigioni per attirare le anime a Cristo e per convincerli che Egli è lo stesso, ieri oggi e in eterno? Così, non sia. Spero di averti esposto il mio pensiero in maniera tale da fartelo capire.

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15. Le decisioni dell’assemblea di Gerusalemme sulla fornicazione, sulle cose soffocate, sul sangue e sulle cose sacrificate agli idoli (cfr. Atti 15:19-29) sono ancora tutte vincolanti o qualcuna è decaduta?

Sono ancora tutte in vigore, nessuna esclusa. Vi dico quindi, fratelli, quello che scrissero gli apostoli e gli anziani ai fratelli di fra i Gentili che erano in Antiochia, in Siria e in Cilicia: “Farete bene a guardarvi” (Atti 15:29) da queste cose. Nessuno vi seduca con vani ragionamenti.

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16. Come ci si deve comportare nel caso le autorità ci ordinano di fare qualcosa che si oppone alla volontà di Dio in Cristo Gesù verso di noi?

In questo caso occorre disubbidire alle autorità per non disubbidire a Dio (o meglio per ubbidire a Dio). Gli apostoli, quando furono ripresi dal Sinedrio per avere riempita Gerusalemme con la loro dottrina nonostante il suo precedente divieto di insegnare nel nome di Gesù, risposero: “Bisogna ubbidire a Dio anziché agli uomini” (Atti 5:29).

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17. Che cosa è il peccato?

“Il peccato è la violazione della legge”, dice l’apostolo Giovanni (1 Giov. 3:4).

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18. Può un uomo – secondo l’insegnamento biblico - portare i capelli lunghi come una donna?

No, perché ciò costituisce un disonore per lui secondo che è scritto: “La natura stessa non v’insegna ella che se l’uomo porta la chioma, ciò è per lui un disonore?” (1 Cor. 11:14).

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19. Per quanto riguarda la musica. Ascoltare una canzone o cantare una canzone che parla di amore può essere sbagliato, premetto canzoni pulite che esaltano l'autenticità dell'amore tra due persone, magari canzoni vecchiotte di cantanti tipo Domenico Modugno, ecc?

Ascolta, io giudico sbagliato sia mettersi ad ascoltare che mettersi a cantare le canzoni di Domenico Modugno o di qualche altro cantante del mondo, anche se queste esaltano l'autenticità dell'amore tra due persone, come dici tu. La ragione? Perchè sono di persone del mondo, quindi di persone che sono nelle tenebre, sotto la potestà del diavolo. Tutto il mondo giace nel maligno, dice l'apostolo Giovanni (cfr. 1 Giov. 5:19), per cui anche le canzoni mondane rientrano tra le cose che giacciono nel maligno. E siccome che noi non dobbiamo amare il mondo e le cose che sono nel mondo (1 Giov. 2:15), non dobbiamo metterci ad amare neppure queste canzoni, non importa quanto innocue e vere possano sembrare. La Scrittura ci dice di non guardare all'apparenza; attenzione dunque alle parole così melodiche e penetranti di queste canzoni. Che poi, ricordati che il diavolo per fare breccia in noi talvolta comincia ad usarsi di piccole cose per poi fare entrare quelle grandi o comunque molte altre cose che non piacciono a Dio. Ti faccio un esempio. Ci sono credenti a cui piacciono molto le canzoni di Massimo Ranieri, e di Massimo Morandi, per citarti due cantanti 'un pò vecchiotti'; prima si limitavano ad ascoltare le loro canzoni, poi hanno cominciato a comprare i loro poster, le riviste musicali dove si parla di loro, poi ancora si sono messi ad andare ai loro concerti spendendo tanto tempo e denaro, e poi hanno cominciato a parlarne ai loro familiari, parenti ecc. per farli conoscere. Per finire, questi cantanti sono diventati degli idoli, per loro. Questo ci insegna - ancora una volta - che un pò di lievito fa lievitare tutta la pasta (1 Cor. 5:6); bada bene che non ce ne vuole tanto di lievito per fare lievitare la pasta, ma ne basta poco. Come ci vuole poca follia per guastare il pregio della sapienza e della gloria (Eccl. 10:1) , e come anche basta una sola mosca morta per fare puzzare l'olio del profumiere (ibid.). Quindi, fratello, io ti esorto a non prendere nessun piacere sia nell'ascoltare che nel cantare queste canzoni. Cantiamo e ascoltiamo invece quelle canzoni spirituali che esaltano l'amore di Dio verso noi, o l'amore nostro per Dio, perchè così facendo ci sentiremo edificati. E sì perchè questi cantici a cantarli edificano, mentre le canzoni di Modugno e di altri non edificano affatto, non conferiscono grazia, non vivificano ma producono morte. Il frutto delle concupiscenze del mondo (e tra di esse va messa la passione per le canzoni mondane) è la morte, non la vita, ricordatelo sempre questo.

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20. … vorrei porgerle una domanda: la masturbazione è peccato? Dal momento che sono un lettore della Bibbia ho visto che gli unici peccati carnali di cui la Bibbia parla sono: la fornicazione e l'adulterio. Però leggo in I Timoteo 2:22: "Fuggi le passioni giovanili...". Io vorrei sapere per passioni giovanili che cosa si intende veramente: desideri sessuali (masturbazione, fornicazione, ecc..) o altro, dal momento che ho a che fare con psicologi e pedagoghi che affermano che la masturbazione è un momento importante per la vita di un giovane perchè viene a conoscenza ed esplora la funzione di una componente del suo corpo che è il sesso. So che ci sono diverse opinioni a riguardo, ma possibilmente vorrei sapere cosa dice la Bibbia a proposito, tenendo però conto di quanto affermano questi dottori. In attesa della sua risposta le porgo i miei più cordiali saluti.

Sì, l'autoerotismo è peccato davanti a Dio perchè induce l'uomo o la donna a fare albergare nella sua mente, anche se magari solo per un tempo, dei pensieri malvagi che la Scrittura dice sono in abominio a Dio (cfr. Prov. 15:26); è manifesto infatti che l’autoerotismo è accompagnato da pensieri cattivi, da pensieri impuri, che spesso sono prodotti o incitati da cattive fotografie, da scene di film di un certo tipo, e da quant’altro possa eccitare i sensi dell’uomo.

I pensieri malvagi, però oltre che ad accompagnare l’autoerotismo, lo producono, cioè sono alla sua origine. Questo concetto si può esprimere biblicamente con le seguenti parole di Giacomo: “Ognuno è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo adesca. Poi la concupiscenza avendo concepito, partorisce il peccato; e il peccato, quand’è compiuto, produce la morte” (Giac. 1:14-15).

L’autoerotismo dunque, sia prima che durante, è caratterizzato da una cosa malvagia e cioè il pensare o bramare cose cattive; in una parola, dalla concupiscenza.

Lo so perfettamente che ci sono psicologi e pedagoghi che insegnano che l’autoerotismo è una cosa giusta e buona per le ragioni che tu sai e che hai detto, ma questo non è altro che la dimostrazione che gli uomini di questa generazione storta e perversa hanno mutato le tenebre in luce, e l’amaro in dolce. E bada bene che l’autoerotismo non è l’unica cosa sbagliata agli occhi di Dio che questa generazione ha riconosciuto come giusta e buona. Ci sono pure – per fare solo qualche esempio - la fornicazione, infatti oggi per un giovane è considerato giusto anche frequentare le meretrici per sfogare le sue passioni carnali; e l’adulterio infatti molti sessuologhi e ginecologi lo considerano un diversivo utile al matrimonio tanto da definirlo ‘una botta di vita’. E, come se ciò non bastasse, anche l’omosessualità che è considerata una scelta di vita da rispettare e per nulla da condannare come cosa contro natura. Se dunque sono tollerati e incoraggiati la fornicazione e l’adulterio, e l’omosessualità è ammessa, come si può pensare che i savi di questo mondo condannino l’autoerotismo?

Ma quali sono i passi biblici che si possono prendere per sostenere che l’autoerotismo è sbagliato agli occhi di Dio? In altre parole, quali sono i passi biblici che condannano l’autoerotismo? Qui di seguito ti citerò quelli che giudico i principali: “Fate dunque morire le vostre membra che son sulla terra: …., impurità, ….” (Col. 3:5); “Le opere della carne sono …impurità …” (Gal. 5:19). Come puoi dunque vedere, l’autoerotismo si può definire una impurità e che sia così è confermato dalla testimonianza della coscienza. Perché l’autoerotismo trasmette all’uomo o alla donna il senso della sporcizia, e anche di colpa? Proprio in virtù della testimonianza della coscienza che Dio ha posto in ciascuno di noi. Non c’è il minimo dubbio che sia per questo. Tieni dunque bene a mente anche la testimonianza della coscienza, perchè anche ad essa occorre fare riferimento per capire che una certa cosa è sbagliata. Come tu sai infatti la coscienza non ci riprende quando facciamo il bene o pensiamo o diciamo cose buone, ma quando facciamo il male o pensiamo o diciamo cose malvagie. Un esempio; se noi facciamo una elemosina segreta ad un povero, la coscienza ci dice che abbiamo fatto il bene e ci loderà; se invece rubiamo anche una noce sia ad un povero che a un ricco, allora la coscienza ci riprende e ci biasima. Un altro esempio adesso, se mangiamo in maniera temperata la coscienza non ci riprende, se invece con la stessa bocca ci mettiamo a fumare allora la coscienza ci comincia a dire che stiamo facendo qualcosa di male anche se in questo caso non è scritto nella Bibbia che noi non dobbiamo fumare. Come mai allora la coscienza ci riprende lo stesso? Perchè la Bibbia dice che il nostro corpo è il tempio dello Spirito Santo e che questo tempio è santo, per cui va conservato in santità ed onore; il fumo invece lo danneggia e lo contamina. Sull’autoerotismo si può dire una cosa simile: ‘Perché mai fa sentire in una certa misura colpevole l’uomo (o la donna), checché ne dicano i psicologi? Per la testimonianza appunto della sua coscienza. La sua coscienza non lo riprenderebbe se avesse avuto una relazione lecita con la propria moglie. Tutto ciò non fa altro che confermare in maniera evidente le parole di Giacomo da me citate prima, secondo cui quando il peccato è compiuto produce la morte, e difatti è solo dopo che uno compie un atto peccaminoso che si sente spiritualmente male, trafitto internamente, e ripreso dalla sua coscienza. Tutti frutti questi del peccato. Ecco dunque da cosa si capisce nella pratica che un certo atto è peccato anche se magari la Bibbia non dica esplicitamente che lo sia, dalla morte spirituale (un malessere interno molto forte accompagnato dal senso di colpa) che esso porta.

Anche il passo da te citato di Paolo a Timoteo, cioè: “Fuggi gli appetiti giovanili …” (2 Tim. 2:22), può essere preso per sostenere che l’autoerotismo è sbagliato e va quindi fuggito. Non c’è dubbio infatti che l’autoerotismo fa parte delle passioni o dei desideri giovanili. Come d’altronde fanno parte di questi appetiti tutti quei divertimenti a cui i giovani si sentono particolarmente attratti, e che non fanno altro che distrarlo dalle cose sante di Dio, dal procacciare la pietà, la giustizia, l’amore, e la pace. La lista è molto lunga, basta vedere i giovani di questa generazione a quali divertimenti e passioni si sentono attratti e alle quali si abbandonano anima e corpo per capire quanti numerosi siano questi appetiti, quanto siano numerose e variegate le passioni giovanili. C’è la passione per le ragazze che li porta a voler avere avventure sessuali con più ragazze possibili; la passione per la musica (rap, rock, ecc.) che li porta a comprare i dischi, i poster, e ad andare ai concerti dei loro idoli; c’è la passione per lo sport (e ti parla uno che prima di convertirsi era stato travolto da questa passione, io ero infatti un patito giocatore di basket oltre che un fanatico sostenitore di questo sport, che ti devo confessare mi ha tenuto lontano da Dio) che li porta ad attaccarsi ad uno o più sport in maniera morbosa; c’è la passione per il cinema, quella per il teatro, ecc. ecc.

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21. Potresti eventualmente farmi sapere qualcosa di più sulla coscienza. So che lo Spirito Santo la risveglia, ma il peccato che effetto ha su di essa? I famosi "scrupoli di coscienza" hanno significato biblico?

Che ogni essere umano abbia una coscienza la Scrittura lo attesta chiaramente in svariate maniere. Ora questa coscienza nell’uomo che vive lontano da Dio è contaminata dalle opere morte, cioè dai peccati che essi commettono e di cui sono schiavi. Paolo dice a Tito a proposito degli increduli che “tanto la mente che la coscienza loro sono contaminate” (Tito 1:15). Ed è evidente che questa contaminazione l’uomo l’avverte perché la coscienza quando è contaminata lo riprende. Quando gli scribi e i Farisei portarono dinnanzi a Gesù una donna colta in flagrante adulterio dicendogli che la legge di Mosè comandava di lapidare tali persone e chiedendogli il suo parere a riguardo, ed egli ebbe loro risposto: “Chi di voi è senza peccato, scagli il primo la pietra contro di lei” (Giov. 8:7), la Scrittura dice che essi “udito ciò, e ripresi dalla loro coscienza, si misero ad uscire ad uno ad uno, cominciando dai più vecchi fino agli ultimi” (Giov. 8:9). Perché si sentirono ripresi dalla loro coscienza? Evidentemente perché essi stessi che erano pronti a condannare una persona, erano anch’essi da condannare a motivo dei loro misfatti che gravavano sulla loro coscienza! Nonostante però la coscienza degli uomini sia contaminata dal peccato, essa continua a testimoniargli che devono fare certe cose giuste scritte nella legge. Infatti Paolo dice ai santi di Roma: “Infatti, quando i Gentili che non hanno legge, adempiono per natura le cose della legge, essi, che non hanno legge, son legge a se stessi; essi mostrano che quel che la legge comanda è scritto nei loro cuori per la testimonianza che rende loro la coscienza, e perché i loro pensieri si accusano od anche si scusano a vicenda” (Rom. 2:14-15).

La coscienza contaminata può essere purificata solo dal sangue di Cristo infatti lo scrittore agli Ebrei dice: “Perché, se il sangue di becchi e di tori e la cenere d’una giovenca sparsa su quelli che son contaminati santificano in modo da dar la purità della carne, quanto più il sangue di Cristo che mediante lo Spirito eterno ha offerto se stesso puro d’ogni colpa a Dio, purificherà la vostra coscienza dalle opere morte per servire all’Iddio vivente?” (Ebr. 9:13-14). Non c’è altro modo per l’uomo per ottenere la purificazione della sua coscienza. Gli stessi sacrifici espiatori prescritti dalla legge sono incapaci di purificare la coscienza dell’uomo dal peccato infatti sempre lo scrittore agli Ebrei dice a proposito del primo tabernacolo che “esso è una figura per il tempo attuale, conformemente alla quale s’offron doni e sacrificî che non possono, quanto alla coscienza, render perfetto colui che offre il culto, poiché si tratta solo di cibi, di bevande e di varie abluzioni, insomma, di regole carnali imposte fino al tempo della riforma” (Ebr. 9:9-10). E’ impossibile dunque che il sangue di becchi e di tori tolga i peccati dalla coscienza dell’uomo, ma quello che è impossibile a quel sangue è possibile al sangue prezioso di Cristo, l’Agnello di Dio ben preordinato prima della fondazione del mondo ad offrire se stesso per compiere questa purificazione.

Una volta ottenuta la purificazione della coscienza mediante il sangue di Cristo, il credente si deve studiare di mantenere una buona coscienza. Pietro infatti nella sua prima epistola ci dice di avere “una buona coscienza” (1 Piet. 3:15). Cosa questa confermata anche da Paolo quando dice a Timoteo: “Ma il fine di quest’incarico è l’amore procedente da un cuor puro, da una buona coscienza e da fede non finta” (1 Tim. 1:5), ed anche: “Io t’affido quest’incarico, o figliuol mio Timoteo, in armonia con le profezie che sono state innanzi fatte a tuo riguardo, affinché tu guerreggi in virtù d’esse la buona guerra, avendo fede e buona coscienza … “ (1 Tim. 1:18). Ovviamente questo lo si può fare solo quando ci si studia di vivere una vita santa e immacolata.

Quando con la grazia di Dio ci si conduce onestamente verso gli uomini la coscienza non ci riprende infatti Paolo dice ai Corinzi: “A me poi pochissimo importa d’esser giudicato da voi o da un tribunale umano; anzi, non mi giudico neppur da me stesso. Poiché non ho coscienza di colpa alcuna” (1 Cor. 4:3-4), ma ci rende una testimonianza favorevole di cui possiamo vantarci come si vantavano gli apostoli che dicevano: “Questo, infatti, è il nostro vanto: la testimonianza della nostra coscienza, che ci siam condotti nel mondo, e più che mai verso voi, con santità e sincerità di Dio, non con sapienza carnale, ma con la grazia di Dio” (2 Cor. 1:12). Quanto è importante avere questa testimonianza della coscienza! Quanto è bello e gratificante poter dire, come facevano gli apostoli: “ … siamo persuasi di avere una buona coscienza, desiderando di condurci onestamente in ogni cosa” (Ebr. 13:18), e: “Io rendo grazie a Dio, il quale servo con pura coscienza, come l’han servito i miei antenati … “ (2 Tim. 1:3). Che ognuno di noi dunque si eserciti del continuo ad avere una coscienza pura dinanzi a Dio e agli uomini, come faceva Paolo che ebbe a dire dinnanzi al governatore Felice: “ …. m’esercito ad aver del continuo una coscienza pura dinanzi a Dio e dinanzi agli uomini” (Atti 24:16).

Rinunciare ad avere una buona coscienza ha delle nefaste conseguenze sul credente perché lo fa naufragare quanto alla fede. Paolo lo dice a Timoteo quando dice: “Della quale [cioè della buona coscienza] alcuni avendo fatto getto, hanno naufragato quanto alla fede. Fra questi sono Imeneo ed Alessandro, i quali ho dati in man di Satana affinché imparino a non bestemmiare” (1 Tim. 1:19-20). Nessuno si illuda, una coscienza traviata è sinonimo di naufragio spirituale.

Alla luce di quanto dice la Bibbia dunque, il peccato ha l’effetto di contaminare la coscienza sia quella degli increduli che quella del credente, e i cosiddetti ‘scrupoli di coscienza’ non sono altro che quei timori che assalgono la nostra mente nel momento in cui siamo tentati a fare il male e non solo ma anche quando siamo tentati a fare qualcosa che anche se non è male in se stesso facendola contristeremmo il nostro fratello e gli saremmo d’intoppo. Per esempio mangiare carne di maiale dinnanzi ad un fratello che reputa questa carne impura per una sua convinzione personale, o bere vino dinnanzi ad un fratello che si astiene dal berlo sempre per una sua convinzione personale.

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22. Come deve comportarsi un credente, in caso di conflitto con un altro credente, sia nel caso che davanti a Dio abbia ragione, sia nel caso abbia torto, e nel caso che abbia in parte torto e in parte ragione? Cosa insegnano le Sacre Scritture, unica regola di condotta, in proposito? Da dove hanno origine i conflitti tra fratelli, cioè quali sono le cause, come si sviluppano e come si possono superare e risolvere fraternamente, pacificamente e felicemente?

Se un credente riceve un torto da parte di un fratello deve riprenderlo perché così ha insegnato di fare Gesù quando disse: “Badate a voi stessi! Se il tuo fratello pecca, riprendilo” (Luca 17:3) ed anche: “Se poi il tuo fratello ha peccato contro di te, và e riprendilo fra te e lui solo” (Matt. 18:15). Se il fratello che ha fatto il torto si pente allora chi lo ha subito lo deve perdonare secondo che è scritto: “E se si pente, perdonagli” (Luca 17:3). In questo caso il fratello sarà guadagnato (cfr. Matt. 18:15). Vorrei fare notare a questo punto che quello di perdonare il fratello è un ordine, e che nel caso chi riconosce il suo peccato chiede perdono e il perdono gli viene negato, il fratello che gli nega il perdono porterà la pena della sua disubbidienza, in altre parole passerebbe dalla ragione al torto e Dio non lo lascerà impunito. A tale riguardo Gesù raccontò una parabola che è la seguente: “Perciò il regno de’ cieli è simile ad un re che volle fare i conti co’ suoi servitori. E avendo cominciato a fare i conti, gli fu presentato uno, ch’era debitore di diecimila talenti. E non avendo egli di che pagare, il suo signore comandò che fosse venduto lui con la moglie e i figliuoli e tutto quant’avea, e che il debito fosse pagato. Onde il servitore, gettatosi a terra, gli si prostrò dinanzi, dicendo: Abbi pazienza con me, e ti pagherò tutto. E il signore di quel servitore, mosso a compassione, lo lasciò andare, e gli rimise il debito. Ma quel servitore, uscito, trovò uno de’ suoi conservi che gli dovea cento denari; e afferratolo, lo strangolava, dicendo: Paga quel che devi! Onde il conservo, gettatosi a terra, lo pregava dicendo: Abbi pazienza con me, e ti pagherò. Ma colui non volle; anzi andò e lo cacciò in prigione, finché avesse pagato il debito. Or i suoi conservi, veduto il fatto, ne furono grandemente contristati, e andarono a riferire al loro signore tutto l’accaduto. Allora il suo signore lo chiamò a sé e gli disse: Malvagio servitore, io t’ho rimesso tutto quel debito, perché tu me ne supplicasti; non dovevi anche tu aver pietà del tuo conservo, com’ebbi anch’io pietà di te? E il suo signore, adirato, lo diede in man degli aguzzini fino a tanto che avesse pagato tutto quel che gli doveva. Così vi farà anche il Padre mio celeste, se ognun di voi non perdona di cuore al proprio fratello” (Matt. 18:23-35). In un'altra occasione Gesù ha detto: “Ma se voi non perdonate agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà i vostri falli” (Matt. 6:15).

E se invece chi ha fatto il torto non riconosce il suo peccato e si ostina in cuore suo? In questo caso il credente che ha subìto il torto e che quindi ha ragione deve agire così: “Ma, se non t’ascolta, prendi teco ancora una o due persone, affinché ogni parola sia confermata per bocca di due o tre testimoni. E se rifiuta d’ascoltarli, dillo alla chiesa; e se rifiuta di ascoltare anche la chiesa, siati come il pagano e il pubblicano. Io vi dico in verità che tutte le cose che avrete legate sulla terra, saranno legate nel cielo; e tutte le cose che avrete sciolte sulla terra, saranno sciolte nel cielo” (Matt. 18:16-18). Come si può vedere prima di mettersi a considerare un fratello come un peccatore occorre che questi si rifiuti di ascoltare prima i due testimoni e poi l’intera chiesa.

Stando dunque così le cose quando un credente commette un peccato contro un altro fratello deve pentirsi e chiedergli perdono, in altre parole deve riconciliarsi con lui. Quando Gesù disse: “Se dunque tu stai per offrire la tua offerta sull’altare, e quivi ti ricordi che il tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia quivi la tua offerta dinanzi all’altare, e va’ prima a riconciliarti col tuo fratello; e poi vieni ad offrir la tua offerta” (Matt. 5:23-24) parlava proprio a chi si trova nel bisogno di riconciliarsi con il proprio fratello.

Veniamo adesso al caso in cui un credente abbia sia torto che ragione; per esempio un caso tipico può essere quello in cui un credente riceve una offesa o un torto e reagisce non soltanto adirandosi ma anche dicendo qualche male parola o facendo qualche cattivo gesto cosa che è proibita perché è scritto: “Adiratevi, e non peccate” (Ef. 4:25) il che significa che è lecito arrabbiarsi ma non è lecito peccare. In questo caso egli si troverebbe ad avere pure torto perché ha peccato e quindi deve umiliarsi e riconoscere di avere sbagliato pure lui verso il fratello.

Quali sono le cause che provocano le liti fra fratelli? Le cause possono essere l’ignoranza, l’orgoglio, la fretta e così via. Tuttavia possono essere risolte pacificamente, basta seguire la Parola di Dio.

Una raccomandazione infine; quando sorgono delle liti tra fratelli, il fratello che ha ragione non deve portare il fratello che ha torto dinnanzi a persone del mondo, un tale comportamento infatti è ingiusto ed è condannato da Dio. L’apostolo Paolo biasimò coloro che tra i santi di Corinto quando avevano delle liti con un fratello lo portavano dinnanzi ai peccatori con queste parole: “Ardisce alcun di voi, quando ha una lite con un altro, chiamarlo in giudizio dinanzi agli ingiusti anziché dinanzi ai santi? Non sapete voi che i santi giudicheranno il mondo? E se il mondo è giudicato da voi, siete voi indegni di giudicar delle cose minime? Non sapete voi che giudicheremo gli angeli? Quanto più possiamo giudicare delle cose di questa vita! Quando dunque avete da giudicar di cose di questa vita, costituitene giudici quelli che sono i meno stimati nella chiesa. Io dico questo per farvi vergogna. Così non v’è egli tra voi neppure un savio che sia capace di pronunziare un giudizio fra un fratello e l’altro? Ma il fratello processa il fratello, e lo fa dinanzi agl’infedeli. Certo è già in ogni modo un vostro difetto l’aver fra voi dei processi. Perché non patite piuttosto qualche torto? Perché non patite piuttosto qualche danno? Invece, siete voi che fate torto e danno; e ciò a dei fratelli. Non sapete voi che gli ingiusti non erederanno il regno di Dio? … “ (1 Cor. 6:1-9). In questo caso dunque ci si trova davanti a chi pur avendo ragione perché ha ricevuto un torto da un fratello, reagendo portandolo in giudizio davanti ai peccatori passa ad avere pure torto.

Termino dicendoti questo: ‘Badiamo a noi stessi!’.

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23. L’omosessualità è una malattia?

No, l’omosessualità non è una malattia come lo è il cancro, la polmonite, la febbre, o qualche malattia ereditaria, per cui chi è omosessuale ha bisogno di essere guarito, ma l’omosessualità è una perversa inclinazione, un peccato a cui si abbandonano uomini e donne, e da cui hanno bisogno di essere liberati e la sola maniera per essere liberati e pentirsi e credere in Gesù Cristo. L’omosessuale dunque nell’avere una relazione carnale con un altro uomo commette un peccato ossia una violazione della legge. La legge dice: “Non avrai con un uomo relazioni carnali come si hanno con una donna: è cosa abominevole” (Lev. 18:22), e Paolo dice: “Perciò Iddio li ha abbandonati a passioni infami: poiché le loro femmine hanno mutato l’uso naturale in quello che è contro natura; e similmente anche i maschi, lasciando l’uso naturale della donna, si sono infiammati nella loro libidine gli uni per gli altri, commettendo uomini con uomini cose turpi, e ricevendo in loro stessi la condegna mercede del proprio traviamento” (Rom. 1:26-27). Le cose sono chiare, chi ha un rapporto sessuale con una persona dello stesso sesso, commette un atto contro natura, è dato a passioni infami. Egli non può ereditare il Regno di Dio (cfr. 1 Cor. 6:10), a meno che si penta, smetta di darsi a queste sue infami passioni, e creda nel Signore Gesù Cristo.

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24. Essere tentati significa peccare?

No, essere tentati non significa peccare difatti Gesù fu tentato ma non peccò secondo che è scritto: “Perché non abbiamo un Sommo Sacerdote che non possa simpatizzare con noi nelle nostre infermità; ma ne abbiamo uno che in ogni cosa è stato tentato come noi, però senza peccare” (Ebr. 4:15).

Essere tentati significa essere spinti dal diavolo, il tentatore, a commettere il peccato (e il diavolo si usa della nostra concupiscenza per tentarci, ecco perché Giacomo dice che “ognuno è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo adesca” Giac. 1:14), ma noi possiamo resistergli e così non cadere nel peccato. Paolo dice infatti: “Niuna tentazione vi ha còlti, che non sia stata umana; or Iddio è fedele e non permetterà che siate tentati al di là delle vostre forze; ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscirne, onde la possiate sopportare” (1 Cor. 10:13). Certo è però che se noi rifiutiamo la via d’uscita che ci fornisce Dio nella sua fedeltà, allora anche se la tentazione è umana, cadremo di certo nel peccato.

Concludo ricordandoti le parole di Giacomo: “Nessuno, quand’è tentato, dica: Io son tentato da Dio; perché Dio non può esser tentato dal male, né Egli stesso tenta alcuno” (Giac. 1:13).

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25. E’ giusto, alla luce della Scrittura, correggere i propri figli percotendoli?

Sì, è giusto perché è scritto: “Castiga il tuo figliuolo, mentre c’è ancora speranza, ma non ti lasciar andare sino a farlo morire” (Prov. 19:18), ed anche: “Non risparmiare la correzione al fanciullo; se lo batti con la verga, non ne morrà; lo batterai con la verga, ma libererai l’anima sua dal soggiorno de’ morti” (Prov. 23:13-14). Ovviamente, superfluo dirlo, le percosse non vanno date per ogni disubbidienza, alcune volte infatti basterà solo una sgridata per farsi ubbidire. Servono le percosse? Sì, servono, io posso attestarlo personalmente. Infatti le cinghiate che mio papà mi diede da giovane per la caparbietà del mio cuore nel non volergli ubbidire, servirono a tenermi lontano da certe cattive compagnie, come anche servirono a non farmi cadere in certi peccati. Adesso come adesso quindi, ringrazio Dio per avere ricevuto quelle battiture quando mio papà si trovò costretto a darmele per farmi capire che certe cose non si devono fare. Le sgridate solamente non avrebbero raggiunto lo scopo, erano proprio necessarie le cinghiate.

Colgo poi l’occasione per dire che un padre ha il diritto (e dovere) di usare la verga verso i suoi figli, ma non ha questo diritto verso i figli degli altri.

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26. Qual è il peccato imperdonabile?

Il peccato imperdonabile è la bestemmia contro lo Spirito Santo infatti Gesù Cristo ha detto: “Perciò io vi dico: Ogni peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini; ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. Ed a chiunque parli contro il Figliuol dell’uomo, sarà perdonato; ma a chiunque parli contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato né in questo mondo né in quello avvenire” (Matt. 12:31-32). Queste stesse parole sono riferite da Marco in questa maniera: “In verità io vi dico: Ai figliuoli degli uomini saranno rimessi tutti i peccati e qualunque bestemmia avranno proferita; ma chiunque avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non ha remissione in eterno, ma è reo d’un peccato eterno” (Mar. 3:28-29). La ragione che spinse Gesù a dire queste parole fu perché gli scribi e i Farisei dicevano che lui aveva uno spirito immondo, Satana stesso, per cui attribuivano il cacciare i demoni da parte di Cristo alla potenza di Satana e non a quella dello Spirito Santo (cfr. Mar. 3:22,30), cosa che non poteva e non può accadere perché come disse bene Gesù, Satana non può cacciare Satana. Quel ‘chiunque avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo è reo di un peccato eterno’ naturalmente vuol dire che anche un credente che parla o bestemmia contro lo Spirito Santo commette questo peccato imperdonabile.

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27. Vorrei soltanto farvi notare che alcune risposte mi sembrano un pò (troppo) ingenue, per esempio se è lecito impedire il concepimento per avere più figli... Nella risposta citate il passo in 1 Timoteo 2:5 che francamente mi sembra troppo! Sembra quasi che senza partorire la donna non può essere salvata. Siete proprio sicuri che quel versetto vuol dire questo? Cosa pensare allora delle bambine, delle donne nubili, delle sterili o ... degli uomini che non partoriscono?

Ora, in merito alle tue osservazioni e domande ti dico questo. Innanzi tutto quel verso non è da noi interpretato che la donna sarà salvata se partorirà figli, tanto è vero che sul sito in un altro luogo io spiego che non è questo il significato di questa espressione di Paolo. Ecco le mie parole: 'La donna sarà salvata partorendo figliuoli, se persevererà nella fede, nell’amore, e nella santificazione con modestia. Dopo aver detto che Adamo non fu sedotto, ma la donna, essendo stata sedotta, cadde in trasgressione, Paolo dice: “Nondimeno sarà salvata partorendo figliuoli, se persevererà nella fede, nell’amore e nella santificazione con modestia” (1 Tim. 2:15). Ma che significa che la donna sarà salvata partorendo figliuoli? Significa che ella sarà salvata dopo aver partorito dei figli. State attenti che queste parole non significano che una donna sterile che non può avere figli, quando morirà andrà all’inferno! E neppure che se una giovane moglie muore senza avere il tempo di partorire figli, andrà all’inferno! Se una donna credente per essere salvata deve per forza di cose avere figli, ciò significherebbe che tutte le donne sarebbero obbligate a sposarsi per avere figli, ma noi sappiamo che ci sono delle vergini che rimangono per tutta la loro vita in questa condizione, cioè non si maritano, perchè il padre loro ha determinato di serbarle vergini e di non darle a marito (come dice Paolo ai Corinzi). Che dobbiamo dire allora di queste donne? Che non saranno salvate perchè non hanno avuto figli? Così non sia. Innanzi tutto bisogna dire che Paolo non ha detto che la donna sarà salvata se partorirà figli, ma ‘partorendo figliuoli’, e poi che subito dopo spiega a quali condizioni ella sarà salvata, dicendo: “Se persevererà nella fede, nell’amore, e nella santificazione con modestia” (1 Tim. 2:15); questo ‘se’ all’inizio della frase spiega chiaramente che cosa deve fare qualsiasi donna credente, sia maritata che non maritata, per essere salvata: Ella deve perseverare nella fede, nell’amore, e nella santificazione compiuta nel timore di Dio. “La donna sarà salvata partorendo figliuoli” (1 Tim. 2:15), significa che Dio vuole che la donna maritata abbia figliuoli; lo stesso Paolo a Timoteo disse: “Io voglio dunque che le vedove giovani si maritino, abbiano figliuoli...” (1 Tim. 5:14), e questo conferma che colei che si sposa deve volere avere figli e partorirli. Dico che deve volere, perchè ci sono alcune donne che non vogliono avere figli. ....' (Dal mio scritto Una parola d’esortazione alle donne, che è sul sito nella sezione 'Insegnamenti ed esortazioni'). Se tu quindi, fratello, fossi andato a leggerti questa mia spiegazione non ci avresti attribuito questa falsa interpretazione di quelle parole di Paolo.

Ribadisco perciò, anche in questa mia risposta a te, che è chiaro che non può essere questo il significato di quelle parole di Paolo perchè altrimenti si dovrebbe dedurre che Paolo insegnava che le donne che non si sposano o quelle che si sposano ma che sono sterili, o magari che non possono partorire perchè il marito non può dare loro figli, andranno in perdizione. E questo non può essere, anche perchè lui dice che il padre che non dà la propria figlia a marito fa una cosa buona (cfr. 1 Cor. 7:38). E poi se leggi attentamente tutto il versetto ti accorgerai a quali condizioni sarà salvata la donna, sposata o nubile che sia, 'sarà salvata ..... se persevererà nella fede, nell'amore e nella santificazione con modestia' (1 Tim. 2:15). E' chiaro dunque che una donna sposata che non può avere figli o una che non è sposata non andrà all'inferno se persevererà nella fede, nell'amore e nella santificazione con modestia. A noi pare molto chiara la cosa. Rimane però vero che la donna sposata è giusto che abbia figli e che lei e suo marito non impediscano il concepimento.

Quindi anche il marito ha l’obbligo di procreare; ovviamente nel caso non è in grado di farlo, il discorso di prima vale anche per lui. Come anche il discorso di prima vale anche nel caso l’uomo rimanga celibe e non generi figli, perché è assurdo e antibiblico dire che un uomo che non genera figli perché è sterile o perché ha deciso di non sposarsi avendo ricevuto da Dio questo dono, andrà in perdizione. Anche lui sarà salvato se persevererà nella fede fino alla fine, a prescindere se sia sposato con figli o senza figli (perché è sterile), o celibe.

Spero che adesso tu abbia capito appieno la spiegazione che diamo a questo versetto biblico

Nota: il fratello ha poi risposto: ‘Cari fratelli, grazie per la vostra risposta. Purtroppo non ho il tempo materiale di leggere tutte le vostre pubblicazioni e-mail... sono contento che le mie prime impressioni erano sbagliate. Infatti ero convinto che non avreste avuto quelle idee, ma resto convinto comunque che quel versetto di Timoteo non voglia proprio dire che "una donna debba fare figli e tanti" …….. ‘

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28. Che cosa significa tentare Dio? in che maniera lo si può tentare?

Per rispondere a queste tue domande citerò una tentazione che subì Gesù da parte di Satana. Matteo dice: “Allora il diavolo lo menò seco nella santa città e lo pose sul pinnacolo del tempio, e gli disse: Se tu sei Figliuol di Dio, gettati giù; poiché sta scritto: Egli darà ordine ai suoi angeli intorno a te, ed essi ti porteranno sulle loro mani, che talora tu non urti col piede contro una pietra. Gesù gli disse: Egli è altresì scritto: Non tentare il Signore Iddio tuo” (Matt. 4:5-7). Ora, come si può vedere, nel momento in cui il diavolo cercò di indurre Gesù a compiere un gesto eclatante quale quello di buttarsi giù dal pinnacolo del tempio di Gerusalemme citandogli finanche una promessa di Dio scritta nella Scrittura, promessa che assicura la protezione di Dio, Gesù rispose dicendo che è altresì scritto di non tentare Dio. Dunque, accondiscendere a quella proposta di Satana sarebbe equivalso – secondo Gesù – a tentare Dio, nonostante ci fosse la promessa divina che Dio lo avrebbe protetto. Protezione che però non si sarebbe verificata in questo caso perché Gesù con quell’atto avrebbe tentato il Padre suo, facendo qualcosa che non rientrava nella volontà del Padre verso di lui. Gesù si rese immediatamente conto del pericolo che si nascondeva dietro quella proposta di Satana (dietro ogni sua proposta e offerta si cela sempre un pericolo), e si rifiutò di dargli retta. Tentare Dio da parte di Gesù dunque in quella circostanza avrebbe significato indurre Dio a non proteggere il suo Figliuolo, con tutte le nefaste conseguenze che ne sarebbero scaturite. Ma in che maniera oggi si può tentare Dio?

Una maniera è quella di mettersi a maneggiare pubblicamente per esibizionismo i serpenti velenosi proclamando che Gesù ha detto che nel suo nome coloro che credono in lui “prenderanno in mano dei serpenti” (Marc. 16:18), come fanno nella loro ignoranza alcuni Pentecostali in America. Che quello che fanno è tentare Dio è confermato dal fatto che da quando è sorta questa pratica in queste Chiese, ci sono stati diversi morti in seguito al morso di questi serpenti velenosi che si maneggiano in queste chiese. Con questo non voglio però dire che un credente non può in nessuna circostanza prendere in mano un serpente velenoso, perché ciò può realmente accadere in particolari circostanze, ma questo avverrà nel nome di Cristo Gesù, per cui egli non ne avrà alcun male. (Mosè, nonostante non visse sotto la grazia, prese in mano un serpente per ordine di Dio. Cfr. Es. 4:4-5).

Un'altra maniera – in cui si può tentare Dio – è mettersi a camminare in mezzo al fuoco per dimostrare la propria fede nella parola della Scrittura che dice (nella realtà però per esibizionismo come nel caso di prima): “Quando passerai per delle acque, io sarò teco; quando traverserai de’ fiumi, non ti sommergeranno; quando camminerai nel fuoco non ne sarai arso, e la fiamma non ti consumerà” (Is. 43:2). Anche qui però va detto che non si può escludere che possa accadere che un credente si metta a camminare in mezzo al fuoco senza tentare Dio, come nel caso di Shadrac, Meshac e Abed-Nego che si trovarono a camminare in mezzo al fuoco perché vi furono gettati dal re Nebucadnetzar per punizione perché non avevano voluto prostrarsi e adorare la statua che lui aveva eretto. In quel caso infatti il fuoco non ebbe alcun potere sulla loro persona perché Dio li liberò dal fuoco (cfr. Dan. 3:1-30).

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29. Un Cristiano deve soffrire? E’ normale che egli soffra?

Sì, un cristiano deve soffrire perché gli è stato dato, rispetto a Cristo, non soltanto di credere in lui ma anche di soffrire per lui (cfr. Fil. 1:29). Le sofferenze possono essere causate da persecuzioni, da ingiurie, da necessità, e da quant’altro si può patire in questa vita per amore di Cristo.

D’altronde è anche logico che se Gesù Cristo, Colui da cui deriva il termine Cristiano, dovette soffrire molte cose da parte del mondo prima di essere glorificato, la stessa cosa aspetti colui che ha creduto in lui e segue le sue orme. “Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi”, disse Cristo ai suoi discepoli (Giov. 15:20); ed ancora: “Ma prima di tutte queste cose, vi metteranno le mani addosso e vi perseguiteranno, dandovi in man delle sinagoghe e mettendovi in prigione, traendovi dinanzi a re e governatori, a cagion del mio nome. …. Or voi sarete traditi perfino da genitori, da fratelli, da parenti e da amici; faranno morire parecchi di voi; e sarete odiati da tutti a cagion del mio nome” (Luca 21:12,16-17). Gli apostoli Paolo e Barnaba dissero che “dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni” (Atti 14:22); quel ‘dobbiamo’, come si può vedere, indica molto bene il fatto che le tribolazioni sono una componente normale della vita del cristiano. Non solo normale ma anche utile perché noi possiamo essere resi pazienti da Dio proprio tramite le sofferenze. Dice infatti Paolo che “l’afflizione produce pazienza, la pazienza esperienza, e la esperienza speranza” (Rom. 5:3-4), e Giacomo gli fa eco dicendo: “Fratelli miei, considerate come argomento di completa allegrezza le prove svariate in cui venite a trovarvi, sapendo che la prova della vostra fede produce costanza. E la costanza compia appieno l’opera sua in voi, onde siate perfetti e completi, di nulla mancanti” (Giac. 1:2-4). Dunque, non meravigliarti per nulla delle svariate afflizioni che patirai per amore di Cristo; noi siamo destinati a questo, cioè a soffrire (cfr. 1 Tess. 3:3); e studiati di sopportarle come un buon soldato di Cristo, ricordandoti che “se abbiamo costanza nella prova, con Lui altresì regneremo” (2 Tim. 2:12) e che “le sofferenze del tempo presente non siano punto da paragonare con la gloria che ha da essere manifestata a nostro riguardo” (Rom. 8:18).

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30. Perché questo mondo è così pieno di malvagità? Perché gli uomini sono disonesti, omicidi, ingiusti, spietati, ipocriti, ecc. ecc.?

A motivo del peccato che è entrato nel mondo tramite il primo uomo, cioè Adamo, e che regna nella loro vita, in altre parole perché essi sono schiavi del peccato. Gli uomini quindi non possono fare a meno di peccare perché sono suoi servi. Ma c’è qualcosa d’altro da dire a tale proposito, e cioè che dato che il peccato è qualcosa che il diavolo vuole che sia compiuto perché questo essere malvagio prende piacere in tutto ciò che dispiace a Dio, è il diavolo che spinge gli uomini a peccare a più non posso. Essi in altre parole sono nelle sue mani e lui ne dispone facendoli peccare del continuo con la loro mente e le loro opere. Quando Paolo definisce il diavolo “quello spirito che opera al presente negli uomini ribelli” (Ef. 2:2) non vuole dire altro che il diavolo opera negli uomini spingendoli a fare ogni sorta di malvagità. Per cui noi possiamo dire – in base all’insegnamento biblico – che gli uomini sono quello che sono, cioè malvagi, ingiusti, omicidi, ecc., perché sono sotto la potestà del diavolo, del principe della potestà dell’aria. Per usare dunque una espressione biblica essi sono dal diavolo perché il diavolo pecca dal principio (cfr. 1 Giov. 3:8).

Noi Figliuoli di Dio invece, essendo stati riscattati dalla potestà di Satana e posti sotto la potestà di Dio, non siamo più schiavi del peccato, cioè il peccato non ci signoreggia più (cfr. Rom. 6:14). Siamo dunque liberi rispetto al peccato, e questo grazie alla morte di Cristo Gesù che sulla croce ha annullato il peccato (cfr. Ebr. 9:26). Il suo morire fu dunque un morire al peccato (cfr. Rom. 6:10), per cui noi che siamo morti con lui al peccato, cioè che siamo stati crocifissi con lui, non serviamo più al peccato (cfr. Rom. 6:6). L’apostolo Giovanni dice che noi che siamo nati da Dio non siamo schiavi del peccato perché il seme di Dio dimora in noi e non possiamo peccare perché siamo nati da Dio (cfr. 1 Giov. 3:9). E qual è questo seme se non la sua Parola vivente e permanente tramite la quale Lui ci ha rigenerati? La differenza dunque tra i peccatori e noi che siamo nati da Dio, è che loro sono schiavi del peccato essendo sotto la potestà del diavolo, mentre noi siamo stati affrancati dal peccato mediante la fede in Cristo Gesù. Perché non ci sentiamo più spinti a peccare continuamente come quando eravamo nelle tenebre? Perchè non prendiamo più piacere a fare il male come prima di conoscere Dio? Semplice, perché siamo stati affrancati dal peccato.

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31. Fratello pace del Signore..... Potresti per piacere aggiornarmi sul significato del verso che Gesù ha pronunciato: "Guai a chi scandalizza uno di questi miei piccoli" se non ricordo male il verso....... ?

Fratello, le parole esatte che Gesù Cristo proferì a tale riguardo sono le seguenti: "Ma chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, meglio per lui sarebbe che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse sommerso nel fondo del mare. Guai al mondo per gli scandali! Poiché, ben è necessario che avvengan degli scandali; ma guai all’uomo per cui lo scandalo avviene! Ora, se la tua mano od il tuo piede t’è occasion di peccato, mozzali e gettali via da te; meglio è per te l’entrar nella vita monco o zoppo che l’aver due mani o due piedi ed esser gettato nel fuoco eterno. E se l’occhio tuo t’è occasion di peccato, cavalo e gettalo via da te; meglio è per te l’entrar nella vita con un occhio solo, che l’aver due occhi ed esser gettato nella geenna del fuoco. Guardatevi dal disprezzare alcuno di questi piccoli; perché io vi dico che gli angeli loro, ne’ cieli, vedono del continuo la faccia del Padre mio che è ne’ cieli" (Matteo 18:6-10). Ed in base a queste parole, coloro che scandalizzano o disprezzano i piccoli fanciulli che credono in Gesù Cristo, sono maledetti. Ma in che maniera si possono scandalizzare o disprezzare questi piccoli fanciulli? Una delle maniere è quella di violentarli sessualmente, come fanno i pedofili, gente malvagia e riprovata, che arrivano ad abusare sessualmente di piccoli fanciulli che credono in Gesù. Un’altra maniera è quella di insegnare a questi piccoli fanciulli a compiere il male, come rubare, ammazzare, bestemmiare, ubriacarsi, o avere atti sessuali con altri bambini, ecc. E questo lo si fa anche dando loro il cattivo esempio. In questa maniera, i piccoli fanciulli sono scandalizzati, e sono trascinati all’incredulità e alla malvagità. E questo è grave agli occhi di Dio. Non importa se chi scandalizza uno di questi piccoli fanciulli è un credente o un non credente, un parente o un amico, chi si comporta in questa maniera verso questi piccoli fanciulli, riceverà da Dio la giusta punizione, la condanna eterna.

Voglio anche dire però che se un padre riprende o castiga il proprio bambino per dei suoi misfatti, per delle sue disubbidienze; egli non scandalizza il fanciullo; e questo perchè la Scrittura ordina di correggere e percuotere i propri figli quando fanno il male. Per esempio è scritto: "Correggi il tuo figliuolo; egli ti darà conforto, e procurerà delizie all’anima tua" (Prov. 29:17), ed anche: "Non risparmiare la correzione al fanciullo; se lo batti con la verga, non ne morrà; lo batterai con la verga, ma libererai l’anima sua dal soggiorno de’ morti" (Prov. 23:13-14). Dico questo perchè oggi purtroppo alcuni nella loro ignoranza pensano che correggere o percuotere il proprio bambino quando lo merita, equivale a scandalizzarlo. Nessuno ti seduca con vani ragionamenti.

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32. Il fatto di aver chiamato la forza pubblica per una famiglia che mi disturbava per farli riprendere può essere motivo di scandalo?

Sì, credo che un tale comportamento possa essere anzi è motivo di scandalo e questo perchè come discepoli di Cristo noi siamo chiamati a sopportare con pazienza le ingiustizie che compiono nei nostri riguardi gli altri e non dobbiamo ricorrere alla polizia o ai carabinieri per azzittire o per mettere in carcere coloro che ci disturbano o ci attaccano. Gesù Cristo ci ha lasciato un esempio perchè lui che di torti, di oltraggi ne ricevette tanti, non ricorse mai alla forza pubblica di quel tempo per riprendere o punire coloro che gli rendevano male per bene. L’apostolo Pietro dice che Gesù Cristo "si rimetteva nelle mani di Colui che giudica giustamente" (1 Pietro 2:23).

Io ti invito quindi, la prossima volta che questa o un altra famiglia ti disturberà, di non chiamare la forza pubblica per farli riprendere; sopporta, prega per loro, aspetta che Dio ti faccia giustizia, sì perchè Egli "fa giustizia ad ognuno" (Prov. 29:26), questo dice la Scrittura, io l’ho sperimentato tante volte. E poi ti dico un’altra cosa, ricordati che è scritto: "Quando l’Eterno gradisce le vie d’un uomo, riconcilia con lui anche i nemici" (Prov. 16:7), perchè io ho visto personalmente che quando uno si comporta in maniera onesta e pia, Dio converte i suoi nemici in amici. Non dico che questo succeda sempre, però ti posso assicurare che in alcuni casi succede. Quindi spera nel Signore che coloro che ti disturbano diventino tuoi amici.

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33. Secondo te un Cristiano che suona in Chiesa può suonare nel mondo?

Un credente, a prescindere che suoni o non suoni nel locale di culto, è bene che si astenga dal mettersi a suonare le canzoni del mondo sia dentro che fuori dal locale di culto perchè la cosa costituisce una concupiscenza mondana da cui noi cristiani ci dobbiamo astenere (cfr. Tito 2:12).

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34. Non so se sia pertinente in quest’utile e preziosa rubrica; chi le scrive è un uomo praticante solo un pò, credente anche se non perfetto conoscitore e legato moltissimo alla propria famiglia con una moglie e un bambino di otto anni. Le scrivo per conoscere il parere di un religioso nei confronti di una donna anch’egli sposata con due bambini e che per sei lunghi anni si è dichiarata apertamente e con estrema convinzione innamorata di me dopo poco tempo che ci siamo conosciuti. Detto così potrebbe sembrare anche concepibile magari nelle more di un rapporto adultero e peccaminoso, ma quello che complica il concepimento se pur spregiudicato di questa storia è che questa donna già diversi anni prima di conoscermi aveva iniziato un cammino di vita con un movimento religioso cattolico. E che durante la nostra relazione lei continuava a seguire sempre con maggior coinvolgimento e sacrificio di tutta la famiglia tanto da giungere a delle mete spirituali molto alte: dal battesimo nel loro rito alla promessa solenne di castità ecc.. ma ogni volta che il conseguente senso di colpa e di peccato l’allontanava da me succedeva che il profondo amore e il conseguente dolore per la mia lontananza la faceva inevitabilmente tornare con la più profonda convinzione di aver trovato in me la sua vita. Io le debbo confessare che forse illuso da queste forti conflittualità, vissute con dolore e angoscia da parte sua, me ne sono innamorato non senza renderlo visibile a lei che consapevolmente apprezzava e contraccambiava in maniera se pur sofferta molto convincente. Ora la storia sembra essersi conclusa (forse) definitivamente con chiara convinzione da parte sua che continua a vivere la sua spiritualità lasciando me in preda allo smarrimento e al dolore per la perdita di qualcosa che credevo vero, sincero e indistruttibile. Prima di odiarla vorrei capire se veramente questa donna ha soltanto tradito per sei lunghi anni me, il marito, e soprattutto Dio che lei dichiarava di amare immensamente. La ringrazio anticipatamente confidando nella sua comprensione.

....., innanzi tutto premetto che non sono un uomo religioso della chiesa cattolica romana, ma un Ministro del Vangelo (Cristiano Evangelico). Poi voglio dirle che alla luce della Scrittura davanti a Dio il suo rapporto con quella donna sposata era un rapporto illecito e peccaminoso perchè è chiaramente detto dalla Scrittura di non commettere adulterio (Esodo 20:14). Lei mi chiede se la donna ha tradito lei, il marito, e soprattutto Dio. Guardi, di certo questa donna ha tradito per un certo tempo suo marito, come naturalmente lei ha tradito sua moglie. Posso anche dirle che questa donna ha tradito pure lei, ma d’altronde questa è la condotta della donna adultera, ella tradisce anche i suoi amanti. Questo tipo di donna è chiamata dalla Bibbia ‘donna corrotta’ (Proverbi 6:26). Non importa proprio nulla se essa è una donna religiosa, essa è corrotta. Questo tipo di donna ha anche "dimenticato il patto del suo Dio" (Proverbi 2:17). Spero comunque che questa donna un giorno possa ravvedersi dei suoi misfatti e nascere di nuovo. Io capisco la sua delusione, ma d’altronde la donna adultera illude e fa illudere coloro che cadono nelle sue grinfie, ella produce forti delusioni in coloro che riesce a sedurre con le sue lusinghe. Io spero vivamente che la decisione di questa donna di lasciarla sia definitiva e che quindi questa relazione illecita sia veramente terminata; e dico questo per il suo bene perchè per certo lei ne avrà del bene da questa rottura. Viva lietamente con la sposa della sua gioventù, e si goda il suo piccolo bambino, ma lasci perdere sia questa donna che qualsiasi altra donna. Tutto ciò però non deve assolutamente portarla a odiare quella donna, o a farle alcunché di male. La esorto veramente a non nutrire nessun odio verso questa donna.

Dalla sua lettera traspare che lei non è ancora nato di nuovo, per cui la invito a pentirsi dei suoi peccati e a credere in Gesù Cristo, cioè che lui è morto per i nostri peccati e risuscitato il terzo giorno. Quando lei farà questo si sentirà nascere di nuovo, e per lei comincerà una vita nuova, le cose vecchie saranno passate e diventeranno nuove. Lei avrà la certezza di essere perdonato dei suoi peccati (certezza che non può avere fino a che confesserà i suoi peccati ad un uomo quale il prete), e di avere la vita eterna per cui quando morirà andrà in cielo con il Signore. Ma sappia pure, che se rifiuta di ravvedersi e di credere nel Signore, quando morirà per lei si apriranno le porte dell’inferno.

Continui a visitare il nostro sito, troverà tra le altre cose anche tante testimonianze di cattolici romani convertitisi a Cristo.

Dio la benedica e le riveli il suo figliuolo Gesù Cristo.

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35. Caro fratello ti volevo porre una domanda. Come deve comportarsi un giovane di 15 anni con i suoi genitori se gli impediscono di frequentare una comunità o di avere contatti con amici credenti e può leggere la sua Bibbia solo di nascosto ai genitori?

In base a quello che insegna la Scrittura i figli devono essere sottomessi ai genitori, ma questa sottomissione deve essere nel Signore infatti è scritto: "Figliuoli, ubbidite nel Signore a’ vostri genitori, poiché ciò è giusto" (Efesini 6:1). Cosa significa questo? Che se un genitore ordina a suo figlio di fare qualcosa che si oppone alla volontà di Dio, questo non deve ubbidirgli in quella specifica cosa perchè l’ubbidienza non è nel Signore. Nel caso da te menzionatemi dunque, questo giovane di 15 anni farà bene a disubbidire ai suoi genitori, recandosi regolarmente al culto o incontrandosi con altri fratelli.

Vedi, fratello, la sottomissione ai genitori è un pò come la sottomissione alle autorità stabilite da Dio in una nazione; fino a che questa sottomissione non implica disubbidire a Dio allora alle autorità si deve ubbidire, ma nel caso la sottomissione implica disubbidire a Dio, allora alle autorità va disubbidito per piacere a Dio. Durante la persecuzione fascista, quando le autorità fasciste vietavano ai nostri fratelli qui in Italia di radunarsi per rendere il loro culto a Dio, i nostri fratelli continuarono a radunarsi di nascosto pur di non disubbidire a Dio (arrivarono persino a radunarsi nei campi, nelle cave, nelle grotte) non facendosi spaventare dalle minacce delle autorità fasciste. Certo, tanti fratelli furono presi e puniti per questa loro disubbidienza alle autorità, ma essi si considerarono felici di essere perseguitati per questo motivo sapendo che si trattava di una persecuzione a motivo di giustizia. Quindi, che questo giovane continui a radunarsi con i fratelli, non curante delle eventuali persecuzioni e punizioni da parte dei suoi genitori. Dio sarà con lui, e lo onorerà. Beato lui se dovrà patire persecuzioni e punizioni ingiuste da parte dei suoi genitori per motivo di giustizia. Amen.

Del resto, stai saldo nella fede e combatti per essa.

Dio ti benedica.

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36. E' peccato per le donne usare il rasoio nelle gambe? Io ho sentito tante volte dire di sì, e la spiegazione era questa: ‘Dobbiamo lasciare come Dio ha dato, se abbiamo i peli è perchè Dio vuole che noi li abbiamo e non dobbiamo toglierli’, ma io ho sempre pensato: ‘Dio ha dato a noi anche le unghie e perché allora noi tagliamo le unghie e non le lasciamo crescere come i peli delle gambe?

Sì, è sbagliato che le donne si depilino le gambe come anche sotto le ascelle, e questo perché questi peli sono parte del corpo umano che Dio le ha dato e non devono essere rimossi o fatti sparire. Per quale motivo poi esse compiono questa depilazione? Per non mostrarli, dato che oggi esse indossano particolarmente quando fa caldo certi capi di abbigliamento che mettono in mostra sia tutte o quasi le loro gambe e sia le loro ascelle. Per cui esse considerano sconveniente fare vedere questi peli in queste loro parti del corpo!! I peli sulle gambe e sotto le ascelle, secondo queste donne, si addicono agli uomini, ma non alle donne!!! E’ un fatto di estetica dunque, e per questo sono sorte le estetiste, per rimuovere dal corpo della donna questi peli così ingombranti e così brutti!! Se quindi le donne si vestissero in maniera decente e decorosa (sempre con gonne lunghe e camicie a maniche lunghe) non ci sarebbe proprio nessun bisogno di depilarli. Come non ci sarebbe il bisogno della depilazione se le donne non si andassero a mettere in costume, mezze nude, sulle spiagge dei mari, dei laghi, dei fiumi, e sulle sponde delle piscine. Ma, ahimè, la donna oggi, si è emancipata, e si considera del tutto libera di mostrare il suo corpo a più non posso, soprattutto quando fa caldo, e per fare questo naturalmente deve rimuovere i suoi peli ‘superflui’ che superflui però non sono. Così si può sentire finalmente attraente, sicura, seducente!! Che inganno che Satana è riuscito a perpetrare per l’ennesima volta nei confronti della donna!

Per ciò che poi concerne il paragone che tu fai tra il tagliare i peli e il tagliare le unghie, esso non è un paragone per nulla appropriato e questo perché nel caso della depilazione non si tratta di accorciare i peli, ma di toglierli del tutto con la loro radice in certi casi, mentre nel caso delle unghie non vengono fatte sparire o estirpate del tutto dalle mani e dai piedi perché le unghie continuano ad esistere, a svolgere la loro funzione naturale assegnatagli da Dio e rimangono ben visibili. Le cose quindi sono completamente differenti e non possono essere messe sullo stesso livello. E poi, ribadisco i peli che sia gli uomini che le donne hanno sul loro corpo sono utili perché li ha posti là Dio e Dio non fa nulla di inutile perchè "ha fatto ogni cosa per uno scopo" (Proverbi 16:4). E poi, come dice Paolo: "Le membra del corpo che paiono essere più deboli, sono invece necessarie" (1 Corinzi 12:22). Sono deboli i peli del corpo? Certo che sì, eppure come tu vedi sono delle parti del corpo necessarie. Possiamo anche non sapere quali siano le loro specifiche funzioni, ma certamente ce le hanno, e se vengono a mancare il corpo dell’essere umano ne risentirà in peggio e non in meglio. Naturalmente, essendo contrario alla depilazione femminile sono anche contrario alla depilazione maschile, sì perché ci sono anche gli uomini che si fanno depilare certe parti del corpo pensando che certi peli vanno rimossi perché imbarazzanti e quant’altro.

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37. Avrei anche io una domanda da porti: riguardo ai credenti che non devono andare al mare, non ti sembra di esagerare?

No, non penso di esagerare a riguardo all'andare al mare definendolo un malcostume perché la Scrittura me lo fa capire e la mia coscienza me lo attesta per lo Spirito. Io peraltro so cosa significa andare al mare, in piscina, al lago, ecc., perchè a suo tempo, quando ancora non conoscevo Dio, ci andai pure io e ti posso assicurare che è un pantano fangoso tramite cui ci si contamina spiritualmente. Non capisco proprio come si possa tollerare un comportamento così sconveniente che trascina l'uomo all'impurità perchè gli fa vedere donne nude o mezze nude e in maniera inevitabile, e ripeto inevitabile, lo porta a pensare cose malvage, e in alcuni casi anche alla fornicazione e all'adulterio. Ricordati di Davide che dopo avere visto Bath-Sceba bagnarsi la mandò a chiamare e si giacque con lei mettendola incinta. Che cosa trascinò Davide all'adulterio? La concupiscenza degli occhi. Egli vide quella bellissima donna bagnarsi (la stessa cosa che si vede oggi sulle spiagge dei mari) e poi la desiderò così ardentemente da andarsi a giacere con lei. Quindi, non ingannarti, andare al mare è qualcosa di sbagliato perchè tramite la vista di donne seminude o nude ci si contamina.

Poi se qualcuno ritiene di avere il diritto di andare a pascere i suoi occhi delle nudità delle donne, e che il suo corpo pur essendo il tempio dello Spirito possa essere scoperto a suo piacimento e darlo in pasto agli sguardi delle donne; o se è sposato che egli abbia il diritto di fare spogliare sua moglie e di farla guardare mezza nuda dagli uomini, allora sappi che arriverà il giorno che Dio gli darà una lezione che non dimenticherà, naturalmente perchè lo ama e vuole il suo bene. Non pensare che Dio rimanga indifferente alla nostra caparbietà di cuore, perchè lui ci castiga quando lo meritiamo.

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38. Riguardo al fumo, sappiamo benissimo che in Ighilterra un mucchio di credenti fumano la pipa, senza per questo scandalizzare nessuno; è una questione di cultura locale ecc. Il versetto che tu menzioni e che tutti conosciamo bene I Cor. 3:17, quanti di noi riescono a metterlo in pratica? Del resto Gesù è venuto a darci la grazia proprio perché non siamo in grado di adempiere la legge. E del resto come tu stesso affermi poco più avanti, citando un altro versetto "tutti hanno peccato…". Vedi fratello, vivendo in questo mondo non possiamo e non dobbiamo chiuderci in una campana di vetro o andarcene sui monti come gli eremiti, anzi dobbiamo vivere in esso e lottare con l’aiuto del Signore affinché tenga lontano da noi ogni forma di tentazione e cercare di essere il più possibile sotto la sua protezione. Senza poi dimenticare ciò che l’apostolo Paolo dice di sè stesso: "…con la carne servo il peccato ecc.", "chi mi trarrà da questo corpo di morte?". Grazie Gesù! tu hai fatto tutto ciò che noi non siamo in grado di fare.

Riguardo al fumare, ribadisco che è peccato e che un credente deve astenersi dal fumare per non distruggere il suo corpo che è il tempio dello Spirito Santo. Il fatto poi che ci siano credenti che in alcuni posti fumano 'tranquillamente' senza che nessuno dica loro niente, cosa questa che so benissimo non deve autorizzare nessuno a dire che si tratta di una questione di cultura locale, perchè così non è. Il peccato è peccato in qualsiasi nazione e in qualsiasi cultura. Io sono stato in Inghilterra e ti posso assicurare che ci sono credenti là che dicono le medesime cose che dico io sul fumare. Li ho conosciuti e ci ho parlato. Io ci ho vissuto in Inghilterra e ti posso dire che anche là ci sono credenti che senza mezzi termini definiscono il fumare un vizio e un peccato e che rimangono scandalizzati nel vedere altri credenti fumare, dentro o fuori al locale di culto non importa. Se poi qualcuno ancora non riesce a smettere di fumare, occorre esortarlo ad abbandonare il fumo per il suo bene. Ma attenzione a non tollerare il fumo, come anche qualsiasi altro peccato o vizio. La santificazione non è qualcosa di facoltativo, ma di obbligatorio che dobbiamo procacciare e fare procacciare esortando ed essendo d'esempio.

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39. In una domenica del mese scorso stavo facendo insieme alla figlia del pastore e altre due persone la scuola domenicale e l'argomento era il matrimonio e di conseguenza la formazione di una nuova famiglia. La figlia del pastore ha detto che non è detto che la coppia debba avere tanti figli, perchè si devono prendere in considerazione tanti fattori. Al momento non mi venivano in mente versetti che potessero in qualche modo contrastare questa sua opinione (premetto che la mia idea a riguardo è che è Dio a decidere quanti figli una coppia cristiana dovrebbe avere e non l'uomo e la donna). Da questo suo discorso ho tratto due conclusioni: 1) che anche la coppia cristiana possa far uso di metodi anticoncezionali per non avere figli; 2) come è scritto nelle lettere di Paolo in 1 Corinzi 7:5, si può scegliere l'astinenza (ma ritengo che anche questo alla fine diventi un metodo per non avere figli e non sia usato per la preghiera). Credo di aver espresso i miei dubbi a riguardo.

Per il resto sono contento nel sentirti dire che deve essere Dio a decidere quanti figli dare alla coppia. Non avere dubbi alcuni a riguardo, la Scrittura è chiara a riguardo. Crescete e moltiplicate, disse Dio all’uomo e alla donna; e la donna sarà salvata partorendo figliuoli se persevererà nella fede, nell’amore e nella santificazione con modestia, dice Paolo a Timoteo. E poi sappi che i figli sono una benedizione per la coppia, la nascita di un figlio rappresenta sempre un grande e felice evento in una famiglia, e la donna nel mettere al mondo dei figli si sente profondamente soddisfatta. Quando consideri che l’uomo e la donna sono degli strumenti nelle mani di Dio per fare venire al mondo delle nuove creature che prima non esistevano, come si fa a cercare di impedire il concepimento? Non pensi che si tratti di una grande opportunità e di un meraviglioso privilegio che uomo e donna hanno ricevuto da Dio? Cose che purtroppo come tu sai non tutte le coppie hanno perché uno dei due o ambedue sono sterili. Il passo da te citato dalla lettera ai Corinzi, permette sì l’astinenza sessuale tra marito e moglie per un certo tempo, ma solo al fine di darsi alla preghiera e al digiuno, ma non per impedire che la propria moglie rimanga incinta!!! Taglia rettamente la parola della verità, e te ne troverai sempre bene.

La grazia del nostro Signore sia con te

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40. Ho scritto perché desideravo sapere cosa ne pensate alla luce delle Scritture della cremazione e soprattutto della donazione degli organi, visto che in questi giorni l'Italia è stata confrontata con quest'ultimo soggetto. Beh, per quanto riguarda l'eutanasia non c'è ombra di dubbio, viene esplicitamente condannata dalla Parola di Dio, ma per la donazione degli organi? Alla fine noi come credenti doniamo il sangue e non siamo d’accordo con i Tdg i quali per un’errata interpretazione di alcune Scritture dell'A.T., in particolar modo Levitico 17, non donano il sangue. E' uguale donare sangue e donare organi?

Fratello nel Signore, a riguardo della donazione degli organi la mia convinzione l’ho già espressa in un'altra risposta per cui ti invito ad andarti a leggere la risposta che ho già dato in merito ad essa. Vengo quindi alla cremazione e alla donazione del sangue.

Per ciò che concerne la cremazione (che consiste nel ridurre in cenere, mediante il fuoco e un grande calore, le spoglie mortali raccogliendole in un’apposita urna) sono contrario perché la Scrittura mi insegna che sia mentre Gesù era in terra che sia dopo ai giorni degli apostoli, i discepoli del Signore venivano seppelliti e non cremati e ridotti in polvere per mezzo del fuoco. Lazzaro fu seppellito in un sepolcro (cfr. Giov. 11:17); Giovanni Battista fu anch’egli seppellito (cfr. Mat. 14:12); Stefano fu seppellito (cfr. Atti 8:2). Ma potrei pure citare tanti esempi ancora più antichi, come per esempio quelli di Abrahamo, Isacco e Giacobbe, tutti e tre seppelliti (cfr. Gen. 25:9; 35:29; 50:12-13). E che dire poi dell’esempio di Mosè del cui seppellimento viene detto quanto segue: “E l’Eterno lo seppellì nella valle, nel paese di Moab, dirimpetto a Beth-Peor; e nessuno fino a questo giorno ha mai saputo dove fosse la sua tomba” (Deut. 34:6)? Nota molto bene che in questo caso fu Dio stesso a seppellirlo!!! Ma di esempi di santi uomini che furono seppelliti ne potrei fare degli altri.

Quindi la maniera corretta di trattare i cadaveri è quella di seppellirli. Ma io dico: ‘Ma perché mai dovremmo ridurre noi in polvere i corpi morti dei santi, invece di farli ridurre in polvere da Dio col passare del tempo? Sì, da Dio perché è scritto nei Salmi: “Tu fai tornare i mortali in polvere e dici: Ritornate, o figliuoli degli uomini” (Sal. 90:3). Perché voler fare quello che Dio ha stabilito di fare lui stesso, cioè fare tornare in polvere i mortali? In verità, non c’è nessuna ragione, almeno io non ne vedo nessuna.

Forse qualcuno dirà che in questa maniera si risolve il problema dei cimiteri che sono strapieni! Ciance, solo ciance. Qualche cimitero disposto ad accogliere il cadavere di qualcuno ci sarà sempre. Qualcun’altro dirà che in questa maniera vuole conservare in casa le ceneri del suo morto, allora egli è da riprendere perché simili cose non si addicono ai santi; la polvere dei morti deve rimanere al cimitero. Ci potrebbe poi essere chi dice che ha deciso di farsi cremare perché oggi la cremazione rappresenta la forma di sepoltura più economica; ma anche in questo caso egli è da riprendere perché non si può andare contro la Parola di Dio neppure per risparmiare del denaro.

Recentemente la Chiesa Cattolica Romana si è schierata a favore della cremazione, e un suo noto esponente per appoggiare questa decisione ha detto che tanto per Dio risuscitare uno che è stato cremato e uno che non è stato cremato, non cambia nulla!!! La stessa cosa, nella sostanza che dicono tutti quegli Evangelici che sono anch’essi a favore della cremazione. Ma certo che non cambia nulla, perché Dio è onnipotente! Ma non è questo il punto, cioè qui non c’entra la resurrezione dei morti che non si può impedire certo cremando i cadaveri dei morti; il punto è di non intromettersi in qualcosa che spetta solo a Dio, cioè nel fare tornare in polvere il cadavere.

Colgo l’occasione quindi per esortare i credenti a rifiutare di farsi cremare e di cremare dei loro parenti. Lasciamo che siano i pagani che non conoscono Dio a fare queste cose con i loro cadaveri o con quelli dei loro cari, ma noi figliuoli di Dio asteniamocene.

Per ciò che riguarda la donazione del sangue io non lo dono e non lo voglio neppure da un altro; il sangue è qualcosa di estremamente personale che io ritengo è meglio non dare e neppure ricevere. E poi è risaputo che la pratica della trasfusione di sangue è pericolosa perché si possono contrarre delle gravi malattie (come per esempio l’epatite virale e l’infezione da virus HIV responsabile dell’AIDS), cosa che peraltro avviene, infatti sono tanti quelli nel mondo che ogni anno muoiono dopo avere contratto una grave malattia in seguito a trasfusione di sangue. In Italia a motivo del pericolo di contrarre gravi malattie infettive in seguito a trasfusione di sangue, la legge (art. 19 del D. M del 15/01/1991) prescrive che i medici curanti hanno l’obbligo di chiedere e ottenere un valido consenso prima di ogni singola trasfusione di sangue o emoderivati. Questa norma fa capire molto bene come la trasfusione di sangue sia una pratica medica altamente rischiosa.

La cosa migliore da fare se abbiamo bisogno di sangue è invocare l’aiuto di Dio e Dio risponderà: invocami nel giorno della distretta, dice Iddio, e io te ne trarrò fuori e tu mi glorificherai (cfr. Sal. 50:15). Se è un nostro stretto familiare o un congiunto ad avere bisogno di sangue, la cosa migliore da fare è sempre la stessa, pregare Dio affinché gli crei nel corpo tutto il sangue di cui ha bisogno. Ricordati che la supplicazione del giusto, fatta con efficacia, può fare molto (cfr. Giac. 5:16).

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41. Fratello Giacinto, pace. Volevo porti una domanda che forse ti sembrerà un pò sciocca: so che essere attaccati alla musica, allo sport e ad altre cose del mondo è idolatria, ma lo è anche tenere e curare degli animali in casa (nel mio caso, uccelli)?

Ascolta, per quanto riguarda il tenere degli animali in casa, ti dico questo. Occorre valutare quale sia l’utilità di questi animali ossia bisogna stabilire se il tenerli e il curarli sia utile perché nel caso tenerli e curarli non serva a nulla se non a soddisfare una passione che si ha allora è meglio sbarazzarsene per non continuare ad essere dominati da essi. L’apostolo Paolo dice: “Ogni cosa m’è lecita, ma non ogni cosa è utile. Ogni cosa m’è lecita, ma io non mi lascerò dominare da cosa alcuna” (1 Cor. 6:12), è questo che occorre tenere presente. Ti faccio un esempio; ci sono donne dominate dalla passione per i gatti e in casa ne tengono a decine, quella è una passione ingannatrice, è qualcosa che non viene da Dio. Anche quelli che amano i cani fino al punto da tenerne in casa o nel cortile a decine, solo per il gusto di averli, sono dominati da una passione. Devi per altro tenere presente che tenere e curare degli animali implica dispendio di energie, di tempo e di soldi, per cui se essi si tengono solo per il gusto di averli, ritengo sia meglio abbandonare questo allevamento. La cosa naturalmente cambia se per esempio uno alleva degli animali e poi li vende, insomma se si tratta di un lavoro. Qui si tengono e si curano gli animali per guadagnarsi il proprio pane (ritengo però che in questo caso questo allevamento non avvenga nella propria casa ma in un luogo apposito).

A proposito di uccelli, molti anni fa, mentre mi trovavo in Inghilterra, andai a fare visita per alcuni giorni ad una famiglia di credenti. Il capofamiglia che frequentava una comunità pentecostale teneva e curava in casa (o meglio in una piccola casetta situata nel piccolo giardino dietro casa) tanti piccioni viaggiatori che lui curava molto diligentemente e con i quali partecipava a delle gare. Ricordo che mentre ero là un giorno stavo recandomi nel giardino, quando lui mi gridò di non entrare in giardino e questo perché stavano per arrivare dei piccioni viaggiatori (che stavano partecipando ad una gara) e se mi avessero visto avrebbero indugiato a entrare nell’apposita casetta che lui aveva costruito per loro nel giardino. Lui quindi era dominato da questa passione dei piccioni, partecipava a delle gare e ogni tanto vinceva pure qualcosa. C’era poi il fatto che questi piccioni costavano pure parecchio, alcuni veramente tanto. Questo credente lavorava in un cantiere navale ma impiegava il suo tempo libero principalmente a curare e allevare quei piccioni. A me non piaceva affatto la cosa perché mi rendevo conto che a motivo di quella passione trascurava le cose di Dio. Ma lui ne era dominato.

Quindi, fratello, esamina attentamente le tue vie, prega Dio e se vedi che sei dominato dalla passione degli uccelli, che è una passione che ti distrae dalle cose di Dio, lascia perdere. Ti dico questo per il tuo bene affinché tu possa consacrarti al Signore senza distrazione.

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42. Che ne pensi della pena di morte? Sei a favore o contro?

Innanzi tutto comincio col dirti che nella legislazione mosaica, e quindi nella legge che Dio diede ad Israele, era prevista la pena di morte per alcuni peccati. Vediamo quali erano questi casi.

Chi bestemmiava Dio doveva essere messo a morte, secondo che fu detto: “E chi bestemmia il nome dell’Eterno dovrà esser messo a morte; tutta la raunanza lo dovrà lapidare. Sia straniero o nativo del paese, quando bestemmi il nome dell’Eterno, sarà messo a morte” (Lev. 24:16).

La donna o l’uomo che praticava la stregoneria, secondo che fu detto: “Non lascerai vivere la strega” (Es. 22:18) e: “Se un uomo o una donna ha uno spirito o indovina, dovranno esser messi a morte; saranno lapidati; il loro sangue ricadrà su loro” (Lev. 20:27).

Chi si accoppiava con una bestia, secondo che fu detto: “Chi s’accoppia con una bestia dovrà esser messo a morte” (Es. 22:19) e: “L’uomo che s’accoppia con una bestia, dovrà esser messo a morte; e ucciderete la bestia. E se una donna s’accosta a una bestia per prostituirsi ad essa, ucciderai la donna e la bestia; ambedue dovranno esser messe a morte; il loro sangue ricadrà su loro” (Lev. 20:15-16).

Chi violava il sabato, secondo che è scritto: “Or mentre i figliuoli d’Israele erano nel deserto, trovarono un uomo che raccoglieva delle legna in giorno di sabato. Quelli che l’aveano trovato a raccogliere le legna lo menarono a Mosè, ad Aaronne e a tutta la raunanza. E lo misero in prigione, perché non era ancora stato stabilito che cosa gli si dovesse fare. E l’Eterno disse a Mosè: ‘Quell’uomo dev’esser messo a morte; tutta la raunanza lo lapiderà fuori del campo’. Tutta la raunanza lo menò fuori del campo e lo lapidò; e quello morì, secondo l’ordine che l’Eterno avea dato a Mosè” (Num. 15:32-36) e: “Sei giorni si dovrà lavorare, ma il settimo giorno sarà per voi un giorno santo, un sabato di solenne riposo, consacrato all’Eterno. Chiunque farà qualche lavoro in esso sarà messo a morte” (Es. 35:2).

L’uomo e la donna colti in flagrante adulterio: “Quando si troverà un uomo a giacere con una donna maritata, ambedue morranno: l’uomo che s’è giaciuto con la donna, e la donna. Così torrai via il male di mezzo ad Israele” (Deut. 22:22).

La donna che si prostituiva in casa di suo padre, cioè la giovane che dopo essersi sposata non veniva trovata vergine dal marito: “Se un uomo sposa una donna, coabita con lei e poi la prende in odio, l’accusa di cose turpi e la diffama, dicendo: ‘Ho preso questa donna, e quando mi sono accostato a lei non l’ho trovata vergine’, il padre e la madre della giovane prenderanno i segni della verginità della giovane e li produrranno dinanzi agli anziani della città, alla porta; e il padre della giovane dirà agli anziani: ‘Io ho dato la mia figliuola per moglie a quest’uomo; egli l’ha presa in odio, ed ecco che l’accusa di cose infami, dicendo: Non ho trovata vergine la tua figliuola; or ecco qua i segni della verginità della mia figliuola’. E spiegheranno il lenzuolo davanti agli anziani della città. Allora gli anziani di quella città prenderanno il marito e lo castigheranno; e siccome ha diffamato una vergine d’Israele, lo condanneranno a un’ammenda di cento sicli d’argento, che daranno al padre della giovane. Ella rimarrà sua moglie ed egli non potrà mandarla via per tutto il tempo della sua vita. Ma se la cosa è vera, se la giovane non è stata trovata vergine, allora si farà uscire quella giovane all’ingresso della casa di suo padre, e la gente della sua città la lapiderà, sì ch’ella muoia, perché ha commesso un atto infame in Israele, prostituendosi in casa di suo padre. Così torrai via il male di mezzo a te” (Deut. 22:13-21).

I figli ribelli e caparbi e chi malediceva e percuoteva i propri genitori: “Quando un uomo avrà un figliuolo caparbio e ribelle che non ubbidisce alla voce né di suo padre né di sua madre, e benché l’abbian castigato non dà loro retta, suo padre e sua madre lo prenderanno e lo meneranno dagli anziani della sua città, alla porta del luogo dove abita, e diranno agli anziani della sua città: ‘Questo nostro figliuolo è caparbio e ribelle; non vuol ubbidire alla nostra voce, è un ghiotto e un ubriacone;’ e tutti gli uomini della sua città lo lapideranno, sì che muoia; così toglierai via di mezzo a te il male, e tutto Israele lo saprà e temerà” (Deut. 21:18-21) e: “Chi percuote suo padre o sua madre dev’esser messo a morte. ….Chi maledice suo padre o sua madre dev’esser messo a morte” (Es. 21:15,17).

L’omicida volontario: “Ma se un uomo odia il suo prossimo, gli tende insidie, l’assale, lo percuote in modo da cagionargli la morte, e poi si rifugia in una di quelle città, gli anziani della sua città lo manderanno a trarre di là, e lo daranno nelle mani del vindice del sangue affinché sia messo a morte. L’occhio tuo non ne avrà pietà; torrai via da Israele il sangue innocente, e così sarai felice” (Deut. 19:11-13) e: “Chi percuote un uomo sì ch’egli muoia, dev’essere messo a morte. … Se alcuno con premeditazione uccide il suo prossimo mediante insidia, tu lo strapperai anche dal mio altare, per farlo morire” (Es. 21:12,14).

Il profeta o il sognatore che predicava l’apostasia dall’Eterno, o anche il proprio fratello, la propria moglie o il proprio amico che incitava ad abbandonare Dio per seguire dèi stranieri: “Quando sorgerà in mezzo a te un profeta o un sognatore che ti mostri un segno o un prodigio, e il segno o il prodigio di cui t’avrà parlato succeda, ed egli ti dica: ‘Andiamo dietro a dèi stranieri (che tu non hai mai conosciuto) e ad essi serviamo’, tu non darai retta alle parole di quel profeta o di quel sognatore; perché l’Eterno, il vostro Dio, vi mette alla prova per sapere se amate l’Eterno, il vostro Dio, con tutto il vostro cuore e con tutta l’anima vostra. Seguirete l’Eterno, l’Iddio vostro, temerete lui, osserverete i suoi comandamenti, ubbidirete alla sua voce, a lui servirete e vi terrete stretti. E quel profeta o quel sognatore sarà messo a morte, perché avrà predicato l’apostasia dall’Eterno, dal vostro Dio, che vi ha tratti dal paese d’Egitto e vi ha redenti dalla casa di schiavitù, per spingerti fuori della via per la quale l’Eterno, il tuo Dio, t’ha ordinato di camminare. Così toglierai il male di mezzo a te. Se il tuo fratello, figliuolo di tua madre, o il tuo figliuolo o la tua figliuola o la moglie che riposa sul tuo seno o l’amico che ti è come un altro te stesso t’inciterà in segreto, dicendo: ‘Andiamo, serviamo ad altri dèi’: dèi che né tu né i tuoi padri avete mai conosciuti, dèi de’ popoli che vi circondano, vicini a te o da te lontani, da una estremità all’altra della terra, tu non acconsentire, non gli dar retta; l’occhio tuo non abbia pietà per lui; non lo risparmiare, non lo ricettare; anzi uccidilo senz’altro; la tua mano sia la prima a levarsi su lui, per metterlo a morte; poi venga la mano di tutto il popolo; lapidalo, e muoia, perché ha cercato di spingerti lungi dall’Eterno, dall’Iddio tuo, che ti trasse dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù. E tutto Israele l’udrà e temerà e non commetterà più nel mezzo di te una simile azione malvagia” (Deut. 13:1-11).

L’uomo che nei campi violentava una giovane fidanzata: “Ma se l’uomo trova per i campi la fanciulla fidanzata e facendole violenza si giace con lei, allora morrà soltanto l’uomo che s’è giaciuto con lei; ma non farai niente alla fanciulla; nella fanciulla non c’è colpa degna di morte; si tratta d’un caso come quello d’un uomo che si levi contro il suo prossimo, e l’uccida; poiché egli l’ha trovata per i campi; la fanciulla fidanzata ha gridato, ma non c’era nessuno per salvarla” (Deut. 22:25-27).

L’uomo e la fanciulla vergine fidanzata ad un altro ma quando la violenza sessuale avveniva in città: “Quando una fanciulla vergine è fidanzata, e un uomo, trovandola in città, si giace con lei, condurrete ambedue alla porta di quella città, e li lapiderete sì che muoiano: la fanciulla, perché essendo in città, non ha gridato; e l’uomo perché ha disonorato la donna del suo prossimo. Così torrai via il male di mezzo a te” (Deut. 22:23-24).

Chi offriva un olocausto senza portarlo all’ingresso del tabernacolo: “Di’ loro ancora: Se un uomo qualunque della casa d’Israele o degli stranieri che soggiornano fra loro offrirà un olocausto o un sacrifizio, e non lo porterà all’ingresso della tenda di convegno per immolarlo all’Eterno, cotest’uomo sarà sterminato di fra il suo popolo” (Lev. 17:8-9).

Chi avrebbe fatto un olio simile all’olio santo e un profumo simile a quello flagrante: “Quest’olio mi sarà un olio di sacra unzione, di generazione in generazione. Non lo si spanderà su carne d’uomo, e non ne farete altro di simile, della stessa composizione; esso è cosa santa, e sarà per voi cosa santa. Chiunque ne comporrà di simile, o chiunque ne metterà sopra un estraneo, sarà sterminato di fra il suo popolo’ (Es. 30:31-33) e: “E del profumo che farai, non ne farete della stessa composizione per uso vostro; ti sarà cosa santa, consacrata all’Eterno. Chiunque ne farà di simile per odorarlo, sarà sterminato di fra il suo popolo’ (Es. 30:37-38).

Chi offriva sacrifici ad altri dèi: “Chi offre sacrifizi ad altri dèi, fuori che all’Eterno solo, sarà sterminato come anatema” (Es. 22:20).

Chi rubava un uomo: “Chi ruba un uomo - sia che l’abbia venduto o che gli sia trovato nelle mani - dev’esser messo a morte” (Es. 21:16).

La figlia di un sacerdote che si prostituiva: “Se la figliuola di un sacerdote si disonora prostituendosi, ella disonora suo padre; sarà arsa col fuoco” (Lev. 21:9).

Chi offriva i propri figli a Moloc: “Chiunque de’ figliuoli d’Israele o de’ forestieri che soggiornano in Israele darà de’ suoi figliuoli a Moloc, dovrà esser messo a morte; il popolo del paese lo lapiderà” (Lev. 20:2)

L’uomo che si giaceva con sua madre ed anche la madre con cui si era giaciuto: “Se uno si giace con la moglie di suo padre, egli scopre la nudità di suo padre; ambedue dovranno esser messi a morte; il loro sangue ricadrà su loro” (Lev. 20:11).

L’uomo che si giaceva con la sua nuora: “Se uno si giace con la sua nuora, ambedue dovranno esser messi a morte; hanno commesso una cosa abominevole; il loro sangue ricadrà su loro” (Lev. 20:12).

L’uomo che aveva relazioni sessuali con un altro uomo: “Se uno ha con un uomo relazioni carnali come si hanno con una donna, ambedue hanno commesso cosa abominevole; dovranno esser messi a morte; il loro sangue ricadrà su loro” (Lev. 20:13).

L’uomo che si sposava la figlia e la madre e queste donne da lui sposate: “Se uno prende per moglie la figlia e la madre, è un delitto; si bruceranno col fuoco lui e loro, affinché non si trovi fra voi alcun delitto” (Lev. 20:14).

Chi si giaceva con la propria sorella: “Se uno prende la propria sorella, figliuola di suo padre o figliuola di sua madre, e vede la nudità di lei ed ella vede la nudità di lui, è una infamia; ambedue saranno sterminati in presenza de’ figliuoli del loro popolo; quel tale ha scoperto la nudità della propria sorella; porterà la pena della sua iniquità” (Lev. 20:17).

L’uomo che si giaceva con una donna durante i suoi corsi e la donna: “Se uno si giace con una donna che ha i suoi corsi, e scopre la nudità di lei, quel tale ha scoperto il flusso di quella donna, ed ella ha scoperto il flusso del proprio sangue; perciò ambedue saranno sterminati di fra il loro popolo” (Lev. 20:18).

Come puoi dunque vedere da te stesso secondo la legge di Mosè talune trasgressioni dovevano essere punite con la morte; dico talune e non tutte perché c’erano degli errori per i quali si dovevano offrire dei sacrifici.

Fermo restando questo però, bisogna tenere presente che con la venuta di Cristo in mezzo al popolo di Dio non è più contemplata la pena di morte per coloro che compiono per esempio dei peccati contro natura, o uccidono volontariamente il loro prossimo, o si danno all’occultismo, o per coloro che vengono trovati in flagrante adulterio e così via. Questo significa che noi Cristiani non abbiamo né il diritto e neppure il dovere di lapidare o di uccidere in altra maniera chiunque tra di noi dovesse macchiarsi di qualcuno dei peccati appena menzionati. Attenzione, questo non significa che coloro che si dànno a questi peccati non siano degni di punizione da parte di Dio o che noi li dobbiamo tollerare, affatto, ma solo che da parte nostra non possiamo metterli a morte. Quando a Gesù fu menata quella donna colta in flagrante adulterio e gli scribi e i Farisei gli dissero che Mosè nella legge gli aveva comandato di lapidare gli adulteri e gli chiesero cosa invece ne pensasse lui, Gesù rispose loro: “Chi di voi è senza peccato, scagli il primo la pietra contro di lei” (Giov. 8:7) al che tutti ripresi dalla loro coscienza si misero ad uscire ad uno ad uno dal tempio. Per poter quindi lapidare coloro che come gli adulteri sono degni di essere lapidati noi dovremmo essere senza peccato, ma che dice la Scrittura? Che “se diciamo d’esser senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi” (1 Giov. 1:8). Quindi noi non siamo nella posizione di lapidare nessuno. Gesù in quell’occasione era l’unico però che avrebbe potuto condannare quella donna perché Lui era senza peccato, ma non la condannò ma le disse di non peccare più (cfr. Giov. 8:11). E noi dobbiamo seguire l’esempio di Gesù, non dobbiamo condannare nessuno: “Non condannate, e non sarete condannati” (Luca 6:37), disse Gesù un giorno. Osserviamo il suo ordine. Naturalmente coloro che peccano vanno ammoniti e se non si ravvedono tolti di mezzo all’assemblea. Difatti è anche scritto: “Togliete il malvagio di mezzo a voi stessi” (1 Cor. 5:12). Ci sono anche casi in cui certi credenti trasgressori si possono con l’autorità di Dio dare in mano di Satana a distruzione della loro carne al fine di essere menati al ravvedimento. Paolo per esempio diede in man di satana quell’uomo che nella Chiesa di Corinto si teneva la moglie di suo padre (cfr. 1 Cor. 5:1-5); e in un'altra chiesa Imeneo e Alessandro affinché imparassero a non bestemmiare (cfr. 1 Tim. 1:20). Va però anche detto che il fatto che noi non abbiamo il diritto sotto la grazia di mettere a morte nessuno che si renda colpevole di certi peccati, non significa che Dio non abbia questa potestà perché lui ce l’ha e talvolta mette a morte taluni credenti a motivo delle loro trasgressioni come avvenne anticamente con Anania e Saffira e con certi credenti di Corinto. I primi per avere mentito allo Spirito Santo (cfr. Atti 5:1-11), i secondi per avere partecipato in maniera indegna alla cena del Signore (cfr. 1 Cor. 11:28-30). Dio fa sparire alcuni dalla terra dei viventi; gli fa esalare l’anima come punizione. Egli è Dio.

A questo punto però è necessario parlare anche della pena di morte come punizione che viene inflitta per certi reati in certe nazioni del mondo ancora oggi; esattamente come avveniva anticamente per esempio nell’Impero Romano dove la pena di morte veniva inflitta anche per crocifissione. Ora, dobbiamo tenere presente innanzi tutto che le autorità sono stabilite da Dio in ogni nazione e che la pena di morte viene inflitta solo per certi reati particolarmente gravi come per esempio omicidio volontario e premeditato, adulterio, sodomia, ma anche per altri reati. Quindi non è per tutti i reati che è prevista la pena di morte in queste nazioni. Certo, questa è la punizione estrema che possa essere inflitta da un tribunale umano ad un malfattore, ma è pur sempre una punizione che come abbiamo visto era già contemplata dalla legge di Mosè per certi reati. Ai giorni di Gesù, i Romani avevano la pena di morte e così anche ai giorni di Paolo, eppure né Gesù e neppure Paolo contestarono mai alle autorità romane il fatto che per certi reati infliggevano la pena di morte anzi Paolo esortò i santi a stare attenti a non fare ciò che è male per non essere puniti dalle autorità (e lui sapeva che i Romani per certe male azioni avevano la pena di morte); ecco le sue parole: “Ogni persona sia sottoposta alle autorità superiori; perché non v’è autorità se non da Dio; e le autorità che esistono, sono ordinate da Dio; talché chi resiste all’autorità, si oppone all’ordine di Dio; e quelli che vi si oppongono, si attireranno addosso una pena; poiché i magistrati non son di spavento alle opere buone, ma alle cattive. Vuoi tu non aver paura dell’autorità? Fa’ quel ch’è bene, e avrai lode da essa; perché il magistrato è un ministro di Dio per il tuo bene; ma se fai quel ch’è male, temi, perché egli non porta la spada invano; poich’egli è un ministro di Dio, per infliggere una giusta punizione contro colui che fa il male. Perciò è necessario star soggetti non soltanto a motivo della punizione, ma anche per motivo di coscienza” (Rom. 13:1-5). Nota bene come Paolo dica che coloro che si oppongono alle autorità si oppongono all’ordine di Dio e quelli che si oppongono si attirano addosso una pena, e poi che il magistrato non porta la spada in vano perché è un ministro di Dio per infliggere una giusta punizione contro colui che fa il male.

Le sue parole quindi sono un severo monito. Per ciò che mi concerne quindi io non mi sento di contestare a nessuna autorità stabilita da Dio il potere di punire con la morte certi malfattori. Non lo fecero né Gesù e neppure Paolo, perché mai lo dovrei fare io? Si tratta semplicemente di una punizione che serve come le altre punizioni come deterrente, affinché la gente non compia quei reati per i quali è prevista la pena di morte. Sono poi persuaso che in certe nazioni la pena di morte sia una maniera usata da Dio per fare sparire dalla terra degli esseri particolarmente malvagi. Che dire allora di quei casi in cui la pena di morte viene inflitta a persone che non hanno commesso quel reato, ossia quando a pagare sono le persone sbagliate? Si tratta di errori che naturalmente Dio permette per ragioni che Lui solo sa, ma che certamente saranno puniti a suo tempo da Lui medesimo. Dio è giusto e sopra le autorità terrene c’è Lui, e chi sbaglia tra le autorità pagherà i suoi errori, anche con la morte, inflitta da Lui medesimo. Le parole: “Poiché chi fa torto riceverà la retribuzione del torto che avrà fatto; e non ci son riguardi personali” (Col. 3:25) riguardano pure le autorità che con delle sentenze ingiuste fanno torto ad alcuni.

E che dire poi di quei casi in cui dei Cristiani vengono messi a morte perché professano una fede che è vietata ed illegale nella nazione in cui vivono, e quindi vengono messi a morte ingiustamente (perché agli occhi di Dio non è assolutamente degno di morte chi crede in Gesù Cristo e osserva i suoi comandamenti)? Anche qui si tratta di errori che le autorità di quella particolare nazione commettono, delle ingiustizie, per le quali Dio riverserà su di esse la sua ardente ira a suo tempo. Va però anche detto che la messa a morte dei Cristiani in qualsiasi tempo e nazione ha sempre cooperato al bene della Chiesa. In che senso? Nel senso che molti increduli nel vedere i Cristiani morire per il Vangelo si sono poi convertiti loro stessi: sembrerà strano eppure in quei paesi dove per i Cristiani c’è la pena di morte i Cristiani aumentano e non diminuiscono. Non avvenne forse la stessa cosa sotto gli imperatori romani che perseguitarono a morte i Cristiani? O ai giorni dell’Inquisizione Romana? Quindi la pena di morte inflitta ai Cristiani pur essendo una ingiustizia alla fin fine Dio la usa anche per fare moltiplicare i giusti. E’ vero che in questi casi “vi son dei giusti i quali son trattati come se avessero fatto l’opera degli empi” (Eccl. 8:14), ma questo è sempre avvenuto da che esiste il mondo e continuerà ad avvenire. Ma Dio non dimentica il sangue dei suoi santi, ma a suo tempo lo vendica. A Lui appartiene la vendetta.

Va per altro detto anche questo e cioè che in quelle nazioni dove i Cristiani vengono perseguitati a morte dalle autorità i Cristiani sono più forti nella fede perché la prova fortifica i Cristiani, li unisce, li rende pazienti. La prova della loro fede produce costanza, e la costanza compie appieno l’opera di Dio in loro (cfr. Giac. 1:2-4). E va anche detto che spesso Dio interviene con delle potenti liberazioni nei confronti dei condannati a morte; come nel caso di Pietro a Gerusalemme che fu liberato dalla prigione da un angelo del Signore la notte prima che egli fosse messo a morte (cfr. Atti 12:1-17), o come quello di Daniele gettato nella fossa dei leoni ingiustamente e poi liberato dal Signore (cfr. Dan. 6:1-27); o come ancora nel caso di Shadrac, Meshac e Abed-Nego che per essersi rifiutati di adorare la statua che il re Nebucadnetsar aveva fatto furono gettati vivi nella fornace del fuoco ma Dio mandò il suo angelo a liberarli dalle fiamme del fuoco (cfr. Dan. 3:1-30). Quindi alla fin fine è sempre Dio a decidere sulla vita dei suoi santi; e se lui ha deciso che devono continuare a vivere per dell’altro tempo impedirà che le autorità li mettano a morte, alla gloria del suo santo nome. Ed infine non ci si dimentichi che i giusti anche se sono messi a morte vanno ad abitare in cielo nella gloria, quindi non è che essi perdono qualcosa perché vanno in un posto ultraterreno migliore di questo dove stiamo noi. Per i giusti la morte è guadagno, quindi se un giusto muore condannato a morte ingiustamente ha tutto da guadagnare dalla sua dipartenza da questa valle di lagrime e di sofferenze che è la terra. Giovanni vide le anime di quelli che erano stati uccisi per la Parola di Dio in cielo (cfr. Apoc. 6:9).

Quindi per concludere, io sono contrario alla pena di morte, ma sono pienamente persuaso che se essa ancora esiste è perché Dio la permette per svariate ragioni. Chi avrebbe mai pensato per esempio che la pena di morte ai giorni di Gesù faceva parte del piano di Dio per la salvezza di tantissime anime? Non è forse vero che Gesù fu condannato a morte da un governatore romano? Meritava la morte forse? No, tanto è vero che persino il governatore Pilato disse ai Giudei che Gesù non era degno di morte, secondo che è scritto: “E Pilato, chiamati assieme i capi sacerdoti e i magistrati e il popolo, disse loro: Voi mi avete fatto comparir dinanzi quest’uomo come sovvertitore del popolo; ed ecco, dopo averlo in presenza vostra esaminato, non ho trovato in lui alcuna delle colpe di cui l’accusate; e neppure Erode, poiché egli l’ha rimandato a noi; ed ecco, egli non ha fatto nulla che sia degno di morte. Io dunque, dopo averlo castigato, lo libererò” (Luca 23:13-16), ma i Giudei insistettero così tanto che Pilato sentenziò che fosse ucciso. Che ingiustizia!!! E al suo posto fu liberato un omicida!!! Non fu forse deplorevole che Gesù, il Giusto, fosse condannato a morte? Eppure, Dio aveva prestabilito che le cose andassero proprio così e aveva preparato tutto nei più piccoli particolari, persino la maniera in cui il Giusto doveva essere messo a morte, cioè crocifisso!! Che dire? Diremo che Dio fa tutto quello che vuole e si usa delle autorità terrene per adempiere i suoi disegni che sono sempre benevoli, anche se noi non li comprendiamo, perché lui è buono.

E proprio in conclusione vorrei dire questo; noi non ci dobbiamo preoccupare se nel mondo esiste ancora la pena di morte, e non dobbiamo fare delle lotte politiche o sociali per farla abolire nelle nazioni dove essa esiste. Lasciamo fare queste proteste alla gente del mondo che per altro sa farle meglio di noi. Preoccupiamoci invece di raggiungere i condannati alla morte seconda, cioè i peccatori, con il glorioso messaggio dell’Evangelo, che è il messaggio potente a fargli scampare la morte seconda che è peggiore della prima perché consiste in un tormento eterno nel fuoco eterno. Ecco come dobbiamo impiegare le nostre forze e il nostro tempo, con l’obbiettivo di liberare il maggior numero possibile di questi condannati dalle fiamme del fuoco eterno. Non facciamoci distrarre dalla pena di morte fisica; consideriamo invece la pena della morte seconda che Dio infliggerà ai peccatori, e studiamoci di avvertire più anime possibili affinché non la ricevano. Che gioia c’è infatti se un omicida scampa alla pena di morte fisica, ma poi non scampa al tormento eterno? Non è forse meglio farlo scampare al tormento eterno? Certo che sì. Quindi, ripeto, non facciamoci distrarre da queste lotte sociali e politiche; c’è una pena di morte che il giusto giudice infliggerà a tutti i peccatori e che è immensamente più terribile di qualsiasi pena di morte inflitta ad un condannato su questa terra. Facciamo sì che i peccatori accettino Cristo Gesù e questa condanna sia tolta loro; sì perché questa condanna alla morte seconda è tolta solo quando l’uomo si ravvede e crede in Gesù Cristo.

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43. E' lecito ad una donna farsi sterilizzare?

No, non è lecito per una donna farsi sterilizzare perché questo equivale ad un rifiuto di avere un figlio o di non avere più figli dopo un certo numero, a seconda che la donna non abbia ancora neppure un figlio o ne abbia già avuti alcuni. Solo Dio può rendere sterile una donna come per esempio fece con la moglie del re Abimelec e le sue serve (cfr. Gen. 20:1-18), le quali per altro poterono poi partorire solo dopo che Abimelec restituì Sara ad Abrahamo e quest’ultimo pregò per il re.

Ma io dico, come si può reputare lecito farsi sterilizzare da un uomo, quando la sterilità di una donna è considerata dalla Scrittura una punizione inflitta da Dio? Abbiamo visto poco fa il caso della moglie e delle serve del re Abimelec, ma ci sono altre Scritture che attestano questo. Per esempio nella legge viene detto: “Se uno prende la moglie di suo fratello, è una impurità, egli ha scoperto la nudità di suo fratello; non avranno figliuoli” (Lev. 20:21) il che significa che come punizione Dio non farà avere loro figliuoli (rendendo sterile o la donna o l’uomo o ambedue).

L’uomo e la donna, una volta sposati, devono procreare in ubbidienza alla Parola di Dio che dice di crescere e di moltiplicare (cfr. Gen. 1:28), non devono in nessuna maniera impedire a Dio di dare loro un figlio o più figli. I figli sono una benedizione di Dio per la coppia, e da nessuna parte nella Scrittura sono definiti una maledizione. Il frutto del seno materno è un premio, e i figli sono una eredità che viene da Dio (cfr. Salmi 127:3), perché o donna vuoi quindi privarti di un premio o di più premi, o vuoi negare a Dio di darti un erede o più eredi? Se quindi ti era balenata nella mente l’idea di farti sterilizzare non farlo per non attirarti l’ira di Dio.

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44. E’ lecito abortire?

No, non è lecito che una donna abortisca perché ciò agli occhi di Dio costituisce un omicidio. Una donna infatti nel decidere di sbarazzarsi del feto che ha in grembo non fa altro che uccidere una creatura umana sia pur ancora in via di formazione, ella infrange il comandamento che dice: “Non uccidere” (Es. 20:13). E che una donna nel prendere questa decisione commetta un peccato glielo attesta la coscienza che la riprenderà fino a che non si pentirà davanti a Dio confessandogli il suo misfatto.

Nel momento dunque in cui una donna scopre di essere rimasta incinta non le deve per nulla passare per la mente il pensiero di sbarazzarsi del feto che ha nel grembo. Ovviamente le cose sono totalmente diverse se l’aborto è spontaneo (e quindi non provocato), in questo caso la donna non può essere accusata di avere messo fine alla vita di una creatura umana.

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45. E’ peccato essere ricchi?

No, un credente non commette nessun peccato nell’essere ricco, egli nel caso sia ricco in questo mondo commette peccato se è altero d’animo, se ripone la sua speranza nell’incertezza delle ricchezze anziché in Dio, e se rifiuta di far parte ai bisognosi dei suoi beni, se non è pronto a dare. Infatti Paolo dice a Timoteo di ordinare ai ricchi queste cose: “Che non siano d’animo altero, che non ripongano la loro speranza nell’incertezza delle ricchezze, ma in Dio, il quale ci somministra copiosamente ogni cosa perché ne godiamo; che facciano del bene, che siano ricchi in buone opere, pronti a dare, a far parte dei loro averi, in modo da farsi un tesoro ben fondato per l’avvenire, a fin di conseguire la vera vita” (1 Tim. 6:17-19).

Il credente ricco commette peccato se sfrutta coloro che lavorano per lui, frodandoli del loro salario, se si dà ai piaceri della vita e approfitta della sua posizione sociale per fare condannare o uccidere altri credenti. Per questi tipi di credenti la Parola di Dio ha un severo ammonimento che è il seguente: “A voi ora, o ricchi; piangete e urlate per le calamità che stanno per venirvi addosso! Le vostre ricchezze son marcite, e le vostre vesti son rôse dalle tignuole. Il vostro oro e il vostro argento sono arrugginiti, e la loro ruggine sarà una testimonianza contro a voi, e divorerà le vostre carni a guisa di fuoco. Avete accumulato tesori negli ultimi giorni. Ecco, il salario dei lavoratori che han mietuto i vostri campi, e del quale li avete frodati, grida; e le grida di quelli che han mietuto sono giunte alle orecchie del Signor degli eserciti. Voi siete vissuti sulla terra nelle delizie e vi siete dati ai piaceri; avete pasciuto i vostri cuori in giorno di strage. Avete condannato, avete ucciso il giusto; egli non vi resiste” (Giac. 5:1-6).

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46. E’ peccato voler diventare ricchi?

Sì, volere diventare ricchi in questo mondo è peccato perché si smette di ubbidire alla Parola che dice: “Non siate amanti del denaro, siate contenti delle cose che avete; poiché Egli stesso ha detto: Io non ti lascerò, e non ti abbandonerò” (Ebr. 13:5). E’ risaputo infatti che uno che vuole diventare ricco, ama il denaro e non si accontenta più delle cose che possiede. E’ un cattivo desiderio dunque quello di voler diventare ricchi, tanto è vero che Paolo dice a Timoteo che “quelli che vogliono arricchire cadono in tentazione, in laccio, e in molte insensate e funeste concupiscenze, che affondano gli uomini nella distruzione e nella perdizione. Poiché l’amor del danaro è radice d’ogni sorta di mali; e alcuni che vi si sono dati, si sono sviati dalla fede e si son trafitti di molti dolori” (1 Tim. 6:9-10). Nota molto bene le cose che succedono a quelli che vogliono arricchire, cadono in tentazione, in laccio e in molte insensate e funeste concupiscenze che trascinano l’uomo alla distruzione e alla perdizione. Tutto ciò poiché l’amore del denaro è radice di ogni sorta di mali e fino ad ora ha fatto sviare dalla fede e riempito di guai non pochi.

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47. Può un credente recarsi in spiaggia in mezzo a donne seminude o nude e rimanere incontaminato? Cioè non essere tentato e non cadere in tentazione?

Ti rispondo facendoti questa domanda: ‘Può un uomo che volontariamente si butta in una fossa piena di fango pensare di non sporcarsi?’ Che pensi? Che quell’uomo uscirà da quella fossa come vi era entrato o pieno di fango? Io penso che ne esca infangato e sporco. E così credo che un credente che si va a gettare in quel pantano fangoso che è la spiaggia del mare ne uscirà contaminato non poco. Perché? Ma è evidente la ragione! Perché nel vedere donne nude e seminude l’occhio che è la lampada del corpo si vizia e il corpo entra nelle tenebre (cfr. Matt. 6:22-23). Poiché è impossibile non cominciare a intrattenere pensieri malvagi nella propria mente, perché la carne dell’uomo è trascinata inesorabilmente a concupire la donna seminuda o nuda, un po’ insomma come nel caso di Davide che quando vide Bath-Sceba bagnarsi, la concupì, la mandò a chiamare e si giacque con essa (cfr. 2 Sam. 11:2-4). Eppure Davide era un uomo secondo il cuore di Dio, un uomo che temeva Dio, un uomo di fede, un uomo che amava Dio e la sua Parola, un uomo che parlò per lo Spirito Santo. Ora, se Davide peccò dopo avere visto una donna sposata bagnarsi, non si capisce proprio come un credente non possa peccare vedendo una donna sposata seminuda o nuda bagnarsi!!! Certamente quand’anche egli non giacesse con lei come nel caso di Davide, certamente guardandola la appetirà nel suo cuore e quindi secondo le parole di Gesù commetterà adulterio con lei (cfr. Matt. 5:27-28).

Guarda, fratello, te lo dico per esperienza personale, già è difficile camminare per strada e in piazza in un qualsiasi giorno dell’anno, perché ci sono donne vestite in maniera indecorosa e provocante, già ci si contamina purtroppo su un bus o su una metro, pensa se ci si va a buttare dove veramente le vesti di una donna sono ridotte all’osso!! E’ la fine!!! A quel punto veramente si va a mettere benzina sul fuoco! La carne è debole, io ho visto questo e vedo questo su me stesso, e mi studio di vegliare e pregare per non cadere in tentazione. Ma se decidessi di andare in spiaggia al mare d’estate deciderei proprio di cadere in tentazione, su questo non ho il minimo dubbio. Ecco perché non mi reco in questi luoghi di divertimento d’estate perché so che mi farei del male. E chi ne porterebbe la pena? Il sottoscritto naturalmente.

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48. Fratello, sento spesso parlare di depressione spirituale. In cosa consiste?

La depressione spirituale è un abbattimento spirituale che talvolta coglie anche il credente e di cui le ragioni possono essere le più svariate. Io personalmente alcune volte sono stato abbattuto spiritualmente nella mia vita da Cristiano. Lo sono stato quando ho visto certi credenti carnali gettarsi alle loro spalle (o contrastare) i miei insegnamenti e le mie esortazioni a vivere una vita santa e pia. Lo sono stato quando a motivo del Vangelo dormivo per strada all’aperto e certi credenti si dimostravano senza pietà pur sapendo la cosa non dandomi neppure una coperta con cui coprirmi. Lo sono stato quando certi credenti attratti dal mondo, dalle ricchezze, dai piaceri della vita, o ingannati da altri credenti con le maldicenze mi hanno abbandonato senza che avessi fatto loro alcunché di male ma solo del bene. E così via. Ma Iddio che consola gli abbattuti mi ha consolato ogni qualvolta mi sono trovato abbattuto spiritualmente e mi ha rialzato. Egli è stato ed è fedele. La Scrittura dice infatti che l’Eterno sostiene tutti quelli che cadono e rialza tutti quelli che sono depressi (cfr. Sal. 145.14).

Noi Cristiani, fratello, essendo stati chiamati anche a soffrire per il nome di Cristo, non siamo immuni da abbattimenti spirituali, te lo posso assicurare. Lo stesso Gesù Cristo d’altronde sperimentò un forte abbattimento spirituale nel Getsemani prima di essere arrestato. Non disse egli forse ai suoi discepoli: “L’anima mia è oppressa da tristezza mortale; rimanete qui e vegliate meco” (Matt. 26:38)? Nota molto bene che Gesù parlò di una oppressione contro la sua anima, di una tristezza mortale che in quei momenti lo opprimeva. Furono certamente dei brutti momenti per lui, tanto è vero che egli fu in agonia e il suo sudore divenne come grosse gocce di sangue che cadevano in terra (cfr. Luca 22:44). Ma Iddio nella sua fedeltà gli mandò un angelo per confortarlo (cfr. Luca 22:43). Quindi anche nel caso di Gesù, Iddio si mostrò fedele confortandolo.

Una cosa infine, noi Cristiani non importa quanto possiamo essere abbattuti, non arriveremo mai alla disperazione, e questo perché non siamo gente senza speranza, o senza Dio; le persone che vivono lontane da Dio quando gli accade qualche forte dispiacere, o all’improvviso piomba loro addosso un evento funesto, o una forte delusione, cadono in una depressione spirituale e sprofondano nella disperazione e come tu sai molti si suicidano dal dolore e dalla tristezza, ma un Cristiano ha il Signore che lo aiuta e lo consola e nel suo aiuto e nella sua consolazione egli ha ferma fiducia, egli ha nel suo cuore la pace di Dio che sorpassa ogni conoscenza e che guarda i suoi pensieri, per cui non può arrivare alla disperazione e compiere gesti inconsulti in quei momenti di tristezza profonda. Rifacendomi alle parole di Paolo, possiamo essere perplessi, ma non disperati (cfr. 2 Cor. 4:8). Certamente però se un Cristiano dovesse fare posto al diavolo, allora potrebbe compiere pure lui dei gesti inconsulti.

Stiamo dunque tranquilli e fiduciosi nel Signore anche nei momenti di profondo abbattimento, sapendo che Lui è con noi, e ci sosterrà e ci tirerà fuori dall’afflizione che ci sta procurando quel forte abbattimento.

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49. E’ vero che noi Cristiani non possiamo giudicare nessuno?

Bisogna vedere che cosa si intende per ‘giudicare’ qualcuno, perché ci sono casi in cui possiamo giudicare delle persone e altri casi in cui non possiamo farlo.

Vediamo innanzi tutto i casi in cui come Cristiani abbiamo l’autorità di giudicare alcuni. Nel caso qualcuno in mezzo a noi si tenga la moglie di suo padre noi siamo chiamati a giudicare quel tale dandolo in man di Satana ed estrometterlo dall’assemblea. Ecco infatti cosa dice Paolo ai santi di Corinto a riguardo di un credente che si teneva la moglie di suo padre e che i credenti non avevano tolto di mezzo a loro: “Si ode addirittura affermare che v’è tra voi fornicazione; e tale fornicazione, che non si trova neppure fra i Gentili; al punto che uno di voi si tiene la moglie di suo padre. E siete gonfi, e non avete invece fatto cordoglio perché colui che ha commesso quell’azione fosse tolto di mezzo a voi! Quanto a me, assente di persona ma presente in ispirito, ho già giudicato, come se fossi presente, colui che ha perpetrato un tale atto. Nel nome del Signor Gesù, essendo insieme adunati voi e lo spirito mio, con la potestà del Signor nostro Gesù, ho deciso che quel tale sia dato in man di Satana, a perdizione della carne, onde lo spirito sia salvo nel giorno del Signor Gesù” (1 Cor. 5:1-5) e poi dice loro: “Poiché, ho io forse da giudicar que’ di fuori? Non giudicate voi quelli di dentro? Que’ di fuori li giudica Iddio. Togliete il malvagio di mezzo a voi stessi” (1 Cor. 5:12). Nota bene che Paolo dice che lui non era stato chiamato a giudicare quelli di fuori, come d’altronde neppure noi siamo stati chiamati a giudicare quelli di fuori, perché quelli di fuori li giudica Iddio. Ma quelli di dentro noi li possiamo giudicare tanto è vero che Paolo ci comanda di togliere il malvagio di mezzo a noi.

Nel caso tra di noi sorgono delle liti tra fratelli coloro che sono savi possono esprimere un giudicio dichiarando l’uno innocente e l’altro colpevole. Infatti Paolo nel biasimare i santi di Corinto perché permettevano che le liti tra fratelli si risolvessero dinnanzi agli ingiusti anziché dinnanzi ai santi dice loro: “Ardisce alcun di voi, quando ha una lite con un altro, chiamarlo in giudizio dinanzi agli ingiusti anziché dinanzi ai santi? Non sapete voi che i santi giudicheranno il mondo? E se il mondo è giudicato da voi, siete voi indegni di giudicar delle cose minime? Non sapete voi che giudicheremo gli angeli? Quanto più possiamo giudicare delle cose di questa vita! Quando dunque avete da giudicar di cose di questa vita, costituitene giudici quelli che sono i meno stimati nella chiesa. Io dico questo per farvi vergogna. Così non v’è egli tra voi neppure un savio che sia capace di pronunziare un giudizio fra un fratello e l’altro? Ma il fratello processa il fratello, e lo fa dinanzi agl’infedeli” (1 Cor. 6:1-6).

Vediamo adesso invece quando noi non possiamo giudicare dei credenti.

Non possiamo giudicare i vari ministri di Dio facendo una loro classifica. Facciamo un esempio, se in una certa comunità vengono ad ammaestrare il popolo di Dio Tizio, Caio e Sempronio, i credenti non possono mettersi a dichiarare uno meglio dell’altro per questa o per quell’altra ragione (per esempio perché uno è più eloquente di un altro nel parlare, o mostra una conoscenza superiore o una sapienza superiore). Insomma non possono fare quello che era avvenuto nella Chiesa di Corinto dove proprio per questa ragione si erano create delle divisioni. Ecco le parole di Paolo: “Ed io, fratelli, non ho potuto parlarvi come a spirituali, ma ho dovuto parlarvi come a carnali, come a bambini in Cristo. V’ho nutriti di latte, non di cibo solido, perché non eravate ancora da tanto; anzi, non lo siete neppure adesso, perché siete ancora carnali. Infatti, poiché v’è tra voi gelosia e contesa, non siete voi carnali, e non camminate voi secondo l’uomo? Quando uno dice: Io son di Paolo; e un altro: Io son d’Apollo; non siete voi uomini carnali? Che cos’è dunque Apollo? E che cos’è Paolo? Son dei ministri, per mezzo de’ quali voi avete creduto; e lo sono secondo che il Signore ha dato a ciascun di loro. Io ho piantato, Apollo ha annaffiato, ma è Dio che ha fatto crescere; talché né colui che pianta né colui che annaffia sono alcun che, ma Iddio che fa crescere, è tutto. Ora, colui che pianta e colui che annaffia sono una medesima cosa, ma ciascuno riceverà il proprio premio secondo la propria fatica. Poiché noi siamo collaboratori di Dio, voi siete il campo di Dio, l’edificio di Dio. Io, secondo la grazia di Dio che m’è stata data, come savio architetto, ho posto il fondamento; altri vi edifica sopra. Ma badi ciascuno com’egli vi edifica sopra; poiché nessuno può porre altro fondamento che quello già posto, cioè Cristo Gesù. Ora, se uno edifica su questo fondamento oro, argento, pietre di valore, legno, fieno, paglia, l’opera d’ognuno sarà manifestata, perché il giorno di Cristo la paleserà; poiché quel giorno ha da apparire qual fuoco; e il fuoco farà la prova di quel che sia l’opera di ciascuno. Se l’opera che uno ha edificata sul fondamento sussiste, ei ne riceverà ricompensa; se l’opera sua sarà arsa, ei ne avrà il danno; ma egli stesso sarà salvo; però come attraverso il fuoco. Non sapete voi che siete il tempio di Dio, e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno guasta il tempio di Dio, Iddio guasterà lui; poiché il tempio di Dio è santo; e questo tempio siete voi. Nessuno s’inganni. Se qualcuno fra voi s’immagina d’esser savio in questo secolo, diventi pazzo affinché diventi savio; perché la sapienza di questo mondo è pazzia presso Dio. Infatti è scritto: Egli prende i savî nella loro astuzia; e altrove: Il Signore conosce i pensieri dei savî, e sa che sono vani. Nessuno dunque si glorî degli uomini, perché ogni cosa è vostra: e Paolo, e Apollo, e Cefa, e il mondo, e la vita, e la morte, e le cose presenti, e le cose future, tutto è vostro; e voi siete di Cristo, e Cristo è di Dio. Così ci stimi ognuno come de’ ministri di Cristo e degli amministratori de’ misteri di Dio. Del resto quel che si richiede dagli amministratori, è che ciascuno sia trovato fedele. A me poi pochissimo importa d’esser giudicato da voi o da un tribunale umano; anzi, non mi giudico neppur da me stesso. Poiché non ho coscienza di colpa alcuna; non per questo però sono giustificato; ma colui che mi giudica, è il Signore. Cosicché non giudicate di nulla prima del tempo, finché sia venuto il Signore, il quale metterà in luce le cose occulte delle tenebre, e manifesterà i consigli de’ cuori; e allora ciascuno avrà la sua lode da Dio. Or, fratelli, queste cose le ho per amor vostro applicate a me stesso e ad Apollo, onde per nostro mezzo impariate a praticare il ‘non oltre quel che è scritto’; affinché non vi gonfiate d’orgoglio esaltando l’uno a danno dell’altro. Infatti, chi ti distingue dagli altri? E che hai tu che non l’abbia ricevuto? E se pur l’hai ricevuto, perché ti glorî come se tu non l’avessi ricevuto?” (1 Cor. 3:1-23; 4:1-7).

Non possiamo giudicare i fratelli che per esempio considerano certi cibi impuri e se ne astengono e naturalmente questi fratelli non devono giudicare noi che mangiamo di tutto. Come anche non possiamo giudicare un fratello che stima per sua convinzione personale, la domenica o il sabato o un altro giorno più di un altro giorno; e naturalmente questo fratello non deve giudicare noi che stimiamo tutti i giorni uguali. Ecco le parole di Paolo: “Quanto a colui che è debole nella fede, accoglietelo, ma non per discutere opinioni. L’uno crede di poter mangiare di tutto, mentre l’altro, che è debole, mangia legumi. Colui che mangia di tutto, non sprezzi colui che non mangia di tutto; e colui che non mangia di tutto, non giudichi colui che mangia di tutto; perché Dio l’ha accolto. Chi sei tu che giudichi il domestico altrui? Se sta in piedi o se cade è cosa che riguarda il suo padrone; ma egli sarà tenuto in piè, perché il Signore è potente da farlo stare in piè. L’uno stima un giorno più d’un altro; l’altro stima tutti i giorni uguali; sia ciascuno pienamente convinto nella propria mente. Chi ha riguardo al giorno, lo fa per il Signore; e chi mangia di tutto, lo fa per il Signore, poiché rende grazie a Dio; e chi non mangia di tutto fa così per il Signore, e rende grazie a Dio. Poiché nessuno di noi vive per se stesso, e nessuno muore per se stesso; perché, se viviamo, viviamo per il Signore; e se moriamo, moriamo per il Signore; sia dunque che viviamo o che moriamo, noi siamo del Signore. Poiché a questo fine Cristo è morto ed è tornato in vita: per essere il Signore e de’ morti e de’ viventi. Ma tu, perché giudichi il tuo fratello? E anche tu, perché disprezzi il tuo fratello? Poiché tutti compariremo davanti al tribunale di Dio; infatti sta scritto: Com’io vivo, dice il Signore, ogni ginocchio si piegherà davanti a me, ed ogni lingua darà gloria a Dio. Così dunque ciascun di noi renderà conto di se stesso a Dio. Non ci giudichiamo dunque più gli uni gli altri, ma giudicate piuttosto che non dovete porre pietra d’inciampo sulla via del fratello, né essergli occasion di caduta” (Rom. 14:1-13).

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50. Una donna in caso di estrema necessità può prostituirsi per potere supplire ai suoi bisogni e a quelli della propria famiglia?

No, non può e non deve prostituirsi perché il meretricio agli occhi di Dio è un peccato, quand’anche fosse svolto per necessità e non per piacere. Nella legge di Mosè troviamo scritto infatti: “Non vi sarà alcuna meretrice tra le figliuole d’Israele, né vi sarà alcun uomo che si prostituisca tra i figliuoli d’Israele” (Deut. 23:17).

Il meretricio quindi non è un lavoro onesto, tanto è vero che sempre nella legge veniva ordinato di non portare nella casa di Dio la mercede di una meretrice, secondo che è scritto: “Non porterai nella casa dell’Eterno, del tuo Dio, la mercede d’una meretrice” (Deut. 23:18).

La meretrice poi non solo trasgredisce lei stessa la Parola di Dio dandosi agli uomini in cambio di denaro (o di favori di vario genere), ma induce gli uomini a trasgredire la Parola di Dio infatti li induce a commettere fornicazione con lei. Quindi la meretrice è causa d’intoppo per gli uomini con tutte le nefaste conseguenze che ne derivano per coloro che la frequentano. La sapienza infatti definisce una simile donna “una fossa profonda” (Prov. 23:27), quindi costituisce un pericolo; c’è una fossa profonda che non costituisca un pericolo per chi cammina tranquillamente per la sua strada?

La meretrice incoraggia i celibi e i vedovi a giacersi con lei in amorosi piaceri facendoli dunque peccare contro il loro proprio corpo perché il fornicatore pecca contro il suo proprio corpo (cfr. 1 Cor. 6:18), e incoraggia pure gli uomini sposati a giacersi con lei inducendoli quindi a tradire la loro moglie, ecco perché è scritto che essa accresce fra gli uomini il numero dei traditori (cfr. Prov. 23:28).

E ovviamente per poter attirare a lei gli uomini ella deve innanzi tutto vestirsi da meretrice e quindi in maniera estremamente provocante (la Scrittura chiama questo vestimento “abito da meretrice” Prov. 7:10), e poi deve usare verso gli uomini un parlare melato e lusinghevole e quindi ingannevole ed anche un parlare pieno di sconcerie per farli cadere nelle sue mani, tutte cose queste che sono naturalmente vietate dalla Scrittura. Si deve poi appostare come un ladrone nelle piazze e nelle strade in attesa della sua vittima.

La via che batte una prostituta è una via piena di ogni sorta di guai, sappilo per certo. Sì, essa guadagna magari pure tanti soldi ma assieme a tanti soldi si procura tanti guai. Malattie veneree, gravidanze che porteranno ad abortire, arresti da parte della polizia, furti e violenze fisiche da parte di clienti (in diversi casi le violenze sono mortali e difatti non è raro sentire che la tal prostituta è stata ritrovata uccisa) per citarne solo alcuni. Ma soprattutto è una via che mena nel fuoco eterno, quindi nessuno ti seduca con vani ragionamenti.

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51. Un Cristiano può fare debiti?

E’ bene che egli non ne faccia infatti è scritto: “Non abbiate altro debito con alcuno, se non d’amarvi gli uni gli altri; perché chi ama il prossimo ha adempiuto la legge” (Rom. 13:8) ed anche: “Non esser di quelli che dan la mano, che fanno sicurtà per debiti. Se non hai di che pagare, perché esporti a farti portar via il letto?” (Prov. 22:26-27).

Chi contrae debiti non vive tranquillo, ma sempre con una certa ansia e preoccupazione nel cuore, e si ritrova schiavo di chi gli ha prestato i soldi secondo che è scritto: “Chi prende in prestito è schiavo di chi presta” (Prov. 22:7).

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52. Cosa pensi delle case chiuse che alcuni qui in Italia vorrebbero fare riaprire per togliere le prostitute dalle strade?

Io penso che le case di prostituzione, a prescindere che siano autorizzate o meno dalla legge di uno Stato, siano case dove si consumano delle abominazioni agli occhi di Dio perché in esse delle donne vendono il loro corpo a degli uomini che sfogano su di esse tutta la loro lussuria e la loro concupiscenza. Dio ai giorni di Geremia rimproverò gli Israeliti anche perché affollavano le case di prostituzione, secondo che è scritto: “Perché ti perdonerei io? I tuoi figliuoli m’hanno abbandonato, e giurano per degli dèi che non esistono. Io li ho satollati ed essi si danno all’adulterio, e s’affollano nelle case di prostituzione. Sono come tanti stalloni ben pasciuti ed ardenti; ognun d’essi nitrisce dietro la moglie del prossimo.” (Ger. 5:7-8) Come puoi vedere, dunque, sia commettere adulterio con la moglie del prossimo che andare a prostitute sono dei peccati agli occhi di Dio ed anche per questi peccati si manifesta l’ira di Dio infatti subito dopo Dio dice: “Non li punirei io per queste cose? dice l’Eterno; e l’anima mia non si vendicherebbe d’una simile nazione?” (Ger. 5:9).

Dunque, chiunque è a favore delle case di prostituzione è a favore di un peccato per il quale Dio si vendicherà.

Dio nella legge condanna la prostituzione, non importa se essa viene svolta per strada, nei parchi o in apposite case; essa è peccato secondo che è scritto: “Non vi sarà alcuna meretrice tra le figliuole d’Israele, né vi sarà alcun uomo che si prostituisca tra i figliuoli d’Israele” (Deut. 23:17) e nessuna autorità terrena o popolo può pensare di tollerarla senza attirarsi l’ira di Dio.

Qui in Italia la prostituzione è ammessa, per cui se una donna decide di vendere il suo corpo agli uomini lo può fare e per questo non può essere condannata: è insomma come un lavoro che l’autorità gli permette di fare. Quello che invece è condannato dalla legge di questo Stato è l’incitamento alla prostituzione e lo sfruttamento della prostituzione. Agli occhi di Dio invece sono da condannare sia chi si prostituisce volontariamente che tutti coloro che istigano alla prostituzione o sfruttano le prostitute.

Certo però che se il Governo Italiano dovesse un giorno riaprire le case chiuse (case che furono chiuse con la legge Merlin del 1958) commetterebbe un grave errore perché di fatto legalizzerebbe la prostituzione. Qualcuno forse pensa che invece sarebbe una buona cosa perché si ripulirebbero le strade dei paesi e delle città dalle prostitute: ma quand’anche fosse così (secondo me non avverrebbe questo perché ci saranno ancora prostitute che continueranno a battere ugualmente le strade, le piazze e i parchi) il fatto è però che la prostituzione continuerebbe ad esserci anzi aumenterebbe perché diventerebbe a tutti gli effetti un ‘lavoro socialmente utile’, per la gioia delle varie mafie che non aspettano altro che questo, di poter aprire case di prostituzione legalmente autorizzate. Quello che poi mi pare assurdo è che certuni vogliono riaprire le case chiuse per togliere le prostitute dalle strade e quindi non fare vedere ai loro figli quelle donne di malaffare così indecentemente vestite ma fanno finta di niente dinnanzi alla pornografia sbandierata tramite stampa, radio, televisione e internet. Questa è permessa, per cui si possono vedere riviste pornografiche, si possono proiettare alla televisione e al cinema film pornografici, si possono vendere videocassette porno, si possono tenere dei programmi alla radio che incoraggiano più o meno indirettamente la fornicazione e l’adulterio e si possono aprire e gestire siti pornografici. Non si dovrebbe fare una pulizia in questi luoghi? Ma essa non viene fatta, come se niente fosse.

Il Governo di uno Stato deve combattere la prostituzione in qualsiasi luogo viene compiuta, sia perseguendo chi si prostituisce che chi fa prostituire.

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53. Cosa dice la Bibbia a proposito dello straniero? Come bisogna comportarsi verso di lui?

La Bibbia, che è la Parola di Dio, dice che Dio “ama lo straniero e gli dà pane e vestito” (Deut. 10:18) e ordina quindi di amare lo straniero (cfr. Deut. 10:19) e di non opprimerlo secondo che è scritto: “Non opprimere lo straniero” (Es. 23:9). Dio per aiutare lo straniero aveva prescritto che alla fine di ogni triennio tutte le decime delle entrate del terzo anno fossero per il Levita, lo straniero, l’orfano e la vedova (cfr. Deut. 14:28-29). Un’altra cosa che Dio aveva ordinato agli Israeliti di fare a favore anche dello straniero fu quella di lasciare a terra durante la mietitura i manipoli che erano per lo straniero, l’orfano e la vedova; la stessa cosa valeva anche per le olive rimaste sui rami dopo lo scuotimento degli alberi da ulivo, ed anche per i raspolli rimasti durante la vendemmia dell’uva (cfr. Deut. 24:19-21). Dunque, lo straniero aveva un diritto, un diritto che non doveva essere conculcato da Israele (cfr. Deut. 24:17) altrimenti Dio avrebbe punito Israele per questo comportamento malvagio. Ma gli Israeliti dopo essere entrati nella terra promessa si gettarono la parola di Dio alle loro spalle e cominciarono ad opprimere lo straniero facendogli ogni sorta di torto, dimenticandosi che i loro padri erano stati anch’essi stranieri in Egitto. Nella città che Dio aveva scelto per porvi il suo nome, anche lo straniero veniva oppresso: “In mezzo a te si opprime lo straniero” (Ez. 22:7), disse Dio tramite Ezechiele. Ed anche per questo misfatto gli Israeliti e gli abitanti di Gerusalemme furono puniti da Dio.

Dunque, da tutte queste scritture dell’Antico Patto noi Cristiani deduciamo in maniera inequivocabile che dobbiamo rispettare lo straniero ed aiutarlo. Non è lecito sfruttarlo, non è lecito avere dei riguardi personali a sfavore dello straniero. Non importa se lo straniero sia un nostro fratello o un incredulo, noi non dobbiamo fargli alcun torto ma comportarci verso di lui con equità e giustizia. L’amore non fa male alcuno al prossimo, non importa di che colore sia il prossimo, non importa se egli sia un ignorante o un savio, ricco o povero, nativo del paese o straniero.

Se poi qualcuno pensa di gettarsi la Parola di Dio dietro alle sue spalle, sappia quel tale che Dio gli farà ricadere addosso tutto il male che compirà allo straniero. Dio è giusto, di Lui non ci si può fare beffe.

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54. Come mai in questo mondo esistono così tante false dottrine che vengono accettate da miliardi di persone?

Perché “tutto il mondo giace nel maligno” (1 Giov. 5:20) che è “bugiardo e padre della menzogna” (Giov. 8:44). E’ naturale quindi che così tante persone professino le più strane e perverse dottrine che non hanno nulla a che fare con la verità, nella stessa maniera che la paglia non ha nulla a che fare con il frumento.

Coloro che appartengono a questo sistema di cose sono al servizio del maligno (Satana), ossia sotto la sua potestà, non importa a che razza appartengono, qual è il loro grado di cultura, la loro posizione sociale; il diavolo è il loro padrone e gli fa credere le cose più strane. E così abbiamo coloro che credono che Dio non esiste, che tutto è Dio, che dopo morti l’uomo subisce un ciclo di reincarnazioni per espiare i suoi debiti o ricevere la ricompensa per cose fatte nelle sue vite precedenti, coloro che credono che gli spiriti dei defunti vanno adorati o vanno consultati, che il fine dell’uomo è quello di trarre il massimo piacere carnale e materiale dalla sua esistenza; coloro che credono che l’uomo non ha un’anima immortale ma che con la morte finisce tutto; coloro che credono che la vita eterna si può comprare o meritare; coloro che credono che Gesù è uno dei tanti profeti esistiti che non ha nessuna superiorità rispetto a Budda o a Maometto o a Sai Baba e ad altri, anzi in molti casi viene considerato inferiore ad essi come nel caso dei Mussulmani per i quali Maometto è nettamente superiore a Gesù Cristo. Coloro che dicono che il diavolo non esiste come non esistono neppure i demoni, e poi coloro che dicono che non c’è resurrezione dei morti, e poi che dire di quelli che credono che nell’aldilà esiste un purgatorio? O che è giusto pregare per i defunti? O che il matrimonio va vietato? O che certi cibi vanno vietati? Potrei proseguire, ma mi fermo qui. Tutte queste eresie sono state introdotte nel mondo dal diavolo che si usa di una categoria di spiriti chiamata ‘spiriti seduttori’ per cercare di farle accettare anche ai santi.

Il diavolo cominciò la sua opera di seduzione nel giardino dell’Eden quando si accostò ad Eva e riuscì con le sue lusinghe a farle credere che mangiando del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male non sarebbero morti né lei e neppure Adamo. “No, non morrete affatto” (Gen. 3:4), fu la sua parola. Eppure Dio aveva chiaramente avvertito Adamo che nel giorno che avrebbe mangiato di quel frutto sarebbe per certo morto (cfr. Gen. 2:17). In quel giardino dunque il serpente antico manifestò non solo la sua malvagità (perché qualcuno che sa che tu mangiando una certa cosa morirai di certo e fa di tutto per fartela mangiare non può che essere malvagio), ma anche la sua astuzia facendo credere il contrario di quanto aveva detto Dio. E da quel dì non ha smesso di sedurre le persone facendogli credere sempre cose contrarie all’insegnamento della Parola di Dio, non a caso questo essere spirituale è chiamato anche ‘il seduttore di tutto il mondo” (Apoc. 12:9).

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55. E’ giusto alla luce delle Scritture il commercio di cose che concernono il regno di Dio, come Bibbie, innari, libri di insegnamenti, di testimonianze, ecc.?

No, non è giusto alla luce delle Scritture il commercio delle cose che concernono il Regno di Dio, non importa di che cosa si tratta. Gesù Cristo non mise in vendita nessuno dei suoi servizi resi al popolo, siano essi insegnamenti, predicazioni, guarigioni, espulsioni di demoni. E così agirono anche i dodici apostoli perché quando Gesù li mandò a predicare, a guarire, a resuscitare i morti, a cacciare i demoni, a mondare i lebbrosi, ordinò loro: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Matt. 10:8). Anche Paolo, pur non essendo tra i dodici, non mise mai in vendita i suoi servigi spirituali. In particolare faccio presente che Paolo è l’apostolo del Signore che ha scritto più di tutti, eppure non esiste il minimo accenno ad una messa in vendita delle sue epistole da parte sua o di qualcuno dei suoi collaboratori.

Il commercio nel campo delle cose di Dio corrompe, trascina chi vi si dà a comportamenti disonesti che non si addicono ai santi anche se magari il fine è buono, quindi anche se ciò che viene messo in vendita è qualcosa che contribuisce all’edificazione della Chiesa o alla salvezza delle anime; il mezzo usato, in questo caso la vendita, non è lecito e quindi va evitato. Le mosche morte fanno puzzare e imputridire l’olio del profumiere, dice l’Ecclesiaste (10:1); questo fa il commercio delle cose di Dio.

Attenzione però a non fraintendermi, perché con questo discorso non voglio nella maniera più assoluta negare a chi si affatica nella predicazione e nell’insegnamento e anche a chi decide di mettere per iscritto dei suoi insegnamenti o a chi traduce una Bibbia ecc, il diritto di essere ricompensato per il suo servizio. No, perché Gesù ha detto che l’operaio “è degno della sua mercede” (Luca 10:7), non indegno di essa ma DEGNO, lo ripeto, DEGNO. Quindi, se da un lato chi predica il Vangelo o chi scrive un libro di edificazione non ha il diritto di mettere in vendita i suoi servigi, dall’altro lato egli ha il diritto di vivere del Vangelo. Per cui tutti coloro che ricevono il beneficio del suo lavoro DEVONO, e ripeto DEVONO, contraccambiare il servigio in maniera pratica al fine di supplire ai bisogni di chi vive del Vangelo. Non si devono quindi limitare a dire al servo del Signore ‘Grazie, e Dio ti benedica’, ma devono aiutarlo materialmente e finanziariamente affinché possa vivere lui e la sua famiglia e adempiere il ministerio affidatogli dal Signore. I Leviti sotto la legge ricevevano le decime dal popolo, i sacerdoti avevano parte all’altare perché mangiavano di ciò che veniva offerto sull’altare a Dio. Tutto ciò per espresso comando di Dio perché i Leviti e i sacerdoti erano stati consacrati da Dio a svolgere certe funzioni nel tabernacolo. I Leviti dovevano oltre che prendersi cura del tabernacolo insegnare la legge al popolo: i sacerdoti invece dovevano offrire i sacrifici e gli olocausti a pro del popolo.

E così ancora, sotto la grazia, il Signore ha ordinato che coloro che annunciano il Vangelo vivano dell’Evangelo. Chi pensa tra i credenti di avere il diritto di essere ammaestrato nella Parola ma non il dovere di fare parte dei suoi beni materiali a chi lo ammaestra non fa altro che calpestare il diritto nell’Evangelo che ha il servo del Signore, rendendosi in questa maniera colpevole. Con una tale persona non bisogna neppure mangiare.

Non si capisce come mai chi viene ammaestrato nella Parola non dovrebbe avere il dovere di sostenere chi lo ammaestra. Sarebbe come dire che io ho il diritto di fare lavorare qualcuno per me senza dargli la sua mercede, né più né meno. Ah, qualcuno dirà: ‘Ma il Signore provvederà ai bisogni di chi mi ammaestra’. Ben detto, io dico, ma ti sei forse dimenticato che Dio HA STABILITO di provvedere ai suoi bisogni TRAMITE TE, sì proprio tramite te che vieni servito?

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56. …. Volevo chiederti un consiglio rispetto all'educazione dei figli. Credi che di questi tempi sia opportuno usare la cinghia dei pantaloni per educare i propri figli? Non credi che sia anacronistico, un modo troppo vecchio?

Sì, io credo opportuno oggigiorno usare la cinghia nei confronti dei propri figli, ovviamente quando lo meritano. Quando lo meritano ovviamente è il genitore a stabilirlo in base alla disubbidienza o alle disubbidienze del proprio figlio. Chi ama i propri figli li corregge per tempo, dice la Sapienza (cfr. Prov. 13:24), e questa correzione alcune volte va esercitata con delle cinghiate perché le parole non bastano a far capire che una cosa è sbagliato farla. Questo, ripeto, il genitore lo fa perché ama i propri figli e non perché li odia, sì proprio perché li ama. I genitori che odiano i propri figli sono piuttosto coloro che gli fanno fare tutto, gli permettono tutto, anche i comportamenti più irriverenti verso loro stessi e gli altri, senza castigarli o riprenderli. “Chi risparmia la verga, odia il suo figliuolo” (Prov. 13:24), dice sempre la Sapienza. Te lo immagini Dio Padre che non corregge i suoi figliuoli quando lo meritano? Te lo immagini un Padre celeste tollerante verso i suoi figli quando si danno al male? Come potrebbe dire di amarci? Dio mentirebbe se dicesse nella sua Parola che ci ama e poi non ci correggesse o flagellasse quando lo meritiamo. Ma Lui non ha mentito, quando dice che ci ama dice la verità e questo suo amore implica la correzione anche dura talvolta. Egli ci corregge e ci punisce per il nostro bene, affinché siamo partecipi della sua santità. Ecco perché è scritto: “Figliuol mio, non far poca stima della disciplina del Signore, e non ti perder d’animo quando sei da lui ripreso; perché il Signore corregge colui ch’Egli ama, e flagella ogni figliuolo ch’Egli gradisce” (Ebr. 12:5-6). Certo, sul momento ci rattristiamo, ma poi alla fine nel vedere il frutto della sua punizione ci rallegriamo e diremo le parole del salmista: “È stato un bene per me l’essere afflitto, ond’io imparassi i tuoi statuti …. Io so, o Eterno, che i tuoi giudizî son giusti, e che nella tua fedeltà m’hai afflitto” (Sal. 119:71,75).

E così i figli quando vengono afflitti con delle punizioni corporali dai propri genitori, sul momento piangono o si rattristano, ma poi quando saranno adulti capiranno che i loro genitori li castigarono per il loro bene, per evitargli guai e dolori a non finire. E si mostreranno riconoscenti a Dio per avere dato loro simili genitori.

Quindi, come dice la Sapienza: “Non risparmiare la correzione al fanciullo; se lo batti con la verga, non ne morrà; lo batterai con la verga, ma libererai l’anima sua dal soggiorno de’ morti” (Prov. 23:13-14). Non ti fare ingannare da quei savi secondo il mondo che sono contro questo tipo di educazione adducendo le più svariate ragioni. Essi mentono. Se oggi moltissimi giovani si comportano imprudentemente o sgarbatamente o violentemente, senza rispetto verso gli anziani, verso le autorità, verso i propri insegnanti a scuola, e così via, è proprio perché i loro genitori non li educano come dovrebbero, cioè facendo uso anche delle cinghiate. I frutti amari dei loro ragionamenti vani sono sotto gli occhi di tutti. Non dare loro retta.

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57. Come si possono spiegare biblicamente questi efferati omicidi compiuti dai genitori verso i loro figli talvolta anche molto piccoli, di cui si sente parlare dai mass-media e che avvengono anche qui in Italia?

C’è solo una spiegazione, e cioè che chi compie un simile atto è dal diavolo come lo era Caino che uccise il suo fratello Abele. La Scrittura infatti dice: “E non facciamo come Caino, che era dal maligno, e uccise il suo fratello” (1 Giov. 3:12). Il diavolo è stato omicida fin dal principio, disse Gesù (cfr. Giov. 8:44), per cui non c’è da meravigliarsi se egli spinge anche delle madri o dei padri a commettere questi orribili e deprecabili atti. Chi è per esempio che spinse il re Manasse a fare passare i suoi figli per il fuoco (cfr. 2 Cron. 33:6), e il re Achaz ad ardere i suoi propri figli nel fuoco (cfr. 2 Cron. 28:3) seguendo le abominazioni delle nazioni che Dio aveva cacciato dinnanzi ai figli d’Israele? Per certo il diavolo che anche allora seduceva gli uomini e li spingeva ad uccidere i propri figli. A tale proposito è bene ricordare che il diavolo è un essere malvagio che pretende il culto che va reso solo a Dio, e questo culto che lui vuole che gli uomini gli rendano comprende anche sacrifici umani, sì sacrifici umani. E spesso questi sacrifici che lui esige sono dei piccoli bambini che lui ordina agli uomini di offrirgli. Questo può avvenire sia durante i riti satanici che si svolgono in piena notte in alcuni luoghi isolati, e sia durante il giorno all’improvviso da parte di un genitore dedito al culto di Satana. Ovviamente alcune volte questi efferati omicidi vengono compiuti non dai genitori verso i propri figli ma da estranei, e la ragione è sempre la stessa, per ucciderli in sacrificio al diavolo. Parte dei bambini che ogni anno spariscono senza essere mai più ritrovati sono rubati o fatti rubare dagli adoratori di Satana per sacrificarli. Attenzione, con questo non voglio dire che ogni qualvolta un genitore uccide il suo figliuoletto ci troviamo davanti ad un adoratore di Satana, può essere così in alcuni casi, ma non in tutti, infatti molte volte si tratta di persone semplicemente spinte dal diavolo a uccidere quelle piccole creature.

Ma purtroppo oggi molti non credono che esiste questo essere spirituale malvagio capace di spingere le persone a compiere ogni sorta di crimini; per molti il diavolo è semplicemente una figura mitologica molto antica inventata per spiegare l’esistenza del male in questo mondo. E tra questi ci sono tantissimi psicologi e psichiatri che studiano anche questi comportamenti umani. Costoro naturalmente attribuiscono il tutto ad altre ragioni; demenza, profonda depressione, ecc. ecc. Non è che con questo voglio negare che esistono delle persone dementi o delle persone profondamente depresse che uccidono i loro piccoli bambini, no, no, può pure essere che siano veramente dementi o depressi, ma dietro il loro atto c’è comunque il diavolo. E poi, talvolta ci sono psichiatri che dopo avere esaminato queste persone arrivano alla conclusione che esse sono sane di mente, e che il loro comportamento non si può spiegare se non come un atto di improvvisa follia. Anche qui, dietro tutto c’è il diavolo, quell’atto di follia è stato fatto compiere dal diavolo. Ti ricordi del re Saul? Non è forse vero che una volta cercò di uccidere senza ragione il giovinetto Davide e che questo suo tentativo lo compì quando uno spirito maligno che lo turbava si impossessò di Saul? Ascolta quello che dice la Scrittura: “E uno spirito cattivo, suscitato dall’Eterno, s’impossessò di Saul. Egli sedeva in casa sua avendo in mano una lancia; e Davide stava sonando l’arpa. E Saul cercò d’inchiodar Davide al muro con la lancia; ma Davide schivò il colpo, e la lancia diè nel muro. Davide fuggì e si mise in salvo in quella stessa notte” (1 Sam. 19:9-10).

Quindi, quand’anche la persona che uccide un suo bambino sia dichiarata sana di mente, stai certo che c’è qualche spirito malvagio di mezzo.

Tutti coloro che si rendono colpevoli di questi crimini se ne andranno nello stagno ardente di fuoco e di zolfo se non si ravvedono e credono in Gesù Cristo; gli omicidi non erediteranno il regno di Dio.

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58. Un Cristiano può ascoltare la musica mondana, ossia gli è lecito comprare dischi o cd o audiocassette di cantanti mondani per ascoltarne la musica, o ciò costituisce peccato?

Io giudico che un uomo o una donna dopo la sua conversione al Signore Gesù Cristo, non debba più ascoltare la musica mondana che ascoltava prima della sua conversione, e questo perché la musica mondana è qualche cosa facente parte di questo mondo che giace tutto quanto nel maligno (cfr. 1 Giov. 5:19), per cui essa non può non essere che malvagia, e il Cristiano non è più parte di questo mondo, egli è stato riscattato dal presente secolo malvagio (cfr. Gal. 1:4), dal vano modo di vivere tramandatogli dai suoi antenati (cfr. 1 Piet. 1:18) per consacrare il tempo che gli resta da vivere in questo mondo a fare la volontà di Dio (cfr. 1 Piet. 4:1-2) che è quella di santificarsi e di astenersi dalle concupiscenze mondane che sono delle passioni ingannatrici a cui sono dati i pagani che non conoscono Dio (cfr. 1 Tess. 4:3-5), e tra queste passioni c’è quella della musica mondana, musica che pure io ascoltavo prima di convertirmi, e che adesso, considerandola da vicino, mi accorgo che era vana, senza senso, senza contenuti, per nulla edificante. L’ascolto della musica mondana contrista lo Spirito Santo che è in noi e che è santo, Egli non può prendere alcun piacere in questa musica che per altro in molti casi esalta la fornicazione, l’adulterio, e in alcuni casi anche l’omosessualità, e poi incita alla violenza, alla droga, e al disordine, e si fa beffe della Parola di Dio. E poi ho notato che questa musica è una musica che deprime, perché si tratta di canzoni che parlano di delusioni amorose, di tradimenti, di separazioni. E poi spesso queste canzoni non hanno proprio alcun senso, è un ammasso di frasi senza senso veramente; direi che non hanno né capo e né coda. Che malinconia e tristezza che provocano quando capita di ascoltarle perché magari qualcuno ha il suo stereo con un volume alto!! Alcune volte mi paiono canzoni di persone disperate che sono sull’orlo del suicidio. E proprio vero che “la tristezza del mondo produce la morte” (2 Cor. 7:10).

I cantici cristiani invece quando si ascoltano ti edificano l’uomo interiore, ti incoraggiano ad avere fede in Dio in mezzo alle distrette, ti rallegrano il cuore perché parlano della nostra salvezza e della speranza della gloria, parlano di Gesù Cristo, la rosa di Saron e il Giglio della valle. Ecco perché sono chiamati ‘spirituali’ (cfr. Ef. 5:19) perché sono secondo lo Spirito, e non secondo la carne come invece lo sono le canzoni del mondo. Ed ecco perché noi figliuoli di Dio ci sentiamo attratti ad essi, perché in noi c’è lo Spirito di Dio che ha l’animo alle cose dello Spirito e non alle cose della carne, e che ci spinge verso queste canzoni. I figliuoli di questo secolo invece, dato che hanno l’animo alle cose della carne (cfr. Rom. 8:5-8) si sentono attirati a queste canzoni carnali, e ne vanno pazzi, vanno in delirio per esse, si mettono a ballare al solo sentirle, a battere le mani, a cantarle a squarcia gola da soli o in compagnia. Si vede chiaramente che in loro non c’è lo Spirito di Dio, ma che in loro opera il principe di questo mondo, quello spirito che opera al presente negli uomini ribelli (cfr. Ef. 2:2).

Dunque, i Cristiani faranno bene a non spendere più il frutto delle loro fatiche in queste cose vane, che non edificano affatto e il cui frutto è la morte. Basta l’aver speso tempo e denaro ed energie dietro queste canzoni mondane, si prendano i cd, i dischi e le audiocassette e si rompano e si vadano a buttare nel cassone dell’immondizia, quello è il loro posto.

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59. Caro fratello Butindaro, vorrei saper se il piercing, secondo la Parola di Dio, è consentito.

Vediamo innanzi tutto di spiegare che cosa è il piercing, perché alcuni non lo sanno.

Il termine ‘Piercing’ deriva dal verbo inglese ‘to pierce’ che significa ‘trafiggere, perforare’, e consiste nella pratica da parte di molte ragazze e donne di perforare alcune parti del loro corpo per metterci degli anellini (degli orecchini a cerchio), talvolta uno, altre volte due, e altre volte moltissimi. E così troviamo donne che portano questi anellini al naso, sulle orecchie, sul seno, sull’ombellico, ed anche nelle loro parti più intime. Ho parlato di donne, ma il fenomeno è diffuso anche tra i maschi. Questa moda del piercing ha avuto origine qualche decennio fa, con la moda punk, e da allora ha attirato moltissimi adepti che non hanno alcun interesse nel punk. Quelli che fanno il piercing si amano definire "primitivi moderni" per mettere in evidenza il significato tribale della pratica del piercing. Qual è lo scopo di questa moda? Quella di abbellire il proprio corpo ed attirare l’attenzione del prossimo su di esso.

Stando dunque così le cose, è evidente che la pratica del piercing è una pratica che noi figliuoli di Dio, chiamati ad essere santi in mezzo a questa generazione storta e perversa, non possiamo seguire, perché il nostro corpo è il tempio dello Spirito Santo e questo tempio va conservato in santità ed onore per glorificare con esso il nostro Dio. Dice infatti Paolo ai Corinzi: “E non sapete voi che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi, il quale avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Poiché foste comprati a prezzo; glorificate dunque Dio nel vostro corpo” (1 Cor. 6:19-20), ed ai Tessalonicesi: “Perché questa è la volontà di Dio: che vi santifichiate, che v’asteniate dalla fornicazione, che ciascun di voi sappia possedere il proprio corpo in santità ed onore, non dandosi a passioni di concupiscenza come fanno i pagani i quali non conoscono Iddio” (1 Tess. 4:3-5). I nostri corpi noi li dobbiamo offrire in sacrificio santo e accettevole a Dio, e questo lo possiamo fare solamente se mettiamo le nostre membra al servizio della giustizia. Dio nella legge aveva vietato agli Israeliti di stamparsi segni addosso (cfr. Lev. 19:28), e questo perché essi erano un popolo santo che Dio si era messo da parte per il suo nome ed essi dovevano essere santi come lui era santo; il piercing è per così dire una sorta di segno che uno invece che stamparsi addosso se lo attacca alla propria carne facendo un foro in essa. Non è che le cose cambiano molto, per cui, dato che la legge è fatta per qualsiasi cosa che è contraria alla sana dottrina (cfr. 1 Tim. 1:10), io ritengo che noi dobbiamo fuggire il piercing e farlo fuggire.

A noi figli di Dio è vietato espressamente di abbandonarci alle mondane concupiscenze come fanno i pagani che non conoscono Dio. E il piercing consiste in una concupiscenza mondana perché si basa sul desiderio spasmodico di rendersi attraenti, di abbellire il proprio corpo in maniera da renderlo seducente; basta ascoltare quelle ragazze che lo praticano per rendersi conto di ciò. Nella nostra società c’è una grande voglia di farsi vedere, di farsi notare, e di tanto in tanto escono fuori delle mode che non hanno altro scopo che questo, far notare chi le segue. Ora è una moda, ora è un’altra, ma tutte hanno questo scopo. E il piercing non fa eccezione. Ma noi figli di Dio ci dobbiamo condurre con ogni mansuetudine in questo mondo, dobbiamo essere umili, e semplici. Non siamo forse la luce del mondo? E perché siamo la luce? Perché il Signore ci ha illuminati e viviamo in un mondo di tenebre, ecco la ragione. Quindi se vogliamo che la luce risplenda in noi e attraverso di noi, non dobbiamo conformarci a queste mode che tendono a fare apparire l’uomo ‘diverso’, ‘eccentrico’, ecc. Noi dobbiamo certamente apparire diversi, ma questa diversità deve essere il frutto del nostro rifiuto di conformarci alle mode perverse di questo mondo, ossia il frutto della nostra osservanza dei comandamenti di Dio che sono sempre per il nostro bene e mai per il nostro male.

Dato che il piercing è molto diffuso tra le persone di sesso femminile, voglio inoltre dire che il piercing dato che consiste in un ornamento esteriore fatto di anelli o orecchini che dir si voglia, ad una donna che fa professione di pietà è espressamente vietato dalla Scrittura che dice: “Le donne si adornino d’abito convenevole, con verecondia e modestia: non di trecce e d’oro o di perle o di vesti sontuose” (1 Tim. 2:9), ed anche: “Il vostro ornamento non sia l’esteriore che consiste nell’intrecciatura dei capelli, nel mettersi attorno dei gioielli d’oro, nell’indossar vesti sontuose ma l’essere occulto del cuore fregiato dell’ornamento incorruttibile dello spirito benigno e pacifico, che agli occhi di Dio è di gran prezzo” (1 Piet. 3:3-4).

Un’ultima cosa, il piercing è una pratica molto pericolosa, dai cui pericoli mettono in guardia anche i medici. Tra coloro che lo praticano sono stati riscontrati dei casi di endocardite batterica subacuta, di epatite B,C, D e G, oltre all'AIDS e ad alcune malattie infettive del tessuto connettivo. Con il piercing orofacciale, sono stati segnalati inoltre frequenti sanguinamenti, aspirazione di materiale nelle vie respiratorie e danni all'apparato dentario. Ricordo di avere sentito diversi anni fa da degli esperti in materia che persino il semplice orecchino all’orecchio (ancora qui in Italia non si parlava di piercing come si fa oggi) causa dei danni alla pelle della donna. Non ricordo esattamente in che termini veniva detta la cosa, ma quello che ricordo bene è che fu chiaramente dimostrato a livello scientifico il danno apportato al tessuto della pelle da questi capi di bigiotteria. Questa è l’ennesima dimostrazione che ogni qual volta si disubbidisce alla Parola di Dio, sorgono problemi di ogni genere o meglio ci si riempie di ogni sorta di guai. Quindi, dato che la via maestra del giusto è quella di evitare i guai, che invece l’empio cerca a più non posso, fuggiamo e facciamo fuggire il piercing.

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60. Carissimi Giacinto e Renato, la pace del nostro Signore sia con voi. …… Cosa pensate di questa guerra? E’ proprio un ulteriore segnale dell’approssimarsi del ritorno di Gesù. Ho letto la vostra richiesta di preghiera per i fratelli del Pakistan che soffrono e sono coinvolti in questa terribile vicenda e credo che già prima erano fortemente perseguitati. Voi siete favorevoli o contrari all’attacco degli U.S.A., ora appoggiato anche militarmente dall’Italia?

(La mia risposta è stata scritta dopo che la guerra in questione si è conclusa)

La guerra che gli Americani, aiutati dai soldati di altre nazioni, hanno combattuto contro l’Afganistan per spodestare i Talebani, ed anche per mettere le mani su Osama Bin Laiden (o ucciderlo) che assieme a molti suoi seguaci aveva trovato ospitalità presso il regime dei Talebani, guerra che è riuscita a spodestare i Talebani ma con la quale gli Americani non hanno potuto nè prendere e né uccidere Osama Bin Laiden (a quanto sembra infatti Osama è ancora vivo), è una delle tante guerre di cui Gesù Cristo quando era in terra disse ai suoi discepoli dovere accadere prima della sua venuta; ecco le sue parole: “Or voi udirete parlar di guerre e di rumori di guerre; guardate di non turbarvi, perché bisogna che questo avvenga, ma non sarà ancora la fine. Poiché si leverà nazione contro nazione e regno contro regno; ci saranno carestie e terremoti in varî luoghi; ma tutto questo non sarà che principio di dolori” (Matt. 24:6-8). Ovviamente, noi essendo per la pace e non per la guerra, siamo contrari a questa come anche a qualsiasi altra guerra, non importa quali siano le nazioni coinvolte. La nostra contrarietà però non ha impedito che essa accadesse, come anche non impedirà nel futuro che altre guerre scoppino, o che si protraggano quelle che ancora esistono (e che sono tantissime in tutto il mondo, ma di cui non si sente quasi mai parlare tanto da essere state definite ‘le guerre dimenticate’). Quanto è brutta la guerra! Chi l’ha vissuta sa quanta distruzione, quanta miseria essa porta, ed anche quanto odio produce nei cuori degli uomini, perché ha vissuto la guerra sulla sua pelle! Ma che possiamo fare? Le guerre ci devono essere, come le carestie, e i terremoti, prima del ritorno di Cristo dal cielo. Non possiamo impedire che esse si verifichino perché così Dio ha decretato per mandare ad effetto i suoi disegni che sono imperscrutabili. Naturalmente per ciò che sta in noi, dobbiamo procacciare la pace con tutti, non fomentando nessuna guerra a qualsiasi livello, questo è il nostro dovere secondo la Parola di Dio. Quindi cerchiamo di vivere in pace con tutti, facendoci i fatti nostri, e non facendo alcun male a nessuno.

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OMBRE E REALTA’ (la legge e la grazia)

1. Vorrei avere maggiori informazioni su come deve essere interpretata la circoncisione e se al giorno di oggi è ritenuta indispensabile o meno

Per ciò che concerne la circoncisione della carne ordinata da Dio al patriarca Abramo, l'Ebreo, e che gli Ebrei di oggi ancora praticano in obbedienza a questo ordine, essa in seno all'Ebraismo è certamente ritenuta molto importante ma non indispensabile per essere definiti Ebrei infatti se la circoncisione non può essere effettuata sul neonato per motivi di salute o nel futuro non viene compiuta sempre per motivi di salute è sufficiente per l'ortodossia ebraica che la madre sia ebrea per essere considerato lo stesso ebreo. Dico per l’ortodossia ebraica perché gli Ebrei riformati, dal 1982, considerano ebreo anche chi ha solo il padre ebreo e la madre gentile. Anche qui però va fatta una precisazione perché ci sono Ebrei riformati, quelli in Canada e in Israele, che non accettano questa decisione. In linea generale si può dire che non è la circoncisione a decidere se un maschio è ebreo ma lo status della madre (o in certi casi anche quello del padre).

Nel caso un Gentile si converta al Giudaismo mentre per gli Ortodossi il proselita deve essere circonciso (a meno che non ci siano pericoli di salute), per i Riformati la circoncisione non è obbligatoria.

Secondo quanto dice la Scrittura la circoncisione nella carne era il segno del patto tra Dio e Abramo e la sua progenie (cfr. Genesi 17:11), ed era così importante per Dio che il maschio incirconciso doveva essere messo a morte (cfr. Genesi 17:14). La Scrittura dice anche che Dio cercò di fare morire Mosè perché questo non aveva circonciso suo figlio. Fu sua moglie a evitargli di morire perché visto quello che Dio stava per fare circoncise suo figlio (cfr. Esodo 4:24-26).

Ora, però con tutta l'importanza che ha la circoncisione della carne per un Ebreo, dato che siamo sotto la grazia, nel senso che dato che siamo nel tempo seguente alla venuta di Cristo, la circoncisione nella carne non ha alcun valore per coloro che hanno creduto in Gesù Cristo, ossia per noi Cristiani. L'apostolo Paolo è molto chiaro a riguardo quando dice: "La circoncisione è nulla..." (1 Corinzi 7:19) ed anche: "Infatti, in Cristo Gesù, né la circoncisione né l'incirconcisione hanno valore alcuno..." (Galati 5:6). Quindi non solo la circoncisione della carne non ha valore alcuno per noi ma anche la incirconcisione. Dunque chi ha creduto nel Signore Gesù Cristo, se quando fu chiamato era incirconciso non si deve fare circoncidere (cfr. 1 Corinzi 7:18). Ma perché per noi che siamo sotto la grazia la circoncisione della carne non ha alcun valore? Per questo motivo; perchè essa era l'ombra della vera circoncisione che avrebbero ricevuto coloro che avrebbero creduto nel Messia che doveva venire che sappiamo e proclamiamo essere Gesù di Nazareth. Quando lo scrittore agli Ebrei dice: "La legge, avendo un ombra dei futuri beni..." (Ebrei 10:1) vuole dire che anche la circoncisione della carne costituiva un ombra di un futuro bene. Ma se la circoncisione della carne era l'ombra qual'è la realtà? La realtà è costituita dalla CIRCONCISIONE DEL CUORE, per altro predetta dalla stessa legge di Mosè (cfr. Deuteronomio 30:6), che consiste nella sua purificazione dal peccato. Purificazione che avviene mediante il sangue prezioso di Gesù Cristo. Come con la circoncisione della carne veniva e viene rimosso il prepuzio del neonato, con la circoncisione del cuore vengono rimossi i peccati che lo contaminano. L’apostolo Paolo spiega in che cosa consiste questa circoncisione dicendo che "consiste nello spogliamento del corpo della carne" (Colossesi 2:11).

Ecco perché Paolo dice ai Filippesi che i veri circoncisi siamo noi cristiani (cfr. Filippesi 3:3), ed ai Romani che la circoncisione è quella del cuore, in ispirito, non in lettera (cfr. Romani 2:29), perchè lui sapeva che ora in Cristo questa è la circoncisione vera, quella che conta agli occhi di Dio. Questa circoncisione del cuore è operata da Gesù Cristo quando la persona si pente dei suoi peccati e va a lui per ottenere il perdono dei suoi peccati, in quel momento egli lo circoncide purificandolo dai suoi peccati. Anche questa circoncisione è un segno e precisamente è il segno del nuovo patto tra Dio e l’uomo che crede in lui. Nuovo Patto che è migliore dell’Antico perché fondato su migliori promesse.

Come però c'è una circoncisione spirituale c'è pure una incirconcisione spirituale che possiedono tutti coloro che ancora non credono in Cristo, compresi gli Ebrei che sono circoncisi nella carne. Ecco perchè io annuncio agli uomini di pentirsi e di credere nel Signore Gesù Cristo, affinché ricevano la circoncisione del loro cuore, affinché possano così riconciliarsi con Dio. Altrimenti, se non ricevono questa circoncisione periranno per l'eternità. Quando moriranno andranno all'inferno ad attendere il giorno del giudizio.

Quindi, per ricapitolare, per gli Ebrei la circoncisione è importante perchè con essa il neonato entra nel patto che Dio fece con Abramo e con la sua progenie, però per certi particolari motivi può anche non essere praticata a tempo indefinito e ciò non annulla lo status di Ebreo; ma questa circoncisione carnale per noi Cristiani non ha valore alcuno perchè quello che conta è avere il proprio cuore circonciso. E poi mentre per gli Ebrei, per certi motivi un neonato può anche non ricevere la circoncisione ed essere considerato lo stesso Ebreo (ripeto che la madre però deve essere ebrea per i rabbini ortodossi), per noi Cristiani la circoncisione del cuore è indispensabile per entrare a fare parte del popolo di Dio, in altre parole uno che si definisce Cristiano per essere considerato da noi un vero Cristiano deve avere ricevuto questa circoncisione del cuore ALTRIMENTI rimane un non Cristiano cioè un incredulo un peccatore che ancora si deve riconciliare con Dio.

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2. Come mai Paolo, che non predicava la circoncisione, circoncise Timoteo?

Lo spiega Luca nel libro degli Atti degli apostoli in questi termini: “A cagione de’ Giudei che erano in quei luoghi; perché tutti sapevano che il padre di lui era greco” (Atti 16:3). Dunque fu per non creare un intoppo ai Giudei, cosa che Paolo si studiava sempre di fare facendosi Giudeo coi Giudei al fine di guadagnarli a Cristo (cfr. 1 Cor. 9:20). Se Paolo avesse lasciato Timoteo incirconciso, siccome la madre di lui era una Giudea mentre il padre era greco, egli avrebbe sicuramente incontrato grossissime difficoltà nell’evangelizzare i Giudei di quelle zone dove Timoteo era conosciuto. Essi non avrebbero sopportato che Paolo avesse come collaboratore un giovane che era figlio di una Giudea, e quindi Giudeo di nascita, ma nello stesso tempo incirconciso nella carne, ossia senza quel segno esteriore di appartenenza al popolo ebraico. Certamente se Timoteo avesse avuto sia il padre che la madre di origine greca, Paolo non avrebbe sottoposto Timoteo alla circoncisione perché i Giudei non avrebbero avuto nessuna occasione per biasimarlo, ma siccome la madre di Timoteo era ebrea allora lui sapeva bene quale sarebbe stata la reazione dei Giudei nei suoi confronti.

Il comportamento di Paolo dunque, nel caso della circoncisione di Timoteo, non è per nulla da biasimare come magari potrebbe sembrare. Egli infatti non praticò la circoncisione a Timoteo perché riteneva questo rito indispensabile alla salvezza, e neppure perché non voleva essere perseguitato per la croce di Cristo, ma solo per non essere un intoppo ai Giudei, ossia per dimostrargli che lui non sprezzava la legge di Mosè ma la rispettava, il che è una cosa del tutto diversa. Un simile comportamento coi Giudei Paolo lo tenne quando dopo essere tornato a Gerusalemme dal suo viaggio in Asia, dietro suggerimento degli anziani della chiesa di Gerusalemme che erano Giudei di nascita, si purificò e offerse delle offerte nel tempio per lui e altri suoi compagni per dimostrare alle migliaia di Giudei che avevano creduto che lui si comportava da osservatore della legge, e non invece da uno che ordinava ai Giudei che si trovavano tra i Gentili ad abbandonare Mosè dicendogli di non circoncidere i propri figli e di non conformarsi ai riti, una voce questa che correva sul suo conto (cfr. Atti 21:17-26).

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3. Che cosa significa “la lettera uccide, ma lo Spirito vivifica”?

Per comprendere rettamente il significato di questa espressione di Paolo occorre leggere le parole che la precedono che sono le seguenti: "Ma la nostra capacità viene da Dio, che ci ha anche resi capaci d’esser ministri di un nuovo patto, non di lettera, ma di spirito...." (2 Cor. 3:6). Dunque quando Paolo parla di lettera si riferisce all'antico Patto o meglio al comandamento dell'Antico Patto che quantunque fosse inteso a dare vita è risultato dare la morte e questo perchè dice sempre Paolo: "Il peccato, còlta l’occasione, per mezzo del comandamento, mi trasse in inganno; e, per mezzo d’esso, m’uccise" (Rom. 7:11). Questo perchè il comandamento della legge è la forza del peccato (cfr. 1 Cor. 15:56), cioè è la cosa che rende il peccato estremamente peccante (cfr. Rom. 7:13), senza di esso il peccato sarebbe morto (cfr. Rom. 7:8). Si spiega così perchè Paolo chiama l'antico Patto "il ministerio della morte" (2 Cor. 3:7). Ora, se la lettera si riferisce all'antico Patto lo Spirito si riferisce al Nuovo Patto o meglio alle parole di Cristo che sono spirito e vita secondo che disse Gesù stesso: "È lo spirito quel che vivifica; la carne non giova nulla; le parole che vi ho dette, sono spirito e vita" (Giov. 6:63), e che invece di morte danno la vita ossia vivificano coloro che vivono nel peccato.

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4. Ma Dio, sotto l’Antico Patto, aveva preannunciato tramite qualche profeta che un giorno avrebbe fatto con Israele un Nuovo Patto?

Sì, Dio lo aveva preannunciato tramite Geremia, Isaia e Ezechiele.

Nel libro di Geremia infatti troviamo scritto: “Ecco, i giorni vengono, dice l’Eterno, che io farò un nuovo patto con la casa d’Israele e con la casa di Giuda; non come il patto che fermai coi loro padri il giorno che li presi per mano per trarli fuori dal paese d’Egitto: patto ch’essi violarono, benché io fossi loro signore, dice l’Eterno; ma questo è il patto che farò con la casa d’Israele, dopo quei giorni, dice l’Eterno: io metterò la mia legge nell’intimo loro, la scriverò sul loro cuore, e io sarò loro Dio, ed essi saranno mio popolo. E non insegneranno più ciascuno il suo compagno e ciascuno il suo fratello, dicendo: ‘Conoscete l’Eterno!’ poiché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande, dice l’Eterno. Poiché io perdonerò la loro iniquità, e non mi ricorderò più del loro peccato” (Ger. 31:31-34) ed anche: “In que’ giorni, in quel tempo, dice l’Eterno, i figliuoli d’Israele e i figliuoli di Giuda torneranno assieme; cammineranno piangendo, e cercheranno l’Eterno, il loro Dio. Domanderanno qual è la via di Sion, volgeranno le loro facce in direzione d’essa, e diranno: ‘Venite, unitevi all’Eterno con un patto eterno, che non si dimentichi più!’ (Ger. 50:4-5).

Nel libro di Isaia leggiamo: “Inclinate l’orecchio, e venite a me; ascoltate, e l’anima vostra vivrà; io fermerò con voi un patto eterno, vi largirò le grazie stabili promesse a Davide” (Is. 55:3) e: “Poiché io, l’Eterno, amo la giustizia, odio la rapina, frutto d’iniquità; io darò loro fedelmente la lor ricompensa, e fermerò con loro un patto eterno” (Is. 61:8).

Nel libro di Ezechiele si legge: “Nondimeno io mi ricorderò del patto che fermai teco nei giorni della tua giovinezza, e stabilirò per te un patto eterno” (Ez. 16:60).

Che il patto eterno di cui parlarono sia Geremia, che Isaia, che Ezechiele, è il NUOVO PATTO, è attestato dallo scrittore agli Ebrei che dice che Iddio in virtù del sangue del patto eterno ha tratto dai morti il gran Pastore delle pecore cioè Gesù nostro Signore (cfr. Ebr. 13:20). Il sangue del patto eterno è quindi quello di Cristo che Egli ha sparso per la remissione dei nostri peccati dedicando in questa maniera il Nuovo Patto (o Secondo Patto) perché è stato con quel sangue che Cristo è diventato il garante del Nuovo Patto. Il Nuovo Patto quindi oltre che a fondarsi sul sangue di Cristo, è eterno nel senso che non avrà mai fine, non sparirà mai. Non è come il primo patto che fu dato solo per un tempo, cioè fino al tempo della riforma, ma è un patto eterno. D’altronde per essere migliore del Primo Patto, il Secondo doveva essere per forza di cose anche eterno.

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5. Quali sono le differenze fondamentali tra l’Antico e il Nuovo patto?

Il Nuovo Patto è migliore dell’Antico, ossia il Secondo Patto è migliore del Primo, perché è “fondato su migliori promesse” (Ebr. 8:6), quindi le differenze tra i due patti vanno ricercate nelle promesse che sono alla base del Nuovo Patto. Ma quali sono queste promesse fatte da Dio? Sono le seguenti, che Dio proclamò tramite il profeta Geremia: “Io metterò la mia legge nell’intimo loro, la scriverò sul loro cuore, e io sarò loro Dio, ed essi saranno mio popolo” (Ger. 31:33) e: “Tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande, dice l’Eterno. Poiché io perdonerò la loro iniquità, e non mi ricorderò più del loro peccato” (Ger. 31:34).

Per ciò che concerne la prima promessa essa è migliore perché mentre Dio quando fece il patto con Israele al monte Sinai scrisse la sua legge su tavole di pietra e poi le diede a Mosè, nel Nuovo Patto Dio ha scritto le sue leggi nelle nostre menti e sui nostri cuori, quindi “non su tavole di pietra, ma su tavole che son cuori di carne” (2 Cor. 3:3), e questa trascrizione è avvenuta mediante lo Spirito dell’Iddio vivente.

Per ciò che concerne invece la seconda promessa essa è migliore perché mentre nei sacrifici che Dio aveva ordinato sotto l’Antico Patto di offrire anno dopo anno per i peccati era rinnovato ogni anno il ricordo dei peccati perché era impossibile che il sangue di tori e di becchi togliesse i peccati, adesso con il Nuovo Patto dato che Gesù Cristo ha offerto sè stesso una volta per sempre per i nostri peccati rendendoci con il suo sangue perfetti quanto alla coscienza, i peccati sono stati cancellati e tolti per cui Dio non se ne ricorda più. Una simile cosa sotto l’Antico Patto era inconcepibile perché quei sacrifici espiatori prescritti dalla legge erano solo un ombra del futuro e perfetto sacrificio di Cristo; come dice la Scrittura: “Poiché la legge, avendo un’ombra dei futuri beni, non la realtà stessa delle cose, non può mai con quegli stessi sacrificî, che sono offerti continuamente, anno dopo anno, render perfetti quelli che s’accostano a Dio” (Ebr. 10:1). Quindi la perfezione della coscienza non poteva venire con l’offerta dei sacrifici da parte del Sommo Sacerdote ogni anno quando offriva i sacrifici per sé e per il popolo; se essa avesse potuto avvenire con quei sacrifici certamente si sarebbe smesso di offrire quei sacrifici perché gli adoratori una volta purificati non avrebbero più sentito l’esigenza di offrirli non avendo più coscienza di peccati. Ma era proprio per questo che essi li continuavano ad offrire, perché anche dopo averli offerti nel loro intimo la coscienza li accusava che essi erano dei peccatori, che quei peccati erano ancora sulla loro coscienza. Ma venuto Gesù Cristo, il Sommo Sacerdote dei futuri beni adombrati dalla legge, che cosa è avvenuto? E’ avvenuto che mediante il suo sacrificio, e quindi mediante il suo prezioso sangue, la nostra coscienza è stata purificata dai nostri peccati, e come dice la Scrittura “siamo stati santificati, mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre” (Ebr. 10:10) e “con un’unica offerta egli ha per sempre resi perfetti quelli che son santificati” (Ebr. 10:14). Quindi con Gesù è giunta la perfezione quanto alla coscienza che gli adoratori sotto l’Antico Patto non potevano ottenere mediante il sangue di tori e di becchi. E, giunta la perfezione, è automaticamente svanito il ricordo dei nostri peccati; ecco perché dunque Dio dice che non si ricorderà più dei nostri vecchi peccati, perché essi sono svaniti in virtù del sangue di Gesù Cristo. Dunque la promessa di non ricordarsi più dei nostri peccati è una grande e preziosa promessa che Dio ci ha fatto sotto il Nuovo Patto. Ovviamente chi vuole vedere adempiere questa promessa nella sua vita deve credere nel Signore Gesù Cristo, cioè credere che Lui ha offerto se stesso per i nostri peccati, e questo perché la remissione dei peccati si ottiene mediante la fede in Gesù Cristo. A questa condizione Dio manterrà questa sua promessa. Al posto dei sacrifici dell’Antico Patto quindi adesso c’è il sacrificio di Cristo fatto una volta per sempre. Questa sostituzione era stata preannunciata dal Figliuolo quando disse: “Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, ma mi hai preparato un corpo; non hai gradito né olocausti né sacrificî per il peccato. Allora ho detto: Ecco, io vengo (nel rotolo del libro è scritto di me) per fare, o Dio, la tua volontà” (Sal. 40:6-8). Come si può vedere infatti i sacrifici per il peccato e gli olocausti, le offerte e i sacrifici prescritti tutti dalla legge di Mosè, vengono dichiarati non graditi da Dio, non voluti da Dio. Il Figlio allora disse a Dio: “Ecco, io vengo per fare la tua volontà”; e qual è questa volontà se non quella che egli offrisse se stesso per i nostri peccati? Ed in virtù proprio di questa volontà, il primo patto è stato tolto e sostituito dal secondo. Che bisogno c’è più infatti dei sacrifici imperfetti dell’Antico Patto che non potevano togliere i peccati, se ora Cristo ha offerto se stesso per i nostri peccati rendendoci perfetti quanto alla coscienza? E naturalmente se non c’è più bisogno dei sacrifici imperfetti non c’è neppure più bisogno dei sacerdoti che offrono quei sacrifici e difatti il loro posto è stato preso dal Sommo Sacerdote dei futuri beni, cioè Gesù, il quale nella pienezza dei tempi è stato costituito da Dio sommo sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedec, e ciò è avvenuto con giuramento secondo che è scritto: “L’Eterno l’ha giurato e non si pentirà: Tu sei sacerdote in eterno, secondo l’ordine di Melchisedec” (Sal. 110:4). Innanzi tutto si noti che è cambiato l’ordine, non è più quello di Aaronne a cui appartenevano i sacerdoti dell’Antico Patto, ma quello di Melchisedec, ordine migliore perché Melchisedec è superiore ad Aaronne. Basta considerare che questo Melchisedec, sacerdote dell’Iddio Altissimo, re di giustizia e di Salem, quando andò incontro ad Abramo quando egli tornava dalla sconfitta dei re, benedisse il patriarca Abramo nei cui lombi c’era Levi (e l’inferiore è benedetto dal superiore), e che il patriarca diede la decima d’ogni cosa a Melchisedec (per cui nella persona d’Abramo, Levi che secondo la legge doveva prendere dal popolo le decime, fu sottoposto alla decima) per rendersi conto della superiorità di Melchisedec su Aaronne.

Inoltre si noti che Cristo è stato costituito Sommo Sacerdote mediante giuramento, mentre i sommi sacerdoti lo furono senza giuramento, e questo oltre a rendere il sacerdozio di Cristo superiore a quello dell’Antico Patto, rende il secondo patto di cui Gesù Cristo è diventato garante molto più eccellente del primo (cfr. Ebr. 7:21-22) perché il giuramento fatto da Dio al Figliuolo mostra l’immutabilità del suo consiglio per cui è impossibile che al suo sacerdozio (su cui si basa il Nuovo Patto) ne subentri un altro in futuro e questa immutabilità ci è di grande consolazione perché sappiamo che questo sacerdozio dimora in eterno. Come dice lo scrittore agli Ebrei: “Perché gli uomini giurano per qualcuno maggiore di loro; e per essi il giuramento è la conferma che pone fine ad ogni contestazione. Così, volendo Iddio mostrare vie meglio agli eredi della promessa la immutabilità del suo consiglio, intervenne con un giuramento, affinché, mediante due cose immutabili, nelle quali è impossibile che Dio abbia mentito, troviamo una potente consolazione noi, che abbiam cercato il nostro rifugio nell’afferrar saldamente la speranza che ci era posta dinanzi; la quale noi teniamo qual’àncora dell’anima, sicura e ferma e penetrante di là dalla cortina, dove Gesù è entrato per noi qual precursore, essendo divenuto Sommo Sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedec” (Ebr. 6:16-20). Cristo dunque ha un sacerdozio che non si trasmette perché dimora in eterno, mentre il sacerdozio levitico si trasmetteva di padre in figlio perché il sommo sacerdote era impedito di durare a motivo della morte (cfr. Ebr. 7:23-24); quindi noi possiamo fare completo affidamento su di lui per la nostra salvezza perché egli vive sempre per intercedere per noi (cfr. Ebr. 7:25). E poi, mentre i sacerdoti levitici dovevano offrire del continuo dei sacrifici anche per i loro propri peccati perché anch’essi venivano meno davanti a Dio, Cristo per il fatto che non commise peccato alcuno offrì se stesso una volta per sempre soltanto per i nostri peccati.

Il Nuovo Patto inoltre è migliore dell’Antico perché esso libera l’uomo dalla maledizione della legge sotto cui si trovano coloro che sono sotto l’Antico Patto. Vediamo di spiegare questo concetto: l’Antico Patto si basa sulla legge che Dio diede a Mosè per Israele, legge che si basa sulle opere secondo che è scritto: “Chi avrà messe in pratica queste cose, vivrà per via di esse” (Gal. 3:12), ma che nello stesso tempo attira la maledizione su coloro che si basano sulle opere perché è scritto: “Maledetto chiunque non persevera in tutte le cose scritte nel libro della legge per metterle in pratica!” (Gal. 3:10). Ma Cristo Gesù morendo sulla croce è diventato maledizione per noi perché è scritto: “Maledetto chiunque è appeso al legno”, e in questa maniera ha riscattato dalla maledizione della legge noi che abbiamo creduto nel suo nome. Questo riscatto infatti è avvenuto mediante la fede nel suo nome, o come viene chiamata da Paolo “la legge della fede” (Rom. 3:27), su cui si basa il Nuovo Patto di cui è garante Gesù Cristo. La legge della fede è dunque superiore a quella delle opere, perché mentre appoggiandosi alla legge delle opere si è maledetti, appoggiandosi alla legge della fede si viene liberati da questa maledizione e si viene benedetti perché si viene giustificati di tutte le cose delle quali noi non abbiamo potuto essere giustificati per la legge di Mosè. Dato dunque che il primo patto si basa sulla legge delle opere, mentre il secondo sulla legge della fede, il secondo patto è superiore al primo. Il primo patto produceva la condanna, il secondo produce la giustizia; il primo patto produceva la morte, mentre il secondo vivifica.

Ecco dunque le differenze fondamentali tra l’Antico e il Nuovo Patto.

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6. Che significato ha il fatto che quando Gesù spirò sulla croce “la cortina del tempio si squarciò in due, da cima a fondo” (Matt. 27:51)?

Per comprender bene che cosa Dio ha voluto dire all’umanità intera squarciando in due la cortina del tempio, proprio quando Gesù Cristo, il suo Figliuolo, morì sulla croce, è necessario prima di tutto conoscere come era strutturato il tempio di Gerusalemme.

Ora, il tempio di Gerusalemme nella sua struttura di base ricalcava la struttura del santuario che Dio aveva fatto costruire nel deserto ai giorni di Mosè, santuario che ricordiamo era solo un ombra del vero santuario che non è di questa creazione. In quel santuario c’era un primo tabernacolo nel quale si trovavano il candelabro, la tavola e la presentazione dei pani, e l’altare dei profumi; questo si chiamava il Luogo Santo. Oltre a questo tabernacolo ce ne era un secondo chiamato il Luogo Santissimo che era diviso dal Luogo Santo da una cortina. In questo Luogo c’era l’arca del Patto tutta ricoperta d’oro nella quale si trovavano un vaso d’oro contenente la manna, la verga d’Aaronne che aveva fiorito e le tavole del patto. E sopra l’arca c’erano i cherubini della gloria che adombravano il propiziatorio posto sopra l’arca.

Quel santuario ovviamente aveva delle norme per il culto che erano svariate. In base a queste norme, i sacerdoti entravano ogni giorno nel primo tabernacolo, ossia nel Luogo Santo, per compiervi gli atti del culto, ma non potevano entrare nel Luogo Santissimo che si trovava dietro la cortina, perché in esso poteva entrare una volta sola all’anno, e precisamente il giorno delle espiazioni solo il Sommo Sacerdote che era il Sacerdote a capo di tutti i sacerdoti che in quel giorno doveva offrire dei sacrifici per i peccati suoi e di quelli del popolo.

Stando dunque così le cose, è evidente che sotto l’Antico Patto non c’era la libertà di entrare nel Luogo Santissimo, questa libertà non esisteva per i sacerdoti. E questo perché tra loro e il Luogo Santissimo si frapponeva il Luogo Santo ossia il primo tabernacolo, quindi affinché i sacerdoti potessero accedere liberamente al Santuario sarebbe stato necessario che quel primo tabernacolo fosso tolto di mezzo, essi non avrebbero potuto accedervi finchè sussisteva il primo tabernacolo. Come ben dice lo scrittore agli Ebrei: “Lo Spirito Santo volea con questo significare che la via al santuario non era ancora manifestata finché sussisteva ancora il primo tabernacolo” (Ebr. 9:8), che rappresentava il periodo di tempo in cui si offrivano doni e sacrifici che non potevano quanto alla coscienza rendere perfetto colui che offriva il culto perché si trattava di regole carnali imposte da Dio fino alla riforma (cfr. Ebr. 9:9-10), che si è adempiuta con Gesù Cristo, Sommo Sacerdote di quei beni adombrati dalla legge, che mediante il suo sangue è entrato una volta per sempre nel vero santuario che non è di questa creazione, avendo acquistata per noi una redenzione eterna (cfr. Ebr. 9:11-12). Dunque, con Cristo Gesù, il Sommo Sacerdote della nostra professione di fede, con la sua morte avvenuta per compiere l’espiazione dei nostri peccati, è giunto il tempo della riforma che è il periodo in cui non c’è più bisogno che si offrono doni e sacrifici per i peccati perché Egli offrendo se stesso ha reso perfetti quanto alla coscienza tutti coloro che hanno creduto in Lui. Quello che era impossibile ai sacrifici offerti in quel tempo perché si trattava solo di regole carnali temporanee, Cristo l’ha fatto mediante il suo proprio sacrificio compiuto una volta per sempre. E una volta fatta la purificazione dei peccati, egli è entrato nel vero santuario (di cui quello nel deserto era solo un ombra) una volta per sempre. Non come il Sommo Sacerdote sotto l’Antico Patto che doveva entrare nel luogo santissimo una volta sola all’anno con sangue non suo, ma una volta sola nel vero santuario. Noi quindi adesso in virtù del suo sangue abbiamo la libertà d’entrare nel santuario per quella via che come dice la Scrittura è recente e vivente e che lui ha dedicato attraverso la sua carne (cfr. Ebr. 10:19-20).

Lo squarcio della cortina del tempio avvenuta in quel giorno, sta ad indicare quindi che Cristo con il suo sangue manifestò la via al santuario dandoci la libertà d’entrare nel vero santuario che Dio e non un uomo ha eretto. Fu un segno importante quello squarcio della cortina del tempio; fu come se Dio avesse detto: ‘Da ora innanzi non c’è più bisogno che il Sommo Sacerdote del tempio entri una volta all’anno nel luogo santissimo con il sangue dei sacrifici, perché Gesù Cristo ha offerto se stesso per i peccati del popolo una volta per sempre, e per entrare una volta per sempre con il suo sangue nel vero santuario, che non è di questa creazione, permettendo così a tutti quelli che credono in Lui di entrare liberamente nel santuario celeste. Questo è il tempo della riforma; il primo tabernacolo che rappresentava il tempo dei sacrifici ha terminato la sua esistenza, adesso con il sacrificio di Cristo è iniziato il periodo del libero accesso al santuario’.

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ORNAMENTO ESTERIORE DELLA DONNA

1. Fratello, che male c’è se come donna credente continuo a portare gli orecchini, dei braccialetti e delle collane e altri pezzi di bigiotteria?

Il male c’è, sorella nel Signore, perché portare queste cose addosso per una donna che fa professione di pietà è proibito dalla Parola di Dio. L’apostolo Paolo infatti dice: "Similmente che le donne si adornino d’abito convenevole, con verecondia e modestia: non di trecce e d’oro o di perle o di vesti sontuose" (1 Tim. 2:9), e similmente si pronuncia l’apostolo Pietro quando dice: "Il vostro ornamento non sia l’esteriore che consiste nell’intrecciatura dei capelli, nel mettersi attorno dei gioielli d’oro, nell’indossar vesti sontuose" (1 Piet. 3:3).

Vedi, sorella, tutti questi oggetti di bigiotteria servono a rendere la donna attraente, seducente e altezzosa, tutte cose che tu devi evitare come figliuola di Dio. Vuoi forse attirare gli sguardi degli uomini su di te? Vuoi forse esser al centro dell’attenzione? Vuoi forse avere un’aria superba? Non credo che tu lo voglia, se ami veramente il Signore. Quindi, spogliati di tutti questi inutili ornamenti e valli a buttare. Non indugiare; fallo subito e ne avrai del bene.

Ricordati che Sara, di cui tu sei figliuola, non si adornava con gioielli addosso perché era una donna che temeva Dio (cfr. 1 Piet. 3:5).

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2. Fratello, perchè mai secondo te non mi posso mettere la minigonna, o la gonna con lo spacco, o delle vesti sfarzose e attillate? Non è forse vero che Dio guarda al cuore?

Vedi, sorella, la ragione per cui tu non devi metterti la minigonna, o la gonna con uno o più spacchi o delle vesti sfarzose e attillate, è perchè tutte queste vesti non hanno le caratteristiche che devono avere le vesti di una donna che fa professione di pietà le quali devono essere vereconde e modeste secondo che è scritto: "Similmente che le donne si adornino d’abito convenevole, con verecondia e modestia: non di trecce e d’oro o di perle o di vesti sontuose, ma d’opere buone, come s’addice a donne che fanno professione di pietà" (1 Tim. 2:9-10). Come fa una minigonna che mette in mostra le tue gambe e le tue cosce ad essere una veste vereconda? O come fa ad essere vereconda una gonna con spacco o spacchi che quando cammini mette in mostra le tue gambe? O una veste attillata che mette in risalto le forme del tuo corpo? E che dire poi di un vestito sfarzoso? Pensi che si possa definire umile e modesto?

A proposito del fatto che Dio guarda al cuore, questo è vero, ma occorre che tu sappia che quando Dio disse queste parole al profeta Samuele non intese affatto dire che a Lui non importa niente di come una donna che teme il suo nome vada vestita altrimenti non avrebbe poi mediante lo Spirito Santo sospinto Paolo a scrivere le suddette parole. Quelle parole di Dio significano che Dio quando sceglie qualcuno non guarda alla sua altezza, alla sua bellezza esteriore, alla sua forza fisica, alla sua istruzione, alla sua posizione sociale e ad altre cose esteriori a cui guardano gli uomini quando devono scegliere qualcuno per affidargli qualche particolare incarico soprattutto di comando, ma guarda al cuore, cioè vede se il suo cuore è onesto, buono, e sincero, ben disposto verso di lui. E poi, bada bene che quando Dio disse quelle parole disse anche poco prima: "L'uomo riguarda all'apparenza" (1 Sam. 16:7), perchè ti dico questo? Perchè se l'uomo guarda all'apparenza ciò vuol dire che lui guarda a come vesti, a come ti muovi, e se tu ti vesti in maniera provocante certamente attirerai i suoi penetranti e maliziosi sguardi inducendolo a peccare, perchè l'uomo quando vede una donna vestita in maniera seducente e provocante difficilmente non pensa cose cattive, e in alcuni casi si spinge anche al di là di pensare cose cattive cercando di violentare quella donna. Quindi, sorella, esamina attentamente i vestiti che ti metti addosso.

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3. Giacinto, sono d'accordo con te che il "piercing" del corpo (qui in Nord America ormai è diffuso in ambo i sessi) è contrario alla parola di Dio. Però vorrei farti una domanda. Gli orecchini ai lobi delle orecchie delle donne, sono anch’essi, a tuo parere, contrari alla Bibbia?

Ascolta, io merito agli orecchini posti da una donna ai lobi delle sue orecchie io sono pienamente persuaso che in base all'insegnamento della Scrittura una donna che fa professione di pietà non deve metterseli perchè sono parte di quell'ornamento esteriore che una figliola di Dio non deve ricercare. L'espressione 'mettersi addosso gioielli d'oro' (1 Pietro 3:3) si riferisce pure al mettersi agli orecchi degli orecchini d'oro. Quindi la mia risposta è: 'Sì, anche gli orecchini ai lobi delle orecchie delle donne sono contrari alla Bibbia.

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4. Pace fratello. La mia domanda è un pò complicata: secondo te non si diventa religiosi nel giudicare e nel dichiarare alle sorelle di non portare pantaloni o piccoli bracciali, e truccarsi il viso in maniera modesta? Io credo che molte anime siano turbate e scandalizzate da questo fattore e che magari si siano allontanate dalla fede perchè si sono sentite giudicate. Tu cosa ne pensi a tal proposito? Io credo che chi trasforma è solo Gesù. L'uomo a volte non è tollerante verso i deboli nella fede ma certamente deve essere franco con le anime nuove nel dichiarare di non esagerare nell'ornamento (ma senza insistere o giudicare).

Fratello nel Signore, non so cosa intendi con il termine ‘religiosi’, comunque sappi che un ministro di Cristo Gesù non compie assolutamente niente di male e di contrario alla sana dottrina nell’esortare le sorelle a non mettersi i pantaloni, i braccialetti, il trucco ed altre cose che non si addicono a donne che fanno professione di pietà. Anzi egli fa qualcosa di giusto, di accettevole agli occhi di Dio perché così dicendo esorta le sorelle ad onorare la dottrina di Dio, dottrina che oggi è poco onorata e molto disonorata in mezzo alla Chiesa perché tanti pastori stanno zitti e tollerano il vestiario femminile indecente (minigonne, pantaloni, gonne attillate, camicette attillate e trasparenti, ecc.), e i rossetti, i belletti, gli anelli, i braccialetti, le collane, ecc. Invece di riprovare queste cose le tollerano, le accettano!! Ma non ha forse detto Paolo: “Similmente che le donne si adornino d’abito convenevole, con verecondia e modestia: non di trecce e d’oro o di perle o di vesti sontuose, ma d’opere buone, come s’addice a donne che fanno professione di pietà” (1 Tim. 2:9-10), e Pietro gli fa eco dicendo: “Il vostro ornamento non sia l’esteriore che consiste nell’intrecciatura dei capelli, nel mettersi attorno dei gioielli d’oro, nell’indossar vesti sontuose ma l’essere occulto del cuore fregiato dell’ornamento incorruttibile dello spirito benigno e pacifico, che agli occhi di Dio è di gran prezzo” (1 Piet. 3:3-4)? Perché dunque si devono tollerare quegli abiti indecenti e quell’ornamento esteriore indecente costituito da oro, perle ecc, tutte cose che la donna si mette per rendersi attraente e sedurre gli uomini? E tutte cose che portano l’uomo a desiderare ancora maggiormente di guardare una donna, di starle vicino, e che in maniera inevitabile portano l’uomo ad avere cattivi pensieri verso quella donna che si veste in maniera seducente e provocatoria?

Che poi ci siano delle donne che quando hanno sentito qualche esortazione ad abbandonare certe vesti e altre cose, si sono turbate e scandalizzate, è normale; ma il problema è il loro non è di chi esorta. Peggio per loro se si sono allontanate dalla fede; beate invece quelle donne che non si scandalizzano di queste sane esortazioni e non abbandonano la comune adunanza. Si sono sentite giudicate? Ma è normale, perché nel momento in cui viene rivolta una esortazione a non fare o a non dire certe cose che sono sconvenienti, chi ancora quelle cose sconvenienti le fa o le dice, si sente ripreso dalla sua coscienza che per lo Spirito lo riprende. Ma questo non significa che il ministro di Dio le ha giudicate, le avrebbe giudicate se avesse detto loro che non sono delle figliuole di Dio, o che vanno all’inferno, ma esortandole a non mettersi addosso certe cose non le ha giudicate affatto. In questo caso, la Parola di Dio proferita dal ministro di Dio ha avuto l’effetto di fare sentire quelle sorelle giudicate come disubbidienti, e loro si sono arrabbiate e se ne sono andate. Ma ripeto, peggio per loro, il problema è il loro, e non certamente di chi esorta.

Certo fratello che chi trasforma è Gesù Cristo, ma è altresì vero che se un credente indura il suo cuore, si getta la riprensione alle sue spalle, egli la trasformazione non la subirà ma rimarrà sempre attaccato alle sue solite concupiscenze. Il ministro di Dio comunque deve essere longanimo cioè paziente verso le pecore perché alcune pecore certe cose non le capiscono subito ma dopo del tempo e deve quindi esortare con pazienza, non deve però essere tollerante perché non si addice ai santi tollerare il peccato e il malvagio. Insistendo, sì, insistendo, perché Paolo dice a Timoteo che era un ministro di Cristo Gesù: “Insisti a tempo e fuori di tempo” (2 Tim. 4:2). E poi la sua predicazione ed esortazione deve essere sempre chiara, in modo che chi ascolta eviti di fraintendere il ministro del Vangelo. Il suo parlare insomma non deve essere sibillino, come spesso purtroppo si sente in molti locali di culto quando vengono affrontati certi argomenti.

So anche che alcuni sostengono persino che queste cose non vanno per nulla dette alle sorelle perché chi trasforma è Gesù Cristo!! Ma che senso ha una simile espressione? Ma allora perché non si dice anche che il Vangelo non va predicato ai peccatori perché tanto chi salva è il Signore? Perché non si dice anche che è meglio non annunciare agli uomini che tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio e che possono essere giustificati soltanto mediante la fede in Gesù Cristo, per paura che gli uomini si sentano giudicati e si scandalizzino e poi non vengano più ad ascoltarci? Ma allora, io dico, le sentinelle a che servono? Che devono fare le sentinelle quando vedono arrivare il nemico? Non devono forse suonare la tromba? Certo, la città la protegge Dio, tutto è nelle mani di Dio e lui può in un istante liberare la città dall’esercito nemico che si avvicina ad essa, ma rimane il fatto che le sentinelle hanno il compito di fare la guardia affinché il nemico non penetri nella città e devono suonare la tromba. Altrimenti che sentinelle sono? La stessa cosa vale nella Chiesa. I pastori sono una sorta di sentinelle che devono avvertire i credenti sulle macchinazioni di Satana, non è che perché i pastori sanno che il Signore ci libera dal maligno, essi hanno il diritto di non avvertire i santi sulle macchinazioni del diavolo!! Niente affatto, essi hanno l’obbligo di suonare la tromba, e di avvertire le pecore che certe cose non si dicono e non si fanno perché la Parola di Dio le vieta. Chi ubbidirà alle loro sane esortazioni ne avrà del bene, ma chi le disprezzerà ne avrà solo del male perché avrà disprezzato la Parola di Dio. Ma d’altronde se così non fosse, per quale ragione Dio ha costituito dei pastori sul suo gregge? Per accarezzarle e per dare loro da mangiare e basta? E quando le pecore cominciano a battere dei sentieri tortuosi e pericolosi, che devono fare i pastori? Non devono forse fare di tutto per fare tornare le pecore sui sentieri diritti e tranquilli? Certo che lo devono fare, altrimenti che pastori sono? E così è per ciò che riguarda l’ornamento esteriore delle donne, se il pastore vede che le sorelle non ubbidiscono alla Parola di Dio, le deve scongiurare ad ubbidire alla Parola di Dio per il loro bene e per il bene di tutta la Chiesa. Non deve fare finta di niente, non deve stare zitto per paura che poi le sorelle si arrabbino e non vengano più al locale di culto perché non piace loro quel tipo di predicazione.

Ma ahimè, purtroppo questa è la linea generale adottata da molti pastori, e questo si vede dal fatto che nelle loro predicazioni non ci sono mai riferimenti chiari e inequivocabili a certi passi della Scrittura, e certi argomenti non vengono mai menzionati. Magari alcuni sanno pure che certe vesti le sorelle non le dovrebbero mettere, ma stanno zitti per paura della reazione dell’uditorio femminile. Altri invece non pensano affatto che certe vesti le sorelle non le devono mettere, perché dicono che Dio guarda al cuore!!! Questa è un’altra maniera di ragionare sbagliata.

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5. Egr. Fratello Giacinto, vorrei gentilmente sapere perchè le ragazze non possono indossare i pantaloni, specialmente quelli attillati. La ringrazio

Le ragazze non possono indossare i pantaloni perché non sono un capo vestiario che si addice alle ragazze o alle donne adulte. La legge dice: “La donna non si vestirà da uomo, né l’uomo si vestirà da donna; poiché chiunque fa tali cose è in abominio all’Eterno, il tuo Dio” (Deut. 22:5), non è abbastanza chiaro? Perché dunque le ragazze devono mettersi i pantaloni? Per altro il pantalone addosso ad una donna mette in risalto il suo fondo schiena e le sue gambe, cosa questa che diventa particolarmente accentuata quando i pantaloni sono attillati. E’ sufficiente vedere camminare una ragazza con dei pantaloni attillati per capire tutto ciò, che naturalmente piace allo sguardo di molti uomini che tanto è vero non di rado fanno pure degli apprezzamenti sulle forme corporali di quella ragazza. I pantaloni sono dunque un capo vestiario indecoroso per una donna da indossare. Va però anche detto che non a tutte le ragazze piacciono i pantaloni attillati; alcune li detestano, preferiscono la gonna. I pantaloni addosso ad una donna la privano della sua femminilità e la fanno apparire più uomo che donna; come la gonna o un gonnellino addosso ad un uomo lo fanno apparire più donna che uomo.

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6. Egregio Giacinto Butindaro, ….. desidererei porLe un quesito: a me piace una ragazza molto carina (una compagna di classe), che usa vestire in jeans e stivaletti col tacco alto. Secondo Lei, questa ragazza sbaglia, perchè non rispetta quanto dice Timoteo, ma, secondo Lei, che male fa se vuole attrarre fisicamente i ragazzi? Voglio dire, non ci dovrebbe essere alcun male nel mostrare la propria femminilità, che, del resto, è stata data anch'essa da Dio. E io, posso permettermi di guardarla oppure commetto peccato?

Ma dimmi un po’, se io ti domandassi: ‘Che male fa un ragazzo se d’estate va in giro con quattro bottoni della sua camicia slacciati per fare vedere il suo muscoloso e villoso petto alle ragazze e attirarle a sé fisicamente?’ Tu che mi risponderesti? Che non fa alcun male? Non penso, ma mi diresti che egli sbaglia perché manifesta la sua carnalità, i suoi desideri carnali. E così è con questa ragazza, per certo ella sbaglia nel vestirsi in quella maniera per attirare fisicamente i ragazzi perché mostra la sua carnalità. Il corpo va conservato in santità ed onore, non può essere usato per attirare fisicamente le persone dell’altro sesso mettendone in mostra le sue forme. Cosa questa che per altro è anche molto pericolosa per una ragazza perché rischia di eccitare l’uomo a tal punto da spingerlo a violentarla. Questo infatti è un punto che molti ignorano o sottovalutano; il modo di vestire di una donna può eccitare i sensi di un uomo fino al punto da accecargli la mente e trascinarlo a violentare la donna. L’uomo infatti in questi casi è come se sentisse dire alla donna che veste in maniera provocante: ‘Ti desidero, ti cerco, voglio giacermi con te!’ Lo so che questo può sembrare assurdo, ma la realtà mi dà ragione perché molte ragazze sono state violentate proprio perché mostravano in maniera marcata agli uomini la loro femminilità. Cosa che si può fare non solo con dei pantaloni molto attillati e dei tacchi a spillo, ma anche con minigonne, con gonne con spacchi, con calze a rete ecc. La donna sa in che maniera. Per altro posso dirti che ci sono fotomodelle che posano senza vestiti per tanti fotografi e che alla domanda se non ci trovano niente di male in quello che fanno rispondono di ‘no’ perché esse non fanno altro che mostrare agli uomini il corpo che ha donato loro Dio, o madre natura come dicono!! Anche queste donne pensano quindi di mostrare la femminilità che gli ha dato Dio!! E la stessa cosa dicono quelle donne che vanno sulle spiagge dei nudisti, anche loro non ci trovano niente di male ad andare nude perché mostrano agli uomini la femminilità che ha dato loro Dio!! Che diremo quindi a queste donne? Che possono perseverare in questa cosa? Così non sia.

Ascolta, una ragazza nubile non ha bisogno di usare pantaloni attillati, tacchi a spillo, minigonne e quant’altro per attirare i ragazzi: ella infatti li attira comunque perché l’uomo si sente attirato alla donna per natura, non importa come essa sia vestita. L’uomo cerca una moglie comunque tra le donne. Il fatto è però che la ragazza se si mette addosso certi capi d’abbigliamento li attira ancora maggiormente, e non solo li attira, ma li eccita a tal punto da far sorgere nell’uomo dei desideri impuri e quindi li fa intoppare cosa questa che ella non deve fare verso gli uomini, come noi uomini non dobbiamo fare intoppare con il nostro abbigliamento nessuna donna. Senza poi parlare, che una ragazza vestendosi con dei pantaloni attillati e con dei tacchi a spillo, rischia di eccitare gli uomini a tale punto che qualcuno cercherà di molestarla e di violentarla. Tante volte infatti la ragione per cui certi uomini fanno delle ‘avance’ verso certe ragazze che poi scaturiscono in una violenza carnale è proprio perché costoro erano vestite veramente in maniera molto provocatoria (per esempio con pantaloni attillati e tacchi a spillo).

Una volta una neoconvertita mi disse che lei si metteva gli orecchini e certi vestiti addosso per mostrare la sua femminilità; anni fa ho sentito che ha abbandonato il marito per mettersi con un altro uomo. Evidentemente la sua femminilità aveva attirato molto quest’altro uomo!!!

Bada bene a te stesso, non farti ingannare da vani ragionamenti.

Rispondo alla tua ultima domanda, dicendoti che in base alla Scrittura non ti è vietato di guardare questa ragazza, ma ti è vietato guardarla per appetirla in cuore tuo.

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7. ….. quando ero piccola e fino a non molti anni fa (ora ho 24 anni), spesso facevo voti o promesse a Dio per obbligarmi a migliorare (anche per cose ridicole: ex.: promesse a Dio di non mangiare tanto per riuscire a dimagrire), ora non ricordo neanche più il contenuto di queste promesse, ma il pastore mi ha detto che può eventualmente sciogliermi da tutti questi legami che mi sono creata da sola! Probabilmente (dico ‘probabilmente’ perchè non ne sono affatto sicura) ho anche fatto voto o promessa a Dio di smettere piano piano di truccarmi (so che per lei truccarsi è peccato, ma per il pastore no!). Io voglio sapere se lei pensa che il pastore possa sciogliere anche questo voto o promessa! Il pastore naturalmente mi ha detto di sì.

Ora, innanzi tutto voglio fare questa premessa: fare voti a Dio non è una cosa sbagliata, la cosa sbagliata è fare voti e poi non mantenerli, infatti è scritto nella legge: “Quando avrai fatto un voto all’Eterno, al tuo Dio, non tarderai ad adempirlo; poiché l’Eterno, il tuo Dio, te ne domanderebbe certamente conto, e tu saresti colpevole; ma se ti astieni dal far voti, non commetti peccato. Mantieni e compi la parola uscita dalle tue labbra; fa’ secondo il voto che avrai fatto volontariamente all’Eterno, al tuo Dio, e che la tua bocca avrà pronunziato” (Deut. 23:21-23). Quindi, fare voti non è una cosa contraria alla sana dottrina, tanto è vero che l’apostolo Paolo fece un voto secondo che è scritto: “Quanto a Paolo, ei rimase ancora molti giorni a Corinto; poi, preso commiato dai fratelli, navigò verso la Siria, con Priscilla ed Aquila, dopo essersi fatto tosare il capo a Cencrea, perché avea fatto un voto” (Atti 18:18).

Dopo questa breve ma necessaria premessa rispondo alla tua specifica domanda sul tuo voto di non truccarti più, partendo dal presupposto che tu hai creduto nel Signore e quindi sei una nuova creatura in Cristo, e che non truccarsi è giusto (sia nel caso della donna che nel caso dell’uomo). Se tu hai promesso a Dio di non truccarti più hai promesso a Dio di fare una cosa giusta che si addice ad una donna che è in Cristo, devi quindi rispettare l’impegno da te preso, se non vuoi essere trovata colpevole davanti a Dio. Può il pastore sciogliere questo tuo voto? No, non può farlo. Secondo la legge infatti le uniche persone che hanno il potere nei confronti di una donna di annullarle i suoi voti sono il padre, nel caso ella faccia il voto in casa del padre durante la sua giovinezza, e il marito nel caso questa si sposi con dei voti già fatti innanzi o li faccia da maritata. Ecco quanto dice la legge a riguardo: “Quand’uno avrà fatto un voto all’Eterno od avrà con giuramento contratta una solenne obbligazione, non violerà la sua parola, ma metterà in esecuzione tutto quello che gli è uscito di bocca. Così pure quando una donna avrà fatto un voto all’Eterno e si sarà legata con un impegno essendo in casa del padre, durante la sua giovinezza, se il padre, avendo conoscenza del voto di lei e dell’impegno per il quale ella si è legata, non dice nulla a questo proposito, tutti i voti di lei saranno validi, e saranno validi tutti gli impegni per i quali ella si sarà legata. Ma se il padre, il giorno che ne viene a conoscenza, le fa opposizione, tutti i voti di lei e tutti gl’impegni per i quali si sarà legata, non saranno validi; e l’Eterno le perdonerà, perché il padre le ha fatto opposizione. E se viene a maritarsi essendo legata da voti o da una promessa fatta alla leggera con le labbra, per la quale si sia impegnata, se il marito ne ha conoscenza e il giorno che ne viene a conoscenza non dice nulla a questo proposito, i voti di lei saranno validi, e saranno validi gl’impegni per i quali ella si è legata. Ma se il marito, il giorno che ne viene a conoscenza, le fa opposizione, egli annullerà il voto ch’ella ha fatto, e la promessa che ha proferito alla leggera per la quale s’è impegnata; e l’Eterno le perdonerà. Ma il voto di una vedova o di una donna ripudiata, qualunque sia l’impegno per il quale si sarà legata, rimarrà valido. Quando una donna, nella casa di suo marito, farà dei voti o si legherà con un giuramento, e il marito ne avrà conoscenza, se il marito non dice nulla a questo proposito e non le fa opposizione, tutti i voti di lei saranno validi, e saran validi tutti gl’impegni per i quali ella si sarà legata. Ma se il marito, il giorno che ne viene a conoscenza li annulla, tutto ciò che le sarà uscito dalle labbra, siano voti o impegni per cui s’è legata, non sarà valido; il marito lo ha annullato; e l’Eterno le perdonerà. Il marito può ratificare e il marito può annullare qualunque voto e qualunque giuramento, per il quale ella si sia impegnata a mortificare la sua persona. Ma se il marito, giorno dopo giorno, non dice nulla in proposito, egli ratifica così tutti i voti di lei e tutti gl’impegni per i quali ella si è legata; li ratifica, perché non ha detto nulla a questo proposito il giorno che ne ha avuto conoscenza. Ma se li annulla qualche tempo dopo averne avuto conoscenza, sarà responsabile del peccato della moglie’. Tali sono le leggi che l’Eterno prescrisse a Mosè, riguardo al marito e alla moglie, al padre e alla figliuola, quando questa è ancora fanciulla, in casa di suo padre” (Num. 30:2-16).

Ma poi vorrei dirti anche questo. Quello di non truccarsi per una donna in Cristo è un ordine che ella deve IN OGNI CASO osservare, quindi o tu fai il voto di non truccarti più o non lo fai, devi UGUALMENTE smettere di truccarti per compiere la tua santificazione nel timore di Dio. Ti spiego questo concetto facendoti un esempio: mettiamo il caso che una donna, prima di convertirsi a Cristo, era una meretrice, quindi una donna che metteva in vendita il proprio corpo. Una volta convertita ella non deve fare nessun voto di non vendere più il proprio corpo, perché questo non le è più consentito ora che il suo corpo è diventato il tempio dello Spirito Santo, a prescindere che ella faccia o non faccia il voto. Ma ti faccio un altro esempio. La Scrittura ci ordina di non rubare più; ci metteremo forse a fare voto di non rubare più? Che senso avrebbe quando è un qualcosa che noi dobbiamo COMUNQUE fare? Quello che voglio dire con questo è che un Cristiano o una Cristiana, non ha bisogno di fare certi voti perchè certe cose le deve COMUNQUE fare per piacere a Dio. Altra cosa è invece quando un Cristiano o una Cristiana, fa un voto in cui promette di rinunciare a qualcosa a cui la Scrittura non ordina di rinunciare, per esempio per l’uomo i capelli (come nel caso di Paolo che si era fatto tosare il capo in seguito ad un suo voto).

Comunque, mi è parso di capire che tu stessa non sei ancora affatto sicura di avere fatto questo voto a Dio, quindi neppure io posso dire che tu abbia fatto questo particolar voto. Nel caso però tu lo faccia mantienilo. Concludo rivolgendoti queste parole di Salomone: “Quand’hai fatto un voto a Dio, non indugiare ad adempierlo; poich’egli non si compiace degli stolti; adempi il voto che hai fatto. Meglio è per te non far voti, che farne e poi non adempierli. Non permettere alla tua bocca di render colpevole la tua persona; e non dire davanti al messaggero di Dio: ‘È stato uno sbaglio.’ Perché Iddio s’adirerebbe egli per le tue parole, e distruggerebbe l’opera delle tue mani? Poiché, se vi son delle vanità nella moltitudine de’ sogni, ve ne sono anche nella moltitudine delle parole; perciò temi Iddio!” (Eccl. 5:4-7).

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PENTECOSTALI

1. Perché veniamo chiamati ‘Pentecostali’?

La ragione è perché fu in questa maniera che all’inizio del secolo scorso furono chiamati quei credenti che negli Stati Uniti d’America furono riempiti di Spirito Santo e cominciarono a parlare in lingue secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi. E da allora quei Cristiani che sperimentano il riempimento di Spirito con il consequenziale parlare in lingue sono definiti in questa maniera. Il nome di ‘Pentecostali’ deriva da Pentecoste che è la festa che segue la Pasqua ebraica (precisamente il cinquantesimo giorno dopo la Pasqua) e che è il giorno in cui a Gerusalemme gli antichi discepoli del Signore, dopo che il Signore fu assunto in cielo, furono ripieni di Spirito e cominciarono a parlare in lingue. Infatti è scritto: “E come il giorno della Pentecoste fu giunto, tutti erano insieme nel medesimo luogo. E di subito si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, ed esso riempì tutta la casa dov’essi sedevano. E apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano, e se ne posò una su ciascuno di loro. E tutti furon ripieni dello Spirito Santo, e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi” (Atti 2:1-4).

Quindi questo nome fu dato a quei credenti che erano ripieni di Spirito e parlavano in lingue - e da allora ha continuato ad essere dato a coloro che hanno sperimentato il riempimento di Spirito e il conseguente parlare in lingue - come per dire: ‘Questi hanno avuto o dicono di avere avuto la stessa esperienza che ebbero a Pentecoste gli antichi discepoli del Signore’. Il nome di Pentecostali è dunque strettamente collegato all’esperienza del parlare in lingue.

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2. E' possibile sapere un pò di storia dei Pentecostali?

I Pentecostali sono dei Cristiani che fanno parte di quel vasto movimento chiamato Protestante sorto in Germania nel XVI secolo tramite Martin Lutero (un ex monaco agostiniano uscito dalla Chiesa Cattolica Romana dopo avere scoperto e sperimentato personalmente che si viene giustificati davanti a Dio soltanto mediante la fede in Cristo) e che poi si è esteso nel corso dei secoli in tutto il mondo frammentandosi in vari rami. Fanno parte del movimento Protestante anche i Battisti, i Metodisti, i Presbiteriani, ed altri, oltre che i Pentecostali. Anche se tra questi gruppi ci sono delle differenze, tutti si oppongono alla Chiesa Cattolica Romana insegnando che la salvezza si ottiene soltanto per grazia mediante la fede, a differenza della Chiesa Cattolica Romana che insegna che la salvezza si ottiene per opere. Non solo, essi si oppongono alla chiesa cattolica romana perchè rigettano il purgatorio (che non esiste essendo una invenzione dei cosiddetti padri della chiesa); rigettano la confessione al prete perchè la confessione dei propri peccati va fatta solo a Dio che ci assolve (o giustifica) mediante la nostra fede in Gesù Cristo; rigettano il primato del vescovo di Roma sulla Chiesa Universale perchè c'è solo un capo sulla Chiesa e il suo nome è Gesù Cristo; rigettano il culto a Maria e ai santi e agli angeli perchè è idolatria; rigettano la messa come ripetizione del sacrificio di Cristo perchè Cristo ha offerto se stesso una volta per sempre e il suo sacrificio non può essere ripetuto in nessuna forma; rigettano il celibato forzoso dei preti perchè Pietro era sposato e così anche gli altri apostoli del Signore (il celibato è un dono di Dio e quindi non va imposto), ed altre cose che io ho confutato nel mio libro sulla chiesa cattolica romana.

I Pentecostali sono sorti agli inizi dello scorso secolo negli Stati Uniti d'America; per sommi capi le cose andarono così: alcuni credenti (appartenenti a varie denominazioni Protestanti) fecero questa esperienza e cioè furono ripieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue secondo che lo Spirito dava loro d'esprimersi, come avvenne ai discepoli il giorno della Pentecoste (Atti 2:1-4), e siccome questa esperienza gli antichi discepoli la fecero il giorno della Pentecoste essi furono soprannominati Pentecostali. Quei credenti avendo sperimentato la potenza di Dio, si misero pure a pregare sugli ammalati nel nome di Gesù e a guarirli, e a cacciare i demoni nel nome di Gesù Cristo. Tutte queste cose (perfettamente bibliche perchè Gesù disse che tra i segni che accompagneranno coloro che credono ci sono questi, che nel suo nome cacceranno i demoni, e imporranno le mani sugli infermi ed essi guariranno; cfr. Marco 16:17-18) sono ancora oggi presenti in seno ai Pentecostali di tutto il mondo (i Pentecostali nel mondo sono decine e decine di milioni) che sono a loro volta suddivisi in varie denominazioni, ti faccio alcuni nomi, Assemblee di Dio, Elim, Chiesa del Vangelo Quadrangolare, Chiesa Apostolica Italiana, ecc. Le riunioni dei Pentecostali sono molto diverse da quelle a cui sei stata abituata a vedere. Non ti spaventare o scandalizzare se sentirai parlare in lingue straniere, o interpretare o profetizzare, o magari vedrai che si prega sugli ammalati nel nome di Gesù, si tratta di manifestazioni di cui si parla nella Sacra Scrittura per cui per noi Pentecostali sono normali come lo erano peraltro per gli antichi discepoli. Comunque, ti invito a dare il tuo cuore al Signore, umiliati davanti a Lui, pentiti e chiedigli perdono dei tuoi peccati, e credi con il tuo cuore in Gesù, questa è la cosa più importante, solo allora potrai dire di essere salvata e perdonata; e comincerai a capire tante cose che magari nel vedere o sentire la prima volta ti sembreranno strane o incomprensibili. Poi chiedi al pastore di farti battezzare per immersione in acqua, e frequenta assiduamente le riunioni della Chiesa. Leggi la Bibbia e prega ogni giorno. Spero che tu un giorno molto presto possa dare la tua vita al Signore e nascere di nuovo.

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3. E' vero che ci sono dei Pentecostali che maneggiano i serpenti?

Sì, esistono Pentecostali che regolarmente e pubblicamente maneggiano dei serpenti velenosi durante i loro culti; si trovano negli Stati Uniti e in particolare modo nella regione dei monti Appalachi. Questi maneggiatori di serpenti in America sono generalmente conosciuti come la 'Chiesa di Dio con i Segni che Seguono'.

La pratica del maneggiamento dei serpenti fu introdotta tra i Pentecostali da un certo George Went Hensley, nato attorno al 1880 e morto nel 1955 in seguito al morso proprio di un serpente velenoso che stava maneggiando durante un culto. George Hensley introdusse questa pratica nel Tennessee nel primo decennio del ventesimo secolo, e da lì essa si diffuse in altre parti della nazione americana. La maniera in cui questa pratica fu da lui introdotta è la seguente: un giorno, mentre stava predicando in seno alla Chiesa di Dio di Cleveland (Tennessee) un sermone su Marco 16, alcuni individui rovesciarono davanti a lui una scatola piena di serpenti a sonagli; lui senza pensarci due volte andò e prese in mano i serpenti continuando a predicare. Per il 1914 la pratica del maneggiare i serpenti si era diffusa per tutta la Chiesa di Dio; l'attuale pratica di maneggiare i serpenti però allora era compiuta solo da un piccolo numero di membri.

Va fatto notare però che mentre i maneggiatori di serpenti presenti nella Carolina del Nord, nel Kentucky, nel Tennessee e nella Virginia fanno risalire la loro origine a George Hensley, quelli dell'Alabama e della Giorgia hanno un origine differente, infatti fu un certo James Miller a cominciare a maneggiare da sè i serpenti dopo avere profondamente riflettuto sulla Bibbia! Egli avrebbe introdotto la pratica in Sand Mountain, Alabama attorno al 1912.

Quanto alla consistenza numerica di questi maneggiatori di serpenti, il loro numero oscillerebbe tra i 1000 e i 2000. Attualmente se ne possono trovare in questi stati, Florida, Ohio e Virginia dell'Ovest, Tennessee ed Alabama.

Non tutti i Pentecostali che maneggiano serpenti sono trinitari; ce ne sono alcuni infatti che sono antitrinitari ossia hanno aderito alla dottrina dei 'Gesù solo', quella per intenderci che dice che Gesù è sia il Padre, che il Figliuolo che lo Spirito Santo.

Questi Pentecostali maneggiatori di serpenti ritengono che le parole di Gesù: "Or questi sono i segni che accompagneranno coloro che avranno creduto: nel nome mio…. prenderanno in mano dei serpenti…" (Marco 16:17,18), autorizzino i credenti a prendere regolarmente durante i culti in mano dei serpenti velenosi per dimostrare la loro fede in Dio, insomma ad esercitare questo rito perché tale è diventato presso queste chiese. Ma le cose non stanno affatto così come dicono costoro, cosa che è dimostrata dal fatto che da quando questa pratica è stata introdotta sono morti parecchi pentecostali morsicati da serpenti velenosi che stavano maneggiando. Nel ventesimo secolo in America sono stati accertati più di 75 Pentecostali maneggiatori di serpenti morti per opera di serpenti velenosi. Uno degli ultimi morti per morso di serpenti è stato un certo John Wayne 'Punkin' Brown Jr. morto nell'Alabama nell'autunno del 1998. Una pratica del genere, anche se pericolosa, se legittimata dalla Parola di Dio non avrebbe certamente causato alcun danno ai credenti e soprattutto non causerebbe una continua paura di essere il prossimo morto e una grande tensione in coloro che partecipano a queste riunioni, così grande che una donna che frequenta una di queste Chiese è stata sentita dire: 'Quando noi andiamo in Chiesa, non sappiamo se ne usciremo vivi'. Riflettete alle parole di questa donna perché esse esprimono molto bene il sentimento con cui vanno al culto i maneggiatori di serpenti.

Ora, se Gesù ha detto che i credenti quand'anche bevessero alcunché di mortifero non avranno alcun male, di certo anche nel prendere in mano dei serpenti non potranno avere del male. Quindi costoro hanno inteso male le parole di Gesù Cristo; non c'è dubbio su questo. Ma allora come si devono intendere le parole di Gesù in Marco? In questa maniera; ci possono essere casi in cui un credente nel nome di Gesù si trovi costretto a prendere in mano dei serpenti, per esempio un padre vede un serpente velenoso attorcinato al collo di suo figlio e lo prende nel nome di Gesù per gettarlo via; o per un ordine rivelatogli da Dio, vedi per esempio il caso di Mosè a cui Dio ordinò di prendere il serpente per la coda. In questi casi tuttavia egli non farà questo per tentare il Signore o farsi pubblicità o volere dimostrare che egli ha più fede di altri, ma semplicemente perché nel nome di Gesù lo può fare e perciò non avrà alcun male, e ripeto nessun male. Colgo l'occasione per mettervi in guardia da qualsiasi credente che vorrebbe introdurre nel vostro mezzo questa pratica del maneggiare serpenti velenosi, ammonitelo subito e severamente e se persiste nel suo traviamento toglietelo dal vostro mezzo.

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4. In seno a molte Chiese pentecostali sento parlare molto poco - se non per niente - delle tribolazioni e delle persecuzioni che noi Cristiani siamo chiamati a patire per amore del nome di Gesù Cristo; come mai?

Perché oramai molti Cristiani in questa nazione non vogliono seguire le orme di Colui da cui noi traiamo il nome di Cristiano, cioè Gesù Cristo, che ricordiamo fu un uomo disprezzato, abbandonato dagli uomini, un uomo di dolore, familiare con il patire (cfr. Is. 53:3). Costoro infatti hanno deciso di rendersi accetti a questa generazione perversa e peccatrice; come? Adeguandosi ai gusti, ai costumi, e alle usanze del mondo, per cui il mondo li accetta invece di rigettarli, li ama invece che odiarli. Sono diventati amici del mondo, le loro parole e le loro opere lo testimoniano in modo eloquente, molto eloquente. Vestono come la gente del mondo, vanno a divertirsi come la gente del mondo, hanno l'animo alle stesse cose della gente del mondo, buffoneggiano e scherniscono il loro prossimo come fa la gente del mondo, hanno un parlare volgare e scurrile come la gente del mondo; come si può pretendere che siano perseguitati e tribolati a motivo di Cristo? Come si può pretendere che essi parlino proprio di ciò che cercano di sfuggire, di evitare e che stanno tranquillamente evitando? Come si può sentirli parlare di cose che non li toccano minimamente? Sì, essi frequentano un locale di culto con su scritto 'Chiesa Evangelica Cristiana' ma una volta fuori da esso si comportano come quelli del mondo, anzi talvolta peggio. Spietati, avari, rapaci, arroganti, superbi, vanagloriosi, amanti del lusso e del piacere; ecco cosa sono costoro che portano il nome di Cristiano in maniera indegna.

Il Vangelo che molti oggi vogliono professare è il Vangelo della sola pace e della sola gioia in abbondanza in terra, è il Vangelo della ricchezza materiale, è il Vangelo che dice che se accetti Gesù Cristo non avrai più problemi, è il Vangelo che dice che in Cristo siamo liberi di fare quello che vogliamo, per cui non è più ammesso osservare certe regole comportamentali come quella che dice che la donna non deve vestirsi in maniera attillata e provocante, o quella che dice che non si deve andare a prendersi la tintarella al mare mezzi nudi o quell'altra che dice che la televisione non deve averla un Cristiano in casa, e potrei proseguire ma mi fermo qui! E', in altre parole, il cosiddetto Vangelo della Prosperità, che purtroppo anche qui in Italia viene predicato da molti. Non è attraente questo messaggio che promette solo gioia, pace e tanta prosperità materiale, ma non parla di nessuna rinuncia e di nessuna persecuzione? Certo che lo è, e difatti molti lo hanno accettato a braccia aperte accecati dalla sua apparente bellezza e correttezza. Non vi aspettate dunque di sentire questi ribelli, questi nemici della croce, parlare delle tribolazioni e delle afflizioni che noi cristiani siamo chiamati a patire sulla terra; lo ripeto non vi aspettate ciò, vi illudereste. Non aspettate di sentirgli dire che sono disprezzati, ingiuriati, derisi, abbandonati dalla gente del mondo che conoscono.

Per ciò che mi concerne io non mi trarrò indietro dal dirvi che se volete seguire Cristo, vi aspettano tante tribolazioni, tante persecuzioni, tante ingiurie, e molte rinunce. Gesù disse che come hanno perseguitato lui così perseguiteranno anche noi (cfr. Giov. 15:20) e questo perché non hanno conosciuto Colui che lo ha mandato in questo mondo. Egli disse che gli uomini ci perseguiteranno, faranno morire parecchi di noi, che ci faranno comparire davanti a re e governatori per cagione del suo nome, che saremo messi in prigione, che saremo traditi persino da genitori e da amici. Certo, alcune di queste promesse riguardano solo alcuni, perché non tutti muoiono martiri, non tutti vengono messi in prigione, e non tutti vengono traditi dai propri genitori, tuttavia una cosa di certo riguarda tutti noi e cioè la persecuzione per opera della gente del mondo, il loro odio. Non importa sotto che forma l'odio del mondo si manifesterà, certo è che si manifesta, eccome se si manifesta. Il disprezzo della gente del mondo, l'essere abbandonati dai propri amici per amore del Signore Gesù sono cose che io ho gustato fino ad adesso. Ma non sono cose strane, sono cose normali, del tutto normali che sperimentano tutti coloro che rinunciano a loro stessi e prendono la propria croce per seguire il Signore. Anzi, vi dirò di più; io sono stato disprezzato e abbandonato anche da credenti, perché ho deciso di piacere al Signore anziché a loro che hanno invece deciso di piacere agli uomini. In mezzo al popolo di Dio esistono molti che fino a quando non gli tocchi i loro idoli, i loro divertimenti, i loro piaceri carnali, ti vogliono bene, ti sorridono, ti acclamano, ti stimano. Ma toccagli quelle cose cattive a cui hanno deciso di non rinunciare, e vedrai come all'improvviso ti voltano le spalle, ti beffeggiano, ti disprezzano, ti etichettano nelle maniere più svariate.

Oggi, ho notato, molti di coloro che sono chiamati 'caro fratello' o 'servo di Dio' non sono altro che dei ribelli fra i ribelli, dei Diotrefe, dei Dema, dei Core, dei Datan e degli Abiram, dei sepolcri imbiancati che fanno tutto quello che fanno per essere osservati dagli uomini e il cui cuore è esercitato alla cupidigia, che disprezzano la croce di Cristo e la calpestano, che hanno un parlare dolce e lusinghiero con il quale seducono il cuore dei semplici. Sono dei servi di Mammona, che sono pronti a vendere l'anima al diavolo per un piatto di lenticchie e un pezzo di pane; sono pronti per una manciata di offerte a calpestare la Parola di Dio e a schierarsi dalla parte dei più, in altre parole dalla parte dei ribelli. Questi 'cari fratelli' amano e praticano la menzogna, sì la amano e la praticano a più non posso; dire la verità non si addice loro. 'Il Signore mi ha detto', 'Dio mi ha rivelato', gli si sente dire spesso. E che cosa gli ha detto e rivelato il Signore? Chi ti viene a dire che gli ha detto che i divorziati si possono risposare, chi che la donna può insegnare, chi che il velo la donna oggi non se lo deve più mettere quando prega o profetizza, chi che la donna può mettersi la minigonna e i gioielli addosso perché Dio guarda al cuore, ecc.. Menzogne, solo menzogne, che vengono dette usando il nome del Signore, e per le quali costoro porteranno la pena della loro ribellione come la portarono quei falsi profeti che al tempo di Geremia facevano parlare la loro lingua dicendo: 'Così parla l'Eterno' quando Dio non aveva parlato e non li aveva mandati. E che facevano quei falsi profeti? Fortificavano le mani dei peccatori e scoraggiavano i giusti. Le minacce erano per i giusti anziché essere rivolte agli empi. Dicevano ai ribelli: 'L'Eterno ha detto: 'Avrete pace' e 'Nessun male vi incoglierà' (cfr. Ger. 23:17), mentre dicevano a Geremia che cercava il male del popolo con le sue parole (cfr. Ger. 38:4; che lui proferiva da parte di Dio perciò erano veraci e fedeli). Costoro non la faranno franca, potranno ingannare i semplici, ma non Dio che farà cadere su di loro la loro malizia a suo tempo.

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5. I Pentecostali sono coinvolti nel dialogo ecumenico con i Cattolici Romani?

Sì, i Pentecostali sono coinvolti anch'essi nel dialogo ecumenico. Preciso che quando dico 'i pentecostali' mi riferisco ad una piccola parte di essi perché la maggior parte dei Pentecostali - grazie a Dio - ancora si oppongono all'instaurazione di un dialogo ecumenico con i Cattolici Romani vedendo in esso nient'altro che una rete tesa loro dal diavolo.

Ma vediamo come ha avuto inizio questo dialogo cattolico/pentecostale sia a livello internazionale che nazionale e qualche altra notizia, cosicché vi potete rendere conto di chi sono i Pentecostali che dialogano con i Cattolici romani. Ovviamente dirò pure quello che penso a riguardo di questo dialogo.

A livello internazionale

Dopo alcune discussioni preliminari iniziate nel 1970, discussioni che ebbero come interlocutori da una parte il Segretariato per l'Unione dei Cristiani fondato da Giovanni XXIII nel 1960 e dall'altra singoli membri di chiese pentecostali, nel 1972 iniziarono i dialoghi internazionali tra Cattolici e Pentecostali. Originariamente, la delegazione pentecostale fu scelta personalmente da David Du Plessis [1], il quale era stato invitato anni prima a partecipare come osservatore al concilio Vaticano II [2], e più tardi da suo fratello Justus, ma gradualmente alcune denominazioni pentecostali hanno cominciato a mandare dei delegati ufficiali. Per quanto riguarda le Assemblee di Dio degli Stati Uniti occorre dire che non è ufficialmente rappresentata, benché a questo dialogo vi partecipano alcuni suoi membri come Cecil Robeck, Gary McGee e Del Tarr, ministri ordinati della denominazione americana. Prima che iniziasse il dialogo fu detto che lo scopo di questo dialogo non era 'interessarsi ai problemi di un'unione strutturale imminente', ma era che 'la preghiera, la spiritualità e la riflessione teologica diventino una preoccupazione a livello internazionale, sotto la forma di un dialogo tra il Segretariato per l'Unione dei Cristiani della Chiesa cattolica e i capi di alcune chiese pentecostali e alcuni partecipanti ai movimenti carismatici nelle Chiese protestanti e anglicane'.

Durante il primo quinquennio di dialoghi furono discussi questi argomenti: battesimo con lo Spirito Santo (1972, Horgen, Svizzera); il rapporto tra il battesimo con lo Spirito Santo e i riti d'iniziazione, e il ruolo dello Spirito Santo e i doni dello Spirito Santo nella tradizione mistica (1973, Roma, Italia); teologia dell'iniziazione cristiana, natura dell'attività sacramentale e battesimo dei bambini e degli adulti (1974, Schloss Craheim, Germania Federale); culto pubblico, con particolare riferimento alla celebrazione eucaristica, e dimensione umana nell'esercizio dei doni spirituali e discernimento degli spiriti (1975, Venezia, Italia); preghiera e lode (1976, Roma, Italia).

Durante il secondo quinquennio (nel 1978 non fu tenuto nessun incontro a motivo della morte di Paolo VI) furono invece discussi i seguenti argomenti; parlare in altre lingue e la relazione dell'esperienza con la fede (1977, Roma, Italia); relazione tra Scrittura e tradizione, e il ministerio di guarigione nella chiesa (1979, Roma, Italia); chiesa come comunità adorante e tradizione e tradizioni (1980, Venezia, Italia); il ruolo di Maria, cioè la sua intercessione, la sua venerazione, la sua maternità ecc. (1981, Vienna, Austria); a proposito di questo incontro occorre dire che Jerry L. Sandidge afferma che la locazione di questo dialogo 'costituiva una particolare preoccupazione per i Pentecostali. Fu deciso di trasferirsi fuori dall'Italia per favorire le Assemblee di Dio italiane, che si erano opposte ad esso perché sia in Roma che in Italia' (Jerry L. Sandidge, Roman Catholic/Pentecostal Dialogue (1977-1982). A Study in developing ecumenism, [Dialogo Cattolico/Pentecostale (1977-1982(. Uno Studio sull'ecumenismo che si sviluppa] vol. I, Frankfurt am Main 1987, pag. 234). L'ultimo incontro di questa seconda serie di incontri fu tenuto a Collegeville nel Minnesota, nel 1982 e fu discusso il ministero nella chiesa.

Durante il terzo quinquennio furono discussi i seguenti soggetti; la comunione dei santi (1985, Riano, Roma); 'lo Spirito Santo e la visione neotestamentaria della koinonia' (1986, Sierra Madre, California, U.S.A.); 'Koinonia, Chiesa e Sacramenti' (1987, Venezia, Italia); 'Koinonia e battesimo' (1988, Emmetten, Svizzera); Koinonia, la Chiesa come comunione (1989, Roma).

Nel quarto quinquennio i temi discussi sono stati: l'evangelizzazione (1990, Emmetten, Svizzera); il biblico e sistematico fondamento dell'evangelizzazione (1991, Venezia, Italia); evangelizzazione e cultura (1992, Rocca di Papa, Roma); evangelizzazione e giustizia sociale (1993, Parigi); evangelizzazione, testimonianza e proselitismo (1994, Kappel am Albis, Svizzera); testimonianza comune (1995, Brixen, Italia). I partecipanti al dialogo si sono incontrati di nuovo a Brixen nel 1996, e poi a Roma nel giugno 1997. Questa fase si è conclusa così nel 1997.

Nel giugno del 1998 è iniziata la quinta fase del dialogo cattolico/pentecostale, fase iniziata a Bolton, Ontario (Canada). L'argomento di questa fase corrente è 'L'iniziazione cristiana e il battesimo nello Spirito Santo'.

Il dialogo prosegue dunque da quasi trenta anni e quantunque da parte pentecostale (come anche da parte cattolica) ci sia il riconoscimento che permangono, dopo quasi trent'anni di dialoghi, delle grandi divergenze dottrinali su diversi punti, esso non dà per nulla segno di fermarsi. E' veramente preoccupante dunque constatare che da parte di questi membri influenti di queste chiese pentecostali non ci sia la risoluzione ad abbandonare questo dialogo; ma come è possibile che non abbiano ancora capito che con questo dialogo non si possono e non si potranno mai mettere d'accordo con i Cattolici perché essi sono nemici della verità e non amici di essa? Ma non hanno ancora capito che le menzogne insegnate dalla chiesa cattolica romana non hanno nulla a che fare con la verità che dimora in noi? Ma non hanno ancora capito che se vogliono andare d'accordo con i Cattolici devono rinunciare prima o poi alla verità e farsi nemici di Dio con tutte le nefaste conseguenze che da ciò ne vengono? No, pare proprio che non lo abbiamo ancora capito molti di loro, anzi non lo vogliono per nulla capire perché sono divenuti duri d'orecchi e di cuore ingannati dai sorrisi e dalle lusinghe dei Cattolici romani. Vogliono a tutti costi stare in buoni rapporti con i Cattolici, vogliono a tutti costi guadagnarsi la loro amicizia e il loro rispetto; anziché esortarli a ravvedersi e uscire dal mezzo di questa chiesa idolatra. Ah, come sono privi di discernimento questi credenti che hanno intrapreso questo sforzo ecumenico con la chiesa cattolica romana!

Da parte cattolica si continua a sentir dire che 'lo scopo del dialogo è l'approfondimento del reciproco rispetto e della reciproca comprensione, non un organica o una strutturale unità', ma dobbiamo ancora una volta dire che da parte di coloro che si mettono a parlare con i Cattolici romani se da un lato ci deve essere il rispetto in verso la persona, sia esso prete, vescovo o cardinale, dall'altro non ci può essere e non ci deve essere nessun rispetto e nessuna pietà nei confronti delle eresie della chiesa romana che hanno già scaraventato e stanno ancora scaraventando milioni di persone all'inferno! Le eresie bisogna distruggerle facendo uso della Parola di Dio; bisogna riprovarle con tutte le forze, e le si devono chiamare con il loro vero nome, cioè eresie, dottrine di demoni, e non con qualche altro nome, come per esempio, opinioni differenti, vedute differenti, per non urtare l'animo dei Cattolici romani! No, non è l'approfondimento del reciproco rispetto o della reciproca comprensione lo scopo di questo dialogo che la chiesa romana ha voluto anche con le chiese pentecostali dopo il concilio Vaticano II, perché il vero scopo è quello di indurre i Pentecostali (la cui evangelizzazione 'aggressiva' preoccupava e preoccupa la chiesa cattolica romana perché ha allontanato da essa decine di milioni di persone in tutto il mondo) a riconoscere i suoi sacramenti e le sue dottrine, e a distoglierli così dall'evangelizzare i suoi membri. Insomma, questa cosiddetta reciproca comprensione e questo cosiddetto reciproco rispetto che hanno sin qui cercato di approfondire i Cattolici con questo dialogo sono solo dei pretesti di cui essa si serve per distoglierli dal confutare con vigore le sue dottrine (cosa che col passare del tempo, sia in Europa che in America e sud America, si è notevolmente affievolita rispetto a decenni fa), e strappargli ulteriori membri dalle sue fauci. Forse - o meglio, sicuramente - questo nostro atteggiamento verrà considerato settarismo o dimostrazione di non volere l'unità della Chiesa ma la sua distruzione, ma in effetti non è così perché la vera unità della Chiesa la si può procacciare solo camminando nella verità, e quindi rimanendo attaccati a tutto il consiglio di Dio così come esposto nella Scrittura e camminando con tutti coloro che dopo avere conosciuto la verità sono decisi a dimorare nella verità, a costo di perdere la propria vita e la stima e l'amicizia di coloro che prima li stimavano e amavano, insomma con coloro che di puro cuore invocano il Signore, e non con delle persone che hanno messo la verità non nel loro cuore ma sotto i loro piedi e la calpestano invece di difenderla. Perché mettersi a chiamare fratelli e amici coloro che contrastano e annullano con le loro eresie le dottrine portanti del cristianesimo quali la giustificazione per sola fede, il battesimo per immersione come simbolo della rigenerazione ottenuta per fede, la mediazione unica e sufficiente di Cristo, la signoria di Cristo sulla Chiesa, e così facendo serrano il regno dei cieli davanti a loro stessi e davanti a coloro che ammaestrano? Ma non è questa una follia? Eppure questo è quello che avviene in questi dialoghi e negli incontri ecumenici da parte pentecostale verso i Cattolici! E' ora che questi Pentecostali vengano di nuovo evangelizzati, è ora che si ravvedano pure loro per tornare a camminare per sentieri diritti perché con questo loro comportamento dimostrano in maniera inequivocabile di essersi incamminati per vie tortuose.

Adesso, oltre che di dialogare costoro parlano persino di mettersi a evangelizzare con i Cattolici romani; infatti a proposito del dialogo cattolico-pentecostale tenutosi a Brixen (Italia) dal 15 al 22 Luglio 1995, dove si è discusso dell'Evangelizzazione in comune, si legge nella rivista Information Service: 'Il tema di questa fase del dialogo è l'Evangelizzazione. La discussione di una comune testimonianza ha rivelato il bisogno da parte del mondo di sentire il Vangelo, e le difficoltà dei Cristiani a testimoniare assieme a causa delle loro divisioni. Nello stesso tempo fu fatto notare che ci sono casi in differenti posti dove la testimonianza comune fra Cristiani, inclusi Pentecostali e Cattolici Romani, si sta già sviluppando. Tutti e due i documenti presentavano un numero di suggerimenti che offrono opportunità per vie possibili di testimoniare per il Vangelo assieme nel futuro. Le discussioni furono condotte in uno spirito di candore, reciproca fiducia e apprezzamento'. E chi erano i Pentecostali che hanno partecipato a questo cordiale incontro che si è studiato di gettare le basi per una futura evangelizzazione assieme ai Cattolici romani? Li voglio citare così come li leggo nella rivista sopra citata: 'Rev. Cecil M. Robeck, Jr. (Assemblies of God, Pasadena, California, U.S.A) (...) Rev. Cheryl Bridges Johns (Church of God, Cleveland, Tennessee, U.S.A.); Rev. Ronald Kydd (Pentecostal Assemblies of Canada, Keene, Ontario, Canada), Rev. Gary McGee (Assemblies of God); Rev. Francois Moller (Apostolic Faith Mission); Rev. Steve Overman (International Church of the Foursquare Gospel, Eugene, Oregon, U.S.A.); Rev. Raymond M. Pruitt (Church of God of Prophecy, Cleveland, Tennessee, U.S.A.); Rev. Del Tarr (Assemblies of God). [3] Dalla lista ho omesso i partecipanti da osservatori.

Nel documento redatto alla fine della quarta fase del dialogo cattolico/pentecostale, documento dal titolo 'Evangelizzazione, proselitismo e testimonianza comune'; ambedue le parti quantunque riconoscano ancora le differenze dottrinali esistenti tra Cattolici e Pentecostali, pure si schierano contro il fare proseliti il che significa che i Pentecostali non devono fare discepoli tra i Cattolici Romani ed esortarli a uscire dalla Chiesa Cattolica Romana, difatti viene detto che la legittima proclamazione del Vangelo 'non cercherà mai i suoi propri fini egoistici usando l'opportunità per parlar contro o comunque denigrare un'altra comunità cristiana, o per suggerire o incoraggiare un cambiamento nell'affiliazione Cristiana di qualcuno. I membri di questo Dialogo, sia Cattolici che Pentecostali, considerano tali azioni egoiste come proselitismo, come un uso illegittimo del potere persuasivo (…) Il Proselitismo deve essere evitato' (Information Service, n° 97 [1998/1-11], pag. 49). Quindi, quando ci sono delle riunioni di evangelizzazione in una città, i Pentecostali che vi partecipano o i predicatori del vangelo non devono dire a quelli tra i Cattolici Romani che si convertono al Signore di uscire dal mezzo dei Cattolici, ma gli devono dire di rimanere nella Chiesa Cattolica. E ad esempio di come ci si deve comportare viene preso l'esempio di Billy Graham (il famoso evangelista americano): 'Noi crediamo che il Reverendo Billy Graham ha fornito un modello importante a questo riguardo. Rispettando l'affiliazione ecclesiale dei partecipanti egli organizza tali campagne solo dopo che ha cercato il supporto e l'accordo delle chiese nell'area, incluse quelle Cattoliche e Pentecostali. Quando coloro che sono di già parte di una Comunità Cristiana rispondono al suo appello a consacrarsi più profondamente a Cristo, le risorse pastorali della loro propria chiesa vengono immediatamente rese disponibili per aiutarli nella loro rinnovata consacrazione. Così il proselitismo è evitato' (ibid., pag. 49).

Che dire? Bisogna dire che di questo passo andrà a finire che molti Pentecostali smetteranno di evangelizzare i Cattolici romani, per mettersi assieme a loro nell'evangelizzazione! [4]. Qui, siamo all'apostasia. Ma noi vorremmo domandare a questi Pentecostali che hanno partecipato a quell'incontro di Brixen e ai successivi incontri che hanno portato alla stesura di quel perverso documento: ma avete mai letto i libri di catechismo della chiesa romana? Ma avete mai letto qualcuno dei suoi libri di teologia dogmatica? Ma sapete che cosa è il cattolicesimo? Ma avete mai letto la storia della Riforma e della controriforma? Ma non sapete che oggi la chiesa romana per sostenere le sue eresie, dopo più di quattro secoli dalla Riforma, cita ancora il concilio di Trento che fu tenuto per controbattere alla Riforma, come lo citava cento o duecento anni fa? Ma non vi rendete conto che nulla è cambiato nella chiesa romana dai giorni della Riforma fino ad adesso? Voi direte: 'E' cambiato qualcosa nella forma, nella liturgia, e nell'atteggiamento ufficiale che essa tiene in verso le Chiese evangeliche sorte dalla Riforma'. Sì, è vero questo, ma nella sostanza tutto è rimasto come era prima, perché le eresie di cinque secoli fa ci sono ancora tutte, anzi sono aumentate. Il lupo ha cambiato il colore del pelo, ma è sempre lupo e non è diventato una pecora. Quand'anche voi diceste che quello che viene chiamato papa, i cardinali, i vescovi e i preti fossero delle pecore, perché li sentite parlare con una voce dolce e li vedete amichevoli, sbagliereste grandemente, perché dietro quel loro abito di pecora rimangono lupi rapaci, come lo erano i loro predecessori nei secoli passati. Non v'illudete. Ma forse, alcuni di voi diranno che ci sono vescovi e preti e tanti 'laici' cattolici che parlano anche loro in altre lingue! Ma noi diciamo: 'Ma se essi hanno per davvero ricevuto lo Spirito della verità come fanno a rimanere attaccati alle dottrine cattoliche romane che annullano la verità e stanno conducendo nelle fiamme dell'inferno centinaia di milioni di persone in tutto il mondo? Come fanno a rimanere nella chiesa romana, in mezzo all'idolatria, quando ancora in questa generazione tanti preti e Cattolici romani che sono usciti dal suo mezzo per unirsi ai santi hanno dichiarato in svariate, ma inequivocabili maniere, che per loro dopo che hanno conosciuto la verità non è stato più possibile rimanere in mezzo a questa chiesa idolatra e anticristiana? Che dovremmo dire dunque di tutti questi ex-Cattolici romani? Che mentono quando dicono che Dio li ha tirati fuori da questa fossa di perdizione che è la chiesa romana? O forse dovremmo dirgli di ritornare nel grembo della chiesa romana perché anche là per loro è possibile dimorare nella verità perché ci sono alcuni che parlano in lingue? No, nulla di tutto ciò; noi crediamo che essi abbiano piena ragione nel dichiararsi liberati, per la grazia di Dio, dal giogo della religione cattolica romana e che essi debbano rimanere assieme a noi fuori da essa e cercare con l'aiuto di Dio di fare sì che tanti altri escano, per la potenza di Dio, da sotto la potestà del papismo. Che dunque? Che tutti coloro che dicono di avere ricevuto lo Spirito Santo escano immediatamente dalla chiesa romana dimostrando così con i fatti di possedere in loro lo Spirito di Dio che brama i figliuoli di Dio fino alla gelosia! E se vengono visti dubbiosi o riluttanti a farlo siano scongiurati dai ministri del Vangelo a farlo senza stare punto in dubbio, ma non vengano per nulla incoraggiati a rimanere nel grembo di questa chiesa che si prostituisce da secoli con i re e i popoli della terra per non essere partecipi delle sue piaghe quando l'ira di Dio si rivelerà contro di essa. Non vogliono assolutamente farlo questi Cattolici romani che dicono di avere ricevuto lo Spirito Santo questo passo di uscire dalla chiesa romana, perché ritengono che la chiesa romana sia nella verità perché ha il capo visibile della Chiesa, ossia il cosiddetto successore di Pietro? Questo significa che essi non hanno ricevuto proprio nulla da Dio, ma si sono ingannati credendo di avere ricevuto lo Spirito Santo.

Ma torniamo alla questione dell'evangelizzazione in comune tra Cattolici e Pentecostali; una cosa è certa, di questo passo, nel futuro molti credenti nelle Chiese pentecostali cominceranno ad essere mal visti e perseguitati proprio dai loro fratelli con i quali andavano al culto e ad evangelizzare assieme, e tutto ciò perché si rifiuteranno di collaborare nell'evangelizzazione con i Cattolici. I pastori che dovevano pascerli con assennatezza, li scacceranno dalla loro presenza, perché riterranno che essi siano d'impedimento all'evangelizzazione; saranno considerati di scandalo e di intoppo perché rifiuteranno di associarsi ai Cattolici romani nell'evangelizzazione. Sicuramente questo già succede in quei casi dove dei pastori di Chiese pentecostali si sono messi a evangelizzare con i preti. Si adempie così la parola del profeta Ezechiele: “Voi mi profanate fra il mio popolo per delle manate d'orzo e per de' pezzi di pane, facendo morire anime che non devono morire, e facendo vivere anime che non devono vivere, mentendo al mio popolo, che dà ascolto alle menzogne... avete contristato il cuore del giusto con delle menzogne, quand'io non lo contristavo, e avete fortificate le mani dell'empio perché non si convertisse dalla sua via malvagia per ottenere la vita...” (Ez. 13:19,22). Ma a suo tempo Dio farà ricadere l'ingiustizia di questi pastori dati a questo falso ecumenismo sulle loro teste; loro porteranno la pena di questo loro comportamento. Essi seminano vento e mieteranno tempesta; pensano di seminare grano ma mieteranno spine e triboli a motivo della loro caparbietà di cuore. Sì, sono caparbi; rifiutano di ascoltare i precetti di Dio per seguire il loro cuore ingannato dalla curia romana. Hanno tutto l'interesse a farlo, perché questo loro comportamento compiacente nei confronti dei Cattolici romani accresce il loro prestigio tra i Cattolici romani, e gli permette di arricchirsi perché ecumenismo oggi è sinonimo di guadagno. La chiesa cattolica romana infatti costituisce una vasta clientela per questi cianciatori e speculatori; libri, video cassette e audio cassette, conferenze ed altro. Non sono questi per loro un buon motivo per proseguire questo sforzo ecumenico? Ecco dunque che cosa spinge costoro a cercare la collaborazione dei Cattolici; l'amore di fama e di denaro. Altro che amore della verità, altro che desiderio di unità!

In Italia

'Il tutto iniziò quando l'oratore, il pastore Giovanni Traettino, impostò il suo discorso sulla Pentecoste come necessità di ritrovarsi nel Cenacolo in unità e concordia e nel servizio amorevole e, a simbolo del servizio che i cristiani devono rendersi nell'amore gli uni agli altri, lavò i piedi a un frate (....) Quello che abbiamo colto è il significato spirituale; che attraverso l'umiliazione di Giovanni, è iniziato un processo di guarigione tra le due chiese. Da questo gesto infatti è iniziato il dialogo ufficiale. E' accaduto in quel momento qualcosa che ha cambiato e cambierà il corso della storia. Vi sono delle grosse ferite tra evangelici e cattolici, provocate reciprocamente; basta ricordare quelle impartite ai pentecostali nel periodo del fascismo e postfascismo (...) Ma lì nello stadio di Bari, con quel gesto ci è sembrato cogliere come se il mondo evangelico perdonasse i propri persecutori' (Tempi di Restaurazione, Giugno 1994, pag. 24-25); sono le parole di Matteo Calisi, responsabile nazionale del RnS (Rinnovamento nello Spirito Santo) per il dialogo ecumenico, intervistato da Ernesto D. Bretscher. Ecco dunque come è iniziato ufficialmente il dialogo tra i Cattolici e i Pentecostali in Italia; tramite la lavanda dei piedi fatta nel 1992 da Giovanni Traettino (pastore di una Chiesa in Caserta) ad un frate allo stadio San Nicola di Bari davanti ad una folla di migliaia di Cattolici. Ma lasciamo parlare lo stesso Traettino (Traettino adesso è Co-Presidente della Consultazione Carismatica Italiana assieme a Matteo Calisi) su questo 'storico' incontro del 1992 a cui lui accettò di partecipare come oratore e su questo gesto da lui compiuto davanti a così tanti Cattolici: 'Giovanni, vorremmo onorare il debito che abbiamo con i nostri fratelli pentecostali. Le nostre radici sono nel movimento pentecostale evangelico. Puoi venire a parlare al 25° anniversario mondiale del Rinnovamento nello Spirito Santo? Crediamo che il modo migliore sia quello di invitarti nella qualità di pastore pentecostale per ministrare a tutti noi. Allora il Signore mi disse: 'Alzati...ammazza e mangia. Le cose che Dio ha purificate non farle tu impure... Alzati, và con loro, senza fartene scrupolo, perché li ho mandati io' (Atti 10:13-15,20). I miei fratelli confermarono che la guida era dal Signore, e che bisognava rispondere all'invito. 'Entra per la porta che il Signore apre, ed Egli confermerà'. La vigilia di Pentecoste, a Bari, Dio mi incontrò ancora. 'Domani laverai i piedi a uno dei responsabili del Rinnovamento carismatico'. 'Signore - risposi - non è possibile! Cosa significa? Cosa capiranno i cattolici e come l'intenderanno i miei fratelli evangelici? Tu lo sai, Signore, che non è lecito a un evangelico conservatore nel nostro paese associarsi ai cattolici (cfr. Atti 10:28), e che già solo questo sarà oggetto di discussione e causa di confusione. Ora mi chiedi perfino di lavare loro i piedi?!'. 'Sono io che te lo chiedo, figlio mio' mi disse allora il Signore. Cercai di resistere al Signore, ma Egli mi avvolse della Sua presenza e della Sua forza di convinzione, e mi espugnò. Mi vinse ed io mi lasciai vincere. 'Tu sei mio servo, ama col mio cuore... riconosci la mia azione nella loro vita: la nuova nascita, il battesimo nello Spirito Santo...'. Chi ama suo fratello rimane nella luce e non c'è nulla in lui che lo faccia inciampare' (1° Gv. 2:10). La guarigione, una guarigione profonda era all'opera nella mia anima e nel mio spirito. Lo Spirito di Dio mi stava toccando, guarendo, illuminando, il mio cuore era intensamente riscaldato dentro di me ed ero avvolto dal senso tangibile della presenza di Dio. 'In verità comprendo che Dio non ha riguardi personali; ma che in qualunque nazione (ed io pensai: quanto più se è una denominazione cristiana'), chi lo teme e opera giustamente gli è gradito' (Atti 10:34-35) Quando fui davanti alla folla variopinta dello stadio di S. Nicola di Bari in quel pomeriggio assolato del giorno di Pentecoste del '92, lo Spirito di Dio scese sopra di me. 'La Pentecoste è frontiera; lo Spirito Santo è spirito di frontiera. Il movimento pentecostale evangelico e cattolico è alle sue radici e nella sua natura più profonda movimento di frontiera..'. La folla era in piedi ed acclamava Gesù Signore e Re della vita personale e della Chiesa. Le mie mani ora lavavano i piedi di frate Antonio. Le lacrime mi riempivano gli occhi attoniti mentre avvertivo il calore delle braccia del mio fratello intorno alle mie spalle e il suo volto poggiato sul mio capo. Piangeva... Come piangeva! Fu un attimo lunghissimo. Ci trovavamo abbracciati, intensamente uniti nel cuore. La folla magnificava Dio nello Spirito e Lo lodava applaudendo con tutto il cuore. Fu un appuntamento divino, Eravamo entrati per la porta che lo Spirito aveva aperto. La sua presenza tangibile e l'opera profonda di guarigione operati in tutti noi furono chiaro segno della Sua approvazione. 'Se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato anche a noi che abbiamo creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io da potermi opporre a Dio?' (Atti 11:17)' (Ibid., pag. 3). Quindi secondo le parole di Traettino il tutto è opera di Dio; la porta che si è aperta tra i Cattolici gliel'ha aperta Dio; notate infatti quante volte usa il nome del Signore dicendo che lui gli ha parlato di fare determinate cose tra cui anche di lavare i piedi ad un responsabile del RnS! Ed oltre a ciò egli si usa del racconto di Luca sul come Dio chiamò Pietro a casa di Cornelio per annunziargli la Parola, come similitudine, a sostegno del suo andare dai Cattolici carismatici. Da allora, cioè dal 1992, si sono cominciati a tenere annualmente degli incontri ufficiali tra membri del RnS e pastori di Chiese evangeliche. Oltre a ciò delegazioni di pastori di Chiese evangeliche si recano dietro invito alle conferenze del RnS. Vogliamo adesso riferire delle impressioni di Ernesto D. Bretscher (uno dei pastori a favore del dialogo instauratosi) sulla Convocazione nazione del Rinnovamento nello Spirito svoltasi a Rimini dal 22 al 25 Aprile 1994, per fare capire quale sentimento aleggia in mezzo a costoro: 'Il padre Emiliano Tardif, dopo una breve riflessione sulla misericordia di Dio espressa attraverso Gesù in cui cita Isaia 53, pone l'enfasi sul pentimento, trasformando il convegno in una grande riunione di umiliazione davanti a Dio. I corridoi si riempiono di persone, molte delle quali in lacrime, che vanno a confessare i loro peccati ai tanti sacerdoti mobilitati per l'occasione. La delegazione evangelica rimane commossa nell'osservare questi sacerdoti che abbracciano, pregano, consolano, impongono le mani e pronunciano l'assoluzione, mentre il coro continua ad adorare il Signore (...) La teologia è essenzialmente evangelica e cristocentrica. Per usare le parole di Giovanni Traettino, 'ritrovo un pezzo di evangelismo pentecostale in un contesto cattolico e non posso non sentirmi come a casa mia' (...) Faremo bene a mettere da parte le nostre diffidenze e il nostro spirito anticattolico...' (Ibid., pag. 12,13,14).

Che dire? Diremo che anche qui in Italia le cose hanno preso una brutta piega anche sul fronte delle relazioni tra i credenti e i Cattolici. Certamente Traettino e coloro che sono d'accordo con lui nel mettersi a dialogare e a pregare e a collaborare con i Cattolici romani sono una piccola frazione della fratellanza sparsa in questa nazione; ma pure bisogna prendere atto di questo loro atteggiamento nei confronti dei Cattolici carismatici e riconoscere che il cattolicesimo ha fatto breccia anche in mezzo al popolo di Dio. Difatti questo dialogo che si è instaurato non è una porta aperta per la Parola in mezzo ai Cattolici, ma uno spiraglio aperto al cattolicesimo in mezzo al popolo di Dio. Dopo avere esposto queste cose vogliamo innanzi tutto dire questo. Noi non crediamo in quello che dice Traettino quando dice che il Signore gli ha parlato e gli ha detto tutte quelle cose; perché se veramente fosse stato il Signore a chiamarlo là in quello stadio, come chiamò Pietro a casa di Cornelio, egli avrebbe predicato agli astanti il ravvedimento e la remissione dei peccati mediante la sola fede nel nome di Gesù (perché questo è il messaggio da portare ai Cattolici romani), e non un messaggio ecumenico. Che fece infatti Pietro a casa di Cornelio? Gli annunciò la parola della croce e la remissione dei peccati nel nome di Gesù; perché egli sapeva che essi erano ancora perduti (quantunque Cornelio temesse Dio con tutta la sua casa) ed avevano bisogno di esser salvati dai loro peccati (cfr. Atti 10:38-43). L'apostolo non andò ad una riunione di fratelli, ma andò a predicare a persone che divennero fratelli in seguito; quando credettero nel suo messaggio (cfr. Atti 11:13,14). Si contraddice da sé dunque Traettino quando parla in quella maniera volendo far intendere che gli avvenne qualcosa di simile a quello che era avvenuto a Pietro. Per quanto riguarda la sua lavanda di piedi fatta al frate; essa è frutto della sua immaginazione e non un comando divino. Senza nulla togliere al gesto della lavanda dei piedi che è un gesto di umiltà che pure Gesù fece nei confronti dei suoi discepoli; noi vediamo in quell'atto, un gesto astuto da lui compiuto per accaparrarsi le simpatie dei Cattolici. Gesto che gli è stato contraccambiato dai Cattolici alla XIX Convocazione Nazionale del Rinnovamento nello Spirito, tenutasi a Rimini nell'aprile 1996, con il bacio dei piedi [5].

Per quanto riguarda infine le parole di Bretscher diciamo che il fatto che la delegazione evangelica si sia commossa nel vedere i Cattolici andare a confessarsi dai preti e ricevere da loro l'assoluzione in quella convocazione, ci fa soltanto disgustare. Ma come si può rimanere commossi nel vedere persone che invece di andare direttamente da Dio a chiedere perdono dei loro peccati vanno da degli altri peccatori che ritengono di essere dei mediatori tra Dio e gli uomini? Ma che si vadano a leggere cosa dice la teologia romana sul sacramento della confessione! Anzi che si ravvedano di essersi commossi dinanzi alla pratica di una delle abominazioni cattoliche romane che tiene legate al peccato e fa illudere centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. Che si sveglino dal sonno nel quale sono caduti!! Quanto poi alla esortazione di Bretscher di mettere da parte le nostre diffidenze e la nostra avversione verso il cattolicesimo romano, non se ne parla nemmeno; perché così facendo inganneremmo noi stessi. Come possiamo abbandonare le nostre diffidenze e la nostra avversione nei confronti del cattolicesimo romano dopo avere letto i loro catechismi ed altri loro libri? Come si può fare ciò nel constatare che la chiesa cattolica romana è la stessa nella sostanza di quella dei tempi di Lutero e Calvino? Che anche costui rientri in se stesso e si svegli dal sonno in cui è caduto e allora non parlerà più così. Così Traettino e la sua squadra si sono messi ufficialmente con i Cattolici romani trasgredendo all'ordine di Paolo: “Non vi mettete con gl'infedeli sotto un giogo che non è per voi; perché qual comunanza v'è egli fra la giustizia e l'iniquità? O qual comunione fra la luce e le tenebre? E quale armonia fra Cristo e Beliar? O che v'è di comune tra il fedele e l'infedele? E quale accordo fra il tempio di Dio e gl'idoli?” (2 Cor. 6:14-16). Fratelli, guardatevi da costoro e non lasciatevi ingannare dai loro vani ragionamenti. Perché dietro a tutti questi proclami d'amore fraterno si nascondono dei compromessi e tante cose nascoste e vergognose.

Concludiamo dicendo che noi non escludiamo che tra i carismatici cattolici di tutto il mondo ci possano essere persone che abbiano veramente gustato la bontà di Dio e siano state salvate dai loro peccati e neppure persone che abbiano veramente ricevuto il battesimo con lo Spirito Santo; perché il Signore si fa trovare da tutti quelli che lo cercano con tutto il cuore in mezzo a tutte le chiese, anche in quelle pseudocristiane come nel caso della chiesa cattolica. E questo perché lui è giusto, senza riguardi personali. Ma una cosa è certa; queste persone saranno sospinte dallo Spirito Santo fuori dal cattolicesimo romano, perché lo Spirito brama a gelosia i figliuoli di Dio e non vuole che essi continuino a recitare il Rosario, a confessarsi dai preti, a partecipare alla messa ed altre cose abominevoli nel cospetto di Dio. Questa è l'opera dello Spirito Santo che hanno potuto avvertire nella loro vita tutti quei Cattolici visitati da Dio in seno alla chiesa cattolica romana. Bisogna dunque dire a questi carismatici cattolici di uscire dalla chiesa cattolica romana; per il loro bene, esclusivamente per il bene dell'anima loro.

Attenzione a non dire quello che ha detto Geoffrej Allen (uno dei collaboratori di Giovanni Traettino): '..la mia speranza non è che i carismatici escano dalla Chiesa Cattolica, piuttosto che il cattolicesimo, per tutti gli aspetti in cui non è biblico, esca dai carismatici!' (Tempi di Restaurazione, Giugno 1994, pag. 29). Perché questo è un parlare contraddittorio dato che se uno vuole che il cattolicesimo non biblico (che è la massima parte) esca dai carismatici certamente vuole che essi escano dalla chiesa cattolica romana e che non vi rimangano. Mentre se uno vuole che il cattolicesimo non biblico esca dai carismatici, ma contemporaneamente non vuole che essi escano dalla chiesa cattolica romana; allora egli vuole che il cattolicesimo non biblico rimanga in loro, perché non è possibile rimanere nella chiesa cattolica romana senza aderire - se non proprio a tutte - a molte delle dottrine diaboliche che ci sono in essa. E per rendersi conto di questo si veda di quante dottrine diaboliche è formato il cattolicesimo romano, e come esse sono strettamente collegate tra di loro in maniera da non lasciare alternativa; o rimanere e dare retta al magistero, o uscire.

NOTE

[1] David Du Plessis (morto nel 1987) nel 1962, a motivo della sua attività ecumenica, era stato rimosso dalle Assemblee di Dio americane che gli avevano ritirato le credenziali presso quella denominazione. Ma egli fu completamente riammesso nelle Assemblee di Dio americane nel 1979 quando gli furono restituite le credenziali. Nel 1981 David Du Plessis scrisse che si era messo a pregare per il papa alla notizia che il 'Vicario' di Cristo era stato sparato. Nel 1983 Du Plessis fu invitato a Roma per ricevere la medaglia Benemerenti da Giovanni Paolo II e dal cardinale Willebrands. Nel suo libro Simple and Profound (Semplice e Profondo) egli è arrivato a dire che dopo essere andato a Medjugorje ed avere parlato con i bambini che ricevevano apparizioni di Maria 'non ebbi più alcun dubbio sulla autenticità e sulla validità dell'apparizione' (David Du Plessis, Simple & Profound, Orleans Mass., 1986, pag. 202). Dispiace veramente constatare che un uomo come David Du Plessis che un giorno era nato di nuovo ed aveva pure ricevuto il battesimo con lo Spirito Santo e visto il Signore operare potentemente in Sud Africa sia rimasto sedotto dalle dolci parole ecumeniche del papato e per amore di 'unità' si sia gettato alle sue spalle parte del consiglio di Dio. Ma questo è avvenuto per servirci d'esempio, affinché comprendiamo quanto sia pericoloso e dannoso mettersi a dialogare (nella maniera in cui vuole la chiesa cattolica naturalmente) con i teologi papisti partendo dal presupposto che anche loro sono dei fratelli in Cristo.

[2] Era stato il cardinale Bea, che era presidente del Segretariato per l'unione dei Cristiani, ad invitarlo come unico osservatore pentecostale al concilio Vaticano.

[3] Assemblies of God = Assemblee di Dio; Church of God = Chiesa di Dio; Pentecostal Assemblies of Canada = Assemblee Pentecostali del Canada; Apostolic Faith Mission = Missione della Fede Apostolica; International Church of the Foursquare Gospel = Chiesa Internazionale del Vangelo Quadrangolare; Church of God of Prophecy = Chiesa di Dio della Profezia

Si noti che c'erano ben tre membri (di primo piano) delle Assemblee di Dio americane. Cecil Robeck è professore al Fuller Theological Seminary di Pasadena (California); Gary McGee è professore di Storia della Chiesa al Seminario teologico delle Assemblee di Dio in Springfield, Missouri; e Del Tarr è preside della scuola biblica e della Facoltà di teologia delle Assemblee di Dio americane. Considerando quindi che questa denominazione pentecostale americana condiziona in una maniera o nell'altra le Assemblee di Dio delle altre nazioni tra cui quella presente in Italia, c'è da aspettarsi che in futuro si vedano entrare in questo dialogo cattolico-pentecostale internazionale (o magari inizialmente in un dialogo ufficiale a livello nazionale) anche pastori delle Assemblee di Dio italiane. Per ora nelle Assemblee di Dio italiane ha prevalso la parte più prudente per cui esse rifiutano di aderire ad un dialogo ufficiale con i Cattolici romani, ma purtroppo esistono dei segni che lasciano ben sperare i Cattolici che anche loro in qualche maniera si apriranno al dialogo. Matteo Calisi, responsabile nazionale del RnS (Rinnovamento nello Spirito Santo) e Co-Presidente della Consultazione Carismatica Italiana, ha affermato infatti: 'Noto che un atteggiamento più sensibile alle ragioni del mondo carismatico si va sviluppando nelle ADI soprattutto fra i giovani, e mi sembra che questo sia un segno positivo per il futuro. Alcuni membri delle ADI hanno partecipato a nostri incontri a titolo strettamente personale, senza rappresentare ufficialmente la loro denominazione. Alcuni musicisti delle ADI hanno collaborato con il Ministero nazionale della musica del Rinnovamento italiano, sia suonando in orchestra che effettuando delle registrazioni discografiche. Anche questi sono piccoli segni di speranza, e certamente auspico che un dialogo di questo genere possa proseguire su scala più vasta nel futuro' (Massimo Introvigne, Aspettando la pentecoste, Padova 1996, pag. 58). Anche il fatto che il nome di Francesco Toppi, l'attuale presidente delle ADI, compare tra i consulenti stabili che hanno partecipato alla stesura della versione della Bibbia interconfessionale (1986), che è inaffidabile perché cattolicizzata, è un cattivo segno che purtroppo lascia ben sperare i Cattolici romani in una futura apertura al dialogo con le ADI.

[4] Nel settembre del 1995 il Gruppo Associato di Lavoro fra il Consiglio Mondiale delle Chiese e la Chiesa Cattolica Romana ha presentato un documento dal titolo The Challenge of Proselytism and the Calling to Common Witness (La Sfida del Proselitismo e la Chiamata alla Testimonianza Comune) il cui scopo 'è incoraggiare tutti i Cristiani a perseguire la loro chiamata per rendere una comune testimonianza dello scopo salvifico e riconciliatore di Dio nel mondo di oggi e di aiutarli ad evitare ogni competizione nella missione che contraddice la loro comune chiamata' (The Ecumenical Review (La Rivista Ecumenica(, 48,2, 1996, pag. 213). Faccio presente che del Consiglio Mondiale delle Chiese fanno parte pure alcune denominazioni pentecostali. La Iglesia Pentecostal de Chile e la Misiòn Iglesia Pentecostal (entratevi nel 1961), la Igreja Evangelica Pentecostal 'O Brasil para Cristo' (entratavi nel 1969), The International Evangelical Church (la Chiesa Evangelica Internazionale, entratavi nel 1972, di cui ci sono diverse comunità anche in Italia tra cui una delle più note è quella che si riunisce a Via Chiovenda a Roma), la Iglesia de Dios (denominazione argentina entratavi nel 1980), la Missao Evangelica Pentecostal de Angola (entratavi nel 1985) e la Iglesia de Misiones Pentecostales Libres de Chile (entratavi nel 1991).

[5] Il bacio dei piedi non l'ha ricevuto solo Traettino a quell'incontro ma lo hanno ricevuto anche altri pastori evangelici; questo è avvenuto alla fine della processione ecumenica in cui anche Traettino aveva portato la croce. Riportiamo a tal proposito quanto si legge sul periodico Rinnovamento nello Spirito Santo di Maggio-Giugno 1996: 'Momento di intensa commozione è stato quello della processione ecumenica che ha visto porsi alla sequela della croce, portata alternativamente da tutti, i rappresentanti delle diverse confessioni cristiane (oltre dieci) presenti a questa Convocazione. Questo momento è culminato nel bacio dei piedi e nell'abbraccio che il Comitato Nazionale di Servizio del RnS ed i vescovi Bregantini, Chiaretti e Casale si sono scambiati con i fratelli ritrovati' (pag. 7). Per quanto riguarda i nomi degli altri Evangelici che hanno partecipato a quell'incontro segnalo alcuni di questi, così come li leggo nella sopra citata rivista: rev. Emilio Ursomando, pastore pentecostale della Comunità Cristiana di Reggio Calabria; dott. Geoffrey Allen, anziano della Comunità Cristiana di Pavia; dott. Ernesto Bretscher jr., pastore evangelico della Comunità Cristiana di Torino e segretario del Consiglio delle Chiese di Torino; rev. Massimo Loda, pastore della Comunità Cristiana di Pavia, responsabile delle Chiese evangeliche del nord Italia (cfr. pag. 5).

(Dal mio libro La Chiesa Cattolica Romana, Roma 1998, pag. 300-306; con aggiunte e alcune piccole modifiche)

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6. Ho notato che tra i Pentecostali, in linea generale, non si sente mai o quasi mai parlare della predestinazione, e quando se ne sente parlare se ne sente parlare in maniera distorta; come mai?

Perchè la maggior parte dei Pentecostali è dell'opinione che la dottrina della predestinazione fa apparire Dio come un Dio ingiusto perchè mentre avrebbe predestinato alcuni eletti alla salvezza avrebbe predestinato gli altri alla perdizione!! Un'altra ragione è perchè la dottrina della predestinazione produrrebbe nel credente lassismo e pigrizia, in altre parole lo scoraggerebbe a santificarsi e compiere opere buone!!

Vediamo adesso di rispondere alle principali obbiezioni mosse contro la dottrina della predestinazione.

Dio, per avere predestinato alcuni ad essere giustificati ed altri ad essere condannati, non può essere accusato di essere ingiusto perchè Lui ha il 'diritto' di fare quello che vuole di quello che è suo, cioè Lui è libero sia di fare grazia che di non fare grazia a chi vuole Lui. A coloro che contendono con Dio a proposito di questo suo proponimento Egli dice: “Non m'è lecito fare del mio ciò che voglio?" (Matt. 20:15), ed anche: “Farò grazia a chi vorrò far grazia, e avrò pietà di chi vorrò aver pietà' (Esodo 33:19). Capisco che è duro accettare questo modo di agire di Dio, capisco che umanamente non è comprensibile, ma le cose stanno così perchè confermate ampiamente dalla Scrittura. Io rigetterei tutto ciò se la Scrittura tacesse su ciò, o se ciò contrastasse la Parola di Dio, ma il fatto è che la Scrittura dice che questo è il modo di agire di Dio. Prendiamo per esempio Esaù e Giacobbe: che dice la Parola di Dio? Che prima che avessero fatto alcunché di bene o di male, affinché rimanesse fermo il proponimento dell'elezione di Dio, Dio disse a Rebecca loro madre: “Il maggiore servirà al minore; secondo che è scritto: Ho amato Giacobbe, ma ho odiato Esaù” (Rom. 9:12-13). Non è chiaro ciò che è scritto? Non è chiaro che Dio agì così non perchè Giacobbe meritasse di essere servito da suo fratello e quest'ultimo non meritasse di essere servito, ma semplicemente perchè a Dio piacque così? Perchè ostinarsi e darsi a vani ragionamenti? Che poi è da sottolineare che l'esempio di Esaù e Giacobbe è preso da Paolo proprio per spiegare il proponimento dell'elezione di Dio, un esempio calzante dobbiamo dire perchè mostra in maniera lampante e indiscutibile come il proponimento dell'elezione di Dio non dipende dalle opere ma dalla volontà di colui che chiama, o come dice Paolo più avanti, “non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia” (Rom. 9:16). Dunque quando si legge che Esaù vendette la sua primogenitura a Giacobbe per un piatto di lenticchie, che Giacobbe si appropriò in maniera disonesta della benedizione che spettava a Esaù occorre tenere bene a mente che il tutto rientrava nella volontà di Dio, cioè fu Dio che fece accadere quelle cose affinché si adempisse la sua Parola. Naturalmente, non per questo il comportamento scorretto sia di Esaù che di Giacobbe passò inosservato da Dio e rimase impunito infatti ricevette la giusta punizione. Un discorso simile va fatto a riguardo di Faraone; Dio quando mandò Mosè da Faraone per ordinargli di lasciare andare via il suo popolo avvertì Mosè che Faraone non lo avrebbe lasciato andare se non dopo essere stato forzato da una mano potente e questo perchè Lui gli avrebbe indurato il cuore per manifestare la sua gloria e affinché il suo nome fosse conosciuto dagli Egiziani. Ascoltate cosa disse Dio a Mosè: “Vedi, io ti ho stabilito come Dio per Faraone, e Aaronne tuo fratello sarà il tuo profeta. Tu dirai tutto quello che t'ordinerò, e Aaronne tuo fratello parlerà a Faraone, perché lasci partire i figliuoli d'Israele dal suo paese. E io indurerò il cuore di Faraone, e moltiplicherò i miei segni e i miei prodigi nel paese d'Egitto. E Faraone non vi darà ascolto; e io metterò la mia mano sull'Egitto, e farò uscire dal paese d'Egitto le mie schiere, il mio popolo, i figliuoli d'Israele, mediante grandi giudizi. E gli Egiziani conosceranno che io sono l'Eterno, quando avrò steso la mia mano sull'Egitto e avrò tratto di mezzo a loro i figliuoli d'Israele' (Esodo 7:1-5). E' vero che in alcuni posti è scritto che Faraone indurò il suo cuore, ma questo induramento fu prodotto da Dio senza che Faraone sapesse alcunché. Dio aveva deciso di agire così, e così agì. Qualcuno potrebbe dire che questo è solamente un caso isolato di induramento per cui non può essere preso come esempio; a questo rispondo che innanzi tutto non è isolato perchè sempre nella legge c'è l'induramento di altre persone e precisamente del re di Sihon, re di Heshbon, del quale Mosè dice: “Ma Sihon, re di Heshbon, non ci volle lasciar passare per il suo paese, perché l'Eterno, il tuo Dio, gli aveva indurato lo spirito e reso ostinato il cuore, per dartelo nelle mani, come difatti oggi si vede” (Deut. 2:30). Lo vedete? Il caso di Faraone non è isolato. E poi c'è anche il caso dei Giudei che rifiutarono di credere in Gesù pur avendo visto tanti miracoli: ascoltate quello che ci dice l'apostolo Giovanni: “E sebbene avesse fatto tanti miracoli in loro presenza, pure non credevano in lui; affinché s'adempisse la parola detta dal profeta Isaia: Signore, chi ha creduto a quel che ci è stato predicato? E a chi è stato rivelato il braccio del Signore? Perciò non potevano credere, per la ragione detta ancora da Isaia: Egli ha accecato gli occhi loro e ha indurato i loro cuori, affinché non veggano con gli occhi, e non intendano col cuore, e non si convertano, e io non li sani” (Giov. 12:37-40). Credo che ogni commento a queste parole di Giovanni sia superfluo!! Dunque alla luce delle Scritture ha ragione Paolo quando dice che Dio fa misericordia a chi vuole e indura chi vuole (cfr. Rom. 9:18). Ma chi può mettersi a replicare a Dio? Ma chi si metterà a contendere con Lui? Noi rottami fra i rottami che possiamo dire al nostro Fattore? Se dunque Dio fa misericordia a chi vuole e indura chi vuole, cade l'obbiezione secondo cui la dottrina della predestinazione fa apparire Dio ingiusto o con dei riguardi personali.

La dottrina della predestinazione non produce pigrizia in coloro che l'accettano; basta prendere l'esempio di Paolo che credeva di essere stato appartato per l'Evangelo sin dal seno di sua madre (cfr. Gal. 1:15) per capire che non è così. Lui stesso ebbe a dire che si era affaticato nel Signore più di tutti gli altri apostoli (cfr. 1 Cor. 15:10); bastano queste parole per mettere a tacere ogni accusa del genere. Anzi la dottrina della predestinazione induce chi l'accetta ad essere zelante nelle opere buone perchè questa dottrina incoraggia e induce il credente a mostrarsi riconoscente verso Colui che ha voluto fargli grazia.

Una puntualizzazione va fatta però adesso; quando io parlo della dottrina della predestinazione non intendo dire che per il fatto di avere creduto ci si può comportare come vuole, tanto alla fine si verrà salvati lo stesso nel regno di Dio. Perchè una volta che si è creduto occorre perseverare sino alla fine nella fede, altrimenti si andrà in perdizione. La dottrina chiamata 'una volta salvati, sempre salvati', non è dunque conforme a verità, perchè la Scrittura ammette che un credente possa scadere dalla grazia e andare in perdizione. E' ovvio quindi che quando dico che la dottrina della predestinazione non può produrre pigrizia lo dico perchè il credente sapendo di avere ricevuto una vocazione celeste per la grazia di Dio si sforzerà di condurre una vita piena di opere buone, una vita santa e giusta, altrimenti, cioè se rifiuterà di santificarsi e di compiere opere buone andrà in perdizione. Se il giusto si tira indietro va in perdizione, insegna la Scrittura (cfr. Ebr. 10:38-39). Ecco perchè il fatto di sapere di essere stati predestinati non può portare il credente a fare la vita che vuole. Che dire allora di quei credenti che pur avendo accettato la dottrina della predestinazione si sono poi tratti indietro a loro perdizione? Diremo semplicemente che non hanno voluto perseverare nella fede fino alla fine a danno della loro anima. L'espressione 'una volta salvati, sempre salvati' vale quindi solo nel caso di coloro che perseverano nella fede fino alla fine. Per coloro che un giorno sono stati salvati e poi non hanno perseverato occorre dire 'furono salvi solo per un certo tempo'.

Per terminare voglio dire qualche cosa d'altro, e cioè che c'è un altra ragione che impedisce a molti Pentecostali di accettare la predestinazione, ed essa è l'orgoglio. Cosa voglio dire? Voglio dire che essi rigettano la predestinazione perchè essa toglie all'uomo ogni vanto perchè secondo la dottrina della predestinazione il fatto che una persona creda nel Signore non è dovuto al fatto che egli abbia voluto credere ma che Dio abbia decretato che egli creda e lo ha indotto a credere donandogli la fede. In altre parole la conversione del credente non è dipesa dall'uomo ma INTERAMENTE da Dio, e questo dà non poco fastidio a coloro che invece pensano e dicono che loro hanno creduto perchè hanno voluto loro credere, loro sono andati a Cristo perchè hanno voluto loro andare a Cristo. Costoro quando gli si parla della predestinazione è come se ti dicessero: 'Ma insomma con questa dottrina non ci permetti di innalzarci neppure un pò, non ci permetti di congratularci con noi stessi neppure per un attimo, perchè secondo te il tutto è opera di Dio; noi siamo stati semplicemente convertiti da Dio, attirati da Dio a Cristo, e salvati esclusivamente per il beneplacito della sua volontà'!!!'. E' triste constatare tutto ciò, veramente triste.

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7. Ho notato che nelle Chiese Pentecostali, nella maggior parte dei casi, quando si sente parlare di santificazione non viene mai detto che i credenti non devono fare certe cose (come per esempio andare al mare, mettersi gioielli addosso, vesti sfarzose e provocanti) per santificarsi; come mai?

I motivi sono i seguenti; il pastore stesso non si santifica perchè si dà a piaceri della carne e della vita, cioè a quelle cose da cui dovrebbe astenersi per essere un esempio al gregge. Come si può quindi aspettare da lui che si metta a dire che quella o quell'altra cosa non si deve fare? Pensi tu che egli non sappia che se si mettesse a parlare in questa maniera qualcuno subito gli punterebbe il dito dicendo che il primo ad ubbidire a quello che dice è proprio lui, con grande vergogna per lui medesimo? Quindi se lui si va a prendere la tintarella al mare o al lago, o va ai parchi di divertimento con la famiglia o magari sta davanti alla televisione o magari va dietro alla moda di questo secolo o ha l'animo alle cose alte assieme a sua moglie, non si metterà a riprovare queste cose. Al massimo si limiterà a dire di non andare a ballare, di non fumare, di non uccidere, di non commettere adulterio, cose da cui si astiene per cui non può essere accusato di essere un ipocrita, ma per tante altre cose regnerà il silenzio assoluto nelle sue predicazioni. Parlerà della santificazione omettendo di parlare di tante cose che i credenti non devono fare per piacere a Dio.

E poi occorre tenere presente che questi pastori hanno tutto l'interesse a non dire certe cose, perchè sanno che le predicazioni sulla santificazione che sono specifiche non piacciono a coloro che amano il mondo che sono in grande numero nei locali di culto e che esse farebbero emigrare le sue pecore verso un altra comunità dove queste cose non vengono riprovate. Comprendi quindi il perchè oggi non si sente una sola parola contro l'andare in spiaggia al mare a mettersi mezzi nudi, contro i gioielli, gli orecchini, le scollature vertiginose, gli spacchi, le minigonne, le vesti femminili attillate, il trucco, la televisione e tante altre cose?

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8. Ho notato che molti Pentecostali fanno uso di mimi e scene teatrali per evangelizzare; che ne dite?

Diciamo che questo denota la mancanza di potenza esistente in mezzo a queste Chiese che fanno uso di questi mezzi per evangelizzare. Difatti è quando viene a mancare la potenza nella predicazione che si ricorre a questi mezzi. Gesù Cristo, gli apostoli, e tutti coloro che ai giorni degli apostoli furono chiamati da Dio a predicare il vangelo non facevano uso di questi mezzi per attirare le persone a loro, essi aprivano la bocca e Dio la riempiva con parole potenti, persuasive, e spesso accompagnava la loro predicazione con segni e prodigi, e questo faceva accorrere le persone presso di loro. Purtroppo però molti credenti oggi non vogliono seguire l'esempio di Cristo e degli apostoli, neppure la maniera in cui evangelizzavano; per cui si assiste a questi spettacoli ridicoli e vergognosi che sono sotto gli occhi di tutti. Preghiamo Dio che tornino i giorni di una volta.

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9. Ho notato che alcuni Pentecostali collaborano con i 'Gesù solo'; che ne dite?

Diciamo che è veramente preoccupante perchè da questa loro collaborazione si evince che a questi Pentecostali non importa nulla o quasi nulla di una parte del consiglio di Dio, in questo caso della dottrina della Trinità così tanto stoltamente attaccata e denigrata dai 'Gesù solo', ed anche della dottrina della salvezza infatti i 'Gesù solo' (non proprio tutti ma la maggior parte di loro) affermano che per essere salvati occorre credere, essere battezzati nel solo nome di Gesù, e poi ricevere il battesimo con lo Spirito Santo con il segno esteriore delle lingue.

'Anche loro parlano di Gesù', ci vengono a dire costoro. Sì, ne parlano, ma - vorrei domandare a costoro - in che maniera? Lo sapete in che maniera? Lo sapete che per loro Gesù è sia il Padre che il Figliuolo e lo Spirito Santo? Lo sapete che per loro il Padre si riferisce alla divinità di Cristo mentre il Figliuolo all'umanità? Lo sapete che per loro il Figlio di Dio non è coeterno con il Padre perchè era solo idealmente nella mente del Padre, per cui il Figlio di Dio ha avuto inizio nel seno di Maria? E poi lo sapete che essi affermano che il battesimo in acqua rimette i peccati? Ma attenzione non il battesimo nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo, perchè quello non è valido (voi dunque dovete farvi ribattezzare secondo costoro), ma il battesimo ministrato nel solo nome di Gesù che è il solo Dio. Quindi costoro hanno fatto del loro battesimo l'unico mezzo per ottenere la remissione dei peccati. Ascoltatemi, voi fate molto male a collaborar con costoro, ritiratevi da essi, perchè insegnano diverse menzogne che non hanno nulla a che fare con la verità. Ho scritto un libro confutatorio sui 'Gesù solo'; vi invito ad andarlo a leggere.

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10. Come mai ci sono dei Pentecostali che guardano male i fratelli che hanno la barba?

Perchè chi ha la barba ai loro occhi è uno che non si lava mai o poco, insomma una persona sporca che non cura il proprio corpo come i 'barboni' della stazione o della metropolitana. La barba quindi è sinonimo di sporcizia o di trasandatezza per costoro. C'è poi chi non gradisce chi ha la barba perchè il proprio pastore non ce l'ha e non ce l'ha mai avuta ed è stato sentito parlare contro la barba, per cui pensa che un pastore o comunque un ministro del vangelo non deve avere la barba. Purtroppo qui in Italia in alcuni ambienti pentecostali c'è un forte pregiudizio verso chi ha la barba, quando essa è una cosa del tutto naturale perchè così Dio ha fatto l'uomo. Non è forse vero che i peli della barba crescono per natura come crescono i capelli della testa? Perchè dunque costoro che guardano male la barba e non se la fanno crescere non si radono anche i capelli del capo tenendo anche la testa rasata? Ora con questo io non voglio dire che tutti gli uomini devono avere la barba, ma solo che non è giusto nutrire dei pregiudizi verso un fratello che ha la barba.

Aaronne aveva la barba (cfr. Sal. 133:2), Davide pure (1 Sam. 21:13), così come Esdra (cfr. Esd. 9:3) il profeta Ezechiele (Ez. 5:1), come anche Gesù Cristo perchè di lui parlò Isaia quando disse: "Io ho presentato il mio dorso a chi mi percoteva, e le mie guance, a chi mi strappava la barba; io non ho nascosto il mio volto all’onta e agli sputi" (Is. 50:6). Chi ha orecchi da udire oda.

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11. Condivide e cosa ne pensa del "fenomeno" della Caduta, che si verifica in qualche Chiesa Evangelica Pentecostale? Questo avviene principalmente durante la preghiera con imposizione delle mani da parte degli Anziani o dei Pastori. Dicono che la potenza di Dio e dello Spirito Santo si possa manifestare anche in questo modo. Cosa ne dice?

Prima di rispondere a questa domanda voglio dare qualche cenno su questa caduta a terra che si verifica in mezzo ad alcune Chiese pentecostali. Le persone, mentre sono in fila davanti a questi predicatori che hanno le loro mani su di essi, perdono l’equilibrio e cadono a terra; in molti casi dietro di loro è appostato qualcuno pronto ad accompagnare la loro caduta a terra. Questa esperienza è definita come ‘cadere sotto il peso della gloria di Dio’ e ‘essere vinto dallo Spirito’; e viene detto che coloro che la sperimentano si ‘riposano nello Spirito’. Mentre sono a terra le persone, alcune giacciono tranquille, altre si rotolano ed altre cominciano a muovere rapidamente e ritmicamente il loro corpo. Alcuni hanno riferito che mentre si trovavano a terra si sentivano come anestetizzati e impossibilitati ad alzarsi. Nell’insieme i caduti a terra descrivono questa esperienza come piacevole. Come spiegano biblicamente questa caduta coloro che la proclamano? I passi biblici presi a sostegno di questa esperienza sono i seguenti:

• “Era un’apparizione dell’immagine della gloria dell’Eterno. A questa vista caddi sulla mia faccia..." (Ezec. 1:28):

• “Udii il suono delle sue parole; e, all’udire il suono delle sue parole, caddi profondamente assopito, con la faccia a terra” (Dan. 10:9):

• “E i discepoli udito ciò, caddero con la faccia a terra, e furono presi da gran timore” (Matt. 17:6);

• “E quando l’ebbi veduto, caddi ai suoi piedi come morto..." (Apoc. 1:17):

• “E mentre era in cammino avvenne che, avvicinandosi a Damasco, di subito una luce dal cielo gli sfolgorò d’intorno. Ed essendo caduto a terra, udì una voce che gli diceva: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?" (Atti 9:3-4).

Che diremo dunque? Che questo cadere che si verifica in seno a queste Chiese procede da Dio? Affatto, perché non si tratta affatto dello stesso fenomeno. Vediamo di spiegare il perché. Ezechiele, Daniele, i discepoli di Gesù, Giovanni, e Saulo da Tarso caddero a terra dinnanzi ad una visione gloriosa datagli da Dio. In particolare facciamo notare che Ezechiele e Saulo caddero a terra prima di udire la voce del Signore, mentre Daniele e i discepoli di Gesù sul monte santo caddero a terra quando udirono una voce (nella visione di Daniele non viene detto chi era il personaggio che gli apparve e che gli parlò, mentre nella visione dei discepoli quella voce era di Dio Padre). Per ciò che concerne Giovanni è detto che cadde a terra quando, voltatosi, vide il Signore, e non quando udì la voce che gli parlava dal di dietro. Dinnanzi a visioni del genere dunque non c’è niente da meravigliarsi se ancora oggi chi le ha cade a terra; infatti è tale la potenza di Dio in queste circostanze che il corpo viene meno; le gambe non reggono, il respiro viene meno, come anche il vigore, il che rende impossibile rimanere in una posizione normale. Perciò io credo che per la potenza di Dio, dinnanzi a tali visioni, si può cadere o meglio si cade a terra.

Ma qui stiamo parlando di casi di caduta a terra dinnanzi a visioni, cioè dinnanzi a cose che vengono dal cielo, di cose che vengono dallo Spirito Santo, che quindi non sono prevedibili ma avvengono improvvisamente. Può succedere in campagna, in casa, mentre si è in preghiera o magari in piedi, ma si tratta sempre di fenomeni gloriosi che vengono da Dio.

Ma altra cosa è quando si parla del cadere a terra che si verifica in seno a queste Chiese. Qui le cose sono profondamente diverse perché coloro che cadono a terra lo fanno in seguito alla forte suggestione che viene esercitata su di loro dai predicatori presenti alla riunione e alle spinte che vengono esercitate sulle loro spalle o sulla loro fronte, spinte che sono abilmente camuffate infatti viene fatto credere che si tratta di imposizione delle mani.

Ma esaminiamola un po’ più da vicino l’atmosfera che c’è in queste riunioni.

L’uditorio è già avvertito che si cadrà a terra, quindi chi partecipa a queste riunioni si aspetta anche lui di cadere per ricevere la ‘Benedizione’ ossia per ‘riposare nello Spirito’. Basta considerare che in alcuni locali di culto viene detto durante il tempo che precede l’accadimento di questi fenomeni di prendere le sedie e di metterle lungo i lati del locale di culto per rendersi conto dell’atmosfera che regna in questi luoghi. Pare proprio che uno deve cadere per forza a terra; chi vuole rimanere in piedi deve cambiare posto!! Oramai a queste riunioni i più vanno per cadere a terra!!

Dopo l’avvertimento gli uditori si recano davanti dove ci sono una schiera di pastori o anziani o predicatori pronti a imporre le mani su di loro. Che succede a questo punto? Che costoro impongono le mani su questi credenti e cominciano a pregare. Il fatto è che molto spesso queste imposizioni delle mani non sono altro che spinte che vengono esercitate o sulla fronte o sulle spalle, per cui all’improvviso succede che si comincia a vedere questi credenti cadere a terra uno dopo l’altro!!! La caduta avviene all’indietro, e non con la faccia a terra come invece abbiamo visto avvenne nel caso di Daniele, Ezechiele e i discepoli di Gesù, ma è una caduta che viene controllata da delle persone appositamente scelte per questa mansione che si mettono dietro chi deve cadere!! Così si cerca di evitare che chi cade si faccia male.

Dinnanzi a tali comportamenti non si può non dire che ci si trova davanti a comportamenti sconvenienti che non trovano nessuna conferma nella Parola di Dio, anzi vi trovano la loro condanna. Tutto ciò è suggestione, solamente suggestione; e siccome che le persone - compresi molti credenti - sono facilmente suggestionabili, non ci si deve meravigliare del fatto che tanti di loro si ritrovano sdraiati per terra. Non si può quindi attribuire questo cadere al peso della gloria di Dio, ma bensì si deve attribuire alle arti seduttrici dell’errore di cui fanno sfoggio questi abili e spregiudicati predicatori. Può pure succedere che qualcuno cada a terra perché preso dall’emozione che sanno suscitare questi abili predicatori, ma rimane il fatto che non cade a terra per la potenza di Dio. Non c’è nessuna manifestazione della potenza di Dio dinnanzi alla quale cadono i presenti.

Ribadisco, per evitare malintesi, che sono persuaso che quando Dio si manifesta con potenza può accadere pure che credenti o non credenti cadano a terra. Talvolta pure colpiti da un giudizio di Dio contro di loro per qualche loro misfatto. Ma di qui al cadere a terra che si verifica in queste comunità c’è una differenza notevole; perché il primo avviene senza nessuna forma di suggestione mentre il secondo in virtù della suggestione di abili predicatori; il primo è vero, il secondo è falso.

Voglio riferire a tale proposito una testimonianza di una sorella che molti anni fa mi disse personalmente quello che le era successo durante una riunione di uno di questi predicatori sotto le cui mani cadono le persone per le quali egli prega. Lei aveva creduto da poco tempo, e siccome ancora fumava e voleva smettere, dopo avere sentito dire a questo predicatore che il Signore può liberare da ogni vizio (il paradosso è che questo predicatore – ma questa sorella non lo sapeva ancora – è lui stesso schiavo del fumo) volle andare avanti affinché pregasse per lei. Mentre si trovava in fila vedeva che quelli per cui pregava questo predicatore cadevano a terra. Quando venne il suo turno accadde questo; questo predicatore – che per altro è un uomo piuttosto alto - mentre pregava per lei le mise la sua mano sul capo e nel mentre la spingeva con le sue lunghe dita sulla fronte in modo da farla cadere (la spinta che lui esercitava non era verificabile da terzi perché fatta con molta astuzia); e la pressione era così forte che questa donna ad un certo punto si ritrovò sui suoi talloni sul punto di cadere ma alla fine non cadde. Eppure la fama di questo predicatore è che sia un predicatore potente!! Ma qui ancora la spinta non era visibile all’uditorio, ma ci sono predicatori che danno veri e propri spintoni - e anche schiaffi -, affinché colui per il quale pregano cada a terra. Ovviamente i suoi collaboratori si mettono dietro a chi deve cadere per non fargli fare male!! C’è anche poi chi soffia sulle persone, sempre per farle cadere a terra; e parecchi cadono!!! Come si fa a credere che tutto ciò che accade sia opera dello Spirito Santo? Bisogna essere veramente ciechi per crederlo.

Dunque, attenzione a questi predicatori che spingono e che soffiano per far cadere le persone; attenzione a questa moda che è finita con il diventare dogma in molte chiese per cui si è giunti alla conclusione che se nella Chiesa non c’è chi cade a terra non c’è la potenza di Dio in mezzo ad essa!

Le impressioni di un pastore che ha partecipato ad una riunione di Benny Hinn

Qui di seguito, ecco parte di una lettera di un pastore delle Assemblee di Dio degli USA, da lui scritta nel Luglio del 1995 a Thomas Trask Sovrintendente Generale della suddetta Denominazione Pentecostale, dopo avere frequentato una riunione di Benny Hinn che è un evangelista americano (facente parte lui stesso delle Assemblee di Dio americane) nelle cui riunioni cadono a terra le persone. La lettera si prefiggeva di ricevere delle risposte ad alcune domande sorte in lui dopo avere visto e sentito alcune particolari cose in quella riunione.

‘…. ORA io vengo al posto nel servizio che ho bisogno tu mi aiuti a capire. I 35-50 minuti conclusivi furono, secondo la mia umile opinione, la più grottesca ostentazione (display) che io abbia mai visto messa su nel Nome del Signore. Non ci sono parole per descrivere adeguatamente … il suono della musica, lo strepito di una folla frenetica, l’urlare amplificato del fratello Hinn, e i corpi che cadevano, flailing bodies sulla e attorno all’area della piattaforma. TOUCCHHH! (TOCCO, o TOCCA) gridava e gridava dentro il microfono mentre lanciava le sue braccia a gruppi e individui (while flinging his arms at groups and individuals). Qualche volta egli ordinò a membri del team ministry di fare stare in piedi una persona così egli poteva provare una seconda e persino una terza volta con il suo TOUCCHHH! Io fui incapace di accertarmi di quello che si supponeva stesse avvenendo o venisse compiuto nel prezioso Nome di Gesù.. Non ci fu nessun appello alla conversione, ad una ridedicazione, o persino alla guarigione. Mi parve (a me, almeno) che fosse un po’ di più che una frenesia di una ricerca di benedizione. Alcuni anni fa io vidi un video intitolato ‘Il Dio del New Age’ in cui c’era una sezione che mostrava un grosso gruppo di persone in una cosiddetta frenesia spirituale all’apparizione del loro guru in un ranch di Oregon. La scena alla Crociata di Hinn istantaneamente e vividamente mi riportò alla mente quella sequenza del video. Se io ti scrivo come uno superagitato (over-wrought), per favore perdonami. Mentre andai più vicino per vedere che cosa stava accadendo, diventai intensamente nauseato. Tremai, ma non per la potenza di Dio. Quello che scosse il mio corpo fu una combinazione di potenti emozioni che includevano sia il terrore che la furia verso l’appariscente manipolazione di persone che stava avendo luogo mentre degli uomini in cui avevo fiducia guardavano e occasionalmente partecipavano pure. Persino ora mentre sto scrivendo, mi vengono le lacrime che bruciano i miei occhi (stinging my eyes). E’ questa la nuova direzione della nostra grande e meravigliosa Comunione? Benny Hinn è il nuovo esemplare di cose desiderate nei nostri ministeri? ….

Chi conosce l’Inglese e desidera leggere tutta quanta la lettera visiti questa pagina web:

http://www.pentecostal-issues.org/

Il titolo dell’articolo è: Benny Hinn: One Pastor’s Experience and Response

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12. Come mai voi Pentecostali salutate con ‘pace’ e vi salutate baciandovi?

Salutiamo con ‘pace’ perché Gesù quando mandò i suoi discepoli a predicare il Regno di Dio disse loro: “In qualunque casa sarete entrati, dite prima: Pace a questa casa! E se v’è quivi alcun figliuolo di pace, la vostra pace riposerà su lui; se no, ella tornerà a voi” (Luca 10:5-6). Lui stesso quando apparve ai suoi discepoli dopo essere risorto li salutò con la pace infatti disse loro: “Pace a voi” (Giov. 20:19). Non siamo comunque gli unici che si salutano dicendosi ‘Pace’, lo fanno anche gli Ebrei che si salutano spesso dicendo ‘Shalom’.

Per ciò che concerne il baciarci lo facciamo in ubbidienza a queste parole degli apostoli: “Salutatevi gli uni gli altri con un santo bacio” (Rom. 16:16; 1 Cor. 16:20); “Salutatevi gli uni gli altri con un bacio d’amore” (1 Piet. 5:14).

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13. ….. Da poco mi sono avvicinata ad una Chiesa Evangelica, ma ho notato che ci sono grandi divergenze di pensiero tra lei ed il pastore della Chiesa Evangelica a cui mi sono avvicinata (si tratta di Pentecostali!). Come mai se tutti vi ritenete guidati dallo Spirito Santo, la pensate in modo diverso su cose (come la predestinazione) comunque di una certa importanza?

Perché in seno a noi Pentecostali, nonostante sia giustamente messa enfasi sulla guida dello Spirito Santo, non tutti coloro che predicano e insegnano la Parola di Dio, intendono certe cose scritte nella Bibbia nella maniera giusta, per cui coloro che non le intendono correttamente non le insegnano correttamente. Per usare una espressione biblica, costoro su alcuni punti non tagliano rettamente la Parola di Dio come invece ordina di fare Paolo a Timoteo secondo che è scritto: “Studiati di presentar te stesso approvato dinanzi a Dio: operaio che non abbia ad esser confuso, che tagli rettamente la parola della verità” (2 Tim. 2:15), e ovviamente questo torna a loro confusione. La predestinazione per esempio è una delle dottrine bibliche che molti ministri del Vangelo Pentecostali non hanno inteso in maniera retta, da qui la divergenza fra me e loro. Ora, tu forse dirai: ‘Ma come possono costoro intendere certe cose in maniera diversa quando abbiamo tutti il medesimo Spirito che ci guida nella verità?’ Questo avviene perché nonostante lo Spirito Santo ci guidi in ogni verità, e quindi a comprendere rettamente le dottrine bibliche, non tutti vogliono seguire lo Spirito Santo in tutto e per tutto. In altre parole, alcuni preferiscono seguire la guida dello Spirito Santo solo in certe cose, in altre si affidano o si appoggiano sul proprio discernimento, cosa questa che è espressamente vietata di fare (cfr. Prov. 3:5,7; Rom. 12:16), e questo va a danno loro e di quelli che li ascoltano. In taluni casi comunque è successo che alcuni prima su certe cose la pensavano in maniera sbagliata, poi sono rientrati in loro stessi ed hanno cominciato a pensare e ragionare in maniera giusta.

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14. Gentile sig. Butindaro, .... avrei una domanda da farle. Spero che mi darà una risposta esauriente. Ho assistito più volte a dei culti in una Chiesa Evangelica Pentecostale libera ed ho notato una cosa che non ho ben capito: molti (per non dire tutti) ad un certo punto cominciano a parlare in lingue, ma mai nessuno ha interpretato quello che si è detto. La mia domanda è questa: non è sbagliato questo atteggiamento in relazione a ciò che dice la Bibbia in 1 Corinzi 14, 27-28: «... Quando si parla con il dono delle lingue, siano in due o al massimo in tre a parlare, e per ordine; uno poi faccia da interprete. Se non vi è chi interpreta, ciascuno di essi taccia nell'assemblea e parli solo a se stesso e a Dio. »? Da considerare inoltre che le persone che ho visto parlare in lingue non sono 2 o 3, ma tutta l'assemblea intera, ovvero 100-150 persone contemporaneamente. Che risposta mi può dare?

La risposta che le dono è la seguente. Sì, questo comportamento di cui lei è stato testimone più volte è sbagliato alla luce di quanto ordina di fare la Scrittura in merito al parlare in lingue quando la Chiesa è radunata. La Scrittura infatti afferma quanto segue: "Se c’è chi parla in altra lingua, siano due o tre al più, a farlo; e l’un dopo l’altro; e uno interpreti; e se non v’è chi interpreti, si tacciano nella chiesa e parlino a se stessi e a Dio" (1 Cor. 14:27-28). Innanzi tutto la prego di notare che nel caso in una comunità ci siano coloro che parlano in altre lingue, non è concesso a tutti di farlo ad alta voce in maniera da attirare l'attenzione dei presenti, nè assieme e neppure uno dopo l'altro, ma questo è concesso solo a due o al massimo a tre, e poi questo parlare deve essere ordinato nel senso che non può avvenire contemporaneamente ma uno dopo l'altro. Quindi anche nel caso fossero solo due o tre a parlare in lingue contemporaneamente ad alta voce, la cosa non può essere accettata. E dopo il parlare in lingue ci deve essere l'interpretazione fatta da uno solo (quindi non ci possono essere due o tre o più persone che interpretano), nel caso però manca chi interpreta allora essi devono tacere e parlare a se stessi e a Dio (quindi questo tacere non è totale perchè possono continuare a parlare - anche in altra lingua magari - ma solo sottovoce).

Alla luce dunque di questi ordini dati dall'apostolo Paolo, il parlare in lingue fatto da una intera assemblea, non importa quanto bello può sembrare, non è corretto, e che sia così lo conferma sempre Paolo ai Corinzi quando domanda loro: "Quando dunque tutta la chiesa si raduna assieme, se tutti parlano in altre lingue, ed entrano degli estranei o dei non credenti, non diranno essi che siete pazzi?" (1 Cor. 14:23). Ecco dunque perchè Paolo invita ad evitare questo parlare in lingue assieme, per evitare che nel caso entrano degli estranei o dei non credenti, questi non ci prendano per pazzi. E' una questione dunque di decoro e di ordine.

Voglio terminare di risponderle facendole presente che purtroppo questo parlare in lingue di tutti o quasi quando la Chiesa è radunata non è presente solo nelle Chiese Pentecostali libere ma anche in quelle che non si definiscono o non sono definite tali. Purtroppo è molto diffuso tra i Pentecostali questo modo di fare sbagliato, modo di fare che a giusta ragione viene biasimato da quei credenti che non sono Pentecostali, alcuni dei quali però arrivano a dire che questo sta a dimostrare che il parlare in lingue presente tra i Pentecostali non è da Dio! Cosa questa che non mi trova affatto d'accordo perchè come dico sempre, Paolo non mise in dubbio la genuinità del parlare in lingue presente tra i santi di Corinto nonostante essi nell'esercizio di questa capacità fossero disordinati. Li riprese, li corresse, ma non cominciò a dire che il loro parlare in lingue era dal diavolo! Dunque la invito a non fare lo stesso errore di costoro.

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15. Trovi normale il fatto che il più delle volte in questi raduni [tenuti dai Pentecostali] v'è sempre gente che cade in terra in preda a chissà che cosa, con contorsioni da "indemoniati"? Certo che in tali raduni se vi sono dei non credenti li prendono davvero per tali. Sinceramente non mi sembra di vedere nella Bibbia tali confusioni! forse mi sbaglio?

In molte chiese Pentecostali esiste parecchia confusione, io la denuncio senza mezzi termini. Quel cadere a terra che si verifica in tanti di questi raduni pentecostali per opera di tanti predicatori pentecostali, è frutto della suggestione umana e talvolta anche di vere spinte esercitate su credenti. E il tutto poi viene fatto passare per una manifestazione della potenza di Dio!! Io so e capisco perfettamente che questi comportamenti sconvenienti sono di intoppo a tanti increduli, come anche a tanti credenti. Stai lontano da questo cadere a terra che viene esercitato su credenti e in taluni casi anche su increduli, e guardati da tutti coloro che lo predicano e lo esercitano. Hai ragione nel dire di non vedere nella Bibbia simili manifestazioni; ecco perchè vanno denunciate e riprovate con forza e vanno messi in guardia i credenti dal cosiddetto Toronto Blessing. Il fatto è però che a motivo di questo disordine e di questi comportamenti sconvenienti tanti credenti sono portati a rigettare il movimento pentecostale e a etichettarlo come satanico, il che è sbagliato. E così tra le manifestazioni sataniche oltre che al falso cadere a terra, alle contorsioni che alcuni credenti compiono in terra, le risate incontrollate, i versi degli animali, tanti credenti per mancanza di conoscenza e per imprudenza ci mettono pure il parlare in lingue, le guarigioni, e tante altre manifestazioni dello Spirito Santo. Attenzione dunque a non rigettare - per colpa di alcuni operatori di scandali presenti nel Movimento Pentecostale - anche le cose che vengono dallo Spirito di Dio e che sono verità perchè la Scrittura le conferma pienamente. Del resto, ti saluto nel Signore. Stai saldo nella fede e rimani attaccato alla fedel Parola di Dio che è una guida sicura in mezzo a questo mondo di tenebre.

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PERSONAGGI BIBLICI

1. Vorrei avere alcune informazioni e riferimenti su Esaù

Esaù era uno dei due figli di Isacco e di Rebecca, l’altro loro figlio era Giacobbe. Questi due loro figli nacquero a distanza di poco l’un dall’altro perché erano gemelli, Esaù nacque prima e Giacobbe dopo. A riguardo della loro nascita la Scrittura dà alcuni particolari. Innanzi tutto essa dice che Rebecca, loro madre, era sterile e che potè concepirli perché Dio esaudì le costanti preghiere di Isacco (cfr. Genesi 25:21). E poi che prima che nascessero, essi si urtavano nel seno di Rebecca, per cui lei andò a consultare Dio il quale gli rispose: "Due nazioni sono nel tuo seno, e due popoli separati usciranno dalle tue viscere. Uno dei due popoli sarà più forte dell’altro, e il maggiore servirà il minore" (Genesi 25:23). Queste parole furono da Dio dette a Rebecca affinché - come dice l’apostolo Paolo - "rimanesse fermo il proponimento dell’elezione di Dio, che dipende non dalle opere ma dalla volontà di colui che chiama" (Romani 9:11-12). Vi è forse ingiustizia in Dio? Così non sia. Perché Lui fa misericordia a chi vuole. Ma torniamo a Esaù. Esaù crebbe e diventò un esperto cacciatore, mentre suo fratello Giacobbe era un uomo tranquillo che se ne stava nelle tende. Isacco amava Esaù perché la cacciagione era di suo gusto, mentre Rebecca amava Giacobbe.

Esaù un giorno vendette la sua primogenitura a Giacobbe. Le circostanze in cui ciò avvenne furono queste. Un giorno Esaù tornò dai campi tutto stanco e chiese da mangiare a Giacobbe il quale gli chiese in cambio di vendergli la sua primogenitura, al che Esaù acconsentì ritenendo che dato che stava per morire la sua primogenitura non gli sarebbe servita a nulla, e così per un po’ di pane e una minestra di lenticchie Esaù vendette la sua primogenitura al fratello. La Scrittura dice che egli sprezzò la sua primogenitura (cfr. Genesi 25:34). Lo scrittore agli Ebrei prenderà proprio l’esempio di Esaù per mettere in guardia gli Ebrei credenti affinché nessuno di essi diventasse "profano come Esaù che per una sola pietanza vendette la sua primogenitura" (Ebrei 12:16). Sotto la legge la primogenitura dava diritto a chi la possedeva di ereditare dal padre una parte doppia di tutto ciò che possedeva (cfr. Deuteronomio 21:15-17), quindi era qualcosa di importante; sotto la grazia la primogenitura è spirituale infatti i primogeniti sono tutti coloro che in virtù della nuova nascita sono entrati a far parte della Chiesa di Dio secondo che è scritto: "…. siete venuti …. alla Chiesa dei primogeniti che sono scritti nei cieli…" (Ebrei 12:23), ed anche: "Egli ci ha di sua volontà generati mediante la parola di verità, affinché siamo in certo modo le primizie delle sue creature" (Giacomo 1:18). Che cosa erediteranno i primogeniti di Dio? La vita eterna, il Regno, ogni cosa, essendo eredi di Dio e coeredi di Cristo (cfr. Romani 8:16-17). Ecco perché la Scrittura mette in guardia i Cristiani dal diventare come Esaù, perché se seguono il loro esempio perderanno la gloriosa eredità che tocca loro e se ne andranno in perdizione.

Ma continuiamo con la storia di Esaù. Dopo avere venduto la sua primogenitura a Giacobbe, Esaù all’età di quaranta anni si sposò alcune mogli straniere che a motivo della loro condotta furono cagione di amarezza sia a Isacco che a Rebecca (cfr. Genesi 26:34).

Avvenne poi che Isacco vicino alla morte chiese a Esaù di andargli a cacciare qualcosa, e di preparargli una pietanza di quelle che piacevano a lui e così poi lo avrebbe benedetto. Rebecca, sentendo questo suggerì a Giacobbe di travestirsi da Esaù, mettendosi degli abiti di Esaù e sulle braccia delle pelli di capretti affinché mostrasse di essere peloso (Esaù infatti era peloso), e poi gli preparò una pietanza saporita di quelle che piacevano a Isacco, e con essa lo mandò da Isacco affinché la benedizione la prendesse lui e non Esaù. E così avvenne, Giacobbe con l'inganno riuscì ad impossessarsi della benedizione che Isacco avrebbe voluto dare a Esaù. A motivo di ciò Giacobbe si attirò l'odio di suo fratello Esaù che si propose di ucciderlo. La cosa venne a conoscenza di Rebecca, la quale chiamato Giacobbe lo invitò a fuggire in Mesopotamia, in Charan, presso Labano suo fratello. Col tempo l'odio di Esaù si sarebbe placato e poi lei lo avrebbe mandato a chiamare (cfr. Genesi 27:41-45). Giacobbe ubbidì e si recò in Charan, dove prese per mogli Lea e Rachele da cui discenderanno i dodici patriarchi. Dopo aver soggiornato in Charan per venti anni, Dio ordinò a Giacobbe di tornare in Canaan. Durante il viaggio di ritorno, dopo che Giacobbe passò il guado di Iabbok ed ebbe lottato con l'angelo di Dio a Peniel, Esaù andò incontro a Giacobbe e i due si riconciliarono. Esaù poi, dato che il paese non era sufficiente per ospitare i beni suoi e quelli di Giacobbe come anche il loro bestiame, prese le sue mogli, i suoi figli, tutto il suo bestiame e tutti i suoi beni e se ne andò ad abitare in un paese lontano da Giacobbe, egli andò sul monte Seir (a sud di Canaan). (cfr. Genesi 36:6-8).

Da Esaù sono discesi gli Edomiti (la Bibbia lo chiama il padre degli Edomiti - cfr. Genesi 36:9) che durante il viaggio del popolo di Israele non permisero agli Israeliti di passare attraverso il loro territorio (Numeri 20:14-21).

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2. Vorrei sapere se l'apostolo Paolo era sposato, visto che faceva parte del Sinedrio.

Paolo non era sposato infatti dice ai santi di Corinto, nel parlare del matrimonio: “Perché io vorrei che tutti gli uomini fossero come son io; ma ciascuno ha il suo proprio dono da Dio; l’uno in un modo, l’altro in un altro. Ai celibi e alle vedove, però, dico che è bene per loro che se ne stiano come sto anch’io. ' (1 Cor. 7:7), quindi lui era privo di una moglie. Alcuni dicono che lui facesse parte del Sinedrio, e da questo deducono che doveva essere sposato, ma l'appartenenza di Saulo al Sinedrio non si evince dalla Scrittura. Certamente però lui era molto conosciuto dal Sinedrio, e difatti quando era nel Giudaismo ricevette delle lettere dal sommo sacerdote per le sinagoghe di Damasco (cfr. Atti 9:1-2).

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3. Quanti anni aveva Paolo quando Gesù gli apparve?

La Scrittura non lo dice quanti anni aveva. Si possono fare solo delle supposizioni; quando fu messo a morte Stefano la Scrittura definisce Saulo 'un giovane' (cfr. Atti 7:58). Dunque, se supponiamo che si convertì dopo qualche anno, Paolo poteva avere circa 30 anni quando gli apparve Gesù, ma si tratta solo di una mia supposizione e basta.

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4. Che cosa chiese Simone agli apostoli Pietro e Giovanni quando offerse loro del denaro? Lo Spirito Santo?

No, egli non chiese lo Spirito Santo – come erroneamente dicono alcuni -, ma l’autorità di imporre le mani per fare ricevere lo Spirito Santo. Ecco cosa dice infatti Luca nel suo secondo libro a Teofilo: “Or Simone, vedendo che per l’imposizione delle mani degli apostoli era dato lo Spirito Santo, offerse loro del danaro, dicendo: Date anche a me questa potestà, che colui al quale io imponga le mani riceva lo Spirito Santo” (Atti 8:18-19).

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5. Chi sono i Gentili?

I Gentili sono coloro che non sono Giudei di nascita. La parola ebraica per Gentili è goyim che significa ‘nazioni’, ‘genti’. Noi siamo dei Gentili in Cristo Gesù perché siamo dei Gentili che hanno creduto nel Signore Gesù, e dato che abbiamo creduto in Gesù Cristo, quantunque siamo chiamati incirconcisi da coloro che si dicono i circoncisi (perché tali sono nella carne) e per nascita eravamo estranei ai patti della promessa ed esclusi dalla cittadinanza di Israele, ora siamo in Lui a tutti gli effetti membri del popolo di Dio perché Dio ha fatto il Nuovo Patto anche con noi e ci ha fatti diventare concittadini dei santi. Noi Gentili siamo dunque in obbligo di glorificare Iddio per la sua misericordia avuta verso noi in Cristo Gesù, perché Dio adesso a noi che non eravamo suo popolo ci chiama suo popolo. Che lo dobbiamo fare questo è confermato dalle seguenti scritture profetiche: “Perciò, o Eterno, ti loderò fra le nazioni, e salmeggerò al tuo nome” (Sal. 18:49); “Nazioni, cantate le lodi del suo popolo!” (Deut. 32:43); “Lodate l’Eterno, voi nazioni tutte! Celebratelo, voi tutti i popoli!” (Sal. 117:1); “In quel giorno, verso la radice d’Isai, issata come vessillo de’ popoli, si volgeranno premurose le nazioni, e il luogo del suo riposo sarà glorioso” (Is. 11:10). A Dio dunque, sia la gloria ora e in eterno. Amen.

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6. A cosa è dovuto il colore diverso della pelle? Si tratta forse di una maledizione?

Sull’origine del colore della pelle nera (suppongo infatti che per colore diverso tu intenda quello nero) non posso darti nessuna risposta perché la Bibbia non ne parla. Alcuni – come per esempio i Mormoni – fanno risalire la pelle nera a Caino dicendo che è il segno posto da Dio su Caino affinché nessuno che lo trovasse lo uccidesse (cfr. Gen. 4:15); non condivido questa spiegazione che reputo arbitraria.

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7. Nel libro della Genesi al capitolo 27 è narrata la storia in (parte) di Esaù e Giacobbe. Perché Rebecca, che era la madre di entrambi, aveva (secondo la mia ignoranza) questi riguardi personali verso Giacobbe? Perché fu lei a istigare Giacobbe ad imbrogliare Isacco suo marito che pure amava e rispettava tanto? E’ vero che Esaù aveva venduto la sua primogenitura, ma è anche vero che era un gran lavoratore? Al contrario di Giacobbe che non faceva altro che farsi coccolare dalla madre tutto il giorno.

Vedi fratello, quando si legge la vendita della primogenitura da parte di Esaù, e l’appropriazione con l’inganno della benedizione che spettava a Esaù da parte di Giacobbe sotto istigazione di sua madre (che come dice la Scrittura amava Giacobbe), occorre tenere bene a mente quello che Dio aveva detto a Rebecca prima che questi suoi due figli nascessero e cioè: “Due nazioni sono nel tuo seno, e due popoli separati usciranno dalle tue viscere. Uno dei due popoli sarà più forte dell’altro, e il maggiore servirà il minore’ (Gen. 25:23). Perché dico questo? Perchè se si considerano queste parole di Dio allora si capirà il perché di questi riguardi personali da parte di Rebecca verso suo figlio Giacobbe (vorrei farti notare però che anche Isacco aveva dei riguardi personali verso Esaù infatti è scritto che egli “amava Esaù perché la cacciagione era di suo gusto” Gen. 25:28) e del perché fu sotto istigazione di Rebecca che Giacobbe si appropriò della benedizione che spettava a Esaù. La ragione è una sola, perché si dovevano adempiere quelle parole pronunciate da Dio. Bada bene però che con questo mio discorso io non giustifico né Esaù per avere sprezzato e venduto la sua primogenitura in cambio di un piatto di lenticchie, e neppure Rebecca per avere istigato all’inganno suo figlio Giacobbe. Ambedue questi due comportamenti sono da condannare perché sbagliati, ma rimane il fatto che Dio si usò di essi per mandare ad effetto la sua parola. Questo ci insegna che Dio fa quello che vuole e come vuole, fratello, cosa questa che Egli ha continuato a dimostrare nel tempo.

Ti ricordi per esempio dell’odio dei fratelli di Giuseppe verso quest’ultimo che li portò prima a macchinare di ucciderlo e poi a venderlo ad una carovana di Ismaeliti? Non era forse una cosa da condannare? Certo, eppure Dio si usò proprio di quel loro odio per mandare Giuseppe in Egitto e farlo diventare poi governatore d’Egitto e salvare così Giacobbe e il suo parentado con una grande liberazione, e poi per fare dimorare gli Israeliti in Egitto per centinaia di anni come aveva detto tempo addietro ad Abramo (cfr. Gen. 15:13). In altre parole per mandare ad effetto il suo disegno.

E che dire dell’odio dei Giudei verso Gesù, il Giusto, che li portò a condannarlo a morte e a crocifiggerlo per mano dei Romani? Non era forse da condannare quel loro sentimento verso Cristo? Certo, eppure la Scrittura dice che tutto ciò avvenne “per il determinato consiglio e per la prescienza di Dio” (Atti 2:23); in altre parole Dio aveva innanzi determinato che quelle cose avvenissero e le fece fare ai Giudei (cfr. Atti 4:27-28) senza che questi si rendessero conto che in quella maniera si sarebbe adempiuto il piano della redenzione di Dio.

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8. Ma Giuda aveva creduto prima di tradire il Signore?

Sì, Giuda all’inizio aveva creduto anche lui e difatti era uno dei discepoli di Gesù che erano stati da Lui costituiti apostoli secondo che è scritto: “Or avvenne in que’ giorni ch’egli se ne andò sul monte a pregare, e passò la notte in orazione a Dio. E quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli, e ne elesse dodici, ai quali dette anche il nome di apostoli: Simone, che nominò anche Pietro, e Andrea, fratello di lui, e Giacomo e Giovanni, e Filippo e Bartolommeo, e Matteo e Toma, e Giacomo d’Alfeo e Simone chiamato Zelota, e Giuda di Giacomo, e Giuda Iscariot che divenne poi traditore” (Luca 6:12-16). Pietro confermò questo quando disse che Giuda “aveva ricevuto la sua parte di questo ministerio” (Atti 1:17). A questi dodici discepoli Gesù diede “potestà ed autorità su tutti i demonî e di guarir le malattie. E li mandò a predicare il regno di Dio e a guarire gl’infermi” (Luca 9:1-2). Ma io domando: Gesù avrebbe mai dato l’apostolato a un non credente? Avrebbe mai mandato un incredulo a predicare il Vangelo? Avrebbe mai potuto dare l’autorità di cacciare gli spiriti maligni nel suo nome, e di guarire gli ammalati nel suo nome, a qualcuno che non aveva creduto in lui?

A conferma di ciò ci sono le seguenti parole di Gesù dette al Padre suo la notte che fu tradito: “Quelli che tu mi hai dati li ho anche custoditi, e niuno di loro è perito TRANNE il figliuol di perdizione, affinché la Scrittura fosse adempiuta” (Giov. 17:12). Come si può vedere anche Giuda era stato dato da Dio al suo Figliuolo, solo che a differenza degli altri discepoli egli andò in perdizione perché Dio aveva decretato così nella sua Parola. Non è forse scritto nei Salmi: “Sian cancellati dal libro della vita, e non siano iscritti con i giusti” (Sal. 69:28)? e si badi che queste parole seguono queste: “La loro dimora sia desolata, nessuno abiti nelle loro tende” (Sal. 69:25) che furono le parole prese dall’apostolo Pietro, prima della Pentecoste, per sostenere che Giuda doveva fare quella fine che poi fece perché si doveva adempiere la profezia della Scrittura pronunciata dallo Spirito Santo per bocca di Davide (cfr. Atti 1:16-20). Sì, è vero che fu Satana a mettere in cuore a Giuda di tradire il Maestro, è vero che Satana entrò in Giuda, ma ciò faceva parte del piano di Dio. Se non cade un solo passero a terra senza il volere del Padre nostro, non si capisce proprio come Giuda abbia tradito il Signore senza il volere di Dio. Dio si usa quindi anche di Satana per adempiere i suoi disegni; anche lui deve obbedire a Dio. E’ chiaro che qui si entra in un campo particolarmente delicato ma rimane il fatto che Satana è controllato da Dio e ‘usato’ da Lui per suoi scopi. Dio tuttavia rimane santo, giusto e immacolato, quantunque riesca a ‘manovrare’ il diavolo per adempiere suoi particolari disegni. Oh, profondità della sapienza e della conoscenza di Dio!

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9. Fratello Giacinto, pace. Tempo fa trovai su internet un documento interessante ma della cui autenticità non sono certo: http://evangelici.net/cento/pilato.html. Stando a quanto scrive il traduttore, è una lettera scritta da Ponzio Pilato a Cesare, tradotta dalla versione in greco che si trova negli archivi del Vaticano. Fammi sapere cosa ne pensi. Pace.

Ascolta, dopo avere letto la lettera di Pilato penso che non sia autentica per queste ragioni. Innanzi tutto si parla di un incontro avuto da Gesù con Pilato nel palazzo della pretura, incontro che sarebbe avvenuto dietro richiesta scritta di Pilato fatta a Gesù: 'Scrissi a Gesù chiedendogli un colloquio nel palazzo della pretura'. Una cosa del genere la considero una fantasticheria; la Parola di Dio non accenna minimamente ad un tale incontro tra Gesù e Pilato prima di quello che ci fu il giorno della sua crocifissione. Poi, in questo incontro Gesù avrebbe detto a Pilato: 'Principe della terra, io non son venuto a portare la guerra in questo mondo ma la pace, l'amore e la carità', il che non può essere vero perchè Gesù ha chiaramente insegnato il contrario: 'Non pensate ch'io sia venuto a metter pace sulla terra; non son venuto a metter pace, ma spada. Perché son venuto a dividere il figlio da suo padre, e la figlia da sua madre, e la nuora dalla suocera; e i nemici dell'uomo saranno quelli stessi di casa sua" (Matteo 10:34-36) ed anche: 'Pensate voi ch'io sia venuto a metter pace in terra? No, vi dico; ma piuttosto divisione; perché, da ora innanzi, se vi sono cinque persone in una casa, saranno divise tre contro due, e due contro tre; saranno divisi il padre contro il figliuolo, e il figliuolo contro il padre; la madre contro la figliuola, e la figliuola contro la madre; la suocera contro la nuora, e la nuora contro la suocera" (Luca 12:51-53).

Altra cosa che non depone affatto in favore dell'autenticità di questa lettera è la seguente cosa che avrebbe detto Pilato: 'Gesù allora fu trascinato d'innanzi a Caiàfa, sommo sacerdote, il quale, come segno di sottomissione, mi mandò il prigioniero per pronunziare la sua condanna di morte. Io gli risposi che siccome Gesù era un Galileo, conveniva che quest'affare fosse posto sotto la giurisdizione di Erode; e così gli ordinai che fosse mandato da Erode, che lo mandò a Cesare', come puoi vedere in base a queste parole fu Caiafa che mandò Gesù da Erode, mentre la Parola di Dio dice che fu direttamente e personalmente Pilato a mandare Gesù da Erode che in quei giorni si trovava a Gerusalemme: 'Quando Pilato udì questo, domandò se quell'uomo fosse Galileo. E saputo ch'egli era della giurisdizione d'Erode, lo rimandò a Erode ch'era anch'egli a Gerusalemme in que' giorni. Erode, come vide Gesù, se ne rallegrò grandemente, perché da lungo tempo desiderava vederlo, avendo sentito parlar di lui; e sperava di vedergli fare qualche miracolo. E gli rivolse molte domande, ma Gesù non gli rispose nulla. Or i capi sacerdoti e gli scribi stavan là, accusandolo con veemenza. Ed Erode co' suoi soldati, dopo averlo vilipeso e schernito, lo vestì di un manto splendido, e lo rimandò a Pilato' (Luca 23:6-11).

Altra cosa ancora che contrasta il racconto evangelico è la seguente; Pilato avrebbe detto: 'L'indomani uno dei sacerdoti venne alla pretura dicendo che loro avevano dei presentimenti: chi sa se i discepoli intendevano rubare il corpo di Gesù e nasconderlo, e poi far comparire che era risuscitato dalla morte, come lui aveva predetto, e del quale erano tutti convinti. Allora lo mandai al capitano delle guardie reali, Malco, dicendogli che pigliasse dei soldati Giudei e li mettesse a guardare la sepoltura di Gesù. Così se qualche cosa succedeva, potevano lamentarsi da loro stessi, e non dare la colpa ai Romani'. Matteo invece dice: 'E l’indomani, che era il giorno successivo alla Preparazione, i capi sacerdoti ed i Farisei si radunarono presso Pilato, dicendo: Signore, ci siamo ricordati che quel seduttore, mentre viveva ancora, disse: Dopo tre giorni, risusciterò. Ordina dunque che il sepolcro sia sicuramente custodito fino al terzo giorno; che talora i suoi discepoli non vengano a rubarlo e dicano al popolo: È risuscitato dai morti; così l’ultimo inganno sarebbe peggiore del primo. Pilato disse loro: Avete una guardia: andate, assicuratevi come credete. Ed essi andarono ad assicurare il sepolcro, sigillando la pietra, e mettendovi la guardia' (Matteo 27:62-66). Come puoi vedere Pilato dice che da lui venne uno dei sacerdoti, mentre Matteo dice che da lui si recarono i capi sacerdoti e i Farisei. Le versioni sono discordanti; la versione di Matteo naturalmente è quella degna di fiducia.

Altra cosa ancora: Pilato avrebbe detto che prima della festa della Pasqua in cui Gesù fu mandato da lui, Erode gli fece visita: 'Prima di questo, Erode venne a farmi una visita, e nell'alzarsi per partire dopo una conversazione piuttosto inutile, mi domandò qual era la mia opinione a riguardo di questo Gesù Nazareno. Io gli risposi che Gesù, secondo il mio parere, era uno dei più grandi filosofi che le nazioni hanno qualche volta prodotto. Nessun sacrilegio nella sua dottrina; e l'intenzione di Roma era di lasciargli la libertà di predicare tale dottrina che giustificava le sue azioni. Erode sorrise maliziosamente e salutandomi con rispetto piuttosto ironico, se ne andò'. Sembra quasi che i due fossero amici o comunque in buoni rapporti, ma le cose non stanno così perchè essi prima che Gesù fosse mandato da Pilato a Erode erano stati dei nemici, ecco Luca cosa dice: 'Quando Pilato udì questo, domandò se quell’uomo fosse Galileo. E saputo ch’egli era della giurisdizione d’Erode, lo rimandò a Erode ch’era anch’egli a Gerusalemme in que’ giorni. Erode, come vide Gesù, se ne rallegrò grandemente, perché da lungo tempo desiderava vederlo, avendo sentito parlar di lui; e sperava di vedergli fare qualche miracolo. E gli rivolse molte domande, ma Gesù non gli rispose nulla. Or i capi sacerdoti e gli scribi stavan là, accusandolo con veemenza. Ed Erode co’ suoi soldati, dopo averlo vilipeso e schernito, lo vestì di un manto splendido, e lo rimandò a Pilato. E in quel giorno, Erode e Pilato divennero amici, perché per l’addietro erano stati in inimicizia fra loro" (Luca 23:6-12).

Ci sarebbero altre cose che sono in stridente contrasto con quello che viene detto nella Bibbia, ma ritengo che queste bastino per definire questa lettera non autentica o, comunque, nel caso fosse stata realmente scritta da Ponzio Pilato, come non degna assolutamente di fede perchè contiene delle falsità.

Del resto, ti saluto nel Signore. La grazia del Signore sia con te.

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10. Come mai il fratello di Abele si è allontanato da quella terra e poi ha sposato una donna? Ma che donna se non c'era praticamente nessuno sulla terra?

La moglie che Caino prese era una delle figliuole che generò Adamo, e quindi una delle sue sorelle, devi infatti tenere presente che la Scrittura dice: "Adamo visse centotrent’anni, generò un figliuolo, a sua somiglianza, conforme alla sua immagine, e gli pose nome Seth; e il tempo che Adamo visse, dopo ch’ebbe generato Seth, fu ottocent’anni, e generò figliuoli e figliuole; e tutto il tempo che Adamo visse fu novecentotrent’anni; poi morì" (Genesi 5:3-5). E la stessa cosa vale anche per l’altro figlio di Adamo, cioè Seth. D’altronde, se riflettiamo bene, l’unica maniera che i figli di Adamo avevano per moltiplicare in quei giorni era quello di sposare una loro sorella. Il fatto che di questi figli e di queste figliuole generati da Adamo se ne parli dopo che viene detto che Caino conobbe la sua moglie (cfr. Genesi 4:17), non deve preoccuparti perché nella Scrittura in alcuni casi gli eventi non sono scritti in ordine cronologico

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11. Vorrei sapere se secondo te Giovanni Battista era Elia?

No, Giovanni Battista non era Elia perché quando i Giudei gli mandarono dei sacerdoti e dei Leviti a domandargli chi egli fosse, quando gli domandarono: “Sei Elia?” lui rispose: “Non lo sono” (Giov. 1:21).

E’ vero che Gesù lo chiamò ‘l’Elia che doveva venire’ ma disse anche “se lo volete accettare, egli è l’Elia che dovea venire” (Matt. 11:14) e soprattutto disse: “Certo, Elia deve venire e ristabilire ogni cosa” (Matt. 17:11), confermando così che Giovanni non era Elia. Anche perché il profeta Elia era stato assunto in cielo senza vedere la morte (cfr. 2 Re 2:1-18), quindi se Giovanni Battista fosse stato Elia non avrebbe potuto nascere da Elisabetta e Zaccaria come invece avvenne. Egli sarebbe venuto nel mondo non nascendo dall’unione tra un uomo e una donna ma semplicemente discendendo dal cielo.

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12. Alcuni pastori insegnano che Paolo prese il posto di Giuda Iscariota e divenne uno dei dodici apostoli, è vero?

No, non è vero perché il discepolo che prese il posto di Giuda Iscariota fu Mattia e questo avvenne ancora prima del giorno della Pentecoste. Leggiamo infatti nel libro degli atti: “E in que’ giorni, Pietro, levatosi in mezzo ai fratelli (il numero delle persone adunate saliva a circa centoventi), disse: Fratelli, bisognava che si adempisse la profezia della Scrittura pronunziata dallo Spirito Santo per bocca di Davide intorno a Giuda, che fu la guida di quelli che arrestarono Gesù. Poiché egli era annoverato fra noi, e avea ricevuto la sua parte di questo ministerio. Costui dunque acquistò un campo col prezzo della sua iniquità; ed essendosi precipitato, gli si squarciò il ventre, e tutte le sue interiora si sparsero. E ciò è divenuto così noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme, che quel campo è stato chiamato nel loro proprio linguaggio Acheldama, cioè, Campo di sangue. Poiché è scritto nel libro dei Salmi: Divenga la sua dimora deserta, e non vi sia chi abiti in essa: e: L’ufficio suo lo prenda un altro. Bisogna dunque che fra gli uomini che sono stati in nostra compagnia tutto il tempo che il Signor Gesù è andato e venuto fra noi, a cominciare dal battesimo di Giovanni fino al giorno ch’egli, tolto da noi, è stato assunto in cielo, uno sia fatto testimone con noi della risurrezione di lui. E ne presentarono due: Giuseppe, detto Barsabba, il quale era soprannominato Giusto, e Mattia. E, pregando, dissero: Tu, Signore, che conosci i cuori di tutti, mostra quale di questi due hai scelto per prendere in questo ministerio ed apostolato il posto che Giuda ha abbandonato per andarsene al suo luogo. E li trassero a sorte, e la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli” (Atti 1:15-26).

Che Paolo non fosse tra i Dodici è confermato da lui medesimo quando ricordando ai Corinzi il Vangelo dice che Gesù Cristo “fu seppellito; che risuscitò il terzo giorno, secondo le Scritture; che apparve a Cefa, poi ai Dodici. Poi apparve a più di cinquecento fratelli in una volta, dei quali la maggior parte rimane ancora in vita e alcuni sono morti. Poi apparve a Giacomo; poi a tutti gli Apostoli; e, ultimo di tutti, apparve anche a me, come all’aborto; perché io sono il minimo degli apostoli; e non son degno d’esser chiamato apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio” (1 Cor. 15:4-9). Come puoi vedere Paolo non poteva essere tra i Dodici perché lui dice che Cristo prima che apparisse a lui apparve anche ai Dodici.

Inoltre è confermato da Luca negli Atti quando dice che il giorno della Pentecoste, Pietro si levò con gli undici e parlò alla folla di Giudei riunitasi (cfr. Atti 2:14), ed anche quando dice: “E i dodici, raunata la moltitudine dei discepoli, dissero: Non è convenevole che noi lasciamo la parola di Dio per servire alle mense. Perciò, fratelli, cercate di trovar fra voi sette uomini, de’ quali si abbia buona testimonianza, pieni di Spirito e di sapienza, e che noi incaricheremo di quest’opera. Ma quant’è a noi, continueremo a dedicarci alla preghiera e al ministerio della Parola” (Atti 6:2-4), tutte cose queste che avvennero quando ancora Saulo da Tarso non era un discepolo del Signore ma un persecutore della Chiesa; la sua conversione infatti avvenne tempo dopo infatti è trascritta più avanti, precisamente nel capitolo 9 degli Atti. In particolare vorrei fare presente che Saulo si convertì dopo che Stefano fu messo a morte perché Luca dice che quando Stefano fu lapidato i testimoni che avevano accusato Stefano deposero le loro vesti ai piedi di Saulo (cfr. Atti 7:58), per cui per forza di cose la conversione di Saulo dovette avvenire dopo che Stefano fu eletto tra i sette che dovevano servire alle mense.

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13. Tutte le volte che sento una predica su Giacobbe viene detto che lui è un ingannatore o imbroglione. Io ora non ne sono convinto. Qual’è la vostra posizione? Vi sarei grato se mi deste con la Parola di Dio delucidazione su ciò.

La nostra posizione in merito a Giacobbe è che Giacobbe effettivamente in una circostanza della sua vita agì con l’inganno nei confronti di suo padre Isacco per farsi benedire in luogo di Esaù. Ecco i passi biblici che descrivono dettagliatamente questo comportamento ingiusto di Giacobbe: “Or avvenne, quando Isacco era divenuto vecchio e i suoi occhi indeboliti non ci vedevano più, ch’egli chiamò Esaù, suo figliuolo maggiore, e gli disse: ‘Figliuol mio!’ E quello rispose: ‘Eccomi!’ E Isacco: ‘Ecco, io sono vecchio, e non so il giorno della mia morte. Deh, prendi ora le tue armi, il tuo turcasso e il tuo arco, vattene fuori ai campi, prendimi un po’ di caccia, e preparami una pietanza saporita di quelle che mi piacciono; portamela perch’io la mangi e l’anima mia ti benedica prima ch’io muoia’. Ora Rebecca stava ad ascoltare, mentre Isacco parlava ad Esaù suo figliuolo. Ed Esaù se n’andò ai campi per fare qualche caccia e portarla a suo padre. E Rebecca parlò a Giacobbe suo figliuolo, e gli disse: ‘Ecco, io ho udito tuo padre che parlava ad Esaù tuo fratello, e gli diceva: Portami un po’ di caccia e fammi una pietanza saporita perch’io la mangi e ti benedica nel cospetto dell’Eterno, prima ch’io muoia. Or dunque, figliuol mio, ubbidisci alla mia voce e fa’ quello ch’io ti comando. Va’ ora al gregge e prendimi due buoni capretti; e io ne farò una pietanza saporita per tuo padre, di quelle che gli piacciono. E tu la porterai a tuo padre, perché la mangi, e così ti benedica prima di morire’. E Giacobbe disse a Rebecca sua madre: ‘Ecco, Esaù mio fratello è peloso, e io no. Può darsi che mio padre mi tasti; sarò allora da lui reputato un ingannatore, e mi trarrò addosso una maledizione, invece di una benedizione’. E sua madre gli rispose: ‘Questa maledizione ricada su me, figliuol mio! Ubbidisci pure alla mia voce, e va’ a prendermi i capretti’. Egli dunque andò a prenderli, e li menò a sua madre; e sua madre ne preparò una pietanza saporita, di quelle che piacevano al padre di lui. Poi Rebecca prese i più bei vestiti di Esaù suo figliuolo maggiore, i quali aveva in casa presso di sé, e li fece indossare a Giacobbe suo figliuolo minore; e con le pelli de’ capretti gli coprì le mani e il collo, ch’era senza peli. Poi mise in mano a Giacobbe suo figliuolo la pietanza saporita e il pane che avea preparato. Ed egli venne a suo padre e gli disse: ‘Padre mio!’ E Isacco rispose: ‘Eccomi; chi sei tu, figliuol mio?’ E Giacobbe disse a suo padre: ‘Sono Esaù, il tuo primogenito. Ho fatto come tu m’hai detto. Deh, lèvati, mettiti a sedere e mangia della mia caccia, affinché l’anima tua mi benedica’. E Isacco disse al suo figliuolo: ‘Come hai fatto a trovarne così presto, figliuol mio?’ E quello rispose: ‘Perché l’Eterno, il tuo Dio, l’ha fatta venire sulla mia via’. E Isacco disse a Giacobbe: ‘Fatti vicino, figliuol mio, ch’io ti tasti, per sapere se sei proprio il mio figliuolo Esaù, o no’. Giacobbe dunque s’avvicinò a Isacco suo padre e, come questi l’ebbe tastato, disse: ‘La voce è la voce di Giacobbe; ma le mani son le mani d’Esaù’. E non lo riconobbe, perché le mani di lui eran pelose come le mani di Esaù suo fratello: e lo benedisse. E disse: ‘Sei tu proprio il mio figliuolo Esaù?’ Egli rispose: ‘Sì’. E Isacco gli disse: ‘Servimi, ch’io mangi della caccia del mio figliuolo e l’anima mia ti benedica’. E Giacobbe lo servì, e Isacco mangiò. Giacobbe gli portò anche del vino, ed egli bevve. Poi Isacco suo padre gli disse: ‘Deh, fatti vicino e baciami, figliuol mio’. Ed egli s’avvicinò e lo baciò. E Isacco sentì l’odore de’ vestiti di lui, e lo benedisse dicendo: ‘Ecco, l’odor del mio figliuolo è come l’odor d’un campo, che l’Eterno ha benedetto. Iddio ti dia della rugiada de’ cieli e della grassezza della terra e abbondanza di frumento e di vino. Ti servano i popoli, e le nazioni s’inchinino davanti a te. Sii padrone de’ tuoi fratelli, e i figli di tua madre s’inchinino davanti a te. Maledetto sia chiunque ti maledice, benedetto sia chiunque ti benedice!’ (Genesi 27:1-29).

Ora, come puoi vedere Giacobbe per ben quattro volte mentì a suo padre, la prima volta quando gli disse: ‘Sono Esaù, il tuo primogenito’, la seconda quando gli disse di mettersi a sedere e mangiare la sua caccia, cosa che non era vera perché quella non era la caccia di Giacobbe ma si trattava di due capretti che lui era andato a prendere nel gregge e che sua madre aveva cucinato, la terza quando rispondendo ad una domanda di Isacco sulla cacciagione disse che l’aveva trovata così presto perché Dio l’aveva fatta venire sulla sua strada, e poi infine quando rispose affermativamente alla domanda se fosse veramente Esaù. Ora, come si fa a non dire che Giacobbe non agì ingiustamente e con inganno nei confronti di Isacco? Ma d’altronde lo stesso Isacco quando poi venne Esaù per ricevere da lui la benedizione, capito che cosa era successo, disse a Esaù: “Il tuo fratello è venuto con inganno e ha preso la tua benedizione” (Gen. 27.35).

Certamente, Giacobbe agì in quella maniera ingiusta perché istigato da sua madre, ma questo nulla toglie al fatto che lui si comportò malamente. Lui ebbe le sue precise responsabilità come anche le ebbe sua madre Rebecca. E bada bene a non farti trascinare dietro coloro che dicono che dato che Dio aveva predetto e prestabilito che Esaù servisse Giacobbe, Giacobbe non può essere biasimato per quel comportamento. Non è affatto così, perché la responsabilità personale di Giacobbe rimane. Discolpare Giacobbe o giustificarlo, sarebbe come discolpare o giustificare i fratelli di Giuseppe per avere odiato, cercato di uccidere loro fratello, e averlo venduto come schiavo ad una carovana di Ismaeliti, semplicemente perché il loro comportamento faceva parte del piano che Dio aveva formato, secondo il quale Giuseppe doveva essere mandato in Egitto e diventare governatore d’Egitto per poi salvare con una grande liberazione Giacobbe e tutto il suo parentado.

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PREDICAZIONE

1. Come mai oggi non si sente quasi mai nessuno denunciare la mondanità così diffusa in seno alle Chiese?

Le ragioni sono le più svariate.

In molti casi chi deve e dovrebbe denunciarla è lui medesimo dato alla mondanità assieme a sua moglie e alla sua famiglia. Per cui gli è impossibile riprendere coloro che amano essere mondani; se lo facesse, immediatamente gli verrebbe puntato il dito da non pochi che gli direbbero che lui stesso è da riprendere perché fa le medesime cose che loro. Gli direbbero in altre parole: ‘Tu hai e guardi la televisione come noi, tu vai al mare a prenderti la tintarella come noi, tu permetti a tua moglie di mettersi la minigonna e di truccarsi, di mettersi dei gioielli e di vestirsi in maniera sfarzosa e attillata, tu vai ai parchi di divertimento, tu vai dietro alla moda, tu hai l’animo alle cose di questa terra; ipocrita, comincia prima a riprendere te stesso e tua moglie, metti a posto le cose di casa tua, e poi vieni a riprenderci!’. Questo ci insegna che affinché un ministro del Vangelo sia in grado di riprendere con sincerità e ogni autorità chi fa il male deve essere innanzi tutto lui un esempio. Voglio ricordare a tale proposito che Paolo ha sì detto a Timoteo: "Io te ne scongiuro nel cospetto di Dio e di Cristo Gesù che ha da giudicare i vivi e i morti, e per la sua apparizione e per il suo regno: Predica la Parola, insisti a tempo e fuor di tempo, riprendi, sgrida, esorta con grande pazienza e sempre istruendo. Perché verrà il tempo che non sopporteranno la sana dottrina… " (2 Tim. 4:1-4), ma gli ha pure detto: "… ma sii d’esempio ai credenti, nel parlare, nella condotta, nell’amore, nella fede, nella castità" (1 Tim. 4:11-12).

In altri casi invece è perchè c’è nei conduttori la paura di denunciare le mondane concupiscenze a cui sono dati molti credenti per non perdere il favore dei ribelli che può essere in alcuni casi il voto alle periodiche elezioni del pastore, in altri il denaro del loro portafoglio. Questa paura viene dal diavolo che ha tutto l’interesse che i Cristiani diventino e rimangano mondani. Sappia quel pastore o conduttore di Chiesa che cerca di piacere ai ribelli anziché a Dio che egli è diventato nemico di Dio; il giudizio contro di lui non sonnecchia, arriverà a suo tempo in maniera inesorabile se egli non smette di tollerare il male per suoi interessi personali.

In altri casi ancora è perchè i conduttori pensano e dicono che sarà il Signore a fare capire a questi ribelli che certi comportamenti non sono a lui graditi. Anche ciò è sbagliato perché se fosse così non si spiega il motivo per cui il Signore ha costituito i ministeri nella Chiesa. Non sono forse dati per il perfezionamento dei santi? Quindi ciò vuole dire che mediante i ministri i santi vengono perfezionati, e come possono esserlo se essi stanno zitti? Non potranno. Quindi i ministri del Vangelo devono alzare la loro voce contro le ipocrisie, le falsità, l’avarizia, la furbizia, l’ingiustizia, l’amore per le cose di quaggiù così tanto diffusi oggi in seno alle Chiese a tutti i livelli. Essi devono esortare chi si è allontanato dal Signore e dai sentieri antichi a ritornare al Signore, a ritornare a camminare nei sentieri antichi che sono quelli diritti in cui c’è abbondanza di gioia e pace. Chi ama il mondo deve arrossire, deve vergognarsi per le sue inique opere, deve pentirsi e fare frutti degni del ravvedimento. Nessuna pietà sia mostrata verso il peccato e le sue concupiscenze; come il peccato non ha pietà dei santi, così i santi non devono averne verso di esso. Che i ministri del Vangelo lottino strenuamente contro il peccato che in maniera subdola ha sedotto così tanti credenti. Che avvertino i credenti delle conseguenze amare a cui vanno incontro coloro che si mettono ad amare il mondo. Siano annunciati i terribili ma giusti giudizi di Dio contro i ribelli; che coloro che prendono piacere nella menzogna, nell’ipocrisia, nei divertimenti, nella moda, tremino nel sentirli parlare del giudizio di Dio, e abbandonino la caparbietà del loro cuore per piacere al Signore e non più a questo mondo. Suonino la tromba in Sion; avvertino il popolo dalle macchinazioni di Satana. Certamente nel fare ciò essi si attireranno l’inimicizia dei ribelli che lo affliggeranno con ogni sorta di menzogna e di comportamento iniquo; ma ciò avverrà loro per motivo di giustizia, per amore della verità, per cui saranno beati. Sì, beati perché soffrono per l’Evangelo, per il Signore.

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2. Come mai nelle predicazioni si sente parlare così poco dell'inferno?

Perchè molti non ci credono che esiste ed alcuni di quelli che ci credono non pensano che alla fin fine sia un posto così terribile!!! Perchè dunque avvertire i peccatori da questo luogo se non esiste o se non vi si sta così male dopo morti? E poi, 'è ora di smettere di terrorizzare le persone con l'annuncio di questo fuoco che brucia ininterrottamente nell'inferno con le anime dei peccatori avvolte in esse che piangono e stridono i denti!', dicono alcuni. 'Questa è una predicazione che si addiceva al medioevo'. E poi, 'Dio ci ha chiamati ad annunciare il Vangelo alle anime perdute e non l'inferno!', proseguono costoro. No, io non credo affatto che occorre smettere di avvertire solennemente i peccatori che se rifiuteranno di pentirsi dei loro peccati e di credere in Gesù Cristo quando moriranno se ne andranno all'inferno dove piangeranno e strideranno i loro denti in mezzo ad atroci sofferenze causate dalle fiamme del fuoco che si trova in esso, e questo perchè il rifiuto di credere nel Vangelo, come anche la sua accettazione, implica delle conseguenze non solo terrene ma anche ultraterrene. Se chi accetta il Vangelo riceve la vita eterna e quando morirà andrà nel paradiso a godere pace e gioia a sazietà, per forza di cose chi lo rifiuta dovrà andare in contro ad un dopo morte terribile e spaventoso dove i dolori e i patimenti terreni sono moltiplicati all'ennesima potenza. E' così, e difatti Gesù Cristo ha detto spesso a riguardo della sorte degli empi che là dove andranno ci sarà il pianto e lo stridore dei denti. Queste parole però mettono paura ai peccatori e oggi anche chi crede che esista l'inferno preferisce non citarle appunto per non impaurire le persone. Costoro però hanno dimenticato che il Vangelo ci ha salvati non solo dal peccato ma anche dalla perdizione o dal fuoco dell'inferno, per cui è giusto fare sapere che chi lo rifiuta, un volta morto, non potrà scampare affatto al fuoco dell'inferno.

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3. Ti vorrei chiedere se è possibile, come impostare una discussione con i Testimoni di Geova, visto che devo tenere un incontro con dei fuoriusciti dai Testimoni

Alla domanda che mi poni è un pò difficile rispondere, nel senso che non c'è una regola particolare da seguire con degli ex Testimoni di Geova (da come tu parli infatti dovresti parlare con delle persone che sono uscite dalla Torre di Guardia).

Ti posso dare comunque alcuni suggerimenti.

Innanzi tutto devi tenere presente che hai davanti dei peccatori che hanno bisogno di essere salvati, per cui la prima cosa che gli devi annunciare è Cristo e lui crocifisso e la via della salvezza, cioè la fede come solo mezzo per ottenere la salvezza da Dio. Loro non hanno mai gustato la bontà di Dio, non sanno cosa significa essere salvati, non sanno cosa significa avere la certezza della vita eterna, ecco perché gli devi spiegare cosa significa essere salvati, il perché sei certo di avere la vita eterna e di come quindi sei sicuro che una volta morto andrai con il Signore in cielo. E naturalmente nel contesto di questi discorsi ti suggerisco di raccontargli la tua personale testimonianza, cioè come hai invocato il Signore per la salvezza dell'anima tua e come lui ti ha salvato, ti ha perdonato, ti ha dato la vita eterna. Insisti molto sul perdono dei peccati mediante la sola fede in Cristo, e sulla gratuità della salvezza. Parlagli di Gesù Cristo in maniera reale e viva; loro tra i Testimoni di Geova sentivano parlare di Gesù in maniera 'morta' perché coloro che gli parlavano erano morti nei loro peccati.

Dato poi che queste persone sono state tra i Testimoni di Geova è bene che tu gli dimostri la falsità degli insegnamenti della Torre di Guardia (in questo senso ti può essere certamente utile il mio libro confutatorio sui Testimoni di Geova che trovi sul nostro sito nella sezione 'Confutazioni (Prima serie)'. Spero che tu te lo sia già scaricato perché in esso trovi sia le dottrine della Torre di Guardia (la maggior parte) e la loro relativa confutazione. Queste persone potrebbero farti delle domande sulle dottrine della Torre di Guardia per cui è bene che tu sia preparato. Ricordati che i Testimoni di Geova sono molto preparati nel presentare le loro false dottrine; non farti trovare impreparato da questi ex testimoni di Geova perché la noterebbero subito la tua impreparazione.

Fratello, un ultimo consiglio (ma non per questo meno importante), prega Dio di darti di parlare apertamente, con saggezza, con amore a queste anime; perché solo con il suo aiuto possiamo annunciare nella maniera migliore il Vangelo della grazia di Dio ai peccatori.

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4. Perché gli Evangelici non vanno di porta in porta a evangelizzare come fanno i Testimoni di Geova?

Innanzi tutto è bene precisare che i cosiddetti Testimoni di Geova non vanno di porta in porta ad evangelizzare perché essi non recano la Buona Notizia del Regno di Dio ma solo eresie di perdizione, il loro non è il Vangelo della grazia di Dio perché predicano una salvezza per opere meritorie. Salvezza per altro che non sono sicuri di possedere neppure comportandosi in maniera onesta e andando di porta in porta. Alla mia precisa domanda: ‘Sei salvato?’ ogni Testimone di Geova mi ha sempre risposto che lui tutto al più spera di esserlo ma non può dire di esserlo già!! Il che equivale a dire che neppure lui che esorta gli uomini a scampare ad Armaghedon (perché questa è la salvezza che intendono loro) è sicuro di scampare al giudizio di Dio contro i suoi nemici in quel giorno!!!! E questo la dice lunga su quanto ingannevole e inutile sia la dottrina della Torre di Guardia sulla salvezza. Ma se vuoi saperne di più su questo preciso argomento leggi il mio libro confutatorio sui Testimoni di Geova dove confuto in maniera sistematica tutte le loro eresie.

Ma veniamo adesso all’andare di porta in porta o di casa in casa; noi non andiamo di casa in casa perché la Scrittura ce lo vieta di fare infatti quando Gesù mandò i settanta ad annunciare il Regno di Dio disse espressamente: “Non passate di casa in casa” (Luca 10:7). Gesù stesso non andava di casa in casa, ma semmai di villaggio in villaggio e di città in città: “Egli andava attorno di città in città e di villaggio in villaggio, predicando ed annunziando la buona novella del regno di Dio” (Luca 8:1) dice Luca, il che è totalmente diverso. Certo, Gesù annunciò la Parola del Regno anche nelle case, ma questo perché lui spesso era invitato in casa degli altri e quindi coglieva l’occasione per evangelizzare. Anche noi qualche volta abbiamo evangelizzato nelle case perché talune persone del mondo ci hanno invitato e noi abbiamo annunciato loro la Parola di Dio. Quindi, questa è la ragione per cui noi non andiamo di casa in casa ad evangelizzare.

Va tuttavia detto che so di alcuni Evangelici che evangelizzano andando di casa in casa; io non condivido questo loro modo di evangelizzare.

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PREGHIERA

1. Quando preghiamo ci dobbiamo rivolgere a Dio Padre o possiamo rivolgerci anche al Signore Gesù Cristo?

Fratello, che disse Gesù ai suoi discepoli quando gli insegnò a pregare? “Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome …..” (Matt. 6:9). Quindi quando noi preghiamo ci dobbiamo rivolgere a Dio Padre. Anche in altre circostanze Gesù disse ai suoi discepoli di rivolgersi al Padre suo: per esempio la notte in cui fu tradito disse loro: “Non siete voi che avete scelto me, ma son io che ho scelto voi, e v’ho costituiti perché andiate, e portiate frutto, e il vostro frutto sia permanente; affinché tutto quel che chiederete al Padre nel mio nome, Egli ve lo dia” (Giov. 15:16), ed anche: “E in quel giorno non rivolgerete a me alcuna domanda. In verità, in verità vi dico che quel che chiederete al Padre, Egli ve lo darà nel nome mio. Fino ad ora non avete chiesto nulla nel nome mio; chiedete e riceverete, affinché la vostra allegrezza sia completa” (Giov. 16:23-24).

Questo però non significa che sia vietato rivolgerci al Signore Gesù Cristo o che nel caso noi invochiamo il Signore Gesù Cristo lui non ci ascolta o non prende piacere nella nostra invocazione, la Scrittura infatti ci dice che Stefano prima di morire pregò il Signore Gesù Cristo dicendo: “Signor Gesù, ricevi il mio spirito” (Atti 7:59). Come puoi vedere quella di Stefano fu una preghiera rivolta direttamente al Signore Gesù Cristo.

E’ bene precisare però che nel caso si invoca il Signore Gesù Cristo non si può dopo averlo invocato dirgli: ‘Te lo chiedo nel nome di Gesù Cristo’, perché non ha senso dire una simile cosa, perché questo si può dire solo quando ci si rivolge al Padre perché Gesù fa da mediatore tra il Padre e noi.

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2. Pregare Dio più di una volta riguardo a qualche cosa è una mancanza di fede?

No, non è una mancanza di fede tanto è vero che Gesù Cristo – che mai per un solo momento dubitò del Padre suo - quando fu nel Getsemani poco prima di essere arrestato pregò tre volte il Padre, ripetendo le medesime parole in tre momenti diversi della serata. Ecco quello che dice Matteo a riguardo: “E andato un poco innanzi, si gettò con la faccia a terra, pregando, e dicendo: Padre mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice! Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi. Poi venne a’ discepoli, e li trovò che dormivano, e disse a Pietro: Così, non siete stati capaci di vegliar meco un’ora sola? Vegliate ed orate, affinché non cadiate in tentazione; ben è lo spirito pronto, ma la carne è debole. Di nuovo, per la seconda volta, andò e pregò, dicendo: Padre mio, se non è possibile che questo calice passi oltre da me, senza ch’io lo beva, sia fatta la tua volontà. E tornato, li trovò che dormivano perché gli occhi loro erano aggravati. E lasciatili, andò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le medesime parole” (Matt. 26:39-44). Marco conferma ciò dicendo: “E andato un poco innanzi, si gettò a terra; e pregava che, se fosse possibile, quell’ora passasse oltre da lui. E diceva: Abba, Padre! ogni cosa ti è possibile; allontana da me questo calice! Ma pure, non quello che io voglio, ma quello che tu vuoi. E venne, e li trovò che dormivano, e disse a Pietro: Simone, dormi tu? non sei stato capace di vegliare un’ora sola? Vegliate e pregate, affinché non cadiate in tentazione; ben è lo spirito pronto, ma la carne è debole. E di nuovo andò e pregò, dicendo le medesime parole. E tornato di nuovo, li trovò che dormivano perché gli occhi loro erano aggravati; e non sapevano che rispondergli. E venne la terza volta, e disse loro: Dormite pure oramai, e riposatevi! Basta! L’ora è venuta: ecco, il Figliuol dell’uomo è dato nelle mani dei peccatori. Levatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce, è vicino” (Mar. 14:35-42).

Anche dell’apostolo Paolo si dice che pregò tre volte Dio chiedendo la medesima cosa e precisamente l’allontanamento da lui dell’angelo di Satana che lo schiaffeggiava. Ecco cosa dice lui stesso ai Corinzi: “E perché io non avessi ad insuperbire a motivo della eccellenza delle rivelazioni, m’è stata messa una scheggia nella carne, un angelo di Satana, per schiaffeggiarmi ond’io non insuperbisca. Tre volte ho pregato il Signore perché l’allontanasse da me; ed egli mi ha detto: La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza” (2 Cor. 12:7-9).

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3. Perché alcune volte Dio non risponde alle nostre preghiere?

La ragione può essere una delle seguenti.

( Perché non abbiamo pregato Dio con fede. Pregare con fede infatti è una delle condizioni necessarie per ottenere l’esaudimento della nostra preghiera. Gesù disse: “E tutte le cose che domanderete nella preghiera, se avete fede, le otterrete” (Mat. 21:22), e Giacomo ha detto: “Che se alcuno di voi manca di sapienza, la chiegga a Dio che dona a tutti liberalmente senza rinfacciare, e gli sarà donata. Ma chiegga con fede, senza star punto in dubbio; perché chi dubita è simile a un’onda di mare, agitata dal vento e spinta qua e là. Non pensi già quel tale di ricever nulla dal Signore, essendo uomo d’animo doppio, instabile in tutte le sue vie” (Giac. 1:5-8). La fede è certezza di cose che si sperano, per cui quando si prega Dio occorre credere di essere esauditi (cfr. Mar. 11:24).

( Perché rifiutiamo di osservare i comandamenti del Signore e prendiamo piacere nell’ingiustizia e nell’ipocrisia, per cui Dio non dà retta al nostro grido. La Sapienza dice: “Se uno volge altrove gli orecchi per non udire la legge, la sua stessa preghiera è un abominio” (Prov. 28:9), e che “chi chiude l’orecchio al grido del povero, griderà anch’egli, e non gli sarà risposto” (Prov. 21:13). Gesù ha detto che ci sarà dato quello che chiediamo a Dio se dimoriamo in lui e le sue parole dimorano in noi (cfr. Giov. 15:7), e dimorare in lui significa osservare i suoi comandamenti secondo che dice Giovanni: “E chi osserva i suoi comandamenti dimora in Lui, ed Egli in esso” (1 Giov. 3:24). Se quindi noi ci mettiamo ad ubbidire a Dio saremo esauditi e si adempirà in noi la parola che dice: “Diletti, se il cuor nostro non ci condanna, noi abbiam confidanza dinanzi a Dio; e qualunque cosa chiediamo la riceviamo da Lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciam le cose che gli son grate” (1 Giov. 3:21,22).

( Perché gli abbiamo domandato qualcosa che non rientra nella sua volontà verso di noi; c’è la fede, c’è una retta condotta, ma Dio non vuole esaudire la nostra preghiera. A questo proposito nella Bibbia ci sono due esempi, quello di Mosè e quello di Paolo. Mosè domandò a Dio di permettergli di entrare nella terra promessa ma Dio non volle esaudire la sua richiesta (tempo prima, alle acque di Meriba, Dio aveva detto a lui e ad Aaronne che non li avrebbe fatti entrare nella terra promessa perché essi non avevano avuto fiducia in lui); ecco le parole dello stesso Mosè: “In quel medesimo tempo, io supplicai l’Eterno, dicendo: ‘O Signore, o Eterno, tu hai cominciato a mostrare al tuo servo la tua grandezza e la tua mano potente; poiché qual’è l’Iddio, in cielo o sulla terra, che possa fare delle opere e de’ portenti pari a quelli che fai tu? Deh, lascia ch’io passi e vegga il bel paese ch’è oltre il Giordano e la bella contrada montuosa e il Libano!’ Ma l’Eterno si adirò contro di me, per cagion vostra; e non mi esaudì. E l’Eterno mi disse: ‘Basta così; non mi parlar più di questa cosa. Sali in vetta al Pisga, volgi lo sguardo a occidente, a settentrione, a mezzogiorno e ad oriente, e contempla il paese con gli occhi tuoi; poiché tu non passerai questo Giordano. Ma da’ i tuoi ordini a Giosuè, fortificalo e incoraggialo, perché sarà lui che lo passerà alla testa di questo popolo, e metterà Israele in possesso del paese che vedrai’ (Deut. 3:23-28). Nel caso invece di Paolo, l’apostolo pregò Dio di allontanare da lui l’angelo di Satana che Dio gli aveva posto per schiaffeggiarlo onde non si insuperbisse a motivo delle rivelazioni che aveva ricevuto, ma Dio non lo esaudì. Ecco le parole di Paolo: “Tre volte ho pregato il Signore perché l’allontanasse da me; ed egli mi ha detto: La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza” (2 Cor. 12:8-9). Ricordiamoci sempre delle seguenti parole di Giovanni: “E questa è la confidanza che abbiamo in lui: che se domandiamo qualcosa secondo la sua volontà, Egli ci esaudisce; e se sappiamo ch’Egli ci esaudisce in quel che gli chiediamo, noi sappiamo di aver le cose che gli abbiamo domandate” (1 Giov. 5:14-15).

( Perché non è ancora giunto il suo tempo, quindi saremo esauditi più in là. Dobbiamo infatti sempre tenere presente che Dio si riserba di risponderci quando lui vuole e non quando vogliamo noi. A conferma di ciò abbiamo questo fatto trascritto nel libro del profeta Geremia: “Tutti i capi delle forze, Johanan, figliuolo di Kareah, Jezania, figliuolo di Hosaia, e tutto il popolo, dal più piccolo al più grande, s’accostarono, e dissero al profeta Geremia: ‘Deh, siati accetta la nostra supplicazione, e prega l’Eterno, il tuo Dio, per noi, per tutto questo residuo (poiché, di molti che eravamo, siamo rimasti pochi, come lo vedono gli occhi tuoi); affinché l’Eterno, il tuo Dio, ci mostri la via per la quale dobbiamo camminare, e che cosa dobbiam fare’. E il profeta Geremia disse loro: ‘Ho inteso; ecco, io pregherò l’Eterno, il vostro Dio, come avete detto; e tutto quello che l’Eterno vi risponderà ve lo farò conoscere; e nulla ve ne celerò’. E quelli dissero a Geremia: ‘L’Eterno sia un testimonio verace e fedele contro di noi, se non facciamo tutto quello che l’Eterno, il tuo Dio, ti manderà a dirci. Sia la sua risposta gradevole o sgradevole, noi ubbidiremo alla voce dell’Eterno, del nostro Dio, al quale ti mandiamo, affinché bene ce ne venga, per aver ubbidito alla voce dell’Eterno, del nostro Dio’. Dopo dieci giorni, la parola dell’Eterno fu rivolta a Geremia” (Ger. 42:1-7). Si noti come, quantunque Geremia si mise subito a pregare per il popolo, la risposta di Dio arrivò solo il decimo giorno. Alcune volte però la risposta di Dio può giungere anche dopo 10 anni.

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4. Leggendo e meditando il breve Salmo 70 ho potuto notare che il salmista dice al Signore per ben tre volte la parola "affrettati" e per una volta la parola "non tardare". Mi domando: ma come il Salmista non conosceva quella Scrittura che dice che "Dio ha fatto ogni cosa bella al suo tempo"? E se sì perchè allora dice al Signore di "affrettarsi" e di "non tardare"? E noi quando preghiamo e diciamo al Signore di "affrettarsi" e di "non tardare" a risponderci non è come se mettessimo in dubbio che Lui risponde "al suo tempo" ovvero al momento giusto e opportuno?

Innanzi tutto va detto che essendo Davide l’autore di questo Salmo egli non poteva conoscere quella Scrittura che dice che Dio ha fatto ogni cosa bella al suo tempo (cfr. Eccl. 3:11) perché quest’ultima fu scritta da suo figlio Salomone dopo che diventò re di Israele. Nonostante ciò però io non ritengo che Davide esprimendosi in quella maniera abbia messo in dubbio il fatto che Dio risponde al momento opportuno (cosa che comunque sapeva e aveva certamente sperimentato perché chiunque prega Dio del continuo sperimenta la puntualità di Dio nelle sue risposte). Quei suoi ‘non tardare’ e ‘affrettati’ vanno intesi dunque come normali espressioni di un essere umano che in mezzo alla distretta nel vedere i suoi nemici attorno a lui e sul punto di vincerlo supplica dal profondo del suo cuore il suo Dio affinchè lo liberi da essi e non lo renda confuso. Espressioni queste che per altro si ritrovano diverse volte nelle preghiere di Davide (cfr. Sal. 31:2; 38:22; 40:13,17, 69:17; 141:1; 143:7) che sappiamo era un uomo secondo il cuore di Dio che sapeva che Dio rispondeva a suo tempo. E’ un po’ come anche quell’altra espressione che usa sempre Davide nella distretta, cioè “non abbandonarmi” (Sal. 38:21); una normale espressione detta a Dio da un uomo in mezzo alla distretta, quantunque egli sapesse che Dio aveva detto a Giosuè: “Io non ti lascerò e io non ti abbandonerò” (Gios. 1:5). Come pure quell’altra espressione che Davide – un uomo che confidava in Dio con tutto il suo cuore - usa alcune volte nelle sue suppliche a Dio e cioè “fà che io non sia confuso” (cfr. Sal. 25:2,20; 31:1,17), nonostante egli sapesse molto bene che gli uomini integri “non saranno confusi nel tempo dell’avversità” (Sal. 37:19) e che i suoi padri confidarono in Dio e non furono confusi (cfr. Sal. 22:5).

Certamente, questo atteggiamento appare contraddittorio, ma si tratta appunto solo di una apparenza. Stando così le cose non credo che noi figliuoli di Dio dicendo a Dio ‘non tardare’ o ‘affrettati a rispondermi’ nelle nostre distrette dimostriamo di non credere che Egli risponde al momento opportuno. Semmai dimostriamo di voler vedere Dio intervenire in nostro favore subito, immediatamente; volontà però che si deve arrendere dinnanzi al decreto di Dio perché sappiamo che Egli ci risponderà quando vorrà Lui. Io ho detto qualche volta a Dio nelle mie preghiere di non tardare e di affrettarsi in mio aiuto, ed ho dovuto riscontrare che quantunque certe volte avrei voluto che Dio mi rispondesse nel mio tempo, alla fine Dio mi ha risposto al suo tempo non arrivando per nulla in ritardo. Alla fine quindi, mi sono dovuto arrendere al volere di Dio. Cosa ho imparato da ciò? Che noi non dobbiamo mai mettere in dubbio che Dio ci risponderà, mai e poi mai. E che poi non è indispensabile dirgli di ‘non tardare’ o ‘affrettati in mio aiuto’; Dio sa quando intervenire e come intervenire per il nostro bene. Credo dunque che se noi preghiamo con questo sentimento ne avremo del bene. Lui di certo non tarderà.

Mi viene in mente un'altra APPARENTE contraddizione presente nella Bibbia che è questa, quantunque Pietro sapesse che l’apparizione del Signore Gesù avverrà a suo tempo, nella sua seconda epistola dice testualmente: “…. Aspettando e affrettando la venuta del giorno di Dio …” (2 Piet. 3:12). Ora, come è possibile che si possa, oltre che aspettare, anche affrettare un giorno che Dio ha già decretato avvenga a suo tempo? Certamente si può fare, ma devo confessare che anche qui ci si trova davanti ad una APPARENTE contraddizione.

E poi dato che mi trovo in tema, non è forse un APPARENTE contraddizione anche il fatto che Gesù quantunque sapesse e avesse detto che era necessario che il Figliuol dell’uomo soffrisse molte cose dai sacerdoti, dagli scribi e dai farisei, che fosse ucciso e resuscitasse il terzo giorno, nel giardino del Getsemani quando si trovò in agonia pregò il Padre di allontanare quel calice da lui? Certo che lo è, sappiamo però che Egli disse al Padre anche queste parole: “Ma pure, non quello che io voglio, ma quello che tu vuoi” (Mar. 14:36). Se dunque Gesù che aveva piena fiducia nella Parola di Dio, prima chiese al Padre di non farlo morire sulla croce, ma poi gli disse che lui si arrendeva al suo volere, senza per questo dubitare della Parola di Dio; sono persuaso che anche noi se prima diciamo a Dio ‘non tardare’ o ‘affrettati in mio aiuto’ e poi gli diciamo ‘Signore, ma pure non quando e come voglio io, ma quando e come vuoi Tu’ non potremo essere accusati di dubitare di Dio in nessuna maniera.

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5. Ho ascoltato una volta in una predicazione che l'arma del credente è la Parola di Dio, che non è la preghiera ma naturalmente bisogna pregare, e che Gesù, quando fu tentato da Satana, non lo vinse con la preghiera ma rispondendogli con la Parola. Gradirei da voi se è possibile uno studio su questo.

Ascolta, in merito alla tua domanda, io non so chi insegni una simile cosa, ti posso però dire con assoluta certezza che la preghiera è una arma perché anch'essa fa parte dell'armatura di Dio di cui ci dobbiamo rivestire. Paolo menziona pure la preghiera nel capitolo 6 degli Efesini. Il fatto che Gesù quando fu tentato si sia opposto al diavolo con la parola di Dio e il diavolo sia andato via da lui fino ad altra occasione, non significa che la preghiera non abbia contribuito a dargli la vittoria sul diavolo, anzi io credo fermamente che pure la preghiera contribuì a dargli quella vittoria perché Gesù era un uomo di preghiera, come tu sai infatti lui pregava molto.

Varie volte si ritirò in luoghi deserti per pregare, perché questo? Evidentemente perché lui conosceva l'efficacia della preghiera, la potenza che c'è nella preghiera. D'altronde fu Lui a dire ai suoi discepoli di vegliare e di pregare per non cadere in tentazione (cfr. Matteo 26:41). Siccome quindi chi tenta è il diavolo (e non Dio) e Gesù comandò ai suoi discepoli di vegliare e di pregare per non cadere nella tentazione, ciò vuole dire che la preghiera contribuisce a non farci cadere nelle trappole del diavolo, il tentatore. Guarda, io ti posso dire per esperienza personale che per non cadere in tentazione è indispensabile pregare, non è sufficiente leggere e studiare la Parola di Dio e avere fede in essa. Gesù conosceva benissimo la Parola di Dio, e l'aveva pronta sulle sue labbra, eppure pregava molto. Lui è l'esempio da seguire. Quindi, per ricapitolare, occorre associare allo studio della Parola, e all'esercitare fede in essa, anche una costante preghiera. Nessuno ti inganni con vani ragionamenti, al diavolo possiamo opporci con efficacia solo se vegliamo e preghiamo. Quando Giacomo dice che dobbiamo sottometterci a Dio (Giacomo 4:7) prima di resistere al diavolo, che cosa vuole dire se non che noi dobbiamo tra le altre cose anche pregare del continuo? E poi, se lo stesso Giacomo dice che la preghiera del giusto fatta con efficacia può molto (Giacomo 5:16), perché mai dovremmo metterci a credere che essa non è un'arma del credente? Se può molto evidentemente significa che può molto contro il diavolo, non ti pare?

Ascolta quello che dice Paolo ai Colossesi a proposito di un suo collaboratore di nome Epafra: “Epafra, che è dei vostri e servo di Cristo Gesù, vi saluta. Egli lotta sempre per voi nelle sue preghiere affinché perfetti e pienamente accertati stiate fermi in tutta la volontà di Dio. Poiché io gli rendo questa testimonianza ch’egli si dà molta pena per voi e per quelli di Laodicea e per quelli di Jerapoli” (Col. 4:12-13). Contro chi lottava Epafra tramite le sue preghiere a pro dei santi? Contro il diavolo, perché è contro di lui che noi lottiamo, quindi come vedi, la preghiera è una delle armi con cui il credente deve combattere contro il diavolo. Ed ascolta pure queste parole che Gesù disse a Simone Pietro: “Simone, Simone, ecco, Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano;ma io ho pregato per te affinché la tua fede non venga meno; e tu, quando sarai convertito, conferma i tuoi fratelli” (Luca 22:31-32). Nota bene che Gesù non disse che si era opposto al diavolo con la Parola (nel senso che gli aveva detto: ‘E’ scritto ….’ come aveva fatto nel deserto) ma con la preghiera affinché il diavolo non prevalesse su Pietro, e come tu sai benché Pietro rinnegò il Signore tre volte, la sua fede non venne meno grazie alla potente intercessione del Signore Gesù Cristo in suo favore. Quindi la preghiera fatta per sé stessi e in favore degli altri è un’arma spirituale potente che noi dobbiamo usare contro il diavolo e i suoi invisibili ministri per non rimanere vittime noi stessi e per evitare che altri rimangano vittime delle macchinazioni del diavolo.

Guarda, non dare retta ad un tale insegnamento perché non è da Dio. Sappi che molti di quelli che pensavano che al diavolo si potevano opporre con efficacia solo con la parola di Dio hanno finito con il trascurare la preghiera e poi sono caduti in tentazione dando motivo di scandalo.

Nella speranza che tu abbia inteso, ti saluto nel Signore

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6. Pace del Signore. Fratello volevo farti una domanda e spero che tu mi rispondi. Mi sono accorto già da tanto tempo che in comunità, quando manca un membro di Chiesa (uno se ne accorge perchè la comunità è piccola), quando si va in preghiera si prega per tutti, ma alcune sorelle hanno il vizio, perchè lo fanno sempre, di dire quando pregano: ‘Signore, a quelli che mancano valli a trovare e spaventali’. Ora io so, perchè l'ho letto nella Parola di Dio, che dobbiamo pregare per tutti, anche per i nostri nemici. Ho parlato con queste sorelle e mi hanno risposto che lo possono dire. Ora fratello, se è possibile vorrei sapere da te cosa devo rispondere a queste sorelle quando dicono in preghiera ‘SPAVENTALI’? Anche perchè alcune anime nuove si sono allontanate sentendo queste parole dette in preghiera. Fratello ti ringrazio anticipatamente e che la grazia del Signore sia con te e con tutti i Santi del Signore

Ascolta, fratello. Nel Nuovo Testamento non ci sono esempi di preghiere fatte dagli apostoli o da dei fratelli per i santi o anche per gli increduli in cui si invoca Dio affinché Dio li spaventi per qualche loro disubbidienza. Ripeto, non c’è una sola richiesta fatta a Dio in cui si invochi una simile cosa. Richieste di spaventare gli altri però ci sono nelle Scritture dell’Antico Testamento. Per esempio Davide pregò Dio di spaventare le nazioni, secondo che è scritto: “Lèvati, o Eterno! Non lasciar che prevalga il mortale; sian giudicate le nazioni in tua presenza. O Eterno, infondi spavento in loro; sappian le nazioni che non son altro che mortali” (Salmo 9:19-20). Ma Davide non era sotto la grazia, ma sotto la legge, per cui non si può imitarlo in questo caso.

Ma allora che cosa ci è lecito chiedere a Dio per quei fratelli e sorelle che in talune cose non si attengono alla Parola di Dio per ignoranza o caparbietà di cuore? Noi possiamo chiedere a Dio di operare in loro affinché ubbidiscano alla Parola di Dio. Questo è quello che faceva Paolo nelle preghiere che lui innalzava a Dio per i santi. Ti cito per esempio quello che lui disse ai santi di Colosse a proposito di ciò che egli e i suoi collaboratori chiedevano a Dio per i santi di Colosse: “Perciò anche noi, dal giorno che abbiamo ciò udito, non cessiamo di pregare per voi, e di domandare che siate ripieni della profonda conoscenza della volontà di Dio in ogni sapienza e intelligenza spirituale, affinché camminiate in modo degno del Signore per piacergli in ogni cosa, portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio; essendo fortificati in ogni forza secondo la potenza della sua gloria, onde possiate essere in tutto pazienti e longanimi; e rendendo grazie con allegrezza al Padre che vi ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce” (Colossesi 1:9-12). Ti voglio però anche dire che in base all’insegnamento della Parola di Dio noi non dobbiamo solo pregare per coloro che non camminano in maniera degna del Signore affinché essi si mettano a vivere una vita santa, giusta e pia, ma dobbiamo pure ammonirli. Poi certamente Dio opererà in loro in maniera tale da persuaderli dei loro errori, e sappi che Egli spesso lo fa spaventandoli, o con dei sogni e delle visioni, o con dei giudizi che farà piombare sul loro capo, e i suoi giudizi sono tremendi. Quindi il fatto che a noi non ci è lecito pregare Dio di spaventare dei nostri fratelli disordinati o degli increduli che non vogliono ravvedersi, non significa che poi Dio non li spaventerà perché Dio per farsi ubbidire spaventa, eccome spaventa, le persone caparbie.

La grazia del Signore sia con te

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7. Un Cristiano deve ringraziare Dio prima di mangiare?

Certo che lo deve fare perché così faceva Gesù Cristo secondo che è scritto: “Gesù quindi prese i pani; e dopo aver rese grazie, li distribuì alla gente seduta; lo stesso fece de’ pesci, quanto volevano” (Giov. 6:11), come anche l’apostolo Paolo secondo che è scritto: “Detto questo, preso del pane, rese grazie a Dio, in presenza di tutti; poi, rottolo, cominciò a mangiare” (Atti 27:35). Che quella del rendere grazie a Dio prima di mangiare fosse una pratica normale nella Chiesa Primitiva si evince da queste parole di Paolo a Timoteo: “Poiché tutto quel che Dio ha creato è buono; e nulla è da riprovare, se usato con rendimento di grazie; perché è santificato dalla parola di Dio e dalla preghiera” (1 Tim. 4:4-5). Come puoi vedere infatti Paolo dice che quello che noi mangiamo non è santificato solo dalla Parola di Dio ma anche dalla preghiera e quale preghiera se non quella fatta prima di mangiare?

E’ bene dunque pregare prima di mangiare: è giusto che si renda grazie a Colui che come è scritto nei Salmi: “Fa germogliar l’erba per il bestiame e le piante per il servizio dell’uomo, facendo uscir dalla terra il nutrimento, e il vino che rallegra il cuor dell’uomo, e l’olio che gli fa risplender la faccia, e il pane che sostenta il cuore dei mortali” (Sal. 104:14-15). Da Lui riceviamo tutto quello che mangiamo, e a Lui quindi deve andare il nostro ringraziamento per il cibo quotidiano.

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8. Ho sentito un pastore spiegare le parole di Gesù “Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta, e serratone l’uscio fa’ orazione al Padre tuo che è nel segreto” (Matt. 6:6), nel senso che noi dobbiamo chiudere la porta del nostro cuore, condividi questa spiegazione?

No, non la condivido per nulla perché la porta di cui ha parlato Gesù Cristo in questa circostanza non è per nulla la porta del cuore ma la porta della propria cameretta. E questo si evince non solo dal fatto che Gesù ha detto chiaramente “entra nella tua cameretta” ma anche dal contesto del discorso infatti poco prima egli ha detto che quando preghiamo non dobbiamo essere come gli ipocriti che amano pregare stando in piedi nelle sinagoghe e ai canti delle piazze per essere veduti dagli uomini (cfr. Matt. 6:5). Il fatto dunque di entrare nella propria cameretta e serrare la porta di essa prima di mettersi a pregare è messo in contrapposizione al modo di fare degli ipocriti in relazione alla preghiera. Tanto è vero che poi Gesù dice: “E il Padre tuo che vede nel segreto te ne darà la ricompensa” (Matt. 6:6).

La preghiera dunque va fatta in segreto affinché essa abbia una ricompensa da Dio perché se viene fatta in piedi in un locale di culto o ai canti delle piazze semplicemente ed esclusivamente per essere veduti dagli uomini essa non riceverà alcuna risposta da parte di Dio: è una preghiera fatta da un ipocrita.

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9. Si possono chiedere dei segni a Dio un pò come fece Gedeone? E' giusto chiedere un segno a Dio in merito a delle scelte? E' altresì giusto aspettare per 16 anni senza ottenere risposta?

Sì, si possono chiedere dei segni a Dio come fece Gedeone, e non solo come fece Gedeone.

Ci tengo però a precisare che il chiedere un segno a Dio deve essere fatto esclusivamente quando per lo Spirito se ne sente la necessità e quindi non deve diventare un’abitudine, e deve essere fatto con fede senza stare punto in dubbio. Se ci sono queste condizioni, per certo si otterrà da Dio il segno chiestogli. D’altronde, Gesù ha detto: “E tutte le cose che domanderete nella preghiera, se avete fede, le otterrete” (Matt. 21:22), per cui tra quel ‘tutte le cose’ non può non esserci un segno.

Alcuni pastori insegnano invece che ciò non è lecito perché Gesù a coloro che gli chiesero di mostrare loro un segno rispose così: “Perché questa generazione chiede ella un segno? In verità io vi dico: Non sarà dato alcun segno a questa generazione” (Mar. 8:12), ma questa citazione biblica non si può prendere nel nostro caso perché innanzi tutto qui non si tratta di chiedere un segno a Dio per metterlo alla prova o tentarlo come fecero gli scribi e i Farisei verso Gesù secondo che è scritto: “Ed accostatisi a lui i Farisei e i Sadducei, per metterlo alla prova, gli chiesero di mostrar loro un segno dal cielo” (Matt. 16:1). La richiesta inoltre non è fatta da qualcuno che è parte di questa generazione malvagia e adultera (come invece era il caso di quelli che chiesero a Gesù un segno (cfr. Matt. 16:4). E poi costoro dimenticano che Gesù diede lo stesso un segno a quella generazione, e fu quello di Giona. Ripeto però, occorre essere veramente guidati dallo Spirito Santo e pregare con piena certezza di fede per essere esauditi.

Per ciò che concerne il fatto che dopo 16 anni ancora non hai ricevuto risposta da Dio, non posso esprimermi perché non so cosa hai chiesto e non so quale è il piano di Dio per la tua vita. Comunque posso dirti che le cose sono due, o Dio non ti ha ancora concesso il segno che gli hai chiesto perché quella scelta per cui hai chiesto il segno non rientra nella sua volontà per te (per cui il fatto che non ti ha ancora esaudito lo devi prendere come il segno che lui non vuole che tu faccia una certa scelta), o altrimenti Dio si riserba di concederti quel segno più avanti al tempo voluto da lui per cui si tratta di dovere ancora aspettare. Se hai pregato con fede, con un cuore sincero, queste possono essere le ragioni. Comunque, stai tranquillo, perché tutto quello che fa Dio è per il nostro bene.

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RIVELAZIONI, VISIONI, SOGNI

1. Si può avere un sogno o una visione concernente altre persone?

Sì, Dio può darci un sogno o anche una visione che riguarda un'altra persona sia del mondo che credente. Ci sono casi in cui Dio ha predetto a dei credenti - in sogno o in visione - che delle persone del mondo si sarebbero ravvedute o che sarebbero morte nei loro peccati. Ci sono casi poi in cui Dio ha predetto a dei credenti - anche qui tramite sogno o visione - la nascita di un figlio ad altri credenti, o la morte di qualche credente, o il matrimonio tra due credenti, o che Egli aveva appartato per l'Evangelo un determinato credente nel loro mezzo, ecc. Ovviamente siccome il sogno o la visione era da Dio, la predizione si è a suo tempo adempiuta. Dio in certi casi può pure dire ad un credente in sogno o in visione qualche cosa da dovere andare a dire personalmente ad un altra persona.

Biblicamente quello che ho detto è confermato da quello che vide in visione il profeta Zaccaria su Giosuè: "E mi fece vedere il sommo sacerdote Giosuè, che stava in piè davanti all’angelo dell’Eterno, e Satana che gli stava alla destra per accusarlo. E l’Eterno disse a Satana: ‘Ti sgridi l’Eterno, o Satana! ti sgridi l’Eterno che ha scelto Gerusalemme! Non è questi un tizzone strappato dal fuoco?’ Or Giosuè era vestito di vestiti sudici, e stava in piè davanti all’angelo. E l’angelo prese a dire a quelli che gli stavano davanti: ‘Levategli di dosso i vestiti sudici!’ Poi disse a Giosuè: ‘Guarda, io ti ho tolto di dosso la tua iniquità, e t’ho vestito di abiti magnifici’. E io dissi: ‘Gli sia messa in capo una tiara pura!’ E quelli gli posero in capo una tiara pura, e gli misero delle vesti; e l’angelo dell’Eterno era quivi presente. E l’angelo dell’Eterno fece a Giosuè questo solenne ammonimento: ‘Così parla l’Eterno degli eserciti: Se tu cammini nelle mie vie, e osservi quello che t’ho comandato, anche tu governerai la mia casa e custodirai i miei cortili, e io ti darò libero accesso fra quelli che stanno qui davanti a me. Ascolta dunque, o Giosuè, sommo sacerdote, tu e i tuoi compagni che stan seduti davanti a te! Poiché questi uomini servon di segni. Ecco, io faccio venire il mio servo, il Germoglio. Poiché, guardate la pietra che io ho posta davanti a Giosuè; sopra un’unica pietra stanno sette occhi; ecco, io v’inciderò quello che vi deve essere inciso, dice l’Eterno degli eserciti; e torrò via l’iniquità di questo paese in un sol giorno. In quel giorno, dice l’Eterno degli eserciti, voi vi inviterete gli uni gli altri sotto la vigna e sotto il fico’ (Zacc. 3:1-10). E da quello che vide e sentì Giovanni in visione sull'isola di Patmos a riguardo degli angeli delle sette chiese dell'Apocalisse per ognuno dei quali ricevette un messaggio da mandargli (cfr. Apoc. cap. 1,2,3).

Una raccomandazione tuttavia, fratelli; massima prudenza perchè alcuni in seno alla fratellanza si inventano sogni e visioni a riguardo di questo o quell'altro fratello creando confusione e turbamento. Esaminate attentamente mediante le Scritture quello che sentite, e se è una predizione sappiate che se è da Dio per certo si adempirà altrimenti cadrà a terra a confusione di chi l'ha fatta. Se invece si tratta di un messaggio tipo uno di quelli rivolto agli angeli delle sette chiese dell'Apocalisse sappiate che se è da Dio risulterà perfettamente verace senza nessuna ombra o traccia di menzogna, altrimenti risulterà mendace e confuso.

Non vi preoccupate, le cose che vengono da Dio sono vere e si manifestano come tali. Le cose che invece vengono dal diavolo sono false e anche queste si manifestano come tali, magari non subito, ma certamente viene il tempo in cui sarà manifesto che si trattava di una sua menzogna.

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2. Può succedere che il Signore in un sogno o in una visione faccia vedere dove si trovano le anime di alcuni morti?

Sì, può succedere anzi è già successo. Già nella Scrittura troviamo un esempio a riguardo quando leggiamo nell'Apocalisse: "E quando ebbe aperto il quinto suggello, io vidi sotto l’altare le anime di quelli ch’erano stati uccisi per la parola di Dio e per la testimonianza che aveano resa; e gridarono con gran voce, dicendo: Fino a quando, o nostro Signore che sei santo e verace, non fai tu giudicio e non vendichi il nostro sangue su quelli che abitano sopra la terra? E a ciascun d’essi fu data una veste bianca e fu loro detto che si riposassero ancora un po’ di tempo, finché fosse completo il numero dei loro conservi e dei loro fratelli, che hanno ad essere uccisi come loro" (Apoc. 6:9-11). Nei tempi moderni, Dio ha fatto vedere a dei fratelli vedovi la propria moglie in cielo o nella gloria, e questo per consolarli.

Dio ha anche fatto vedere delle anime nell'Ades; molti anni fa un giovane fratello mi ha raccontato che suo padre (ora deceduto) un giorno ebbe una visione in cui un angelo del Signore lo scortò nell'Ades e gli fece vedere le anime dei morti che vi si trovavano nei tormenti tra cui quelle dei caduti della seconda guerra mondiale. Di casi di questo genere ce ne sono molti nella fratellanza sparsa per il mondo intero.

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3. Può succedere che il Signore in visione faccia vedere degli spiriti maligni?

Sì, può succedere anzi succede perchè il dono del discernimento degli spiriti (cfr. 1 Cor. 12:10) si manifesta spesso proprio in questa maniera, cioè con una visione in cui Dio mostra la presenza e l'agire di spiriti maligni. Nella Bibbia c'è un esempio di un credente che ha visto in visione degli spiriti maligni, è quello di Giovanni che dice: "Poi il sesto angelo versò la sua coppa sul gran fiume Eufrate, e l’acqua ne fu asciugata affinché fosse preparata la via ai re che vengono dal levante. E vidi uscir dalla bocca del dragone e dalla bocca della bestia e dalla bocca del falso profeta tre spiriti immondi, simili a rane; perché sono spiriti di demonî che fan de’ segni e si recano dai re di tutto il mondo per radunarli per la battaglia del gran giorno dell’Iddio Onnipotente" (Apoc. 16:12-14).

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4. Ho notato che quantunque nella Bibbia siano trascritti tanti sogni e tante visioni dati da Dio, e si dica che Dio parla per via di sogni e visioni, dai pulpiti è molto raro o rarissimo sentire parlare o non si sente mai parlare di sogni e visioni o meglio si sente molto spesso parlare dei sogni e delle visioni false; come mai?

La ragione è perchè molti di coloro che oggi stanno dietro i pulpiti nella realtà non credono che Dio possa parlare o parli tramite sogni e visioni. Il diavolo sì può parlare o parla ancora tramite sogni e visioni, il diavolo sì può sedurre o seduce ancora oggi tante anime facendogli avere sogni e visioni false, ma Dio non può più parlare tramite sogni e visioni per edificare, consolare, ammaestrare, riprendere, ecc.!!!! E' un pò insomma come nel caso dei segni e dei prodigi; il diavolo per molti continua a farli, Dio invece ha smesso!!! Per cui coloro che stanno a sentire questi pastori o conduttori si fanno l'idea che ogni qual volta si sente dire a qualcuno che Dio gli ha parlato in sogno o in visione, costui vaneggia o è stato sedotto dal Serpente Antico. Quanta incredulità nella Parola di Dio esiste in molti che si dicono Cristiani! Hanno più fede i maghi e gli stregoni, o i satanisti, nei loro diabolici libri pieni di menzogne, di quanto ne hanno tanti credenti nella Bibbia!! Purtroppo questa è la triste realtà. Provate a chiedere ad un satanista se crede che Satana il suo padrone gli può apparire e parlare in sogno o in visione; sapete cosa vi risponderà? Certo, che lo credo. Se invece si domanda a certi credenti se credono che Dio può parlargli tramite sogni e visioni, la risposta sarà: 'Non lo credo, perchè Dio ha smesso di agire così, abbiamo la Bibbia che ci basta'. E il diavolo intanto gioisce nel vedere questa incredulità nella Bibbia!

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SALVEZZA

1. Cosa devo fare per essere salvato?

Devi credere nel Signore Gesù Cristo, in altre parole devi credere che Lui è il Figlio di Dio che è morto sulla croce per i nostri peccati, che fu seppellito e che il terzo giorno risuscitò dai morti apparendo a coloro che Lui aveva innanzi scelto come suoi testimoni, con i quali mangiò e bevve pure (cfr. Atti 16:31; 1 Cor. 15:1-11). Perché devi credere queste cose? Perché così ha stabilito Dio; questa è la via della salvezza, ogni altra via della salvezza che viene predicata è falsa.

Sappi dunque che solo mediante la fede nel nome di Gesù Cristo si può essere salvati: in nessun'altra maniera. E questo perché egli quando morì sulla croce espiò con il suo sangue la pena dei nostri peccati. Difatti lui stesso ebbe a dire, la notte in cui fu tradito e arrestato, quando diede il calice ai suoi discepoli: "…questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti per la remissione dei peccati" (Matt. 26:28). E l'apostolo Paolo conferma ciò quando dice agli Efesini: "Poiché in lui noi abbiamo la redenzione mediante il suo sangue…" (Ef. 1:7).

La salvezza è gratuita dunque secondo che è scritto: "Poiché gli è per grazia che voi siete stati salvati, mediante la fede, e ciò non viene da voi; è il dono di Dio" (Ef. 2:8). Essa non si ottiene per opere, per cui tu non la puoi meritare e neppure guadagnare facendo opere buone; e questo "affinché nessuno si glorî" (Ef. 2:9) dinanzi a Dio. Se la salvezza potesse essere meritata dall'uomo o guadagnata da lui con le sue fatiche e i suoi sacrifici Cristo sarebbe morto inutilmente, il suo sangue sarebbe dunque stato sparso per nulla. Il suo sacrificio sarebbe un gesto inutile, veramente inutile.

Se quindi tu vuoi essere salvato dai tuoi peccati e dall'ira di Dio a venire, pentiti ora dei tuoi peccati ed accetta per fede il sacrificio espiatorio compiuto da Gesù Cristo. All'istante ti sentirai liberato dalle funi del peccato che ti tengono legato, e assaporerai la libertà che c'è in Cristo Gesù. Oltre a ciò ti sentirai subito riconciliato con Dio, talché l'ira furente di Dio sarà rimossa da sopra di te, e quando morirai la tua destinazione non sarà l'inferno ma il paradiso. Adesso, proprio adesso, ravvediti e credi in Cristo Gesù.

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2. La grazia si può perdere o in altre parole, coloro che hanno fatto una reale esperienza con Dio possono perdere il loro stato di grazia?

La risposta a questa domanda è affermativa; la Scrittura dice chiaramente che esiste questa eventualità o possibilità.

Vediamo quali sono le Scritture che attestano ciò.

Lo scrittore agli Ebrei afferma quanto segue: "Perché quelli che sono stati una volta illuminati e hanno gustato il dono celeste e sono stati fatti partecipi dello Spirito Santo e hanno gustato la buona parola di Dio e le potenze del mondo a venire, se cadono, è impossibile rinnovarli da capo a ravvedimento, poiché crocifiggono di nuovo per conto loro il Figliuol di Dio, e lo espongono ad infamia. Infatti, la terra che beve la pioggia che viene spesse volte su lei, e produce erbe utili a quelli per i quali è coltivata, riceve benedizione da Dio; ma se porta spine e triboli, è riprovata e vicina ad esser maledetta; e la sua fine è d’esser arsa" (Ebr. 6:4-8). A riguardo di queste parole vorrei dire alcune cose per spiegarle. Innanzi tutto voglio dire che coloro dei quali si dice "se cadono" sono identificati come veri credenti. Perché dico questo? Perché alcuni quando devono spiegare queste parole vogliono far passare coloro dei quali parla lo scrittore per dei non credenti o meglio per dei non veri credenti, insomma per qualcuno che sembrava esteriormente un credente ma nella realtà non lo era. Questo è falso perché le caratteristiche enunciate dallo scrittore non lasciano minimamente pensare a una cosa del genere, anche perché lo scrittore si rivolgeva a dei credenti e non avrebbe avuto senso avvertirli su un pericolo che per loro non esisteva perché erano dei veri credenti prendendo come esempio quello che poteva succedere a dei credenti finti! E non solo, diciamo anche che le parole sopra citate si riferiscono a credenti maturi, ben versati nella Parola di Dio, e non a dei bambini in Cristo. Ma vediamo da più vicino le parole prima menzionate.

Coloro che sono stati una volta illuminati sono i credenti i quali, dopo avere vissuto una vita nelle tenebre, mediante la Parola di Dio che è luce e lo Spirito Santo che è stato mandato nel mondo per convincere il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio, hanno riconosciuto i loro misfatti e hanno deciso di invocare il Signore affinchè avesse pietà di loro. Una grande luce si levò su di loro in quel beato giorno; le tenebre si dileguarono e la luce del Signore venne su di loro. Essi furono quindi messi in grado di vedere la luce. Che si riferisca a dei credenti il passo è confermato dal fatto che più in avanti lo scrittore dice a quei fratelli di ricordarsi "dei giorni di prima, quando dopo essere stati illuminati, voi sosteneste una così gran lotta di patimenti…." (Ebr. 10:32).

Una volta illuminati costoro hanno gustato il dono celeste, che è da intendersi come la vita eterna perché il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù nostro Signore (cfr. Rom. 6:23). Giovanni dice in riferimento a Gesù che Egli è "il vero Dio e la vita eterna" (1 Giov. 5:20). Evidentemente chi gusta il dono celeste gusta la bontà di Dio, gusta quanto il Signore è buono e difatti Pietro parlando ai santi dice: "Se pur avete gustato che il Signore è buono" (1 Piet. 2:3).

Gustato il dono celeste costoro sono anche stati fatti partecipi dello Spirito Santo il che significa che essi hanno ricevuto lo Spirito Santo ossia che essi hanno ricevuto il battesimo con lo Spirito Santo con l'evidenza del parlare in altre lingue secondo che lo Spirito dà di esprimersi. Come quando si riceve Cristo si diventa partecipi di Cristo (cfr. Ebr. 3:14), così quando si riceve il battesimo con lo Spirito Santo si viene resi partecipi dello Spirito Santo che è pegno della nostra eredità.

Oltre ad avere ricevuto lo Spirito Santo costoro hanno gustato la buona parola di Dio perché hanno riposto il loro diletto nella Parola di Dio, per cui la meditano e la praticano; essa è diventata la loro gioia. Il loro interesse alla parola di Dio quindi non è superficiale ma profondo.

Costoro hanno ricevuto anche dei doni da parte dello Spirito Santo infatti hanno gustato le potenze del mondo a venire. I doni dello Spirito Santo non sono potenze di questo mondo. Quindi essi hanno ricevuto qualcuno dei seguenti doni: doni di rivelazione (parola di sapienza, parola di conoscenza, discernimento degli spiriti); doni di parola (profezia, diversità delle lingue, interpretazione delle lingue); doni di operazione (miracoli, guarigioni, fede).

Ora, se costoro cadono, e ripeto SE CADONO, allora per costoro non c'è più alcuna possibilità di ravvedersi e tornare al Signore. Vorrei però dire che questo "se cadono" non si riferisce a una qualsiasi caduta perché è altresì scritto che "il giusto cade sette volte e si rialza" (Prov. 24:16). Ma ad una caduta da cui non ci si può più rialzare, infatti proseguendo lo scrittore dice che in questo caso, cioè se cadono di questa caduta, allora "è impossibile rinnovarli da capo a ravvedimento, poiché crocifiggono di nuovo per conto loro il Figliuol di Dio, e lo espongono ad infamia…". Che sia da intendere così quel "se cadono" è confermato dal fatto che il Signore concede il tempo di ravvedersi a chi pecca, ossia a chi cade. Nelle Scritture del Nuovo Testamento abbiamo l'esempio di quei suoi servitori che commettevano fornicazione con Jezabel nella chiesa di Tiatiri (cfr. Apoc. 2:21-22) dei quali il Signore disse che se non si fossero ravveduti delle opere d'essa li avrebbe gettati sopra un letto di dolore (cfr. Apoc. 2:22). C'è anche l'esempio di quei credenti che in seno alla chiesa di Corinto avevano peccato, essi avevano ricevuto il tempo di ravvedersi infatti Paolo dice di loro: "Hanno per lo innanzi peccato, e non si sono ravveduti della impurità, della fornicazione e della dissolutezza a cui si erano dati" (2 Cor. 12:21). Ribadisco quindi che la eventuale caduta di Ebrei 6:6 non si riferisce ad una qualsiasi caduta.

Ora, detto in che cosa non consiste questa caduta, diciamo in che cosa consiste. Questa caduta consiste nel volontario rinnegamento del Signore, nell'abbandono della fede, e nella decisione di non seguire più il Signore. Non in uno sviamento dalla verità da cui per altro ci si può ancora ravvedere e tornare al Signore difatti Giacomo dice: "Fratelli miei, se qualcuno fra voi si svia dalla verità e uno lo converte, sappia colui che chi converte un peccatore dall’error della sua via salverà l’anima di lui dalla morte e coprirà moltitudine di peccati" (Giac. 5:19-20), e Paolo parlando di come il servo del Signore si deve comportare dice: "Or il servitore del Signore non deve contendere, ma dev’essere mite inverso tutti, atto ad insegnare, paziente, correggendo con dolcezza quelli che contraddicono, se mai avvenga che Dio conceda loro di ravvedersi per riconoscere la verità; in guisa che, tornati in sé, escano dal laccio del diavolo, che li avea presi prigionieri perché facessero la sua volontà" (2 Tim. 2:24-26); ma di uno sviamento eterno, da cui non ci sarà più la possibilità di tornare al Signore. A proposito dell'impossibilità di ravvedersi di nuovo di costoro, vorrei fare notare che è ovvio che se la Scrittura dice che "se cadono, è impossibile di nuovo menarli a ravvedimento", ciò significa che un giorno erano stati menati al ravvedimento; questo conferma dunque che si tratta di veri credenti. Che cosa aspetta allora coloro che cadono in questa maniera? Lo dice sempre lo scrittore agli Ebrei con queste parole più avanti: "Perché, se pecchiamo volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non resta più alcun sacrificio per i peccati; rimangono una terribile attesa del giudizio e l’ardor d’un fuoco che divorerà gli avversarî. Uno che abbia violato la legge di Mosè, muore senza misericordia sulla parola di due o tre testimoni. Di qual peggior castigo stimate voi che sarà giudicato degno colui che avrà calpestato il Figliuol di Dio e avrà tenuto per profano il sangue del patto col quale è stato santificato, e avrà oltraggiato lo Spirito della grazia? Poiché noi sappiamo chi è Colui che ha detto: A me appartiene la vendetta! Io darò la retribuzione! E ancora: Il Signore giudicherà il suo popolo. È cosa spaventevole cadere nelle mani dell’Iddio vivente" (Ebr. 10:26-31). Dunque a costoro li aspetta il fuoco che divorerà gli avversari, la punizione che li aspetta è definita un castigo peggiore di quello che merita chi ha violato la legge di Mosè. E per quale motivo? Perché ha calpestato il Figlio di Dio e ha tenuto per profano il sangue del Patto (cioè quello di Gesù Cristo) con il quale è stato santificato (ulteriore conferma questa che un giorno era diventato un santo partecipe quindi di una celeste vocazione), e ha oltraggiato lo Spirito Santo. L'oltraggio allo Spirito Santo (o bestemmia contro lo Spirito Santo) dunque è qualcosa che fa parte del rinnegamento del Signore da parte di un credente, e non c'è perdono per esso. Che di questo peccato contro lo Spirito Santo non si può ottenere la remissione è confermato da Gesù Cristo che disse che "ogni peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini; ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata" (Matt. 12:31).

Concludo di rispondere a questa precisa domanda ricordandovi queste parole dell'apostolo Paolo: "Certa è questa parola: che se muoiamo con lui, con lui anche vivremo; se abbiam costanza nella prova, con lui altresì regneremo; se lo rinnegheremo, anch’egli ci rinnegherà; se siamo infedeli, egli rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso" (2 Tim. 2:11-13). Il nostro proposito dunque deve essere quello di morire con Cristo, per vivere con lui; e di avere costanza nella prova per un giorno regnare con lui; lungi da noi rinnegare il Signore, in questo caso anch'egli ci rinnegherà e noi andremo in perdizione. Certo, durante questo nostro pellegrinaggio falliamo in molte cose, ma abbiamo la promessa che egli rimane fedele verso di noi. Come dice infatti l'apostolo Giovanni: "Se confessiamo i nostri peccati, Egli è fedele e giusto da rimetterci i peccati e purificarci da ogni iniquità" (1 Giov. 1:9). Oh, Signore Iddio nostro quanto grande è la tua fedeltà verso di noi. A Te sia la gloria ora e in eterno. Amen.

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3. Alla pagina web http://www.lanuovavia.org/lachiesacattolicaromana_1.html lei scrive quanto segue: 'Ora, con la grazia di Dio, dimostrerò che non è affatto in virtù di opere che si viene liberati dai peccati, che non è in virtù di opere che si viene giustificati, che non è in virtù di opere che si ottiene la remissione dei peccati, e che non è in virtù di opere che si ottiene la vita eterna [2], ma solo ed esclusivamente mediante la fede, quindi per la grazia di Dio (gratuitamente). E che perciò ogni merito umano è escluso nella maniera più assoluta; ogni sforzo umano compiuto per guadagnarsi la salvezza è vano ed offensivo nei confronti di Cristo Gesù. La salvezza è per grazia, totalmente per grazia; l'uomo non deve guadagnarsela, ma deve solo riceverla dalla mano di Dio. Questo è il messaggio che sta alla base del Vangelo; se esso manca, manca l'Evangelo. E nella chiesa cattolica romana manca proprio questo, il Vangelo della grazia di Dio. Adesso lo dimostrerò'. Indipendentemente dalla verità di questa tesi e dalla bontà della sua dimostrazione, non pensa che ne segua che è inutile osservare i comandamenti di Dio, se poi la salvezza ci viene concessa da lui in modo arbitrario, per grazia e senza bisogno che noi ce la guadagniamo? Se le pratiche religiose non c'entrano niente con la nostra salvezza, che senso hanno?

Riguardo alla salvezza, ho ripetutamente spiegato che la salvezza è gratuita perché non è in virtù di opere che la si ottiene ma solo in virtù della grazia di Dio mediante la fede. Ovviamente la ricezione della salvezza è il punto di partenza per l'uomo di un nuovo cammino, quello con Dio, gli rimane da camminare fino alla fine in maniera degna della santa chiamata che Dio gli ha rivolto. E come dovrà o potrà camminare in maniera degna di Dio se non osservando i comandamenti di Dio? Quindi i comandamenti non sono inutili da osservare, sono utili invece, e molto tanto che Paolo dice ai Corinzi che “l'osservanza dei comandamenti di Dio è tutto” (1 Corinzi 7:19). Tramite l'osservanza dei comandamenti di Dio ci si fa un tesoro nel cielo, nel senso che per averli osservati si otterrà da Dio un premio in quel giorno. Premio che però non è la vita eterna, perché questa è IL DONO DI DIO. Quindi mediante la fede, dopo essersi ravveduti, si ottiene la remissione dei peccati e la vita eterna, e mediante l'osservanza dei precetti di Dio ci si fa un tesoro nel cielo. Per farle un esempio pratico, credendo in Cristo si viene salvati dal peccato e dall'inferno, dando elemosine ai poveri, aiutando le vedove e gli orfani, visitando gli ammalati, non rendendo male per male, ecc. ci si fa un premio in cielo che in quel giorno Dio farà conoscere a ciascuno di noi. Più abbiamo faticato quindi per il bene del nostro prossimo e più grande sarà il premio. Quindi noi siamo molto stimolati ad osservare i comandamenti di Dio. Anche perché se noi diciamo di avere fede ma non abbiamo le opere, la nostra fede sarà una fede morta, una fede inutile. Ripeto però che la salvezza dell'anima E' PER GRAZIA.

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4. Partendo dal presupposto dell'elezione del credente da parte di Dio, che mi sembra confermato dalle parole negli Atti: "Tutti quelli che erano preordinati a vita eterna credettero" e quelle di Gesù: "Non credete perchè non siete delle mie pecore", mi chiedevo: Come mai accade che alcuni Cristiani che sembrano convertiti davvero, camminano col Signore per anni, sono benedetti con i doni dello Spirito Santo, a un certo punto fanno marcia indietro? Avendo rinnegato Dio, sono perduti, nonostante l'elezione?

Le domande che mi hai fatto e che tu ti fai, me le sono fatte anch'io all'inizio quando cominciai a studiare il proponimento dell'elezione di Dio.

Ecco la mia risposta che per altro è quella che ho dato ogni volta che mi hanno fatto queste specifiche domande. Ci sono alcuni che hanno creduto, come abbiamo creduto io e te, ma credono PER UN TEMPO, poi si traggono indietro. Gesù paragonò costoro a quelli che ricevono il seme della Parola di Dio nei luoghi rocciosi, ecco le sue parole: "E quelli sulla roccia son coloro i quali, quando hanno udito la Parola, la ricevono con allegrezza; ma costoro non hanno radice, credono per un tempo, e quando viene la prova, si traggono indietro" (Luca 8:13). Nota molto bene che Gesù di costoro dice che hanno creduto anche loro, quindi si deve concludere che anche loro hanno ottenuto la remissione dei peccati e la vita eterna, che anche loro sono nati da Dio, un giorno; ma c'è un MA, perché quando viene la prova si traggono indietro. E come tu sai Dio dice del giusto: "Se si trae indietro, l'anima mia non lo gradisce" (Ebr. 10:38). Quindi di costoro non si può dire che sembravano dei credenti, o che sembravano si fossero convertiti, ma si deve dire che credettero anche loro un giorno, anche loro furono salvati quindi dal peccato. Che fine faranno costoro che si traggono indietro? Lo dice lo scrittore agli Ebrei: "Si traggono indietro a loro perdizione" (Ebr. 10:39). Le cose sono chiare a tale proposito. A questo punto sorge la domanda che assilla la mente di tanti: 'Ma come è possibile tutto ciò, se anche costoro avevano creduto per volere di Dio? Qui ti posso dire che non mi è dato di sapere il come è possibile tutto ciò; so che succede e basta. E' una cosa comunque, il fatto che uno che ha creduto può perdere la salvezza SE si tira indietro (ossia se rinnega il Signore, se commette il peccato che mena a morte), che è confermata dalle Scritture del Nuovo Patto in diversi altri posti. Seguimi: Paolo dice a Timoteo: "Se lo rinnegheremo, anch'egli ci rinnegherà" (2 Tim. 2:13), ed ancora dice a colui che è stato innestato nell'ulivo domestico: "Allora tu dirai: Sono stati troncati dei rami perché io fossi innestato. Bene: sono stati troncati per la loro incredulità, e tu sussisti per la fede; non t'insuperbire, ma temi. Perché se Dio non ha risparmiato i rami naturali, non risparmierà neppur te. Vedi dunque la benignità e la severità di Dio; la severità verso quelli che son caduti; ma verso te la benignità di Dio, se pur tu perseveri nella sua benignità; altrimenti, anche tu sarai reciso" (Rom. 11:19-22). Nota molto bene come Paolo parli a chi ha creduto, perché dice che egli sussiste per la fede, e non a qualcuno che sembra di avere creduto. Che gli dice? Che se non persevera, anche lui sarà reietto. E nelle parole a Timoteo, dice, che se lo rinnegheremo (si include Paolo) anche Dio ci rinnegherà. Occorre dunque dire che uno che ha creduto, se non persevera fino alla fine ma si tira indietro, sarà rinnegato dal Signore. Ricordati i 'se', gli 'altrimenti', e tienili ben presente. Guarda, io medito spesso sulla predestinazione, ed ogni volta quando mi sono trovato davanti a questi passi ho dovuto accettarli anche se SEMBRANO contraddire il proponimento dell'elezione di Dio. Perché dico che sembrano? Perché in effetti non lo contraddicono perché la Parola di Dio non si smentisce mai. Certo, rimangono dei lati occulti a noi a proposito di questo soggetto, che è la perseveranza dei santi, ma pure occorre riconoscere che se da un lato noi siamo stati predestinati a credere, dall'altro SE ci tiriamo indietro il Signore ci rinnegherà. Io ti consiglio quando mediti sul proponimento dell'elezione di Dio di leggere non solo tutti quei passi in cui si dice che Dio ci ha scelti, ci ha preconosciuti e predestinati ecc., ma anche tutti quelli in cui viene detto in svariate maniere che se lo rinnegheremo anche Lui ci rinnegherà.

Altri passi che ammettono la possibilità di scadere dalla grazia sono i seguenti trascritti nell'epistola agli Ebrei: "Perché quelli che sono stati una volta illuminati e hanno gustato il dono celeste e sono stati fatti partecipi dello Spirito Santo e hanno gustato la buona parola di Dio e le potenze del mondo a venire, se cadono, è impossibile rinnovarli da capo a ravvedimento, poiché crocifiggono di nuovo per conto loro il Figliuol di Dio, e lo espongono ad infamia. Infatti, la terra che beve la pioggia che viene spesse volte su lei, e produce erbe utili a quelli per i quali è coltivata, riceve benedizione da Dio; ma se porta spine e triboli, è riprovata e vicina ad esser maledetta; e la sua fine è d'esser arsa" (Ebr. 6:6-8). Nota bene come in questi passi lo scrittore stia parlando di persone che avevano veramente creduto infatti li definisce illuminati (hanno visto la luce dopo essere usciti dalle tenebre), dice che hanno gustato il dono celeste (la vita eterna), sono stati fatti partecipi dello Spirito Santo (quindi hanno ricevuto lo Spirito Santo, pegno della nostra eredità), hanno gustato la buona parola di Dio (quindi hanno il loro diletto nella Parola di Dio), hanno gustato le potenze del mondo a venire (i doni dello Spirito Santo). Non ti fare ingannare da coloro che spiegando arbitrariamente queste caratteristiche le fanno passare per delle caratteristiche che hanno persone non veramente convertite o che non sono veramente credenti perché CIO' E' FALSO, basta conoscere anche solo l'italiano per capire che in questi passi si sta parlando di santi, di nati di nuovo. Ma che dice lo Scrittore? Che se costoro cadono, e qui non si sta riferendo ad una semplice caduta perché il giusto cade sette volte e si rialza, dice la Sapienza (Prov. 24:16), ma di quella caduta da cui non ci si può più rialzare, e che consiste nel rinnegare il Signore, nell'abbandonarlo, allora per costoro non c'è più la possibilità di ravvedersi; ecco perché questa caduta è anche chiamata peccato che mena a morte (cfr. 1 Giov. 5:16), perché chi lo commette va in perdizione.

Altri passi dell'epistola agli Ebrei che esprimono molto bene questo concetto sono i seguenti: "Perché, se pecchiamo volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non resta più alcun sacrificio per i peccati; rimangono una terribile attesa del giudizio e l'ardor d'un fuoco che divorerà gli avversarî. Uno che abbia violato la legge di Mosè, muore senza misericordia sulla parola di due o tre testimoni. Di qual peggior castigo stimate voi che sarà giudicato degno colui che avrà calpestato il Figliuol di Dio e avrà tenuto per profano il sangue del patto col quale è stato santificato, e avrà oltraggiato lo Spirito della grazia? Poiché noi sappiamo chi è Colui che ha detto: A me appartiene la vendetta! Io darò la retribuzione! E ancora: Il Signore giudicherà il suo popolo. È cosa spaventevole cadere nelle mani dell'Iddio vivente" (Ebr. 10:26-31). Vorrei farti notare innanzi tutto che quel "se pecchiamo volontariamente" si riferisce al peccato che mena a morte da cui non ci si può più ravvedere perché si crocifigge di nuovo il Figlio di Dio e lo si espone ad infamia, e poi come viene detto che chi lo commette è degno di un peggior castigo di chi viola la legge di Mosè per il fatto che calpesta il Figlio di Dio, profana il sangue del patto col quale è stato santificato (NOTA BENE CHE QUI SI DICE CHE UN GIORNO COSTUI ERA STATO SANTIFICATO CON IL SANGUE DI GESÙ), e oltraggia lo Spirito della grazia.

Dunque, fratello, come vedi, la Parola di Dio oltre a diversi passi che parlano della predestinazione ha anche altri passi che mettono in guardia chi ha creduto dall'abbandonare la fede, pena la perdizione eterna. Ti ripeto, io accetto anche questa parte anche se mi pare in contraddizione con il proponimento dell'elezione di Dio.

Che poi ciò che dice la Bibbia è confermato da tanti esempi di credenti che dopo avere persino fatto miracoli, parlato in lingue, e camminato per anni con il Signore, HANNO ABBANDONATO LA FEDE.

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5. Ho visitato il tuo sito ed ho potuto scoprire che credi nella dottrina dell’elezione di Dio! Gloria al nome del Signore, ci crediamo anche noi! Mi piacerebbe sapere come sei giunto a questa conclusione. Infatti so, per esperienza, che tra i Pentecostali questa dottrina non è facilmente accettata (sono un pastore ex-Adi).

Io credo nel proponimento dell'elezione di Dio, che dipende non dalle opere ma dalla volontà di Colui che chiama, perché credo che ogni Scrittura è ispirata da Dio e quindi non posso non crederci. Tu puoi leggere nei miei scritti tanti riferimenti alla predestinazione (e difatti io confuto coloro che non ci credono, sia essi Mormoni, Avventisti o altro), e questo perché io sono pienamente persuaso che essa sia biblica e perciò da difendere e da diffondere; e che sia biblica è confermato dal fatto che essa esalta la grazia di Dio, la sua sovranità e toglie all'uomo ogni gloria. Io poco prima di nascere di nuovo per volontà di Dio, stavo per morire annegato e vidi la morte in faccia; ero perduto e sarei andato all'inferno, ma Dio che m'aveva appartato sin dal seno di mia madre per l'Evangelo impedì che io morissi per adempiere su di me il suo disegno. Diversi mesi dopo, poco tempo dopo che mi convertii (o meglio, che fui convertito da Dio), seppi che quando ero un ragazzetto (10 anni circa) Dio mi aveva chiamato a predicare la sua Parola mediante una celeste visione data ad una sorella anziana di quella chiesa che frequentavamo a quel tempo (il locale era in Lugano; io allora vivevo infatti in provincia di Varese, Italia; sono solo dal 1990 qui nel Lazio). Ella vide una colomba bianca scendere sul mio capo e lo fece annunciare all'assemblea che io avrei servito il Signore, e dopo la mia riunione disse a mia madre (mettendomi la mano sul capo perché le ero vicino): 'Vedrai, sorella che Dio si userà di questo tuo figlio'. Quando io mi sono convertito [Agosto 1983] ero ignaro di questo disegno di Dio verso di me; ma qualche tempo dopo mi fu riferito da qualcuno e confermato da mia madre che le cose erano andate proprio così. Esaminando dunque la mia vita, e poi la Scrittura, arrivai alla conclusione che io ero stato predestinato non solo ad ottenere salvezza in Cristo Gesù ma anche a predicare la sua Parola. A Dio sia la gloria ora e in eterno. Amen. E' triste, molto triste che negli ambienti Pentecostali, proprio dove si dovrebbero trovare maggiori consensi alla predestinazione c'è un avversione verso di essa che ha dell'incredibile. Pare proprio che insegnando la predestinazione per loro Dio non sia glorificato, quando invece Dio viene glorificato rettamente solo quando si riconosce il proponimento della sua elezione.

Lo so, fratello, lo so perfettamente che in seno alle Chiese ADI e alla maggior parte delle Chiese non ADI (purtroppo devo usare questi termini per farmi capire meglio) la predestinazione è ignorata e insegnata in maniera storta. Mesi fa ho letto un articolo di Francesco Toppi sulla predestinazione che ha semplicemente dell'assurdo; in verità egli dimostra di non conoscere le Scritture e con lui non conoscono le Scritture tutti quelli che gli vanno dietro senza esaminare le Scritture per vedere se le cose stanno così come dice lui. Mi dispiace tutto ciò; ma per ciò che mi concerne io farò di tutto con l'aiuto di Dio per raggiungere pastori e pecore non importa di che chiesa per insegnargli la predestinazione. Io voglio esaltare la grazia salutare di Dio, la sua sovranità, la sua potenza, e fare capire che non abbiamo nulla che non abbiamo ricevuto da Dio e che se non fosse stato per Dio noi non saremmo andati mai a Gesù ma saremmo andati piuttosto all'inferno. Voglio che si smetta di dire: 'L'ho portato io a Gesù'; voglio invece sentire che è stato Dio a portare quell'individuo a Cristo secondo che è scritto che niuno può andare a Cristo se non gli è dato dal Padre. C'è tanta ignoranza in seno alle chiese, e ripeto tanta; ma i ministri sono costituiti per il perfezionamento dei santi affinché essi non siano più sballottati qua e là da venti di dottrina e perciò mi studierò di ammaestrare i credenti anche su questa parte del consiglio di Dio che è alla base della salvezza, del piano della salvezza. Togli la predestinazione dalla Bibbia, e non puoi capire la grazia di Dio e il piano di salvezza di Dio che comprende tra le altre cose l'elezione di Israele e il suo parziale induramento. Ecco una altra cosa che non si sente mai dire, e cioè che Dio indura chi vuole. Ma d'altronde se l'uomo il destino se lo crea da sé - per costoro - come si può sentire parlare anche di questo induramento prodotto da Dio?!!

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6. Mi piacerebbe sapere cosa credi intorno alla dottrina della ‘completa depravazione (o corruzione) dell’uomo e del cosiddetto libero arbitrio

Riguardo alla natura dell'uomo credo e insegno che essa è corrotta; la Scrittura dice che i disegni del cuore dell'uomo sono malvagi sin dalla sua fanciullezza (Genesi 8:21), che noi siamo stati formati nell'iniquità e che nostra madre ci ha concepiti nel peccato (Salmo 51:5), che tutti si sono corrotti e che non v'è alcuno che faccia il bene (Salmo 14:3). Siamo nati tutti figli d'ira, con l'ira di Dio che pesava su di noi; senza nessuna distinzione l'uomo è malvagio, schiavo del peccato che serve e da cui viene ripagato con la morte, la paura e l'infelicità. L'uomo è in balia del diavolo che pecca sin dal principio (1 Giovanni 3:8), è sotto la sua potestà e difatti Giovanni dice che tutto il mondo giace nel maligno (1 Giovanni 5:19); e se da un lato egli sceglie di fare il male perché ha una volontà egli fa il male perché la sua natura è totalmente e inesorabilmente incline al male.

Se dunque la natura dell'uomo è corrotta, l'uomo non può salvarsi da solo, non può autoredimersi in nessuna maniera; ha bisogno di un salvatore che è Cristo Gesù perché solo lui lo può liberare dal peccato avendo egli portato sulla croce i nostri peccati. E per essere salvato deve ravvedersi e credere in Gesù Cristo; non c'è altra maniera. Ma sia il ravvedimento che la fede sono dati da Dio, infatti Iddio "ha dato il ravvedimento anche ai Gentili, affinché abbiano vita" (Atti 11:18), e la fede è il dono di Dio (Efesini 2:8-9). Se dunque uno si ravvede e crede in Gesù Cristo è perché Dio ha VOLUTO dargli sia il ravvedimento che la fede. L'uomo non ha nulla di suo tramite cui può salvarsi, neppure il ravvedimento e la fede; ma Dio nella sua grande bontà glieli concede secondo il suo beneplacito volere per mostrargli la sua benignità. Non è l'uomo che sceglie di ravvedersi e di credere in Gesù Cristo (anche se l'apparenza porterebbe a dire ciò), ma Dio. I passi li conosci; te ne voglio ricordare però solo uno in questo frangente e cioè questo: "Non siete voi che avete scelto me, ma son io che ho scelto voi" (Giovanni 15:16). Fu Gesù a dire queste parole ai suoi discepoli; ma non è forse vero che in alcuni altri passi pare che furono i discepoli a scegliere di seguire Cristo? Prendi il caso di Andrea per esempio che assieme ad un altro discepolo di Giovanni si mise al seguito di Gesù senza che questi li avesse chiamati verbalmente (leggi attentamente Giovanni 1:35-37). Ma rimane il fatto che essi andarono a Gesù perché attirati dal Padre di Gesù; non avrebbero potuto giammai andare a Gesù senza essere attirati dal Padre. Molti dicono che l'uomo ha la capacità o la libertà di scegliere la salvezza o di rigettarla; questo è vero sempre nell'apparenza perché in realtà noi vediamo persone che accettano il Vangelo e persone che lo rifiutano. Ma nella realtà dietro l'accettazione del Vangelo o il suo rifiuto da parte di qualcuno c'è un decreto di Dio. Naturalmente io e te non sappiamo chi sono i vasi di misericordia innanzi preparati per la gloria e chi sono i vasi d'ira preparati per la perdizione, ma ciò non ci preoccupa perché sappiamo che Dio farà quello che ha decretato senza che alcuno glielo possa impedire. Quello che come ministri del Vangelo dobbiamo fare verso i peccatori non è parlargli della predestinazione, ma della salvezza in Cristo Gesù avvertendoli della fine che faranno se la rifiuteranno. Se poi accetteranno o meno il Vangelo è qualcosa che non sapremo mai sulla terra (almeno verso tanti è così), ma a suo tempo sapremo. Io quando evangelizzo i peccatori gli parlo come se la salvezza della loro anima dipendesse dalla loro volontà. Non fraintendermi: voglio dire che gli dico che si devono ravvedere e credere (cosa per altro che facevano Gesù e gli apostoli), pena il fuoco eterno se rifiuteranno di ubbidire alla Parola di Dio, e basta. Naturalmente so che chi è stato preordinato a vita eterna tra la massa degli uomini, al suo tempo Dio lo metterà in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce (cfr. Colossesi 1:12), mentre chi non è stato predestinato a salvezza o eletto a salvezza (per ragioni che solo Dio sa), non sarà messo in grado di partecipare a questa celeste vocazione ma andrà in perdizione. Dio naturalmente non è da biasimare per niente per questo suo modo di agire perché Lui è libero di fare di quello che possiede quello che vuole. Chi siamo noi da potergli dire: 'Che fai?'

Sulla volontà dell'uomo, che è innegabile che esista, ci sono moltissime altre cose da dire. Certamente Dio è in grado di volgerla a insaputa dell'uomo nella direzione da Lui decretata. Ti potrei fare decine di esempi tratti dalla Bibbia. Vedi il caso dei fratelli di Giuseppe, di Faraone, dei figli di Eli che non dettero ascolto al padre loro perchè Dio li voleva fare morire, dei Giudei che rifiutarono Gesù e lo crocifissero, come anche il caso di Giuda che benché fosse nel numero dei discepoli del Signore, anzi aveva ricevuto perfino il ministerio di apostolo, era stato predestinato a tradire il Maestro. Ecco un punto che è sempre oggetto di contesa: 'Giuda era veramente un discepolo del Signore, quantunque sappiamo che poi andò in perdizione perché chiamato figlio della perdizione?' Io credo che lo fosse perché ci sono delle prove bibliche; darsi da fare per negarlo è tempo sprecato. Gesù non avrebbe mai mandato a predicare un incredulo e un figlio del diavolo, anche perché gli diede anche a lui il potere di guarire e di cacciare i demoni. Ma Giuda, affinché fosse adempita la Scrittura, doveva andare in perdizione, cioè doveva essere cancellato dal libro della vita. Questo è quello che era stato detto nei Salmi (69:28), e così Dio mandò ad effetto la sua parola su Giuda.

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7. Non potrebbe essere ‘falsa’ la fede di coloro che apostatano?

No, non può essere falsa per il semplice motivo che se così fosse non avrebbe senso parlare nei loro confronti di apostasia, non si può infatti apostatare da una fede finta ma solo da una fede vera. Ti dimostro questo con le Scritture.

Paolo, dopo avere detto che Gesù Cristo “è stato creduto nel mondo” (1 Tim. 3:16), dice: “Ma lo Spirito dice espressamente che nei tempi a venire alcuni apostateranno dalla fede, dando retta a spiriti seduttori e a dottrine di demonî … “ (1 Tim. 4:1). Come puoi vedere da te stesso, in questa maniera Paolo ha voluto dire come alcuni di coloro che hanno creduto in Gesù Cristo abbandoneranno la fede per volgersi a delle eresie.

Pietro, parlando dei falsi dottori che sono in seno alla fratellanza, dice: “Lasciata la diritta strada, si sono smarriti, seguendo la via di Balaam, figliuolo di Beor, che amò il salario d’iniquità” (2 Piet. 2:15). Se dunque costoro erano sulla strada diritta vuol dire che erano anch’essi nella fede e difatti poco prima Pietro dice di costoro: “Rinnegando il Signore che li ha riscattati, si trarranno addosso subita rovina” (2 Piet. 2:1). Nota molto bene che costoro erano stati anch’essi riscattati infatti è detto che il Signore li ha riscattati (un giorno). Chi sono i riscattati? Non sono forse quelli che hanno creduto nel Signore? Certo, infatti Paolo dice ai credenti di Corinto: “Voi siete stati riscattati a prezzo …” (1 Cor. 7:23) e a quelli della Galazia: “Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge …” (Gal. 3:13). Quindi, questi falsi dottori un giorno avevano anch’essi veramente creduto nel Signore il quale li aveva riscattati; solo che ad un certo punto hanno rinnegato la loro fede e la loro condizione ultima è diventata peggiore della prima e viene detto di loro che “meglio sarebbe stato per loro non aver conosciuta la via della giustizia, che, dopo averla conosciuta, voltar le spalle al santo comandamento ch’era loro stato dato” (2 Piet. 2:21). Si può avere conosciuto la via della giustizia senza avere prima creduto veramente in Cristo?

Certamente, la fede finta esiste, eccome se esiste; se infatti esiste quella vera è impossibile che non esista quella falsa. Ma nel caso di chi apostata o abbandona la fede non si può dire che egli aveva una fede finta prima di apostatare.

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8. Dopo morti c’è la possibilità per un peccatore di essere salvato?

No, nell’aldilà non c’è nessuna possibilità di salvezza per chi muore nei suoi peccati. E’ scritto infatti che “è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio” (Ebr. 9:27), per cui i peccatori una volta morti devono aspettare il giudizio che avrà luogo in quel giorno e nel quale saranno condannati allo stagno ardente di fuoco e di zolfo (cfr. Apoc. 20:11-15). Questo giudizio lo dovranno aspettare nell’Ades o soggiorno dei morti, che è un luogo di tormento dove arde il fuoco, e da cui è impossibile essere liberati, ciò si evince dalla storia del ricco e Lazzaro raccontata da Gesù Cristo (cfr. Luca 16:19-31).

“Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato” (cfr. Mar. 16:16), disse Gesù Cristo; e Giovanni Battista disse che “chi crede nel Figliuolo ha vita eterna; ma chi rifiuta di credere al Figliuolo non vedrà la vita, ma l’ira di Dio resta sopra lui” (Giov. 3:36). Dunque i peccatori dal momento in cui spireranno cesseranno di avere qualsiasi opportunità di ravvedersi e credere in Gesù Cristo per la loro salvezza.

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9. Perché la legge non può giustificare l’uomo?

Perché la legge quando fu data non fu data con lo scopo di giustificare l’uomo dinnanzi a Dio ma con lo scopo di caricarlo maggiormente di peccati. L’apostolo Paolo dice infatti che “la legge è intervenuta affinchè il fallo abbondasse” (Rom. 5:20). Quindi, il peccato, che già esisteva ancora prima che fosse data la legge, Dio volle farlo aumentare ancora di più dando la legge. Per usare una espressione di Paolo, la legge fu data “affinchè, per mezzo del comandamento, il peccato diventasse estremamente peccante” (Rom. 7:13) perché senza la legge il peccato era morto (cfr. Rom. 7:8).

Un'altro scopo per cui fu data la legge fu per dare agli uomini la conoscenza del peccato. Gli uomini infatti non avrebbero potuto sapere che un certo comportamento era peccato senza la legge. Paolo dice per esempio che lui non avrebbe conosciuto la concupiscenza se la legge non avesse detto: Non concupire (cfr. Rom. 7:7).

Questo duplice scopo della legge esclude quindi che essa possa giustificare l’uomo. Cosa per altro che Dio aveva già detto tramite i profeti quando disse che il giusto vivrà per la sua fede (cfr. Hab. 2:4), e non osservando quello che prescrive la legge. Ed abbiamo un esempio di giusto che visse per la sua fede già nell’Antico Testamento e precisamente nella persona di Abramo il quale credette a Dio e ciò [la sua fede] gli fu messo in conto di giustizia (cfr. Gen. 15:6). L’uomo dunque è giustificato soltanto per la fede in Cristo, senza le opere della legge. Questo impedisce all’uomo di gloriarsi dinnanzi a Dio perché egli riceve la giustificazione gratuitamente. Non è in virtù di opere, dice Paolo, affinchè niuno si glori (cfr. Ef. 2:9). Amen.

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10. In che cosa consiste la nuova nascita di cui parlò Gesù a Nicodemo?

Consiste in una rigenerazione spirituale che avviene nell’individuo quando questo si pente dei suoi peccati e crede con il suo cuore che Gesù Cristo è morto per i nostri peccati e risorto per la nostra giustificazione. Questa rigenerazione avviene per mezzo dell’acqua che simboleggia la Parola di Dio e dello Spirito Santo.

Per ciò che concerne l’opera compiuta dalla Parola di Dio, l’apostolo Pietro dice ai santi: “Poiché siete stati rigenerati non da seme corruttibile, ma incorruttibile, mediante la parola di Dio vivente e permanente” (1 Piet. 1:23), dove per Parola di Dio si intende il Vangelo. E Giacomo conferma ciò dicendo che Dio ci ha generati di sua volontà “mediante la parola di verità” (Giac. 1:18).

Per ciò che concerne invece l’opera dello Spirito Santo va innanzi tenuto presente che è lo Spirito che convince l’uomo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio (cfr. Giov. 16:8), e che dato che Egli è vita nel momento in cui viene a dimorare in colui che crede porta la vita spirituale. E qui ci tengo a precisare che lo Spirito entra nel credente nel momento in cui crede e non quando successivamente viene battezzato con lo Spirito Santo perché in questo secondo caso il credente viene riempito di Spirito Santo ossia riceve una misura maggiore di Spirito Santo di quando aveva creduto.

Questa rigenerazione spirituale può pure essere definita una resurrezione spirituale perché chi la sperimenta smette di essere morto nei suoi falli e nei suoi peccati, e diventa un individuo spiritualmente vivo (cfr. Ef. 2:1-6).

Questa rigenerazione porta l’uomo a vedere le cose in una maniera differente da prima, i suoi desideri cambiano, i suoi scopi nella vita pure, e di conseguenza cambia anche il suo comportamento che diventa santo, giusto e buono. Il credente rigenerato smette di porre le sue membra al servizio del peccato, e le comincia a mettere al servizio della giustizia per onorare in questa maniera il suo Salvatore, per portare del frutto a Dio e non più alla morte come faceva prima con la sua condotta scellerata. Ecco perché Paolo dice ai Corinzi: “Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie son passate: ecco, son diventate nuove” (2 Cor. 5:17).

Quando si verifica questa rigenerazione in un uomo, essa non passa inosservata. Essa è ben visibile a tutti, credenti e non credenti. E mentre provoca allegrezza in coloro che sono già nati di nuovo, provoca sdegno, rammarico, vergogna in coloro che conoscono il ‘rinato’ e sono ancora morti nei loro peccati.

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11. Ma noi Cristiani possiamo dire di essere già salvati?

Certo che lo possiamo dire infatti Paolo dice agli Efesini: “Poiché gli è per grazia che voi siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non vien da voi; è il dono di Dio” (Ef. 2:8), e a Tito: “Ma quando la benignità di Dio, nostro Salvatore, e il suo amore verso gli uomini sono stati manifestati, Egli ci ha salvati non per opere giuste che noi avessimo fatte, ma secondo la sua misericordia, mediante il lavacro della rigenerazione e il rinnovamento dello Spirito Santo” (Tito 3:4-5).

Questa salvezza da noi già sperimentata è la salvezza dal peccato secondo che è scritto: “Ed essendo stati affrancati dal peccato, siete divenuti servi della giustizia” (Rom. 6:18); la salvezza dalla maledizione della legge perché, dice Paolo, “Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledizione per noi” (Gal. 3:13); la salvezza dal vano modo di vivere secondo che dice Pietro: “Non con cose corruttibili, con argento o con oro, siete stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai padri, ma col prezioso sangue di Cristo, come d’agnello senza difetto né macchia… “ (1 Piet. 1:18-19); la salvezza dalla potestà delle tenebre (e quindi dai dominatori di questo mondo di tenebre) secondo che è scritto: “Egli ci ha riscossi dalla potestà delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figliuolo, nel quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati” (Col. 1:13-14).

C’è tuttavia anche una salvezza che noi dobbiamo ancora sperimentare che è quella dall’ira a venire (che appunto perché è chiamata ‘a venire’ ancora non è venuta) secondo che è scritto: “Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il suo sangue, sarem per mezzo di lui salvati dall’ira. Perché, se mentre eravamo nemici siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del suo Figliuolo, tanto più ora, essendo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita” (Rom. 5:9-10). Quando Gesù disse: “Ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato” (Matt. 24:13), si riferiva a questa salvezza futura. Di questa salvezza futura fa parte anche “la redenzione del nostro corpo” (Rom. 8:23) che noi sperimenteremo alla venuta di Cristo perché sarà allora e solo allora che i corpi di tutti i credenti (sia di quelli già morti che di quelli ancora vivi) saranno trasformati e resi immortali, gloriosi e incorruttibili (cfr. 1 Cor. 15:52).

Dunque se da un lato possiamo e dobbiamo dire che siamo stati salvati, dall’altro possiamo e dobbiamo dire che abbiamo in noi la speranza della salvezza futura, speranza di cui abbiamo la certezza di vedere il compimento perché la fede che Dio ci ha dato “è certezza di cose che si sperano” (Ebr. 11:1).

A Dio che ci ha destinato ad ottenere la salvezza per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, sia la gloria ora e in eterno. Amen.

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12. Non è forse scritto: "Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono; e io do loro la vita eterna e non periranno mai e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti; e nessuno può rapirle dalla mano del Padre." (Giovanni 10:27-29); "Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Com'è scritto: «Per amor di te siamo messi a morte tutto il giorno; siamo stati considerati come pecore da macello». Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati. Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun'altra creatura potranno separarci dall'amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore." (Romani 8:35-39); "In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita." (Giovanni 5:24); "Io sono il pane vivente, che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane che io darò è la mia carne, [che darò] per la vita del mondo»." (Giovanni 6:51); "Chiunque vive e crede in me, non morirà mai. Credi tu questo?» (Giovanni 11:26); "Infatti con un'unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che sono santificati." (Ebrei 10:14); "Chi fa la volontà di Dio rimane in eterno." (1 Giovanni 2:17); "Egli vi renderà saldi sino alla fine, perché siate irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo." (1 Corinzi 1:8:); "Questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nessuno di quelli che egli mi ha dati, ma che li risusciti nell'ultimo giorno." (Giovanni 6:39); "E quelli che ha predestinati li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati li ha pure glorificati." (Romani 8:30); "Dio infatti non ci ha destinati a ira, ma ad ottenere salvezza per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo" (1 Tessalonicesi 5:9); "Ma noi dobbiamo sempre ringraziare Dio per voi, fratelli amati dal Signore, perché Dio fin dal principio vi ha eletti a salvezza mediante la santificazione nello Spirito e la fede nella verità." (2 Tessalonicesi 2:13); "E ciò per far conoscere la ricchezza della sua gloria verso dei vasi di misericordia che aveva già prima preparati per la gloria" (Romani 9:23); "Perché i doni e la vocazione di Dio sono irrevocabili." (Romani 11:29); "Perciò egli può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio, dal momento che vive sempre per intercedere per loro." (Ebrei 7:25); "È anche per questo motivo che soffro queste cose; ma non me ne vergogno, perché so in chi ho creduto, e sono convinto che egli ha il potere di custodire il mio deposito fino a quel giorno." (2 Timoteo 1:12); "Se infatti, mentre eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo, tanto più ora, che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita." (Romani 5:10); "E ho questa fiducia: che colui che ha cominciato in voi un'opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù." (Filippesi 1:6)? Come fai dunque ad affermare che c’è l’eventualità che uno che ha creduto possa scadere dalla grazia e andare in perdizione? Non è questo un controsenso?

Ora, che tutti quei passi siano scritti nella Bibbia non si può minimamente negare, come non si può negare che essi tutti affermano in maniera molto eloquente la salvezza finale dei santi. Per ciò che mi concerne non dubito di nessuno di essi, li affermo con forza e con pienezza di convinzione. Come faccio allora a dire che un credente può perdere la salvezza donatagli da Dio? Lo faccio perché ci sono altri passi nella Bibbia che affermano non il contrario di quanto questi passi dicono, ma semplicemente che se un credente (e se è un credente è stato giustificato, rigenerato e santificato) si tira indietro andrà in perdizione. Quindi la mia risposta è: ‘Perché è altresì scritto in svariati luoghi e in svariate maniere che se un credente si tira indietro andrà in perdizione’. Ma vediamoli da vicino alcuni di questi passi.

- Paolo dice a Timoteo: “Se lo rinnegheremo, anch’egli ci rinnegherà” (2 Tim. 2:13). Ora, voglio ricordare, che chi ha scritto queste parole a Timoteo, poco prima scrisse anche che Dio “ci ha salvati e ci ha rivolto una santa chiamata, non secondo le nostre opere, ma secondo il proprio proponimento e la grazia che ci è stata fatta in Cristo Gesù avanti i secoli….” (2 Tim. 1:9). Era Paolo convinto di essere stato eletto a salvezza prima della fondazione del mondo? Certo; e allora, dico io, come mai disse quelle parole sopra citate a Timoteo? Per avvertirlo della fine che avrebbero fatto lui, Timoteo e quanti altri avevano creduto se avessero rinnegato il Signore. Le mie parole sono semplici da capire, come credo lo siano quelle di Paolo. Quindi, Paolo ha ammesso la possibilità di un eventuale rinnegamento del Signore da parte di chi ha creduto? Certo, e come si fa a dire il contrario? Certo, Paolo non rinnegò il Signore ma lo confessò fino alla fine della sua vita, tanto che poteva dire in quella medesima lettera che il Signore lo avrebbe liberato da ogni mala azione e lo avrebbe salvato nel suo regno celeste, e che lui aveva finito la corsa, aveva serbato la fede, e che del resto gli era riservata la corona della giustizia che il Signore ha promesso a coloro che avranno amato la sua apparizione (cfr. 2 Tim. 4:7-8,18); ma pure rimane il fatto che quelle parole lui le disse a Timoteo poco prima di morire; anzi gli disse pure di ricordarle ai santi (cfr. 2 Tim. 2:14). Come mai però queste parole, nella maggior parte dei casi, non vengono ricordate ai santi da coloro che credono nell’elezione divina? Perché non conviene loro o comunque perché non gli va. E’ giusto questo? Secondo me, no. Dunque, proclamiamo con forza le parole di Paolo sull’elezione divina di cui noi siamo stati oggetto per la grazia di Dio, ma con la stessa forza e chiarezza dobbiamo dichiarare quanto Paolo ha detto a Timoteo ci avverrà se rinnegheremo il Signore.

- Paolo, nella sua lettera ai santi di Roma, dice: “Vedi dunque la benignità e la severità di Dio; la severità verso quelli che sono caduti; ma verso te la benignità di Dio, se pur tu perseveri nella sua benignità; ALTRIMENTI anche tu sarai reciso” (Rom. 11:22). Queste parole Paolo le ha dette a chi ha veramente creduto e non ad uno pseudo credente infatti poco prima dice: “Tu sussisti per la fede” (Rom. 11:20). Per quale fede? Per una fede finta? Non credo; ma per una fede vera, genuina. Come si potrebbe sussistere nell’ulivo domestico con fede finta? Dunque quel “SE” e quel “ALTRIMENTI” sono rivolti a persone che hanno un giorno creduto e sono nati da Dio perché è solo per la nuova nascita che si viene innestati nell’ulivo domestico. Ma anche queste parole sono evitate da molti di quelli che credono nell’elezione divina; i motivi? Sempre gli stessi. Io sono convito che se Paolo ha detto chiaramente anche queste parole pure noi le dobbiamo citare e proclamare ai fratelli, senza fare finta che non esistano. Mi hanno riferito che un pastore di una Chiesa pentecostale in Emilia Romagna una volta, mentre si stava facendo uno studio biblico sulla lettera ai Romani, disse che i capitoli 9,10,11 non erano per loro, e difatti li saltò. Ovviamente la ragione la suppongo (dato che so che questo pastore non crede nella predestinazione). A me pare però che ci sono alcuni passi di questa lettera (quello prima citato è uno di essi) che molti di coloro che credono nell’elezione sorvolano perché non credono si riferiscano a veri credenti!! No, non bisogna sorvolare su nessuna parte del consiglio di Dio annunciatoci da Paolo. Si sbaglia, se si evita di parlare esattamente come faceva Paolo. Il suo è un modello di parlar sano (cfr. 2 Tim. 1:13), ricordiamocelo questo; e perciò questo modello va seguito. A me non importa passare per ‘incoerente’ agli occhi di taluni, nel sostenere sia l’elezione divina che l’eventualità che un credente vada in perdizione SE rinnega il Signore. Sono sicuro che anche Paolo ad alcuni apparve un ‘incoerente’ ai suoi giorni nel parlare in quella maniera.

- Lo scrittore agli Ebrei dice che “siamo diventati partecipi di Cristo, a condizione che riteniamo ferma sino alla fine la fiducia che avevamo da principio” (Ebr. 3:14), quindi anche lui pone una condizione chiara ai santi affinché eredino la salvezza, e cioè la costanza, e questo traspare da tutta la lettera. Quello che lo scrittore vuole dire con quelle parole è che noi entreremo nel regno dei cieli se persevereremo nella fede fino alla fine; nel caso invece dovessimo gettare via questa fede non ci entreremo nel regno di Dio. E difatti, per confermare ciò, prende l’esempio degli Israeliti che uscirono dall’Egitto i quali ad un certo punto del viaggio nel deserto rifiutarono di credere in Dio e per questa loro incredulità non furono fatti entrare nel riposo di Dio secondo che è scritto: “non vi poterono entrare a motivo dell’incredulità” (Ebr. 3:19). Ed a proposito di questi Israeliti voglio ricordare che essi quando uscirono dall’Egitto avevano creduto in Dio infatti è scritto che quando il popolo di Israele vide la grande potenza spiegata contro gli Egiziani presso il Mare Rosso, “temé l’Eterno, e credette nell’Eterno e in Mosè suo servo” (Es. 14:31).

- Sempre nell’epistola agli Ebrei troviamo queste parole: ‘Perché quelli che sono stati una volta illuminati e hanno gustato il dono celeste e sono stati fatti partecipi dello Spirito Santo e hanno gustato la buona parola di Dio e le potenze del mondo a venire, se cadono, è impossibile rinnovarli da capo a ravvedimento, poiché crocifiggono di nuovo per conto loro il Figliuol di Dio, e lo espongono ad infamia. Infatti, la terra che beve la pioggia che viene spesse volte su lei, e produce erbe utili a quelli per i quali è coltivata, riceve benedizione da Dio; ma se porta spine e triboli, è riprovata e vicina ad esser maledetta; e la sua fine è d’esser arsa” (Ebr. 6:4-8). Come si può vedere, anche in questo caso la Scrittura ammette la possibilità che un credente possa rinnegare la fede ed andare in perdizione. Non è però così per taluni che invece dicono che qui la Scrittura non sta parlando di veri credenti, di persone veramente santificate, ma di finti credenti cioè di persone che erano credenti solo nell’apparenza. Che dire? Mi meraviglio che un passo così chiaro sia spiegato così male. Ma basta considerare che lo scrittore parla di persone che sono state una volta illuminate e che quindi avevano cessato di dimorare nelle tenebre spirituali; di persone che hanno gustato il dono celeste e quindi la vita eterna che è il dono di Dio; di persone che hanno gustato la buona parola di Dio, cioè hanno avuto il loro diletto nella Parola di Dio non cibandosi solo di latte ma anche di cibo sodo perché avevano progredito nello studio della Parola oltre l’insegnamento elementare intorno a Cristo volgendosi a quello perfetto; di persone che avevano gustato le potenze del mondo a venire cioè i doni dello Spirito Santo; di persone che sono state fatte partecipi dello Spirito Santo e che quindi lo hanno ricevuto (e lo Spirito si riceve mediante la fede); e poi dice che se esse cadono (è implicito dunque che sono persone che sono in piedi) non è possibile menarli da capo, cioè di nuovo, a ravvedimento (quindi si erano ravveduti un giorno), dico basta considerare nella semplicità del proprio cuore tutte queste parole, per capire che lo scrittore sta parlando di persone che un giorno hanno veramente creduto e sono state santificate.

- E sempre nell’epistola agli Ebrei troviamo scritto quanto segue: “Perché, se pecchiamo volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non resta più alcun sacrificio per i peccati; rimangono una terribile attesa del giudizio e l’ardor d’un fuoco che divorerà gli avversarî. Uno che abbia violato la legge di Mosè, muore senza misericordia sulla parola di due o tre testimoni. Di qual peggior castigo stimate voi che sarà giudicato degno colui che avrà calpestato il Figliuol di Dio e avrà tenuto per profano il sangue del patto col quale è stato santificato, e avrà oltraggiato lo Spirito della grazia?” (Ebr. 10:26-29). Nota bene che qui la Scrittura dice che cosa ci accadrà a noi credenti se pecchiamo volontariamente (ossia se commettiamo il peccato che mena a morte) dopo avere ricevuto la conoscenza della verità. Ci accadrà che dovremo attendere il giudizio di Dio e il suo fuoco divoratore. Questo perché avremo tenuto per profano il sangue del patto con il quale siamo stati santificati. Come si fa dunque a dire: ‘Una volta salvati, sempre salvati’ o ‘Una volta rigenerati, sempre santificati” dinanzi a queste parole? Non si può in nessuna maniera. Nota che è chiamato “Il sangue del patto”; ma non è forse vero che il nuovo patto è un patto eterno? Sì, è vero (cfr. Is. 61:8); eppure qui si parla di qualcuno che è entrato in questo patto ma lo rinnegherà perché rinnegherà il sangue su cui si fonda questo glorioso patto, che è il sangue di Gesù. Il sangue del patto, sì il sangue del patto, dice lo scrittore agli Ebrei; che è quello sparso da Gesù sulla croce per la remissione dei nostri peccati. Quindi è proprio il sangue di Gesù che se un credente terrà per profano andrà in perdizione.

Salvati e santificati per sempre dunque, sì, ma a condizione che non teniamo per profano il sangue del patto mediante il quale siamo stati salvati e col quale siamo stati santificati. Amen.

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13. Se un credente si svia dalla verità o dalla fede, Dio gli darà ancora sicuramente il ravvedimento, come glielo diede all’inizio quando credette?

No, non è affatto detto da nessuna parte nella Bibbia che Dio sicuramente gli darà di nuovo la grazia di ravvedersi. Questo lo insegna la Scrittura quando dice: “Fratelli miei, se qualcuno fra voi si svia dalla verità e uno lo converte, sappia colui che chi converte un peccatore dall’error della sua via salverà l’anima di lui dalla morte e coprirà moltitudine di peccati” (Giac. 5:19-20), ed anche: “Or il servitore del Signore non deve contendere, ma dev’essere mite inverso tutti, atto ad insegnare, paziente, correggendo con dolcezza quelli che contraddicono, se mai avvenga che Dio conceda loro di ravvedersi per riconoscere la verità; in guisa che, tornati in sé, escano dal laccio del diavolo, che li avea presi prigionieri perché facessero la sua volontà” (2 Tim. 2:24-26).

Si noti come in questi passi è prospettata l’eventualità che un credente che si svia possa tornare al Signore, ma non la certezza assoluta che questo avverrà.

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14. Sono mai esistiti ed esistono tuttora dei credenti che hanno perduto la salvezza?

Si, sono esistiti ed esistono tuttora simili credenti.

A conferma di ciò ci sono le seguenti parole dello scrittore agli Ebrei: “Il mio giusto vivrà per fede; e se si tira indietro, l’anima mia non lo gradisce. Ma noi non siamo di quelli che si traggono indietro a loro perdizione…” (Ebr. 10:38-39). Come si può vedere al tempo in cui fu scritta quell’epistola c’erano di quelli che si tiravano indietro a loro perdizione. La Scrittura non dice che si tiravano indietro e poi tornavano al Signore, ma che si tiravano indietro a loro perdizione. C’erano quindi dei giusti che vivevano per fede per un certo tempo, e poi si tiravano indietro e andavano in perdizione, come d’altronde ci sono anche adesso. Alcuni dicono che qui non si parla di veri credenti, di veri giustificati, ma ciò non si può dire perché poco prima si parla del giusto che vivrà per la sua fede. E per quale fede si può vivere anche se solo per un certo tempo? Non è forse quella ricevuta da Dio? Non è la stessa fede che abbiamo noi? Certo, la stessa.

E sempre a conferma di ciò ci sono pure queste parole di Pietro che parlando dei falsi dottori che ci saranno in mezzo a noi dice che “rinnegando il Signore che li ha riscattati, si trarranno addosso subita rovina” (2 Piet. 2:1); come mai questo? E dice pure che sono “nati alla vita animale per essere presi e distrutti” (2 Piet. 2:12) e che a loro “è riserbata la caligine delle tenebre” (2 Piet. 2:17), domando ancora, come mai questo? E’ evidente la ragione, perché costoro sono di quelli che si traggono indietro a loro perdizione. Essi erano stati dei veri credenti per un certo tempo ma poi avevano rinnegato il Signore infatti di loro è detto: “Lasciata la diritta strada, si sono smarriti…. Dopo essere fuggiti dalle contaminazioni del mondo mediante la conoscenza del Signore e Salvatore Gesù Cristo, si lascian di nuovo avviluppare in quelle e vincere….meglio sarebbe stato per loro non avere conosciuta la via della giustizia, che DOPO averla conosciuta voltar le spalle al santo comandamento che era loro stato dato” (2 Piet. 2:15, 20-21). Si noti molto bene che Pietro dice che essi erano stati sulla strada diritta, erano fuggiti dalle contaminazioni del mondo mediante la conoscenza di Cristo, avevano conosciuto la via della giustizia, avevano ricevuto il santo comandamento. Ma ad un certo punto si sono sviati e per loro oramai non c’è più alcuna speranza di tornare al Signore.

Ma come mai tutti costoro non possono più tornare al Signore? Perché hanno commesso il peccato che mena a morte che è quel peccato che consiste nell’abbandono della fede, e dal quale è impossibile ravvedersi di nuovo. Come dice bene lo scrittore agli Ebrei di costoro: “E’ impossibile rinnovarli da capo a ravvedimento, poiché crocifiggono di nuovo per conto loro il Figliuol di Dio, e lo espongono ad infamia” (Ebr. 6:6).

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15. Un credente che commette suicidio sarà salvato lo stesso?

No, perché un credente se si ammazza si rende colpevole di un omicidio, in questo caso però non uccide il suo prossimo ma se stesso cosa questa che egli non può fare perché solo Dio ha il diritto di togliergli la vita, e degli omicidi la Scrittura dice che non entreranno per le porte della Nuova Gerusalemme secondo che è scritto: “Beati coloro che lavano le loro vesti per aver diritto all’albero della vita e per entrare per le porte nella città! Fuori i cani, gli stregoni, i fornicatori, gli omicidi, gli idolatri e chiunque ama e pratica la menzogna” (Apoc. 22:14-15). La loro parte sarà lo stagno ardente di fuoco e di zolfo che è la morte seconda (cfr. Apoc. 21:8).

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16. Perché la salvezza si ottiene per fede e non per opere?

Rispondo a questa tua domanda citandoti le seguenti parole di Paolo che benchè morto parla ancora: “Poiché gli è per grazia che voi siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non vien da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù d’opere, affinché niuno si glorî” (Ef. 2:8-9). Dunque la ragione è affinché nessuno si possa gloriare o vantare nel cospetto di Dio. Infatti se la salvezza fosse per opere, chi la otterrebbe potrebbe dire agli altri: ‘Io sono stato salvato perché me lo sono meritato, ho fatto tanti sacrifici, ho rinunciato a tante cose, ho sofferto tante cose, per cui giustamente Dio mi ha salvato!’. Ma Dio, nella sua sapienza e giustizia, ha stabilito che l’uomo può essere salvato soltanto per la sua fede in Cristo Gesù, e quindi gratuitamente.

Gesù Cristo “ci è stato fatto da Dio sapienza, e giustizia, e santificazione, e redenzione” (1 Cor. 1:30), il che significa che Cristo con il suo sacrificio espiatorio ha compiuto tutto ciò che era necessario per renderci saggi, giusti, santi e redenti, agli occhi di Dio, e noi avendo creduto in Lui siamo diventati tali. Che abbiamo dunque di che gloriarci nel cospetto di Dio? Nulla. Appunto perché tutto ciò non viene da noi, ma da Dio. Siamo nella stessa situazione in cui si trovò Abramo, nostro padre, dopo che credette in Dio, cioè senza la benchè minima possibilità di gloriarsi davanti a Dio, anche lui infatti fu giustificato per fede senza le opere. Noi Cristiani quindi ci possiamo, anzi ci dobbiamo, gloriare solo nel Signore secondo che è scritto: “Chi si gloria si glori nel Signore” (1 Cor. 1:31). A Lui sia la gloria ora e in eterno. Amen.

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17. Ora, tu dici che si viene salvati per fede e non per opere, ma dici pure che c’è una ricompensa o premio che Dio ci darà per le opere buone che abbiamo compiuto. Le cose non mi sono chiare, me le potresti dunque spiegare meglio?

Ora, sorella, ascolta. Quando io dico che l’uomo viene salvato soltanto per la sua fede, senza le opere della legge, voglio dire che l’uomo siccome dinnanzi a Dio ha peccato ed è nemico di Dio, per ottenere la remissione dei suoi peccati e la vita eterna, deve soltanto credere nel Signore Gesù Cristo. Non c’è un altra maniera per ottenere la remissione dei propri peccati e la vita eterna al di fuori della fede in Cristo Gesù, il Figlio di Dio morto per le nostre offese e risorto per la nostra giustificazione. Un peccatore può compiere qualsiasi opera buona, può compiere qualsiasi rinuncia, e qualsiasi mortificazione corporale, ma tutto ciò sarà del tutto inutile perché i suoi peccati continueranno a rimanere sulla sua coscienza e a farlo sentire in colpa dinnanzi a Dio, e lui continuerà a non avere la certezza che quando morirà andrà in paradiso con Gesù. E questo perché l’unica maniera per ottenere la cancellazione dei propri peccati dalla propria coscienza e la vita eterna è credendo in Gesù Cristo. Tanti ex-preti ed ex-semplici cattolici romani hanno attestato, dopo che si sono ravveduti ed hanno creduto con il cuore in Gesù Cristo, che nonostante facessero tante opere buone e rinunce di ogni genere, per amore del prossimo ma nello stesso tempo anche per espiare i propri peccati, cioè per costringere Dio a rimettergli i peccati in cambio delle loro buone opere, e guadagnarsi o meritarsi la vita eterna, alla fine si rendevano conto che i loro peccati rimanevano sempre su di loro, che erano ancora dei peccatori perduti per nulla certi di andare in cielo quando si sarebbero dipartiti dal corpo! Questo non fa altro che confermare che è impossibile ottenere la remissione dei propri peccati e la vita eterna basandosi sulle proprie opere buone. Nel momento però che l’uomo si ravvede e crede nel Signore Gesù, allora egli riceve il perdono dei suoi peccati e la vita eterna. Le cose cambiano totalmente perché l’uomo si umilia dinnanzi a Dio e Dio gli fà grazia.

A questo punto per l’uomo comincia una vita nuova, una vita che deve essere piena di opere buone perché Cristo ci ha salvati affinché noi fossimo zelanti nelle opere buone che sono state innanzi preparate da Dio affinché le pratichiamo (cfr. Tito 2:14 e Ef. 2:10). Le opere buone servono a confermare il credente nella fede, e a far glorificare in lui il nome di Dio. Sono necessarie, esse indicano la presenza nel credente di una fede viva. La loro assenza invece denota che nel credente c’è una fede morta perché Giacomo dice che come il corpo senza lo spirito è morto, così la fede senza le opere è morta (cfr. Giac. 2:26). Le opere buone compiute in Cristo hanno una ricompensa, cioè per esse in quel giorno Dio ci ricompenserà secondo la sua giustizia e fedeltà (cfr. 2 Cor. 5:10 e Luca 14:14). Bada bene però, che non è che la ricompensa sarà la vita eterna perché la Scrittura dice che la vita eterna è il dono di Dio in Cristo Gesù che si ottiene mediante la fede (cfr. Rom. 6:23 e Giov. 3:16,36) e quindi gratuitamente e non perché ce la si merita. In che cosa consisterà dunque questa ricompensa o questo premio, che naturalmente differirà per ciascuno perché non tutti compiono la stessa quantità di opere buone? A questa domanda non posso rispondere perché la Scrittura non dice in che cosa consisterà. Una cosa comunque sappiamo con certezza, che “ciascuno riceverà il proprio premio secondo la propria fatica” (1 Cor. 3:8) e che questo premio sarà giusto perché sarà dato da Colui che è il giusto giudice che investiga i cuori e le reni e che conosce non solo tutte le nostre opere buone ma anche i motivi reconditi che ci hanno spinto a compierle. Il premio che dunque ci verrà dato da Dio è il premio che avremo meritato (in questo caso si può parlare di nostri meriti) con le nostre fatiche compiute nel e per il Signore. Premio che ci tengo a precisare rimane pur sempre qualche cosa che potremo ottenere per la misericordia del Signore perché Lui ci mette in grado di compiere le opere buone. Senza di lui noi non possiamo fare nulla (cfr. Giov. 15:5), Lui è Colui che opera in noi il volere e l’operare per la sua benevolenza (cfr. Fil. 2:13), per cui tutto quello che possiamo fare per amore del suo nome, lo possiamo fare in virtù della sua grazia che è con noi.

A Dio sia la gloria ora e in eterno. Amen.

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18. Come furono salvati i santi dell’Antico Testamento? Per la loro fede o per le loro opere?

Per fede. Che dice infatti la Scrittura? Essa dice che per fede “fu resa buona testimonianza agli antichi” (Ebr. 11:2), dove per buona testimonianza si intende che gli antichi furono dichiarati da Dio giusti, persone che a lui erano gradite, in virtù della loro fede in Dio.

Prendiamo per esempio Abele, non dice forse la Scrittura che “per fede Abele offerse a Dio un sacrificio più eccellente di quello di Caino; per mezzo d’essa gli fu resa testimonianza ch’egli era giusto, quando Dio attestò di gradire le sue offerte; e per mezzo d’essa, benché morto, egli parla ancora” (Ebr. 11:3)? Dunque Dio testimoniò di Abele che egli era giusto, in virtù della sua fede, e non dei suoi sacrifici.

Vediamo adesso cosa dice la Scrittura di Enoc, il settimo da Adamo: “Per fede Enoc fu trasportato perché non vedesse la morte; e non fu più trovato, perché Dio l’avea trasportato; poiché avanti che fosse trasportato fu di lui testimoniato ch’egli era piaciuto a Dio” (Ebr. 11:5). Naturalmente egli era piaciuto a Dio mediante la sua fede, come nel caso di Abele quindi anche lui fu giustificato per fede.

Passiamo adesso a Noè; la Scrittura dice di lui: “Per fede Noè, divinamente avvertito di cose che non si vedevano ancora, mosso da pio timore, preparò un’arca per la salvezza della propria famiglia; e per essa fede condannò il mondo e fu fatto erede della giustizia che si ha mediante la fede” (Ebr. 11:7). Come si può vedere Noè preparò l’arca per fede, per fede condannò il mondo di allora, e per la stessa fede fu fatto erede della giustizia che si riceve mediante la fede. Presta molta attenzione in particolare a questo essere stato fatto erede della giustizia che si ha mediante la fede, perché questo spiega che il fatto che Noè fu dichiarato giusto fu in virtù della sua fede in Dio (che naturalmente fu accompagnata da una vita giusta). Non avrebbe potuto essere altrimenti, perché “l’eredità è per fede, affinché sia per grazia” (Rom. 4:16).

Ma parliamo ora di Abramo, nostro padre, perché non si può parlare della giustificazione sotto l’Antico Testamento senza parlare di lui. Paolo parla parecchio della fede di Abramo prendendola come esempio di fede tramite cui si viene giustificati, nonostante Abramo visse quando ancora la giustizia di Dio in Cristo non era ancora stata manifestata. Ecco quello che dice Paolo: “Che diremo dunque che l’antenato nostro Abramo abbia ottenuto secondo la carne? Poiché se Abramo è stato giustificato per le opere, egli avrebbe di che gloriarsi; ma dinanzi a Dio egli non ha di che gloriarsi; infatti, che dice la Scrittura? Or Abramo credette a Dio, e ciò gli fu messo in conto di giustizia. Or a chi opera, la mercede non è messa in conto di grazia, ma di debito; mentre a chi non opera ma crede in colui che giustifica l’empio, la sua fede gli è messa in conto di giustizia. Così pure Davide proclama la beatitudine dell’uomo al quale Iddio imputa la giustizia senz’opere, dicendo: Beati quelli le cui iniquità son perdonate, e i cui peccati sono coperti. Beato l’uomo al quale il Signore non imputa il peccato. Questa beatitudine è ella soltanto per i circoncisi o anche per gli incirconcisi? Poiché noi diciamo che la fede fu ad Abramo messa in conto di giustizia. In che modo dunque gli fu messa in conto? Quand’era circonciso, o quand’era incirconciso? Non quand’era circonciso, ma quand’era incirconciso; poi ricevette il segno della circoncisione, qual suggello della giustizia ottenuta per la fede che avea quand’era incirconciso, affinché fosse il padre di tutti quelli che credono essendo incirconcisi, onde anche a loro sia messa in conto la giustizia; e il padre dei circoncisi, di quelli, cioè, che non solo sono circoncisi, ma seguono anche le orme della fede del nostro padre Abramo quand’era ancora incirconciso. Poiché la promessa d’esser erede del mondo non fu fatta ad Abramo o alla sua progenie in base alla legge, ma in base alla giustizia che vien dalla fede. Perché, se quelli che son della legge sono eredi, la fede è resa vana, e la promessa è annullata; poiché la legge genera ira; ma dove non c’è legge, non c’è neppur trasgressione. Perciò l’eredità è per fede, affinché sia per grazia; onde la promessa sia sicura per tutta la progenie; non soltanto per quella che è sotto la legge, ma anche per quella che ha la fede d’Abramo, il quale è padre di noi tutti (secondo che è scritto: Io ti ho costituito padre di molte nazioni) dinanzi al Dio a cui egli credette, il quale fa rivivere i morti, e chiama le cose che non sono, come se fossero. Egli, sperando contro speranza, credette, per diventar padre di molte nazioni, secondo quel che gli era stato detto: Così sarà la tua progenie. E senza venir meno nella fede, egli vide bensì che il suo corpo era svigorito (avea quasi cent’anni), e che Sara non era più in grado d’esser madre; ma, dinanzi alla promessa di Dio, non vacillò per incredulità, ma fu fortificato per la sua fede dando gloria a Dio ed essendo pienamente convinto che ciò che avea promesso, Egli era anche potente da effettuarlo. Ond’è che ciò gli fu messo in conto di giustizia. Or non per lui soltanto sta scritto che questo gli fu messo in conto di giustizia, ma anche per noi ai quali sarà così messo in conto; per noi che crediamo in Colui che ha risuscitato dai morti Gesù, nostro Signore, il quale è stato dato a cagione delle nostre offese, ed è risuscitato a cagione della nostra giustificazione” (Rom. 4:1-25). Vorrei farti notare in particolare queste parole “ricevette il segno della circoncisione, qual suggello della giustizia ottenuta per la fede che avea quand’era incirconciso” perché esse mostrano molto chiaramente che Abramo fu giustificato quando credette alla promessa che gli fece Dio, per cui prima di essere circonciso nella carne. Per grazia quindi.

In virtù di questi esempi appena visti, dobbiamo quindi dire che anche la giustificazione che avveniva sotto l’Antico Testamento era compiuta da Dio mediante la fede nei confronti di coloro che credevano in Lui. Questa fede naturalmente implicava anche la fede nel Messia che doveva venire nella pienezza dei tempi per compiere la propiziazione dei nostri peccati, perché quegli uomini credettero in tutto ciò che Dio aveva preannunciato (anche magari solo tramite dei simboli) dover avvenire con la venuta del suo Unto.

D’altronde, non si può pensare che sotto l’Antico Testamento Dio giustificasse l’uomo per le sue opere, perché in questa maniera avrebbe fornito all’uomo la possibilità di gloriarsi nel suo cospetto, cosa che Dio detesta ed ha in ogni tempo evitato che avvenisse. Ci sono molte storie sotto l’Antico Testamento che ci insegnano come Dio ha sempre operato nell’antichità in maniera da impedire a chicchessia di potersi gloriare nel suo cospetto. Voglio solo citare l’esempio di Gedeone, attorno al quale si erano radunati trentaduemila uomini per andare a combattere contro i Madianiti e liberare così Israele, ma a cui Dio disse: “La gente che è teco è troppo numerosa perch’io dia Madian nelle sue mani; Israele potrebbe vantarsi di fronte a me, e dire: - La mia mano è quella che m’ha salvato. - Or dunque fa’ proclamar questo, sì che il popolo l’oda: - Chiunque ha paura e trema, se ne torni indietro e s’allontani dal monte di Galaad’. E tornarono indietro ventiduemila uomini del popolo, e ne rimasero diecimila” (Giud. 7:2-3). E anche dopo, gli disse che erano ancora troppi gli uomini, tanto che alla fine ne rimasero solo trecento (Giud. 7:4-8), tramite i quali Dio diede i Madianiti in mano di Gedeone. Se in una situazione del genere Dio volle togliere ad Israele la possibilità di vantarsi per la liberazione che egli operò in suo favore, quanto più Dio volle togliere agli uomini anche sotto l’Antico Testamento la possibilità di potersi vantare nel suo cospetto a proposito della loro giustificazione.

Dio è savio, Egli ha operato sempre in maniera da prendersi tutta la gloria e mai concederla a nessun altro, e questo anche in merito alla salvezza. A Lui sia la gloria ora e in eterno. Amen.

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19. Il noto versetto biblico: “Credi nel Signor Gesù, e sarai salvato tu e la casa tua” (Atti 16:31), significa che quando uno crede in Gesù anche tutta la sua famiglia sarà salvata con lui?

In alcuni casi sì infatti nel libro degli Atti troviamo scritto che quando a Cornelio apparve un angelo di Dio che gli disse di mandare a chiamare Simon Pietro, quest’ultimo gli avrebbe parlato di cose, per le quali sarebbe stato salvato Cornelio e tutta la casa sua. Ecco le parole di questo santo angelo: “Manda a Ioppe, e fa’ chiamare Simone, soprannominato Pietro; il quale ti parlerà di cose, per le quali sarai salvato tu e tutta la casa tua” (Atti 11:13-14). Anche nel caso di Lidia di Tiatiri, il libro degli Atti dice che credette con tutti quelli di casa sua secondo che è scritto: “E una certa donna, di nome Lidia, negoziante di porpora, della città di Tiatiri, che temeva Dio, ci stava ad ascoltare; e il Signore le aprì il cuore, per renderla attenta alle cose dette da Paolo. E dopo che fu battezzata con quei di casa, ci pregò dicendo: Se mi avete giudicata fedele al Signore, entrate in casa mia, e dimoratevi. E ci fece forza” (Atti 16:14-15). E la stessa cosa ci viene detto nel caso del carceriere di Filippi secondo che è scritto: “Poi annunziarono la parola del Signore a lui e a tutti coloro che erano in casa sua. Ed egli, presili in quell’istessa ora della notte, lavò loro le piaghe; e subito fu battezzato lui con tutti i suoi. E menatili su in casa sua, apparecchiò loro la tavola, e giubilava con tutta la sua casa, perché avea creduto in Dio” (Atti 16:32-34). C’è un altro credente di cui si dice che credette con tutta la sua casa ed è Crispo: “E Crispo, il capo della sinagoga, credette nel Signore con tutta la sua casa” (Atti 18:8).

In altri casi invece queste parole non si adempiranno. Vediamo di spiegare il perché. Gesù ha detto: “Non pensate ch’io sia venuto a metter pace sulla terra; non son venuto a metter pace, ma spada. Perché son venuto a dividere il figlio da suo padre, e la figlia da sua madre, e la nuora dalla suocera; e i nemici dell’uomo saranno quelli stessi di casa sua” (Matt. 10:34-36); è evidente quindi che in questo caso siccome i nemici di un discepolo di Cristo saranno quelli stessi di casa sua, non tutti nella sua famiglia crederanno in Gesù e saranno salvati. Gesù ha anche detto che “il fratello darà il fratello alla morte, e il padre il figliuolo; e i figliuoli si leveranno contro i genitori e li faranno morire” (Mar. 13:12), e perciò è evidente anche in questo caso che ci saranno casi di famiglie divise al suo ritorno. Anche il fatto che Gesù abbia detto che in quella notte “due saranno in un letto; l’uno sarà preso, e l’altro lasciato” (Luca 17:34) depone a questo favore perché è evidente che qui egli si sta riferendo principalmente a persone sposate. Come depone a favore di ciò il fatto che Paolo abbia detto a chi ha un coniuge non credente: “Ma agli altri dico io, non il Signore: Se un fratello ha una moglie non credente ed ella è contenta di abitar con lui, non la lasci; e la donna che ha un marito non credente, s’egli consente ad abitar con lei, non lasci il marito; perché il marito non credente è santificato nella moglie, e la moglie non credente è santificata nel marito credente; altrimenti i vostri figliuoli sarebbero impuri, mentre ora sono santi. Però, se il non credente si separa, si separi pure; in tali casi, il fratello o la sorella non sono vincolati; ma Dio ci ha chiamati a vivere in pace; perché, o moglie, che sai tu se salverai il marito? Ovvero tu, marito, che sai tu se salverai la moglie?” (1 Cor. 7:12-16).

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20. Un essere umano che muore senza aver sentito parlare di Gesù Cristo, o meglio senza avere avuto l’opportunità di accettare Cristo, sarà condannato lo stesso?

Da quello che insegna la Scrittura sì perché la condanna che si è estesa a tutti gli uomini tramite il peccato del primo uomo (cfr. Rom. 5:18) è rimossa solo tramite Gesù Cristo, ossia è annullata solo per coloro che sono in Cristo Gesù e perciò che hanno creduto in Lui. Paolo dice infatti che non v’è “alcuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù” (Rom. 8:1) e se uno è in Cristo egli è una nuova creatura (cfr. 2 Cor. 5:17).

Tutti gli altri, a prescindere la loro razza, la loro religione, ecc., e se hanno o meno sentito parlare di Cristo saranno condannati. Non ha forse detto Gesù che “chi non avrà creduto sarà condannato” (Mar. 16:16)? E dato che non si può credere in Gesù Cristo senza avere sentito parlare di Lui: “E come crederanno in colui del quale non hanno udito parlare?” (Rom. 10:14) perché la fede viene dall’udire e l’udire si ha per mezzo della parola di Cristo (cfr. Rom. 10:17), coloro che non sentono parlare di lui non possono credere ed essere salvati.

So perfettamente che questa risposta a molti non piace perché pensano che Dio nel condannare qualcuno senza concedergli l’opportunità di ascoltare prima il messaggio del Vangelo della grazia di Dio, agisca ingiustamente. Vorrei però fare notare a costoro che Dio è libero sia di fare grazia a chi vuole e sia di mandare in perdizione chi vuole e nessuno può dirgli nulla. Dunque, il fatto che uno non abbia udito il Vangelo e sia andato in perdizione sta ad indicare che egli rientrava tra quei vasi d’ira preparati per la perdizione a cui Dio aveva deciso di non fare grazia. Dio quindi non gli ha fatto nessun torto, gli ha solo impedito di ascoltar la Buona Notizia. Dio non ha permesso che essi ascoltassero il Vangelo affinché non fossero salvati essendo dei vasi d’ira preparati per la perdizione. Va detto tuttavia che ci sono casi di vasi d’ira preparati per la perdizione a cui Dio permette di ascoltare il Vangelo, anche questi non credono e quindi vanno in perdizione lo stesso. Dio sa perfettamente che nel loro caso non lo accetteranno ma permette ugualmente che ascoltino il Vangelo.

Nel rispondere a questa domanda quindi non si può non parlare del proponimento dell’elezione di Dio che dipende totalmente da Dio. Perché? Perché la ragione per cui molti vanno in perdizione (a prescindere che abbiano o meno l’opportunità di ascoltare il Vangelo) è perché non rientrano tra quei vasi di misericordia preparati da Dio per la gloria. E tra questi ci sono pure coloro che vanno in perdizione senza avere sentito parlare di Cristo. Coloro che invece rientrano tra coloro eletti a salvezza, prima della fondazione del mondo, non importa in che parte del mondo abitano, non importa quale sia il loro stato sociale e culturale, non importa se non hanno ancora sentito parlare di Gesù Cristo o ne hanno già sentito parlare, per loro verrà il giorno in cui crederanno in Gesù Cristo. Se sono tra coloro che ancora non ne hanno udito parlare, Dio gli farà pervenire in qualche maniera il Vangelo affinché credano e siano salvati; se invece ne hanno già sentito parlare ma ancora resistono a Dio, verrà il giorno in cui Dio gli aprirà il cuore all’amore della verità per salvarli. Noi dunque vogliamo essere tra coloro di cui Dio si userà per fare pervenire il Vangelo ai perduti, tra cui sappiamo per certo che alcuni accetteranno il Vangelo. Lungi da noi la pigrizia, lungi da noi il pensare che è inutile evangelizzare i perduti perché così non è infatti tra coloro che in qualche maniera sentiranno il Vangelo dalla nostra bocca ci saranno alcuni a cui Dio aprirà il cuore affinché siano salvati. Non trascuriamo questa nostra responsabilità come figli di Dio, come figli della luce.

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21. Non credi che alla fine Dio nella sua grande misericordia salverà tutti?

No, non credo affatto una simile cosa perché è contraria all’insegnamento della Scrittura la quale a più riprese e in svariate maniere dice che molti esseri umani saranno condannati.

Gesù per esempio ha detto che “larga è la porta e spaziosa la via che mena alla perdizione, e molti son quelli che entran per essa” (Matt. 7:13); che quando Egli verrà nella sua gloria con tutti gli angeli dirà a coloro che metterà alla sua sinistra: “Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato pel diavolo e per i suoi angeli! Perché ebbi fame e non mi deste da mangiare; ebbi sete e non mi deste da bere; fui forestiere e non m’accoglieste; ignudo, e non mi rivestiste; infermo ed in prigione, e non mi visitaste. Allora anche questi gli risponderanno, dicendo: Signore, quando t’abbiam veduto aver fame, o sete, o esser forestiere, o ignudo, o infermo, o in prigione, e non t’abbiamo assistito? Allora risponderà loro, dicendo: In verità vi dico che in quanto non l’avete fatto ad uno di questi minimi, non l’avete fatto neppure a me. E questi se ne anderanno a punizione eterna …” (Matt. 25:41-46); e che chi non avrà creduto nel Vangelo sarà condannato (cfr. Mar. 16:16), e che chi avrà operato male in quel giorno resusciterà in resurrezione di giudizio (cfr. Giov. 5:29).

Paolo dice che Dio renderà “a quelli che son contenziosi e non ubbidiscono alla verità ma ubbidiscono alla ingiustizia, ira e indignazione. Tribolazione e angoscia sopra ogni anima d’uomo che fa il male; del Giudeo prima, e poi del Greco” (Rom. 2:8-9); che la fine dei nemici della croce è la perdizione (cfr. Fil. 3:19); e che Dio “volendo mostrare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con molta longanimità de’ vasi d’ira preparati per la perdizione” (Rom. 9:22).

Pietro dice che “i cieli di adesso e la terra, per la medesima Parola son custoditi, essendo riservati al fuoco per il giorno del giudizio e della distruzione degli uomini empî” (2 Piet. 3:7).

Giovanni dice che nella visione sull’isola di Patmos sentì Colui che siede sul trono dire le seguenti parole: “Chi vince erediterà queste cose; e io gli sarò Dio, ed egli mi sarà figliuolo; ma quanto ai codardi, agl’increduli, agli abominevoli, agli omicidi, ai fornicatori, agli stregoni, agli idolatri e a tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che è la morte seconda” (Apoc. 21:7-8); e che nel giorno del giudizio se qualcuno non sarà trovato scritto nel libro della vita sarà gettato nello stagno di fuoco che è la morte seconda (cfr. Apoc. 20:15).

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22. Se Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati come mai alla fine non salva tutti?

Perché quel “vuole che tutti gli uomini siano salvati” (1 Tim. 2:4) non significa che Dio ha decretato che tutti gli uomini siano salvati. Significa invece che Dio vuole salvare gente di ogni tribù, lingua, nazione, posizione sociale e posizione economica, ecc.; questo lo si evince da tutto il contesto in cui queste parole sono citate dall’apostolo Paolo. Eccolo il contesto: “Io esorto dunque, prima d’ogni altra cosa, che si facciano supplicazioni, preghiere, intercessioni, ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che sono in autorità, affinché possiamo menare una vita tranquilla e quieta, in ogni pietà e onestà. Questo è buono e accettevole nel cospetto di Dio, nostro Salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità. Poiché v’è un solo Dio ed anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, il quale diede se stesso qual prezzo di riscatto per tutti; fatto che doveva essere attestato a suo tempo, e per attestare il quale io fui costituito banditore ed apostolo (io dico il vero, non mentisco), dottore dei Gentili in fede e in verità” (1 Tim. 2:1-7). Come si può vedere, queste specifiche parole di Paolo seguono un esortazione a pregare per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che sono in autorità, per cui esse in quel contesto sono un ammonimento a coloro che potrebbero essere indotti a pensare che per una certa categoria di uomini non c’è bisogno di pregare perché la salvezza non è per loro.

Non può non essere questo il significato di quelle parole dette da Paolo perché in altri luoghi Paolo fa capire che Dio non vuole fare misericordia a tutti gli uomini, per esempio egli dice ai santi di Roma che Dio fa misericordia a chi vuole e indura chi vuole (cfr. Rom. 9:18); che Egli “volendo mostrare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con molta longanimità de’ vasi d’ira preparati per la perdizione” (Rom. 9:22). E poi che dire di quando Paolo dice quale sarà la sorte dell’empio che farà la sua comparsa prima della venuta di Cristo? Non è forse questa una ulteriore conferma che Dio non vuole che questo essere umano spregevole sia salvato? O forse tu intravedi in queste parole: “E allora sarà manifestato l’empio, che il Signor Gesù distruggerà col soffio della sua bocca, e annienterà con l’apparizione della sua venuta” (2 Tess. 2:8) che Dio voglia salvare quell’empio?

Certamente se Dio volesse, cioè se avesse decretato di, fare misericordia a tutti, alla fine salverebbe tutti perché non c’è nessuno che gli può impedire di eseguire un suo decreto. Ascolta infatti quello che Dio ha dichiarato tramite Isaia: “Ricordate il passato, le cose antiche: perché io son Dio, e non ve n’è alcun altro; son Dio, e niuno è simile a me; che annunzio la fine sin dal principio, e molto tempo prima predìco le cose non ancora avvenute; che dico: ‘Il mio piano sussisterà, e metterò ad effetto tutta la mia volontà’; che chiamo dal levante un uccello da preda, e da una terra lontana l’uomo che effettui il mio disegno. Sì, io l’ho detto, e lo farò avvenire; ne ho formato il disegno e l’eseguirò” (Is. 46:9-11); ma proprio perché non è un suo decreto la salvezza finale di tutti, egli alla fine salverà solo alcuni, gli eletti.

Vorrei terminare dicendoti questo: bada bene che quelle parole di Paolo in cui lui dice che Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati, sono tuttora prese dagli Universalisti, cioè da coloro che sostengono che alla fine Dio salverà tutti nella sua bontà. Essi infatti sostengono che quando Dio dice di volere qualche cosa nessuno glielo può impedire, per cui nessuno potrà impedirgli di salvare tutti e di non condannare nessuno.

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23. Non ho rubato, non ho ucciso nessuno, non ho commesso adulterio, di che cosa mi devo ravvedere?

Ti devi ravvedere di qualsiasi peccato che tu hai commesso, e tu hai commesso qualche peccato dinnanzi a Dio perché non c’è alcun giusto, neppure uno (cfr. Rom. 3:10), tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio (cfr. Rom. 3:23). Quindi quand’anche non fossi un ladro, o un omicida, o un adultero, hai sempre dei peccati di cui devi ravvederti. Un pensiero cattivo è un peccato per esempio, una mala parola è un peccato, una menzogna non importa se tu la definisci insignificante è un peccato, un desiderio iniquo è un peccato, e così via.

Non pensare che Dio richiede il ravvedimento solo ai ladri, agli omicidi, agli adulteri, o ad altri esseri umani dati a particolari peccati, perché ciò non è affatto vero. Il ravvedimento è ordinato da Dio a tutti gli uomini, a prescindere quanto e in che maniera abbiano peccato. Come disse Paolo nell’Areopàgo di Atene: “Iddio dunque, passando sopra ai tempi dell’ignoranza, fa ora annunziare agli uomini che tutti, per ogni dove, abbiano a ravvedersi, perché ha fissato un giorno, nel quale giudicherà il mondo con giustizia, per mezzo dell’uomo ch’Egli ha stabilito; del che ha fatto fede a tutti, avendolo risuscitato dai morti” (Atti 17:30-31). Non indugiare, ravvediti di ogni tuo peccato e credi nel Signore Gesù Cristo per ottenere la remissione dei tuoi peccati e la vita eterna.

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24. Gli uomini hanno tutti una misura di fede?

No, perché l’apostolo Paolo parlando ai santi di Tessalonica dice quanto segue: “Del rimanente, fratelli, pregate per noi perché la parola del Signore si spanda e sia glorificata com’è tra voi, e perché noi siamo liberati dagli uomini molesti e malvagi, poiché non tutti hanno la fede” (2 Tess. 3:1-2). Ma d’altronde basta pensare quante persone si dichiarano a tutti gli effetti degli atei, cioè delle persone che non credono che Dio esiste, per rendersi conto che non tutti possono avere la fede. Può qualcuno che dice in cuor suo: ‘Non c’è Dio’ avere una sia pur minima misura di fede? Io sono persuaso di no.

Coloro quindi che vorrebbero far credere che tutti gli uomini hanno una certa misura di fede, sbagliano. E’ vero invece che tutti i credenti hanno una misura di fede perché sempre Paolo dice ai santi di Roma: “Per la grazia che m’è stata data, io dico quindi a ciascuno fra voi che non abbia di sé un concetto più alto di quel che deve avere, ma abbia di sé un concetto sobrio, secondo la misura della fede che Dio ha assegnata a ciascuno” (Rom. 12:3).

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25. Ho visitato il vostro sito, ho una domanda da porvi. Ho sentito parlare di vita nuova e di come Dio opera anche con l'unzione dei suoi fedeli con la potenza dello Spirito Santo. Di che si tratta e dove posso fare questa esperienza?

La vita nuova di cui hai sentito parlare è una vita che si comincia a vivere dopo che ci si ravvede dei propri peccati, e si crede nel Signore Gesù Cristo. In quel momento infatti si nasce di nuovo e si diventa una nuova creatura con un cuore nuovo e una nuova mente, rinnovati dallo Spirito Santo. Questa nuova nascita che è indispensabile per entrare e vedere il Regno di Dio io l'ho sperimentata all'età di circa 18 anni in Inghilterra dove ero andato in vacanza. Quel giorno, lo ricordo ancora come se fosse avvenuto pochi minuti fa, riconobbi di essere un peccatore e chiesi al Signore di perdonare i miei peccati e farmi un suo figliuolo, e credetti che Gesù Cristo era morto sulla croce per i miei peccati e risorto per la mia giustificazione. All'istante mi sentii lavato da tutti i miei peccati, e liberato da un peso enorme che gravava su di me. In quel momento mi misi a piangere come un bambino, assaporando la gioia del perdono dei peccati, e quella grande pace che solo Dio può dare. Quella sera per me cominciò una vita nuova, una vita al servizio del Signore Gesù, al servizio della giustizia. Una vita certamente non priva di problemi, o di afflizioni, perchè le distrette e le afflizioni mi hanno accompagnato fino a questo giorno, ma il Signore mi ha liberato da tutte le mie distrette e da tutte le mie afflizioni che ho sperimentato e mi ha mantenuto saldo nella fede e nella grazia fino a questo giorno. Se quindi ancora non hai fatto questa gloriosa esperienza della nuova nascita, pentiti dei tuoi peccati, confessali al Signore, e credi nella morte espiatoria e nella resurrezione di Gesù Cristo, e il Signore stesso ti perdonerà tutti i tuoi peccati e ti darà un cuore nuovo e un nuovo spirito.

'Dio opera anche con l'unzione dei suoi fedeli con la potenza dello Spirito Santo' è una espressione che viene usata in relazione alla manifestazione dello Spirito Santo presente in mezzo ai Cristiani ancora oggi. Quando parlo di manifestazione dello Spirito mi riferisco alla manifestazione dei vari doni spirituali che Paolo menziona nella sua prima epistola ai Corinzi secondo che è scritto: "Or a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per l’utile comune. Infatti, a uno è data mediante lo Spirito parola di sapienza; a un altro, parola di conoscenza, secondo il medesimo Spirito; a un altro, fede, mediante il medesimo Spirito; a un altro, doni di guarigioni, per mezzo del medesimo Spirito; a un altro, potenza d’operar miracoli; a un altro, profezia; a un altro, il discernimento degli spiriti; a un altro, diversità di lingue, e ad un altro, la interpretazione delle lingue; ma tutte queste cose le opera quell’uno e medesimo Spirito, distribuendo i suoi doni a ciascuno in particolare come Egli vuole" (1 Corinzi 12:7-11). Per sapere nello specifico in che cosa consistono questi doni leggi il mio studio sui doni dello Spirito Santo presente sul sito nella sezione 'Insegnamenti ed esortazioni'.

La nuova nascita la puoi sperimentare dovunque, quindi sia in casa tua, che in un campo, su un monte o in un locale di culto e così via, basta che fai quello che ti ho detto. Per ciò che concerne la manifestazione dello Spirito anche questa Dio la opera dove vuole lui e tramite chi vuole lui; per cui si può assistere ad un miracolo o ad una guarigione in casa, al locale di culto, in piazza, in strada, ecc. Certamente però questa manifestazione dello Spirito è presente dove ci sono Cristiani ripieni di Spirito che hanno i doni dello Spirito Santo per cui è necessario essere in mezzo ad essi. Di Cristiani ripieni di Spirito con dei doni dello Spirito Santo ce ne sono per esempio nelle Chiese Pentecostali, per cui se nella tua zona c'è una comunità pentecostale ti invito ad andarci. Potrai sentire la Parola di Dio predicata con potenza, e potrai assistere ad un culto con la manifestazione dello Spirito sempre naturalmente a condizione che in quella Chiesa ci siano credenti con alcuni dei doni citati da Paolo. Dio ti benedica.

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26. Quand'è che non si fa più parte del Corpo di Cristo? Può un pastore umano dire ad una persona che non frequenta più la sua comunità (ma che va in un'altra Chiesa, però libera), che non fa più parte del corpo di Cristo?

Un credente non fa più parte del corpo di Cristo quando apostata dalla fede e rinnega il Signore che lo ha riscattato e santificato con il suo prezioso sangue. In quel caso infatti egli smette di dimorare in Cristo e diventa un ramo secco che ha da essere gettato nel fuoco secondo che è scritto: "Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio, e si secca; cotesti tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e si bruciano" (Giovanni 15:6).

E’ evidente dunque che il fatto di lasciare una Chiesa evangelica per entrare a far parte di un’altra Chiesa evangelica, non significa per nulla che non si appartiene più al corpo di Cristo. Purtroppo però, in alcune denominazioni c’è questo modo perverso di parlare e di ragionare, che se uno cambia comunità, per esempio passa da una comunità pentecostale ad un'altra comunità pentecostale ma che non fa parte della stessa denominazione, ha apostatato dalla fede!!! Quei credenti che parlano così – manifestando per altro uno spirito settario ed anche tanta ignoranza - renderanno conto a Dio per queste loro parole con cui offendono e giudicano altri fratelli che sono ancora nella fede e nella verità che è in Cristo Gesù.

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27. Se la predestinazione è assoluta, vuol dire allora che Dio predestina non solo a credere e a non credere, ma anche ad essere (tra chi crede) uno dei terreni descritti in Matteo 13, oppure quello dipende da noi? Ultimamente riflettendo sulla predestinazione sto avendo anche altre difficoltà, ad esempio una volta quando guardavo la gente per strada, grandi e piccoli, vedevo dei peccatori che Dio voleva salvare, ora invece mi rattristo perché li vedo divisi in due categorie: persone grandi e piccole che sono predestinate a non essere salvate, e altri ad essere salvati. Insomma, se dovessi parlare loro del Signore, non riuscirei più a dirgli che il Signore li ama, perché non so se il Signore li ama davvero e li ha scelti per essere salvati. Lo stesso accade quando il pastore dice dal pulpito che Dio ha amato il mondo al punto da dare Gesù e vuole salvare quanti più uomini è possibile; ritorna sempre quel pensiero della predestinazione. Come puoi vedere, mi sento piuttosto confuso.

Io non insegno che la predestinazione è assoluta, nel senso che non insegno la dottrina calvinista ‘una volta salvati sempre salvati’ perché ammetto che un vero credente possa scadere dalla grazia e andare in perdizione. Cosa questa che è confermata dalle parole di Gesù: “E quelli sulla roccia son coloro i quali, quando hanno udito la Parola, la ricevono con allegrezza; ma costoro non hanno radice, credono per un tempo, e quando viene la prova, si traggono indietro” (Luca 8:13). Secondo lo scrittore agli Ebrei, costoro si traggono indietro a loro perdizione (cfr. Ebrei 10:39). E’ evidente che costoro si traggono indietro perché vogliono tirarsi indietro. Questo te lo posso dire con assoluta certezza. Come ti posso dire con certezza che di questi credenti ce ne saranno sempre fino a che il Vangelo sarà predicato alle persone. Quello che non so dirti è perché Dio permette che costoro che hanno creduto si traggano indietro. Ciò sembra contraddire il proponimento dell’elezione di Dio, me ne rendo conto, ma noi dobbiamo accettare anche quelle parti del consiglio di Dio che non ci sono del tutto chiare e non solo quelle parti che sono chiare. Comunque questo non deve destare in te nessuna preoccupazione, Dio rimane buono e santo in ogni caso. Studiamoci di perseverare nella fede fino alla fine, come ci ordina di fare la Parola di Dio. Poi in quel giorno avremo la risposta ai tanti perché a cui qui sulla terra non siamo riusciti a dare una risposta.

Il fatto che Dio fa misericordia a chi vuole e indura chi vuole non deve portarti mai a non credere o mettere in dubbio l’amore di Dio verso il mondo perché la Parola di Dio dice che Dio ha tanto il mondo che ha dato il suo unigenito Figliuolo affinché chiunque creda in lui non perisca ma abbia vita eterna. Gesù sapeva molto bene che non tutti gli Israeliti avrebbero creduto in Lui perché Dio avrebbe fatto misericordia solo a un residuo di Israele, eppure Egli predicò il Vangelo della grazia agli Israeliti esortando gli uomini a ravvedersi e a credere nel Vangelo. Lui è l’esempio che noi dobbiamo seguire. Guarda, ti do un consiglio, fai come me che quando parlo del Signore ai perduti gliene parlo come se la salvezza dipendesse da loro e la predestinazione non esistesse. Io semino la Parola, sapendo che è Dio che fa crescere la Parola e che Lui farà crescere la Parola solo in certi cuori. Io faccio il mio dovere, poi sia fatta la volontà di Dio. In ogni caso, quello che Dio farà andrà bene.

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28. Gli uomini sono tutti figli di Dio?

No, perché la Bibbia dice che figli di Dio sono solo coloro che credono nel nome del Figliuolo di Dio, secondo che è scritto: “È venuto in casa sua, e i suoi non l’hanno ricevuto; ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figliuoli di Dio; a quelli, cioè, che credono nel suo nome; i quali non son nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma son nati da Dio” (Giov. 1:11-13) ed ancora: “Siete tutti figliuoli di Dio, per la fede in Cristo Gesù” (Gal. 3:26).

Quindi tutti gli increduli (e bada bene che molti sono increduli anche se credono che Dio esiste, e questo perché non credono che Gesù Cristo è il Figlio di Dio morto sulla croce per i nostri peccati e risorto per la nostra giustificazione) non sono figli di Dio. Dio è il Padre solo di coloro che egli ha generato mediante la Parola di verità; come nella vita naturale per essere definiti figli di Tizio occorre essere stati generati da Tizio, così è in ambito spirituale, per essere chiamati figli di Dio occorre essere stati generati da Dio, ossia essere nati da Dio. E questa nascita da Dio o rigenerazione l'uomo la sperimenta quando egli si riconosce peccatore davanti a Dio, si pente e crede nella morte espiatoria e nella resurrezione di Gesù Cristo. In quel momento egli NASCE DA DIO e Dio manda nel suo cuore il suo Spirito mediante il quale egli può gridare: 'Abba! Padre!' secondo che è scritto: "E perché siete figliuoli, Dio ha mandato lo Spirito del suo Figliuolo nei nostri cuori, che grida: Abba, Padre. Talché tu non sei più servo, ma figliuolo; e se sei figliuolo, sei anche erede per grazia di Dio" (Gal. 4:6-7). E' lo Spirito dunque che attesta - assieme allo spirito di colui che è stato rigenerato - che egli è un figlio di Dio (cfr. Rom. 8:16).

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29. Cari fratelli, vi scrive una persona che certamente non ha né i meriti né i titoli per parlare approfonditamente di argomenti complessi come quelli che affrontate, ed in particolare, alla fondamentale questione della Salvezza: La sola fede in Cristo è la sola condizione per poter sperare nella salvezza? O, in qualche modo, anche le Opere sono una componente fondamentale? Pur consapevole, come detto, dei mie limiti, vi voglio però proporre una interpretazione che, mi sembra, unisce le due condizioni: La fede in Gesù è, incontestabilmente, condizione necessaria e sufficiente per la Salvezza, ma si può dire di avere veramente fede in Lui se non si seguono i suoi comandamenti? Certamente no! Gesù ci ha costantemente spinti ad essere fratelli l'un l'altro, e pertanto, come fanno i fratelli, dobbiamo operare sistematicamente per il bene del nostro prossimo: "Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi" (Mt 25,35-36). Da questo si conclude che le Opere sono la dimostrazione pratica della nostra fede, e quindi senza di esse non c'è salvezza perchè non c'è vera fede. Con affetto, da un vostro fratello (convinto che chi senza volere sbaglia sarà comunque salvato, se costui si impegna nella ricerca di Dio e specialmente se opera costantemente per la diffusione della Sua Parola).

Ascolta, la Sacra Scrittura insegna chiaramente che la salvezza si ottiene SOLTANTO per la fede in Cristo, bada bene che ho detto si ottiene non si spera di ottenerla perché quando si crede si è SICURI di essere stati salvati. Ecco alcuni passi della Scrittura che attestano ciò: “Credi nel Signor Gesù, e sarai salvato tu e la casa tua” (Atti 16:31), e: “La parola è presso di te, nella tua bocca e nel tuo cuore; questa è la parola della fede che noi predichiamo; perché, se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore, e avrai creduto col cuore che Dio l’ha risuscitato dai morti, sarai salvato; infatti col cuore si crede per ottener la giustizia e con la bocca si fa confessione per esser salvati” (Rom. 10:8-10). Ma te ne potrei citare molti altri di passi come per esempio questo della lettera agli Efesini: “Poiché gli è per grazia che voi siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non vien da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù d’opere, affinché niuno si glorî” (Ef. 2:8-9), o quest’altro della lettera ai Galati: “Avendo pur nondimeno riconosciuto che l’uomo non è giustificato per le opere della legge ma lo è soltanto per mezzo della fede in Cristo Gesù, abbiamo anche noi creduto in Cristo Gesù affin d’esser giustificati per la fede in Cristo e non per le opere della legge; poiché per le opere della legge nessuna carne sarà giustificata” (Gal. 2:16).

Ma non lo vedi che si viene salvati SOLTANTO per fede? Ma io ti domando, se per ottenere la salvezza occorressero anche le opere e non solo la fede, come si potrebbe affermare che la salvezza è per grazia? Non si potrebbe perché risulterebbe che la fede in Cristo non è sufficiente per essere salvati, ci vogliono pure i meriti e i sacrifici dell’uomo. Il che è un affronto al sacrificio di Cristo perché se la giustizia si ottiene per mezzo delle opere della legge Cristo è morto inutilmente (cfr. Gal. 2:21). Non solo, l’uomo potrebbe pure gloriarsi davanti a Dio. No, non è così come dici tu, la salvezza è per grazia mediante la sola fede in Cristo. E poi, se fosse come dici tu, mettiamo il caso che incontri un uomo che è sul punto di morire che ti chiede cosa deve fare per essere salvato, tu che gli risponderesti? Che oltre che credere in Gesù deve poi fare opere buone, e dove e quando farà queste opere quell’uomo che sta per spirare? Non credi che quello che gli diresti lo farebbe piombare nella più cupa disperazione perché sarebbe come dirgli che oramai non può più essere salvato? Gli annunceresti una brutta NOTIZIA e non la BUONA NOVELLA DEL VANGELO DELLA GRAZIA DI DIO. Quindi anche questo conferma che non può essere come dici tu, perché altrimenti la salvezza sarebbe preclusa a tutti coloro che stanno per morire e vogliono di cuore riceverla.

Nella Scrittura, nel mio cuore e nella mia mente c’è scritto: “Il giusto vivrà per la sua fede”. Io sono stato vivificato mediante la fede in Cristo, mediante di essa sono stato riconciliato con Dio, sono stato benedetto con il credente Abramo che fu anch’egli giustificato mediante la sua fede, e mediante questa fede cammino sulla via che porta in cielo, essendo sicuro che in qualsiasi momento questo cammino si interromperà io andrò con il Signore Gesù Cristo. Sicuro, ripeto, sicuro, sai perché? Perché “la fede è certezza di cose che si sperano” (Ebr. 11:1). Sai? Molti dicono come te che per essere salvati occorre la fede e le opere; ora ammesso e non concesso che sia come dici tu, come mai con la fede e le opere queste persone non sono sicure di essere salvate? Se la fede è certezza di cose che si sperano come mai questa certezza non esiste in queste persone? Semplice, perché non c’è la fede e di conseguenza non ci può essere nessuna certezza ma solo DUBBI. Io, dopo avere parlato personalmente con tantissimi Cattolici Romani che dicono che oltre che la fede per essere salvati ci vogliono le opere, ho potuto riscontrare che essi parlano così perché in realtà non hanno la fede, o meglio la vera fede perché ne hanno una FINTA, sì finta perché una fede che non è certezza di cose che si sperano non può che essere finta. Alla mia domanda: ‘Sei salvato quindi?’ ‘Hai la vita eterna quindi?’ Mi hanno risposto tutti: ‘Questo non lo posso dire, lo spero però!’

Ah, tu dirai, ma ci sono le opere!!! Che significa ciò? Quelle opere non sono la conseguenza della fede ma solo un mezzo per meritarsi la salvezza o meglio per comprarla, e quindi non hanno valore, non servono a nulla, proprio a nulla.

Naturalmente chi ha la vera fede, ha pure le opere buone nella sua vita; ma qual è quell’albero buono che non farà buoni frutti? Ma è normale che sia così, la riconoscenza verso il Salvatore si mostra compiendo opere buone, facendo una vita santa, pia e giusta. Le opere buone sono state create affinché noi Cristiani le pratichiamo, ma esse seguono la fede.

Se quindi tu non hai la certezza della salvezza, se non sei sicuro di essere salvato, ti esorto a pentirti dei tuoi peccati e a credere con tutto il tuo cuore che Gesù Cristo è morto sulla croce per espiare appieno anche i tuoi peccati, ed è risuscitato per giustificare anche te. Così facendo sarai SALVATO dai tuoi peccati e otterrai la VITA ETERNA.

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30. Ti confesso che non mi è ancora chiaro quando si può parlare di aver crocifisso nuovamente Cristo e quando si tratta di sviamento (per quanto grave esso sia) ed è dunque ancora possibile "riportare indietro un peccatore dall'errore della sua via". Mi chiedo anche se un credente che si allontana da Cristo, e poi si penta davvero, venga perdonato come Bracco scrive in "Parole di misericordia per il penitente dubbioso", oppure no perché ha oltraggiato Cristo. Ad esempio nel racconto della storia dei missionari Flood, nel sermone "Sei Arrabbiato con Dio?" di David Wilkerson, 16/02/1998, si parla di un missionario che in seguito a una prova abbandonò il Signore e si diede all'alcool, nutrendo un profondissimo rancore verso Dio e crescendo i figli al disprezzo verso di Lui. Poi, negli ultimi anni della sua vita, in seguito a un evento si pente e - stando alle parole del racconto contenuto nel sermone - viene ristorato dallo Spirito Santo. E poi sono confuso dal fatto che grandi predicatori come Whitefield, Spurgeon, e Bracco, così potentemente usati dallo Spirito, possano aver predicato dottrine errate per quanto riguarda il peccato, guidati da una sorta di "eccesso" di grazia; ma mi rendo conto che erano pur sempre uomini, e dunque non infallibili.

Ascolta, fratello, per farti capire la differenza che c’è tra crocifiggere di nuovo Cristo e sviarsi dalla verità, ti farò un esempio tratto dalle Scritture. Come tu sai la lettera agli Ebrei fu scritta a dei credenti ebrei di nascita che erano tentati a tornare ai vecchi ed imperfetti sacrifici dell’Antico Testamento che prefiguravano quello perfetto che Cristo ha compiuto nella pienezza dei tempi e mediante il quale i credenti quanto alla loro coscienza sono stati resi perfetti. Ora, se uno di quei credenti fosse tornato a quei sacrifici avrebbe calpestato il Figliuol di Dio, tenuto per profano il sangue del patto con il quale era stato santificato e avrebbe oltraggiato lo spirito della grazia e sarebbe stato impossibile menarlo di nuovo a ravvedimento. Troviamo infatti scritto: “Perché, se pecchiamo volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non resta più alcun sacrificio per i peccati; rimangono una terribile attesa del giudizio e l’ardor d’un fuoco che divorerà gli avversarî. Uno che abbia violato la legge di Mosè, muore senza misericordia sulla parola di due o tre testimoni. Di qual peggior castigo stimate voi che sarà giudicato degno colui che avrà calpestato il Figliuol di Dio e avrà tenuto per profano il sangue del patto col quale è stato santificato, e avrà oltraggiato lo Spirito della grazia? Poiché noi sappiamo chi è Colui che ha detto: A me appartiene la vendetta! Io darò la retribuzione! E ancora: Il Signore giudicherà il suo popolo. È cosa spaventevole cadere nelle mani dell’Iddio vivente” (Ebr. 10:26-31) ed ancora: “Perché quelli che sono stati una volta illuminati e hanno gustato il dono celeste e sono stati fatti partecipi dello Spirito Santo e hanno gustato la buona parola di Dio e le potenze del mondo a venire, se cadono, è impossibile rinnovarli da capo a ravvedimento, poiché crocifiggono di nuovo per conto loro il Figliuol di Dio, e lo espongono ad infamia. Infatti, la terra che beve la pioggia che viene spesse volte su lei, e produce erbe utili a quelli per i quali è coltivata, riceve benedizione da Dio; ma se porta spine e triboli, è riprovata e vicina ad esser maledetta; e la sua fine è d’esser arsa” (Ebr. 6:4-8). In queste scritture dunque il peccare volontariamente e il cadere stanno ad indicare una trasgressione da cui non ci si può più pentire, una posizione dalla quale se presa non si può più tornare indietro. E’ una trasgressione così grave che chi la commette non può ravvedersi da essa perché implica il volontario rinnegamento del Signore Gesù, cioè il fatto che il credente maturo ad un certo punto ingannato dal diavolo e dal peccato dice: ‘Io abbandono Cristo e la sua dottrina, non mi interessa più niente di lui, rinnego la mia professione di fede fin qui tenuta’. In riferimento alle Scritture da me prima citate, è evidente che per un credente ebreo il tornare ai vecchi sacrifici avrebbe equivalso ad abbandonare Cristo e la sua dottrina perché avrebbe significato rinnegare il sacrificio espiatorio di Cristo, reputarlo un nulla, un qualcosa senza senso, un sacrificio del tutto inutile e dato che il Nuovo Testamento si basa sul sacerdozio e sul sacrificio di Cristo prendere quella decisione avrebbe equivalso a rinnegare il Nuovo Patto. La cosa è grave quindi, molto grave quando un credente decide di rinnegare Cristo, il suo sacrificio e il Nuovo Patto di cui Cristo è garante. E difatti è per questa ragione che questo peccato mena in perdizione quei credenti che lo commettono.

Ma veniamo adesso allo sviamento, è evidente che nel momento in cui la Scrittura ammette la possibilità che un credente che si svia possa tornare in sé ed essere salvato, implicitamente fa capire che quel credente nello sviarsi non ha commesso quel peccato tramite cui si crocifigge di nuovo il Figliuolo di Dio perché da quest’ultimo, come abbiamo visto, non ci si può più ravvedere. Ecco i passi che ammettono la possibilità per uno sviato di tornare in sé e riconoscere la verità: “Fratelli miei, se qualcuno fra voi si svia dalla verità e uno lo converte, sappia colui che chi converte un peccatore dall’error della sua via salverà l’anima di lui dalla morte e coprirà moltitudine di peccati” (Giac. 5:19-20) e: “Or il servitore del Signore non deve contendere, ma dev’essere mite inverso tutti, atto ad insegnare, paziente, correggendo con dolcezza quelli che contraddicono, se mai avvenga che Dio conceda loro di ravvedersi per riconoscere la verità; in guisa che, tornati in sé, escano dal laccio del diavolo, che li avea presi prigionieri perché facessero la sua volontà” (2 Tim. 2:24-26). Quindi, sviarsi dalla verità non è lo stesso che rinnegare Cristo, perché? Perché uno si può sviare dalla verità senza per questo rinnegare Cristo e la sua opera di salvezza. Ti faccio un esempio, se un credente un giorno entra a far parte di una Chiesa che (pur insegnando la Trinità, la divinità di Cristo, la salvezza per fede, l’immortalità dell’anima e la resurrezione e il ritorno di Cristo) insegna a commettere fornicazione e adulterio, di certo accettando questa eresia si svia dalla verità però non si può dire che per lui non ci sia più la possibilità di rientrare in sè stesso e riconoscere la verità, perché nonostante questa Chiesa insegna questa eresia, da essa ci si può ravvedere, quella Chiesa non porta un credente a commettere il peccato che mena a morte perché da quella eresia egli si può ancora ravvedere, egli può ancora rientrare in sé stesso e riconoscere la verità. Certamente però se egli muore nel suo peccato egli andrà in perdizione. Ti potrei fare un altro esempio con un credente che sedotto dai vani ragionamenti di alcuni entra a far parte di una chiesa che dice che la resurrezione è già avvenuta, di certo egli si svia dalla verità, ma per lui c’è ancora la possibilità di ravvedersi perché egli non ha commesso il peccato che mena a morte. Così anche nel caso un credente si svia, abbandonando la propria moglie per un'altra donna, dandosi a ubriachezze, e a varie concupiscenze mondane, certamente egli si svia dalla fede però egli non commette dei peccati da cui è impossibile ravvedersi.

Quando dunque si sentono quelle testimonianze di uomini e donne che dopo essersi sviati si sono pentiti dei loro peccati e sono tornati al Signore che li ha perdonati, per certo non si tratta di casi di credenti che avevano commesso il peccato che mena a morte ossia di credenti che avevano crocifisso di nuovo il Figliuol di Dio. Non si deve per altro dubitare del perdono del Signore in questi casi: come potremmo farlo? Basta considerare quante volte il Signore perdonò il popolo d’Israele nel deserto per i suoi peccati; come perdonò Davide quando egli si pentì dell’omicidio che aveva commesso, per capire quanto il Signore sia misericordioso e pronto a perdonare. E poi ti ricordi di quella donna di nome Jezabel che nella chiesa di Tiatiri insegnava e seduceva i servi del Signore affinché commettessero fornicazione e mangiassero cose sacrificate agli idoli? Non è forse scritto che il Signore le diede tempo per ravvedersi? Quindi quella credente nonostante quei suoi misfatti aveva ancora la possibilità di essere perdonata, ma lei non volle e quindi Dio la giudicò come meritava. Certamente se si fosse pentita Dio l’avrebbe perdonata.

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31. Se un credente viene liberato dal peccato come mai accade che egli talvolta pecchi ancora?

La ragione è perché chi crede nel Signore viene affrancato dalla schiavitù del peccato o dal dominio di esso e non reso infallibile o perfetto in tutto quello che fa, pensa e dice. Se il credente nel momento che ha creduto fosse diventato perfetto perché mai dovrebbe procacciare la perfezione, come invece dice di fare la Scrittura (cfr. 2 Cor. 13:11)? Perché mai dovrebbe procacciare la santificazione (cfr. Ebr. 12:14)? O far sì che il peccato non regni nel suo corpo mortale per ubbidirgli nelle sue concupiscenze (cfr. Rom. 6:12)? Dunque, chi ha creduto è certo che il peccato non lo signoreggerà più perché non è sotto la legge ma sotto la grazia, ma è altresì certo che non sempre riuscirà ad evitare il peccato nonostante la sua volontà e il suo desiderio di ubbidire al Signore in ogni cosa.

L’apostolo Paolo, e sto parlando di un uomo che amava e temeva Dio e si studiava di conservare una buona coscienza davanti a Dio e davanti agli uomini, pur essendo pienamente convinto che egli era stato affrancato dal peccato e reso servo della giustizia, riconosceva di essere ancora fallibile dicendo ai Romani: “Perché io non approvo quello che faccio; poiché non faccio quel che voglio, ma faccio quello che odio. Ora, se faccio quello che non voglio, io ammetto che la legge è buona; e allora non son più io che lo faccio, ma è il peccato che abita in me. Difatti, io so che in me, vale a dire nella mia carne, non abita alcun bene; poiché ben trovasi in me il volere, ma il modo di compiere il bene, no. Perché il bene che voglio, non lo fo; ma il male che non voglio, quello fo. Ora, se ciò che non voglio è quello che fo, non son più io che lo compio, ma è il peccato che abita in me. Io mi trovo dunque sotto questa legge: che volendo io fare il bene, il male si trova in me. Poiché io mi diletto nella legge di Dio, secondo l’uomo interno; ma veggo un’altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente, e mi rende prigione della legge del peccato che è nelle mie membra. Misero me uomo! chi mi trarrà da questo corpo di morte? Grazie siano rese a Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore. Così dunque, io stesso con la mente servo alla legge di Dio, ma con la carne alla legge del peccato” (Rom. 7:15-25).

Giacomo, il fratello del Signore, che era anche lui come Paolo un santo uomo, nella sua epistola dice che “tutti falliamo in molte cose” (Giac. 3:2).

E Giovanni, il discepolo che Gesù amava, nella sua prima epistola dice: “Se diciamo d’esser senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, Egli è fedele e giusto da rimetterci i peccati e purificarci da ogni iniquità. Se diciamo di non aver peccato, lo facciamo bugiardo, e la sua parola non è in noi” (1 Giov. 1:8-10). Come puoi vedere, l’apostolo Giovanni lo dice chiaramente che noi non possiamo dire né di essere senza peccato e neppure di non avere peccato. Ma grazie a Dio che quand’anche cadessimo nel peccato noi abbiamo un avvocato presso il Padre, cioè Gesù Cristo il quale è la propiziazione dei nostri peccati (cfr. 1 Giov. 2:1-2). Naturalmente, per ottenere la remissione dei nostri peccati ed essere purificati da ogni iniquità dobbiamo confessare i nostri peccati a Dio, questo Giovanni lo dice chiaramente. E d’altronde pure Gesù questo lo insegnò ai suoi discepoli quando insegnò loro a pregare. Tra le cose infatti che essi dovevano dire al Padre, e che pure noi dobbiamo dire, c’è la seguente frase: “Rimettici i nostri debiti” (Matt. 6:12), dando quindi per scontato che noi credenti contraiamo dei debiti nei confronti di Dio, ossia pecchiamo, perché questi debiti non sono altro che peccati.

Nonostante questo però, noi figliuoli di Dio dobbiamo fare di tutto per non peccare ed essere santi in tutta la nostra condotta. Non dobbiamo per nulla cercare il peccato, ma dobbiamo fuggirlo. Non dobbiamo accarezzarlo, ma lottare contro di esso. Non dobbiamo cadere vittime del suo inganno, ma dobbiamo resistergli. Non dobbiamo mai compiacerci in esso, ma odiarlo in tutte le sue forme. Come ben diceva l’apostolo Paolo: “Che direm dunque? Rimarremo noi nel peccato onde la grazia abbondi? Così non sia. Noi che siam morti al peccato, come vivremmo ancora in esso?” (Rom. 6:1-2).

Sì, noi siamo morti al peccato, siamo morti mediante il corpo di Gesù Cristo perché siamo stati crocifissi con lui affinché il corpo del peccato fosse annullato. Come Cristo essendo risuscitato dai morti non muore più perché la morte non lo signoreggia più, così noi che siamo stati risuscitati con lui a nuova vita sappiamo che la morte spirituale non ci signoreggia più perché siamo morti al peccato di cui eravamo schiavi.

Grazie siano rese a Dio in Cristo Gesù per questa gloriosa resurrezione che Egli ci ha dato la grazia di sperimentare. Amen.

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32. Voi dite che siete stati salvati, ma da che cosa siete stati salvati?

Noi siamo stati salvati dalla schiavitù del peccato, dalle mani dell’avversario cioè Satana, dal presente secolo malvagio e dalle fiamme del fuoco che aspetta il peccatore sia dopo morto che alla resurrezione.

Questa salvezza, quindi, a giusta ragione è chiamata dalla Scrittura: “Una così grande salvezza” (Ebr. 2:3). Non è una cosa da poco, ma qualcosa di immenso valore che abbiamo ricevuto per la grazia di Dio, sì per la grazia di Dio, cioè gratuitamente perché non è stato in virtù di opere giuste che noi avessimo fatte che l’abbiamo ottenuta ma perché a Dio è piaciuto donarcela. Noi abbiamo dovuto solo accettarla per fede ed ora ringraziamo Dio per avercela data e ci studiamo di tenerla stretta fino alla fine dei nostri giorni per ottenere dal Signore la corona della vita che il Signore ha promesso a quelli che lo amano. Questa sì grande salvezza, come ci dice Pietro, “è stata l’oggetto delle ricerche e delle investigazioni dei profeti che profetizzarono della grazia a voi destinata. Essi indagavano qual fosse il tempo e quali le circostanze a cui lo Spirito di Cristo che era in loro accennava, quando anticipatamente testimoniava delle sofferenze di Cristo, e delle glorie che dovevano seguire. E fu loro rivelato che non per se stessi ma per voi ministravano quelle cose che ora vi sono state annunziate da coloro che vi hanno evangelizzato per mezzo dello Spirito Santo mandato dal cielo; nelle quali cose gli angeli desiderano riguardare bene addentro” (1 Piet. 1:10-12). Dunque essa fu preannunciata dagli antichi profeti i quali in svariate maniere dissero che il Cristo, il Figlio di Dio, un giorno sarebbe venuto in questo mondo per offrire se stesso per la nostra salvezza. Quei profeti si domandarono quando sarebbe accaduto tutto ciò, ma fu rivelato loro che quelle cose erano per un tempo avvenire e non per il loro tempo. E così quando giunse la pienezza dei tempi, Dio mandò in questo mondo il suo Unigenito Figliuolo il quale dopo avere vissuto una vita immacolata e senza colpa alcuna, fu crocifisso per i nostri peccati. Egli, il Giusto, soffrì per noi ingiusti, per riconciliarci con Dio: Lui che non aveva conosciuto peccato fu fatto da Dio peccato affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui. Lui che non aveva peccato in sé, si caricò di tutti i nostri peccati per affrancarci da essi. L’autore di questa grande salvezza quindi è Gesù Cristo, il Figlio di Dio. E’ in virtù del suo sacrificio sulla croce che noi oggi possiamo dire con assoluta certezza di essere stati salvati. Gloria al suo nome in eterno. Amen.

Torno brevemente all’inizio della mia risposta per spiegarti la nostra vita prima di essere salvati. Eravamo schiavi del peccato che era il nostro crudele padrone, che ci costringeva a servirlo e ci ripagava con la morte, l’infelicità e la paura. Il peccato era veramente più forte di noi, ci piaceva peccare, prendevamo piacere in esso. Il peccato è la trasgressione della legge, e a noi piaceva trasgredire la legge di Dio. Ma un giorno noi, credendo in Gesù, siamo stati liberati dal peccato: questa liberazione l’abbiamo sperimentata in maniera tangibile. Molti oggi si domandano come mai l’uomo è dato al male e cercano di spiegare tutto ciò con tante teorie che sono tutte false; l’unica ragione per cui l’uomo è dato al male è perché egli è schiavo del peccato che è entrato nel mondo per mezzo del primo uomo. L’uomo quindi ha bisogno di essere liberato da questa schiavitù del peccato e può esserlo solo mediante la fede in Gesù Cristo perché è solo in Lui che c’è la salvezza.

Eravamo sotto il dominio di Satana, cioè dell’avversario di Dio, che è il principe di questo mondo, quello spirito che opera al presente negli uomini ribelli inducendoli a compiere ogni sorta di peccati. Il diavolo non è un mito, o frutto dell’immaginazione umana, no, ma un essere spirituale malvagio che agisce in questo mondo negli uomini e tramite di essi. E’ lui che spinge gli uomini a fornicare, uccidere, commettere adulteri, rubare, dire menzogne e a commettere ogni sorta di ingiustizia. L’uomo è in balia di questo essere malvagio, ecco perché nel mondo gli uomini sono dati al male. E noi pure un giorno eravamo tra gli uomini ribelli al servizio di Satana. Ma Dio nella sua misericordia ci ha riscattati dalla potestà del diavolo mediante la fede in Gesù Cristo. Noi che abbiamo sperimentato questa liberazione possiamo dire che non c’è niente di meglio che sapere di non essere più sotto il dominio di Satana, di questo essere così malvagio. Gli uomini quindi possono essere liberati dal dominio di Satana, e questo può avvenire solo per opera di Gesù Cristo che è Colui che ha vinto il diavolo, che lo ha distrutto morendo e risuscitando dai morti. Credendo in Gesù si viene affrancati dalla mano di Satana, dalla sua potestà. Quindi ancora una volta va messo l’accento sull’opera redentrice di Gesù Cristo.

Noi eravamo parte di questo sistema, cioè di questo mondo. I nostri interessi, i nostri obbiettivi, i nostri desideri, i nostri comportamenti erano come quelli di tutti gli altri. Avevamo quindi l’animo alle cose di questo mondo, alle cose della carne, cose che non danno la vera e duratura gioia, il cui frutto è la morte, sì proprio la morte. Tutte cose per altro vane, in verità la nostra vita era una sorta di corsa dietro il vento. Eravamo prigionieri di questo sistema, e per questo eravamo nemici di Dio come tutti gli altri. Questa è la condizione dell’uomo senza Dio. Ma un giorno mediante la fede in Gesù siamo stati riscossi da questo presente secolo malvagio, e trasportati nel regno di Cristo. Tutto ciò sempre mediante la fede in Cristo che ha vinto il mondo, e ci ha riconciliati con Dio. Da nemici che eravamo, siamo dunque diventati amici di Dio. Ecco perché adesso non ci sentiamo più parte di questo mondo, viviamo in esso ma non gli apparteniamo più. Cristo ci ha eletti e strappati da esso. Gli uomini quindi posso essere liberati da questo perverso sistema di cose sempre mediante la fede in Cristo.

Noi eravamo su quella via che mena in perdizione, a noi ci aspettava il tormento di un fuoco non attizzato da mano d’uomo. Eravamo perduti e questa era la nostra sorte. E questo perché eravamo schiavi del peccato, di satana e di questo presente secolo che giace tutto quanto nel maligno. Eravamo veramente senza speranza e con la paura della morte che riempiva il nostro cuore. Qualsiasi tentativo di allontanarla da noi risultò inutile; non era sforzandoci di fare i bravi che potevamo essere liberati da quella paura. Bisognava essere salvati dal peccato, e difatti quando siamo stati salvati dal presente secolo siamo stati anche automaticamente salvati dalla paura di morire. Ora, per noi morire è guadagno, e abbiamo quindi il desiderio di partire da questo corpo. Come si può avere ancora la paura di morire avendo ricevuto in Cristo la vita eterna? Come si può avere ancora paura di morire essendo stati riconciliati con Dio? Ma sappiamo anche dove andremo; andremo in paradiso con il Signore. E tutto ciò, mi ripeto ma è di fondamentale importanza, SOLTANTO per la fede in Cristo Gesù. Lui infatti ha pagato appieno il prezzo del riscatto per tutti noi. Lui ci ha acquistato con il suo sangue la redenzione eterna.

A Lui sia la gloria in eterno. Amen.

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33. Perché dite che la salvezza, come anche la verità, è solo in Gesù Cristo? Perché questo esclusivismo? Perché non ammettete che si può essere salvati o che si può conoscere la verità anche senza credere in Gesù Cristo?

Ascolta, ma se per giungere ad una città posta sopra un’altissima montagna ci fosse solo una strada e tu sapessi questa cosa e io ti domandassi quale strada devo prendere per arrivare in quella città, tu che cosa mi risponderesti? Mi diresti che ci sono due, tre, quattro, e cosi via, strade? E che io posso scegliere quella che mi pare più comoda? O mi indicheresti l’unica strada che mi porta in quella città? Credo che la risposta sia la seconda, non è vero? Non vedo dunque perché per essere salvati, dato che solo Gesù Cristo è il Salvatore, noi dovremmo dire alle persone che possono esserlo anche credendo in Budda, o in Maometto o in Confucio o in Sai Baba e così via. Dire una simile cosa equivarrebbe a mentire ed indurrebbe molte persone a continuare a battere una via che porta alla perdizione. In altre parole, se io dicessi ad un Mussulmano che egli può essere salvato rimanendo un Mussulmano, cioè continuando a credere in Maometto, io gli mentirei e dimostrerei di non amarlo e di non volere che sia salvato. Solo diventando un discepolo di Cristo egli un giorno potrà essere salvato nel regno celeste di Dio, in caso contrario se ne andrà in perdizione. E la stessa cosa vale per un Buddista o per un seguace di Confucio e così via.

Per essere salvati c’è solo una VIA, la fede in Gesù Cristo, una sola fede quindi e un solo Salvatore in cui credere. Gesù non disse che egli è una via che mena al Padre, ma la via e che nessuno va al Padre se non per mezzo di lui (cfr. Giov. 14:6). Non è chiaro? E così anche per conoscere la verità; c’è solo una via che è sempre la stessa, la fede in Gesù. Perché Gesù non ha detto di essere una verità, ma LA VERITA’.

Tu forse insinuerai che Gesù era un presuntuoso, al che io ti domando: ‘Consideri un presuntuoso un uomo che visse una vita santa e immacolata, che fece solo del bene, che non aveva dove posare il capo, che visse povero, che non cercò mai il suo interesse, e soprattutto un uomo che morì e risuscitò dai morti? O forse puoi trovare nei suoi insegnamenti degli insegnamenti falsi, delle contraddizioni? O magari nel suo comportamento qualcosa di sbagliato? Puoi forse dimostrare che Budda, o Maometto, o qualcun altro, sia stato superiore a Gesù Cristo? Basta solo considerare che Gesù Cristo dopo essere morto e risorto è stato assunto in cielo, e non muore più, per rendersi conto della sua superiorità su qualsiasi altro profeta o presunto profeta.

Ma forse tu adesso dirai: ‘Chi ti dice alla fin fine che è solo credendo in Gesù che si può essere salvati?’ Me lo attesta lo Spirito Santo che è in me, me lo attesta la coscienza per lo Spirito, perché ho sperimentato personalmente questa salvezza e mi sento salvato, perdonato e riconciliato con Dio. Ti faccio un esempio. Se la Bibbia mentisse nel dirmi che soltanto credendo in Gesù si viene salvati, per certo credendo in Gesù non mi potrei sentire salvato. Sarebbe come ricevere una falsa indicazione, cioè come se qualcuno mi dicesse che per arrivare in un certo luogo devo prendere una certa strada quando avrei dovuto prenderne un'altra! E’ evidente che seguendo quell’indicazione non posso arrivare a quel luogo, perché l’indicazione è falsa e di questo me ne renderei conto. Ma se uno mi dà una giusta indicazione è evidente che prendendo quella strada io arriverò a quello specifico luogo. Non ci vuole molto, umanamente parlando, per capire se sulla terra qualcuno ci ha dato una vera o una falsa indicazione. Non ti pare? E così è pure per ciò che riguarda quello che si deve fare per essere salvati, perdonati e riconciliati con Dio. Per forza di cose chi fa quello che dice la Bibbia, una volta seguita l’indicazione biblica, deve sentirsi salvato, perdonato e riconciliato con Dio, per riconoscere la veracità della Bibbia. Ma se non si sente né salvato, né perdonato e neppure riconciliato con Dio, è evidente che la Bibbia gli ha mentito.

Ora, nel corso di questi duemila anni circa dopo la venuta di Cristo, ci sono stati milioni di persone che hanno fatto quello che la Scrittura dice che bisogna fare per essere salvati, cioè si sono pentiti dei loro peccati e hanno creduto che Gesù Cristo è morto per i nostri peccati, e risuscitato per la nostra giustificazione, e tutti a prescindere la razza, la cultura e l’età, hanno sperimentato le medesime cose, si sono sentiti immediatamente SALVATI, PERDONATI e RICONCILIATI CON DIO. Quindi la Bibbia non può che dire la verità. E che sia così è confermato dal fatto che tutti gli altri che nel corso di tutti questi secoli per essere salvati, perdonati e riconciliati con Dio, non hanno fatto quello che dice la Bibbia, non si sono sentiti né salvati, né perdonati e neppure riconciliati con Dio. Sfido chiunque a dimostrarmi il contrario: è certo che né gli Ebrei osservando i loro riti, né i Buddisti e neppure i Mussulmani come neppure i seguaci di Confucio, ecc, non si sentono nella loro coscienza né salvati, né perdonati e neppure riconciliati con Dio, ma dei peccatori. Quindi, è alla prova dei fatti che quello che dice la Bibbia sul come essere salvati si MANIFESTA COME VERO.

Atti 4:12: “E in nessun altro è la salvezza; poiché non v’è sotto il cielo alcun altro nome che sia stato dato agli uomini, per il quale noi abbiamo ad esser salvati” e Atti 10:43: “Chiunque crede in lui riceve la remission de’ peccati mediante il suo nome”, sono dunque parole vere, come tutte le altre scritte nella Bibbia.

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34. La nuova nascita è progressiva?

Se per progressiva si intende che affinché si verifichi occorrono giorni o mesi o anni, la nuova nascita non è progressiva perché si verifica lo stesso giorno, ma che dico? nel medesimo istante in cui l’uomo si pente dei suoi peccati e crede nel Signore Gesù Cristo. L’apostolo Giovanni dice infatti che “chiunque crede che Gesù è il Cristo è nato da Dio” (1 Giov. 5:1). Ora, forse qualcuno obbietterà dicendo che con queste parole Giovanni non ha inteso dire quando si verifica esattamente la nascita da Dio perché indica semplicemente la condizione spirituale di chiunque ha creduto che Gesù è il Cristo. Ma io rispondo che se è vero che uno che crede da due anni che Gesù è il Cristo è nato da Dio, è altresì vero che anche uno che crede in questo istante che Gesù è il Cristo è nato da Dio. In altre parole non si può affermare che è nato da Dio solo chi crede che Gesù è il Cristo da qualche anno o qualche giorno ma anche chi si mette a credere all’istante che Gesù è il Cristo di Dio, per cui anche quest’ultimo dopo un secondo che ha creduto può essere dichiarato nato da Dio.

La cosa che è progressiva invece è la santificazione perché il credente è chiamato a procacciarla durante tutto il corso della sua vita.

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35. Ho sentito dire ad un pastore che noi Cristiani abbiamo sperimentato la prima resurrezione: è vero questo?

No, non è vero perché la prima resurrezione di cui parla Giovanni nell’Apocalisse innanzi tutto è una resurrezione corporale e poi avverrà al ritorno di Gesù Cristo dal cielo. Ecco infatti cosa dice Giovanni: “Poi vidi il cielo aperto, ed ecco un cavallo bianco; e colui che lo cavalcava si chiama il Fedele e il Verace; ed egli giudica e guerreggia con giustizia. E i suoi occhi erano una fiamma di fuoco, e sul suo capo v’eran molti diademi; e portava scritto un nome che nessuno conosce fuorché lui. Era vestito d’una veste tinta di sangue, e il suo nome è: la Parola di Dio. Gli eserciti che sono nel cielo lo seguivano sopra cavalli bianchi, ed eran vestiti di lino fino bianco e puro. E dalla bocca gli usciva una spada affilata per percuoter con essa le nazioni; ed egli le reggerà con una verga di ferro, e calcherà il tino del vino dell’ardente ira dell’Onnipotente Iddio. E sulla veste e sulla coscia porta scritto questo nome: RE DEI RE, SIGNOR DEI SIGNORI. …..Poi vidi dei troni; e a coloro che vi si sedettero fu dato il potere di giudicare. E vidi le anime di quelli che erano stati decollati per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio, e di quelli che non aveano adorata la bestia né la sua immagine, e non aveano preso il marchio sulla loro fronte e sulla loro mano; ed essi tornarono in vita, e regnarono con Cristo mille anni. Il rimanente dei morti non tornò in vita prima che fosser compiti i mille anni. Questa è la prima risurrezione. Beato e santo è colui che partecipa alla prima risurrezione. Su loro non ha potestà la morte seconda ma saranno sacerdoti di Dio e di Cristo e regneranno con lui quei mille anni” (Apoc. 19:11-16; 20:4-6). Come si può vedere, il fatto che Giovanni prima parli di anime che ritornano in vita, e poi dice che il rimanente dei morti non tornò in vita prima che fossero compiti i mille anni, fa chiaramente capire che la prima resurrezione è corporale. Noi abbiamo sì sperimentato una resurrezione, ma si tratta di una resurrezione spirituale secondo che è scritto: “E voi pure ha vivificati, voi ch’eravate morti ne’ vostri falli e ne’ vostri peccati, ai quali un tempo vi abbandonaste seguendo l’andazzo di questo mondo, seguendo il principe della potestà dell’aria, di quello spirito che opera al presente negli uomini ribelli; nel numero dei quali noi tutti pure, immersi nelle nostre concupiscenze carnali, siamo vissuti altra volta ubbidendo alle voglie della carne e dei pensieri, ed eravamo per natura figliuoli d’ira, come gli altri. Ma Dio, che è ricco in misericordia, per il grande amore del quale ci ha amati, anche quand’eravamo morti nei falli, ci ha vivificati con Cristo (egli è per grazia che siete stati salvati), e ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere ne’ luoghi celesti in Cristo Gesù, per mostrare nelle età a venire l’immensa ricchezza della sua grazia, nella benignità ch’Egli ha avuta per noi in Cristo Gesù” (Ef. 2:1-7). Questa resurrezione l’abbiamo sperimentata quando ci siamo pentiti ed abbiamo creduto nel nome del Figliuolo di Dio.

Concludo mettendoti in guardia da questa falsa dottrina che può portare a negare il millennio quale periodo letterale di mille anni durante cui sulla terra regneranno Cristo e i suoi santi. Può comunque pure succedere che sia la negazione del millennio a portare a interpretare la prima resurrezione come una resurrezione spirituale. Spesso infatti è proprio la negazione del millennio che porta a interpretare la prima resurrezione in quella maniera: come avviene nella Chiesa Cattolica Romana che rifacendosi ad Agostino di Ippona nega il millennio e spiega la prima resurrezione affermando che si tratta della resurrezione spirituale che però per la dottrina cattolica si sperimenta con il battesimo. La Chiesa Cattolica Romana infatti come tu sai insegna la rigenerazione battesimale perché attribuisce all’acqua del suo cosiddetto battesimo il potere di fare nascere di nuovo.

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36. E’ normale che un Cristiano abbia paura della morte?

No, non è per niente normale perché un Cristiano non ha paura di morire perché sa che quando morirà andrà in cielo con il Signore. La morte infatti per il Cristiano costituisce la fine della vita fisica, della vita corporale, e segna l’inizio di una vita nettamente migliore nei luoghi celesti con Cristo perché egli cessa di soffrire, di piangere, di sperimentare necessità di vario genere ed entra nella pace, nel riposo di Dio, nella gloria celeste. Come fa una persona del genere ad avere paura della morte? Anzi, piuttosto una tale persona avrà il desiderio di partire da questo corpo per essere con Gesù Cristo in cielo. Non era forse questo il desiderio dell’apostolo Paolo? Ascolta le sue parole: “Ho il desiderio di partire e d’esser con Cristo, perché è cosa di gran lunga migliore” (Fil. 1:23); “Siamo pieni di fiducia e abbiamo molto più caro di partire dal corpo e d’abitare col Signore” (2 Cor. 5:8). Un vero Cristiano dunque ha la certezza che quando morirà passerà a una vita nettamente migliore e per questo desidera dipartirsi dalla sua tenda.

Ma nel mondo esistono pure falsi Cristiani, cioè persone che dicono di essere Cristiani ma in realtà non lo sono ancora diventati perché non hanno ancora sperimentato la nuova nascita. Sono magari anche religiosi, dicono di credere, ma in loro manca la vita di Dio: sono ancora morti nei loro falli. E qui non mi riferisco solo ai Cattolici Romani o agli Ortodossi, ma anche a tanti Protestanti non importa se Battisti, Valdesi, Metodisti o Pentecostali. “Chi crede in me ha vita eterna” (Giov. 6:48 Diod.), disse Gesù; se dunque uno ha veramente creduto nel Signore ha la certezza di possedere la vita eterna e quindi la certezza che quando morirà andrà in cielo con il Signore. Se invece uno dice sì con la bocca di credere ma in realtà non ha creduto con il suo cuore, non può avere la vita eterna e non ha la certezza che il Signore lo salverà nel suo regno celeste nel momento del suo trapasso. E’ quindi comprensibile che una tale persona tremi al solo pensiero della morte perché sa di non essere salvato e quindi ha paura di ciò che l’aspetta a prescindere che creda che esista o non esista un inferno.

Se quindi tu sei tra questi cosiddetti Cristiani, ti esorto a pentirti immediatamente dei tuoi peccati e a confessarli al Signore, e a credere con il tuo cuore che Gesù Cristo è il Figlio di Dio morto sulla croce per i nostri peccati e risuscitato per la nostra giustificazione. Quando farai ciò, sentirai la pace e la gioia del Signore inondare il tuo essere perché riceverai il perdono dei tuoi peccati e con esso la VITA ETERNA. Allora e solo allora scomparirà da te la paura della morte.

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SÈTTE

1. Ho sentito parlare dei Bambini di Dio; chi sono?

I Bambini di Dio (adesso il loro nome ufficiale è ‘Famiglia dell’Amore’) sono una setta, fondata in America alla fine degli anni ‘60 da un certo David Berg (nato nel 1919 e morto alcuni anni fa), che si è diffusa in molte parti del mondo compresa l’Italia (i suoi seguaci si aggirerebbero attorno ai 20 mila). Vivono per lo più in maniera clandestina; difficilmente dicono a coloro che contattano di essere i Bambini di Dio; il recapito che danno è sempre una casella postale.

Quando parlano dicono di essere dei Cristiani, parlano di Gesù, del suo amore. Tuttavia essi insegnano parecchie eresie che sono disseminate negli scritti di David Berg, da loro considerato il mediatore necessario per la salvezza nel nostro secolo.

Nella Trinità Cristo coesiste con altri mediatori, fra cui un leader defunto dei Bambini di Dio chiamato Abner; l’inferno non è eterno, e David Berg è in contatto con numerose entità spiritiche, dallo spirito di Martin Lutero ad Abrahim il suo ‘spirito guida’ che sarebbe stato un re zingaro della Bulgaria.

Questa setta è tristemente conosciuta per lo più per la ‘pesca d’amore’ che compiono le loro adepte. In che cosa consiste? Nel mandare le loro donne, sposate e non, a pescare i ‘peccatori’ usando come esca la loro sensualità e la loro sessualità. In altre parole viene loro detto di atteggiarsi in una certa maniera, di vestirsi in un certo modo, e di buttarsi nelle braccia degli uomini a cui parlano di Gesù per conquistarli al Vangelo. Questo implica anche il rapporto sessuale con i pesci che essi intendono portare nella rete della setta. Non c’è limite in questa cosiddetta pesca amorosa. Tutto ciò è insegnato da David Berg nelle sue infami lettere; in una maniera così esplicita che si rimane meravigliati che ci possano essere persone che diano retta a simili diavolerie.

All’interno della setta un uomo può avere più donne; la fornicazione e l’adulterio sono giustificati, come anche l’incesto e i rapporti sessuali fra donne (solo l’omosessualità è proibita). Parecchi Bambini di Dio hanno contratto malattie veneree; diversi Stati li combattono.

Guardatevi da questa gente riprovata quanto alla fede; sono dei lupi travestiti da pecore. Annunciategli il ravvedimento e la fede in Cristo come unico mezzo di salvezza ed esortateli a fare frutti degni di ravvedimento.

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2. (A proposito della stesura del mio libro contro il New Age). Come hai fatto a reperire tante notizie? Quanto è durata la tua ricerca?

Rispondo brevemente alle tue domande. Per reperire la maggior parte delle notizie che hai trovato nel libro, io e mio fratello abbiamo dovuto visitare diverse biblioteche qui a Roma, dove abbiamo potuto consultare molti libri. Il New Age, come d’altronde qualsiasi altro libro confutatorio che ho scritto fino a questo momento, ha la sua storia anche per ciò che concerne il come siamo riusciti ad avere tutte le notizie, i dati, e le dichiarazioni che ci servivano per il nostro lavoro. Ti posso dire, senza entrare nei dettagli, che Dio ha appianato le vie dinanzi a noi e che in maniera spesso sorprendente ci ha fatto trovare cose che pensavamo introvabili. Devo dirti che in questa opera di ricerca mio fratello Illuminato spesso ha fatto da ‘precursore’ perché era lui che prima trovava (dopo ricerche molto lunghe) i libri che mi servivano e poi io dietro la sua direzione andavo a consultarli nella biblioteca dove erano e spesso con la loro collocazione già scritta. Mio fratello dunque ha avuto un ruolo molto importante nella stesura del libro; anche per il fatto - fondamentale direi - che è lui che mi corregge le bozze. Quanto le nostre ricerche siano durate non posso dirtelo con precisione, ti posso dire solo che sono durate molto tempo.

Quello che mi ha impegnato di più nella stesura di questo libro contro il New Age è stato lo studio delle svariate dottrine e pratiche, soprattutto di queste ultime che si basano - come tu puoi ben vedere - su concetti dell’occultismo e della filosofia orientale. Ma d’altronde per smascherare il New Age ho dovuto farli questi studi, non piacevoli certamente e non edificanti ma alla fine utili per chi deve smascherare il New Age e difendere l’Evangelo della grazia. La parte piacevole invece nella stesura di questi tipi di libri è la confutazione; perché con essa facendo uso della sapienza divina datami da Dio e della sacra Scrittura riesco a demolire i ragionamenti e le altezze che si elevano contro la conoscenza di Dio. Dio mi ha assistito anche in questo; e per questo lo ringrazio del continuo. Del resto, sorella nel Signore, concludo dicendoti di continuare a credere nel Vangelo della grazia di Dio, a santificarti nel timore di Dio.

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3. Caro fratello Giacinto, volevo sapere cosa ne pensi di William Branham e delle sue dottrine; qualche fratello mi ha fatto notare che da qualche parte hai scritto in difesa delle stesse. Confesso che io non ho visto personalmente questi tuoi presunti pezzi, nè conoscevo Branham prima di oggi, ma da quel poco che ho avuto modo di leggere la sua ortodossia non mi sembra così limpida. Che ne pensi?

In merito a William Branham ho scritto un libro confutatorio il che significa che ho confutato William Branham, ma è evidente che siccome le menzogne si possono confutare ma la verità no, io non ho potuto confutare le cose giuste che diceva Branham. E credo e sono convinto che non lo possa fare nessuno perchè la verità, a prescindere che sia detta dall’apostolo Paolo, Wojtyla o Branham, o Ellen G. White, o finanche da Joseph Smith, non si può confutare. Non ha forse detto Paolo che “noi non possiamo nulla contro la verità, quel che possiamo è per la verità” (2 Cor. 13:8)?

Ti faccio un esempio: Se tu senti dire a Wojtyla che Dio è amore o che l'omosessualità è un peccato, o che gli omosessuali non hanno il diritto di contrarre un matrimonio, puoi confutarlo? Io non posso. Anzi devo difendere queste sue affermazioni perché giuste. Nel momento però che egli si mette a dire che Maria è resuscitata ed è stata assunta in cielo anima e corpo, è nata senza peccato ecc., allora si può e si deve confutare. La stessa cosa vale per Branham, egli ha detto ANCHE delle cose giuste e queste le ho fatte notare. Per esempio lui era contro le donne che predicavano, era contro l'abbigliamento sconveniente della donna, per citare solo due cose; che mi mettevo a fare? a confutare anche quelle cose dette da Branham quando sono in armonia con la Parola di Dio? Quindi io non ho difeso le dottrine di Branham, ma le ho confutate e con ogni franchezza, leggiti tutto il mio libro e lo vedrai (ho confutato la sua dottrina contro la Trinità, la sua dottrina sul battesimo con lo Spirito Santo, la sua dottrina sulle tre Bibbie, la sua dottrina sul seme del serpente, la sua dottrina sulle sette epoche della chiesa, dove lui fa capire di essere il messaggero degli ultimi giorni, e poi stabilisce l'anno del ritorno di Cristo, ecc.), ed ho messo in guardia i fratelli dalle sue false dottrine. Solo che quando lui ha affermato una cosa giusta io non ho potuto confutarlo, tutto qui, ma ho detto che disse una cosa giusta. Significa forse questo difendere le dottrine di Branham?

Ma ecco una parte del mio libro dove difendo certe cose dette da Branham ma nello stesso tempo metto severamente in guardia dalle sue eresie e menzogne: ‘Molte cose dette da Branham, alla luce della Scrittura, non stanno affatto così come dice lui, per cui vanno senza indugio rigettate. Devo però anche dire che ci sono cose dette da Branham che sono scritturali e perciò inconfutabili; anzi dirò di più, Branham ha detto cose che oggi tanti predicatori pentecostali, e non pentecostali, non dicono per svariate ragioni (che vanno dalla paura di perdere denaro e consensi a quella di apparire dei ‘fanatici legalisti’). Per esempio Branham parlava spesso contro il permettere alla donna di predicare e di insegnare facendo presente che ciò non è scritto da nessuna parte nella Bibbia. Egli parlava contro la mondanità che già ai suoi tempi dilagava in molte chiese, come per esempio contro il truccarsi della donna, il mettersi vesti succinte e provocanti e il tagliarsi i capelli come gli uomini, divertimenti di svariato genere, ecc.; tutte cose queste che oggi quasi nessuno, neppure tra i pentecostali trinitari riprova. Anche su altri argomenti, egli ha detto delle cose giuste (per esempio, egli credeva e diceva che Dio parla ancora per via di sogni e di visioni, e che egli fa ancora miracoli e guarigioni, cose che in certi ambienti pentecostali si sentono raramente); ma ripeto, ha detto anche tante cose false. Per riassumere, si può dire che c’è una parte delle sue parole sana, ma un’altra marcia che costituisce un cancro e che va rigettata. I suoi seguaci vorrebbero invece che noi accettassimo tutto quello che lui ha detto; essi dicono che se Dio fu con lui nel campo delle visioni tanto che nessuna cadde a terra (cosa questa che non si può affatto condividere perché anche nel campo delle rivelazioni Branham si è inventato parecchie cose che si sono rivelate delle imposture), per certo fu con lui anche quando insegnava per cui anche i suoi insegnamenti sono verità. No, non è affatto così e chi legge i suoi scritti si può rendere conto personalmente di come Branham talvolta quando parlava su qualche argomento insegnava delle cose false, e le insegnava talvolta facendo dei ragionamenti così complicati da risultare incomprensibili e cercando di dimostrarle invano con le Scritture. Talvolta Branham quando parla crea una tale confusione che non si capisce proprio cosa stia dicendo. I suoi seguaci per convincere gli altri che di Branham occorre accettare tutto quello che ha detto, prendono anche i miracoli e le guarigioni da lui compiuti nel nome di Gesù. Ora, le opere di Dio sono verità e noi non possiamo fare nulla contro la verità, per cui è follia cercare di confutare un miracolo o una guarigione compiuta da Branham nel nome di Gesù. Noi riconosciamo che quest’uomo compì delle opere potenti nel nome di Gesù; non abbiamo nessuna difficoltà a riconoscerlo. Ma da qui a dire che siamo per questo chiamati ad accettare tutto quello che ha detto ce ne passa tantissimo. Noi piuttosto rigettiamo e confutiamo le falsità da lui insegnate. I segni e i prodigi che un uomo di Dio compie possono essere i più grandi e i più spettacolari; egli può persino fare scendere il fuoco dal cielo nel nome di Gesù, egli può anche dividere un mare o un fiume nel nome di Gesù, può risuscitare persino una persona morta da un mese, può camminare sull’acqua e sul fuoco, e può anche volare; ma se egli in mezzo alle sue parole ci mette qualcosa di suo che non corrisponde a verità, questo qualcosa va rigettato senza esitazione per non rimanere sedotti. I credenti di Berea quando Paolo annunciò loro il Vangelo, non accettarono quello che Paolo insegnava loro perché Paolo aveva ricevuto da Dio dei ministeri e dei doni dello Spirito Santo, il che era manifesto, come è manifesta la luce in mezzo alle tenebre, ma perché esaminando tutti i giorni le Scritture per vedere se le cose stavano così furono persuasi dalle Scritture che in realtà Paolo diceva loro il vero (cfr. Atti 17:11). Questo è il comportamento giusto da tenere. Ma nel momento in cui qualcuno comincia a dire: voi dovete credere a tutto quello che Tizio dice perché Dio è con lui e compie tramite lui miracoli e guarigioni, allora occorre stare molto attenti perché ciò può portare ad accettare eresie, questo naturalmente nel caso Tizio insegna anche eresie. Se invece egli non le insegna, allora chi lo ascolta non rimarrà sedotto. Nel caso specifico di Branham chi accetta tutto quello che ha detto si svia dalla verità che è in Cristo Gesù. Comunque sia, è sbagliato dire che si è tenuti ad accettare tutti gli insegnamenti di un ministro del Vangelo solo perché costui compie segni e prodigi. Siate prudenti fratelli. Ovviamente, questo nostro discorso implicitamente fa capire che uno può fare segni e prodigi nel nome di Gesù Cristo, e può avere anche delle visioni da Dio che poi si adempiono, o delle rivelazioni sul presente o sul passato delle persone che risultano vere, e nello stesso tempo insegnare o magari in futuro mettersi a insegnare delle false dottrine a riguardo di qualche cosa. Balaam non aveva forse avuto delle visioni da Dio e poi si mise ad insegnare ai figli di Israele a fornicare e a mangiare cose sacrificate agli idoli (cfr. Ap. 2:14)? E che dire allora dell’apostolo Pietro che aveva ricevuto i doni di guarigioni ed aveva avuto delle visioni e delle rivelazioni, ma che ad Antiochia si mise a costringere i Gentili a giudaizzare, il che significa che si mise a insegnare che si viene giustificati non per fede ma per le opere della legge, per la quale cosa Paolo dice ai Galati che egli era da condannare e per la quale cosa Paolo ammonì Pietro davanti a tutti (nel caso di Pietro egli non perseverò nel costringere i Gentili a giudaizzare)? Ma ditemi un po’: ‘Che cosa avrebbe dovuto fare Paolo davanti a questo comportamento dell’apostolo Pietro che era considerato una delle colonne della Chiesa? Che cosa doveva fare davanti all’atteggiamento di Pietro? Dire: ‘Dato che Dio ha chiamato Pietro ad essere apostolo, e conferma la parola del suo servo Pietro con segni e prodigi, e lui ha avuto anche delle visioni veraci, per certo se costringe i Gentili a giudaizzare egli avrà delle buone ragioni per farlo, per certo Dio gli ha ordinato di fare così?’ No, fratelli, Paolo non si lasciò trarre in inganno dalla stima che godeva Pietro nelle Chiese di allora; Paolo non si lasciò trarre in inganno dal fatto che Dio compiva tramite Pietro segni e prodigi, ma con l’autorità datagli da Dio (dallo stesso Dio che aveva costituito Pietro apostolo) lo ammonì davanti a tutti. Per certo, se Paolo avesse ragionato in un’altra maniera non avrebbe agito in quella maniera; ma siccome che lui era saggio, quando vide che Pietro e coloro che erano con lui "non procedevano con dirittura rispetto alla verità del Vangelo" (Gal. 2:14), allora lo ammonì. Ecco il comportamento saggio, ecco il comportamento da tenere nei confronti di un ministro del Vangelo (quand’anche fosse potente in parole e in opere) quando egli si mette a insegnare cose false, cose contrarie alla sana dottrina o un altro Vangelo. Non si deve andargli dietro come delle pecore senza discernimento, quasi che fosse Dio in terra per cui qualsiasi cosa egli faccia o dica la si deve accettare, ma si deve accettare il suo comportamento o il suo insegnamento solo se è corretto rispetto alla verità del Vangelo. Se invece esso è contrario alla verità del Vangelo, allora va rigettato, e il ministro ammonito. Ma veniamo al giorno di oggi; non ci sono forse dei preti e dei vescovi della chiesa cattolica romana che pregano sugli ammalati o sgridano i demoni nel nome di Gesù, ma nello stesso tempo insegnano le eresie della chiesa cattolica romana? Che faremo allora quando sentiamo che un prete fa guarigioni nel nome di Gesù? Gli andiamo dietro perché sicuramente tutto quello che dice è verità? Così non sia. I segni e i prodigi che uno compie nel nome di Gesù non stanno sempre a dimostrare che chi li compie è approvato da Dio tanto è vero che Gesù un giorno disse: "Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno de’ cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è ne’ cieli. Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiam noi profetizzato in nome tuo, e in nome tuo cacciato demonî, e fatte in nome tuo molte opere potenti? E allora dichiarerò loro: Io non vi conobbi mai; dipartitevi da me, voi tutti operatori d’iniquità" (Matt. 7:21-23). Ci sono tanti che predicano Cristo e che pregano sugli ammalati in mezzo alle Chiese, la cui vita però è disordinata e piena di opere inique ed insegnano anche cose strane. Essi annunciano sì Gesù Cristo, ma per motivi interessati, guariscono sì gli ammalati nel nome di Gesù ma non si santificano e insegnano dottrine strane. Che faremo? Ci metteremo al loro seguito credendo alle loro eresie perché guariscono gli ammalati nel nome di Gesù? Così non sia. Che si deve fare allora? Tenerli d’occhio e ritirarci da loro perché essi non servono Cristo ma il loro ventre. Ecco quello che si deve fare. Dunque fratelli, attenzione al discorso dei Branhamiti perché è falso e si propone di farvi cadere in una trappola del nemico’ (pag. 60-61). Non è abbastanza chiaro ed evidente che io sono contro le falsità dette da Branham? Non è chiara la mia posizione?

E guarda che la stessa cosa ho fatto anche negli altri miei libri confutatori contro la Chiesa Cattolica Romana, contro gli Avventisti, e contro i Pentecostali Unitariani (i ‘Gesù solo’), anche in questi libri ho detto che ci sono certi insegnamenti di queste sètte che sono giusti. Ma non per questo io condivido o difendo le loro eresie, assolutamente no, e difatti io confuto sia i Cattolici Romani, che gli Avventisti che i Pentecostali Unitariani, e metto in guardia i fratelli dalle loro false dottrine.

Tu dici l’ortodossia di Branham non era così limpida, io ti dico esplicitamente che Branham insegnò parecchie eresie da cui occorre guardarsi e che bisogna confutare, e occorre guardarsi da tutti coloro che lo ascoltano.

Ti mando qui di seguito la corrispondenza che ho avuto con un seguace di Branham che vive in Italia; capirai così come mi considerano i Branhamiti e come considerano il mio libro confutatorio.

Lettera di Guagliardo Mariano del 1 Giugno 2000, oggetto ‘falsa testimonianza’

Caro fratello Giacinto, ho letto nel vostro sito come avete incluso Branham tra coloro che hanno stabilito delle date circa la Venuta del Signore. Ciò che avete scritto su Branham è COMPLETAMENTE errato. Siete male informati dei fatti, o li avete tergiversati di proposito. Sarebbe meglio se correggeste tali affermazioni, poiché altrimenti vi troverete a rispondere davanti al Tribunale di Cristo di FALSA TESTIMONIANZA. Guagliardo Mariano

Io rispondo che sono perfettamente sicuro di quello che dico, e se lui vuole gli posso mandare le fotocopie delle pagine del libro dove Branham dice quando tornerà il Signore.

Lettera di Guagliardo Mariano del 3 Giugno 2000

Bene, caro Giacinto, mandami pure le fotocopie tratte dal libro di Branham, dove egli fissa la data del ritorno del Signore. Mandale a questo indirizzo …. Sono curioso di vedere questa data fissata da Branham! In attesa, porgo cordiali saluti.

Gli mando le fotocopie di alcune pagine del libro ‘Le Sette Epoche della Chiesa’ dove Branham dice quando tornerà il Signore.

Lettera di Guagliardo Mariano dell’8 Giugno 2000

Caro Giacinto, ho ricevuto le fotocopie riguardo le affermazioni di Branham. Anch’io avrei delle sue affermazioni che mi piacerebbe mandarti, però sono in Inglese! Tu conosci bene l’inglese? Se non lo conosci, te li tradurrò io in italiano. Fammi sapere. In attesa, porgo cordiali saluti. Mariano

Gli rispondo che non ci sono problemi e che me le può mandare; le ricevo e leggo molti passaggi di sermoni di Branham dove lui dice che quanto a quel giorno e a quell’ora nessuno li sa. Al che mando questa lettera a Guagliardo Mariano

Mia lettera a Guagliardo Mariano del 12 Giugno 2000

Mariano, ho ricevuto le fotocopie che mi hai mandato. Ma io lo sapevo che Branham in alcuni suoi sermoni aveva detto che quanto a quel giorno e a quell'ora nessuno li sa. Non è che non lo sapevo. Il fatto è però che nel suo libro sulle Sette Epoche della Chiesa è altresì chiaro che la venuta del Signore sarebbe accaduta nel 1977 o comunque entro quella data. Mi meraviglio di quanto tu dici nella lettera di accompagnamento, perché questo significa che tu rifiuti di credere a Branham mentre io ci ho creduto (nel senso che ho creduto che lui predisse la venuta del Signore per il 1977). Il tuo discorso non regge minimamente quando dici che le mie citazioni dalle Sette Epoche non parlano affatto della venuta del Signore, e questo perché Branham ha detto che la settima epoca della Chiesa 'terminerà intorno al 1977': ma dimmi un pò: 'Che significa che terminerà?' Non significa forse che la Chiesa sarebbe stata presa dal Signore quando sarebbe apparso in quell'anno? Certo, perché lui poco dopo, ben sapendo che qualcuno avrebbe potuto fargli presente che Gesù ha detto che quanto a quella data nessuno lo sa, dice: 'Gesù NON ha detto che nessuno poteva conoscere l'anno, il mese, o la settimana in cui avrebbe luogo il Suo ritorno' (pag. 434). Ma non lo vedi Mariano come è chiaro? Branham non ha stabilito il giorno come hanno fatto altri prima e dopo di lui, si sarebbe ben guardato dal fare ciò, MA L'ANNO. Quindi la cosa è un pò differente, lui non ha stabilito il giorno o l'ora del ritorno del Signore ma l'anno. E qui che sta l'astuzia, la malafede di Branham. Perché lui in questa maniera si è messo al riparo da eventuali critiche. Comunque facendo così non ha potuto ugualmente sottrarsi alla giusta critica perché lui ha comunque stabilito il tempo del ritorno del Signore. Non fare finta di non capire o di non vedere Mariano. Io ti posso capire da un lato, tu hai accettato Branham come il profeta di Dio per la sua Chiesa per quest'ultima epoca; ma che tu mi dica che io non conosco quello che insegnava Branham è arbitrario, non ti capisco veramente. Guarda che di cose dette e scritte da Branham ne ho lette parecchie, ma veramente tante. Ripeto, Branham ha stabilito l'anno e non il giorno o l'ora, perché secondo lui l'anno o il mese o la settimana qualcuno (e chi se non lui che era il profeta di Dio?) lo poteva sapere ma il giorno e l'ora no!!!!!! Stai molto attento al linguaggio di Branham. Ma se la settima visione si doveva adempiere entro il 1977 (e questa visione prediceva la distruzione dell'America) non è logico che lui collochi la venuta del Signore (qui però lui si riferiva al rapimento della Chiesa) per quell'anno? Per me sì. Guarda, se io faccio leggere questa parte del libro di Branham a chiunque che abbia un minimo di conoscenza della grammatica italiana e della lingua italiana egli capirà che Branham predisse la venuta del Signore per il 1977. Tu a mio parere fai finta di non vedere quello che vedo io; ma può essere pure che in realtà non lo vedi ancora. Ma io non ti condanno, io ti dico solo di leggere attentamente le parole di Branham attorno al 1977 perché le cose stanno così come ti dico io. E' strano che tu dica che la fine di tutti i sistemi di questo mondo non ha nulla a che fare con la fine di questo mondo e con la venuta del Signore, MOLTO STRANO. Come mai allora l'apostolo Pietro diceva che "la fine di ogni cosa è vicina" (1 Pietro 4:7) e Giacomo diceva invece che "la venuta del Signore è vicina" (Giacomo 5:8)?!! Non è forse perché la fine del presente secolo avrebbe coinciso con la venuta del Signore dal cielo? Ma ammesso che sia così come dici tu, ma allora tu dici che entro o per il 1977 tutti i sistemi di questo mondo sono terminati? Spiegami allora cosa sono questi sistemi del mondo. Perché non mi ammaestri a riguardo? A me pare però che qualunque sia la spiegazione che tu darai devi fare i conti con queste parole di Branham: 'Questa epoca terminerà con una terribile scossa che Dio provocherà a danno di tutti coloro che si sono allontanati dalla Verità per avere relazione con l vecchia prostituta. I sistemi di questo mondo non solo crolleranno, ma tutta la terra verrà scossa e rinnovata per il Regno Milleniale' (Sette epoche della Chiesa, pag. 431). Non è chiaro che nel 1977 quando tutti i sistemi di questo mondo sarebbero crollati la terra sarebbe stata scossa e rinnovata? Come mai allora noi non abbiamo visto tutto ciò? Branham dice a riguardo della settima visione che ci fu una grande esplosione in America, ma dove è stata questa esplosione entro il 1977? Ma allora, la settima epoca della Chiesa doveva o non doveva finire nel 1977 come disse Branham? Ma si può sapere in che periodo ci troviamo secondo te? Siamo ancora o non siamo più nella settima epoca della Chiesa? Ma che cosa è finito nel 1977?

Ribadisco con forza dunque che Branham ha stabilito L'ANNO del ritorno del Signore, non il giorno o l'ora ATTENZIONE, ma un altro periodo di tempo cioè l'anno, sempre però di una data si tratta; su questo non ho il minimo dubbio, ripeto neppure il minimo. E' vero che lui faceva differenza tra il rapimento della Chiesa e poi il ritorno del Signore alla fine della grande tribolazione, per cui anche se nel 1977 sarebbe stata rapita la Chiesa il millennio sarebbe iniziato solo alcuni anni dopo (dopo tre anni mezzo, quindi nel 1980 circa, cioè dopo la grande tribolazione), ma sempre una data sul rapimento della Chiesa (la prima fase del ritorno del Signore, in base alla sua dottrina) lui stabilì.

Può essere pure che Branham avvedutosi dell'errore da lui fatto, abbia poi cercato di correggersi (ma dubito perché anche le sue parole che mi hai mandato non correggono o annullano affatto la data del 1977 come anno del rapimento della Chiesa), ma rimane il fatto incontrovertibile che quella data l'ha fatta. Non me la sono inventata io. Nelle dichiarazioni da te mandatami, è vero che lui dice che nessuno sa il giorno e l'ora, ma non ha detto che nessuno sapeva l'anno. E' un gioco di parole molto importante questo che fa Branham, perché altrimenti non si spiegherebbe come ha fatto a stabilire il 1977 come il termine della settima epoca della Chiesa.

E poi, c'è questo fatto che lui ripete spesso, cioè lui dice che 'predice' ma non dice che la cosa avverrà; o lui 'predice' ma non 'profetizza'. Ma dimmi un pò Mariano; ma quando i profeti facevano una predizione o predicevamo qualche cosa, che dicevano: 'Io predico solo ma non so se la cosa avverrà o se avverrà proprio in quel tempo che dico?' Ma non ti sembra strano questo parlare? Ma dove trovi simili espressioni nei profeti di Dio nell'antico Testamento o nel Nuovo? Quando del profeta Agabo è detto che per lo Spirito predisse che ci sarebbe stata una grande carestia non è forse vero che essa ci fu (cfr. Atti 28)? Adesso invece si deve leggere che un profeta di Dio ha predetto ma non profetizzato o comunque ha predetto qualche cosa su cui poteva pure sbagliarsi perché questo mi pare il senso delle parole di Branham!!! 'I could be wrong. I'm predicting' dice Branham (Jeffersonville 11/12/1960; The Laodicean Church Age). Ma che sorta di parlare è questo? Il parlare di un profeta di Dio? A me non pare proprio. Immaginati Gesù dire ai suoi discepoli: 'Io sto facendo solo una predizione, potrei però sbagliarmi!' Tu mi dirai: 'Ma Branham non è Gesù!!' Va bene, ma è pur sempre secondo te l'ultimo messaggero mandato da Gesù Cristo; o mi sbaglio? Quindi nel parlare gli dovrebbe assomigliare. Dov'è l'autorità del profeta nel parlare di Branham quando dice 'io predico ma non profetizzo'? Non esiste, e non può esistere perché un tale parlare è CONTRADDITTORIO a dire poco. Simili espressioni sono antibibliche per ciò che concerne le predizioni di eventi futuri. Lui avrebbe potuto dire, 'secondo me.....', ma comunque anche in questo caso avrebbe sbagliato perché la data sarebbe rimasta. No, invece lui predisse ma si poteva sbagliare. Ma allora se io ti dicessi: 'Mariano, guarda io ti predico che tu entro quest'anno morirai, però guarda che mi potrei sbagliare'!! Tu come la capiresti questa mia frase? Ti dico io invece quello che fece Branham: 'Branham si sbagliò perché fece una predizione che si fondava su delle sue supposizioni; se avesse fatto una VERA PREDIZIONE da parte di Dio non si sarebbe di certo sbagliato' Mi vuoi dare torto anche in questo? Lo puoi fare, però sarebbe del tutto inutile Mariano questo tuo atteggiamento.

Io credo che l'onestà deve essere sempre presente in chi dice di essere un discepolo di Cristo; non può esserlo solo in certe occasioni. Tuttavia non è che Branham ha detto una cosa errata solo a riguardo della data del ritorno del Signore, io infatti ne ho confutate altre di sue asserzioni.

Tu dici che io (ma naturalmente il tuo discorso si estende a tutti quelli che conoscono le Scritture ma non accettano tutto il messaggio di Branham) non ho riconosciuto il messaggio di Branham perché la mia mente è in qualche modo offuscata; innanzi tutto ti devo correggere perché non è vero che io rigetto TUTTO quello che ha insegnato e predicato Branham, se tu leggi il mio libro sui Branhamiti io ho detto più volte di condividere certe affermazioni di Branham; è vero però che rigetto tante cose dette da Branham, ma non perché la mia mente è offuscata ma proprio per il motivo opposto, cioè perché è stata illuminata da Dio. Io ringrazio Dio del continuo per avermi aperto la mente per farmi intendere le Scritture. Io ho esaminato quello che dice Branham alla luce delle Scritture, e ho dovuto rigettare ciò che di falso ha detto perché è lievito, non è in armonia con la Parola di Dio. Perché dovrei accettare che Dio ha fatto scrivere tre Bibbie? Perché l'ha detto Branham? Perché dovrei accettare che Gesù è anche il Padre? Perché l'ha detto Branham? Perché dovrei accettare che oltre alla morte ci sono altre ragioni (tra cui persino quella se la donna si taglia i capelli!!!) per cui l'uomo può risposarsi? Perché l'ha detto Branham? Perché devo accettare che Eva ebbe una relazione carnale con il serpente da cui nacque Caino? Perché lo ha detto Branham? No, mi rifiuto di accettare queste eresie perchè tali sono alla luce delle sacre Scritture; anche se furono dette da un uomo che riconosco fece tante guarigioni nel nome di Gesù Cristo.

Mariano ti ho parlato apertamente, non ho nulla personalmente contro di te ed è solo l'amore per la verità che mi spinge a scriverti. Io spero tanto che tu un giorno comprenda; lo spero tanto. Il mio desiderio è che tu segua in tutto e per tutto Gesù Cristo, abbandonando tutte quelle dottrine false che insegnò William Branham. Cordiali saluti. Butindaro Giacinto

Lettera di risposta di Guagliardo Mariano del 12 Giugno

Caro Giacinto, ho letto la tua lunga lettera in risposta a quello che ti ho mandato su Branham. Vedo che sei proprio convinto di quello che dici. Ed io, sai cosa ti dico? ‘Rimani nella tua convinzione’. Se per te Branham è quello che è, io di certo non posso farti cambiare idea. Se ciò che vedi è giusto, bene, meglio per te. Se è sbagliato, bene, tu ne porterai la pena, non io. Cordiali saluti. Mariano

Altra lettera ricevuta da Guagliardo Mariano, però senza nessuna mia sollecitazione, il 30 settembre 2000 con oggetto ‘ad un cieco religioso del ventesimo secolo’.

‘Ma se il nostro (di Paolo, di Branham, e di tutti gli eletti) vangelo è ancora velato, esso lo è per quelli che periscono, poiché il dio di questo secolo ha accecato le menti di quelli che non credono (come Giaginto Butindaro, ad esempio), affinchè non risplenda loro la luce dell’evangelo della gloria di Cristo’. II Cor. 4:3

“Chiunque parla contro il Figlio dell’uomo, sarà perdonato; ma chi parla contro lo Spirito Santo, non gli sarà perdonato, né in questa età né in quella futura” Mat. 12:32

E tu, caro Butindaro, senza neanche accorgerti, come fecere i tuoi avi scribi e farisei contro il Signore quando venne nel Suo proprio corpo di carne, stai parlando contro lo Spirito Santo che nel secolo scorso ha operato tramite quell’umile uomo chiamato William Branham. Un giorno, fra non molto, avrai anche tu questa amara sorpresa; quando il Signore che tu dici di credere, ti dirà: ‘Io non ti ho mai conosciuto”. Butindaro, non ti invidio, ma ti commisero! Poveretto!

G. Mariano

Ecco dunque fratello, come mi ha giudicato un seguace di William Branham. Giudica ora tu da persona intelligente che sei, se io difenda le dottrine di Branham come qualche credente ti ha detto. Una cosa è certa, questo seguace di Branham che ha letto il mio libro su Branham non è affatto di questa opinione. Evidentemente lui ha capito che mi sono scagliato contro le strane dottrine di Branham mentre questi fratelli che ti hanno scritto hanno capito il contrario, e ti confesso che si rimane meravigliati nel sentire dire una cosa del genere a dei fratelli. Certo è però che se questi fratelli permettono alla donna di insegnare, dicono che può vestirsi come le pare e piace tanto Dio guarda al cuore, che Dio non parla più per via di sogni e visioni, allora non mi meraviglio affatto che mi abbiano criticato dicendo che io difendo le dottrine di Branham. Se questo fosse il caso, su questi punti essi stessi sono da confutare.

Concludo salutandoti. Stai saldo nella fede. La grazia del nostro Signore Gesù Cristo sia con te.

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4. 'Caro Giacinto, stavo cercando qualcuno che sapesse dirmi di più su questo Paul C. Jong, di cui diffidavo già in partenza (anche la troppa magnanimità è sospetta...). Ho già sentito da altre parti commenti non benevoli su di lui, ma non ho avuto modo di approfondire; sai dirmi in cosa consiste la sua eresia, o la sua difformità dalla Scrittura?'

Queste domande mi sono arrivate da parte di un fratello in risposta ad una mia lettera che è la seguente: ‘Fratelli che siete iscritti a questa mailing list, in merito alla segnalazione del sito di questo Paul C. Jong, vi esorto a stare molto attenti perchè tempo fa sono andato al suo sito ed ho letto alcune domande e risposte e vi posso dire che ci sono alcune cose che non sono affatto in armonia con l’insegnamento della Scrittura perchè l’annullano. In altre parole nei suoi insegnamenti c’è del lievito malvagio da cui occorre guardarsi per il bene della propria anima. Non sto qui a enumerarvele queste sue falsità, comunque vi ripeto di stare molto attenti. Chi ha orecchi da udire oda. State sani nella fede e non lasciatevi sedurre da vani ragionamenti’

Non conosco molto della vita di questo Paul C. Jong; è coreano ed ha fondato la New Life Mission (la cui sede principale è a Seul, Corea) che è una organizzazione non denominazionale nel 1991, e distribuisce gratuitamente i suoi libri e da quello che dice ne hanno distribuiti finora centinaia di migliaia. [1]

Leggendo i suoi scritti presenti sul sito della New Life Mission (http://www.bjnewlife.org) ho trovato le seguenti falsità. Tutte le citazioni di Paul Jong sono tratte dal sito appena menzionato

La prima, che poi è quella che lui ripete un pò dovunque, è quella che Gesù Cristo quando Giovanni Battista lo battezzò nelle acque del Giordano prese su di sè tutti i peccati di tutti gli uomini da Adamo a tutti gli uomini che verranno fino alla fine del mondo. Lui sostiene questo facendo presente che come sotto la legge il sommo sacerdote doveva imporre le mani sulla testa del capro vivo e confessare sopra di esso tutti i peccati degli Israeliti e in questa maniera tutti quei peccati venivano posti sul capo di quel capro che poi veniva mandato nel deserto (cfr. Lev. 16:20-21), così Giovanni Battista che era un discendente di Aaronne, perchè suo padre Zaccaria era della muta di Abjia, discendente di Aaronne (cfr. 1 Cron. 24:10), aveva il diritto di diventare il Sommo Sacerdote anzi egli fu l’ultimo Sommo Sacerdote e l’ultimo rappresentante dell’umanità che Dio promise e mandò, e, secondo Jong, Gesù fece capire questo quando disse che tra i nati di donna non è sorto alcuno maggiore di Giovanni Battista (cfr. Matt.11:11), e come sommo sacerdote che fece Giovanni Battista? Quando Gesù venne a lui al Giordano per farsi battezzare da lui, gli impose le mani, a lui che era l’Agnello di Dio senza macchia e difetto, e gli trasferì sulla testa tutti i peccati del mondo!!! Quindi quando Gesù disse che essi dovevano in questa maniera adempiere ogni giustizia (cfr. Matt. 3:15), significa che era questa la maniera in cui Gesù doveva liberare i peccatori dai loro peccati cioè mediante l’imposizione delle mani di Giovanni Battista. Ecco le sue parole in inglese: ‘It means that Jesus saved all sinners from their sins in the absolutely just and fair way. To deliver all sinners from their sins in the absolutely just and fair way, Jesus had to take away all their sins through ‘the laying on of hands’ according to the covenant, which God made in the Old Testament’ ossia ‘Ciò significa che Gesù ha salvato tutti i peccatori dai loro peccati nella maniera assolutamente giusta e leale. Per liberare tutti i peccatori dai loro peccati nella maniera assolutamente giusta e leale, Gesù doveva togliere tutti i loro peccati per mezzo ‘dell’imposizione delle mani’ secondo il patto che Dio fece sotto l’Antico Testamento’.

Sulla croce poi Gesù compì un altra parte della sua opera, ossia sulla croce furono giudicati i peccati degli uomini di cui lui era stato caricato da Giovanni Battista al Giordano, quindi, per Jong, Gesù cancellò i peccati del mondo con il suo battesimo e il suo sangue sulla croce: ‘Egli cancellò tutto il peccato del mondo assolutamente per mezzo del Suo battesimo e del Suo sangue sulla Croce’. (He blotted out all the sin of the world absolutely with His baptism and His blood on the Cross). L’atto di giustizia di cui parla Paolo da Tarso ai Romani quindi, tramite cui l’uomo viene dichiarato giusto da Dio (cfr. Rom. 5:18), comprende sia il battesimo di Gesù nel Giordano che la sua morte sulla croce. Per essere perdonati da tutti i peccati è dunque INDISPENSABILE credere tutte le due cose; cosa questa che purtroppo molti Cristiani non fanno perchè accettano solo che Gesù espiò i nostri peccati con il suo sangue sulla croce!!! E così Paul Jong ci viene a dire che per essere salvati è indispensabile credere che Gesù al Giordano tramite l’imposizione delle mani di Giovanni Battista (lui dice che Giovanni Battista gli ministrò il battesimo tramite l’imposizione delle mani, e di questa cosa si può vedere un disegno anche sul suo sito) prese su di sè e cancellò i nostri peccati!! In altre parole, per Jong, per ottenere la remissione dei peccati bisogna credere nel battesimo di Gesù e nella sua morte, ascoltalo: ‘Whoever believes His baptism and His death on the Cross can be forgiven for all his sin... ’ ossia: ‘Chiunque crede nel Suo Battesimo e nella sua morte sulla Croce può essere perdonato di tutti i suoi peccati...’ , e quindi non si può essere salvati e non si può avere lo Spirito Santo dimorante in noi se non si crede anche che Gesù con il suo battesimo prese su di sè tutti i peccati e li cancellò!!! In un suo scritto Jong dice: ‘Having misunderstood the true meaning of the baptism that Jesus has received by John Baptist, we should not believe that we could be saved even though we do not believe in His baptism and its significance’. ossia. ‘Avendo interpretato male il vero significato del battesimo che Gesù ha ricevuto da Giovanni Battista, noi non dobbiamo credere che potremmo essere salvati anche se non crediamo nel Suo battesimo e nel suo significato’. Quello che è necessario per nascere di nuovo, dice Paul Jong, è la fede nel battesimo d’acqua di Gesù e nella Croce. Questo è il Vangelo d’acqua e di Spirito predicato da questo Jong anche nella rete!!!

Ora, passiamo a confutare queste sue asserzioni. E’ vero che nel rituale del giorno dell’espiazione il sommo sacerdote doveva porre le sue mani sopra la testa del capro vivo destinato ad Azazel e confessare i peccati degli Israeliti sopra di esso che poi veniva mandato nel deserto, infatti è scritto: "farà accostare il capro vivo. Aaronne poserà ambedue le mani sul capo del capro vivo, confesserà sopra esso tutte le iniquità dei figliuoli d’Israele, tutte le loro trasgressioni, tutti i loro peccati, e li metterà sulla testa del capro; poi, per mano di un uomo incaricato di questo, lo manderà via nel deserto. E quel capro porterà su di sé tutte le loro iniquità in terra solitaria, e sarà lasciato andare nel deserto" (Lev. 16:20-22), e che questo atto prefigurava il fatto che un giorno l’Agnello di Dio si sarebbe caricato di tutte le nostre iniquità, ma è altresì vero che in quello stesso giorno sull’altro capro che doveva essere offerto per l’espiazione dei peccati del popolo (erano due infatti i capri per il sacrificio del peccato da offrire in quel giorno dal sommo sacerdote per il popolo) il sommo sacerdote non doveva nè porre ambedue le sue mani e neppure fare nessuna confessione di peccati. E’ scritto infatti solo questo: "Poi scannerà il capro del sacrifizio per il peccato, che è per il popolo, e ne porterà il sangue di là dal velo; e farà di questo sangue quello che ha fatto del sangue del giovenco: ne farà l’aspersione sul propiziatorio e davanti al propiziatorio" (Lev. 16:15). Per cui l’atto dell’imposizione di ambedue le mani e della confessione dei peccati erano da farsi solo sopra quel capro vivo, eppure anche quell’altro faceva l’espiazione dei peccati e prefigurava l’espiazione che avrebbe compiuto il Cristo pur non essendo contrassegnato dall’imposizione di ambedue le mani del sommo sacerdote e dalla confessione dei peccati sopra di esso. E si badi che mentre il primo capro veniva scannato e offerto sull’altare e il suo sangue veniva portato dentro il luogo santissimo, il secondo non veniva scannato ma veniva lasciato andare vivo nel deserto. Comunque, nonostante questa differenza esistente nel rituale, è certo che anche il capro destinato ad Azazel era una figura del Cristo che si sarebbe caricato di tutte le nostre iniquità. Ho voluto fare questa puntualizzazione per spiegare che anche il primo capro faceva l’espiazione per i peccati del popolo, anche se non viene detto che il sommo sacerdote doveva imporgli ambedue le sue mani e confessargli sopra le iniquità degli Israeliti.

Ma come si sarebbe il Cristo caricato delle nostre iniquità? Tramite l’imposizione delle mani di un sommo sacerdote e la confessione dei peccati fatta da costui? Certamente no, E poi, ammesso e non concesso che è come dice Paul Jong, se c’era un Sommo Sacerdote che avrebbe dovuto imporre le mani e confessare i peccati sopra l’Agnello di Dio, era proprio quello del tempio, ma nulla di ciò avvenne. Ma come avrebbe mai potuto avvenire una simile cosa? Ma ecco che allora, lo Jong, tira fuori Giovanni Battista, che fa diventare Sommo Sacerdote, anzi l’ultimo Sommo Sacerdote; una cosa del genere è inaccettabile, non è confermata dalla Scrittura in nessuna maniera, anche se Giovanni era certamente discendente dei figli di Aaronne. Ma poi, io dico, dove mai sta scritto che Giovanni impose le mani sopra il capo di Gesù o che gli ministrò il battesimo imponendogli le mani? Da nessuna parte per cui cade tutto il discorso che il battesimo ricevuto da Gesù per mezzo dell’imposizione delle mani di Giovanni Battista servì a caricarlo di tutte le iniquità degli uomini. E poi, come abbiamo visto, non c’era solo l’imposizione delle mani che doveva fare il sommo sacerdote sopra il capro vivo, ma anche la confessione di tutti i peccati dei figli d’Israele (questa è una cosa però su cui lo Jong non mette enfasi), per cui la stessa cosa avrebbe dovuto fare Giovanni Battista, ma dove mai si parla nella Scrittura di questa confessione dei peccati fatta da Giovanni Battista su Gesù Cristo? Anche qui rispondo, da nessuna parte. Per cui, non si capisce proprio come il presunto sommo sacerdote Giovanni Battista abbia trasferito tutte le iniquità degli uomini sopra Gesù al battesimo quando la Scrittura tace a riguardo sia di una sua imposizione delle mani che di una confessione dei peccati fatta sopra Gesù da Giovanni. Ti domando: ‘Avrebbe mai potuto tacere la Scrittura a riguardo di simili cose così fondamentali e indispensabili sapere essere accaduti al battesimo di Gesù?’ Io non credo.

Ma quello che mi preme dirti più di tutto è che questa dottrina conferisce al battesimo di Gesù una importanza che non ha al fine della nostra salvezza, perchè da nessuna parte è scritto che l’uomo per essere salvato deve credere nel battesimo ricevuto da Gesù Cristo al Giordano. L’uomo deve credere che Gesù è il Cristo di Dio, morto sulla croce per i nostri peccati, carico dei nostri peccati, che fu seppellito e che il terzo giorno risuscitò per la nostra giustificazione (cfr. Rom. 3:24-25). Questo è il Vangelo che annunciava Paolo: "Fratelli, io vi rammento l’Evangelo che v’ho annunziato, che voi ancora avete ricevuto, nel quale ancora state saldi, e mediante il quale siete salvati, se pur lo ritenete quale ve l’ho annunziato; a meno che non abbiate creduto invano. Poiché io v’ho prima di tutto trasmesso, come l’ho ricevuto anch’io, che Cristo è morto per i nostri peccati, secondo le Scritture; che fu seppellito; che risuscitò il terzo giorno, secondo le Scritture; che apparve a Cefa, poi ai Dodici. Poi apparve a più di cinquecento fratelli in una volta, dei quali la maggior parte rimane ancora in vita e alcuni sono morti. Poi apparve a Giacomo; poi a tutti gli Apostoli; e, ultimo di tutti, apparve anche a me, come all’aborto" (1 Cor. 15:1-8). Quindi gli eventi della vita di Gesù che il peccatore deve ASSOLUTAMENTE credere se vuole essere salvato, sono la morte propiziatoria di Cristo e la sua resurrezione. Quand’anche all’inizio non sapesse nulla del battesimo ricevuto da Gesù, la sua fede nella sua morte e nella sua resurrezione lo salverà di certo. Ma che sia così è confermato dal fatto che l’apostolo Pietro sia il giorno della Pentecoste che a casa di Cornelio quando predicò il Vangelo non menzionò affatto il battesimo ricevuto da Gesù, mentre menzionò la sua morte e la sua resurrezione (cfr. Atti 2:22-36; 10:34-43). La stessa cosa vale per Paolo l’apostolo dei Gentili che ad Antiochia di Pisidia non menzionò affatto il battesimo ricevuto da Gesù, ma predicò invece la sua morte e la sua resurrezione (cfr. Atti 13:16-41). E voglio farti presente che ambedue gli apostoli in quelle circostanze parlarono a degli Ebrei di nascita (c’erano anche dei proseliti) che quindi avevano conoscenza del rituale del giorno dell’espiazione (a differenza dei Gentili che invece non avevano conoscenza di queste cose). Quale buona occasione per questi apostoli per spiegare ai loro uditori il significato del battesimo di Gesù annunciatoci da Paul Jong!! Eppure neppure una parola, nè del suo battesimo e nè di questo suo presunto significato. La ragione ovviamente di questo silenzio è che gli apostoli non davano al battesimo ricevuto da Gesù nè il significato e neppure l’importanza datagli da Paul Jong.

E meno che meno il peccatore deve credere, per essere salvato, che al battesimo Giovanni Battista trasferì su Gesù tutti i peccati del mondo tramite l’imposizione delle sue mani, cosa che abbiamo visto non avvenne. Dunque sono vani ragionamenti quelli che vogliono far credere che ‘il solo atto di giustizia’ (Rom. 5:18) compiuto da Gesù per giustificarci comprende anche il suo battesimo, e questo perchè questo unico atto di giustizia è la morte di Cristo, lo spargimento del suo sangue avvenuto per la remissione dei nostri peccati, seguito naturalmente dalla sua resurrezione operata dal Padre suo. Non lo fece capire forse Gesù nella notte in cui fu tradito quando prendendo in mano il calice disse ai suoi discepoli di prenderlo e berne perchè quello era (rappresentava) il suo sangue sparso per la remissione dei peccati di molti (cfr. Matt. 26:27-28)? Che c’entra adesso con la remissione dei nostri peccati il battesimo di Gesù? Importante certo, il suo battesimo, nessuno lo discute quel suo atto, fu necessario per la vita e il ministerio di Gesù, ma ciò che lava la nostra coscienza dalle opere morte è solo il suo sangue prezioso da lui sparso sulla croce e non il suo battesimo. E’ dunque SOLO la sua morte che ci ha riconciliati con Dio, non il suo battesimo; ma questo è qualcosa che la Scrittura attesta del continuo. Ascolta quello che dice Paolo ai Romani: "Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il suo sangue, sarem per mezzo di lui salvati dall’ira. Perché, se mentre eravamo nemici siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del suo Figliuolo, tanto più ora, essendo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita" (Rom. 5:9-10), e quello che dice ai Colossesi: "Poiché in lui si compiacque il Padre di far abitare tutta la pienezza e di riconciliare con sé tutte le cose per mezzo di lui, avendo fatto la pace mediante il sangue della croce d’esso; per mezzo di lui, dico, tanto le cose che sono sulla terra, quanto quelle che sono nei cieli. E voi, che già eravate estranei e nemici nella vostra mente e nelle vostre opere malvagie, ora Iddio vi ha riconciliati nel corpo della carne di lui, per mezzo della morte d’esso, per farvi comparire davanti a sé santi e immacolati e irreprensibili" (Col. 1:19-22). Non sono abbastanza chiare ed eloquenti le parole di Paolo?

Dire quindi che per ottenere la remissione dei peccati ed essere giustificati è necessario credere nel battesimo ricevuto da Gesù inteso come atto propiziatorio ossia come atto che ha cancellato o tolto i peccati è una eresia, su questo non c’è il minimo dubbio. Noi dobbiamo predicare la croce di Cristo, come facevano gli apostoli, e non il suo battesimo, e esortare gli uomini a pentirsi e credere nella morte espiatoria di Cristo oltre che alla sua resurrezione, e non aggiungerci a queste cose il suo battesimo come invece fa nella sua ignoranza Paul Jong e che nei suoi scritti finisce con il parlare più del battesimo ricevuto da Gesù che della sua morte. Dobbiamo fare in altre parole come faceva l’apostolo Paolo che anche in questo ci ha lasciato un esempio. Certamente si deve annunciare, a proposito della morte di Gesù, che essa fu necessaria perchè senza spargimento di sangue non c’è remissione, e che questo spargimento del suo sangue era stato adombrato in molte e svariate occasioni nella legge di Mosè, e bisogna anche dire che Gesù Cristo sulla croce portò sul suo corpo i nostri peccati, cosa anche questa prefigurata nell’antico testamento in svariate maniere, ma ci si guardi bene dal dire che Giovanni Battista fu l’ultimo Sommo Sacerdote stabilito da Dio che dovette imporre le mani su Gesù per trasferirgli le nostre iniquità sul capo perchè questo è falso. La Scrittura dice che Dio "ha fatto cadere sopra lui l’iniquità di noi tutti" (Is. 53:6), o come dice sempre il profeta: ‘Si caricherà egli stesso delle loro iniquità’ (Is. 53:11). E non che un Sommo Sacerdote lo avrebbe caricato di queste iniquità!!! E poi, Gesù non aveva bisogno di un Sommo Sacerdote, essendo lui il Sommo Sacerdote della nostra professione di fede, che doveva offrire se stesso per i nostri peccati (cfr. Ebr. 7:26-28) e quindi caricarsi egli stesso dei nostri peccati, e questo egli ha fatto sulla croce. Gesù Cristo fu quindi contemporaneamente sia il Sacrificatore che il sacrificio per i nostri peccati. A Lui sia la gloria ora e in eterno. Amen. Ma, a proposito dei tempi in cui il caricamento dei peccati avvenne, quando e dove è che avvenne? La Scrittura insegna che questo avvenne sulla croce quando Gesù fu crocifisso infatti Pietro dice: "Egli, che ha portato egli stesso i nostri peccati nel suo corpo, sul legno, affinché, morti al peccato, vivessimo per la giustizia, e mediante le cui lividure siete stati sanati" (1 Piet. 2:24). Questo è confermato anche da Paolo che dice che colui che non ha conosciuto peccato Dio l’ha fatto essere peccato per noi affinchè noi diventassimo giustizia di Dio in lui (2 Cor. 5:21), ed anche quando dice che "Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledizione per noi poichè sta scritto: Maledetto chiunque è appeso al legno" (Gal. 3:13-14). E’ quindi sul legno della croce che Gesù si caricò dei nostri peccati! Ma rifletti; non può essere che Gesù al Giordano fu caricato di tutti i peccati, perchè se così fosse stato egli sarebbe stato fatto peccato da Dio ancora prima che iniziasse il suo ministero. Gesù al Giordano fu unto di Spirito Santo, ma non caricato dei peccati di tutto il mondo.

Dunque, per ricapitolare, ti dico che il battesimo ricevuto da Gesù non deve essere inteso come lo ha inteso Paul C. Jong, cioè come una trasmissione dei peccati sopra di lui, e non è indispensabile per ricevere la remissione dei peccati intenderlo come lo spiega lo Jong. Ed inoltre nota, cosa molto importante, che l’introduzione di questa strana dottrina ha avuto una ripercussione negativa sulla via della salvezza, infatti per Jong non è più sufficiente credere nella morte espiatoria di Gesù per essere salvati, occorre pure credere che al Giordano Giovanni Battista lo caricò dei peccati!! In verità, questo Paul Jong predica una dottrina di demoni e getta scompiglio in mezzo ai Cristiani!

Veniamo adesso ad altre falsità insegnate da Paul Jong. Egli non accetta il parlare in altre lingue come segno attestante la ricezione del battesimo con lo Spirito Santo, e arriva a dire che affermare una simile cosa significa bestemmiare contro lo Spirito Santo!! La Scrittura invece attesta che i circa centoventi credenti che erano radunati il giorno della Pentecoste a Gerusalemme, quando ricevettero lo Spirito Santo ossia quando furono ripieni di Spirito Santo (perchè essi avevano già una misura di Spirito Santo) si misero a parlare in altre lingue (cfr. Atti 2:4), e così anche i circa dodici discepoli di Cristo a Efeso (cfr. Atti 19:1-7). Per Jong il battesimo con lo Spirito si riceve quando si ottiene la remissione dei peccati che a sua volta si ottiene SOLTANTO SE SI CREDE nel battesimo, nella morte e nella resurrezione di Cristo. Quindi? Quindi tutti coloro che non credono che Giovanni Battista fu l’ultimo Sommo Sacerdote che trasmise su Gesù tutti i peccati del mondo, non possono avere i loro peccati rimessi, e perciò non sono nati d’acqua e di Spirito!!! In verità, questo Jong erra grandemente perchè non conosce le Scritture e nè la potenza di Dio! Per ciò che mi concerne io non credo affatto quello che crede Paul Jong sul battesimo di Gesù, ma lo Spirito attesta con il mio spirito che sono un figlio di Dio, io so che sono passato dalla morte alla vita perchè amo i fratelli, io so che sono nato da Dio perchè credo che Gesù è il Cristo morto per i nostri peccati e risorto il terzo giorno, io ho la testimonianza di Dio in me che dice che Dio ci ha dato la vita eterna in Cristo Gesù nostro Signore, io ho la remissione dei peccati in Cristo secondo le sue ricchezze per la sua grazia perchè ho creduto in Lui, IO SO IN CHI HO CREDUTO; e sono sicuro che te che hai creduto in Gesù come me puoi dire le medesime cose. Al bando dunque le ciance di Paul Jong, al bando i suoi vani ragionamenti.

Inoltre questo Paul Jong si scaglia in maniera virulenta contro i miracoli, le guarigioni compiute nel nome di Gesù Cristo in seno al movimento pentecostale o anche in seno a chiese che non si definiscono pentecostali; lo fa nella sostanza nella stessa maniera in cui lo fanno tanti Evangelici ancora oggi nella loro ignoranza. Lui però oltre a dire che oramai lo Spirito non compie più queste cose, dice che quelle manifestazioni sono dal demonio perchè i Pentecostali non hanno creduto nel Vangelo dell’acqua e dello Spirito che dopo tanti secoli finalmente è stato ripredicato proprio da Paul Jong!!! Anche in questo caso dimostra di non conoscere nè le Scritture e neppure la potenza di Dio. Dio non muta ed ancora oggi compie le medesime cose che compì ai giorni di Gesù tramite i suoi servitori. Nel mio nome, disse Gesù di coloro che credono in lui, cacceranno i demoni, imporranno le mani agl’infermi ed essi guariranno (cfr. Mar. 16:17-18); che va dunque cianciando questo Jong contro la verità?

Termino salutandoti nel Signore. Stai saldo nella fede e combatti per essa.

[1] Li stanno distribuendo anche in Italia e nella rete da un pò di tempo circolano inviti fatti da parte di alcuni suoi seguaci ad andare al sito della New Life Mission e scaricarsi gratuitamente i suoi libri, tra cui in italiano è disponibile ‘Sei davvero rinato di acqua e di Spirito?’, o anche a richiederli su carta e saranno prontamente spediti gratuitamente.

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SODOMA E GOMORRA

1. Perché furono distrutte le città di Sodoma e Gomorra?

La risposta a questa domanda la troviamo nell’epistola di Giuda e nel libro del profeta Ezechiele.

Nell’epistola di Giuda infatti troviamo scritto: “Nello stesso modo Sodoma e Gomorra e le città circonvicine, essendosi abbandonate alla fornicazione nella stessa maniera di costoro ed essendo andate dietro a vizî contro natura, sono poste come un esempio, portando la pena d’un fuoco eterno” (Giuda 7). E nel libro di Ezechiele: “Ecco, questa fu l’iniquità di Sodoma, tua sorella: lei e le sue figliuole vivevano nell’orgoglio, nell’abbondanza del pane, e nell’ozio indolente; ma non sostenevano la mano dell’afflitto e del povero. Erano altezzose, e commettevano abominazioni nel mio cospetto; perciò le feci sparire, quando vidi ciò” (Ezec. 16:49-50).

Quando dunque si parla della distruzione di Sodoma e Gomorra (e delle città circonvicine) non bisogna limitarsi a dire che avvenne per la fornicazione e i peccati contro natura a cui si erano dati i loro abitanti, ma anche a motivo del loro orgoglio, della loro alterigia, del loro ozio e della mancanza di pietà verso il povero.

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2. Corrono voci in questi giorni (ne ha dato notizia la rivista Religion Today) che qualcuno pensa di avere trovato i resti delle antiche città di Sodoma e Gomorra nei fondali del Mar Morto in Israele; è possibile che sia stata fatta questa scoperta archeologica il che confermerebbe l'esistenza di queste due città che alcuni pensano invece che siano simboliche?

No, non è possibile che qualche archeologo trovi i resti di queste città bibliche per il semplice motivo che la Scrittura afferma che esse furono ridotte in cenere. Ecco quanto scrive l'apostolo Pietro: "… riducendo in cenere le città di Sodoma e Gomorra, le condannò alla distruzione perché servissero d’esempio a quelli che in avvenire vivrebbero empiamente" (2 Piet. 2:6). E' ovvio quindi che dato che quelle città divennero cenere non è possibile trovare alcun resto di esse.

Naturalmente, per noi che accettiamo tutta la Bibbia come Scrittura ispirata da Dio, il fatto che non si possono e non si potranno trovare le rovine di Sodoma e Gomorra, non desta nessuna preoccupazione. Noi crediamo che esse siano esistite, che i suoi abitanti fossero malvagi, e a motivo della loro malvagità Dio mandò su di esse il fuoco e lo zolfo che le fecero sparire dalla terra. Solo Lot, le sue due figlie e sua moglie non perirono assieme agli abitanti di Sodoma e Gomorra, essendo stati messi in salvo da Dio. Della moglie di Lot però va detto che siccome disubbidì all'ordine di non voltarsi indietro, divenne una statua di sale.

Dunque se in futuro dovesse essere data la notizia che sono stati ritrovati i resti di Sodoma e Gomorra, la notizia non avrebbe il supporto biblico.

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SPIRITO SANTO

1. La bestemmia contro lo Spirito Santo chi la commette, e in che cosa consiste?

Stando alle parole di Gesù Cristo la bestemmia contro lo Spirito Santo la commettono coloro che parlano contro lo Spirito Santo anche se ancora non sono dei credenti. Gesù Cristo infatti fece riferimento a questo peccato quando alcuni Farisei dissero di lui: "Costui non caccia i demoni se non per l'aiuto di Beelzebub, principe dei demoni" (Matt. 12:24), ecco le sue parole: "Ogni regno diviso in parti contrarie sarà ridotto in deserto; ed ogni città o casa divisa in parti contrarie non potrà reggere. E se Satana caccia Satana, egli è diviso contro se stesso; come dunque potrà sussistere il suo regno? E se io caccio i demonî per l’aiuto di Beelzebub, per l’aiuto di chi li cacciano i vostri figliuoli? Per questo, essi stessi saranno i vostri giudici. Ma se è per l’aiuto dello Spirito di Dio che io caccio i demonî, è dunque pervenuto fino a voi il regno di Dio. Ovvero, come può uno entrar nella casa dell’uomo forte e rapirgli le sue masserizie, se prima non abbia legato l’uomo forte? Allora soltanto gli prederà la casa. Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde. Perciò io vi dico: Ogni peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini; ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. Ed a chiunque parli contro il Figliuol dell’uomo, sarà perdonato; ma a chiunque parli contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato né in questo mondo né in quello avvenire" (Matt. 12:25-32). In Marco queste ultime espressioni di Gesù sono trascritte in una maniera leggermente differente e con qualcosa in più, infatti è scritto: "In verità io vi dico: Ai figliuoli degli uomini saranno rimessi tutti i peccati e qualunque bestemmia avranno proferita; ma chiunque avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non ha remissione in eterno, ma è reo d’un peccato eterno. Or egli parlava così perché dicevano: Ha uno spirito immondo" (Mar. 3:28-30). In particolare vorrei che notaste la ragione per cui Gesù parlò in quella maniera e cioè perché dissero di lui che aveva uno spirito immondo. Quindi la bestemmia contro lo Spirito Santo una persona la commette quando dice di un uomo ripieno di Spirito Santo che egli ha uno spirito immondo e caccia i demoni per l'aiuto di quello spirito.

Va tuttavia detto che da un verso scritto nell'epistola agli Ebrei questo peccato, che è imperdonabile, viene commesso anche da quei credenti che rinnegano il Signore infatti di costoro si parla come di coloro che hanno oltraggiato lo Spirito della grazia (cfr. Ebr. 10:29). Non possiamo dire altrimenti perché qui si parla di oltraggiare lo Spirito della grazia. Nel discorso di Gesù però l'oltraggio allo Spirito della grazia è specificato, nel senso che viene detto in che consisteva l'oltraggio che alcuni scribi e Farisei avevano lanciato contro lo Spirito Santo. E' chiaro comunque che chi rinnega il Signore o commette il peccato che mena a morte, è molto probabile che parli con male parole contro lo Spirito Santo una volta che abbandona il Signore.

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2. Ho notato che molti credenti cantano ALLO Spirito Santo: è biblico ciò che essi fanno?

No, non è biblico infatti nella Bibbia non c’è nessuno, e ripeto nessuno, che abbia cantato allo Spirito Santo, in altre parole nella Bibbia non ci sono cantici o parti di cantici rivolti allo Spirito Santo. Ci sono cantici rivolti PER lo Spirito Santo ma non ALLO Spirito Santo.

Considerate i salmi; ce ne sono scritti cento cinquanta, eppure nessuno di essi è rivolto allo Spirito Santo. Ma entriamo nei salmi per fare osservare alcune cose. Ora, molti dei salmi li ha scritti Davide, il dolce cantore d’Israele, che da ciò che dice la Parola di Dio parlò per lo Spirito Santo. Gesù infatti, riferendosi alle parole di un salmo di Davide, disse: "Davide stesso ha detto per lo Spirito Santo: Il Signore ha detto al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io abbia posto i tuoi nemici per sgabello dei tuoi piedi" (Mar. 12:36; Sal. 110:1); anche Pietro confermò che Davide parlò per lo Spirito Santo, quando disse (dopo che Gesù era stato assunto in cielo): "Fratelli, bisognava che si adempisse la profezia della Scrittura pronunziata dallo Spirito Santo per bocca di Davide, intorno a Giuda, che fu la guida di quelli che arrestarono Gesù... Poiché è scritto nel libro dei salmi: Divenga la sua dimora deserta e non vi sia chi abiti in essa; e: L’ufficio suo lo prenda un altro" (Atti 1:16,20; Sal. 69:25; 109:8). A proposito di queste scritture citate da Pietro vorrei farvi notare che esse sono scritte rispettivamente nel sessantanovesimo e nel centonovesimo salmo, in cui vi sono altre parole che lo Spirito Santo pronunziò per bocca di Davide tra cui queste: "Io celebrerò il nome di Dio con un canto e lo magnificherò con le mie lodi" (Sal. 69:30) e: "Io celebrerò altamente l’Eterno con la mia bocca, lo loderò in mezzo alla moltitudine.." (Sal. 109:30). Come potete dunque vedere lo Spirito Santo che parlò tramite Davide lo sospinse a rivolgere le sue lodi a Dio e non allo Spirito Santo.

Vi propongo un altro esempio tratto dai salmi; nel salmo novantacinquesimo leggiamo: "Oggi, se udite la sua voce non indurate il vostro cuore", parole queste che nell’epistola agli Ebrei sono attribuite allo Spirito Santo infatti è scritto: "Perciò come dice lo Spirito Santo: Oggi, se udite la sua voce, non indurate i vostri cuori.." (Ebr. 3:7,8; Sal. 95:8), ma nello stesso Salmo, lo Spirito Santo dice: "Venite, cantiamo con giubilo all’Eterno... Presentiamoci a lui con lodi, celebriamolo con salmi" (Sal. 95:1,2). Lo vedete? Ancora una volta chi ha scritto i salmi celebra Dio mediante lo Spirito Santo ma non lo Spirito Santo.

Ovviamente questo non ci porta a dire che Davide non credeva nello Spirito Santo, o che coloro che scrissero i Salmi non onorarono lo Spirito Santo perchè non cantarono allo Spirito Santo, o che non credevano nella divinità e nella personalità dello Spirito Santo. Dobbiamo tuttavia prendere atto che essi non cantarono allo Spirito Santo.

Gesù era ripieno dello Spirito Santo, predicò per lo Spirito, insegnò per lo Spirito, cacciò i demoni per lo Spirito di Dio, guarì gli infermi per lo Spirito, risuscitò i morti per lo Spirito, ma non lodò lo Spirito Santo bensì il Padre suo, secondo che è scritto: "In quel tempo Gesù prese a dire: Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perchè hai nascoste queste cose ai savi e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli fanciulli. Sì, Padre, perchè così t’è piaciuto" (Matt. 11:25,26). Il Figlio di Dio che è disceso dal cielo, ci ha lasciato l’esempio in ogni cosa, imitiamolo.

Anche dopo che lo Spirito Santo fu sparso il giorno della Pentecoste, nè i discepoli e nè gli apostoli si misero a cantare cantici allo Spirito Santo, eppure erano ripieni dello Spirito, eppure conoscevano lo Spirito; è scritto: "Prendevano il loro cibo assieme con letizia e semplicità di cuore, lodando Iddio..." (Atti 2:46,47), e questo avveniva dopo il giorno della Pentecoste!

Vediamo ora se in cielo vi è qualcuno che canta allo Spirito Santo, perchè se così è, noi pure dobbiamo farlo sulla terra; Giovanni che fu rapito in ispirito presso il trono di Dio in cielo, scrisse nel libro della rivelazione: "Un trono era posto nel cielo, e sul trono v’era uno a sedere. E Colui che sedeva era nell’aspetto simile a una pietra di diaspro e di sardonico; e attorno al trono c’era un arcobaleno che, a vederlo, somigliava a uno smeraldo. E attorno al trono c’erano ventiquattro troni; e sui troni sedevano ventiquattro anziani, vestiti di vesti bianche, e avevano sui loro capi delle corone d’oro. E dal trono procedevano lampi e voci e tuoni; e davanti al trono c’erano sette lampade ardenti, che sono i sette Spiriti di Dio; e davanti al trono c’era come un mare di vetro, simile al cristallo; e in mezzo al trono e attorno al trono, quattro creature viventi, piene d’occhi davanti e di dietro. E la prima creatura vivente era simile a un leone, e la seconda simile a un vitello, e la terza aveva la faccia come d’un uomo, e la quarta era simile a un’aquila volante. E le quattro creature viventi avevano ognuna sei ali, ed eran piene d’occhi all’intorno e di dentro, e non restavano mai, giorno e notte, di dire: Santo, santo, santo è il Signore Iddio, l’Onnipotente, che era, che è, e che viene. E ogni volta che le creature viventi rendono gloria e onore e grazie a Colui che siede sul trono, a Colui che vive nei secoli dei secoli, i ventiquattro anziani si prostrano davanti a Colui che siede sul trono e adorano Colui che vive nei secoli dei secoli e gettano le loro corone davanti al trono, dicendo: Degno sei, o Signore e Iddio nostro, di ricevere la gloria e l’onore e la potenza: poiché tu creasti tutte le cose, e per la tua volontà esistettero e furono create" (Ap. 4:2-11) ed ancora: "Le quattro creature viventi e i ventiquattro anziani si prostrarono davanti all’Agnello, avendo ciascuno una cetra e delle coppe d’oro piene di profumi, che sono le preghiere dei santi. E cantavano un nuovo cantico, dicendo: Tu sei degno di prendere il libro e d’aprirne i suggelli, perchè sei stato immolato e hai comprato a Dio, col tuo sangue, gente d’ogni tribù e lingua e popolo e nazione, e ne hai fatto per il nostro Dio un regno e dei sacerdoti; e regneranno sulla terra. E vidi, e udii una voce di molti angeli attorno al trono e alle creature viventi e agli anziani; e il numero loro era di miriadi di miriadi, e di migliaia di migliaia, che dicevano con gran voce: Degno è l’Agnello che è stato immolato di ricevere la potenza e le ricchezze e la sapienza e la forza e l’onore e la gloria e la benedizione" (Ap. 5:8-12) e: "E vidi come un mare di vetro e di fuoco e quelli che aveano ottenuta vittoria sulla bestia e sulla sua immagine e sul numero del suo nome, i quali stavano in piè sul mare di vetro avendo delle arpe di Dio. E cantavano il cantico di Mosè, servitore di Dio, e il cantico dell’Agnello, dicendo: Grandi e maravigliose sono le tue opere, o Signore Iddio onnipotente; giuste e veraci sono le tue vie, o Re delle nazioni. Chi non temerà, o Signore, e chi non glorificherà il tuo nome? Poiché tu solo sei santo; e tutte le nazioni verranno e adoreranno nel tuo cospetto, poiché i tuoi giudici sono stati manifestati" (Ap. 15:2-4). Da queste Scritture è manifesto che Giovanni non vide e non udì nessuno in cielo cantare allo Spirito Santo e sappiate che anche noi quando andremo in cielo, non ci metteremo a cantare allo Spirito Santo, perchè là in cielo loderemo Iddio e l’Agnello di Dio.

Concludo formulando questa domanda a quei fratelli che cantano allo Spirito Santo: ‘Ma se qualcuno vi domanda: ‘Potete dimostrarmi per le Scritture che quello che fate, cantando allo Spirito, era fatto pure dagli antichi discepoli, che Scrittura gli citate per dimostrargli di non praticare oltre ciò che sta scritto?

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3. Sono rimasto sconcertato dal fatto che dite che non si canta allo Spirito Santo. Allora chi canta in lingue vuol dire che non loda il Signore? Non credo che umanamente sia possibile cantare in lingue. Può essere un dono dello Spirito per lodare solo Dio?

Mi pare che tu abbia capito male sia la domanda che la risposta da me data in merito al cantare allo Spirito. Se infatti leggi attentamente sia la domanda che la risposta ti accorgerai che io non ho affatto detto che non è biblico cantare PER LO SPIRITO SANTO, ma cantare ALLO SPIRITO SANTO. Cantare per lo Spirito, cioè CANTARE IN ALTRE LINGUE COME LO SPIRITO SOSPINGE, E' PERFETTAMENTE BIBLICO, e difatti la Scrittura parla di questo cantare per lo Spirito (cfr. 1 Corinzi 14:15). Questa è una capacità soprannaturale che comincia ad essere presente nel credente dal momento in cui viene battezzato con lo Spirito Santo. Ma appunto perchè questo cantare è per lo Spirito NON PUO' ESSERE RIVOLTO (O DIRETTO) ALLO SPIRITO SANTO. Il cantare è rivolto a Dio; Paolo infatti dice che chi parla in altre lingue parla a Dio (cfr. 1 Corinzi 14:2). Ma qui mi sono riferito al cantare in altre lingue.

Nella domanda e nella risposta messe sul sito invece io tratto il cantare in lingua conosciuta (in italiano nel nostro caso) allo Spirito Santo. Ti faccio alcuni esempi pratici; ci sono tanti credenti che cantano 'Spirito di Dio io ti lodo, di adoro, vieni e battezzaci, inondaci di amore, ecc', ma simili espressioni rivolte allo Spirito Santo, cioè alla terza persona della Divinità, non possono assolutamente essere provate dalla Scrittura. Gesù lodò (in ebraico) il Padre (cfr. Matteo 11:25), e non lo Spirito Santo. Anche nelle epistole di Paolo, di Pietro, di Giovanni, e negli scritti dei profeti non ci sono cantici (e neppure preghiere) rivolte allo Spirito Santo. Mi hai capito adesso? Spero che tu non abbia alcun dubbio a riguardo. Guarda che io parlo molto del parlare in lingue nei miei scritti; se vuoi puoi andare nella rubrica 'Confutazioni (seconda serie)' e leggerti il mio libro 'Confutazione del libro di Tommaso Heinze 'la Bibbia e il Movimento Pentecostale', in cui parlo molto del parlare in lingue difendendolo con la Parola di Dio. Una cosa comunque deve essere chiara che il parlare in lingue, anche se non viene inteso da chi parla a meno che abbia il dono dell'interpretazione delle lingue, è RIVOLTO A DIO E NON ALLO SPIRITO SANTO. Detto in altre parole, lo Spirito Santo è la persona della Divinità che spinge il credente a lodare Dio, e anche il suo Figliuolo perchè di Lui Gesù disse che lo avrebbe glorificato (cfr. Giovanni 16:14). Ma non lo sospinge a cantare allo Spirito Santo cioè a sè stesso.

Nella Divinità il Padre, il Figliuolo e lo Spirito Santo, sono tre persone distinte che non vanno confuse. Quando per esempio Gesù promise ai suoi discepoli lo Spirito, disse che avrebbe pregato il Padre che gli avrebbe dato un altro Consolatore; vedi? Egli non pregò lo Spirito Santo ma il Padre. E di questi esempi te ne potrei fare molti altri.

Spero tanto che adesso il mio insegnamento ti sia chiaro.

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4. Ma quando la Bibbia parla dei frutti dello Spirito si riferisce allo Spirito Santo o allo spirito rigenerato dell'uomo?

Si riferisce allo Spirito che procede da Dio che è chiamato dalla Scrittura anche “Spirito del suo Figliuolo” (Gal. 4:6) che Dio ha mandato nei nostri cuori e che grida: ‘Abba, Padre’ (cfr. Gal. 4:6). Lo Spirito di Dio quindi abita in noi, esso ci guida, ci fortifica, ci consola, e mediante di esso noi dobbiamo mortificare gli atti del corpo (cfr. Rom. 8:13). Questo stesso Spirito produce in noi amore, allegrezza, pace, longanimità, benignità, bontà fedeltà, dolcezza, temperanza (cfr. Gal. 5:22-23).

Una precisazione infine, la Scrittura parla di frutto dello Spirito e non di frutti dello Spirito.

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5. Che cosa significa che il Consolatore convincerà il mondo quanto alla giustizia e quanto al giudizio (Giovanni 16:8-11)?

Vediamo innanzi tutto cosa ha detto precisamente Gesù. Egli nella notte in cui fu tradito disse ai suoi discepoli: “Pure, io vi dico la verità, egli v’è utile ch’io me ne vada; perché, se non me ne vo, non verrà a voi il Consolatore; ma se me ne vo, io ve lo manderò. E quando sarà venuto, convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia, e al giudizio. Quanto al peccato, perché non credono in me; quanto alla giustizia, perché me ne vo al Padre e non mi vedrete più; quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato” (Giov. 16:7-11).

Gesù sapeva che presto sarebbe stato crocifisso, e che da quel momento il mondo non lo avrebbe più visto, lo avrebbero rivisto solo i suoi discepoli dopo che egli sarebbe risorto. Ma egli sapeva anche che sarebbe giunto il momento in cui avrebbe lasciato i suoi discepoli per tornare al Padre che lo aveva mandato. Ma questa sua dipartita era necessaria affinché venisse lo Spirito Santo, infatti lo Spirito Santo o il Consolatore non avrebbe potuto essere mandato fino a che Gesù non sarebbe asceso in cielo. E quando Egli sarebbe venuto, tra le altre cose avrebbe convinto il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio e questo Egli fa tuttora.

Quanto al peccato perché il mondo non crede in Gesù Cristo, ma lo Spirito in maniera potente e imperscrutabile gli fa capire che non credere in Gesù è un peccato, significa trasgredire un ordine di Dio e cioè quello di credere nel suo Figliuolo Gesù Cristo, significa fare Dio bugiardo perché non si crede alla testimonianza che Egli ha resa circa il suo Figliuolo. Quanto alla giustizia perché fa capire al mondo che Gesù è tornato al Padre dopo avere compiuto l’opera ordinatagli dal Padre (e quindi noi suoi discepoli adesso non lo vediamo); e quanto al giudizio perché fa capire al mondo che il principe di questo mondo, cioè il diavolo, è stato vinto e distrutto dal Signore Gesù; e come? mediante la Sua morte infatti è scritto nell’epistola agli Ebrei: “Poiché dunque i figliuoli partecipano del sangue e della carne, anch’egli vi ha similmente partecipato, affinché, mediante la morte, distruggesse colui che avea l’impero della morte, cioè il diavolo, e liberasse tutti quelli che per il timor della morte erano per tutta la vita soggetti a schiavitù” (Ebr. 2:14-15).

Naturalmente tutti coloro che vengono convinti dallo Spirito Santo di queste cose, diventano figli di Dio mediante la loro fede in Gesù Cristo. Cessano dunque di appartenere al mondo per appartenere a Colui che è morto e risorto per loro.

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SUPERSTIZIONI

1. Perché l'anello matrimoniale viene messo proprio all'anulare sinistro?

E' a motivo di una superstizione che dice che il quarto dito della mano sinistra sia in diretta relazione col cuore per una vena che da questo dito comunica col cuore medesimo. Per cui l’anello nuziale, che è simbolo dell’unione dell’amore e della fedeltà, va messo all’anulare sinistro. Alla base di questa usanza dunque c'è una superstizione; un motivo in più quindi per non seguirla da parte dei credenti.

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2. Perché a Capodanno molti mangiano le lenticchie?

E' a motivo di una superstizione che dice che più lenticchie si mangiano a Capodanno e più soldi si conteranno durante l'anno in corso! Riteniamo quindi che proprio a Capodanno non sia opportuno mangiare lenticchie per un credente; per non conformarsi alla suddetta superstizione. Si mangino pure le lenticchie, ma proprio a Capodanno no; i non credenti potrebbero essere indotti a pensare che anche voi accettate per buona la suddetta superstizione.

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3. Posso continuare a tenere come credente il ferro di cavallo sulla porta di casa?

No, non puoi perché questa usanza è superstiziosa infatti chi la segue pensa che in questa maniera riuscirà a tenere lontano da casa sua le sventure dato che il ferro di cavallo è considerato un portafortuna. Su uno dei tanti dizionari delle superstizioni si legge infatti: 'E' un autentico portafortuna'. Il potere del ferro di cavallo secondo la superstizione ha tratto la sua origine dal fatto che veniva forgiato nel fuoco sacro e con un materiale sacro come il ferro. A proposito del ferro di cavallo è interessante notare che in America è diventata usanza molto diffusa regalare omaggi floreali fatti a forma di ferro di cavallo in occasione di nuove iniziative d'affari, soprattutto quelle considerate nel settore del tempo libero.

Noi non crediamo affatto che un pezzo di ferro possa tenere mali e sventure lontani dalla casa di un credente. Un credente è al sicuro perché ha Dio come suo rifugio e protettore; dice infatti la Parola di Dio: "Chi dimora nel ritiro dell’Altissimo alberga all’ombra dell’Onnipotente. Io dico all’Eterno: Tu sei il mio rifugio e la mia fortezza, il mio Dio, in cui confido! Certo egli ti libererà dal laccio dell’uccellatore e dalla peste mortifera. Egli ti coprirà con le sue penne, e sotto le sue ali troverai rifugio. La sua fedeltà ti è scudo e targa. Tu non temerai lo spavento notturno, né la saetta che vola di giorno, né la peste che va attorno nelle tenebre, né lo sterminio che infierisce in pien mezzodì. Mille te ne cadranno al fianco, e diecimila alla destra; ma tu non ne sarai colpito. Solo contemplerai coi tuoi occhi e vedrai la retribuzione degli empi. Poiché tu hai detto: O Eterno, tu sei il mio rifugio; tu hai preso l’Altissimo per il tuo asilo, male alcuno non ti coglierà, né piaga alcuna s’accosterà alla tua tenda. Poiché egli comanderà ai suoi angeli di guardarti in tutte le tue vie. Essi ti porteranno in palma di mano, che talora il tuo piè non urti in alcuna pietra. Tu camminerai sul leone e sull’aspide, calpesterai il leoncello e il serpente. Poich’egli ha posta in me la sua affezione, io lo libererò; lo leverò in alto, perché conosce il mio nome. Egli m’invocherà, ed io gli risponderò; sarò con lui nella distretta; lo libererò, e lo glorificherò. Lo sazierò di lunga vita, e gli farò vedere la mia salvezza" (Salmo 91:1-16). E' scritto pure che "il giusto se ne sta al sicuro come un leone" (Prov. 28:1), ed ancora: "Il nome dell’Eterno è una forte torre; il giusto vi corre, e vi trova un alto rifugio" (Prov. 18:10). Dunque noi ci raccomandiamo a Dio nella nostra vita, credendo pienamente che egli ci proteggerà da ogni male sia che siamo a casa che fuori casa. Come dice il salmista: "L’Eterno è colui che ti protegge; l’Eterno è la tua ombra; egli sta alla tua destra. Di giorno il sole non ti colpirà, né la luna di notte. L’Eterno ti proteggerà da ogni male; egli proteggerà l’anima tua. L’Eterno proteggerà il tuo uscire e il tuo entrare da ora in eterno" (Sal. 121:5-8). Al bando dunque il ferro di cavallo e ogni oggetto che viene asserito porti fortuna e protegga la persona da questa o quell'altra sventura. A Dio il nostro protettore che non sonnecchia e né dorme sia la gloria ora e in eterno. Amen.

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4. Come mai alle nozze c'è l'usanza di gettare il riso sugli sposi?

Perché in questa maniera si pensa di assicurare alla coppia fecondità. A loro volta sposi, testimoni e compari gettano alla folla confetti e monete.

Ovviamente questa usanza è una superstizione che va rigettata. La fecondità l'assicura Dio, è lui che dà i figli sia che siano tanti o pochi, per cui è del tutto inutile quel gesto, oltre che dannoso perché in questa maniera si butta via del riso che potrebbe essere invece mangiato. Ci si ricordi che ci sono nazioni del mondo dove tanti bambini vivono con una manata di riso cotto al giorno, basta pensare a questo per capire come questo spreco di riso sia oltretutto un affronto a quei poveri.

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5. Salve, caro fratello, ….. vorrei delle informazioni sulle stigmate se possibile, grazie

Le stigmate vengono definite come delle spontanee apparizioni di piaghe sanguinanti in determinate parti del corpo che possono essere permanenti o periodiche e spesso sono accompagnate da forti dolori fisici e da patimenti morali. Queste piaghe non guariscono per quanti rimedi si utilizzino; compaiono, guarda caso, solo nelle parti del corpo dove Gesù Cristo subì le ferite provocate dalla crocifissione; e producono abbondanti ed inspiegabili emorragie. La Chiesa Cattolica Romana considera il supplizio delle stigmate un dono grande, un favore speciale di Dio per incrementare il grado di santità sia di chi le riceve (le intense sofferenze che provocano contribuiscono enormemente a configurare l'anima a Cristo, completando quello che manca alla sua passione: Fil. 3,10; Col. 1,24), sia di chi ne è testimone.

In seno alla Chiesa Cattolica Romana ci sono stati diversi stigmatizzati nel corso dei secoli, tra cui uno degli ultimi è stato Pio di Pietralcina fatto santo poco tempo fa. Ma il più famoso stigmatizzato è Francesco d’Assisi. Nato nel 1182 ad Assisi da un ricco mercante, il suo desiderio inizialmente era quello di diventare cavaliere, ma in seguito ad una grave malattia subita quando era prigioniero di guerra, abbandonò quella vita e diede tutto quello che possedeva ai poveri e intraprese la vita dell’ascetismo più rigoroso. Alcuni giovani di Assisi colpiti dal suo esempio, si misero al suo seguito, e Francesco con dodici di essi andò a Roma a chiedere a Innocenzo III l’approvazione ecclesiastica della sua regola di vita comunitaria. E così Francesco cominciò la sua opera che aveva come scopo quello di imitare Cristo nell’umiltà, nella povertà, e nella predicazione dell’amore di Dio per tutti gli uomini e tutto il creato. A partire dal 1224 Francesco fu sempre malato, soffriva agli occhi fino quasi a perdere la vista, allo stomaco, alla milza e al fegato, oltre ad avere gonfiori e numerose emorragie. Il 14 settembre del 1224, che era la festa dell’esaltazione della Croce, mentre era sul monte Verna in preghiera, Francesco ricevette le stigmate, ecco come racconta il fatto Tommaso da Celano (che fu l’amico più intimo di Francesco) nella sua biografia Vita Prima : ‘Ebbe da Dio una visione. Gli apparve un uomo, in forma di Serafino... confitto in croce nell'acerbo dolore della passione... Cercava con ardore di scoprire il senso della visione, e per questo il suo spirito era tutto agitato. Mentre era in questo stato di preoccupazione e di totale incertezza, ecco: nelle sue mani e nei piedi cominciarono a comparire gli stessi segni dei chiodi che aveva appena visto in quel misterioso uomo crocifisso... Anche il lato destro era trafitto da un colpo di lancia, con ampia cicatrice, e spesso sanguinava". Francesco poi morirà due anni dopo, nel 1226, e solo due anni dopo la sua morte fu canonizzato da Gregorio IX. Non solo, in seguito la Chiesa Cattolica Romana ha istituito una festività speciale, il 17 settembre, in onore delle stigmate di Francesco di Assisi. Questo per ciò che concerne il più famoso stigmatizzato della Chiesa Cattolica Romana. Ma come si formano le stigmate secondo la Chiesa Cattolica Romana? A questa domanda viene data nella sostanza la spiegazione che diede Francesco di Sales, ‘santo dottore’ della Chiesa Cattolica Romana, a proposito delle origini delle stigmate in Francesco di Assisi. Francesco di Sales dopo avere descritto nel ‘Trattato dell’Amor di Dio’ (Libro VI, cap. 15), tutta la scena della stigmatizzazione di Francesco di Assisi, spiega a Teotimo che l’amore umano ha la capacità di modificare anche il corpo facendolo ammalare e talvolta morire: ‘L’anima, - prosegue - come forma e padrona del corpo, usando il suo potere su di lui, impresse i dolori delle piaghe di cui era ferita nei luoghi corrispondenti a quelli nei quali il suo amante le aveva sofferte. L’amore è ammirabile nel rinforzare l’immaginazione per farla giungere fino all’esterno’. "Ma causare esteriormente gli squarci della carne, - dice sempre Francesco di Sales - l’amore interiore non poteva farlo in alcun modo: ecco perché l’ardente serafino, venendo in aiuto, lo colpì con raggi di un fulgore così penetrante, che procurò esteriormente nella carne le piaghe del Crocifisso, che l’amore aveva impresso interiormente nell’anima’.

Io invece, giudico che le stigmate siano una delle tante opere del diavolo che con la sua abituale astuzia riesce a fare passare le sue opere demoniache come opera di Dio. Si tratta di opere di demoni, e non a caso gli stigmatizzati sono delle persone isteriche ed anche ipnotizzate. Non so se ti è capitato di vedere qualche foto di Pio di Pietralcina, ma guarda il suo sguardo molto attentamente, e vedrai che ha uno sguardo di persona ipnotizzata. Ci troviamo davanti a fenomeni che dal punto di vista umano sono inspiegabili, perché soprannaturali, a fenomeni che certamente fanno meravigliare chi li vede, non c’è dubbio che si tratta di segni e di prodigi, ma di segni e prodigi bugiardi, operati dal padre della menzogna che è Satana. Segni e prodigi che servono a confermare le menzogne insegnate dalla Chiesa Cattolica Romana, menzogne che sono tantissime, e quindi a fare rimanere le persone attaccate alle menzogne insegnate dai loro preti. Ma non ha forse detto Gesù che “sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, e faranno gran segni e prodigî da sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti” (Matt. 24:24)?.

Io quindi, rigetto le stigmate, le aborro, le detesto, e ti metto in guardia da chiunque ti voglia persuadere che esse invece sono opera di Dio. Nessuno ti inganni.

A proposito di stigmate, voglio farti notare a conferma di quanto appena dettoti, che esiste un gruppo ufologico che ha nome NONSIAMOSOLI di cui uno dei dirigenti di nome Giorgio Bongiovanni (uno dei fratelli Bongiovanni che dirigono il gruppo) afferma che il 2 Settembre 1989 mentre si trovava a Fatima avrebbe visto ‘la Celeste Signora’ che oltre a dirgli alcune cose gli trasmise le stimmate alle mani. In seguito, precisamente due anni dopo, egli avrebbe ricevuto altre stimmate, ai piedi, questa volta però dal ‘Maestro Gesù’ . Queste sue stimmate darebbero la certezza che Gesù Cristo è giunto tra noi per annunciare che il tempo è venuto e che giustizia sarà fatta; e farebbero di Giorgio Bongiovanni il portatore di una parte delle sofferenze di Gesù. Quest’uomo, nelle sue conferenze che tiene nel mondo, si presenta spesso sanguinante; facendo rimanere meravigliate le persone. La sostanza del suo messaggio che lui ha ricevuto dalla ‘madonna’ e dal ‘Maestro Gesù’ è questo; la terra non è il solo pianeta abitato, che Dio ha creato l’intelligenza in infiniti altri mondi e che Cristo, prima di venire in questo mondo, aveva visitato altri esseri che lo avevano accolto come redentore, e quindi, si erano evoluti in ispirito, scienza e tecnologia e potevano visitarci quali Suoi messaggeri. Il sangue che fuoriesce dal suo corpo sarebbe per gli uomini di questo pianeta una visitazione delle potenze celesti che operano per il trionfo del ‘Padre glorioso’, il cui dolce impero sovrasta il cielo e la terra. Gli angeli di ieri, extraterresti di oggi, si prodigano affinchè in questo mondo si sviluppi una rinascita dei valori portanti della vita. Gesù in un’apparizione gli avrebbe detto: ‘Figliuolo, sono ritornato come avevo promesso. Annuncialo in tutto il mondo … da oggi inizia la mia visitazione sulla terra. Ancora non possono vedermi, ma quando i tempi saranno compiuti mi manifesterò con gran potenza e gloria e allora sarà pianto e stridor di denti. Con queste stimmate accuserò l’Anticristo…. A presto, figliuolo’ (Nonsiamosoli, Luglio-Dicembre 1993, pag. 3).

Ora, come puoi vedere, pure questo uomo ha le stigmate, io le ho viste in alcune fotografie presenti sulla loro rivista e ti posso assicurare che nel vederle, e nel vedere questo uomo agonizzante e sanguinante, ho provato una forte ripugnanza. Ma guarda caso, crede negli UFO e in eresie di perdizione. Non è questa una ulteriore prova che queste manifestazioni corporali che improvvisamente spuntano fuori sul corpo di alcuni, sono delle opere demoniache? Per me lo sono, e ti esorto a considerarle tali.

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TESTIMONI DI GEOVA (domande fatte da loro)

1. Voi Evangelici da un lato proclamate l’unicità di Dio e dall’altro che Dio è una Trinità, non vi pare che questa sia una contraddizione? Come fa Dio ad essere Uno solo e nello stesso tempo formato da Tre persone?

Quello che noi professiamo di credere e insegniamo a riguardo della natura di Dio non è affatto una contraddizione perché noi non diciamo che ci sono Tre Dèi ma che c’è un solo Dio, che è composto dal Padre, dal Figliuolo e dallo Spirito Santo. Quindi l’unicità di Dio non viene minimamente scalfita perché si tratta di un’unicità composita. Che poi quello che diciamo è pienamente confermato dalla Scrittura che attesta in svariate maniere che non è solo il Padre ad essere Dio, ma anche il Figliuolo e lo Spirito Santo. Tralascio di parlare della Divinità del Padre, sulla quale siamo d’accordo (anche se tuttavia voi affermate alcune cose false sulla natura di Dio che mi riservo di farvi notare in altra occasione), per passare subito a dimostrarvi che anche il Figlio e lo Spirito Santo sono Dio.

Riguardo al Figliuolo.

( Giovanni dice: "Nel principio era la Parola, e la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. Essa era nel principio con Dio. Ogni cosa é stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta.... E la Parola è stata fatta carne ed ha abitato per un tempo fra noi, piena di grazia e di verità" (Giov. 1:1-3;14).

( Paolo disse di Gesù Cristo ai Colossesi che "in lui si compiacque il Padre di far abitare tutta la pienezza" (Col. 1:19). Ed è proprio in virtù del fatto che in Cristo abitò tutta la pienezza della Divinità che noi abbiamo potuto ricevere da lui grazia sopra grazia infatti Giovanni dice: "E’ della sua pienezza che noi tutti abbiamo ricevuto, e grazia sopra grazia" (Giov. 1:16).

( L’apostolo Paolo disse ai Romani: "Dai quali (dagli Israeliti) è venuto, secondo la carne, il Cristo, che è sopra tutte le cose Dio benedetto in eterno. Amen" (Rom. 9:5). Quindi Cristo Gesù, benché fu trovato nell’esteriore come un uomo, é l’Iddio che è benedetto per l’eternità.

( Paolo dice a Tito: "Aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del nostro grande Iddio e Salvatore, Cristo Gesù..." (Tito 2:13).

( L’apostolo Pietro ha chiamato anche lui Gesù Cristo "il nostro Dio e Salvatore", infatti all’inizio della sua seconda epistola è scritto: "Simon Pietro, servitore e apostolo di Gesù Cristo, a quelli che hanno ottenuto una fede preziosa quanto la nostra nella giustizia del nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo" (2 Piet. 1:1).

( Nel libro degli Atti degli apostoli tra le parole che Paolo rivolse agli anziani della chiesa di Efeso vi sono queste: "Badate a voi stessi e a tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti vescovi, per pascere la chiesa di Dio, la quale egli ha acquistata col proprio sangue" (Atti 20:28). Ora, in queste parole è detto che Dio ha acquistato la sua Chiesa con il suo sangue, il che a prima vista parrebbe incredibile perché sappiamo che non è Dio che è morto sulla croce ed ha versato il suo sangue per noi, ma il suo unigenito Figliuolo. Ma esaminando attentamente questo passo e confrontandolo con altri passi della Scrittura noteremo che qui Paolo si riferisce al Figliuolo di Dio e non a Dio il Padre il quale nei giorni della carne del suo Figliuolo continuava ad essere assiso sul suo trono nel cielo. Ricordatevi che quando Toma disse a Gesù: "Signor mio e Dio mio" (Giov. 20:28), ammise implicitamente che il suo Dio era morto sulla croce, che aveva sparso il suo sangue per comprarci con esso, e poi era risorto; ma badate che non è che con quelle parole ammise che Dio Padre era morto sulla croce; dico questo per farvi comprendere che c’è sempre da fare una chiara distinzione tra Dio Padre e Dio Figliuolo. Sono due persone unite e della medesima sostanza da ogni eternità, ma nello stesso tempo diverse tra loro e devono essere nominate separatamente al fine di non scambiare l’una per l’altra. In conclusione, Gesù Cristo è l’Iddio che, secondo le parole di Paolo, ha comprato la sua Chiesa con il suo sangue.

( Nella epistola agli Ebrei é scritto: "Dice del Figliuolo: Il tuo trono, o Dio, é ne’ secoli dei secoli.." (Ebr. 1:8). Anche da queste parole tratte dal quarantacinquesimo salmo si comprende chiaramente che il Figliuolo é Dio.

( Sempre in questa lettera è scritto: "E quando di nuovo introduce il Primogenito nel mondo, dice: Tutti gli angeli di Dio l’adorino" (Ebr. 1:6). Ora, noi sappiamo che gli angeli adorano solo Dio secondo che è scritto: "L’esercito de’ cieli t’adora" (Neh. 9:6); quindi, siccome gli angeli sanno che si deve adorare solo Dio (l’angelo di Gesù che apparve a Giovanni sull’isola di Patmo, quando vide che Giovanni si prostrò davanti a lui per adorarlo gli disse: "Guàrdati dal farlo... Adora Iddio!" [Ap. 22:9]) essi sanno e riconoscono che Gesù Cristo è Dio. E poi se Dio Padre ha ordinato ai suoi angeli di adorare il suo Figliuolo vuole dire che Egli stesso riconosce in Cristo Gesù la seconda persona della Divinità. Se Gesù non fosse Dio, il Padre non avrebbe giammai ordinato ai suoi angeli di adorarlo.

( Paolo dice ai Filippesi: "Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato in Cristo Gesù; il quale, essendo in forma di Dio non riputò rapina l’essere uguale a Dio, ma annichilì se stesso, prendendo forma di servo e divenendo simile agli uomini...." (Fil. 2:5-7). In questa maniera Paolo ha confermato sia che Cristo Gesù era uguale a Dio, e sia che Egli come Figliuolo di Dio era presso il Padre avanti la fondazione del mondo.

Riguardo allo Spirito Santo.

Innanzi tutto va detto che lo Spirito Santo é una persona infatti parla secondo che é scritto: "Perciò, come dice lo Spirito Santo, Oggi, se udite la sua voce, non indurate i vostri cuori.." (Ebr. 3:7-8); "E lo Spirito disse a Filippo: Accostati, e raggiungi codesto carro" (Atti 8:29); "E come Pietro stava pensando alla visione, lo Spirito gli disse: Ecco tre uomini che ti cercano. Lèvati dunque, scendi, e và con loro, senza fartene scrupolo, perché sono io che li ho mandati" (Atti 10:19-20); "E mentre celebravano il culto del Signore e digiunavano, lo Spirito Santo disse: Mettetemi a parte Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati" (Atti 13:2); "Ma quando sia venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annunzierà le cose a venire" (Giov. 16:13); "Ma lo Spirito dice espressamente che nei tempi a venire alcuni apostateranno dalla fede" (1 Tim. 4:1).

Lo Spirito Santo rivela secondo che é scritto in Luca: "Gli era stato rivelato dallo Spirito Santo che non vedrebbe la morte prima d’aver veduto il Cristo del Signore" (Luca 2:26).

Lo Spirito ascolta perché Gesù disse di lui: "Dirà tutto quello che avrà udito" (Giov. 16:13).

Lo Spirito vede infatti i sette occhi che aveva l’Agnello che vide Giovanni sono i sette Spiriti di Dio, o come disse il profeta Zaccaria "gli occhi dell’Eterno" (Zacc. 4:10).

Lo Spirito prega secondo che é scritto: "Lo Spirito intercede egli stesso per noi con sospiri ineffabili... esso intercede per i santi secondo Iddio" (Rom. 8:26-27).

Lo Spirito Santo fa nascere di nuovo secondo che è scritto: "...se uno non è nato d’acqua e di Spirito non può entrare nel regno di Dio... quel che è nato dallo Spirito, è spirito" (Giov. 3:5,6).

Lo Spirito Santo costituisce gli anziani nella chiesa secondo che disse Paolo agli anziani di Efeso: "Badate a voi stessi e a tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti vescovi, per pascere la chiesa di Dio, la quale egli ha acquistata col proprio sangue" (Atti 20:28).

Lo Spirito Santo può vietare di fare qualcosa, come fece verso gli apostoli, secondo che é scritto: "Poi, traversarono la Frigia e il paese della Galazia, avendo lo Spirito Santo vietato loro d’annunziar la Parola in Asia" (Atti 16:6) (vorrei che notaste che il verbo vietare é menzionato anche in queste Scritture che si riferiscono alla persona di Gesù: "Allora vietò ai suoi discepoli di dire ad alcuno ch’egli era il Cristo"[ Matt. 16:20], e: "E Gesù ordinò loro di non parlarne ad alcuno; ma più lo divietava loro e più lo divulgavano..." [Mar. 7:36]).

Lo Spirito Santo può non permettere certe cose secondo che é scritto: "Giunti sui confini della Misia, tentarono d’andare in Bitinia; ma lo Spirito di Gesù non lo permise loro" (Atti 16:7) (anche in questo caso vorrei che notaste che in queste altre Scritture il non permettere qualcosa si riferisce alla persona di Gesù: "E come egli montava nella barca, l’uomo ch’era stato indemoniato lo pregava di poter stare con lui. E Gesù non glielo permise..." [Mar. 5:18-19]; "Non permetteva loro di parlare, perché sapevano ch’egli era il Cristo" [Luca 4:41]).

Lo Spirito può essere contristato infatti é scritto: "E non contristate lo Spirito Santo di Dio.." (Ef. 4:30); "Ma essi furono ribelli, contristarono il suo Spirito Santo" (Is. 63:10).

Lo Spirito può essere contrastato infatti Stefano disse davanti al Sinedrio: "Voi contrastate sempre allo Spirito Santo; come fecero i padri vostri, così fate anche voi" (Atti 7:51).

Lo Spirito può essere tentato infatti Pietro disse a Saffira: "Perché vi siete accordati a tentare lo Spirito del Signore?" (Atti 5:9).

Allo Spirito si può mentire infatti Pietro disse ad Anania: "Anania, perché ha Satana così riempito il cuor tuo da farti mentire allo Spirito Santo e ritener parte del prezzo del podere?" (Atti 5:3).

Allo Spirito si può parlare contro secondo che é scritto: "Ma a chiunque parli contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato né in questo mondo né in quello avvenire" (Matt. 12:32).

Lo Spirito Santo insegna secondo che é scritto: "Ma il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa..." (Giov. 14:26), ed ancora: "Quando poi vi condurranno davanti alle sinagoghe e ai magistrati e alle autorità, non state in ansietà del come o del che avrete a rispondere a vostra difesa, o di quel che avrete a dire; perché lo Spirito Santo v’insegnerà in quell’ora stessa quel che dovrete dire" (Luca 12:11-12); ed ancora: "E desti loro il tuo buono Spirito per istruirli..." (Neh. 9:20); ed anche: "Noi ne parliamo non con parole insegnate dalla sapienza umana, ma insegnate dallo Spirito..." (1 Cor. 2:13).

Lo Spirito investiga infatti é scritto: "Lo Spirito investiga ogni cosa, anche le cose profonde di Dio" (1 Cor. 2:10).

Lo Spirito ricorda le parole del Signore secondo che è scritto: "E vi rammenterà tutto quello che v’ho detto" (Giov. 14:26).

Lo Spirito ha un sentimento secondo che é scritto: "Colui che investiga i cuori conosce qual sia il sentimento dello Spirito.." (Rom. 8:27).

Ora, metteremo a confronto dei passi della Scrittura che si riferiscono allo Spirito Santo di Dio con altri che si riferiscono a Dio al fine di dimostrare che lo Spirito Santo é Dio.

( Lo scrittore agli Ebrei dice: "..Quanto più il sangue di Cristo che mediante lo Spirito eterno ha offerto se stesso puro d’ogni colpa a Dio, purificherà la vostra coscienza dalle opere morte per servire all’Iddio vivente?" (Ebr. 9:14), e Mosè afferma di Dio: "Ab eterno in eterno, tu sei Dio" (Sal. 90:2). Lo Spirito è quindi eterno come lo è Dio.

( Davide disse a Dio: "Dove me ne andrò lungi dal tuo Spirito?" (Sal. 139:7), mentre Dio disse a Geremia: "Potrebbe uno nascondersi in luogo occulto sì ch’io non lo vegga? dice l’Eterno" (Ger. 23:24). Lo Spirito è dunque onnipresente come lo è Dio.

( Paolo dice che "lo Spirito investiga ogni cosa, anche le cose profonde di Dio" (1 Cor. 2:10), mentre Anna disse di Dio: "L’Eterno è un Dio che sa tutto" (1 Sam. 2:3). Lo Spirito è quindi onnisciente come lo è Dio.

( Elihu disse: "Lo Spirito di Dio mi ha creato" (Giob. 33:4), mentre Davide disse a Dio: "Poiché sei tu che hai formato le mie reni, che m’hai intessuto nel seno di mia madre" (Sal. 139:13). Lo Spirito quindi crea come fa Dio.

( Gesù disse: "...se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio... quel che è nato dallo Spirito, è spirito" (Giov. 3:5,6), mentre Giovanni dice che coloro che credono nel nome del Figlio di Dio "son nati da Dio" (Giov. 1:13). Lo Spirito fa dunque nascere di nuovo come fa Dio.

( Pietro, prima disse ad Anania: "Anania, perché ha Satana così riempito il cuor tuo da farti mentire allo Spirito Santo e ritener parte del prezzo del podere?" (Atti 5:3), e poi gli disse: "Tu non hai mentito agli uomini ma a Dio" (Atti 5:4). Mentire allo Spirito Santo quindi equivale a mentire a Dio.

( Nel libro degli Atti degli apostoli é scritto che Paolo disse a dei Giudei che rifiutarono di credere nel Vangelo: "Ben parlò lo Spirito Santo ai vostri padri per mezzo del profeta Isaia dicendo: Và a questo popolo e dì: Voi udrete coi vostri orecchi e non intenderete; guarderete coi vostri occhi, e non vedrete..." (Atti 28:25-26), mentre nel libro del profeta Isaia queste parole sono attribuite al Signore degli eserciti che Isaia vide in visione secondo che é scritto: "Nell’anno della morte del re Uzzia, io vidi il Signore assiso sopra un trono alto... Poi udii la voce del Signore che diceva: Chi manderò? E chi andrà per noi? Allora io risposi: ‘Eccomi, manda me!’ Ed egli disse: ‘Và, e dì a questo popolo: Ascoltate, sì, ma senza capire; guardate, sì, ma senza discernere!..." (Is. 6:1,8-9). Quindi lo Spirito Santo mandò Isaia a predicare come fece anche il Signore degli eserciti.

( Nel libro degli Atti degli apostoli dopo che lo Spirito Santo parlò ad Antiochia dicendo: "Mettetemi a parte Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati" (Atti 13:2), è scritto che essi "mandati dallo Spirito Santo, scesero a Seleucia, e di là navigarono verso Cipro" (Atti 13:4). Gesù disse: "Ben è la mèsse grande, ma pochi son gli operai. Pregate dunque il Signor della mèsse che spinga degli operai nella sua mèsse" (Matt. 9:37-38), facendo chiaramente capire che é Dio che manda i suoi operai nella sua messe; quindi lo Spirito Santo è Dio perché mandò Paolo e Barnaba nella messe del Signore.

( Gesù chiamò lo Spirito Santo "il Consolatore" (Giov. 15:26) quindi Egli consola quelli che sono abbattuti. Paolo ai Corinzi dice: "Ma Iddio che consola gli abbattuti, ci consolò con la venuta di Tito.." (2 Cor. 7:6), ed anche: "Benedetto sia Iddio, il Padre del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre delle misericordie e l’Iddio d’ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra afflizione" (2 Cor. 1:3-4). Quindi lo Spirito Santo consola come fa Dio.

( In Isaia é scritto che gli Israeliti nel deserto "contristarono il suo Spirito Santo" (Is. 63:10), mentre nei Salmi é scritto: "Quante volte si ribellarono a lui nel deserto, e lo contristarono nella solitudine!" (Sal. 78:40). Gli Israeliti quindi, contristando lo Spirito Santo contristarono Dio.

( Paolo disse ai Corinzi "Non sapete voi che il vostro corpo é il tempio dello Spirito Santo che é in voi..?" (1 Cor. 6:19) ed anche: "Non sapete voi che siete il tempio di Dio..?" (1 Cor. 3:16). Lo Spirito Santo quindi abita nel credente assieme a Dio.

( Gesù disse: "Ma il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa..." (Giov. 14:26), ma disse anche: "Saranno tutti ammaestrati da Dio" (Giov. 6:45), e Davide dice che Dio "insegnerà ai mansueti la sua via" (Sal. 25:9). Lo Spirito Santo quindi insegna come fa Dio.

( Gesù ha detto dello Spirito: "Ma quando sia venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità" (Giov. 16:13); e Davide nei Salmi dice a Dio: "Guidami nella tua verità" (Sal. 25:5). Quindi se lo Spirito della verità guida nella verità come fa Dio ciò significa che Egli è Dio.

Come potete da voi stessi vedere le Scritture affermano che lo Spirito Santo è eterno, onnipotente, onnipresente e onnisciente come Dio.

Alla luce dunque dell’insegnamento delle Scritture voi errate nell’affermare che la Trinità è una dottrina pagana, antibiblica, ecc. Rientrate in voi stessi, smettete di dare retta agli insegnamenti della Torre di Guardia e mettetevi a dare ascolto solo alla Parola di Dio.

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2. Non sono convinto della dottrina della Trinità: se il Padre e il Figlio sono uguali, come mai in Giovanni 14:28 Gesù dice che il Padre è maggiore di lui? E un'affermazione simile la ritroviamo in 1 Corinti 11:3 in cui si nota la differenza tra i due anche quando Cristo è già risuscitato?

Ora, tu non sei convinto della veridicità della dottrina della Trinità e mi fai presente i passi di Giovanni 14:28 e di 1 Corinzi 11:3 come conferma che la dottrina della Trinità non può essere vera. Ma ammettiamo che quando Gesù disse che il Padre era maggiore di lui volle dire che lui come Figlio non era Dio, e che quando Paolo scrive che il capo di Cristo è Dio volle dire che Cristo non era Dio, occorrerebbe spiegare come mai Gesù rimetteva i peccati agli uomini, cosa che poteva e può fare solo Dio (cfr. Marco 2:1-12 e Salmo 103:3), e come mai egli disse di essere Uno con il Padre (cfr. Giov. 10:30), e come mai egli disse di essere prima che Abramo fosse nato (cfr. Giovanni 8:58: “Prima che Abramo fosse nato io sono”), ed anche perché le donne e i discepoli adorarono Gesù dopo che lui risuscitò senza per questo essere rimproverati da Gesù (cfr. Matteo 28:9,17), e come mai Giovanni dice che nel principio la Parola era Dio (cfr. Giovanni 1:1), e come mai Paolo dice che in Lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità (cfr. Colossesi 2:9), e come mai in cielo gli angeli adorano Gesù Cristo quando noi sappiamo che solo Dio è degno di essere adorato (cfr. Ebrei 1:7; Matteo 4:10). Non credi che per essere onesti occorrerebbe spiegare tutti questi passi, tutti questi comportamenti, prima di rigettare la divinità di Cristo Gesù? Ma a questo punto ti domando: dinnanzi a tutte queste prove come fai a negare che Gesù era ed è Dio? Io ritengo dunque che alla luce di questi altri passi - e non solo questi, perché ce ne sono molti altri -, i passi da te citati - che io accetto pienamente - non POSSONO significare che Gesù non era e non è Dio, ripeto non possono, altrimenti la Scrittura sarebbe annullata cosa che non può accadere. Il fatto però che Gesù sia Dio non contraddice il fatto che il suo capo è il Padre, che lui sia seduto alla destra del Padre, che alla fine lui sarà sottoposto al Padre (1 Corinzi 15:28), perché nella Trinità c'è un ordine. Ti ripeto quindi, in riferimento ai passi di Giovanni 14:28: “Il Padre è maggiore di me”, e di 1 Corinzi 11:3: “Il capo di Cristo è Dio”, che essi mostrano che nella Trinità c'è un ordine e non potrebbe essere altrimenti dato che la Divinità è perfetta in tutte le sue vie; è sufficiente guardare l'opera delle sue mani ossia la creazione per accorgersi della sua perfezione.

Certo, è vero che nella Scrittura ci sono dei passi che PAIONO annullare la Trinità, io lo riconosco, ma se questi passi si considerano alla luce di altri passi non si può non accettare la Trinità. Ovviamente ti ho parlato solo della divinità di Cristo in questo caso, ma anche lo Spirito Santo è Dio perché è onnisciente, onnipresente e onnipotente.

Quindi, io ti esorto ad esaminare le Scritture nel suo insieme, senza prendere alcuni passi solamente ma prendendo tutti i passi che riguardano il soggetto da te studiato. Sai? Anche sulla salvezza ci sono dei passi che paiono affermare che essa sia per opere - passi che vengono presi da tanti - ma ce ne sono pure tanti altri che affermano inequivocabilmente che essa si ottiene soltanto per fede senza le opere. Quindi, la Parola di Dio va studiata nel suo insieme, altrimenti si finisce con il rigettare delle dottrine vere quali quella della Trinità. Ammetto che io non posso spiegarti tutto ciò che concerne la Divinità, ma d'altronde io conosco in parte perché la Scrittura non mi spiega tutto. Accetto però tutto quello che la Scrittura mi annunzia, anche se certe cose ancora non le capisco. Io spero tanto che Dio ti dia l'intendimento necessario per accettare la dottrina della Trinità; prega Dio del continuo e intensamente con fede, studia diligentemente tutte le Scritture senza appoggiarti su nessun altro libro cercando di spiegare la Scrittura con la Scrittura, e vedrai che le cose diventeranno chiare.

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VANGELO

1. Che cosa significa la parola Vangelo?

Il termine Vangelo o Evangelo deriva dal greco Euanghelion che significa ‘buona novella’.

E qual è questa buona novella? L’apostolo Paolo ce lo dice in una delle sue epistole ai Corinzi in questi termini: "Fratelli, io vi rammento l’Evangelo che v’ho annunziato, che voi ancora avete ricevuto, nel quale ancora state saldi, e mediante il quale siete salvati, se pur lo ritenete quale ve l’ho annunziato; a meno che non abbiate creduto invano. Poiché io v’ho prima di tutto trasmesso, come l’ho ricevuto anch’io, che Cristo è morto per i nostri peccati, secondo le Scritture; che fu seppellito; che risuscitò il terzo giorno, secondo le Scritture; che apparve a Cefa, poi ai Dodici. Poi apparve a più di cinquecento fratelli in una volta, dei quali la maggior parte rimane ancora in vita e alcuni sono morti. Poi apparve a Giacomo; poi a tutti gli Apostoli; e, ultimo di tutti, apparve anche a me, come all’aborto; perché io sono il minimo degli apostoli; e non son degno d’esser chiamato apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio" (1 Cor. 15:1-9).

Questo è il Vangelo della grazia di Dio (cfr. Atti 20:24) mediante il quale chi crede in esso viene salvato dai suoi peccati ed ottiene la vita eterna. Esso è dunque la potenza di Dio per la salvezza di ognuno che crede, come dice Paolo ai Romani (cfr. Rom. 1:16).

Sia dunque questa Notizia di grazia predicata ai peccatori per la loro salvezza, ma anche ricordata ai santi affinché essi la ritengano così com’è fino alla fine ed ottengano così la corona della vita.

Se qualcuno vi annuncia un Vangelo diverso da questo sia maledetto (cfr. Gal. 1:9) nel cospetto di Dio e dei suoi santi angeli.

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VELO

1. Perché la donna deve velarsi il capo quando prega o profetizza?

A motivo degli angeli infatti Paolo dice che la donna "deve, a motivo degli angeli, aver sul capo un segno dell’autorità da cui dipende" (1 Cor. 11:10). E se non se lo vela? Disonora l’uomo cioè il suo capo. Ovviamente quando viene detto che ‘la donna’ deve velarsi il capo, il riferimento è sia a donne credenti sposate che non sposate o vedove o separate, perché in ognuno di questi casi il capo della donna è l’uomo.

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2. Io, fratello, porto i capelli lunghi, devo anch’io velarmi il capo?

Sì, sorella anche tu devi velarti il capo quando preghi o profetizzi. Certamente la chioma che tu porti è un onore per te, ma essa non sostituisce il velo. Essa ti è data a guisa di velo (cfr. 1 Cor. 11:15) ma non è il segno dell’autorità da cui tu dipendi e che devi mostrare agli angeli di Dio per onorare l’uomo, cioè il tuo capo.

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3. Gent.mo fratello Butindaro, ho un quesito in riferimento al 1 COR. 11 dove Paolo parla dell’usanza del velo alla donna. Sappiamo che la Bibbia si spiega con la Bibbia, ma in questo caso non ho trovato altri versetti specifici che possono ordinare l'uso del velo alle donne durante l’adorazione o il culto; quindi la mia ricerca è andata oltre. Avendo fatto una regolare ricerca fra commentari-dizionari biblici, uno studio fatto dalla sorella Rosa ed anche un pò di ricerca storica per capire meglio il periodo in cui Paolo scrisse questa lettera ai Corinzi, mi attesto a conseguire il seguente: ai giorni di Paolo la città di Corinto, in Grecia, era sotto il dominio romano, la popolazione superava il mezzo milione, in gran maggioranza pagani e ben noti per la vita estremamente depravata ed anche una pesante idolatria. L'influenza di questo ambiente si fece sentire nella nascente Chiesa tanto che fra i credenti predominava un'atmosfera carnale che dava luogo a disordini e divisioni. Paolo protesta contro tale situazione e, inviando questa lettera piena di riprensione, insiste sulla necessità di mantenere l'ordine, la moralità e la spiritualità ed una linea di condotta veramente cristiana. I santi di Corinto non si preoccupavano di manifestare nella loro condotta personale quel tenore di insegnamento esposto nella lettera ai Romani dimenticando che il cristiano deve considerarsi morto, sepolto e risuscitato con Cristo. Poiché varie tradizioni erano rappresentate nella Chiesa di Corinto era necessario chiarire l'atteggiamento Cristiano affinchè il culto si svolgesse con ordine (1Co 14,40). Le donne ebraiche quando pregavano si mettevano un velo sul capo ed anche le romane facevano lo stesso, ciò perché ai loro tempi la donna era sottomessa al marito ed era scandaloso che la donna si facesse vedere in pubblico a capo scoperto, era un disonore e per proteggere l'onore e la dignità davanti agli uomini ella si copriva il capo con il velo. Le donne greche, invece, erano ben dotate culturalmente ed erano abituate ad avere maggiore libertà delle donne ebree, questo portò scompiglio, poiché entrambe le culture erano ben rappresentate nella Chiesa di Corinto, e ciò come altri motivi portò disordine e controversie in Chiesa. Si precisa che al tempo di Paolo il non coprirsi il capo significava negare l'autorità del marito; c'è anche da ricordare che a Corinto gli uomini capelloni erano considerati pervertiti e le donne coi capelli corti prostitute; lo stesso per il velo poiché per gli ebrei non coprirsi il capo era considerato un segno di ribellione. Ecco perché Paolo cercò di mettere pace fra queste culture e consigliò alle donne greche di usare il velo durante l'adorazione al Signore o al culto. I capelli della donna dovevano essere più lunghi di quelli dell'uomo, ne segue che se una donna portava il velo si dimostrava disposta ad essere e a comportarsi secondo la volontà di Dio nei riguardi dell'uomo, poiché l'uomo e la donna sono stati fatti ad immagine di Dio ma la donna è stata fatta anche per la gloria dell'uomo e alla presenza di Dio ciò diventava vergognoso, e affinchè l'uomo non veniva disonorato la donna doveva usare il velo poiché lo doveva fare per il suo capo che era il marito, come segno di sottomissione. I credenti non dovevano senza necessità trascurare le convenzioni sociali, sebbene il loro parere debba basarsi su principi biblici. La soluzione di Paolo si basa sul suo desiderio di unità fra i membri della Chiesa che si evidenzia soprattutto durante l'adorazione, infatti lui mette in risalto l'ordine che deve esserci durante essa o al culto, senza creare disordini, confusioni e discordie. Dunque se le istruzioni specifiche che Paolo dà sono di tipo culturale (ad esempio, come indossare il velo), ciò perché egli stesso segue le consuetudini dell'onorabilità del tempo (infatti lo stesso Giudaismo prescriveva per le donne sposate di portare fuori casa un velo sul capo in segno di sottomissione e appartenenza al marito), i principi alla base sono immutabili, come ad esempio il rispetto per la propria moglie, la serietà, durante l'adorazione - culto e l'impegno per il Signore. Per questo motivo Paolo invitò le donne di cultura diversa ad indossare il velo, perché così facendo avrebbero evitato che la chiesa si dividesse a causa di una sciocchezza che induceva solo a distogliere la mente da Cristo, dato che essa era formata da diverse culture. Vestire in modo decoroso è un principio cristiano sempre valido, poiché l'appartenenza esteriore riflette l'atteggiamento interiore. Il modo in cui questo principio trova la sua espressione concretamente varia da luogo a luogo e da epoca a epoca, ed i credenti devono comportarsi in modo onorevole sempre in una comunità e comunque tutto varia secondo la cultura in cui vivono, l 'importante è non distogliere mai la mente da Cristo. Secondo quanto poco raccolto dai vari commentari non si evidenzia l'uso del velo sempre, quindi nella chiesa oggi, ma anzi si dovrebbe notare che in quell'epoca vi era un'usanza culturale a proposito di esso senz'altro diversa da oggi nella nostra cultura, sappiamo benissimo che in un'adorazione o culto bisogna essere vestiti decorosi sia per ordine che per non dare scandalo e chiacchiere in chiesa che porterebbero solo a distogliere la mente da Cristo. Paolo menzionò anche gli angeli affinchè potessero meglio capire che l'ordine era molto importante per Cristo, poiché se una donna scandalizzava gli uomini scandalizzava anche gli angeli che essendo guardiani dell'ordine della creazione erano quindi presenti all'adorazione e culto (1 Tim 5,21). Ancora mi accingo a ripetere che in quella città piena d'immoralità, quindi pessimo ambiente per la nascita di una nuova chiesa, i membri di quella chiesa portarono dentro la Chiesa varie culture, creando discordie, disordini, con la possibilità di una divisione. Oggi anche noi possiamo dire ci sono diverse culture e che la Chiesa in base a dove nasce può avere delle usanze all'interno per adorare o durante al culto. Ma se due diverse culture si unissero, cosa succederebbe? Sicuramente all'ultimo arrivato si cerca di far capire che non può portare all'interno usanze ma si cerca di trovare un'incontro, a meno che non si dimostra biblicamente che ciò è accettevole a Dio. Se il non usare il velo non è offesa a DIO e non è neppure accettevole, cosa oggi significa portare il velo se non è dottrina? Non ha senso usare un simbolo per l'invisibile perché l'invisibile lo sa che noi siamo sottomessi a Cristo oppure no, ed agli altri non lo dobbiamo dimostrare perché i seguaci di Cristo non devono a parer mio applicare un usanza che a Dio non serve poiché egli stesso altrimenti lo avrebbe comandato, ed in più passi oggi noi lo ritroveremmo. So di essere giovane nella fede ed è per questo che vorrei capire, ma con la Scrittura e con la mia ricerca non ho trovato altri passi che confermano che devo usare il velo sempre. Ho chiesto alla mia comunità perché alcuni lo usano ed altri no e mi hanno risposto che è facoltativo. Non vorrei che diventasse un’usanza se non è obbligatorio, poiché la Chiesa di Cristo a mio avviso non deve avere usanze, io vorrei però seguire ciò che Cristo ci dice, vi faccio questa richiesta per riuscire a capire bene quello che Dio vuole da me e da tutti. Vengo dal cattolicesimo e non vorrei seguire più istruzioni umane ma divine, cioè vorrei capire meglio il concetto secondo la Parola di Dio. Spero di avere dei chiarimenti da voi se ciò non è un disturbo. Grazie

Vedi, sorella, quello di mettersi il velo per la donna quando prega o profetizza è un dovere valido ancora oggi non importa in che nazione si viva. E' un dovere perché è scritto che la donna DEVE, a motivo degli angeli, avere sul capo un segno dell'autorità da cui dipende (cfr. 1 Cor. 11:10). Vorrei ora farti notare alcune cose.

Paolo dice che la donna deve velarsi il capo a motivo degli angeli di Dio; converrai con me che gli angeli del Signore ci guardano, come guardavano anticamente i santi di allora, per cui è necessario che la donna mostri questo segno dell'autorità da cui dipende a queste creature celesti. Che succede se non lo fa? Che disonora l'uomo che è il suo capo (cfr. 1 Cor. 11:5). Quindi una credente - non mettendosi il velo - non fa del bene al suo capo perché lo disonora. Vuoi disonorare il tuo capo dinnanzi agli angeli di Dio? Tu dirai, ma io non disonoro Dio non mettendomi il velo? E' vero questo, ma fai pur sempre qualcosa che non si addice ad una donna che fa professione di pietà. Ora, coloro che si oppongono all'ordine sul velo trascurano volontariamente questo 'a motivo degli angeli' e le ragioni sono ovvie perché mette a tacere qualsiasi oppositore. Se infatti a quel tempo era a motivo degli angeli che la donna doveva velarsi il capo quando pregava o profetizzava, è ovvio che non era in virtù di una ragione sociale o culturale ecc. che poi col tempo è cambiata per cui ora le donne credenti non sono più obbligate a velarsi il capo. Gli oppositori infatti vogliono fare credere che era per tutt'altra ragione all'infuori di quella degli angeli che Paolo ordinava alle donne credenti di mettersi il velo sul capo. Ti ripeto quindi, che dato che gli angeli di Dio ci guardano e sono presenti presso il popolo di Dio giorno e notte, se la donna (sposata o nubile che sia) non si vela il capo quando prega o profetizza essa disonora l'uomo, ossia il suo capo, dinnanzi agli angeli di Dio. Il velo sul capo della donna è un segno di sottomissione della donna nei confronti dell'uomo che quindi è necessario ancora oggi. Bada bene, non un segno di sottomissione a Cristo, ma un segno di sottomissione all'uomo. Il capo della donna infatti è l'uomo e non Cristo.

A questo punto ti vorrei dire un altra cosa che è la seguente. Che quello sul velo per la donna sia un ordine da osservare anche oggi è confermato dal fatto che ancora oggi se l'uomo prega o profetizza con il capo coperto disonora Cristo (cfr. 1 Cor. 11:4). Perché un credente quando si deve mettere a pregare, se ha un cappello sulla testa, sente subito di levarselo prima di mettersi a pregare? Non è forse perché sa che se prega con il capo coperto disonora il suo capo che è Cristo? Tu pensi che la sua coscienza non glielo attesterebbe questo disonore portato verso Cristo se invece non se lo togliesse? Io ti posso assicurare che glielo attesterebbe. E te lo dico pure per esperienza perché tanti anni fa mentre facevo il militare ricordo che un giorno alla mensa mi dimenticai prima di pregare di togliermi il cappello che avevo sul capo e quando finii di pregare e cominciai a mangiare sentii che c'era qualche cosa che non andava in me perché non mi sentii bene spiritualmente e all'improvviso notai che non mi ero tolto il cappello (cosa che facevo di solito) e capii che avevo disonorato Cristo, per cui chiesi subito perdono al Signore. Non è un motivo culturale o sociale o quant'altro quello per cui l'uomo non deve velarsi il capo quando prega o profetizza ma un motivo biblico perché l'uomo essendo immagine e gloria di Dio non deve velarsi il capo (cfr. 1 Cor. 11:7). Ma mettiamo il caso che nella comunità che tu frequenti un fratello si metta a pregare o profetizzare con un cappello sulla testa; tu pensi che passerebbe inosservato? Tu pensi che non ci sarebbe nessuno che gli direbbe: 'Guarda fratello che non si addice ad un uomo pregare con il capo coperto perché così facendo disonora Cristo'? E' una cosa che stona vedere un uomo pregare o profetizzare con il capo coperto, come è una cosa che stona vedere una donna pregare o profetizzare con il capo scoperto. Tutti e due disonorano qualcuno, la donna disonora l'uomo, e l'uomo invece Cristo.

Guarda, sorella, io ti assicuro che come un uomo se prega o profetizza con il capo coperto avverte di avere fatto qualcosa di non buono, così anche la donna avverte nel suo intimo di non fare una cosa giusta nel non velarsi il capo quando prega o profetizza e questo lo avverte maggiormente alla vista di una donna che a differenza di lei porta il velo. Se dunque tu ancora non ti metti il velo quando preghi ti esorto a mettertelo (puoi tenere il capo scoperto quando non preghi o non profetizzi); ti accorgerai di fare una cosa giusta nel cospetto di Dio e degli uomini. Io ti posso dire che sono contento nel vedere le sorelle con il capo coperto quando pregano o profetizzano e scontento invece quando vedo che non se lo vogliono mettere. Ovviamente, quello di mettersi il velo non è l'ordine più importante che una credente deve osservare ma è pur sempre un ordine.

Un'ultima cosa: io ho constatato che se oggi molte sorelle non vogliono mettersi il velo sul capo è a motivo di quel sentirsi 'emancipate' a differenza delle donne dell'antichità che invece erano una sorta di 'schiave ignoranti' che non avevano voluto o potuto emanciparsi. Dato infatti che la donna oggi ha raggiunto la 'parità' l'uomo non è più il capo della donna per cui questo segno di autorità non gli si addice più portarlo sul capo!! Ti assicuro però che per i santi angeli la donna non si è affatto emancipata perché il suo capo rimane ancora l'uomo. Quindi, alla radice di questo dissenso sul velo c'è uno spirito di contenzione che esiste in molte donne. Purtroppo, ancora oggi il serpente seduce la donna con la medesima astuzia che usò nel giardino dell'Eden per farle fare qualcosa che non piace a Dio. Quando sento delle sorelle che dicono: 'Ma non c'è nessun male nel non velarsi il capo oggi!', mi pare di sentire il serpente quando disse alla donna: 'No, non morrete affatto'. Naturalmente il diavolo sa come fare passare un ordine di Dio per qualcosa di facoltativo o di sorpassato, questa è una sua specialità, e molti ci cadono in questa sua rete. Si dice che il diavolo è astuto; bene, ma come si manifesta questa sua astuzia? Ti faccio un esempio: il diavolo riesce a fare credere a tanti Evangelici che il parlare in lingue, le interpretazioni, i miracoli e le guarigioni che avvengono in seno al movimento pentecostale sono dal diavolo e non da Dio, e quindi sono tutte cose da evitare; e come lo fa? Facendo credere che con la morte degli apostoli cessarono tutte quelle manifestazioni! Eppure ci sono tante scritture nella Bibbia che attestano che sono da Dio. Sul velo è una cosa un pò simile; ad un certo punto della storia il velo ha cessato di essere un ordine per la donna. Il motivo? Sono cambiate le condizioni sociali e culturali!! Ma il motivo non regge dinnanzi alla Parola di Dio e perciò non convince. Tu dirai che del velo se ne parla solo ai Corinzi. E' vero, ma se è per questo anche del chiamare gli anziani da parte del malato affinché si preghi per la sua guarigione c'è solo un passo in tutta la Bibbia, quello in Giacomo! Eppure lo si accetta come un ordine valido ancora oggi. E potrei citarti altri ordini menzionati solo una volta in tutta la Bibbia ma non per questo sorpassati.

Quindi, sorella, per concludere; io non giudico una cosa conveniente che una donna preghi o profetizzi con il capo scoperto; ho la medesima convinzione di Paolo. Le ragioni te le ho spiegate apertamente. Io ti invito ad andarti a leggere e rileggere attentamente quella parte del capitolo 11 della prima epistola ai Corinzi dove Paolo parla di questo ordine; prega il Signore e vedrai che lui ti farà capire la via da seguire. Capisco che il fatto che ti sia stato detto che il velo è facoltativo sia un intoppo per te; comunque credo che tu possa lo stesso essere persuasa dal Signore. Non pensare di trovare nei commentari e nei dizionari biblici una conferma all'ordine del velo per le donne; io ne ho letti tanti di questi libri e non ricordo di avere mai trovato qualcuno che diceva che ancora oggi questo ordine va osservato (non voglio escludere però che da qualche parte ci sia qualche commentario o dizionario che fa eccezione)!

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4. Il velo è importante che le donne lo portino? Alcuni pastori affermano il contrario, addirittura dicono che il velo è un eresia.

Certo che è importante che le donne portino il velo quando pregano o profetizzano perché se non lo portano disonorano il loro capo che è l’uomo secondo che è scritto: "Ma ogni donna che prega o profetizza senz’avere il capo coperto da un velo, fa disonore al suo capo" (1 Cor. 11:5). Il velo è un segno dell’autorità da cui dipende la donna, e che essa deve portare a motivo degli angeli secondo che è scritto: "la donna deve, a motivo degli angeli, aver sul capo un segno dell’autorità da cui dipende" (1 Cor. 11:10). Chi dunque insegna e ordina che la donna deve coprirsi il capo con un velo quando prega o profetizza, non insegna affatto una eresia ma insegna qualcosa di sano, qualcosa di perfettamente in armonia con la Scrittura. Se poi a qualcuno piace essere contenzioso noi non abbiamo l’usanza di fare pregare o profetizzare le donne con il capo scoperto. Ma allora, se secondo alcuni non è importante che una donna porti il velo quando prega o profetizza, allora per loro non è importante neppure che un uomo preghi o profetizzi con il capo scoperto, in altre parole per costoro un uomo può pure pregare o profetizzare con il capo coperto!! Ma che dice la Scrittura? Che "ogni uomo che prega o profetizza a capo coperto, fa disonore al suo capo" che è Cristo (1 Cor. 11:4). Come puoi quindi vedere da te stesso, alla luce della Scrittura è importante che l’uomo non preghi con il capo coperto. Dunque, se è importante che l’uomo non preghi con il capo coperto, per forza di cose deve essere importante anche che la donna preghi con il capo coperto da un velo. Per cui si deve insegnare che mentre la donna deve coprirsi il capo quando prega o profetizza, l’uomo non deve farlo.

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5. Pace! Mi trovo qui per chiederti una opinione sui Mennoniti. Ho fatto una piccola ricerca e a quanto pare sono dei Cristiani molto conservatori, che danno molta importanza alla modestia (sopratutto nel campo dell'abbigliamento). Ho anche scoperto che in America ci sono delle sorelle luterane che seguono con estrema fedeltà gli insegnamenti biblici sulla modestia. queste sorelle portano anche una specie di velo sul capo tutto il giorno. Ultimamente mi sono fermata a riflettere sul fatto che in ogni momento della giornata una donna può mettersi in preghiera e quindi deve indossare il velo, quindi perché non indossarlo tutto il giorno? Neanche a farlo apposta ho trovato queste sorelle che hanno confermato il mio modo di pensare. Ti ringrazio per l'attenzione e che Dio ti benedica grandemente.

Non ho niente contro l'indossare il velo da parte della donna tutto il giorno, tuttavia tale pratica non si può comandare perchè la Scrittura comanda ad una donna di velarsi il capo solo quando prega o profetizza. Naturalmente se la donna prega del continuo, è doveroso che ella tenga del continuo il suo capo coperto da un velo per non contravvenire all'ordine biblico.

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